La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

La street art di ExitEnter: raccontare l’umanità con un piccolo omino stilizzato

ExitEnter è un anonimo street artist di Firenze. Oggi sembra quasi impossibile pensare che ci sia qualcuno che non abbia ancora visto una sua opera in giro per i muri…

ExitEnter è un anonimo street artist di Firenze. Oggi sembra quasi impossibile pensare che ci sia qualcuno che non abbia ancora visto una sua opera in giro per i muri della città. I suoi disegni stanno diventando parte di Firenze e mi auguro che con il tempo arrivino a essere identificati con la stessa idea che si ha di questa città, che oggi è rappresentata dal David di Michelangelo, da Pontevecchio, da Santa Maria del Fiore e da tutti quei capolavori del Rinascimento. Le opere di ExitEnter sono sicuramente parte della vita quotidiana di chi vive Firenze, perché se passeggi in compagnia, se cammini da solo, se vai al lavoro o se torni a casa, ti troverai inevitabilmente di fronte a uno dei suoi inconfondibili disegni e magari a riflettere sul loro significato.

Sono linee semplici, dolci, sottili. Sono linee che parlano, che comunicano un messaggio. Provate a immaginare un fumetto. Ecco, ogni vignetta è un muro o un cassonetto o un box della corrente elettrica. C’è il protagonista, ci sono le parole, ci sono le storie da seguire. La street art di ExitEnter è questo: un racconto per le strade delle città.

Non solo Firenze. Le opere di questo street artist si trovano anche a Napoli, Lisbona, Livorno, Arezzo e Siena (ma non solo). E noi de La Valdichiana, curiosi come nutrie in cerca di cibo, l’abbiamo conosciuto e intervistato.

Chi è il protagonista dei tuoi disegni?

“È “l’Omino”. Ha sempre fatto parte dei miei disegni, ma è rimasto come nascosto in un mega caos di altre situazioni. Era più un dettaglio all’interno di altri quadri, poi, piano piano, ho iniziato a focalizzarmi su di lui. Ha iniziato a prendere forma adattandosi ai vicoli di Firenze, in cui dovevo dipingere veloce, con dimensioni ridotte, esclusivamente di notte, perciò “l’Omino” deve la sua immediatezza a questa città. È stato un personaggio fortunato, partorito dal caso, senza uno studio o un progetto di base. Lo disegnai per la prima volta in pubblico in un rave e piacque un sacco. Cominciai a disegnarlo in altre occasioni, ricevendo apprezzamenti da amici che già dipingevano per strada. Lentamente ho iniziato a dialogare sempre più con questo personaggio, fino a che è diventato il centro della mia produzione come street artist.”

C’è gente che se lo sta tatuando…

“Sì. Io credo che il fatto che sia stilizzato ne faciliti l’immedesimazione, quindi chiunque si può riconoscere nelle sue storie. Alcune volte mi scrivono sconosciuti raccontandomi le loro vicende personali, che legano all’Omino. Riesce a entrare bene in contatto un po’ con tutti.”

Cosa fa l’Omino?

“È un personaggio molto confuso. Porta messaggi di quello che c’è di buono e quello che c’è di negativo. A volte cerco io di mediare questi messaggi e farlo parlare di cose che stanno succedendo in determinati periodi. Di base descrive sogni, paure, storie passate e storie future. Credo che alla fine racconti un po’ di umanità in generale. Dopo tutto è anche lui un piccolo umano.”

Come mai dipingi in posti che richiedono uno sforzo per essere scoperti?

“Cerco di rispettare la città e il fatto che sia di chiunque la viva. Non voglio essere invasivo. Se scelgo di dipingere sui muri, allora ne trovo uno che secondo me ha bisogno del mio intervento per essere qualcosa di più. Fondamentalmente non sono spazi in vista, perché vengono abbandonati o lasciati all’incuria. A volte studio spot strategici, perché voglio che il messaggio arrivi in un certo modo. Secondo me ci sono dei vicoli bellissimi, che non vengono apprezzati, perciò cerco di valorizzarli. Ho notato che tante persone si sono trovate a girare nelle strade della loro città alla ricerca dell’Omino per scoprire luoghi che non avevano mai visto prima.”

L’Omino non è solo “entrate e uscite”, ma anche amore, resistenza, lotta, antirazzismo, accoglienza. Parole che rimandano a una cultura di sinistra. Ti ci riconosci?

“Io mi occupo di raccontare storie poetiche più che politiche. Nei disegni arrivo certamente a toccare temi che parlano delle conseguenze di certe scelte politiche, ma io mi considero apolitico.”

Hai dipinto anche sui muri di Arezzo e Siena. Che impressioni ti hanno fatto?

“Siena è stata una delle primissime città in cui ho portato l’Omino in “trasferta”. È magica, nonostante non l’abbia conosciuta veramente. Ho vissuto solo l’atmosfera della notte, in cui non c’era nessuno in giro e sembrava di stare in un dipinto. Ci sono scenari talmente pazzeschi, che non riuscivo a trovare muri sui quali disegnare: sono così belli e carichi di storia che mi sono limitato a dipingere su cabine del gas, pezzi di legno o muri completamente abbandonati. Ad Arezzo mi sono trovato nella stessa situazione. Città piccoline e super belle in cui sembra di tornare indietro di 500 anni. Mi dava la sensazione di stare in un film. È il bello delle città italiane e soprattutto toscane.”

Io vivo certi contesti artistici in maniera forzata. A Firenze, per esempio, ho la sensazione di stare in una città vetrina, in cui, nonostante ogni centimetro sia una meraviglia unica, sembra non esserci un’anima: tutto è finto e fatto per i turisti. È un po’ quello che sta succedendo ad Arezzo e a Siena, credo che sia una tendenza generale in Italia. Le città si chiudono e guardano solo al loro passato perché questo porta soldi?

“Anche io, come te, vengo dalla campagna, anzi dal mare per la precisione. L’arte è vissuta esclusivamente a livello speculativo ormai. Se si parla di Firenze ci sono delle manifestazioni interessanti, come la Biennale, ma quello che interessa maggiormente è fare soldi senza creare contesti culturali nuovi: c’è sempre la stessa roba. Allora, siccome tutto è trainato dai soldi, dovrebbero almeno creare delle nuove macchine da soldi, ma che creino anche nuova cultura. È inutile prendersi in giro. Ancora sopravvive il lato poetico dell’arte, ma quello che più conta oggi è il lato economico di ogni singola cosa. Fino a che non riusciremo a far girare soldi anche in altri circuiti artistici, come la cultura dal basso o la stessa street art, la situazione non cambierà e questi contesti verranno strumentalizzati solo in occasioni di tornaconto. È un discorso molto grande, difficile esaurire questo argomento in qualche battuta.”

C’è un modo per far dialogare la street art con l’arte classica?

“Guarda per esempio Blub, che disegna i personaggi storici e dei quadri famosi immersi sott’acqua con la maschera da sub. Quello è già un piccolo esempio. Si può fare in tanti modi. Se ti studi gli spot che ci sono in città, se studi la storia di Firenze e ti guardi le architetture e le situazioni si potrebbe benissimo integrare l’arte classica con molti aspetti della street art. Inoltre, un fenomeno molto interessante è quello della globalizzazione, dello scambio di idee, dell’integrazione che ci potrebbe aiutare a sviluppare questo dialogo. Non siamo fermi al Rinascimento: il mondo e le persone cambiano.”

Noi persone normali cosa possiamo fare per la street art?

“A essere paraculo ti direi comprare i quadri degli artisti [ride]. È importante che la gente si interessi, si incuriosisca, entri in contatto con questo piccolo mondo. Anche leggere un’intervista fatta a uno street artist potrebbe essere un inizio. Il bello di questa forma d’arte, essendo per strada, è che dovrebbe portare la gente per strada e questa mi sembra già una cosa bellissima. Si potrebbero creare situazioni nuove, amicizie nuove, si potrebbe imparare a conoscere meglio la propria città. A dire il vero non mi pongo tanto la domanda “come le persone possono aiutare la street art”, ma mi chiedo “come la street art può aiutare le persone”.

E la risposta ce l’hai?

“No [ride]. Alla fine per me il bello di fare “strada” è che conduci un continuo esperimento. Si tratta di posizionare un’opera artistica in mezzo al caos e osservarne i risultati. È sorprendente quello che ne esce fuori.”

A Firenze ci sono molti street artist e mi pare che si stia formando una specie di collettivo. Sbaglio?

“Un collettivo non esiste, ma spesso ci incontriamo per dipingere o semplicemente parlare. Firenze è una piccola città e nel giro ci conosciamo. Ma non si può sapere cosa riserva il futuro…”

In Italia a che punto siamo con la street art? Si possono fare confronti con altri paesi?

“Sì avoglia. Ci sono paesi in cui è già diventata un fenomeno commerciale, in cui è accolta come un’opportunità economica, con tutte le complicazioni che ne derivano. Ci sono città sicuramente molto più avanti per quanto riguarda la tutela e la promozione di questa forma d’arte. In Italia si sta iniziando a capire (come sempre in ritardo e molto lentamente), che si può usare la street art per creare contesti culturali. Purtroppo, bisogna aprire la parentesi dei soldi, perché tante amministrazioni e situazioni sfruttano a proprio vantaggio qualcosa che attira l’attenzione dei giovani, qualcosa di nuovo e fresco. A questa gente, soprattutto quando sta sotto elezioni, non gliene importa molto di creare contesti culturali, che durino, che siano a beneficio della gente: interessa solo fare un bella figura e pensa esclusivamente ai voti e ai soldi, dimenticandosi presto del murale. Servirebbero festival che partano dal basso, integrati con le comunità. Non critico quelli in cui “si fanno i muri” solo per fare bella figura, ma il rischio è quello di arrivare a comunicare sempre meno.”

Ce l’hai un sogno?

“Essere felice. Stare bene ed essere felice più a lungo possibile. Me lo sto già vivendo il sogno, quindi è un po’ un sogno in progress.”

Cari lettori, provate a esplorare le strade delle città toscane in cerca di un ExitEnter e inviateci una foto! Buona caccia!

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Dalla Valdichiana al Lucca Comics & Games, fra arte e territorio

Autunno Quando si avvicina ottobre e le foglie sugli alberi ingialliscono, per moltissime persone inizia a farsi sentire lo spirito del Lucca Comics & Games. Per tutti gli appassionati di…

Autunno

Quando si avvicina ottobre e le foglie sugli alberi ingialliscono, per moltissime persone inizia a farsi sentire lo spirito del Lucca Comics & Games. Per tutti gli appassionati di fumetti, giochi e videogiochi, il ponte del 1 novembre è ormai da decenni sinonimo dell’immancabile appuntamento con la fiera lucchese, seconda del settore per importanza mondiale.

