La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Autore: Anita Goti

Torrita Biodiversità – Festa dell’Agri Cultura: preservare la biodiversità, per salvare il futuro

Conservare la biodiversità, cioè il patrimonio universale composto dalla varietà degli esseri viventi, specie ed ecosistemi presenti sulla Terra, condividere equamente i benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche. Sono questi…

Conservare la biodiversità, cioè il patrimonio universale composto dalla varietà degli esseri viventi, specie ed ecosistemi presenti sulla Terra, condividere equamente i benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche. Sono questi i principi fondamentali alla base della Convenzione per la diversità biologica firmata a Nairobi il 22 maggio 1992 e, ad oggi, ratificata da 196 Paesi. Universalmente riconosciuta come il primo provvedimento in materia, tanto da rendere il 22 maggio la Giornata mondiale della Biodiversità, ha anticipato la decisione che l’Assemblea delle Nazioni Unite ha preso nel 2010 di dichiarare il periodo 2010-2020 Decennio della Biodiversità, con l’intenzione di favorire l’applicazione di un piano strategico per la biodiversità e promuovere la visione generale di una vita in armonia con la natura e i suoi equilibri.

In prossimità della scadenza di questo periodo, si rivela tuttavia necessario il proseguimento della sensibilizzazione al tema della biodiversità. Secondo dati presentati da Slowfood, oggi “il 90% del cibo consumato dall’uomo proviene da 120 specie e solo 12 specie vegetali e cinque razze animali rappresentano oltre il 70% dell’intero consumo alimentare umano”. Le esigenze imposte dalle dinamiche di omologazione che riguardano il mercato globale minano infatti ogni giorno la diversità delle specie, provocando importanti conseguenze sulla varietà di piante e animali e sulla qualità della disponibilità agroalimentare. Per contribuire alla causa, la prima azione da fare è quella che ognuno può compiere a livello locale: attraverso la salvaguardia delle specie animali autoctone e la conservazione delle colture tradizionali, non solo si tutela un patrimonio di ricchezze naturali, ma si protegge la diversità delle specie presenti all’interno di un ecosistema, stabilendo di conseguenza una miglior qualità di suolo, acqua e aria.

Con queste premesse è nata  Torrita Biodiversità – Festa dell’Agri Cultura, il nuovo evento in programma a Torrita di Siena sabato 21 e domenica 22 settembre 2019. In concomitanza con la 42esima edizione della Fiera al Piano, l’amministrazione comunale di Torrita, con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, la Regione Toscana e la provincia di Siena, ha organizzato due giorni di iniziative che avranno luogo all’interno del parco di Via Grosseto. L’area, che si estende per 12.000 mq, sarà accessibile dalle ore 8.30 alle 20 per visitare i vari padiglioni, dedicati rispettivamente ad un’esposizione di specie animali e vegetali, ad un museo di attrezzature contadine, ad una mostra di prodotti provenienti da filiera corta, ad uno spazio per i macchinari agricoli e ad un’area convegni. Poco distante, all’interno della Casa della Cultura è allestito, a cura dell’artigiano Oliviero Bemoccoli, il percorso museale “Antica Cultura Contadina“, visitabile dalle 10 alle 18 nel fine settimana della manifestazione e su prenotazione fino a giovedì 26 settembre (339.4910091).

Sabato mattina apre la manifestazione: alle ore 9, l’inaugurazione della 1ª Esposizione nazionale della Cinta Senese e delle razze suine nere. Alle ore 10 la Casa della Cultura ospita il primo convegno, curato dell’Associazione Nazionale Allevatori Suini, con studiosi e allevatori di razze autoctone italiane. Dopo il pranzo a base di Cinta Senese all’interno dello stand ristorante, nel pomeriggio l’area convegni accoglie la conferenza dell’esperta Caterina Cardia su “Le erbe spontanee: una ricchezza da riconoscere” e l’incontro con rappresentanti dell’Associazione Apicoltori delle Province Toscane sul tema “Apicoltura e Biodiversità, concetti a confronto“.

Domenica mattina, la Pro Loco di Torrita propone una Passeggiata a 6 Zampe, da percorrere in compagnia del proprio cane lungo un percorso ad anello di circa 5km, con partenza e rientro presso il punto di ritrovo all’interno del Parco. A seguire, spazio ai produttori locali con gli interventi dell’Azienda Agricola Passerini su “Popolazioni evolutive di grano tenero: biodiversità e bellezza” e, a seguire, dell’Azienda Agricola Saragiolo su “Bioagricoltura del passato per il futuro“.

Alle 11.30 è attesa la presentazione del progetto Valdichiana Eating a cura della Strada del Vino Nobile di Montepulciano e dei Sapori della Valdichiana Senese, mentre alle ore 17 l’Associazione dell’Aglione della Valdichiana interviene nella conferenza “Aglione della Valdichiana, un modello di sviluppo locale“. La conclusione del programma è dedicata alle caratteristiche nutrizionali delle carni di agnello, con l’incontro con il Consorzio di tutela dell’agnello IGP del Centro Italia, realizzato in collaborazione con il Settore produzioni agricole, vegetali e zootecniche della Regione Toscana su “Le carni di agnello, proprietà e aspetti salutistici“.

Un’ampia serie di spunti tematici compone insomma il programma di questa prima edizione di Torrita Biodiversità – Festa dell’Agri Cultura, come ha dichiarato l’assessore Roberto Trabalzini, che ha coordinato il progetto:

“C’è soddisfazione per il lavoro svolto sull’organizzazione di questo evento, al quale è giunto anche il patrocinio del Ministero. L’aspettativa per un buono svolgimento è alta, ma l’invito a partecipare che tanti esperti, professionisti, rappresentanti delle associazioni di categoria e dei consorzi hanno già raccolto, dimostra che quello della biodiversità è un tema particolarmente sentito. Le iniziative dei prossimi giorni consentiranno dunque di conoscerlo da vari punti di vista e saranno anche un’occasione per valutare con maggior consapevolezza le proprie abitudini di consumo”.

Esemplari di razze autoctone, specie vegetali, antiche colture dimenticate e solo recentemente tornate ad essere praticate, pareri esperti e utili alla nostra alimentazione, storie ed esperienze dirette di produttori locali, sono solo alcuni degli aspetti di questa manifestazione, che già si profila come un’opportunità. Quella di comprendere l’importanza legata alla ricchezza delle risorse naturali e muovere passi decisi in direzione di un futuro sostenibile e sano.

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Contrabbasso e voce, concerto di Musica Nuda a Chianciano Terme

Il duo Musica Nuda, in concerto venerdì 13 settembre, alle 21.30, al teatro Caos di Chianciano Terme, si presenta come l’esito ben riuscito dell’incontro tra destino e talento. Petra Magoni…

Il duo Musica Nuda, in concerto venerdì 13 settembre, alle 21.30, al teatro Caos di Chianciano Terme, si presenta come l’esito ben riuscito dell’incontro tra destino e talento. Petra Magoni e Ferruccio Spinetti compongono questo duo dal 2003, quando lei era una cantante solista con già quattro album all’attivo e lui il contrabbassista degli Avion Traviel. Proprio il successo inaspettato del loro primo concerto, in cui Ferruccio all’ultimo minuto si trovò a suonare a fianco di Petra, li ha esortati a proseguire, a preparare un repertorio e pubblicare un album. Da lì, ad aspettare i Musica Nuda c’è stato un continuo susseguirsi di album e concerti, come loro stessi raccontano in questa intervista a poche ore dal concerto che li vedrà protagonisti della rassegna Chianciano Terme da Vivere.

«Il nostro duo e’ nato per gioco nel 2003. Nessuno di noi pensava all’inizio di dar vita ad un sodalizio artistico che va avanti oramai da 17 anni, più di 1500 concerti in tutto il mondo, 11 cd ed un dvd. Abbiamo avuto premi e riconoscimenti, soprattutto da parte del pubblico,  che ci hanno dato la spinta di credere giorno dopo giorno nella bontà del lavoro che stavamo facendo. E anche all’unicità del nostro progetto, un duo composto solo da una voce e un contrabbasso».

Che tipo di brani comprende il vostro repertorio e quali di questi saranno eseguiti a Chianciano?

«Il nostro repertorio è un mix tra cover del mondo pop come i Beatles o Sting, brani del songbook cantautorale italiano come Battisti, Paolo Conte, Tenco o ancora brani del repertorio classico, come Monteverdi e Bach, e brani originali scritti da noi o da amici come Pacifico, Frankie Energy, Luigi Salerno, Alessio Bonomo, Avion Travel.
Avendo più di 300 brani in repertorio ogni nostro concerto è unico, nel senso che decidiamo la scaletta il giorno stesso del concerto, lasciandoci trasportare anche dal luogo dove ci esibiremo o dalla propensione a suonare determinati brani quel giorno».

Ci sono state collaborazioni con altri interpreti o musicisti in questi anni?

