La Valdichiana

La Valdichiana

Storie dal Territorio della Valdichiana

Autore: Anita Goti

L’improvvisazione teatrale di Voci e Progetti tra gli eventi dell’estate di Chianciano Terme

Era il 1994 e a Chianciano Terme, per contribuire ad animare la vita culturale del posto, un gruppo di giovani fondava l’associazione “Voci e Progetti“, attraverso la quale poter organizzare…

Era il 1994 e a Chianciano Terme, per contribuire ad animare la vita culturale del posto, un gruppo di giovani fondava l’associazione “Voci e Progetti“, attraverso la quale poter organizzare cineforum, incontri, concerti e proporre performance di recitazione.

25 anni dopo, quell’associazione è divenuta una compagnia di teatro di improvvisazione e alcuni di quei ragazzi, adesso attori professionisti, tornano nel luogo da dove sono partiti per offrire un programma di quattro spettacoli. Gli appuntamenti con il teatro di improvvisazione previsti per questa estate a Chianciano saranno infatti una serie di eventi tutti diversi tra loro, per i temi che andranno ad affrontare, come ha annunciato Renato Preziuso, presidente di Voci e Progetti:

«Le quattro date attraverso cui si articolerà il calendario sono: il 13 giugno, con “Bistrot, una performance di storie che prenderanno vita dalle parole suggerite dal pubblico, il 16 luglio, con “Jazz”, al quale prenderà parte Omar Argentino Galvan, improvvisatore di fama internazionale, il 4 agosto, con “I Cant”, che oltre a quelle recitate prevede l’inserimento di parti cantate e il 6 settembre, quando lo spettacolo, intitolato “Prowalk”, si snoderà lungo i negozi del centro di Chianciano e le battute saranno ispirate da ciascuno di essi. Siamo lieti di portare il nostro teatro nel paese dove Voci e Progetti è nata, insieme alle nostre carriere, soprattutto adesso che il lavoro ci porta a stare molto a Perugia, dove si trova l’altra sede dell’associazione. 

Di volta in volta, dalle tre alle nove persone si troveranno al centro della scena per affrontare un copione che nascerà sul momento, senza il supporto di una trama predefinita o alcuna scenografia».

Quella che poi è l’essenza del teatro di improvvisazione.

«E che lo differenza rispetto al teatro di testo, dove invece si ha a disposizione una sceneggiatura già scritta. Tra i due generi vige un rapporto di complementarietà: non c’è tanta differenza per quanto riguarda lo stile di recitazione, ma nel teatro di improvvisazione si è soliti dare più rilevanza al modo in cui si dicono le cose, che al loro contenuto. In altre parole, se il teatro di testo è un brano di musica classica, l’improvvisazione è un pezzo jazz. Questo rende imprevedibile e irripetibile ogni performance, legata nel suo divenire alla situazione in cui si svolge, alle persone che recitano, a ciò che le ispira in quel momento.

Poi ci sono anche tanti punti in comune con il teatro di testo, come lo studio della presenza sul palco o dell’impostazione della voce, tutti aspetti che vengono insegnati agli allievi della scuola di Voci e Progetti».

Oltre a portare in giro spettacoli di improvvisazione, Voci e Progetti è infatti anche scuola nazionale di recitazione.

«I corsi sono rivolti ad adulti e bambini, la scuola si struttura in piani di otto mesi per tre anni, al termine dei quali se ne può aggiungere uno di perfezionamento. In genere, ogni lezione prevede esercizi di riscaldamento e interazione con gli altri attori. Si impara a sviluppare un’attitudine all’ascolto e alla gestione delle emozioni, a produrre testi, ad approfondire tecniche teatrali e format di improvvisazione».

Elementi che, una volta appresi, possono essere utilizzati non solo sulla scena.

«Il teatro, in particolar modo quello di improvvisazione, pone le sue tecniche a servizio anche di altri contesti, come per esempio le aziende e la pubblica amministrazione. È una cultura già diffusa da molti anni all’estero, mentre in Italia, e soprattutto nelle regioni del Nord, ha preso piede solo nell’ultimo decennio. Le competenze più richieste sono la capacità di ascolto e la disposizione al cambiamento, necessarie alla vita di un’impresa soprattutto nei processi di team building e di gestione di eventuali crisi. Tanto lavoro viene fatto sulla comunicazione efficace e sul public speaking, e ciò può richiedere talvolta il supporto di psicologi come coach».

Il teatro di improvvisazione è dunque un mondo che non si limita allo spazio della performance artistica, ma contribuisce alla creazione dell’ambiente in cui si svolge la vita delle persone.

«L’improvvisazione può essere un mezzo attraverso cui avvicinarsi alla recitazione, dopodiché un attore può anche intraprendere altri generi. Fondamentale è l’occasione di apprendere le tecniche teatrali che offre, con le quali gli attori diventano registi di se stessi nel corso della performance».

Nessun commento su L’improvvisazione teatrale di Voci e Progetti tra gli eventi dell’estate di Chianciano Terme

Premio cantiniere dell’anno: a Montepulciano si esalta l’anima della cantina

Quella del cantiniere è una figura che a Montepulciano, e nei luoghi dove la produzione del vino costituisce una parte integrante della loro identità, non rappresenta solo una professione ma…

Quella del cantiniere è una figura che a Montepulciano, e nei luoghi dove la produzione del vino costituisce una parte integrante della loro identità, non rappresenta solo una professione ma si intride di valore sociale. Alchimisti della cantina, i cantinieri ottengono dalla fermentazione del mosto un oro che non brilla della luce del sole, ma riflette nel bicchiere l’ultimo atto di un procedimento antico, fatto di tecniche affinate con l’esperienza e tramandate attraverso le generazioni.

E proprio per valorizzare questa maestranza, da 18 edizioni a Montepulciano viene assegnato un premio al miglior cantiniere dell’anno. Si tratta di un riconoscimento istituito dal Consorzio del Vino Nobile, tradizionalmente conferito nel contesto della Fiera dell’Agricoltura, che da quasi quarant’anni, si svolge in località Tre Berte. Al fine di dare risalto al modo in cui il settore enologico contribuisce alla tradizione rurale del territorio, come prima iniziativa gli organizzatori della Fiera nel 2001 prepararono una serie di convegni a tema. Sulla scia di questo proposito, l’anno seguente fu istituito il premio: un riconoscimento di cui potessero fregiarsi gli operatori nel campo della viticoltura. In particolare i cantinieri, coloro che presiedono alle varie fasi della vinificazione e vedono nascere ogni anno uno dei prodotti che rende illustre questo territorio in tutto il mondo.

La giuria, composta dal presidente dell’Associazione Tre Berte, a cura della quale viene allestita la Fiera, il presidente del Consorzio del Vino Nobile e il sindaco di Montepulciano, decreta il vincitore del premio di cantiniere dell’anno tra le candidature inviate dalle aziende associate. Sono queste che rendono una descrizione dei loro cantinieri, aggiungendo tutte le informazioni che possono far conoscere meglio i candidati ai giudici. Se inizialmente tra i requisiti tenuti in considerazione compariva anche quello degli anni di carriera trascorsi in cantina, di recente questo aspetto è stato lasciato in disparte, cosa che sicuramente ha agevolato la vittoria del cantiniere di quest’anno, molto giovane rispetto ai vincitori delle scorse edizioni.

