La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

“Dall’Inferno all’Infinito”: intervista a Monica Guerritore per un viaggio dell’anima attraverso la letteratura

Monica Guerritore arriva al Teatro Poliziano, venerdì 7 Febbraio, per portarci nelle profondità dell’animo umano in un viaggio Dall’Inferno all’Infinito. Un percorso dell’anima ma anche della letteratura: Dante, Pasolini, Morante,…

Monica Guerritore arriva al Teatro Poliziano, venerdì 7 Febbraio, per portarci nelle profondità dell’animo umano in un viaggio Dall’Inferno all’Infinito. Un percorso dell’anima ma anche della letteratura: Dante, Pasolini, Morante, Valduga, Hugo, Pavese, Leopardi sono tutti sul palco con lei.
Come ci sono arrivati?
È il 2004 e siamo a Verona. Monica Guerritore studia la Divina Commedia per una lettura al Teatro Romano e le appare chiaramente quello che c’è dietro al viaggio di Dante: un tessuto psicanalitico dell’inconscio.
Tornata a casa legge Anima di James Hillman, psicanalista archetipico, e la sua intuizione viene confermata. L’attrice e autrice decide allora di raccontare al pubblico quello che ogni Canto ci porta dal punto di vista dell’inconscio.
Com’è, però, che sul percorso dantesco si sono innestati tutti gli altri brani? L’abbiamo chiesto alla stessa Guerritore.

Come sono stati selezionati i testi legati a Dante? C’è stata una ricerca razionale e pensata oppure è stata una scelta dettata da ispirazioni del momento?
“È stata un’associazione non logica, ma un’associazione libera come si fa in psicanalisi.
Ho preso con molta semplicità il primo verso del primo Canto e ho cominciato a pensare a una discesa: ho immaginato la notte in cui Dante comincia a scrivere, ho immaginato la sua età. E ho seguito questo viaggio, questo precipitare dentro l’animo che si riempie di suggestioni, di immagini a cui Dante dà dei nomi per renderle comprensibili, ma sotto nascondono sempre degli archetipi.
Hillman racconta quello che c’è sotto le cose. E ogni racconto, ogni canto, ogni opera ha sotto un mito che lo sostiene, il resto è scenografia. Quello che c’è sotto si lega anche se ciò che sta sopra non appartiene alla stessa epoca, se la musica non è la stessa. Quindi ci sono delle associazioni che nascono dai miti sottostanti, dai temi portanti e dagli archetipi.
A Dante si parano davanti tre fiere? Le fiere equivalgono, in psicanalisi, ai predatori della psiche. Ad aiutarlo arriva Virgilio, che è il super io; Virgilio poi lascia il posto a Beatrice che è la prima luce e da lei mi è naturalmente venuta in mente Francesca, l’amore carnale.
Dal Conte Ugolino che divora i corpi dei figli – uno dei temi portanti della psicanalisi, quello del padre che divora i figli – mi è venuto spontaneo pensare alla madre di Pasolini, che per troppo amore lo divora, e poi ho pensato alla madre della Morante e da lei sono passata alla Valduga… e si va così, potrei continuare, perché ogni volta che lo faccio mi viene in mente altro.
Non c’è un collegamento razionale, non è una scrittura lineare: procede per suggestioni, per sensazioni.
È molto complesso da spiegare, ma molto semplice da vedere.”

Ha raccontato e scritto che, come altri suoi spettacoli, questo viaggio Dall’Inferno all’Infinito è nato per essere modificato e rimpastato. Come è cambiato dalla sua nascita?
“Lo spettacolo è finito, perché è quello che doveva essere. L’idea è quella che avevo immaginato: precipitare dentro invece che fuori, perché è dentro che trovi l’infinito, nella solitudine. Il viaggio verso Dio, verso la bellezza, quel “uscimmo a riveder le stelle” è un viaggio che si fa solo entrando dentro di sé. La ricerca di noi stessi è quello che facciamo quando andiamo in compagnia dei poeti e questo è proprio lo spettacolo come l’avevo immaginato.
Poi le tessere che lo compongono a volte si spostano, a volte si amplificano e altre si riducono perché è materia dinamica.”


Come e quanto la poesia e la letteratura ci possono aiutare nell’affrontare le nostre ombre, nel vivere con l’inconscio?
“Intanto ci aiutano a prenderne atto, a prendere coscienza che esiste. E per fortuna esiste, questa visione che va al di là dei cinque sensi, che rende il viaggio non bello, ma ricco. Il popolo interiore che sono le nostre ombre è comunque in movimento ed è importante ascoltarlo, perché altrimenti diventa una materia indistinta caotica e noi finiamo preda di movimenti che non capiamo, non gestiamo e non sappiamo da dove vengano.
Attraverso la letteratura o qualsiasi opera letteraria o visiva troviamo compagni, rappresentazioni simboliche, perché danno corpo a quelle ombre.”

