La Valdichiana

La Valdichiana

Storie dal Territorio della Valdichiana

Il turismo del benessere e la crescita economica

Quando si parla di turismo del benessere si intende la pratica di viaggiare verso Paesi o regioni straniere alla ricerca di tranquillità fisiologica e mentale, da ottenere grazie alle terapie…

Quando si parla di turismo del benessere si intende la pratica di viaggiare verso Paesi o regioni straniere alla ricerca di tranquillità fisiologica e mentale, da ottenere grazie alle terapie e alle risorse locali. Questo tipo di turismo è caratterizzato dalla ricerca di un’alimentazione sana, di strutture quali spa, terme, centri fitness e opportunità di sviluppo creativo e spirituale. L’obiettivo del viaggio diventa quindi il raggiungimento e mantenimento di uno stato di benessere psicofisico.

Dati globali e nazionali, previsioni e prospettive future (2015-17)

Il WHO (World Health Organization) definisce il benessere come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, che va oltre la cura delle malattie o delle infermità. L’organizzazione ne promuove il mantenimento proattivo attraverso l’adozione di comportamenti utili a migliorare la propria salute. Nell’era contemporanea, la globalizzazione ha favorito non solo lo scambio di merci e servizi, ma anche di culture. Di conseguenza, l’aspettativa è che la richiesta globale per il turismo del benessere continui ad aumentare nei prossimi anni. Marketing e promozione hanno giocato un ruolo cruciale nel diffondere l’idea che pace mentale e benessere fisico si possano ottenere attraverso una serie di esperienze come trattamenti erboristici o termali, percorsi in spa e attività rigeneranti in località esotiche. Questo fattore, unito all’incrementata capacità di spesa dei viaggiatori rispetto ai decenni passati, ha spinto sempre più la domanda turistica verso la nicchia del benessere.


Il settore del turismo del benessere è in forte crescita. La maggior incidenza di disagi psicologici legati allo stress nella vita quotidiana e professionale, o la maggiore percezione degli stessi, sta facendo aumentare la domanda per terapie di tipo olistico (caratterizzate da un approccio multidisciplinare che enfatizza lo studio di problemi caratterizzati da interazioni complesse tra le loro parti). Un altro fattore determinante per la crescita del turismo del benessere è la crescente propensione dei viaggiatori a immergersi nella cultura di un Paese straniero. L’interesse mostrato dal settore ricettivo ha portato a un notevole aumento dell’attenzione nei confronti di questa nicchia. Grandi catene alberghiere si sono dotate di centri benessere a disposizione dei loro ospiti, offrendo massaggi, trattamenti in spa, sessioni di meditazione e così via.

L’espansione del settore turistico si sta rivelando trainante per la nicchia del benessere. I viaggiatori desiderano sempre più sperimentare la cultura del benessere della loro destinazione, specie se antica e radicata nella tradizione locale. Anche quei viaggiatori per cui il benessere non è una priorità tendono sempre più a usufruire di tali servizi messi a loro disposizione. Il turismo del benessere sta acquisendo popolarità anche tra la generazione dei ‘baby boomers’ (nati tra il 1945 e il 1964), che vanno sempre più alla ricerca di trattamenti anti età e pacchetti spa.

Mantenere o migliorare il proprio stato di benessere è l’obiettivo primario dei wellness traveller. Il GWI (Global Wellness Institute) stima che il turismo del benessere rappresenti un mercato dal valore globale di 564 miliardi di euro (2017), e che stia crescendo al doppio della velocità rispetto al resto del mercato turistico. Con un volume stimato di 639,4 miliardi di dollari nel 2017, il turismo del benessere è un settore in rapida espansione ed è cresciuto del 6,5% annuo dal 2015 al 2017 (più del doppio del tasso di crescita del turismo in generale). Nel 2017 i viaggiatori hanno intrapreso 830 milioni di viaggi per il benessere, 139 milioni in più che nel 2015. La crescita è stata spinta da una classe media globale in espansione, un crescente desiderio di adottare stili di vita salutari, un crescente interesse nel turismo esperienziale e una maggiore convenienza di viaggi e trasporti.

Tra le regioni, l’Europa rimane la destinazione prescelta del maggior numero di viaggi per il benessere, mentre il Nord America primeggia nelle spese. L’Asia è l’area che ha visto la crescita più rapida, con una domanda stimolata da economie forti e una classe media in espansione.

Il volume della spesa per i viaggi di benessere in Europa è pari a 185 miliardi di Euro. Il target di riferimento del mercato del turismo del benessere include due tipi di viaggiatori:

    • quelli primari, che intraprendono il viaggio con l’obiettivo di migliorare la propria condizione psicofisica e scelgono le loro destinazione in base all’offerta di questi servizi;
    • quelli secondari, che auspicano a tenersi in forma o a intraprendere attività benefiche durante viaggi il cui obiettivo primario non è il benessere personale.

I viaggiatori del benessere secondari rappresentano la maggiore fetta di pubblico dei viaggi del benessere e della relativa crescita settoriale: a loro sono da imputare l’89% dei viaggi e l’86% della spesa (2017).

Il turismo del benessere secondario sta crescendo con un tasso annuale maggiore (10%) rispetto al mercato primario (8%) (2015-17). A livello globale, i viaggi domestici rappresentano l’82% del totale dei viaggi di turismo del benessere e il 65% della relativa spesa. I viaggi internazionali invece rappresentano una fetta di spesa proporzionalmente più grande, perché il livello medio di spesa per un viaggio internazionale è assai superiore. Il turismo del benessere internazionale è cresciuto più rapidamente (12% annuo) rispetto al turismo domestico (9% annuo) nel periodo 2015-2017.

I viaggiatori del benessere spendono di più per ogni viaggio rispetto al turista medio. Questo è vero sia per i viaggi domestici che per quelli internazionali: nel 2017, il turista del benessere internazionale ha speso di media 1.528 dollari per viaggio, il 53% in più del turista tipico. Le cifre aumentano per il turismo domestico: 609 dollari per viaggio, ovvero il 178% in più del turista tipico. Le proiezioni del GWI mostrano che il turismo del benessere continuerà a crescere con un tasso del 7,5% fino al 2022, decisamente più in fretta rispetto al 6,4% del turismo generico globale.

L’aspettativa è che la spesa totale per il benessere turistico superi i 919 miliardi di dollari nel 2022, ritagliandosi il 18% del mercato globale. Contemporaneamente, i viaggi dovrebbero aumentare dell’8,1% annuale a 1,2 miliardi di viaggi nel 2022. Più della metà delle spese previste fino al 2022 saranno collocate in Asia e nel Pacifico, America Latina e Caraibi, Medio Oriente e Nord Africa e Africa subsahariana, spinte dalla crescita massiccia del turismo domestico e intraregionale.

Il benessere, l’ospitalità e i viaggi di lavoro stanno convergendo. Da quando il turismo del benessere è entrato nelle tendenze del consumismo mainstream, qualche anno fa, l’industria si è evoluta rapidamente. Aziende e governi stanno investendo nello sviluppo di nuove strategie, prodotti, esperienze e destinazioni. Il benessere, l’ospitalità e il viaggio stanno convergendo in modi diversi e senza precedenti, sperimentando nuove partnership e modelli di business per aiutare i viaggiatori a integrare il benessere in ogni aspetto del loro soggiorno. I 639,4 miliardi di dollari spesi ogni anno dai viaggiatori del benessere sono distribuiti in diversi segmenti dell’industria turistica: cibo, alloggio, attività, escursioni, shopping e altri servizi. Ciascun segmento può includere attività relative al benessere (come la visita a una sorgente termale, concedersi un massaggio, fare una lezione di meditazione o di fitness), mentre altre spese sono più generiche (trasporti, ristorazione e alloggio normale, acquisto souvenir). Più i consumatori incorporano il benessere nel loro stile di vita, più crescono le opportunità per le aziende di integrarlo nella propria offerta, intercettando le spese dei viaggiatori del benessere.

Gli hotel pensati per trasmettere un’idea di benessere sono di tendenza. Più il turismo del benessere diventa popolare, più gli hotel sono incentivati a incorporare questa propensione al relax nel design della struttura, nonché in servizi e altre attività. Ad esempio, letti e illuminazione che aiutano a migliorare la qualità del sonno, finestre e scuri capaci di bloccare del tutto luce e suoni, strumenti da fitness collocati in camera e video guide per la ginnastica; snack e menù salutari, spa e palestre in struttura.

La crescita del settore sta stimolando l’innovazione: alcune aziende del settore offrono servizi aggiuntivi a coloro che intendono trattenersi per soggiorni di lunga durata. Ad esempio, una combinazione di coworking, convivenza e viaggio, in modo che il cliente possa esperire nuove culture e Paesi pur continuando a lavorare e a intrattenere rapporti con gruppi di persone con cui condivide idee e stili di vita.  L’avvento del turismo del benessere sta stimolando la comparsa di novità nel mercato, dando forma a nuove concezioni di turismo esperienziale.

