La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Autore: Anita Goti

Christa Fonfara, dalle scenografie in Germania alla pittura in Italia: una vita per l’arte

Christa Fonfara è un’artista tedesca originaria di Francoforte, che da ormai più di trenta anni svolge la sua attività di pittrice a Petroio. Dopo il diploma all’Accademia delle Belle Arti…

Christa Fonfara è un’artista tedesca originaria di Francoforte, che da ormai più di trenta anni svolge la sua attività di pittrice a Petroio. Dopo il diploma all’Accademia delle Belle Arti di Stoccarda nel 1972, ha intrapreso la carriera di scenografa nei teatri di Stoccarda e Bochum. Nel 1987, la decisione insieme al marito compositore Jo Post, di lasciare la Germania per stabilirsi definitivamente in Italia. Nel suo laboratorio alterna lavori su commissione a nuovi progetti, in cui sperimenta e mescola varie tecniche, come ci ha raccontato.

Cosa caratterizza la pittura di Christa Fonfara?

«Le mie opere sono accomunate da uno stile prevalentemente astratto, su cui di tanto in tanto si identificano soggetti figurativi in linea con i temi rappresentati. Proprio per avere a disposizione più linguaggi espressivi, sono utilizzati accostamenti di diverse tecniche, soprattutto acrilico, olio e collage».

Scorrendo la galleria di quadri, si evidenziano tematiche varie. Cos’è che le suggerisce?

«La maggior parte delle mie opere nascono da letture di testi filosofici e dall’ascolto di musica classica. Le composizioni di Richard Wagner, Richard Strauss e Gustav Mahler, con le suggestioni della cultura romantica e la sua carica comunicativa che soggiace al mito e alla tragedia, sono una ricca sorgente di ispirazione per la mia attività creativa. Fare riferimento ad un paradigma come quello romantico, che coinvolse in modo traversale tutte le forme espressive, è utile per un’arte, come questa, non confinata alla sola pittura».

Infatti tra i vari progetti intrapresi, alcuni si incontrano con la letteratura e il teatro.

«Proprio in questo periodo stiamo preparando uno spettacolo in cui le immagini, che nello specifico realizzerò unendo sabbia e collage, scorreranno sullo sfondo della lettura di brani scritti da Frida Kahlo e Vincent van Gogh, mentre tutto sarà accompagnato dalla musica di Jo. Sarà una performance nella performance, una metafora di come un processo creativo necessariamente si svolga all’interno dell’esistenza umana».

Quale è stato un momento particolarmente significativo per la sua carriera?

«Di certo il trasferimento in Italia ha costituito un momento importante. Il lavoro in teatro è stato formativo, ma a lungo andare limitante, in quanto imponeva di affrontare tematiche precisamente indicate. Decidere di vivere l’arte liberamente, per essa stessa e non per qualcuno, è stato una svolta, anche se c’è stata pure qualche difficoltà iniziale».

Perché avete scelto di stabilirvi proprio in questa parte della Toscana?

«Eravamo stati in Toscana più volte in vacanza, e quindi avevamo potuto conoscere lo stile di vita che hanno le persone qui. Ho sempre trovato la dimensione del piccolo paese molto affine allo spirito che cercavo per aprire il mio studio».

In che modo l’ambiente condiziona la sua pittura?

«Talvolta ricorrono all’interno delle mie opere degli elementi naturali, ma in genere non mi dedico alla pittura di paesaggio, che eppure è comunemente diffusa. Preferisco trovare punti di vista personali, anche insoliti, attraverso cui rappresentare la realtà».

Cosa pensa della condizione dell’arte, ma più in generale della cultura, in Italia oggi?

«Avendo continuato a tenere contatti con l’estero in questi anni, mi rendo conto che attualmente nel resto dell’Europa c’è più vivacità a livello di produzione artistica. In Italia c’è molta innovazione nel settore del design, ma la cultura per quel che riguarda l’arte in sé sembra rimanere concentrata solo sulla conservazione del passato, valorizzando poco di quanto sta accadendo in epoca contemporanea».

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Un sostegno durante l’isolamento: intervista alla psicologa Roberta Rachini

Da quando il Coronavirus ha fatto irruzione nel regolare procedere del mondo, le esistenze di tutti sono state state stravolte in molteplici aspetti della loro quotidianità. Le misure drastiche adottate…

Da quando il Coronavirus ha fatto irruzione nel regolare procedere del mondo, le esistenze di tutti sono state state stravolte in molteplici aspetti della loro quotidianità. Le misure drastiche adottate per far fronte a questa emergenza sanitaria hanno apportato cambiamenti sostanziali alle abitudini di ciascuno, sullo sfondo di una situazione angosciosa e drammatica per il continuo e pervasivo senso di pericolo, nonché per le ingenti perdite di vite umane registrate ogni giorno. Questa emergenza, che in molti hanno già assimilato ad una vera e propria guerra, ha rivelato la sua portata traumatica soprattutto nel momento in cui le persone sono state chiamate ad osservare severe restrizioni, prima tra tutte quella non uscire di casa se non per ragioni di reale necessità.