Non è un caso che in Toscana si stiano moltiplicando le fiere del fumetto, proprio sull’esempio del Lucca Comics: intere generazioni, dagli anni ’70 in poi, sono cresciute con fumetti, giochi da tavolo e videogiochi, che oggi fanno parte della loro cultura e ne definiscono in parte l’identità. Senza dubbio lo spazio maggiore è riservato alle imponenti e numerosissime produzioni giapponesi e statunitensi, ma è facile notare che il fumetto europeo sta vivendo un momento di rinascita, anche grazie alla mediazione del web. Le nuove produzioni occupano sempre più spazio negli stand della fiera, accanto a pezzi di storia come Tex o Dylan Dog.

È un mondo che diventa sempre più complesso e multisfaccettato: alla satira si affiancano le graphic novel a tema politico e sociale; poi ci sono le strip umoristiche, le strip intimiste, il fantasy, l’horror, le opere ispirate a racconti della letteratura mondiale e molto altro. Ce n’è per tutti i gusti, basta sapere dove cercare.

Il pellegrinaggio verso nordovest

Sono infinite le persone che ogni anno si mettono in viaggio da ogni angolo d’Italia per partecipare al Lucca Comics, e la Valdichiana non fa eccezione. Anche nelle nostre province il Comics viene sempre più percepito come un evento epocale: per andare al Comics si prendono le ferie, si prenota un albergo, si mette in pausa tutto. E se è vero che coloro che vanno al festival come visitatori sono moltissimi, è importante sottolineare la presenza di chianini dall’altra parte dello stand, da quella degli autori. Gli artisti della Valdichiana che espongono i loro lavori al Lucca Comics non sono molti, ma di qualità: l’aretino Lorenzo Palloni, sceneggiatore, disegnatore e docente alla Scuola Internazionale di Comics; il torritese Edoardo Natalini, originario di Poggibonsi, autore in particolare di due volumi su San Domenico e Leonardo da Vinci; il celeberrimo fumettista e illustratore, poliziano d’adozione, Max Frezzato e lo scrittore poliziano Alessio Banini tra i presenti.

Il Fumetto

Il fulcro del Lucca Comics è il fumetto, un media che, per sua natura, si presta a qualsiasi genere e a qualsiasi scopo. Forse l’arte più complessa (anche se paradossalmente la più intuitiva e indulgente), unisce scrittura, sceneggiatura, disegno, grafica e regia, la perfetta via di mezzo fra libro e cinema. Questa combinazione permette al fumetto di massimizzare l’espressività dell’artista, permettendogli di comunicare con il lettore attraverso le parole, il tratto, i colori, le espressioni dei personaggi, le onomatopee e addirittura attraverso la forma delle vignette e dei balloon. Non è difficile capire perché sempre più persone ne siano appassionate e si sentano emotivamente legate alle storie e ai personaggi che li popolano.

I Videogiochi

Più recente è la consacrazione dei videogiochi come vere e proprie opere d’arte narrativa (pensiamo ad Assassin’s Creed o The Witcher) che, infatti, nel tempo si sono ritagliati uno spazio sempre più grande nel comics, tanto da spingere l’organizzazione ad aggiungere la parola games al nome del festival. Proprio ai giochi è dedicato il padiglione più grande. Quando dico games non mi riferisco solo ai videogiochi, ma anche ai giochi da tavolo, giochi di ruolo, giochi di narrativa, LARP (giochi di ruolo dal vivo) e tutto ciò che c’è nel mezzo. Anche in questo caso è dato ampio spazio agli sviluppatori emergenti e alle case di produzione italiane.

Il Libro

Il Lucca Comics è un festival dedicato all’immaginazione in ogni sua forma: è quindi fisiologica la presenza dei libri, specialmente di fantascienza e fantasy. Case editrici grandi e minuscole propongono ai visitatori letture antiche e nuovissime, che traggono nutrimento da miti universali, dalla storia e dal folclore locale. Da sfatare la falsa credenza che videogiochi e fumetti allontanino le persone dai libri.

Aperta a tutti

A differenza delle altre fiere internazionali (l’unica che ha un impianto simile è quella di Angoulême), il Lucca Comics è caratterizzato dall’elemento unico che è la città di Lucca, che con le sue larghe mura, i suoi prati e i suoi baluardi si presta in magnificamente a fare da cornice alle creazioni e all’immaginazione dei visitatori. Proprio le mura sono il luogo più scenografico (e logisticamente adeguato) per ammirare e fotografare i numerosissimi cosplayer.

Uno degli aspetti più curiosi della nuova disposizione del festival è il numero sempre maggiore di padiglioni e mostre ad accesso gratuito, una scelta forse ottima per aprire il festival alla popolazione locale e ai visitatori casuali e per renderlo parte organica della città, anche se solo per cinque giorni.

Il pubblico del comics è un pubblico creativo che ha imparato ad amare la città di Lucca, raccontandola, scoprendola e vivendola. La città è il valore aggiunto, il motivo per cui il festival, per quanto grande possa diventare, non potrà mai spostarsi altrove. Lucca è il Lucca Comics.

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La corsa dei carretti di Sinalunga celebra la solennità di San Martino

Correva l’anno 1950 quando un gruppo di ragazzi di Sinalunga alta ammazzava il lento scandire delle prime uggiose giornate autunnali correndo per le ripide discese del centro storico con la…

Correva l’anno 1950 quando un gruppo di ragazzi di Sinalunga alta ammazzava il lento scandire delle prime uggiose giornate autunnali correndo per le ripide discese del centro storico con la poca motorizzazione di cui disponeva, ovvero con dei carretti costruiti di legno e cuscinetti fuori uso. Ma il divertimento non è bello se non c’è un po’ di sana competizione: fu così che iniziò la rivalità tra i giovani sinalunghesi, i quali dettero vita ai primi rioni condensati tutti nel centro storico: Diacceto, la Torre e Fiorenzuola. Ma i ragazzi, non contenti, decisero che quella corsa con mezzi rudimentali doveva essere accostata a qualcosa di più grande, a cadenza annuale, e così ben presto il tutto confluì in una gara organizzata per commemorare San Martino, il patrono di Sinalunga.

La celebrazione del Santo Patrono risale a tempi remoti: le prime documentazioni storiche risalgono al ‘700 e al preziosissimo manoscritto Annali della nobile e antica Terra d’Asinalonga, opera di Mariano Giuseppe Maria Cinelli, conservato nell’Archivio del Comune di Sinalunga.

San Martino è uno dei santi più popolari dell’antichità e di tutto il medioevo; venerato dalla Chiesa Cattolica, è uno dei fondatori del monachesimo occidentale e uno dei primi santi non martiri proclamati dalla Chiesa. Ciò che ha reso famoso il santo di Tours, paese francese in cui ebbero luogo le sue esequie l’11 novembre del 397, è l’episodio del mantello. Secondo tradizione, il Santo, nel vedere un mendicante seminudo durante un acquazzone, gli donò metà del suo mantello. Poco dopo il Santo incontrò un altro mendicante e gli regalò l’altra metà del mantello; subito dopo il cielo si schiarì e la tempesta si fece più mite. Da qui l’espressione ‘estate di San Martino’.

Gli ambiziosi ragazzi della Sinalunga alta decisero di legare per sempre la loro corsa a questo Santo, ma la tradizione si interruppe per qualche anno per riprendere poi a metà degli anni ‘60 con carretti più evoluti, sul tradizionale percorso di via San Martino. Ben presto, però, i moderni mezzi degli anni ’60 diventarono poco idonei per la sicurezza degli spettatori, quindi la gara ebbe un’altra battuta d’arresto. Nel 1982, grazie alla ProLoco di Sinalunga, la formula cambiò: furono costruiti carretti più sicuri con cuscinetti a sfere e struttura in legno che si sfidavano su strade asfaltate, partendo da Piazza Garibaldi fino all’Osteria delle Grotte.

Da quel 1982 nulla è cambiato: nove i rioni che si sfidano (Cappella, Casalpiano, Cassero, Centro Storico, Frati, Le Prata, Pietraia, Pieve Vecchia e Rigaiolo); quattro carretti a disposizione di ogni rione (più uno di riserva); trentasei equipaggi che scendono a batterie di tre, gareggiando a eliminazione diretta. Il percorso si snoda su strade diverse ed è più lungo di quello di un tempo.

Oggi, quel percorso tirato a lucido è pronto per far sfrecciare i carretti per la 40^ edizione della Carriera di San Martino di Sinalunga che prenderà il via venerdì 8 novembre alle 17:30, con la Santa Messa e l’apertura della reliquia di San Martino, a cui seguirà alle ore 21:00 il concerto ‘The Wall’ al Teatro Ciro Pinsuti. Sabato 9 novembre alle ore 14:00 inizieranno le prove libere degli equipaggi dei nove rioni. La giornata principale sarà quella di domenica 10 novembre, con l’apertura dei mercatini in Piazza Garibaldi e la partecipazione dei figuranti della rievocazione storica della vita di San Martino, a cura dell’Associazione Culturale Astrolabio, già dalle ore 9:00. Seguiranno le batterie di gara per tutta la giornata, fino alla sfida finale che si terrà alle ore 17:30 (Qui il programma completo).

Foto di Krizia Vannuccini durante la lavorazione dello stendardo

Quest’anno sarà introdotta un’importante novità, ovvero l’aggiunta di nove equipaggi femminili, uno per rione, che contribuiranno a decidere la classifica per lo scontro finale e a incoronare il rione vincitore.
L’edizione 2019 sarà ricordata anche come un inno contro i cosiddetti ‘muri della vergogna’. Lo stendardo che andrà al rione vincitore, infatti, sarà dedicato ai 30 anni dalla caduta del muro di Berlino, avvenuta il 9 novembre 1989, e raffigurerà il famoso bacio tra Leonid Breznev ed Erich Honecker del 1979. L’idea di dedicare la corsa all’anniversario della caduta del muro di Berlino è molto cara agli organizzatori e agli amministratori del Comune di Sinalunga, in quanto il 9 novembre 2019 ricorre anche la giornata nazionale di mobilitazione contro i muri della vergogna, in cui si uniranno le voci di quanti credono nei valori della libertà, della fraternità, della pace e dei diritti umani.

Lo stendardo 2019 è stato dipinto da Krizia Vannuccini, artista foianese ma sinalunghese d’adozione, con le rifiniture a cura del costumista Massimo Gottardi. Krizia, per la realizzazione dello stendardo, è stata ispirata proprio dal bacio fraterno tra il presidente tedesco orientale Erich Honecker e il leader sovietico, come simbolo di abbattimento di ogni tipo di muro, sia fisico che ideologico.

Bibliografia

  • Famiglia Cristiana
  • “Sinalunga, frammenti di tradizionee vita quotidiana 1999” – Proloco Sinalunga Edizioni Luì
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Al via la stagione teatrale degli Arrischianti: un’anteprima nazionale sul pilota di Hiroshima

Una residenza e un’anteprima nazionale: così parte, domenica 3 novembre, la stagione al Teatro Arrischianti di Sarteano. Ospite della Nuova Accademia degli Arrischianti sarà Il Teatro dell’Elce con il suo…

Una residenza e un’anteprima nazionale: così parte, domenica 3 novembre, la stagione al Teatro Arrischianti di Sarteano. Ospite della Nuova Accademia degli Arrischianti sarà Il Teatro dell’Elce con il suo nuovo lavoro, Little Boy, una storia strettamente legata alla prima volta in cui il genere umano scopre di potersi autodistruggere: è il 1945 e vengono sganciate le bombe atomiche.

