Un impianto di valorizzazione degli scarti organici per la produzione di biometano e compost in un futuro molto vicino potrebbe sorgere a Torrita di Siena, precisamente a circa 3,4 km dal centro, in località Chiesina, nella zona compresa tra la Strada Provinciale 327 e l’Autostrada A1. Il lotto di terreno individuato per ospitare la struttura è situato infatti in zona Capannone, a poche centinaia di metri dalla chiesa di San Macario e dalle antiche ville-fattoria comprese nel Progetto di paesaggio “Le Leopoldine in Valdichiana”.

Località Chiesina (foto)

All’istanza presentata dalla società Hergo Biometano Toscana Sud Srl lo scorso 10 agosto, la Direzione Ambiente e Energia della Regione ha risposto con una richiesta di integrazioni, inviata per conoscenza anche al Comune di Montepulciano, in quanto il confine comunale con Torrita di Siena è posto a breve distanza dalla struttura e l’istruttoria ha evidenziato possibili impatti indiretti su quel territorio. Tuttavia, come si vede dal prospetto, l’area designata per l’intervento risulta prossima ai Comuni di Sinalunga, relativamente alla frazione di Bettolle, e Cortona, per la località Chianacce.

Mappa allegata al progetto (fonte immagine: Google Maps)

L’impianto è pensato per trattare rifiuti organici con tecnologia anaerobica e produrre sia biogas, da trasformare successivamente in biometano, che digestato, da avviare a compostaggio.

Il progetto prevede che il conferimento e il pretrattamento dei rifiuti in ingresso avvenga sei giorni alla settimana, dal lunedì al sabato, mentre i processi biologici, quali digestione anaerobica, compostaggio e depurazione dei reflui, siano attivi sempre, 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno.

L’impianto si propone di trattare i flussi di Forsu (frazione organica di rifiuti solidi urbani), nonché della frazione verde, provenienti dal bacino regionale, in quanto la società proponente stima che, confrontando la produzione di rifiuti organici futura e la capacità di trattamento attuale, la Toscana, con le strutture di cui dispone al momento, sarebbe in difetto nella gestione di 271.524 tonnellate all’anno. L’impianto in oggetto, con capacità di trattamento pari a 55.000 t/a di Forsu e 15.000 t/a di frazione verde, andrebbe a colmare una parte di quanto ritenuto necessario.

Tuttavia prevedrebbe l’ingresso anche di rifiuti speciali agroindustriali, per i quali però la gestione si svolge in condizione di libero mercato, e quindi sembrerebbe al di fuori di un tracciamento e di una pianificazione dettagliata quale è invece quella richiesta per i rifiuti urbani.

Relativamente alle sembianze che l’impianto dovrebbe acquisire una volta ultimato, dal progetto emerge che la struttura si compone di più parti, come si vede dallo schema qui riportato.

Progetto dell’impianto (fonte immagine: documentazione tecnica)

Nell’area verrebbero costruiti due digestori principali, alti 11 metri, due digestori secondari, alti 8, un gasometro semisferico alto 10; un impianto principale, previsto per il processo di trasformazione della Forsu, vasto 11.685 metri quadri (circa 143,5 per 94 metri) con altezze differenti dai 12 metri dell’area bussola, ai 8,6 dell’area maturazione, ai 5 delle biocelle; un impianto di depurazione, di 1.350 metri quadri, con un’altezza variabile tra i 5 e i 9 metri; biofiltri, vasche di cemento armato inserite all’interno di una tenso-struttura in materiale plastico con un camino posizionato al centro, che avrà un’altezza di 7 metri; aree di stoccaggio, cioè strutture ricoperte da una tettoia in calcestruzzo armato prefabbricato, dall’altezza compresa tra i 5,5 e i 7,5 metri.

Prospetto dell’impianto ultimato (fonte immagine: documentazione tecnica)

Al termine dei lavori di costruzione, per cui è stimato un periodo di 20 mesi, l’impianto risulterebbe svilupparsi per una superficie totale di circa 4,4 ettari, compresi in un’area di intervento pari a circa 9,7 ettari. Allo stato attuale, gli appezzamenti contemplati dal progetto sono destinati a zone agricole, motivo per cui è richiesto, nel Regolamento Urbanistico Comunale di Torrita di Siena, il mutamento a zone industriali.

Per quanto riguarda le emissioni, nella relazione formulata da Arpat – alla quale la società proponente ha risposto assicurando i livelli entro i massimi consentiti – si legge che dalle elaborazioni modellistiche relative alle ricadute di particolato (PM10), diossido di azoto (NO2) ed odori, sono individuati nell’area di studio 28 recettori sensibili, tra cui il più vicino all’impianto è rappresentato da un’abitazione distante 44 metri dal confine catastale, e gli altri corrispondono ad abitazioni situate in contesto agricolo, centri abitati ed edifici scolastici.