Pertanto, preso atto della maggiore difficoltà nel gestire i propri stati d’animo in questo momento, l’Associazione ERA (Empathy Really Action) ha deciso di fornire, tramite i suoi psicoterapeuti, un supporto gratuito ai cittadini che lo richiedano. L’obiettivo dell’iniziativa, insieme alle varie problematiche che possono emergere in questa situazione, ce lo ha spiegato la dottoressa Roberta Rachini.

Il Coronavirus ha causato un’emergenza senza precedenti, che nell’immediato, come si è visto, ha innescato nelle persone reazioni precipitose e addirittura ancora più rischiose per la salute pubblica. Quali conseguenze può avere una situazione come questa?

«Le prime reazioni, si pensi alla corsa ai supermercati, sono state dettate dal panico, secondo quelli che sono i meccanismi cognitivi gestiti dal nostro sistema primitivo. Passata questa fase, può diventare più pesante la condizione di incertezza riguardo a quello che succederà. In linea generale, per l’assenza dei contatti sociali imposta dall’isolamento, è molto probabile che si estremizzino le inclinazioni già presenti nell’individuo, per cui chi anche prima era solito isolarsi, adesso sarà portato a farlo ancora di più, e chi invece era abituato ad una vita sociale intensa, nelle prossime settimane avvertirà maggiormente la mancanza di compagnia. In questo certo Internet un po’ aiuta, consentendo comunque di rimanere in contatto, anche a distanza».

L’Associazione ERA ha deciso di mettersi a disposizione l’esperienza dei propri psicoterapeuti per essere d’aiuto a chi può sentirsi in difficoltà nel gestire le attuali settimane di emergenza. In cosa consiste questo sostegno?

«Si tratta di uno sportello telefonico a cui ci si può rivolgere gratuitamente per avere consigli su come affrontare la situazione in corso. L’iniziativa è mirata a suggerire una serie di attività che aiutano a gestire il senso di disorientamento e incertezza, ad alleviare il carico emotivo a cui si è sottoposti, e soprattutto incentivano a trovare le risorse personali per reagire. Il punto è che tutti abbiamo dentro di noi i mezzi adeguati a farlo, per quello detto in altre parole come il concetto di resilienza, ma spesso non ne siamo consapevoli. Questo accade perché conduciamo stili di vita che raramente ci mettono alla prova e, di conseguenza, non si ha occasione di sperimentare quanto invece la natura ci abbia già provvisto degli strumenti necessari».

Un supporto psicologico come interviene in questo caso?

«Un consiglio che ci si sente dare spesso è quello di provare il più possibile a distogliere il pensiero da quanto sta accadendo, per rivolgerlo ad attività positive. Tuttavia questo consiglio può addirittura sortire l’effetto opposto, cioè aggravare la preoccupazione, quando proviene per esempio dai familiari o da altre persone vicine. Una figura professionale invece si pone esternamente ed è inoltre in grado di suggerire in che modo si può osservare con lenti diverse questa realtà. Un punto di partenza può essere proprio quello di cercare, in tale circostanza, un arricchimento del proprio spazio mentale, cogliere la possibilità di concedersi una riflessione su quel che fino ad ora per varie ragioni si era trascurato, di dedicarsi ad attività non abitudinarie, e in questo senso anche apportare dei nuovi benefici in termini di salute».

Quali sono le categorie sociali che hanno la possibilità di riscontrare maggiori disagi nel far fronte a questo periodo?

«Più esposte al rischio sono le persone con già delle patologie che si possono acutizzare, oppure chi viveva da prima situazioni di crisi e incertezza, magari economiche. Inoltre il pericolo è più alto per gli operatori sanitari, che si trovano a dover gestire una situazione stressante e drammatica, la quale talvolta può comportare un burn out, un esaurimento emotivo».

Che tipo di atteggiamenti è da evitare?

«È consigliato non lasciarsi travolgere dall’impatto emotivo del momento. Ad esempio, per ricevere informazioni è opportuno ora più che mai fare affidamento soltanto ai canali ufficiali e poche volte al giorno, evitando un’esposizione continua. Se ci si trova ad avere tanto tempo libero, è bene mantenersi impegnati, ovviamente assecondando le proprie attitudini. A questo proposito, il Comune di Torrita di Siena ha promosso il progetto Torrita Virtual Lab, mirato proprio a proporre ai cittadini diverse attività da svolgere durante la settimana».

È possibile ad ora prevedere che effetti futuri avrà, a livello individuale, questa esperienza?

«C’è una frase attribuita ad Albert Einstein, secondo cui ‘I problemi non possono essere risolti dallo stesso livello di conoscenza che li ha creati’. Ecco, questa situazione sicuramente creerà dei cambiamenti, non solo sugli equilibri economici, politici e ambientali, ma anche a livello individuale, soprattutto per quel che riguarda la scala dei valori e dei bisogni di ciascuno. In genere, se ogni esperienza ci trasforma e ci fa acquisire delle capacità, questa in particolare ha provocato un forte spaesamento perché ci ha privato dei punti di riferimento abitudinari che si pensavano fissi e immutabili. Per adesso si riesce a tollerare perché c’è la consapevolezza che si tratta di una situazione a termine, e che quindi prima o poi si tornerà ad uno stato di normalità, ma in questo lasso di tempo, a maggior ragione se l’isolamento dovesse prolungarsi, non è improbabile un accentuarsi di problemi e disagi già presenti. Rimane da vedere in che misura ciò accadrà».