Il marketing territoriale diventa più autentico e locale. Le sorgenti termali sono il settore che ha visto la maggiore crescita di marketing e sviluppo, soprattutto nei Paesi dalle tradizioni termali ben radicate. L’evoluzione del turismo del benessere rende possibile portare benefici su larga scala alle popolazioni ed economie locali: pertanto, il turismo del benessere è sempre più parte integrante della pianificazione turistica locale e dello sviluppo sociale. Il Tirolo austriaco ha fatto leva sul settore per sviluppare una rete regionale di strutture e aziende che offrono servizi di benessere personale, includendo più di 100 realtà che vanno dalla telemedicina all’enogastronomia, alla nutrizione, alla fornitura di equipaggiamenti e tecnologie per le spa, al benessere sul lavoro e così via.  Altre realtà americane hanno messo a punto veri e propri distretti urbani dove l’ospitalità interseca la sanità, con attenzione al design, all’inclusione di strumenti e servizi focalizzati su uno stile di vita sano e rilassante a disposizione non solo dei turisti, ma anche dei residenti e dei lavoratori in loco.

Il benessere del viaggiatore, infatti, è sempre più connesso a quello della popolazione locale. Con l’aumento di consumatori che adottano il benessere come stile di vita, essi pianificano i loro viaggi sempre più spesso secondo questo criterio, ponendo maggiore attenzione al benessere degli abitanti dei luoghi che visitano, dei dipendenti delle strutture dove soggiornano e delle persone con cui interagiscono. Il benessere di un luogo è il DNA della sua autenticità. Sempre più destinazioni e regioni stanno andando in questa direzione, garantendo il benessere dei residenti per poter proporre i propri valori come brand. In ottica olistica, star bene e fare bene sono strettamente connessi. Non possiamo stare veramente bene se le nostre comunità e i nostri ecosistemi non stanno bene. Le ricerche nei campi della felicità, compassione e altruismo suggeriscono che siamo più proni a ottenere un senso di pace e benessere più profondo e durevole se ci focalizziamo sugli altri, aiutando, donando e formando relazioni più solide. Il rapporto del Global Wellness Tourism Economy prevede che i futuri viaggiatori del benessere vedranno sempre più un parallelo tra la trasformazione personale e le relazioni sviluppate durante il viaggio, il loro impatto sulla gente del posto e i luoghi che toccano.

La qualità dei trasporti diventa sempre più importante per il mantenimento del benessere psicofisico. Viaggiare può essere logorante per la nostra salute fisica e mentale. Ressa, ritardi, controlli, bagagli e molti altri fattori causano stress, uniti a jet lag, carenza di sonno, alterazione della routine, cibo di scarsa qualità e tempo atmosferico avverso: spesso si torna dalle vacanze più stanchi di quando si è partiti. Nonostante ciò, viaggiare è comunemente considerato un’attività benefica per la salute. Fin dai tempi antichi, le persone si sono spostate per ricercare benessere e guarigione. Oggi, il viaggio è visto come evasione, avventura e rigenerazione. Una recente indagine sui millennials fatta da Expedia ha rivelato che per quattro intervistati su dieci la principale motivazione dei viaggi è la ricerca di relax. Dal momento che il viaggio aereo può essere deleterio e stressante, aeroporti e linee aeree stanno promuovendo programmi di benessere e salute per i loro clienti. Si stanno infatti sviluppando collaborazioni tra aeroporti, compagnie aeree e aziende del benessere: spa di fascia alta, centri fitness e lezioni di benessere all’interno dei terminal e delle lounge room; meditazione in volo, opzioni alimentari più sane fino alluci che aiutino la regolarità del ritmo circadiano dei passeggeri e riducano l’impatto del jet lag.

Il benessere si intreccia con la tradizione e la natura delle località in cui facciamo turismo. In Europa, il turismo del benessere si lega sempre più alle tradizioni e filosofie locali, come saune, banya, hygge e lagom scandinavi e baltici. Grecia, Germania, Ungheria, Portogallo, Francia e Bulgaria hanno dato via a un progetto di partnership internazionale chiamato “Roman Thermal Spas of Europe”, il cui obiettivo è promuovere il turismo termale di spa e resort di origini romane. In relazione a ciò, sta aumentando anche la domanda di attività parallele che abbiano a che fare con la natura, come camminare fino a una località panoramica per meditare, fare yoga o tai chi all’aperto.

Le nuove attività che potrebbero essere integrate nelle offerte alberghiere, tenendo conto del turismo del benessere, sono le seguenti:

    • ESERCIZIO: offrire ai clienti attività di fitness, ginnastica, yoga, meditazione. Assicurarsi che le stanze siano sempre ben areate e salubri, gli strumenti ben mantenuti.
    • ATTIVITÀ ALL’APERTO: offrire tragitti escursionistici, itinerari per jogging e bicicletta, magari legate ai luoghi d’interesse artistico-culturale, storico o naturalistico del territorio.
    • SPA E RIPOSO: offrire servizi che aiutino l’ospite a trovare relax e salute, a vivere emozioni positive. Si può tenere da parte una stanza dotata di una bella vista da usare come sala massaggi e offrire servizi di estetista. Gli ospiti cercano relax e silenzio, camere che trasmettano tranquillità. Un’atmosfera di pace e pulizia aiuta gli ospiti a sentirsi al sicuro dallo stress delle loro vite quotidiane.
    • CIBO E BEVANDE: la destinazione ideale di chi ricerca il benessere offre pasti salutari, ricchi di verdura stagionale e nutrienti. Si possono offrire opzioni per celiaci e vegani. Altra buona pratica è tenere lo staff ben informato sulle varie diete che vengono proposte e su come viene preparato il cibo.

I comparti dell’economia del benessere, a livello globale

Il settore del benessere o del wellness, a livello globale, è cresciuto da 3,2 trilioni di Euro nel 2015 a 3,6 trilioni di Euro registrati nel 2017, secondo la ricerca 2018 Global Wellness Economy Monitor rilasciata dal GWI. I nuovi dati evidenziano che il benessere sia uno dei settori che sta crescendo più velocemente a livello internazionale. Dal 2015 al 2017, l’economia del wellness è cresciuta del 6,4% all’anno, quasi il doppio rispetto alla crescita economica globale (+3,6%). I consumi totali in questo settore a livello globale superano la metà della spesa totale in salute e rappresentano il 5,3% dell’economia mondiale. Ecco nello specifico i dati relativi ai principali comparti.

Turismo del benessere

Mondo: Il mercato mondiale del turismo del benessere che vale 552 miliardi di Euro è cresciuto del 6,5% nel triennio 2015-2017, un dato più che doppio rispetto alla crescita del mercato del turismo in generale nello stesso periodo che si è attestata al +3,2%. Nel 2017 sono stati effettuati 830 milioni di viaggi wellness, 139 milioni in più rispetto al 2015 – oggi il turismo wellness rappresenta il 17% dell’intero mercato del turismo.

Europa: Si classifica al primo posto al mondo per numero di viaggi effettuati ogni anno: 292 milioni di viaggi nel 2017, in crescita rispetto ai 250 milioni del 2015 con un tasso medio di crescita del 8,1% all’anno. In termini di fatturato l’Europa si classifica al secondo posto con 182 miliardi di Euro totalizzati nel 2017, superata solo dal Nord America con 209 miliardi di Euro.

Italia: Si classifica al decimo posto come mercato per il turismo del benessere con un fatturato totale di 11,6 miliardi di Euro, in crescita rispetto agli 11 miliardi del 2015. L’Italia si classifica inoltre al 12° posto per crescita del numero di viaggi che nel 2017 si sono attestati a 13,1 milioni. Il comparto impiega circa 150mila persone.

Settore spa

Mondo: Il mercato mondiale delle spa è cresciuto dagli 85,2 miliardi di Euro del 2015 ai 102,7 miliardi nel 2017, un ritmo di crescita molto più alto di quello registrato nel triennio 2013-2015. Il numero di spa è cresciuto dalle 121.595 del 2015 ad oltre 149.000 nel 2017.

Europa: Rappresenta il primo mercato al mondo in termini di fatturato con un valore di 28,8 miliardi di euro, cresciuto del 10,1% rispetto al 2015. Circa una spa sul tre a livello mondiale si trova in Europa e circa 1 euro su 3 speso in servizi spa viene speso in Europa. Il settore impiega oltre 800mila persone.

Italia: Sesto mercato al mondo nel settore con un fatturato di 2,8 miliardi di Euro nel 2017, in crescita del 32% rispetto ai 2,1 miliardi del 2015. In Italia si contano quasi 4000 spa, in forte crescita rispetto alle circa 3000 del 2015, che impiegano 83 mila persone.

