La Valdichiana

La Valdichiana

Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: lago di montepulciano

Volontariato internazionale al Lago di Montepulciano

Al Lago di Montepulciano, dal 22 maggio al 3 giugno, si è svolto il progetto di volontariato internazionale sulla sostenibilità curato da Legambiente. Anche il nostro territorio ha quindi avuto…

Al Lago di Montepulciano, dal 22 maggio al 3 giugno, si è svolto il progetto di volontariato internazionale sulla sostenibilità curato da Legambiente. Anche il nostro territorio ha quindi avuto l’opportunità di ospitare ragazzi provenienti da ogni angolo del mondo, grazie alla collaborazione tra il circolo Legambiente Valdichiana “Terra e Pace” e il centro visite “La Casetta” del Lago di Montepulciano.

Il progetto “Volontariambente” è promosso già da molti anni da Legambiente e dalle associazioni ambientaliste a livello internazionale. Consiste nell’organizzazione di una stagione estiva di campi di volontariato ambientale, all’insegna della tutela e della valorizzazione del territorio. Un’esperienza di crescita, di viaggio e d’impegno sociale a favore dell’ambiente, ma anche un modo per stare insieme e per imparare a vivere a contatto con la natura. All’interno dei campi estivi, i ragazzi vengono coinvolti in attività formative e progetti di valorizzazione della biodiversità, dell’agricoltura sostenibile e della visione internazionale.

Nell’ambito di questo progetto, il Lago di Montepulciano ha ospitato tre ragazzi poco più che ventenni provenienti da Corea del Sud, Turchia e Repubblica Ceca. Le loro attività si sono concentrate principalmente sulla creazione di un orto sinergico, per migliorare la sostenibilità ambientale ed alimentare del centro visite, e la manutenzione della struttura ospitante.

“Il campo di volontariato internazionale è un buon modo per far conoscere al mondo una riserva naturale come questa, di fondamentale importanza per tutto il centro Italia – ha dichiarato Gaetano Rispoli, responsabile del progetto per conto di Legambiente – Abbiamo elaborato con i ragazzi un progetto di sostenibilità, sia ambientale che architettonica. Dobbiamo imparare non soltanto ad aver cura di ciò che già abbiamo, ma anche impegnarci per renderlo sostenibile. L’orto sinergico al centro visite del Lago di Montepulciano contribuirà a renderlo sostenibile dal punto di vista alimentare.”

I volontari che hanno partecipato al progetto sono tre ragazzi provenienti da vari angoli del mondo, che si sono conosciuti proprio alla riserva naturale del Lago di Montepulciano.

Mi Kyeong Lee viene dalla Corea del Sud e ha 24 anni. Ha studiato in Canada, dove ha conosciuto anche ragazzi italiani, che l’hanno introdotta ai tradizionali giochi di carte italiani e alla cucina tipica. Da quell’esperienza le è nato il desiderio di conoscere in maniera più approfondita in Italia, anche perché altri amici avevano fatto un’esperienza simile nell’ambito del volontariato ambientale internazionale. Le piace la natura, e prima di arrivare al Lago di Montepulciano ne ha approfittato per visitare Roma, Firenze, Venezia e Assisi, imparando un po’ di storia italiana. Nel corso dei giorni passati alla riserva naturale si è presa cura del giardino e dell’orto sinergico, utilizzando fertilizzanti organici ed evitando i prodotti artificiali.

Anche Lenka ha 24 anni; viene dalla Repubblica Ceca, e questa è stata la sua prima volta in Italia. Uno dei motivi per cui ha scelto questo progetto è la reputazione di cui gode la Toscana. Questa è stata la sua quarta volta come volontaria, le scorse volte ha svolto attività ambientale in Repubblica Ceca e in Ungheria, sempre occupandosi di giardinaggio e botanica. Ama molto la natura: dal momento che vive a Praga, la campagna toscana ha un fascino tutto particolare. Del progetto di Legambiente apprezza particolarmente l’idea di sposare una filosofia che cerca di diminuire gli sprechi e i rifiuti, promuovendo il consumo di prodotti locali. e la possibilità di visitare nuovi posti e conoscere nuova gente.

Infine Servan Turan, ventincinquenne proveniente dalla Turchia. Anche lui ha partecipato al progetto perché voleva visitare l’Italia, ama visitare nuovi posti e conoscere nuova gente. Vive infatti “on the road”, viaggia moltissimo; ha finito di viaggiare per l’Asia, partendo dal Paese d’origine, e ora sta attraversando l’Europa. Dopo la Spagna e la Repubblica Ceca, sta percorrendo l’Italia. Il progetto di volontariato gli ha dato l’opportunità di passare dieci giorni presso la riserva naturale, contribuendo alla sostenibilità della struttura e curando l’orto sinergico. Ama particolarmente la Toscana, e dopo quest’esperienza farà tappa a Roma per proseguire il viaggio lungo la penisola. Servan ha anche un canale YouTube in cui pubblica i resoconti dei suoi viaggi, dove potrete trovare anche quelli dedicati alla Toscana!

Nessun commento su Volontariato internazionale al Lago di Montepulciano

Bass Hustlers, gli angeli custodi del Lago di Montepulciano

Il catch & release, dall’inglese catturare e rilasciare, è una pratica di pesca per la quale non si uccide il pesce pescato, ma lo si rilascia in acqua. Questo comportamento…

Il catch & release, dall’inglese catturare e rilasciare, è una pratica di pesca per la quale non si uccide il pesce pescato, ma lo si rilascia in acqua. Questo comportamento è nato negli Stati Uniti, negli ambienti della pesca con la mosca e della pesca a spinning, e l’impatto ambientale dei pescatori che praticano questa tecnica è quasi nullo, dato che la popolazione ittica di una determinata area non viene in questo modo intaccata da un prelievo indiscriminato.

Rilasciare il pesce appena pescato non è solo una forma di rispetto ambientale, ma rappresenta una vera e propria filosofia e un approccio alla pesca diverso, dove alla gioia della cattura si aggiunge la felicità del vedere l’animale appena catturato di nuovo libero.

Lo stesso rispetto per l’ambiente e la cura della fauna ittica che si è sviluppato negli Stati Uniti è arrivato anche in Valdichiana grazie all’idea di un gruppo ragazzi di età compresa tra i 25 e i 45 anni, che si sono uniti sotto il nome di Bass Hustlers. Un’associazione sportiva di pesca, che oggi conta più di 30 soci e cinque membri riconosciuti a tutti gli effetti guardie ittiche, agenti di polizia amministrativa che cercano di vigilare sull’attività della pesca clandestina.

I ragazzi, tutti residenti in Valdichiana e profondamente innamorati del territorio in cui vivono, hanno come obiettivo quello di valorizzare la pesca, ma allo stesso tempo tutelare l’ambiente che offre la possibilità di praticare questa attività, in questo caso il Lago di Montepulciano, e far sì che il rispetto per la natura sia una priorità.