Per chi volesse usufruire di questo sostegno, si ricorda che la consulenza avviene in forma telefonica ai seguenti orari:
Lunedì dalle 11 alle 13;
Mercoledì dalle 11 alle 13;
Venerdi dalle 11 alle 13.
I numeri da chiamare sono:
Dr. Elisa Marcheselli +39 388 652 20 77
Dr. Roberta Rachini + 39 392 413 19 12
Dr. Alessio Pieri + 39 328 827 42 99

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Storie di Contrada: Refenero

Refenero sorge sull’area che dal centro di Torrita di Siena conduce a Montepulciano, insistendo su un territorio, fino a qualche decennio fa, destinato in ampia parte all’agricoltura. Secondo fonti storiche,…

Refenero sorge sull’area che dal centro di Torrita di Siena conduce a Montepulciano, insistendo su un territorio, fino a qualche decennio fa, destinato in ampia parte all’agricoltura. Secondo fonti storiche, sembra che un casolare, conosciuto come Palazzetto e ancora oggi visibile in questa zona, fosse un tempo la residenza del podestà di Torrita.

Distinta dai colori bianco e azzurro, la Contrada Refenero è presieduta da Michele Battenti, il quale ce ne ha parlato, iniziando dall’aspetto che più la valorizza riguardo al Palio.
«Pensando al Palio e alla poca generosità che la sorte ci ha riservato negli ultimi anni, ciò che merita di essere sottolineato è il sentimento di orgoglio di appartenere a questa Contrada. Un senso di attaccamento e determinazione incondizionato, che non si è mai lasciato scalfire dagli eventi e grazie al quale continuiamo a portare avanti progetti di rilievo, come l’acquisto della nostra sede».

Racconti di Contrada
«Di aneddoti degni di nota, la storia della nostra Contrada ne presenta così tanti che si fa fatica a ricordarli tutti senza correre il rischio di dimenticarne qualcuno. Tuttavia, questo è particolarmente significativo perché dimostra quanto il senso di appartenenza che si sperimenta in una Contrada sia, per il solo fatto di essere condiviso, un valore talmente forte da creare inaspettati legami di collaborazione.

Dunque, la vicenda risale al Palio 1986. A quell’epoca, i Contradaioli di Refenero erano già molto attivi anche sul fronte della tifoseria, tanto che il giorno del Palio i giovani Ultras erano soliti portare sugli spalti del campo di gara coreografie molto originali. Per quell’edizione del Palio dei Somari, gli Ultras avevano organizzato uno spettacolo con centinaia di palloncini, ovviamente bianchi e azzurri, che erano stati ordinati per tempo presso un’azienda di Milano, dalla quale sarebbero dovuti arrivare a Torrita via corriere nelle settimane precedenti la corsa. Nonostante mancassero sempre meno giorni del Palio però, l’ingrediente fondamentale della coreografia inspiegabilmente tardava a giungere a destinazione. Lontani i tempi di qualsiasi mezzo di tracking online, tante furono le telefonate a Milano per accertarsi che il carico fosse partito dai magazzini, così come svariati furono i viaggi alle Poste e al corriere per sapere se si trovasse fra i tanti pacchi quotidianamente smistati. L’attesa si trasformò presto nella preoccupazione di arrivare alla domenica senza avere nessuna coreografia da presentare.

Come piano da attuare in alternativa, si iniziò dunque a cercare nei dintorni un altro rivenditore che potesse fornire lo stesso quantitativo di palloncini: una cosa più facile a dirsi che a farsi, visto che nessuno sembrava venderne di bianchi e di azzurri. Un’intensa ricerca tuttavia divenne l’unica strada possibile quando, la domenica del Palio, fu chiaro che il pacco da Milano non sarebbe mai arrivato in tempo. Si decise allora di tentare il tutto per tutto, partendo di buon mattino alla volta di Siena. Mentre a Torrita il giorno clou della manifestazione era iniziato e tutto si stava svolgendo come da programma, a bordo di una Panda 125 guidata dall’unico maggiorenne del gruppo, i giovani Ultras raggiunsero il parcheggio della Lizza e diedero inizio quella che ormai era diventata una vera e propria missione. Una missione che però, di mezz’ora in mezz’ora, una saracinesca abbassata dopo l’altra, stava rischiando di fallire desolatamente. Il percorso degli Ultras proseguì fino a Piazza del Campo, dove infine scorsero il chiosco di un venditore di giornali e souvenir, al quale ovviamente chiesero se avesse quel che andavano cercando. Neanche a dirlo, il venditore non aveva la merce che serviva loro. Ma il caso volle che, di fronte all’insolita richiesta del gruppo di ragazzi, l’uomo non resistette alla curiosità di chiedere cosa ci dovessero fare, con centinaia di palloncini, rigorosamente bianchi e azzurri, in quella normale domenica mattina di marzo.

