La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Festa dell’Olio Novo di Trequanda, festa dell’oro verde della Valdichiana

L’olio extravergine di oliva è uno degli alimenti più usati nella dieta mediterranea, innumerevoli sono gli studi clinici e epidemiologici che evidenziano le qualità nutrizionali di questo alimento considerato il…

L’olio extravergine di oliva è uno degli alimenti più usati nella dieta mediterranea, innumerevoli sono gli studi clinici e epidemiologici che evidenziano le qualità nutrizionali di questo alimento considerato il migliore e il più adatto all’alimentazione umana, tra tutti i grassi alimentari di largo consumo. L’olio extravergine è rimasto negli anni un prodotto genuino e naturale, una spremuta di olive che trasferisce all’olio tutte le sostanze preziose contenute nella materia prima.

Da 33 anni a questa parte il Comune di Trequanda celebra questo prezioso nettare con la ‘Festa dell’Olio Novo di Podere’, la manifestazione che promuove e valorizza, oltre all’olio extravergine di oliva, anche i prodotti tipici del territorio. L’oro verde della Valdichiana è stato dunque il grande protagonista di dieci giorni di eventi, tra incontri, dibattiti e degustazioni, che si sono susseguiti nel territorio comunale di Trequanda. Nel weekend dell’11-12-13 ottobre, Castelmuzio è stato il primo palcoscenico dove il nuovo olio EVO ha fatto il suo debutto tra tanti curiosi e appassionati che non hanno voluto mancare agli eventi organizzati dall’Associazione Castelmuzio Borgo Salotto. I riflettori poi si sono poi spostati a Trequanda nel fine settimana del 19-20 ottobre, in cui, oltre a celebrare l’olio novo, si sono svolte le consuete premiazioni, dopo lo scambio di doni con i rappresentanti istituzionali dei Comuni gemellati di Poggio San Marcello e di Marone.

Intervista a Luca Bianchini

Lo scrittore Luca Bianchini ci racconta il suo legame con il nostro territorio e i suoi prossimi progetti letterari durante la Festa dell'Olio Novo di Trequanda!

Pubblicato da La Valdichiana su Domenica 20 ottobre 2019

Allo scrittore Luca Bianchini è stato consegnato il “Ramoscello”, dedicato a personalità legate a Trequanda che si sono contraddistinte per il loro amore nei confronti del territorio. Proprio il famoso scrittore e autore radiofonico, i cui romanzi sono apprezzati da migliaia di lettori, ha dichiarato di tornare spesso nella casa dei nonni nel centro storico di Trequanda per terminare i propri manoscritti. Successivamente è stato consegnato il premio “Oliva d’Oro 2019” dedicato a un produttore locale che si sia distinto per la qualità del proprio olio, per la cura degli oliveti e per la tutela del paesaggio. Quest’anno il riconoscimento è stato assegnato all’azienda agricola Carraia, rappresentata dal giovane produttore Andrea Mangiavacchi che ha preso in gestione l’attività di famiglia. Andrea, nel raccontare la sua attività, ha dimostrato di mettere impegno e tanta passione nel suo lavoro, passione tramandata dal nonno Franco Bardi.

Nei dieci giorni di eventi è stata data particolare attenzione ai corsi per assaggiatori organizzati dall’Associazione Italiana Conoscere l’Olio d’Oliva (Aicoo), all’accoglienza degli ospiti del Treno Natura interessati ad approfondire la conoscenza del nostro territorio e dei suoi prodotti tipici di eccellenza. Alla riuscita della festa hanno partecipato le associazioni locali, dalla ProLoco Trequanda a Castelmuzio Borgo Salotto, passando per i tanti volontari del posto, che hanno permesso la realizzazione di spettacoli di intrattenimento serali e momenti giocosi per i più piccoli.

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Bruscello 2019 – Tutte le notizie

Sponsorizzato da Valdichiana Media e Compagnia Popolare del Bruscello – Notizie e aggiornamenti dall’edizione 2019 del Bruscello Poliziano Al Bruscello Poliziano 2020 ritornerà il “Decamerone” (20/10/19) Con il tradizionale pranzo…

Sponsorizzato da Valdichiana Media e Compagnia Popolare del Bruscello – Notizie e aggiornamenti dall’edizione 2019 del Bruscello Poliziano


Al Bruscello Poliziano 2020 ritornerà il “Decamerone” (20/10/19)

Con il tradizionale pranzo dei bruscellanti di domenica 20 ottobre si è chiusa la strepitosa stagione 2019, che ha celebrato degnamente gli 80 anni del Bruscello Poliziano. Reduci dal successo di “Pia de’ Tolomei” che ha incantato il pubblico nei giorni di Ferragosto a Montepulciano, i membri della compagnia popolare si sono riuniti per festeggiare e tracciare un bilancio dell’anno appena trascorso, cominciando già a lavorare ai prossimi progetti.

Come di consueto, infatti, al termine del pranzo è stato svelato il tema dell’edizione del 2020: ritornerà il “Decamerone”, un divertente Bruscello ispirato alle vicende della più famosa opera di Boccaccio. Rappresentato per la prima volta nel 2015, ebbe la sfortuna di capitare in un’estate piovosa, con condizioni meteo sfavorevoli che costrinsero ad annullare due serate di rappresentazione; la prossima estate sarà quindi il momento perfetto per riportare sul sagrato del Duomo di Montepulciano questo divertente bruscello, il cui libretto è stato scritto da Irene Tofanini e Chiara Protasi, mentre la direzione musicale è affidata al maestro Alessio Tiezzi e la regia a Stefano Bernardini. Si prospetta uno spettacolo vivace e simpatico, in cui sarà messo al primo posto l’aspetto sociale del Bruscello e il piacere di stare insieme.

Al pranzo dei bruscellanti erano presenti Stefano Scaramelli, consigliere regionale della Toscana, gli assessori Alice Raspanti e Lucia Musso per il Comune di Montepulciano, i rappresentanti della BCC Valdichiana Fabio Tamagnini ed Eros Nappini. Il Presidente della Compagnia Popolare del Bruscello, Marco Giannotti, ha ringraziato tutti i presenti per l’eccezionale edizione appena conclusa e ha dato appuntamento al 2020 per un nuovo entusiasmante Bruscello Poliziano, che continuerà a tenere viva la tradizione che affonda le sue radici nell’antica civiltà contadina.


“Brancaleone”: il bruscellino come si faceva nelle aie (10/09/19)

Domenica 15 settembre lungo le strade di Montepulciano torna il Bruscellino, uno spettacolo itinerante realizzato dalla Compagnia Popolare del Bruscello che allieta visitatori e passanti in una versione più simile a quella della tradizione contadina, accompagnato soltanto da una fisarmonica. L’appuntamento con “Brancaleone” è per le ore 17 in Piazza Grande, ore 18 in Piazza delle Erbe e infine alle ore 18:30 davanti alla Torre di Pulcinella.

Il bruscellino itinerante richiama il periodo in cui il Bruscello veniva fatto nelle aie dei poderi della mezzadria, all’ombra di un arboscello o nei mercati paesani durante le sagre della civiltà contadina della Valdichiana. Un rimando diretto a quella tradizione da cui è nato il Bruscello come lo conosciamo oggi, una grande rappresentazione che nei giorni di Ferragosto viene messa in scena sul sagrato del Duomo di Montepulciano con centinaia di bruscellanti e l’accompagnamento dell’orchestra.

Nella giornata di domenica 15 settembre il bruscellino dedicato a “Brancaleone” con il coordinamento artistico di Franco Romani vedrà la compagnia formata da Stefano Bernardini, Franco Capitini, Andrea Paolessi, Leonardo Roghi, Claudio Bernetti, Paolo Parissi, Marco Banini, Stefano Banini, Elisabetta Canapini, Sabrina Dottori, Chiara Scannapieco, Roberto De Pascali, Alessandro Zazzaretta, Dino Protasi, Chiara Protasi ed Emanuela Rossi cimentarsi in questa rappresentazione lungo le vie di Montepulciano, accompagnati dalla fisarmonica di Gianluca Stocchi.

La trama del bruscellino è ispirata ai due film diretti da Mario Monicelli (L’armata Brancaleone, 1966, e Brancaleone alle Crociate, 1970). In sella a un ronzino, Brancaleone da Norcia, cavaliere fanfarone e dai pochi meriti, guida un’improbabile “armata” di miserabili nella guerra contro gli infedeli. Sulla strada vivranno mille peripezie, si uniranno alla combriccola anche lo spilorcio ebreo Abacucc, l’Infedele Bronzone, l’ambiguo cavaliere Teofilatto per finire con l’equivoco incontro con le sopravvissute sorelle appestate di un paese deserto pronto per essere conquistato dalla ridicola Armata. Un’avventura di salda presa comica in cui l’invenzione farsesca si mescola alla citazione colta come il personaggio memorabile alle capacità degli interpreti coinvolti.


Il “Grifo Poliziano” assegnato alla Compagnia Popolare del Bruscello (19/08/19)

La Compagnia Popolare del Bruscello Poliziano è stata insignita del premio “Grifo Poliziano” durante la cerimonia di domenica 18 agosto al Teatro Poliziano: un riconoscimento agli ottanta anni di vita della compagnia, che nel corso del tempo ha saputo mantenere la tradizione culturale del teatro popolare locale e diffondere in Italia e nel mondo l’immagine della cittadina poliziana. Il “Grifo Poliziano” è infatti il premio che annualmente viene assegnato da parte del Comune di Montepulciano alle personalità e alle associazioni che si distinguono per il loro impegno nella valorizzazione in ambito internazionale della città.

Il riconoscimento segue la consegna del “Gonfalone d’Argento” da parte della Regione Toscana, avvenuta nel corso della prima serata della “Pia de’ Tolomei”, che nei giorni di Ferragosto è stata rappresentata in Piazza Grande. Il doppio riconoscimento rappresenta la degna conclusione di un’edizione del Bruscello Poliziano positivamente accolta dai bruscellanti e dagli spettatori, per festeggiare l’ottantesimo compleanno della compagnia.

Il Presidente Marco Giannotti e i consiglieri Paolo Abram, Chiara Protasi, Franco Capitini e Michele Morgantini, che hanno ricevuto il “Grifo Poliziano” sul palco del teatro, tratteggiano un ottimo bilancio per questa edizione del Bruscello Poliziano, che ha fatto registrare la maggiore affluenza di pubblico degli ultimi anni, una grande risonanza mediatica e un’ottima accoglienza.

“Il premio non è solo nostro ma soprattutto di chi ci ha preceduto – spiega il Presidente Giannotti – i bruscellanti del passato ci hanno permesso di raggiungere l’ottantesimo compleanno, superando anche delle gravi difficoltà in alcuni periodi della nostra vita. Ci sono stati dei momenti in cui abbiamo rischiato di perdere il Bruscello, ma grazie al sacrificio e all’impegno dei tanti bruscellanti del passato siamo riusciti a raggiungere questo importante traguardo. Il nostro è uno spettacolo popolare, fatto dal popolo per il popolo e l’apprezzamento da parte del pubblico è per noi la massima soddisfazione.”

“Questo premio è dedicato a chi non è più tra noi, ma di cui manteniamo limpido il ricordo – aggiunge Paolo Abram – Non dobbiamo mai dimenticare da dove siamo partiti e le persone che hanno contribuito a raggiungere questo risultato.”