Flavio Boschi, uno dei componenti dei Bass Hustlers, ci spiega che oltre a vigilare su questa  straordinaria risorsa lacustre,  le attività del gruppo vanno dall’organizzazione di gare di pesca secondo la filosofia del ‘catturare e rilasciare’, ad attività mirate soprattuto ai bambini, in modo da  sensibilizzare sempre di più le nuove generazioni alla tutela dell’ambiente e per insegnare loro un nuovo modo di concepire la pesca.

Il referente Flavio Boschi mi spiega: “Alcuni dei nostri soci fanno delle gare di pesca a livello nazionale, ricevendo anche ottimi piazzamenti accedendo a finali italiane di campionati importanti. È doveroso aggiungere che per le gare collaboriamo con altri club, in quanto la nostra organizzazione è prettamente volta alla tutela”.

Le guardie giurate ittiche volontarie si coordinano internamente all’organizzazione mediante codici di tele-prenotazione, comunicando la loro entrata in servizio alla polizia provinciale, con la quale collaborano costantemente. A questo punto partono i vari controlli e accertamenti dell’ambiente: se le guardie ittiche capiscono che qualcosa non va, devono richiedere subito l’intervento della polizia provinciale.

Modus operandi che è stato usato anche nell’ultimo caso di bracconaggio che si è verificato proprio al Lago di Montepulciano lo scorso 31 gennaio. I Bass Hustlers avevano notato, all’entrata del Canale Maestro della Chiana, un’enorme rete da pesca; insospettiti da questa cosa hanno avvertito la polizia provinciale, che ha compreso subito di cosa si trattava, ovvero di bracconaggio ittico, pratica illegale, che prevede una razzia di pesci mettendo in pericolo tutto l’equilibro ambientale. In questo caso i volontari hanno portato avanti un’operazione di collaborazione con la polizia provinciale.

“Come associazione ci siamo dati dei compiti, che in collaborazione con il Comune vorremmo riuscire a portare a termine, come ad esempio la re-immissione di alcune specie di pesci, chiaramente attraverso l’iter burocratico, la tutela dei pesci mediante la stesura di un corretto regolamento fatto ad hoc per il lago, l’organizzazione di giornate illustrative con le scuole e la messa in ordine e l’anagrafica delle barche abbandonate e incustodite” – dice Flavio Boschi.

Come tutte le associazioni sportive, anche quella dei Bass Hustlers ha un consiglio direttivo formato dai consiglieri votati e delegati dai soci dell’associazione, quindi un presidente un segretario e un vice presidente. Tra i compiti dei Bass Hustlers c’è anche la possibilità di emettere multe a chi tiene dei comportamenti irrespettosi per il lago e per l’ambiente che lo accoglie.

“All’interno della Bass Hustlers nascono le guardie giurate ittiche in maniera volontaria, questo per temere sempre a mente quali sono i nostri ideali su cui crediamo fortemente, ovvero tutela, corretta applicazione del calendario ittico, organizzazione delle gare e degli eventi” – conclude Boschi.

Quella dei Bass Hustlers è una realtà nuova ma già indispensabile per tutto il territorio e un valido supporto per gli enti che vi operano. Quello della Valdichiana è un paesaggio variegato con equilibri talmente fragili che basta poco per cambiare tutto lo scenario, ma grazie all’operato di questo gruppo di persone, che sia di giorno che di notte vigiliano sull’intera zona, questo cambiamento può seguire il suo naturale divenire senza creare traumi a chi lo popola, il tutto mosso dall’immenso amore per la Terra.

 

Nessun commento su Bass Hustlers, gli angeli custodi del Lago di Montepulciano

Sempre più forte l’unione tra Valdichiana e Burundi

Dufatanemunda, in burundese, significa “L’unione fa la forza”: è questo il nome della cooperativa a Vugizo, nel sud del Burundi, che si occupa di sviluppare progetti di agricoltura sostenibile e…

Dufatanemunda, in burundese, significa “L’unione fa la forza”: è questo il nome della cooperativa a Vugizo, nel sud del Burundi, che si occupa di sviluppare progetti di agricoltura sostenibile e sviluppo sociale. La cooperativa è stata fondata da Athanase, un ragazzo originario del villaggio, ma che da molti anni vive in Valdichiana.

La nostra redazione ha cominciato a seguire la storia della cooperativa già dallo scorso anno, quando gli approfondimenti editoriali terminarono con un grande evento al Lago di Montepulciano, in cui sono stati raccolti i fondi per consentire alla cooperativa burundese di acquistare concime per i campi e far arrivare l’acqua agli orti. Il successo dell’iniziativa dello scorso anno ha permesso di completare il progetto degli orti sociali in modo da favorire l’autosussistenza dei membri della cooperativa nel villaggio di Vugizo: gli orti già da molti mesi stanno producendo melanzane, cavoli, patate e altre verdure che vengono utilizzate per l’autoconsumo e per la vendita al mercato.

L’arrivo dell’acqua negli orti della cooperativa è stato un evento storico per il villaggio: se consideriamo che, in media, ogni burundese ha a disposizione cinque litri d’acqua al giorno, i venti litri al minuto portati dalle tubature rappresentano un grande miglioramento nelle condizioni di vita e nelle potenzialità agricole. Inoltre, la cooperativa ha permesso ad altri terreni adiacenti di utilizzare l’acqua, grazie a degli appositi rubinetti lasciati a disposizione di altre attività agricole.


Dufatanemunda: gli orti sociali e la sede della cooperativa a Vugizo

Quello della cooperativa Dufatanemunda è il progetto di un orto pilota: la loro filosofia è quella di utilizzare soltanto semi autoctoni e di produrre alimenti sani e biologici. Altre persone nei dintorni di Vugizo, incuriosite dalla riuscita del progetto, stanno apprendendo le loro tecniche agricole, replicando gli orti in altri appezzamenti di terreno; gli stessi membri della cooperativa apprendono le tecniche di coltivazione nell’orto comune e dedicano altri piccoli appezzamenti di terreno nei pressi delle rispettive abitazioni per coltivare verdure e ortaggi per autoconsumo.

La cooperativa, inoltre, svolge un importante ruolo di coesione sociale: il mutuo soccorso permette di aiutare i membri in difficoltà economica, di acquistare libri scolastici per i bambini e per diffondere la filosofia della biodiversità e della sostenibilità agroalimentare negli altri abitanti. Un progetto importante, quindi, che ha già avuto un effetto positivo nella vita delle persone di Vugizo e che continua ad avere ottime prospettive di sviluppo sostenibile.

È proprio in virtù di questi effetti positivi, e del grande coinvolgimento delle persone in Valdichiana durante lo scorso anno, che anche nel 2016 si è tenuto un evento di raccolta fondi presso il centro visite “La casetta” del Lago di Montepulciano, con il supporto degli Amici del Lago di Montepulciano e del circolo Legambiente Valdichiana. La raccolta fondi è stata preceduta da un convegno sui temi dell’agricoltura sostenibile e della biodiversità, con gli interventi di Angelo Barili, Vladimiro Pelliciardi e Athanase Tuyikeze.