Il premio del cantiniere dell’anno per il 2019 è stato infatti consegnato ad Andrea Della Lena, classe 1985, dal 2001 nelle cantine dell’azienda Icario. Prima di lui, gli altri cantinieri insigniti del premio erano stati Paola Picchiotti dell’azienda Bindella, Margherita Pellegrini dell’azienda Fanetti, Moreno Barbetti dell’azienda Fassati, Fabrizio Savino dell’azienda Salcheto, Roberta Vannozzi dell’azienda Boscarelli, Carmine e Orazio Capoccia dell’azienda Avignonesi, Stefano Rubechini dell’azienda Fattoria di Palazzo Vecchio, Primo Marinelli dell’azienda Casale Daviddi, Marco Papini dell’azienda Vecchia Cantina, Urano Carpini dell’azienda Tenuta Valdipiatta, Fabrizio Dottoti dell’azienda Fattoria del Cerro, Dino Magi dell’azienda Cantina Fanetti, Daniele Giani della Vecchia Cantina, Bruna Casagrande dell’azienda Cantina Gattavecchi, Giorgio Laurini dell’azienda Fassato, Enzo Barbi della Fattoria della Talosa, Adamo Pallecchi, della Cantina Contucci.

Diverse personalità, con diverse esperienze, ma sicuramente accomunate da quell’elemento che, secondo Paolo Solini, coordinatore del Consorzio del Vino Nobile, a fronte di un lavoro di vinificazione sempre più integrato con la meccanizzazione e la tecnologia informatica, rende il lavoro di cantiniere comunque impossibile da svolgere senza l’azione dell’uomo: la passione unita alla consapevolezza di portare avanti una tradizione identificativa non solo di se stessi, ma del territorio in cui si vive. È questa che regala prestigio a chi svolge un lavoro come quello del cantiniere, erede di storia e sapere, oggi vero e proprio polo di attrazione per giovani leve, vicine al mondo dell’agricoltura e all’ambiente. L’alto tasso di frequentazione dei corsi professionalizzanti, in questo senso, conferma la tendenza crescente di quanti apprendono le tecniche legate alla produzione del vino e lascia auspicare che in futuro nelle cantine non mancheranno professionisti.

Nessun commento su Premio cantiniere dell’anno: a Montepulciano si esalta l’anima della cantina

Elezioni amministrative 2019 in Valdichiana: verso il voto

Amministrative 2019 – Quando e Dove si vota Nella tornata elettorale di domenica 26 maggio si deciderà l’assetto politico e istituzionale che 11 comuni della Valdichiana senese e aretina avranno…

Amministrative 2019 – Quando e Dove si vota

Nella tornata elettorale di domenica 26 maggio si deciderà l’assetto politico e istituzionale che 11 comuni della Valdichiana senese e aretina avranno per i prossimi cinque anni. Le elezioni amministrative interesseranno Castiglion Fiorentino, Cetona, Chianciano Terme, Cortona, Foiano della Chiana, Lucignano, Marciano della Chiana, Montepulciano, San Casciano dei Bagni, Sinalunga e Torrita di Siena. Si svolgeranno contestualmente alle Elezioni Europee, per cui negli stessi seggi sarà possibile votare entrambe le schede.

Amministrative 2019 – Come si vota

Ci si potrà recare alle urne dalle 7 alle 23, muniti di documento d’identità in corso di validità e tessera elettorale. Nel caso in cui quest’ultima risultasse smarrita, o senza più spazio per il timbro, è necessario richiederne una nuova presso all’ufficio elettorale del comune di residenza.

Ciascun elettore ha diritto di votare per un candidato alla carica di sindaco, apponendo un segno sul simbolo della relativa lista, ed esprimere fino a due voti di preferenza per i candidati alla carica di consigliere, purché di sesso diverso, scrivendone nome e cognome nelle righe predisposte. Laddove vengano indicate due preferenze maschili o due preferenze femminili, il secondo nome non sarà tenuto in considerazione.

Per quanto riguarda i comuni sotto ai 15mila abitanti, viene eletto sindaco il candidato che ottiene il maggior numero di voti; nei comuni sopra ai 15mila abitanti, è proclamato sindaco chi ottiene la maggioranza assoluta (50% + 1) dei voti. Qualora nessuno raggiunga tale quota, si procederà ad un secondo turno elettorale, previsto per il 9 giugno, in cui concorreranno i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti.

Amministrative 2019 – I Comuni al voto

Se per i comuni di Castiglion Fiorentino, Chianciano, Foiano della Chiana, Lucignano, San Casciano dei Bagni, Torrita di Siena c’è in ballo la riconferma dei sindaci che hanno appena concluso il loro primo mandato, a Cetona, Cortona, Marciano della Chiana, Montepulciano e Sinalunga si attende un rinnovamento a guida dell’amministrazione.

Castiglion Fiorentino

Alla conferma di Mario Agnelli della propria disponibilità ad amministrare per altri cinque anni, con la lista civica Libera Castiglioni , si affianca la candidatura a sindaco di Rossano Gallorini, anch’egli a capo di una lista civica, Città al centro, e Giuseppe Mazzoli, per il Partito Comunista dei Lavoratori. Il Centrosinistra schiera Luca Casagni, che con il 71,3% dei voti si è imposto nelle primarie del dicembre 2018, con la lista Castiglioni nel cuore.

Cetona

Si profila un duello tra le due liste civiche Progetto Comune, proposta da Roberto Cottini per il Centrosinistra, e Cetona Piazze un sogno necessario, presentata da Antonello Niccolucci.

Chianciano Terme

La città termale è chiamata al voto per decidere se accordare la fiducia nuovamente ad Andrea Marchetti, della lista civica Puntoeacapo per Chianciano Terme, o a Paolo Piccinelli, della lista di Centrosinistra Insieme per Chianciano Terme, o a Nicola Bettollini, segretario della sezione Valdichiana Senese del Partito Comunista.

Cortona

Unico comune sopra i 15mila abitanti tra quelli qui elencati, Cortona vedrà sfidarsi quattro candidati: Andrea Bernardini, già assessore durante il mandato di Francesca Basanieri e consigliere in quello precedente con Andrea Vignini, è il candidato del Partito Democratico, sostenuto dalle liste Cortona per Bernardini, Uniti per Cortona, Cortona Civica; Luca Donzelli per il Movimento 5 Stelle; Luciano Meoni, appoggiato dalle liste Fratelli d’Italia – Alleanza per Cortona, Futuro per Cortona, Forza Italia e Lega; Marco Turenci, a capo della lista Cortona Patria Nostra. In caso di ballottaggio, vige la possibilità per i candidati coinvolti di dichiarare il collegamento con ulteriori liste rispetto a quelle con cui si sono presentati al primo turno.

Foiano della Chiana

A Foiano Francesco Sonnati si candida per il secondo mandato, presentando la lista civica sostenuta dal Centrosinistra Foiano Insieme, in concorrenza a Gianluca Mencucci per il Centrodestra, precedentemente consigliere e adesso a capo della lista Foiano Ora, e a Serena Ricci, esponente del Movimento 5 Stelle.

Lucignano

A Lucignano si fronteggeranno da una parte Marcello Cartocci, con alle spalle una lunga carriera politica che lo ha visto consigliere comunale prima dal 1970 al 1975 e, sempre all’opposizione, per liste civiche e Forza Italia dal 2004 al 2019, attualmente candidato a guida della lista civica Insieme per Lucignano; dall’altra l’attuale Sindaco Roberta Casini, per il Centrosinistra.

Marciano della Chiana

Sfida tra liste civiche: Insieme per il bene comune di Maria De Palma e Si cambia!, capeggiata da Massimo Salvadori.

Montepulciano

È una sfida a quattro quella a cui ci si appresta nella cittadina poliziana: l’ex-assessore Michele Angiolini si candida a sindaco con la lista di Centrosinistra per Montepulciano, all’interno della quale non manca qualche altro nome presente anche nel mandato appena portato a termine da Andrea Rossi; Alberto Biagi si propone come esponente del Partito Comunista; Mauro Bianchi, proveniente da cinque anni tra i banchi dell’opposizione, avanza la propria candidatura a sindaco come rappresentante del Movimento 5 Stelle; Gianfranco Maccarone schiera invece la lista di Centrodestra per Montepulciano.

