La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Autore: Redazione

Il Tempio di San Biagio compie 500 anni: tutte le notizie

Branded Content a cura di Valdichiana Media, Opere Ecclesiastiche Riunite e Parrocchia di San Biagio Al Tempio di San Biagio preziose opere ne ripercorrono la storia (20/04/2018) Sabato 21 aprile al…

Branded Content a cura di Valdichiana Media, Opere Ecclesiastiche Riunite e Parrocchia di San Biagio


Al Tempio di San Biagio preziose opere ne ripercorrono la storia (20/04/2018)

Sabato 21 aprile al Tempio di San Biagio, verrà aperta al pubblico la mostra documentaria ‘Il Tempio di San Biagio dopo Antonio da Sangallo – Storia e Restauri’, composta da immagini, dipinti, incisioni, piante e prospetti del Tempio più famoso al mondo.

La mostra all’interno del Tempio di San Biagio è stata svelata in anteprima ai giornalisti, che dopo una breve introduzione da parte del presiden te delle Opere Ecclesiastiche Riunite di Montepulciano Riccardo Pizzinelli, Laura Martini della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle province di Siena, Grosseto e Arezzo e Don Domenico parroco della Diocesi di San Biagio, hanno potuto ammirare le cinque pale restaurate raffiguranti le vicende di San Biagio, le piante e i prospetti antichi del Tempio.

L’evento espositivo, che si aprirà al pubblico sabato 21 aprile, vuole porre l’attenzione su un capitolo poco conosciuto delle vicende di San Biagio: la storia dimenticata dell’arredo interno del tempio, realizzato tra la fine del Cinquecento, al tempo della Controriforma, e il pieno Seicento, con l’affermazione dell’eloquio barocco. L’attuale, classica, configurazione interna risale, infatti, al recupero ‘purista’ di fine Ottocento con gli altari ricostruiti in stile cinquecentesco sull’esempio dell’unico che è stato ritenuto eseguito su disegno originale del Sangallo nella prima metà del Cinquecento.

L’esposizione, curata da Laura Martini e Riccardo Pizzinelli, è promossa e organizzato da Opere Ecclesiastiche Riunite di Montepulciano, dalla Diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Province di Siena, Grosseto e Arezzo, dal Comune di Montepulciano, dalla Biblioteca Archivio Piero Calamandrei, con in contributo del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, l’intervento di Cattolica Assicurazioni ed è prodotta da Opera-Civita.

Un contributo importante per il restauro stato dato dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, da sempre impegnato nella sostenibilità del suo territorio d’origine, in particolare dal punto di vista del recupero delle opere di interesse pubblico. In particolare, in questa occasione, il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano si è impegnato nel restauro di una delle opere più significative conservate a Montepulciano, La Natività della Madonna attribuita a Raffaello Vanni, pittore della scuola senese del Seicento. Il grande dipinto, un olio su tela di 496×300 di dimensioni attualmente ubicato nella parete sinistra del presbiterio del santuario di S. Agnese di Montepulciano, era in passato collocato nel 2° altare a sinistra del Tempio di San Biagio.

L’apertura ufficiale della mostra sarà sabato 21 aprile a partire dalle ore 17 alla quale prenderanno parte il presidente delle Opere Ecclesiastiche Riunite di Montepulciano Riccardo Pizzinelli, Mons Stefano Manetti Vescovo di Montepulciano Chiusi Pienza Andrea Rossi Sindaco di Montepulciano, Don Domenico Zafarana Parroco di San Biagio, Silvia Calamandrei della Biblioteca Archivio Piero Calamandrei e Piero Di Betto del Consorzio Vino Nobile di Montepulciano Giuseppe Costa Presidente Opera. Subito dopo l’apertura, il pubblico presente potrà assistere al concerto d’Organo di Cesare Mancini.


‘Il tempio di San Biagio dopo Antonio da Sangallo’, opere che ripercorrono la storia del Tempio (17/04/2018)

Le celebrazioni del V centenario dell’edificazione del Tempio di San Biagio a Montepulciano, uno dei più celebri capolavori dell’architettura rinascimentale italiana realizzato su progetto di Antonio da Sangallo il vecchio dal 1518 al 1548, offrono l’occasione per rivisitare e riproporre l’arredo interno originale della chiesa realizzato a partire dall’ultimo quarto del Cinquecento.

Sabato 21 aprile al Tempio di San Biagio, verrà inaugurata la mostra documentaria ‘Il Tempio di San Biagio dopo Antonio da Sangallo – Storia e Restauri’, composta da immagini, dipinti, incisioni, piante e prospetti dell’interno della struttura prima della distruzione degli altari rinnovati nel tardo  XVI e nella prima metà del secolo XVII, nonché documenti legati al loro abbattimento e alla costruzione secondo l’architettura rinascimentale.

L’evento espositivo vuole porre l’attenzione su un capitolo poco conosciuto delle vicende di San Biagio: la storia dimenticata dell’arredo interno del tempio, realizzato tra la fine del Cinquecento, al tempo della Controriforma, e il pieno Seicento, con l’affermazione dell’eloquio barocco. L’attuale, classica, configurazione interna risale, infatti, al recupero ‘purista’ di fine Ottocento con gli altari ricostruiti in stile cinquecentesco sull’esempio dell’unico che è stato ritenuto eseguito su disegno originale del Sangallo nella prima metà del Cinquecento.

L’esposizione, curata da Laura Martini e Riccardo Pizzinelli, è promossa e organizzato da Opere Ecclesiastiche Riunite di Montepulciano, dalla Diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Province di Siena, Grosseto e Arezzo, dal Comune di Montepulciano, dalla Biblioteca Archivio Piero Calamandrei, con in contributo del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, l’intervento di Cattolica Assicurazioni ed è prodotta da Opera-Civita.

All’inaugurazione prenderanno parte il presidente delle Opere Ecclesiastiche Riunite di Montepulciano Riccardo Pizzinelli, Mons Stefano Manetti Vescovo di Montepulciano Chiusi Pienza Andrea Rossi Sindaco di Montepulciano, Anna Di Bene Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle province di Siena Grosseto e Arezzo, Don Domenico Zafarana Parroco di San Biagio, Silvia Calamandrei della Biblioteca Archivio Piero Calamandrei e Piero Di Betto del Consorzio Vino Nobile di Montepulciano Giuseppe Costa Presidente Opera. Dopo l’apertura della mostra il concerto d’Organo di Cesare Mancini.

Il complesso architettonico con il  Tempio a pianta centrale e l’adiacente Canonica, costruiti in blocchi di travertino  delle  vicine cave di S. Albino, è stato oggetto di numerosi studi, che sottolineano l’uso sapiente e armonico degli ordini, dei partiti architettonici e delle proporzioni classiche in un rapporto dialettico tra uomo, architettura e paesaggio. Alla morte del Sangallo (1534) i lavori continuarono con la costruzione della cupola tra il 1543 e il 1545, mentre il primo campanile fu concluso solo nel 1564 ed il secondo resta ancor oggi incompiuto.

L’ambizioso progetto architettonico, nacque a seguito di eventi miracolosi accaduti nell’aprile del 1518 e fu realizzato grazie alla raccolta di offerte dei cittadini e dei devoti. Il tempio fu consacrato nel 1537, ma gli altari, pensati dal Sangallo con un prospetto architettonico sobrio, furono solo in parte realizzati come li aveva previsti il famoso architetto, e rimasero incompiuti ed a lungo privi di dipinti.

Dagli anni settanta dell’Ottocento, sull’onda di un rinnovato interesse per la storia e l’architettura del monumento dopo l’Unità d’Italia, si giunse ad elaborare un progetto di ripristino neorinascimentale nel quale ebbe una parte determinante l’architetto senese Giuseppe Partini. A seguito di una sua proposta San Biagio divenne monumento nazionale nel 1878 e, agli inizi degli anni ottanta, fu oggetto di una prima fase di pesanti lavori demolitivi. Solo negli anni novanta, infine, si giunse alla ricostruzione delle mense in travertino e dei dossali, a seguito della quale le grandi tele eseguite per San Biagio, furono trasferite in chiese cittadine e del territorio, e gli altari rimasero vuoti fino al ‘prestito’, nel 1904, di dipinti provenienti dai depositi delle Gallerie fiorentine, poi restituiti nel 1973.


Tra scienza e fede, il Pendolo di Foucault a San Biagio fa il pieno di visitatori (26/03/2018)

Al Tempio di San Biagio si è conclusa la prima Settimana Scientifica dedicata al Pendolo di Foucault: oltre 2000 visitatori hanno assistito all’affascinante esperimento che dimostra la rotazione della Terra su se stessa all’interno di una cornice unica nel suo genere. Appuntamento ad ottobre 2018 per la seconda Settimana Scientifica

L’organizzazione della prima Settimana Scientifica, la seconda si svolgerà ad ottobre 2018, è stata curata dalle Opere Ecclesiastiche Riunite, dalla Parrocchia di San Biagio, unitamente a Civita-Opera, con il patrocinio del Comune di Montepulciano, della Società Astronomica Poliziana, dei Licei Poliziani, della Biblioteca Archivio “Piero Calamandrei” e della Fondazione Cantiere d’Arte di Montepulciano.

La settimana appena conclusa fa parte del calendario eventi dei festeggiamenti del V centenario della posa della prima pietra di San Biagio che ha avuto inizio domenica 18 marzo 2018 con una Lectio Magistralis del vicedirettore della Specola Vaticana Padre Paul Mueller, che ha affrontato lo spinoso tema del rapporto tra scienza e fede. Trovandosi a Montepulciano, davanti al pendolo con cui Foucault provò per la prima volta la rotazione della Terra, Padre Paul non ha potuto fare a meno di  citare Bellarmino e Galileo Galilei.

L’esperimento del Pendolo è andato avanti per tutta la settimana, fino ad arrivare a sabato 24 marzo, quando, nel Teatrino di San Biagio, si è svolto un interessante dialogo tra Don Alessandro Omizzolo, astronomo della Specola Vaticana, e Massimo Mazzoni della Società Astronomica Italiana. La lezione è stata poi seguita dall’ultima dimostrazione dell’esperimento e dal concerto della soprano poliziana Anna Maria Amorosa con il maestro Massimiliano Cuseri all’organo appena restaurato di San Biagio

Un ruolo fondamentale, per tutta la settimana, è stato svolto dagli studenti dei Licei Poliziani, che oltre ad accogliere turisti e colleghi studenti di altri Istituti, hanno spiegato al pubblico le origini dell’esperimento e la storia del Tempio San Biagio per poi procedere alla dimostrazione della sperimentazione. In tutto i visitatori, che hanno avuto modo di osservare l’esperimento nell’arco della settimana, sono stati quasi 2000.

“Portando i saluti del Dirigente Scolastico Professore Marco Mosconi, ringrazio le opere Ecclesiastiche, Don Domenico, il Comune di Montepulciano, la Società Astronomica Poliziana per averci regalato di nuovo l’emozione di vedere il pendolo di Foucault oscillare in questa splendida cornice, che è la Chiesa di San Biagio. Grazie a tutti coloro che sono intervenuti e ai nostri ragazzi, che incuranti del freddo e della pioggia, hanno trascorso questa settimana ad accogliere studenti e turisti, con un pizzico di timidezza, ma anche con spirito di iniziativa”è stato il commento della professoressa Simona Caciotti referente del progetto per i Licei Poliziani.

 “Quella del Pendolo è stata un’esperienza arricchente sotto molti punti di vista: dal lato scientifico a quello della fede, ma anche dal lato culturale e umano. Le conferenze di padre Mueller, di Omizzolo e di Mazzoni hanno messo in luce quanto piccoli siamo e, nel contempo, quanto può la nostra mente comprendere pur nella propria finitezza. Un plauso grandissimo, oltre alle varie associazioni che hanno collaborato in sinergia, va soprattutto ai quasi settanta ragazzi liceali che, con professionalità ed educazione, hanno illustrato a tutti gli ospiti questo esperimento. L’alternanza scuola/lavoro, per la prima volta nella nostra Parrocchia, ha funzionato pienamente. Ad ottobre, insieme all’orchestra dei Licei, replicheremo l’esperienza per dare alla Chiesa e alla nostra città, quel lustro che purtroppo gli eventi delle ultime settimane hanno parzialmente oscurato”ha spiegato Don Domenico a margine dell’evento.

L’altra settimana dedicata al Pendolo di Foucault si svolgerà dal 20 al 27 ottobre 2018 e in quell’occasione sarà possibili assistere all’esibizione del Coro e dell’Orchestra dei Licei Poliziani.


Scienza e fede si fondono a San Biagio per la seconda edizione del Pendolo di Foucault (19/03/2016)

Come si comporta l’universo? – si chiedeva Stephen Hawking. Noi, in questi giorni, lo vedremo con i nostri occhi, lo toccheremo con le nostre mani, lo gusteremo con i nostri sensi. L’universo si comporta secondo delle leggi precise, ben definite, che Foucault anche oggi ripresenta” – con queste parole Don Domenico Zarafana, parroco della Parrocchia di San Biagio, ha dato ufficialmente il via alla seconda edizione del Pendolo di Foucault domenica 18 marzo al Tempio di San Biagio.

La seconda edizione dell’affascinante esperimento che dimostra la rotazione della Terra su sè stessa è curata da Opere Ecclesiastiche Riunite, dalla Parrocchia di San Biagio, unitamente a Civita-Opera, e gode del patrocinio del Comune di Montepulciano, della Società Astronomica Poliziana, dei Licei Poliziani, della Biblioteca Archivio “Piero Calamandrei” e della Fondazione Cantiere d’Arte di Montepulciano. Questo evento, già proposto a Montepulciano nel 2016 in occasione della Settimana Scientifica dei Licei Poliziani, rientra nel calendario dei festeggiamenti organizzati per il V centenario della posa della prima pietra del famoso monumento, avvenuta il 15 settembre 1518.

La seconda edizione del Pendolo di Foucault è l’occasione per poter nuovamente vedere oscillare il Pendolo nella suggestiva cornice di San Biagio in un esperimento che coniuga scienza, divulgazione, arte ed architettura ai massimi livelli: il filo oscillante penderà infatti all’interno della chiesa per ben 42 metri. Attorno all’esperimento si articola un programma ricco di iniziative che vedranno impegnati gli studenti dei licei e più in generale tutto il territorio.