I fondi raccolti in questo secondo evento saranno interamente devoluti alla cooperativa Dufatanemunda, che li utilizzerà per costruire una stalla e acquistare capre e pecore, in modo da rendersi autonomi anche nella produzione di concime e nell’allevamento di animali domestici. Anche in questo caso la stalla sarà un progetto pilota, da cui gli altri membri della cooperativa e gli altri abitanti potranno prendere spunto per replicare e diffondere le tecniche di allevamento. Prosegue quindi il forte legame tra la Valdichiana e il Burundi, grazie al coinvolgimento e la solidarietà disinteressata di tante persone che stanno sostenendo un progetto sociale che sta migliorando la vita delle persone nel villaggio di Vugizo.


Dalla Valdichiana al Burundi – Lago di Montepulciano – 19 Giugno 2016

Nessun commento su Sempre più forte l’unione tra Valdichiana e Burundi

Il valore di una comunità unita e aperta

Penso di parlare a nome di tutta la redazione quando dico che siamo un gruppo di persone che amano mantenere le promesse e che cercano sempre di dare il proprio…

Penso di parlare a nome di tutta la redazione quando dico che siamo un gruppo di persone che amano mantenere le promesse e che cercano sempre di dare il proprio meglio mentre lo fanno.

Da un punto di vista personale, mi sembra il minimo volerci mettere tutto l’impegno possibile quando di mezzo c’è una causa di grandissimo valore sociale, che può avvicinare due territori apparentemente lontani anni luce l’uno dall’altro, e che può fare concretamente del bene a tante persone non solo nel breve ma anche nel lungo termine.

Il progetto per realizzare l’evento di domenica 28 giugno è nato un pomeriggio di maggio a Montepulciano Stazione, quando Athanase e Alessio si sono incontrati e hanno cominciato a parlare della cooperativa Dufatanemunda e del progetto di orto sociale di Athanase. In redazione abbiamo due antropologi e quattro o cinque scrittori, era inevitabile che l’interesse per una cosa simile fosse alle stelle, senza poi contare che abbiamo tutti un debole per la narrativa e per le storie.

11218063_799768746804722_1297346492468822808_n
Abbiamo quindi chiesto ad Athanase di darci tutto il materiale a sua disposizione. Ci siamo incontrati più volte perché le cose da dire erano veramente tante, ma alla fine avevamo tra le mani foto, video, registrazioni audio e pagine piene di appunti. Abbiamo diviso il lavoro a seconda delle rispettive competenze, e per tutto il mese di giugno abbiamo prodotto e pubblicato quelli che definirei quasi dei micro-capitoli della storia di Athanase, della cooperativa Dufatanemunda e del Burundi.
In questo modo, abbiamo potuto creare un percorso giornalistico attraverso il mese di giugno, che culminasse con l’evento del 28 giugno. Volevamo che i nostri lettori arrivassero informati alla serata principale, che avessero avuto la possibilità e il tempo di conoscere Athanase e il suo progetto, che avessero avuto modo di prendersi a cuore la causa tanto quanto ce l’eravamo presa a cuore noi.

Il 28, al Centro visite La Casetta della Riserva Naturale del Lago di Montepulciano c’erano più di 120 persone. La grande partecipazione è stata davvero la ricompensa più grande per gli sforzi di tutti coloro che hanno dedicato le loro risorse e il loro tempo a questo proposito benefico: moltissimi erano venuti da Montepulciano e dai comuni limitrofi, ma c’era chi veniva da Perugia, da Firenze e dalle terre di Siena.11667379_799769556804641_1709753707977735220_n
La serata, organizzata dall’associazione Amici del Lago di Montepulciano e da La Valdichiana, è stata un successo sia grazie ai partecipanti, sia grazie a tutte le aziende e associazioni che hanno donato i loro prodotti e le loro risorse per fare in modo che tutti i soldi raccolti durante la serata potessero andare a Dufatanemunda, senza dover essere usati per ripagare la serata.

Mi ha fatto un grande piacere vedere quanta gente tenesse al progetto di Athanase, quanti capissero l’importanza della cosa e quanto fossero disposti a dare nonostante i tempi non siano dei migliori. Credo sia importante, in un periodo come questo in cui l’economia rende la vita meno agevole di quanto lo fosse in passato, tenere in grande considerazione il valore del dono. Il benessere degli altri genera il nostro benessere: questo concetto è il fulcro di una società sana. Non importa quanto questi siano lontani, ma l’unico modo per creare un futuro di prosperità per tutti è quello di condividere le risorse e le conoscenze, perché siamo tutti cittadini dello stesso, singolo pianeta, tutti confinati su questa biglia blu che fluttua nel vuoto nello spazio. La condivisione è il futuro inevitabile dell’umanità, se vogliamo sopravvivere.

Il nostro pianeta, la Terra, fotografata dalla sonda spaziale Voyager 1 nel 1990, quando si trovava a 6 milioni di chilometri di distanza.

Il nostro pianeta, la Terra, fotografato dalla sonda spaziale Voyager 1 nel 1990, quando si trovava a più di 6 milioni di chilometri di distanza da noi.

L’impulso di fare qualcosa, almeno per me, viene istintivo al sentire storie di bambini che non hanno accesso ai beni primari e a un’istruzione che possa dar loro la possibilità di scegliere il proprio futuro, di madri che muoiono a causa dell’inadeguatezza degli ospedali, di risorse sprecate e di territori sfruttati senza criterio.

L’Africa non è lontana, c’è solo un pezzetto di mare a dividerci dalle sue nazioni più a nord (nazioni con le quali tra l’altro abbiamo condiviso cultura ed economia in un passato neanche troppo remoto): credo sia ora che si impari a conoscerne la geografia, i popoli, i problemi, perché l’innovazione non è mai – in tutta la storia dell’uomo – venuta dalla chiusura delle frontiere, anzi.

Il terribile nemico da combattere, qui, è l’ignoranza: il disinteresse, l’accidia, l’egoismo distruttivo di coloro che non sono disposti a donare pochi minuti del proprio tempo per conoscere una storia.

Tornando alla serata, non nego l’amarezza di non aver visto comparire volti che avevano promesso e ripromesso di venire all’evento, perché le promesse infrante suonano sempre come bugie atte a offendere il duro lavoro che tutti i volontari hanno svolto, ma credo che sia fondamentale, invece, dare risalto a coloro che c’erano (ed erano tantissimi), che hanno fatto di tutto per esserci e che hanno dimostrato di tenerci, di essere membri di una comunità attenta. Queste sono le cose che mi ridanno speranza per il futuro, il sapere che ci sono persone che sanno donare e che capiscono l’importanza del mutuo soccorso. In queste persone trovo quei valori rarissimi che sono la civiltà, l’altruismo, l’empatia e il rispetto.

Il bilancio della serata è stato assolutamente positivo, tanto che già stanno prendendo forma nuove iniziative sempre a sostegno della cooperativa Dufatanemunda, che cercheremo di portare in giro per la Valdichiana. Noi della redazione vorremmo che queste cause sfondassero le barriere dei singoli comuni e venissero adottate da tutto il territorio, che esattamente come le nazioni non deve soccombere a futili divisioni campaniliste.

