La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Autore: Anita Goti

Il referendum boccia la fusione tra Montepulciano e Torrita di Siena

I cittadini hanno detto la loro, al termine del referendum che si è svolto domenica 11 e lunedì 12 novembre: il fronte del No ha avuto la meglio e il progetto…

I cittadini hanno detto la loro, al termine del referendum che si è svolto domenica 11 e lunedì 12 novembre: il fronte del No ha avuto la meglio e il progetto di fusione tra Montepulciano e Torrita di Siena si ferma qui. I voti contrari sono stati il 53,58% a Montepulciano, dove si è espresso il 33,15% degli aventi diritto, e il 76,7% a Torrita, dove l’affluenza è stata maggiore, con il 64,80%. Lo spoglio delle schede si è svolto nel giro di un paio di ore, ma il responso è apparso chiaro praticamente dalle prime cifre circolate all’interno dei seggi.

In una conferenza stampa convocata presso la sede torritese del Partito Democratico, gli esponenti del comitato a favore della fusione e delle due amministrazioni comunali si sono riuniti per una prima breve analisi del risultato: si parla di “rammarico”, per non essere riusciti a convincere i cittadini della bontà del progetto, ma non c’è il rimpianto di non aver fatto tutto il necessario.

«Le iniziative e gli incontri per dare informazioni sono stati tanti – ha dichiarato il coordinatore del Comitato Sì fusione Giancarlo Pagliai – Forse un confronto diretto con il Comitato del No avrebbe chiarito alcuni aspetti».

Condivisa da tutti i presenti l’opinione che a incidere sulla pesante vittoria del No sia stata l’efficacia degli slogan che hanno più facilmente fatto leva sulle paure della gente, contro le spiegazioni razionali sui vantaggi che la fusione avrebbe comportato.

«La risposta univoca di entrambe le comunità – ha dichiarato il sindaco di Torrita Giacomo Grazi – almeno non rende vana una volontà favorevole espressa da una parte soltanto. Escludo le mie dimissioni, il lavoro amministrativo proseguirà con lo stesso impegno sino alla sua scadenza».

«Questo progetto era uno dei più ambiziosi preparati negli ultimi cinquant’anni nel territorio – ha proseguito la consigliera Alice Raspanti, capogruppo di maggioranza a Montepulciano – ma non resta che prendere atto del volere popolare, certi di aver adempiuto al compito della politica di offrire opportunità ai cittadini».

In generale, il sentimento diffuso tra le fila dei promotori del progetto di fusione è quello di non aver fatto comprendere che tale opportunità avrebbe risposto ai problemi di amministrazione di un ente pubblico.

«Problemi che questo territorio vivrà» secondo il segretario PD Montepulciano Alberto Millacci, «ma che questo progetto, valutato e bocciato dai cittadini, avrebbe arginato» ha aggiunto il consigliere Luca Betti, capogruppo di maggioranza a Torrita. «Il confronto con gli altri referendum di questo fine settimana – ha proseguito Daniele Chiezzi (lista civica) – dimostra che la consapevolezza delle amministrazioni di dover provvedere alle problematiche della gestione dell’ente si scontra con la difficoltà della popolazione a superare certe barriere ideologiche». «Se non altro – ha concluso la segretaria PD Torrita Elena Rosignoli – il comitato del Sì ha sempre usato lealtà e correttezza nei confronti dei cittadini».

Il Comitato del No di Torrita di Siena ha atteso il risultato ufficiale prima di dirigersi verso la propria sede, nel centro storico, dove in serata si sono svolti veri e propri festeggiamenti.

«Il Comitato ha lavorato duramente per due anni per dimostrare l’insensatezza di questa proposta che non aveva visto un processo partecipativo della popolazione, né di Torrita né di Montepulciano, dove abbiamo agito meno intensamente ma, a guardare il risultato, l’eco delle nostre ragioni si è fatto comunque sentire» ha dichiarato Carlo Stefanucci, portavoce del comitato, insieme ad Antonio Canzano, il quale ha proseguito: «Alla vigilia del voto sembrava che a Montefollonico prevalesse il Sì, ma alla fine quella del No è stata una vittoria condivisa da tutti, anche dai poliziani. Dal momento della sua presentazione, i torritesi si sono opposti a questo progetto e il comitato si è semplicemente fatto loro portavoce».

Numerosi i commenti anche degli esponenti delle altre forze politiche presenti sul territorio che si erano dichiarate contrarie alla fusione.

«Hanno prevalso la forza identitaria e il senso di appartenenza delle comunità» ha dichiarato Emanuele Andreucci (Fratelli d’Italia). «L’esito di questo referendum è la prova che le imposizioni dall’alto non sono mai ben accolte dalla popolazione – ha commentato Stefano Bracciali (Movimento 5 Stelle) – I cittadini si sono informati e il loro è stato un voto consapevole sulla fusione, non un giudizio sull’operato dell’attuale amministrazione». Per Lorenzo Vestri (Lega) «L’offerta referendaria non ha unito ma ha provocato una spaccatura nella comunità torritese, che adesso dovrà essere ricomposta».