“Una manifestazione come il Bruscello Poliziano, che raggiunge gli ottanta anni di vita, deve essere da esempio per tutta la comunità, attraverso la diffusione di buone pratiche e di messaggi positivi. – commenta Chiara Protasi – La dedica di quest’anno alla lotta contro la violenza sulle donne va proprio in questa direzione, ovvero quella di affermare un valore sociale ed etico. La nostra compagnia va oltre lo spettacolo, siamo a disposizione delle altre associazioni anche soltanto per prestare i costumi o gli attrezzi, sempre disponibili a collaborare per il bene della comunità.”


La “Pia de’ Tolomei” continua fino a Ferragosto (14/08/19)

Continuano le rappresentazioni dell’edizione 2019 del Bruscello Poliziano dal titolo “Pia de’ Tolomei”. Dopo il successo delle prime serate, i bruscellanti della Compagnia Popolare sono pronti a replicare la messa in scena di questa originale forma di teatro popolare tutte le sere sul sagrato del Duomo di Montepulciano, fino a giovedì 15 agosto compreso. Cinque serate di grande spettacolo che celebrano degnamente l’ottantesimo compleanno della Compagnia Popolare, che proprio la scorsa domenica è stata insignita del Gonfalone d’Argento della Regione Toscana da parte del Presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani, a dimostrazione del suo grande valore sociale, artistico e culturale.

Una delle principali caratteristiche di quest’edizione del Bruscello Poliziano è stata la dedica del libretto dell’opera alla lotta contro la violenza sulle donne. L’obiettivo della Compagnia Popolare è infatti quello di valorizzare le strutture di sostegno che offrono servizi alle persone vittime di violenza e e abusi in Valdichiana e dintorni, ma anche informare la popolazione sui servizi che vengono offerti nel territorio a sostegno delle problematiche di genere. Per questo motivo, nella serata di martedì 13 agosto, sono state installate delle scarpette rosse sulla scalinata del sagrato del Duomo di Montepulciano, come segnale di vicinanza simbolica e di grande impatto visivo ed emotivo alle continue iniziative messe in campo contro la violenza sulle donne.

Le iniziative di carattere sociale legate ai festeggiamenti per gli ottant’anni della Compagnia Popolare non si fermano qui: nella serata di lunedì 12 agosto, infatti, è stata consegnata una targa in onore dell’associazione Avis di Montepulciano, rappresentata dal Presidente Giuliano Faralli, che ha raggiunto i sessant’anni di attività ed è legata al Bruscello dalla figura di Don Marcello del Balio. Inoltre è stata dedicata una targa alla famiglia Secchi Tarugi, che ha dato un fondamentale apporto alla crescita del Bruscello Poliziano durante i primi anni di attività e il cui palazzo forma uno dei lati della cornice di Piazza Grande, splendido palcoscenico in cui è sempre esibita la Compagnia Popolare.

La rappresentazione della “Pia de’ Tolomei”, la nuova versione del primo Bruscello del 1939, continuerà tutte le sere a Montepulciano fino alla giornata di giovedì 15 agosto. Sotto la direzione artistica di Franco Romani, la regia di Marco Mosconi e le coreografie di Maria Stella Poggioni, oltre duecento bruscellanti provenienti dal territorio circostante, tra coro e solisti, metteranno in scena l’opera composta dal libretto di Irene Tofanini e dalle musiche del maestro Luciano Garosi. Un buon motivo per tornare a vedere il Bruscello Poliziano anche nelle sere seguenti, grande novità di quest’edizione, è l’introduzione del doppio cast, che incrementa la partecipazione dei solisti nei ruoli principali della “Pia de’ Tolomei”.


Bruscello Poliziano: buona la prima per la “Pia de’ Tolomei” (12/08/19)

Buona la prima per la rappresentazione della “Pia de’ Tolomei”, l’edizione 2019 del Bruscello Poliziano. Nella serata di domenica 11 agosto si è infatti svolta la prima rappresentazione di questa originale forma di teatro popolare che festeggia l’ottantesimo compleanno. L’incredibile traguardo raggiunto dalla Compagnia Popolare, che porta il Bruscello nei giorni di Ferragosto sul sagrato del Duomo di Montepulciano, è stato festeggiato attraverso la consegna, da parte del Presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani, in compagnia del consigliere regionale Stefano Scaramelli e del Sindaco di Montepulciano Michele Angiolini, del Gonfalone d’Argento della Regione Toscana. Un riconoscimento di grande pregio per una delle più antiche associazioni di Montepulciano e per una manifestazione culturale unica nel suo genere, uno spettacolo fatto dal popolo e per il popolo.

Come ormai da tradizione, nel corso della prima serata della rappresentazione sono stati anche assegnati i premi “Cantastorie” a cura della famiglia Crociani, in ricordo dello storico cantastorie del Bruscello Arnaldo Crociani, di cui ricorrono venti anni dalla scomparsa. I premi di quest’anno sono stati assegnati a Daniela Mosca e a Roberto Tofanini; il premio per i bruscellanti più piccoli è andato invece a Filippo Turchi.

La rappresentazione della “Pia de’ Tolomei”, la nuova versione del primo Bruscello del 1939, continuerà tutte le sere a Montepulciano fino alla giornata di giovedì 15 agosto. Sotto la direzione artistica di Franco Romani, la regia di Marco Mosconi e le coreografie di Maria Stella Poggioni, oltre duecento bruscellanti provenienti dal territorio circostante, tra coro e solisti, metteranno in scena l’opera composta dal libretto di Irene Tofanini e dalle musiche del maestro Luciano Garosi. Nelle successive serate di rappresentazione, il Bruscello poliziano presenterà al pubblico una delle principali novità di quest’edizione: l’introduzione del doppio cast, che incrementa la partecipazione dei solisti nei ruoli principali della “Pia de’ Tolomei”.


Il Bruscello Poliziano contro la violenza sulle donne (06/08/19)

L’edizione numero 80 del Bruscello Poliziano, che porterà sul sagrato del Duomo di Montepulciano la nuova rappresentazione della “Pia de’ Tolomei”, dedicherà il libretto alla lotta contro la violenza sulle donne. L’obiettivo è quello di valorizzare le strutture di sostegno che offrono servizi alle persone vittime di violenza e abusi, ma anche informare la popolazione sui servizi che vengono offerti nel territorio a sostegno delle problematiche di genere.

L’occasione propizia per legare il Bruscello Poliziano a questo tema è data dalla vicenda della “Pia de’ Tolomei”. La Pia raccontata da Dante nella sua Divina Commedia è infatti il soggetto del primo Bruscello del 1939 e la sua vicenda, seppur avvolta nel mistero e nella leggenda, è legata all’assassinio da parte del marito. Per questo motivo, l’interprete della Pia, Chiara Protasi, che è anche consigliere comunale con delega alle Pari Opportunità, ha proposto alla Compagnia Popolare del Bruscello e all’autrice del testo, Irene Tofanini, di dedicare il libretto 2019 alla lotta contro la violenza sulle donne.

Il traguardo delle ottanta candeline implica un’indispensabile capacità di adattamento al contesto sociale e culturale per una Compagnia così longeva, in modo che possa essere esempio per buone pratiche da proporre e applicare a tutta la comunità. – afferma Chiara Protasi – Creare rete e cultura su questo tema è l’obiettivo primario per combattere la disparità, l’odio e la violenza in qualsiasi tipo di rapporto e sono felice che anche il Bruscello possa avere un ruolo. Per questo motivo ringrazio l’Amministrazione comunale di Montepulciano, il Presidente Marco Giannotti, la librettista Irene Tofanini e tutti i consiglieri della Compagnia per aver accolto la proposta.”

Per sancire in maniera simbolica l’impegno della Compagnia Popolare del Bruscello su questo tema, la serata del 13 agosto saranno installate delle scarpette rosse sulla scalinata del sagrato del duomo. Verrà inoltre dato spazio alle responsabili dei principali servizi attivi nel nostro territorio che si occupano di tali tematiche: il Centro Pari Opportunità Valdichiana, servizio associato dell’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese (mail: cpo@unionecomuni.valdichiana.si.it – cellulare: 3204511410, con sedi a Sarteano, Montepulciano e Sinalunga; e l’associazione Amica Donna Onlus con sedi a Chianciano Terme e Torrita di Siena (mail: cavassociazioneamicadonna@gmail.com – cellulare: 3279999228 – 3293050686 – 3929504270).

Nel frattempo fervono i preparativi per la rappresentazione che si terrà nei giorni dall’11 al 15 agosto in Piazza Grande: in questi giorni sono in corso le prove in piazza del coro e dei solisti, l’allestimento della scenografia e le ultime preparazioni musicali. L’appuntamento sarà quindi un degno compleanno per la Compagnia Popolare del Bruscello Poliziano, che porterà in scena oltre duecento bruscellanti nei cinque giorni di rappresentazione.


Presentata in Regione Toscana la “Pia de’ Tolomei” per l’ottantesimo Bruscello (24/07/19)

La Compagnia Popolare del Bruscello festeggia i suoi primi ottant’anni all’insegna della passione e della tradizione, con la nuova rappresentazione della “Pia de’ Tolomei” che verrà messa in scena in Piazza Grande a Montepulciano dall’11 al 15 agosto. L’edizione numero ottanta rappresenta un incredibile traguardo ed è stata presentata martedì 23 luglio presso la Sala Barile del Consiglio Regionale della Toscana, con la partecipazione del presidente del consiglio regionale Eugenio Giani, i consiglieri regionali Stefano Scaramelli e Simone Bezzini, il sindaco di Montepulciano Michele Angiolini, l’assessora Lucia Musso, il presidente della Compagnia Marco Giannotti e il direttore artistico Franco Romani e il compositore musicale Luciano Garosi.

La compagnia compie ottanta anni. La Compagnia Popolare del Bruscello tramanda la tradizione del Bruscello attraverso la particolare forma di teatro popolare, con canto e recitazione, attraverso la messa in scena di decine di figuranti nello splendido palcoscenico del sagrato del Duomo di Montepulciano, che avviene nei giorni di Ferragosto. Il Bruscello Poliziano è patrocinato dal Comune di Montepulciano, dalla Provincia di Siena e dalla Regione Toscana, in virtù della sua storia e della sua forte valenza culturale.

Come ormai da tradizione, ogni dieci anni viene riproposta la “Pia de’ Tolomei”, la rappresentazione con cui tutto cominciò nel 1939 in Piazza Grande. Nella nuova versione che verrà messa in scena dall’11 al 15 agosto a Montepulciano, il sagrato del Duomo ospiterà oltre 200 bruscellanti provenienti dal territorio circostante, tra coro e solisti. Assieme all’autore delle musiche Luciano Garosi e all’autrice del libretto Irene Tofanini, hanno curato questa edizione il regista Marco Mosconi e la coreografa Maria Stella Poggioni. L’immagine del manifesto è realizzata da Emanuela Rossi.

“Il Bruscello – ha detto il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani – rappresenta un’espressione lirica popolare di artisti che hanno maturato la loro esperienza sul campo con l’ottava rima”. Giani ha ricordato che il “Bruscello ha fatto da caposcuola a tante manifestazioni di teatro popolare in Toscana come Monticchiello”. Il presidente ha proposto di assegnargli un riconoscimento con il Gonfalone d’argento perché “il Bruscello merita davvero tanto, ci aiuta a mantenere viva quella tradizione dal valore inestimabile”.

Un occhio particolare è stato puntato sulle pari opportunità, come ha fatto notare il sindaco di Montepulciano, Michele Angiolini, che ha ricordato “il libretto scritto da Irene Tofanini è dedicato alle donne. Lo spettacolo rappresenta – ha aggiunto il sindaco – uno strumento di elevazione culturale e sociale sul territorio”.