Queste parole che lei porta in scena vengono tolte dalla loro collocazione storica. Questo le rende attuali, ma non le lega a questo momento. Le rende invece atemporali, vicine a tutti i tempi e a nessuno. Perché secondo lei accade questo?
“Intanto perché le togliamo dalla metrica: ce le hanno insegnate in un certo modo, con la metrica, con il tempo, con il ritmo. Se invece le ascoltiamo così come sono, come un racconto, fanno veramente impressione.
Le ascolti come se fossero nuove, le riscopri e poi le metti in tutte le caselle in cui ognuno del pubblico vuole metterle: diventano tue, sei tu che fai un’esperienza personale.
Il Conte Ugolino, la “Supplica a mia madre”, il brano di Madame Bovary… sono tutte cose che riscopri perché vengono allontanate dal modo consueto cui siamo abituati, in cui il suono diventa più importante della scrittura.
Io invece cerco di ridare ogni brano alla scrittura così com’è. Non devo essere brava, dobbiamo rileggere insieme queste meraviglia assolute.”

Che rapporto ha e ha avuto con gli artisti che ha portato sul palco?
“La Morante è quella che negli ultimi anni mi ha più indicato una strada che è molto simile al mio modo di creare. Nell’incipit del Menzogna e Sortilegio le arrivano, di notte, questi personaggi che vogliono essere raccontati e diventano sempre più reali, come i Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello.
Per me accade in modo simile: il personaggio arriva e poi in un lavoro alchemico piano piano prende forma e corpo e poi si scrive, come ho fatto con Giovanna d’Arco o nel mio ultimo libro Quel che so di lei.
È un modo abbastanza visionario, questo mio modo di creare spettacoli e scrivere, ed è la Morante che mi ha raccontato come accade.
Mentre Dante sicuramente è quello che più mi ha trascinato in questo viaggio alla scoperta di sé. Io da quando lo studio ho sempre visto questa immersione nel profondo. Lui addirittura parla dell’animo in terza persona, lo vede, lo materializza nella sua immaginazione, non è più lui. “Vidi io l’animo mio…”: è incredibile.
Dante mi ha accompagnato nella profondità di un viaggio all’interno di sé.”

Questo viaggio nelle profondità dell’anima per uscire “a riveder le stelle” e raggiungere l’Infinito vi aspetta venerdì 7 febbraio al Teatro Poliziano, alle 21.15.

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La Bonifica Leopoldina in Valdichiana verso il registro dei Paesaggi Rurali Storici

La Valdichiana toscana, intesa come territorio comprendente la Valdichiana senese e aretina, è caratterizzata dal ruolo storico della bonifica e della gestione delle risorse idriche che ne hanno modellato il…

La Valdichiana toscana, intesa come territorio comprendente la Valdichiana senese e aretina, è caratterizzata dal ruolo storico della bonifica e della gestione delle risorse idriche che ne hanno modellato il paesaggio rurale nel corso degli ultimi secoli, permettendo lo sviluppo dei terreni agricoli e dell’economia attuale. L’assetto del reticolo idrografico che possiamo osservare ancora oggi, così come la rete di fossi e canali e l’assetto poderale in cui sono suddivise le campagne, sono il risultato della gestione del territorio attraverso le grandi fattorie granducali originate dalla bonifica leopoldina.

Proprio per certificare l’integrità di questo paesaggio rurale e testimoniarne l’importanza storica e culturale è nato il progetto di candidatura dell’intera area al registro nazionale dei Paesaggi Rurali Storici. Si tratta di un progetto di area che coinvolge undici Comuni della Valdichiana aretina (Castiglion Fiorentino, Civitella, Cortona, Foiano, Lucignano, Marciano, Monte San Savino) e senese (Chiusi, Montepulciano, Torrita, Sinalunga) uniti per il raggiungimento di questo importante obiettivo, che sta raggiungendo la sua fase finale

La candidatura riguarda infatti il “Paesaggio Storico della Bonifica Leopoldina in Valdichiana”, un’area definita da oltre 23mila ettari del fondovalle interessata dai processi di bonifica e dallo sviluppo agricolo degli ultimi due secoli. Si tratta di un importante percorso di valorizzazione territoriale che comprende un profondo e dettagliato studio tecnico per valutare l’importanza del paesaggio rurale, misurandone l’evoluzione nel corso dei decenni, analizzando l’utilizzo del suolo, le dinamiche sociali e culturali, i processi economici che hanno interessato l’agricoltura locale.

L’obiettivo della candidatura è quello di essere inseriti nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici, un registro istituito dal Ministero competente (MiPAAFT) al fine di raccogliere le candidature provenienti dagli enti interessati su tutto il territorio nazionale, che soddisfino determinati requisiti di ammissibilità, definendo la loro significatività, integrità e vulnerabilità, tenendo conto sia di valutazioni scientifiche, sia dei valori che sono loro attribuiti dalle comunità, dai soggetti e dalle popolazioni interessate.

Il percorso di candidatura, iniziato già nel 2019 con la scheda di segnalazione, ha  avviato un percorso di studi, ricerche, condivisioni e concertazioni sul territorio che ha portato alla redazione di un complesso dossier per l’iscrizione definitiva nel registro nazionale.

Tale dossier ha messo in luce l’importanza storica del paesaggio della bonifica leopoldina: quello che caratterizza il territorio della Valdichiana preso in esame, infatti, è un paesaggio scaturito dalle trasformazioni operate dalle comunità locali che, grazie alle opere di ingegneria della bonifica, hanno formato un paesaggio rurale unico nel suo genere, attraverso l’importante rete idraulica, principale e secondaria, che contraddistingue anche la forma degli appezzamenti.