“Little Boy” è infatti il nome in codice della bomba di Hiroshima. Sul palco non si racconta però la storia dell’arma, ma quella umana del pilota che al rilascio della bomba ha dato il via libera. Claude Eatherly, questo il suo nome, anni dopo l’esplosione scrive al filosofo Günther Anders: “Da allora la mia coscienza è stata tormentata dai rimorsi. Mi sono reso colpevole di atti antisociali perché, nella confusione in cui mi trovavo, cercavo in tutti i modi un castigo.” Pilota e filosofo si scambiano domande e risposte e le loro lettere vengono adesso messe in scena dalla compagnia di Firenze. Quattro personaggi, tra ambiguità e surreale, si interrogano sulla via da seguire per la salvezza dell’umanità. Lo spazio in cui si muovono è quello di un’Apocalisse imminente.

Per indagare la genesi di questo spettacolo, anche noi abbiamo scambiato parole scritte con il regista Marco di Costanzo.

Com’è nata l’idea di lavorare proprio su Claude Eatherly e la sua vicenda? Il suo non è un nome che si trova solitamente nei libri di storia. È stata una scelta razionale o un lampo creativo, un’intuizione?

Sono venuto a conoscenza del carteggio tra Günther Anders e Claude Eatherly per caso quattro o cinque anni fa. Mi ha incuriosito, l’ho letto e mi è sembrato che il testo, nonostante fosse formato da una serie di lettere non destinate alla scena, contenesse una linea drammatica forte, interessante per un lavoro teatrale.

Una volta deciso di lavorare su Little Boy, qual è stato il vostro rapporto con l’attualità? In un mondo pieno di conflitti e in cui viene più volte minacciato il ritorno all’utilizzo delle armi atomiche, avete cercato di raccontare il contesto storico-politico odierno o ve ne siete tenuti distanti, lasciando allo spettatore il compito di coniugare le due realtà?

L’argomento principale del lungo dialogo tra Günther Anders e Claude Eatherly è la bomba atomica, la minaccia nucleare, ma le implicazioni che ne derivano riguardano ogni possibile minaccia alla sopravvivenza dell’umanità. Anche se noi abbiamo conservato il testo originale non è difficile immaginare delle assonanze, per esempio, con il problema del cambiamento climatico. In generale si affronta il tema di come l’essere umano si rapporta con le cosiddette “cause”.

Quanta ricerca storica avete fatto prima di lavorare alla messa in scena? Avete indagato i due protagonisti del carteggio o avete utilizzato le lettere solo come uno spunto?

Le lettere – o meglio una selezione di esse – costituiscono il testo dello spettacolo, non c’è stata alcuna riscrittura. Direi che la prospettiva storica non è il nostro interesse principale in questo lavoro, quanto piuttosto che i due personaggi ci interessano per le loro posizioni su un piano filosofico-morale.

I vostri spettacoli solitamente nascono da laboratori o da esercizi laboratoriali, che generano poi il testo da mettere in scena. Vale lo stesso per Little Boy o avete adottato una metodologia diversa questa volta?

Abbiamo iniziato il processo di lavoro con un laboratorio che ruotava attorno alla domanda: “Come si traduce una serie di lettere in azione scenica?”. I partecipanti erano un gruppo più ampio di quello che poi ha dato vita allo spettacolo durante il vero e proprio processo di produzione, che invece non definirei laboratoriale.

Perché scegliere un piccolo paese di provincia per terminare la lavorazione e proporre lo spettacolo in anteprima? Data la vostra metodologia di lavoro e la vocazione laboratoriale della Nuova Accademia degli Arrischianti verrebbe da pensare che ci sia un’affinità tra le due realtà.  

Il teatro di Sarteano, che per noi coincide con gli Arrischianti (Laura Fatini, Pina Ruiu), è sempre stato estremamente ospitale con noi e lo abbiamo considerato il luogo ideale per il “parto” del nostro Little boy. Numerosi sono gli spettacoli che il Teatro dell’Elce ha già portato sul palco di Sarteano negli anni passati, lasciando sempre tutti a bocca aperta. Questa volta vi aspetta con un’anteprima nazionale e un racconto calzante per i tempi che viviamo.

Domenica 3 Novembre, alle 17.30, appuntamento al Teatro degli Arrischianti.

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Valdichiana Teatro – Stagione 2019/2020

Stagioni teatrali, spettacoli, corsi di recitazione: in Valdichiana la cultura teatrale è sempre più diffusa e vivace! Il nostro magazine segue da tempo le attività legate al teatro nel territorio,…

Stagioni teatrali, spettacoli, corsi di recitazione: in Valdichiana la cultura teatrale è sempre più diffusa e vivace! Il nostro magazine segue da tempo le attività legate al teatro nel territorio, tra i cartelloni invernali e i festival estivi: Valdichiana Teatro è il tentativo di mettere in relazione tutte le persone che in questo territorio apprezzano e vivono il mondo teatrale. Non soltanto informazioni e calendari degli spettacoli, ma anche un gruppo di discussione, interviste e approfondimenti, un magazine digitale completamente gratuito e tante altre iniziative che andranno ad arricchire tutti gli appassionati locali e non solo.


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Le Stagioni Teatrali in Valdichiana 2019/2020









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Un torneo di calcetto in memoria di Fabrizio Contemori

Fabrizio era una figura ben conosciuta in tutta la Valdichiana. La notizia della sua morte è stata un duro colpo per molti che l’avevano conosciuto e ricordavano con affetto la…

Fabrizio era una figura ben conosciuta in tutta la Valdichiana. La notizia della sua morte è stata un duro colpo per molti che l’avevano conosciuto e ricordavano con affetto la sua proverbiale allegria.
Nato a Sarteano e residente a Montepulciano, esercitava la professione di commercialista a Chianciano Terme. La sua scomparsa risale allo scorso 6 luglio 2019 ed è stato salutato per l’ultima volta da parenti e amici in una celebrazione funebre molto sentita e partecipata, tenutasi due giorni dopo.

Molti l’avevano conosciuto nell’ambito dell’associazionismo, mondo al quale Fabrizio aveva sempre dato un enorme contributo. Tra le associazioni di cui era membro c’erano, tra le altre, la Contrada di Poggiolo di Montepulciano e il Collettivo Piranha.

Il suo impegno sportivo si concretizzava in special modo nella squadra di calcetto dilettantistico Dinamo Kiana, formazione in forze dai primi anni novanta che tutt’ora svolge le sue attività a Torrita di Siena. In ricordo di Fabrizio, gli amici della squadra hanno deciso di organizzare un torneo di calcetto; un appuntamento speciale per onorare la memoria di un caro amico e sentire un po’ meno profondo il vuoto lasciato dalla sua scomparsa.

I giocatori della Dinamo Kiana, quasi al completo per l’occasione, si sono divisi in quattro squadre e si sono sfidati al circolo San Domenico di Torrita per rendere omaggio, in un clima di rispetto reso ancora più solenne dalla benedizione religiosa impartita prima dell’inizio del torneo, all’amico scomparso.

Negli sguardi scambiati in silenzio, tutta la nostalgia dei tanti momenti lieti trascorsi assieme; nel pensiero di questa iniziativa, l’affettuosa premura di tenere viva la memoria di Fabrizio, dedicandogli un pomeriggio che sarebbe piaciuto tanto anche a lui.

Il desiderio degli organizzatori è quello di rendere il torneo un appuntamento fisso negli anni e quello di istituire una raccolta fondi, che verrà definita in accordo con la famiglia di Fabrizio. Certo è che, come recita la targa ricordo preparata per il torneo, Fabrizio resterà per sempre nei cuori dei suoi amici.

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Specchio: coltivate la vostra legittima stranezza

Tutto nasce da un bisogno, da una necessità. Questa legge è valsa anche per l’inizio del progetto “Specchio”. Il canale (YouTube e Instagram) nasce da una nostra esigenza, quella di…

Tutto nasce da un bisogno, da una necessità. Questa legge è valsa anche per l’inizio del progetto “Specchio”.
Il canale (YouTube e Instagram) nasce da una nostra esigenza, quella di tre ragazzi – Marta, Chiara e Ludovico – che hanno trovato l’uno nell’altro l’inizio di una ricerca artistica e sociale; l’esigenza di creare uno spazio per dare voce agli adolescenti.

Abbiamo quindi permesso alle nostre capacità di sfociare in un’unica dimensione: quella della comunicazione. Un comunicare non banale, ma raro da trovare; un tramandarsi consapevolezze e insicurezze attraverso uno schermo, attraverso una videocamera. Abbiamo deciso quindi di costruire un loro piccolo salotto, dove poter intervistare esperti e non, facendo entrare il pubblico a contatto con un mondo che altrimenti è quasi sempre artificiale.

L’ossimoro di andare contro l’appiattimento sociale, emotivo e conoscitivo facendo uso del mezzo che più di tutti ne è l’origine è stata una scelta ponderata, perché crediamo che parlare attraverso i social sia fondamentale in una trattativa di comunicazione con i nostri coetanei.

I temi trattati saranno i più salienti dell’adolescenza: i problemi con il proprio corpo, la difficoltà dello sfociare nel mondo adulto, le insicurezze che piombano e le sicurezze che scappano. Il progetto nasce quindi così, come una distruzione del mondo comunicativo odierno, che non permette ai ragazzi – ma nemmeno agli adulti – di confrontarsi fra loro se non attraverso filtri imposti.

Specchio si impone di impegnarsi ad affrontare ciò che è la vita quotidiana del suo pubblico, che poi pubblico non è: saranno gli spettatori stessi a scrivere le puntate, poiché gli sarà permesso, attraverso il profilo Instagram di Specchio, di scegliere gli argomenti e le eventuali domande da porre agli intervistati. Il pubblico sarà il protagonista.

L’obiettivo che si pone Specchio è quello di riuscire a entrare in empatia con i ragazzi e con gli adulti al di là del vetro, ridendo con loro, piangendo con loro, ponendosi questioni e dubbi con loro. Cercando di rifletterli e riflettervi. Così nasce questo programma, così vi invitiamo a seguirci in questa ricerca, così vi invitiamo a seguirVI.