Settore Termale

Mondo: Il settore delle terme, in termini di fatturato, è cresciuto a livello globale dai 44 miliari di Euro del 2015 ai 48,6 miliardi registrati nel 2017, mentre il termini di strutture è cresciuto da 27.507 centri termali a 34.057. Il settore è fortemente concentrato in Europa e nell’area dell’Asia e del Pacifico, che assieme totalizzano il 95% del fatturato mondiale del comparto.

Europa: L’Europa, in cui le terme sono state per secoli al centro della cultura del benessere, rappresenta il secondo mercato mondiale del settore con quasi 6000 strutture che producono un fatturato totale di 18,7 miliardi di Euro, in crescita annua del 4,9% rispetto ai 17 miliardi del 2015. Il settore europeo impiega in totale oltre 438mila persone.

Italia: L’Italia si posiziona al quinto posto mondiale nel mercato delle terme superata solo da Cina, Giappone, Germania e Russia. Il mercato italiano vale 1,5 miliardi di Euro all’anno e conta 768 strutture termali.

Corporate Wellness

Mondo: Il settore vale 41 miliari di euro a livello mondiale, ma il dato è ancora estremamente basso rispetto al massiccio impatto economico che il settore potrebbe avere in termini di maggiore produttività. Si stima infatti che la perdita di produttività legata a malattie e demotivazione sul lavoro si pari al 10-15% dell’economia mondiale. Oggi solo il 9,8% dei lavoratori a livello mondiale sono interessati, in qualche forma, da programmi di benessere aziendale.

Europa: L’Europa è il secondo mercato al mondo nel settore, con un fatturato totale di 14,7 miliardi di Euro, superato solo dal Nord America con un fatturato di 17,6 miliardi di dollari. Si classifica però al primo posto in termini di tassi di crescita del settore. Oggi, circa il 25% dei lavoratori europei (101 milioni) hanno accesso a qualche servizio o programma per il benessere sul posto di lavoro.

Italia: L’Italia si posiziona al settimo posto a livello mondiale per fatturato nel settore corporate wellness che vale in totale 1,4 miliardi di Euro all’anno.


Fonti:
TMR Research
GWI – Global Wellness Tourism Economy Report
International Journal of Hospitality Management

Nessun commento su Il turismo del benessere e la crescita economica

Platonov, la commedia del passato che ha molto da dire sui ventenni di oggi

Sabato 25 gennaio 2020 va in scena al Teatro Poliziano di Montepulciano Platonov – Un modo come un altro per dire che la felicità è altrove, una commedia da Anton…

Sabato 25 gennaio 2020 va in scena al Teatro Poliziano di Montepulciano Platonov – Un modo come un altro per dire che la felicità è altrove, una commedia da Anton Čechov con la riscrittura scenica di Marco Lorenzi e Lorenzo De Iacovo. Lo spettacolo è realizzato dalla compagnia di ricerca teatrale Il Mulino di Amleto, che gli spettatori poliziani hanno già potuta ammirare nel 2018, in occasione della replica de Il Misantropo di Molière. Come allora, anche per questo Platonov  la regia – così come la già citata riscrittura – è di Marco Lorenzi. Lo abbiamo incontrato a pochi giorni dalla replica in Valdichiana.

Ok Boomer, il meme che ha imperversato negli ultimi mesi del 2019, ci mostra un conflitto generazionale dai molteplici sottotesti, ma che muove da una matrice ben precisa: il mondo che i padri hanno lasciato ai figli è devastato, è in crisi, è rovinato dall’inquinamento, è prossimo alla fine per colpa dell’egoismo scriteriato, dello sviluppo insostenibile che è andato crescendo da cinquant’anni a questa parte. L’espressione la usano i ventenni, e la veicolano con lo strumento espressivo più efficace che conoscono: internet.

Nel 1880 un precoce e irrequieto Anton Pavlovič Čechov, stabilitosi da pochissimi mesi a Mosca, dopo aver concluso gli studi ginnasiali a Taganrog, aggregò tutta la sua irriverenza, tutte le sue tensioni giovanili, tutto il disprezzo per la cittadina di provincia da cui veniva, e tutti i suoi interrogativi sul futuro, in un testo teatrale monumentale senza titolo: spedì quindi l’enorme plico di 230 pagine all’attrice Marija Ermolova, una superstar della compagnia stabile presso il Teatro Maly di San Pietroburgo, con tanto di dedica e profonda fiducia nel grande successo che una lettrice così importante gli avrebbe garantito. Anton attese una risposta per mesi e quando questa giunse si configurò come una prima grande bastonata nella carriera del futuro autore e drammaturgo: «Ho letto il suo manoscritto. Dovrebbe occuparsi d’altro, cambiare mestiere», rispose la Ermolova. L’amarezza fu tanta da convincere Čechov a distruggere il manoscritto e abbandonare la scrittura di testi teatrali: per cinque anni, infatti, si occuperà esclusivamente di racconti. L’opera fu riscoperta solo dopo la morte del grande autore russo e venne messa in scena solo a partire dagli anni ’20 del novecento. I titoli utilizzati furono principalmente due: Bezotcovščina (Orfano di Padre) e Platonov

Quanto i vent’anni di Čechov nel 1880 sono assimilabili ai vent’anni del 2020? Ne abbiamo parlato con Marco Lorenzi, che sul testo di Platonov ha operato un particolarissimo lavoro di riscrittura scenica.

Comincerò facendoti una domanda sulla metodologia de Il Mulino di Amleto. Quello a cui assistiamo, quando si vedono i lavori a cui la compagnia ci abituato con spettacoli quali Il Misantropo, La Tempesta e molti altri, tutti fedelmente eseguiti dal punto di vista testuale ma rimodulati dal punto di vista scenico: qual è il processo di lavoro nel confronto con i testi classici?

Marco Lorenzi: Il lavoro che facciamo di rilettura sulla grande drammaturgia classica lo riassumiamo in una formula: “affrontare i testi classici come fossero contemporanei e i contemporanei come fossero dei classici”. Quello che cerchiamo di fare – in tutto il processo creativo dalla rilettura del testo al concetto dello spazio scenico, al lavoro in sala prove – muove da un assunto ben preciso: gli autori classici hanno avuto la capacità straordinaria di leggere l’universalità dei caratteri umani. Al di là delle piccole trame che hanno pensato, sono diventati patrimoni dell’umanità per la lettura che hanno dato della vita degli uomini e del mondo intorno a loro. È incredibile come l’essere umano, analizzato nell’ottica di Molière per esempio, sia sempre contemporaneo a sé stesso. Le neuroscienze oggi attestano la stessa cosa: dal punto di vista emotivo ed emozionale la nostra evoluzione è molto più lenta dello sviluppo tecnologico. Dal punto emotivo siamo similissimi a Platone o Socrate. Questa capacità dei grandi autori di entrare dentro il nucleo dell’essere umano è perennemente contemporanea. Parliamo di esseri umani che reiterano una condizione. Questa cosa è ancora più chiara soprattutto se si ha una capacità o volontà di entrare dentro i meccanismi di certe drammaturgie del passato e volerle leggere bene. Quello che invece invecchia e passa facilmente con il tempo, sono le forme. Shakespeare, Molière, Čechov, ma anche Sarah Kane, descrivono questa profonda conoscenza dell’essere umano con le tecniche e le forme del loro tempo. Queste forme invecchiano. Quello che facciamo noi, quello che fa Il Mulino di Amleto, in fase di creazione è, una volta individuata questa noce, il che-cosa alla base del testo, andiamo a cercare quelle forme, del nostro tempo, equivalenti a quelle indicate nell’originale. Forme che possano essere comunicative per la forma della vita di oggi.

E come reagisce a questo tipo di lavoro il “pubblico di Netflix”, abituato ormai in maniera pervasiva ad altre forme di narrazione?

ML: Partiamo dal presupposto che se noi cercassimo una concorrenzialità verso Netflix partiremmo sconfitti. L’efficacia del linguaggio della serialità cinetelevisiva è completamente differente. Il teatro vive di presenza. Ha questa peculiarità stratosferica per cui una cosa che accade tra esseri umani che sono contemporaneamente nello stesso spazio. Senza illuderci che stiamo guardando una mimesi della realtà, uno spaccato di vita reale, sappiamo benissimo tutti che ciò che accade in scena ne è una suggestione, un simbolo, una metafora se vogliamo, in cui il pubblico è coinvolto, insieme all’attore, da una o più domande che ci riguardano. Questo è il motivo per cui lo spettatore, nel nostro processo creativo, non è un referente dello spettacolo, ma è un agente, è continuamente preso in considerazione. Molto spesso viene chiamato in causa direttamente. Non è lo spettatore di una storia da vedere comodamente seduti, non è un lineare sviluppo di trama da seguire: per questo tipo di narrazione pura ci sono altri – e più efficaci – mezzi di comunicazione. Il pubblico dei nostri spettacoli si ritrova partecipe di quello che fondamentalmente è un meccanismo rituale: ci ritroviamo insieme, a teatro, in quella che è una comunità temporanea, formata da attori e spettatori, a interrogarci su quello che vuol dire essere umani. La reazione dello spettatore – mi viene da dire – è che si trova quasi sempre piacevolmente spiazzato di fronte a un Čechov rappresentato con questi metodi.

