Dal 2008 nel comune di Montepulciano, nella frazione di Acquaviva, località Fornacelle, sorge una centrale a biomasse chiamata “La poliziana”. L’impianto di digestione anaerobica a biomasse ha come obiettivo la produzione di energia elettrica sfruttando rifiuti agricoli e vegetali, liquami e scarti della produzione dell’olio, ma anche sottoprodotti di origine animale. L’impianto sorge vicino alla riserva naturale del Lago di Montepulciano, al confine con l’Umbria e il Comune di Castiglione del Lago.

Dalla fine del 2020 si inizia a discutere però, sotto proposta della società responsabile, la possibilità di trasformare e modificare l’alimentazione dell’impianto. La proposta vede l’alimentazione dell’impianto annettere la purea organica, ultimo stadio di lavorazione della FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano). L’impianto si alimenterebbe quindi con il materiale organico, altrimenti detto umido, raccolto grazie alla raccolta differenziata.

La proposta è stata discussa durante la riunione della conferenza dei servizi dell’11 gennaio 2022: si tratta dell’incontro a livello regionale tra le pubbliche amministrazioni coinvolte a vario titolo in materia di energia. All’assemblea è stato richiesto dalla proponente Società Agricola Poliziana S.r.l l’avvio del procedimento finalizzato al rilascio del PAUR relativamente al progetto per il recupero di purea organica mediante biogas, per la produzione di energia elettrica e termica nel Comune di Montepulciano. Alla fine della conferenza dei servizi è stato però richiesto alla società proponente l’integrazione di alcuni documenti, dando una proroga di 180 giorni per procurarsi il materiale richiesto (i giorni sono passati, si è indetta un’altra conferenza dei servizi per il prossimo 11 luglio).

Quali sono le finalità e modifiche del nuovo progetto?

Il progetto prevede la sostituzione ed integrazione dell’attuale alimentazione dell’impianto di produzione di energia elettrica e termica esistente all’interno della Azienda Agricola Poliziana, tramite purea organica, derivante da rifiuti. La parziale modifica dell’alimentazione è costituita dall’introduzione di purea organica derivante dal pretrattamento della frazione organica del rifiuto solido urbano (FORSU), effettuato in altri impianti.

Il trattamento della FORSU prevede le seguenti fasi di lavoro :

  1. ricezione e stoccaggio della purea di FORSU all’interno di fosse ubicate in capannone esistente provvisto di sistema di aspirazione aria e trattamento delle stesse tramite biofiltro. Tale sezione è di nuovo allestimento;
  2. ricezione e stoccaggio delle biomasse/sottoprodotti all’interno di diversa sezione del capannone esistente, anch’essa provvista di aspirazione e trattamento arie con biofiltro;
  3. miscelazione della purea le biomasse/sottoprodotti in vasca;
  4. digestione anaerobica della miscela nei fermentatori. Tale sezione è oggetto di ampliamento con componenti aggiuntivi;
  5. pastorizzazione del digestato. Tale sezione è di nuovo allestimento;
  6. separazione delle fasi solida – liquida del digestato e loro stoccaggio in attesa dell’utilizzo per lo spandimento in terreni agricoli;
  7. trattamento di depurazione biogas;
  8. produzione energia elettrica e termica – cogenerazione; 
  9. immissione energia elettrica in rete E-distribuzione

Le modifiche saranno anche a livello strutturale, in quanto si andrà ad aumentare la superficie dell’impianto di circa 400m2 per la realizzazione di un nuovo capannone su un totale di 1.400m2 e per il posizionamento dei due nuovi digestori.

Cosa è emerso dalla conferenza dei servizi?

Sulla base degli interventi dei presenti alla conferenza dei servizi (tutti gli interventi e le informazioni della cds sono state prese qui) il problema principale che rimane da chiarire è la coerenza dell’impianto con il Piano Rifiuti e Bonifiche.  