San Casciano dei Bagni

Agnese Carletti, vicesindaco durante il mandato presieduto da Paolo Morelli, si candida per il Centrosinistra con la lista Scelgo San Casciano contro Carlo Trioli, sostenuto da Lega e Fratelli d’Italia, esponente della lista Acqua e Terra.

Sinalunga

I sinalunghesi troveranno sulla scheda elettorale il simbolo della lista civica presieduta da Angelina Rappuoli, Angelina per Sinalunga, quello della lista Sinalunga si rinnova, sostenuta dal Centrodestra e rappresentata da Marcella Biribò, quello di Edo Zacchei, che cercherà di raccogliere il testimone di Riccardo Agnoletti a guida dell’amministrazione, con Centrosinistra per Sinalunga.

Torrita di Siena

Giacomo Grazi, candidato del Centrosinistra, si propone per il secondo mandato presentando una lista di nomi tutti nuovi rispetto al precedente gruppo di maggioranza, con la quale affronterà Lorenzo Vestri, esponente della compagine di Centrodestra, e Michela Contemori, a capo della lista civica Torrita Bene Comune.

 

 

1 commento su Elezioni amministrative 2019 in Valdichiana: verso il voto

“Filo&Fibra”, dalla lana un piano di economia circolare per San Casciano dei Bagni

C’è energia nell’aria a San casciano dei Bagni. L’energia dei nuovi progetti, quelli che sanno di coraggio, fantasia e anche un po’ di ambizione, come Filo&Fibra, la cooperativa di comunità…

C’è energia nell’aria a San casciano dei Bagni. L’energia dei nuovi progetti, quelli che sanno di coraggio, fantasia e anche un po’ di ambizione, come Filo&Fibra, la cooperativa di comunità nata da quattro concittadine che lo scorso anno hanno iniziato a interrogarsi su come fosse possibile creare opportunità di lavoro in un comune piccolo, da cui è spesso facile andarsene verso centri urbani più grandi.

La risposta, arrivata in circa sette mesi, si è così concretizzata nella messa a punto di un esempio di economia circolare, un modello di produzione e consumo alimentato dai valori di riutilizzo, condivisione ed ecosostenibilità. Termini che hanno trovato una sintesi perfetta nel progetto Filo&Fibra, come ci ha raccontato Gloria Lucchesi, tra le sue ideatrici.

«Filo&Fibra è un modello di economia circolare innanzitutto perché si basa sul recupero di materiale di scarto, cioè la lana, che nel nostro caso proviene dalle aziende di San Casciano dei Bagni. Trattandosi di un rifiuto speciale, costa molto agli allevatori smaltirlo, circa 2,50 euro al kg, e rende poco venderlo: il prezzo è sui 30 centesimi al kg per acquirenti che commerciano con le industrie di Cina e India, dove poi viene lavorato. La prima fase del progetto è stata intercettare la fornitura di lana grezza, che abbiamo acquistato al prezzo di 1 euro al kg dagli allevatori locali. Con i 2.500 kg di lana raccolti, è iniziata la seconda parte del ciclo produttivo, ovvero la lavorazione dalla quale si è ottenuto il feltro. Con questo tessuto si è iniziato a creare gli articoli che adesso si trovano in vendita nei negozi di San Casciano dei Bagni aderenti al progetto».

Ma perché tutto questo prendesse vita, è stato necessario un investimento iniziale, reso possibile anche in virtù dell’investimento messo in campo dalla Regione Toscana.

«In realtà è stata proprio la Regione ad ispirare Filo&Fibra, nel senso che grazie a un bando regionale destinato a nuove cooperative di comunità, abbiamo pensato di creare questo progetto, il quale poi si è sviluppato sul modello dell’economia circolare in modo tale da sfruttare una materia di scarto, valorizzare le competenze locali e coinvolgere il territorio. La Regione Toscana ha riconosciuto e condiviso le potenzialità di questa iniziativa, concedendoci un finanziamento di 50mila euro. Sicuramente un punto a favore di Filo&Fibra è stata l’originalità, visto che il tema prevalente degli altri progetti era il cibo e l’ospitalità».

Nata dall’idea di quattro donne, la cooperativa ha mantenuto la sua caratterizzazione femminile ed è attualmente composta da nove persone, diverse per età, competenze e percorso di studi.

«La collaborazione è il principio fondamentale su cui si sta sviluppando questa impresa, a cui tutte apportiamo un personale contributo, potendo sempre contare una sull’altra nei momenti di insicurezza, che inevitabilmente possono arrivare in questa fase di partenza di una realtà nuova per tutti».

Una novità nata con l’obiettivo di essere un’opportunità di sviluppo per il territorio, San Casciano dei Bagni e le sue frazioni, non poteva prescindere dall’integrazione con il tessuto sociale.

«Filo&Fibra ha destato fin da subito la curiosità dei nostri concittadini, talvolta insieme ad un po’ di diffidenza, ma c’è da dire che in generale i primi passi li ha mossi in un clima di entusiasmo collettivo nei borghi di Celle sul Rigo, Fighine, Palazzone e Ponte a Rigo. Lì sono già presenti le Vetrine Attive, spazi ricavati da locali in disuso messi a nostra disposizione dal Comune, che abbiamo adeguato ad ospitare l’esposizione dei nostri manufatti. Le abbiamo ultimate una domenica mattina e il pomeriggio c’era già gente a vederle: è stata una bella soddisfazione. L’interesse generale è continuamente dimostrato da chi viene a portarci i bottoni che non usa più, o magari da chi ci aiuta ad assemblare il telaio. In tanti hanno già dato il loro contributo alla causa, che realizza così il suo fine di interessare l’intera comunità».

Le potenzialità di un materiale come la lana si osservano nella varietà dei modi in cui può essere impiegato.

«Dalla prima fornitura di lana è stato ricavato del feltro con cui sono state cucite soprattutto borse, ma anche articoli di biancheria per la casa e cassette di cottura, contenitori in legno rivestiti di lana al loro interno, utili perché sfruttando le proprietà di isolante termico della lana, esse mantengono una temperatura costante ed è possibile utilizzarle per ultimare la cottura di alcuni alimenti, lasciandovi dentro i recipienti, senza il consumo di altra energia. 

Il nostro reparto di sartoria ha sinora prodotto degli oggetti che valorizzassero al meglio il tessuto a nostra disposizione, ma per il prossimo anno abbiamo intenzione di realizzare altri tipi di stoffe, che possano essere impiegate diversamente. All’interno del nuovo museo della macchina da cucire, dove sarà predisposto uno spazio di coworking, saranno inoltre presto organizzati dei laboratori creativi. Ma l’idea è anche quella di fare di San Casciano dei Bagni un centro di interesse per gli appassionati di design, con un concorso biennale a cui presentare oggetti inediti, non solo legati al mondo del taglio e cucito. Già da adesso infatti l’attenzione è rivolta al recupero e al riutilizzo del legno, per dargli nuova vita in altre forme».

In questi suoi primi mesi, Filo&Fibra ha già debuttato alla Fabbrica del Vapore di Milano, con l’iniziativa Design No Brand, sviluppata da Giacimenti Urbani, associazione impegnata nella promozione di valori quali il riciclo dei materiali e l’ecosostenibilità.

«Partendo dal presupposto che per una comunità piccola come quella di San Casciano dei Bagni è utile aprirsi al mondo, piuttosto che chiudersi nel suo territorio, vogliamo cogliere l’opportunità di far conoscere Filo&Fibra in contesti come esposizioni e fiere, momenti fondamentali per stabilire contatti e confrontarsi con altre realtà simili alla nostra».