Platonov è un testo scritto da un ventenne. Lo si capisce soprattutto dalla riflessione sul talento e sull’aspettativa nei confronti del futuro. Sembra parlare più ai ventenni di oggi che a quelli del tardo XIX secolo. Nel testo, a un certo punto, appare questa battuta, affidata proprio al protagonista, che ben riassume la tematica: «Ricordate quando voi vedevate in me un Lord Byron, e io sognavo di diventare ministro o un Cristoforo Colombo? Sono maestro elementare, Sòfia Egòrovna, nient’altro». C’è a tuo parere una tacca di rappresentazione generazionale di quelli che banalmente chiamiamo giovani d’oggi?

ML: I temi in Platonov sono tantissimi. È un testo sconfinato: l’originale è composto da 230 pagine. Un’enciclopedia. Sicuramente tra le tematiche più forti, intorno alle quali poi abbiamo costruito il riadattamento del testo e la reazione dello spettacolo, sono stati il rapporto generazionale e il concetto di eredità, tra padri e figli. Un’eredità che ovviamente non è solo intesa da un punto di vista economico, ma anche morale, valoriale, sociale. Sono gli insegnamenti di cui una nuova generazione si sente sprovvista, a causa di una generazione precedente, di padri, che è fuggita. Questo fa sì che ci sia una generazione fragile e smarrita. Questa è una cosa che ci riguarda terribilmente. Un altro tema molto forte in Platonov intrecciato al tema precedente – ovviamente per quanto riguarda la lettura che ne diamo noi – che si esplicita nel rapporto tra Platonov e Sofja, è riassunto da una battuta estraniante: «ma perché non viviamo come avremmo potuto?». Questa è la domanda gigantesca che riguarda la nostra attualissima incapacità di credere nel presente e raccontarci continuamente che la felicità sarà domani, o che la nostra felicità è stata nel passato e mai nel presente. La felicità, da sempre, è sempre altrove.

Se questo materiale ha resistito al giudizio del tempo, probabilmente ha toccato nervi emotivi negli esseri umani che, purtroppo o per fortuna, rimangono scoperti…

Siamo ancora quegli esseri umani che racconta Čechov, cambiati forse nella forma che diamo alle nostre giornate, ma non nei contenuti.


Foto di Manuela Giusto

Nessun commento su Platonov, la commedia del passato che ha molto da dire sui ventenni di oggi

Nel Festival Nazionale del Teatro Amatoriale di Acquaviva tutta la passione per il teatro

Si inaugura sabato 18 gennaio l’edizione 2020 del Festival Nazionale del Teatro Amatoriale, la rassegna organizzata dall’associazione Il Fierale, che da cinque anni ospita compagnie da tutta Italia al Teatro…

Si inaugura sabato 18 gennaio l’edizione 2020 del Festival Nazionale del Teatro Amatoriale, la rassegna organizzata dall’associazione Il Fierale, che da cinque anni ospita compagnie da tutta Italia al Teatro dei Concordi di Acquaviva.
Dopo i primi due spettacoli, GiGaVa Comiconcerto e La Banda degli Onesti, la stagione teatrale prevede infatti l’arrivo di sei compagnie amatoriali che si susseguiranno sino a fine marzo, dopodichè, sabato 18 aprile, si svolgeranno le premiazioni della rappresentazione che ha ricevuto maggiori consensi da parte del pubblico.

Dal 2016, anno del suo esordio, il Festival rappresenta un’occasione di incontro con molteplici realtà del Teatro Amatoriale italiano, un ambito che riscuote sempre più interesse a livello culturale, basti pensare che ad oggi la Federazione Italiana Teatro Amatori conta 1.500 associazioni artistiche affiliate, con oltre 20.000 soci iscritti. Una dimensione che l’Associazione Il Fierale, distinta per l’attenzione riservata alla crescita della comunità di Acquaviva anche attraverso l’espressione dello spettacolo, non poteva non considerare all’interno delle tante iniziative proposte durante l’anno.

Il Teatro dei Concordi è difatti sede di numerosi appuntamenti che coinvolgono gli appassionati di teatro, a partire dai progetti Vivaio dei Concordi e Teatro Danza, rivolti alle fasce d’età più giovani, alla Compagnia Colpi di Scena e alla Compagnia dei Concordi con i suoi spettacoli musicali. Un ambiente vivace dal punto di vista culturale che molto deve alla sensibilità dimostrata dagli abitanti di Acquaviva nei confronti dell’arte teatrale, dimostrata nel continuo perfezionamento dei laboratori organizzati e dalla volontà di rendere il Teatro dei Concordi un serio punto di riferimento dove, oltre alle iniziative di formazione, poter apprezzare una stagione teatrale completa di numerosi eventi. Questo fu il proposito che caratterizzò la costruzione del Teatro, inaugurato nel 1908, e il suo recupero nei primi anni ’80, dopo decenni di utilizzo come sala per feste. A seguito del restauro e della gestione da parte dell’Associazione culturale Le Aie, nel 2014 venne affidato all’Associazione Il Fierale.

Il Festival del Teatro Amatoriale rende onore alla vocazione maturata in oltre un secolo di attività, di essere per Acquaviva un luogo per la valorizzazione della cultura del teatro popolare, oltre che a costituire un momento di conoscenza di nuove Compagnie. Nel corso delle prime quattro edizioni, sono state più di 20 le compagini arrivate ad Acquaviva per partecipare al Festival, tra le quali quest’anno si nota il ritorno della Compagnia Teatrale Arca di Trevi e della Compagnia Teatrale Costellazione di Formia.

L’appuntamento che inaugura l’edizione 2020 del Festival Nazionale del Teatro Amatoriale è Rumors, la commedia brillante firmata da Neil Simon, portata in scena dalla Compagnia Laboratorio Terzo Millennio, proveniente dalla provincia di Savona. Seguono Il Berretto a Sonagli, di Pirandello, sabato 1 febbraio a cura della Compagnia Luna Nova di Latina; Nemici come prima, di Gianni Clementi, sabato 15 febbraio, con la Compagnia Teatrale Arca di Trevi; Intrappolata, commedia noir scritta da Steve Braunstein, sabato 29 febbraio, con la Compagnia Teatranti Quanto Basta di Calci; Oh Dio mio!, di Anat Gov, sabato 14 marzo a cura della Compagnia CLAET di Ancona e Chocolat, uno spettacolo di teatro fisico su un testo scritto da Roberta Costantini e liberamente ispirato a Chocolat di Joanne Harris, con la Compagnia Teatrale Costellazione di Formia.

Per quanto riguarda lo spettacolo di apertura, la trama è quella ben conosciuta della spassosa commedia di Neil Simon: il vice sindaco di New York, Charley Brock, e sua moglie invitano nella propria casa degli amici per festeggiare i dieci anni di matrimonio. Gli invitati sono tutti cittadini facoltosi: avvocati, un candidato al Senato, uno psicanalista. I primi arrivati a casa dei Brock trovano però uno spettacolo tragico: il loro ospite è a terra in un lago di sangue e della moglie non vi è traccia. Temendo uno scandalo negli illustri ambienti della city, gli amici decidono a non rivelare agli altri ospiti ciò che hanno visto, ma l’arrivo di questi rende l’intenzione via via più difficile, tanto che si innesca un crescendo di contraddizioni, equivoci e pettegolezzi (da cui il titolo rumors), che non fanno altro che intricare le cose. La situazione peggiora con l’incombere degli incidenti domestici che capitano ai personaggi, in un ritmo frenetico di avvenimenti che innalza la tensione fino all’arrivo della polizia.

Il regista, Carlo Deprati, dichiara di aver raccolto una sfida mettendo in scena questa commedia, vista la complessità del testo, che richiede agli attori una precisione professionale in battute e tempi scenici, ma che al contempo è la promessa di una performance divertente.

I biglietti per gli spettacoli e gli abbonamenti al festival sono disponibili in prevendita o in prenotazione presso il negozio “Arredo Culicchi” in via F.lli Braschi 71, Acquaviva di Montepulciano (dalle ore 17 alle ore 19) o al numero di telefono 0578767562.