“La coreografia per la Contrada, sa che noi siamo di Refenero e a Torrita oggi c’è il Palio!” Più o meno così suonò la risposta, ma quelle poche parole bastarono ad accendere nel venditore, vero senese, contradaiolo dell’Onda, un sincero spirito di solidarietà per quei ragazzi abituati come lui ad avere di colore bianco e azzurro le monture con cui scendere in piazza, i tamburi, le bandiere e i fazzoletti da indossare. Per la condivisione dell’amore per quegli stessi colori, il venditore attivò rapidamente una serie di contatti che in breve portarono a far aprire, in via del tutto eccezionale, il negozio dove gli Ultras riuscirono finalmente a trovare i palloncini per la loro coreografia: un trionfo dei colori bianco e azzurro!»

Non tutti sanno che…
“Refenero d’Estate, anche dai paesi limitrofi in molti ormai la conoscono nella sua forma attuale di manifestazione che, da più di dieci edizioni, si tiene nella piazzetta ‘del fosso coperto’ ogni anno nella settimana tra giugno e luglio. Meno numerosi saranno poi coloro che la ricordano nella versione degli anni ’80 e ’90, quando si svolgeva in prossimità dei locali della ‘casa del popolo’. Ma saranno forse pochi a sapere che la prima edizione di questa festa risale addirittura al 1971.

Fu proprio in un fine settimana nel luglio di quell’anno che Refenero d’Estate fece la sua comparsa, proponendo lauti banchetti e attività sportive, tra cui le memorie storiche rammentano precisamente una passeggiata e una gara podistica. A suggellare l’evento non mancò il supporto spirituale. Anzi si racconta che il parroco, Don Valentino, poiché il luogo individuato per questa prima edizione di Refenero d’Estate non era che uno spazio aperto tra alcune case nel cuore della Contrada, avesse fatto portare apposta un altare su cui celebrare la Messa.

Negli anni immediatamente seguenti, la festa non fu ripetuta, ma intanto quella prima edizione aveva dimostrato che un evento estivo attorno al quale Refenero si potesse riunire era qualcosa di possibile, e bello. A distanza di quasi cinquant’anni, è anche grazie a quell’esperimento fatto nell’estate del ’71 che Refenero d’Estate, seppure a più riprese, è giunto a rappresentare un appuntamento fisso per la comunità biancoazzurra, ricco di iniziative finalizzate a coinvolgere, di anno in anno, un numero sempre maggiore di persone.”

(foto di Marco Mazzolai)

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Storie di Contrada: Porta Gavina

La Contrada Porta Gavina, che si estende attorno ad uno dei luoghi più ricchi di storia e suggestioni dell’intero centro storico di Torrita di Siena, la si trova uscendo dal…

La Contrada Porta Gavina, che si estende attorno ad uno dei luoghi più ricchi di storia e suggestioni dell’intero centro storico di Torrita di Siena, la si trova uscendo dal borgo e percorrendo Via Roma, strada che fino ad alcuni decenni fa si prestava ad ospitare corse dei carretti e altri giochi popolari, in occasione della Madonna Assunta in Cielo, festività religiosa a cui è dedicato il punto di accesso al borgo. Secondo fonti storiografiche, la costruzione di questa porta risale al 1251, in seguito all’attacco sferrato dalle truppe poliziane al castello di Ciliano, che rese necessario ricevere più agevolmente, dai castelli circostanti fedeli a Siena, i rifornimenti di uomini e alimenti. Il nome di questa porta sembra da ricondurre al fatto che essa coincide con la parte delle mura situata più in basso e per questo può aver costituito un punto di raccolta delle acque, allo stesso modo in cui, per l’appunto, funzionava il Gavinone nella poco lontana Piazza del Campo.

La Contrada Porta Gavina, riconoscibile per i colori nero e rosso, custodisce all’interno della sede inaugurata nel 2014 in via della Lupa i dieci palii vinti fino ad adesso.

Il presidente Cesare Rosignoli ci ha portato a conoscere diversi aspetti di questa Contrada, così ricca di storia, e al contempo legata alla tradizione più recente del Palio dei Somari.
«Siamo una contrada relativamente piccola ma nonostante questo il nostro popolo in un tutto l’anno si incontra molto di rado e allora il Palio, con tutte le occasioni che lo precedono, costituisce un prezioso momento di aggregazione e di ritrovo che crea una particolare unione».

Racconti di Contrada
«In occasione della vittoria del Palio nel 2018, si ebbe a notare una strana coincidenza: il somaro che la sorte ci riservò si chiamava Lilli, proprio come il padre del nostro storico contradaiolo Moreno Meucci».

Non tutti sanno che…
«C’è una leggenda secondo cui, quando nel 1554 le truppe fiorentine e gli alleati tedeschi assediarono Torrita, nel castello abitava una donna di nome Nencia, tanto orgogliosa e fedele alla Repubblica di Siena, che come i nemici le intimarono di inneggiare al Duca di Firenze, costei si rifiutò, continuando a gridare “Lupa, Lupa”. Resistette a tal punto che i soldati le inchiodarono mani e piedi alla Porta Gavina, ed è in memoria di questo suo gesto eroico, che oggi quel tratto di borgo dove si racconta sia successa questa storia, è chiamato Via della Lupa».

(foto di Marco Mazzolai)

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Storie di Contrada: Cavone

L’itinerario alla scoperta delle contrade del Palio dei Somari prosegue con la Contrada Cavone, situata fuori dalle mura del centro storico di Torrita di Siena, nella parte rivolta verso Montefollonico….