“Tradizione, innovazione, storia e cultura”, così il consigliere regionale Stefano Scaramelli ha descritto quest’evento. “È dovere della Regione – ha aggiunto Scaramelli – promuovere, sostenere e valorizzare quest’iniziativa in cui arte diventa non solo cultura ma un modo per far conoscere Montepulciano nel mondo”. Anche il consigliere regionale Simone Bezzini è intervenuto, ringraziando “chi cerca di portare avanti iniziative che hanno una forte radice nella tradizione, valorizzano aspetti identitari positivi e riescono a farlo attivando la partecipazione popolare. La cultura che viene vissuta in maniera partecipata, questo è un elemento di straordinario valore”.

“La nostra è una compagnia giovane, nonostante gli ottanta anni – ha detto il presidente della Compagnia Marco Giannotti – che pensa al futuro e al ricambio generazionale. Giannotti ricorda che nel 1939 la prima rappresentazione del Bruscello sul sagrato venne effettuata per raccogliere fondi per il completamento della facciata del duomo. Il direttore artistico Franco Romani ha parlato delle innovazioni della ‘Pia de’ Tolomei’: “Ci ha accompagnato negli anni varie volte – ha detto – con cadenza decennale, ma dalla prima Pia a quella attuale ci sono stati tanti cambiamenti, questa è un’edizione nuova sia per le musiche che per i testi”.

La trama in breve. Nella Siena del tredicesimo secolo, Pia, nobile fanciulla appartenente alla potente famiglia de’ Tolomei, vive spensierata, persa in ingenue illusioni cavalleresche. Durante un torneo incontra il giovane Conte Guidi di Arezzo. Il ragazzo si innamora perdutamente di Pia, la quale, colpita dalle attenzioni di Guidi, se ne infatua a sua volta e gli concede un ciondolo con il suo stemma in pegno. I sogni infantili sono però ben presto destinati a svanire: Pia viene concessa in sposa al Conte Nello de’ Pannocchieschi. Il matrimonio combinato, non è tuttavia una fredda unione, i due sposi si innamorano profondamente l’uno dell’altra, ma più di una nube si addensa sul loro futuro: Ghino, amico fidato di Nello si innamora di Pia e vedutosi rifiutato giura vendetta contro la fanciulla e un’altra minaccia incombe: poco dopo le nozze, Nello è costretto a partire alla guida delle truppe di Siena, attaccata dalla vicina città di Arezzo, le cui forze sono capitanate dal Conte Guidi. Prima della battaglia, il Conte Guidi riesce a intrufolarsi nel giardino di Pia e le giura amore, ma lei lo rifiuta con gentilezza, restando fedele all’amato Nello. La scena è spiata da Ghino, che vede un’occasione di attuare la sua vendetta: si precipita all’accampamento di Nello e gli mente raccontato il falso tradimento di Pia con il Conte Guidi, rivela poi a Nello che uccidendo il Conte Guidi in battaglia avrebbe trovato la prova inconfutabile del tradimento di Pia addosso al giovane. Nello, furioso, si lancia in battaglia, uccide Guidi e strappa dal suo cadavere il ciondolo che Pia gli aveva donato. Torna a Siena da vincitore, ma ormai è deciso a vendicarsi della moglie infedele. Trascina Pia in maremma e la lascia imprigionata nel castello dei suoi avi a morire. Scoperto l’inganno di Ghino, Pia tenta di mandare un messaggio a Nello, ma è troppo tardi: quando Nello, avvedutosi dell’innocenza di Pia si precipita in maremma la trova già morta e l’unica cosa che gli resta sono le lacrime amare del rimpianto e della colpa.


Doppio cast per l’80esimo Bruscello Poliziano (11/07/19)

Fervono i preparativi per l’80esima edizione del Bruscello Poliziano, che vedrà rappresentare in Piazza Grande la nuova versione della “Pia de’ Tolomei”; l’appuntamento è fissato per le sere dall’11 al 15 agosto sul sagrato del Duomo di Montepulciano per uno spettacolo che vedrà impegnati circa 200 bruscellanti provenienti dal territorio circostante, per portare avanti una lunga tradizione che affonda le sue radici nel teatro popolare che veniva rappresentato nelle campagne.

Una delle principali novità di questa edizione del Bruscello, che raggiunge il ragguardevole traguardo degli 80 anni consecutivi, è rappresentato dall’introduzione del doppio cast, che permetterà di incrementare la partecipazione nei ruoli dei protagonisti dello spettacolo e fornirà agli spettatori l’opportunità di fruire di un interessante diversivo durante le repliche. Nei giorni dispari, infatti, sarà presente un cast per rappresentare i protagonisti delle vicende della Pia de’ Tolomei, mentre nei giorni pari ci sarà un’alternanza nei ruoli principali.

“Abbiamo introdotto questa novità per coinvolgere bruscellanti giovani nei ruoli primari. – spiega il direttore artistico Franco Romani – Sarà inoltre un modo per favorire la buona riuscita delle parti cantate, in quanto il Bruscello si svolge all’aperto e la possibilità di colpi di vento può danneggiare le voci liriche dei solisti. Il doppio cast ci permetterà di includere fino a 36 bruscellanti nelle parti primarie, che vanno ad aggiungersi ai circa 50 bruscellanti del coro, ai 25 bambini e al gruppo dell’orchestra, per un impegno complessivo che vedrà partecipare oltre 200 persone alla messa in scena del Bruscello.”

Il doppio cast vedrà alternarsi Chiara Protasi e Chiara Scannapieco nel ruolo della protagonista Pia de’ Tolomei, Elisabetta Canapini e Sabrina Dottori nel ruolo della madre e Franco Capitini e Alessandro Collini nel ruolo del padre. Marco Banini e Matteo Benvenuti si alterneranno invece nei ruoli di Nello e di Guido Guido, mentre le ancelle della protagonista saranno interpretate da Irene Tofanini, Daniela Mosca, Giulia Gambacciani, Benedetta Checcarelli, Teresa Zazzaretta e Orsolina Faraldo. Altri personaggi, come quello di Ghino interpretato da Stefano Bernardini, rimarranno gli stessi tutte le sere; in altri casi, come quello del Cantore, assisteremmo a un’alternanza di ruoli tra Stefano Giannotti, Mirco Rubegni, Gabriele Paolucci e Cosetta Batignani (che interpretò il ruolo di Pia nei bruscelli del passato e che sarà un gradito ritorno sul sagrato del Duomo nei giorni 14 e 15 agosto).


La compagnia popolare del Bruscello Poliziano compie 80 anni (21/06/19)

Una storia di entusiasmo e passione: la Compagnia Popolare del Bruscello Poliziano compie 80 anni, un traguardo storico ed eccezionale, che la rende a buon diritto l’associazione più longeva di Montepulciano. Sorta nel 1939 per iniziativa di cultori locali della tradizione del teatro popolare, con lo scopo di divulgare anche nella cittadina di Montepulciano e nel territorio circostante le storie del Bruscello, nel 2019 vengono festeggiati gli 80 anni attraverso una grande rappresentazione in Piazza Grande nei giorni di Ferragosto, dove verrà messa in scena la “Pia de’ Tolomei”.

Il Bruscello è una forma di teatro popolare tradizionale, nato in Toscana e cresciuto con particolare vigore in Valdichiana. Affonda le radici della sua tradizione nei riti agresti dell’antichità e nelle usanze contadine di celebrare con rituali propiziatori la fine della stagione morta e l’inizio della bella stagione. La rappresentazione teatrale era cantata in ottava rima, generalmente con un accompagnamento musicale basato sulla ripetizione di semplici motivetti; veniva messa in scena nei poderi della campagna mezzadrile, piantando un “bruscello” e utilizzando come elemento centrale della scena. Si pensa che il nome “Bruscello” venga proprio da questo albero, un arbusto o un arboscello. Il Bruscello è popolare perché affronta argomenti conosciuti dalla gente e perché è fatto dalla gente: il popolo diventa attore e spettatore nello stesso momento.

La versione moderna del Bruscello è una rappresentazione popolare cantata, che dal 1939 viene rappresentanza in Piazza Grande a Montepulciano nei giorni di ferragosto. Dai teatrini e dalle campagne il Bruscello si sposta sul sagrato della cattedrale: un ampio palcoscenico, davanti a una platea di circa duemila spettatori. Non più una fisarmonica ad accompagnare il canto, ma l’orchestra dell’istituto di musica. E poi un parco luci da grande teatro per lo spettacolo fatto di notte, i costumi e l’attrezzeria arrangiati con cose vecchie lasciano il posto alle sartorie e attrezzerie teatrali, mentre la cantata ripetitiva diventa un testo con più ritmo. Il Bruscello poliziano ha preso una nuova forma, non più spettacolo elementare fatto di una piccola cantata, ma spettacolo totale dal punto di vista teatrale.

Nel 2019, per festeggiare degnamente gli 80 anni della Compagnia Popolare, il Bruscello proporrà come ogni dieci anni la rappresentazione della “Pia de’ Tolomei”, la nuova versione del Bruscello moderno con cui tutto cominciò nel 1939. L’appuntamento è per i giorni dall’11 al 15 agosto in Piazza Grande per un compleanno carico di entusiasmo e passione insieme a centinai di bruscellanti.


La Compagnia Popolare svela l’Anteprima del Bruscello Poliziano (16/05/19)

Ottant’anni di storia, passione e tradizione: la Compagnia Popolare del Bruscello festeggia un traguardo di notevole importanza, un risultato reso possibile grazie ai tanti bruscellanti che nel corso degli anni hanno mantenuto vivo il teatro popolare proveniente dalla civiltà contadina, adattato al mutato contesto sociale e culturale. Come ormai ampiamente annunciato, sarà la “Pia de’ Tolomei” ad essere rappresentata in Piazza Grande a Montepulciano nei giorni di Ferragosto, appuntamento che si ripete ormai ogni dieci anni, per festeggiare il compleanno del Bruscello Poliziano.

Domenica 19 maggio verrà presentata l’edizione numero ottanta del Bruscello, attraverso uno speciale evento presso la sala ex-Macelli, a partire dalle ore 17:30, in cui verrà ripercorsa la storia della “Pia de’ Tolomei”, alla base della prima rappresentazione che avvenne nel 1939 a Montepulciano. L’autore delle musiche Luciano Garosi, l’autrice del libretto Irene Tofanini, insieme ai bruscellanti, ricorderanno le vecchie e nuove arie della “Pia de’ Tolomei”. Durante la serata sarà presentata l’immagine per il manifesto dell’edizione 2019 realizzata da Emanuela Rossi. L’evento si concluderà con un piccolo rinfresco, offerto dal ristorante pizzeria “C’era una Volta” e un brindisi di buon augurio agli ottanta anni del Bruscello Poliziano.

La Compagnia Popolare del Bruscello tramanda la tradizione del Bruscello attraverso la particolare forma di teatro popolare, con canto e recitazione, attraverso la messa in scena di decine di figuranti nello splendido palcoscenico del sagrato del Duomo di Montepulciano, che avviene nei giorni di Ferragosto. Il Bruscello Poliziano è patrocinato dal Comune di Montepulciano, dalla Provincia di Siena e dalla Regione Toscana, in virtù della sua storia e della sua forte valenza culturale.