Nessun commento su Nel Festival Nazionale del Teatro Amatoriale di Acquaviva tutta la passione per il teatro

“Amleto. Uno studio”, Loredana Scaramella racconta il dramma shakesperiano

La celebre opera shakesperiana Amleto arriva al Teatro degli Oscuri di Torrita di Siena, in una versione inedita, frutto di un adattamento a cura della Compagnia Juniores del corso di…

La celebre opera shakesperiana Amleto arriva al Teatro degli Oscuri di Torrita di Siena, in una versione inedita, frutto di un adattamento a cura della Compagnia Juniores del corso di alta formazione professionale del Teatro Golden di Roma, guidata dalla regia di Loredana Scaramella. Il prossimo 18 gennaio, la messa in scena di questo spettacolo segna l’esito di uno studio condotto dai giovani attori sul testo di Shakespeare, proprio sotto la supervisione di Loredana Scaramella, loro insegnante, oltre che nome ben noto nel panorama teatrale e televisivo per le attività non solo di recitazione, ma anche di regia, casting e scrittura.
È stata lei a presentare Amleto. Uno studio.

A cosa si deve il progetto di affrontare un classico della drammaturgia come Amleto?

«Dopo un lungo lavoro svolto sui sonetti, è arrivato dagli attori il proposito di misurarsi con un testo compiuto di Shakespeare. L’approfondimento su un’opera tragica del calibro di Amleto è un’idea ambiziosa ma opportuna per chi vuole intraprendere una carriera nella recitazione. E poi c’è da dire che un’opera del genere si può affrontare solo con l’incoscienza dei giovani o con tanti anni di esperienza alle spalle».

L’adattamento in Amleto. Uno studio che tipo di modifiche ha richiesto rispetto all’opera originale?

«Questo spettacolo risulta da una riduzione del testo: sono stati sacrificati i dettagli sul contesto politico che fa da sfondo alla vicenda, mentre è stata data attenzione ai rapporti umani che intercorrono tra i personaggi. Gli attori sono stati coinvolti in un lavoro di scrittura a cui hanno partecipato ricercando fonti iconografiche e bibliografiche, su cui costruire le relazioni personali presenti nella trama».

In che modo oggi può rivelarsi attuale Amleto?

«Il tema centrale dell’opera, dal quale si snodano le azioni dei personaggi, è la vendetta, un piano che tuttavia non trova compimento in quanto interviene la riflessione. L’uomo che pensa, che si interroga, viene frenato nell’azione dalla potenza del dubbio, e per questo alla fine non riesce a muoversi dallo stallo in cui si trova. In questo sta l’affinità con l’uomo dell’era moderna. In un tale stato di sospensione dell’animo, anche l’impalcatura su cui corrono le scene e che caratterizza ogni singolo personaggio assume la duplicità di uno schema binario: in Amleto coesiste la nobile statura dell’eroe tragico e il ruolo del foux, il folle a cui, solo, nella società è consentito di dire ciò che nessuno può rivelare. Il suo progetto di vendetta non realizza il culmine della tragedia, ma allo stesso tempo le allusioni alla sfera di imperfezione e finitezza che circonda Amleto si esprime in chiave umoristica».

Quali elementi completano le azioni sul palcoscenico?

«Senza dubbio le musiche, in parte originali e in parte basate su adattamenti, definiscono le ambientazioni attraverso la loro forza evocativa, così come i movimenti scenici, perfezionati da Alberto Bellandi e Laura Ruocco, costituiscono nella loro caratteristica intermittenza non solo una scelta stilistica di astrazione ma anche un espediente narrativo utile alla rappresentazione delle sequenze».

Cosa risulta dunque come esito di questo lavoro?

«Amleto. Uno studio è una favola nera velata di umorismo, interpretata da attori che hanno fatto della loro età un valore aggiunto nel vestire i panni dei personaggi più giovani e una connotazione di freschezza e vivacità per quanto riguarda i ruoli più maturi. Una destinazione raggiunta sul palco al termine di un percorso di crescita e studio, approfondimento e ricerca, portato avanti dagli studenti, per cui merita senz’altro una menzione Andrea Maia, produttore e direttore artistico del Teatro Golden, che pur nell’ambito di un teatro privato ha deciso di investire nel futuro degli allievi della scuola».

Amleto. Uno studio è in scena al Teatro degli Oscuri di Torrita di Siena sabato 18 gennaio 2020, doppio appuntamento alle ore 19 e alle ore 21.15. Tutte le informazioni sulla stagione teatrale a questo link.

Nessun commento su “Amleto. Uno studio”, Loredana Scaramella racconta il dramma shakesperiano

Risotto all’Aglione della Valdichiana con pecorino e composta di frutta

Ricetta ispirata alla versione proposta da FoodNRock Per scoprire altre ricette con l’Aglione della Valdichiana, leggi il nostro speciale! Le feste di Natale sono passate da pochi giorni e tutti…

Ricetta ispirata alla versione proposta da FoodNRock

Per scoprire altre ricette con l’Aglione della Valdichiana, leggi il nostro speciale!

Le feste di Natale sono passate da pochi giorni e tutti sappiamo che cosa significa a tavola: pranzi infiniti, piatti pesanti e un food coma che ci accompagna, quasi costantemente, per tutta la durata delle vacanze. Le cose in Toscana, poi, si fanno ancora più complicate con piatti strabordanti di tortelli al ragù, lasagne della nonna con tanto sugo e tanta besciamella e magari, perché no, un bel cinghiale in umido per concludere il pasto in leggerezza. Non sarebbe bello cambiare, per una volta, e magari proporre un primo fresco e sfizioso, che non ci faccia provare troppi sensi di colpa per aver infranto la promessa che c’eravamo fatti – “quest’anno, a Natale, giuro di non rimpinzarmi”? Nella mia famiglia, probabilmente, sarebbe un’offesa allo spirito natalizio stesso, ma magari voi siete fortunati e i vostri commensali apprezzeranno questo risotto all’Aglione della Valdichiana con pecorino e composta di frutta.


Il Natale era sempre stato sacro nella sua famiglia: neanche nei momenti più neri di digiuno forzato e di freddo pungente suo padre aveva rinunciato a festeggiare quella ricorrenza. Non c’erano quasi mai regali neanche in quell’occasione, il massimo a cui lei e i suoi fratelli potevano aspirare erano un paio di scarpe non troppo consunte o un po’ di lana per riscaldarsi nelle notti più gelide, ma a nessuno di loro era davvero mai importato di ricevere qualcosa. Ciò che amavano di quella festa era stare tutti insieme riuniti intorno al camino, compreso il capofamiglia che, anche se solo per poche ore, si concedeva il lusso di riposarsi. Il pranzo finiva spesso per essere frugale; sua madre cercava sempre di preparare un primo e un secondo con ciò che riusciva a trovare, ma spesso il menù non variava da un anno all’altro: zuppa annacquata di cavolo nero, un paio di zampi di maiale bolliti con l’insalata e una mela cotta a testa come dessert. Non era un granché, per molti non era niente probabilmente, ma Marisa conservava gelosamente il ricordo dei suoi Natali da bambina ed era soprattutto grazie ad essi che ci teneva tanto a rendere speciali i Natali dei suoi figli e di suo marito. Certo, per lei era molto più semplice di quanto non fosse stato per sua madre, loro avevano sempre qualcosa da mettere in tavola per quanto umile che fosse. Ciononostante ,anche le loro scelte erano limitate: i suoi figli non avevano mai dovuto mangiare una zuppa annacquata quanto lo era stata la sua da bambina, ma non avevano mai neanche avuto la fortuna di provare piatti più elaborati, come quelli che la signora che abitava in fondo alla strada che portava al loro podere faceva preparare alla domestica nelle occasioni importanti. A lei era capitato di passare davanti alla casa mentre i preparativi fervevano e di prelibatezze ne aveva viste tante: anatra all’arancia, un intero maialino arrosto, torte di pasta sfoglia ripiene di chissà cosa ed una volta era assolutamente sicura di aver distinto chiaramente l’odore di tartufo sprigionarsi da un grosso vassoio di pasta lunga. Era sempre difficile tornare nella sua umile dimora per servire ai figli un po’ di pasta al pomodoro dopo aver visto tutte quelle leccornie, di cui non aveva mai fatto parola con nessuno, e si dispiaceva molto al pensiero di non poter offrire loro le stesse cose, ma quel Natale le cose sarebbero state diverse.