(Chiara, Marta e Ludovico)

 

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Festa dell’Olio Novo di Trequanda, festa dell’oro verde della Valdichiana

L’olio extravergine di oliva è uno degli alimenti più usati nella dieta mediterranea, innumerevoli sono gli studi clinici e epidemiologici che evidenziano le qualità nutrizionali di questo alimento considerato il…

L’olio extravergine di oliva è uno degli alimenti più usati nella dieta mediterranea, innumerevoli sono gli studi clinici e epidemiologici che evidenziano le qualità nutrizionali di questo alimento considerato il migliore e il più adatto all’alimentazione umana, tra tutti i grassi alimentari di largo consumo. L’olio extravergine è rimasto negli anni un prodotto genuino e naturale, una spremuta di olive che trasferisce all’olio tutte le sostanze preziose contenute nella materia prima.

Da 33 anni a questa parte il Comune di Trequanda celebra questo prezioso nettare con la ‘Festa dell’Olio Novo di Podere’, la manifestazione che promuove e valorizza, oltre all’olio extravergine di oliva, anche i prodotti tipici del territorio. L’oro verde della Valdichiana è stato dunque il grande protagonista di dieci giorni di eventi, tra incontri, dibattiti e degustazioni, che si sono susseguiti nel territorio comunale di Trequanda. Nel weekend dell’11-12-13 ottobre, Castelmuzio è stato il primo palcoscenico dove il nuovo olio EVO ha fatto il suo debutto tra tanti curiosi e appassionati che non hanno voluto mancare agli eventi organizzati dall’Associazione Castelmuzio Borgo Salotto. I riflettori poi si sono poi spostati a Trequanda nel fine settimana del 19-20 ottobre, in cui, oltre a celebrare l’olio novo, si sono svolte le consuete premiazioni, dopo lo scambio di doni con i rappresentanti istituzionali dei Comuni gemellati di Poggio San Marcello e di Marone.

Intervista a Luca Bianchini

Lo scrittore Luca Bianchini ci racconta il suo legame con il nostro territorio e i suoi prossimi progetti letterari durante la Festa dell'Olio Novo di Trequanda!

Pubblicato da La Valdichiana su Domenica 20 ottobre 2019

Allo scrittore Luca Bianchini è stato consegnato il “Ramoscello”, dedicato a personalità legate a Trequanda che si sono contraddistinte per il loro amore nei confronti del territorio. Proprio il famoso scrittore e autore radiofonico, i cui romanzi sono apprezzati da migliaia di lettori, ha dichiarato di tornare spesso nella casa dei nonni nel centro storico di Trequanda per terminare i propri manoscritti. Successivamente è stato consegnato il premio “Oliva d’Oro 2019” dedicato a un produttore locale che si sia distinto per la qualità del proprio olio, per la cura degli oliveti e per la tutela del paesaggio. Quest’anno il riconoscimento è stato assegnato all’azienda agricola Carraia, rappresentata dal giovane produttore Andrea Mangiavacchi che ha preso in gestione l’attività di famiglia. Andrea, nel raccontare la sua attività, ha dimostrato di mettere impegno e tanta passione nel suo lavoro, passione tramandata dal nonno Franco Bardi.

Nei dieci giorni di eventi è stata data particolare attenzione ai corsi per assaggiatori organizzati dall’Associazione Italiana Conoscere l’Olio d’Oliva (Aicoo), all’accoglienza degli ospiti del Treno Natura interessati ad approfondire la conoscenza del nostro territorio e dei suoi prodotti tipici di eccellenza. Alla riuscita della festa hanno partecipato le associazioni locali, dalla ProLoco Trequanda a Castelmuzio Borgo Salotto, passando per i tanti volontari del posto, che hanno permesso la realizzazione di spettacoli di intrattenimento serali e momenti giocosi per i più piccoli.

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Bruscello 2019 – Tutte le notizie

Sponsorizzato da Valdichiana Media e Compagnia Popolare del Bruscello – Notizie e aggiornamenti dall’edizione 2019 del Bruscello Poliziano Al Bruscello Poliziano 2020 ritornerà il “Decamerone” (20/10/19) Con il tradizionale pranzo…

Sponsorizzato da Valdichiana Media e Compagnia Popolare del Bruscello – Notizie e aggiornamenti dall’edizione 2019 del Bruscello Poliziano


Al Bruscello Poliziano 2020 ritornerà il “Decamerone” (20/10/19)

Con il tradizionale pranzo dei bruscellanti di domenica 20 ottobre si è chiusa la strepitosa stagione 2019, che ha celebrato degnamente gli 80 anni del Bruscello Poliziano. Reduci dal successo di “Pia de’ Tolomei” che ha incantato il pubblico nei giorni di Ferragosto a Montepulciano, i membri della compagnia popolare si sono riuniti per festeggiare e tracciare un bilancio dell’anno appena trascorso, cominciando già a lavorare ai prossimi progetti.

Come di consueto, infatti, al termine del pranzo è stato svelato il tema dell’edizione del 2020: ritornerà il “Decamerone”, un divertente Bruscello ispirato alle vicende della più famosa opera di Boccaccio. Rappresentato per la prima volta nel 2015, ebbe la sfortuna di capitare in un’estate piovosa, con condizioni meteo sfavorevoli che costrinsero ad annullare due serate di rappresentazione; la prossima estate sarà quindi il momento perfetto per riportare sul sagrato del Duomo di Montepulciano questo divertente bruscello, il cui libretto è stato scritto da Irene Tofanini e Chiara Protasi, mentre la direzione musicale è affidata al maestro Alessio Tiezzi e la regia a Stefano Bernardini. Si prospetta uno spettacolo vivace e simpatico, in cui sarà messo al primo posto l’aspetto sociale del Bruscello e il piacere di stare insieme.

Al pranzo dei bruscellanti erano presenti Stefano Scaramelli, consigliere regionale della Toscana, gli assessori Alice Raspanti e Lucia Musso per il Comune di Montepulciano, i rappresentanti della BCC Valdichiana Fabio Tamagnini ed Eros Nappini. Il Presidente della Compagnia Popolare del Bruscello, Marco Giannotti, ha ringraziato tutti i presenti per l’eccezionale edizione appena conclusa e ha dato appuntamento al 2020 per un nuovo entusiasmante Bruscello Poliziano, che continuerà a tenere viva la tradizione che affonda le sue radici nell’antica civiltà contadina.


“Brancaleone”: il bruscellino come si faceva nelle aie (10/09/19)

Domenica 15 settembre lungo le strade di Montepulciano torna il Bruscellino, uno spettacolo itinerante realizzato dalla Compagnia Popolare del Bruscello che allieta visitatori e passanti in una versione più simile a quella della tradizione contadina, accompagnato soltanto da una fisarmonica. L’appuntamento con “Brancaleone” è per le ore 17 in Piazza Grande, ore 18 in Piazza delle Erbe e infine alle ore 18:30 davanti alla Torre di Pulcinella.

Il bruscellino itinerante richiama il periodo in cui il Bruscello veniva fatto nelle aie dei poderi della mezzadria, all’ombra di un arboscello o nei mercati paesani durante le sagre della civiltà contadina della Valdichiana. Un rimando diretto a quella tradizione da cui è nato il Bruscello come lo conosciamo oggi, una grande rappresentazione che nei giorni di Ferragosto viene messa in scena sul sagrato del Duomo di Montepulciano con centinaia di bruscellanti e l’accompagnamento dell’orchestra.

Nella giornata di domenica 15 settembre il bruscellino dedicato a “Brancaleone” con il coordinamento artistico di Franco Romani vedrà la compagnia formata da Stefano Bernardini, Franco Capitini, Andrea Paolessi, Leonardo Roghi, Claudio Bernetti, Paolo Parissi, Marco Banini, Stefano Banini, Elisabetta Canapini, Sabrina Dottori, Chiara Scannapieco, Roberto De Pascali, Alessandro Zazzaretta, Dino Protasi, Chiara Protasi ed Emanuela Rossi cimentarsi in questa rappresentazione lungo le vie di Montepulciano, accompagnati dalla fisarmonica di Gianluca Stocchi.

La trama del bruscellino è ispirata ai due film diretti da Mario Monicelli (L’armata Brancaleone, 1966, e Brancaleone alle Crociate, 1970). In sella a un ronzino, Brancaleone da Norcia, cavaliere fanfarone e dai pochi meriti, guida un’improbabile “armata” di miserabili nella guerra contro gli infedeli. Sulla strada vivranno mille peripezie, si uniranno alla combriccola anche lo spilorcio ebreo Abacucc, l’Infedele Bronzone, l’ambiguo cavaliere Teofilatto per finire con l’equivoco incontro con le sopravvissute sorelle appestate di un paese deserto pronto per essere conquistato dalla ridicola Armata. Un’avventura di salda presa comica in cui l’invenzione farsesca si mescola alla citazione colta come il personaggio memorabile alle capacità degli interpreti coinvolti.


Il “Grifo Poliziano” assegnato alla Compagnia Popolare del Bruscello (19/08/19)

La Compagnia Popolare del Bruscello Poliziano è stata insignita del premio “Grifo Poliziano” durante la cerimonia di domenica 18 agosto al Teatro Poliziano: un riconoscimento agli ottanta anni di vita della compagnia, che nel corso del tempo ha saputo mantenere la tradizione culturale del teatro popolare locale e diffondere in Italia e nel mondo l’immagine della cittadina poliziana. Il “Grifo Poliziano” è infatti il premio che annualmente viene assegnato da parte del Comune di Montepulciano alle personalità e alle associazioni che si distinguono per il loro impegno nella valorizzazione in ambito internazionale della città.

Il riconoscimento segue la consegna del “Gonfalone d’Argento” da parte della Regione Toscana, avvenuta nel corso della prima serata della “Pia de’ Tolomei”, che nei giorni di Ferragosto è stata rappresentata in Piazza Grande. Il doppio riconoscimento rappresenta la degna conclusione di un’edizione del Bruscello Poliziano positivamente accolta dai bruscellanti e dagli spettatori, per festeggiare l’ottantesimo compleanno della compagnia.

Il Presidente Marco Giannotti e i consiglieri Paolo Abram, Chiara Protasi, Franco Capitini e Michele Morgantini, che hanno ricevuto il “Grifo Poliziano” sul palco del teatro, tratteggiano un ottimo bilancio per questa edizione del Bruscello Poliziano, che ha fatto registrare la maggiore affluenza di pubblico degli ultimi anni, una grande risonanza mediatica e un’ottima accoglienza.

“Il premio non è solo nostro ma soprattutto di chi ci ha preceduto – spiega il Presidente Giannotti – i bruscellanti del passato ci hanno permesso di raggiungere l’ottantesimo compleanno, superando anche delle gravi difficoltà in alcuni periodi della nostra vita. Ci sono stati dei momenti in cui abbiamo rischiato di perdere il Bruscello, ma grazie al sacrificio e all’impegno dei tanti bruscellanti del passato siamo riusciti a raggiungere questo importante traguardo. Il nostro è uno spettacolo popolare, fatto dal popolo per il popolo e l’apprezzamento da parte del pubblico è per noi la massima soddisfazione.”

“Questo premio è dedicato a chi non è più tra noi, ma di cui manteniamo limpido il ricordo – aggiunge Paolo Abram – Non dobbiamo mai dimenticare da dove siamo partiti e le persone che hanno contribuito a raggiungere questo risultato.”

