La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Chianini nel mondo: la storia di Marta Scali tra Norvegia, Monaco e Olanda

Olanda, Novembre 2018. Fare le valigie e partire per un Paese con storia, cultura, usanze e costumi diversi dalle nostre, è una scelta di grande coraggio e un’esperienza di vita…

Olanda, Novembre 2018.

Fare le valigie e partire per un Paese con storia, cultura, usanze e costumi diversi dalle nostre, è una scelta di grande coraggio e un’esperienza di vita molto affascinante. Uscire dalla propria ‘zona di conforto’  per essere un ‘cittadino del mondo’, però, non è mai una scelta semplice, e chi ha il coraggio di farla, difficilmente se ne pente, indipendentemente che si tratti di un’esperienza bella o brutta, perché quello che è stato vissuto farà sempre parte di noi.

“Quando si fa un’esperienza all’estero, si ha la possibilità di conoscere persone che non dimenticheremo mai: ci sono quelle con cui si passa più tempo e che diventano parte del tua vita quotidiana, quelle che diventano la tua ‘famiglia’ quando la tua ‘vera famiglia’ è lontana chilometri e chilometri da te, e infine ci sono quelle persone che ti fanno crescere e che ti insegnano nuove cose, un po’ come dei fratelli o sorelle maggiori”.

Ti manca l’Italia?

“Se mi manca l’Italia?. Beh, un po’ sì, ma poi quando torno e rimango lì per più di una settimana inizia a mancarmi la mia casa…che in questo momento è l’Olanda. Casa è dove trovi le persone che ti fanno stare bene, dove riesci ad esprimere al meglio te stesso e ti senti fortunato a fare quello che più ti piace fare”.

Questo racconto di vita ci arriva in redazione direttamente dall’Olanda, Paese europeo, in cui Marta Scali ha trovato, da quattro anni a questa parte, la sua casa, dopo aver abitato in Norvegia e a Monaco di Baviera. Marta è partita con la sua valigia pieni di sogni e di speranze da Trequanda.

Chi è Marta Scali?

“Sono cresciuta in una grande e unica famiglia. Ho frequentato le scuole elementari e medie del paese e il Liceo Scientifico a Montepulciano. E poi una nuova scelta. Mi sono trasferita a Pisa per frequentare Ingegneria Biomedica all’Università degli Studi di Pisa, un nuovo indirizzo nella Facoltà di Ingegneria dove la tecnologia incontra la medicina. Dopo la mia Laurea breve ho continuato a studiare per la Laurea Magistrale. È stato un lungo cammino ma allo stesso tempo stimolante. Alla fine del quinto anno grazie alla borsa di studio Erasmus Placement ho avuto la possibilità di vivere in un’altra nazione a mia scelta per 6 mesi per lavorare al mio progetto di tesi Magistrale. La mia scelta della Nazione non è stata molto scontata. Ho scelto di partire per la Norvegia, in specifico Trondheim”

Di solito chi parte per fare la prima esperienza all’estero sceglie Paesi a noi ‘amici’ come la Germania, la Francia o l’Inghilterra, tu perché hai scelto proprio la Norvegia?

“Fin da piccola ho visto la Norvegia e i suoi fiordi come un posto irraggiungibile e non mi sarei mai immaginata di vivere là un giorno. Invece in un freddo gennaio del 2012 ho preso le mie valige cariche di golf, scarponi, sciarpe e cappelli e sono partita. Il primo impatto è stato migliore di quanto pensassi. I miei primi mesi sono stati caratterizzati da neve, ghiaccio, aurore boreali e tanto calore da parte di ogni persona che incontravo. Il mio inglese non era dei migliori quando sono arrivata, avevo il livello che tutti gli italiani mai usciti dall’Italia hanno, riuscivo a capire abbastanza bene quello che mi dicevano ma le mie risposte erano sempre molto limitate. Ho sofferto molto all’inizio perché non riuscivo ad esprimere me stessa al meglio. Nella mia testa avrei volute dire tante cose ma poi di tutto quello che avevo dentro usciva solo una minima parte. Poi una mattina mi sono svegliata e mi ero accorta di aver fatto un sogno in cui tutti parlavano inglese inclusa me. E da lì tutto è cambiato”.

Parlaci del progetto che ti ha portato in Norvegia.

“Il mio progetto di tesi si è svolto al SINTEF Medical Technology dove ho lavorato al design di un nuovo strumento per biopsia durante una procedura di broncoscopia (analisi e diagnosi di problemi ai polmoni). Mi è piaciuto molto lavorare a contatto con i medici interessati a nuove tecnologie e pieni di idee e voglia di miglioramento nelle procedure mediche. Finito il mio progetto in Norvegia sono tornata in Italia per laurearmi e subito dopo ho continuato a lavorare come ricercatrice al SINTEF Medical Technology  con un progetto di ricerca europeo Marie Curie. Questo progetto è durato per 8 mesi dopo di che sono tornata in Italia”.

Finita questa esperienza sei tornata in Italia, ma dopo poco tempo hai deciso di ripartire. Cos’è che ti ha fatto decidere di ripartire di nuovo?

“Mi sono trovata ad un bivio in cui non sapevo bene cosa fare, andare a lavorare in un’azienda o continuare nel mondo accademico. Ho iniziato a mandare cv in Italia ma non ho ricevuto molte risposte ed entusiasmo. Ho contattato università all’estero, inclusa l’Australia, ma nel frattempo ho ricevuto un’offerta di un dottorato a Monaco di Baviera e ho deciso di accettarlo. E sono ripartita. Valige in mano mi sono trasferita a Monaco di Baviera con un’altra lingua da imparare. In Germania parlare il tedesco è molto importante per il processo di integrazione. Mi sono trovata a condividere le mie esperienze lavorative e non con un gruppo alquanto internazionale, Iran, Spagna, Cina, Repubblica Ceca, Francia, Turchia, India, Messico…Quando ti ritrovi circondato da tutte queste nazionalità e culture diverse in un certo senso è un po’ come viaggiare senza spostarsi fisicamente. E poi capita che in un attimo sei invitato ad un matrimonio in Colombia e il giorno dopo sei a mangiare tapas a Madrid”.

E quella di Monaco di Baviera, che esperienza è stata?

“Purtroppo il tipo di dottorato e l’ambiente di lavoro non mi convincevano e non riuscivo a vedere niente di positivo nel rimanere nella mia condizione, l’unico motivo sarebbe stato quello di restare per le persone che avevo conosciuto al di fuori, persone veramente uniche che mi hanno aiutato in un momento difficile mi sentivo persa e senza una soluzione. Poi ho visto una nuova opportunità per un dottorato in Olanda con il gruppo di Minimally invasive Instrument all’Università Tecnologica di Delft e ho deciso di fare domanda. Sono stata presa per questo lavoro e ho lasciato il mio dottorato a Monaco di Baviera per iniziarne uno nuovo in Olanda. Ed è qui che mi trovo dal 2015. Lavoro nel Dipartimento di Biomechanical Engineering, nel Bio-inspired technology group. Nel nostro gruppo ci guardiamo intorno e prendiamo inspirazione dal mondo animale e vegetale per sviluppare nuovi strumenti medici per chirurgia minimamente invasive”.

Parlami meglio di questo progetto.

“Nel mio progetto, lavoriamo allo sviluppo di nuovi aghi, con diametro inferiori ad 1 mm, che possono curvare e penetrare all’interno del corpo per, per esempio, prendere un campione di tessuto o iniettare liquidi. L’inspirazione del mio progetto è arrivata da l’ovipositor di una vespa parassita. L’ovipositor è delle dimensioni di un capello umano (o anche più piccolo) che la vespa può inserire all’interno di un frutto o tronco di albero utilizzando un semplice meccanismo. Ora sono al quarto anno di dottorato e a Marzo 2019 anche questa avventura finirà. Al momento sto cercando attivamente un nuovo lavoro al di fuori dell’Accademia”

Al di là dei limitazioni linguistiche, come sono state con te le persone che hai conosciuto o incontrato durante queste esperienze?

“In Italia sappiamo che le persone del Nord Europa sono ‘fredde’, ma quello che noi non riusciamo a capire è che quello che per noi è ‘freddezza’ per loro è puro ‘rispetto dell’altro’, il nostro ‘vivi e lascia vivere’. Ed è proprio vero, io non mi sono mai sentita così libera di essere quello che voglio essere come adesso.  Il mio carattere è cambiato, è maturato grazie alle esperienze di vita in Paesi diversi che mi hanno fatto conoscere e comprendere che non esiste un solo modo di vedere le cose e che non si finisce mai di imparare. Nel mio primo anno fuori dall’Italia ho scoperto e imparato così tanto di me stessa e del mondo, che una volta tornata a casa, 6 mesi mi sono sembrati anni”.

Marta in Olanda ha trovato anche l’amore e del suo fidanzato parla così:

“Mi fa strano pensare che sono fidanzata con un ragazzo non italiano. Quello che ci rende forti è che ci complementiamo, un po’ come le nostre due culture. Anche se siamo cresciuti in modi differenti riusciamo a capirci e ad amarci per quello che siamo. In più il caso ha voluto che trovassi un ragazzo olandese che parla italiano! Mi ricordo ancora quando pensavo che la mia vita da grande sarebbe stata lavoro, casa e famiglia nei confini della Valdichiana. Direi che i miei piani sono cambiati un pochino. Questo mi fa sorridere, perché chissà dove sarò e cosa farò tra qui a 5 anni? Non nego che una parte di me dice che la mia vita prima o poi mi riporterà in Italia, ma al momento mi godo questa sensazione di libertà,  voglia di conoscere e scoprire il mondo perché come si dice ‘Non si finisce mai di imparare!’”

Hai detto che casa è ‘dove trovi le persone che ti fanno stare bene’, però dì la verità, c’è qualcosa che ti manca dell’Italia?

“Mi mancano le nostre colline e i nostri tramonti mozzafiato. Questo perchè sono 4 anni che vivo in Olanda, una nazione prevalentemente piatta. Mi manca il cibo, come penso un po’ a tutti gli italiani che vivono all’estero e soprattutto mi manca una bel piatto di tagliata e di pici al sugo! Mi manca l’estate Italiana con gli aperitivi, le serate passate semplicemente a parlare in piazza con le persone del paese, alzare gli occhi al cielo e vedere le stelle o meglio ancora le stelle cadenti.”

Ma a Marta, la cosa che le manca di più della sua Toscana, e che forse non ha mai veramente apprezzato ma che l’Olanda le ha fatto riscoprire, sono le semplici battute che si scambiano quando si incontra per strada qualcuno che si conosce, un amico, un conoscente o un semplice passante:

“C’è una cosa, in particolare, che mi fa sorridere e mi rende sempre un po’ nostalgica: quando incontro una nuova persona e mi presento mi viene sempre chiesto “Da dove vieni?” e appena rispondo “Italia” gli occhi di quella persona cambiano immediatamente espressione e mi sento dire “Wow, che bello! Italia da dove?”“Toscana” – “Oh, che posti meravigliosi. Sono geloso/a, e perché hai deciso di lasciare l’Italia?”. E da qui rinizia la mia storia”.

Marta, nonostante essere ‘cittadina del mondo’, è e rimarrà sempre italiana e sicuramente, questa esperienza le sarà servità per aprire un pò di più gli occhi e la mente, consegnandole gli strumenti per non giudicare senza prima conoscere. E questo le è stato possibile grazie alle diverse e differenti culture, da quella norvegese e a quella olandese, con cui è entrata in contatto, quelle culture che adesso Marta riconosce come ‘casa’.

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Agrietour 2018: l’agriturismo, un settore in salute

Il successo di un settore che vale oltre 1,4 miliardi di euro, quello dell’agriturismo, è rispecchiato da quello della fiera di riferimento, AgrieTour, che ha chiuso i battenti ad Arezzo…

Il successo di un settore che vale oltre 1,4 miliardi di euro, quello dell’agriturismo, è rispecchiato da quello della fiera di riferimento, AgrieTour, che ha chiuso i battenti ad Arezzo Fiere e Congressi con l’edizione numero diciassette, quella che ha segnato un cambio di passo.

Un nuovo format infatti ha interessato l’intero evento fieristico che ha chiuso al pubblico per aprire, in due giorni concentrati, le porte ai tecnici e agli operatori del settore. Il risultato sta nelle parole dei partecipanti, operatori da un lato (oltre 70 da tutti i principali mercati internazionali) e aziende agrituristiche che in due giorni hanno organizzato oltre 500 incontri b2b nei quali domanda e offerta si sono incontrati e confrontati confermando che la vacanza in campagna, soprattutto all’estero, è la preferita dai turisti.

Fiore all’occhiello di AgrieTour, il workshop B2B, che ha visto un modello a partire da una selezionata e cospicua presenza di buyer provenienti da tutto il mondo interessati a scoprire l’offerta nazionale. Oltre 70 in rappresentanza dei principali mercati con novità come la Colombia per esempio. Il modello seguito è stato quello del “matching day” con presentazioni dedicate ai buyer a cura dei territori presenti in fiera e del tradizionale B2B per le aziende che per la prima volta hanno potuto pianificare gli appuntamenti prima grazie alla nuova applicazione creata dalla fiera con la quale è stato possibile non solo gestire i contatti, ma anche comunicare in forma diretta e partecipare agli eventi potendo iscriversi e aggiornali di volta in volta.

Sono stati oltre 50 gli appuntamenti organizzati in due giorni. A partire dai tradizionali convegni (oltre 10) che hanno approfondito diversi aspetti dell’attualità del settore. Sono proseguiti i master, 10 argomenti presi in esame, di approfondimento e formazione per gli imprenditori del settore, ma anche per chi ha in mente di aprire un agriturismo. Dalle tecniche di customer satisfaction a come promuovere l’agriturismo attraverso lo storytelling adeguato e ancora formazione sulla legislazione del settore o su come incrementare del 20 per cento la propria attività. Altra novità di questa diciassettesima edizione sono stati i seminari in pillole, oltre venti in due giorni, che in 45 minuti hanno preso in esame diversi argomenti approfonditi da case history e professionisti del settore. Dall’accoglienza in cantina e in azienda, alla bioarchitettura (settore ben rappresentato in fiera), passando per analisi economica e le prospettive per le fattorie didattiche.


Ad Agrietour 2018 va in scena l’ospitalità italiana (16/11/2018)

Dopo il concorso culinario che ha visto trionfare l’azienda agricola Cortivo Pancotto di  Caneva (Pn) con il Goulash di vitello con polenta rustica e frant, l’edizione 2018 di AgrieTour, il Salone Nazionale dell’agriturismo e dell’agricoltura multifunzionale ad Arezzo Fiere e Congressi, è proseguita con il convegno dedicato all’Aglione della Valdichiana a cura dell’associazione dedicata alla sua tutela e valorizzazione.

Durante il congeno, il presidente Ivano Capacci, insieme alla preside dell’Istituto Statale d’Istruzione Superiore ‘Angelo Vegni’- Capezzine Cortona Silvia Delaimo, a Gianfranco Santiccioli, Graziano Tremori, Virginia Lucherini, Stefano Biagiotti e Claudio del Re, hanno ripercorso l’operato, dalla sua nascita ad oggi, dell’associazione nata per tutelare e promuovere una delle colture più pregiate della Valdichiana.

L’appuntamento è stato anche l’occasione per conoscere in maniera approfondita le proprietà nutrizionali del bulbo chianino, nonchè le sinergie che sono in atto tra produttori, commercianti e consulenti nell’ottica di un modello di sviluppo unitario che vada in sinergia con il territorio di origine. L’aglione è stato anche il protagonista di un cooking show a cura degli studenti dell’istituto alberghiero ‘Angelo Vegni’, i quali hanno cucinato, sotto la guida dei loro docenti, un gustoso piatto di pici all’aglione, rigorosamente fatti a mano e secondo tradizione. La giornata è poi proseguita con altri appuntamenti dedicati all’agriturismo e all’agrobiodiversità in Toscana: multifunzionalità tra cultura e territorio.

Nell’anno del cibo italiano, dunque, nella nuova edizione di AgrieTour, la cucina di campagna ha fatto da padrona in quanto veicolo del turismo italiano e nazionale. Nel 2017, infatti,  le aziende agrituristiche autorizzate alla ristorazione (o agriristori) sono 11.407 (+0,7% rispetto al 2016), pari al 48,7% degli agriturismi italiani; esse dispongono di 441.771 posti a sedere (-0,5% sull’anno precedente). Al pari delle altre tipologie agrituristiche, anche la ristorazione è nel complesso più presente nelle regioni centro-meridionali, dove è localizzato il 56,3% delle aziende ristoratrici.

Gli agriristori aumentano maggiormente nel Centro (+4,6%) e di poco nel Nord (+0,2%), mentre diminuiscono nel Mezzogiorno (-1,9%).7 Un agriristoro può offrire contemporaneamente servizi di alloggio, degustazione e altre attività. Il 13,5% delle aziende è autorizzato unicamente alla ristorazione, il 72,1% offre anche servizio di alloggio, il 30,4% abbina la ristorazione con la degustazione e il 58,2% completa l’offerta con l’esercizio di altre attività (equitazione, escursionismo, sport, corsi, ecc.). La degustazione consiste in un assaggio di prodotti alimentari che non assume le caratteristiche proprie di un pasto. Si tratta, generalmente, di un arricchimento dell’offerta aziendale, che si inserisce nel circuito di ristorazione-alloggio mediante il consumo in loco di prodotti alimentari di origine aziendale.

Nel 2017 le aziende autorizzate alla degustazione sono 4.849 e rappresentano il 20,7% degli agriturismi in complesso. Rispetto all’anno precedente si registra un aumento del 4,2% a livello nazionale, sintesi di una crescita del 10,3% nel Mezzogiorno, del 4,1% nel Centro e dello 0,6% nel Nord. A livello regionale, gli aumenti più consistenti si rilevano nel Lazio e in Sardegna (rispettivamente +56 e +55 unità), mentre la contrazione maggiore si registra in Veneto (-42 unità). Fra le aziende che offrono degustazione, 115 unità (2,4%) sono autorizzate alla sola degustazione, 3.467 (77,1%) associano anche l’ospitalità, 3.738 (71,5%) combinano la degustazione con la ristorazione e 3.295 (68%) completano l’offerta con l’esercizio di altre attività.