«Certo, Musica Nuda non e’ una gabbia. Già nel 2006 il nostro secondo album Musica Nuda 2, era un doppio cd con, da una parte, solo brani del duo, e con dall’altra duetti preparati con tanti ospiti. Nel 2013, invece, per i 10 anni di Musica Nuda, abbiamo dato vita a Banda Larga, un disco arricchito dalla presenza di un’orchestra sinfonica e dagli arrangiamenti orchestrali di Daniele di Gregorio, che ha suonato anche la marimba ed il vibrafono in alcuni brani. Abbiamo avuto poi la gioia di duettare con Al Jarreau, di cui abbiamo aperto il tour tedesco nel 2010. Ogni incontro, ogni collaborazione ti fa crescere, soprattutto se trovi musicisti sensibili e bravi come abbiamo avuto la fortuna di incontrare sulla nostra strada».

Siete portati a seguire un procedimento particolare nella preparazione dei vostri brani?

«Non ci sono regole. A volte nasce prima la musica, altre volte il testo».

Applicate un certo tipo di studio o ricerca sulla vostra musica?

«La nostra e’ una ricerca continua sui nostri strumenti, contrabbasso e voce. Cerchiamo di esplorare nuove soluzioni, ci definiamo un po’ dei “geologi” della musica e, in un certo senso, anche artigiani: poco computer, molta manualità».

Inserite anche contaminazioni con altri generi musicali?

«Nel mio caso – risponde Ferruccio – il Brasile e’ stato semplicemente fondamentale. Mi è sempre piaciuto quel caratteristico modo di scrivere, partendo dallo choro, fino alla bossanova, ed al Tropicalismo di Veloso. Ho avuto la fortuna di incidere due dischi con un altro gruppo che si chiama InventaRio, composto da me, Francesco Petreni, Giovanni Ceccarelli e Dadi Carvalho, di cui uno dedicato alla musica di Ivan Lins che ci è valso anche una nomination ai Grammy Awards 2015 nella sezione Musica Popolare Brasiliana».

Quali sono le suggestioni e le emozioni che, più di altre, cercate di suscitare nel pubblico durante i concerti?

«Basta pensare che la gente che esce dal teatro dopo un nostro concerto sia felice d’aver passato un’ora e mezza di spensieratezza, di serenità. Di aver riso o di essersi emozionata su una parola o su una nota. Mi piace l’idea che la nostra musica possa far compagnia a chi ci ascolta sia dal vivo che nella vita di tutti i giorni. Non ho mai suonato per insegnare qualcosa o mandare dei messaggi politici. Mi piace pensare che quando suoneremo in Austria, Portogallo, USA, come accadrà nei prossimi mesi di ottobre e novembre, la nostra musica non avrà confini. Sarebbe bello un mondo senza barriere ideologiche e culturali. Con dei porti che accolgono… invece che respingono, ovviamente con delle regole da rispettare, ma con una buona dose d’umanità alla base di tutto».

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Con la mostra “Il lavoro di una fonderia d’arte” a Villa Trecci il bronzo prende vita

Appena essersi lasciati alle spalle il bivio che conduce al Tempio di San Biagio e aver percorso poche centinaia di metri verso Monticchiello sulla Via di San Bartolomeo, si individua,…

Appena essersi lasciati alle spalle il bivio che conduce al Tempio di San Biagio e aver percorso poche centinaia di metri verso Monticchiello sulla Via di San Bartolomeo, si individua, oltre un imponente cancello, Villa Trecci. Il giardino che la circonda offre ai suoi visitatori l’esperienza sinestetica di camminare avvolti dai profumi e dai suoni provenienti dalle erbe e dagli arbusti, divenuti nidi di molteplici varietà di insetti, e dai colori dei fiori e delle colline che si dispiegano tutt’intorno.

Il parco, di un’estensione complessiva di tre ettari, si suddivide in diversi spazi, così come lo ha pensato l’architetto paesaggista Adelmo Barlesi, che dal 2014 personalmente ne ha progettato e curato la realizzazione. Così si può passeggiare accanto al roseto, unica area soggetta ad irrigazione artificiale, nel Giardino delle piante grigie o ancora nel Boschetto, dove alberi, cespugli ed erbe crescono attingendo dal terreno e dall’acqua piovana le risorse necessarie per la sussistenza. Infine si raggiunge la limonaia, che è sede della mostra curata dal fonditore Pietro Caporrella fino al prossimo 20 ottobre, quando tornerà a fornire riparo dalle prime intemperie dell’autunno alle piante di limone, attualmente posizionate attorno alla vasca dove stabilmente si trova il bronzo “Incontro“, di Piero Sbarluzzi.

Proprio in occasione dell’inaugurazione della mostra di arte contemporanea, dal titolo Il lavoro di una fonderia d’arte, Pietro ha presentato la selezione di opere che è possibile visitare ogni giovedì dalle ore 16.00 alle 19.00:

«Le opere esposte sono grandi bronzi provenienti dalla mia collezione privata, ma non si tratta di una selezione di artisti scelti sulla base di un particolare tratto stilistico. È questa la prima mostra che curo in Toscana, grazie al mio amico Adelmo e a sua moglie Cinzia, con cui ho già collaborato per la realizzazione del bronzo “Incontro” di Sbarluzzi».

Adelmo Barlesi e Cinzia Sorlini hanno ospitato “Il lavoro di una fonderia d’arte” per rendere omaggio al sapere di Pietro, artigiano senza il cui lavoro non prenderebbero vita le forme pensate dagli artisti.

«La scultura ben si inserisce in un parco, dove la vegetazione fa da cornice viva e vitale e questa vitalità viene assunta dalle opere – spiega Adelmo – Pietro è infatti un fonditore, e le installazioni presenti per la mostra a Villa Trecci sono state realizzate proprio nella sua fucina, che il grande pubblico ha già potuto scoprire, anche se solo in un dettaglio, nella sigla della serie I Medici: il giglio in ferro battuto che vi compare è infatti un’altra opera nata dalle mani di Pietro.
Le opere attualmente esposte sono il compendio della produzione di sei artisti diversi per genere, storie e materiali, accomunati dal fatto di avere trovato nella Fonderia di Pietro il sapere adeguato a dar forma ai loro progetti. Fondere il ferro non è la stessa cosa che fondere un’opera d’arte, per questo la mostra vuole essere un omaggio non tanto ai singoli nomi, ma a colui che attraverso una conoscenza approfondita di tecniche e materiali, sa fare di un crogiolo l’incubatrice di nuove emergenze artistiche».

La limonaia, ambiente designato ad accogliere l’installazione, è un edificio costruito in laterizio antico, secondo i canoni tradizionali delle ville toscane così come altre strutture che abbelliscono il parco, e con accorgimenti, per quanto riguarda le proprietà acustiche, tali da rendere la stanza perfetta per ospitare concerti. L’anfiteatro che si apre attorno alla vasca antistante completa lo scenario, anche in notturna, quando si accendono le luci strategicamente posizionate da Adelmo.

Nulla, nella costruzione del parco, è stato lasciato al caso. Le piante che vi hanno messo radici sono state accuratamente selezionate in base alla capacità di sopravvivere in un luogo arido d’estate e freddo d’inverno. Più di cento specie vegetali provenienti dal deserto australiano, dalla Turchia o dall’isola di Creta, convivono ora a Montepulciano nell’armonia di un parco interamente ecosostenibile. L’acqua impiegata infatti nelle vasche e negli zampilli delle fontane viene raccolta in un laghetto, dove risiedono piante acquatiche e di palude, che ormai è diventato il fulcro di un vero e proprio habitat naturale.

“Sulle piante volano diversi gruppi di farfalle, libellule e api che da anni qui producono miele. Addirittura dal lago di Montepulciano sono arrivati degli aironi cinerini”.

A poche metri di distanza da Villa Trecci, che fa parte dell’Associazione Parchi e Giardini d’Italia e della Mediterranean Garden Society, sorge inoltre la Chiesa di San Bartolomeo di Caselle risalente al XIII secolo, dove sabato 24 agosto, alle 18, torna a essere officiata la funzione religiosa in occasione della festa del Santo.

Info utili
Per visitare il parco, il costo del biglietto d’ingresso è di 10€ per gli adulti e 8€ per i residenti a Montepulciano, mentre i ragazzi fino a dodici anni accompagnati entrano gratuitamente. La visita è libera e deve essere prenotata alla mail info@parcovillatrecci.it. Le informazioni sono a disposizione all’interno del parco attraverso la lettura di codici QR.
È possibile ottenere una visita guidata richiedendola allo stesso indirizzo mail con dieci giorni di anticipo e che viene confermata al raggiungimento di un gruppo sufficiente di persone.