I pareri dei presenti alla conferenza dei servizi si dividono fra chi è favorevole alla modifica dell’impianto, salvo che l’azienda proponente rispetti alcune prescrizione date, e chi, alla luce delle integrazioni presentate della società Agricola Poliziana successive alla conferenza, continuano a sostenere la non idoneità del possibile futuro impianto.

Il Comune di Montepulciano si è infatti espresso favorevole alla modifica dell’alimentazione dell’impianto previo alcune prescrizioni relative alla localizzazione, alla risoluzione del problema idrogeologico, alla compatibilità della nuova struttura con le politiche agricole etc. A favore si è espresso anche il settore Bonifiche e Autorizzazione rifiuti, che però ha poi richiesto ulteriori chiarimenti e integrazioni da parte della società proponente in relazione alla matrice rifiuti.

A sollevare dei dubbi sono stati altri settori fra cui: il Settore Servizi pubblici locali energia, inquinamenti e bonifiche che ritiene, a causa di criteri escludenti contenuti nel paragrafo 2.2 dell’allegato IV al PRB, l’area non idonea alla localizzazione di attività di gestione rifiuti. Inoltre l’impianto esistente, con la modifica proposta, diventerebbe un impianto di produzione di energia e gestione di rifiuti che presuppone una modifica della destinazione urbanistica dell’area da parte del Comune di Montepulciano. ARPAT chiede chiarimenti anche in merito alla qualità e alla classificazione degli impiantiti provenienza della FORSU e alla gestione del digestato ottenuto dal trattamento della precedente. Per questi dubbi, non chiariti neanche con l’integrazione da parte della società proponente, ARPAT ritiene la modifica dell’impianto non idonea. In merito al digestato si è espresso anche il settore autorità di gestione FEASR, dichiarando che in quanto la frazione liquida del digestato non rientra tra le sostanze elencate all’art. 22 del DM 5046/2016 e che quindi non può essere impiegato per un utilizzo agronomico come previsto dalla società proponente.

Tutte le problematiche rilevate finora sono riassumibili nell’intervento del settore SPLEI e Bonifiche che in aggiunta ha parlato della situazione idrologica dell’area dell’impianto, la quale come precedente detto, ricade tra le aree a pericolosità da alluvione elevata (P3).

I chiarimenti e e le integrazioni riportate a seguito della conferenza dei servizi:

Sull’effettiva origine del rifiuto che si prevede di utilizzare, la società Agricola Poliziana ha fatto presente che, pur in assenza di limitazioni normative, verrà circoscritta la provenienza dei rifiuti a Toscana, Umbria e Lazio, privilegiando il principio di prossimità.

In merito alla questione idrologica e alla pericolosità da alluvione elevata sono stati riportati chiarimenti non solo dalla società proponente ma anche da parte del Comune di Montepulciano. È stata infatti richiesta, in merito alla questione, un’ulteriore indagine geologica, geofisica e di modellazione geotecnica, portata a termine dal geologo Fabio Poggi. Dall’indagine risulta che l’intervento, nel rispetto delle considerazione fatte, è fattibile.

Tutte le integrazioni volontarie e aggiuntive, mosse da alcune associazioni come il WWF sezione Perugia o Pozzuolo Green che si schierano contro la modifica dell’impianto, possono essere trovate sulla sezione del sito regionale dedicata al PAUR.

Cosa è successo a seguito della conferenza dei servizi?

A seguito della conferenza, ristretta ai soggetti presenti, il Comune di Montepulciano assieme alla società proponente, e a tutti soggetti interessati, ha organizzato una prima assemblea del procedimento di evidenza pubblica, per la valutazione del progetto di centrale a biogas in località Fornacelle. L’assemblea si è svolta domenica 8 maggio presso il centro visite della Riserva naturale del Lago di Montepulciano ed è stata presieduta da Piero Di Betto, ex Sindaco di Montepulciano. 