Ad Agrietour 2018 va in scena l’ospitalità italiana

Ad Arezzo torna l’evento più importante dedicato al mondo dell’agriturismo e dell’agricoltura multifunzionale. AgrieTour, il Salone nazionale dell’agriturismo organizzato da Arezzo Fiere, si è aperto con il taglio del nastro alla presenza del governatore della Toscana Enrico Rossi e dell’assessore regionale alle infrastrutture Vincenzo Ceccarelli; durante le iniziative, i corsi e i laboratori organizzati all’interno della manifestazione si sono riuniti i maggiori esperti del settore per confrontarsi sulla crescita del turismo e delle eccellenze dell’ospitalità italiana.

Il turismo gastronomico è sempre più al centro dell’attenzione a livello mondiale, come dimostrano i dati diffusi durante la quarta edizione della conferenza mondiale del turismo organizzata a Bangkok dal Word Trade Organization, dove è emersa l’importanza e l’impatto che ha il cibo nella scelta delle destinazioni delle vacanze.  I dati Istat, aggiornati al dicembre 2017, parlano infatti di una crescita del 3% delle strutture agrituristiche in tutta Italia e la Toscana, con oltre 4500 unità, è la prima regione per offerta del settore. Nella nostra regione è Siena e la sua provincia a mostrare la maggiore offerta di strutture.  Non solo la Toscana è la prima regione per numero di presenze (3,9 milioni), di cui oltre due terzi usufruite da ospiti stranieri, ma sempre Siena e provincia si distinguono con 0,3 milioni di arrivi e 1,1 milioni di presenze.

AgrieTour è anche l’occasione di partecipare a workshop B2B, ad approfondimenti, convegni, seminari ed eventi promozionali come il Campionato italiano di Cucina Contadina presso la sala cooking show, uno dei momenti più attesi da tutti gli appassionati e amanti della gastronomia. Ai fornelli si sono sfidate le regioni Lazio, Emilia Romagna, Friulia Venezia Giulia, Veneto, Sicilia e Campania dando vita ad un viaggio culinario che si è snodato tra tradizione e innovazione.

Ombrichelli piccanti della capanna, Sagne e fascior, Riso di valle, Goulash di vitello con polenta, Pollo in tecia con fagioli in umido, Polpette all’uovo e Pastiera di farro hanno accarezzato i delicati palati dei giurati regalando la possibilità di degustare, in abbinamento ai vini di varie denominazioni, prodotti tipici delle varie zone di origine, alla scoperta della loro storia e delle loro tipicità.

Ad aggiudicarsi il primo premio è stato il Goulash di vitello con polenta rustica e frant dell’azienda agricola Cortivo Pancotto di Caneva di Pordenone. Un piatto che ha unito la carne di vitello grigio alla polenta rustica fatta con semi di mais antichi e il frant, un tipico formaggio di malga lavorato in frantumazione e unito alla panna e speziato con pepe. Il piatto ha messo d’accordo tutti i giurati per il suo sapore deciso, che unito alla delicatezza della polenta, è risultato equilibrato e armonioso.

Dal primo giorno di Agrietour è emerso che l’agriturismo e la sua multifunzionalità sono presidi e tutela del paesaggio agrario con oltre 310mila ettari con destinazione produttiva e ambientale e hanno un forte valenza sociale con la creazione di nuova occupazione con 8.159 aziende (36%) a conduzione femminile, con un incremento al Sud del 6,4% rispetto al 2015.

Gli agriturismi esprimono, poi, il loro valore nel mantenimento dell’agricoltura di piccole dimensioni dal momento che il 50% delle aziende agrituristiche opera su superfici fino a 5 ettari, in particolare mantengono attività umane nelle aree rurali (spesso svantaggiate) visto che sono 2.624 (63%) i Comuni classificati come aree interne che ospitano almeno un agriturismo e che sono 7.188 (32%) le aziende che si trovano in aree montane. Da non trascurare, inoltre, che un agriturismo su due si trova in Comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti. In termini di sostenibilità, infine, il 25% delle aziende agrituristiche (e delle fattorie didattiche) pratica agricoltura biologica (le aziende agricole biologiche sono il 3,6% del totale, una su ventotto).

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Il Tempio di San Biagio compie 500 anni: tutte le notizie

Branded Content a cura di Valdichiana Media, Opere Ecclesiastiche Riunite e Parrocchia di San Biagio Il Tempio di S. Biagio, 500 anni dalla fondazione: riflessioni e proposte per la conservazione e…

Branded Content a cura di Valdichiana Media, Opere Ecclesiastiche Riunite e Parrocchia di San Biagio


Il Tempio di S. Biagio, 500 anni dalla fondazione: riflessioni e proposte per la conservazione e la gestione dei Beni Culturali (16/11/29018)

Nell’ambito delle celebrazioni per la ricorrenza del V centenario della fondazione del Tempio della Madonna di San Biagio (1518-2018), le Opere Ecclesiastiche Riunite e la parrocchia di San Biagio si apprestano a concludere le celebrazioni dell’importante anniversario cha ha visto numerosi ed interessanti eventi durante il corso dell’intero anno2018.

Il Tempio di San Biagio, come noto, fu realizzato su progetto di Antonio da Sangallo il Vecchio (1455-1534) dal 1518 al 1548, a seguito di eventi miracolosi accaduti nell’aprile del 1518 e fu realizzato grazie alla raccolta di offerte dei cittadini e dei devoti. La ricorrenza del V centenario dalla posa della prima pietra del Tempio ha portato in particolare alla realizzazione di una grande mostra allestita all’interno della chiesa “Il tempio di San Biagio a Montepulciano dopo Antonio da Sangallo – Storia e Restauri” (22 aprile – 4 novembre 2018), che ha riproposto l’arredo interno originale della chiesa realizzato a partire dall’ultimo quarto del Cinquecento, con la ricollocazione delle antiche tele negli altari interni, restituendo colore e ulteriore significato religioso all’interno del monumento.

Il prossimo 17 novembre si richiamerà ancora una volta l’attenzione sul monumento grazie ad una interessante Giornata di studi che proporrà riflessioni di carattere tecnico sulla chiesa, con interventi che riguarderanno ricerche e progetti di miglioramento sismico del San Biagio e approfondimenti, di carattere più generale, sulla corretta conservazione, protezione e gestione dei Beni Culturali.

La giornata si terrà all’interno di San Biagio e si aprirà alle ore 10 con i saluti delle autorità, il Vescovo di Montepulciano Chiusi Pienza S. E. Mons Stefano Manetti, il Vice Sindaco di Montepulciano Luciano Garosi, la Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle province di Siena, Grosseto e Arezzo Anna Di Bene, Alessandro Piccardi delle Opere Ecclesiastiche Riunite di Montepulciano, il Presidente Ordine Architetti PPC di Siena Francesco Ventani. Si susseguiranno poi gli interventi dalle ore 10.30 con Riccardo Pizzinelli delle Opere Ecclesiastiche Riunite di Montepulciano, Donatella Grifo della SABAP delle province di Siena, Grosseto e Arezzo, Claudio Modena dell’ Università di Padova. Dopo l’interruzione della pausa pranzo i contributi continueranno dalle ore 15.00 con Sergio Lagomarsino dell’Università di Genova, Nicola Valente dell’Ordine Architetti PPC di Siena, Luca Nassi Comandante dei Vigili del Fuoco di Siena, Andrea Tanzini Presidente ANCE di Siena e, infine, dalle ore 17.00 si terrà una tavola rotonda con il pubblico che porterà alle conclusioni dell’intera Giornata di studi.


Gli eventi per il V centenario della prima posa di San Biagio proseguono con la mostra “Il Tempio di San Biagio disegnato da Roberto Minetti” (28/09/2018)

 

Nell’ambito delle celebrazioni per la ricorrenza del V centenario della fondazione del Tempio della Madonna di San Biagio (1518 – 2018), che da alcuni mesi si stanno tenendo con ottima risposta di pubblico e una serie di eventi che hanno avuto il loro culmine proprio nel mese di settembre, le Opere Ecclesiastiche Riunite e la parrocchia di San Biagio continuano a proporre interessanti eventi culturali come la mostra: “Il Tempio di San Biagio disegnato da Roberto Minetti” inaugurata domenica 23 settembre, presso il teatrino della Canonica di San Biagio, e che rimarrà aperta fino al 7 ottobre 2018.

 

Roberto Minetti, architetto e fine disegnatore, nutre per la sua città di origine, Montepulciano, particolare interesse ed amore che lo hanno portato prima a studiarne le vicende storico-artistiche quindi ad approfondirne la conoscenza tramite il disegno dal vero di molti dei suoi capolavori.

Uno dei luoghi di maggior interesse per il suo studio e la sua riproduzione è proprio il Tempio di San Biagio, a cui ha voluto dedicare una monografia in occasione del V centenario. I disegni in mostra, realizzati con tecniche differenti ed eseguiti quasi tutti in tempi recenti in “plein-air” permettono di cogliere il monumento attraverso punti di vista privilegiati e talvolta inconsueti rendendone con grande efficacia le forme, i valori spaziali e i toni coloristici e materici. La mostra, che si tiene come detto nel Teatrino della Canonica e che è ad ingresso gratuito, ha anche una appendice all’interno del Tempio, dove Roberto Minetti approfondisce tematiche grafiche più di tipo descrittivo e ricostruttivo architettonico.

Partendo infatti dal rilievo delle facciate del San Biagio com’è oggi, passa a disegnare una convincente immagine della cupola ricoperta con le ormai famose “squame” in terracotta invetriata così come realmente è stato dal 1544 al 1603 (con alcune interessanti varianti), per giungere ad ipotizzare una diversa conclusione della lanterna e del campanile (disegnando anche il secondo previsto), per quella che potrebbe essere stata l’idea originale dal Sangallo, non realizzata per la sua morte nel 1534. Infine conclude con quella che da sempre è la suggestione più fantasiosa, ma che trova nei precedenti dei grandi architetti del tempo ampia descrizione, cioè disegna il San Biagio con quattro campanili.

Queste elaborazioni trovano il loro contesto migliore proprio all’interno del percorso espositivo della mostra “Il Tempio di San Biagio a Montepulciano dopo Antonio da Sangallo – Storia e Restauri”, che si sta tenendo dentro al monumento e che durerà fino al 4 novembre 2018, che ripropone l’arredo interno originale della chiesa realizzato a partire dall’ultimo quarto del Cinquecento, con la ricollocazione delle antiche tele negli altari interni, che hanno restituito al San Biagio l’antico colore ed il suo originario significato religioso.


V Centenario della fondazione del Tempio di  San Biagio, continuano i festeggiamenti (12/09/2018)

Da alcuni mesi si stanno svolgendo, con ottima risposta di pubblico, una serie di eventi che avranno il loro culmine proprio nel mese di settembre, offrendo l’occasione di riportare al centro dell’interesse e dello studio uno dei capolavori dell’architettura rinascimentale italiana: il Tempio di San Biagio, che come noto, fu realizzato su progetto di Antonio da Sangallo il Vecchio (1455-1534) dal 1518 al 1548, a seguito di eventi miracolosi accaduti nell’aprile del 1518 e realizzato grazie alla raccolta di offerte dei cittadini e dei devoti.

Gli appuntamenti inizieranno già giovedì 13 settembre, alle ore 18,00, quando verrà presentato all’interno di San Biagio il catalogo della mostra: “Il Tempio di San Biagio dopo Antonio da Sangallo – Storia e Restauri” – a cura di Laura Martini e Riccardo Pizzinelli e in collaborazione con Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Province di Siena, Grosseto e Arezzo e AFI Associazione Fabbricerie d’Italia. Nella stessa ci sarà anche la Presentazione del restauro della tela della “Natività della Vergine”, a cura di Mary Lippi, finanziata dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, e al termine ci sarà la donazione di un dipinto ad acquarello realizzato durante il corso: “Il Rotary dipinge il territorio”, in collaborazione con Rotary Club Chiusi-Chianciano-Montepulciano.

Venerdì 14 settembre la giornata sarà dedicata agli Harvard Art Museum di Boston: alle ore 17,00 presso il salone superiore della Canonica sarà presentato il volume “Rhythm & Light” di Danielle Carrabino e Mark Carrol sulla vicenda del cortile degli Harvard Art Museums, ispirato alla Canonica di San Biagio e recentemente interessati da un progetto di Renzo Piano. A conclusione della serata, alle ore 21,00, nel Teatrino della Canonica si terrà l’esecuzione di “Vergine Bella”, concerto di musica rinascimentale in Streaming con Harvard Art Museums, in collaborazione con A Colorni – Hirschman International Institute

Sabato 15 settembre, durante la festa popolare che si terrà nel prato della chiesa, dalle ore 15,00 alle ore 20.00, sotto gli archi della Canonica, sarà eseguito l’Annullo Filatelico, in collaborazione con Associazione Filatelica Poliziana, mente, alle ore 17, presso il teatrino della Canonica, sarà presentato L’inventariazione dell’Archivio dell’Opera di San Biagio e la ristampa dei primi rilievi della chiesa (1829) con Letture da Poliziano, in collaborazione con Biblioteca Archivio Piero Calamandrei e Arteatro Gruppo di Montepulciano. Infine, sempre sabato 15 alle ore 18,00 presso il prato di San Biagio, avrà luogo il concerto della Banda Poliziana, in collaborazione con Istituto di Musica Hans Werner Henze – Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte.

Domenica 16 settembre, giornata di celebrazione ufficiale, alle ore 17,00, sul prato di San Biagio, andrà in scena il Bruscellino “Totino da San Biagio”, in collaborazione con Compagnia Popolare del Bruscello, mentre alle 18,00, all’interno della chiesa si terrà l’interessantissima Lectio magistralis sulla “La costruzione del Tempio di San Biagio” del prof. Mauro Cozzi dell’Università di Firenze, che verrà replicata la mattina successiva di lunedì 17 settembre presso i Licei Poliziani. La serata si concluderà alle ore 19,00 con un Concerto celebrativo del Belcanto Italiano Duo, Fondazione Mercadante, in collaborazione con Fondazione Mercadante.

Infine il V centenario dalla posa della prima pietra del Tempio di San Biagio ha portato alla realizzazione di una grande mostra allestita all’interno della chiesa “Il tempio di San Biagio a Montepulciano dopo Antonio da Sangallo – Storia e Restauri” (22 aprile – 4 novembre 2018), che ripropone l’arredo interno originale della chiesa realizzato a partire dall’ultimo quarto del Cinquecento, con la ricollocazione delle antiche tele negli altari interni, radunando colore e significato religioso all’interno del monumento.


Al Tempio di San Biagio, presentazione del catalogo della mostra “Il tempio di San Biagio a Montepulciano dopo Antonio da Sangallo – Storia e Restauri” (10/09/2018)

La presentazione del catalogo avverrà giovedì 13 settembre alle ore 18,00 proprio nel Tempio e per l’occasione saranno presenti il parroco di San Biagio, Don Domenico Zafarana; il Presidente delle Opere Ecclesiastiche Riunite di Montepulciano, Riccardo Pizzinelli; la Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle province di Siena, Grosseto e Arezzo, Anna di Bene; il vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, S.E. Mons. Stefano Manetti; il sindaco di Montepulciano, Andrea Rossi; il Presidente del Consorzio del Vino Nobile, Piero di Betto; il Presidente del Rotary Club Chiusi – Chianciano – Montepulciano, Fabio Fiorini.

Il Tempio, capolavoro dell’architettura rinascimentale italiana, fu realizzato su progetto di Antonio da Sangallo (1455-1534) dal 1518 al 1548 e da sempre è stato oggetto di numerosi studi, che hanno sottolineato l’uso sapiente e armonico degli ordini, dei partiti architettonici e delle proporzioni classiche in un rapporto dialettico tra uomo, architettura e paesaggio.

L’ambizioso progetto architettonico, nacque a seguito di eventi miracolosi accaduti nell’aprile del 1518 e fu realizzato grazie alla raccolta di offerte dei cittadini e dei devoti. Alla morte del Sangallo (1534) i lavori continuarono con la costruzione della cupola tra il 1543 e il 1545, mentre il primo campanile fu concluso solo nel 1564 ed il secondo resta ancor oggi incompiuto. Il tempio fu comunque consacrato già nel 1537, ma gli altari, pensati dal Sangallo con un prospetto architettonico sobrio, furono solo in parte realizzati come li aveva previsti il famoso architetto, rimanendo incompiuti ed a lungo privi di dipinti.

Il V centenario dalla posa della prima pietra del Tempio di San Biagio a Montepulciano ha offerto l’occasione per rivisitare e riproporre l’arredo interno originale della chiesa realizzato a partire dall’ultimo quarto del XVI secolo, sulla base delle nuove regole emanate dal Concilio di Trento in materia di apparato liturgico e di arte sacra.

L’esposizione focalizza, infatti, l’attenzione su un capitolo poco conosciuto delle vicende di San Biagio: la storia dimenticata dell’arredo interno del tempio, realizzato tra la fine del Cinquecento, al tempo della Controriforma, e il pieno Seicento, con l’affermazione dell’eloquio barocco. L’attuale, classica, configurazione interna risale infatti al recupero ‘purista’ di fine Ottocento, su cui ebbe una parte importante l’architetto senese Giuseppe Partini, con gli altari ricostruiti in stile cinquecentesco sull’esempio dell’unico, che è stato ritenuto eseguito su disegno originale del Sangallo nella prima metà del Cinquecento (il primo del braccio sinistro con il dipinto dell’Annunciazione). Il progetto di rinnovamento interno coinvolse i sei altari laterali con un ornato esuberante di volute, stemmi e putti in stucco dipinto e dorato, racchiusi entro l’arcata a rosoni, e le tele in essi ospitate.

Su proposta del Partini, San Biagio divenne anche Monumento nazionale nel 1878 e, tra gli anni ottanta e novanta dell’Ottocento, fu oggetto prima di pesanti lavori demolitivi e poi della ricostruzione delle mense in travertino e dei dossali. A seguito di ciò le grandi tele eseguite nel passato, furono trasferite in chiese cittadine e del territorio, e gli altari rimasero vuoti fino al ‘prestito’, nel 1904, di dipinti provenienti dai depositi delle Gallerie fiorentine, poi restituiti nel 1973. Oggi sono tornate a occupare l’antica posizione all’interno dell’aula ridando al san Biagio colore e significato liturgico.