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Apocrifa Orchestra a Chianciano Terme canta il proprio Fabrizio De André

Foto di copertina: Marco Lambardi   Riferendosi ai libri, Italo Calvino diceva che “un classico non ha mai finito di dire quel che ha da dire”, per il fatto che…

Foto di copertina: Marco Lambardi

 

Riferendosi ai libri, Italo Calvino diceva che “un classico non ha mai finito di dire quel che ha da dire”, per il fatto che pur a distanza di anni, se non secoli, dalla scrittura di un testo, e a prescindere da quante volte lo si sia già letto, esso mantiene la capacità di insegnare qualcosa che fino a quel momento non si sapeva, il potere di sorprendere per un dettaglio mai notato prima, o un insegnamento chiaro solo con un po’ più di esperienza di vita alle spalle. In questo senso, nessuno avrà nulla in contrario se, parlando dell’Apocrifa Orchestra, si dà l’accezione di “classici” a quei testi di Fabrizio De André che da quindici anni il gruppo propone con arrangiamenti originali, come ha raccontato il cantante Riccardo Nucci.

«Apocrifa Orchestra nasce dall’idea di un gruppo di amici di mettersi in discussione come musicisti, in quello che abbiamo chiamato “progetto De André“. Questo consiste nel dedicarsi ai testi del cantautore, lasciando che tutta la loro poesia ci suggerisca delle rivisitazioni verso soluzioni stilistiche di genere diverso rispetto a quello con cui sono conosciute. Le canzoni hanno un’anima, nel loro significato, a cui attraverso la ricerca di altre chiavi di lettura, proviamo a conferire nuovi percorsi interpretativi».

Quello per De André, da parte dei suoi appassionati, somiglia forse più a un atto di fede che a una preferenza in termini di gusti musicali. Come è stato accolto questo progetto dal pubblico?

«A distanza di venti anni dalla sua scomparsa, De André effettivamente continua a raccogliere cultori, anche tra le nuove generazioni. All’inizio c’è stata un po’ di titubanza tra i più fondamentalisti, ma solo fin tanto che non è stato chiaro cosa stessimo facendo. Attraverso la musica, portiamo anche l’aggregazione che ci lega come gruppo, e questo sono sicuro che il pubblico lo percepisce, arrivando a condividere con noi l’emozione di ciò che suoniamo».

Passando proprio al gruppo, da quanti elementi è composto e a cosa deve questo nome?

«Apocrifa Orchestra è composta, oltre che da me, che canto e suono l’armonica, da Francesco Ceri per mandolino, voce e chitarre, Riccardo Butelli alla batteria, Paolo Cellini al basso, Alessandro Zibo De Maio alle tastiere, Paolo Batistini alle chitarre, Gianni Rubolino al sassofono. Siamo musicisti provenienti, in quanto a percorso professionale, da esperienze e generi diversi, che hanno trovato sin dagli esordi una gran sintonia in questo progetto. Il nome del gruppo prende spunto da “La buona novella“, l’album che Faber pubblicò nel 1970 con brani ispirati appunto ai Vangeli Apocrifi».

Per quanto riguarda gli arrangiamenti, c’è un motivo che vi ha portati in questi anni a scegliere dei brani piuttosto che altri?

«Non ci sono mai stati criteri precisi. Semplicemente siamo sempre partiti dalle sensazioni suscitate dai singoli brani per indagare quale tipo di arrangiamento fosse più adatto. Dal 2004, quando ci siamo riuniti, abbiamo affrontato praticamente tutta la discografia di De André, con particolare riferimento per quelli che il cantautore propose in collaborazione con la PFM. I brani frutto di questo lavoro, per adesso, si possono ascoltare nei due album “Apocrifa Orchestra” e “Rovistando“, e nei concerti che abitualmente teniamo».

Come quello che si terrà venerdì 16 agosto a Chianciano Terme, dalle 21:30 in Piazza Italia. L’occasione di ascoltare le opere di De André in una versione inedita e originale, l’opportunità di scoprire il loro carattere sotto una luce nuova.

Qual è il brano senza il quale non chiudete mai il concerto?

«Per la sua interminabile forza di coinvolgere, unire ed entusiasmare: Il pescatore».

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Piranha Social Club: l’orizzonte culturale di Acquaviva che si nutre di relazioni sociali

Foto di Elisa Valdambrini Veloce e curiosa come il quartiere più moderno di una grande città, familiare come solo una frazione di poco più di mille abitanti può essere. Acquaviva…

Foto di Elisa Valdambrini

Veloce e curiosa come il quartiere più moderno di una grande città, familiare come solo una frazione di poco più di mille abitanti può essere. Acquaviva di Montepulciano ormai da anni ha assunto sembianze cosmopolite che difficilmente ne rendono pensabile la collocazione a margine di un paese di provincia, tanto evidente e senza confronti è lo slancio verso una dimensione culturalmente viva che non rimane fine a se stessa, ma che anzi coinvolge, nutre e di nuovo ispira. In questo senso, il Collettivo Piranha è al tempo stesso agente e risultato di un processo culturale che, da quando si è innescato, non ha fatto che alimentare un fermento sociale chiaramente avvertito oltre gli esigui confini di Acquaviva.

Il Live Rock Festival ne è il caso più eclatante, consacrato in modo incontrovertibile a evento di riferimento nel suo genere. Dimostrazione evidente delle potenzialità che una realtà associativa può mettere in campo, il Festival deve la sua crescita all’impegno profuso dal Collettivo Piranha nel creare un ambiente dominato dal valore della continua elaborazione culturale. Lo stesso valore che, alcuni mesi fa, ha spinto i componenti del Collettivo a rilevare un bar di Acquaviva per farne, come lo ha definito il presidente del Collettivo Andrea Mezzanotte, uno “spazio creativo“, che diventasse un’area di aggregazione, un habitat vero per i Piranha storici e quelli che verranno.

«Perché il Piranha Social Club è nato ponendo come principio fondamentale la valorizzazione dei rapporti umani, come base per pianificare nuove iniziative e proporre occasioni di incontro e confronto, in una dinamica di avanzamento per l’intero territorio».

Così si entra in un locale e al tempo stesso si diventa parte di un insieme, quello dell’associazione, che poi è uno spazio di condivisione del tempo e di scambio di argomenti.

«Si scopre un luogo dove le relazioni sono vere, concrete, e da queste nascono discussioni sulle quali si innestano idee in un clima che, per definizione, in quanto collettivo ha già superato la dimensione dell’ “io”. La socialità evocata dal nome del locale la si ritrova nel tentativo di evitare la deriva individualistica cui l’era digitale talvolta obbliga. Uscire dalla propria zona di comfort, quella assicurata dai device e dalla cerchia di contatti più o meno virtuali, per entrare in contatto con persone di generazioni ed esperienze diverse».

Una dinamica che arricchisce sé stessi ma anche, indubbiamente, tutto il tessuto sociale nella sua complessità.

«Quel che sulla lunga distanza il Piranha Social Club può portare, in termini di cambiamento, nella comunità di Acquaviva è proprio l’effetto dell’esistenza di uno spazio in cui scoprire l’altro e al contempo sé stessi, un modo per stabilire contatti umani, ridefinire continuamente il proprio orizzonte di conoscenze. Auspichiamo che questo clima possa generare prodotti culturali sempre meritevoli di attenzione e interesse, anche per sensibilizzare chi ancora non ne fa parte ai valori che animano il Collettivo ».

Durante le sue prime settimane di attività, il Piranha Social Club ha proposto un programma di appuntamenti – dagli eventi musicali alle presentazioni di libri – ai quali se ne aggiungeranno altri il prossimo autunno, dopo che si sarà concluso il Live Rock Festival

Lo stesso Festival ha, di anno in anno, precorso caratteristiche e finalità adesso mantenute e coltivate anche dal Club: le tematiche sociali e quelle ambientali, affrontate e onorate con iniziative avanguardistiche, diventano così argomento di conversazione, dando animo a un movimento culturale che trae nutrimento dal suo stesso organismo.

«Gli eventi che il Piranha Social Club continuerà a ospitare possono essere preparati come improvvisati, quindi seguiti nella realizzazione dal gruppo di competenza. Niente che non si potrebbe impiantare in altre località: sarebbe una soddisfazione aggiunta se il Piranha Social Club facesse da ispirazione per la nascita di realtà analoghe nei dintorni, dove anche è già molto presente la cultura dell’associazionismo».

È forse presto per dire se ciò accadrà, ma visti i risultati che oggi fanno di Acquaviva e del suo Piranha Social Club i casi più interessanti di produzione culturale della Valdichiana, non possiamo che augurarcelo.