Fin dall’antichità il territorio della Valdichiana Toscana è stato caratterizzato dalla gestione delle risorse idriche: l’area fu una campagna fiorente già dall’epoca etrusca e romana, allora attraversata dal fiume Clanis, per poi subire un progressivo impaludamento in epoca medievale. Il processo di bonifica partito dal XVI secolo si è concluso solo nella prima metà del XIX secolo, permettendo il nuovo sviluppo di terreni agricoli, assicurando una notevole salubrità e rendendola una delle aree più fertili d’Italia. Le infrastrutture comprendono un sistema di chiuse, di “chiari” (i due bacini di Chiusi e Montepulciano) e di colmate che costituiscono un reticolo idrografico complesso, che è al centro della presente candidatura. La liberazione di ampie estensioni di terreno coltivabile ha consentito un nuovo assetto del territorio, tutt’oggi perfettamente leggibile anche a una prima analisi: l’assetto poderale presenta in primo luogo le dieci fattorie granducali e la suddivisione in poderi; tale assetto è stato gestito, sino in tempi molto recenti, tramite il contratto di mezzadria.

Il dossier di candidatura ha dimostrato che il paesaggio della Valdichiana Toscana presenta un alto livello di integrità, grazie alla continuità dell’utilizzo del suolo: il fondovalle intorno all’attuale Canale Maestro è stato bonificato appositamente per favorire la coltivazione, e ha mantenuto tale funzione. Anche se il disegno dei campi è variato, la rete di fossi e canali originati dalla bonifica leopoldina si è mantenuta come in origine. Lungo la rete idrografica sono poi presenti antiche opere ingegneristiche e architettoniche che possiamo tuttora apprezzare (come ad esempio la Chiusa dei Monaci, la Botte allo Strozzo o il Callone di Valiano).

Dal punto di vista tecnico, il dossier ha mostrato come il valore di integrità paesaggistica sia pari al 76,75%, una delle classi più avanzate del registro nazionale. Tale valore è stato ricavato attraverso uno specifico strumento chiamato Valutazione Storico Ambientale (VASA), attraverso il confronto e l’elaborazione dei dati tra le cartografie di due epoche differenti (1954-2013). Secondo questo studio, le superfici dedicate ai seminativi lungo il Canale maestro della Chiana si sono mantenute sostanzialmente integre durante il corso degli anni, senza intaccare eccessivamente il paesaggio agricolo dell’area.

Il percorso di candidatura, durato oltre due anni, è giunto alla sua fase finale: il paesaggio della bonifica leopoldina è in attesa della valutazione finale e dell’inserimento nel registro dei Paesaggi Rurali Storici. Nel corso degli ultimi mesi si sono succedute una serie di iniziative pubbliche per coinvolgere le istituzioni locali e la cittadinanza, guidate dal gruppo di lavoro di cui sono stato onorato di far parte. Durante tali incontri sono state raccolte proposte, suggerimenti e idee utilizzate per integrare ulteriormente il dossier di candidatura.

Il soggetto promotore del percorso di candidatura è Qualità e Sviluppo Rurale srl, società del territorio che da anni lavora sul territorio con progetti di valorizzazione e sviluppo sostenibile riconosciuta quale eccellenza; il comitato promotore è formato dai Comuni nei quali ricade amministrativamente l’area interessata. A sostegno della candidatura hanno inoltre aderito la Regione Toscana la Scuola di Rigenerazione Urbana ed Ambientale dell’Università Telematica Pegaso, L’Università Sapienza, la Camera di Commercio Arezzo-Siena, Coldiretti Arezzo, Confindustria Arezzo-Siena, Confcommercio Arezzo, Confesercenti Arezzo, Alpaa Cgil Toscana, Cna Arezzo, Confagricultura Arezzo, Cia Arezzo, Cia Siena, l’Istituto Statale di Istruzione Superiore “A. Vegni” delle Capezzine-Cortona.

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I segreti del cimitero monumentale di Foiano della Chiana – prima parte

Vi racconterò storie affascinanti di uomini e donne sepolti nel cimitero monumentale di Foiano della Chiana, le cui esistenze si sono intrecciate con le tappe più significative del passato del…

Vi racconterò storie affascinanti di uomini e donne sepolti nel cimitero monumentale di Foiano della Chiana, le cui esistenze si sono intrecciate con le tappe più significative del passato del borgo aretino. Vi condurrò in un freddo e umido sotterraneo, alle cui pareti sono appese incredibili decorazioni mortuarie, che da un secolo omaggiano defunti di altre epoche. Vi guiderò nella penombra di stanze interrate, abitate da grossi ragni neri, che per decenni hanno tessuto ragnatele dall’aspetto macabro e inquietante. Sarà un itinerario alla scoperta dei segreti del cimitero di Foiano, per riportare alla luce storia e arte di un piccolo paese già ricchissimo di cultura.

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‘La memoria ha senso se è vigilanza per l’oggi’-  Gad Lerner ricorda la Shoah

Olocausto: persecuzione e sterminio totale degli Ebrei da parte del regime nazista. Per estensione, lo sterminio di tutte le categorie di persone dai nazisti ritenute indesiderabili” o inferiori dal regime,…

Olocausto: persecuzione e sterminio totale degli Ebrei da parte del regime nazista. Per estensione, lo sterminio di tutte le categorie di persone dai nazisti ritenute indesiderabili” o inferiori dal regime, per motivi politici o razziali.

Shoah: termine ebraico con il quale viene indicato il genocidio degli Ebrei vittime del genocidio nazista, preferito ad olocausto in quanto vi è estraneo il concetto di sacrificio inevitabile.