L’itinerario alla scoperta delle contrade del Palio dei Somari prosegue con la Contrada Cavone, situata fuori dalle mura del centro storico di Torrita di Siena, nella parte rivolta verso Montefollonico. È connotata dai colori bianco e verde e un drago come effigie. Non vi sono tracce storiche che ne spieghino la particolare denominazione, se non la presenza attestata ai primi del XX secolo, di un podere presente in quella zona e chiamato appunto Cavone.

Guardando all’albo d’oro, sono cinque i drappi che questa Contrada si è aggiudicata, nelle prime 64 edizioni del Palio dei Somari.
Il Presidente Filippo Baccioli ci ha presentato la sua Contrada, a partire dall’aspetto del Palio a cui dà più valore.
«L’attesa. L’attesa della sorte. L’attesa da vivere tutti insieme, con sogni e speranze. L’attesa di portare sugli spalti i nostri colori. L’attesa di arrivare ad un momento ben preciso. Il momento in cui si vede il somaro della contrada attraversare la linea del traguardo dell’ultimo giro in testa. Arrivare a quel momento in cui non ci si rende conto se è sogno o realtà. E realizzare poi che è vero, dare inizio alla festa, lasciare scorrere le lacrime di gioia e di emozione per aver vinto. Un’attesa che tiene tutti uniti da sogni, speranze e anche un pizzico di scaramanzia».

Racconti di Contrada
«A settembre si è svolta una sfilata storica per le strade della Contrada, un piccolo corteo a cui hanno partecipato i Contradaioli più giovani, per dare simbolicamente inizio alle attività invernali che portano al Palio. Tamburi e bandiere al vento hanno attirato la curiosità della gente, corsa ad affacciarsi alle finestre per capire cosa stesse succedendo, essendo solo settembre. È stata un’occasione per vedere nei più piccoli l’emozione di indossare per la prima volta i colori bianco e verde, di lanciare in alto una bandiera con lo stemma del Cavone e suonare con il fazzoletto di Contrada legato attorno al tamburo. Vedere la gioia dei ragazzi è stato un momento significativo e importante, per tutti».

Non tutti sanno che…
«Lo spunto di divertimento principale per la Contrada Cavone è l’organizzazione della cena propiziatoria, la condivisione dei momenti dietro alle quinte, per pensare il tema da proporre per l’evento. Ritrovarsi nelle sere d’inverno per creare i filmati da proiettare durante la cena propiziatoria, con la partecipazione di interpreti nostrani, creare vestiti ad hoc da indossare durante le riprese, cercare poi di mascherare il tutto per non farsi riconoscere dalle altre Contrade e far crescere la curiosità in chi verrà alla cena… che nessuno si aspetti attori di livello elevato! Ma infine il tutto è giustamente “condito” dall’allegria e la baldoria che rendono uniche la cena propiziatoria al Cavone».

(foto di Marco Mazzolai)

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Storie di Contrada: Porta a Sole

A San Giuseppe, oltre che ad essere dedicato il Palio dei Somari, è consacrata una delle porte più antiche attraverso le quali si accede al centro storico di Torrita di…

A San Giuseppe, oltre che ad essere dedicato il Palio dei Somari, è consacrata una delle porte più antiche attraverso le quali si accede al centro storico di Torrita di Siena: Porta a Sole. Tradizionalmente, il nome di questa porta, che risale al 1208, si ritiene da attribuire al suo orientamento ad est.

Oggi a Porta a Sole, con il territorio che le si estende in prossimità, corrisponde l’omonima Contrada dai colori giallo e blu, vincitrice di quattro delle prime 64 edizioni del Palio dei Somari, nel 1978, 1979, 1996 e 2010.

Con il Presidente Mirco Zurli siamo andati ad indagare le caratteristiche che contraddistinguono questa Contrada, iniziando dall’aspetto del Palio che vi si apprezza di più.
«Il nostro Palio ha tante piccole sfaccettature che lo rendono unico. Per questo sarebbe scontato dire che l’aspetto più bello sia da ricondurre esclusivamente alla vittoria del drappo (gioia che tra le altre cose non ho ancora assaporato da presidente), o all’emozione dell’ingresso in piazza della Contrada, quando si può ammirare il corteo di contrada nella sua completezza ed al massimo del suo splendore, grazie alle molte energie che gli vengono dedicate durante tutto l’anno. Una riflessione andrebbe sviluppata guardando al di là dei propri colori e confini. In questo senso, l‘aspetto più bello del Palio è a mio avviso quello di essere riuscito a unire realmente il paese di Torrita, conseguendo un obiettivo importantissimo, che altre feste, già esistenti all’epoca degli esordi di questa manifestazione, non non avrebbero mai potuto raggiungere.
È un risultato storico e particolarmente significativo, che ha rappresentato un enorme progresso dal punto di vista sociale, aggregando la comunità torritese e fornendo ad essa, in primo luogo, un forte senso di appartenenza, e, in secondo luogo, un altrettanto forte senso di identità e orgoglio.
Allo stesso tempo, tali sensazioni si sono riversate anche a livello delle singole Contrade, con un effetto moltiplicatore che ha reso possibile lo svolgimento di tantissime attività nei singoli rioni, non sempre necessariamente collegate a quella principale mirata all’organizzazione del Palio. Proprio queste attività collaterali, come in un circolo virtuoso, hanno contribuito a rendere ancora più importante, direi ad oggi ormai imprescindibile, la funzione sociale delle Contrade, con tutto ciò che ne consegue al fine di mantenere e incrementare la convivenza civile della comunità».