E lo sguardo va dunque a maggio, quando si svolgeranno le prossime elezioni amministrative per entrambi i comuni. La fusione avrebbe potuto consentire ad Andrea Rossi di ricandidarsi come sindaco di un comune unico, dove anche le liste con le più basse percentuali avrebbero potuto spostare gli equilibri ed essere così determinanti in un’eventuale fase di ballottaggio. Una possibilità che a questo punto non potrà realizzarsi. A Torrita di Siena, Giacomo Grazi è al termine di un primo mandato molto discusso, che nel corso di quasi cinque anni ha ricevuto apprezzamenti per la sua dinamicità, ma anche varie critiche dai cittadini.

Il Comitato No Fusione, di cui nei giorni scorsi era stato ipotizzato un fine politico contro l’amministrazione che si sarebbe concretizzato nella presentazione di una lista civica trasversale, ancora non si sbilancia:

«All’indomani del referendum il comitato si scioglie – ha annunciato Stefanucci – ogni suo componente ne uscirà arricchito sia dal punto di vista umano, per aver conosciuto nuove persone, che civico, per aver acquisito maggior consapevolezza dell’attaccamento verso il proprio territorio e verso la cosa pubblica. Ciascuno farà uso di questo tesoro nella maniera che riterrà più opportuna, ovviamente dopo aver festeggiato a dovere questa vittoria».

E allora, per conoscere quali dinamiche caratterizzeranno il panorama della politica locale dei prossimi anni per i comuni di Montepulciano e di Torrita di Siena, non resta che attendere la primavera 2019.


Referendum popolare regionale consultivo sulla proposta di legge regionale per l’istituzione del Comune di Montepulciano Torrita di Siena

Risultati Definitivi – MONTEPULCIANO

L’affluenza si attesta al 33,17% su un totale di 11230 aventi diritto

  • Sez. 1 — Montepulciano capoluogo – aventi diritto 888 – votanti 263 – bianche 1 – nulle 0 – Sì 109 (41,6%) – No 153 (58,4%)
  • Sez. 2 – Montepulciano capoluogo – aventi diritto 933 – votanti 346 – bianche 1 – nulle 0 – Sì 96 (27,8%) – No 249 (72,2%)
  • Sez. 3 – Montepulciano capoluogo – aventi diritto 748 – votanti 283 – bianche 1 – nulle 1 – Sì 107 (38,1%) – No 174 (61,9%)
  • Sez. 4 – Montepulciano capoluogo – aventi diritto 655 – votanti 245 – bianche 0 – nulle 0 – Sì 80 (32,7%) – No 165 (67,3%)
  • Sez. 5 – Montepulciano capoluogo – aventi diritto 771 – votanti 293 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 99 (33,9%) – No 193 (66,1%)
  • Sez. 6 – Abbadia di Montepulciano – aventi diritto 826 – votanti 383 – bianche 2 – nulle 2 – Sì 160 (57,3%) – No 119 (42,7%)
  • Sez. 7 – Abbadia di Montepulciano – aventi diritto 690 – votanti 217 – bianche 2 – nulle 4 – Sì 121 (57,3%) – No 90 (42,7%)
  • Sez. 8 – Gracciano – aventi diritto 643 – votanti 235 – bianche 0 – nulle 0 – Sì 148 (63,0%) – No 87 (37,0%)
  • Sez. 9 – Montepulciano Stazione – aventi diritto 636 – votanti 183 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 91 (50,0%) – No 91 (50,0%)
  • Sez. 10 – Montepulciano Stazione – aventi diritto 888 – votanti 269 – bianche 1 – nulle 2 – Sì 131 (49,2%) – No 135 (50,8%)
  • Sez. 11 – Valiano – aventi diritto 408 – votanti 121 – bianche 1 – nulle 1 – Sì 60 (50,4%) – No 59 (49,6%)
  • Sez. 12 – Acquaviva – aventi diritto 639 – votanti 223 – bianche 1 – nulle 1 – Sì 113 (51,1%) – No 108 (48,9%)
  • Sez. 13 – Acquaviva – aventi diritto 630 – votanti 220 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 113 (51,6%) – no 106 (48,4%)
  • Sez. 14 – Acquaviva, loc. Tre Berte – aventi diritto 643 – votanti 249 – bianche 1 – nulle 2 – Sì 152 (61,8%) – No 94 (38,2%)
  • Sez. 15 – Sant’Albino – aventi diritto 569 – votanti 144 – bianche 0 – nulle 0 – Sì 63 (43,8%) – No 81 (56,3%)
  • Sez. 16 – Sant’Albino – aventi diritto 663 – votanti 151 – bianche 0 – nulle 0 – Sì 74 (49,0%) – No 77 (51,0%)

Totale Montepulciano: vince il No con 1982 voti pari al 53,58% contro i 1717 voti pari al 46,42% del Sì