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Torrita di Siena, dall’archivio di Stato emergono le armature di sei secoli fa

Nell’epoca dell’informazione digitale, in cui l’abitudine è quella di considerare ogni genere di conoscenza distante quanto il tempo di una ricerca online, non è inconsueto interrogarsi sulle ragioni della persistenza…

Nell’epoca dell’informazione digitale, in cui l’abitudine è quella di considerare ogni genere di conoscenza distante quanto il tempo di una ricerca online, non è inconsueto interrogarsi sulle ragioni della persistenza di spazi come archivi e biblioteche, dove il sapere viene sì conservato, ma più lontano in termini di tempo e spazio. Un pensiero forse accompagnato da qualche nota di nostalgia, ma spesso anche dalla valutazione di quanto, in termini economici, valga ancora la pena di investire nel mantenimento di certe istituzioni. Certe riduzioni delle risorse ad esse destinate dimostrano, di per sè, la bassa fiducia che da quelle stanze possa tornare indietro qualche risultato soddisfacente, anzitutto dal punto di vista economico, continuandone così a svalorizzare la percezione collettiva. Anche per questo motivo, le iniziative basate sulla ricerca archivistica ricoprono il significato aggiunto rappresentato dal potenziale che luoghi spesso dimenticati continuano a dimostrare di avere.

Un chiaro esempio ne è quanto fatto a Torrita di Siena, dall’Associazione Sagra San Giuseppe e la Pro Loco, con il coordinamento di Civitas Rerum. Unite dall’intento comune di muoversi tra il recupero della storicità del territorio e un futuro arricchito dalla consapevolezza sulle proprie origini, queste associazioni hanno predisposto una ricerca su come potevano apparire gli armamenti indossati dai militari di stanza a Torrita nei primi decenni del XV secolo. La scelta di questo preciso periodo è dovuta alla testimonianza di un’iscrizione che riporta la data di fine dei lavori di restauro alla chiesa delle Sante Flora e Lucilla: lo stesso evento rievocato, attraverso il corteo storico, in occasione del Palio dei Somari, che si svolge ogni anno a marzo. Durante questa manifestazione, infatti, il drappo conteso dalle otto contrade viene esposto all’interno della chiesa, fino al giorno del Palio, quando ne esce seguito dai figuranti che compongono il corteo storico.

Lo studio, iniziato lo scorso anno, è stato condotto da Marta Fabbrini presso l’Archivio di Stato di Siena, sulle basi di cronache dell’epoca, registri e documenti ufficiali. Dal racconto in quelle pagine delle guerre che imperversavano in Valdichiana, con le conseguenze che esse provocavano sull’economia del territorio, è stato possibile ricostruire le condizioni in cui versava anche Torrita, che nel 1425 presentava una positiva fase di ripresa, durante la quale, oltre a quella dell’edificio, si inserì la ristrutturazione della cinta muraria. Considerata l’area di confine in cui si trovava il castello di Torrita, da Siena giunse al podestà l’ordine che venisse istituito un manipolo di quindici soldati, abbastanza numeroso rispetto alle località attigue, poichè se ne contavano quattro a Petroio, e Farnetella, otto a Rigomagno, dieci a Scrofiano e Montefollonico, venti a Sinalunga. Questi dovevano, inoltre, come si legge in una lettera datata qualche anno più avanti, apparire “bene armati d’armi bisognevoli da offendare e difendare e che sieno bene vestiti”1.

Un’indicazione che suggerisce l’importanza chiaramente attribuita alla figura dei militari a presidio delle città, e di cui non è stato possibile non tener conto quando, a termine della ricerca, è stato redatto un testo che contenesse il lavoro condotto.

Sostenuto dalla Fondazione Torrita Cultura, come progetto inerente alla VI edizione del Borgo dei Libri, il volume, che porta il titolo “Torrita 1425. I fanti del Castello bene armati d’armi bisognevoli da offendare e difendare e che sieno bene vestiti” è stato recentemente pubblicato e si trova adesso disponibile presso l’ufficio turistico nel centro storico di Torrita.

All’interno del libro, oltre alle introduzioni curate da quanti hanno contribuito alla realizzazione dell’iniziativa e l’esposizione della ricerca storica effettuata, sono state inserite tavole con le illustrazioni delle parti che formavano gli armamenti e di come potevano apparire i soldati completi del loro equipaggiamento. A questi disegni ha lavorato Bruno Mugnai, il quale, intervenendo durante il convegno di presentazione, ha sottolineato quanto l’attribuzione all’epoca medievale di un’atmosfera dai toni cupi sia un luogo comune ingiustificato.

«Soprattutto per quanto riguarda i corpi militari, che – ha aggiunto – a quel tempo non solo non avevano alcuna esigenza di mimetismo, ma piuttosto dovevano farsi facilmente riconoscere e mettere in evidenza l’equipaggiamento di cui disponevano».

Da qui la rappresentazione degli armamenti in tonalità coerenti con l’epoca di riferimento. Del resto, uno degli obiettivi principali che ha animato il progetto, è stato proprio quello di fornire un quadro complessivo fedele alla realtà del periodo storico. Così, anche le varie parti dell’armamento sono state individuate da Ugo Barlozzetti, esperto di storia militare e costume, nel contesto di fonti narrative e iconografiche, tra le quali compare il Polittico Quaratesi, pala d’altare commissionata dalla famiglia Quaratesi e realizzata nel 1423 da Gentile da Fabriano per la chiesa di San Niccolò Oltrarno a Firenze. In questa, attualmente conservata agli Uffizi, è raffigurato, con la sua armatura, San Giorgio.

Il recupero di fonti ufficiali ha permesso una ricostruzione motivata e per questo credibile,

«Lontana – ha precisato Barlozzetti – dalle rievocazioni, e sono tantissime quelle a stampo medievale, che, pur presentandosi come tali, rispondono di più ad una messa in scena di quella che si pensa oggi sia stata un’epoca storica».

A Torrita di Siena, dove ogni anno si svolge il corteo storico ispirato proprio al 1425, dalle spiegazioni e i disegni contenuti in questo libro, si avrà la realizzazione di alcune armature veramente indossabili da parte dei figuranti. Questi andranno a comporre un drappello rappresentante i fanti a presidio del castello e presumibilmente faranno la loro comparsa già nella prossima edizione del Palio dei Somari.

Uno sguardo ancora più accurato sulla storia che non sarebbe stato possibile ottenere senza la competenza degli studiosi che si sono dedicati alla ricerca e all’analisi delle fonti documentarie; una dimostrazione di come l’attività archivistica può essere tradotta in conoscenza collettiva, se non se ne ha dimenticanza, ma si sostiene e si vede come un mezzo per raccontare e promuovere un territorio.

1 Archivio di stato di siena, Concistoro 1673, cc. 12 r-13 r

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Marco Bellotti: il successo sta nell’inseguire i propri sogni

Sincronia di creatività, mutamento e bellezza, punto di incontro tra la ricerca di nuove dimensioni e l’esperienza del sapere artigianale, la moda rappresenta un vero e proprio linguaggio che, di…

Sincronia di creatività, mutamento e bellezza, punto di incontro tra la ricerca di nuove dimensioni e l’esperienza del sapere artigianale, la moda rappresenta un vero e proprio linguaggio che, di stagione in stagione, propone nuovi contenuti in altrettante nuove forme.

Tra gli interpreti di questo codice, ormai da qualche anno, si è fatto strada come modello Marco Bellotti. Nato e cresciuto a Sinalunga, nello specifico a Scrofiano, a neanche 24 anni, Marco ha già sfilato per celebri stilisti e ha prestato il volto a campagne pubblicitarie diffuse in tutto il mondo.

Se ha scelto di intraprendere questo percorso a contatto con la moda, è vero che forse un po’ lo deve anche alla famiglia da cui proviene: negli anni Sessanta fu il bisnonno ad aprire il pantalonificio che si è tramandato di padre in figlio fino ad arrivare nelle mani di Marco e sua sorella Maria.

“Proprio per attività legate all’azienda, all’età di circa 13 anni ho iniziato a seguire mio padre nei suoi viaggi a Firenze e Milano e a conoscere così questo ambiente” racconta. “Avevo 16 anni quando invece ho realizzato che mi sarebbe piaciuto lavorare come modello: complice l’attrazione verso questo lavoro e una somiglianza che in molti dicevano di notare tra me e il modello brasiliano Francisco Lachowski.

Ma prima c’era da pensare alla scuola. Quindi ho conseguito il diploma al Liceo Scientifico di Montepulciano e poi ho iniziato ad intensificare il lavoro come modello.

Il primo incarico importante è stato tre anni fa. Mi chiamano dall’agenzia e mi dicono “Vieni all’aeroporto di Pisa”. La sera stessa mi trovavo a Berlino e il giorno dopo ero sul set di uno shooting per L’Oréal Paris

Una volta arrivato a Milano, mi sono reso conto di quanti stereotipi ci siano legati a questo lavoro, non corrispondenti al vero, ma che si impongono per l’esasperazione a cui è portato il ruolo dell’immagine. Tutto ruota attorno ad essa e per quanto sia soddisfacente essere un modello, tuttavia ci sono delle difficoltà ad avviare una carriera in questo campo che spesso vengono sottovalutate, a fronte di un’idealizzazione di questo mestiere.