Racconti di Contrada
«Una Contrada possiede una sua storia di numerosi aneddoti significativi che non sempre possono essere raccontati. La nostra memoria tuttavia torna spesso ad una serie di episodi avvenuti in occasione delle vittorie del Palio: quando, nel 1978, si vinse per la prima volta, ad esempio fu organizzata una gara di bevute di quartini di vino al box, seguita da una spedizione dei giovani di Contrada all’Oppiello; oppure quando, in occasione del Palio vinto nel 1996, un’edizione tra l’altro a noi particolarmente cara visto che era dedicata a David Capitani, uno dei fondatori della festa e della nostra Contrada, ci togliemmo le cuffie da nonna e le consegnammo a Refenero, in un simbolico passaggio del testimone del ruolo di “contrada da più tempo non vincitrice del Palio”.
O ancora quando, in occasione del Palio “perso” del 1997, il trattamento alcolico a cui fu sottoposto il fantino Carpaccio si concluse con un ultimo “bicchiere d’acqua” bevuto prima della finale, che sortì un effetto a dir poco catastrofico sulla sua salute».

Non tutti sanno che…
«Porta a Sole è stata la prima ad omaggiare le nascite dei piccoli contradaioli, affiggendo un avviso in bacheca e donando un piattino di ceramica commemorativo».

(foto di Marco Mazzolai)

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Storie di Contrada: Le Fonti

Il territorio di Torrita di Siena che si protrae verso le località di Guardavalle e La Fratta, corrisponde alla Contrada Le Fonti. Riconosciuta con i colori bianco e rosso e…

Il territorio di Torrita di Siena che si protrae verso le località di Guardavalle e La Fratta, corrisponde alla Contrada Le Fonti.
Riconosciuta con i colori bianco e rosso e con la rappresentazione del Giano Bifronte sullo stemma, così denominata per l’antica presenza di fonti d’acqua in quella zona, è la Contrada con all’attivo il maggior numero di vittorie al Palio dei Somari. I dodici palii sono conservati nella sede situata in prossimità della Chiesa delle Fonti, costruita intorno alla metà del XVII secolo.

Il Capitano Nico Giani ci ha parlato della sua Contrada, descrivendo per prima cosa qual è l’elemento più sentito che la lega al Palio dei Somari:
«Per non cadere nelle risposte più scontate che vedono l’aspetto più bello del Palio nello stare insieme e nell’impegnarsi perché tutto sia perfetto e nel vivere quei giorni dell’anno nel desiderio di vittoria, il lato più bello di questa festa noi contradaioli biancorossi lo viviamo negli occhi dei nostri figli, che essendo cresciuti con noi hanno vissuto fin dai primi momenti della loro vita un amore grandissimo verso questi colori, e verso tutte le attività che animano la nostra contrada durante tutto l’anno. Loro partecipano insieme a noi ad ogni tipo di iniziativa da sempre, e coronano le loro emozioni proprio in quei giorni. Ognuno di noi, ogni adulto, ogni genitore, si rende conto di quanto sia bello e prezioso poter vivere questi momenti così intensi non da solo ma nella piena Unione della famiglia, avendo ben in testa e nel cuore un solo obiettivo, quello di condividere questa una passione! Questo aspetto intergenerazionale non riguarda solo giovani genitori con bambini piccoli, ma anche genitori con figli adolescenti, i contradaioli anziani con figli adulti, ebbene sí, ci riguarda veramente tutti!»

Racconti di Contrada
«Un aneddoto significativo risale al Palio straordinario del 2016, quando come Capitano mi sono trovato a dover scegliere il fantino fra tre contradaioli doc: Roberto Goracci “Bacchino”, Michelangelo Goracci “Fracassa” e Gabriele Grotti “Divino”, una decisione resa ancor più difficile dal fatto di essere miei tre carissimi amici. Alla fine la soluzione fu quella di affidarsi alla sorte, scrivendo i loro nomi su dei bigliettini ed estraendo colui che avrebbe corso il Palio. Il caso disse “Fracassa”, e fu una scelta fortunata, coronata dalla vittoria del Palio».

Non tutti sanno che…
«Una caratteristica che distingue Le Fonti dalle altre Contrade è quella di aver sempre individuato i propri fantini tra i ragazzi di Contrada, una scelta ben ripagata da dodici vittorie in 63 edizioni».

(foto di Marco Mazzolai)

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Storie di Contrada: Stazione

Il territorio di Torrita di Siena su cui nel mese di marzo sventolano bandiere dai colori bianco rosso e blu coincide con la Contrada Stazione. Questa difatti si colloca su…

Il territorio di Torrita di Siena su cui nel mese di marzo sventolano bandiere dai colori bianco rosso e blu coincide con la Contrada Stazione. Questa difatti si colloca su un’area molto vasta, corrispondente in parte a quella interessata dall’opera di bonifica dispiegata in Valdichiana dai Lorena tra Settecento e Ottocento.