Indifferenza: condizione o atteggiamento di totale disinteresse per qualcuno o per qualcosa. Noncuranza.

***

Vincere l’indifferenza parlando di Olocausto e Shoah contro i rimandi di odio e violenza emanati da un periodo storico apparentemente lontano, ma che in realtà è molto vicino a noi: il giornalista e scrittore Gad Lerner e l’onorevole Rosy Bindi, insieme al sindaco di Sinalunga Edo Zacchei,  hanno dato l’opportunità alla comunità sinalunghese, grazie all’iniziativa organizzata in occasione della Giornata della Memoria al teatro Ciro Pinsuti, di riflettere su queste tematiche.

La sensazione che molti recriminano in merito a Shoah e Olocausto è che se ne parla troppo. Forse è vero, quanto è vero che fino ad ora ne abbiamo parlato troppo poco. E se fino ad oggi non ne abbiamo parlato abbastanza non è perché siamo indifferenti davanti alla storia, ma per paura, per vergogna o per entrambi.

In questo caso però la vergogna non è legata alla timidezza, ma alla mortificazione e all’umiliazione di aver perso, per le idee di altri, la propria dignità umana e la propria libertà. L’essere spogliati dei propri averi, denudati davanti a tutti, rasati, perdere ogni decenza e cercare invano di ritrovarla in una casacca o in un paio di pantaloni e in un paio di zoccoli, in un numero tatuato nel braccio sinistro o in un contrassegno colorato che identificava l’individuo (ebrei, Rom, Sinti, testimoni di Geova, asociali, omosessuali, apolidi, criminali e prigionieri politici), sono situazioni che tutti vorrebbero nascondere e dimenticare. E invece no, anche se non è semplice per un sopravvissuto rivivere la vita all’interno delle ‘fabbriche della morte’, non dobbiamo nascondere, non dobbiamo avere nè paura nè vergogna di raccontare, dobbiamo creare una memoria che sia più forte di ogni tipo di odio.

‘Le realtà vissute in quei campi erano troppo brutte per essere raccontate e ricordate. C’era una sorta di vergogna.’ – dice Lerner rispondendo alla domanda dell’onorevole Bindi sul perché fino ad ora c’è stata una sorta di reticenza a parlare dell’argomento. 

Il silenzio, spesso e soprattutto in queste casi, è la cura migliore, ma non il rimedio. Il silenzio genera indifferenza e l’indifferenza, in questo caso, non è ammissibile. Parlare, raccontare, scrivere, costruire una memoria storica, anche se dolorosa e buia, è necessario e doveroso e soprattutto ci deve aiutare a non commettere gli stessi errori del passato e a vigilare sull’oggi.

‘È importante denunciare ogni forma di razzismo e di discriminazione, non solo quelle contro il popolo ebraico che tornano pericolosamente ad affacciarsi, ma anche quelle che si manifestano contro chi ha un colore della pelle diverso dal nostro, pratica una religione diversa, e magari appartiene ad una condizione sociale che riteniamo inferiore. Vogliamo aiutarci a costruire una città nella quale ci sia posto per tutti. Soprattutto per i più deboli’ – aggiunge l’onorevole Bindi.

“Io adesso sono cittadino italiano – racconta Lerner della sua vita – Non avere una città e una patria è difficile. Essere apolide è difficile”. La storia di Lerned inizia con due grandi migrazioni da parte della sua famiglia, la prima compiuta dai nonni e la seconda dai genitori:

“Io sono nato a Beirut da una famiglia ebraica che si è stabilita in Palestina fin da prima della fondazione dello Stato ebraico e dove ancora oggi vivono molti miei parenti. I miei nonni paterni erano nati in Galizia ebraica, originari di Drohobyc, emigrati poi in Palestina, mentre i miei nonni materni erano palestinesi. Mia madre è nata a Tel Aviv, per poi trasferirsi in Libano. Pochi anni dopo la mia nascita, avviene la seconda migrazione della mia famiglia. Dal Libano raggiungemmo, prima Panama, per poi arrivare  in Italia e per molti anni, io e la mia famiglia siamo stati dei veri e propri apolidi, dal momento che lo stato italiano solo dopo tanto tempo ci ha riconosciuto la cittadinanza”. Per Gad Lerner le migrazioni sono state e sono un elemento provvidenziale.

Razzismo e antisemitismo, odio e violenza contro chi viene giudicato ‘diverso’, la comunicazione che non è più capace di fare il suo lavoro, il giornalista e scrittore ha spaziato sui tanti temi ed elementi che purtroppo, nonostante tutti gli sforzi, rischiano di portare il nostro Paese verso un impoverimento culturale, facendolo diventare un terreno fertile per il ritorno di una cultura totalitaria e autoritaria. Gad Lerner poi ha commentato gli attuali fatti di persecuzione antisemita avvenuti proprio in occasione della Giornata della Memoria, a Torino, dove sul muro di casa di una 65enne di religione ebraica è apparsa la scritta ‘Crepa sporca ebrea’ o a Mondovì in cui sulla porta dell’abitazione del figlio di Lidia Beccaria Rolfi, staffetta partigiana deportata a Ravensbruck e deceduta nel 1996, è stato scritto ‘Qui abita un ebreo’:

“Purtroppo la simbologia è ancora molto potente. La storia però ci insegna che raccontare e ricordare è necessario affinché mai più si possano verificare cose del genere. Non solo, conoscere il passato ci insegna a scegliere le vie per essere umani migliori, la memoria deve presidiare il presente e ci deve fornire gli anticorpi per mantenere umana la nostra sensibilità”.