Aspettando la “Pia de’ Tolomei”, il Bruscello rinnova il direttivo (23/04/19)

La Compagnia Popolare del Bruscello Poliziano si prepara a vivere un 2019 pieno di emozioni: il tradizionale appuntamento estivo con il teatro popolare giunge infatti all’80esima edizione, un traguardo eccezionale e carico di aspettative. Il tema di quest’edizione è già stato annunciato, perché ricorre ogni dieci anni: sarà la “Pia de’ Tolomei”, la nuova versione del Bruscello moderno con cui tutto cominciò nel 1939. Da allora i bruscellanti hanno continuato a mantenere viva la tradizione poliziana che proviene dall’antica civiltà contadina, diventando l’associazione più longeva di Montepulciano.

Per prepararsi al meglio a questo importante appuntamento, la compagnia è già al lavoro da molti mesi, e proprio in questi giorni ha rinnovato il proprio consiglio direttivo. Confermato alla presidenza Marco Giannotti, a cui sarà affiancato il vicepresidente Paolo Abram; la tesoreria è affidata a Gianni Minasi, il ruolo di segretario del consiglio direttivo a Chiara Protasi, mentre è confermata la direzione artistica a Franco Romani. I responsabili dei costumi sono Michele Morgantini e Anna Meconcelli; completano il consiglio direttivo Paolo Parissi, Franco Capitini, Irene Tofanini, Mauro Betti, Dino Protasi e Celso Pallassini.

Il nuovo consiglio direttivo si è già messo al lavoro, sono state proposte e approvate una serie di iniziative su cui ci stiamo già impegnando – commenta il Presidente Marco Giannotti – L’augurio che faccio è quello di arrivare a festeggiare gli 80 anni della Compagnia Popolare del Bruscello con entusiasmo e passione.”

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Nei Panni dell’Altro – Intervista a Olga Rossi

Con la postura austera, ma pacata, dell’attrice di accademia, Olga Rossi non ha mai abbandonato le sue radici toscane, nonostante il curriculum artistico le abbia permesso di falcare da Nord…

Con la postura austera, ma pacata, dell’attrice di accademia, Olga Rossi non ha mai abbandonato le sue radici toscane, nonostante il curriculum artistico le abbia permesso di falcare da Nord a Sud lo stivale, tra tournée teatrali e set cinematografici. Tanto che, tra i lavori per il cinema con Gabriele Salvatores o Rocco Papaleo, e quelli per il teatro con Alessandro Gassman o Ottavia Piccolo – giusto per citarne alcuni – Olga Rossi trova occasioni per portare avanti progetti di propedeutica teatrale, e laboratori di recitazione, nel nostro territorio. Dopo il Diploma al Teatro Stabile di Torino, ha seguito corsi di perfezionamento con Luca Ronconi e Massimo Navone, per poi seguire seminari e workshop con Marcel Marceau, Julie Anne Stanzak e Nicolaj Karpov: non si può di certo negare che abbia avuto la possibilità di osservare da vicino il lavoro dei più grandi teatranti del nostro tempo.

Residente a Trequanda, già lo scorso anno ha curato un laboratorio teatrale dedicato alla Costituzione italiana e quest’anno, coinvolta dalla direzione del Teatro Ciro Pinsuti di Sinalunga, si occuperà dei corsi di recitazione rivolti ai bambini delle scuole elementari e di quelli per adulti. Oltre a Olga Rossi, a coordinare i partecipanti dei laboratori di recitazione presso il teatro sinalunghese ci sarà anche Maria Claudia Massari, ormai volto noto del pubblico del Ciro Pinsuti, che porterà avanti i corsi per ragazzi delle scuole medie e per le scuole superiori.

Abbiamo rivolto qualche domanda a Olga nella settimana in cui sono stati presentati i corsi attraverso lezioni-prova gratuite.

Quale percorso professionale/artistico ti ha portato a curare la propedeutica teatrale? Cosa ti interessa del lavoro di insegnante di teatro?

Il tempo. In mezzo alle  lunghe tournèe scavalcamontagne che durano mesi, così, per gioco, ho iniziato con i ragazzi del circolo Arci di Trequanda un percorso che mi ha convinta sempre di più della funzione sociale del teatro. Fosse per me aprirei un teatro e una biblioteca, con gli orari di un centro commerciale, in ogni paese. Per quanto riguarda l’insegnamento, non credo che il teatro si possa insegnare, ma se ti interessa puoi imparare a farlo.

Che tipo di lavoro attende i ragazzi che si iscriveranno ai corsi 2019/20 del Ciro Pinsuti?

Ai ragazzi, che poi sono più bambini – dato che con me saranno i piccoli delle elementari – leggerò le Favole al Telefono di Rodari: ogni giorno sarà una storia a guidare la nostra immaginazione. C’era una volta il signor Bianchi di Varese… le leggevo da piccola e l’idea di quel babbo che ogni sera, dal niente, inventava una storia per sua figlia, me la sono portata dietro per anni, poi ho capito perché. Ascoltare storie ci fa sentire meno soli.

Qual è la principale novità di questa stagione, sempre per quanto riguarda i laboratori, rispetto a quelle precedenti?

Non so bene rispondere in questi termini. Il lavoro appassionato di Maria Claudia, che da vent’anni ha cresciuto i ragazzi di Sinalunga e, agli albori, ha cresciuto anche me. Quello che Calamandrei dice a proposito della legge credo possa essere piuttosto universale, le regole del teatro sono vive perché dentro a queste formule circola il pensiero del nostro tempo; bisogna lasciarvi entrare l’aria che respiriamo, mettervi dentro i nostri propositi e le nostre speranze. Il teatro è giovane e antico come la primavera, si rinnova sempre e le persone, se ne hanno voglia, possono fare altrettanto.

A quale tipo di persone sono rivolti i tuoi corsi?

Non esistono requisiti specifici, credo che piuttosto sia necessaria la voglia di provare a mettersi nei panni di qualcun altro, lasciare andare un pezzo delle proprie convinzioni per provare a capire cosa pensa qualcuno che non sia ‘io’; è un esercizio necessario in questi tempi.

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Le Fattorie Granducali in Valdichiana

Le fattorie granducali hanno contribuito nei secoli a creare l’immagine più conosciuta e amata della Valdichiana. Provate a sedervi, chiudete gli occhi e pensate a questa meravigliosa terra. Posso supporre…

Le fattorie granducali hanno contribuito nei secoli a creare l’immagine più conosciuta e amata della Valdichiana. Provate a sedervi, chiudete gli occhi e pensate a questa meravigliosa terra. Posso supporre che avrete visualizzato dolci colline, attraversate da bianche strade sterrate delimitate da alti cipressi, che salgono fino a vecchissime ville in mattoni in cui chiunque, almeno una volta nella vita, ha pensato “come sarebbe bello vivere lì”.

La valle attraversata dal Clanis, l’antico fiume dell’Etruria meridionale, abbonda di antiche fattorie costruite nella prima metà del XVIII secolo, come passo conclusivo del processo di bonifica e appoderamento della Valdichiana iniziato nei primi anni del ‘500 dalla dinastia Medici. Dopo decenni dedicati al risanamento della palude, che copriva 8.800 ettari di terreno e si estendeva da Arezzo a Chiusi, i fiorentini, che si erano impossessati dei territori di Arezzo nel XIV secolo e di Siena dopo la Battaglia di scannagallo nel 1554, ordinarono la costruzione di tredici fattorie. Disposte in modo da coprire l’intera vallata, queste imponenti abitazioni erano riservate ai proprietari terrieri o ai loro contadini e servivano a organizzare i lavori agricoli di tutti i terreni coltivati a cui facevano riferimento: i terreni erano suddivisi in poderi, generalmente condotti con il sistema della mezzadria. Le fattorie granducali in Valdichiana erano le seguenti: Foiano, Bettolle, Abbadia, Acquaviva, Dolciano, Chianacce, Creti o S. Caterina, Montecchio Vesponi (che comprendeva anche Capannacce), Brolio, Pozzo, Frassineto e Font’a Ronco.

È possibile leggere la Valdichiana granducale come l’esito di un grande piano che ha proceduto dal generale al particolare: piano territoriale, con la scelta tra le strategie e le opzioni di fondo; bonifica per colmata o per essiccamento; modalità insediative e appoderamento; ruolo delle colmate; ruolo dei canali allaccianti nell’assicurare lo scolo delle acque alte provenienti dalle colline; previsione delle vie e dei ponti principali, del numero e della dimensione delle varie fattorie; il loro piano urbanistico; la suddivisione in poderi ecc. Un percorso che ha permesso a queste meravigliose fattorie del ‘700 di giungere fino a noi, con la loro ricchezza storica che, come scrive il Prof. Gian Carlo Di Pietro nell’Atlante della Val di Chiana, fa di questa terra un monumento dell’identità toscana.

Nel corso degli anni le fattorie sono più volte cadute in disgrazia, ma sono comunque giunte fino a noi nel loro splendore, ricche di fascino e di tradizione. Nel 1799, a seguito dell’avvento di Napoleone in Italia, tutti i beni, comprese queste ville, vennero incamerati dal Governo francese; durante la Restaurazione passarono ai Lorena e da questi, infine, al nuovo Regno d’Italia, che le vendette a privati.

[Le immagini delle fattorie sono tratte da G. F. Di Pietro (a cura di), Atlante della Val di Chiana, Debatte Editore, Livorno, 2009]

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Racconti di Veglia: il pozzo di San Giliberto

(articolo a cura di Igor Abbas, Massimiliano Minotti e Alessio Banini) “Fammi bere, buona donna!” Queste sono le parole che si sentì dire una contadina nei pressi di un pozzo…

(articolo a cura di Igor Abbas, Massimiliano Minotti e Alessio Banini)

“Fammi bere, buona donna!”

Queste sono le parole che si sentì dire una contadina nei pressi di un pozzo nella campagna cortonese, secondo le storie popolari, da parte di un misterioso viaggiatore assetato. La donna diede da bere all’uomo, che stava recandosi in pellegrinaggio a Roma, e da quel momento l’acqua del pozzo si tramutò in vino per tre giorni, consentendo agli abitanti delle campagne di festeggiare e di ringraziare il pellegrino per il prodigio.

Il viaggiatore si chiamava Giliberto, da cui il nome di “Pozzo di San Giliberto” che ancora oggi è possibile osservare sul ciglio della Strada Provinciale 31 nei pressi di Monsignolo di Cortona. Ma qual è l’origine di questa leggenda e che significati si celano dietro il suo mistero?

Testimonianze e diffusione

La diffusione di questa storia popolare è legata a un luogo che è possibile visitare ancora oggi: un piccolo pozzo di pietra di forma circolare, risalente al VI secolo, che ha subito numerosi rifacimenti nel corso del tempo. Si trova sul ciglio del manto stradale, lungo la SP31 di Cortona che da Monsigliolo porta verso Montecchio, in una campagna che rappresenta perfettamente la Valdichiana. Il cartello lo identifica come “Pozzo di San Giliberto” e una targa datata settembre 1968 così recita:

Secondo lunga tradizione popolare
A questo pozzo si dissetò l’anno 515
San Giliberto pellegrino
Cambiando in vino l’acqua
Per gli ospitali coloni
Dediti alla rinascita delle vigne
Nella fertile terra cortonese
Dalla loro fatica bonificata

Non sono molte le notizie su questa leggenda, particolarmente diffusa nelle campagne di Cortona e legata alla religiosità popolare e ai riti di fertilità dei terreni. Le fonti non sono concordi neppure sul nome del pellegrino, che poteva chiamarsi Giliberto, Gilberto o Filiberto. La targa in marmo sul Pozzo di San Giliberto venne fatta apporre da don Sante Felici, che fu parroco dell’abbazia di Farneta e studiò la storia locale, fino a pubblicare nel 1967 il volume “L’Abbazia di Farneta in Val di Chiana”. Secondo la sua versione della leggenda, la tramutazione dell’acqua in vino fu opera del pellegrino Gilberto, rappresentato con la croce rossa sul saio, che si fermò a Montecchio per rifocillarsi durante il suo viaggio verso la Terra Santa. Il prodigio avvenne di fronte ad alcune donne, che diffusero la buona notizia per tutte le campagne.