Risultati Definitivi – TORRITA DI SIENA

L’affluenza si attesta al 64,81% su un totale di 5850 aventi diritto

  • Sez. 1 – via Roma – aventi diritto 773 – votanti 535 – bianche 1 – nulle 1 – Sì 103 (19,3%) – No 430 (80,7%)
  • Sez. 2 – via Roma – aventi diritto 924 – votanti 643 – bianche 3 – nulle 3 – Sì 142 (22,3%) – No 495 (77,7%)
  • Sez. 3 – via Roma – aventi diritto 816 – votanti 514 – bianche 2 – nulle 1 – Sì 117 (22,9%) – No 394 (77,1%)
  • Sez. 4 – via Marche – aventi diritto 1019 – votanti 638 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 133 (20,9%) – No 504 (79,1%)
  • Sez. 5 – via Marche – aventi diritto 862 – votanti 628 – bianche 2 – nulle 4 – Sì 125 (20,1%) – No 497 (79,9%)
  • Sez. 6 –  via Marche – aventi diritto 903 – votanti 528 – bianche 2 – nulle 1 – Sì 107 (20,4%) – No 418 (79,6%)
  • Sez. 7 – Montefollonico – aventi diritto 552 – votanti 305 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 151 (49,7%) – No 153 (50,3%)

Totale Torrita di Siena: vince il No con 2891 voti pari al 76,7% contro gli 878 voti pari al 23,3% del Sì

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Fusione dei comuni di Montepulciano e Torrita: tra sospetti e promesse

“SÌ o NO” è la scelta di fronte a cui si troveranno Torritesi e Poliziani nel rispondere, il prossimo 11 e 12 novembre, al quesito referendario sulla fusione dei loro…

“SÌ o NO” è la scelta di fronte a cui si troveranno Torritesi e Poliziani nel rispondere, il prossimo 11 e 12 novembre, al quesito referendario sulla fusione dei loro comuni. Siamo infatti praticamente all’epilogo di un processo decisionale iniziato ormai più di due anni fa, su iniziativa delle amministrazioni di Torrita e Montepulciano, che, come d’altronde c’era da aspettarsi data l’entità del progetto, fin dal principio ha destato l’attenzione di larga parte dell’opinione pubblica.

I cittadini si sono addirittura organizzati in gruppi per esprimere la propria voce a riguardo, come nel caso del Comitato del No di Torrita, che si è costituito dichiarando l’obiettivo di dimostrare l’inconsistenza dei vantaggi portati dalla fusione secondo i suoi promotori. E difatti il denominatore comune delle varie tappe di questo processo di policy, innegabilmente è sempre stato il clima di conflitto tipico di tutte le situazioni che prevedono la polarizzazione (in questo caso “sì o no”) come unica strategia di un gioco a somma zero, in cui si vince o si perde e non c’è spazio per i compromessi. Per mesi, se da una parte si sono forniti dati, dall’altra li si sono smentiti. Se da una parte si è prospettato un futuro ricco di utilità, dall’altra un inevitabile scenario di macerie. A turno, gli uni hanno interpretato la parte di quelli rischiarati dal lume della ragione e hanno accusato di cecità gli altri. Sugli stessi aspetti è stato detto tutto e il contrario di tutto, con il risultato che le posizioni già prese si sono ancor più radicalizzate, nel tentativo di portare dalla propria quanti più indecisi possibile.

Una delle iniziative pubbliche del comitato “No fusione”

Incontri pubblici, per lo più sfociati in arringhe accorate, e presidi alle fiere di paese prontamente documentati sui social con le foto di rito, in cui esponenti della politica locale e stimati professionisti compaiono armati di magliette e volantini alla stregua di hostess e promoter, sono state le principali occasioni fornite ai cittadini per informarsi. A Torrita e a Montepulciano sono giunti da ogni dove, a portare la propria esperienza, sindaci di Comuni che hanno avuto a che fare con le fusioni, come se fosse del tutto trascurabile il fatto che ogni Comune, forse in Italia più che in ogni altra parte del mondo, è storia a sé, per dimensioni, morfologia del territorio, modo di vivere e di pensare. E che magari un’attenzione maggiore al contesto in cui si inserisce questo caso specifico avrebbe, se non altro, aiutato a mantenere i toni entro i confini del rispetto civile, a maggior ragione vedendo quanto i tempi attuali non siano proprio quelli dominati dalla ricerca dell’eleganza oratoria.

Una delle iniziative pubbliche del comitato “Si fusione”

Nel corso di questi due anni si è discusso di tante cifre: il numero degli abitanti, l’ammontare dei soldi di cui si prevede l’arrivo nelle casse del nuovo Comune in caso di fusione, aliquote e percentuali, anch’esse interpretate nei modi più diversi, sempre a seconda della convinzione propria e dell’opinione pubblica, perché, fino a prova contraria, è della possibilità di attuare una politica pubblica che si parla, e almeno su questo si dovrebbe essere tutti d’accordo. Sennonché, e forse è proprio questo il peccato originale che sin dall’inizio ha viziato tutta la situazione, è mancata la condivisione della condicio sine qua non una politica pubblica possa definirsi tale, ossia la presenza di un problema, riguardante tutta la collettività o una parte di questa, alla cui soluzione si cerca di arrivare tramite un percorso di policy, fatto di certe decisioni. Presentare una soluzione ad una necessità che non è avvertita, o comunque non lo è in misura ragguardevole, dalla comunità, ha inevitabilmente portato quantomeno all’insinuazione che i promotori del progetto di fusione abbiano intrapreso questo progetto per interessi diversi da quello di sviluppo economico e culturale per il territorio apertamente dichiarato. Soprattutto se poi a ciò si aggiunge il clima di generale scarsa fiducia verso autorità e istituzioni che caratterizza la società odierna.