Durante la giornata di apertura, dopo i saluti istituzionale del parroco Don Domenico, dell’architetto Riccardo Pizzinelli già presidente delle Opere Ecclesiastiche Riunite, dell’Assessore all’Istruzione del Comune di Montepulciano Francesca Profili, del dirigente scolastico dei Licei Poliziani Marco Mosconi e della presidente del Sap Vanna Pellegrini, è seguita la Lection Magistralis del padre gesuita Paul Mueller Vice Direttore della Specola Vaticana dal 2010 e molto legato alla figura di San Bellarmino e ai suoi studi, filo conduttore della lezione. La serata si è conclusa con il concerto, organizzato in collaborazione con la Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte, di alcuni musicisti dell’Istituto di Musica Henze diretti dal maestro Alessio Tiezzi. I musicisti hanno eseguito alcuni brani all’organo, costruito da Alamanno Contucci nel 1781 e recentemente restaurato dalle Opere Ecclesiastiche Riunite.

L’esperimento del Pendolo di Foucault sarà visibile tutti i giorni dalle 10:30 alle 13 e dalle 15:30 alle 17; a fare da accoglienza ai turisti saranno gli studenti dei Licei Poliziani, coordinati dalla professoressa Simona Caciotti, i quali accoglieranno i visitatori, spiegheranno loro la storia dell’esperimento e del Tempio che lo accoglie e poi procederanno alla dimostrazione. La prima Settimana Scientifica chiuderà sabato 24 marzo con un dialogo dal titolo ‘Tra stelle e astri…confronto dialogico’ tenuto da don Alessandro Omizzolo, astronomo, e Massimo Mazzoni della Società Astronomica Italiana, mentre alle ore 16.45 è previsto il concerto del soprano poliziano Anna Maria Amorosa con l’utilizzo dell’organo restaurato della Chiesa di San Biagio.


Aperte le celebrazioni per il centenario (06/02/2018)

La celebrazione per i 500 anni dalla posa della chiesa di San Biagio, in un clima profondamente suggestivo e realmente partecipato, al tramonto di sabato 3 febbaraio dinanzi a poco più di cinquecento persone, quanti sono gli anni della Chiesa, con la lettura – da parte del Parroco di Montepulciano, don Domenico Zafarana – della Bolla Papale con la quale la Penitenzieria Apostolica ha, di fatto, concesso il Giubileo. Tanta attenzione nei presenti e anche stupore per un documento proveniente dalla Città del Vaticano e consegnato alla Parrocchia direttamente dalle mani del Vescovo in quella sede, all’inizio di questo anno centenario.

“Non un magnate, non un principe del Rinascimento, ma la popolazione tutta, senza distinzione di ceto, è stata il vero mecenate che ha donato le risorse per edificare questo tempio nel quale, cinquecento anni dopo, noi ci troviamo” – con queste parole il vescovo Stefano Manetti, Vescovo della Diocesi poliziana-chiusina-pientina, ha salutato i numerosi presenti convenuti nella monumentale Chiesa di San Biagio.

Dopo la lettura della Bolla Pontifica la Messa è proseguita normalmente; più volte mons. Manetti ha fatto riferimento – nel corso dell’omelia – alla storia della Chiesa che, annualmente, viene visitata al suo interno da decine di migliaia di turisti che ne possono ammirare  la bellezza architettonica e monumentale; quella stessa bellezza che, alla fine del XIX secolo, le ha meritato l’appellativo di <Monumento nazionale di prima fascia> al pari degli altri monumenti nazionali e di rilevanza internazionale.

“Chi viene qui – ha precisato mons. Manetti – entra come in una poesia, una poesia elevata e dolcissima, che l’armonia architettonica di questo edificio e la bellezza che esprime in qualche modo contengono in sé, per offrirla ai tanti pellegrini e visitatori per questi cinque secoli e oltre”. Molto seguito l’intervento di mons. Manetti il quale ha inoltre ricordato “la generosità dei nostri antenati che con straordinario entusiasmo si sono spesi per la costruzione di questa chiesa; gli artisti che hanno messo i loro talenti al servizio della bellezza e della fede, e che attraverso le cose materiali, come le pietre, riescono a indirizzare il nostro sguardo alle realtà immateriali dello spirito; la memoria culturale che ha formato i poliziani, così necessaria per guardare al futuro e, infine, tutti voi che amate questo luogo e che, insieme ai pellegrini che la visitano ogni anno, riempite di significato queste pietre che formano il Tempio che oggi celebriamo”.

Parole forti quelle del Vescovo che ha spronato la comunità poliziana ad essere come ‘pietre vive’ capaci di edificare la Chiesa con la maiuscola che ha, in Cristo Signore, la sua ragion d’essere. Per l’occasione – era la prima volta – è stato eseguito l’inno del centenario ‘Cristo, pietra viva’ scritto la scorsa estate dal Parroco don Domenico e musicato dal maestro Luciano garosi, attualmente docente al Conservatorio di Firenze e di Siena e già direttore dell’Istituto di Musica di Montepulciano. Il pezzo, eseguito all’inizio e alla fine della celebrazione, è stato cantato da tutta l’assemblea data la sua orecchiabilità.

Don Domenico al termine del rito religioso, al quale hanno preso parte sia il Vice Parroco che gli altri due sacerdoti delle Parrocchie poliziane in segno di unione e vicinanza spirituale, ha ringraziato il “Vescovo fiorentino, come Antonio da Sangallo il Vecchio” per l’affetto “costantemente dimostrato alla nostra comunità, anche se con discrezione ma con efficacia”.

“Noi oggi a priamo un anno intero di celebrazioni – ha precisato don Domenico – che ricorderanno la posa della prima pietra. Quante pietre vive sono passate calpestando questo pavimento in cinque secoli! Quanta gente umile, semplice, fedele; quanti sposi o bambini portati al fonte battesimale, o defunti per i quali si è offerto il suffragio. Quante pietre vive, che formano un tempio ben più grande e ben più bello che cammina da duemila anni. Quanta grazia tra queste mura, dinanzi a lei, “Nostra Donna”!”. E ha concluso “Noi oggi, con animo grato, insieme a lei, Vescovo fiorentino (come il Sangallo), che la Provvidenza ha voluto in questo momento storico, rendiamo grazie alla Provvidenza per quanto stiamo vivendo. Oggi come allora ci sono i rappresentanti civili della comunità poliziana. Oggi come allora fratelli e sorelle nella fede sostano lieti dinanzi alla “imagine di Nostra Donna” che tanto bene ha fatto e continua a fare per la nostra gente, nel silenzio e con efficacia”.

I festeggiamenti si sono conclusi con il saluto di Riccardo Pizzinelli, presidente delle Opere Ecclesiastiche Riunite, che ha illustrato il programma dell’intero centenario, e il saluto veloce e sentito del Sindaco di Montepulciano Andrea Rossi, che ha partecipato all’intera celebrazione insieme all’assessore Francesca Profili, e a diversi consiglieri comunali che non sono voluti mancare all’evento religioso.

 


500 anni della Fondazione di San Biagio, il Giubileo darà il via ai festeggiamenti (26/01/2018)

L’inizio dei festeggiamenti del giubileo avverrà con la celebrazione eucaristica della festa di San Biagio, presieduta dal Vescovo mons. Manetti, nel pomeriggio di sabato 3 febbraio quando — in apertura della celebrazione — verrà data lettura della Bolla Pontificia di Sua Santità Papa Francesco con la quale, ufficialmente, si proclama l’apertura dell’anno giubilare. Al termine della Messa, verrà presentato in anteprima il programma del cinquecentenario, seguito da un primo concerto di musica sacra di Rossana Damianelli, soprano e Paolo Fabbroni, basso, in collaborazione con la neonata la Società Astronomica Poliziana che poi, nella stessa serata, proporrà anche l’osservazione del cielo notturno con Reading poetico di Rosa Elisa Giangoia, Mario Pepe e Marisa Tumicelli.

Prima di giungere ai periodi clou della fine di aprile e della metà di settembre in occasione delle date di maggiore significato, avremo a San Biagio poi, dal 18 al 24 marzo, la replica dell’esperimento del Pendolo di Foucault, con una settimana di esperimenti scientifici, conferenze, concerti ed esposizioni in collaborazione con i Licei Poliziani

Nella primavera 2018 i festeggiamenti inizieranno anche di là dall’Oceano, negli Stati Uniti, e più in specifico al Museo della Harward University di Boston che, grazie alla collaborazione iniziata in questi anni grazie a Luca ed alla famiglia Meldolesi, con numerosi Eventi in onore del V centenario con una conferenza del prof. Joseph Connors il 4 aprile, un seminario sui documenti della vicenda del cortile del Museo di Harward e del loggiato della Canonica di San Biagio il 27 aprile, alcune esibizioni studentesche (danza, musica, recitazione) nel cortile del Museo dal 26 al 29 aprile, oltre ad una esposizione d’arte Etrusca e neo-Etrusca, realizzata dalla Dott. Carrabino e ispirata da Montepulciano, oltre a visite guidate del cortile, un sito web (tradotto in italiano), suono delle campane di San Biagio in giorni storicamente significanti, e dolci tipici toscani nel Caffè del Museo di Harward.

Si giungerà poi alla Celebrazione del Centenario Miracolo (23 aprile 1518) con eventi che si terranno dal 21 al 23 aprile, ed in particolare il 21 ci sarà l’inaugurazione della mostra evento “Il Tempio di San Biagio dopo Antonio da Sangallo” (che avrà durata fino al 4 novembre) e che riproporrà l’arredo storico antico della chiesa con esposizione di cinque grandi pale che ornarono gli altari fino alla seconda metà dell’ottocento, realizzata in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle province di Siena, Grosseto e Arezzo, la Diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, il Comune di Montepulciano, e con l’impegno di Opera Laboratori Fiorentini, ed ancor più determinante, quello del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano. Seguirà nella stessa serata il Concerto dell’organo, recentemente restaurato, da parte del maestro Cesare Mancini. Domenica 22 ci sarà poi la Celebrazione ufficiale dell’evento con una Lectio magistralis di un noto Storico dell’Arte in collaborazione con Opera Laboratori Fiorentini con, a seguire un Concerto celebrativo dell’Istituto di Musica di Montapulciano realizzato in collaborazione con Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte che si impegnerà in numerose iniziative durante tutto l’anno 2018, tra cui un concerto sinfonico il 19 luglio ed ulteriori iniziative.

Seguiranno poi numerosissime iniziative tra cui il Raduno nazionale Motociclisti, domenica 10 giugno, con la collaborazione dei Motociclisti diocesani; l’Assemblea della Associazione Fabbricerie d’Italia, venerdì 15 giugno con presentazione ufficiale del Restauro dell’antico organo, di un volume sui restauri e opere d’arte di San Biagio, una mostra testi architettura del ‘500 nella Sacrestia, eventi in collaborazione con AFI, CEI, e Società Bibliografica Toscana. Nella stessa serata si terrà un concerto d’organo e Soprano — in collaborazione con Festival di Pasqua — Contucci; una giornata dedicata all’architettura del Convegno di Studi sul Rinascimento, il 21 luglio, in collaborazione con l’Istituto Francesco Petrarca, che realizzerà anche un concerto di musica da Camera nella stessa serata; l’evento Acquarelli su San Biagio il 27 luglio, in collaborazione con il Rotary Club; una mostra su William Congdon durante il mese di agosto nella sacrestia di San Biagio, in collaborazione con Andrea Bruzzicheli e infine si giungerà poi alla Celebrazione ufficiale del V Centenario dalla posa prima pietra — 15.09.1518, con una serie di eventi che si terranno dal 02 al 17 settembre tra cui i concerti dell’Accademia Renana di Palazzo Ricci, del prof. Pietro Meldolesi e dell’Istituto di Musica, la festa popolare realizzata dalla Contrada le Coste e dall’Associazione della Giostra del Saracino, letture da Poliziano Evento in collaborazione con Arteatro Gruppo di Montepulciano, la rappresentazione nel prato di San Biagio del Bruscellino “Toto da San Biagio”, in collaborazione con la Compagnia popolare del Bruscello, una seconda lectio magistralis celebrativa con conferenza di un importante storico dell’architettura;

E ancora una mostra di Disegni e Acquerelli dell’architetto Roberto Minetti tra i mesi di settembre ed ottobre nel teatrini della Canonica; la seconda settimana dal 20 al 27 ottobre del Pendolo di Foucault ancora in collaborazione con i Licei Poliziani; un convegno storico e di riduzione del rischio sismico realizzato nel mese di novembre in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle province di Siena, Grosseto e Arezzo e con l’Ordine Architetti di Siena; il giubileo si chiuderà poi il 25 dicembre durante la celebrazione del Santo Natale per mettere in risalto il carattere mariano della Chiesa che compie cinque secoli, dedicata alla Madre del Buon Viaggio.

In conclusione va poi ricordato che il Bruscello dedicherà al V Centenario la sua rappresentazione annuale in Piazza Grande per ferragosto, che il panno del Bravìo, così come voluto dalla Giunta Comunale, sarà dedicato al V Centenario e che si stanno già realizzando concorso scolastici e progetti didattici in collaborazione con l’Istituto Comprensivo “Iris Origo” e con le scuole del territorio nonché è in corso la catalogazione dei volumi archivio dell’Opera storica di San Biagio in collaborazione con la Biblioteca Archivio Piero Calamandrei ed un concorso fotografico in collaborazione con il Photoclub poliziano, oltre ad altre iniziative che verranno dettagliate e promozionate nei prossimi mesi.

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Il Borgo di Città della Pieve e le sue viuzze

Dalla stretta collaborazione tra le Amministrazioni Comunali di Città della Pieve, Panicale, Paciano e Piegaro e Sistema Museo, gestore dei loro servizi turistici e museali, è nato “Terre del Perugino“….


Dalla stretta collaborazione tra le Amministrazioni Comunali di Città della Pieve, Panicale, Paciano e Piegaro e Sistema Museo, gestore dei loro servizi turistici e museali, è nato “Terre del Perugino“. Questo nuovo brand turistico è costituito dalla rete integrata dei musei e degli uffici turistici del territorio dei quattro comuni, decisi a proporsi al pubblico come un’area omogenea accomunata da aspetti ambientali, culturali, artistici e gastronomici affini.

Filo conduttore di questa nuova offerta è Pietro Vannucci, detto il Perugino, da cui il nome del brand, il più celebre figlio di Città della Pieve, che con la sua arte ha dato lustro e fama a questo lembo d’Umbria ed ha lasciato numerose opere in tutta la zona.

Novità importante di tutto il progetto è il portale www.terredelperugino.it, già online, dove il turista può consultare gli orari degli uffici turistici e dei musei, le loro tariffe, ma soprattutto acquistare i biglietti, le visite guidate, i laboratori e i pacchetti.


Quando si parla di scorci caratteristici, non ci può far scappare un passeggiata tra i vicoli e le piazze di Città della Pieve. A questo proposito è stato creato un itinerario per scoprire proprio questo aspetto così semplice e immediato della città ma anche così tipico e particolare.
La città è famosa per essere costruita quasi interamente di mattoncini, i quali danno al centro storico omogeneità e armoniosità. Ma, in base all’ora del giorno in cui la luce del sole colpisce questi piccoli elementi costruttivi, ogni facciata, ogni angolo, ogni vicolo si avvampa delle più svariate sfumature di colori caldi, dal giallo ocra a tutte le tonalità dell’arancione, soprattutto al tramonto.