Dopo la presentazione, verrà mostrato il restauro della tela della “Natività della Vergine”, a cura di Mary Lippi e con il finanziamento del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e al termine seguirà la donazione di un dipinto ad acquarello realizzato durante il corso: “Il Rotary dipinge il territorio”, in collaborazione con Rotary Club Chiusi-Chianciano-Montepulciano.


A San Biagio la musica è di casa per le celebrazioni del 5° centenario (24/07/2018)


Migliaia di persone lo scorso fine settimana si sono riversate, in maniera pacifica e serena, nel verde prato di San Biagio dove la comunità poliziana sta celebrando i cinquecento anni della posa della prima pietra del grande Tempio voluto da Antonio da Sangallo il Vecchio col determinante contributo del Papa Leone X. Tante persone, soprattutto giovani e ragazzi, per assistere ai quattro concerti che, in soli quattro giorni, hanno interessato la Chiesa e la segreteria del Centenario – composta da Opere Ecclesiastiche Riunite e Parrocchia – promotori degli eventi in collaborazione con gli altri enti.

Giovedì scorso, 19 luglio, è stata la volta del Cantiere Internazionale d’Arte che ha fatto tappa a Montepulciano per l’esecuzione della “Petite Messe Solennelle” in occasione dell’anniversario della morte di Gioachino Rossini, compositore e illustre italiano. Insieme alla Corale Poliziana ha cantato il Dortmunder Kammerchor diretti da Roland Boer, alla presenza delle autorità civili della città e di oltre quattrocento persone che hanno assistito entusiasti all’abile esecuzione promossa dai vertici del Cantiere.

Sabato 21 luglio la Canonica di San Biagio, sede delle attività pastorali e culturali della Parrocchia, ha ospitato ilConvegno Internazionale di Studi Umanistici dell’Istituto Petrarca, giunto alla sua trentesima edizione. Meravigliata per l’accoglienza riservata ai quasi cento partecipanti la prof.ssa Luisa Secchi Tarugi, promotrice dell’evento che ha portato a Montepulciano illustri docenti provenienti da varie Nazioni europee. Si è parlato di Rinascimento, di sincretismi, di incontri e scontri culturali che hanno interessato questo periodo della storia umana. Grande risalto è stato dato al Convegno anche dal Comune di Montepulciano, che ha messo a disposizione il pullman per accompagnare i convegnisti alla visita della città, durante la pausa pranzo. A portare il saluto all’inizio dei lavori anche il Vescovo mons. Manetti che si è detto grato per la cultura che occasioni come queste, in un’epoca di crisi culturale e spirituale, riescono a offrire a tutti. La serata si è conclusa con il concerto dell’insieme vocale “Vox Cordis” di Arezzo, diretto dal maestro Donati, il quale ha eseguito soprattutto brani della tradizione religiosa rinascimentale.

Domenica 22 luglio, al mattino, dopo la celebrazione festiva presieduta dal Parroco don Domenico, in una chiesa gremita come nelle grandi occasioni – complice il bel tempo – alla quale hanno preso parte numerosi fedeli provenienti da diverse regioni d’Italia, il maestro Massimiliano Grassi ha tenuto il concerto d’organo, utilizzando lo strumento da pochi mesi restaurato posto in una delle due cantorie del presbiterio. Ad introdurre il singolare concerto le parole del Parroco che, ringraziando la Presidente del Cantiere Internazionale Sonia Mazzini per la collaborazione maturata anche in questo anno del centenario, ha auspicato altri appuntamenti con l’organo nella prossima stagione cantieristica.

Nel pomeriggio di domenica trentacinque ragazzi del Campus Nazionale di Legambiente, aventi un’età compresa tra i 10 e i 17 anni, presenti nella Riserva Naturale di Pietraporciana per le loro giornate di studio, hanno eseguito un simpatico concerto con musiche tratte dai cartoni animati, dalle colonne sonore del maestro Ennio Morricone, nonché brani di musica religiosa e, infine, l’inno nazionale anche a ricordo della Grande Guerra conclusa proprio un secolo fa. Ragazzi che – come ha ricordato il responsabile formativo – si sono ritrovati da più parti d’Italia accomunati dall’amore per la musica, per il territorio, per le bellezze che ci sono state donate.

Ultimo appuntamento è quello che ha interessato il prato e la Chiesa di San Biagio lunedì 23 luglio, dove una dozzina di artisti, guidati dal maestro Felice Feltracco, ha eseguito degli acquerelli in occasione del corso organizzato dal Rotary Club di Chianciano-Chiusi-Montepulciano. A presenziare, al termine della lunga giornata conclusasi con la visita guidata del Tempio ed un aperitivo offerto dalle Opere Ecclesiastiche Riunite, anche l’arch. Pizzinelli (Presidente della Fabbriceria) e l’arch. Fiorini, attualmente Presidente del locale Rotary Club, che ha ringraziato la Parrocchia e le Opere per aver messo a disposizione dei partecipanti al corso i locali della Canonica.

Giornata intense dunque quelle che hanno interessato la Chiesa di San Biagio e la Canonica per celebrare il quinto centenario dell’evento che ha portato alla costruzione del tempio rinascimentale. Giornate che proseguiranno con i prossimi eventi, primo tra tutti il Bruscello di Piazza Grande che si svolgerà dall’11 al 15 agosto, che metterà in scena proprio la costruzione del grande edificio ecclesiale, vanto della città di Montepulciano.


Proseguono i festeggiamenti del V Centenario della fondazione del Tempio di San Biagio con le Fabbricerie d’Italia e la Giostra del Saracino (14/06/2018)

 Proseguono, in queste settimane, gli appuntamenti dei festeggiamenti per il V centenario della posa della prima pietra del Tempio di San Biagio a Montepulciano (1518–2018). Venerdì 15 giugno alle ore 16 in alcuni locali della Canonica, si terrà in forma privata l’Assemblea della Associazione Fabbricerie d’Italia, evento significativo che porterà a Montepulciano i rappresentanti delle amministrazioni dei più celebri capolavori religiosi italiani quali il Duomo di Milano, la Basilica di San Marco a Venezia, l’Opera Primaziale Pisana, solo per citarne alcune tra le più importanti.

Al termine dell’evento, alle ore 18, tutta la popolazione è invitata a partecipare all’interno del Tempio, ad un ricco programma che prevede inizialmente la presentazione ufficiale del Restauro dell’antico organo eseguita nello scorso anno 2017 da parte del maestro Riccardo Lorenzini di Montemurlo (PO), grazie al finanziamento proprio dell’Associazione Fabbricerie d’Italia, della Conferenza Episcopale Italiana e di alcuni privati tra cui la famiglia Contucci, per ricordare Alamanno Contucci che nel 1781 ha realizzato lo strumento.

Seguirà poi un’altra presentazione, quella della mostra di preziosi testi dell’architettura del ‘500, nella Sacrestia, dal titolo “Arte, Architetti, Architettura” realizzata dalla Società Bibliografica Toscana, che ha editato un bel catalogo che raccoglie anche interventi storici, oltre che bibliografici sui 500 anni del Tempio. A seguire si terrà un concerto d’organo e Soprano, da parte della ormai famosa soprano Eleonora Contucci, accompagnata da Antonio di Marco all’organo e da Antonio Cordisco alla tromba, in collaborazione con Festival di Pasqua a Montepulciano.

Ancora a seguire una sbandierata della Contrada Le Coste per festeggiare gli ospiti intervenuti, dopo di che seguirà un aperitivo sotto alle storiche arcate della Canonica Sangallesca.

Domenica 17 giugno ci sarà invece una appendice popolare con la tradizionale “Corsa del Saracino”, realizzata dall’omonima Associazione, nel prato della chiesa.

Le iniziative per i cinque secoli di vita del monumento poliziano di maggior fama, si stanno moltiplicando con la partecipazione di tante le realtà cittadine e del territorio che stanno concretizzando eventi di grande richiamo e di indiscussa qualità, accanto ad appuntamenti che coinvolgono associazioni e istituti didattici come l’Istituto Iris Origo di Montepulciano che recentemente ha prodotto un interessante CD ed un depliant illustrativi, realizzati in maniera mirabile dai ragazzi delle prime classi.

Dopo questa fase, gli appuntamenti del cinquecentenario riprenderanno alla metà del mese di luglio con la presentazione di un volume dedicato alla mostra “Il tempio di San Biagio dopo Antonio da Sangallo” e con una giornata dedicata all’architettura del Convegno di Studi sul Rinascimento, il 21 luglio, in collaborazione con l’Istituto Francesco Petrarca di Milano, che realizzerà anche un concerto di musica da Camera nella stessa serata.


Alla scoperta di San Biagio in sella alle due ruote (07/06/2018)

In occasione dei festeggiamenti del V centenario della costruzione del Tempio di San Biagio, il gruppo Motociclisti Diocesani ha organizzato, per sabato 9 e domenica 10 giugno, un moto incontro per far conoscere il bellissimo Tempio e l’affascinante territorio che lo accoglie, un pezzo di mondo sospeso tra Valdichiana e la Valdorcia.

Il gruppo Motociclisti Diocesani è un’associazione pubblica di fedeli nata dal desiderio della Diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza di costituire un gruppo di persone che non abbia solo un casco in testa ben allacciato ma che cerchi di vivere da Cristiano seguendo gli insegnamenti di Gesù e la sua Chiesa. Un’associazione a cui sta a cuore la sicurezza personale ed altrui che voglia aiutare tutti coloro che si avvicinano e si avvicineranno al mondo motociclistico nell’amare, oltre le due ruote, il Signore e gli altri.

L’idea di organizzare un incontro per far conoscere San Biagio e il suo paesaggio è nata dal legame che c’è tra il gruppo e questo stupendo monumento. Nell’altare patrocinato dalla nobile famiglia Ricci, ormai da qualche anno, infatti, si trova anche lo stemma dei Motociclisti Diocesani essendo la Madonna affrescata dell’altare centrale definita anche “Madonna del Buon Viaggio”. Fu il Beato Paolo VI – Papa Giovanni Battista Montini – a volere la Madonna di San Biagio con questo titolo nuovo.

L’appuntamento di sabato e domenica prossima prenderà il via nel pomeriggio di sabato 9 con un giro in moto per la Valdorcia alla scoperta di itinerari inediti e con la visita guidata del Tempio di San Biagio. Domenica 10 giugno spazio ancora alla scoperta del nostro territorio per poi prendere parte alla suggestiva Santa Messa, che sarà celebrata da don Claudio Porelli al Tempio di San Biagio. Al raduno prenderà parte anche Andrea Cristaldini del gruppo ‘Motociclisti della Madonna’ di Roma che ogni anno organizzano un moto pellegrinaggio a Lourdes.

Per il gruppo Motociclisti Diocesani, quella di San Biagio è la seconda uscita, la prima è stata organizzata con il gruppo Mototuristi Torritesi di Torrita di Siena ad Amatrice. Il forte legame con questa terra è motivato dal fatto che la Diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza nella frazione di Amatrice, Santa Giusta, è proprietaria di un immobile adibito ad attività pastorali e accoglienza di gruppi. Nell’aprile scorso 50 equipaggi sono partiti alla volta di Amatrice per un incontro con le popolazioni amatriciane gemellate con la Parrocchia di San Biagio. In quell’occasione sono state raccolte offerte specifiche che sono state messe a disposizione di Padre Savino D’Amelio, parroco di Amatrice, per le necessità del territorio.

“Sono contento di ospitare a San Biagio il gruppo dei Motociclisti Diocesani che, unendosi ad altri appassionati delle moto, hanno scelto di onorare in questo anno 2018 uno dei monumenti più pregiati del territorio nazionale. La presenza del cappellano don Claudio Porelli alla celebrazione di domenica mattina, insieme alla presenza di tanti motocilisti sin dal sabato pomeriggio, denota una particolare attenzione di questo gruppo – che ha avuto il riconoscimento del Vescovo diocesano – nei confronti della Chiesa che è anche sede spirituale del gruppo. Sarà un week-end interessante che rinsalderà ancor più il legame con il gruppo dei Motocilisti Diocesani” – è il commento del parroco Don Domenico Zafarana alla vigilia dell’appuntamento.


Il Tempio di San Biagio affascina il pubblico con la sua storia (24/04/2018)

Con la cerimonia di inaugurazione della mostra “Il Tempio di San Biagio dopo Antonio da Sangallo. Storia e Restauri”, avvenuta sabato 21 aprile, siamo entrati nel clou del programma dei festeggiamenti per i 500 anni della posa della prima pietra del complesso architettonico. L’evento espositivo all’interno del Tempio ha lo scopo di porre l’attenzione su un capitolo poco conosciuto delle vicende di San Biagio: la storia dimenticata dell’arredo interno del tempio, realizzato tra la fine del Cinquecento, al tempo della Riforma Cattolica, e il pieno Seicento, con l’affermazione dell’eloquio barocco.

Il Tempio di San Biagio, non solo in epoca rinascimentale, ma anche nel corso dei secoli, rappresenta l’immenso, con la sua altezza, e l’eterno, con la sua forma perfetta; questi elementi fanno sì che il monumento poliziano sia amato e studiato da tutto il mondo e che adesso, grazie a questa esposizione veramente unica, turisti e gente del luogo, potranno conoscere ancora meglio la sua storia così ricca e nel contempo complessa nelle vicende storico-artistiche.

All’apertura ufficiale della mostra, avvenuta lo scorso sabato 21 aprile, hanno preso parte il presidente delle Opere Ecclesiastiche Riunite di Montepulciano, Riccardo Pizzinelli, Mons. Stefano Manetti, Vescovo diocesano, Andrea Rossi, Sindaco di Montepulciano (insieme a tutti gli assessori della Giunta Comunale), don Domenico Zafarana, Parroco di San Biagio che insieme al Pizzinelli ha fatto gli onori di casa, Silvia Calamandrei, della Biblioteca Archivio “Piero Calamandrei” e Piero Di Betto del Consorzio Vino Nobile di Montepulciano, che ha finanziato il restauro di una delle grandi tele; era presenta anche Giuseppe Costa, Presidente di Civita-Opera. Subito dopo il pubblico presente ha potuto assistere al concerto d’Organo del maestro senese Cesare Mancini, Soprintendente della Regione per gli organi antichi.

Domenica 22 aprile, il giorno dopo l’apertura ufficiale, il programma è proseguito con la solenne celebrazione mattutina a ricordo del centenario del miracolo presieduta dal Parroco e dal Vice Parroco – alla quale hanno preso parte numerosi ragazzi della Parrocchia con le rispettive famiglie – e con la conferenza celebrativa “Gli anni del Tempio di San Biagio – Dalla maniera moderna alla controriforma”, tenuta del prof. Antonio Natali, già direttore del Museo degli Uffizi di Firenze. A seguire il Concerto di Primavera, diretto dal Maestro Alessio Tiezzi; produzione questa della Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte in collaborazione con le Opere Ecclesiastiche Riunite e con le Parrocchie di Montepulciano. Esecuzioni dell’Orchestra Poliziana, della Corale Poliziana diretta da Judy Diodato, del Coro Harmonia Cantata di Firenze e del giovanile Coro della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa.

“Voglio in special modo esprimere gratitudine e riconoscenza all’architetto Pizzinelli, che con passione e tenacia ha voluto quanto noi oggi possiamo vedere ed ammirare, e alla dott.ssa Laura Martini, al culmine del suo mandato decennale, per la forza emotiva e la preparazione culturale che ha permesso di riportare le cinque tele qui, nel loro luogo originario, dove rimarranno per i mesi a venire” – è stato il commento di Don Domenico parroco della parrocchia di San Biagio.

In occasione del giorno centenario del miracolo della Madonna di San Biagio, la comunità cristiana, inoltre, si è ritrovata nella Chiesa giubilare per una veglia di preghiera durante la quale è stato ricordato quel 23 aprile di 500 anni fa. Al momento di fede ha preso parte anche il Vescovo Manetti che ha ricordato come il fulcro delle celebrazioni “trova spazio e senso proprio in questo giorno nel quale, 500 anni dopo, ricordiamo due miracoli: il primo è quello della Madonna che apriva e chiudeva gli occhi, mentre il secondo è quello della gente di Montepulciano che in pochi mesi ha trovato tutti i fondi per costruire un edificio del genere, cosa oggi impensabile; si è trattato, cari fratelli e sorelle, di un vero e proprio miracolo che ha coinvolto tutti, anche quelli che non avevano nulla e che hanno offerto il proprio tempo per la costruzione della Chiesa di San Biagio”.

Il calendario degli eventi organizzati in occasione del V centenario dalla posa della prima pietra del Tempio di San Biagio proseguiranno poi il 13 maggio con la Festa dell’Ascensione, organizzata unitamente alla Contrada Le Coste, la quale ha predisposto un ricco programma in collaborazione con alcune associazioni della città.


Al Tempio di San Biagio preziose opere ne ripercorrono la storia (20/04/2018)

Sabato 21 aprile al Tempio di San Biagio, verrà aperta al pubblico la mostra documentaria ‘Il Tempio di San Biagio dopo Antonio da Sangallo – Storia e Restauri’, composta da immagini, dipinti, incisioni, piante e prospetti del Tempio più famoso al mondo.

La mostra all’interno del Tempio di San Biagio è stata svelata in anteprima ai giornalisti, che dopo una breve introduzione da parte del presiden te delle Opere Ecclesiastiche Riunite di Montepulciano Riccardo Pizzinelli, Laura Martini della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle province di Siena, Grosseto e Arezzo e Don Domenico parroco della Diocesi di San Biagio, hanno potuto ammirare le cinque pale restaurate raffiguranti le vicende di San Biagio, le piante e i prospetti antichi del Tempio.