All’assemblea c’è stata una forte presenza da parte dei cittadini, associazioni e tecnici, che hanno sottolineato la forte volontà di partecipazione espressa dal territorio. I cittadini avevano già avuto infatti la possibilità di informarsi relativamente alla vicenda anche grazie al Comitato ARIA e al loro gruppo di informazione Facebook. Le posizioni da parte delle associazioni ambientaliste sono molte critiche, tanto da portare anche alla nascita di una petizione online per fermare l’ampliamento dell’impianto.

L’illustrazione del progetto, secondo le dichiarazioni rilasciate dalle associazioni ambientaliste coinvolte (Associazione Montepulciano Terra Nostra Circolo Legambiente Terra e Pace, Comitato A.Ri.A. – Chiusi, Comitato Pozzuolo Green e WWF sez . Perugia) da parte della società proponente, non è stata sufficientemente chiara per quanto riguarda vari aspetti tecnici. Gli interrogativi che corrispondo alle principali criticità messe in luce dalle associazioni che contestano tale modifica dell’impianto sono i seguenti:

  • la fornitura della purea organica (nutrimento della centrale), la sua qualità, provenienza, percorsi per il suo necessario controllo e, al lato opposto del processo, il destino del digestato, il rifiuto prodotto dall’impianto, le sue presunte qualità di fertilizzante, i luoghi ed i criteri del suo eventuale spandimento;
  • una riflessione sulla collocazione dell’impianto. Il progetto viene presentato come una struttura industriale che, per sua natura, può essere inserita in qualunque ambiente. Quindi le suddette associazioni reputano preferibile una sua collocazione nella zona industriale di Montepulciano piuttosto che in località Fornacelle, nelle vicinanze del bacino lacustre.

Dai comitati cittadini è quindi stata richiesta una maggiore attenzione a questi dettagli da parte dell’amministrazione pubblica. Secondo tali associazioni il fatto che l’impianto non rechi, a livello di emissioni, problemi di salute, non è l’unico punto su cui si dovrebbero consultare gli organi comunali e regionali. La salute dei cittadini dipende anche dalle decisioni che vengono prese relativamente all’ambiente in cui vivono, un ambiente per cui anche l’amministrazione ha fatto vari sacrifici negli anni, e che con questa decisione potrebbero rivelarsi vani.

In merito alla modifica dell’impianto abbiamo intervistato il Sindaco di Montepulciano Michele Angiolini e Lucia Lazzeri Contini, rappresentate del comitato tutela ambiente e salute, comitato A.RI.A  e Legambiente.

Intervista a Lucia Lazzeri Contini:

“L’impianto, a nostro parere, non doveva ricevere neanche l’autorizzazione principale dieci anni fa circa a causa di vari problemi, fra cui un problema di carattere idrogeologico di cui si è parlato anche durante la conferenza. Nella zona di ubicazione dell’impianto è infatti presente una falda acquifera, che è punto di contatto con il lago, che ricordiamo essere riserva naturale. Tralasciando questo particolare e l’anno in questione, che a causa della scarsità delle piogge vede una disidratazione del suolo, di solito il canale della Chiana straripa e l’installazione ora presente, per ampliarsi, dovrebbe prima eseguire una serie di applicazioni di tutela per il rischio idrogeologico. Un altro motivo per cui a livello ambientale, ci potrebbero essere dei problemi, risiede nel fatto che la riserva del parco del lago di Montepulciano non ha alcun tipo di “buffer zone”, ovvero zona cuscinetto, che permette di delimitare l’area protetta assicurandone la preservazione. Andare ad ampliare un impianto, che ora esiste in quanto agricolo, a 400mt dalla riserva, bene comune, ambientale e non solo umano, potrebbe quindi essere una scelta non politicamente ed eticamente sostenibile. Certo è che tutti questi problemi inizierebbero a esistere solo nel momento in cui si andrebbero a modificare la finalità dell’impianto. Se andiamo a modificare l’impianto da agricolo a industriale andiamo a creare un impianto che tratta anche rifiuti, di qualsiasi tipo, non solo materiale agricolo da scarto”.