Abbiamo visto che unendosi i risultati si fanno concreti: l’anno scorso abbiamo combattuto per far sì che il Torrione della fattoria granducale di Abbadia di Montepulciano rientrasse tra i Luoghi del Cuore tutelati dal FAI. Ci siamo arrivati vicinissimi, e da poco abbiamo saputo che sarà proprio l’ente a portare questo importantissimo simbolo di una comunità all’EXPO. Il Torrione arriverà a Milano, in Europa e nel mondo, e questo grazie a tutti coloro che hanno firmato la petizione.

La Valdichiana continuerà a lavorare per il territorio che ha scelto di raccontare, che comprende Valdichiana senese, aretina e Valdorcia. Continuerà a sostenere cause meritevoli e a porsi come megafono per coloro che hanno bisogno di farsi sentire, perché crediamo che una comunità unita e consapevole sia una comunità sicura, ricca e longeva. Per portare la Valdichiana nel mondo e il mondo in Valdichiana.

1 commento su Il valore di una comunità unita e aperta

La pesca nei laghi della Valdichiana – seconda parte

Dopo la prima parte, continua la storia della pesca antica nelle acque dei laghi della Valdichiana e del Trasimeno Nella Valdichiana, i chiari di Chiusi e Montepulciano, sin dal XII…

Dopo la prima parte, continua la storia della pesca antica nelle acque dei laghi della Valdichiana e del Trasimeno

Nella Valdichiana, i chiari di Chiusi e Montepulciano, sin dal XII secolo, sono stati al centro di tante attività umane di cui una importante quale è stata la pesca. Qui, pescatori e agricoltori sono vissuti quasi in simbiosi, anzi spesso e volentieri, visto il limitato profitto che si ricavava dalle acque, i pescatori sono stati anche coltivatori, come dimostra il fatto che l’attività della pesca era ed è stata svolta, quasi per tutto il Novecento, da cooperative i cui soci esercitavano tutte e due le professioni.

Il pesce era un alimento necessario per la sopravvivenza in tempi di non grande ricchezza alimentare e un cibo prescritto per determinati giorni della settimana e periodi dell’anno. E così è stato per lunghi secoli, fino, per rimanere in Toscana e nell’Umbria, al 1950 circa, quando entra in crisi il sistema mezzadrile ed avviene il fenomeno della grande fuga dalle campagne, con relativo spopolamento. L’attività di pesca nelle acque dei laghi dalla fine degli anni 1940 fino al 1990 circa, era praticata in buona parte da pescatori abitanti sulle rive perugine dei laghi mentre sulle rive toscane dei Chiari, l’attività principale era di tipo agricolo. Oggi, nei due laghi, praticano la pesca meno di una decina di pescatori professionisti di cui alcuni giovanissimi.

Riguardo alla pesca nel lago Trasimeno e nel Chiugi, Leopoldo Boscherini, così descrive questa pratica in alcune pagine di storia medievale: “A metà del XIII secolo circa, il comune di Perugia aveva assunto il pieno dominio sul lago Trasimeno e sulle terre del Chiugi e poco dopo la Comunantia fructus aque Lacus e la Comunantia pasture Chiuscii, istituite “ad hoc”, ebbero un posto preminente nell’elenco delle voci che costituivano il sistema tributario perugino in età comunale. La prima era l’entrata derivante dal pagamento del prezzo dell’appalto della gabella sul pesce pescato nel lago Trasimeno e sugli altri prodotti del lago: uccelli presi nell’acqua o a cinquanta passi dalla riva, l’uso delle macerine per le canapi e per il lino……Con i quasi cinquemila quintali di pesce che se ne potevano trarre annualmente, il Trasimeno era una riserva patrimoniale di tutto rispetto, sia per le entrate fiscali del comune, sia per i profitti degli appaltatori che si succedevano periodicamente nel suo sfruttamento. La normativa fiscale sui frutti del lago era la seguente. Un terzo di tutte le specie di pesci tratti dal lago, ad eccezione delle anguille, doveva essere versato nella cassa comunale”.

La pesca dei tori

La pesca dei tori

Il sistema di pesca tipico del Trasimeno di quell’epoca, fu quello con i tori, qui di seguito pubblichiamola sua descrizione redatta dall’ITC “A.Capitini”: “La pesca dei tori è un antico metodo di pesca risalente al Medioevo che coinvolgeva tutta la comunità per un lungo periodo di tempo, da alcuni secoli tuttavia non è più in uso a causa dell’introduzione di nuove tecnologie. Il termine toro deriva dal latino “torus” che significa “mucchio”, riferito ai cumuli di fascine che costituivano uno dei principali strumenti utilizzati, infatti il principio era che le tinche e le anguille qui si sarebbero rifugiate durante l’inverno. A giugno i pescatori iniziavano a preparare il toro con il taglio delle fronde delle querce e dei cerri che si facevano poi macerare nelle acque. In estate poi, le fronde si trasportavano con dei barconi da carico in zone del lago sgombre da vegetazione e venivano sistemate in grandi cumuli sommersi dal diametro di cinque – sei metri e di tre metri d’altezza. Intorno al mucchio si disponeva una doppia palizzata che formava un corridoio circolare largo cinque metri su cui veniva appesa una rete di canapa che si faceva scendere fino sul fondo del lago. La fase successiva consisteva nella rimozione della legna, che veniva depositata all’esterno per formare la base di un nuovo toro. A questo punto i pesci erano spinti nel corridoio, dove si rifugiavano in fascine sospese nell’acqua. Dopo una pausa di cinque o sei ore i pescatori sollevano il secondo lembo della rete imprigionando i pesci in un alveo circolare, che, tolte le fascine, era ridotto fino a quando si riuscivano a far passare i pesci in una rete a sacco ,”il mutilo”, per portarli a riva. L’ultimo atto era lo smontaggio della palizzata con il successivo trasporto a terra dei tronchi e la messa ad asciutto della rete”.

La pesca nel Trasimeno oggi : “Sul Trasimeno la pesca rimane un’attività di grande importanza economica, seppure in lento declino per mancanza di ricambio tra le file dei pescatori di cui oggi ne restano centocinquanta professionisti. Gli attrezzi in uso hanno comunque notevolmente accresciuto la propria efficacia da quando, per la fabbricazione delle reti, sono state abbandonate le fibre naturali per quelle sintetiche. Lo strumento più caratteristico è il “Tofo”, altro attrezzo è “l’Altana”, altro sistema di pesca ancora in uso sul Trasimeno è la “Fila”.