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Favolah, il nuovo musical che racconta l’intramontabile incanto delle fiabe

Per eccellenza la dimensione delle favole è quella che non smette mai di affascinare. Per il potere che ha di suggerire immaginari fantastici e suscitare la meraviglia di storie incredibili,…

Per eccellenza la dimensione delle favole è quella che non smette mai di affascinare. Per il potere che ha di suggerire immaginari fantastici e suscitare la meraviglia di storie incredibili, catalizza l’attenzione non soltanto dei bambini, ma diviene a ogni età la porta d’accesso a un mondo ideale, governato dalla regola che i buoni valori trovino sempre il modo di trionfare sulle forze negative che si frappongono tra i personaggi e il lieto fine. Le favole hanno da sempre rappresentato l’elemento fondamentale di ogni cultura, un espediente per raccontare eventi primordiali, oppure per giustificare avvenimenti indipendenti dalla volontà umana, o ancora per affidare alle generazioni future i valori su cui si è costituita la loro civiltà. Nella storia della letteratura, innumerevoli personaggi di fantasia sono diventati modelli da seguire o rifuggire, le morali contenute nelle pagine delle favole insegnamenti per la vita. Non c’è nessuno a cui non sia mai stata raccontata una favola e, di questo, il merito indiscutibile è anche degli autori, capaci di delineare personaggi semplici, ma perfetti in tutta la loro varietà di pregi e difetti umani, rimasti nel cuore oltreché nei ricordi, fin dalla prima lettura.

Quanto importante sia stato il loro ruolo è il tema centrale di Favolah, il musical portato in scena dalla Compagnia Evoluzione Theatre Company su un testo di Eleonora Benedetti e Erica Picchi, con la regia di Martin Loberto, le coreografie di Erica Picchi e la direzione musicale di Emanuele Derosas. Una pièce che sabato 1 febbraio arriva al Teatro degli Oscuri dopo aver conquistato un ampio consenso di pubblico e critica, ed essersi aggiudicato, nel 2019, il PRemio Italiano del Musical Originale e ben 5 Broadway World Italy nelle categorie miglior testo, miglior spettacolo con partitura originale, miglior partitura musicale, migliore attrice protagonista e miglior attore non protagonista. Uno spettacolo completamente inedito nel testo e nelle musiche che prende vita da una domanda: cosa sarebbe successo se nel passato le favole non fossero state scritte? E così la scena si apre su Charles Perrault, uno degli scrittori di fiabe più celebre di tutti i tempi, vissuto in Francia nel XVII secolo.

Caduto in miseria e disilluso che possano esistere “lieti fini”, egli ha deciso di smettere di scrivere racconti. Ci vorrà l’aiuto delle due fate Polaris e Altair per convincere Perrault a credere di nuovo nella sua missione e finire di mettere in ordine le sue fiabe. Sul palco si alterneranno i personaggi delle sue storie più note, ma in una versione inaspettata, per uno spettacolo che, come spiega il regista:

«È uno show per tutti, divertente per i bambini e capace di ricordare ai grandi di essere stati anch’essi bambini. In uno scenario incantato, le favole svelano quanto la loro espressività sia efficace e resistente alla prova del tempo. Sebbene le epoche siano cambiate e le favole presentino situazioni semplici rispetto alla complessità del presente, le loro morali restano principi validi e applicabili in qualsiasi società civile moderna».

In Favolah Perrault ha smarrito le coordinate per far ritrovare ai suoi personaggi la loro strada e alle fiabe il lieto fine. Rifiutarsi di ultimare i racconti avrebbe significato non consegnare una raccolta di mondi immaginari, senza la quale il mondo sarebbe stato un posto più grigio. L’arrivo sulla scena delle due fate viaggiatrici nel tempo è l’intervento necessario a scongiurare un futuro senza favole e la perdita della fantasia nei bambini, che senza gli scritti di Perrault oggi non potrebbero conoscere i racconti racchiusi ne Histoires ou contes du temps passé, avec des moralitez, la raccolta pubblicata nel 1697, e divenuta celebre con il titolo Contes de ma mère l’Oye, in cui sono contenuti i classici della narrativa La bella addormentata nel bosco, Cappuccetto rosso, Il gatto con gli stivali, Cenerentola, Pollicino, Pelle d’asino.