Il rapporto con il territorio è uno degli aspetti principali di questo progetto. In che modo queste due dimensioni si valorizzano?

«Innanzitutto si rende onore al lavoro degli allevatori locali, utilizzando la lana proveniente dalle loro aziende, poi, passando alla lavorazione del materiale grezzo, si amplificano le competenze di tutti grazie alla consulenza di professionisti, come il perito tessile Antonio Mauro. Infine i manufatti sono il risultato della creatività di chi li realizza, che porta con sé e mette a frutto la cultura e la memoria storica del paese».

Come consiglio a un’altra comunità che voglia intraprendere un percorso come quello della cooperativa Filo&Fibra, quale sono gli ingredienti che non possono mancare?

«Bisogna credere in quello che si fa, trovare il modo di trasmettere nel modo giusto i valori su cui si è costruito il progetto e che rendono, come nel caso di Filo&Fibra, una realtà unica».

Nessun commento su “Filo&Fibra”, dalla lana un piano di economia circolare per San Casciano dei Bagni

Giulio Neri, nel ricordo di una voce di fama internazionale

«Lo conobbi nel 1947, al teatro Giardino di Cagliari. Me lo ricordo come un signore alto almeno due metri, con spalle imponenti. Al solo sentirlo parlare sembrava che dalla sua…

«Lo conobbi nel 1947, al teatro Giardino di Cagliari. Me lo ricordo come un signore alto almeno due metri, con spalle imponenti. Al solo sentirlo parlare sembrava che dalla sua bocca uscissero parole intrise di petrolio. Io, che nonostante all’epoca avessi solo sette anni già mi interessavo al canto, assistetti alla sua interpretazione in Mefistofele di Arrigo Boito, seduto tra il pubblico su una delle sedie in ferro della platea, e posso dire chiaramente di aver avvertito il terreno sotto ai miei piedi vibrare esso stesso per la potenza della sua voce».

Questo, nella testimonianza del baritono Angelo Romero, era Giulio Neri, basso di fama internazionale che ebbe i natali a Torrita di Siena. In occasione dell’XI edizione del Concorso Internazionale di Canto Lirico, che quest’anno si svolgerà dal 12 al 14 aprile e con cui Torrita ricorda il suo illustre cittadino, si delineano i tratti biografici di una delle figure più di spicco che siano mai nate nella provincia senese.

La sua voce poderosa, apprezzata dalla critica di tutto il mondo, ha costituito un esempio di assoluta rarità per il timbro e l’estensione verso il grave che l’hanno caratterizzata, ed è oggi possibile riascoltarla in alcune registrazioni dei ruoli di basso profondo che ha interpretato. In gioventù, tra gli amici, la potenza della voce gli aveva fatto guadagnare il soprannome di ‘Bronzone‘.

Colleghi e ammiratori non gli risparmiarono le lodi. Giorgio Gualerzi lo definì una “concentrazione di bassi (…); un roccioso blocco compatto“, mentre uno spettatore all’Arena di Verona disse, mentre Neri cantava nell’Aida: “Neri, l’Arena è troppo piccola per te!“.

Giulio Neri venne alla luce il 21 maggio 1909, da Pasquale e Marianna Pagliai, e visse a Torrita finché la sua vita venne cambiata dall’incontro con il conte Galeotti Ottieri della Ciaia, nobile mecenate locale. Neri era solito esibirsi già in chiesa o durante i ricevimenti, e fu proprio durante una cerimonia nuziale che venne notato dal conte, il quale fu così colpito dal suo talento da offrirsi di pagargli gli studi di canto.

Nel 1933, Neri si aggiudicò la vittoria di un concorso del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; dopodiché si hanno notizie della sua presenza presso la scuola del Teatro Reale dell’Opera di Roma, e di lì a poco prese il via quella che si rivelerà essere una carriera prestigiosa. Il debutto nel 1935 a Castelfiorentino anticipò quello del ’38 a Roma nel ruolo di Fafner ne L’Oro del Reno di Richard Wagner, per cui divenne primo basso dell’Opera.

Gli si aprirono così le porte del Teatro alla Scala di Milano nel 1942, dove cantò nel Falstaff di Verdi, e del San Carlo di Napoli; nel 1945 presentò un’esecuzione della Messa di Requiem di Verdi nel cortile del Belvedere nella Città del Vaticano. Dopodichè la sua voce venne acclamata nei principali teatri europei: il Covent Garden di Londra, il Liceu di Barcellona, l’Opera di Monaco di Baviera, l’Hessisches Staatstheater di Wiesbaden e di fronte al pubblico di Portogallo e Francia.
Il suo nome divenne presto celebre oltreoceano, portandolo a esibirsi al Teatro Colòn di Buenos Aires, a Rio de Janeiro e al Metropolitan di New York.

Non mancarono le collaborazioni con altre personalità iconiche del panorama lirico internazionale. Con Maria Callas condivise il palco in più occasioni: nella La Gioconda di Ponchielli del 1952, nell’Aida di Verdi del 1953 e nella Norma di Bellini del 4 gennaio 1958 al Teatro dell’Opera di Roma, che fu anche la sua ultima esibizione.
La vita di Neri si concluse prematuramente, stroncato da una malattia cardiaca il 21 aprile di quello stesso anno.

Le peculiarità della voce di Neri non si limitavano alla potenza e al registro: spesso non vengono ricordate la bellezza del timbro, la capacità del cantante di modulare la voce e sfumarla per creare personaggi memorabili. Uno di questi è l’iconico Mefistofele, che nella sua interpretazione Neri rende imponente, beffardo, riuscendo allo stesso tempo a portare avanti un’esecuzione tecnicamente impeccabile.

Neri è il più accreditato Mefistofele dei giorni nostri: è ormai un diavolo espertissimo di tutti i gironi infernali siano essi cosparsi di saltellanti frasi, come scioglilingua, o di cavernose note in gara col cupo rombo dei timpani, o implichino movimenti scenici ricchi di elastiche piroette, confacente al beffardo sire infernale“.

Il Momento – 2 luglio 1952

Altro aspetto non da trascurare era la capacità di Neri di dominare la scena grazie alla sua imponenza fisica, attraverso un uso sapiente della sua statura massiccia, del trucco e della recitazione.

Nel corso della vita, Neri toccò anche il mondo del cinema. La sua apparizione più celebre è forse quella, nel ruolo di sé stesso, in Mi permettete babbo’ di Alberto Sordi.

Il Concorso

A Torrita di Siena, dal 2005, la memoria di Giulio Neri rivive nel Concorso di Canto Lirico, tornato con questa edizione ad avere una cadenza annuale e prodotto dalla Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, con la collaborazione della Fondazione Torrita Cultura, sotto la direzione artistica di Eleonora Leonini.

Negli ultimi anni, il Concorso ha attirato sempre più l’attenzione dei cantanti lirici di tutto il mondo, che arrivano nel centro storico di Torrita per partecipare alla fase di selezione ed eventualmente alla finale, un concerto aperto al pubblico presso il Teatro degli Oscuri.

La giuria è composta da nomi autorevoli e conosciuti a livello internazionale. Per questa undicesima edizione i giurati saranno: il tenore Ernesto Palacio, direttore artistico e sovrintendente della Fondazione Rossini Opera Festival; Vincenzo De Vivo, ora direttore dell’Accademia d’Arte Lirica di Osimo e del Teatro delle Muse di Ancona; il soprano Tiziana Tramonti, docente al Conservatorio di Bologna; Giovanni Oliva, coordinatore artistico del Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano. Per il secondo anno consecutivo sarà presieduta dal basso Riccardo Zanellato: atteso il prossimo maggio all’Opera di Lipsia e al teatro La Fenice di Venezia, ha collaborato con direttori d’orchestra come Chailly e Abbado e si è aggiudicato l’Oscar della Lirica nella cerimonia tenutasi a Doha, in Qatar. È proprio lui a sottolineare quanto il concorso Giulio Neri, che nelle iscrizioni non pone limiti di età, sia un’occasione importante per i cantanti lirici più giovani, che trovano in un’esperienza del genere un momento di confronto e crescita, come per le voci più mature, che hanno a disposizione uno spazio prestigioso per farsi conoscere.