Stando a questi presupposti, si capisce come ormai tutto sia avvolto da un clima di sospetto che, se non favorirà l’astensione, perché si tratta sempre di un’iniziativa importante per l’assetto geopolitico di un vasto territorio, di certo neanche permetterà ai cittadini di farsi un’idea scevra da preconcetti, in entrambi i casi.


Per approfondire:

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Federico Zeri, il coraggioso protettore della cultura

A distanza di venti anni dalla scomparsa, Montepulciano ha ricordato lo storico d’arte Federico Zeri con  una tre giorni di eventi a lui dedicata. Dal 5 al 7 ottobre, il…

A distanza di venti anni dalla scomparsa, Montepulciano ha ricordato lo storico d’arte Federico Zeri con  una tre giorni di eventi a lui dedicata. Dal 5 al 7 ottobre, il nome di Zeri è tornato a risuonare in una cittadina che non lo ha mai dimenticato, da quando nel 1994 proprio grazie allo storico le fu restituita la Sacra famiglia, un’opera del Sodoma rinvenuta tra i pezzi di una collezione privata a Parigi. D’altronde, anche per Zeri Montepulciano fu una città preziosa, tanto da definirla “colta, bella e piena di opere raffinatissime”. Il rapporto tra questa e lo storico d’arte si rivela dunque un legame che non perde occasione per rinnovarsi, al di là del trascorrere del tempo.

“Nel segno di Zeri”, questo è il titolo dell’iniziativa, un ciclo di conversazioni a cui si può dire che sia stato pure lo stesso Zeri a partecipare, emergendo in maniera sempre incisiva dall’eredità culturale che ha lasciato, attraverso testi e video. Ed è proprio la proiezione di un documentario girato nel 1993 a San Quirico d’Orcia, in cui si vede Zeri raccontare Palazzo Chigi Zondadari e i gravi danneggiamenti ad esso provocati dall’esplosione di un ordigno durante la seconda guerra mondiale, ad inaugurare il programma della prima giornata.

Dopo la presentazione da parte dell’assessore alla cultura del Comune di Montepulciano Franco Rossi, e un’introduzione del direttore del museo civico Pinacoteca Crociani Roberto Longi, una cattedra sul palco del teatro Poliziano viene lasciata a Tomaso Montanari, docente di storia dell’arte Moderna all’Università per stranieri di Siena, il quale si sofferma sul tema dell’indignazione di Federico Zeri per il patrimonio culturale italiano con una relazione il cui titolo, “Meno male che c’è stato Napoleone”, risulta programmatico.

Perchè certe opere meglio vederle all’estero, che saperle abbandonate all’incuria provocata dall’ignoranza di una classe dirigente che non ne apprezza il valore. Da qui la missione di Zeri, portata avanti per tutta una vita, di divulgare, fare da intermediario tra l’opera e il suo spettatore.

«Così come sarebbe difficile comprendere un passaggio della Divina Commedia senza l’ausilio delle note a margine – ricorda Montanari – allo stesso modo non si può capire a fondo un affresco di Giotto se non con l’intermediazione di un esperto».

È una sfida culturale oggi più che mai attuale e che restituisce di Zeri un’immagine legata non solo alla sua statura di grande storico d’arte, ma anche a quella di strenuo protettore della cultura. Una personalità così elevata da meritare l’attenzione di cui “Nel segno di Zeri”, promosso dal Comune di Montepulciano, dalla Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte e dalla Fondazione Musei Senesi, con la collaborazione di Rai Teche, della Fondazione Federico Zeri, e con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, degnamente lo omaggia.

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San Biagio, un caso architettonico con tanto da raccontare

Il 500° anniversario della posa della prima pietra del tempio di San Biagio ha offerto l’occasione per conoscere in modo più approfondito l’edificio rinascimentale progettato a Montepulciano da Antonio da…

Il 500° anniversario della posa della prima pietra del tempio di San Biagio ha offerto l’occasione per conoscere in modo più approfondito l’edificio rinascimentale progettato a Montepulciano da Antonio da Sangallo. Nell’ambito delle iniziative organizzate per celebrare la ricorrenza, concentrate soprattutto nello scorso fine settimana in ricordo di quel 15 settembre 1518 in cui ebbero inizio i lavori di costruzione del Tempio, non sono mancati incontri sul tema degli aspetti architettonici che ne fanno una costruzione tra le più significative dell’arte rinascimentale.

Tra questi, il professor Mauro Cozzi, docente dell’Università di Firenze, ha presentato, nel corso di una Lectio Magistralis alla presenza di Don Domenico Zafarana e dell’Architetto Riccardo Pizzinelli, i risultati emersi durante il suo lavoro di studio e ricerca sulla storia dell’edificazione di San Biagio.

Temi centrali della conferenza, la spiegazione della tradizione artistica da cui proviene la struttura a pianta centrale e la ricorrenza dell’elemento del cerchio, una caratteristica che accomuna edifici sorti in tempi e in luoghi diversi, dal Pantheon di Roma alla basilica di Santa Sofia di Instambul, a conferma di come le influenze culturali abbiano sempre viaggiato, insieme alle persone, attraverso Oriente e Occidente, e di quanto questa continua commistione di stili sia stata un soffio vitale per l’arte.