Dopo aver scoperto dell’allergia della figlia minore per l’aglio, uno degli ingredienti base della maggior parte dei piatti che presentava quotidianamente in tavola, Marisa si era sbizzarrita in cucina e aveva inventato diverse ricette sfiziose che a molti non sarebbero venute in mente, e per questo doveva ringraziare il suo fedele alleato Aglione, che l’aveva ispirata e continuava a ispirarla quotidianamente. Aveva progettato il menù per l’occasione nei minimi dettagli, ma il piatto forte era indubbiamente il risotto che aveva deciso di preparare, nella speranza che piacesse a tutti. All’inizio, in realtà, la ricetta era diversa, ma poi Teodosio – loro vicino e amico da tanti anni -, si era presentato al podere con una forma di pecorino, dicendo che l’annata era andata meglio del previsto e che sperava che quell’umile dono fosse abbastanza per ringraziarci dell’aiuto che gli avevamo dato quando, a causa di una sconcertante moria di pecore, non riusciva più a sfamare i suoi figli. Era stato un gesto che aveva toccato il cuore di Marisa, rammentandole di quanto sua madre avesse ragione quando diceva che i regali migliori non erano i più costosi, ma quelli fatti col cuore e che il cuore riuscivano a riempirtelo; non ricordava di aver mai avuto un’intera forma di formaggio tutta per sé, anche se suo marito aveva del bestiame e ne produceva, normalmente veniva venduto al mercato per guadagnare qualche soldo in più, ma non ebbe remore nell’offrire ospitalità anche all’uomo e a tutta la sua famiglia: il podere non era grande, ma si sarebbero stretti per poter mangiare tutti insieme, perché il Natale è più bello se si è circondati dalle persone alle quali vogliamo bene. Ma il regalo di Teodosio non fu solo una graditissima sorpresa, anzi fu anche d’ispirazione a Marisa, che decise di perfezionare la ricetta che avrebbe servito per il pranzo: così, al suo risotto con crema di Aglione e composta di frutta, aggiunse anche una bella spolverata di pecorino fatto in casa, rendendo un po’ più deciso quel Natale dal sapore tanto dolce.


Una ricetta senza pretese insomma, ideata da una mamma che voleva viziare i propri figli con un piatto semplice, ma indubbiamente diverso dal solito e d’altra parte, come ha detto Confucio: “Si può essere felici anche mangiando un cibo molto semplice, bevendo acqua pura e avendo come cuscino unicamente il proprio braccio ripiegato.”

Risotto all’Aglione della Valdichiana, pecorino e composta

INGREDIENTI

280g di riso

2-3 spicchi di Aglione della Valdichiana

1lt di brodo vegetale

100g di pecorino

1 bicchiere di vino bianco

burro qb

sale e pepe qb

composta di frutta fatta in casa (noi ne abbiamo usata una di mele cotogne e uva)

PREPARAZIONE

Senza aggiungere grassi, tostare il riso e sfumarlo con un bicchiere di vino bianco. In un pentolino preparare il brodo e versarlo un po’ alla volta nel riso con un mestolo finché il riso non sarà cotto.
Mentre il riso cuoce, sbucciate e tritate l’aglione, riducendolo poi in poltiglia con un frullatore a immersione, aggiungendo un mestolo di acqua o brodo. Cinque minuti prima che il riso sia cotto aggiungete la crema d’aglione, mescolate bene e portate a termine la cottura. A fuoco spento mantecate il riso con il pecorino tagliato a dadini e una noce di burro. Speziate a piacere e impiattate guarnendo il riso con un cucchiaio di composta di frutta.

Nessun commento su Risotto all’Aglione della Valdichiana con pecorino e composta di frutta

I Bangcock e il primo album: intervista alle “Cattive compagnie”

La notizia è che i Bangcok hanno pubblicato “Cattive compagnie”, il loro primo progetto uscito da uno studio di registrazione. Per dovere di cronaca è giusto evidenziare che questi ragazzi…

La notizia è che i Bangcok hanno pubblicato “Cattive compagnie”, il loro primo progetto uscito da uno studio di registrazione. Per dovere di cronaca è giusto evidenziare che questi ragazzi hanno vinto il 32° Sanremo Rock al teatro Ariston, aggiudicandosi il premio “Assomusica” per la migliore esibizione live, il premio “PMI” per la band più originale e “Parole Rock” per il miglior autore under 35. Una valanga di premi. La verità è che molti di noi non sanno neanche della loro esistenza. Quello che invece bisogna davvero sapere dei Bangcock è che sono fottutamente bravi.

La band nasce a Chianciano Terme nel 2017 dall’incontro tra il rapper Fake (Simone Falluomini) e quattro musicisti: Paolo Acquaviva al trombone, Daniele De Bellis alla batteria, Francesco Rossi Valenti alla chitarra e Alessio Zeppoloni al basso. L’unione di questi cinque in una band ve la potete immaginare come la creazione di un nuovo piatto composto da cibi che vi fanno impazzire, afrodisiaci, dolci, salati, freddi, caldi, per scoprire che… è buonissimo. Magari da un punto di vista culinario non si può fare e verrebbe un troiaio, ma loro ce l’hanno fatta. Musicalmente intendo.

Sì, perché ognuno di loro ha un background musicale diverso. Rap, hip-hop, jazz, metal si intrecciano fra loro, dialogano, si uniscono, si contaminano, senza che mai uno di questi perda la sua identità. Il risultato di questo “minestrone” di suoni ve lo andate a sentire, perché tanto è inutile parlare di musica se non la si ascolta. A maggior ragione per i Bangcock.

Il loro primo album è uscito il 24 dicembre, perciò ne abbiamo subito approfittato per saperne di più e per capire come facciano a convivere sul palco (ma non solo) personalità così differenti.

Avete fatto la serenata a mia nonna questa estate, in piazza a Foiano. Da allora è motivo di vanto per la famiglia…

“Nooo!! Troppo buffe quelle signore, davvero. È stato bellissimo. Pensa che nella stessa piazza, dalla parte opposta, c’erano delle ragazzine di 11 o 13 anni che stavano al telefono. Noi eravamo appena usciti dagli studi di Radio EFFE e siamo andati a chiedere se potevamo suonare una serenata per loro, ma erano imparanoiate e secondo me non capivano nemmeno cosa stessimo dicendo, perciò le abbiamo salutate scusandoci per il disturbo. Qualche metro più in là c’erano queste vecchine e il risultato è stata la Serenata Cock. C’è anche il video.”

Il 24 dicembre è uscito il vostro primo album, ce ne parlate?

“È il nostro primo progetto ufficiale. Avevamo già fatto uscire due brani di questo disco, senza però dire che ne facevano parte. Il primo è “Convenevoli” e il secondo è quello che ha dato il nome all’album. In questo disco ci sono sette tracce che cercano di analizzare gli aspetti grotteschi della società di oggi. La particolarità di questo progetto è che il messaggio non viene comunicato solo dal rapper, ma da tutta la band. La musica di ogni pezzo esprime esattamente quello che viene espresso dal testo.”

E questo come avviene?

“In maniera del tutto naturale. Il nostro lavoro crea un suono potentissimo e coeso. È qualcosa che è nato tra di noi, di alchemico. Ciò che creiamo non va in una direzione precisa, ma cresce e si plasma unendo le nostre differenze. Ognuno di noi appartiene a una scuola musicale completamente diversa. Questo però non ci snatura, anzi. Ognuno di noi mette in gioco le proprie particolarità esaltandole all’interno di questa apparente caciara.”

Quali sono gli aspetti grotteschi della società di cui parlavate prima?

“La musica, la società, la politica. Che poi è tutto connesso: religione, politica, media sembrano quasi la stessa cosa. Sono gli aspetti che non ci piacciono, per questo l’album si chiama “Cattive compagnie”.

Il vostro percorso in quale direzione va?

“Stiamo insieme da un anno e mezzo e abbiamo vinto il Sanremo Rock, suonato alla Flog, al The Cage e aperto ai Cure e ai Sum 41 al Firenze Rocks. Sono risultati che all’inizio erano inimmaginabili per noi. Vogliamo arrivare sempre più su. Non fermarci. Il bello deve sicuramente venire. Questo primo progetto è stato tirare fuori un qualcosa di embrionale per la band. Per il 2020 è già in fase di registrazione un nuovo album. A breve uscirà un nuovo singolo con video intitolato “La legge di Murphy”.

Adesso vorrei sapere perché vi chiamate Bangcock? Anche se un’idea me la sono fatta…

“[Risate]. Ci piace dire che, più che un nome, bangcock sia un’attitudine: vivere la musica, le passioni, la vita a c***o duro. La nostra musica vuole animare la gente e farle prendere coscienza.”

Vi consiglio di NON cercare su google immagini con la parola chiave “Bangcock”. Poi non dite che non vi avevo avvertito.

E buon ascolto.

Nessun commento su I Bangcock e il primo album: intervista alle “Cattive compagnie”

La Valdichiana nel 2020: diventare grandi, senza manie di grandezza

“Crescendo noi non ci abituiamo soltanto alla legge di gravità bensì al mondo così com’è. Perdiamo a poco a poco la capacità di stupirci per quello che il mondo ci…

“Crescendo noi non ci abituiamo soltanto alla legge di gravità bensì al mondo così com’è. Perdiamo a poco a poco la capacità di stupirci per quello che il mondo ci offre.” (Jostein Gaarder)

Che cosa significa diventare grandi? Crescere, indubbiamente. Diventare più maturi, abbandonando le fasi della vita più infantili per abbracciare l’età adulta. La crescita, vista come un obiettivo positivo e inarrestabile, porta con sé maggiori responsabilità, ma anche la perdita della capacità di stupirsi di fronte al mondo come un bambino ai cui occhi tutto appare nuovo ed entusiasmante.