«Nei giovani cantanti si cerca di individuare il talento e le potenzialità che, attraverso lo studio, possono ancora essere sviluppate; dai concorrenti con un’età più elevata invece in giuria ci si aspetta una preparazione tecnica e musicale ormai consolidata».

Quest’anno, dei 107 iscritti al Concorso provenienti da venti Paesi, sono tredici i cantanti con voce di basso. Un elemento che rappresenta un record nella storia del Giulio Neri, e su cui Zanellato ha espresso commenti di soddisfazione, dal momento che sul panorama musicale attuale non sono molti cantanti con questo registro di voce.

Chissà dunque che proprio il paese natìo di Giulio Neri non porti fortuna ad altri nuovi grandi talenti.


Fonti:

http://www.accademiadeirozzi.it/wp-content/uploads/2014/03/numero30.pdf

http://www.treccani.it/enciclopedia/giulio-neri_(Dizionario-Biografico)

http://www.operaclick.com/schede_artisti/neri_giulio.htm

Nessun commento su Giulio Neri, nel ricordo di una voce di fama internazionale

GFNY: da tutto il mondo su due ruote in Valdichiana

Un tragitto di 108 km, 2000 metri di dislivello da percorrere attraverso gli scorci e le colline della Valdichiana Senese, un territorio presente nell’immaginario internazionale come la capitale del buon…

Un tragitto di 108 km, 2000 metri di dislivello da percorrere attraverso gli scorci e le colline della Valdichiana Senese, un territorio presente nell’immaginario internazionale come la capitale del buon vivere: con queste premesse non poteva di certo essere disatteso l’incontro di tanti appassionati di sport con bellezze paesaggistiche celebri in tutto il mondo. È così che in una giornata tipicamente primaverile, questo bacino di interesse naturale e storico è diventata meta di un evento sportivo cui hanno preso parte più di mille ciclisti, provenienti da 37 diversi Paesi di quattro continenti. La Gran Fondo New York, gara internazionale di ciclismo amatoriale, ha scelto di posizionare in Valdichiana, tra la data in Colombia e quella nella Repubblica Domenicana, partenza e traguardo della sua unica tappa in Italia per tre sue edizioni consecutive, da quest’anno fino al 2021.

«Amare il ciclismo significa amare l’Italia, e in particolar modo la Toscana, dove è antica e consolidata la tradizione di questo sport»

aveva dichiarato Uli Fluhme, presidente della Gran Fondo, nel corso della presentazione dell’evento.
E sicuramente quanti hanno partecipato alla gara non potranno dire di non aver visitato l’anima più autentica della Toscana.

Partendo da Torrita di Siena, e proseguendo per Montefollonico, Castelmuzio, Montisi, Trequanda, San Giovanni d’Asso e Torrenieri, sino all’arrivo in piazza Grande a Montepulciano, il percorso lungo i borghi e le strade bianche ha suscitato tanto l’ammirazione dei corridori, che molti si sono premurati di installare telecamere GoPro sui propri caschi.

Vari i livelli di preparazione atletica: se ne è avuto dimostrazione prima che la gara iniziasse davvero. In arrivo da Montepulciano, da dove si è svolto il traferimento verso la linea di partenza, i ciclisti, sia professionisti che amatori, si sono trovati ad entrare nel centro storico di Torrita per via Roma, una salita abbastanza erta che in diversi hanno affrontato scendendo dalla sella e proseguendo a piedi.

Già al passaggio per piazza Matteotti, dove ad attendere gli atleti c’erano gli Sbandieratori e i Tamburini di Torrita, il gruppo di testa è apparso ben distaccato dal resto del gruppo. Il primo a tagliare il traguardo, dopo 3 ore 13′ 36” è stato Riccardo Pichetta, a distanza di 4′ 53” dal secondo Nicolò Di Gaetano e di 7′ 46” dal terzo classificato Aurelio di Pietro. Lungo il tratto di strada che collega Torrita a Montepulciano, ancora intorno alle 15:30 del pomeriggio si potevano scorgere i corridori, nelle riconoscibili maglie verdi e nere prodotte in Italia e fornite da un’organizzazione che non ha lasciato nulla al caso, avvalendosi della collaborazione delle amministrazioni comunali di Montepulciano e Torrita, che tra l’altro hanno destinato della realizzazione dell’evento i proventi dell’imposta di soggiorno, e delle tante associazioni presenti sul territorio, le quali non hanno mancato di apportare il proprio sostegno, in fede ad un principio di collaborazione che ha saputo dare i propri frutti.

«C’è molto orgoglio – ha commentato la dottoressa Grazia Torelli – per essere riusciti a concretizzare un progetto ambizioso, che dalla sua proposta, giunta nello scorso agosto, alla messa in pratica, ha presentato pure qualche difficoltà, soprattutto dal punto di vista burocratico».

Il gran numero di iscritti, alcuni dei quali hanno aderito al Training Camp, il pacchetto di uscite guidate su percorsi tra i 40 e i 90 km in vista della gara, ha affollato le terre di Siena già dalla scorsa settimana, inducendo così un buon risultato per la promozione di tutto il territorio. Oltre ai ciclisti, infatti, era atteso l’arrivo di tanti accompagnatori che hanno approfittato dell’occasione per una breve vacanza.

«È stata un’occasione unica per far conoscere questi posti ad appassionati di sport e benessere che vengono anche dall’altra parte del mondo» ha dichiarato Alessandro Fracassi, Presidente del comitato organizzatore che ha curato l’evento. «Come primo anno c’è soddisfazione per il risultato ottenuto, ma anche consapevolezza di avere margini di miglioramento verso i quali protendere per le prossime edizioni, e chissà se per non altri progetti».

Quel che rimane, a gara conclusa, è la risonanza, giunta grazie a questa manifestazione di sano sport, alle terre della Valdichiana senese, e la prova superata – se fosse stato ancora una volta da dimostrare – della disposizione all’accoglienza e alla cooperazione viva in questo territorio.

Nessun commento su GFNY: da tutto il mondo su due ruote in Valdichiana

Palio dei Somari 2019: dietro alle quinte del corteo storico con Massimo Gottardi

Oltre alla corsa dei somari, che ogni anno si lascia scoprire da nuovi appassionati, il Palio di Torrita di Siena già da molte edizioni suscita interesse anche per il corteo…

Oltre alla corsa dei somari, che ogni anno si lascia scoprire da nuovi appassionati, il Palio di Torrita di Siena già da molte edizioni suscita interesse anche per il corteo storico che sfila lungo il borgo medievale nelle giornate di inizio e fine manifestazione.

I festeggiamenti, attorno ai quali si riunisce tutta la comunità, hanno infatti offerto l’occasione per rievocare la storia di Torrita, storica alleata di Siena, dalla metà del 1300, quando si svolse la battaglia contro Perugia che ebbe come protagonista, a comando delle truppe torritesi, il condottiero Anichino di Bongardo, al 1425, anno dell’inaugurazione della chiesa delle Sante Flora e Lucilla dopo un’opera di restauro. Per celebrare la fine della ristrutturazione, fu indetta in quell’anno una processione, alla quale parteciparono religiosi e nobili famiglie.