Il Rinascimento ha fatto dell’architettura a pianta centrale il proprio paradigma ideale per le costruzioni sacre, investendo il cerchio attorno al quale l’edificio si sviluppa del valore simbolico e mistico che solo la perfezione può avere. San Biagio si cala dunque in un contesto culturale dominato dall’equilibrio della geometria, quale forma più adatta a mettere in collegamento l’uomo, che neanche trent’anni prima Leonardo da Vinci aveva rappresentato iscritto nelle proporzioni vitruviane, con l’elemento divino. Quello della costruzione del tempio poliziano è un racconto costellato da aneddoti intrecciati a fatti storici.

A tal proposito, il professor Cozzi ha parlato della sostituzione della copertura in maiolica della cupola con delle più costose lastre di piombo, agli inizi del ‘600, come l’effetto di due possibili cause: la Controriforma, che impose per gli edifici sacri delle soluzioni estetiche più sobrie, o la diminuzione dell’attività solare che nel 1601 provocò un abbassamento delle temperature tale da portare l’Arno alla glaciazione.

Questi e tanti altri gli elementi sono stati affrontati in un pomeriggio di cui protagonista è stato un caso architettonico con ancora tanto da svelare e che proprio per questo continuerà ad attrarre attenzione e curiosità anche quando le luci per la festa del suo 500° anniversario si saranno spente.

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Un’immersione nel musical con la Compagnia Teatro Giovani e la Summer Musical Theatre

È una vera e propria immersione nel musical, quella proposta dalla Compagnia Teatro Giovani per la Summer Musical Theatre, lo stage di teatro, danza e recitazione per piccoli performers provenienti…

È una vera e propria immersione nel musical, quella proposta dalla Compagnia Teatro Giovani per la Summer Musical Theatre, lo stage di teatro, danza e recitazione per piccoli performers provenienti da tutta Italia, che si sta svolgendo in questi giorni presso l’Agriturismo Le Valcelle a Torrita di Siena.

Per l’alto numero di adesioni raggiunto, per la prima volta quest’anno sono stati organizzati due turni, anzichè uno soltanto, in modo da fornire una preparazione più attenta ai quasi 50 ragazzi iscritti. Sotto la direzione artistica di Marco Columbro, che talvolta torna in visita come ospite nel “campus”, vanno a formare il corpo docenti Antonello Angiolillo, per il canto, Barbara Pieruccetti, per la recitazione e Laura Ruocco, per la danza e lo studio del movimento.

Otto giornate di studio intenso compongono un programma che, oltre al perfezionamento artistico, offre un’esperienza di confronto per i ragazzi, come spiega la stessa Laura Ruocco: «I partecipanti allo stage variano per età e per livello di preparazione, quindi è importante che noi insegnanti individuiamo dei percorsi di studio accessibili e al tempo stesso interessanti, così che tutti possano avere un’opportunità di crescita».

Per questo motivo la macchina organizzativa si è mossa con largo anticipo rispetto all’inizio effettivo delle lezioni, trovando nel tema del circo un valido spunto per livelli di lettura di varia complessità, su cui declinare il programma di apprendimento della settimana. Ai partecipanti è stato inoltre fornito prima il materiale su cui lavorare, per arrivare allo stage con una preparazione di base.

«Il tema del circo, inteso nell’accezione etimologica di “cerchio”, con un rimando a quel cerchio della vita dove ognuno occupa un ruolo, il proprio posto, è frutto di un lavoro creativo da parte dei ragazzi, che hanno già consegnato degli elaborati veramente interessanti» racconta Martina Bardelli, una delle organizzatrici dello stage, nonchè insegnante di musical.

«L’obiettivo di questa settimana di lezioni – prosegue Giulio Benvenuti, ormai celebre performer, ma sempre presente alle iniziative della Compagnia dove ha mosso i primi passi nel mondo del musical – è il lavoro sulla creazione del personaggio, che si concretizzerà con l’esecuzione dei brani tratti dal film “The Great Showman”, tra cui “This is me”, una riflessione sui propri difetti che a volte è necessario saper mettere in mostra e valorizzare, anzichè nascondere».

Concetti e temi importanti insomma, ma resi alla portata anche dei più piccoli con un lavoro di tematizzazione che ha assegnato a vari gruppi di allievi i ruoli di maghi, equilibristi, giocolieri e domatori.

Così le giornate trascorrono tra sedute di risveglio muscolare, al mattino, seguite nel pomeriggio da attività di improvvisazione teatrale, canto e recitazione dei testi, in vista del saggio finale in programma sabato 1 alle 17.30 all’agriturismo che ospita i ragazzi. Sarà una lezione aperta nella quale gli allievi esibiranno i progressi acquisiti durante la settimana di stage.