Come credo che accada in tutti gli ambienti lavorativi, anche in questo poi si può incappare in approfittatori o amici di comodo, da saper riconoscere. Ma, alla fine, le personalità più eminenti sono quelle che rivelano anche tanta generosità. E Giorgio Armani rientra sicuramente tra queste”.

Re Giorgio, Marco lo ha conosciuto all’Armani Silos, durante i casting della sfilata che si è tenuta il 20 settembre 2018 nell’hangar di Linate.

“Fin dal primo momento, ho notato un certo rispetto da parte sua nei miei confronti che non avrei immaginato. Il “Signor Armani”, come ci si rivolge a lui, si pone sempre come una persona veramente gentile anche se, non appena entra in una stanza, immediatamente cala il silenzio, ma questo forse è dovuto più ad una riverenza spontanea che tutti qui hanno di lui. Mi è capitato di lavorarci a stretto contatto per tre settimane, sui coordinamenti dei capi che avrebbero sfilato, e in quell’occasione è stato lui a chiedermi di proporre un abbinamento, rendendomi ovviamente onorato.

Finora ho anche sfilato, in tutto una decina di volte, per Dolce e Gabbana. Ecco, in loro, e soprattutto in Domenico, ho conosciuto l’artista nel suo senso più eccentrico”.

Oltre a indossare capi in passerella, Marco è stato protagonista anche di importanti campagne pubblicitarie, L’Oréal Paris e Ray Ban – solo per citarne un paio – tanto che non è stato poi così difficile imbattersi in una sua fotografia sfogliando una rivista o, addirittura, camminando per New York, dove è apparso su uno dei display di Times Square. In queste circostanze ha conosciuto importanti fotografi, come Giampaolo Sgura, di fronte al cui obiettivo ha posato per il tributo ai 30 anni di Emporio Armani, per foto pubblicate su Vogue Giappone. Da mettere in archivio, anche la cover di un numero di Harrods. Una soddisfazione dietro l’altra, quindi, che lascia però lo spazio per domandarsi quali siano i sacrifici da affrontare per condurre una carriera di questo tipo.

“Quello a cui non si pensa, quando si parla della vita di un modello, è lo stress mentale che sottopone il fatto di non poter fare programmi a medio e lungo termine, lo stare fuori casa, soprattutto quando si è affezionati ai ritmi tranquilli del posto in cui si è cresciuti.

Ma si viene ripagati anche in termini emotivi. Soprattutto per quanto riguarda le sfilate, è innegabile la tensione che ne precede l’inizio, magari aumentata da giorni e giorni di prove sul percorso da compiere. È vero che a camminare siamo tutti capaci, ma le cose cambiano un po’ quando sai di doverlo fare davanti ad un muro di occhi rivolti verso di te. Alla prima sfilata che ho fatto per Armani, ammetto che l’emozione è stata tanta, soprattutto negli attimi prima di uscire in passerella”.

E se generalmente quella del modello viene considerata una professione temporanea, Marco ha le idee chiare di quello che vorrebbe fosse il suo futuro.

“Se penso alla mia vita tra venti anni, me la immagino con una famiglia, magari dei figli, a fianco degli amici di sempre, nell’azienda di famiglia, la M2B, alla quale io e Maria stiamo già lavorando con l’obiettivo di lanciarla come un brand autorevole”.

Un ritorno nei luoghi che l’hanno visto crescere, quindi, ma con in tasca il bagaglio di conoscenze accumulato in questi anni. Partire da una frazione di seicento abitanti e ritrovarsi in contesti internazionali può dare la misura delle distanze e delle differenze tra la vita di provincia e una dimensione internazionale.

“Auguro a chiunque di crescere in una piccola realtà come me, a contatto con la natura e con l’essenza delle cose e dei valori, a partire dall’amicizia. Allo stesso tempo, viaggiando mi sono reso conto di quanto rimanere confinati entro orizzonti ridotti possa limitare ancora di più il potenziale di realizzazione di ciascuno.

Io sono partito con la sensazione di poter fare qualcosa di importante, ho sfidato il pregiudizio di quanti mi avevano etichettato solo per l’aspetto fisico, dimostrando prima di tutto a me stesso che avevo molto di più da dare”.

2 commenti su Marco Bellotti: il successo sta nell’inseguire i propri sogni

Jazz e Sud America in “Comunque sia…”, l’ultimo album di Fabrizio Bai

Dopo 6 anni Fabrizio Bai torna con un nuovo album, frutto dell’attività di compositore che alterna a quella di insegnante di musica all’Istituto musicale Ciro Pinsuti di Sinalunga, di cui…

Dopo 6 anni Fabrizio Bai torna con un nuovo album, frutto dell’attività di compositore che alterna a quella di insegnante di musica all’Istituto musicale Ciro Pinsuti di Sinalunga, di cui è anche direttore, e all’interno dell’accademia Siena Jazz.

L’ultimo album risale al 2013 quando, sempre per l’etichetta discografica indipendente Edizioni Dodicilune, uscì “Etruscology”, un omaggio alle origini della cultura musicale, ricostruite sulla base delle testimonianze giunte dalla popolazione etrusca attraverso dipinti e resti di antichi strumenti.

Se già in quell’occasione l’inserimento di alcuni particolari dettagli provenienti da quell’epoca lontana si era sviluppato attraverso il linguaggio del jazz e della musica mediterranea, il disco in uscita si presenta ancora come il risultato di contaminazioni, ma che questa volta hanno come protagonisti la world music e il latin jazz, colorato delle caratteristiche sonorità del Sud America.

«Punti di riferimento nella creazione di nuovi brani sono stati i chitarristi brasiliani Baden Powell de Aquino e Yamandu Costa e il musicista argentino Astor Piazzolla.

Il disco è composto da sette pezzi originali, ciascuno ispirato da esperienze di vita o situazioni in cui quotidianamente ci troviamo, e sono cantati da me, Emanuele Pellegrini e Raffaele Toninelli, che oltre a suonare rispettivamente, chitarra, batteria e contrabbasso, componiamo un coro a tre voci corrispondente a quelli solitamente impegnati nell’esecuzione dei brani della cultura sudamericana. Nella loro stesura, si ritrova l’approfondimento sugli strumenti appartenenti alla tradizione musicale di quei luoghi: in “Maracatù (Quebecoise)”, per esempio, Emanuele suona al ritmo di maracatù, il berimbao e la kalimba, strumenti a percussione che ha conosciuto tramite le collaborazioni con musicisti brasiliani».

Il titolo del disco proviene da quello di un suo brano, ed è legato alla storia del trio.

«“Comunque sia…” porta nel titolo la filosofia con cui ci siamo approcciati allo scrivere di nuovo dopo alcuni anni di pausa. Sebbene siano aumentati per tutti noi gli impegni legati a vita e lavoro, proprio comunque sia abbiamo deciso di proseguire nella nostro percorso di studio e composizione, fino a incidere un altro album, che contenesse l’ispirazione proveniente dalla world music e soprattutto le influenze del latin jazz».

È proprio attraverso le sonorità tipiche dei paesi latini che si snoda la produzione artistica di Fabrizio Bai, che trova nella dialettica musicale tipica del Sud America il linguaggio migliore per comunicare la sua personalità.

«Le armonie che si vanno delineando ogni volta in nuovi modi, sono la dimostrazione di un’esigenza, quella di esprimersi, che comunemente non sembra poi così diffusa. Di continuo, soprattutto nella musica e nel cinema, si assiste a un rifacimento di prodotti già noti al pubblico. Il processo creativo e sperimentale, come nel nostro caso avviene dalla contaminazione di culture, musiche e generi, è invece necessario, al di là del successo che ne può derivare».

Anche per questo la vena compositiva del trio Fabrizio Bai non ha intenzione di fermarsi.

«Abbiamo già iniziato a comporre le tracce per il prossimo album. Rispetto agli ultimi brani che abbiamo scritto, questi manterranno una riconducibilità al jazz nel genere, ma con influenze più europee che latine. Inoltre il progetto prevede l’inclusione di ulteriori strumenti, precisamente un trombone, un violino e un sassofono».

“Comunque sia…” sarà disponibile tra pochi giorni, ma Fabrizio Bai e i suoi musicisti hanno pronta anche una serie di concerti con cui far conoscere le novità contenute in questo ultimo disco.

Da settembre porteremo in giro la nostra musica nei concerti che attualmente stiamo organizzando. Saranno occasioni per lasciarsi trasportare nei ritmi e nelle melodie del Sud America, dove, insieme ai temi del jazz, una contaminazione mediterranea fa da tela ai toni caldi delle terre latine.

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Speciale elezioni: i risultati di comunali ed europee per la Valdichiana

Lo scrutinio dei seggi avvenuto nel pomeriggio di lunedì 27 maggio ha restituito il risultato delle elezioni amministrative che si sono svolte in tanti comuni della Valdichiana senese e aretina….