Tofi sul Trasimeno

Tofi sul Trasimeno

Nel territorio tra i tre laghi esistono delle realtà museali dove approfondire il tema dedicato alla pesca. Ecco dove si trovano i musei che se ne occupano:

  1. All’interno del Centro visite della Riserva Naturale del lago di Montepulciano in loc. la Casetta , esiste il Museo delle Memorie del Lago e Storia della Val di Chiana che tratta la storia del paesaggio e della pesca sul lago di Montepulciano e dei diversi modi e usi dell’impagliatura, gli utensili giornalieri e quelli per la caccia. Via del Lago, 1 – Loc. Tre Berte – Montepulciano (Si) – Tel. 0578 767343; cell. 366 32.43.647 – http://www.amicilagodimontepulciano.it
  2. Presso il Museo Civico “La città sotterranea” di Chiusi nella sezione delle “Attività produttive”, si trattano le tecniche di pesca, delle attrezzature, delle imbarcazioni e dei prodotti animali e vegetali del lago di Chiusi e della storia della bonifica della Val di Chiana. Via II Ciminia, 2 – 53043 Chiusi (Siena) Tel. 0578 20915; 0578 227667; cell. 334 6266852 – http://www.museisenesi.org/pagine/informazioni-020
  3. A San Feliciano di Magione, il Museo della pesca del lago Trasimeno descrive la vita del lago Trasimeno, dell’ambiente biologico animale e vegetale e della storia dell’uomo che ne abita le rive attraverso gli strumenti e le tecniche di pesca: imbarcazioni, reti, vari strumenti di cattura. Via Lungolago della Pace e del Lavoro, 20 – San Feliciano – Magione (PG) – Tel. 075 8479261 – http://www.magionecultura.it/default2.asp?active_page_id=4
Nessun commento su La pesca nei laghi della Valdichiana – seconda parte

Serge Latouche e la sua idea di Europa. Intervista all’economista filosofo francese

Lunedì 7 luglio la Riserva Naturale del lago di Montepulciano ha accolto Serge Latouche, economista e filosofo francese di fama internazionale, ottenuta grazie alle sue teorie della decrescita felice, del…

Lunedì 7 luglio la Riserva Naturale del lago di Montepulciano ha accolto Serge Latouche, economista e filosofo francese di fama internazionale, ottenuta grazie alle sue teorie della decrescita felice, del convivialismo, del localismo e da sempre grande avversario dell’occidentalizzazione del pianeta. L’incontro, organizzato da Legambiente e dagli Amici del Lago di Montepulciano, si è rivelato un momento di condivisione delle tipiche tematiche della ricerca accademica di Latouche, ha spaziato su temi quali la biodiversità, l’autonomia agricola, resilienza e i processi di costruzione di un Biodistretto in Valdichiana.

Serge Latouche è conosciuto in tutto il mondo per le sue opere di antropologia economica e per la sua critica ai modelli di imperialismo culturale e all’utilitarismo. Noi de La Valdichiana lo abbiamo incontrato e gli abbiamo posto alcune domande per capire meglio le sue teorie anche in relazione a quello che è l’attuale scenario europeo.

Buonasera Serge, Lei “contesta” la visione del mondo occidentale che mette al primo posto il fattore economico come indicatore di benessere. Ma secondo lei quale potrebbe essere il modo migliore per parlare in termini di ricchezza, soddisfazione e appagamento?

“Questa idea di indicatore è un’idea tipicamente moderna e occidentale. Per secoli le civiltà occidentali, appunto, hanno vissuto con la concezione di avere un indicatore di benessere, non se questo è bene o è un male, ma so che, avere un indicatore è una grande ossessione. Che cosa significa essere felice al 50% o al 70%, questa è una cosa assurda e tutto è partito dal momento che si è detto che il consumo aveva un prezzo e che tutto si valuta con il denaro. Dobbiamo uscire da questa ossessione e per capire se stiamo bene basta dire: “Sei felice o non sei felice”?

Può dirci cosa ne pensa dell’Europa, in particolare delle ultime elezioni europee, e quali politiche ritiene debbano essere attuate per seguire le sue teorie?

“Per seguire le mie teorie, l’Europa dovrebbe andare in direzione totalmente opposta. Oggi, la parola più usata in Europa è la parola competitività, ma cosa significa competitività? Produrre ad un prezzo più basso del vicino? Va bene, ma se il vicino può cavarsela perché fa concorrenza usando il lavoro dei cinesi e le mie operaie accettano di avere un salario più basso pur di lavorare, non va bene. Non possiamo seguire tutti il vicino altrimenti il mondo non andrebbe da nessuna parte. Per avere il benessere si deve creare il malessere più forte e l’Europa, seguendo questa strada, sta sbagliando totalmente”.

Qual è il suo punto di vista su progetti di sviluppo internazionale promossi da ONG, come la FAO, per lo sviluppo nei Paesi del Terzo Mondo? Mi può dire una sua opinione su IFAD?

“La FAO ha avuto una visione ed è stata in grado di cambiare molto le cose. Per molti anni la FAO è stata in favore dell’agricoltura produttivista e di modernizzazione, mentre recentemente ha cambiato la sua visione, ha capito che per nutrire il mondo c’è bisogno di una agricoltura più biologica e questo mi sembra la visione più giusta”.

Lei teme il costo transazione verso il modello della decrescita, parlando in termini di disoccupazione, stato sociale e calo della popolazione? E una volta che le economia di scala salteranno ci sarà terra per tutti?

“Non sono ne agronomo ne profeta, ma come diceva Mahatma Gandhi: “La terra è abbastanza grande per soddisfare i bisogni di tutti, ma sarà sempre troppo piccola per soddisfare l’avidità di alcuni”. Dunque il problema non è che la terra non sopporterà una popolazione troppo grande, ma se i demografici dicono che la stabilizzazione della popolazione ci sarà nel 2050 a 10/12 miliardi è possibile che la terra non basterà e il problema non è che la popolazione di oggi è troppo forte, il problema è che molti hanno un’impronta ecologica troppo forte e se tutti vivevano come gli australiani ci sarebbe già troppa popolazione, mentre, viceversa, se tutti avessero vissuto come gli abitanti del Burkina Faso saremmo circa 23milioni e sarebbe stato un dato abbastanza sostenibile. Il problema non è la quantità di uomini è il consumo di alcuni uomini”.

La crescente obesità delle persone può essere legata a fattori di accesso al credito, alla pubblicità e alla obsolescenza programmata?

“È determinata dal sistema alimentare che risulta dal complesso agroindustria, della distribuzione attraverso i supermercati e dell’agricoltura industriale che fa dei prodotti con agricoltura basata su pesticidi, trasportati e venduti nei supermercati. Tali prodotti contengono troppi grassi cattivi, perché il grasso non è cattivo in se, dipende dal tipo, ed è il cattivo cibo che genera obesità. Non è la pubblicità o l’accesso al credito che genera obesità, la pubblicità induce a comprare ma non sempre sono prodotti di bassa qualità quelli che vengono pubblicizzati”.

Quali possono essere le strade per invertire la tendenza e raggiungere “l’arte di limitarsi”, come dice lei?

“L’arte di limitarsi è una cosa che dipende dalla disciplina personale, dall’educazione, del sistema d’informazione e dal risultato della creazione della mentalità. Siamo formati da un tipo di propaganda e si deve cambiare il tipo di propaganda che per anni ci hanno detto,che la dismisura doveva far parte dell’uomo e quindi tutte le culture cercavano di inquadrare questa dismisura. Di per se non è cattivo fare delle cose eccezionali che a sua volta portano a fare delle belle cose, ma è il fatto che tutte le cultura hanno cominciato ad imitarsi- Già nel XVII secolo Benville disse che siamo tutti sbagliati: “Dobbiamo liberare le passioni, l’avidità e la ricerca del potere”, quello che chiamavano “vizio” portava alla ricchezza pubblica, l’avidità era considerata una buona cosa ed il risultato è state persone come il “Lupo di Wall Street”, oppure Berlusconi che l’ha capita bene questa cosa – ride e conclude – Noi siamo troppo sulla strada della illimitatezza e quindi dobbiamo ritrovare i nostri limiti per vivere tutti meglio”.