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Art Adoption, l’arte contemporanea arriva a Foiano della Chiana

L’arte contemporanea arriva a Foiano della Chiana, e lo fa in grande stile, grazie all’accordo siglato tra l’assessoraro alla Cultura e Art Adoption Cortona. Nata con l’obiettivo di divulgare la…

L’arte contemporanea arriva a Foiano della Chiana, e lo fa in grande stile, grazie all’accordo siglato tra l’assessoraro alla Cultura e Art Adoption Cortona. Nata con l’obiettivo di divulgare la conoscenza dell’arte contemporanea, questa associazione culturale che ha all’attivo collaborazioni di tutto rispetto, come quella con la Biennale di Venezia, dal 22 giugno fino a settembre 2019 farà di Foiano un luogo di interesse per connaisseurs e collezionisti con la rassegna “Open art: Carbonaia contemporanea”.

A raccontare tutti i dettagli dell’evento è il direttore artistico di Art Adoption, Massimo Magurano.

Foiano incontra per la prima volta l’arte contemporanea. Quali risvolti avrà questa iniziativa?

«La rassegna fa parte del progetto dell’assessorato alla Cultura del Comune di Foiano di dare risalto a luoghi fino ad adesso poco valorizzati con delle iniziative importanti dal punto di vista culturale. Il campo dell’arte contemporanea non è quello a cui più facilmente il pubblico si avvicina, ma di certo Open art: Carbonaia contemporanea sarà un importante evento di richiamo sia per gli appassionati, sia per chi abbia voglia di avvicinarsi a questo mondo, finalmente a pochi passi».

Tutti gli appuntamenti della rassegna saranno ospitati nella Sala Carbonaia. Come è allestire un evento di questo tipo in un luogo così unico nel suo genere?

«Dal primo momento in cui vi sono entrati, gli artisti sono rimasti subito affascinati dalla Sala Carbonaia. La sua architettura barocca di chiesa seicentesca, insieme al caratteristico colore nero assunto dalle pareti nel periodo in cui fu adibita a magazzino per il rimessaggio del carbone, la rendono veramente un luogo unico al mondo. Allo stesso tempo però, qualcuno l’ha addirittura definita “un luogo cattivo”, per la difficoltà ad unirla all’arte contemporanea senza che nessun elemento prevalga sull’altro. Abbiamo voluto che facesse da accompagnamento alle opere che vi verranno esposte e questo richiederà un’attenta progettazione e giorni di lavoro, come è stato per la mostra di Mario Consiglio».

Ad inaugurare la rassegna infatti è proprio la mostra di Mario Consiglio. Cosa c’è da aspettarsi da questa esposizione?

«”Bene dire, male fare” è il titolo della prima delle cinque mostre in cui è articolata Open art: Carbonaia contemporanea. I visitatori possono calarsi in un’atmosfera dai tratti caravaggeschi,  ricreati dalla sistemazione delle opere autoilluminanti sullo sfondo cupo della Sala. Una suggestione ancora più amplificata durante le aperture in notturna».

Fino a settembre 2019 si susseguiranno altre quattro mostre. Chi saranno gli artisti che esporranno le loro opere?

«Si tratta di artisti noti a livello internazionale. Dopo le installazioni di Mario Consiglio, a settembre la Sala ospiterà le sculture in terra cruda di Roberta Busato. A febbraio sarà il momento delle opere di Massimiliano Lucchetti, esponente dell’arte informale già celebrato nei musei d’oltreoceano, mentre a giugno quello di Vezio Moriconi, più volte protagonista della Biennale di Venezia. A chiudere la rassegna, a settembre, Mirko Pagliacci, ultimo artista ancora in vita della scuola di Piazza del Popolo e legato alla stagione romana della Pop Art. Tutte le esposizioni saranno ad accesso libero».

Art Adoption è una realtà in continuo movimento. Quali sono le linee che guidano questa attività?

«Art Adoption viaggia prevalentemente in due direzioni: da una parte è alla costante ricerca di nuovi talenti, artisti che sappiano esprimersi con un linguaggio interessante; dall’altra, ha l’obiettivo di realizzare esposizioni di opere importanti con il coinvolgimento del territorio e delle comunità. Gli allestimenti sono pensati come degli abiti per le opere, in maniera tale che i luoghi non si limitino ad ospitarle, ma ne diventino parte integrante, valorizzandosi a vicenda. Con questo principio sono stati fatti interventi permanenti in un ristorante dove è stato esposto un dipinto di Cattelan».

Attualmente, a cura di Art Adoption, è possibile visitare nei giardini del parterre a Cortona la mostra di sculture Digital Globe. Di cosa si tratta?

«Digital Globe è un omaggio al linguaggio digitale. “Io sono qui”, di Alessandro Bernardini, è la riproduzione dell’icona della geolocalizzazione su Google Maps e al termine della mostra andrà ad essere posizionata davanti ai Google Store negli Stati Uniti. Il Pixel 3D antropomorfo di Beppe Borella, invece, pone l’attenzione sulle unità di misura dell’immagine. Il parco sculture celebra i linguaggi della contemporaneità».