Itinerario Città della Pieve tra vicoli e piazze

Questo breve tour, della durata di circa un’ora e mezza, conduce i visitatori alla scoperta dei punti più caratteristici della città. Dalle stradine e ai vicoli che raccontano una storia o che ricordano antichi mestieri ai punti panoramici, come in una passeggiata tra amici ascoltando la storia della città e delle sue tradizioni.
Tappa fondamentale dell’itinerario è il più celebre dei vicoli pievesi: il Vicolo Baciadonne. Si tratta di una stretta viuzza nata da una diatriba tra confinanti che ha dato origine, invece, al vicolo più romantico d’Italia. Largo non più di 80 cm nel suo punto più ampio, il Vicolo Baciadonne deve il suo nome alla malizia popolare, che vedeva la possibilità di tentare un approccio amoroso se mai, attraversandolo, si fosse incrociata una bella donna. Bellissimo è anche il panorama che si apre una volta arrivati in fondo al vicolo, da cui si possono scorgere la Valdichiana e il Monte Cetona, che regala ogni sera bellissimi e romantici tramonti.

Per info e prenotazioni: Ufficio Turistico di Città della Pieve
Tel.0578 298840 – mail: info@cittadellapieve.org

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I volti e le fiabe: intervista a Carlotta Bertelli e Gianluca Guaitoli

Intervista a cura di Anita Goti É stata inaugurata lo scorso 1° aprile, e rimarrà aperta fino al 1° luglio, al castello di Sarteano la mostra “C’era un volto e…

Intervista a cura di Anita Goti

É stata inaugurata lo scorso 1° aprile, e rimarrà aperta fino al 1° luglio, al castello di Sarteano la mostra “C’era un volto e forse c’è ancora”, l’esposizione di fotografie artistiche realizzate da Carlotta Bertelli e Gianluca Guaitoli.

Fotografa lei, hair stylist con esperienza internazionale nel campo della moda lui, l’anno scorso hanno scelto di venire a vivere con Francesca, la loro bambina a cui tra l’altro è dedicata la mostra, nel piccolo borgo di Fonte Vetriana.

Cosa vi ha portato a Fonte Vetriana?

Carlotta: «Eravamo alla ricerca di un luogo tranquillo, una specie di eremo, dove ad essere più pulita fossero la qualità dell’aria e i rapporti con le persone. Qui adesso abbiamo il nostro studio e abbiamo trovato il luogo perfetto per esporre “C’era un volto e forse c’è ancora”».

Come è iniziato il progetto della mostra?

Carlotta: «É accaduto per caso, era il 2014 e Gianluca stava lavorando a un servizio di moda. Rimanemmo colpiti da come alcuni scatti riuscivano a raccontare una modella nei tratti distintivi della sua personalità, oltre che ovviamente a ritrarla nei suoi lineamenti. Poi durante un’esposizione a Parigi, abbiamo fatto vedere le foto a un gallerista che ci ha suggerito di approfondire questo spunto».

Oggetto degli scatti sono i volti. A cosa si deve questa scelta?

Gianluca: «La scelta è stata dettata dalla volontà di porre l’attenzione sulla persona, in una realtà ormai velocissima dove si fa sempre più fatica a soffermarsi sui volti che ci circondano. Abbiamo voluto in posa di fronte all’obiettivo chi potesse esprimere un’estetica non necessariamente racchiusa nei canoni tipici della bellezza, ma in grado di raccontare una propria verità».

Chi sono i soggetti delle fotografie?

Carlotta: «Sono persone del posto, di cui alcune hanno accettato il nostro invito a farsi fotografare, mentre altre si sono proprio offerte».

Che ci sia un legame tra le vostre fotografie e il mondo fiabesco lo si intuisce già dal titolo della mostra “C’era un volto e forse c’è ancora”, ma di preciso in cosa consiste questo rapporto?

Carlotta: «Le fiabe rappresentano luoghi dell’immaginazione con più di un significato, le trame sono fatte di esperienze, incontri, sfide e paure che non riguardano soltanto i personaggi dei racconti, ma la vita vera di ognuno. Per questo vogliamo far riflettere sul fatto che le fiabe si riscrivono ogni giorno, si ritrovano nella vita quotidiana e nei volti delle persone che si incontrano per strada».

Quale ruolo possono avere le fiabe nella nostra società?

Carlotta: «Oggi regna ovunque un clima di indifferenza, quando non proprio di sfiducia, dell’uno verso l’altro, alimentato da paure spesso motivate dalla non conoscenza. L’osservazione di un volto è il primo passo verso la scoperta di una persona e della sua storia, anche se di fronte a queste fotografie lo spettatore può costruirsi il proprio percorso di lettura, inventarsi ogni volta un finale. Non ci sono nè titoli nè didascalie ad indicare a quale fiaba la foto si riferisce, anzi nella maggior parte dei casi si è voluto eliminare il più possibile i particolari che avrebbero potuto distogliere l’attenzione dai soggetti».

State già pensando ad un nuovo progetto?

Gianluca: «Sicuramente proseguiremo con i ritratti, per approfondire e rendere più vasto questo lavoro. Poi vorremmo esporre la mostra in un contesto urbano. Forse in città, piuttosto che qui, incombono la solitudine e l’isolamento dell’individuo e dunque le nostre foto potrebbero essere un’occasione per soffermarsi a osservare, e conoscere, cosa le persone che ci stanno attorno hanno da raccontare».

Nessun commento su I volti e le fiabe: intervista a Carlotta Bertelli e Gianluca Guaitoli

Palio dei Somari 2018 – Tutte le notizie

Porta Gavina trionfa nel 62° Palio dei Somari – Parlano il Presidente Rosignoli ed il fantino Peruzzi (03/04/2018) E’ da una settimana che lo coccolano, lo ammirano, lo vezzeggiano. Ma,…

Porta Gavina trionfa nel 62° Palio dei Somari – Parlano il Presidente Rosignoli ed il fantino Peruzzi (03/04/2018)

E’ da una settimana che lo coccolano, lo ammirano, lo vezzeggiano. Ma, benché siano abbastanza abituati ad avere un tesoro simile per casa, l’impressione è che non si stancheranno per un bel po’ di contemplarlo ed accarezzarlo. Sono i contradaioli di Porta Gavina che hanno urlato, festeggiato, cantato a squarciagola per il trionfo nel 62° Palio dei Somari di Torrita e ora riversano tutto il proprio affetto sul “cittino”, il bellissimo panno dipinto da Riccardo Carrai, ovvero il drappellone di Pinocchio, come sarà ricordato per la presenza, a sorpresa, della figura del burattino di Collodi.

 

Porta Gavina, colori rossoneri e aria un po’ aristocratica, legata all’accesso alla cittadina dove nel 1544 si verificò l’eroico sacrificio dell’anziana popolana Nencia, uccisa dai conquistatori fiorentini per essersi rifiutata di inneggiare agli invasori, dimostrando la propria fedeltà a Siena, iscrisse subito il proprio nome nell’albo d’oro del Palio, vincendo nel 1967 la prima edizione ufficiale della carriera.
Si è poi ripetuta per tre volte consecutive, con il leggendario fantino Roberto Terrosi, detto “Miccino”, negli anni ’70 e ha continuato ad inanellare con una certa regolarità successi distribuiti nel tempo. Così, nell’opinione comune, è stata a lungo ritenuta una “vincente”, considerazione che nel terzo millennio si è rafforzata grazie alle affermazioni del 2009 e 2011.

Con il trionfo che porta la firma del Presidente Cesare Rosignoli e del fantino Andrea Peruzzi, detto “Drago”, Porta Gavina consolida la propria appartenenza ai quartieri alti del palmares: è infatti arrivata a quota 11, ad una lunghezza dalla capolista Le Fonti. Trentanove anni, ingegnere libero professionista, al sesto anno al vertice della contrada, subito dopo l’arrivo a braccia levate di Drago, Cesare Rosignoli ha personalmente prelevato il cencio di Carrai dall’arco della Chiesina della Madonna delle Nevi e lo ha portato in mezzo al suo popolo festante. Ma nella domenica di festa aveva vissuto anche l’orgoglio di sfilare con i propri colori nella passeggiata storica, nel ruolo del Cavaliere. Più che di se stesso Cesare preferisce però parlare proprio del fantino: “Andrea è stato eccezionale per l’entusiasmo che ha messo nella sua prova e per la carica agonistica che ha dimostrato di possedere. Il comportamento in corsa è stato poi da autentico campione, la sorte ci aveva assegnato un somaro da terzo posto, lui è riuscito a renderlo vincente con una condotta impeccabile”.

Rosignoli si diverte poi con considerazioni su quanto “fa Palio”: “Se ragioniamo razionalmente sappiamo che non è vero ma non possiamo ignorare il fatto che il nostro somaro si chiamasse Lilli. E Lilli era il soprannome del babbo di Moreno Meucci (per questo detto Lillone), storico contradaiolo di Porta Gavina, una bandiera della contrada e della manifestazione: con un segno così del destino, potevamo non vincere? Non dimentichiamo poi che, dopo aver concluso la collaborazione con Mirko “Baturlo” Ciancagli, vittorioso nel 2009 e nel 2011, ci eravamo orientati verso altre scelte quando si è reso possibile l’accordo con Drago. Non ci siamo fatti scappare l’occasione ed eccoci qui a festeggiare insieme un altro felice disegno del destino”.

A sua volta Andrea Peruzzi, altro torritese DOC, 41 anni, contitolare di un impresa di impianti elettrici, non sta nella pelle dalla soddisfazione: “Non solo quest’anno ricorrevano i venti anni dalla mia prima vittoria (1998 con Cavone, la sua contrada, replicata nel ’99 e nel 2000, n.d.r.) ma anche dieci dall’ultima affermazione, ottenuta nel 2008 con la Stazione. Le ricorrenze e le cifre tonde mi sono state propizie – ammette – ma ho avuto anche intorno persone che mi hanno consentito di puntare dritto alla vittoria. Ringrazio quindi Cesare e la contrada, che mi hanno dato fiducia e accolto con calore, l’amico Maurizio Marcucci, che ha intuito e reso possibile l’accordo con Porta Gavina, e poi la mia compagna e tutta la mia famiglia, che hanno sostenuto le mie scelte ed il mio impegno”.

Con sei vittorie Drago ha eguagliato il record del compianto Maurizio Mantini, detto “Riccio”, il fantino che nel 2016 lo aveva indicato proprio come suo erede: “Io sarò eternamente grato a Maurizio per quello che disse, mi sono sentito ancora più motivato e responsabilizzato, ancora non riesco a credere di essere arrivato a sei vittorie. Anche perché cavalcare i somari è pura passione, nessuno mi obbliga ma mi alleno tutto l’anno, mi piace, mi diverte. Diciamo che prima con Riccio e poi con Drago trionfauno “stile torritese” di correre il Palio che per noi è motivo di grande orgoglio”.

Commentando la corsa, Drago dice: “ho dovuto lavorare parecchio con Lilli, sono partito sapendo che avrei dovuto chiudere tutte le porte perché se Cavone, Le Fonti o anche Refenero mi avessero sorpassato non avrei potuto rimontare o contrattaccare. Ero molto concentrato e motivato, è venuto un Palio spettacolare!”.

A proposito di cabala e di coincidenze favorevoli, anche Drago ha da dire la sua: “Per vincere il Palio dei Somari ci vuole anche una buona dose di fortuna, quella che, per esempio, nel 2016 e 2017 mi è mancata con Refenero. Ma per la prima volta sono venuti ad incitarmi amici da Siena, abbiamo scommesso che grazie a loro avrei vinto e così è andata. E poi c’ho messo anche un pezzo di cuore, ho voluto vincere ancora per onorare la memoria del babbo dei fratelli Giomarelli, contradaioli di Porta Gavina, scomparso nel fine settimana precedente la corsa”.

“Da parte mia – conclude il fantino – ho la certezza, in venti anni, di aver sempre dato il massimo; i miei risultati sono stati sempre meritati e cercati fino all’ultimo, le contrade mi stimano ma per confermare la bravura ci vogliono le vittorie e quella del 2018 è arrivata proprio al momento giusto. Non ho intenzione di smettere ma non vado ad offrirmi: spero, come è successo in questi anni, che siano ancora la mie amate contrade a cercare Drago”.

 


Palio dei Somari 2018: Porta Gavina vince con Drago e Milly (27/03/2018)

La contrada di Porta Gavina con il fantino Andrea Peruzzi detto “Drago” ha vinto la 62esima edizione del Palio dei Somari di Torrita di Siena. Per la contrada rossonera, che occupa uno degli angoli più eleganti e appartati del centro storico, si tratta dell’undicesima vittoria in 51 anni di Palio e 62 carriere, risultato che la pone al secondo posto dell’albo d’oro della manifestazione.

Ancor più ragguardevole il dato statistico per il quarantaduenne Drago, torritese DOC, che con questo trionfo ha festeggiato nel migliore dei modi il ventesimo anniversario del suo primo palio (vinto subito, all’esordio, nel 1998, con la propria contrada, Cavone, ripetendosi nei due anni successivi) e ha raggiunto quota sei nell’albo d’oro della manifestazione. Peruzzi raggiunge così in vetta alla classifica dei fantini il leggendario Maurizio Mantini, detto “Riccio”. Proprio Mantini, poi prematuramente scomparso, in occasione del Palio straordinario indetto nel 2016 per festeggiare i 50 anni della festa, indicò in Andrea Peruzzi il suo ideale successore.

Insieme a Porta Gavina, che si era imposta nella prima batteria eliminatoria su Porta a Sole, alla carriera finale, decisiva l’assegnazione del bel panno dipinto da Riccardo Carrai, hanno partecipato Cavone, con Michele Paolucci detto “Mojito”, Le Fonti, con Gabriele Grotti detto “Divino” e Porta a Pago, con Alessandro Stampigioni detto “Scheggia” che avevano prevalso rispettivamente su Refenero, Porta Nova e Stazione. A queste quattro si è aggiunta Porta a Sole, con Matteo Noli detto “Galletto”, che in un’emozionante manche di recupero ha guadagnato l’ultimo posto al canape.

La finale è dunque scattata, mentre il vento continuava a spazzare il Campo di Gara, senza tre “grandi” e cioè Porta Nova, la contrada che ha vinto quattro degli ultimi sette palii, sempre con Alessandro “Cobra” Guerrini, Refenero, che non vince dal 1985 e che si era affidata al bravo fantino pianese Matteo “Silenzio” Bocchi, che pure aveva dato l’impressione di riuscire ad imporsi nella batteria di recupero, e la Stazione, sempre temibilissima con il suo Francesco Ferrari detto “Spighetto”.