L’Evoluzione Theatre Company, nata nel 2012 e attualmente formata da otto artisti, affronta in Favolah l’origine di questi racconti, giunti ad essere conosciuti dal pubblico attraverso adattamenti cinematografici che li hanno in parte modificati, ma ancora oggi universalmente riconosciuti come riserva infinita di magia. Lo spettacolo è in scena al Teatro degli Oscuri di Torrita di Siena sabato 1 febbraio alle 19 e alle 21. Per info e prenotazioni: Valdichiana Teatro

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Giorno della Memoria: Livia Castellana chiede “Se questo è un uomo” tra luci e ombre

C’è il treno, c’è il lager. Tutto è in penombra, anche la voce di Livia Castellana che racconta. Inizia così il racconto di Se questo è un uomo al Teatro…

C’è il treno, c’è il lager. Tutto è in penombra, anche la voce di Livia Castellana che racconta. Inizia così il racconto di Se questo è un uomo al Teatro degli Arrischianti. Il volto dell’attrice lo vediamo per la prima volta quando gli ebrei appena arrivati al campo vengono spogliati e rasati: ritroviamo l’umanità di chi racconta quando viene tolta a chi è raccontato. Poi tornano le ombre, le luci di taglio, i controluce per tutto il racconto, passando da una penombra all’altra, fino a quando i prigionieri non sono che “involucri vuoti”. È così che si sentono, privati di tutto, anche della forza vitale, ed è proprio in questo momento che la luce sul palco ci mostra tutta l’umanità dell’attrice: di nuovo in contrasto, di nuovo ritroviamo l’umanità visiva quando perdiamo quella dello spirito.

In questo gioco di umanità perduta e ritrovata, la voce di Livia Castellana regge tutto il racconto. Le parole di Primo Levi non dipingono spesso immagini nitide e quindi trasmetterle oralmente è ancora più difficile, ma Livia Castellana riesce a far arrivare tutto nella testa dello spettatore. Nella sua voce c’è tutta la sofferenza dell’autore e degli altri ebrei, c’è tutta l’incredulità di chi non capisce, di chi non crede a quello che gli sta succedendo e per questo non grida, non alza la voce: sussurra.

Sussurra ma non ti fa perdere una parola di quel racconto ed è giusto che sia così, perché l’evidenza di quello che è successo non ha bisogno di strepiti. L’attrice si muove pochissimo sulla scena: compie pochi passi da una posizione all’altra, i gesti che fa sono ridotti al minimo. È un peccato quindi che questi movimenti non abbiano un significato che va oltre loro stessi: la mano che si alza è una mano che si alza, la camminata da un punto all’altro è solo un cambio di posizione (eccezion fatta per quella finale). Invece, data proprio la rarefazione, queste azioni avrebbero potuto portare nello spettacolo cose che non si potevano dire, parole che la voce non aveva modo di esprimere. Per tutta l’ora dello spettacolo, comunque, l’attenzione rimane sul palco.

Quello che a tratti manca è, credo, l’umanità su cui si interroga Primo Levi. Quando scrisse il romanzo, l’autore non voleva descrivere gli orrori del campo, perché in tanti l’avevano già fatto all’epoca, ma interrogarsi su come l’umanità sopravvivesse in quel luogo. Nella selezione di brani fatta per questo spettacolo, invece, molto spazio è dedicato a cosa fosse il campo, come funzionasse. L’effetto che il lager ha su chi lo vive emerge a tratti, ma non è il fulcro del racconto. Certamente non tutto poteva essere contenuto in sessanta minuti, ma dov’è, ad esempio, il Canto di Ulisse che permette a Primo Levi di ritrovare la sua umanità nel lager? È una mancanza che, nella mia bocca, sa di occasione sprecata.

Lo stesso, per pura opinione personale, vale per la mancanza di riferimenti al presente. Le parole pronunciate in scena ne mostravano di appigli a situazioni lontane ma anche vicinissime, e visto il contesto storico che viviamo era forse il caso di afferrarli e renderli evidenti. Non che non si colgano: le parole di Primo Levi bastano a far realizzare quanto di allora abbiamo intorno anche adesso; sarebbe stato però più interessante intesserli nel racconto, perché ricordare non è fine a se stesso.

Questa produzione della Nuova Accademia degli Arrischianti ha i suoi pregi e i suoi difetti. È comunque una messa in scena a cui è giusto dedicare un’ora del proprio tempo. Anzi, è necessario, come è necessario ravvivare continuamente la Memoria, trovandoci dentro tutte le sofferenze e le ombre umane: la voce di Livia Castellana sa mettere in luce entrambe.

Per chiudere, è curioso notare come questo sia l’unico spettacolo andato in scena a teatro esattamente il Giorno della Memoria nelle stagioni teatrali della Valdichiana senese. Non so perché, ma è così. Data la sua unicità, allora è forse il caso di andarlo a vedere nella replica di Venerdì 31 Gennaio, ore 21:15, al Teatro Mascagni.

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Il Concerto della memoria a Foiano della Chiana

«Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi…

«Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare». Con queste potentissime parole pronunciate dalla Senatrice Liliana Segre, la presidentessa dell’ANPI sez. Foiano della Chiana ha dato il via al Concerto della memoria, organizzato dall’Associazione partigiani, in collaborazione con Donne di carta, Slow Food Valdichiana e con il patrocinio del Comune, che si è tenuto domenica 26 gennaio.

Un evento necessario. Un pomeriggio che chiede di soffermarci su catastrofiche colpe che macchieranno per sempre il genere umano. Errori ed orrori commessi da mostri contro esseri umani. Violenze delle quali italiani fascisti e indifferenti sono stati complici.

“Il ricordo come prevenzione” si diceva fino a pochissimi anni fa. Adesso sembra sia diventato necessario “ricordare per curare”. Questo cambiamento è tangibile nel clima sociale e politico italiano ed europeo e la preoccupazione di Liliana Segre ce lo sbatte davanti agli occhi con la forza di chi sa, perché ha già sofferto: «Temo di vivere abbastanza per vedere cose che pensavo la Storia avesse definitivamente bocciato, invece erano solo sopite».