L’evento espositivo, che si aprirà al pubblico sabato 21 aprile, vuole porre l’attenzione su un capitolo poco conosciuto delle vicende di San Biagio: la storia dimenticata dell’arredo interno del tempio, realizzato tra la fine del Cinquecento, al tempo della Controriforma, e il pieno Seicento, con l’affermazione dell’eloquio barocco. L’attuale, classica, configurazione interna risale, infatti, al recupero ‘purista’ di fine Ottocento con gli altari ricostruiti in stile cinquecentesco sull’esempio dell’unico che è stato ritenuto eseguito su disegno originale del Sangallo nella prima metà del Cinquecento.

L’esposizione, curata da Laura Martini e Riccardo Pizzinelli, è promossa e organizzato da Opere Ecclesiastiche Riunite di Montepulciano, dalla Diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Province di Siena, Grosseto e Arezzo, dal Comune di Montepulciano, dalla Biblioteca Archivio Piero Calamandrei, con in contributo del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, l’intervento di Cattolica Assicurazioni ed è prodotta da Opera-Civita.

Un contributo importante per il restauro stato dato dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, da sempre impegnato nella sostenibilità del suo territorio d’origine, in particolare dal punto di vista del recupero delle opere di interesse pubblico. In particolare, in questa occasione, il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano si è impegnato nel restauro di una delle opere più significative conservate a Montepulciano, La Natività della Madonna attribuita a Raffaello Vanni, pittore della scuola senese del Seicento. Il grande dipinto, un olio su tela di 496×300 di dimensioni attualmente ubicato nella parete sinistra del presbiterio del santuario di S. Agnese di Montepulciano, era in passato collocato nel 2° altare a sinistra del Tempio di San Biagio.

L’apertura ufficiale della mostra sarà sabato 21 aprile a partire dalle ore 17 alla quale prenderanno parte il presidente delle Opere Ecclesiastiche Riunite di Montepulciano Riccardo Pizzinelli, Mons Stefano Manetti Vescovo di Montepulciano Chiusi Pienza Andrea Rossi Sindaco di Montepulciano, Don Domenico Zafarana Parroco di San Biagio, Silvia Calamandrei della Biblioteca Archivio Piero Calamandrei e Piero Di Betto del Consorzio Vino Nobile di Montepulciano Giuseppe Costa Presidente Opera. Subito dopo l’apertura, il pubblico presente potrà assistere al concerto d’Organo di Cesare Mancini.


‘Il tempio di San Biagio dopo Antonio da Sangallo’, opere che ripercorrono la storia del Tempio (17/04/2018)

Le celebrazioni del V centenario dell’edificazione del Tempio di San Biagio a Montepulciano, uno dei più celebri capolavori dell’architettura rinascimentale italiana realizzato su progetto di Antonio da Sangallo il vecchio dal 1518 al 1548, offrono l’occasione per rivisitare e riproporre l’arredo interno originale della chiesa realizzato a partire dall’ultimo quarto del Cinquecento.

Sabato 21 aprile al Tempio di San Biagio, verrà inaugurata la mostra documentaria ‘Il Tempio di San Biagio dopo Antonio da Sangallo – Storia e Restauri’, composta da immagini, dipinti, incisioni, piante e prospetti dell’interno della struttura prima della distruzione degli altari rinnovati nel tardo  XVI e nella prima metà del secolo XVII, nonché documenti legati al loro abbattimento e alla costruzione secondo l’architettura rinascimentale.

L’evento espositivo vuole porre l’attenzione su un capitolo poco conosciuto delle vicende di San Biagio: la storia dimenticata dell’arredo interno del tempio, realizzato tra la fine del Cinquecento, al tempo della Controriforma, e il pieno Seicento, con l’affermazione dell’eloquio barocco. L’attuale, classica, configurazione interna risale, infatti, al recupero ‘purista’ di fine Ottocento con gli altari ricostruiti in stile cinquecentesco sull’esempio dell’unico che è stato ritenuto eseguito su disegno originale del Sangallo nella prima metà del Cinquecento.

L’esposizione, curata da Laura Martini e Riccardo Pizzinelli, è promossa e organizzato da Opere Ecclesiastiche Riunite di Montepulciano, dalla Diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Province di Siena, Grosseto e Arezzo, dal Comune di Montepulciano, dalla Biblioteca Archivio Piero Calamandrei, con in contributo del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, l’intervento di Cattolica Assicurazioni ed è prodotta da Opera-Civita.

All’inaugurazione prenderanno parte il presidente delle Opere Ecclesiastiche Riunite di Montepulciano Riccardo Pizzinelli, Mons Stefano Manetti Vescovo di Montepulciano Chiusi Pienza Andrea Rossi Sindaco di Montepulciano, Anna Di Bene Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle province di Siena Grosseto e Arezzo, Don Domenico Zafarana Parroco di San Biagio, Silvia Calamandrei della Biblioteca Archivio Piero Calamandrei e Piero Di Betto del Consorzio Vino Nobile di Montepulciano Giuseppe Costa Presidente Opera. Dopo l’apertura della mostra il concerto d’Organo di Cesare Mancini.

Il complesso architettonico con il  Tempio a pianta centrale e l’adiacente Canonica, costruiti in blocchi di travertino  delle  vicine cave di S. Albino, è stato oggetto di numerosi studi, che sottolineano l’uso sapiente e armonico degli ordini, dei partiti architettonici e delle proporzioni classiche in un rapporto dialettico tra uomo, architettura e paesaggio. Alla morte del Sangallo (1534) i lavori continuarono con la costruzione della cupola tra il 1543 e il 1545, mentre il primo campanile fu concluso solo nel 1564 ed il secondo resta ancor oggi incompiuto.

L’ambizioso progetto architettonico, nacque a seguito di eventi miracolosi accaduti nell’aprile del 1518 e fu realizzato grazie alla raccolta di offerte dei cittadini e dei devoti. Il tempio fu consacrato nel 1537, ma gli altari, pensati dal Sangallo con un prospetto architettonico sobrio, furono solo in parte realizzati come li aveva previsti il famoso architetto, e rimasero incompiuti ed a lungo privi di dipinti.

Dagli anni settanta dell’Ottocento, sull’onda di un rinnovato interesse per la storia e l’architettura del monumento dopo l’Unità d’Italia, si giunse ad elaborare un progetto di ripristino neorinascimentale nel quale ebbe una parte determinante l’architetto senese Giuseppe Partini. A seguito di una sua proposta San Biagio divenne monumento nazionale nel 1878 e, agli inizi degli anni ottanta, fu oggetto di una prima fase di pesanti lavori demolitivi. Solo negli anni novanta, infine, si giunse alla ricostruzione delle mense in travertino e dei dossali, a seguito della quale le grandi tele eseguite per San Biagio, furono trasferite in chiese cittadine e del territorio, e gli altari rimasero vuoti fino al ‘prestito’, nel 1904, di dipinti provenienti dai depositi delle Gallerie fiorentine, poi restituiti nel 1973.


Tra scienza e fede, il Pendolo di Foucault a San Biagio fa il pieno di visitatori (26/03/2018)

Al Tempio di San Biagio si è conclusa la prima Settimana Scientifica dedicata al Pendolo di Foucault: oltre 2000 visitatori hanno assistito all’affascinante esperimento che dimostra la rotazione della Terra su se stessa all’interno di una cornice unica nel suo genere. Appuntamento ad ottobre 2018 per la seconda Settimana Scientifica

L’organizzazione della prima Settimana Scientifica, la seconda si svolgerà ad ottobre 2018, è stata curata dalle Opere Ecclesiastiche Riunite, dalla Parrocchia di San Biagio, unitamente a Civita-Opera, con il patrocinio del Comune di Montepulciano, della Società Astronomica Poliziana, dei Licei Poliziani, della Biblioteca Archivio “Piero Calamandrei” e della Fondazione Cantiere d’Arte di Montepulciano.

La settimana appena conclusa fa parte del calendario eventi dei festeggiamenti del V centenario della posa della prima pietra di San Biagio che ha avuto inizio domenica 18 marzo 2018 con una Lectio Magistralis del vicedirettore della Specola Vaticana Padre Paul Mueller, che ha affrontato lo spinoso tema del rapporto tra scienza e fede. Trovandosi a Montepulciano, davanti al pendolo con cui Foucault provò per la prima volta la rotazione della Terra, Padre Paul non ha potuto fare a meno di  citare Bellarmino e Galileo Galilei.

L’esperimento del Pendolo è andato avanti per tutta la settimana, fino ad arrivare a sabato 24 marzo, quando, nel Teatrino di San Biagio, si è svolto un interessante dialogo tra Don Alessandro Omizzolo, astronomo della Specola Vaticana, e Massimo Mazzoni della Società Astronomica Italiana. La lezione è stata poi seguita dall’ultima dimostrazione dell’esperimento e dal concerto della soprano poliziana Anna Maria Amorosa con il maestro Massimiliano Cuseri all’organo appena restaurato di San Biagio

Un ruolo fondamentale, per tutta la settimana, è stato svolto dagli studenti dei Licei Poliziani, che oltre ad accogliere turisti e colleghi studenti di altri Istituti, hanno spiegato al pubblico le origini dell’esperimento e la storia del Tempio San Biagio per poi procedere alla dimostrazione della sperimentazione. In tutto i visitatori, che hanno avuto modo di osservare l’esperimento nell’arco della settimana, sono stati quasi 2000.

“Portando i saluti del Dirigente Scolastico Professore Marco Mosconi, ringrazio le opere Ecclesiastiche, Don Domenico, il Comune di Montepulciano, la Società Astronomica Poliziana per averci regalato di nuovo l’emozione di vedere il pendolo di Foucault oscillare in questa splendida cornice, che è la Chiesa di San Biagio. Grazie a tutti coloro che sono intervenuti e ai nostri ragazzi, che incuranti del freddo e della pioggia, hanno trascorso questa settimana ad accogliere studenti e turisti, con un pizzico di timidezza, ma anche con spirito di iniziativa”è stato il commento della professoressa Simona Caciotti referente del progetto per i Licei Poliziani.

 “Quella del Pendolo è stata un’esperienza arricchente sotto molti punti di vista: dal lato scientifico a quello della fede, ma anche dal lato culturale e umano. Le conferenze di padre Mueller, di Omizzolo e di Mazzoni hanno messo in luce quanto piccoli siamo e, nel contempo, quanto può la nostra mente comprendere pur nella propria finitezza. Un plauso grandissimo, oltre alle varie associazioni che hanno collaborato in sinergia, va soprattutto ai quasi settanta ragazzi liceali che, con professionalità ed educazione, hanno illustrato a tutti gli ospiti questo esperimento. L’alternanza scuola/lavoro, per la prima volta nella nostra Parrocchia, ha funzionato pienamente. Ad ottobre, insieme all’orchestra dei Licei, replicheremo l’esperienza per dare alla Chiesa e alla nostra città, quel lustro che purtroppo gli eventi delle ultime settimane hanno parzialmente oscurato”ha spiegato Don Domenico a margine dell’evento.

L’altra settimana dedicata al Pendolo di Foucault si svolgerà dal 20 al 27 ottobre 2018 e in quell’occasione sarà possibili assistere all’esibizione del Coro e dell’Orchestra dei Licei Poliziani.


Scienza e fede si fondono a San Biagio per la seconda edizione del Pendolo di Foucault (19/03/2016)

Come si comporta l’universo? – si chiedeva Stephen Hawking. Noi, in questi giorni, lo vedremo con i nostri occhi, lo toccheremo con le nostre mani, lo gusteremo con i nostri sensi. L’universo si comporta secondo delle leggi precise, ben definite, che Foucault anche oggi ripresenta” – con queste parole Don Domenico Zarafana, parroco della Parrocchia di San Biagio, ha dato ufficialmente il via alla seconda edizione del Pendolo di Foucault domenica 18 marzo al Tempio di San Biagio.

La seconda edizione dell’affascinante esperimento che dimostra la rotazione della Terra su sè stessa è curata da Opere Ecclesiastiche Riunite, dalla Parrocchia di San Biagio, unitamente a Civita-Opera, e gode del patrocinio del Comune di Montepulciano, della Società Astronomica Poliziana, dei Licei Poliziani, della Biblioteca Archivio “Piero Calamandrei” e della Fondazione Cantiere d’Arte di Montepulciano. Questo evento, già proposto a Montepulciano nel 2016 in occasione della Settimana Scientifica dei Licei Poliziani, rientra nel calendario dei festeggiamenti organizzati per il V centenario della posa della prima pietra del famoso monumento, avvenuta il 15 settembre 1518.

La seconda edizione del Pendolo di Foucault è l’occasione per poter nuovamente vedere oscillare il Pendolo nella suggestiva cornice di San Biagio in un esperimento che coniuga scienza, divulgazione, arte ed architettura ai massimi livelli: il filo oscillante penderà infatti all’interno della chiesa per ben 42 metri. Attorno all’esperimento si articola un programma ricco di iniziative che vedranno impegnati gli studenti dei licei e più in generale tutto il territorio.

Durante la giornata di apertura, dopo i saluti istituzionale del parroco Don Domenico, dell’architetto Riccardo Pizzinelli già presidente delle Opere Ecclesiastiche Riunite, dell’Assessore all’Istruzione del Comune di Montepulciano Francesca Profili, del dirigente scolastico dei Licei Poliziani Marco Mosconi e della presidente del Sap Vanna Pellegrini, è seguita la Lection Magistralis del padre gesuita Paul Mueller Vice Direttore della Specola Vaticana dal 2010 e molto legato alla figura di San Bellarmino e ai suoi studi, filo conduttore della lezione. La serata si è conclusa con il concerto, organizzato in collaborazione con la Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte, di alcuni musicisti dell’Istituto di Musica Henze diretti dal maestro Alessio Tiezzi. I musicisti hanno eseguito alcuni brani all’organo, costruito da Alamanno Contucci nel 1781 e recentemente restaurato dalle Opere Ecclesiastiche Riunite.

L’esperimento del Pendolo di Foucault sarà visibile tutti i giorni dalle 10:30 alle 13 e dalle 15:30 alle 17; a fare da accoglienza ai turisti saranno gli studenti dei Licei Poliziani, coordinati dalla professoressa Simona Caciotti, i quali accoglieranno i visitatori, spiegheranno loro la storia dell’esperimento e del Tempio che lo accoglie e poi procederanno alla dimostrazione. La prima Settimana Scientifica chiuderà sabato 24 marzo con un dialogo dal titolo ‘Tra stelle e astri…confronto dialogico’ tenuto da don Alessandro Omizzolo, astronomo, e Massimo Mazzoni della Società Astronomica Italiana, mentre alle ore 16.45 è previsto il concerto del soprano poliziano Anna Maria Amorosa con l’utilizzo dell’organo restaurato della Chiesa di San Biagio.


Aperte le celebrazioni per il centenario (06/02/2018)

La celebrazione per i 500 anni dalla posa della chiesa di San Biagio, in un clima profondamente suggestivo e realmente partecipato, al tramonto di sabato 3 febbaraio dinanzi a poco più di cinquecento persone, quanti sono gli anni della Chiesa, con la lettura – da parte del Parroco di Montepulciano, don Domenico Zafarana – della Bolla Papale con la quale la Penitenzieria Apostolica ha, di fatto, concesso il Giubileo. Tanta attenzione nei presenti e anche stupore per un documento proveniente dalla Città del Vaticano e consegnato alla Parrocchia direttamente dalle mani del Vescovo in quella sede, all’inizio di questo anno centenario.

“Non un magnate, non un principe del Rinascimento, ma la popolazione tutta, senza distinzione di ceto, è stata il vero mecenate che ha donato le risorse per edificare questo tempio nel quale, cinquecento anni dopo, noi ci troviamo” – con queste parole il vescovo Stefano Manetti, Vescovo della Diocesi poliziana-chiusina-pientina, ha salutato i numerosi presenti convenuti nella monumentale Chiesa di San Biagio.

Dopo la lettura della Bolla Pontifica la Messa è proseguita normalmente; più volte mons. Manetti ha fatto riferimento – nel corso dell’omelia – alla storia della Chiesa che, annualmente, viene visitata al suo interno da decine di migliaia di turisti che ne possono ammirare  la bellezza architettonica e monumentale; quella stessa bellezza che, alla fine del XIX secolo, le ha meritato l’appellativo di <Monumento nazionale di prima fascia> al pari degli altri monumenti nazionali e di rilevanza internazionale.

“Chi viene qui – ha precisato mons. Manetti – entra come in una poesia, una poesia elevata e dolcissima, che l’armonia architettonica di questo edificio e la bellezza che esprime in qualche modo contengono in sé, per offrirla ai tanti pellegrini e visitatori per questi cinque secoli e oltre”. Molto seguito l’intervento di mons. Manetti il quale ha inoltre ricordato “la generosità dei nostri antenati che con straordinario entusiasmo si sono spesi per la costruzione di questa chiesa; gli artisti che hanno messo i loro talenti al servizio della bellezza e della fede, e che attraverso le cose materiali, come le pietre, riescono a indirizzare il nostro sguardo alle realtà immateriali dello spirito; la memoria culturale che ha formato i poliziani, così necessaria per guardare al futuro e, infine, tutti voi che amate questo luogo e che, insieme ai pellegrini che la visitano ogni anno, riempite di significato queste pietre che formano il Tempio che oggi celebriamo”.

Parole forti quelle del Vescovo che ha spronato la comunità poliziana ad essere come ‘pietre vive’ capaci di edificare la Chiesa con la maiuscola che ha, in Cristo Signore, la sua ragion d’essere. Per l’occasione – era la prima volta – è stato eseguito l’inno del centenario ‘Cristo, pietra viva’ scritto la scorsa estate dal Parroco don Domenico e musicato dal maestro Luciano garosi, attualmente docente al Conservatorio di Firenze e di Siena e già direttore dell’Istituto di Musica di Montepulciano. Il pezzo, eseguito all’inizio e alla fine della celebrazione, è stato cantato da tutta l’assemblea data la sua orecchiabilità.

Don Domenico al termine del rito religioso, al quale hanno preso parte sia il Vice Parroco che gli altri due sacerdoti delle Parrocchie poliziane in segno di unione e vicinanza spirituale, ha ringraziato il “Vescovo fiorentino, come Antonio da Sangallo il Vecchio” per l’affetto “costantemente dimostrato alla nostra comunità, anche se con discrezione ma con efficacia”.