Lo scrutinio dei seggi avvenuto nel pomeriggio di lunedì 27 maggio ha restituito il risultato delle elezioni amministrative che si sono svolte in tanti comuni della Valdichiana senese e aretina. In concomitanza con il rinnovo del parlamento europeo, infatti, anche undici municipi sono stati coinvolti nel voto per l’avvicendamento delle amministrazioni in carico dal 2014.

Per comune, di seguito vengono esposti i dati delle elezioni amministrative, riferiti ad ogni lista e candidato e quelli delle europee, in termini di percentuali di consenso.

Castiglion Fiorentino

Voti
5373 Mario Agnelli – Libera Castiglioni
1084 Rossano Gallorini – Città al centro
709 Luca Casagni – Castiglioni nel cuore
331 Giuseppe Mazzoli – Partito Comunista dei Lavoratori
Elettori 10.641
Votanti 7.748 (72,81%)
Schede nulle 134
Schede bianche 117
La lista Libera Castiglioni ha ottenuto il 71,67% dei voti, consentendo a Mario Agnelli di divenire sindaco anche per i prossimi cinque anni; Città al centro, lista civica presentata da Rossano Gallorini, ha ottenuto il 14,46% dei voti; Castiglioni nel cuore, capeggiata da Luca Casagni e sostenuta dal Centrosinistra il 9,46%; la lista del Partito Comunista dei Lavoratori, con Giuseppe Mazzoli, ha incassato il 4,42%.

Elezioni europee

Lega: 41,68%; PD: 22,47%; Movimento 5 Stelle: 10,99%; Forza Italia: 9,67%; Fratelli d’Italia: 6,39%; +Europa: 1,85%; Europa Verde: 1,65%; Partito Comunista: 1,39%; La Sinistra: 1,10%; Casapound: 1,05%; Partito animalista: 0,73%; Popolo della famiglia: 0,41%; Forza Nuova: 0,23%; Popolari per l’Italia: 0,20%; Partito Pirata: 0,18%.

 

Cetona

Elezioni comunali

Voti
807 Roberto Cottini – Centrosinistra Progetto Comune
668 Antonello Niccolucci – Cetona Piazze un sogno necessario
Elettori 2.138
Votanti 1.539 (71,98%)
Schede nulle 40
Schede bianche 24
Roberto Cottini, a capo della lista Centrosinistra Progetto Comune si è imposto con il 54,71% dei voti sulla lista di Antonello Niccolucci, Cetona Piazze un sogno necessario (45,29%).

Elezioni europee

PD: 39,17%; Lega: 33,09%; Movimento 5 Stelle: 8,25%; Fratelli d’Italia: 4,67%; Forza Italia: 4,19%; Partito Comunista: 3,52%; La Sinistra: 2,10%; +Europa: 1,89%; Europa Verde: 1,49%; Partito animalista: 0,47%; Casapound: 0,41%; Popolo della famiglia: 0,34%; Partito Pirata: 0,27%; Popolari per l’Italia: 0,07%; Forza Nuova: 0,07%.

 

Chianciano Terme

Elezioni comunali

Voti
2174 Andrea Marchetti – Punto e a capo
1230 Paolo Piccinelli – Insieme per Chianciano
166 Nicola Bettollini – Partito Comunista
Elettori 5.497
Votanti 3.763 (68,46%)
Schede nulle 104
Schede bianche 88
Riconfermato per il secondo mandato Andrea Marchetti, esponente della lista Punto e a capo, che con il 60,90% ha conquistato la maggioranza dei voti rispetto alle liste Insieme per Chianciano Terme di Paolo Piccinelli (34,45%) e a quella del Partito Comunista di Nicola Bettollini (4,65%).

Elezioni europee

PD: 33,31%; Lega: 28,64%; Movimento 5 Stelle: 14,36%; Fratelli d’Italia: 6,33%; Forza Italia: 5,94%; Europa Verde: 2,75%; Partito Comunista: 2,42%; +Europa: 2,42%; La Sinistra: 1,69%; Partito animalista: 1,08%; Partito Pirata: 0,42%; Casapound: 0,39%; Forza Nuova: 0,11%; Popolo della famiglia: 0,39%; Popolari per l’Italia: 0,11%.

 

Cortona

Elezioni comunali

Voti (1° turno)
5741 Andrea Bernardini – Cortona per Bernardini, Uniti per Cortona, Cortona Civica
5348 Luciano Meoni –  Fratelli d’Italia, Alleanza per Cortona, Futuro per Cortona, Forza Italia e Lega
918 Luca Donzelli Movimento 5 Stelle
375 Mauro Turenci Cortona Patria Nostra
Elettori 18.055
Votanti 12.884 (71,36%)
Schede nulle 319
Schede bianche 183
L’appuntamento per conoscere la prossima amministrazione è rimandato al 9 giugno, quando si svolgerà il secondo turno delle votazioni. I candidati ammessi al ballottaggio sono Andrea Bernardini che, sostenuto dalle liste di Centro Sinistra, ha totalizzato il 46,37% e Luciano Meoni, appoggiato dalle liste di Centro Destra, con cui ha raggiunto il 43,19%. Luca Donzelli del Movimento 5 Stelle ha conquistato il 7,41% e, infine, la lista di Mauro Turenci Cortona Patria Nostra il 3,03%.

Voti (2° turno – ballottaggio)
6024 Luciano Meoni – 51,70 %
5627 Andrea Bernardini – 48,30%
Elettori 18.055
Votanti 11.854 (65,65%)
Schede nulle 134
Schede bianche 68
Prima storica vittoria del centrodestra con il ballottaggio di domenica 9 giugno, con Luciano Meoni che ribalta lo svantaggio del primo turno e diventa Sindaco del Comune di Cortona.

Elezioni europee

Lega: 37,84%; PD: 31,02%; Movimento 5 Stelle: 9,57%; Forza Italia: 7,16%; Fratelli d’Italia: 6,52%; +Europa: 1,92%; Partito Comunista: 1,47%; La Sinistra: 1,36%; Europa Verde: 1,30%; Partito animalista: 0,62%; Casapound: 0,51%; Popolo della famiglia: 0,26%; Popolari d’Italia: 0,19%; Partito Pirata: 0,18%; Forza Nuova: 0,09%.

 

Foiano della Chiana

Elezioni comunali

Voti
2591 Francesco Sonnati – Foiano Insieme
1260 Gianluca Mencucci – Foiano Ora
735 Serena Ricci – Movimento 5 Stelle
Elettori 7.293
Votanti 4.797 (65,78%)
Schede nulle 97
Schede bianche 114
Sarà alla guida del comune anche per i prossimi cinque anni Francesco Sonnati, che a capo della lista civica sostenuta dal Centro Sinistra, Foiano Insieme ha superato con il 56,70% dei voti la lista Foiano Ora di Gianluca Mencucci, al 27,47% e quella del Movimento 5 Stelle, presentata da Serena Ricci (16,03%).

Elezioni europee

Lega: 35,73%; PD: 30,02%; Movimento 5 Stelle: 13,51%; Forza Italia: 7,30%; Fratelli d’Italia: 5,29%; +Europa: 1,75%; Europa Verde: 1,57%; Partito Comunista: 1,49%; La Sinistra: 1,18%; Partito animalista: 0,66%; Casapound: 0,44%; Forza Nuova: 0,33%; Partito Pirata: 0,28%; Popolo della famiglia: 0,28%; Popolari per l’Italia: 0,15%.


Lucignano

Elezioni comunali

Voti
1396 Roberta Casini – Patto per Lucignano
479 Marcello Cartocci – Insieme per Lucignano
Elettori 3.036
Votanti 2.119 (69,80%)
Schede nulle 136
Schede bianche 108
Proseguirà con il secondo mandato Roberta Casini, giunta al voto con la lista Patto per Lucignano che ha incassato il 74,45%, contro il 25,55% raggiunto dalla lista Insieme per Lucignano di Marcello Cartocci.

Elezioni europee

Lega: 39,68%; PD: 28,64%; Movimento 5 Stelle: 11,29%; Forza Italia: 6,38%; Fratelli d’Italia: 5,36%; Europa Verde: 2,2%; +Europa: 1,77%; La Sinistra: 1,57%; Partito Comunista: 1,21%; Partito animalista: 0,56%; Casapound: 0,40%; Popolo della famiglia: 0,40%; Partito Pirata: 0,30%; Forza Nuova: 0,30%; Popolari per l’Italia: 0,10%.

 

Marciano della Chiana

Elezioni Comunali

Voti
983 Maria De Palma – Insieme per il bene comune
933 Massimo Salvadori – Si cambia!
Elettori 2.743
Votanti 2.011 (73,31%)
Schede nulle 58
Schede bianche 37
Il duello tra le liste civiche Si cambia! Di Massimo Salvadori e Insieme per il bene comune, di Maria De Palma, se l’è aggiudicato quest’ultima, riportando il 51,30% dei voti totali e divenendo prima per un ulteriore mandato.