La Contrada Stazione ha all’attivo un palmares di dieci palii, conquistati nelle edizioni del 1977, 1991, 1993, 1994, 2003, 2008 e 2014 e in quelle straordinarie del 1978, 1987, 2000.

È stato il suo storico presidente Massimo Bolici a svelare alcuni tratti che caratterizzano questa Contrada, delineandone alcuni aspetti, primo tra i quali il lato della manifestazione più sentito dal popolo contradaiolo.

«”La vittoria più bella è quella che deve ancora arrivare” è una frase applicabile a tanti traguardi della vita, non solo al nostro Palio dei Somari. Il 2019 è stato un anno di “attesa”, visto che la dea bendata non ci ha premiato, ma anche di grande dedizione, con le tante attività di Contrada, le tante iniziative in Sede o ai Campini, con tanti contradaioli a lavorare con grande entusiasmo nei vari settori della vita della Contrada Stazione.
È proprio da questa “unità di intenti”, da tutti i punti di vista, che vogliamo ripartire e ricominciare in vista di un anno particolarmente impegnativo, e non soltanto per il tempo paliesco che ci vedrà protagonisti. L’impegno si rifletterà infatti nella vita quotidiana della nostra Contrada, per la quale serviranno aiuto reciproco, passione, amore e legame. Sono i piccoli gesti che danno un grande significato alla nostra attività. Vivremo la Contrada con la gioia, la serenità e l’armonia che abbiamo respirato nelle lunghissime riunioni in cui ci siamo guardati in faccia ed abbiamo accettato di affrontare l’impegnativa sfida di far rinascere i nostri amatissimi Campini.
Non mancheranno le difficoltà e come detto i prossimi mesi saranno particolarmente impegnativi, ci saranno appuntamenti importanti ai quali arrivare con grande umiltà, ma con grande determinazione e dedizione.
Crediamo che l’esperienza dei più anziani e l’entusiasmo dei più giovani sarà un connubio vincente, che potrà farci affrontare qualsiasi questione e superare qualsiasi ostacolo ci si dovesse presentare davanti, ma quando una Contrada come la Stazione è unita e consapevole della propria forza, nessun traguardo è precluso».

Racconti di Contrada
«A costo di essere ripetitivi, dobbiamo ribadire che tutto quanto abbiamo fatto, facciamo e faremo è merito del nostro grande Parroco fondatore della Contrada.
Don Giovanni ci ha consegnato le chiavi della Contrada, ha ascoltato i nostri problemi, ci ha suggerito le soluzioni con poche, chiarissime parole. E non è finita lì, perché poi ci è rimasto accanto, sempre pronto ad aiutarci in qualsiasi modo ed in qualsiasi momento, perché era lì per noi. Aveva uno spirito duro e deciso, un’anima semplice e ricca, ma soprattutto un cuore tenero e grande. Per amore ha costruito la nostra chiesa, i Campini e tutto quanto ci circonda, ha fondato la Contrada e l’ha fatta crescere, è entrato nella nostra vita. Per questo non dimenticheremo mai l’intitolazione della nostra Piazza a questa grande persona e siamo orgogliosi di aver proposto di dedicargli l’edizione 2019 del Palio dei Somari».

Non tutti sanno che…
«Cene propiziatorie: siamo stati i primi e resteremo i migliori. Parlando dei successi della propria Contrada il rischio che si corre è sempre quello di essere esagerati ed autoreferenziali, esaltando anche oltre il dovuto i nostri successi personali.
Ci sono però dei momenti in cui l’orgoglio ed il senso di appartenenza sono tali da poter “esagerare” un poco, sperando in ogni caso di non sfociare mai nella presunzione fine a se stessa.
Le cene propiziatorie, oggi sono un momento fisso, irrinunciabile e caratterizzante del programma della nostra Festa e che coinvolgono alcune migliaia di persone, sono state inventate alla Stazione. All’epoca suscitammo numerose polemiche, ma noi eravamo certi di dare una svolta ancora più conviviale alla manifestazione e tirammo dritti per la nostra strada. La massiccia partecipazione alle cene nei giorni della Festa, ha fatto capire a tutti che la nostra scelta era stata quella giusta.
Anche oggi, con tutte le Contrade si sono adeguate e attrezzate per fare grandi tavolate, i nostri venerdì sera prima del Palio sono tra i meglio organizzati, sia dal punto di vista della cucina che del divertimento. La Stazione è anche questo: stare insieme in allegria leccandosi i baffi con le specialità delle nostre cuoche. “Come noi altri un ce n’è altri”».

(foto di Marco Mazzolai)

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Storie di Contrada: Porta a Pago

All’interno del centro storico di Torrita di Siena, lungo le vie del borgo che si snodano attorno a Porta a Pago, si erge l’omonima Contrada dai colori rosso e verde….