“Noi oggi a priamo un anno intero di celebrazioni – ha precisato don Domenico – che ricorderanno la posa della prima pietra. Quante pietre vive sono passate calpestando questo pavimento in cinque secoli! Quanta gente umile, semplice, fedele; quanti sposi o bambini portati al fonte battesimale, o defunti per i quali si è offerto il suffragio. Quante pietre vive, che formano un tempio ben più grande e ben più bello che cammina da duemila anni. Quanta grazia tra queste mura, dinanzi a lei, “Nostra Donna”!”. E ha concluso “Noi oggi, con animo grato, insieme a lei, Vescovo fiorentino (come il Sangallo), che la Provvidenza ha voluto in questo momento storico, rendiamo grazie alla Provvidenza per quanto stiamo vivendo. Oggi come allora ci sono i rappresentanti civili della comunità poliziana. Oggi come allora fratelli e sorelle nella fede sostano lieti dinanzi alla “imagine di Nostra Donna” che tanto bene ha fatto e continua a fare per la nostra gente, nel silenzio e con efficacia”.

I festeggiamenti si sono conclusi con il saluto di Riccardo Pizzinelli, presidente delle Opere Ecclesiastiche Riunite, che ha illustrato il programma dell’intero centenario, e il saluto veloce e sentito del Sindaco di Montepulciano Andrea Rossi, che ha partecipato all’intera celebrazione insieme all’assessore Francesca Profili, e a diversi consiglieri comunali che non sono voluti mancare all’evento religioso.

 


500 anni della Fondazione di San Biagio, il Giubileo darà il via ai festeggiamenti (26/01/2018)

L’inizio dei festeggiamenti del giubileo avverrà con la celebrazione eucaristica della festa di San Biagio, presieduta dal Vescovo mons. Manetti, nel pomeriggio di sabato 3 febbraio quando — in apertura della celebrazione — verrà data lettura della Bolla Pontificia di Sua Santità Papa Francesco con la quale, ufficialmente, si proclama l’apertura dell’anno giubilare. Al termine della Messa, verrà presentato in anteprima il programma del cinquecentenario, seguito da un primo concerto di musica sacra di Rossana Damianelli, soprano e Paolo Fabbroni, basso, in collaborazione con la neonata la Società Astronomica Poliziana che poi, nella stessa serata, proporrà anche l’osservazione del cielo notturno con Reading poetico di Rosa Elisa Giangoia, Mario Pepe e Marisa Tumicelli.

Prima di giungere ai periodi clou della fine di aprile e della metà di settembre in occasione delle date di maggiore significato, avremo a San Biagio poi, dal 18 al 24 marzo, la replica dell’esperimento del Pendolo di Foucault, con una settimana di esperimenti scientifici, conferenze, concerti ed esposizioni in collaborazione con i Licei Poliziani

Nella primavera 2018 i festeggiamenti inizieranno anche di là dall’Oceano, negli Stati Uniti, e più in specifico al Museo della Harward University di Boston che, grazie alla collaborazione iniziata in questi anni grazie a Luca ed alla famiglia Meldolesi, con numerosi Eventi in onore del V centenario con una conferenza del prof. Joseph Connors il 4 aprile, un seminario sui documenti della vicenda del cortile del Museo di Harward e del loggiato della Canonica di San Biagio il 27 aprile, alcune esibizioni studentesche (danza, musica, recitazione) nel cortile del Museo dal 26 al 29 aprile, oltre ad una esposizione d’arte Etrusca e neo-Etrusca, realizzata dalla Dott. Carrabino e ispirata da Montepulciano, oltre a visite guidate del cortile, un sito web (tradotto in italiano), suono delle campane di San Biagio in giorni storicamente significanti, e dolci tipici toscani nel Caffè del Museo di Harward.

Si giungerà poi alla Celebrazione del Centenario Miracolo (23 aprile 1518) con eventi che si terranno dal 21 al 23 aprile, ed in particolare il 21 ci sarà l’inaugurazione della mostra evento “Il Tempio di San Biagio dopo Antonio da Sangallo” (che avrà durata fino al 4 novembre) e che riproporrà l’arredo storico antico della chiesa con esposizione di cinque grandi pale che ornarono gli altari fino alla seconda metà dell’ottocento, realizzata in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle province di Siena, Grosseto e Arezzo, la Diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, il Comune di Montepulciano, e con l’impegno di Opera Laboratori Fiorentini, ed ancor più determinante, quello del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano. Seguirà nella stessa serata il Concerto dell’organo, recentemente restaurato, da parte del maestro Cesare Mancini. Domenica 22 ci sarà poi la Celebrazione ufficiale dell’evento con una Lectio magistralis di un noto Storico dell’Arte in collaborazione con Opera Laboratori Fiorentini con, a seguire un Concerto celebrativo dell’Istituto di Musica di Montapulciano realizzato in collaborazione con Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte che si impegnerà in numerose iniziative durante tutto l’anno 2018, tra cui un concerto sinfonico il 19 luglio ed ulteriori iniziative.

Seguiranno poi numerosissime iniziative tra cui il Raduno nazionale Motociclisti, domenica 10 giugno, con la collaborazione dei Motociclisti diocesani; l’Assemblea della Associazione Fabbricerie d’Italia, venerdì 15 giugno con presentazione ufficiale del Restauro dell’antico organo, di un volume sui restauri e opere d’arte di San Biagio, una mostra testi architettura del ‘500 nella Sacrestia, eventi in collaborazione con AFI, CEI, e Società Bibliografica Toscana. Nella stessa serata si terrà un concerto d’organo e Soprano — in collaborazione con Festival di Pasqua — Contucci; una giornata dedicata all’architettura del Convegno di Studi sul Rinascimento, il 21 luglio, in collaborazione con l’Istituto Francesco Petrarca, che realizzerà anche un concerto di musica da Camera nella stessa serata; l’evento Acquarelli su San Biagio il 27 luglio, in collaborazione con il Rotary Club; una mostra su William Congdon durante il mese di agosto nella sacrestia di San Biagio, in collaborazione con Andrea Bruzzicheli e infine si giungerà poi alla Celebrazione ufficiale del V Centenario dalla posa prima pietra — 15.09.1518, con una serie di eventi che si terranno dal 02 al 17 settembre tra cui i concerti dell’Accademia Renana di Palazzo Ricci, del prof. Pietro Meldolesi e dell’Istituto di Musica, la festa popolare realizzata dalla Contrada le Coste e dall’Associazione della Giostra del Saracino, letture da Poliziano Evento in collaborazione con Arteatro Gruppo di Montepulciano, la rappresentazione nel prato di San Biagio del Bruscellino “Toto da San Biagio”, in collaborazione con la Compagnia popolare del Bruscello, una seconda lectio magistralis celebrativa con conferenza di un importante storico dell’architettura;

E ancora una mostra di Disegni e Acquerelli dell’architetto Roberto Minetti tra i mesi di settembre ed ottobre nel teatrini della Canonica; la seconda settimana dal 20 al 27 ottobre del Pendolo di Foucault ancora in collaborazione con i Licei Poliziani; un convegno storico e di riduzione del rischio sismico realizzato nel mese di novembre in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle province di Siena, Grosseto e Arezzo e con l’Ordine Architetti di Siena; il giubileo si chiuderà poi il 25 dicembre durante la celebrazione del Santo Natale per mettere in risalto il carattere mariano della Chiesa che compie cinque secoli, dedicata alla Madre del Buon Viaggio.

In conclusione va poi ricordato che il Bruscello dedicherà al V Centenario la sua rappresentazione annuale in Piazza Grande per ferragosto, che il panno del Bravìo, così come voluto dalla Giunta Comunale, sarà dedicato al V Centenario e che si stanno già realizzando concorso scolastici e progetti didattici in collaborazione con l’Istituto Comprensivo “Iris Origo” e con le scuole del territorio nonché è in corso la catalogazione dei volumi archivio dell’Opera storica di San Biagio in collaborazione con la Biblioteca Archivio Piero Calamandrei ed un concorso fotografico in collaborazione con il Photoclub poliziano, oltre ad altre iniziative che verranno dettagliate e promozionate nei prossimi mesi.

 

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Il referendum boccia la fusione tra Montepulciano e Torrita di Siena

I cittadini hanno detto la loro, al termine del referendum che si è svolto domenica 11 e lunedì 12 novembre: il fronte del No ha avuto la meglio e il progetto…

I cittadini hanno detto la loro, al termine del referendum che si è svolto domenica 11 e lunedì 12 novembre: il fronte del No ha avuto la meglio e il progetto di fusione tra Montepulciano e Torrita di Siena si ferma qui. I voti contrari sono stati il 53,58% a Montepulciano, dove si è espresso il 33,15% degli aventi diritto, e il 76,7% a Torrita, dove l’affluenza è stata maggiore, con il 64,80%. Lo spoglio delle schede si è svolto nel giro di un paio di ore, ma il responso è apparso chiaro praticamente dalle prime cifre circolate all’interno dei seggi.

In una conferenza stampa convocata presso la sede torritese del Partito Democratico, gli esponenti del comitato a favore della fusione e delle due amministrazioni comunali si sono riuniti per una prima breve analisi del risultato: si parla di “rammarico”, per non essere riusciti a convincere i cittadini della bontà del progetto, ma non c’è il rimpianto di non aver fatto tutto il necessario.

«Le iniziative e gli incontri per dare informazioni sono stati tanti – ha dichiarato il coordinatore del Comitato Sì fusione Giancarlo Pagliai – Forse un confronto diretto con il Comitato del No avrebbe chiarito alcuni aspetti».

Condivisa da tutti i presenti l’opinione che a incidere sulla pesante vittoria del No sia stata l’efficacia degli slogan che hanno più facilmente fatto leva sulle paure della gente, contro le spiegazioni razionali sui vantaggi che la fusione avrebbe comportato.

«La risposta univoca di entrambe le comunità – ha dichiarato il sindaco di Torrita Giacomo Grazi – almeno non rende vana una volontà favorevole espressa da una parte soltanto. Escludo le mie dimissioni, il lavoro amministrativo proseguirà con lo stesso impegno sino alla sua scadenza».

«Questo progetto era uno dei più ambiziosi preparati negli ultimi cinquant’anni nel territorio – ha proseguito la consigliera Alice Raspanti, capogruppo di maggioranza a Montepulciano – ma non resta che prendere atto del volere popolare, certi di aver adempiuto al compito della politica di offrire opportunità ai cittadini».

In generale, il sentimento diffuso tra le fila dei promotori del progetto di fusione è quello di non aver fatto comprendere che tale opportunità avrebbe risposto ai problemi di amministrazione di un ente pubblico.

«Problemi che questo territorio vivrà» secondo il segretario PD Montepulciano Alberto Millacci, «ma che questo progetto, valutato e bocciato dai cittadini, avrebbe arginato» ha aggiunto il consigliere Luca Betti, capogruppo di maggioranza a Torrita. «Il confronto con gli altri referendum di questo fine settimana – ha proseguito Daniele Chiezzi (lista civica) – dimostra che la consapevolezza delle amministrazioni di dover provvedere alle problematiche della gestione dell’ente si scontra con la difficoltà della popolazione a superare certe barriere ideologiche». «Se non altro – ha concluso la segretaria PD Torrita Elena Rosignoli – il comitato del Sì ha sempre usato lealtà e correttezza nei confronti dei cittadini».

Il Comitato del No di Torrita di Siena ha atteso il risultato ufficiale prima di dirigersi verso la propria sede, nel centro storico, dove in serata si sono svolti veri e propri festeggiamenti.

«Il Comitato ha lavorato duramente per due anni per dimostrare l’insensatezza di questa proposta che non aveva visto un processo partecipativo della popolazione, né di Torrita né di Montepulciano, dove abbiamo agito meno intensamente ma, a guardare il risultato, l’eco delle nostre ragioni si è fatto comunque sentire» ha dichiarato Carlo Stefanucci, portavoce del comitato, insieme ad Antonio Canzano, il quale ha proseguito: «Alla vigilia del voto sembrava che a Montefollonico prevalesse il Sì, ma alla fine quella del No è stata una vittoria condivisa da tutti, anche dai poliziani. Dal momento della sua presentazione, i torritesi si sono opposti a questo progetto e il comitato si è semplicemente fatto loro portavoce».

Numerosi i commenti anche degli esponenti delle altre forze politiche presenti sul territorio che si erano dichiarate contrarie alla fusione.

«Hanno prevalso la forza identitaria e il senso di appartenenza delle comunità» ha dichiarato Emanuele Andreucci (Fratelli d’Italia). «L’esito di questo referendum è la prova che le imposizioni dall’alto non sono mai ben accolte dalla popolazione – ha commentato Stefano Bracciali (Movimento 5 Stelle) – I cittadini si sono informati e il loro è stato un voto consapevole sulla fusione, non un giudizio sull’operato dell’attuale amministrazione». Per Lorenzo Vestri (Lega) «L’offerta referendaria non ha unito ma ha provocato una spaccatura nella comunità torritese, che adesso dovrà essere ricomposta».

E lo sguardo va dunque a maggio, quando si svolgeranno le prossime elezioni amministrative per entrambi i comuni. La fusione avrebbe potuto consentire ad Andrea Rossi di ricandidarsi come sindaco di un comune unico, dove anche le liste con le più basse percentuali avrebbero potuto spostare gli equilibri ed essere così determinanti in un’eventuale fase di ballottaggio. Una possibilità che a questo punto non potrà realizzarsi. A Torrita di Siena, Giacomo Grazi è al termine di un primo mandato molto discusso, che nel corso di quasi cinque anni ha ricevuto apprezzamenti per la sua dinamicità, ma anche varie critiche dai cittadini.

Il Comitato No Fusione, di cui nei giorni scorsi era stato ipotizzato un fine politico contro l’amministrazione che si sarebbe concretizzato nella presentazione di una lista civica trasversale, ancora non si sbilancia:

«All’indomani del referendum il comitato si scioglie – ha annunciato Stefanucci – ogni suo componente ne uscirà arricchito sia dal punto di vista umano, per aver conosciuto nuove persone, che civico, per aver acquisito maggior consapevolezza dell’attaccamento verso il proprio territorio e verso la cosa pubblica. Ciascuno farà uso di questo tesoro nella maniera che riterrà più opportuna, ovviamente dopo aver festeggiato a dovere questa vittoria».

E allora, per conoscere quali dinamiche caratterizzeranno il panorama della politica locale dei prossimi anni per i comuni di Montepulciano e di Torrita di Siena, non resta che attendere la primavera 2019.


Referendum popolare regionale consultivo sulla proposta di legge regionale per l’istituzione del Comune di Montepulciano Torrita di Siena

Risultati Definitivi – MONTEPULCIANO

L’affluenza si attesta al 33,17% su un totale di 11230 aventi diritto

  • Sez. 1 — Montepulciano capoluogo – aventi diritto 888 – votanti 263 – bianche 1 – nulle 0 – Sì 109 (41,6%) – No 153 (58,4%)
  • Sez. 2 – Montepulciano capoluogo – aventi diritto 933 – votanti 346 – bianche 1 – nulle 0 – Sì 96 (27,8%) – No 249 (72,2%)
  • Sez. 3 – Montepulciano capoluogo – aventi diritto 748 – votanti 283 – bianche 1 – nulle 1 – Sì 107 (38,1%) – No 174 (61,9%)
  • Sez. 4 – Montepulciano capoluogo – aventi diritto 655 – votanti 245 – bianche 0 – nulle 0 – Sì 80 (32,7%) – No 165 (67,3%)
  • Sez. 5 – Montepulciano capoluogo – aventi diritto 771 – votanti 293 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 99 (33,9%) – No 193 (66,1%)
  • Sez. 6 – Abbadia di Montepulciano – aventi diritto 826 – votanti 383 – bianche 2 – nulle 2 – Sì 160 (57,3%) – No 119 (42,7%)
  • Sez. 7 – Abbadia di Montepulciano – aventi diritto 690 – votanti 217 – bianche 2 – nulle 4 – Sì 121 (57,3%) – No 90 (42,7%)
  • Sez. 8 – Gracciano – aventi diritto 643 – votanti 235 – bianche 0 – nulle 0 – Sì 148 (63,0%) – No 87 (37,0%)
  • Sez. 9 – Montepulciano Stazione – aventi diritto 636 – votanti 183 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 91 (50,0%) – No 91 (50,0%)
  • Sez. 10 – Montepulciano Stazione – aventi diritto 888 – votanti 269 – bianche 1 – nulle 2 – Sì 131 (49,2%) – No 135 (50,8%)
  • Sez. 11 – Valiano – aventi diritto 408 – votanti 121 – bianche 1 – nulle 1 – Sì 60 (50,4%) – No 59 (49,6%)
  • Sez. 12 – Acquaviva – aventi diritto 639 – votanti 223 – bianche 1 – nulle 1 – Sì 113 (51,1%) – No 108 (48,9%)
  • Sez. 13 – Acquaviva – aventi diritto 630 – votanti 220 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 113 (51,6%) – no 106 (48,4%)
  • Sez. 14 – Acquaviva, loc. Tre Berte – aventi diritto 643 – votanti 249 – bianche 1 – nulle 2 – Sì 152 (61,8%) – No 94 (38,2%)
  • Sez. 15 – Sant’Albino – aventi diritto 569 – votanti 144 – bianche 0 – nulle 0 – Sì 63 (43,8%) – No 81 (56,3%)
  • Sez. 16 – Sant’Albino – aventi diritto 663 – votanti 151 – bianche 0 – nulle 0 – Sì 74 (49,0%) – No 77 (51,0%)

Totale Montepulciano: vince il No con 1982 voti pari al 53,58% contro i 1717 voti pari al 46,42% del Sì

Risultati Definitivi – TORRITA DI SIENA

L’affluenza si attesta al 64,81% su un totale di 5850 aventi diritto

  • Sez. 1 – via Roma – aventi diritto 773 – votanti 535 – bianche 1 – nulle 1 – Sì 103 (19,3%) – No 430 (80,7%)
  • Sez. 2 – via Roma – aventi diritto 924 – votanti 643 – bianche 3 – nulle 3 – Sì 142 (22,3%) – No 495 (77,7%)
  • Sez. 3 – via Roma – aventi diritto 816 – votanti 514 – bianche 2 – nulle 1 – Sì 117 (22,9%) – No 394 (77,1%)
  • Sez. 4 – via Marche – aventi diritto 1019 – votanti 638 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 133 (20,9%) – No 504 (79,1%)
  • Sez. 5 – via Marche – aventi diritto 862 – votanti 628 – bianche 2 – nulle 4 – Sì 125 (20,1%) – No 497 (79,9%)
  • Sez. 6 –  via Marche – aventi diritto 903 – votanti 528 – bianche 2 – nulle 1 – Sì 107 (20,4%) – No 418 (79,6%)
  • Sez. 7 – Montefollonico – aventi diritto 552 – votanti 305 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 151 (49,7%) – No 153 (50,3%)

Totale Torrita di Siena: vince il No con 2891 voti pari al 76,7% contro gli 878 voti pari al 23,3% del Sì

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Due itinerari per scoprire la Via Lauretana, tra Sinalunga, Torrita di Siena e Montepulciano

Nel 2016, guardando un’esposizione di documenti e pubblicazioni riguardanti la Via Lauretana allestita nella Chiesa di Santa Croce a Torrita, rimasi folgorato da un disegno seicentesco raffigurante un pellegrino alle…

Nel 2016, guardando un’esposizione di documenti e pubblicazioni riguardanti la Via Lauretana allestita nella Chiesa di Santa Croce a Torrita, rimasi folgorato da un disegno seicentesco raffigurante un pellegrino alle porte del Santuario di Loreto. Chiunque sia nato e cresciuto in Valdichiana ha sempre sentito parlare della Via Lauretana, ma pochi conoscono le origini e il significato di quel nome o hanno idea di dove portasse quella strada lunga 300km.