Elezioni europee

Lega: 40,97%; PD: 24,97%; Movimento 5 Stelle: 12,82%; Forza Italia: 7,89%; Fratelli d’Italia: 6,18%; +Europa: 1,56%; Partito Comunista: 1,51%; Europa Verde: 1,19%; La Sinistra: 1,14%; Casapound: 0,47%; Partito Pirata: 0,36%; Partito animalista: 0,36%; Forza Italia: 0,26%; Popolo della famiglia: 0,26%; Popolari per l’Italia: 0,05%.


Montepulciano

Elezioni comunali

Voti
4.093 Michele Angiolini – Centrosinistra per Montepulciano
1.970 Gianfranco Maccarone – Centrodestra per Montepulciano
855 Mauro Bianchi – Movimento 5 Stelle
366 Alberto Biagi –  Partito Comunista
Elettori 11.179
Votanti 7.574 (67,75%)
Schede nulle 124
Schede bianche 165
Michele Angiolini, a guida della lista di Centrosinistra per Montepulciano è il nuovo sindaco, avendo ottenuto il 56,19% dei voti, contro il 27,05% di Gianfranco Maccarone, esponente della coalizione di Centrodestra; l’11,74% di Mauro Bianchi del Movimento 5 Stelle; il 5,02% di Alberto Biagi con il Partito Comunista.

Elezioni europee

PD: 34,89%; Lega: 29,46%; Movimento 5 Stelle: 13,66%; Forza Italia: 5,58%; Fratelli d’Italia: 4,73%; Partito Comunista: 2,81%; +Europa: 2,71%; La Sinistra: 2,25%; Europa Verde: 2,09%; Partito animalista: 0,60%; Casapound: 0,36%; Popolo della famiglia: 0,31%; Partito Pirata: 0,27%; Popolari per l’Italia: 0,22%; Forza Nuova 0,05%.

 

San Casciano dei Bagni

Elezioni comunali

Voti
787 Agnese Carletti – Scelgo San Casciano
156 Carlo Trioli – Acqua e Terra
Elettori 1.302
Votanti 1.014 (77,88%)
Schede nulle 39
Schede bianche 32
Agnese Carletti, con la lista Scelgo San Casciano per il Centrosinistra, è stata confermata a guida dell’amministrazione, vincendo con l’83,46% dei voti su Carlo Trioli e la sua lista sostenuta da Lega e Fratelli d’Italia Acqua e Terra.

Elezioni europee

PD: 39,53%; Lega: 31,27%; Movimento 5 Stelle: 9,08%; Forza Italia: 6,19%; Fratelli d’Italia: 4,33%; Partito Comunista: 3,72%; La Sinistra: 2,17%; +Europa: 1,24%; Europa Verde: 1,03%; Partito animalista: 0,93%; Casapound: 0,21%; Popolari per l’Italia: 0,21%; Partito Pirata: 0,10%.

 

Sinalunga

Elezioni comunali

Voti
3244 Edo Zacchei – Centrosinistra per Sinalunga
2050 Marcella Biribò – Sinalunga si rinnova
775 Angelina Rappuoli – Angelina per Sinalunga
Elettori 10.053
Votanti 6.634 (65,99%)
Schede nulle 312
Schede bianche 253
Con il 53,45% dei voti, Edo Zacchei della lista Centrosinistra per Sinalunga, è stato eletto sindaco anteponendosi a Marcella Biribò, che con la lista Sinalunga si rinnova ha ottenuto il 33,78%, e ad Angelina Rappuoli, a capo di Angelina per Sinalunga (12,77%).

Elezioni europee

PD: 33,55%; Lega: 33,39%; Movimento 5 Stelle: 11,87%; Forza Italia: 15,71%; Fratelli d’Italia: 5,38%; +Europa: 2,37%; Partito Comunista: 2,15%; Europa Verde: 2,13%; La Sinistra: 1,33%; Partito animalista: 0,58%; Popolo della famiglia: 0,47%; Casapound: 0,46%; Popolari per l’Italia: 0,24%; Partito Pirata: 0,22%; Forza Nuova: 0,14%.

 

Torrita di Siena

Elezioni comunali

Voti
2288 Giacomo Grazi – Centrosinistra per Torrita di Siena
1323 Michela Contemori – Torrita bene comune
453 Lorenzo Vestri – Vestri sindaco
Elettori 5.832
Votanti 4.251 (72,89%)
Schede nulle 104
Schede bianche 75
Si è riaffermato per il secondo mandato Giacomo Grazi, esponente della coalizione di Centrosinistra, che con il 56,30% dei voti si è imposto sul 32,55% ottenuto da Michela Contemori della lista civica Torrita Bene Comune e sull’11,15% di Lorenzo Vestri per la Lega.

Elezioni europee

PD: 40,38%; Lega: 27,70%; Movimento 5 Stelle: 12,80%; Forza Italia: 4,99%; Fratelli d’Italia: 3,83%; +Europa: 3,43%; La Sinistra: 1,85%; Partito Comunista: 1,73%; Europa Verde: 1,36%; Partito animalista: 0,69%; Casapound: 0,37%; Popolo della famiglia: 0,32%; Forza Nuova: 0,25%; Partito Pirata: 0,22%; Popolari per l’Italia: 0,07%.

[Fonte dati: Ministero dell’Interno]

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Gruppo Corale Chiancianese, una stagione di concerti alle porte

Nella cittadina dove nel 1893 ebbe i natali il compositore Bonaventura Somma, non poteva di certo mancare un coro. Con questa premessa, nel 1990, per volere di Don Carlo Sensani…

Nella cittadina dove nel 1893 ebbe i natali il compositore Bonaventura Somma, non poteva di certo mancare un coro. Con questa premessa, nel 1990, per volere di Don Carlo Sensani si originò il gruppo della Corale Chiancianese. Giunto oggi a contare circa cinquanta elementi, questo coro rappresenta un’interessante realtà dal punto di vista non solo musicale, ma anche come esempio concreto dei risultati che possono nascere dalla cooperazione dei singoli. Accompagnato nella parte strumentale da un ensemble strumentale di sette elementi, il coro propone un vasto repertorio che non si preclude di espandere i propri confini dal genere operistico a quello popolare, dai testi di musica sacra a quelli di musica d’autore. Sotto la guida del Maestro Luca Morgantini, direttore artistico dell’Istituto Bonaventura Somma, che seleziona e prepara i brani, talvolta anche accogliendo le proposte che arrivano dai componenti del coro, lavora un gruppo composto da dilettanti di tutte le età, dai venti agli ottant’anni, accomunati dalla passione per il canto e per la condivisione di un’esperienza capace di arricchire di emozioni non solo chi ascolta.

Con un lavoro che si struttura in due prove settimanali, le voci femminili e quelle maschili lavorano separatamente prima di fondersi nei brani che le riassumono in tutte le gradazioni.

Si tratta di un impegno costante, che però negli anni ha saputo portare alla corale tante soddisfazioni, prima di tutto negli incontri con altri gruppi, tra cui si annovera il gemellaggio con un coro portoghese e lo scambio, l’anno scorso, con uno di Malta, nonché il concerto tenuto insieme aduna corale statunitense in occasione dei festeggiamenti di San Giovanni, patrono di Chianciano Terme. Esperienze che hanno portato fama e anche prestigio alla compagine chiancianese, esortandone i componenti a perseguire ulteriori miglioramenti, tanto che alcuni hanno deciso di prendere singolarmente lezioni di canto per poter affrontare con maggiore sicurezza le performance corali, soprattutto in vista dei prossimi appuntamenti che aspettano il gruppo.

Il primo di questi sarà il 2 giugno, nell’ambito delle celebrazioni per la festa della Repubblica che si terranno nel parterre dei giardini pubblici, quando ad accompagnare la corale sarà la banda di Chianciano.

A seguire, questa estate sarà possibile ascoltare la Corale nei concerti che si svolgeranno il 23 giugno, in occasione di San Giovanni, sempre ai giardini pubblici ma questa volta sulle note dell’ensemble Bonaventura Somma; poi il 19 luglio, il 12 agosto e il 4 settembre, dalle 21.15 presso il largo Iris Origo, in zona Macerina. Gli appuntamenti fanno infatti parti della rassegna di eventi estivi “Chianciano Terme da Vivere” che contribuirà a realizzare numerosi eventi e occasioni di intrattenimento nella cittadina termale.

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L’improvvisazione teatrale di Voci e Progetti tra gli eventi dell’estate di Chianciano Terme

Era il 1994 e a Chianciano Terme, per contribuire ad animare la vita culturale del posto, un gruppo di giovani fondava l’associazione “Voci e Progetti“, attraverso la quale poter organizzare…

Era il 1994 e a Chianciano Terme, per contribuire ad animare la vita culturale del posto, un gruppo di giovani fondava l’associazione “Voci e Progetti“, attraverso la quale poter organizzare cineforum, incontri, concerti e proporre performance di recitazione.