L’impianto tratterebbe FORSU, che da mandato regionale è considerato una purea organica, dove risiede allora il problema in questa scelta?

“Dobbiamo partire dal presupposto che durante il dibattito pubblico, Omar Pellegrini titolare della società proponente, ha omesso la sua partecipazione a un bando di interesse regionale a cui si partecipava se si voleva essere inseriti nel piano di programmazione di gestione dei rifiuti. (La società è risultata idonea alla manifestazione di interesse regionale, come confermato dalla comunicazione effettuata dall’assessorato competente lo scorso 16 maggio – Ndr). La nostra preoccupazione risiede anche in questa dinamica, diventare dipendente delle dinamiche politiche regionali di gestione e smaltimento dei rifiuti ti impedisce di avere sotto controllo ciò che entra all’interno del tuo impianto e in primis del tuo comune. La politica regionale toscana sta lentamente cercando di accentrare, a un unico soggetto gestore, tutto il trattamento di rifiuti per facilitarsi (ALIA unico gestore). Non so voi, ma noi abbiamo visto più e più volte la storia del “grande mangia il piccolo”. Il nostro per ora è un impianto valido, nonostante alcune piccole problematiche, ma soprattutto controllabile. La società proponente afferma che lo sarebbe anche con un possibile cambiamento dell’alimentazione. Allora, quello che chiediamo noi è di essere informati su tutto, su qualsiasi decisione. Io posso anche fidarmi di una tua scelta, se proviene da personale competente, ma se sei chiaro con me, i cittadini e l’amministrazione fin da subito sulle tue decisioni, forse è più facile trovare un punto d’incontro.

“La seconda grande preoccupazione riguarda proprio la trasparenza dell’atto e della decisione, ma anche la mancanza di comunicazione. La famosa purea organica, di cui si parla tanto e che dovrebbe diventare alimentazione dell’impianto è la stessa identica cosa della FORSU, il codice di identificazione è lo stesso, solo che la purea è lo stadio successivo della FORSU. Poi, anche durante l’assemblea dell’8 maggio, si è detto che l’impianto modificato produrrebbe biometano, cosa non vera: l’impianto continuerebbe a produrre energia elettrica estratta dal biogas che viene prodotto bruciando la purea organica.

“Un altro problema che ci preoccupa è la provenienza dei rifiuti: da dove vengono visto che la Toscana è costellata di impianti di questo genere più grandi e non privati? Mi spiego meglio: il direttore generale di Sei Toscana ha dichiarato che ad Asciano e ad Arezzo sono stati autorizzati due grandi impianti finalizzati alla produzione di biometano che verranno inseriti all’interno di una filiera chiusa (che precedentemente presentavano una struttura uguale a quello situato a Montepulciano). Dal punto di vista economico è un fatto fondamentale perché abbiamo Sei Toscana che raccoglie e dà agli impianti convenzionati tutto ciò che è definibile rifiuto, ed essendo impianti pubblici, il guadagno che viene dalla produzione e dalla vendita del biometano ritorna nelle casse dei cittadini, che ricordiamo, attraverso le tasse hanno contribuito alla costruzione dell’impianto e allo smaltimento dei rifiuti. Con un privato cosa accadrebbe? Semplicemente i guadagni dell’impianto non rientrerebbero nelle tasche dei cittadini. 

“Se poi facciamo il conto con la grandezza degli impianti che sono in corso, la somma della lavorazione è molto molto maggiore rispetto alla FORSU che produciamo, quindi significa che il materiale di alimentazione deve essere preso anche da altre parti, quindi che senso avrebbe per Siena Ambiente andare da un privato piuttosto che in altri impianti ottimizzati per ricevere molto di più rispetto a quello che produciamo? Perché da questo punto di vista non ha minimamente senso. Qui si vedono le prime mancanze e le prime fondamenta di preoccupazioni che vanno al di là della riserva: manca la garanzia che ci sia un’azienda locale che garantisce il rifornimento dell’impianto.”