Da lì partì il bizzarro progetto di portare le persone a percorrere quell’antica via. A nostro avviso, la Lauretana meritava ben più che rimanere rinchiusa nei salotti di storici dell’arte e ricercatori. Pochi immaginavano che il percorso potesse essere ancora oggi vivo e attuale, così come la fede e la voglia di avventura di chi sceglieva di percorrerlo.

Siamo partiti da Torrita in tre e siamo arrivati a Loreto in tanti, sotto i riflettori dell’opinione pubblica e con la consapevolezza di aver riportato l’attenzione su questo cammino antico, tra i più importanti per i cattolici dalla fine del tredicesimo secolo ad oggi.

Da allora abbiamo accompagnato diverse centinaia di persone sul tratto che da Siena porta fino a Valiano, stimolando diverse associazioni a fare altrettanto. È stato con grande soddisfazione che abbiamo accolto la novità che la Via Lauretana (nella tratta Siena-Loreto) sia stata inclusa nel progetto del MIBACT per sviluppare, riscoprire e valorizzare i tanti itinerari spirituali e storici d’Italia. Grazie a questa delibera del ministero, entro il 2019 il percorso della Lauretana sarà messo in sicurezza e contrassegnato dalla cartellonistica della Regione Toscana nei comuni di Siena, Asciano, Rapolano, Sinalunga, Torrita, Montepulciano e Cortona.

Sabato 17 e Domenica 18 Novembre, la Pro Loco di Torrita di Siena (per la quale ricopro il ruolo di coordinatore della commissione Via Lauretana) ha organizzato due giorni di cammini sul tratto di Lauretana che dalla Pieve di Sinalunga porta alla Maestà del Ponte a Montepulciano stazione, passando per Torrita di Siena. Andiamo a vedere assieme i percorsi nel dettaglio:

Sabato 17 novembre l’itinerario partirà da Sinalunga alle ore 13:30 e proseguirà per circa 10km con un dislivello di 100mt in salita fino a Torrita di Siena, per una durata complessiva di circa tre ore. L’arrivo è infatti previsto per l’imbrunire.

Dopo il ritrovo nel piazzale della stazione ferroviaria, raggiungeremo a piedi la Pieve di S.Pietro ad Mensulas, la prima tappa del percorso. Di origine antichissima, la Pieve sorge nei pressi di una mansio romana sulla Cassia Adrianea che, come la Statio Manliana di Torrita, fungeva da stazione di posta ed era molto attiva in epoca imperiale. Qui, Don Claudio, parroco della Pieve, accoglierà i pellegrini per la benedizione del cammino.

Dopodiché proseguiremo attraverso diverticoli interni che ci porteranno fino alla zona Santarello e subito dopo a La Fratta, tappa fondamentale della Lauretana. Secondo la tradizione questo fu il Castello natale del famoso brigante Ghino di Tacco, che divenne poi un’importante fattoria fortificata tutt’ora in attività. Qui si alleva la razza Chianina e ha sede la Cappella di S.Michele, una chiesetta cinquecentesca al cui interno è custodito un importante affresco di Antonio Bazzi detto Il Sodoma.

Il percorso continuerà in direzione Petriolo, nella zona collinare che cinge Torrita a nord. Da qui potremo godere di un bellissimo e ampio scorcio sulla Valdichiana. Proseguendo, giungeremo poi al colle di Poggio Manliano, sede del cimitero di Torrita, primo insediamento urbano certificato sul territorio torritese di epoca romana che portava il nome di Ascanellum, dove sorse anche la prima Pieve della parrocchia: la Madonna delle Nevi. Da questa posizione di favore potremo ammirare la classica vista da cartolina di Torrita di Siena, adagiata sul colle con le sue mura, le sue torri e lo spiccato colore rosso dei suoi laterizi. Pochi minuti ci separeranno dall’entrare trionfalmente nel centro storico di Torrita.

Domenica 18 novembre partiremo alle 9:00 dalla stazione di Torrita di Siena per arrivare alla Maestà del Ponte di Montepulciano all’ora di pranzo; il rientro avverrà nel pomeriggio a Torrita di Siena su un percorso ad anello lungo circa 18km e con 100mt di dislivello.

I volontari della Pro Loco, ormai fini conoscitori dell’itinerario, accompagneranno i partecipanti in questa camminata che risveglierà i sensi sulle bellezze naturalistiche e paesaggistiche dei territori attraversati, con storie e racconti inerenti la Via Lauretana, a detti di molti uno dei Cammini più belli d’Italia.

Partendo dalla stazione ferroviaria di Torrita cammineremo in direzione sud-est verso il Greppo, la zona di confine tra i comuni di Torrita e Montepulciano. Attraverso la sterminata pianura della Chiana raggiungeremo la Fila, una fattoria di epoca Leopoldina composta da molti poderi in perfetto stile Lorena/Asburgico. Tra essi spicca la struttura del Torrione, l’antica torre fatta costruire dal futuro imperatore austriaco per controllare l’esecuzione dei lavori di bonifica nella vallata.

Da lì raggiungeremo la Maestà del Ponte, chiesa seicentesca nei pressi di Montepulciano Stazione, costruita ai piedi dell’antico ponte che conduceva fino a Valiano e che conserva moltissimi riferimenti Lauretani. In questa sede, l’accoglienza degli amici dell’Asd Maestà del Ponte ci ospiterà per il pranzo al sacco prima di completare l’anello di rientro fino a Torrita, che percorreremo su un sentiero leggermente diverso da quello di andata per scoprire altri scorci tra Stazione, Abbadia e Torrita Scalo.

Per partecipare alle camminate puoi contattarmi, attraverso il sito o la pagina facebook, oppure contattare la Pro Loco di Torrita di Siena.

Articolo a cura di Manuele De Bellis – Guida Ambientale Escursionistica


Per approfondire:
La Via Lauretana – Prima parte
La Via Lauretana – Seconda parte
La Via Lauretana – Terza parte

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Una sigaretta per ogni squadra: Maurizio Sarri, dalla panchina del Tegoleto a quella del Chelsea

L’Italia è un paese amato e rispettato nel mondo soprattutto per quanto riguarda l’arte culinaria: l’export di generi alimentari è uno dei nostri punti di forza e motivi d’orgoglio, basti…

L’Italia è un paese amato e rispettato nel mondo soprattutto per quanto riguarda l’arte culinaria: l’export di generi alimentari è uno dei nostri punti di forza e motivi d’orgoglio, basti pensare a quanto appeal hanno squisitezze come pizza, olio e vino nei paesi gastronomicamente più poveri.

Da qualche mese l’Italia, e più precisamente la Toscana, ha occupato la sala del trono della regina Elisabetta offrendo al banchetto domenicale non gustose portate ma una buona dose di sapienza calcistica. Da qualche mese, infatti, siamo diventati esportatori di football nella terra in cui il football è nato e tutto questo grazie ad un signorone toscano con l’innato vizio del fumo, delle tute da passeggio, che contrappone quotidianamente ai bei vestiti, e alle ipocrite buone maniere che il mondo del calcio in televisione imporrebbe.

Ovviamente, stiamo parlando di Maurizio Sarri e del suo ormai celebre Sarriball, nomignolo coniato dai tifosi del Chelsea per etichettare il gioco spettacolare del loro allenatore. Sarri è nato a Napoli, ma è cresciuto tra i territori del Valdarno e le mura della banca di Firenze, dove ha lavorato prima di dedicarsi interamente al calcio.

Accolto, tra i dubbi, alla corte del proprietario dei blues Roman Abramovič dopo un’insolita staffetta con un altro italiano, Antonio Conte, è riuscito a farsi adorare in pochissimo tempo, non solo per la sua schiettezza e per la sua inaspettata padronanza della lingua inglese, ma anche e soprattutto per il calcio intenso, poetico e bello che riesce a far esprimere alla propria squadra.

Ma a tutto questo, Sarri, ci aveva già abituato in Italia, quando il grande pubblico aveva potuto conoscerlo ed ammirarlo sulle panchine di Empoli prima e Napoli poi. Tuttavia, come tutti i personaggi storici che si rispettino, c’è un passato da raccontare, un passato che ha segnato in maniera indelebile la sua carriera, facendolo diventare l’uomo e il professionista che è ora. Una commistione di sangue campano e toscano, che lo ha reso tra gli allenatori più iconici e amati della contemporaneità, anche oltremanica.

Con questo  articolo voglio ripercorrere, dunque, le tappe principali che hanno indirizzato Sarri verso la conquista della Serie A e, successivamente, della Premier League. Racconterò Sarri abbinando ad ogni squadra un pacchetto di sigarette che porta gli stessi colori sociali della maglia. La sigaretta è un segno distintivo per Sarri da diventarne metonimia: crea, il fumo, quell’aura di provincialità e, perché no, di toscanità, che contraddistinguono l’inizio, dal basso, di una carriera scintillante. Tutto questo, tuttavia, senza mai elevarsi sul piedistallo dell’intoccabilità che media e celebrità costruiscono sotto i piedi dei personaggi famosi.

Vi sembra l’identikit di un allenatore milionario di una delle squadre più ricche del pianeta?

MARLBORO ROSSE – Il Tegoleto e il posto per la macchina

A Tegoleto, frazione di Civitella in Valdichiana, provincia di Arezzo, Sarri arriva dopo quasi 10 anni di esperienza in panchina: prima aveva allenato Stia, Faellese, Cavriglia, Antella e Valdema, ottenendo buoni risultati tra Seconda Categoria, Promozione ed Eccellenza.

Tegoleto rappresenta, per Sarri, la svolta della carriera: sarà la prima vera stagione in cui potrà dedicarsi totalmente al lavoro di allenatore, dopo aver riposto per sempre nel polveroso armadio di casa la giacca elegante da impiegato di banca.

Ci immaginiamo, dunque, un Sarri super meticoloso arrivare un paio d’ore prima dell’allenamento al campo sportivo, avviare il suo pacchetto rigorosamente morbido di Marlboro Rosse e iniziare a ingurgitarne una dopo l’altra, tra fogli impiastricciati pieni di schemi e cenere accidentalmente cadutagli sulla tuta.

“La sigaretta per eccellenza” diventa “la sigaretta per salvarsi in un campionato di Eccellenza”. Sarri, infatti, arriva undicesimo ottenendo la salvezza con qualche giornata di anticipo, anche grazie a qualche accorgimento cabalistico: celebre quella volta – racconta Roberto Bacci, Ds del Tegoleto – in cui uno sconosciuto parcheggiò la macchina nel posto dove Sarri la metteva ogni domenica”

Si incazzò tantissimo, continuava a dì che se ‘un se cavava quella macchina di lì ‘un si sarebbe nemmeno potuto giocà. Io aspettai lì, ogni persona che veniva gli chiedevo se era sua la macchina, alla fine arrivò il proprietario e gentilmente ce la spostò. A quel punto Maurizio la rimise al su’ posto”.

Ovviamente, la partita terminò con una vittoria per i biancorossi di Sarri. Scaramanzia? O, semplicemente, espressione fenotipica del gene napoletano che vive in lui?

Rosa del Tegoleto ‘99/’00

PHILIP MORRIS GIALLE – La Sansovino e il sinistro stradale sistematico

La grande stagione col Tegoleto convince la Sansovino a puntare su Sarri, per portare gli arancioblù in Serie D dopo anni di stabile presenza nel campionato di Eccellenza. A volere a tutti i costi Maurizio sulla panchina della Sanso è Nario Cardini, al tempo Ds, che amava la quadratura tattica delle squadre allenate dal tecnico. “Ogni volta che si giocava contro una squadra di Sarri c’era da soffrì sempre, e a me mi garbavano le squadre toste in quel modo”.

L’esperienza di Sarri alla Sansovino è memorabile, come il sapore di una Philip Morris accompagnata a una birra scura o, forse ancora meglio, a un vino rosso bello corposo tipico toscano. Sì, sicuramente l’immagine di Sarri con una Philip Morris in una mano e un bicchiere di vino nell’altra, alla sagra della porchetta di Monte San Savino, è più convincente.

Il primo anno vince l’Eccellenza portando la squadra in Serie D, ma dopo un sesto posto il tecnico compie il miracolo nella stagione 2002/2003: arrivano, insieme, il secondo posto nel campionato e la vittoria della Coppa Italia, che gli valgono la promozione in Serie C2.

La caricatura di Sarri, anche lei col vizio del tabagismo

Soprannominato “Mister 33” da un giornalista per la varietà infinita di schemi su palla inattiva, anche con la Sansovino si rende protagonista di qualche scongiuro particolare:

Lo stesso Nario Cardini ricorda le tre spighe di grano – “gli dissi che un uomo aveva detto che se si prendevano tre spighe di grano si vinceva, lui fermò la macchina e ne colse tre da un campo. Si vinse, e da quel giorno diventò una cosa fissa” – ma anche un’altra strana abitudine.

“C’era un giocatore, Marco Fara, che portò da Tegoleto. Una domenica per fare retromarcia gli batté la macchina, dopo si vinse, e così ogni domenica il mister a Fara gli faceva mettere la macchina al solito posto, partiva in retromarcia e gliela batteva piano piano, come fece involontariamente la prima volta. Fara non era molto contento, ma insomma per Maurizio si faceva tutto”.

GAULOISES ROSSE – L’Arezzo e la prima staffetta con Antonio Conte

Sarri, a questo punto della carriera, è un allenatore così stimato nel circondario toscano che l’indimenticato presidente Arduino Casprini, noto imprenditore valdarnese e proprietario della Sangiovannese, decide di ingaggiarlo per il campionato di C2 subito dopo il miracolo compiuto dallo stesso mister con la Sansovino.

La scelta si rivela azzeccata, e Sarri conduce la Sangiovannese alla promozione in C1 alla prima esperienza sulla panchina dei biancoazzurri.  Il salto di categoria è doveroso, e così due anni più tardi in Serie B salva un’altra squadra di biancoazzurri, il Pescara, prima di approdare inaspettatamente all’Arezzo.

La scelta, infatti, è di quelle coraggiose, come il pacchetto di Gauloises rosse amaranto che Sarri sicuramente esibiva a ogni uscita con la tuta degli aretini. Se fumi Gauloises aspiri a metterti alla pari di artisti eclettici e immortali: il cubista Picasso, l’esistenzialista Sartre o il sognatore John Lennon, per citarne alcuni, fumavano Gauloises, come segno distintivo di superiorità intellettuale.

E così Sarri, sigaretta in bocca, prende le redini di un Arezzo a -1 in classifica, sfilando il timone per la prima volta nella sua carriera dalle mani di Antonio Conte. Ci mette cinque giornate a vincere la prima partita, contro il Pescara sua ex squadra, ma è a ridosso di Natale che scrive la storia dell’Arezzo: in una fredda serata all’Olimpico di Torino, contro la Juventus, i suoi ragazzi ribaltano due reti di svantaggio e pareggiano contro i bianconeri di Buffon, Del Piero, Trezeguet e compagnia. Non gli ultimi arrivati, insomma.

In un’intervista sgranata su Youtube, per “Amaranto Story”, Sarri racconta tutta la partita, dalla sensazione di impotenza provata passando accanto a quei mostri sacri vestiti di bianconero, fino alla lucida follia che ha permesso ai suoi di portare a casa un 2-2 sulla carta imponderabile.

Sarà stato il sale sparso prima di ogni match sul terreno del “Città di Arezzo”? O la fissa per le calzature total black da far indossare ai propri giocatori? Anche se lasciare la moglie nel pullman, perché portava sfiga, durante una trasferta a Bari, come accorgimento scaramantico li batte un po’ tutti.

Sguardo affamato

CAMEL BLUE – L’Empoli

Arriviamo così all’ultimo capitolo della sua carriera toscana e non poteva che concludersi in Serie A. Lo sceglie l’Empoli, che Sarri conduce verso la massima categoria dopo due anni di B: prima perde il playoff col Livorno, ma la stagione successiva arriva secondo e conquista la A per direttissima.

Il resto è un trionfo.

Sarri, con una squadra data praticamente per spacciata ad inizio campionato, si salva con quattro giornate di anticipo. Il suo Empoli verrà ricordato come una tra le squadre più all’avanguardia del calcio italiano moderno, un 4-3-1-2 pieno di tecnica e fantasia: i gol di Maccarone, gli assist dei trequartisti Saponara e Verdi, una difesa ferrea composta da Hysaj-Tonelli-Rugani-Mario Rui, che adesso giocano tra Napoli, Juventus e Sampdoria. Un gioco spumeggiante, il vero inizio del Sarriball, in grado di mettere in difficoltà squadre come Napoli, Inter e Milan.