All’interno del centro storico di Torrita di Siena, lungo le vie del borgo che si snodano attorno a Porta a Pago, si erge l’omonima Contrada dai colori rosso e verde. Porta a Pago, risalente agli inizi del XIII secolo, è uno dei più antichi varchi aperti nella cinta muraria, rivolto verso la zona rurale esterna al borgo. Come le altre Porte, anche questa è dedicata ad una figura religiosa, ossia la Madonna del Carmine, che ricorre ogni 16 luglio.

Il Presidente Luca Massai ci ha fatto conoscere più da vicino questa Contrada, a partire da quello che ritiene essere l’aspetto più bello del Palio dei Somari per Porta a Pago:
«Dal mio punto di vista, per come ho vissuto e per come vivo adesso la Contrada, il lavoro che più mi gratifica e che quindi considero il più bello della manifestazione è l’addobbo di Contrada. Dare luce e colore al piccolo territorio che abbiamo, tirar fuori i lampioncini realizzati a mano, progettati ed assemblati dai miei contradaioli, issare le bandiere, anch’esse da noi progettate e realizzate, è sicuramente un’emozione grandissima; nel periodo di Palio spesso attraverso Via Cavour di notte e vederla in solitudine in tutto il suo splendore ripaga di tutti i sacrifici che facciamo».

Racconti di Contrada
«Il 24 gennaio 2018 c’è stata la firma, presso il notaio Bersotti, del contratto di compravendita della nuova sede. È stato un giorno storico per la mia Contrada, uno di quelli che sarà ricordato per sempre, che probabilmente darà la possibilità alle generazioni future di vivere la Contrada con serenità: abbiamo finalmente un luogo tutto nostro dove poterci riunire, parlare, discutere, immagazzinare materiali sacri (palii, costumi, bandiere, tamburi, ecc. ) e passare serate in goliardia tra amici. Tutto questo grazie ai sacrifici fatti dai contradaioli che oggi non ci sono più ed a quelli che tuttora non si risparmiano per veder realizzato questo sogno».

Non tutti sanno che…
«Alle penne del 16, troppo buone, ancora dobbiamo trovare qualcuno che riesca a dirgli di no».

(foto di Marco Mazzolai)

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Storie di Contrada: Porta Nova

Il viaggio alla scoperta delle otto Contrade di Torrita di Siena inizia da Porta Nova, la vincitrice della scorsa edizione del Palio dei Somari, situata sulla sezione di centro storico…

Il viaggio alla scoperta delle otto Contrade di Torrita di Siena inizia da Porta Nova, la vincitrice della scorsa edizione del Palio dei Somari, situata sulla sezione di centro storico che da Passeggio Garibaldi conduce a Piazza Matteotti, passando per Via Ottavio Maestri.
Questa Contrada deve il suo nome al fatto che, dei quattro ingressi al centro storico di Torrita, corrisponde all’entrata più recentemente costruita. Venne aperta infatti nel 1835, al fine di migliorare la viabilità nel borgo, su proposta del Cavaliere Celso Bargagli Petrucci, esponente dell’omonima antica famiglia nobiliare senese. Così come le altre porte presenti nel centro storico di Torrita, è dedicata ad una figura religiosa. Nello specifico, in questo caso si parla della Madonna del Buon Consiglio, che ricorre il 26 aprile.

La Contrada Porta Nova, riconoscibile per i colori bianco e nero, vanta un ricco palmares di palii vinti, esattamente 11 dal 1968 al 2019. Il Presidente Enrico Buracchi ce l’ha fatta conoscere attraverso alcuni dettagli, primo tra i quali l’aspetto del Palio dei Somari che è più caro a questa Contrada.
«Si tratta del clima che si assapora quando ci si inizia a ritrovare nella nostra sede in vista del Palio, per l’organizzazione di quanto lo riguarda. È bello sentire le voci, le urla, vedere sorrisi, cogliere amarezze o arrabbiature, osservare i volti delle persone, di tutte le età, che si ritrovano insieme dopo molti mesi e che si confrontano sui vari argomenti di discussione, con voglia di fare e di mettersi in gioco. Più che altro vedere l’amore e la passione che mettono tutti nel fare qualcosa di bello per la propria Contrada, per il proprio paese, senza nessun interesse personale se non quello di stare insieme in amicizia».

Racconti di Contrada
«Personalmente conservo un’immagine molto toccante del compianto presidente di Porta Nova, oltre che amico, Ivo Pieri, che prima di lasciarci per sempre, mi sussurrò: “Non far finire tutto. Sono sicuro che farai del tuo meglio”. Poche parole che finora non ho mai rivelato a nessuno, a cui penso sempre e per le quali, come presidente, metto ogni giorno impegno e passione, così da onorare l’ultimo desiderio del mio carissimo amico Ivo».

Non tutti sanno che…
«Proprio qualche tempo fa in sede si stava lavorando per sistemare i nostri undici palii all’interno di nuove teche. All’improvviso, nel posizionare il drappo vinto nel 1970, sul retro della stoffa abbiamo notato una scritta, che riportava: “Giuliano Scarpini: pensò, Sauro Terrosi: vinse, Fabrizio Betti: verbalizzò, Giannini Romano: sudò. Pochi, ma sani”. La piacevole scoperta di una testimonianza che non tutti conoscevamo, lasciata da coloro che sono, o sono state, personalità importanti per la nostra Contrada».

(foto di Marco Mazzolai)

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