“Una manifestazione come il Bruscello Poliziano, che raggiunge gli ottanta anni di vita, deve essere da esempio per tutta la comunità, attraverso la diffusione di buone pratiche e di messaggi positivi. – commenta Chiara Protasi – La dedica di quest’anno alla lotta contro la violenza sulle donne va proprio in questa direzione, ovvero quella di affermare un valore sociale ed etico. La nostra compagnia va oltre lo spettacolo, siamo a disposizione delle altre associazioni anche soltanto per prestare i costumi o gli attrezzi, sempre disponibili a collaborare per il bene della comunità.”


La “Pia de’ Tolomei” continua fino a Ferragosto (14/08/19)

Continuano le rappresentazioni dell’edizione 2019 del Bruscello Poliziano dal titolo “Pia de’ Tolomei”. Dopo il successo delle prime serate, i bruscellanti della Compagnia Popolare sono pronti a replicare la messa in scena di questa originale forma di teatro popolare tutte le sere sul sagrato del Duomo di Montepulciano, fino a giovedì 15 agosto compreso. Cinque serate di grande spettacolo che celebrano degnamente l’ottantesimo compleanno della Compagnia Popolare, che proprio la scorsa domenica è stata insignita del Gonfalone d’Argento della Regione Toscana da parte del Presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani, a dimostrazione del suo grande valore sociale, artistico e culturale.

Una delle principali caratteristiche di quest’edizione del Bruscello Poliziano è stata la dedica del libretto dell’opera alla lotta contro la violenza sulle donne. L’obiettivo della Compagnia Popolare è infatti quello di valorizzare le strutture di sostegno che offrono servizi alle persone vittime di violenza e e abusi in Valdichiana e dintorni, ma anche informare la popolazione sui servizi che vengono offerti nel territorio a sostegno delle problematiche di genere. Per questo motivo, nella serata di martedì 13 agosto, sono state installate delle scarpette rosse sulla scalinata del sagrato del Duomo di Montepulciano, come segnale di vicinanza simbolica e di grande impatto visivo ed emotivo alle continue iniziative messe in campo contro la violenza sulle donne.

Le iniziative di carattere sociale legate ai festeggiamenti per gli ottant’anni della Compagnia Popolare non si fermano qui: nella serata di lunedì 12 agosto, infatti, è stata consegnata una targa in onore dell’associazione Avis di Montepulciano, rappresentata dal Presidente Giuliano Faralli, che ha raggiunto i sessant’anni di attività ed è legata al Bruscello dalla figura di Don Marcello del Balio. Inoltre è stata dedicata una targa alla famiglia Secchi Tarugi, che ha dato un fondamentale apporto alla crescita del Bruscello Poliziano durante i primi anni di attività e il cui palazzo forma uno dei lati della cornice di Piazza Grande, splendido palcoscenico in cui è sempre esibita la Compagnia Popolare.

La rappresentazione della “Pia de’ Tolomei”, la nuova versione del primo Bruscello del 1939, continuerà tutte le sere a Montepulciano fino alla giornata di giovedì 15 agosto. Sotto la direzione artistica di Franco Romani, la regia di Marco Mosconi e le coreografie di Maria Stella Poggioni, oltre duecento bruscellanti provenienti dal territorio circostante, tra coro e solisti, metteranno in scena l’opera composta dal libretto di Irene Tofanini e dalle musiche del maestro Luciano Garosi. Un buon motivo per tornare a vedere il Bruscello Poliziano anche nelle sere seguenti, grande novità di quest’edizione, è l’introduzione del doppio cast, che incrementa la partecipazione dei solisti nei ruoli principali della “Pia de’ Tolomei”.


Bruscello Poliziano: buona la prima per la “Pia de’ Tolomei” (12/08/19)

Buona la prima per la rappresentazione della “Pia de’ Tolomei”, l’edizione 2019 del Bruscello Poliziano. Nella serata di domenica 11 agosto si è infatti svolta la prima rappresentazione di questa originale forma di teatro popolare che festeggia l’ottantesimo compleanno. L’incredibile traguardo raggiunto dalla Compagnia Popolare, che porta il Bruscello nei giorni di Ferragosto sul sagrato del Duomo di Montepulciano, è stato festeggiato attraverso la consegna, da parte del Presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani, in compagnia del consigliere regionale Stefano Scaramelli e del Sindaco di Montepulciano Michele Angiolini, del Gonfalone d’Argento della Regione Toscana. Un riconoscimento di grande pregio per una delle più antiche associazioni di Montepulciano e per una manifestazione culturale unica nel suo genere, uno spettacolo fatto dal popolo e per il popolo.

Come ormai da tradizione, nel corso della prima serata della rappresentazione sono stati anche assegnati i premi “Cantastorie” a cura della famiglia Crociani, in ricordo dello storico cantastorie del Bruscello Arnaldo Crociani, di cui ricorrono venti anni dalla scomparsa. I premi di quest’anno sono stati assegnati a Daniela Mosca e a Roberto Tofanini; il premio per i bruscellanti più piccoli è andato invece a Filippo Turchi.

La rappresentazione della “Pia de’ Tolomei”, la nuova versione del primo Bruscello del 1939, continuerà tutte le sere a Montepulciano fino alla giornata di giovedì 15 agosto. Sotto la direzione artistica di Franco Romani, la regia di Marco Mosconi e le coreografie di Maria Stella Poggioni, oltre duecento bruscellanti provenienti dal territorio circostante, tra coro e solisti, metteranno in scena l’opera composta dal libretto di Irene Tofanini e dalle musiche del maestro Luciano Garosi. Nelle successive serate di rappresentazione, il Bruscello poliziano presenterà al pubblico una delle principali novità di quest’edizione: l’introduzione del doppio cast, che incrementa la partecipazione dei solisti nei ruoli principali della “Pia de’ Tolomei”.


Il Bruscello Poliziano contro la violenza sulle donne (06/08/19)

L’edizione numero 80 del Bruscello Poliziano, che porterà sul sagrato del Duomo di Montepulciano la nuova rappresentazione della “Pia de’ Tolomei”, dedicherà il libretto alla lotta contro la violenza sulle donne. L’obiettivo è quello di valorizzare le strutture di sostegno che offrono servizi alle persone vittime di violenza e abusi, ma anche informare la popolazione sui servizi che vengono offerti nel territorio a sostegno delle problematiche di genere.

L’occasione propizia per legare il Bruscello Poliziano a questo tema è data dalla vicenda della “Pia de’ Tolomei”. La Pia raccontata da Dante nella sua Divina Commedia è infatti il soggetto del primo Bruscello del 1939 e la sua vicenda, seppur avvolta nel mistero e nella leggenda, è legata all’assassinio da parte del marito. Per questo motivo, l’interprete della Pia, Chiara Protasi, che è anche consigliere comunale con delega alle Pari Opportunità, ha proposto alla Compagnia Popolare del Bruscello e all’autrice del testo, Irene Tofanini, di dedicare il libretto 2019 alla lotta contro la violenza sulle donne.

Il traguardo delle ottanta candeline implica un’indispensabile capacità di adattamento al contesto sociale e culturale per una Compagnia così longeva, in modo che possa essere esempio per buone pratiche da proporre e applicare a tutta la comunità. – afferma Chiara Protasi – Creare rete e cultura su questo tema è l’obiettivo primario per combattere la disparità, l’odio e la violenza in qualsiasi tipo di rapporto e sono felice che anche il Bruscello possa avere un ruolo. Per questo motivo ringrazio l’Amministrazione comunale di Montepulciano, il Presidente Marco Giannotti, la librettista Irene Tofanini e tutti i consiglieri della Compagnia per aver accolto la proposta.”

Per sancire in maniera simbolica l’impegno della Compagnia Popolare del Bruscello su questo tema, la serata del 13 agosto saranno installate delle scarpette rosse sulla scalinata del sagrato del duomo. Verrà inoltre dato spazio alle responsabili dei principali servizi attivi nel nostro territorio che si occupano di tali tematiche: il Centro Pari Opportunità Valdichiana, servizio associato dell’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese (mail: cpo@unionecomuni.valdichiana.si.it – cellulare: 3204511410, con sedi a Sarteano, Montepulciano e Sinalunga; e l’associazione Amica Donna Onlus con sedi a Chianciano Terme e Torrita di Siena (mail: cavassociazioneamicadonna@gmail.com – cellulare: 3279999228 – 3293050686 – 3929504270).

Nel frattempo fervono i preparativi per la rappresentazione che si terrà nei giorni dall’11 al 15 agosto in Piazza Grande: in questi giorni sono in corso le prove in piazza del coro e dei solisti, l’allestimento della scenografia e le ultime preparazioni musicali. L’appuntamento sarà quindi un degno compleanno per la Compagnia Popolare del Bruscello Poliziano, che porterà in scena oltre duecento bruscellanti nei cinque giorni di rappresentazione.


Presentata in Regione Toscana la “Pia de’ Tolomei” per l’ottantesimo Bruscello (24/07/19)

La Compagnia Popolare del Bruscello festeggia i suoi primi ottant’anni all’insegna della passione e della tradizione, con la nuova rappresentazione della “Pia de’ Tolomei” che verrà messa in scena in Piazza Grande a Montepulciano dall’11 al 15 agosto. L’edizione numero ottanta rappresenta un incredibile traguardo ed è stata presentata martedì 23 luglio presso la Sala Barile del Consiglio Regionale della Toscana, con la partecipazione del presidente del consiglio regionale Eugenio Giani, i consiglieri regionali Stefano Scaramelli e Simone Bezzini, il sindaco di Montepulciano Michele Angiolini, l’assessora Lucia Musso, il presidente della Compagnia Marco Giannotti e il direttore artistico Franco Romani e il compositore musicale Luciano Garosi.

La compagnia compie ottanta anni. La Compagnia Popolare del Bruscello tramanda la tradizione del Bruscello attraverso la particolare forma di teatro popolare, con canto e recitazione, attraverso la messa in scena di decine di figuranti nello splendido palcoscenico del sagrato del Duomo di Montepulciano, che avviene nei giorni di Ferragosto. Il Bruscello Poliziano è patrocinato dal Comune di Montepulciano, dalla Provincia di Siena e dalla Regione Toscana, in virtù della sua storia e della sua forte valenza culturale.

Come ormai da tradizione, ogni dieci anni viene riproposta la “Pia de’ Tolomei”, la rappresentazione con cui tutto cominciò nel 1939 in Piazza Grande. Nella nuova versione che verrà messa in scena dall’11 al 15 agosto a Montepulciano, il sagrato del Duomo ospiterà oltre 200 bruscellanti provenienti dal territorio circostante, tra coro e solisti. Assieme all’autore delle musiche Luciano Garosi e all’autrice del libretto Irene Tofanini, hanno curato questa edizione il regista Marco Mosconi e la coreografa Maria Stella Poggioni. L’immagine del manifesto è realizzata da Emanuela Rossi.

