Si fa un gran parlare della Francigena (o meglio, Romea per chi andava verso Roma) ma in pochi ricordano un’altra via, quella che arrivava dal mondo tedesco e dai Balcani, dunque un’arteria che è stata molto importante, forse anche più della strada più decantata. “De Strata Teutonica” o “von Romweg” (cioè la via per Roma) è il titolo degli atti del convegno che si è svolto su due giorni, a Monticchiello e all’abbazia di Spineto esattamente un anno fa (il 7 e l’8 giugno) appena presentato dal Centro studi romei proprio a Spineta, luogo non casuale: da qui passava una delle vie “traverse”, che collegavano Francigena e Teutonica.

In una pubblicazione di oltre 270 pagine, curata da Renato Stopani e Fabrizio Vanni, si susseguono le relazioni (se non veri e propri piccoli saggi) corredate di foto e cartine di dodici studiosi, che hanno affrontato il rapporto con un altro luogo inflazionato, la val d’Orcia, con un’area di strade, che stanno dietro al suo sviluppo economico. Quello che oggi definiremmo turismo, corredato dai commerci, fu l’elemento di crescita economica, molto più di artigianato o agricoltura.

Aspetto poco considerato, ma approfondito da Patrizia Turrini, è il rapporto tra Comune di Siena, l’ordine di Santa Maria dei Teutonici e la “domus” del priorato di San Niccolò in Monticchiello, cui si aggiunge la ricerca catastale sulla Commenda Saracini. Francesco Salvestrini ha invece studiato il legame dell’abbazia della Santissima Trinità di Spineta e l’ordine vallombrosano. Ma tutto il volume risponde a curiosità e risole tanti dubbi: basti citare lo studio sui simboli e i modelli raffigurativi nella val d’Orcia medievale (Fabrizio Vanni), il romitorio di Pienza (Giovanna Casali) o sulle origini di un nome infamante, quello di Castiglioncello del Trinoro (probabilmente dei ladroni, a cura di Enrico Gori). E, ancora, la viabilità e il culto dei santi in Toscana (Gianno Bergamaschi), la chiesa di Santa Maria ad Balnea a San Casciano dei Bagni (Laura Martini), le testimonianze artistiche del pellegrinaggio (Maria Mangiavacchi), le nebbie e le fascinazioni di una terra di frontiera (Luciano Bassini).

Dietro a questi studi c’è un particolare interesse da parte di alcune amministrazioni pubbliche, che hanno l’intento di riscoprire il valore del proprio territorio, al di là degli stereotipi antichi o contemporanei. Così, anche due Comuni come Radicofani e Sarteano, ai limiti rispetto alla Val d’Orcia e alla Toscana, intendono valorizzare strade che hanno fatto la gloria passata, e che possono rappresentare un recupero di prestigio e una nuova funzione, per un nuovo rilancio dell’area: più ricco di contenuti, meno superficiale o legato agli stereotipi.  

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