Per il nostro giornale, diventare grandi significa prendere coscienza delle proprie responsabilità e affrontare il necessario processo di crescita. Quando abbiamo iniziato, vedevamo il mondo come dei bambini, con la carica e il divertimento di chi affronta qualcosa di nuovo. La Valdichiana è stato un esperimento che avrebbe potuto fallire, e invece viaggia a gonfie vele verso il settimo anno di vita, crescendo costantemente. E noi siamo cresciuti assieme ad essa, diventando sempre più consapevoli e responsabili.

Nel corso degli anni abbiamo contribuito a far crescere giornalisti, abbiamo coinvolto tanti collaboratori, abbiamo creato una redazione stabile e un modello giornalistico che sta dando frutti positivi. Ma crescere significa diventare grandi? Non necessariamente. Si può invecchiare senza mai maturare completamente. Invecchiare è un processo biologico, diventare grandi è un processo culturale. Non avviene naturalmente, c’è bisogno di impegno da parte nostra.

Ci siamo impegnati a crescere, senza coltivare manie di grandezza: lo capiamo ogni giorno di più lavorando a stretto contatto con i ragazzi, un impegno che si rinnova anche nel 2020 nei confronti della scuola, dell’ambiente, del teatro e del mondo giovanile in generale. Perché, pur nella crescita, qualcosa dell’adolescenza va sempre mantenuto, anche in età adulta. Ovvero la curiosità, la leggerezza, l’apertura. La capacità di stupirsi nei confronti del mondo, insomma.

Questo è lo spirito che animerà la nostra testata anche nel 2020, tra vecchi e nuovi progetti. Siamo impegnati su molti fronti, in modo da garantirvi il giornalismo a cui siete abituati con l’arrivo di nuove rubriche e articoli interessanti. Saremo ancora più impegnati in progetti collaterali che contribuiscono a mantenere vivo il nostro stupore mentre diventiamo grandi: i video di Specchio, il nuovo corso della radio, i prossimi arrivi nel negozio dedicato al territorio.

Vi facciamo quindi i nostri migliori auguri per il nuovo anno, con la speranza che anche voi possiate mantenere la capacità di stupirvi di fronte al mondo che ci circonda. Come al solito, siamo sempre pronti a parlare con voi, se avete consigli, suggerimenti o critiche. Buon 2020!

Nessun commento su La Valdichiana nel 2020: diventare grandi, senza manie di grandezza

Sentieri del Monte Cetona – Itinerario 2 – dalla vecchia cava al borgo Fonte Vetriana

Il monte Cetona, 1.148 metri, appartiene al territorio di 3 comuni, Sarteano, Cetona e San Casciano dei Bagni. Salire alla vetta del monte Cetona è un’esperienza interessante, essendo un cippo…

Il monte Cetona, 1.148 metri, appartiene al territorio di 3 comuni, Sarteano, Cetona e San Casciano dei Bagni.
Salire alla vetta del monte Cetona è un’esperienza interessante, essendo un cippo di confine naturale fra quattro province (Siena, Viterbo, Perugia e Terni) e tre regioni (Toscana, Lazio ed Umbria).
Offre splendide vedute sulla Val d’Orcia, l’Amiata, la Valdichiana e, in giornate limpide di tramontana, si spazia fino ai monti dell’Appennino Centrale. Ricoperto da boschi e da macchia mediterranea fino alla vetta, ospita flora e fauna di montagna. Molte strade sterrate e sentieri attraversano borghi e casali, intersecandosi fra loro. A metà del Novecento in questi borghi vivevano quasi 1.000 abitanti. Oggi i residenti stabili sono meno di 50. Alcuni percorsi sono inagibili, abbandonati da tempo, altri sono invece facilmente transitabili a piedi, a cavallo, in mountain bike e, in parte, anche in auto.

I 12 itinerari proposti in questa rubrica sono tutti agevoli, percorribili senza pericoli, a passo lento adatto anche a famiglie con bambini. Partendo da Sarteano, tutti gli itinerari sono compresi fra la strada provinciale 478 per Radicofani (al km 13,1 – località San Giuliano), la strada sterrata che collega San Giuliano con San Casciano dei Bagni (località Le Murate) e la strada della Montagna che riconduce a Sarteano, attraverso i Cancelli, comprendendo la deviazione al borgo medioevale di Camporsevoli nel comune di Cetona.

Itinerario 1

Itinerario 2 – dalla vecchia cava al borgo Fonte Vetriana

Partenza: strada provinciale 478 per Radicofani, al km 8,7
Arrivo: borgo di Fonte Vetriana
Lunghezza: 5km
Grado di difficoltà: •••
Tempo di percorrenza a piedi: 2h 30’

Starting point: 478 provincial road to Radicofani, km 8.7
Arrival: the village of Fonte Vetriana
Length of the route: 5km
Difficulty degree: •••
Time on foot: 2h 30’

Come nell’itinerario 1 si parte dalla provinciale per Radicofani al km 8,7. Al primo bivio, dopo 50 metri, si prosegue tenendo la destra (foto 2.1), passando sotto il podere Troscione, e sopra il podere Boccatananna. Dopo circa 800 metri si attraversa una sbarra sulla sinistra (foto 2.2) e si sale su una sterrata al podere Pozzi, lasciandolo sulla destra. Passata una sbarra si trova un bivio, dove, a destra, si sale per oltre un km fino ad incontrare la strada del Varco (foto 2.3); qui, si scende a destra fino alla strada sterrata principale per la vetta del Cetona.
Scendendo ancora a destra si arriva al borgo di Fonte Vetriana (foto 2.4). Variante 2 bis per il cipresso centenario Camilla verso la fine a destra. Invece di salire al podere Pozzi, alla sbarra, si prosegue diritto passando sopra il podere Casalberna. Dopo il cipresso Camilla, tenendo la destra si raggiunge la strada provinciale per Radicofani al km 12.

This route starts like the previous one: follow the provincial road 478 and, at km 8.7, turn on the white road on your left. After 50 metres you reach a cross road. Now take the road on your right (photo 2.1) and go ahead. Along the path, upper on the hill, there is an old farmhouse, podere Troscioni, while podere Boccatananna will be lower than you. Go forth for about 800 metres, then turn left, pass a bar (photo 2.2) and go ahead on the white road to podere Pozzi. There, turn left and go on as far as you meet a crossroad; take the road on your right and go up to the hill until you get to the road called “Strada del Varco” (photo 2.3). Turn right and go on and you will cross the main white road which leads to the peak of Mount Cetona. Go ahead on your right until you reach the Fonte Vetriana village (photo 2.4). You can also take the “Variante 2 bis” to the very old Camilla cypress. Just before the bar on the way to Pozzi, go straight (instead of going left). Down this path you will see “Podere Casalberna”. Camilla cypress is close to the end of the path, on your right. Once you encounter it, follow the path on the right until you reach the provincial road to Radicofani at km 12.

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Sarteano Living, ProLoco Sarteano, Comune di Sarteano e Terre di Siena.
Puoi scaricare la guida digitale Strade e Sentieri del Monte Cetona (pdf) dal nostro negozio online o da Sarteano Living.
Nessun commento su Sentieri del Monte Cetona – Itinerario 2 – dalla vecchia cava al borgo Fonte Vetriana

Il trio acustico Combat Folk a Foiano della Chiana

Stefano “Cisco” Belotti (voce e accompagnamento) fondatore dei Modena City Ramblers, Luca Lanzi (voce e chitarre) cantante della Casa del Vento e Francesco Moneti violinista eccezionale, entrambi aretini, hanno portato…

Stefano “Cisco” Belotti (voce e accompagnamento) fondatore dei Modena City Ramblers, Luca Lanzi (voce e chitarre) cantante della Casa del Vento e Francesco Moneti violinista eccezionale, entrambi aretini, hanno portato il loro Combat Folk a Foiano della Chiana nella serata di giovedì 2 gennaio.

Il progetto, come ci spiega lo stesso Cisco, «nasce dall’idea di riunirci insieme tutti e tre. Abbiamo beccato Francesco in una pausa del tour con i Modena, perciò ho proposto di mettere in piedi una manciata di date, che poi si sono rivelate molte di più. L’idea è nata a settembre dal desiderio di suonare insieme a Luca le canzoni storiche che abbiamo scritto insieme e che hanno dato vita al disco del 2001 “Novecento”. Un album diventato appena maggiorenne. Alla fine, abbiamo fatto 26 concerti in due mesi, in inverno. Una cosa impensabile, molto impegnativa. Abbiamo raccolto un sacco di adesioni. Stasera è stata l’ennesima conferma: la sala era strapiena, la gente si è seduta davanti al palchetto o stava in piedi tutt’intorno. Mi piace pensare che questa cosa si possa riprendere in mano l’anno prossimo e riproporla, perché è stato veramente bello».