25 anni dopo, quell’associazione è divenuta una compagnia di teatro di improvvisazione e alcuni di quei ragazzi, adesso attori professionisti, tornano nel luogo da dove sono partiti per offrire un programma di quattro spettacoli. Gli appuntamenti con il teatro di improvvisazione previsti per questa estate a Chianciano saranno infatti una serie di eventi tutti diversi tra loro, per i temi che andranno ad affrontare, come ha annunciato Renato Preziuso, presidente di Voci e Progetti:

«Le quattro date attraverso cui si articolerà il calendario sono: il 13 giugno, con “Bistrot, una performance di storie che prenderanno vita dalle parole suggerite dal pubblico, il 16 luglio, con “Jazz”, al quale prenderà parte Omar Argentino Galvan, improvvisatore di fama internazionale, il 4 agosto, con “I Cant”, che oltre a quelle recitate prevede l’inserimento di parti cantate e il 6 settembre, quando lo spettacolo, intitolato “Prowalk”, si snoderà lungo i negozi del centro di Chianciano e le battute saranno ispirate da ciascuno di essi. Siamo lieti di portare il nostro teatro nel paese dove Voci e Progetti è nata, insieme alle nostre carriere, soprattutto adesso che il lavoro ci porta a stare molto a Perugia, dove si trova l’altra sede dell’associazione. 

Di volta in volta, dalle tre alle nove persone si troveranno al centro della scena per affrontare un copione che nascerà sul momento, senza il supporto di una trama predefinita o alcuna scenografia».

Quella che poi è l’essenza del teatro di improvvisazione.

«E che lo differenza rispetto al teatro di testo, dove invece si ha a disposizione una sceneggiatura già scritta. Tra i due generi vige un rapporto di complementarietà: non c’è tanta differenza per quanto riguarda lo stile di recitazione, ma nel teatro di improvvisazione si è soliti dare più rilevanza al modo in cui si dicono le cose, che al loro contenuto. In altre parole, se il teatro di testo è un brano di musica classica, l’improvvisazione è un pezzo jazz. Questo rende imprevedibile e irripetibile ogni performance, legata nel suo divenire alla situazione in cui si svolge, alle persone che recitano, a ciò che le ispira in quel momento.

Poi ci sono anche tanti punti in comune con il teatro di testo, come lo studio della presenza sul palco o dell’impostazione della voce, tutti aspetti che vengono insegnati agli allievi della scuola di Voci e Progetti».

Oltre a portare in giro spettacoli di improvvisazione, Voci e Progetti è infatti anche scuola nazionale di recitazione.

«I corsi sono rivolti ad adulti e bambini, la scuola si struttura in piani di otto mesi per tre anni, al termine dei quali se ne può aggiungere uno di perfezionamento. In genere, ogni lezione prevede esercizi di riscaldamento e interazione con gli altri attori. Si impara a sviluppare un’attitudine all’ascolto e alla gestione delle emozioni, a produrre testi, ad approfondire tecniche teatrali e format di improvvisazione».

Elementi che, una volta appresi, possono essere utilizzati non solo sulla scena.

«Il teatro, in particolar modo quello di improvvisazione, pone le sue tecniche a servizio anche di altri contesti, come per esempio le aziende e la pubblica amministrazione. È una cultura già diffusa da molti anni all’estero, mentre in Italia, e soprattutto nelle regioni del Nord, ha preso piede solo nell’ultimo decennio. Le competenze più richieste sono la capacità di ascolto e la disposizione al cambiamento, necessarie alla vita di un’impresa soprattutto nei processi di team building e di gestione di eventuali crisi. Tanto lavoro viene fatto sulla comunicazione efficace e sul public speaking, e ciò può richiedere talvolta il supporto di psicologi come coach».

Il teatro di improvvisazione è dunque un mondo che non si limita allo spazio della performance artistica, ma contribuisce alla creazione dell’ambiente in cui si svolge la vita delle persone.

«L’improvvisazione può essere un mezzo attraverso cui avvicinarsi alla recitazione, dopodiché un attore può anche intraprendere altri generi. Fondamentale è l’occasione di apprendere le tecniche teatrali che offre, con le quali gli attori diventano registi di se stessi nel corso della performance».

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Premio cantiniere dell’anno: a Montepulciano si esalta l’anima della cantina

Quella del cantiniere è una figura che a Montepulciano, e nei luoghi dove la produzione del vino costituisce una parte integrante della loro identità, non rappresenta solo una professione ma…

Quella del cantiniere è una figura che a Montepulciano, e nei luoghi dove la produzione del vino costituisce una parte integrante della loro identità, non rappresenta solo una professione ma si intride di valore sociale. Alchimisti della cantina, i cantinieri ottengono dalla fermentazione del mosto un oro che non brilla della luce del sole, ma riflette nel bicchiere l’ultimo atto di un procedimento antico, fatto di tecniche affinate con l’esperienza e tramandate attraverso le generazioni.

E proprio per valorizzare questa maestranza, da 18 edizioni a Montepulciano viene assegnato un premio al miglior cantiniere dell’anno. Si tratta di un riconoscimento istituito dal Consorzio del Vino Nobile, tradizionalmente conferito nel contesto della Fiera dell’Agricoltura, che da quasi quarant’anni, si svolge in località Tre Berte. Al fine di dare risalto al modo in cui il settore enologico contribuisce alla tradizione rurale del territorio, come prima iniziativa gli organizzatori della Fiera nel 2001 prepararono una serie di convegni a tema. Sulla scia di questo proposito, l’anno seguente fu istituito il premio: un riconoscimento di cui potessero fregiarsi gli operatori nel campo della viticoltura. In particolare i cantinieri, coloro che presiedono alle varie fasi della vinificazione e vedono nascere ogni anno uno dei prodotti che rende illustre questo territorio in tutto il mondo.

La giuria, composta dal presidente dell’Associazione Tre Berte, a cura della quale viene allestita la Fiera, il presidente del Consorzio del Vino Nobile e il sindaco di Montepulciano, decreta il vincitore del premio di cantiniere dell’anno tra le candidature inviate dalle aziende associate. Sono queste che rendono una descrizione dei loro cantinieri, aggiungendo tutte le informazioni che possono far conoscere meglio i candidati ai giudici. Se inizialmente tra i requisiti tenuti in considerazione compariva anche quello degli anni di carriera trascorsi in cantina, di recente questo aspetto è stato lasciato in disparte, cosa che sicuramente ha agevolato la vittoria del cantiniere di quest’anno, molto giovane rispetto ai vincitori delle scorse edizioni.

Il premio del cantiniere dell’anno per il 2019 è stato infatti consegnato ad Andrea Della Lena, classe 1985, dal 2001 nelle cantine dell’azienda Icario. Prima di lui, gli altri cantinieri insigniti del premio erano stati Paola Picchiotti dell’azienda Bindella, Margherita Pellegrini dell’azienda Fanetti, Moreno Barbetti dell’azienda Fassati, Fabrizio Savino dell’azienda Salcheto, Roberta Vannozzi dell’azienda Boscarelli, Carmine e Orazio Capoccia dell’azienda Avignonesi, Stefano Rubechini dell’azienda Fattoria di Palazzo Vecchio, Primo Marinelli dell’azienda Casale Daviddi, Marco Papini dell’azienda Vecchia Cantina, Urano Carpini dell’azienda Tenuta Valdipiatta, Fabrizio Dottoti dell’azienda Fattoria del Cerro, Dino Magi dell’azienda Cantina Fanetti, Daniele Giani della Vecchia Cantina, Bruna Casagrande dell’azienda Cantina Gattavecchi, Giorgio Laurini dell’azienda Fassato, Enzo Barbi della Fattoria della Talosa, Adamo Pallecchi, della Cantina Contucci.

Diverse personalità, con diverse esperienze, ma sicuramente accomunate da quell’elemento che, secondo Paolo Solini, coordinatore del Consorzio del Vino Nobile, a fronte di un lavoro di vinificazione sempre più integrato con la meccanizzazione e la tecnologia informatica, rende il lavoro di cantiniere comunque impossibile da svolgere senza l’azione dell’uomo: la passione unita alla consapevolezza di portare avanti una tradizione identificativa non solo di se stessi, ma del territorio in cui si vive. È questa che regala prestigio a chi svolge un lavoro come quello del cantiniere, erede di storia e sapere, oggi vero e proprio polo di attrazione per giovani leve, vicine al mondo dell’agricoltura e all’ambiente. L’alto tasso di frequentazione dei corsi professionalizzanti, in questo senso, conferma la tendenza crescente di quanti apprendono le tecniche legate alla produzione del vino e lascia auspicare che in futuro nelle cantine non mancheranno professionisti.

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