Dopo due partenze false, decretate dal nuovo mossiere Renato Bircolotti a causa dei somari che pressavano il canape, la partenza ha visto scattare subito al comando Porta Gavina incalzata da  Le Fonti e Porta a Sole. Mentre Porta a Pago rimaneva inesorabilmente in fondo al gruppo e Cavone, accreditata del miglior somaro del lotto e penalizzata alla mossa, tentava la rimonta, Porta Gavina, Le Fonti e Porta a Sole davano vita ad un confronto a distanza ravvicinatissima. Le Fonti ha anche dato l’impressione di poter insidiare la prima posizione di Porta Gavina ma Drago ha messo in gioco tutta la sua riconosciuta maestria, riuscendo ad ottenere il meglio dal somaro Milly ed a chiudere costantemente ogni varco utile per gli inseguitori. Così ha tagliato il traguardo da trionfatore con un margine rassicurante sulle altre finaliste.

Subito dopo il Presidente rossonero Cesare Rosignoli ha prelevato il drappellone e ha dato il via, insieme al popolo che inneggiava a Drago e a Milly, alla prima tornata di festeggiamenti che, come vuole la tradizione, è destinata a concludersi nel cuore della notte.

Prima della partenza della finale sono stati consegnati altri premi molto attesi: alla comparsa di Refenero è stato assegnato l’ambitissimo “Sfoggiato” ovvero l’artistica realizzazione in legno di olivo che va alla contrada autrice della migliore passeggiata storica, valutata da giudici ed esperti provenienti da altre feste popolari, mentre la contrada di Cavone ha fatto l’en-plein nel concorso per gli sbandieratori e tamburini. Tra lacrime di gioia (e di delusione per qualche sconfitto), i premi sono andati agli sbandieratori Mirko Giomarelli e Vittoria Ciumi e ai tamburini Giovanni Ciumi e Mattia Rossi. Da notare che Vittoria e Giovanni, sorella e fratello, sono figli di Massimo ma, in questo caso, soprattutto di Sandra Spadacci, contradaiola biancoverde, ricordata insieme a pochissime altre come sbandieratrice donna quando la presenza del sesso femminile, in questa arte, era davvero una rarità.

La sfida tra le squadre di sbandieratori e tamburini è andata in scena il sabato sera, in notturna, subito dopo la presentazione del panno di Carrai; gli specialisti si sono esibiti fortunatamente senza vento ma in una piazza insolitamente gelida , con la colonnina di mercurio che non superava i 3°.

Oltre che dalla presenza di un gran pubblico, la domenica del Palio dei Somari di Torrita di Siena è stata caratterizzata dalla partecipazione di un numero particolarmente elevato di rappresentanti istituzionali, a partire dal Prefetto di Siena Armando Gradone. Larghissima poi la rappresentanza di Sindaci, non solo dei Comuni della Valdichiana senese e aretina.

L’affluenza di spettatori è stata cospicua fin dalla mattina quando il Vescovo Stefano Manetti ha officiato la benedizione delle Palme e poi la Messa alla quale hanno assistito le comparse delle otto contrade. Sotto un bel sole, di stampo finalmente primaverile, si è poi mosso l’elegante corteo storico, con oltre 200 figuranti, che ha attraversato tutto il centro storico. Particolarmente apprezzato il ruolo della banda del Palio che, oltre a scandire i momenti del cerimoniale e ad attribuire solennità ai vari movimenti, ha proposto i nuovi inni delle contrade, composti dal Maestro Mirko Rubegni ispirandosi ad alcuni grandi classici.

Molto bene ha funzionato il sistema della viabilità sia grazie al perfetto funzionamento dei collegamenti con i bus navetta, che hanno consentito al pubblico di lasciare le auto nei parcheggi esterni, senza intasare il centro storico, sia all’attento lavoro della Polizia Municipale.

Al termine della manifestazione, che in otto giorni ha avuto un andamento ideale dal punto di vista organizzativo, nonostante il maltempo del primo fine settimana, grande soddisfazione è stata espressa da Yuri Cardini, Presidente dell’Associazione Sagra di San Giuseppe, che ha rivolto un ringraziamento a tutto lo staff e alle otto contrade, ha sottolineato la professionalità del mossiere e della nuova equipe di giudici, si è complimentato con i vincitori ed ha espresso l’auspicio che nel 2019 il Palio possa tornare a svolgersi in condizioni ambientali autenticamente primaverili.


Programma tutto in notturna per la Vigilia del Palio (23/03/2018)

Sale ancora la tensione che circonda il Palio dei Somari di Torrita di Siena che per il sabato, giorno di vigilia della sfida sul tufo, propone un programma interamente in notturna. La suggestione del buio, rotto solo da potenti fasci di luce proiettati su Piazza Matteotti, rende ancor più affascinanti e spettacolari i due elementi principali della serata, la presentazione del panno che andrà alla contrada vincitrice della corsa, dipinto quest’anno da  Riccardo Carrai, e le sbandierate che vedranno prima in competizione le squadre di sbandieratori e tamburini delle otto contrade e poi l’esibizione degli antichi Castelli di Torrita.

Rimasto finora top secret, il Palio sarà prima mostrato al pubblico, che dal 2017 può prendere posto sui gradoni che circondano la piazza e consentono una perfetta visuale, e poi sistemato nella Chiesa delle SS Flora e Lucilla per la benedizione e la successiva presentazione da parte dell’autore.

Riccardo Carrai, 42 anni, nato proprio a Torrita di Siena, ora residente con la famiglia a Rosia, è stato scelto direttamente da Yuri Cardini, Presidente della Sagra di San Giuseppe: Quando Yuri mi ha chiamato non pensavo assolutamente alla realizzazione del panno. Sono legatissimo a Torrita ed al Palio, ho già collaborato dipingendo tamburi e realizzando una bandiera, ma non avrei immaginato di dover dipingere il drappellone. L’incarico mi ha onorato, ho lavorato con grande impegno, ora attendo solo il momento della presentazione”.

Laureato in Scienze Politiche, proveniente da una lunga esperienza professionale come grafico, Carrai ha sempre coltivato una smisurata passione per il disegno e dal 2015 è impegnato professionalmente come illustratore e pittore: “Subito dopo aver accettato la commissione mi sono reso conto che, negli anni, avevo già ragionato su possibili palii. Ho quindi messo in ordine le idee e iniziato il lavoro: il formato verticale mi piace ma, nel caso dei drappelloni, si tratta di proporzioni molto spinte che richiedono una progettazione particolare”.

Parlando poi dello stato d’animo con cui Carrai ha svolto l’incarico dice: “Sono partito – risponde Carrai – con l’idea che si trattasse di un lavori al pari di altri e invece ammetto che mi sono sentito progressivamente caricato di una grossa responsabilità, più grande di quanto pensassi. E’ un lavoro pubblico, che investe un’intera comunità e che va a toccare temi anche molto personali. Quasi superfluo aggiungere quindi che sono molto emozionato”.


Alle cene propiziatorie investitura ufficiale dei fantini (22/03/2017)

Dopo alcune serate in cui a dominare sono stati il senso di comunità e il piacere di partecipare collettivamente ad una grande festa, il Palio dei Somari 2018 riprende vertiginosamente quota proponendo, per venerdì, uno degli appuntamenti che, al contrario, esalta proprio l’appartenenza ad una fazione.

A Torrita di Siena è arrivato infatti il momento delle cene propiziatorie ovvero dei grandi banchetti che precedono di meno di 48 ore la corsa sul tufo e in cui ciascuna contrada affida al fantino la propria sorte.

Mentre si intrecciano indiscrezioni e previsioni su quelli che potranno essere i temi sviluppati dalle contrade, soprattutto dalle più popolose, capaci di mettere a tavola alcune centinaia di persone, si svela anche il quadro delle monte.
In realtà per l’edizione 2018 della carriera torritese di thrilling se n’è vissuto ben poco visto che, con anticipo, l e otto contendenti hanno scoperto le carte, dichiarando le proprie scelte.E se ben sei contrade hanno confermato il fantino del 2017, due hanno messo a segno i colpi che hanno fatto più rumore.

Si tratta di Porta Gavina, che potrà valersi della classe e dell’inesauribile grinta del quarantaduenne torritese Andrea “Drago” Peruzzi, e di Refenero, la “nonna” del palio, a secco di vittorie addirittura dal 1985, che schiererà l’esordiente Matteo “Silenzio” Bocchi. Le due novità sono in qualche modo legate perchè Cesare Rosignoli, Presidente di Porta Gavina, non appena ha appreso che Drago non avrebbe indossato, come nei due anni precedenti, il giubbino di Refenero, lo ha contattato ed ha concluso l’accordo. La contrada rossonera aveva infatti terminato la felice collaborazione con l’aretino Mirko “Baturlo” Ciancagli, che ha portato ben due palii nell’elegante zona del centro storico, e non si è fatta sfuggire l’attuale “re” della piazza, il fantino in attività con il maggior numero di vittorie, sia pure ex-equo, ben cinque.

La dirigenza di Refenero è invece giunta al ventinovenne Bocchi, amiatino di Piancastagnaio, tramite un’amicizia comune: “Silenzio non è un fantino professionista – precisa il Presidente bianco-celeste Manuele De Bellis – ma ha esperienza nel mondo dei cavalli, i primi contatti erano stati avviati un paio di anni fa, per il 2018 si sono create le condizioni per concretizzare la collaborazione”. Ed è chiaro che ora Refenero punti sul fattore sorpresa per liberarsi della scomoda “cuffia”.

Le conferme portano invece i nomi anzitutto del trionfatore dell’edizione 2017, Alessandro “Cobra” Guerrini, 31 anni, anch’egli giunto a quota cinque successi, rimasto fedele a Porta Nova. Scelte immutate, in fatto di fantini già titolati, anche per Cavone, con Michele “Mojito” Paolucci, 42 anni, vincitore nel 2016 sia pure grazie al somaro scosso, e per la Stazione che conferma Francesco “Spighetto” Ferrari, 37 anni, vittorioso all’esordio nel 2014 e artefice della “stella” per aver portato il decimo sigillo nel palmares della contrada bianco, rossa e blu.

Completano il campo dei partenti Gabriele “Divino” Grotti, torritese di 29 anni, per Le Fonti, alla quarta presenza con la sua contrada; il ventenne laziale Alessandro “Scheggia” Stampigioni, al secondo palio con Porta a Pago, e il ventitreenne Matteo “Galletto” Noli, di Lucignano Valdichiana, al quinto anno con Porta a Sole.


Un quiz-spettacolo e studenti-reporter animano la settimana del Palio (21/03/2018)

Il Palio dei Somari propone per mercoledì 21 marzo l’appuntamento più ludico e scanzonato dell’intero programma. Alle 21.00 il Palasport di Torrita di Siena ospita infatti il quiz-spettacolo “Chissà se in contrada si sa” che vede in competizione le squadre delle otto contrade.

Formata da quattro componenti, due giovanissimi e due adulti, ciascuna formazione dovrà muoversi su un grande tabellone numerato, affrontando semplici (e spesso esilaranti) prove di abilità fisica ma soprattutto rispondendo a domande sul Palio, sulla sua storia e sulle stesse contrade. Sotto l’agile forma del quiz, la formula invita dunque a conoscere a fondo la festa anche nelle sue espressioni più spontanee, come i canti popolari, e riesce a coinvolgere un pubblico sempre numeroso, capace di affollare anche gli spalti del Palasport. Ne scaturisce una competizione all’insegna del buonumore, grazie anche alla brillante conduzione degli organizzatori, ma estremamente sentita e quindi affrontata con il massimo impegno e con grande serietà.

Poi gli eventi continuano con gli studenti in primo piano. Dopo il grande successo riscosso lunedì al Palasport, il Palio dei Somari 2018 torna a proporre un appuntamento con il mondo della scuola. Se il 19 marzo, festa di San Giuseppe, in onore del quale si corre il Palio, protagonisti sono stati i più piccoli, giovedì alle 21.00, a monopolizzare la scena del Teatro degli Oscuri saranno gli studenti della 3.a media a tempo prolungato dell’Istituto Parini di Torrita di Siena che proporranno il “Notiziario del Castello”.

Sarebbe più corretto dire “condurranno” visto che i ragazzi, con l’aiuto degli insegnanti e dello staff del Palio, hanno creato un vero e proprio telegiornale. Sul palco degli Oscuri si alterneranno dunque i conduttori dell’inedito TG, non necessariamente incentrato sulle vicende paliesche, mentre sullo schermo saranno proiettati, sotto forma di collegamenti in diretta, i servizi realizzati nei giorni precedenti.

Al divertimento nel presentarsi nei panni di giornalisti e reporter, andati in viaggio nel tempo, gli studenti hanno abbinato un approfondimento della storia di Torrita tra il ‘300 ed il ‘500, il periodo, cioè, in cui si sono verificati alcuni fatti storici salienti; la fantasia si è invece potuta sbrigliare immaginando un Palio dei Somari già esistente in quell’epoca.

Nella stessa occasione la Dott.ssa Maria Silvia Corbelli, Dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Parini, presenterà in anteprima il progetto già in corso di realizzazione per il 2019 e cioè una “Guida al Palio dei Somari” che presenta un particolare elemento di originalità. Alla redazione stanno infatti contribuendo tutti e tre gli ordini della scuola, da quella dell’infanzia, che cura la colorazione delle illustrazioni, alla primaria, che ha intervistato i fondatori della festa, fino alla secondaria, i cui studenti, oltre a scrivere i testi, coordinano l’intero lavoro.


Le Taverne più forti anche del maltempo

L’annunciato arrivo di una nuova perturbazione, con pioggia incessante, ha costretto gli organizzatori a modificare il programma della seconda giornata del Palio dei Somari di Torrita di Siena. Annullato l’appuntamento della domenica mattina con “Somarando”, proprio a causa delle precipitazioni, in quel momento particolarmente intense, nel pomeriggio si è svolta la Festa dei giovani sbandieratori e tamburini non più però in Piazza Matteotti ma nel Palatenda.  Al coperto (ed anche al riparo dal vento, temuto soprattutto dagli alfieri) si sono quindi esibite le scuole del Palio dei Somari e del Bravìo delle Botti di Montepulciano, del quartiere Canneti di San Quirico d’Orcia e del terziere Porta Fiorentina di Castiglion Fiorentino.

La tregua concessa dal meteo nel pomeriggio ha consentito invece di confermare l’appuntamento con le Taverne che già sabato sera, nonostante il tempo incerto, hanno fatto registrare un grande afflusso di pubblico; gli avventori, provenienti da tutta la Val di Chiana, hanno gustato le proposte gastronomiche delle cucine di contrada e si sono poi trattenuti fino a notte fonda nella piazza centrale, degustando le classiche frittelle di San Giuseppe (quest’anno lodate anche dai più esigenti gourmet) e seguendo gli spettacoli e l’intrattenimento musicale. E’ stata soprattutto una diversa sistemazione delle Taverne, che rispetto al passato offrono ora un numero ben più consistente di posti al coperto, a permettere di non rinunciare ad uno degli appuntamenti più partecipati dell’intera manifestazione.