La versione raccolta da Riccardo Gatteschi nel 2002 nel volume “Diavoli, Santi e Bonagente” presenta invece alcune differenze rispetto alla precedente. In questo caso la donna è una sola e il pellegrino si chiama Filiberto, rappresentato con una lunga barba e un saio. Dopo aver bevuto dal pozzo per mezzo di un orciolo, il pellegrino ne rovescia il contenuto e lo mette in testa alla donna, che torna a casa senza accorgersi di nulla e riuscendo a vedere il percorso nonostante l’ingombro. Una volta che i familiari le sfilano di testa il recipiente, si rendono conto che è pieno di vino rosso. La donna e i familiari tornano al pozzo e scoprono che è pieno di vino, sicuramente un prodigio operato dal pellegrino assetato. La notizia si diffonde per le campagne e la gente accorre a festeggiare per tre giorni, al termine dei quali il vino torna di nuovo nella forma originaria e il pozzo perde la sua magia.

Secondo una ulteriore versione, il pellegrino aveva viaggiato molto prima di raggiungere la Valdichiana, aveva addirittura varcato le Alpi per mettersi in viaggio verso la tomba di San Pietro. Fermatosi nei pressi di Montecchio per ottenere ristoro, venne sfamato e dissetato dai contadini, nonostante la loro condizione di povertà. I terreni cominciavano a impaludarsi e l’acqua pulita scarseggiava, ma la gente del posto donò il poco che aveva al pellegrino; in cambio, quest’ultimo trasformò l’acqua del pozzo in vino e lasciò che tutti ne attingessero. Si fermò quindi per la notte in un ovile, e lì morì serenamente. I contadini lo scoprirono la mattina successiva, seduto in ginocchio e con le mani giunte, con le pecore e gli agnelli tutt’intorno che stavano anch’essi inginocchiati in preghiera. Per tali prodigi, la gente di Montecchio lo pianse e lo riverì, fino portarlo nella chiesa più vicina e seppellirlo sotto l’altare.

Caratteristiche ed analisi

La leggenda del Pozzo di San Giliberto è ristretta al territorio circostante e, nelle sue differenti versioni, si concentra sul prodigio della tramutazione dell’acqua in vino. Questa caratteristica ci porta immediatamente al primo miracolo dei Vangeli cristiani, operato da Gesù Cristo durante le Nozze di Cana: descritto nel Vangelo secondo Giovanni, l’episodio è uno dei più celebri:

«Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. Gesù le disse: “Che c’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta”. Sua madre disse ai servitori: “Fate tutto quel che vi dirà”. C’erano là sei recipienti di pietra, del tipo adoperato per la purificazione dei Giudei, i quali contenevano ciascuno due o tre misure. Gesù disse loro: “Riempite di acqua i recipienti”. Ed essi li riempirono fino all’orlo. Poi disse loro: “Adesso attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono. Quando il maestro di tavola ebbe assaggiato l’acqua che era diventata vino (egli non ne conosceva la provenienza, ma la sapevano bene i servitori che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: “Ognuno serve prima vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora”»

Nelle agiografie e nelle storie popolari relative ai santi, non è raro trovarsi di fronte a dei prodigi che sono delle versioni minori rispetto ai miracoli descritti nei Vangeli. Questa può essere vista come una forma di continuità con tali storie, diventate parte dell’immaginario collettivo, anche nella vita delle campagne: il prodigio del Pozzo di San Giliberto può essere quindi letto come un riferimento alla figura più importante della sua stessa religione, parte della sua venerazione durante il pellegrinaggio verso Roma.

Un’altra caratteristica interessante è data dalla funzione che questa storia può assumere nei confronti degli abitanti delle campagne in cui era diffusa: a differenza di tante altre leggende popolari che hanno contraddistinto questa rubrica, questa volta non parliamo di minacce, creature ostili o situazioni pericolose che dovevano fungere da monito. Il fulcro della narrazione, stavolta, è un evento magico positivo che crea dei benefici agli abitanti delle campagne, in quanto il misterioso pellegrino ringrazia con un magnifico dono chi era stato così ospitale nei suoi confronti. In un contesto come quello della Valdichiana, i terreni in cui sorge il Pozzo di San Giliberto nel VI secolo dovevano essere ancora fertili, prima dell’impaludamento successivo. Siamo ancora lontani dalle grandi opere di ingegneria idraulica che hanno caratterizzato la Bonifica Leopoldina della Valdichiana in epoca moderna: nell’alto medioevo erano i contadini stessi, tendenzialmente, ad assicurare la salubrità e la fertilità delle campagne (non a caso la frazione adiacente si chiama “Montecchio della Pozzanghera” o “Montecchio del Loto”, nel senso di fango). La ricchezza data da un pozzo magico da cui si attinge vino, in questo senso, può simboleggiare la fertilità dei campi nel fondovalle e la loro importanza nell’economia agraria del territorio fin dalle epoche più antiche.

La parte più misteriosa di questa storia è senza dubbio il protagonista, di cui abbiamo diverse versioni. Santo, frate o semplice viaggiatore, l’unico elemento in comune di Giliberto (o Gilberto, o Filiberto) è un saio da pellegrino e il desiderio di ringraziare i contadini per l’ospitalità ricevuta durante il viaggio. Non è facile trovare riferimenti o fonti storiche relative al Santo Giliberto di questa leggenda; tuttavia, nella frazione cortonese di Montecchio sorge la Chiesa di San Cristoforo, in cui secondo la leggenda sono state accolte le sue spoglie. Questa potrebbe essere la sede ideale dei suoi resti, simbolo di una religiosità rurale che ha attraversato le alterne vicende di bonifica di queste terre.

Una curiosità: esiste una leggenda simile a Lucca, relativa al culto di Santa Zita. Davanti al palazzo Fatinelli, dove la giovane lavorava come serva, avvenne un miracolo: un pellegrino assetato e affamato giunse a chiedere la carità e Zita gli diede l’acqua che si trovava nel pozzo di fronte, che si tramutò in vino. In questo caso il prodigio è compiuto dalla giovane santa che accoglie il pellegrino, a differenza del racconto di San Giliberto.

Influenze nella cultura pop

Dal momento che quella del Pozzo di San Giliberto è una storia popolare legata a un luogo circoscritto, non presenta particolari influenze nella cultura successiva, ed è raramente tramandata. La tematica del pozzo magico, tuttavia, è ampiamente presente in molte opere, soprattutto se è capace di esaudire i desideri: si tratta di una tradizione del folclore europeo molto diffusa e legata all’origine divina dell’acqua, in quanto una delle risorse cruciali per la nostra sopravvivenza. Il tema è stato sfruttato anche nel fumetto italiano, ad esempio da Dylan Dog nel 1993 con “Il Diavolo nella Bottiglia“, in cui l’acqua di un pozzo maledetto permetteva di esprimere tre desideri, che venivano reinterpretati dal demone al suo interno. Nella canzone “Wishing Well” del gruppo metal brasiliano Angra, invece, il pozzo magico permette un contatto diretto con la divinità:

Il pozzo può portare buona fortuna a chi attinge alle sue acque: ne è un esempio il film d’animazione “Daffy Duck e l’isola fantastica” del 1983, in cui i Looney Toons sono alle prese con un pozzo parlante capace di esaudire i desideri. Anche nel film Disney “Biancaneve e i Sette Nani” del 1937, la protagonista canta di fronte a un pozzo dei desideri, ed è proprio in quell’occasione che il principe la nota e si innamora di lei:

Non solo prodigi positivi: i pozzi possono anche nascondere elementi terribili e malefici. Ne è un esempio il famoso horror movie giapponese “Ring” del 1998 (che ha dato origine a una serie di pellicole, anche nella versione americana “The Ring”) in cui lo spirito vendicativo Sadako/Samara esce proprio da un pozzo, prima di uscire dal televisore:

 


Disclaimer: “Racconti di veglia” è una rubrica che vuole stimolare l’interesse sul folclore locale e sulle storie popolari della Valdichiana, con piccole analisi e collegamenti alla cultura di massa. L’intento è quello di tramandare la memoria orale delle “Veglie” contadine ai tempi della mezzadria, senza tralasciare uno sguardo alle più recenti “leggende urbane” e ai casi misteriosi degni di interesse. Le fonti vengono raccolte principalmente attraverso testimonianze dirette, memorie dei collaboratori, interviste e testi locali.

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L’app che cambia la guida delle auto elettriche: intervista all’ideatore Leonardo Spacone

Le auto elettriche vengono sempre più diffusamente considerate le auto del futuro, avendo con il loro debutto sul mercato, fin da subito rappresentato un momento di svolta nel modo di…

Le auto elettriche vengono sempre più diffusamente considerate le auto del futuro, avendo con il loro debutto sul mercato, fin da subito rappresentato un momento di svolta nel modo di intendere la mobilità. Silenziose ed ecosostenibili, con emissioni inquinanti pari a zero, e un costo di alimentazione minore di quello delle auto tradizionali, sono al centro dei piani di sviluppo e innovazione delle case costruttrici, orientate verso produzioni in grado di incontrare sia la capacità economica degli utenti, che il rispetto dell’ambiente.

Così l’attenzione del settore è ormai focalizzata su combinazioni di tecnologia e design che possano attrarre l’interesse degli automobilisti, riuscendo a colmare quei dubbi che talvolta inibiscono dall’andare incontro alle novità. Parlando di auto elettriche, difatti uno dei punti che preoccupa maggiormente i potenziali acquirenti è la limitata autonomia di viaggio, inferiore rispetto alle auto a combustione, con annesse tutte le problematiche che possono affacciarsi in fase di ricarica, come ad esempio nell’individuare le “colonnine” a cui fare rifornimento, o ancora nello stimare quanti kilometri si possono ancora fare con l’alimentazione accumulata. Ed è proprio osservando tali aspetti negativi che a Leonardo Spacone, ingegnere di Castiglione del Lago, è sorta l’idea di mettere a punto un sistema per implementare le potenzialità di questo tipo di vetture, con cui lui stesso viaggia per circa 80mila kilometri all’anno.

«L’esigenza di trovare una soluzione alla cosiddetta “range anxiety“, ossia l’insieme delle preoccupazioni che riguardano chi siede al volante in relazione a rifornimento e distanze da coprire, l’ho avuta quando per lavoro mi sono trovato ad affrontare viaggi di migliaia di kilometri a bordo di un’auto elettrica. È stato in quell’occasione che in prima persona ho sperimentato la difficoltà di organizzare il tragitto in base alle ricariche della batteria, innanzitutto per la poca semplicità nel prevedere quanto il rifornimento sarebbe durato, in secondo luogo per la poca affidabilità nell’individuazione delle colonnine presso le quali eventualmente fermarsi».

È così che è nata l’idea di Power Cruise Control?