Chiesa di San Macario, nell’insediamento adiacente al sito (foto)

L’impianto, dal valore complessivo di 26.688.722,49 euro, dovrebbe esser costruito sul terreno acquistato presso un privato dalla società proponente del progetto. Ovvero la Hergo Biometano Toscana Sud Srl, che è stata costituita nel gennaio 2019 a Rignano sull’Arno con un capitale sociale di 10.000 euro, da Rossano Degl’Innocenti e Alessandro Ermini, quest’ultimo in qualità di amministratore unico e rappresentante di un’altra società, la Green Project Srl.

I nomi dei due imprenditori sono finiti nella lente della Procura di Bari nel corso di una recente inchiesta per concorso in turbativa d’asta, corruzione e falso, con riferimento a due presunte gare truccate per la costruzione di una scuola a Corato (BA) e di un impianto per trattamento rifiuti ad Andria (BT). Ermini e Degl’Innocenti sono stati indagati insieme ad altre sette persone, tra cui il consigliere ed ex-assessore regionale in Puglia Filippo Caracciolo. I fatti si sarebbero svolti nel novembre 2017, nello specifico relativamente ad una gara d’appalto da circa 27 milioni di euro “per l’affidamento della concessione di costruzione e gestione del complesso impiantistico per il trattamento della Forsu ed opere accessorie ad Andria”. La gara venne aggiudicata all’Ati di cui faceva parte la Green Project Srl.

Poche settimane prima di presentare presso la Regione Toscana il progetto per l’impianto torritese, la Hergo Biometano Toscana Sud ha cambiato sede legale, trasferendosi a Milano, amministrazione, risultando rappresentata ora da Massimo Rancilio, e proprietà, diventandone la Hergo Biomethane Italia Srl socio unico.

Tramite la stessa Green Project Srl, Ermini e Degl’Innocenti compaiono come soci, e rispettivamente rappresentante legale ed ingegnere, anche di Pistoia Compost Srl, la società che nel 2019 ha acquistato in località Tana Termini, nel Comune di San Marcello Piteglio (PT), l’impianto di compostaggio di rifiuti organici gestito dalla società Sistemi Biologici fino al 2017, quando il Tribunale di Pistoia ne ha dichiarato il fallimento. Il progetto di Pistoia Compost Srl, che consiste nella costruzione in quello stesso sito di un nuovo impianto a digestori anaerobici per il trattamento della Forsu, si trova attualmente in fase di Verifica di Impatto Ambientale, dopo che lo scorso il 29 luglio ne è stato dichiarato concluso il procedimento di Verifica di assoggettabilità di competenza regionale. Finora non sono mancate voci di contrarietà, sollevate da chi vorrebbe la bonifica del sito e la sua restituzione alla vocazione naturalistica, cioè il Comitato Valle del Lima, formato da cittadini e operatori del settore turistico, Legambiente Pistoia, l’unanimità del Consiglio comunale di Bagni di Lucca, con cui San Marcello Piteglio confina.

Per quanto riguarda l’impianto progettato a Torrita, ad ora risultano concluse le consultazioni previste in fase di Verifica di assoggettabilità tra la società e gli enti regionali competenti. Tra queste, la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio ha espresso il proprio parere negativo, considerando l’impatto della struttura sul contesto; l’Azienda Usl Toscana Sud Est ha sottolineato l’inadeguatezza della viabilità indicata nel progetto, per ampiezza e caratteristiche, al traffico pesante che un tale impianto implicherebbe. Inoltre ha concluso che «la realizzazione dell’impianto determina una incidenza ed una variazione significativa delle caratteristiche ambientali dell’area per la potenziale produzione di emissioni odorigene, sonore e di polveri che debbono essere necessariamente soggette a trattamenti specifici per impedire che possono risultare di nocumento per la popolazione. Ne consegue che qualsiasi incidente, malfunzionamento o negligenza nella conduzione dell’attività ha ripercussioni significative nella qualità della vita dei residenti nell’area che già dovranno fare conto con il notevole incremento di traffico pesante che si andrà a determinare».

Sul progetto è attesa l’opinione del Comune di Torrita di Siena, il quale dovrà decidere se allinearsi alle obiezioni dei due enti o accordare i pareri di chi, come Genio Civile, Settore Viabilità, Settore Energia e Inquinamenti, Settore Autorità di gestione FEASR, Autorità di bacino e Settore Paesaggio, seppure a fronte di prescrizioni e richieste di accorgimenti, non ha fornito istanze sfavorevoli.

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Anita Goti
Anita Goti

Classe '94. Liceo classico, una laurea triennale in Comunicazione, lingue e culture e una magistrale in Comunicazione pubblica e giornalismo all'Università di Siena. Scrive, perché le parole sono le uniche cose che le piace mettere in ordine.

1 thought on “Torrita di Siena, l’inchiesta sul progetto del nuovo impianto rifiuti

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