Il programma del Palio dei Somari 2018 prosegue lunedì 19 marzo, alle 18.00, al Palasport, con “Figuranti e scrittori in erba”, evento che segna un ulteriore potenziamento del rapporto tra la festa e il mondo della scuola.Come spiega la Prof.ssa Maria Silvia Corbelli, Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo “G. Parini” di Torrita di Siena, “quest’anno, d’accordo con gli organizzatori, abbiamo sdoppiato il  tradizionale incontro con le scuole. Una serata unica non era infatti più sufficiente, anche sotto il profilo logistico, per dare spazio a tutte le iniziative realizzate dal nostro istituto in collaborazione con il Palio”.

Protagonisti di questo primo appuntamento saranno i bambini della Scuola dell’infanzia “Mago Burletto” di Montefollonico, le sezioni C e D della sezione “Arcobaleno” di Torrita e le classi quinte della scuola primaria sempre di Torrita. “I più piccoli intoneranno i canti popolari del Palio – anticipa Alessandro Guazzini, componente della Commissione Corteo Storico, delegato a curare la collaborazione con la scuola -, i ragazzi delle sezioni A e B a tempo pieno si esibiranno invece nei movimenti della sfilata indossando i costumi del corteo, rispondendo ai tempi scanditi da sbandieratori e tamburini ed esaltando i valori di bellezza, eleganza e portamento che esprime la passeggiata storica”.

“I ragazzi di Torrita – sottolinea Guazzini – dai piccoli ai più grandi, sanno ormai tutto di bandiere, tamburini e corsa con i somari; quest’anno abbiamo portato nelle scuole il corteo storico con tutto il suo profondo significato. Insegnanti, ragazzi e famiglie sono stati eccezionali, il lavoro è stato impegnativo ma ci ha regalato grandi soddisfazioni ed anche enorme divertimento, attendiamo con impazienza il debutto di lunedì”.

Il Palio dei Somari poi per mercoledì 21 marzo propone l’appuntamento più ludico e scanzonato dell’intero programma: alle 21.00 il Palasport di Torrita di Siena ospita il quiz-spettacolo “Chissà se in contrada si sa” che vede in competizione le squadre delle otto contrade.

Formata da quattro componenti, due giovanissimi e due adulti, ciascuna formazione dovrà muoversi su un grande tabellone numerato, affrontando semplici (e spesso esilaranti) prove di abilità fisica ma soprattutto rispondendo a domande sul Palio, sulla sua storia e sulle stesse contrade. Sotto l’agile forma del quiz, la formula invita dunque a conoscere a fondo la festa anche nelle sue espressioni più spontanee, come i canti popolari, e riesce a coinvolgere un pubblico sempre numeroso, capace di affollare anche gli spalti del Palasport. Ne scaturisce una competizione all’insegna del buonumore, grazie anche alla brillante conduzione degli organizzatori, ma estremamente sentita e quindi affrontata con il massimo impegno e con grande serietà.

Mentre, la seconda serata dedicata alle scuole è invece in programma per giovedì 22 marzo quando, alle 21.00, al Teatro degli Oscuri, gli studenti della terza media a tempo pieno proporranno un inedito TG medievale del Palio con servizi e interviste.


Primo giorno della festa, estratte le batterie della corsa

Con l’estrazione delle batterie di qualificazione della carriera (che si svolgerà domenica 25 marzo) il Palio dei Somari di Torrita di Siena ha sancito uno dei suoi passaggi fondamentali. Al termine di una sorta di gimkana tra previsioni meteo altalenanti e condizioni del tempo incerte, il sorteggio si è potuto finalmente fare secondo copione, seguito in piazza da una folta cornice di pubblico che ha ammirato la rievocazione di un episodio storico, l’ingresso in città nel 1358 del condottiero Anichino di Bongardo.

I contradaioli non hanno però perso di vista il gioco dei bussolotti che ha dato un esito come sempre elettrizzante. Dunque nella prima batteria si confronteranno le contrade di Porta a Sole e di Porta Gavina, Poi, a seguire, scenderanno sul tufo, Refenero – Cavone, Porta Nova – Le Fonti e Porta a Pago – Stazione. Come è noto le vincenti conquisteranno un posto per la finale, decisiva per l’assegnazione del panno dipinto da Riccardo Carrai, mentre le sconfitte si giocheranno il quinto posto al canape in una batteria di recupero tradizionalmente al cardiopalma.

Il sabato dell’edizione 2018 del Palio dei Somari è stato caratterizzato anche dall’apertura del mercato dell’artigianato medievale, intitolato alla storica eroina Nencia, uccisa nel 1544 per non essersi piegata al dominio dei conquistatori senesi, e soprattutto dall’avvio della Taverne. Le succulente proposte gastronomiche delle otto contrade torritesi, distribuite nel centro storico, e impreziosite quest’anno dalla partnership con l’Associazione per la tutela e la valorizzazione dell’Aglione della Valdichiana, hanno richiamato come sempre un grande pubblico. Le Taverne di Torrita godono infatti di grandissima e meritata notorietà e rappresentano un appuntamento immancabile per migliaia di avventori che, verso la metà di marzo, non si fanno sfuggire l’occasione di cenare tra antiche mura, nei borghi e nelle piazzette.

Ora si torna a guardare al meteo che, per la domenica, sembra non poter promettere condizioni ideali. Il programma della seconda giornata del Palio 2018 prevede comunque l’apertura di Somarando, la kermesse che mette al centro dell’attenzione i quadrupedi protagonisti della festa. Adulti e soprattutto bambini, accompagnati dagli allevatori, potranno “fare tondino”, provando a condurre il somaro; in un’altra area sarà allestita la mostra degli esemplari di diverse razze italiane.

Mentre il centro storico continuerà ad essere animato dal mercatino della Nencia, alle 16.00 prenderà il via la settima edizione della Festa dei giovani sbandieratori e tamburini. Oltre a quella di Torrita di Siena, in Piazza Matteotti si esibiranno le scuole del Bravìo delle Botti di Montepulciano, del quartiere Canneti di San Quirico d’Orcia e del terziere Porta Fiorentina di Castiglion Fiorentino. Infine alle 19.00, sempre meteo permettendo, riapriranno le golose Taverne, accompagnate dalle esibizioni di giullari, trampolieri e artisti di strada e poi dagli spettacoli in piazza che chiuderanno a tarda ora la domenica.


Nelle Taverne trionfa la gastronomia, emozioni contradaiole per il sorteggio

Si leva finalmente il sipario sul Palio dei Somari di Torrita di Siena, edizione 2018. Dopo la presentazione ufficiale svoltasi a Firenze, presso il Consiglio Regionale, alla presenza del Presidente dell’assemblea Eugenio Giani, sabato 17 marzo avrà inizio infatti la serie di eventi che culminerà domenica 25 nella sfida sull’ovale di tufo tra le contrade in onore di San Giuseppe.

Secondo un copione subito intensissimo (e ormai ampiamente collaudato), la prima delle otto giornate di festa sarà caratterizzata dalle Taverne, dove a trionfare è il cibo, ma anche dall’estrazione delle batterie eliminatorie della carriera a dorso di ciuco e dal Mercatino della Nencia che cita un’eroina della storia torritese del 1544 e trasforma l’incantevole centro di Torrita in una multicolore fiera dell’antiquariato e dell’artigianato di ispirazione medievale.

Ad aprire per primo, alle 15.00 di sabato, sarà proprio il mercatino; un modo piacevole per trascorrere il pomeriggio in attesa di uno dei momenti più attesi dai contradaioli. Nella sala consiliare del Palazzo Comunale il Sindaco Giacomo Grazi, con il Presidente dell’Associazione Sagra di San Giuseppe Yuri Cardini e con i Presidenti delle otto contrade, procederà infatti all’estrazione delle quattro batterie eliminatorie del Palio; in contemporanea, in Piazza Matteotti, andrà in scena la rievocazione dell’arrivo in città, nel 1358, dell’avventuriero Anichino di Bongardo, poi sconfitto nella battaglia di Torrita dai perugini, che comunicherà in maniera spettacolare il responso dei bussolotti.

Nel clima suggestivo del crepuscolo, tra bandiere, tamburi, chiarine e figuranti in costume, si conosceranno così gli accoppiamenti che designeranno le prime quattro finaliste; le perdenti di ciascun confronto diretto avranno a disposizione una batteria di recupero per agguantare in extremis il quinto posto al canape della carriera decisiva.

Subito dopo, alle 19.00, apriranno i battenti le Taverne ovvero i luoghi dove è possibile degustare i migliori piatti della tradizione secondo una formula itinerante che, di pietanza in pietanza, conduce in alcuni dei luoghi più suggestivi del centro cittadino.

Così al “Pagone”, ritrovo della contrada di Porta a Pago, sarà servita l’ormai celeberrima zuppa di verdure accompagnata da crostoni; nelle Taverne “La Cripta”, della contrada di Cavone, e “La Nencia”, curata da Porta Gavina e Porta a Sole, non mancheranno gli immancabili pici conditi con il sugo o con la salsa all’Aglione della Valdichiana. Al Braciere della Piana la contrada della Stazione offrirà Bocconi di salsiccia e pane mentre la Taverna del “Re Fenero”, che cita chiaramente la contrada biancoceleste, proporrà la scottiglia di cinghiale. Al pane, ai dolci, al vino ed al vinsanto provvederanno le taverne curate dalle contrade de Le Fonti e di Porta Nova.

Contemporaneamente lungo i borghi e nelle piazze si esibiranno giullari, musici e trampolieri che coinvolgeranno il pubblico prima delle serie di spettacoli che, tra musica e suggestioni medievali, condurrà fino alla tarda notte.

Domenica mattina, confidando nella clemenza di un meteo che tiene un po’ con il fiato sospeso, il programma si aprirà alle 10.00, ai Giardini pubblici, con Somarando, l’iniziativa che consente soprattutto ai bambini di familiarizzare con gli asinelli, veri protagonisti della manifestazione. Mentre nel centro storico proseguirà il Mercato della Nencia, alle 16.00, in Piazza Matteotti, si terrà la Festa dei giovani sbandieratori e tamburini e dalle 19.00 si ripeterà il rito delle Taverne, accompagnate dall’intrattenimento degli artisti di strada e dagli spettacoli musicali in piazza.


A Torrita le Contrade e il Palio sono elementi della comunità

Ancora poche battute e poi si leverà il sipario sull’edizione numero 62 del Palio dei Somari di Torrita di Siena. Ad aprire gli otto giorni di festeggiamenti in onore di San Giuseppe, che culmineranno domenica 25 marzo nell’imprevedibile e spettacolare carriera sul tufo, sarà il fine settimana delle Taverne, ricco come sempre di appuntamenti molto attesi e coinvolgenti.

Torrita di Siena – Ma prima che le chiarine comincino a squillare e le bandiere a sventolare, facendo salire la pressione paliesca, è Yuri Cardini, Presidente dell’Associazione Sagra di S. Giuseppe, a rivelare il particolare profilo della festa 2018. Quarantadue anni, geometra, torritese DOC, cresciuto fin da bambino nell’atmosfera del Palio e Presidente per due mandati, dal 2002 al 2008, della Contrada di Cavone, Cardini racconta così il progetto su cui è nata l’edizione ormai alle porte.

“Abbiamo individuato un tema che consentisse di ricostruire e consolidare la storia del Palio dei Somari ma capace anche di valorizzare Torrita di Siena e di lasciare un’eredità alla comunità. Lo scorso anno avevamo scelto i costumi del corteo storico, quest’anno i bozzetti del drappellone”.

Come avete organizzato la ricerca?

“Non nascondo che siamo stati aiutati dalla fortuna. Subito dopo la fine del Palio 2017, abbiamo deciso di mettere a posto alcuni archivi e da un armadio è spuntato un fascio di disegni e pitture, fortunatamente conservati da qualcuno, che hanno rivelato essere i bozzetti. Ne abbiamo recuperati ben quaranta, dal 1982 ad oggi, e abbiamo così potuto allestire, con la collaborazione della Pro Loco, la mostra “Abbozzi di Palio”.

C’è un altro aspetto del Palio 2018 che lega particolarmente la festa alla comunità.

“Si, ed è un elemento sostanziale, direi strutturale, del Palio, al quale, insieme al Sindaco Giacomo Grazi, la cui sensibilità di uomo di Palio si è dimostrata fondamentale, abbiamo lavorato per un anno. Questa delicata attività si è concretizzata in due atti del Comune, entrambi di enorme importanza. Con uno, che ha richiesto una modifica dello Statuto Comunale, approvata il 18 novembre 2017, le otto Contrade sono state riconosciute come realtà storiche, sociali e culturali della comunità. Con il secondo atto, approvato il 31 gennaio scorso con voto unanime, il Comune ha modificato la convenzione che lo lega all’Associazione Sagra di San Giuseppe, raddoppiando sia la durata della stessa (da tre a sei anni) sia l’entità del contributo annuale, passato da 5.000 a 10.000 Euro”.

Si può dire che con questi atti il Palio dei Somari di Torrita di Siena sia stato istituzionalizzato?

“Si può e si deve dire!” sottolinea Cardini. “Questi obiettivi erano nel mio programma, per me è stato un onore ed una grande soddisfazione raggiungerli. Inoltre questo traguardo rafforza il rapporto tra la festa e l’Amministrazione Comunale, andatosi negli anni un po’ sbiadendo. Nessuno potrà più toccare il Palio, tutte le forze che vi contribuiscono possono lavorare con più tranquillità, pianificando il futuro ed eventuali investimenti. E questi atti non giovano solo alle contrade o alla Sagra ma all’intera comunità”.

Subentrato ad otto

bre 2016 al dimissionario Fosco Tornani, lei giungerà nel 2018, dopo due dei tre anni previsti, alla fine del suo mandato. Può fare previsioni sul futuro della presidenza?

“Nel momento in cui sono stato indicato per la sostituzione di Tornani, ho dato piena disponibilità e mi sono tuffato nell’impegno. Non mi sono però mai sentito un semplice traghettatore, ho accettato per garantire continuità ad un progetto. Ritengo che per realizzare compiutamente un programma due anni siano troppo pochi; se quindi l’associazione mi vorrà ancora al proprio vertice, sono pronto a proseguire nell’incarico di Presidente”.