«Sì, considerando che i dispositivi già in dotazione delle auto elettriche spesso forniscono informazioni fuorvianti, dedotte da dati medi e non prodotte da algoritmi e parametri personalizzati e costantemente aggiornati, ho realizzato questa applicazione da installare sullo smartphone. Permette di impostare il tipo di viaggio che si sta per affrontare, quindi per esempio si può scegliere la velocità con cui si ha intenzione di arrivare a destinazione, e restituisce una tabella di marcia personalizzata per le caratteristiche della propria auto, in cui sono indicati i tempi entro i quali, proseguendo alla velocità impostata, si sarà coperto un certo numero di kilometri e dunque capire quando e dove sarà necessario fermarsi a ricaricare. Ogni kilometro l’applicazione ricalcola la relazione tenendo conto di vari parametri, tra cui, oltre alla velocità di percorrenza, mappa, condizioni meteo, sensori di traffico e altri fattori che possono incidere sul consumo dell’auto».

Per realizzare questa applicazione ci sono voluti tre anni, sino alla decima versione, che è quella attualmente disponibile su PlayStore, dove si può scaricare al costo di 36 euro.

«Perché l’applicazione funzioni, occorre infine che sull’auto sia installato un dispositivo On Board Diagnostic, facilmente reperibile anche online, con cui tramite Bluetooth il sistema possa scambiare dati con lo smartphone. L’interfaccia per l’utente è molto intuitiva, compaiono due zone, una rossa e una verde e un’auto che procede in avanti: se l’auto si muove tra le due zone, significa che si sta procedendo in regola con la tabella di marcia, e che sarà necessario fermarsi a ricaricare quando il sistema ce lo ha predetto; se l’auto si sposta nella zona verde vuol dire che si sta impiegando meno risorse di quelle messe in conto ad inizio viaggio, per cui si arriverà con un eccesso di batteria rispetto a quella preventivata; se invece l’auto si muove nello spazio rosso, allora si sta mantenendo una velocità troppo elevata e la batteria dovrà essere ricaricata prima di arrivare alla destinazione annunciata, con il rischio però che non sia sufficiente ad arrivare alla prima colonnina presente lungo il percorso. Power Cruise Control si basa su algoritmi specifici per i vari tipi di auto elettrica, tra cui le versioni di Nissan Leaf e Renault Zoe, e presto arriverà anche la versione per Jaguar e Tesla».

Ma non potrebbe essere installata di serie nelle vetture elettriche?

«In teoria sì, ma forse le aziende preferiscono presentarlo come strumento aggiuntivo. Rispetto ai sistemi forniti, Power Cruise Control esegue calcoli basati sulle condizioni reali dell’auto, del tragitto e delle richieste del guidatore, per questo mi sento di dire che risolve il problema dell’insicurezza con la quale ci si può mettere al volante non sapendo con precisione quanta strada si potrà percorrere senza doversi fermare, o a volte anche dove fermarsi, perché magari il punto di ricarica segnalato è in realtà fuori uso».

C’è da chiedersi in che modo le auto elettriche dovrebbero farsi spazio nel mercato senza aver considerato di far viaggiare in piena tranquillità gli utenti. Fintanto però che oltre alle caratteristiche tecniche non sarà sufficientemente curato anche questo aspetto, non rimane che guardare con ammirazione a chi ha messo a disposizione le proprie competenze per fornire, attraverso la tecnologia, una soluzione concreta a un problema condiviso: dalla sua comparsa, l’app conta più di 500 download in tutto il mondo e, solo alcuni mesi, fa Leonardo è stato inserito nel progetto #GreenHeroes, la rubrica che l’attore Alessandro Gassmann ha dedicato alle storie di persone, aziende e comunità che hanno sviluppato attività imprenditoriali in difesa dell’ambiente.

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Bettolle in Rosa per il mese della prevenzione

Parafrasando – e decontestualizzando volontariamente – Gertrude Stein, verrebbe da scrivere Una rosa è una rosa è una rosa,  e proprio come una rosa, il movimento “Bettolle in Rosa” sta…

Parafrasando – e decontestualizzando volontariamente – Gertrude Stein, verrebbe da scrivere Una rosa è una rosa è una rosa,  e proprio come una rosa, il movimento “Bettolle in Rosa” sta crescendo ogni anno di più; sboccia ormai da quattro anni nel mese di ottobre, regalando, al piccolo paese della Valdichiana senese, una serie di eventi dedicati alla sensibilizzazione verso la prevenzione del tumore al seno, oltre che inanellare molte iniziative attraverso le quali l’autunno bettollino si anima, sostenuto da una nutrita partecipazione della comunità.

Non è il fiore, il riferimento del nome che il movimento ha acquisito, bensì è il colore, con il quale ormai da qualche anno i palazzi, i monumenti, le strade del paese vengono letteralmente vestiti. La prima attività che ha caratterizzato il comitato di Bettolle In Rosa nel 2016, infatti, è stata la pratica dell’urban knitting: in poche settimane sono stati prodotti 280 quadrati di lana in tonalità rosa, che sono andati a circondare i tronchi dei tigli che perimetrano la carreggiata di Viale delle Rimembranze, le panchine, i lampioni, i cartelli stradali. Da quell’ottobre, il Rosa persistente e pervasivo di Bettolle, diventa il colore della prevenzione, il gesto cromatico che sensibilizza la prevenzione del tumore al seno.

Dall’anno successivo la pratica diventa il contorno di attività specifiche, con convegni, incontri, occasioni di prevenzioni, con screening gratuiti e musica; nel 2018, infatti, viene organizzato il primo Concerto in Rosa – del quale la nostra testata è partner – ed anche una lotteria interna, che ha permesso di donare al reparto di oncologia degli Ospedali Riuniti Valdichiana di Nottola, 1830.00 euro, destinati al supporto psicologico ai diagnosticati.

«Il 2019 ha visto un arredo urbano molto allargato, ad esempio con la decorazione dell’acquedotto molto visibile da lontano» Afferma Rita Reggidori – una delle principali attiviste del gruppo di lavoro Bettolle in Rosa – felice dell’incremento numerico delle donne coinvolte nelle pratiche del comitato «Quest’anno anche un gruppo di donne di Guazzino si è attivato e stanno fattivamente collaborando: infatti il rosa ha coperto anche i giardini di Guazzino, fino ad arrivare all’Auser di Sinalunga. Il comune di Torrita di Siena, inoltre, ci ha contattate per partecipare a un convegno informativo, con varie associazioni del territorio, per il giorno 28 ottobre. Siamo felici che Bettolle in Rosa sia stata una scintilla che sta accendendo la sensibilità anche delle comunità vicine».

L’apertura dell evento 2019 è stata la Passeggiata in Rosa, il 5 ottobre, con partenza da Bettolle ed arrivo a Sinalunga, per un percorso di circa 6 Km, che ha visto la partecipazione di quasi 200 persone. Le attività di quest’anno si caratterizzano anche per le importantissime collaborazioni dell’Altletica di Sinalunga, del gruppo Nordik di Lucignano, i circoli Auser di Bettolle e Sinalunga, la Misericordia, l’amministrazione comunale e la Polizia Municipale.

«Tra le tante attività del 2019 ricordiamo gli screening gratuiti presso la Farmacia 2 di Sinalunga, il 18 ottobre il 2° concerto in Rosa, al Tjmory Pub e infine, il 20 ottobre il pranzo all’Auser Bettolle, come conclusione dell’evento». Continua Rita Reggidori, «L’obiettivo anche quest’anno rimane quello di poter sostenere il supporto psicologico nel reparto oncologia dell’ospedale di nottola, magari superando la cifra del 2018».

«Bettolle in rosa è un gruppo, un team di 7 donne che ne coordinano circa altre 60/70 per i manufatti, gli addobbi e tutto l’aiuto nella manifestazione. Non siamo un’associazione e ci tengo a ringraziare la Proloco che anche quest’anno, insieme all’amministrazione comunale, ci ha dato la possibilità di creare l’evento»

All’interno del ciclo di eventi di Bettolle in Rosa, torna anche il “Concerto in Rosa”: venerdì 18 ottobre 2019 a partire dalle ore 22, la seconda edizione del concertone autunnale a ingresso gratuito si terrà al Tjmory Pub e vedrà alternarsi una serie di voci femminili della Valdichiana accompagnate dalle band locali. Le offerte raccolte durante la serata verranno devolute all’ospedale di Nottola, per supporto psicologico oncologico.

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“Dillo a me”: a Chiusi apre un punto di ascolto per chi soffre di dipendenze

È nato a Chiusi il Punto di Ascolto “Dillo a me”, uno spazio dove le persone che soffrono di dipendenze possono aprirsi, parlare delle loro problematiche e trovare la strada…

È nato a Chiusi il Punto di Ascolto “Dillo a me, uno spazio dove le persone che soffrono di dipendenze possono aprirsi, parlare delle loro problematiche e trovare la strada verso la terapia. La presentazione del nuovo punto di ascolto era avvenuta lo scorso 21 settembre con un convegno dal titolo “Liberi dalle dipendenze” presso la sala conferenze San Francesco di Chiusi.

L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione degli Anziani (A.D.A.) della provincia di Siena con l’intento di sensibilizzare e offrire un punto di riferimento per tutta la popolazione sulla tematica delle dipendenze. L’apertura dello spazio è la fase conclusiva di un percorso di contrasto alle dipendenze iniziato dal Comune della Città di Chiusi nel luglio 2018 portato avanti tramite convegni e incontri sulla tematica in collaborazione con il SERD della Zona Amiata Val d’Orcia e Valdichiana Senese. Ed è stata proprio l’A.D.A. a volere fortemente la creazione di un Punto di Ascolto sulle dipendenze dopo aver rilevato nella comunità il bisogno di aprirsi e affrontare una tematica così delicata.

Il servizio, completamente gratuito e attentissimo alla riservatezza della privacy di chi vi si rivolge, si è ufficialmente attivato nella prima settimana di ottobre. La presidente Nellina Quitti ha sottolineato l’importanza di dare ascolto alle necessità di chi soffre di dipendenze: «In generale sono situazioni molto difficili. Il problema non si limita alla complicata decisione di riconoscersi in difficoltà, ma si allarga al disagio della richiesta di aiuto. Aprirsi o confidarsi a degli estranei può sembrare un muro insormontabile. Ma la certezza è che una volta abbattuto questo ostacolo, la condivisione delle proprie esperienze risulterà molto più semplice e indirizzata verso la soluzione».

Al Punto di Ascolto lavorerà il personale formato direttamente dal SERD di Chianciano al quale si aggiunge il Dottor Becattini, un esperto psichiatra.

«Vorremmo che da noi si rivolgessero tutte quelle persone che soffrono a causa di dipendenze» ha dichiarato la presidente Quitti «siamo pronti ad ascoltare le loro storie, le loro difficoltà, le loro paure e le loro debolezze. Quello che voglio dimostrare è che con l’aiuto giusto si può uscire da certi tunnel che possono sembrare infiniti. Vorremmo dare speranza a tante persone».

Soltanto nella zona di Chiusi, secondo l’A.D.A., ci sono molte persone affette da dipendenze: giovani, adulti e anche anziani. La dipendenza da sostanze stupefacenti e quella da alcol sono ormai diventate una piaga tra i giovani, che oltretutto stanno cadendo vittime della ludopatia, convinti di trovare fortuna e una soluzione alla loro condizione di indigenza.