Premesse molto hard, esito finale light, come il pacchetto di Camel Blue fumato puntualmente tra primo e secondo tempo, lontano dalle telecamere. Come il mozzicone di sigaretta finita continuamente masticato durante la partita, diventato ormai il simbolo che identifica Sarri nell’immaginario popolare.

Sarri festeggia la salvezza con quattro giornate d’anticipo

L’iconicità del personaggio Maurizio Sarri è dunque dovuta alla sua strenua lotta contro la mercificazione delle passioni calcistiche, che porta avanti da sempre pur trovandosi ad allenare una squadra famosa in tutto il mondo e dai profitti miliardari come il Chelsea.

Alla fine, allora, ci piace comunque immaginarlo nello stesso modo in cui l’abbiamo conosciuto in Toscana.

A salutare sempre l’ultramiliardario proprietario Roman Abramovič stringendogli la mano con la sinistra, perché fece così la prima volta e la domenica successiva ha trovato la prima vittoria contro l’Huddersfield; o urtando every Sunday contro la Ferrari di Eden Hazard, candidato al Pallone d’Oro, perché il sabato precedente l’aveva fatto e il belga aveva messo a segno una tripletta col Cardiff.

Da dare indicazioni al centrocampista dello Stia a catechizzare Hazard. Sempre in tuta, però


Riferimenti.

Usd Tegoleto

Sansovino Calcio

Arezzo Calcio

Empoli F.C

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Racconti di veglia: Halloween e la Morte Secca

(articolo a cura di Igor Abbas, Massimiliano Minotti e Alessio Banini) “Stanotte non affacciarti alla finestra, perché c’è la processione dei morti e loro ti potrebbero portare via” Questo era…

(articolo a cura di Igor Abbas, Massimiliano Minotti e Alessio Banini)

“Stanotte non affacciarti alla finestra, perché c’è la processione dei morti e loro ti potrebbero portare via”

Questo era il monito che le nonne chianine, ma non solo, davano ai nipoti durante le notti dal  31 Ottobre al 2 Novembre, notti in cui secondo la tradizione le anime dei morti tornano sulla terra, una credenza che si trova anche alla base della festa di Halloween. Sono questi i giorni in cui si legano diverse festività e tradizioni, legate da alcuni interessanti fili conduttori: la notte di Halloween del 31 Ottobre, la festa di Ognissanti del 1 Novembre e la Commemorazione dei Defunti del 2 Novembre.

Nella tradizione cristiana più antica, alla vigilia di Ognissanti le anime dei defunti venivano liberate dal purgatorio per 48 ore, per rigenerare il ciclo della vita. Assistere alla processione dei morti che si tiene nelle notti di Halloween è un presagio infausto, perché i mondi dei vivi e dei morti non devono entrare in contatto diretto, altrimenti si correrebbe un grave pericolo. La processione delle anime del purgatorio poteva essere sentita e vista solo da chi non ricordava che giorno fosse e non avesse commemorato i propri defunti. La leggenda parla chiaro: i morti condannati all’oblio dai parenti ingrati, si sarebbero vendicati e li avrebbero portati con loro ed è per questo motivo che fuori dalle case veniva lasciato cibo e vino in loro onore.

Sempre per questo motivo il giorno dei morti nella tradizione cristiana, il 2 Novembre, è il giorno consacrato alla preghiera per le anime del purgatorio. Ognissanti e il giorno dei morti vengono celebrati all’incirca dal III secolo e furono introdotti ufficialmente nel calendario cristiano nel VII secolo; tuttavia, le credenze relative alla notte di Halloween e alle festività per celebrare i defunti sono ancora più antiche e ampiamente diffuse.

Testimonianze e Diffusione

L’usanza di Halloween è legata alla famosa leggenda dell’irlandese Jack, un fabbro astuto, avaro e ubriacone, che per tutta la sua vita ingannò il diavolo per salvarsi l’anima. Ottenne addirittura la promessa di non essere mai accettato all’Inferno, ma, al momento della morte, per via della sua vita piena di peccati, non venne neppure fatto entrare in Paradiso. La vendetta del diavolo fu quella di lasciarlo vagare come anima tormentata, gettandogli un tizzone ardente contro il freddo, che Jack mise all’interno di una rapa per scaldarsi. Da quel momento Jack viene rappresentato con una zucca su cui viene intagliata una faccia, chiamata “Jack -o’-lantern”.

L’usanza di intagliare le zucche in questa maniera, diventata uno dei simboli della festa di Halloween, è in realtà molto antica e ben radicata in molte zone. La rapa è stata usata come una lanterna per ricordare le anime bloccate nel Purgatorio, come nella storia di Jack, sia in Irlanda che in Scozia, per poi essere sostituita da una zucca dopo l’immigrazione in Nord America.  La festa americana infatti altro non è se non la riproposizione, rivista e corretta, della festa celtica che veniva celebrata il 31 ottobre, capodanno celtico e termine di passaggio dalla stagione estiva a quella invernale.

La zucca è ben presente nella cultura contadina della Toscana, infatti per molto tempo nelle nostre campagne si è tramandata l’usanza di intagliare questi ortaggi per creare delle facce grottesche mediante il gioco dello “Zozzo” o della “Morte Secca”.  Nel periodo compreso tra agosto e ottobre (più frequentemente d’estate) si svuotava una zucca, le si intagliavano delle aperture a forma di occhi, naso e bocca; all’interno si inseriva poi una candela accesa. La zucca veniva posta fuori casa, nell’orto, in giardino ma più spesso su un muretto, dopo il tramonto; per simulare un vestito le si applicavano degli stracci o addirittura un abito vero e proprio. In questo modo avrebbe avuto le sembianze di un mostro provocando un gran spavento nella vittima dello scherzo, in genere uno dei bambini, mandato fuori casa con la scusa di andare a prendere qualcosa.

Questo inquietante personaggio veniva popolarmente soprannominato “Morte Secca”, diventando a tutti gli effetti una versione toscana della leggenda di Jack-o’-lantern. Nonostante le sue raccapriccianti sembianze, questo fantoccio possedeva una funzione positiva e bene augurante: serviva ad allontanare le paure, a divertire i bambini che di notte lo portavano in giro cantando filastrocche e a tenere lontani malefici e spiriti maligni. In questo senso può anche ricordare un’altra tradizione locale, quella del befano, che veniva utilizzato per le burle nel periodo dell’Epifania.

La Morte Secca veniva usata anche per festeggiare la nostra versione di Halloween, attraverso un rituale che si svolgeva alla vigilia di Ognissanti. Si prendeva una zucca (o in alternativa una rapa), si estraeva la polpa con un cucchiaio e le si intagliavano i denti e gli occhi; quindi vi si accendeva all’interno una grande candela arancione o dorata a base larga, poggiata su un piatto, e la si lasciava bruciare fino all’alba. Questo rituale serviva per assicurare buona fortuna alla famiglia per tutto l’anno, in quanto la Morte Secca veniva messa fuori dalle finestre o dalle porte con l’intento di spaventare gli spiriti cattivi.
La Morte Secca toscana non è l’unica versione locale di Halloween: le usanze relative alla festa dei morti sono presenti in molte regioni d’Italia. In Piemonte e in Val d’Aosta, ad esempio, veniva presentata una sontuosa tavola per far cenare i defunti: i partecipanti facevano visita al cimitero per lasciare posto ai morti risorti tornati in visita nelle rispettive abitazioni. Sempre in Piemonte si aggiungeva un piatto a tavola, destinato al defunto che veniva a far visita ai vivi nella notte tra l’1 e il 2 Novembre. In alcuni paesi della Lombardia, invece, durante quella notte si lasciava sul davanzale una zucca riempita di vino. Nelle campagne di Cremona ci si alzava presto e si riassettavano i letti, in modo da far riposare le anime dei defunti su di essi.

In Friuli e Veneto era diffusa la tradizione di intagliare zucche con fattezze di teschio, e la credenza che nella notte dei morti questi potessero uscire dalle tombe e muoversi in processione. In Abruzzo e in Calabria si decoravano le zucche e i ragazzi di paese bussavano, di casa in casa, chiedendo offerte per le anime dei morti (una tradizione che ricorda da vicino il “dolcetto o scherzetto” dell’attuale Halloween); similmente accadeva in Campania, dove si chiedeva la questua in giro, con una cassetta di cartone a forma di bara. In Molise e in Puglia era usanza diffusa quella di lasciare delle porzioni a fine di una grande cena, fuori dalle porte o dalle finestre, per le anime che sarebbero venute in visita.

In Puglia nella notte tra l’1 e il 2 Novembre si celebra la notte del “Fucacost”, in cui vengono accesi dei falò davanti a ogni casa per illuminare la strada ai defunti; sulla brace viene poi cucinata la carne che viene mangiata in strada con i passanti. Anche in Sardegna era diffusa l’usanza di cenare a casa con la famiglia durante la notte dei morti; a fine pasto, però, non si sparecchiava, ma si lasciava tutto intatto per gli spiriti dei defunti che sarebbero tornati a visitare la casa. Anche in questo caso i bambini erano soliti andare in giro per il paese a bussare alle porte, ricevendo in cambio dolcetti, frutta secca e denaro, imitando i morti in visita alle case.

Per finire, in Sicilia si è tramandata una versione particolare, chiamata “Fiera dei Morti”, in cui tutti i bambini ricevono dei doni durante la mattina del 2 Novembre, a patto però che si sveglino all’alba e che siano capaci di scovare il loro nascondiglio.

Caratteristiche ed Analisi

Questa carrellata di usanze locali ci permettono di notare dei tratti distintivi che accomunano le varie regioni d’Italia e che ci consentono di trovare relazioni con l’attuale festa di Halloween, dalla Morte Secca fino alla processione dei morti. Innanzitutto, alla base delle diverse festività contenute tra il 31 Ottobre e il 2 Novembre c’è la necessità di celebrare i propri defunti.

La stessa tipologia del nome “Halloween” deriva da “All Hallows’ Eve”, ovvero la “Notte di tutti gli spiriti sacri” che è la vigilia di Ognissanti. Per quanto l’attuale festa sia stata resa famosa in tutto il mondo dalla cultura statunitense, in realtà le sue radici risalgono alle tradizioni europee e le diverse forme locali dimostrano una vasta diffusione anche nelle regioni italiane. Alla base di questa credenza c’è il rapporto tra la vita e la morte, soprattutto in un periodo come quello di metà autunno in cui, secondo i riti agresti della civiltà contadina, i campi vanno a riposarsi in attesa della rinascita primaverile. L’11 novembre, il giorno di San Martino, finiva l’annata agraria e festeggiando Halloween si ricordava anche questo evento: da quel momento in poi, contavano solo i semi che riposavano sotto la terra dei campi arati. La credenza che i morti possano tornare in vita è ampiamente diffusa, e la notte di Halloween è tradizionalmente quella in cui i defunti (sotto forma di spiriti o di creature in carne ed ossa) possono tornare in vita.

Tale evento è vissuto tendenzialmente come nefasto, perché altera il normale svolgimento delle cose (a differenza delle messi che tornano in vita, le persone rimangono morte), ma è ricorrente l’idea che i vivi debbano mostrare timore nei confronti dei morti, o perlomeno rispetto e commemorazione. In molti dei casi sopra citati la tradizione prevede l’allestimento di pasti o cene dedicate ai morti, la sistemazione di letti o di percorsi per facilitare loro la via: i morti non devono quindi essere scacciati ma rispettati, per evitare di ricevere maledizioni.

Altro tipico rituale della festa di Halloween è il legame con i dolci. I bambini che effettuano i riti di questua, imitando la processione dei morti, chiedono dei dolciumi agli abitanti per evitare degli “scherzetti”. Le feste dei morti sono caratterizzate da dolci tipici, che di solito contengono ingredienti semplici come farina, uovo e zucchero; spesso sono presenti mandorle, cioccolato, marmellata o frutta candita. Dolci tipici sono il “Pan coi Santi“, le “Ossa dei Morti” (a Montalcino sono dei biscotti rotondi di farina, zucchero, chiara d’uovo e mandorle, che devono risultare rigorosamente bianchi d’aspetto) oppure le “Fave dei Morti” (biscotti di forma ovale con farina di mandorle, pinoli, albume d’uovo, zucchero e buccia di limone).

Anche l’usanza di mascherarsi nel giorno di Halloween è messa in relazione alla credenza che i defunti possano risorgere per insidiare i vivi. Le persone erano solite indossare maschere e travestimenti, specialmente chi tornava a casa dopo una giornata di lavoro, per evitare di essere riconosciuti e rapiti dagli spiriti maligni; i volti erano anneriti con la fuliggine e i vestiti indossati alla rovescia, per sfuggire agli scherzi di streghe, fate e folletti. Tuttora ci si traveste la notte di Halloween, quando si crede che i confini tra la vita e la morte siano più flebili, per evitare che gli spiriti dei defunti ci riconoscano tra i viventi e che possano nuocerci in qualche modo.
In un contesto del genere è facile capire perché la notte dei morti sia anche considerata una delle più favorevoli per le divinazioni, in quanto l’energia magica e la presenza di spiriti è fortissima. A tal proposito abbiamo trovato molte usanze divinatorie riguardanti l’amore, ma quella che ci sembra più simpatica da narrare è la divinazione dell’aringa. Si dice che se una giovane o un giovane, prima di andare a dormire la notte di Halloween, mangia un’aringa salata cruda o arrostita, il futuro marito o la futura moglie, apparirà in sogno portando da bere per calmare la sete del sognatore. Se qualche lettore o lettrice volesse provare, saremo ben lieti di confermare o meno la verità della predetta diceria.

Influenze nella cultura Pop

Nella tradizione odierna Halloween si ritrova ovunque, dal famosissimo “Nightmare Before Christmas” di Tim Burton (che mette in luce la continuità tra la festa dei morti e la tradizione del Natale) al più recente “Coco” della Disney, ambientato nella tradizione messicana del “Dias de los Muertos”.

La saga cinematografica più famosa è appunto “Halloween”, composta per adesso da 11 film, tutti ambientati nella notte di Halloween, con un unico capitolo senza il serial killer Michael Myers. La lista sarebbe infinita, da “La leggenda di Sleepy Hollow”, a “Piccoli Brividi“, tutti trattano il tema specifico, ma comunque ci sentiamo di consigliare “I Tre Volti della paura”, episodio “La Goccia”: il film in originale si chiama Black Sabbath e ha ispirato il nome della famosa band di Ozzy Osbourne.

Non solo Black Sabbath: anche il gruppo power metal “Helloween” di Amburgo trae il suo nome da questa festa. Secondo l’ex chitarrista Kai Hansen, il nome fu proposto dal bassista Markus Großkopf la sera di Halloween del 1984, giocando sull’assonanza con Hellish Music che i giovani si proponevano di fare. Il gruppo sfruttò questa assonanza: Hansen scrisse una suite di oltre 13 minuti intitolata Halloween, contenuta nel loro secondo album in studio, “Keeper of the Seven Keys Part I”, mentre il loro EP di esordio (Helloween) era introdotto da una breve successione di melodie registrate da una radio, tra cui “Happy Happy Halloween”, sull’aria di “London bridge is falling down”. Jack’o’lantern è una figura ricorrente in tutte le loro copertine (la stessa “o” di Helloween è rappresentata come una zucca maligna).

Nella letteratura oltre i migliaia di libri horror nati come “Penny Dreadful”, ovvero le pubblicazioni periodiche sensazionalistiche che raccontavano storie crude e gotiche, citiamo uno splendido Robert Burns, che, nel poemetto propriamente intitolato “Halloween” (1785), racconta e celebra l’apoteosi della superstizione celtica.

Conclusioni

Oggi Halloween è diventata una festa puramente commerciale, con maschere di plastica, cappelli neri e generici richiami ai mostri e alle storie del terrore. Anche da noi i bambini vanno in giro per le case a recitare la famosa frase “Dolcetto o scherzetto”, la versione italiana del “Trick or treat” anglo-americano. Come accaduto per altre feste del calendario, si rischia di dimenticare la reale antichità di queste tradizioni e di come siano legate strettamente al nostro passato.

Nonostante l’eccessiva banalizzazione commerciale, Halloween è e rimarrà sempre una festa magica, un’occasione per tutta la famiglia di stare insieme e preparare le vecchie ricette di un’amatissima nonna deceduta, raccontare le vecchie leggende di famiglia, gli aneddoti divertenti, condividere le storie di fantasmi: quella della nonna che vide il fratello soldato apparire alla finestra la notte in cui fu ucciso in guerra, quella del patriarca familiare che torna dall’aldilà per spiare nella culla i nuovi arrivati della famiglia, oppure risentire, durante le nozze del nipote preferito, l’odore di tabacco che fumava il nonno morto anni prima. Se durante i giorni delle festività dei morti, oppure in un anniversario di famiglia, abbiamo la fortuna di di sentire o vedere una persona cara, non dovremmo essere spaventati, ma dovremmo essere felici di tale tangibile prova che l’amore sopravvive alla morte.


Disclaimer: “Racconti di veglia” è una rubrica che vuole stimolare l’interesse sul folclore locale e sulle storie popolari della Valdichiana, con piccole analisi e collegamenti alla cultura di massa. L’intento è quello di tramandare la memoria orale delle “Veglie” contadine ai tempi della mezzadria, senza tralasciare uno sguardo alle più recenti “leggende urbane” e ai casi misteriosi degni di interesse. Le fonti vengono raccolte principalmente attraverso testimonianze dirette, memorie dei collaboratori, interviste e testi locali.

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Calcio a 5 femminile, le ragazze tremende dell’Asd La Chianina

Lo sport è eccitazione ed energia, titoli e medaglie conquistate, ma anche sconfitte e delusioni. La gioia di salire sul gradino più alto di un podio, la soddisfazione di sentirsi…

Lo sport è eccitazione ed energia, titoli e medaglie conquistate, ma anche sconfitte e delusioni. La gioia di salire sul gradino più alto di un podio, la soddisfazione di sentirsi ripagati di tutti gli sforzi e i sacrifici fatti: è questo ciò per cui uno sportivo combatte, questo ciò che lo spinge ad amare ciò che fa.