Il Palio dei Somari, patrocinio delle Regione Toscana e un mese di eventi per la 62ª edizione

Il ricco calendario di appuntamenti messo a punto dall’Associazione Sagra San Giuseppe per la 62ª edizione del Palio dei Somari, la festa dedicata a San Giuseppe, è stato presentato dal presidente dell’Associazione Yuri Cardini

Torrita di Siena – Il programma è stato presentato alla Casa della Cultura di Torrita di Siena alla presenza degli otto presidenti delle otto contrade di Torrita di Siena.

La 62esima edizione del Palio sarà all’insegna della continuità con il passato, eventi nuovi e collaudati faranno da contorno alla corsa sul tufo di domenica 25 marzo. Novità importante di questa edizione è l’attribuzione del patrocinio da parte delle Regione Toscana. Per la prima volta nella storia del palio, infatti, la manifestazione torritese potrà godere dell’aiuto della Regione Toscana.

La manifestazione si aprirà all’insegna della novità: sabato 24 febbraio infattì verrà inaugurata la mostra dal titolo “Abbozzi di Palio”, realizzata grazie al supporto della Pro Loco. In questa occasione saranno visibili bozzetti realizzati dai pittori del Palio in cinquant’anni di storia della festa, disegni preparatori, alcuni dei quali sono stati successivamente riportati su stoffa, mentre altri sono rimasti “abbozzi”, in quanto non selezionati dalle commissioni incaricate di scegliere tra più proposte quale sarebbe stata dipinta. Oltre ai bozzetti, saranno esposti anche degli abiti che in passato hanno fatto parte del corteo storico.

Si tratta di un’iniziativa molto importante, sia in quanto risultato della preziosa collaborazione tra Associazione Sagra San Giuseppe e Pro Loco, sia perchè la mostra rimarrà aperta oltre il termine della manifestazione, in modo tale da permettere sempre a chi visiterà Torrita di conoscere il Palio.

Gli appuntamenti della 62esima edizione entreranno nel vivo sabato 17 marzo nel centro storico a partire dalle 15:00 con il caratteristico Mercato de La Nencia, per proseguire, alle 18:30 nella sala del Consiglio Comunale, con il sorteggio e l’abbinamento delle batterie della Corsa. Il pubblico in piazza potrà assistere allo spettacolo di rievocazione storica che accompagna l’evento. Alle 19:30, l’apertura delle Taverne, i banchetti dove va in scena tutta la tradizione dell’enogastronomia locale in un centro storico animato dagli spettacoli degli artisti che, tra musica e performance in stile medievale, allieteranno gli ospiti sino a tarda notte.

Domenica 18 la giornata si apre alle 10:00 con Somarando, l’evento che permette di conoscere da vicino il mondo di questo animale così caro al popolo torritese. Prevista un’area espositiva di razze asinine, e uno spazio di mostra mercato dove si potrà scoprire i tanti prodotti ricavati dal latte d’asina.

Prosegue tutto il giorno il Mercato de La Nencia, mentre alle 16:00 in Piazza Matteotti si esibiranno i giovani sbandieratori e tamburini delle scuole partecipanti alla VII Festa della Bandiera. Alle 19:30 riaprono Taverne, per la seconda serata che si concluderà con ancora spettacoli per le vie del centro storico.

Lunedì 19 alle 18:00 i bambini delle scuole materna e primaria presenteranno il progetto “Figuranti e scrittori in erba”, mentre mercoledì 21sarà la volta di Chissà se in Contrada si sa, lo storico quiz tra Contrade in tema di curiosità e cultura paliesca. Giovedì 22 si torna nel centro storico, precisamente al teatro degli Oscuri, con “Il notiziario del Castello”, iniziativa realizzata dagli alunni della scuola media inferiore dell’Istituto Scolastico G. Parini di Torrita. Venerdì 23 i Contradaioli si riuniranno per le cene propiziatorie, nel corso delle quali verranno ufficialmente presentati i fantini che saliranno a dorso di somaro la domenica successiva.

Sabato 24, alle 21:30, farà il suo ingresso in piazza il Palio, scortato dagli Sbandieratori e i Tamburini delle otto Contrade che alle 22:00 si sfideranno nella gara a coppie. A seguire, la riconsegna del premio Sfoggiato da parte della Contrada Cavone, la quale si è aggiudicata il premio per il miglio corteo storico nel 2017, e l’esibizione degli Sbandieratori e i Tamburini dei quattro Castelli di Torrita.

L’indomani, domenica 25, l’ingresso del corteo di ciascuna Contrada in piazza Matteotti, la benedizione delle Palme e quindi la Santa Messa, officiata da Don Roberto Malpelo nella Chiesa delle S.S. Flora e Lucilla. Al termine della funzione, il pubblico in piazza potrà assistere alle esibizioni di Sbandieratori e Tamburini con una migliore visuale grazie alle pedane introdotte su tre lati di Piazza Matteotti nella scorsa edizione. Dopo che l’intero corteo avrà sfilato per il centro storico, l’appuntamento sarà per tutti alle 15:30 al Gioco del Pallone dove alle 16:00 si correrà il Palio dei Somari.

In caso di pioggia, la Corsa sarà rinviata a lunedì 2 aprile, giorno di Pasquetta.

Riconfermato anche quest’anno il servizio navetta per il 17, 18, 24 e 25 marzo, giorni clou della manifestazione. Permetterà a torritesi, e non solo, di raggiungere il centro storico lasciando la propria auto nei tanti parcheggi punti di raccolta.

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Gli Etruschi di Città della Pieve

Dalla stretta collaborazione tra le Amministrazioni Comunali di Città della Pieve, Panicale, Paciano e Piegaro e Sistema Museo, gestore dei loro servizi turistici e museali, è nato “Terre del Perugino“….


Dalla stretta collaborazione tra le Amministrazioni Comunali di Città della Pieve, Panicale, Paciano e Piegaro e Sistema Museo, gestore dei loro servizi turistici e museali, è nato “Terre del Perugino“. Questo nuovo brand turistico è costituito dalla rete integrata dei musei e degli uffici turistici del territorio dei quattro comuni, decisi a proporsi al pubblico come un’area omogenea accomunata da aspetti ambientali, culturali, artistici e gastronomici affini.

Filo conduttore di questa nuova offerta è Pietro Vannucci, detto il Perugino, da cui il nome del brand, il più celebre figlio di Città della Pieve, che con la sua arte ha dato lustro e fama a questo lembo d’Umbria ed ha lasciato numerose opere in tutta la zona.

Novità importante di tutto il progetto è il portale www.terredelperugino.it, già online, dove il turista può consultare gli orari degli uffici turistici e dei musei, le loro tariffe, ma soprattutto acquistare i biglietti, le visite guidate, i laboratori e i pacchetti.


Circa due anni fa, in località San Donnino nel comune di Città della Pieve, in un modo felicemente inaspettato, è emersa dalla nebbia del tempo, dopo 2400 anni, una tomba a camera etrusca inviolata.
La scoperta ha suscitato davvero molto interesse, tanto da essere inserita dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum tra le 5 scoperte più importanti del 2015 a livello internazionale.
La tomba, di età ellenistica, è stata scavata in un mese e ha restituito tre urne cinerarie di marmo alabastrino con il coperchio decorato con defunto sdraiato a banchetto e due sarcofagi monumentali, uno in arenaria e uno in travertino, più il corredo.

L’Ufficio Turistico insieme all’Associazione Archeologia Pulfnas, costituita dalle archeologhe che hanno portato avanti lo scavo, ha ideato un itinerario archeologico proprio inerente a questa scoperta e alla storia più antica di Città della Pieve.

Itinerario Città della Pieve e gli Etruschi

Il tour ha una durata di un’ora e mezza ed ha la particolarità di essere guidato dalle archeologhe che hanno partecipato alla scoperta.

Prima tappa della visita è Palazzo della Corgna, dove ad attendere i visitatori si trova un bell’obelisco etrusco in arenaria del V secolo a.C. Questo reperto può essere considerato il più antico ritrovamento che si conosca effettuato a Città della Pieve, poiché fu rinvenuto in un non precisato luogo del territorio comunale tra il ‘500 e il ‘600. Di questo reperto si sa molto poco, forse era situato in un santuario o forse in una tomba monumentale, e proprio le poche notizie lo rendono assai misterioso.

La posizione di Palazzo della Corgna al centro della città, insieme alla Cattedrale, permette un approfondimento sulle origini del borgo, collocabili tra il VII e l’VIII secolo d.C.

Il tour poi prosegue al Museo Civico-Diocesano di Santa Maria dei Servi dove sono conservati i reperti etruschi della tomba di San Donnino. Situati nella cripta della chiesa in un bellissimo ambiente voltato con mattoni a vista, si trovano le spoglie mortali dei cinque esponenti della famiglia Pulfna, originaria di Chiusi. In un contesto davvero speciale, i visitatori sono guidati alla scoperta di questa scoperta dalla voce delle archeologhe, che sicuramente faranno venir voglia di vivere un’avventura come la loro anche a chi ascolta!

La didattica

Dedicato agli alunni delle scuole primarie è il laboratorio didattico Gli Etruschi di Laris Pulfnas, in cui, insieme alla visita ai reperti, i bambini scopriranno la lingua etrusca e si cimenteranno nella scrittura su una tavoletta di cera d’api, proprio come facevano gli antichi.

Per info e prenotazioni: Ufficio Turistico di Città della Pieve
Tel.0578 298840 – mail: info@cittadellapieve.org

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Palio dei Somari 2018: i fioretti delle contrade

Il Palio dei Somari è l’evento tradizionale che apre la stagione festiva della Valdichiana, e la nostra redazione non poteva mancare all’appuntamento: siamo andati a conoscere meglio le contrade in…

Il Palio dei Somari è l’evento tradizionale che apre la stagione festiva della Valdichiana, e la nostra redazione non poteva mancare all’appuntamento: siamo andati a conoscere meglio le contrade in cui è suddiviso il paese di Torrita di Siena, per scoprire tutte le emozioni dell’edizione 2018, che si è conclusa domenica 25 Marzo presso il piazzale del Gioco del Pallone.

Marta Parri e Niccolò Picchiarelli sono andati a raccogliere i fioretti dei contradaioli, chiedendo una promessa da realizzare in caso di vittoria della rispettiva contrada; a ogni fioretto è stata poi associata una parola dal dialetto chianino, per celebrare degnamente la tradizione del Palio dei Somari, che è ormai un elemento fondante della comunità torritese.

A vincere è stata la contrada di Porta a Gavina: il fioretto sarà stato realizzato? Buona visione!

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Valdichiana Shop: nasce il nostro negozio online

Con l’avvicinarsi del quinto compleanno de “La Valdichiana”, la costante evoluzione del nostro magazine non si ferma: nasce infatti Valdichiana Shop, il negozio online che offre a tutti i lettori…

Con l’avvicinarsi del quinto compleanno de “La Valdichiana”, la costante evoluzione del nostro magazine non si ferma: nasce infatti Valdichiana Shop, il negozio online che offre a tutti i lettori nuovi prodotti interessanti legati al nostro territorio.

Cosa troverete all’interno del negozio? Prima di tutto gli ebook, libri in formato digitale ottimizzati per l’esperienza di lettura da smartphone e tablet, che possono essere scaricati comodamente con pochi clic e letti nei momenti che preferite. Dentro Valdichiana Shop potete già trovare alcuni ebook dedicati a inchieste realizzate sul territorio dai nostri redattori oppure gli approfondimenti legati alle realtà teatrali, che coinvolgono sempre più persone e associazioni culturali.

Oltre ai prodotti digitali, all’interno del negozio saranno presenti libri e volumi cartacei, che dopo l’acquisto vi verranno spediti all’indirizzo indicato. Abbiamo cominciato in grande con il dizionario di dialetto chianino “Di qua dal fosso”, ma tanti altri libri legati alla cultura locale e alle tradizioni del territorio sono in arrivo.

La procedura di acquisto è semplice e può essere completata con pochi clic: si può pagare con carta di credito oppure con un account Paypal, come in ogni e-commerce (in caso di necessità, potete richiedere fattura fiscale). Se preferite, potete registrarvi durante la procedura, in modo da creare un account personale e rendere ancora più semplice e rapida la procedura per gli acquisti successivi. Attraverso la nostra newsletter, inoltre, potrete ricevere informazioni sulle nuove uscite e promozioni speciali.

In ottica di superamento del mercato pubblicitario basato sui banner, vogliamo rendere il nostro magazine fruibile dagli utenti senza distrazioni e inserzioni fastidiose, concentrandoci su ciò che realmente suscita il nostro (e il vostro) interesse. Soprattutto, vogliamo mantenere “La Valdichiana” libera e autonoma, capace di continuare a produrre contenuti di qualità e approfondimenti originali sul territorio.

Acquistare su Valdichiana Shop, quindi, è il modo migliore per sostenere le nostre attività. Presto il negozio si riempirà di altri libri cartacei e digitali dedicati al nostro territorio, continuate a seguirci!

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Intervista ai ROS: “Si avvicina il tour, siamo pronti a fare Rumore!”

I ROS sono un “power trio” composto da Camilla Giannelli alla voce e alla chitarra, Lorenzo Peruzzi alla batteria e Kevin Rossetti al basso. Una giovane band originaria della Valdichiana…

I ROS sono un “power trio” composto da Camilla Giannelli alla voce e alla chitarra, Lorenzo Peruzzi alla batteria e Kevin Rossetti al basso. Una giovane band originaria della Valdichiana che alla fine dello scorso anno ha partecipato all’undicesima edizione di X Factor, il talent show musicale di Sky (qui potete ripercorrere la loro esperienza all’interno dello show). Dopo questa importante esperienza, che ha garantito loro visibilità e maturazione artistica, i ROS sono pronti a partire per il loro primo tour nazionale con una serie di tappe a partire dal mese di Aprile che comprendono Treviso, Firenze, Parma, Teramo e Roma.

Mentre fervono i preparativi per il tour, i tre ragazzi ci hanno concesso un’intervista per conoscere meglio le loro aspettative e avere un’anteprima delle prospettive musicali che riserverà loro il futuro.

“Ciao ragazzi, parliamo subito dell’esperienza di X Factor. Quanto vi ha fatto crescere quest’esperienza?”

Camilla: “X Factor è stata un’esperienza prima di tutto formativa, abbiamo avuto la fortuna di lavorare con personaggi come Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo, oltre a grandissimi vocal coach; questa è la cosa che più ci è rimasta, e ci sta aiutando tuttora dal punto di vista artistico. Manuel ci sta aiutando molto, lavoreremo ancora con lui ed è una opportunità che ci fa grandissimo onore. La formazione che abbiamo ricevuto a X Factor è stata molto importante, abbiamo suonato tantissimo e imparato ancora di più, ci siamo messi continuamente alla prova.”

“Manuel Agnelli è stato il vostro giudice a X Factor e continua a sostenervi, ma c’è stato un giudice che vi ha penalizzato? E tra i giudici delle passate edizioni, c’è stato qualcuno con cui avreste voluto lavorare?” 