«Ci vuole coraggio sia da parte di chi soffre, che da parte delle istituzioni. Bisogna far venire allo scoperto chi soffre» ha continuato Nellina Quitti. «Il nostro vuole essere un punto d’ascolto per dubbi e informazioni, e uno strumento per tutti, operatori del settore e cittadini. Sarà quindi un’esperienza di prevenzione, di contatto con il territorio e di analisi, perché le dipendenze non devono essere solo curate».

Il Punto di Ascolto “Dillo a me” si trova nella Sede operativa dell’Associazione A.D.A. in Via Cassia Aurelia I, 88/90, Chiusi stazione aperto il primo e l’ultimo sabato del mese dalle 10:30 alle 12:30 e il secondo e terzo mercoledì del mese dalle 17:30 alle 19:00. Per maggiori informazioni è possibile contattare la segreteria organizzativa dell’associazione al numero 0578/226644.

Il convegno di presentazione del punto di ascolto a Chiusi

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Cento anni di storia, cento anni di ricordi, cento anni di Fiera alla Pieve

“Si viaggiava tutti a piedi e ci volevano tre ore per andare alla Fiera alla Pieve e tre ore per tornare, si portava il pane e si comprava la porchetta…

“Si viaggiava tutti a piedi e ci volevano tre ore per andare alla Fiera alla Pieve e tre ore per tornare, si portava il pane e si comprava la porchetta (…) ma buona, buona davvero!” – La Nazione” del 1978

Il profumo di porchetta e dei brigidini, il banchino delle giuggiole all’angolo della chiesa, un amico perso di vista e riabbracciato dopo molto tempo, chiunque abiti in Valdichiana ha un ricordo legato alla Fiera alla Pieve, la fiera più bella del mondo. Da oltre 100 anni, i primi giorni di ottobre, tutto il territorio di Sinalunga diventa protagonista della Valdichiana con la storica Fiera alla Pieve. Alle origini i giorni di Fiera erano tre e cadevano nella seconda settimana di ottobre in occasione dei festeggiamenti della Madonna del Rosario custodita all’interno della Pieve di San Pietro ad Mensulas. Centinaia di pellegrini del centro Italia arrivavano a Sinalunga per onorare la Madonna e a loro seguito, giungevano anche alcuni macellai che si operavano per rifocillare i pellegrini stanchi. Il loro piatto forte era la porchetta, è per questo motivo che questo prodotto è diventato il simbolo pagano della Fiera alla Pieve.

Ma è dal XIX secolo che la Fiera alla Pieve cambia volto, il mercato del bestiame aveva preso il sopravvento sull’aspetto religioso e vista la grande estensione del mercato del bestiame, molto più grande di quella dei normali mercati che ancora oggi si svolgono attualmente in Valdichiana, ha preso il nome di fierone. La crisi della mezzadria e la fine del sistema mezzadro ha ulteriormente cambiato la Fiera alla Pieve: attualmente è una fiera molto estesa che occupa tutto il territorio della Pieve di Sinalunga, non è più presente il mercato del bestiame da fattoria, ma da dieci anni a questa parte nell’ambito della Fiera si svolge la Fiera dell’Agricoltura che valorizza e promuove uno dei prodotti d’eccellenza del nostro territorio, la Chianina.

Anche il luna park, che fa da corredo alla fiera, ha avuto un’evoluzione storica: alle origini le giostre venivano fatte girare da cavalli. È negli anni ’60 che cambia aspetto e luogo, le giostre, prima di trovarsi nella posizione attuale, vennero collocate nella piazza davanti alla stazione ferroviaria di Sinalunga; all’epoca c’erano anche i “baracconi” con spettacoli di saltimbanchi e acrobati e alcuni cantastorie.

Se la fine della mezzadria ha modificato la fiera, invariate sono rimaste le tradizioni gastronomiche della porchetta e del sedano, del croccante e del ‘cacio’. Centinaia di banchi, il giorno del fierone offrono in vendita ogni tipo di genere dagli alimentari all’abbigliamento , dall’oggettistica alla ferramenta. Oggi come allora, la tradizione della Fiera alla Pieve si tramanda di generazione in generazione, cambiano le merci, i tempi e ritmi, ma questo evento mantiene intatti i valori di un tempo. Ed è solo con l’ultimo scoppio dei fuochi d’artificio, organizzati dalla parrocchia di San Pietro ad Mensulas, si può dire che ‘la fiera è finita, al prossimo anno!”

Questa è la storia della Fiera alla Pieve, storia che i sinalunghesi continueranno a scrivere con l’edizione 2019 che si svolgerà dal 6 al 8 ottobre e il 12 e 13 ottobre. Dieci giorni in cui niente è lasciato al caso, dalle esposizioni, ai convegni, dalla promozione del territorio alle cene, dallo street food agli ebook, tutto per far rivivere quei lontani anni di inizio 900, quando si arrivava alla Fiera alla Pieve con carri trainati da bovi e biciclette per vendere e comprare, ma anche per allietarsi dopo una lunga stagione passata nei campi.

Programma dell’edizione 2019Sabato 5 ottobre alle  ore 18:00 presso il piazzale della stazione FF.SS. di Sinalunga apertura della X^ edizione della Fiera dell’Agricoltura con il convegno dal titolo ‘Agricoltura volano di sviluppo’ e apertura dello street food del Gigante Bianco. Nella mattinata di domenica 6 ottobre, è in programma la Gran Fondo “Sinalunga Bikea cura del Donkey Bike Club Sinalunga, mentre alle ore 9:00, presso l’area della Fiera dell’Agricoltura, prenderà il via il mercatino della filiera corta e alle ore 10:00 l’inaugurazione dell’esposizione dei bovini di razza chianina iscritti al libro genealogico. Alle ore 14:00 inizio fiera per le vie di Pieve di Sinalunga e  alle 17:30, nell’ambito della Fiera dell’Agricoltura, presentazione della ricerca del “Dai mercati al web: cultura orale e tradizioni digitali”, ideata da Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte e Fondazione Monte dei Paschi di Siena e condotto da Valentina Chiancianesi e Alessio Banini. Lunedì 7 ottobre alle ore 19:00 apertura dello street food e alle 19:30 Cena di Beneficenza ‘I Sapori della Valdichiana’, che oltre a promuovere le eccellenze enogastronomiche del nostro territorio, ha come fine ultimo quello di sostenere i ragazzi dell’Habitat, l’appartamento destinato alla “vita indipendente” del progetto sperimentale “I luoghi dell’ Habitare” che la Società della Salute Valdichiana Senese ha realizzato per l’inserimento nel percorso di riabilitazione di persone con prevalente disabilità intellettiva. La cena è nata dalla collaborazione del Comune di Sinalunga e dei ristoratori e attività locali: Ristorante ‘Lo Zafferano’ e ‘Osteria dell’Aglione’, Ristorante Walter Redaelli, Ristorante Da Forcillo, Ristorante Betulia di Nicola Masiello, Ristorante Santorotto di Massimo Terrosi, Pasticceria Divina Commedia, Pasticceria Marcucci e Pasticceria Pariv. Inoltre saranno ospiti della serata anche i vini con loro etichette: Viticoltori senesi aretini, Vecchia Cantina di Montepulciano e Azienda Trequanda. Il programma poi continua martedì 8 ottobre con il Fierone, in cui saranno presenti banchi di vendita ambulanti con ogni tipo di merce, dagli alimenti all’abbigliamento, mentre nello spazio espositivo della X^ Fiera dell’Agricoltura, alle ore 9:00 prenderà il via il mercatino della filiera corta, alle ore 10:00 l’inaugurazione dell’esposizione dei bovini di razza chianina iscritti al libro genealogico, alle 11:00 verrà aperto lo street food e nel pomeriggio, alle ore 16:30 verranno premiati i bovini di razza iscritti al libro genealogico. Alle 17:30 è in programma il convegno dal titolo ‘Alla scoperta dei grani antichi’. Nella mattina di sabato 12 ottobre alle 10:30 è in programma l’incontro ‘Alla ricerca del passato’ con l’istituto J. Lennon, alle 17:00 apertura dello street food del Gigante Bianco e alle 18:00 il convegno ‘Le donne mezzadre’ con la partecipazione dell’UDI. Infine la mattina di domenica 13 ottobre spazio alla 43esima “Passeggiata alla Fiera” a cura dell’Atletica Sinalunga, mentre alle ore 9:00, presso l’area della Fiera dell’Agricoltura, prenderà il via il mercatino della filiera corta e alle ore 10:00 esposizione animali della fattori, alle ore 10:15 ciclopedia ‘Borghi & Chianina’, alle 10:30 apertura della mostra trattori d’epoca in memoria di Mario Mazzetti. Ore 11:30 apertura dello street food, alle ore 14:00 inizio fiera per le vie di Pieve di Sinalunga, alle 17:30, spazio Fiera dell’Agricoltura, convegno dal titolo ‘Ferrovie minori e cicloturismo’, alle ore 19:00 veglia contadina e per concludere la lunga settimana di eventi spettacolo pirotecnico a cura della parrocchia di Pieve di Sinalunga San Pietro ad Mensulas.

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Settimana Foianese: l’ANPI incontra gli studenti delle scuole medie

Da venerdì 20 fino a domenica 29 settembre si è svolta la Settimana foianese, organizzata dalla Pro Loco di Foiano della Chiana in collaborazione con il Comune e le associazioni…

Da venerdì 20 fino a domenica 29 settembre si è svolta la Settimana foianese, organizzata dalla Pro Loco di Foiano della Chiana in collaborazione con il Comune e le associazioni cittadine. Dieci giorni di iniziative culturali, culinarie, artistiche e sportive che hanno messo in luce le eccellenze chianine e foianesi. Le prime edizioni erano caratterizzate dagli artigiani locali che prendevano il loro spazio nei fondi del centro storico per esporre i propri prodotti e le loro opere; nel corso del tempo l’evento si è arricchito di occasioni di intrattenimento e di conoscenza, per vivere pienamente il borgo foianese. “Saperi e Sapori” è il nuovo nome che è stato dato a questa manifestazione che per dieci giorni ha riempito il centro storico del paese di musica, concerti, eventi, conferenze, laboratori e spettacoli

Nell’ambito di questa ricca serie di eventi è stata avviata una collaborazione tra l’Istituto Omnicomprensivo Guido Marcelli e la sezione locale dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), che si è concretizzata nella visita guidata all’Istituto storico dell’Antifascismo e della Resistenza in Valdichiana “Bernardo Melacci”. Gli studenti delle scuole medie hanno quindi avuto l’opportunità di visitare il centro di documentazione e l’archivio storico, che contiene un patrimonio documentario e bibliografico  che ha lo scopo di conservare per le future generazioni e per tutti gli studiosi le testimonianze del periodo della Resistenza.

L’enorme valore storico e culturale dell’Archivio di Piazza Cavour è stato mostrato ai giovani studenti degli ultimi anni delle scuole secondarie che si stanno avviando allo studio della Seconda guerra mondiale e della Lotta di liberazione nazionale. Ai ragazzi e alle ragazze è stata illustrata la storia dell’Istituto ed è stato spiegato loro il metodo di indagine impiegato dai ricercatori per la raccolta delle fonti. Hanno potuto toccare e maneggiare gli strumenti utilizzati da Ezio Raspanti, fondatore dell’Archivio, per la raccolta delle testimonianze e, infine, hanno esaminato alcuni dei risultati della ricerca, conservati all’interno dei fascicoli tematici.