I Modena City Ramblers e la Casa del Vento hanno collaborato spesso insieme dagli anni Novanta. Queste band si sono fatte conoscere non soltanto per il folk suonato da musicisti incredibilmente capaci, ma soprattutto per l’impegno politico e sociale che trova espressione nei testi delle loro canzoni. Il valore di questi artisti è stato riconosciuto dalla leggendaria Patti Smith, che ha deciso di registrare un brano e suonare nel suo tour con i ragazzi della Casa del Vento.

Qualche mese fa li abbiamo intervistati dopo un concerto ad Arezzo e ora, vederli a Foiano, è qualcosa di speciale. Nelle loro canzoni, infatti, si parla molto della storia di questo piccolo borgo orgoglioso. «A Foiano come Casa del Vento avevamo già suonato in una iniziativa dell’ANPI locale in memoria dei partigiani che combatterono i nazi-fascisti. Su questo palco mi sono commosso, perché proprio qui sono germogliati i semi dell’antifascismo e della lotta partigiana aretina. Licio Nencetti, Ezio Raspanti, Sarri, Grazi e Antonini e tutti quei ragazzi che hanno dato la loro vita sono stati formati da esperienze che sono avvenute nel territorio foianese a inizio ‘900, come i Fatti di Renzino, e da quei personaggi che hanno portato avanti i valori dell’antifascismo nonostante un ventennio di dittatura. È per questo che Foiano ha un tessuto sociale così forte e coeso. Essere qui e poter raccontare del sacrificio di giovani di 16, 17, 18 anni mi emoziona in modo indescrivibile».

Anche il pubblico ha reso omaggio ai suoi combattenti partigiani con un lungo e affettuoso applauso. «La risposta che ha dato questo pubblico» ha continuato Luca Lanzi «è stata meravigliosa. Io dico sempre che il concerto si fa in due: i musicisti e la gente. Mi ha fatto molto piacere che ci fossero tanti ragazzi giovani».

Riempire una sala come la Furio del Furia di Foiano è stato possibile grazie all’iniziativa dell’amministrazione locale che ha voluto inaugurare il 2020 con una band di grande calibro formata da un trio d’eccezione.

«Far venire tutta questa gente è importantissimo» ci dice Cisco Belotti «la sala non è affatto piccola e c’era gente in piedi che non sapeva dove stare. È stato veramente significativo. Mi ha colpito la partecipazione di questo paese: c’era gente venuta per sentire le nostre canzoni e cantare con noi. È stato un grande risultato sia per chi ha organizzato che per noi».

Nessun commento su Il trio acustico Combat Folk a Foiano della Chiana

Valdichiana, un anno in breve: i dieci eventi più significativi del 2019

Con la fine dell’anno arriva puntuale anche il momento dei bilanci, quello in cui si tirano le somme degli dodici mesi appena trascorsi e si passano in rassegna gli eventi…

Con la fine dell’anno arriva puntuale anche il momento dei bilanci, quello in cui si tirano le somme degli dodici mesi appena trascorsi e si passano in rassegna gli eventi che più li hanno caratterizzati. Quando mancano ormai poche ore all’arrivo del nuovo anno, ecco un riepilogo delle dieci vicende più significative per il territorio della Valdichiana in questo 2019.

13 febbraio
Viene sottoscritto l’atto costitutivo della Fondazione Valdichiana Promozione, dai sindaci e dagli amministratori dei Comuni di Cortona Francesca Basanieri, di Chiusi Juri Bettolini, di Castiglion Fiorentino Mario Agnelli, di Sinalunga Riccardo Agnoletti, di Torrita di Siena Giacomo Grazi, dall’Assessore di Montepulciano Franco Rossi, il Presidente di Confindustria sez. Valdichiana Giovanni Tiezzi, il Presidente di Aion Cultura Eleonora Sandrelli, il Presidente dell’Associazione OnTheMove Nicola Tiezzi, il Presidente di Confagricoltura Arezzo Angiolino Mancini, Sara Rapini della Conserveria, Fulvio Benicchi direttore della Fondazione Orizzonti d’Arte di Chiusi, con il sostegno dell’azienda Aboca e del Console Onorario del Lussemburgo Stefano Cacciaguerra Ranghieri, in qualità di fondatori del progetto. La Fondazione Valdichiana Promozione nasce come iniziativa di collaborazione per diffondere le opportunità dei Fondi Europei per le imprese del territorio.

30 marzo
Torrita di Siena e Montepulciano diventano mete di riferimento per il ciclismo internazionale, in quanto punti di partenza e di arrivo dell’edizione italiana della gara Gran Fondo New York, un evento per appassionati di ciclismo provenienti da tutto il mondo che si ripeterà anche nei prossimi due anni.

11 aprile
Viene annunciato l’imminente inizio dei lavori al pronto soccorso dell’ospedale di Nottola, un progetto per 2 milioni e 200 mila euro messi a disposizione dalla Regione Toscana e fondi aziendali, che prevede l’ampliamento e la riorganizzazione dei locali di accesso al monoblocco.

26 maggio
In concomitanza con le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, si vota per le elezioni amministrative in 11 comuni della Valdichiana. Un mese dopo, il 26 giugno, si insedia la nuova giunta dell’Unione dei Comuni.

9 giugno
Arriva l’alta velocità a Chiusi, con la fermata di due treni Frecciarossa stabilita inizialmente per il periodo estivo e poi prolungata fino al 7 gennaio 2020. Nel periodo tra giugno e novembre i biglietti venduti da e per la stazione di Chiusi-Chianciano Terme sono oltre 15mila.

25 settembre
Il Consiglio regionale approva all’unanimità il progetto di candidatura del paesaggio della bonifica leopoldina in Valdichiana Toscana, finalizzato alla salvaguardia del territorio attraverso varie attività di mantenimento e valorizzazione dell’area. La ratifica arriva dopo la firma del protocollo d’intesa tra Regione Toscana e Comune di Lucignano, individuato come capofila del progetto che coinvolge anche i comuni di Arezzo, Castiglion Fiorentino, Civitella Val di Chiana, Cortona, Foiano, Marciano della Chiana, Monte San Savino, Montepulciano, Sinalunga, Torrita di Siena e Chiusi, per l’inserimento del paesaggio della bonifica leopoldina della Valdichiana nel Registro Nazionale dei Paesaggi Storici d’Italia.

1 ottobre
La Valdichiana Senese riceve il titolo di Comunità europea dello Sport per il 2021. Federazione delle Capitali e delle Città Europee dello Sport (ACES Europa) premia il progetto di area che vedrà nel 2021 la Valdichiana sede di numerosi eventi e iniziative a tema sportivo. Il 4 novembre, alla presenza del Presidente del Coni Giovanni Malagò, della Vice Presidente Alessandra Sensini e del Presidente di Aces Europa Pierfrancesco Lupattelli, al Foro Italico viene conferito il riconoscimento alla delegazione formata dai sindaci e i rispettivi assessori allo sport dei comuni coinvolti.

5 ottobre
La Regione Toscana approva il finanziamento per il progetto “Vero Aglione della Valdichiana”, coordinato dalla società Qualità e Sviluppo Rurale di Montepulciano, Università degli Studi di Siena-Dipartimento di Scienze della Vita, ANCI Toscana, CIA Toscana, la società Agricoltura è Vita-Etruria e quattro produttori dell’Associazione per la Tutela e la Valorizzazione dell’Aglione della Valdichiana. Il fine è quello di certificare la provenienza del prodotto attraverso un sistema di informatico in grado di informare il consumatore finale.

21 ottobre
La cooperativa Coagria, con sede nel comune di Marciano della Chiana, sottoscrive un contratto di lungo termine con l’azienda Ferrero, per la coltivazione delle nocciole sul territorio di 50 delle circa 200 imprese agricole che riunisce. Lo sviluppo di una nuova filiera produttiva delle nocciole locale andrà ad aumentare l’impiego di materia prima di origine nazionale da parte del Gruppo Ferrero.

14 dicembre
Acea Ambiente ritira il progetto di costruzione dell’impianto di recupero di fanghi biologici delle acque reflue urbane, per il quale aveva acquistato l’area “Ex Centro Carni” di Chiusi Scalo, piano al centro di un’inchiesta pubblica richiesta dalla Regione Toscana e di un lungo e aspro dibattito sia nel territorio chiusino che nel territorio circostante.

Nessun commento su Valdichiana, un anno in breve: i dieci eventi più significativi del 2019

Type on the field below and hit Enter/Return to search