Purtroppo però la vita di un atleta non è solo gloria e successi, a volte bisogna avere la forza per affrontare e superare le sconfitte: deludono, fanno versare lacrime di rabbia, ma sono un momento importante, indispensabile per prendere coscienza dei propri errori. Dal dolore di una sconfitta nasce la voglia di vincere, nasce la forza che può portare a sacrifici ancora più grandi, nasce, prima di tutto, il desiderio di superare se stessi, prima ancora degli avversari.

E questo lo sanno benissimo Marta Rencinai, Jessica Sodano, Laura Betti, Sofia Faltoni, Alice Tiezzi, Cecilia Biagi, Martina Francini, Lisa Graziani, Roberta Millacci, Dany Marinova e Giulia Ugolini: undici ragazze, ognuna con i propri interessi e i propri sogni, accomunate dalla passione per lo sport, in particolar modo per il calcio e per il calcio a 5, che quest’anno andranno a comporre la rosa della squadra di calcetto femminile dell’ASD La Chianina di Montepulciano Stazione.

Le undici ragazze, negli anni passati, facevano parte di altre squadre di calcio a 5 femminili locali, Sinalunge Le Crete, con il tempo però alcuni elementi importanti di queste squadre sono venuti meno e quindi le due compagini, non arrivando al numero dei componenti per presentarsi ai campionati, hanno deciso di unirsi fino ad arrivare, quest’anno a disputare il campionato con i colori rosso-bianco dell’ASD Chianina.

La Chianina, già ’40 anni fa, disponeva di una squadra di calcio, partecipava a competizioni locali e diffondeva la cultura sportiva nel territorio. Con il passare degli anni si sono succeduti altri importanti settori quali il tennis, il nuoto e il ciclismo, fino alle aggiunte più recenti quali appunto il podismo, il basket e il calcio a 5 femminile. Dalla società sportiva di fine anni ’70, si è poi creata l’Associazione Sportiva Dilettantistica di fine anni ’90, l’attuale forma societaria che vede La Chianina ancora tra i principali attori sportivi del nostro territorio. Attualmente all’associazione è stata affidata la gestione del centro sportivo che ha contribuito a costruire e sviluppare tutte le attività sportive e ricreative.

Forti dal secondo posto dell’anno scorso conquistato nel girone di Siena Campionato Uisp contro una squadra ben più avvezza a macinare successi e vittorie, le ragazze tremende dell’Asd La Chianina, sotto la guida dell’allenatore Massimiliano Armonici e Niki Ciolfi per i portieri, sono pronte a scendere di nuovo in campo, il prossimo 4 novembre, nello stesso campionato, più determinate che mai per migliorare il risultato dell’anno scorso e conquistare il primo posto. Per questo, quest’anno nella squadra hanno fatto il loro ingresso quattro nuove ragazze che, insieme alle altre, oltre a conquistare i piani alti della classifica andranno a comporre un gruppo affiatato e determinato.

‘1,2,3…fotting’ è il loro motto prima di entrare in campo, una frase di intesa che descrive la determinazione e la voglia di vincere di questo gruppo di ragazze molto unito dentro e fuori al campo. Per queste ragazze sentirsi parte di una squadra è adrenalinico e combattere per uno stesso obiettivo per il quale, spesso, non servono parole di incoraggiamento o motti, ma basta uno sguardo per provare le stesse emozioni e le stesse paure, è uno stile di vita che porta ad avere fiducia reciproca.

La ASD La Chianina  può vantare una lunga storia fatta di partecipazione e impegno, incarnati quest’

anno anche dalla nuova squadra di calcio a 5 femminile delle ragazze tremende.

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45 Giri – Prima traccia

Dopo il racconto della nascita di Nessuno, il laboratorio di Teatro Danza dei Concordi è già partito per un nuovo anno, con il coinvolgimento di tanti bambini e la conferma…

Dopo il racconto della nascita di Nessuno, il laboratorio di Teatro Danza dei Concordi è già partito per un nuovo anno, con il coinvolgimento di tanti bambini e la conferma di un gruppo di attori e assistenti di scena pronti ad affrontare una nuova avventura. Il titolo dello spettacolo di quest’anno, che verrà messo in scena al termine del laboratorio, è “45 Giri”. La squadra è all’opera per occuparsi di tutte le fasi necessarie alla messa in scena, ma nel frattempo il diario di lavoro verrà raccontato su queste pagine.

Ecco la prima traccia di 45 Giri!

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Fusione dei comuni di Montepulciano e Torrita: tra sospetti e promesse

“SÌ o NO” è la scelta di fronte a cui si troveranno Torritesi e Poliziani nel rispondere, il prossimo 11 e 12 novembre, al quesito referendario sulla fusione dei loro…

“SÌ o NO” è la scelta di fronte a cui si troveranno Torritesi e Poliziani nel rispondere, il prossimo 11 e 12 novembre, al quesito referendario sulla fusione dei loro comuni. Siamo infatti praticamente all’epilogo di un processo decisionale iniziato ormai più di due anni fa, su iniziativa delle amministrazioni di Torrita e Montepulciano, che, come d’altronde c’era da aspettarsi data l’entità del progetto, fin dal principio ha destato l’attenzione di larga parte dell’opinione pubblica.

I cittadini si sono addirittura organizzati in gruppi per esprimere la propria voce a riguardo, come nel caso del Comitato del No di Torrita, che si è costituito dichiarando l’obiettivo di dimostrare l’inconsistenza dei vantaggi portati dalla fusione secondo i suoi promotori. E difatti il denominatore comune delle varie tappe di questo processo di policy, innegabilmente è sempre stato il clima di conflitto tipico di tutte le situazioni che prevedono la polarizzazione (in questo caso “sì o no”) come unica strategia di un gioco a somma zero, in cui si vince o si perde e non c’è spazio per i compromessi. Per mesi, se da una parte si sono forniti dati, dall’altra li si sono smentiti. Se da una parte si è prospettato un futuro ricco di utilità, dall’altra un inevitabile scenario di macerie. A turno, gli uni hanno interpretato la parte di quelli rischiarati dal lume della ragione e hanno accusato di cecità gli altri. Sugli stessi aspetti è stato detto tutto e il contrario di tutto, con il risultato che le posizioni già prese si sono ancor più radicalizzate, nel tentativo di portare dalla propria quanti più indecisi possibile.

Una delle iniziative pubbliche del comitato “No fusione”

Incontri pubblici, per lo più sfociati in arringhe accorate, e presidi alle fiere di paese prontamente documentati sui social con le foto di rito, in cui esponenti della politica locale e stimati professionisti compaiono armati di magliette e volantini alla stregua di hostess e promoter, sono state le principali occasioni fornite ai cittadini per informarsi. A Torrita e a Montepulciano sono giunti da ogni dove, a portare la propria esperienza, sindaci di Comuni che hanno avuto a che fare con le fusioni, come se fosse del tutto trascurabile il fatto che ogni Comune, forse in Italia più che in ogni altra parte del mondo, è storia a sé, per dimensioni, morfologia del territorio, modo di vivere e di pensare. E che magari un’attenzione maggiore al contesto in cui si inserisce questo caso specifico avrebbe, se non altro, aiutato a mantenere i toni entro i confini del rispetto civile, a maggior ragione vedendo quanto i tempi attuali non siano proprio quelli dominati dalla ricerca dell’eleganza oratoria.

Una delle iniziative pubbliche del comitato “Si fusione”

Nel corso di questi due anni si è discusso di tante cifre: il numero degli abitanti, l’ammontare dei soldi di cui si prevede l’arrivo nelle casse del nuovo Comune in caso di fusione, aliquote e percentuali, anch’esse interpretate nei modi più diversi, sempre a seconda della convinzione propria e dell’opinione pubblica, perché, fino a prova contraria, è della possibilità di attuare una politica pubblica che si parla, e almeno su questo si dovrebbe essere tutti d’accordo. Sennonché, e forse è proprio questo il peccato originale che sin dall’inizio ha viziato tutta la situazione, è mancata la condivisione della condicio sine qua non una politica pubblica possa definirsi tale, ossia la presenza di un problema, riguardante tutta la collettività o una parte di questa, alla cui soluzione si cerca di arrivare tramite un percorso di policy, fatto di certe decisioni. Presentare una soluzione ad una necessità che non è avvertita, o comunque non lo è in misura ragguardevole, dalla comunità, ha inevitabilmente portato quantomeno all’insinuazione che i promotori del progetto di fusione abbiano intrapreso questo progetto per interessi diversi da quello di sviluppo economico e culturale per il territorio apertamente dichiarato. Soprattutto se poi a ciò si aggiunge il clima di generale scarsa fiducia verso autorità e istituzioni che caratterizza la società odierna.

Stando a questi presupposti, si capisce come ormai tutto sia avvolto da un clima di sospetto che, se non favorirà l’astensione, perché si tratta sempre di un’iniziativa importante per l’assetto geopolitico di un vasto territorio, di certo neanche permetterà ai cittadini di farsi un’idea scevra da preconcetti, in entrambi i casi.


Per approfondire:

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Gender e Studi di Genere – Un colloquio con Dario Accolla

‘Vi faremo credere che il crocifisso è Conchita Wurst che fa l’aeroplano. Riscriveremo i testi sacri, tutti. Eva non sarà più nata da una costola di Adamo, ma da un…

‘Vi faremo credere che il crocifisso è Conchita Wurst che fa l’aeroplano. Riscriveremo i testi sacri, tutti. Eva non sarà più nata da una costola di Adamo, ma da un orecchino di Vladimir Luxuria’.  È con questo linguaggio ironico e irriverente che Dario Accolla, blogger, scrittore, professore con un dottorato in filologia moderna, attivista per i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender, spiega nel suo ultimo libro ‘Il gender: la stesura definitiva’ che cos’è la teoria gender e perchè suscita interesse scaturendo forti polemiche.

Dario Accolla, tra i fondatori di Gaypost.it, con un blog su Linkiesta.it, con all’attivo un saggio dal titolo ‘I gay stanno tutti a sinistra – Omossessualità, politica e Mario Mieli trent’anni dopo’ e una raccolta di racconti dal titolo ‘Da quando Ines è andata a vivere in città’ e ‘Omofobia, bullismo e linguaggio giovanile’, si è confrontato sui gender studies con un folto pubblico intervenuto alla Casa della Cultura di Torrita di Siena in occasione del nuovo appuntamento organizzato dalla neonata associazione culturale ‘La Tigre di carta’.

L’incontro con Dario è iniziato spiegando al pubblico cosa sono i gender studies: un approccio multidisciplinare e interdisciplinare allo studio dei significati socio-culturali della sessualità e dell’identità di genere. Nati in Nord America a cavallo tra gli anni settanta e ottanta nell’ambito degli studi culturali, gli studi di genere si diffondono in Europa Occidentale negli anni ottanta e si sviluppano a partire da un certo filone del pensiero femminista, trovando spunti fondamentali nel post-strutturalismo e decostruzionismo francese, negli studi che uniscono psicologia e linguaggio.

Di importanza specifica per gli studi di genere sono anche gli studi gay e lesbici e il postmodernismo. Questi studi non costituiscono un campo di sapere a sé stante, ma rappresentano innanzitutto una modalità di interpretazione. Sono il risultato di un incrocio di metodologie differenti che abbracciano diversi aspetti della vita umana, della produzione delle identità e del rapporto tra individuo e società, tra individuo e cultura.

Dario nel suo libro distingue il gender, scritto in corsivo, da “gender” messo tra virgolette: “Il primo indica gli studi di genere, ovvero quell’insieme di discipline che si basano sul cosiddetto “pensiero della differenza” il cui messaggio è semplice: l’eterosessismo e il maschilismo, sul quale si strutturano sia il pregiudizio omofobico sia il binarismo di genere, generano squilibri e gerarchie che non fanno la felicità dell’individuo. Col “gender” invece indico la mistificazione che si fa attorno ad essi. Una vera operazione di terrorismo psicologico, a ben vedere” – spiega Dario.

Quando si parla di gender, nella faccia delle persone si legge un po’ di paura e sempre più spesso il confronto sfocia nello scontro, Dario spiega ciò paragonando il tema alla questione dei vaccini:

“La mistificazione sul “gender” è particolarmente insidiosa proprio perché fa leva sugli affetti familiari, sul legame genitoriale. È normale che madri e padri siano spaventati di fronte ad una prospettiva per cui si vuole “pervertire” il proprio bambino. Un po’ meno rassicurante, invece, che non ci siano agenzie politiche e culturali – scuola, ministeri appositi, governo – che prendano in pugno la situazione per disinnescare questo allarme sociale”.

I gender studies mirano a favorire condizione di maggior equilibrio tra genere e identità sessuali, Dario, con questo libro, propone una lettura che si articola su un doppio binario: quello dell’ironia, fornendo al lettore una chiave di lettura sulla qualità del dibattito svolto fino ad ora e che usa un linguaggio più ironico, e quello di un’informazione più rigorosa, ricostruita attraverso la documentazione giornalistica, i contributi e gli studi di esperti del settore. Per Dario è importante ricostruire il fenomeno nella sua complessità è per questo che nel suo libro fa una ricostruzione storica dei fatti di cronaca accaduti per spiegare meglio la questione, perchè il sapere è un ottimo antidoto contro l’ignoranza.

Dario, durante l’incontro, ha fatto anche riferimento del ruolo fondamentale della scuola nell’educazione alla cittadinanza:

“I miei studenti dico che non devono pensarla come me, perchè il mio compito è quello di fornire gli strumenti affinché qualsiasi cosa penseranno un domani sia il frutto di una riflessione e non la conseguenza di un insieme di preconcetti. La polemica sul “gender” ha presupposti fortemente omofobici e credo che a scuola non debba esserci spazio per un certo tipo si sentimenti e di discorsi d’odio”

L’incontro organizzato alla Casa della Cultura da ‘La Tigre di carta’ è terminato con una lettura tratta dal libro e dal titolo ‘Piccolo grande amore’, perché come racconta la canzone di Claudio Baglioni scritta nel 1972, l’amore va oltre ogni pregiudizio  superando qualsiasi ostacolo di qualsiasi natura esso sia.


Sitografia

“Gender, la stesura definitiva”: «Così faremo diventare gay i vostri figli»

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Festa dell’olio novo di Trequanda 2018

Un’intera settimana di festa per celebrare uno dei prodotti maggiormente caratteristici di Trequanda e della Valdichiana: l’olio extravergine d’oliva, la cui tradizione è portata avanti da una serie di produttori…

Un’intera settimana di festa per celebrare uno dei prodotti maggiormente caratteristici di Trequanda e della Valdichiana: l’olio extravergine d’oliva, la cui tradizione è portata avanti da una serie di produttori appassionati che animano la comunità locale. “L’olio novo di podere” è stato il protagonista della festa che ha visto una serie di iniziative susseguirsi dapprima a Castelmuzio (nel weekend del 13 e 14 ottobre) e successivamente nel centro storico di Trequanda (weekend del 20 e 21 ottobre), per celebrare degnamente il raccolto 2018 e la commercializzazione di un prodotto che caratterizza il piccolo comune toscano.

Tanti curiosi e appassionati hanno partecipato agli eventi organizzati durante le giornate di festa, dalla visita all’oliviera per la prima frangitura alla spiegazione di tutte le fasi produttive dell’olio, abbinati ad appuntamenti culinari con alimenti a km zero. Particolare attenzione è stata data ai corsi per assaggiatori organizzati dall’Associazione Italiana Conoscere l’Olio d’Oliva (Aicoo) a Castelmuzio e a Trequanda, così come alle passeggiate tra gli olivi e le visite guidate dei borghi storici. Alla riuscita della festa hanno partecipato le associazioni locali, dalla Pro Loco Trequanda a Castelmuzio Borgo Salotto, passando per i tanti volontari del posto, che hanno permesso la realizzazione di spettacoli di intrattenimento serali e momenti giocosi per i più piccoli.

La giornata conclusiva della “Festa dell’olio novo” si è svolta nel centro di Trequanda nella giornata di domenica 21 ottobre, con l’apertura degli stand per la degustazione e l’esposizione dell’olio e dei prodotti tipici, con la partecipazione diretta delle aziende e delle associazioni locali. I paesi gemellati di Marone (Brescia) e Poggio San Marcello (Ancona), con i rispettivi sindaci, hanno partecipato allo scambio di doni con il sindaco Machetti di Trequanda, in qualità di partecipanti all’Associazione Nazionale Città dell’Olio.

Durante il pomeriggio è stato inoltre assegnato, come da tradizione, il premio “Oliva d’oro”, assegnato al produttore che durante l’anno si è particolarmente contraddistinto nella cura dell’olio. Il premio di quest’anno è stato assegnato al Alessandra Arenostro dell’azienda “Il Sole”, che ha dato un’ulteriore spinta all’attività aziendale con la passione e gli investimenti della giovane generazione. Dal prossimo anno il premio cambierà, con un regolamento rinnovato che terrà conto delle caratteristiche tecniche del prodotto, della cura dell’oliveto e del rispetto dell’ambiente.

Uno speciale premio “Oliva d’oro”, un ramoscello d’olivo di metallo prezioso, è stato inoltre assegnato dall’amministrazione comunale all’attrice Olga Rossi, in qualità di artista che si è particolarmente distinta nella promozione di Trequanda in campo culturale. L’attrice, da anni residente nel centro storico di Trequanda, è diplomata al Teatro Stabile di Torino e può vantare la partecipazioni a importanti produzioni come “Tu mi nascondi qualcosa” e “I delitti del BarLume”. Olga Rossi ha ringraziato i concittadini per il premio ricevuto e ha annunciato la partenza di un progetto teatrale con gli abitanti, dedicato alla Costituzione Italiana.

La festa dell’olio novo è proseguita con canti popolari e balli folcloristici, concerti nella Chiesa dei santi Pietro e Andrea e stand gastronomici per gustare i prodotti tipici locali. Una settimana di festa, quindi, per un’annata olivicola da incorniciare: grazie alle favorevoli condizioni climatiche i produttori di Trequanda e dintorni possono vantare infatti una raccolta di qualità straordinaria.

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