Ringraziamo Serge Latouche per averci concesso questa bella intervista dove è stato espresso, in maniera semplice, quello che è il suo pensiero e come dovremmo comportarci per vivere tutti nel modo migliore.

Nessun commento su Serge Latouche e la sua idea di Europa. Intervista all’economista filosofo francese

Latouche al Lago di Montepulciano: “Recuperare l’autonomia”

Serge Latouche al Lago di Montepulciano: “Recuperare l’autonomia agricola e alimentare” Il cielo ha minacciato pioggia per tutta la sera, e le nubi temporalesche non facevano presagire nulla di buono:…

Serge Latouche al Lago di Montepulciano: “Recuperare l’autonomia agricola e alimentare”

Il cielo ha minacciato pioggia per tutta la sera, e le nubi temporalesche non facevano presagire nulla di buono: e invece la nutrita platea che si era radunata al centro visite “La Casetta” del Lago di Montepulciano è stata risparmiata dall’acquazzone, e ha potuto godersi un interessante incontro pubblico con Serge Latouche. Il dibattito si è svolto all’aperto, nei giardini a fianco del Sentiero della Bonifica, e i tanti spettatori giunti per l’occasione si sono dimostrati partecipi e incuriositi, contribuendo al successo dell’iniziativa con domande e approfondimenti.

latouche2Serge Latouche, economista e filosofo francese, ha acquisito fama internazionale grazie alle sue teorie della decrescita felice. L’incontro organizzato da Legambiente e dagli Amici del Lago di Montepulciano, lunedì 7 luglio, è stato un importante momento di condivisione delle tipiche tematiche della ricerca accademica di Latouche, ma ha spaziato anche su temi quali la biodiversità, l’autonomia agricola e alimentare, i processi di costruzione di un Biodistretto in Valdichiana.

Il professor Latouche è un grande avversario dell’occidentalizzazione del pianeta e le sue opere di antropologia economica guardano favorevolmente a concetti come il convivialismo (Qui potete trovare il manifesto pubblicato dal MAUSS, il movimento anti-utilitarista per le scienze sociali) e il localismo. Le critiche ai modelli di imperialismo culturale, al predominio della crescita come motore di sviluppo e all’utilitarismo come etica predominante lo hanno reso particolarmente famoso, sia in ambienti accademici che politici, e i tanti libri pubblicati sul tema della “decrescita felice” hanno contribuito alla formazione di un dibattito per ridurre gli sprechi energetici, le disuguaglianze sociali e l’impronta ecologica.

latouche4Nel corso dell’incontro, Latouche ha introdotto i classici temi della decrescita felice per cercare alternative alle società fondate sul consumo, anche per combattere la crisi economica e sociale che ancora oggi viviamo. C’è un limite, secondo lo studioso, allo sviluppo e alla mercificazione: l’ossessione per lo sviluppo è tutta occidentale, così come la sfrenata tendenza a ridurre ogni cosa a merce di consumo, persino i beni comuni. E per continuare a produrre, a consumare, a creare oggetti, servizi e merci che danno l’illusione di vivere meglio, non facciamo che peggiorare le condizioni di vita, la felicità e il benessere.

Ma il dibattito non si è limitato a questo: il professor Latouche ha introdotto il tema della resilienza, ovvero la capacita di un ecosistema di resistere alla tensione e all’aggressione e di tornare allo stato primitivo e originario. Ritornare quindi alle buone pratiche locali, recuperare l’autonomia tipica del mondo contadino, che coinvolga non soltanto gli aspetti agrari e ambientali, ma anche quelli sociali e culturali. Per fondare una società basata sulla qualità della vita e non sulla merce, quindi, è necessario riappropriarsi delle nostre origini, recuperare la capacità di sopravvivenza e la padronanza del saper fare, soprattutto in campo alimentare. Viviamo infatti, secondo lo studioso, in un mondo che potremmo definire come un paese dell’assurdo, in cui non c’è più il senso sacro del cibo. latouche3Tutto ciò è accaduto perchè nell’etica utilitarista non esiste alcun senso del limite: tutto si nutre con l’illusione di uno sviluppo infinito, di una crescita eterna, di un consumismo senza limiti. Per recuperare l’autonomia agricola e ambientale, quindi, è necessario ritrovare e condividere il senso della misura.

Per tutti i lettori interessati alle teorie della decrescita e all’evento che si è tenuto al Lago di Montepulciano, sta arrivando un servizio esclusivo e un’intervista approfondita che Serge Latouche ci ha gentilmente concesso. Continuate a seguirci!

Nessun commento su Latouche al Lago di Montepulciano: “Recuperare l’autonomia”

Lago di Montepulciano: incontro con Serge Latouche

Teorico della decrescita felice, del convivialismo e del localismo, grande avversario dell’occidentalizzazione del pianeta: è Serge Latouche, uno dei più famosi economisti e filosofi francesi, conosciuto in tutto il mondo…

Teorico della decrescita felice, del convivialismo e del localismo, grande avversario dell’occidentalizzazione del pianeta: è Serge Latouche, uno dei più famosi economisti e filosofi francesi, conosciuto in tutto il mondo per le sue opere di antropologia economica e per la sua critica ai modelli di imperialismo culturale e all’utilitarismo.

Serge Latouche sarà ospite il prossimo 7 luglio a Montepulciano, presso il centro visite “La Casetta”, per animare un incontro pubblico organizzato da Legambiente e dagli Amici del Lago di Montepulciano. Un incontro dal titolo “Recuperare l’autonomia agricola e alimentare”, che spazierà dai temi tipici della ricerca di Serge Latouche ai processi di costruzione di un Biodistretto in Valdichiana.

L’incontro pubblico con Serge Latouche si terrà alle ore 18:00 presso la sala conferenze del centro visite del Lago di Montepulciano. Al termine si terrà un apericena con prodotti tipici locali. Per informazioni e prenotazioni scrivete all’indirizzo mail info@amicilagodimontepulciano.it

Locandina Latouche

 

 

Nessun commento su Lago di Montepulciano: incontro con Serge Latouche

La pesca nei laghi della Valdichiana – Prima parte

Storia della pesca antica nelle acque dei laghi della Valdichiana e del Trasimeno La storia della pesca coincide con la storia dell’uomo e quella dell’uomo coincide con la storia dell’amo….

Storia della pesca antica nelle acque dei laghi della Valdichiana e del Trasimeno

La storia della pesca coincide con la storia dell’uomo e quella dell’uomo coincide con la storia dell’amo. I primi ami pare fossero di legno. Gli indiani d’America li ricavavano dagli artigli del falco e dal becco delle aquile, già naturalmente ricurvi. Con la scoperta di nuovi materiali, anche l’amo muto, comparvero così nel 4000 a. C. circa gli ami in rame, poi quelli in bronzo e infine gli ami in ferro.