Quindi il parere delle associazioni ambientaliste è che questo impianto non dovrebbe essere ampliato e il progetto dovrebbe essere rivisto?

“Se il guadagno di un privato deve andare a interferire, da tutti i possibili punti di vista – da quello economico a quello ambientale – con la vita dei cittadini, perché dovremmo essere d’accordo sulla modifica di un impianto? Tengo a sottolineare il fatto che nessuno accusa la società proponente e l’impianto di nuocere alla salute dei cittadini, sappiamo che è stata negata più volte da soggetti competenti la pericolosità di un impianto del genere. Proprio per questo, visto che non c’è nulla da nascondere, perché non vengono riferite ai cittadini, poliziani e non, le informazioni sopra riportate? La società proponente ha parlato più volte di lettere secretate che non permettono di rivelare informazioni precise, quello che richiediamo è che di segreto in una decisione pubblica non ci sia nulla.

“Concludo dicendo che il fatto che un impianto sia a norma, non autorizza il doverlo fare. Ci sono contesti e contesti, qui si parla di un contesto agricolo voluto e finanziato dal Comune stesso. In altri contesti un impianto, con risolte questioni, andrebbe più che bene. Ci sono delle scelte politiche che vanno fatte e la scelta del contesto è sbagliata, non dell’impianto in sé. Non bisogna tutelare solo il cittadino ma anche l’ambiente in cui abita e vive il cittadino.”

Intervista al Sindaco Michele Angiolini 

“Tengo a precisare che l’impianto è già esistente da una decina di anni e attualmente viene alimentato per la produzione di energia elettrica attraverso le biomasse agricole e vegetali e con alcuni scarti, liquami e scarti della produzione dell’olio, ma anche sottoprodotti di origine animale.

“Praticamente, ciò che è successo negli ultimi periodi riguarda un procedimento di autorizzazione regionale per trasformare, o meglio per modificare parzialmente, l’alimentazione di questo impianto per la produzione di energia e per la produzione di biocombustili e in particolare il biometano attraverso la purea organica, quel materiale che deriva dal trattamento dei rifiuti domestici (FORSU). In questo momento tale purea organica viene utilizzata per il compost, concime utilizzato nei campi. Invece, attraverso questa purea organica ci sarebbe una nuova possibilità, che è proprio ciò a cui punta la società proponente. Quindi ci sarà una produzione di digestato, risultato del processo di digestione anaerobica. In aggiunta al digestato liquido ci sarà quello solido, che sarebbe un fertilizzante biologico. L’autorizzazione però spetta alla Regione ed è un provvedimento unico regionale.

“Ovviamente il Comune è partecipe come ha dimostrato durante le assemblee fino a ora organizzate. Il primo verbale, relativo alla proposta di modifica dell’impianto, è dell’11 gennaio 2022. Era stato dato un termine al 30 di marzo alla società proponente per andare a risolvere i punti rimasti in sospeso a seguito della conferenza dei servizi che si era tenuta precedentemente, ma la società proponente ha ottenuto una proroga fino al 30 di aprile per produrre la documentazione. L’8 maggio abbiamo organizzato un’assemblea pubblica, dove abbiamo chiarito pubblicamente l’impegno che il Comune prendeva nei riguardi di questa decisione, come era già stato detto il 24 febbraio, la data della commissione uso e assetto del territorio, dove per la prima volta abbiamo parlato pubblicamente dell’argomento. Il 24 febbraio sono intervenute alcune associazioni che hanno formato un comitato e che hanno espresso delle perplessità e alcuni elementi di contrarietà nei confronti dei cambiamenti dell’impianto.” 

Il Comune di Montepulciano condivide i dubbi delle associazioni ambientaliste?