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Arte, tecnica e amore per i cavalli – L’equitazione raccontata dall’associazione Tre Laghi

  È stato in occasione della 37sima Fiera dell’Agricoltura di Tre Berte che l’Associazione Tre Laghi ha organizzato il Gran Galà dell’arte equestre. La competizione, a cui hanno partecipato anche…

 

È stato in occasione della 37sima Fiera dell’Agricoltura di Tre Berte che l’Associazione Tre Laghi ha organizzato il Gran Galà dell’arte equestre. La competizione, a cui hanno partecipato anche il Club Ippico Villa Il Poggio di Sinalunga, il Centro Ippico Happy Horse e La Cacciata di Orvieto, è stata uno spettacolo formato da una decina di esibizioni curate nei minimi particolari, le quali hanno reso evidente lo stretto legame tra i cavalieri e i loro splendidi quadrupedi. Perché se c’è una cosa che non può mancare nell’equitazione è proprio questo rapporto di sintonia, reso inscindibile dalle tante ore di lavoro passate insieme ai cavalli, al fine di mettere a punto esercizi sempre più precisi e al tempo stesso di creare realtà importanti per il territorio, quale quella rappresentata dall’Associazione Tre Laghi, nata nel 1992 e oggi punto di riferimento per il turismo equestre.

A svelare alcuni aspetti di questo mondo, è stato Arnaldo Poggiani, presidente dell’Associazione Tre Laghi.

Innanzitutto, quali sono le fasi di allestimento di uno spettacolo di arte equestre?

«Per prima cosa si studia la coreografia, che dipende dall’esperienza sia del cavallo che del cavaliere, quindi si passa all’inserimento delle musiche, in modo da rendere l’esibizione il più coinvolgente possibile».

Quali requisiti sono necessari per cimentarsi in questo sport?

«Proprio come in ogni sport, agli atleti è richiesta una preparazione fisica costante. Si inizia ad avvicinarsi all’equitazione dai 6 ai 25 anni e si continua svolgendo almeno quattro ore a settimana di attività fisica. Ma anche per i cavalli è previsto un vero e proprio allenamento, da quando sono puledri, quindi dai quattro-cinque anni di età, fino a che non raggiungono la maturità mentale e diventano compagni di lavoro preparati ad eseguire i movimenti secondo i precisi segnali impartiti dai loro addestratori».

Quanto tempo occorre per preparare una coreografia?

«È un lavoro continuo, che dura tutto l’anno per far sì che si raggiungano i massimi livelli, anche perchè le occasioni per esibire le proprie abilità non mancano mai. A tal proposito, il programma della tre giorni di Fiera comprende anche le finali di gimkana e di dressage del campionato interrregionale Uisp».

Quali attività proporrà l’Associazione nei prossimi mesi?

«Oltre ad offrire agli agriturismi della zona la possibilità di far incontrare i cavalli ai propri ospiti, l’Associazione ha in programma iniziative come “Il Cammino di Leonardo da Vinci”, un itinerario di due giorni di passeggiata a cavallo tra i laghi di Chiusi e Montepulciano».

Perchè consiglierebbe di provare l’esperienza di salire a cavallo?

«Semplicemente perchè l’effetto terapeutico di una passeggiata con questi splendidi animali corrisponde alla scoperta di un nuovo modo di conoscere il territorio, anche quando si tratta di un tragitto già tante volte percorso in auto. Si tratta di un contatto con la natura del tutto inedito che, per essere vissuto appieno, richiede di estraniarsi e di osservare la realtà senza condizionamenti».

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Le Terme Sant’Elena raccontate da una mostra di foto storiche

Torna dal 18 al 20 maggio nel parco delle Terme di Sant’Elena, l’appuntamento con Acqua&Vino Chianciano. Se protagonista assoluto della prima edizione era stato il jazz, quest’anno, oltre a eventi…

Torna dal 18 al 20 maggio nel parco delle Terme di Sant’Elena, l’appuntamento con Acqua&Vino Chianciano. Se protagonista assoluto della prima edizione era stato il jazz, quest’anno, oltre a eventi di narrazione e musica che vedranno la partecipazione di Teresa De Sio, David Riondino, Pupo e l’Istituto Bonaventura Somma, non mancheranno iniziative di altro genere, come la mostra di foto storiche sull’età aurea dello stabilimento termale. Visitabile gratuitamente nei giorni del festival all’interno del parco e curata dell’esperta di arte Teresa Guerra, la mostra sarà un vero e proprio viaggio per immagini, come ci ha raccontato l’organizzatore dell’evento, Gionata Giustini.

Come è nata l’idea di organizzare questa mostra?

«Ero andato con il proprietario dello stabilimento, il dottor Ubaldo Ruju Cignozzi, a spostare del  materiale in un garage, quando la nostra attenzione si è posata su degli scatoloni chiusi. Abbiamo pensato di aprirli e vi abbiamo trovato questo archivio di foto. Da lì l’idea di selezionarne una parte, esporla e farla conoscere al pubblico».

Quali foto sono state scelte per la mostra?

«Sono scatti inediti, ovviamente in bianco e nero, risalenti agli anni ’50 e ’60 dei tanti personaggi illustri che si sono esibiti a Sant’Elena: Ella Fitzgerald, Claudio Villa, il Quartetto Cetra e Nino Taranto, solo per citarne alcuni. Ma non solo, perchè ci saranno anche sezioni tematiche sulle corse di auto d’epoca, le gare di ballo e i concorsi di bellezza».

C’è una fotografia particolarmente significativa tra tutte?

«Penso ad una scattata durante una corsa d’auto, perchè rende bene l’idea di cosa fosse Chianciano in quegli anni e la portata delle manifestazioni che vi si svolgevano».