“Il Bruscello – ha detto il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani – rappresenta un’espressione lirica popolare di artisti che hanno maturato la loro esperienza sul campo con l’ottava rima”. Giani ha ricordato che il “Bruscello ha fatto da caposcuola a tante manifestazioni di teatro popolare in Toscana come Monticchiello”. Il presidente ha proposto di assegnargli un riconoscimento con il Gonfalone d’argento perché “il Bruscello merita davvero tanto, ci aiuta a mantenere viva quella tradizione dal valore inestimabile”.

Un occhio particolare è stato puntato sulle pari opportunità, come ha fatto notare il sindaco di Montepulciano, Michele Angiolini, che ha ricordato “il libretto scritto da Irene Tofanini è dedicato alle donne. Lo spettacolo rappresenta – ha aggiunto il sindaco – uno strumento di elevazione culturale e sociale sul territorio”.

“Tradizione, innovazione, storia e cultura”, così il consigliere regionale Stefano Scaramelli ha descritto quest’evento. “È dovere della Regione – ha aggiunto Scaramelli – promuovere, sostenere e valorizzare quest’iniziativa in cui arte diventa non solo cultura ma un modo per far conoscere Montepulciano nel mondo”. Anche il consigliere regionale Simone Bezzini è intervenuto, ringraziando “chi cerca di portare avanti iniziative che hanno una forte radice nella tradizione, valorizzano aspetti identitari positivi e riescono a farlo attivando la partecipazione popolare. La cultura che viene vissuta in maniera partecipata, questo è un elemento di straordinario valore”.

“La nostra è una compagnia giovane, nonostante gli ottanta anni – ha detto il presidente della Compagnia Marco Giannotti – che pensa al futuro e al ricambio generazionale. Giannotti ricorda che nel 1939 la prima rappresentazione del Bruscello sul sagrato venne effettuata per raccogliere fondi per il completamento della facciata del duomo. Il direttore artistico Franco Romani ha parlato delle innovazioni della ‘Pia de’ Tolomei’: “Ci ha accompagnato negli anni varie volte – ha detto – con cadenza decennale, ma dalla prima Pia a quella attuale ci sono stati tanti cambiamenti, questa è un’edizione nuova sia per le musiche che per i testi”.

La trama in breve. Nella Siena del tredicesimo secolo, Pia, nobile fanciulla appartenente alla potente famiglia de’ Tolomei, vive spensierata, persa in ingenue illusioni cavalleresche. Durante un torneo incontra il giovane Conte Guidi di Arezzo. Il ragazzo si innamora perdutamente di Pia, la quale, colpita dalle attenzioni di Guidi, se ne infatua a sua volta e gli concede un ciondolo con il suo stemma in pegno. I sogni infantili sono però ben presto destinati a svanire: Pia viene concessa in sposa al Conte Nello de’ Pannocchieschi. Il matrimonio combinato, non è tuttavia una fredda unione, i due sposi si innamorano profondamente l’uno dell’altra, ma più di una nube si addensa sul loro futuro: Ghino, amico fidato di Nello si innamora di Pia e vedutosi rifiutato giura vendetta contro la fanciulla e un’altra minaccia incombe: poco dopo le nozze, Nello è costretto a partire alla guida delle truppe di Siena, attaccata dalla vicina città di Arezzo, le cui forze sono capitanate dal Conte Guidi. Prima della battaglia, il Conte Guidi riesce a intrufolarsi nel giardino di Pia e le giura amore, ma lei lo rifiuta con gentilezza, restando fedele all’amato Nello. La scena è spiata da Ghino, che vede un’occasione di attuare la sua vendetta: si precipita all’accampamento di Nello e gli mente raccontato il falso tradimento di Pia con il Conte Guidi, rivela poi a Nello che uccidendo il Conte Guidi in battaglia avrebbe trovato la prova inconfutabile del tradimento di Pia addosso al giovane. Nello, furioso, si lancia in battaglia, uccide Guidi e strappa dal suo cadavere il ciondolo che Pia gli aveva donato. Torna a Siena da vincitore, ma ormai è deciso a vendicarsi della moglie infedele. Trascina Pia in maremma e la lascia imprigionata nel castello dei suoi avi a morire. Scoperto l’inganno di Ghino, Pia tenta di mandare un messaggio a Nello, ma è troppo tardi: quando Nello, avvedutosi dell’innocenza di Pia si precipita in maremma la trova già morta e l’unica cosa che gli resta sono le lacrime amare del rimpianto e della colpa.


Doppio cast per l’80esimo Bruscello Poliziano (11/07/19)

Fervono i preparativi per l’80esima edizione del Bruscello Poliziano, che vedrà rappresentare in Piazza Grande la nuova versione della “Pia de’ Tolomei”; l’appuntamento è fissato per le sere dall’11 al 15 agosto sul sagrato del Duomo di Montepulciano per uno spettacolo che vedrà impegnati circa 200 bruscellanti provenienti dal territorio circostante, per portare avanti una lunga tradizione che affonda le sue radici nel teatro popolare che veniva rappresentato nelle campagne.

Una delle principali novità di questa edizione del Bruscello, che raggiunge il ragguardevole traguardo degli 80 anni consecutivi, è rappresentato dall’introduzione del doppio cast, che permetterà di incrementare la partecipazione nei ruoli dei protagonisti dello spettacolo e fornirà agli spettatori l’opportunità di fruire di un interessante diversivo durante le repliche. Nei giorni dispari, infatti, sarà presente un cast per rappresentare i protagonisti delle vicende della Pia de’ Tolomei, mentre nei giorni pari ci sarà un’alternanza nei ruoli principali.

“Abbiamo introdotto questa novità per coinvolgere bruscellanti giovani nei ruoli primari. – spiega il direttore artistico Franco Romani – Sarà inoltre un modo per favorire la buona riuscita delle parti cantate, in quanto il Bruscello si svolge all’aperto e la possibilità di colpi di vento può danneggiare le voci liriche dei solisti. Il doppio cast ci permetterà di includere fino a 36 bruscellanti nelle parti primarie, che vanno ad aggiungersi ai circa 50 bruscellanti del coro, ai 25 bambini e al gruppo dell’orchestra, per un impegno complessivo che vedrà partecipare oltre 200 persone alla messa in scena del Bruscello.”

Il doppio cast vedrà alternarsi Chiara Protasi e Chiara Scannapieco nel ruolo della protagonista Pia de’ Tolomei, Elisabetta Canapini e Sabrina Dottori nel ruolo della madre e Franco Capitini e Alessandro Collini nel ruolo del padre. Marco Banini e Matteo Benvenuti si alterneranno invece nei ruoli di Nello e di Guido Guido, mentre le ancelle della protagonista saranno interpretate da Irene Tofanini, Daniela Mosca, Giulia Gambacciani, Benedetta Checcarelli, Teresa Zazzaretta e Orsolina Faraldo. Altri personaggi, come quello di Ghino interpretato da Stefano Bernardini, rimarranno gli stessi tutte le sere; in altri casi, come quello del Cantore, assisteremmo a un’alternanza di ruoli tra Stefano Giannotti, Mirco Rubegni, Gabriele Paolucci e Cosetta Batignani (che interpretò il ruolo di Pia nei bruscelli del passato e che sarà un gradito ritorno sul sagrato del Duomo nei giorni 14 e 15 agosto).


La compagnia popolare del Bruscello Poliziano compie 80 anni (21/06/19)

Una storia di entusiasmo e passione: la Compagnia Popolare del Bruscello Poliziano compie 80 anni, un traguardo storico ed eccezionale, che la rende a buon diritto l’associazione più longeva di Montepulciano. Sorta nel 1939 per iniziativa di cultori locali della tradizione del teatro popolare, con lo scopo di divulgare anche nella cittadina di Montepulciano e nel territorio circostante le storie del Bruscello, nel 2019 vengono festeggiati gli 80 anni attraverso una grande rappresentazione in Piazza Grande nei giorni di Ferragosto, dove verrà messa in scena la “Pia de’ Tolomei”.

Il Bruscello è una forma di teatro popolare tradizionale, nato in Toscana e cresciuto con particolare vigore in Valdichiana. Affonda le radici della sua tradizione nei riti agresti dell’antichità e nelle usanze contadine di celebrare con rituali propiziatori la fine della stagione morta e l’inizio della bella stagione. La rappresentazione teatrale era cantata in ottava rima, generalmente con un accompagnamento musicale basato sulla ripetizione di semplici motivetti; veniva messa in scena nei poderi della campagna mezzadrile, piantando un “bruscello” e utilizzando come elemento centrale della scena. Si pensa che il nome “Bruscello” venga proprio da questo albero, un arbusto o un arboscello. Il Bruscello è popolare perché affronta argomenti conosciuti dalla gente e perché è fatto dalla gente: il popolo diventa attore e spettatore nello stesso momento.

La versione moderna del Bruscello è una rappresentazione popolare cantata, che dal 1939 viene rappresentanza in Piazza Grande a Montepulciano nei giorni di ferragosto. Dai teatrini e dalle campagne il Bruscello si sposta sul sagrato della cattedrale: un ampio palcoscenico, davanti a una platea di circa duemila spettatori. Non più una fisarmonica ad accompagnare il canto, ma l’orchestra dell’istituto di musica. E poi un parco luci da grande teatro per lo spettacolo fatto di notte, i costumi e l’attrezzeria arrangiati con cose vecchie lasciano il posto alle sartorie e attrezzerie teatrali, mentre la cantata ripetitiva diventa un testo con più ritmo. Il Bruscello poliziano ha preso una nuova forma, non più spettacolo elementare fatto di una piccola cantata, ma spettacolo totale dal punto di vista teatrale.

Nel 2019, per festeggiare degnamente gli 80 anni della Compagnia Popolare, il Bruscello proporrà come ogni dieci anni la rappresentazione della “Pia de’ Tolomei”, la nuova versione del Bruscello moderno con cui tutto cominciò nel 1939. L’appuntamento è per i giorni dall’11 al 15 agosto in Piazza Grande per un compleanno carico di entusiasmo e passione insieme a centinai di bruscellanti.


La Compagnia Popolare svela l’Anteprima del Bruscello Poliziano (16/05/19)

Ottant’anni di storia, passione e tradizione: la Compagnia Popolare del Bruscello festeggia un traguardo di notevole importanza, un risultato reso possibile grazie ai tanti bruscellanti che nel corso degli anni hanno mantenuto vivo il teatro popolare proveniente dalla civiltà contadina, adattato al mutato contesto sociale e culturale. Come ormai ampiamente annunciato, sarà la “Pia de’ Tolomei” ad essere rappresentata in Piazza Grande a Montepulciano nei giorni di Ferragosto, appuntamento che si ripete ormai ogni dieci anni, per festeggiare il compleanno del Bruscello Poliziano.