“I dubbi fondamentalmente riguardano il cambio dell’alimentazione dell’impianto, ma come espresso dal sottoscritto più volte, non esistono preoccupazioni riguardanti un possibile risvolto negativo, poiché all’interno della parte decisionale sono presenti figure capaci, professionali e competenti. È inutile però nascondere che a partire dalla prima conferenza (11 gennaio) siano sorti dei dubbi e delle richieste anche fra di noi, fra cui quella di avere maggiore documentazione, proprio per assicurarsi al meglio. Mi viene quindi da dire che sotto questo punto di vista siamo tutti tutelati, se noi come amministrazione avessimo avuto il minimo dubbio che un cambiamento all’interno dell’impianto avrebbe causato danni ai nostri cittadini avremmo espresso una posizione del tutto contraria. Questo non è avvenuto, ma ciò non significa che la nostra posizione sia favorevole a tutti i costi. L’impianto in sé fino a ora ha dato una grande risposta a tutte le realtà agricole presenti sul territorio e se fosse possibile attraverso una conversione dell’impianto aumentare questo aiuto, senza creare danni, sarebbe una grande opportunità.

“Il futuro dell’impianto è quindi ora in mano alla Regione, il Comune ha altre competenze in materia edilizia, riguardanti l’ampliamento dell’impianto (che in realtà già da progetto iniziale doveva essere più grande di quello che è stato), l’altra area di interesse riguarda la sezione relativa alla trasformazione del terreno, poiché l’impianto poteva e può tutt’oggi essere costruito in area agricola. A oggi la Regione considera la purea organica un rifiuto organico e quindi considererebbe questo impianto come un impianto di trattamento dei rifiuti. Qualora dovesse approvare le modifiche, sarebbe quindi necessario procedere con una modifica della destinazione del terreno, da agricolo a produttivo. La società proponente non vorrebbe cambiarlo in quanto l’impianto non tratta rifiuti, ma nonostante le due diverse posizioni, nel momento in cui dovesse prevalere la Regione ci sarà la necessità di procedere con una modifica, dichiarando la conformità urbanistica dell’impianto.

“L’altra questione rimasta in sospeso riguarda una zona alluvionale che secondo la società proponente non sarebbe un grave problema poiché all’epoca della costruzione dell’impianto si fecero modifiche al terreno, basterebbe quindi un adeguamento dei documenti regionali. Un’altra questione di nostra competenza è la convenzione che l’amministrazione comunale può fare con la società producente per il riconoscimento delle indennità di disagio ambientale. Secondo il decreto ministeriale spettano al Comune partecipante fino al 3% degli introiti. Tengo a sottolineare però che la questione economica non è mai stata un aspetto che ha interessato l’amministrazione che, per quanto mi riguarda, ha sempre visto di maggiore importanza le conseguenze ambientali e sociali. Le conseguenze positive che l’impianto potrebbe apportare, considerando i tempi di scarso approvvigionamento in cui siamo, sono sicure. Anche Legambiente nazionale ha espresso una posizione favorevole rispetto alla costruzione e le modifiche dell’impianto, infatti non mi esprimo poiché non sono qui presenti ma credo di avere capito che le posizioni contrarie riguardano l’ubicazione della struttura che verrà modificata, non tanto le modifiche dell’alimentazione.”

Continueremo a seguire l’evolversi della vicenda, con ulteriori interviste ai soggetti interessati e chiarimenti sugli aspetti della procedura.

Ci sono infatti due nuovi appuntamenti in calendario che segneranno importanti passi avanti nella situazione: sabato 2 luglio al centro visite del Lago di Montepulciano si terrà una nuova assemblea pubblica aperta a tutta la cittadinanza, mentre lunedì 11 luglio si terrà l’aggiornamento della conferenza dei servizi presso la Regione Toscana.

(ultimo aggiornamento – martedì 28 giugno ore 15:30)

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Chiara Cacace

Diplomata alle Scienze Umane senza neanche essersene resa conto, ha necessitato di un anno sabbatico durante il quale ha scoperto che non può fare nulla per placare la sua volontà di scegliere sempre la via meno praticabile. Per questo aspira a fare parte del mondo dei giornalisti poiché scrivere è l’unica cosa giusta che pensa di sapere fare, ma neanche lei ci giurerebbe, quindi non illudetevi.

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