Nella preistoria, la pesca, con la caccia e la raccolta spontanea è stata un’attività primordiale dell’uomo. Già nel paleolitico gli uomini si cibavano di pesci, come dimostrato dai resti di pasti ritrovati. Una prova è considerata una scultura su osso, proveniente dalla famosa caverna de la Madelaine in Dordogna (Francia) che rappresenta un uomo con un arpione sulla schiena. In quasi tutte le località dove sorgevano villaggi su palafitte sono stati trovati reperti che provano come circa 6000 – 3000 anni fa, anche l’arte della pesca fosse molto sviluppata. In molti luoghi i reperti hanno conservato un ottimo stato grazie al substrato geologico, cosi è stato possibile ritrovare non solo ami di corno di cervo, zanna di cinghiale o di bronzo, arpioni di osso, frecce, lance ma persino resti di reti da pesca ed è curioso constatare come i nodi usati fossero uguali a quelli attuali mentre per sostenere le reti in acqua si usavano galleggianti fatti di corteccia d’albero e per tenderla dei pesi di terracotta.

Di questo periodo, va ricordato che sulle rive del lago Trasimeno, presso la località “La Valle” di San Savino, di notevole interesse sono stati i rinvenimenti archeologici di un insediamento di pescatori riferibile all’Età del Bronzo recente-finale (1.350 -1.000 a.C.).

La pesca al tempo degli Etruschi e dei Romani

Tra le testimonianze e i reperti archeologici etruschi pervenuti su questa pratica si possono annoverare i pesi da rete in argilla o in pietra a forma discoidale con foro centrale, ami e aghi in bronzo usati per riparare le reti, un frammento di brocca d’impasto di Veio (VII sec. a. C.), dove è raffigurata un’imbarcazione con vela e remi dalla quale sporge un arpione che infilza un pesce; alcune scene di pesca compaiono nelle necropoli di importanti città della dodecapoli etrusca. Tra le più affascinanti, va citato il dipinto raffigurante una battuta di pesca tratteggiata nella Tomba della Caccia e della Pesca di Tarquinia, qui con vivace maestria, si ammira una scena di pesca con la lenza e con la fiocina.

2 -i laghi dal satelliteAnche gli antichi Romani praticavano la pesca. Sui mosaici che decorano le pareti e i pavimenti delle loro architetture, i motivi della pesca e dei pesci sono frequenti. I Romani sono stati tra i primi a promulgare alcune leggi sulla pesca ed uno dei principi fondamentali affermava che ”il pesce è un bene senza proprietari per cui appartiene a chi lo cattura”. La pesca era libera solo sul territorio dello Stato e come tale erano considerate quelle parti dei laghi e dei fiumi che restavano di norma sommerse anche con l’acqua bassa. Le rive e le spiagge erano però di proprietà privata e la pesca era pertanto permessa soltanto al proprietario del suolo. Alcuni scrittori romani come Plinio, Eliano, Oppiano, Decimo e Ausonio Magno testimoniano della grande importanza della pesca, nei loro testi si descrivono varie specie di pesci, la tecnica della pesca con lo “sparviero”.

Localmente, in epoca etrusco-romana era importante la pesca praticata nelle acque dolci di fiumi e corsi d’acqua a lento deflusso come il Clanis in Valdichiana e nel lago Trasimeno. L’attività veniva praticata con la lenza o la rete (filum), quest’ultima, realizzata in filo di lino, poteva essere a strascico (tragum), a lancio (iaculum) o a “posta fissa”. La pesca a “posta fissa” era sia attiva che passiva. Nella prima si ricorda da parte di alcuni che le reti venissero distese durante il giorno a semicerchio, sopratutto lungo le rive e in prossimità dei canneti, per poi spingervi i pesci rumoreggiando nell’acqua con pietre, bastoni o remi. Nella pesca passiva le reti erano invece calate durante la notte, legate le une alle altre e raccolte al mattino con le prede rimaste impigliate durante i loro movimenti erratici notturni.

Tra i siti e reperti archeologici, si ricorda in Valdichiana, il porto Etrusco di Brolio di Castiglion Fiorentino, del verosimile Porto Etrusco-Romano di Clusium a Chiusi Stazione e vari reperti ceramici etruschi ritrovati presso la darsena del Club Velico di Castiglione del Lago e alcune monete romane dell’imperatore Claudio presso l’Emissario di San Savino.

(continua…)

1 commento su La pesca nei laghi della Valdichiana – Prima parte

Lago di Montepulciano: “Festa alla Casetta”

“ Festa alla Casetta”, lunedì 21 aprile torna la tradizionale festa di Pasquetta, presso la Casetta del Lago di Montepulciano. Una giornata ricca di eventi e importanti appuntamenti a partire…

“ Festa alla Casetta”, lunedì 21 aprile torna la tradizionale festa di Pasquetta, presso la Casetta del Lago di Montepulciano.

Una giornata ricca di eventi e importanti appuntamenti a partire dalle 8:00 con l’apertura del museo “La Memoria del lago” all’interno del Centro Visite, e l’apertura della mostra “La Chiana dal mare alle Bonifiche. Storia di un fiume invisibile”. Sempre alle 8:00 si apriranno le iscrizioni alla gara di pesca per bambini nell’area consentita del Canale Maestro della Chiana, con spiegazione di varie tecniche di pesca e della fauna ittica. Alle 9:30 laboratorio di “Riconoscimento di erbe spontanee” a cura di M.Morellini e C.Cardia, alle 10:30 escursione guidata lungo le rive del Chiaro con spiegazioni Storico-Naturalistiche lungo il Sentiero della Bonifica.

Alle ore 16 Tavolo rotonda, promossa dal circolo Legambiente locale “Tutti insieme per la rinascita partecipata del Biodistretto della Valdichiana”, Giannozzo Pucci – Vice Presidente dell’Associazione Navdanya International – per parlare di Lotta agli OGM, Biodistretto della Valdichiana e Cultura del Territorio. Nella nota di Legambiente di legge:

“Tematiche relative all’ambiente e all’uso che di esso si fa, riteniamo fondamentale un processo di partecipazione dal basso e una sensibilizzazione sempre maggiore verso le tematiche relative ad una sana alimentazione, basata sulla filiera corta, sull’agricoltura biologica e biodinamica, sulla valorizzazione delle varietà, delle razze e dei prodotti tradizionali del territorio, su un maggiore rispetto degli agricoltori e del loro lavoro, sull’abbandono delle sostanze nocive alla salute e al suolo”.

Durante tutta la giornata mercatino biologico, bar e stand gastronomici per poter assaporare prodotti tipici. Inoltre saranno in funzione attività ricreative equestri per grandi e piccini.

THINK GLOBAL, ACT LOCAL!

10250795_755651897787359_1500148450_n

Nessun commento su Lago di Montepulciano: “Festa alla Casetta”

Legambiente promuove la nascita del distretto biologico in Valdichiana

Riceviamo e Pubblichiamo. In riferimento al Manifesto adottato da Legambiente in materia di agricoltura, si comunica che il Circolo locale di Legambiente sta promuovendo la nascita di un distretto biologico,…

Riceviamo e Pubblichiamo.