Domenica 19 maggio verrà presentata l’edizione numero ottanta del Bruscello, attraverso uno speciale evento presso la sala ex-Macelli, a partire dalle ore 17:30, in cui verrà ripercorsa la storia della “Pia de’ Tolomei”, alla base della prima rappresentazione che avvenne nel 1939 a Montepulciano. L’autore delle musiche Luciano Garosi, l’autrice del libretto Irene Tofanini, insieme ai bruscellanti, ricorderanno le vecchie e nuove arie della “Pia de’ Tolomei”. Durante la serata sarà presentata l’immagine per il manifesto dell’edizione 2019 realizzata da Emanuela Rossi. L’evento si concluderà con un piccolo rinfresco, offerto dal ristorante pizzeria “C’era una Volta” e un brindisi di buon augurio agli ottanta anni del Bruscello Poliziano.

La Compagnia Popolare del Bruscello tramanda la tradizione del Bruscello attraverso la particolare forma di teatro popolare, con canto e recitazione, attraverso la messa in scena di decine di figuranti nello splendido palcoscenico del sagrato del Duomo di Montepulciano, che avviene nei giorni di Ferragosto. Il Bruscello Poliziano è patrocinato dal Comune di Montepulciano, dalla Provincia di Siena e dalla Regione Toscana, in virtù della sua storia e della sua forte valenza culturale.


Aspettando la “Pia de’ Tolomei”, il Bruscello rinnova il direttivo (23/04/19)

La Compagnia Popolare del Bruscello Poliziano si prepara a vivere un 2019 pieno di emozioni: il tradizionale appuntamento estivo con il teatro popolare giunge infatti all’80esima edizione, un traguardo eccezionale e carico di aspettative. Il tema di quest’edizione è già stato annunciato, perché ricorre ogni dieci anni: sarà la “Pia de’ Tolomei”, la nuova versione del Bruscello moderno con cui tutto cominciò nel 1939. Da allora i bruscellanti hanno continuato a mantenere viva la tradizione poliziana che proviene dall’antica civiltà contadina, diventando l’associazione più longeva di Montepulciano.

Per prepararsi al meglio a questo importante appuntamento, la compagnia è già al lavoro da molti mesi, e proprio in questi giorni ha rinnovato il proprio consiglio direttivo. Confermato alla presidenza Marco Giannotti, a cui sarà affiancato il vicepresidente Paolo Abram; la tesoreria è affidata a Gianni Minasi, il ruolo di segretario del consiglio direttivo a Chiara Protasi, mentre è confermata la direzione artistica a Franco Romani. I responsabili dei costumi sono Michele Morgantini e Anna Meconcelli; completano il consiglio direttivo Paolo Parissi, Franco Capitini, Irene Tofanini, Mauro Betti, Dino Protasi e Celso Pallassini.

Il nuovo consiglio direttivo si è già messo al lavoro, sono state proposte e approvate una serie di iniziative su cui ci stiamo già impegnando – commenta il Presidente Marco Giannotti – L’augurio che faccio è quello di arrivare a festeggiare gli 80 anni della Compagnia Popolare del Bruscello con entusiasmo e passione.”

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Nei Panni dell’Altro – Intervista a Olga Rossi

Con la postura austera, ma pacata, dell’attrice di accademia, Olga Rossi non ha mai abbandonato le sue radici toscane, nonostante il curriculum artistico le abbia permesso di falcare da Nord…

Con la postura austera, ma pacata, dell’attrice di accademia, Olga Rossi non ha mai abbandonato le sue radici toscane, nonostante il curriculum artistico le abbia permesso di falcare da Nord a Sud lo stivale, tra tournée teatrali e set cinematografici. Tanto che, tra i lavori per il cinema con Gabriele Salvatores o Rocco Papaleo, e quelli per il teatro con Alessandro Gassman o Ottavia Piccolo – giusto per citarne alcuni – Olga Rossi trova occasioni per portare avanti progetti di propedeutica teatrale, e laboratori di recitazione, nel nostro territorio. Dopo il Diploma al Teatro Stabile di Torino, ha seguito corsi di perfezionamento con Luca Ronconi e Massimo Navone, per poi seguire seminari e workshop con Marcel Marceau, Julie Anne Stanzak e Nicolaj Karpov: non si può di certo negare che abbia avuto la possibilità di osservare da vicino il lavoro dei più grandi teatranti del nostro tempo.

Residente a Trequanda, già lo scorso anno ha curato un laboratorio teatrale dedicato alla Costituzione italiana e quest’anno, coinvolta dalla direzione del Teatro Ciro Pinsuti di Sinalunga, si occuperà dei corsi di recitazione rivolti ai bambini delle scuole elementari e di quelli per adulti. Oltre a Olga Rossi, a coordinare i partecipanti dei laboratori di recitazione presso il teatro sinalunghese ci sarà anche Maria Claudia Massari, ormai volto noto del pubblico del Ciro Pinsuti, che porterà avanti i corsi per ragazzi delle scuole medie e per le scuole superiori.

Abbiamo rivolto qualche domanda a Olga nella settimana in cui sono stati presentati i corsi attraverso lezioni-prova gratuite.

Quale percorso professionale/artistico ti ha portato a curare la propedeutica teatrale? Cosa ti interessa del lavoro di insegnante di teatro?

Il tempo. In mezzo alle  lunghe tournèe scavalcamontagne che durano mesi, così, per gioco, ho iniziato con i ragazzi del circolo Arci di Trequanda un percorso che mi ha convinta sempre di più della funzione sociale del teatro. Fosse per me aprirei un teatro e una biblioteca, con gli orari di un centro commerciale, in ogni paese. Per quanto riguarda l’insegnamento, non credo che il teatro si possa insegnare, ma se ti interessa puoi imparare a farlo.

Che tipo di lavoro attende i ragazzi che si iscriveranno ai corsi 2019/20 del Ciro Pinsuti?

Ai ragazzi, che poi sono più bambini – dato che con me saranno i piccoli delle elementari – leggerò le Favole al Telefono di Rodari: ogni giorno sarà una storia a guidare la nostra immaginazione. C’era una volta il signor Bianchi di Varese… le leggevo da piccola e l’idea di quel babbo che ogni sera, dal niente, inventava una storia per sua figlia, me la sono portata dietro per anni, poi ho capito perché. Ascoltare storie ci fa sentire meno soli.

Qual è la principale novità di questa stagione, sempre per quanto riguarda i laboratori, rispetto a quelle precedenti?

Non so bene rispondere in questi termini. Il lavoro appassionato di Maria Claudia, che da vent’anni ha cresciuto i ragazzi di Sinalunga e, agli albori, ha cresciuto anche me. Quello che Calamandrei dice a proposito della legge credo possa essere piuttosto universale, le regole del teatro sono vive perché dentro a queste formule circola il pensiero del nostro tempo; bisogna lasciarvi entrare l’aria che respiriamo, mettervi dentro i nostri propositi e le nostre speranze. Il teatro è giovane e antico come la primavera, si rinnova sempre e le persone, se ne hanno voglia, possono fare altrettanto.

A quale tipo di persone sono rivolti i tuoi corsi?

Non esistono requisiti specifici, credo che piuttosto sia necessaria la voglia di provare a mettersi nei panni di qualcun altro, lasciare andare un pezzo delle proprie convinzioni per provare a capire cosa pensa qualcuno che non sia ‘io’; è un esercizio necessario in questi tempi.

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Le Fattorie Granducali in Valdichiana

Le fattorie granducali hanno contribuito nei secoli a creare l’immagine più conosciuta e amata della Valdichiana. Provate a sedervi, chiudete gli occhi e pensate a questa meravigliosa terra. Posso supporre…

Le fattorie granducali hanno contribuito nei secoli a creare l’immagine più conosciuta e amata della Valdichiana. Provate a sedervi, chiudete gli occhi e pensate a questa meravigliosa terra. Posso supporre che avrete visualizzato dolci colline, attraversate da bianche strade sterrate delimitate da alti cipressi, che salgono fino a vecchissime ville in mattoni in cui chiunque, almeno una volta nella vita, ha pensato “come sarebbe bello vivere lì”.

La valle attraversata dal Clanis, l’antico fiume dell’Etruria meridionale, abbonda di antiche fattorie costruite nella prima metà del XVIII secolo, come passo conclusivo del processo di bonifica e appoderamento della Valdichiana iniziato nei primi anni del ‘500 dalla dinastia Medici. Dopo decenni dedicati al risanamento della palude, che copriva 8.800 ettari di terreno e si estendeva da Arezzo a Chiusi, i fiorentini, che si erano impossessati dei territori di Arezzo nel XIV secolo e di Siena dopo la Battaglia di scannagallo nel 1554, ordinarono la costruzione di tredici fattorie. Disposte in modo da coprire l’intera vallata, queste imponenti abitazioni erano riservate ai proprietari terrieri o ai loro contadini e servivano a organizzare i lavori agricoli di tutti i terreni coltivati a cui facevano riferimento: i terreni erano suddivisi in poderi, generalmente condotti con il sistema della mezzadria. Le fattorie granducali in Valdichiana erano le seguenti: Foiano, Bettolle, Abbadia, Acquaviva, Dolciano, Chianacce, Creti o S. Caterina, Montecchio Vesponi (che comprendeva anche Capannacce), Brolio, Pozzo, Frassineto e Font’a Ronco.

È possibile leggere la Valdichiana granducale come l’esito di un grande piano che ha proceduto dal generale al particolare: piano territoriale, con la scelta tra le strategie e le opzioni di fondo; bonifica per colmata o per essiccamento; modalità insediative e appoderamento; ruolo delle colmate; ruolo dei canali allaccianti nell’assicurare lo scolo delle acque alte provenienti dalle colline; previsione delle vie e dei ponti principali, del numero e della dimensione delle varie fattorie; il loro piano urbanistico; la suddivisione in poderi ecc. Un percorso che ha permesso a queste meravigliose fattorie del ‘700 di giungere fino a noi, con la loro ricchezza storica che, come scrive il Prof. Gian Carlo Di Pietro nell’Atlante della Val di Chiana, fa di questa terra un monumento dell’identità toscana.

Nel corso degli anni le fattorie sono più volte cadute in disgrazia, ma sono comunque giunte fino a noi nel loro splendore, ricche di fascino e di tradizione. Nel 1799, a seguito dell’avvento di Napoleone in Italia, tutti i beni, comprese queste ville, vennero incamerati dal Governo francese; durante la Restaurazione passarono ai Lorena e da questi, infine, al nuovo Regno d’Italia, che le vendette a privati.

[Le immagini delle fattorie sono tratte da G. F. Di Pietro (a cura di), Atlante della Val di Chiana, Debatte Editore, Livorno, 2009]

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Racconti di Veglia: il pozzo di San Giliberto

(articolo a cura di Igor Abbas, Massimiliano Minotti e Alessio Banini) “Fammi bere, buona donna!” Queste sono le parole che si sentì dire una contadina nei pressi di un pozzo…

(articolo a cura di Igor Abbas, Massimiliano Minotti e Alessio Banini)

“Fammi bere, buona donna!”