Kevin: “Mara Maionchi ci ha penalizzati più di tutti… sicuramente ha i suoi gusti e le sue idee musicali, e un progetto come il nostro è un po’ più particolare. Sui giudici del passato non saprei, non ho mai visto X Factor quindi non ne ho la più pallida idea!”

Lorenzo: “Del passato direi Skin, ma anche Morgan sarebbe stato molto interessante… comunque siamo capitati in squadra con Manuel, e direi che meglio di così non poteva andarci!”

“Tuffiamoci nel passato, parlando delle vostre prime esperienze. Che ricordi avete del periodo in cui frequentavate le scuole superiori e in cui vi stavate avvicinando al mondo della musica?”

Camilla: “Della mia esperienza al liceo linguistico di Montepulciano mi ricordo tante cose. In quegli anni ho conosciuto Kevin, abbiamo cominciato a suonare insieme e ci siamo impegnati in tanti progetti. Di solito ci trovavamo all’autostazione, dopo le lezioni, e andavamo a suonare.”

Kevin: “Ricordo di aver passato ben sei anni a Montepulciano, prima frequentavo il liceo scientifico, ma suonavo troppo e sono bocciato. Insomma, la musica mi ha portato a cambiare scuola, sono passato ad economia e adesso mi sto laureando in scienze bancarie. Magari un giorno amministrerò le finanze dei ROS!”

“Come si è formato il vostro gruppo?”

Lorenzo: “In realtà hanno iniziato loro, io vivevo a Foiano… stavo cercando un progetto musicale in cui potermi impegnare seriamente e un giorno mi arriva un messaggio su Facebook da parte di una ragazza che stava cercava un batterista… che però ci teneva a specificare, si trattava di un progetto serio, voleva fare musica sul serio!”

Camilla: “Io e Kevin venivamo da varie esperienze musicali, anche a scuola, però abbiamo deciso di partire sul serio, lavorando al massimo su un solo progetto. Ci è balenata in testa l’idea di formare un power trio, ci mancava solo il batterista, abbiamo iniziato a fare provini a un po’ di persone finché non abbiamo trovato Lorenzo. Con lui è andata subito alla grande, cercavamo un batterista con uno stile molto forte dal punto di vista artistico e ci è piaciuto subito. Questo è successo tre anni fa. Abbiamo iniziato subito a lavorare su pezzi inediti, a cercare festival, lavorando tantissime ore al giorno, siamo cresciuti sempre di più, suonando in continuazione. Abbiamo fatto tanta gavetta, abbiamo suonato ovunque, anche in locali piccolissimi in cui ci chiedevano di abbassare il volume della batteria, che è piuttosto difficile!”

“A quei tempi il nome del vostro gruppo era l’acronimo di Revenge On Stage: siete ancora in quella fase, avete superato la voglia di vendicarvi?”

Camilla: “È vero, inizialmente ROS stava per Revenge On Stage, la vendetta sul palco. Abbiamo però iniziato da subito con la musica italiana e ci siamo staccati dall’idea di acronimo, ci siamo basati più sul colore, su questo nome diretto e d’impatto. In effetti la nostra è stata un po’ una vendetta sul palco, un riscatto contro chi non ci credeva… è stato un bel riscatto, finalmente arrivano le prime grandi conquiste!”

“Una delle grandi conquiste è il tour in arrivo: che prospettive avete, che emozioni state provando?”

Camilla: “Finalmente è arrivato il Rumore in Tour! Siamo felicissimi, il nostro obiettivo è sempre stato quello di suonare, calcare più palchi possibili e spaccare tutto davanti al pubblico!”

“Come sono cambiate le vostre influenze musicali e i vostri ascolti?”

Camilla: “I nostri ascolti hanno avuto un percorso molto interessante. Io sono partita dai Foo Fighters e dal rock moderno, Kevin viene dal metal classico, ovvero Metallica e Iron Maiden. Lorenzo ci ha fatto amare i cantautori italiani, perché quando l’abbiamo incontrato noi eravamo ancora un pochino scettici, ma pian piano i nostri ascolti si sono evoluti insieme. X Factor, paradossalmente, ci ha incattiviti! Avevamo paura che il nostro sound ne risultasse alleggerito, e invece no, siamo arrivati alla sesta puntata a portare i Rage Aganist the Machine in prima serata italiana. È stata un’esperienza che ci ha fatto scoprire molte cose, anche grazie all’aiuto di Manuel e delle sue proposte. Pensiamo ai The Kills, alla musica italiana come gli Afterhours e i Verdena… c’è stata una grandissima evoluzione dei nostri ascolti e ne siamo felici, siamo sempre pronti a scoprire nuova musica e a farci influenzare.”

“L’attuale industria discografica sembra preferire i brani digitali, gli ascolti su Spotify e il consumo usa e getta. In passato si lavorava per mesi alla produzione di un disco fisico, era necessario un grande lavoro prima di una pubblicazione. Come vivete questa situazione?”

Camilla: “Purtroppo o per fortuna, adesso il commercio musicale gira attorno al web, però ci sono i pro e i contro. Si sta perdendo l’importanza della stampa del disco fisico che è una cosa bellissima per un musicista, però allo stesso tempo si ha la possibilità di emergere e di farsi sentire anche dal nulla, si può arrivare a un sacco di persone in più e dare spazio a progetti musicali che non avrebbero potuto emergere. Per noi rimane comunque importantissimo il contatto diretto con il pubblico, salire sul palco e vendere i dischi fisici dopo il tour.”

“Come e dove vi vedete tra dieci anni?”

Lorenzo: “Tra dieci anni mi vedo su un palco a suonare.”

Camilla: “Tra dieci anni mi vedo sul palco del Wembley Stadium.”

Kevin: “Tra dieci anni mi vedo anche io sul palco… speriamo di essere sullo stesso!”

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Alla scoperta delle Terre del Perugino – Città della Pieve

Dalla stretta collaborazione tra le Amminstrazioni Comunali di Città della Pieve, Panicale, Paciano e Piegaro e Sistema Museo, gestore dei loro servizi turistici e museali, è nato “Terre del Perugino”. Questo nuovo brand turistico è costituito dalla rete integrata dei musei e degli uffici turistici del territorio dei quattro comuni, decisi a proporsi al pubblico come un’area omogenea accomunata da aspetti ambientali, culturali, artistici e gastronomici affini. Filo conduttore di questa nuova offerta è Pietro Vannucci, detto il Perugino, da cui il nome del brand, il più celebre figlio di Città della Pieve, che con la sua arte ha dato lustro e fama a questo lembo d’Umbria ed ha lasciato numerose opere in tutta la zona.


Dalla stretta collaborazione tra le Amminstrazioni Comunali di Città della Pieve, Panicale, Paciano e Piegaro e Sistema Museo, gestore dei loro servizi turistici e museali, è nato “Terre del Perugino“. Questo nuovo brand turistico è costituito dalla rete integrata dei musei e degli uffici turistici del territorio dei quattro comuni, decisi a proporsi al pubblico come un’area omogenea accomunata da aspetti ambientali, culturali, artistici e gastronomici affini.

Filo conduttore di questa nuova offerta è Pietro Vannucci, detto il Perugino, da cui il nome del brand, il più celebre figlio di Città della Pieve, che con la sua arte ha dato lustro e fama a questo lembo d’Umbria ed ha lasciato numerose opere in tutta la zona.

Novità importante di tutto il progetto è il portale www.terredelperugino.it, già online, dove il turista può consultare gli orari degli uffici turistici e dei musei, le loro tariffe, ma soprattutto acquistare i biglietti, le visite guidate, i laboratori e i pacchetti.


L’Ufficio Turistico di Città della Pieve, potendo usufruire dell’ampio patrimonio culturale della sua città che va dall’archeologia all’arte rinascimentale, ha ideato alcuni percorsi di visita e offerte didattiche che permettono di scoprire la città e le sue bellezze.

Il Perugino

I percorsi più richiesti sono quelli tematici sul Perugino, il più celebre dei figli della città, e sulla storia rinascimentale del borgo

Il Perugino, al secolo Pietro Vannucci, nacque a Città della Pieve, detta allora Castel della Pieve, alla metà del ‘400 e fu uno dei più grandi maestri del Rinascimento italiano. Nella sua città natale il pittore ha lasciato numerose opere che proprio con questi itinerari sarà possibile ammirare.

Itinerario “Città della Pieve nel Rinascimento

Questo breve tour, della durata di circa un’ora e mezza, è incentrato sull’opera di maggior rilievo lasciata dal Perugino nella sua città, l’Adorazione dei Magi, dipinta nel 1504 nell’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi. La bellezza delle forme, la ricchezza dei dettagli, i colori ancora vividi dopo oltre 500 anni e il vasto panorama ispirato al Lago Trasimeno, che insieme alla Sacra Famiglia è il protagonista dell’affresco, fanno si che questo sia considerato uno dei capolavori dell’artista e più in generale del Rinascimento. Non mancano anche spaccati della vita del Perugino e le difficoltà della vita da artista, che emergono dalle simpatiche, per noi ovviamente, lettere che il pittore scambiò con la Confraternita dei Bianchi. Queste, oggi esposte in copia all’Oratorio e scritte in un italiano cinquecentesco, mostrano un Perugino impegnato nell’ardua contrattazione per il compenso: lui avrebbe voluto 200 fiorini ma si dovette accontentare di 75 e di un asino che lo aiutasse a portare i colori da Perugia a Città della Pieve.

Itinerario “Città della Pieve, Città d’arte e storia

Come una passeggiata nella storia della durata di circa due ore, questo tour accompagna i visitatori alla scoperta di tutta la produzione pievese del Perugino, della storia del borgo e dell’arte rinascimentale e manierista.

Dopo la tappa all’Adorazione dei Magi, è prevista una visita all’affresco Deposizione dalla Croce conservato nel Museo Civico-Diocesano di Santa Maria dei Servi. Questo è l’unica testimonianza di un ciclo di affreschi narranti gli ultimi momenti della vita del Cristo e andati perduti agli inizi del ‘700. L’opera, sebbene mutila e meno particolareggiata dell’altra, suscita grande interesse poichè ricca di elementi criptici e personaggi ancora da svelare, come se il Perugino ormai anziano avesse voluto lasciare un messaggio ai posteri.

La chiesa stessa può essere considerata uno vero e proprio scrigno. Con il suo interno di epoca barocca di color bianco candido rifinito in oro, la grande struttura architettonica racchiude in sè altre due chiese: la rinascimentale e la gotica, ed ogni fase è leggibile nelle sue pareti. Nella cripta, invece, insieme a tele manieriste del XVI e XVII secolo, sono conservati i reperti etruschi di una tomba ellenistica rinvenuta nel 2015 in loc. San Donnino, che non fanno parte di questo itinerario  e di cui parleremo in un articolo a parte.

Tappa successiva del tour è la Cattedrale, cuore della città, dove sono conservate due pale d’altare del Perugino, Battesimo di Cristo e Madonna in gloria e Santi, ed opere di pittori manieristi tra i quali spicca lo Sposalizio della Vergine di Antonio Circignani, figlio di Niccolò detto Il Pomarancio. La stessa Cattedrale ha la sua storia da raccontare, poichè questo è lo stesso luogo in cui fu eretta la prima pieve intorno al VII sec. d.C. e che costituì il centro dell’antico villaggio di Città della Pieve. Il suo aspetto esteriore, infatti, mostra la sua lunga storia, dai conci di arenaria tipici del romanico-gotico ai mattoncini del campanile della metà del ‘700. Il suo interno, invece è di gusto prettamente barocco, con stucchi e falsi marmi dipinti.

Ultima tappa di questo tour storico-artistico è Palazzo della Corgna, residenza del Marchese Ascanio della Corgna, nipote di Papa Giulio III e governatore di Città della Pieve nella seconda metà del ‘500. Il palazzo è il più bell’esempio di architettura rinascimentale della città ed è opera dell’architetto Galeazzo Alessi, che si ispirò a Palazzo Farnese di Roma. I suoi interni sono finemente decorati da grottesche, tra le quali spicca, nella sala al pian terreno, l’affresco Muse a concerto di Niccolò Circignani detto il Pomarancio, e nella sala grande del primo piano il Convito degli Dei e gli Amori degli Dei di Salvio Savini, entrambi esponenti di spicco della pittura manierista. Durante la visita si potrà scoprire anche la vita avventurosa del padrone di casa, Ascianio, orbo da un occhio, che fu condottiero e spadaccino ma anche uomo dedito a duelli, che fu più volte imprigionato dai Papi di turno per alto tradimento, omicidio e altri delitti, insomma, un personaggio contraddittorio e tutto da conoscere!

Al termine di entrambi i tour è prevista una degustazione gratuita di zafferano, prodotto d’eccellenza del territorio di Città della Pieve, già salvaguardato e tutelato negli statuti cinquecenteschi della città, nonché oggetto di una vera a propria mostra mercato volta alla sua valorizzazione che si svolge ogni anno nel mese di ottobre.

La didattica

Dedicato agli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado, è il laboratorio didattico Giocando con il Perugino… scopriamo l’affresco, in cui, dopo una visita guidata all’affresco Adorazione dei Magi, i bambini potranno trasformarsi in piccoli aiutanti di bottega e imparare a dipingere un’affresco.

Per info e prenotazioni: Ufficio Turistico di Città della Pieve
Tel.0578 298840 – mail: info@cittadellapieve.org

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Carnevale di Foiano 2018 – Intervista a Francesco Capecchi, presidente del Cantiere Bombolo

Servizio a cura di Tomas Nomade Ancora poco più di una settimana e la 479esima edizione del Carnevale di Foiano avrà il suo vincitore e finalmente sapremo chi tra i…

Servizio a cura di Tomas Nomade


Ancora poco più di una settimana e la 479esima edizione del Carnevale di Foiano avrà il suo vincitore e finalmente sapremo chi tra i cantieri Azzurri, Bombolo, Nottambuli e Rustici si aggiudicherà il primo premio. Quest’anno il cantiere degli Azzurri ha portato in piazza “Fuori dall’incubo”, un carro che racconta come i social network abbiano cambiato radicalmente il nostro modo di vivere. Una comodità sì, recita il carro, ma attenzione a non isolarsi e divenire “burattini” di questo fenomeno perdendo in personalità. Il cantiere di Bombolo realizza “Leoni e pecore” ripercorrendo la storia dell’ultimo viaggio dell’esercito del “Leone Nero” che si ritrovò con l’esercito di leoni trasformati in pecore. I Nottambuli presentano “Vinti dalla Fortuna”, volendo puntare i riflettori sul gioco vissuto oggi come una necessità e non come un divertimento fine a se stesso, un male sociale che non sta trovando soluzioni. Il cantiere dei Rustici arriva con “Non sarà l’ultimo ballo, questo apoca-twist”. I Cavalieri dell’Apocalisse sono in viaggio verso la terra, convinti che sia la fine del mondo che visto dall’alto sembra allo sfacelo.