Nel primo giorno del programma degli eventi, in concomitanza all’estrazione delle batterie di qualificazione della corsa, viene rievocata la disposizione delle truppe che, guidate da Anichino, difesero Torrita dall’attacco perugino; nella mattina del giorno del Palio, invece, ogni Contrada presenta il proprio corteo, che, insieme ai figuranti del Comune, va a comporre una sfilata di più di duecento comparse, a ricordo di quella processione con cui si celebrò la fine del restauro della chiesa.

Per ciascuna Contrada sfilano 17 persone, di cui due sbandieratori, due tamburini, un alfiere porta insegne, un armato, una dama con il signore, otto paggetti e un dotto. Tutti indossano costumi fedelmente ispirati al periodo storico di riferimento, come ci ha raccontato il costumista Massimo Gottardi, che da alcuni anni lavora sui cortei delle Contrade di Torrita.

«Generalmente, per creare un costume d’epoca si inizia dalla ricostruzione storica. Individuato il tempo a cui ci si vuole rifare, parte una ricerca su libri, dipinti e notizie, tra cui si cercano documenti sull’abbigliamento dei nobili di allora. Infatti ogni famiglia di solito aveva un guardaroba ben preciso, dettato anche dal censo in base al quale si distingueva».

Quali sono le fasi successive nella realizzazione di un abito da corteo?

«Dopo la ricerca si passa alla preparazione di un bozzetto da presentare alla Contrada e poi, una volta ricevuta l’approvazione, il lavoro prosegue con il taglio del tessuto, le cuciture e infine le rifiniture a mano».

C’è infatti un accorgimento da osservare, quando, come in questo caso, si lavora su costumi ispirati al XV secolo…

«Un costume storico implica l’essere stato realizzato in maniera artigianale, quindi assolutamente si deve stare attenti che non si vedano le cuciture fatte a macchina, proprio perché il risultato sia il più realistico possibile».

Per quanto riguarda i tessuti, come avviene la scelta di quali utilizzare?

«Anche in questo caso si ricerca il realismo, per cui oltre al velluto, che è uno dei materiali più usati per ricreare costumi d’epoca, si aggiungono tessuti che a quell’epoca venivano effettivamente importati, come la seta e il damascato. Inoltre si fanno abbinamenti tra più tonalità di uno stesso colore, in modo tale che, pur essendo legati ai dettami cromatici di ciascuna Contrada, si riesca a presentare un corteo comunque variopinto e bello a vedersi. Si pensi che per il corteo della Contrada Cavone, i cui colori sono il bianco e il verde, si sono utilizzate sette diverse tonalità di verde».

Nel caso specifico del corteo storico del Palio dei Somari, qual è l’aspetto più difficile da tenere in considerazione?

«Non che ci siano particolari difficoltà, ma forse il fatto che siano otto Contrade a sfilare impone, a ogni rinnovamento, di prestare attenzione che non vi siano modelli somiglianti tra loro. D’altra parte questo spinge sempre più in avanti il gusto di creare e di trovare nuove soluzioni, nella sartoria così come nelle acconciature delle dame».

Proprio perché gli abiti vengono indossati per vari anni consecutivi nelle Contrade, si deve prevedere che verranno indossati da molte persone. Quali misure vengono adottate in questo senso?

«Gli abiti vengono preparati in riferimento a una taglia media, sulla quale di anno in anno si interviene per adattare il costume a chi lo indossa. Tra un’imbracatura, un’imbottitura, e un tacco più alto, ciò che si vede il giorno del Palio è frutto di un lavoro che ogni anno viene personalizzato».

Attraverso la voce di un professionista come Massimo, siamo stati dietro alle quinte di uno degli eventi più attesi del Palio dei Somari: il corteo storico. Per chi volesse vedere da vicino il risultato tanta tecnica e passione, l’appuntamento è a Torrita di Siena, domenica 24 marzo 2019.

Foto: Marco Mazzolai

1 commento su Palio dei Somari 2019: dietro alle quinte del corteo storico con Massimo Gottardi

Palio dei Somari 2019: un’intervista fuori dagli schemi a Yuri Cardini

A Torrita di Siena è tempo di Palio! È infatti attesa per domenica 24 marzo la corsa a dorso di somaro che, dal 1966, ogni anno coinvolge i torritesi e…

A Torrita di Siena è tempo di Palio! È infatti attesa per domenica 24 marzo la corsa a dorso di somaro che, dal 1966, ogni anno coinvolge i torritesi e appassiona i primi turisti presenti in Valdichiana in primavera. A curare l’organizzazione dell’evento, che comprende otto giorni di appuntamenti, è l’Associazione Sagra San Giuseppe, di cui abbiamo incontrato il presidente Yuri Cardini, per un’intervista un po’ particolare.

Presidente, tra pochi giorni inizierà la 63ª edizione del Palio dei Somari. Per quale motivo raccomanderebbe di non venire a Torrita nei giorni del Palio?

«Personalmente, sconsiglio di partecipare agli eventi in programma per questa 63ª edizione a quanti non vogliono essere accolti dal clima contagioso di festa che a Torrita già da qualche settimana si respira. Vorrei distogliere da questa intenzione anche chi non apprezza la buona cucina, perché, nelle contrade, è già tutto pronto per preparare i piatti che saranno serviti per le Taverne. Con un menù che va dall’antipasto alle celebri frittelle di San Giuseppe, esorto a non avvicinarsi al centro storico chi deve seguire una dieta leggera. Come del resto chi preferisce passare queste ultime sere di inverno in casa, davanti al camino, in quanto il centro storico di Torrita, se le condizioni atmosferiche saranno condiscendenti, tra concerti di musica medievale ed esibizioni di sbandieratori e tamburini, nei prossimi giorni non sarà di certo un luogo di quiete».

Presidente, c’è qualcosa di tutta la manifestazione che proprio non la convince e che vorrebbe cambiare?

«Senza dubbio il corteo storico, composto da figuranti dal portamento tutt’altro che sciatto, come sarebbe forse più facile. Gli abiti indossati si rifanno perfettamente all’epoca storica di riferimento, l’anno 1425, e per questo i figuranti non possono indossare vari accessori, tra cui per esempio piercing, orecchini, occhiali e orologi. Negli ultimi anni, inoltre, con l’introduzione del premio Sfoggiato, il riconoscimento assegnato alla Contrada che si contraddistingue per il miglior corteo, la cura per il dettaglio ha raggiunto un livello a tratti maniacale».

Essere a capo di un’Associazione come questa, composta interamente dai volontari a cui spetta l’organizzazione del Palio dei Somari, non è cosa da poco. Quali sono le problematiche che un presidente deve trovarsi ad affrontare più spesso?

«L’Associazione è una realtà complessa, che presenta continuamente criticità: condividere il tempo con i presidenti delle Contrade, che sono prima di tutto degli amici, far conoscere il nome della manifestazione nelle realtà provinciali e regionali, incontrare personalità autorevoli, avere l’onere di continuare, e possibilmente migliorare, una tradizione, quale è appunto diventata quella del Palio, per tutta la comunità».

Qual è stato finora il momento più difficile che le è capitato durante la presidenza?

«Il momento più difficile è stato al termine del primo mandato da presidente, quando mi è stato proposto di rimanere in carica per i successivi tre anni. Sebbene avessi già avuto consigli da amici e contradaioli, non potevo comunque prendere questa decisione senza consultare la mia famiglia, visto che negli anni precedenti, per tre mesi consecutivi, ero stato impegnato tutte le sere tra riunioni e assemblee. Una sera dunque ho affrontato il discorso con mia moglie e mio figlio, ed è stato quando loro mi hanno incoraggiato a rendermi disponibile per l’incarico, che allora ho capito di non avere proprio alcuna scusa per tirarmi indietro».