A partire dagli anni Settanta l’Istituto storico ha promosso studi e ricerche che hanno messo in rilievo l’importanza della guerra partigiana tramite la raccolta delle testimonianze dirette di quegli avvenimenti e di materiale documentario sull’Antifascismo e la Resistenza toscana e della Valdichiana in particolare. Le fonti raccolte permettono anche di avere un quadro chiarissimo delle classi subalterne e del movimento contadino e operaio dall’inizio del Ventesimo secolo.

Mariangela Raspanti, Presidente dell’ANPI sez. Foiano della Chiana, si è detta «enormemente soddisfatta dall’opportunità che si è creata grazie alla volontà della Dirigente scolastica Anna Bernardini e quella della professoressa Laura Paolini. L’importanza di far conoscere la storia locale e nazionale ai ragazzi in maniera così approfondita e l’opportunità di parlare loro del metodo scientifico che sta alla base della ricerca storica è stata un’occasione formativa molto importante, che sicuramente andrà ad arricchire il loro bagaglio culturale. Ci terrei molto a ringraziare anche il Presidente della Pro Loco di Foiano, Luca Posani, per l’impegno che mette nel valorizzare le nostre eccellenze».

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Crostoni al Pecorino e Talli d’Aglione della Valdichiana sottolio

Dopo una breve pausa estiva, ritroviamo Marisa per scoprire una nuova ricetta semplice e fresca , perfetta per dare l’addio all’estate – ma non solo! Come si suol dire: “del…

Dopo una breve pausa estiva, ritroviamo Marisa per scoprire una nuova ricetta semplice e fresca , perfetta per dare l’addio all’estate – ma non solo! Come si suol dire: “del maiale non si butta via niente”, ma siamo davvero sicuri che questo modo di dire valga solo per il maiale?

In tempi moderni quest’abitudine si è un po’ persa, ma fino all’inizio del secolo scorso, specialmente in campagna, si tendeva a sfruttare un prodotto nella sua totalità per riuscire a fare preparazioni molto diverse fra loro, limitando gli sprechi specialmente nei momenti in cui la pecunia di cibo faceva brontolare lo stomaco di grandi e piccini; e allora, non sarebbe bello imparare come sfruttare al meglio i prodotti che entrano nelle nostre case, così da ridurre al limite gli sprechi?


Era cresciuta in una famiglia povera, Marisa, e la cosa più preziosa che aveva imparato dai suoi genitori era che ogni prodotto poteva essere usato nella sua quasi totalità e che non era solo del maiale che non buttava via niente. Aveva imparato che l’arte di arrangiarsi era la cosa più preziosa che si poteva apprendere, che in caso di estrema necessità anche mangiare la parte meno nobile di un alimento era una vera e propria manna dal cielo e, anche se da quando aveva conosciuto Gilberto non doveva più accontentarsi quasi esclusivamente degli scarti, aveva cercato di insegnare quel valore anche ai propri figli. Sperava che loro non avrebbero mai avuto bisogno di rosicchiare anche il più piccolo pezzetto di carne da un osso come era successo a lei, faceva sempre di tutto perché avessero pasti se non sontuosi, certamente degni di una tavola come si deve, ma non poteva sapere di sicuro come sarebbe andata la loro vita, e sapeva che se la sarebbero cavata un pochino meglio se si fossero abituati a consumare un prodotto nella sua totalità.
Ricordava perfettamente l’anno in cui suo padre non riuscì a comprare un maiale per sfamare la famiglia, a quanto fosse disperato per non essere riuscito a provvedere ai suoi cari e a come si rimboccò le maniche per riuscire a farli mangiare quell’inverno. Non era mai stato un cacciatore, ma come ogni contadino aveva sempre avuto un fucile per ogni evenienza e così, armato di quel fucile, si addentrò nella macchia alla ricerca del più famoso cugino del maiale, impegnandosi al massimo delle sue possibilità per riuscire a portare un po’ di carne in tavola. Fortunatamente ebbe successo e, una volta tornato a casa, lavorò la carne insieme alla moglie, così da essere sicuro che neanche un grammo andasse sprecato. Ricavarono tutti i tagli tradizionali e poi, notando che c’era un bel po’ di carne a ricoprire il teschio, decisero di recuperare anche quella e metterla sottolio, ottenendo così le polpe di testa di cinghiale, un taglio di scarto che Marisa aveva sempre adorato mangiare. Non le aveva mai preparate per la sua famiglia, ma ricordava ancora con piacere il sapore deciso e speziato di quella carne, preparata con sacrificio e con tutto l’amore del mondo.
Aveva imparato quella lezione con orgoglio e dedizione, sforzandosi di trovare ogni modo possibile per non scartare niente di ciò che suo marito portava in casa dopo una giornata divisa fra stalle e orto, ottenendo ottimi risultati con, ad esempio, il pesto fatto di foglie di carote o la sua famosa zuppa di zampe di gallina, o ancora i crostini con formaggio e budellini di agnello. Anche se provenivano da parti normalmente scartate, quei piatti piacevano molto a tutti i componenti della famiglia.
Così, ispirata da quel gradimento, Marisa decise di provare a utilizzare appieno anche l’ultimo prodotto approdato nella sua cucina: l’Aglione. La parte che aveva sempre scartato di quest’ortaggio erano i talli, lunghi germogli verdi che spuntavano nel corso della maturazione dell’aglione e che normalmente venivano potati per non bloccarne in qualche modo lo sviluppo. Aveva sempre messo da parte i talli d’aglio per poi metterli sottolio e pensò che la stessa cosa potesse andar bene anche per quelli di Aglione visto che, come aveva ormai cominciato a capire, quei due prodotti avevano molte cose in comune. Così, nel corso di quella primavera, al momento della potatura dei talli, decise di provare a metterli sottolio invece che buttarli come aveva sempre fatto.
Visto che quello era un modo nuovo di consumare l’Aglione, doveva anche trovare una ricetta completamente nuova per presentarlo alla sua famiglia, ed era sicura che né un primo né un secondo gli avrebbero reso giustizia. Ebbe quella che le sembrò un’ottima idea mentre rigovernava la cucina: trovò un pezzo di pane secco che, in un’altra occasione, sarebbe andato al maiale, ma che quella volta prese la forma di tanti piccoli crostini su cui Marisa adagiò una fetta di pecorino semistagionato fatto in casa e un piccolo ciuffo di talli che aveva messo sottolio, ottenendo un altro successo con quella ricetta, semplice ma che sapeva di casa.

Grazie a Marisa abbiamo trovato un modo innovativo e gustoso per limitare gli sprechi in cucina e creare un ottimo antipasto da offrire ai vostri ospiti; in un mondo in cui è sempre più necessario fare attenzione agli sprechi, trovare l’ispirazione per riciclare anche le parti meno nobili dei prodotti culinari è sicuramente un buon punto di partenza!


Crostoni al Pecorino e Talli d’Aglione della Valdichiana sottolio

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

Da 4 a 8 fette di pane toscano
1 fetta di pecorino semistagionato per ciascuna fetta di pane
Talli d’aglione sottolio

PREPARAZIONE

Affettare il pane in fette spesse circa 1cm, disporre su ciascuna una fetta di pecorino;
Mettere nel forno a una temperatura di circa 150° finché il pecorino non si è fuso o ammorbidito (a seconda delle preferenze);
Tagliare i talli d’aglione sottolio in piccoli pezzi poi togliere dal forno e disporre i talli d’aglione sul crostone.

(si ringrazia l’azienda agraria “La Dogana” per la ricetta)

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Il Bruscellino, alle origini di una scena “come si faceva nelle aie”

Deve essere sorta un’espressione di curiosità sui volti dei visitatori che lo scorso 16 settembre, visitando Montepulciano, si sono trovati improvvisamente a doversi stringere ai lati delle strade del centro…

Deve essere sorta un’espressione di curiosità sui volti dei visitatori che lo scorso 16 settembre, visitando Montepulciano, si sono trovati improvvisamente a doversi stringere ai lati delle strade del centro storico, per lasciar passare un corteo di persone, vestite come se fossero appena uscite da un podere del primo Novecento.

Difatti, si presentavano così i componenti della Compagnia Popolare del Bruscello, che prima in Piazza Grande, poi in Piazza delle Erbe e infine davanti al Sagrato di Sant’Agostino, hanno proposto per questa edizione del Bruscellino, la rappresentazione della storia di Brancaleone: una commedia vivace, diversa nei toni e nella trama dalle vicende più drammatiche solitamente messe in scena, con l’accompagnamento musicale dell’orchestra, per il Bruscello che si svolge invece nel mese di agosto.

Franco Romani, che del Bruscellino “come si faceva nelle aie”, è coordinatore artistico, ha raccontato come questo tipo di rappresentazione rievochi la tradizione, anticamente portata avanti da gruppi di cantori nelle campagne, di spostarsi di podere in podere per narrare storie e stornelli. Si trattava di un’usanza diffusa in Valdichiana soprattutto d’inverno, quando le poche ore di sole e lo scarseggiare del lavoro nei campi consentivano alle famiglie di avere il tempo per radunarsi attorno al focolare, ascoltare i racconti e infine brindare con un bicchiere di vino.

Dalla necessità di conservare un legame con questa tradizione, da 11 anni a Montepulciano viene allestito il Bruscellino, uno spettacolo in rima che riproduce il caratteristico tratto di itineranza nel fatto di venir messo in scena in più luoghi diversi del centro storico. Per richiamare la forma originale, il Bruscellino conserva lo stile contadino negli abiti dei personaggi, i quali all’interno di due carriole portano con sè i pochi oggetti di scena necessari a far capire i ruoli ricoperti nello svolgimento della storia.

La fronda d’albero alla quale un tempo si legavano fiocchi e campanelli, e che veniva portata dal “Vecchio” in testa alla compagnia, è sempre presente per annunciarne l’imminente arrivo, così come ancora oggi un fisarmonicista esegue la base musicale su cui viene cantato il testo, diviso in quartine. Gli argomenti narrati, tanto noti che bastava un semplice accenno per richiamare negli spettatori tutta la vicenda, erano messi per iscritto da chi nel paese poteva vantare una cultura più vasta, anche se poi i Bruscellanti, oltre a recitare il copione, potevano aggiungere battute proprie, laddove la memoria non li assistesse.

Oggi i testi vengono tratti da fonti diverse, che sia il Decamerone di Boccaccio per la messa in scena della storia di Frate Cipolla, o i celebri film diretti da Mario Monicelli per Brancaleone, come appunto quest’anno. La sceneggiatura così prende vita anche sulle corde dei Bruscellanti, cantanti amatoriali, presenti all’interno della compagnia, in modo che la loro voce sia coerente con il personaggio che devono interpretare e, per esempio, gli attori recitino le proprie battute su arie diverse e non su una unica come accadeva un tempo.

Se dal 1939 il Bruscello è andato evolvendosi, fino a diventare uno spettacolo complesso anche dal punto di vista scenografico, il Bruscellino, iniziato a essere nuovamente rappresentato nell’anno della 70ª edizione come una riduzione di Pia De’ Tolomei di Bartolomeo Sestini, mira oggi a riprodurre il più finemente possibile un’espressione culturale della tradizione della Valdichiana, che incontra casistiche simili a Castelnuovo Berardenga e San Casciano in Val di Pesa, oltre che nelle forme del Maggio, anticamente eseguito all’inizio della bella stagione, e del Sega la Vecchia, che usava svolgersi invece in periodo di Quaresima. Si tratta, per tutte, di forme di rappresentazione che affondano le proprie radici nella storia locale, a metà tra l’intento di diletto e quello celebrativo della vita rurale.

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