In riferimento al Manifesto adottato da Legambiente in materia di agricoltura, si comunica che il Circolo locale di Legambiente sta promuovendo la nascita di un distretto biologico, in collaborazione con i produttori locali, con le associazioni di categoria e con tutti i cittadini interessati alla sviluppo di una nuova, sana e consapevole modalità di interazione tra individuo e ambiente. Cita il documento “ ..Una nuova agricoltura rispetto al modello che ha dominato il Novecento: un’agricoltura già all’opera, praticata da molti agricoltori italiani ed europei, attenti ai processi naturali e alla complessità e specificità locale degli ecosistemi e capace di innovare, sperimentando nuove tecnologie e anche attingendo agli antichi saperi della cultura rurale”.

Siamo da sempre attenti alle tematiche relative all’ambiente e all’uso che di esso si fa, riteniamo fondamentale un processo di partecipazione dal basso e una sensibilizzazione sempre maggiore verso le tematiche relative ad una sana alimentazione, basata sulla filiera corta, sull’agricoltura biologica e biodinamica, sulla valorizzazione delle varietà, delle razze e dei prodotti tradizionali del territorio, su un maggiore rispetto degli agricoltori e del loro lavoro, sull’abbandono delle sostanze nocive alla salute e al suolo.

E vogliamo continuare ad essere attenti a questi aspetti della vita e del territorio che abitiamo attraverso la nascita del distretto biologico inteso come “un sistema volontario di azioni coordinate per la gestione sostenibile di un territorio dove agricoltori locali, cittadini, imprese, associazioni e istituzioni lavorano insieme per promuovere nuove economie, partendo dal modello biologico di produzione e consumo”. Questo nuovo sistema di relazioni, sarà anche in grado di attrarre fondi comunitari che nel periodo 2014/2020 andranno proprio in questa direzione.

Siamo, dunque, lieti di invitare tutti i cittadini, sensibili a queste tematiche alla tavola rotonda “Tutti insieme per la nascita partecipata del biodistretto della Valdichiana” che si terrà il 21 Aprile alle ore 16 in occasione della tradizionale festa di Pasquetta presso la casetta del Lago di Montepulciano. In tale occasione siamo felici di avere tra i nostri ospiti Giannozzo Pucci – Vice Presidente dell’Associazione Navdanya International –  per parlare di Lotta agli OGM, Biodistretto della Valdichiana e Cultura del Territorio. THINK GLOBAL, ACT LOCAL! Vi aspettiamo numerosi!

Info: cignolegambiente@yahoo.it

Nessun commento su Legambiente promuove la nascita del distretto biologico in Valdichiana

Il Lago di Montepulciano

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta dei luoghi più interessanti della Valdichiana senese, tra gli angoli più nascosti e le eccellenze di fama internazionale. Non poteva mancare un appuntamento dedicato…

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta dei luoghi più interessanti della Valdichiana senese, tra gli angoli più nascosti e le eccellenze di fama internazionale. Non poteva mancare un appuntamento dedicato al Lago di Montepulciano, residuo della grande palude che un tempo caratterizzava la Valdichiana.

Il Lago di Montepulciano è un bacino lacustre formato dal Canale Maestro della Chiana, unico immissario ed emissario; situato a poca distanza dal Lago di Chiusi e dal Lago Trasimeno, le sue sponde meridionali segnano il confine tra la Toscana e l’Umbria. Lo specchio d’acqua porta la testimonianza di una storia millenaria: la palude ebbe infatti origine dal mare pliocenico che invase la depressione della Valdichiana fino a mezzo milione di anni fa. Nell’area sono stati rinvenuti reperti fossili di mamut, ippopotami e cervi che testimoniano la grande dimensione del bacino lacustre; quando la Toscana meridionale venne interessata dal sollevamento causato dagli episodi vulcanici del Monte Amiata, la valle divenne fluviale e diede origine al fiume Clanis. La deviazione delle sue acque tra il fiume Tevere e il fiume Arno hanno caratterizzato l’impaludamento secolare di queste terre, della cui bonifica il Lago di Montepulciano è testimone.

Oltre alla sua importanza storica, il Lago di Montepulciano rappresenta anche una delle più importanti zone umide dell’Italia centrale ed è un’area naturale protetta fin dal 1996, quando venne investita del titolo di Riserva Naturale dalla Regione Toscana, assieme ad alcuni terreni agricoli adiacenti e parte del Canale Maestro della Chiana. La Riserva Naturale copre circa 300 ettari, nella parte meridionale del Comune di Montepulciano.

lago di montepulciano

La protezione dell’area naturale e il percorso di valorizzazione dura da oltre vent’anni. Già nel 1989 il Come di Montepulciano e la Provincia di Siena avevano affidato l’area in gestione alla LIPU, rendendola un’Oasi Naturale. Con la nascita della vera e propria Riserva Naturale c’è stato poi un tentativo di riassetto e di rilancio dell’area protetta, la cui gestione è stata affidata all’Associazione Amici del Lago di Montepulciano.

Gli appassionati di birdwatching conoscono bene questo lago, poiché si tratta di un importante punto di sosta per l’avifauna che migra dai paesi africani verso l’Europa. All’interno della Riserva Naturale sono presenti numerose specie di uccelli, che la utilizzano per lo svernamento e per la nidificazione. Da non trascurare neppure la pesca, poiché all’interno delle acque lacustri sono presenti specie originarie quali l’anguilla, il cavedano e lo spinarello, e specie introdotte come il luccio, la carpa e la tinca. Intere generazioni chianine hanno pescato in queste acque, mentre i mezzadri coltivavano i terreni agricoli circostanti.

Il Centro Visite “La Casetta” della Riserva Naturale Lago di Montepulciano, situato in prossimità del lago e dei sentieri che lo circondano, è facilmente raggiungibile sia da Acquaviva che da Valiano. All’interno del centro è possibile trovare materiale didattico e informativo sul territorio, oltre a un museo che raccoglie oggetti e reperti ritrovati negli insediamenti dei dintorni. È presente anche una sala convegni in cui vengono ospitate mostre, seminari, workshop e una serie continua di eventi durante tutto l’anno, oltre a un punto ristoro e a un ampio parcheggio attrezzato anche per i camper.

Al Centro Visite è possibile prenotare escursioni guidate sui sentieri ed escursioni in battello, per godere appieno dell’area naturale. Il sentiero che attraversa parte del canneto termina con una torretta d’avvistamento, oltre a confinare con il Sentiero della Bonifica, itinerario ciclopedonale che percorre tutta la Valdichiana dalla Chiusa dei Monaci di Arezzo a Chiusi Scalo. Che siate appassionati di birdwatching, amanti delle aree naturali protette o semplicemente dei turisti alla ricerca di un posto tranquillo in cui riassaporare il ricordo dell’antica palude della Valdichiana, il Lago di Montepulciano è sicuramente una tappa obbligata.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=FPBcB2eezaE[/youtube]

Nessun commento su Il Lago di Montepulciano

Type on the field below and hit Enter/Return to search