Queste sono le parole che si sentì dire una contadina nei pressi di un pozzo nella campagna cortonese, secondo le storie popolari, da parte di un misterioso viaggiatore assetato. La donna diede da bere all’uomo, che stava recandosi in pellegrinaggio a Roma, e da quel momento l’acqua del pozzo si tramutò in vino per tre giorni, consentendo agli abitanti delle campagne di festeggiare e di ringraziare il pellegrino per il prodigio.

Il viaggiatore si chiamava Giliberto, da cui il nome di “Pozzo di San Giliberto” che ancora oggi è possibile osservare sul ciglio della Strada Provinciale 31 nei pressi di Monsignolo di Cortona. Ma qual è l’origine di questa leggenda e che significati si celano dietro il suo mistero?

Testimonianze e diffusione

La diffusione di questa storia popolare è legata a un luogo che è possibile visitare ancora oggi: un piccolo pozzo di pietra di forma circolare, risalente al VI secolo, che ha subito numerosi rifacimenti nel corso del tempo. Si trova sul ciglio del manto stradale, lungo la SP31 di Cortona che da Monsigliolo porta verso Montecchio, in una campagna che rappresenta perfettamente la Valdichiana. Il cartello lo identifica come “Pozzo di San Giliberto” e una targa datata settembre 1968 così recita:

Secondo lunga tradizione popolare
A questo pozzo si dissetò l’anno 515
San Giliberto pellegrino
Cambiando in vino l’acqua
Per gli ospitali coloni
Dediti alla rinascita delle vigne
Nella fertile terra cortonese
Dalla loro fatica bonificata

Non sono molte le notizie su questa leggenda, particolarmente diffusa nelle campagne di Cortona e legata alla religiosità popolare e ai riti di fertilità dei terreni. Le fonti non sono concordi neppure sul nome del pellegrino, che poteva chiamarsi Giliberto, Gilberto o Filiberto. La targa in marmo sul Pozzo di San Giliberto venne fatta apporre da don Sante Felici, che fu parroco dell’abbazia di Farneta e studiò la storia locale, fino a pubblicare nel 1967 il volume “L’Abbazia di Farneta in Val di Chiana”. Secondo la sua versione della leggenda, la tramutazione dell’acqua in vino fu opera del pellegrino Gilberto, rappresentato con la croce rossa sul saio, che si fermò a Montecchio per rifocillarsi durante il suo viaggio verso la Terra Santa. Il prodigio avvenne di fronte ad alcune donne, che diffusero la buona notizia per tutte le campagne.

La versione raccolta da Riccardo Gatteschi nel 2002 nel volume “Diavoli, Santi e Bonagente” presenta invece alcune differenze rispetto alla precedente. In questo caso la donna è una sola e il pellegrino si chiama Filiberto, rappresentato con una lunga barba e un saio. Dopo aver bevuto dal pozzo per mezzo di un orciolo, il pellegrino ne rovescia il contenuto e lo mette in testa alla donna, che torna a casa senza accorgersi di nulla e riuscendo a vedere il percorso nonostante l’ingombro. Una volta che i familiari le sfilano di testa il recipiente, si rendono conto che è pieno di vino rosso. La donna e i familiari tornano al pozzo e scoprono che è pieno di vino, sicuramente un prodigio operato dal pellegrino assetato. La notizia si diffonde per le campagne e la gente accorre a festeggiare per tre giorni, al termine dei quali il vino torna di nuovo nella forma originaria e il pozzo perde la sua magia.

Secondo una ulteriore versione, il pellegrino aveva viaggiato molto prima di raggiungere la Valdichiana, aveva addirittura varcato le Alpi per mettersi in viaggio verso la tomba di San Pietro. Fermatosi nei pressi di Montecchio per ottenere ristoro, venne sfamato e dissetato dai contadini, nonostante la loro condizione di povertà. I terreni cominciavano a impaludarsi e l’acqua pulita scarseggiava, ma la gente del posto donò il poco che aveva al pellegrino; in cambio, quest’ultimo trasformò l’acqua del pozzo in vino e lasciò che tutti ne attingessero. Si fermò quindi per la notte in un ovile, e lì morì serenamente. I contadini lo scoprirono la mattina successiva, seduto in ginocchio e con le mani giunte, con le pecore e gli agnelli tutt’intorno che stavano anch’essi inginocchiati in preghiera. Per tali prodigi, la gente di Montecchio lo pianse e lo riverì, fino portarlo nella chiesa più vicina e seppellirlo sotto l’altare.

Caratteristiche ed analisi

La leggenda del Pozzo di San Giliberto è ristretta al territorio circostante e, nelle sue differenti versioni, si concentra sul prodigio della tramutazione dell’acqua in vino. Questa caratteristica ci porta immediatamente al primo miracolo dei Vangeli cristiani, operato da Gesù Cristo durante le Nozze di Cana: descritto nel Vangelo secondo Giovanni, l’episodio è uno dei più celebri:

«Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. Gesù le disse: “Che c’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta”. Sua madre disse ai servitori: “Fate tutto quel che vi dirà”. C’erano là sei recipienti di pietra, del tipo adoperato per la purificazione dei Giudei, i quali contenevano ciascuno due o tre misure. Gesù disse loro: “Riempite di acqua i recipienti”. Ed essi li riempirono fino all’orlo. Poi disse loro: “Adesso attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono. Quando il maestro di tavola ebbe assaggiato l’acqua che era diventata vino (egli non ne conosceva la provenienza, ma la sapevano bene i servitori che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: “Ognuno serve prima vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora”»

Nelle agiografie e nelle storie popolari relative ai santi, non è raro trovarsi di fronte a dei prodigi che sono delle versioni minori rispetto ai miracoli descritti nei Vangeli. Questa può essere vista come una forma di continuità con tali storie, diventate parte dell’immaginario collettivo, anche nella vita delle campagne: il prodigio del Pozzo di San Giliberto può essere quindi letto come un riferimento alla figura più importante della sua stessa religione, parte della sua venerazione durante il pellegrinaggio verso Roma.

Un’altra caratteristica interessante è data dalla funzione che questa storia può assumere nei confronti degli abitanti delle campagne in cui era diffusa: a differenza di tante altre leggende popolari che hanno contraddistinto questa rubrica, questa volta non parliamo di minacce, creature ostili o situazioni pericolose che dovevano fungere da monito. Il fulcro della narrazione, stavolta, è un evento magico positivo che crea dei benefici agli abitanti delle campagne, in quanto il misterioso pellegrino ringrazia con un magnifico dono chi era stato così ospitale nei suoi confronti. In un contesto come quello della Valdichiana, i terreni in cui sorge il Pozzo di San Giliberto nel VI secolo dovevano essere ancora fertili, prima dell’impaludamento successivo. Siamo ancora lontani dalle grandi opere di ingegneria idraulica che hanno caratterizzato la Bonifica Leopoldina della Valdichiana in epoca moderna: nell’alto medioevo erano i contadini stessi, tendenzialmente, ad assicurare la salubrità e la fertilità delle campagne (non a caso la frazione adiacente si chiama “Montecchio della Pozzanghera” o “Montecchio del Loto”, nel senso di fango). La ricchezza data da un pozzo magico da cui si attinge vino, in questo senso, può simboleggiare la fertilità dei campi nel fondovalle e la loro importanza nell’economia agraria del territorio fin dalle epoche più antiche.

La parte più misteriosa di questa storia è senza dubbio il protagonista, di cui abbiamo diverse versioni. Santo, frate o semplice viaggiatore, l’unico elemento in comune di Giliberto (o Gilberto, o Filiberto) è un saio da pellegrino e il desiderio di ringraziare i contadini per l’ospitalità ricevuta durante il viaggio. Non è facile trovare riferimenti o fonti storiche relative al Santo Giliberto di questa leggenda; tuttavia, nella frazione cortonese di Montecchio sorge la Chiesa di San Cristoforo, in cui secondo la leggenda sono state accolte le sue spoglie. Questa potrebbe essere la sede ideale dei suoi resti, simbolo di una religiosità rurale che ha attraversato le alterne vicende di bonifica di queste terre.

Una curiosità: esiste una leggenda simile a Lucca, relativa al culto di Santa Zita. Davanti al palazzo Fatinelli, dove la giovane lavorava come serva, avvenne un miracolo: un pellegrino assetato e affamato giunse a chiedere la carità e Zita gli diede l’acqua che si trovava nel pozzo di fronte, che si tramutò in vino. In questo caso il prodigio è compiuto dalla giovane santa che accoglie il pellegrino, a differenza del racconto di San Giliberto.

Influenze nella cultura pop

Dal momento che quella del Pozzo di San Giliberto è una storia popolare legata a un luogo circoscritto, non presenta particolari influenze nella cultura successiva, ed è raramente tramandata. La tematica del pozzo magico, tuttavia, è ampiamente presente in molte opere, soprattutto se è capace di esaudire i desideri: si tratta di una tradizione del folclore europeo molto diffusa e legata all’origine divina dell’acqua, in quanto una delle risorse cruciali per la nostra sopravvivenza. Il tema è stato sfruttato anche nel fumetto italiano, ad esempio da Dylan Dog nel 1993 con “Il Diavolo nella Bottiglia“, in cui l’acqua di un pozzo maledetto permetteva di esprimere tre desideri, che venivano reinterpretati dal demone al suo interno. Nella canzone “Wishing Well” del gruppo metal brasiliano Angra, invece, il pozzo magico permette un contatto diretto con la divinità:

Il pozzo può portare buona fortuna a chi attinge alle sue acque: ne è un esempio il film d’animazione “Daffy Duck e l’isola fantastica” del 1983, in cui i Looney Toons sono alle prese con un pozzo parlante capace di esaudire i desideri. Anche nel film Disney “Biancaneve e i Sette Nani” del 1937, la protagonista canta di fronte a un pozzo dei desideri, ed è proprio in quell’occasione che il principe la nota e si innamora di lei:

Non solo prodigi positivi: i pozzi possono anche nascondere elementi terribili e malefici. Ne è un esempio il famoso horror movie giapponese “Ring” del 1998 (che ha dato origine a una serie di pellicole, anche nella versione americana “The Ring”) in cui lo spirito vendicativo Sadako/Samara esce proprio da un pozzo, prima di uscire dal televisore:

 


Disclaimer: “Racconti di veglia” è una rubrica che vuole stimolare l’interesse sul folclore locale e sulle storie popolari della Valdichiana, con piccole analisi e collegamenti alla cultura di massa. L’intento è quello di tramandare la memoria orale delle “Veglie” contadine ai tempi della mezzadria, senza tralasciare uno sguardo alle più recenti “leggende urbane” e ai casi misteriosi degni di interesse. Le fonti vengono raccolte principalmente attraverso testimonianze dirette, memorie dei collaboratori, interviste e testi locali.

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