In conclusione, qual è secondo lei l’aspetto più criticabile di tutta la Festa?

«Quando c’è il sole e le temperature sono miti, quando insomma si inizia ad avvertire quell’accenno di bella stagione, che per le tante persone non si riesce a camminare, dentro alle mura, nel fine settimana delle Taverne e nella mattina del Palio per il corteo storico, oppure al Gioco del Pallone, per assistere alla Corsa. Questo d’altronde è il risultato del tanto attaccamento dei torritesi per questa festa e la curiosità di chi viene da fuori, ma non è detto che un po’ di spazio non lo si riesca comunque a trovare!»

Nessun commento su Palio dei Somari 2019: un’intervista fuori dagli schemi a Yuri Cardini

“M’accompagno da me”, a teatro! Intervista a Michele La Ginestra

“Basta ‘a salute e un par de scarpe nove, poi girà tutto er monno… e m’accompagno da me… ” cantava Ettore Petrolini nel 1932, intonando con la chitarra una frase…

“Basta ‘a salute e un par de scarpe nove, poi girà tutto er monno… e m’accompagno da me… ” cantava Ettore Petrolini nel 1932, intonando con la chitarra una frase che, a distanza di quasi novant’anni, concede ancora spunti di riflessione. “M’accompagno da me” è infatti oggi anche il titolo dello spettacolo che Michele La Ginestra porterà in scena, per la regia di Roberto Ciufoli, sabato 16 febbraio al Teatro Vitolo di Montefollonico.
La stagione teatrale torritese si apre pertanto con il ritorno di Michele La Ginestra, che l’anno scorso era salito sul palco degli Oscuri, attualmente in ultima fase di ristrutturazione, con Sergio Zecca per la commedia “Due di notte“.
Tutta un’altra storia questa volta, invece, in quanto si tratterà di un one man show, come l’ha personalmente definito La Ginestra il quale, a pochi giorni dalla data dello spettacolo, ne ha raccontato qualche dettaglio.

M’accompagno da me” dal 2017 è stato allestito con successo in molti teatri italiani, tra cui anche il Sistina di Roma. Si sono aggiunti man mano nuovi elementi a questo spettacolo?

«La pièce conserva, data dopo data, la sua cifra comica, attraverso una sceneggiatura che invita il pubblico alla risata ora più spontanea, ora più ricercata, ora da accogliere con un po’ di commozione. Non si tratta di un monologo ma dell’incontro tra il pubblico e una serie di personaggi, messi a punto continuamente nel corso degli anni, e le loro storie».

Una serie di diverse situazioni, quindi?

«Sì, sul palco, trasformato per l’occasione nella cella di un carcere, si susseguiranno tante personalità, alcune realistiche e altre improbabili, accomunate tra loro dal fatto di avere come interlocutore un giudice con il quale confrontarsi sui reati commessi».

A cosa si deve la scelta di ambientare lo spettacolo all’interno di un carcere?

«Il carcere costituisce di per sè un luogo dove si riuniscono persone assolutamente diverse tra loro, ma che ad un certo momento vivono l’esperienza di dover rendere conto delle proprie azioni. Questo, all’interno dello spettacolo, offrirà la possibilità di viaggiare tra situazioni imprevedibili e, per certi versi, bizzarre».

Verso quale dimensione si accompagnerà lo spettatore nel corso dello spettacolo?

«Si può dire che tutto lo spettacolo sarà un percorso da compiere anche da soli, che tanto “basta la salute” citando ancora una volta Petrolini, per valorizzare ogni singolo personaggio».

C’è un messaggio dietro alla serie di situazioni rappresentate sul palco?

«L’insieme di tutte le figure regaleranno, come senso ultimo e più profondo, il messaggio che ciascun individuo possiede un grande valore, forse talvolta difficile da comprendere, ma sicuramente degno di essere scoperto e portato alle luci della ribalta».

Quanti saranno al teatro Vitolo, sabato 16 febbraio, alle 19:00 o alle 21:15, potranno assistere a un inizio di stagione che si preannuncia come l’incontro con una raffinata comicità.

Nessun commento su “M’accompagno da me”, a teatro! Intervista a Michele La Ginestra

Pensiero, Libertà, Azione – intervista al filosofo Luca Pantaleone

Se c’è un posto dove le idee possono emergere, essere coltivate e fiorire in tutta la loro forza rivoluzionaria, questo è senza dubbio l’Associazione Pensiero, Libertà, Azione. Nata ad agosto…

Se c’è un posto dove le idee possono emergere, essere coltivate e fiorire in tutta la loro forza rivoluzionaria, questo è senza dubbio l’Associazione Pensiero, Libertà, Azione. Nata ad agosto 2018, ad oggi conta circa quaranta soci. Il suo fine è quello di accogliere chiunque voglia contribuire a ripensare la società sulla base della cultura, imprescindibile per il confronto e la crescita, come ci ha raccontato il filosofo Luca Pantaleone che, insieme al suo amico Salvatore Tallarico, ne è il fondatore.

L’associazione si chiama Pensiero, Libertà, Azione. È una dichiarazione di intenti?

«In questo nome è riassunto l’obiettivo che l’associazione vuole perseguire: partire dalle idee, dalle competenze e dalle esperienze di tutti, per condividere e promuovere la cultura, elemento in grado di far sorgere nell’individuo il dubbio, provocare la riflessione. È questo poi che apre le porte al pensiero libero, al quale però è necessario che segua una fase di azione, per un miglioramento della società».

Sia tu che Salvatore avete compiuto studi scientifici prima di fondare l’associazione, che ha invece un’ispirazione filosofica. Quale sintesi trovano tra loro questi due diversi aspetti del sapere?

«Una volta liberato dai pregiudizi, il pensiero può essere applicato a ogni ambito della conoscenza, per esempio quello sanitario. A conferma di ciò, porteremo l’attenzione su varie questioni di attualità, tra cui il dibattito pro vax/no vax, cercando proprio di trovare una chiave di lettura valida per approcciarsi a questa tematica».

Quale ruolo spetta alla filosofia nel XXI secolo?

«Si può dire che il compito della filosofia sia sempre quello di fornire un metodo di pensiero, un modo di procedere nella conoscenza, che allontani i pregiudizi dalla formulazione delle idee. È importante per gli individui comprendere sé stessi ancor prima di formulare concetti. Del resto non siamo dei tuttologi e il confronto è il primo passo per sviluppare un pensiero critico, che per esempio sappia non dare per scontate le piccole cose».

Crede che oggi la conoscenza abbia perso autorevolezza?

«È un dato di fatto che la conoscenza non venga più adeguatamente valorizzata, per dare invece maggior risalto al sistema delle apparenze. Si è persa l’idea autentica di cultura, tanto da essere portati oggi a considerarla appannaggio di pochi, quando in realtà è patrimonio di tutti. Dovremmo tornare ad apprezzarla in tutte le sue sfaccettature, poiché potenzialmente ognuna di queste ha i suoi appassionati».

Ma quali possono essere state le cause di questo processo di svalutazione?

«Senza dubbio c’è stato uno snaturamento dei percorsi formativi, in quanto è sempre più difficile che nelle aule, dei licei come delle università, si insegni come prima cosa a ragionare. In generale, in Italia la cultura ha perso valore nel momento in cui si è smesso di produrne, determinando così una forte tendenza alla stabilità piuttosto che all’innovazione. Ciò è accaduto spesso e volentieri in nome del profitto, ma non sta tutto lì quando si parla di cultura, arte, filosofia, musica».

E a proposito di musica, il primo evento di Pensiero, Libertà e Azione sarà proprio incentrato su questo tema. Cosa prevede?