Gli allievi dei corsi di musica da camera del Conservatorio F. Morlacchi di Perugia, diretti da Acquarelli Antonella, si sono esibiti in brani e canti composti da autori legati in modo diretto o indiretto alla tradizione ebraica o all’universale canto di tutti gli esseri considerati “indesiderabili” su questa terra e per questo sterminati. La musica come mezzo per potenziare la comunicazione emotiva ed empatica. La musica che a volte penetra nella nostra coscienza con più forza delle parole. È questo il senso di ricordare l’olocausto attraverso la musica.

“Il fatto che gli eventi organizzati dall’ANPI – spiega Mariangela Raspanti, presidentessa dell’associazione – richiamino così tante persone da riempire ogni volta le sale messe a disposizione del comune, fa capire quanto sia fertile il tessuto sociale e culturale di Foiano.”

“Nei giorni scorsi – continua Mariangela – abbiamo assistito a un atto vile, vergognoso ed emblematico della grandissima ignoranza che in questo periodo avvolge il clima politico e sociale italiano. Ad azioni vili e senza pudore il pubblico dei media si sta pericolosamente abituando. Tale comportamento viene riproposto quotidianamente da politici e cittadini italiani, sicuri ormai di muoversi in un ambiente che lentamente viene privato di ogni regola morale. L’indecente scritta antisemita in tedesco “qui vive un’ebrea” comparsa sulla porta di casa di Aldo Rolfi, figlio di Lidia Beccaria Rolfi sopravvissuta ai campi di sterminio, è l’ultimo di una lunghissima serie di atti carichi di odio e violenza. La vicenda lascia chiaramente trapelare tutta l’ignoranza di un popolo che non ha mai fatto i conti con il proprio passato e che tutt’oggi non viene messo in condizioni di potersi formare secondo principi democratici, antifascisti e pacifisti, che sono i pilastri fondamentali della Costituzione italiana. Lidia Rolfi non era ebrea. Era una staffetta partigiana che venne deportata al campo di concentramento di Ravensbruck per la sua attività politica. Con questo vorrei invitare tutti a riflettere sull’importanza dell’istruzione antifascista nelle scuole, che viene garantita dai principi costituzionali, ma che non trova e non ha mai trovato un riscontro pratico, se non in rarissime eccezioni”

 

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Incontri di viaggio: l’inventore Pietro Proserpio (Lisbona)

Al piano più alto della libreria “Ler Devagar”, all’LX Factory di Lisbona, si trova un laboratorio che ospita le creazioni di Pietro Proserpio. Un artigiano giocherellone di origini italiane che…

Al piano più alto della libreria “Ler Devagar”, all’LX Factory di Lisbona, si trova un laboratorio che ospita le creazioni di Pietro Proserpio. Un artigiano giocherellone di origini italiane che si diverte a creare opere meccaniche.

Proprio sotto l’imponente Ponte 25 de Abril che sovrasta il quartiere Almada di Lisbona, si trova un’antichissima fabbrica di inizio Ottocento, abbandonata nel corso degli anni e dal 2008 riqualificata in un incredibile centro di aggregazione culturale: l’LX Factory.

Percorrendo le due strade parallele, divise da altissimi edifici con camini di sfogo e finestre giganti, ci si imbatte in negozi di artigianato, ristorantini alternativi ed esposizioni d’arte. Giovani e giovanissimi animano le vie, da ogni porta esce musica diversa. C’è chi suona la chitarra seduto su un muretto, chi la tromba mentre cammina tra i tavolini dei dehor. Gruppi di ragazzi e ragazze bevono birra e mangiano hamburgers. È gennaio, l’aria è fresca e piacevole e il sole non è ostacolato dalle nuvole.

Questo quartiere è famoso per la libreria Ler Devagar, in italiano “leggere lentamente”. Si possono comprare libri di prima e di seconda mano, ma anche CD di musica ed è possibile fare colazione o pranzare. La cosa più incredibile, però, è scoprire che all’interno viene ospitata la mostra permanente delle creazioni di Pietro. Appena notata la mia curiosità per quello che apparentemente ho scambiato per una caotica officina, l’inventore mi chiama tutto soddisfatto e orgoglioso per farmi da guida tra le sue macchine.

Molte raccontano storie, come l’avventura meccanizzata del Don Chisciotte. Altre ancora sono proiezioni della sua immaginazione, come l’originale città del futuro provvista di ascensori, palazzi e trasporti pubblici. C’è anche l’incredibile riproduzione di una scena del film “Tempi moderni” del genio del cinema di inizio Novecento Charlie Chaplin. Pietro dà vita alle sue macchine schiacciando pulsanti e muovendo levette in un concerto di rumori metallici e lucine a intermittenza. Sono veri e propri capolavori di arte-meccanica.

Una volta finito di mostrarci le sue invenzioni, chiedo a Pietro di raccontarmi la sua storia:

«Ero un operaio tessile, ma i fili non mi piacevano: ero innamorato delle macchine. Così ho iniziato a costruire un sacco di marchingegni, utilizzando materiali di scarto e tutta la mia immaginazione».