Cosa può rappresentare una mostra di questo tipo per Chianciano?

«Si tratta senza dubbio di una testimonianza documentale importante, proprio per il fatto che le terme di Sant’Elena sono state una pietra miliare nell’evoluzione del turismo in Italia. Ad oggi il complesso termale, con i suoi otto ettari di parco e l’auditorium, rimane degno di essere messo in risalto. Anche Papa Ratzinger, che vi si soffermò alcuni giorni durante il suo pontificato, ne rimase ammirato tanto da definirlo “un santuario ecologico”».

Quale effetto si aspetta che la mostra sortirà nei confronti del pubblico?

«Immagino che sarà un evento interessante da scoprire per tutti, ma soprattutto per i chiancianesi. Rivedersi in quegli scatti potrà essere emozionante ma al tempo stesso motivo di riflessione. L’occasione per ricordare le proprie radici e le potenzialità legate al valore storico e culturale di questo territorio».

Nino Taranto nella famosa macchietta di Ciccio Formaggio, con la celeberrima paglietta tagliuzzata.

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I volti e le fiabe: intervista a Carlotta Bertelli e Gianluca Guaitoli

É stata inaugurata lo scorso 1° aprile, e rimarrà aperta fino al 1° luglio, al castello di Sarteano la mostra “C’era un volto e forse c’è ancora”, l’esposizione di fotografie…

É stata inaugurata lo scorso 1° aprile, e rimarrà aperta fino al 1° luglio, al castello di Sarteano la mostra “C’era un volto e forse c’è ancora”, l’esposizione di fotografie artistiche realizzate da Carlotta Bertelli e Gianluca Guaitoli.

Fotografa lei, hair stylist con esperienza internazionale nel campo della moda lui, l’anno scorso hanno scelto di venire a vivere con Francesca, la loro bambina a cui tra l’altro è dedicata la mostra, nel piccolo borgo di Fonte Vetriana.

Cosa vi ha portato a Fonte Vetriana?

Carlotta: «Eravamo alla ricerca di un luogo tranquillo, una specie di eremo, dove ad essere più pulita fossero la qualità dell’aria e i rapporti con le persone. Qui adesso abbiamo il nostro studio e abbiamo trovato il luogo perfetto per esporre “C’era un volto e forse c’è ancora”».

Come è iniziato il progetto della mostra?

Carlotta: «É accaduto per caso, era il 2014 e Gianluca stava lavorando a un servizio di moda. Rimanemmo colpiti da come alcuni scatti riuscivano a raccontare una modella nei tratti distintivi della sua personalità, oltre che ovviamente a ritrarla nei suoi lineamenti. Poi durante un’esposizione a Parigi, abbiamo fatto vedere le foto a un gallerista che ci ha suggerito di approfondire questo spunto».

Oggetto degli scatti sono i volti. A cosa si deve questa scelta?

Gianluca: «La scelta è stata dettata dalla volontà di porre l’attenzione sulla persona, in una realtà ormai velocissima dove si fa sempre più fatica a soffermarsi sui volti che ci circondano. Abbiamo voluto in posa di fronte all’obiettivo chi potesse esprimere un’estetica non necessariamente racchiusa nei canoni tipici della bellezza, ma in grado di raccontare una propria verità».

Chi sono i soggetti delle fotografie?

Carlotta: «Sono persone del posto, di cui alcune hanno accettato il nostro invito a farsi fotografare, mentre altre si sono proprio offerte».

Che ci sia un legame tra le vostre fotografie e il mondo fiabesco lo si intuisce già dal titolo della mostra “C’era un volto e forse c’è ancora”, ma di preciso in cosa consiste questo rapporto?

Carlotta: «Le fiabe rappresentano luoghi dell’immaginazione con più di un significato, le trame sono fatte di esperienze, incontri, sfide e paure che non riguardano soltanto i personaggi dei racconti, ma la vita vera di ognuno. Per questo vogliamo far riflettere sul fatto che le fiabe si riscrivono ogni giorno, si ritrovano nella vita quotidiana e nei volti delle persone che si incontrano per strada».

Quale ruolo possono avere le fiabe nella nostra società?

Carlotta: «Oggi regna ovunque un clima di indifferenza, quando non proprio di sfiducia, dell’uno verso l’altro, alimentato da paure spesso motivate dalla non conoscenza. L’osservazione di un volto è il primo passo verso la scoperta di una persona e della sua storia, anche se di fronte a queste fotografie lo spettatore può costruirsi il proprio percorso di lettura, inventarsi ogni volta un finale. Non ci sono nè titoli nè didascalie ad indicare a quale fiaba la foto si riferisce, anzi nella maggior parte dei casi si è voluto eliminare il più possibile i particolari che avrebbero potuto distogliere l’attenzione dai soggetti».

State già pensando ad un nuovo progetto?

Gianluca: «Sicuramente proseguiremo con i ritratti, per approfondire e rendere più vasto questo lavoro. Poi vorremmo esporre la mostra in un contesto urbano. Forse in città, piuttosto che qui, incombono la solitudine e l’isolamento dell’individuo e dunque le nostre foto potrebbero essere un’occasione per soffermarsi a osservare, e conoscere, cosa le persone che ci stanno attorno hanno da raccontare».

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