«La nostra Associazione ha organizzato per sabato 16 febbraio, al Museo nazionale d’arte medievale e moderna di Arezzo, la sua prima iniziativa. Si tratta di un incontro dal titolo “Musica, Filosofia, Società“, nel corso del quale si approfondirà il valore della musica nella società contemporanea. Interverranno Ferdinando Abbri e Simone Zacchini, docenti all’Università di Siena, i quali argomenteranno su quanto la musica sia importante nella formazione dell’individuo, in che modo riesca ad emozionare, ad influenzare la quotidianità e come in passato abbia condizionato il corso storico degli eventi».

Ci sono altre iniziative in programma per i prossimi mesi?

«Nel primo semestre del 2019 continueranno gli eventi culturali, tra cui ci sarà un incontro con Diego Fusaro, che porterà il suo punto di vista su democrazia e capitalismo. Inoltre si possono già anticipare altri approfondimenti, uno di guida all’ascolto dei brani del compositore austriaco Gustav Mahler tenuto da Adele Boghetich, uno sulla valorizzazione economica del patrimonio culturale italiano, a cura della Professoressa dell’Università Bocconi Paola Dubini. Ulteriori novità saranno pubblicate di volta in volta anche sul sito dell’associazione».

Nessun commento su Pensiero, Libertà, Azione – intervista al filosofo Luca Pantaleone

Collegiata di San Martino: così gli angeli sono tornati sull’altare

Una folla gremita si è raccolta nella Collegiata di San Martino, in occasione delle celebrazioni per il giorno di San Costanzo. Il 29 gennaio infatti ricorre a Torrita la festa…

Una folla gremita si è raccolta nella Collegiata di San Martino, in occasione delle celebrazioni per il giorno di San Costanzo. Il 29 gennaio infatti ricorre a Torrita la festa del santo patrono: un appuntamento solitamente molto sentito dalla comunità, ma reso quest’anno ancora più importante da un evento che ha riguardato il patrimonio artistico conservato all’interno della chiesa.
Proprio la Santa Messa officiata in onore del patrono ha segnato il ritorno delle due statue di angeli, trafugate all’inizio degli anni 2000 dall’altare della Collegiata e ritrovate soltanto alcuni mesi fa. Prima di ricollocarle nella loro postazione, però, è stato necessario eseguire un fine lavoro di restauro per riportare le statue all’antico splendore.

Di questo si è occupata la restauratrice Mary Lippi, che ci ha raccontato in che modo è dovuta intervenire sulle opere per riparare i danni e rimuovere la patina di sporco che, a causa dell’incuria e del tempo, si era depositata sulla loro superficie.

«I due angeli reggi-candelabro sono statue alte circa un metro e mezzo, in legno policromo e dorato, databili alla prima metà del XVII secolo. Quando me li hanno consegnati in laboratorio presentavano alcuni problemi di stabilità e dissesto tra i vari strati della superficie. La prima fase è stata dunque di pulizia, per togliere il residuo di sporco che li ricopriva. Successivamente mi sono occupata di ripristinare le parti di materia mancanti. In alcuni punti, infatti, la superficie era così deteriorata che invece del colore si poteva scorgere la sostanza di preparazione sottostante. Quindi si è proseguito riprendendo lo strato pittorico e la doratura delle parti consumate. Complessivamente, ci è voluto circa un mese per restituire alle statue le loro sembianze e renderne possibile la presentazione alla comunità».

Anche la Pro Loco di Torrita, riconoscendo il gran valore di questo recupero, ha partecipato alla causa, come ha spiegato il suo presidente Roberto Goracci:

«La Pro Loco ha collaborato con la parrocchia per il ritorno di queste due statue, impegnandosi a finanziare il restauro e mettendo a disposizione il prezioso lavoro dei suoi volontari».

All’esposizione dei due angeli, che ha anticipato di pochi minuti l’inizio della Santa Messa presieduta dal vescovo Stefano Manetti, hanno partecipato le autorità e i sacerdoti della diocesi.

Nessun commento su Collegiata di San Martino: così gli angeli sono tornati sull’altare

Ultras Torrita, una passione vera per il calcio e i suoi valori

A prima vista la vita di provincia può sembrare una condizione limitante, lontana com’è da tutte le opportunità e i luoghi di interesse che, al contrario, in città non mancano….

A prima vista la vita di provincia può sembrare una condizione limitante, lontana com’è da tutte le opportunità e i luoghi di interesse che, al contrario, in città non mancano. Ma, se si guarda bene, crescere in una realtà di poche migliaia di abitanti significa anche stabilire un forte legame con gli elementi che caratterizzano il luogo in cui si vive, verso il quale infine prevalgono affetto e senso di appartenenza.

Lo sanno bene i Briganti Arroganti, il gruppo di giovani torritesi che da quasi un anno accompagna la propria squadra di calcio lungo il calendario di sfide del girone F, nel campionato di prima categoria. Si tratta di una tifoseria organizzata composta da più di trenta persone, pronte a sostenere con grinta la squadra del paese in casa o in trasferta, come mai fino a ora è stato fatto nella storia di questa società sportiva.
Il debutto dei Briganti è avvenuto nell’ultima fase dello scorso campionato, durante i play-off, ma all’inizio della nuova stagione i ragazzi non si sono fatti cogliere impreparati. Armati di megafono, bandiere e striscioni, hanno ricominciato ad animare le tribune e a infoltire il pubblico delle partite.

«La squadra è molto legata alla sua tifoseria – racconta Niccolò, uno degli Ultras – e per tanti ormai sta diventando una consuetudine andare a vedere il Torrita. Il che è una novità, visto che tanti appassionati di calcio ormai trascorrono la domenica davanti al televisore per seguire la serie A e difficilmente si recano negli stadi comunali».

Così, in breve tempo, la presenza di questo nutrito gruppo di ragazzi e dell’entusiasmo con cui accompagna una squadra di prima categoria, si è fatta notare e ha attirato su di sé l’attenzione non solo delle altre società, ma anche della Lega Nazionale Dilettanti, che ha applicato alla condotta le misure disciplinari previste dalla giustizia sportiva. Ben due multe infatti sono state comminate alla società torritese per avere acceso dei fumogeni in occasione di due partite. Provvedimenti che i Briganti hanno accolto con molto disappunto.

«Il nostro obiettivo è quello di sostenere la squadra a nome di tutta la comunità: vorremmo essere riconosciuti per questo e non perché siamo quelli che prendono le multe» prosegue Giacomo, altro fiero tifoso del Torrita.

Inutile dire che quello dei Briganti è un gruppo ormai ben organizzato, come pure hanno riconosciuto le altre tifoserie che nelle settimane scorse hanno manifestato il proprio riconoscimento di stima e solidarietà alla squadra bianco-blu.
Dopotutto da parte degli Ultras c’è la volontà dichiarata di divertirsi e di dare una bella immagine del calcio torritese, non certo quella di mettere in difficoltà la società o rendere gli stadi dei luoghi poco sicuri. Anzi, i ragazzi ci tengono a precisare che le più grandi soddisfazioni finora raggiunte sono state l’aver creato un gruppo trasversale per fasce di età, ma allo stesso tempo molto affiatato, e il gemellaggio con la tifoseria della squadra di San Quirico.
E anche il presidente dell’US Torrita, Marcello Goracci, è dalla loro:

«Se fatto bene e con educazione, il tifo giova alla squadra e al calcio, soprattutto in un contesto dilettantistico come questo».

Non resta dunque che augurare al Torrita un buon proseguimento di campionato e ai Briganti Arroganti di cantare sempre più forte!

Nessun commento su Ultras Torrita, una passione vera per il calcio e i suoi valori

Type on the field below and hit Enter/Return to search