Non sono tante le informazioni che conosciamo a proposito dell’origine e delle vicende storiche vissute nell’arco dei decenni dai quattro cantieri appartenenti all’epoca più moderna di un Carnevale tanto celebre quanto antico come quello di Foiano della Chiana. Dopo aver già parlato dei cantieri Rustici, Nottambuli e Azzurri, la nostra redazione ha incontrato il presidente del Cantiere Bombolo Francesco Capecchi:

Quali sono le informazioni che sappiamo sulle vicende di fondazione del cantiere? E perchè si decise di assegnargli proprio questo nome, questi colori e questo simbolo?

Bombolo è stato fondato nel 1934 e porta questo nome perchè il primo carro che è stato fatto era un Bombolo, ovvero un uomo grande e c’è anche una canzone che dice: <<Era alto così, era grosso così, lo chiamavan Bombolo>>. I colori sono stati dati dal corpetto che aveva che era bianco e rosso e da lì è nata la storia di Bombolo, il quale porta sempre con orgoglio e si vanta del fatto di essere la tribù di Foiano, cioè il cantiere con più tesserati. Inoltre ha 13 vittorie, purtroppo poche, non tante, però ha avuto anche molte gioie e ora sta viaggiando in una situazione stabile, alla ricerca della vittoria che manca da otto anni: speriamo prima o poi di riuscire ad arrivare a questa vittoria”.

In che modo, all’epoca, il cantiere riusciva a gestire il lavoro di realizzazione di un carro allegorico? Le modalità sono cambiate in tempi più moderni?

“In passato i carri venivano fatti in dei garage, successivamente gli ultimi carri sono stati fatti nei vecchi cantieri e sono stati portati nei nuovi cantieri, dove siamo venuti nel gennaio del 1990, una settimana prima dell’uscita”.

In passato, quali tematiche e quali personaggi venivano rappresentati con più frequenza da questo cantiere nelle proprie opere d’arte fatte di cartapesta? Tutto ciò, che tipo di evoluzione ha subito nel corso dei decenni?

I temi dei carri sono più o meno sempre quelli, simili tra i quattro cantieri, cioè ci concentriamo tutti su un certo aspetto da rappresentare”.

Quando è stato il momento di maggiori difficoltà nel competere ad alti livelli che il cantiere ha vissuto nell’arco della sua storia? Quando invece ha raggiunto il momento migliore ed ha ottenuto i suoi più grandi successi?

Per noi il miglior momento sono stati i primi anni ’90, poi siamo stati un po’ discontinui, non siamo un cantiere che vince spesso. Tuttavia gli anni peggiori sono stati gli anni in cui abbiamo perso fisicamente delle persone a cui tenevamo dentro al cantiere: quelli sono stati veramente anni brutti, dove perdi amici, giovani, purtroppo siamo stati un cantiere un po’ sfortunato riguardo a questa cosa. Poi, a livello di Carnevale il bello e il brutto non c’è, puoi vincere o puoi perdere però alla fine è sempre Carnevale, cioè quando non ci sono le disgrazie bisogna sempre arrivare a fine Carnevale. Comunque gli anni più belli sono stati gli anni ’90 – certamente ogni vittoria ha la sua bellezza – però, da parte del nostro cantiere, il 1990 è stato l’anno più bello per quelli che al momento erano nel cantiere, perchè erano tanti anni che non vincevamo ed era una vittoria che tutti aspettavano: per noi è stata la vittoria più bella in assoluto”.

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Carnevale di Foiano 2018 – Intervista a Massimo Ciccarelli, presidente del Cantiere Azzurri

Sevizio a cura di Tomas Nomade La 479esima edizione del Carnevale più antico d’Italia entra nel vivo: mascherete, sfilate, cene nei cantieri e tanto divertimento fanno da contorno alla gara…

Sevizio a cura di Tomas Nomade


La 479esima edizione del Carnevale più antico d’Italia entra nel vivo: mascherete, sfilate, cene nei cantieri e tanto divertimento fanno da contorno alla gara tra i carri realizzati dai quattro cantieri di Foiano della Chiana.  Il cantiere degli Azzurri ha portato in piazza “Fuori dall’incubo”, un carro che racconta come i social network abbiano cambiato radicalmente il nostro modo di vivere. Una comodità sì, recita il carro, ma attenzione a non isolarsi e divenire “burattini” di questo fenomeno perdendo in personalità. Il cantiere di Bombolo realizza “Leoni e pecore” ripercorrendo la storia dell’ultimo viaggio dell’esercito del “Leone Nero” che si ritrovò con l’esercito di leoni trasformati in pecore. I Nottambuli presentano “Vinti dalla Fortuna”, volendo puntare i riflettori sul gioco vissuto oggi come una necessità e non come un divertimento fine a se stesso, un male sociale che non sta trovando soluzioni. Il cantiere dei Rustici arriva con “Non sarà l’ultimo ballo, questo apoca-twist”. I Cavalieri dell’Apocalisse sono in viaggio verso la terra, convinti che sia la fine del mondo che visto dall’alto sembra allo sfacelo.

Non sono tante le informazioni che conosciamo a proposito dell’origine e delle vicende storiche vissute nell’arco dei decenni dai quattro cantieri appartenenti all’epoca più moderna del Carnevale di Foiano della Chiana. I protagonisti della goliardica competizione sono ovviamente i carri allegorici costruiti appunto dai cantieri dei quali abbiamo intervistato gli attuali presidenti, proprio per ottenere ulteriori informazioni su questo e su tanti altri temi. Dopo avervi fatto conoscere la storia dei cantieri Rustici e Nottambuli, la nostra redazione ha incontrato il presidente del Cantiere Azzurri Massimo Ciccarelli.

Quali sono le informazioni che sappiamo sulle vicende di fondazione del cantiere? E perchè si decise di assegnargli proprio questo nome, questi colori e questo simbolo?

“Il Cantiere Azzurri è stato fondato nel 1933 e il suo nome deriva proprio dal colore della bandiera che era azzurra, anche perchè a quei tempi non esistevano molte tinte ed è rimasto così da allora. Il primo carro che fu costruito è stato ‘Lo Scarpino’. La nostra storia conta 13 Coppe e parecchi secondi posti, una storia bella attiva e piena di tutto, sia di gioie che di dolori”.

In che modo, all’epoca, il cantiere riusciva a gestire il lavoro di realizzazione di un carro allegorico? Le modalità sono cambiate in tempi più moderni?

“Da allora le tecniche sono cambiate enormemente: una volta si parlava di telai in legno, filo di ferro, non esisteva il cartongesso o la creta, materiali che sono stati introdotti dagli anni ’80, prima era tutto molto più artigianale. Per quanto riguarda l’organizzazione, ognuno lavoravava nel proprio ramo di competenza, c’erano più falegnami perchè a quei tempi anche il ferro non si recuperava facilmente. I primi carri non venivano fatti nemmeno nei cantieri ma nelle capanne o nei garage della gente, poi ci furono i vecchi cantieri e successivamente, dal 1990 il Comune ci ha dotato di questi capannoni e da allora siamo sempre rimasti qui”.

In passato, quali tematiche e quali personaggi venivano rappresentati con più frequenza da questo cantiere nelle proprie opere d’arte fatte di cartapesta? Tutto ciò, che tipo di evoluzione ha subito nel corso dei decenni?

“Il mio cantiere, come poi tutti e quattro più o meno nella loro storia, ha sempre trattato delle tematiche che vanno dal sociale all’amore o alla polemica, sono stati affrontati un po’ tutti i temi anche riguardo la natura e il bene e il male. I carri danno modo di spaziare in qualsiasi genere, magari ci sono dei periodi in cui un po’ tutti ci indirizziamo su qualcosa in particolare ma spesso andiamo ad ondate: siamo poco differenziati da quel punto di vista”.

Quando è stato il momento di maggiori difficoltà nel competere ad alti livelli che il cantiere ha vissuto nell’arco della sua storia? Quando invece ha raggiunto il momento migliore ed ha ottenuto i suoi più grandi successi?

“Il livello economico non è mai stato alto poiché queste sono associazioni che in definitiva vivono su sé stesse, basate esclusivamente sul volontariato e utilizzando solo materiale recuperato; nonostante ci sia un grande impegno del Comitato bisogna comunque recepire dei fondi anche all’esterno, tramite sponsorizzazioni, donazioni, tesseramenti e amicizie, cercando di arrangiarsi il più possibile. Il momento più brutto di questo cantiere è stato nel 1996 quando bruciò: quello fu un dramma per molti di noi e da allora qualcuno non è mai più rientrato in cantiere. Da allora ha subito una rifondazione e c’è stata una crescita costante arrivata fino ai giorni nostri che, negli ultimi anni, ci ha portato ad essere abbastanza competitivi: abbiamo vinto per due volte consecutive e attualmente siamo arrivati secondi per tre anni e stiamo provando ad arrivare primi. Tutto sommato il momento non è male in questi anni, l’ambiente è sereno e il gruppo è solido e stabile. Sicuramente abbiamo avuto momenti peggiori”.

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Carnevale di Foiano 2018 – Intervista a Paolo Vespi, presidente del Cantiere Nottambuli

– Servizio a cura di Tomas Nomade – Mentre a Foiano della Chiana è in pieno svolgimento la 479esima edizione del Carnevale più antico d’Italia, la nostra redazione prosegue con…

– Servizio a cura di Tomas Nomade –


Mentre a Foiano della Chiana è in pieno svolgimento la 479esima edizione del Carnevale più antico d’Italia, la nostra redazione prosegue con le interviste ai presidenti dei quattro cantieri foianesi che ogni anno danno vita a vere e proprie opere in cartapesta, ognuna delle quali si presenta con uno specifico messaggio. Il cantiere degli Azzurri quest’anno hanno portato in piazza “Fuori dall’incubo”, un carro che racconta come i social network abbiano cambiato radicalmente il nostro modo di vivere. Una comodità sì, recita il carro, ma attenzione a non isolarsi e divenire “burattini” di questo fenomeno perdendo in personalità. Il cantiere di Bombolo realizza “Leoni e pecore” ripercorrendo la storia dell’ultimo viaggio dell’esercito del “Leone Nero” che si ritrovò con l’esercito di leoni trasformati in pecore. I Nottambuli presentano “Vinti dalla Fortuna”, volendo puntare i riflettori sul gioco vissuto oggi come una necessità e non come un divertimento fine a se stesso, un male sociale che non sta trovando soluzioni. Il cantiere dei Rustici arriva con “Non sarà l’ultimo ballo, questo apoca-twist”. I Cavalieri dell’Apocalisse sono in viaggio verso la terra, convinti che sia la fine del mondo che visto dall’alto sembra allo sfacelo.

Non sono tante le informazioni che conosciamo a proposito dell’origine e delle vicende storiche vissute nell’arco dei decenni dai quattro cantieri appartenenti all’epoca più moderna di un Carnevale tanto celebre quanto antico come quello di Foiano della Chiana. I protagonisti della goliardica competizione sono ovviamente i carri allegorici costruiti appunto dai cantieri dei quali abbiamo intervistato gli attuali presidenti, proprio per ottenere ulteriori informazioni su questo e su tanti altri temi.  Dopo l’intervista al presidente del Cantiere dei Rustici, oggi incontriamo il presidente del Cantiere Nottambuli Paolo Vespi che ha risposto così alle nostre domande:

Quali sono le informazioni che sappiamo sulle vicende di fondazione del cantiere? E perchè si decise di assegnargli proprio questo nome, questi colori e questo simbolo?

“Dopo la costruzione di piccoli carri, con il nome di ‘Cuccioli’ e ‘Vitelloni’, nasce nel 1961 il Cantiere dei Nottambuli. Per i Nottambuli il cantiere è gioco di squadra, passione, amore, immaginazione, entusiasmo, fantasia, colore, allegria, scherzo, burla, sberleffo, gioie, lacrime e arrabbiature e per finire fatica e lavoro! Ognuno, nel suo piccolo, forte o debole che sia, è fondamentale per la realizzazione del carro. I colori sociali sono il nero e il giallo e simboleggiano la notte e l’alba, accompagnati dall’emblema del pipistrello”.

In che modo, all’epoca, il cantiere riusciva a gestire il lavoro di realizzazione di un carro allegorico? Le modalità sono cambiate in tempi più moderni?

“All’epoca i lavori venivano gestiti in modo hobbistico con ritrovo nei ‘vecchi’ cantieri le sere dopo cena, fase in cui i cantieristi si trovavano decidendo sera per sera cosa costruire senza un progetto ben definito, poi prima negli anni ottanta e ancor di più ad inizio anni novanta si cominciò ad avere un progetto già a settembre prima dell’inizio della costruzione e ancor di più oggi il progetto viene studiato nei minimi particolari già in estate e quando si parte con i lavori ognuno sa cosa deve fare per portare a compimento l’opera scelta dal cantiere”.

In passato, quali tematiche e quali personaggi venivano rappresentati con più frequenza da questo cantiere nelle proprie opere d’arte fatte di cartapesta? Tutto ciò, che tipo di evoluzione ha subito nel corso dei decenni?

“Il Cantiere dei Nottambuli ha avuto come importante tradizione la rappresentazione di carri sul tema ‘Chianino’ negli anni ottanta per poi spostarsi su satira politica negli anni novanta, fino ad essere i primi all’inizio degli anni duemila a far crescere a livello artistico il Carnevale di Foiano realizzando delle vere e proprie opere d’arte alle quali gli altri cantieri non sono mai riusciti ad avvicinarsi”.

Quando è stato il momento di maggiori difficoltà nel competere ad alti livelli che il cantiere ha vissuto nell’arco della sua storia? Quando invece ha raggiunto il momento migliore ed ha ottenuto i suoi più grandi successi?

 “Il periodo più difficile per i Nottambuli è stato a fine anni ottanta quando fu vietata per regolamento la realizzazione dei carri sul tema ‘Chianino’ altrimenti gli altri cantieri non riuscivano a competere e questo portò ad un periodo in cui il cantiere si rinnovò fino poi negli anni novanta a realizzare carri allegorici sulla satira politica e sociale che portarono a grandi soddisfazioni con vittorie nel 1993, 1997 e 2001. Negli anni 2003, 2004 e 2005 il cantiere arrivò a vincere per tre anni consecutivi fino a realizzare il record dei punti in una sola manifestazione, ovvero 25 nel 2010. Per finire, lo scorso anno i Nottambuli sono tornati alla vittoria con una rappresentazione goliardica delle problematiche sociali di tutti i giorni e sicuramente è stato l’inizio di un nuovo importante ciclo”.

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