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Capitano Ultimo: legalità e partecipazione, i valori per fare comunità

Proprio nei giorni in cui il Tar del Lazio respinge il ricorso per mantenere la scorta, il Capitano Ultimo, colonnello Sergio De Caprio, arriva a Montepulciano per incontrare gli studenti…

Proprio nei giorni in cui il Tar del Lazio respinge il ricorso per mantenere la scorta, il Capitano Ultimo, colonnello Sergio De Caprio, arriva a Montepulciano per incontrare gli studenti dei Licei Poliziani in un appuntamento organizzato dall’Istituto scolastico superiore e dalla Fondazione Torrita Cultura, con il patrocinio dei Comuni di Montepulciano e Torrita di Siena.

Volto semicoperto da un passamontagna ma con gli occhi senza maschera, Sergio De Caprio, oggi colonnello dei carabinieri, ha incontrato gli sguardi degli studenti poliziani vogliosi di conoscere lui, le sue imprese e cosa avvenne esattamente in quella fredda mattina del 15 gennaio 1993 quando Totò Riina venne arrestato. Un’operazione eclatante, un arresto fondamentale, un colpo grosso alla mafia e alla criminalità organizzata che in quegli anni stava segnando gravemente il nostro Paese.

Ex allievo della ‘Nunziatella‘, tenente al termine dell’Accademia Militare di Modena e formato nella Scuola Ufficiali di Roma, De Caprio chiede di essere trasferito in Sicilia poco più che ventenne, dove presta servizio per due anni come Comandante della Compagnia di Bagheria. Qui nel 1985, a soli 24 anni, arresta i latitanti Vincenzo Puccio e Antonino Gargano, braccio destro di Bernardo Provenzano e killer del Capitano dei Carabinieri Emanuele Basile. Dopo i risultati ottenuti in Sicilia nella lotta alla mafia, viene trasferito a Milano, dove diventa capitano del Ros; è qui che Ultimo fonda il Crimor, Unità Militare Combattente operativa a Palermo dal settembre 1992 e sciolta nel 1997. Oggi il Capitano Ultimo è impiegato presso il Comando carabinieri forestali, nel Reparto biodiversità e parchi, e gestisce una casa famiglia nella periferia di Roma, dove assieme ai volontari dà assistenza ai ragazzi meno fortunati.

Indubbiamente l’arresto di Totò Riina segna l’esistenza del colonnello De Caprio. La cattura gli costerà l’accusa di favoreggiamento a Cosa Nostra insieme al generale Mario Mori, uno dei fondatori del Ros. I due furono rinviati a giudizio su richiesta dell’allora sostituto procuratore di Palermo, Antonio Ingroia, per aver omesso di informare la Procura che il servizio di osservazione alla casa di Riina era stato sospeso, causando così, secondo l’accusa, un ritardo nella perquisizione del covo del boss. Nel 2006, Ultimo e Mori sono stati prosciolti “perché il fatto non costituisce reato”.

Il Capitano Ultimo, che da quel 15 gennaio 1993 vive con il volto coperto perché continuamente minacciato da chi è pronto a vendicarsi contro chi ha portato in carcere uno dei capi mafia più sanguinari della nostra storia, ha scelto il nome Ultimo ‘perché vedevo che tutti volevano essere primi, volevano emergere e ricevere prestigio. Credo che il lavoro del carabiniere sia un donare e non un avere”

Nel suo periodo più difficile, Capitano Ultimo trova aiuto nel capo Apache delle bianche montagne, Ronnie Lupe e nelle aquile. Il capitano, affascinato dalle tecniche di combattimento degli Apache, un giorno decise di scrivere al loro capo; da un loro incontro e un sogno particolare, il colonnello riuscì a ritrovare forza e determinazione. Per gli Apache le aquile sono delle guide: ‘le aquile fanno stare bene, nel volo ti senti libero’. Destino vuole che esattamente 17 anni dopo quel 15 gennaio 1993, il Capitano Ultimo balzi di nuovo agli onori della cronaca, per la sentenza emessa dal Tar del Lazio in cui gli viene revoca la scorta. Decisione che il colonnello commenta così: ‘Da oggi colpire il capitano Ultimo sarà più facile per tutti’.

Sicuramente quelli colpiti dal suo coraggio sono stati gli studenti dei Licei Poliziani nel corso dell’incontro che si è svolto agli ex-Macelli di Montepulciano. In una realtà in cui si respira odio, paura del prossimo e dove si stanno perdendo di vista molti dei valori per cui ci siamo battuti, la vera rivoluzione è trovare il coraggio di parlare di legalità come opportunità per il futuro, di ribellione senza uscire dalle regole, voglia di acquisire conoscenze e interiorizzare quei valori che stanno alla base della convivenza civile: “Dovete fare vostri i problemi del territorio, non aspettare che qualcuno li risolva per voi, la legalità si costruisce, non è un dono, e per combattere la criminalità l’unica strada è partecipare. Sbagliate pure ma proponete alternative nella vostra comunità perché la comunità è tutto”.

Non serve molto per fare la rivoluzione, serve solo essere umani, assumersi le proprie responsabilità, sbagliare e imparare, sviluppare una coscienza civile che derivi dalla legalità. Attraverso l’uguaglianza si deve arrivare alla fratellanza e alla partecipazione in cui i valori siano condivisi, così da far nascere quella comunità in grado di abbattere qualsiasi tipo di criminalità. Nei suoi racconti, il colonnello De Caprio non lascia spazio a gesti eroici, ma parla di comunità ed equità sottolineando il vero valore di libertà, quella libertà, che come dice Gaber ‘non è star sopra un albero, non è neanche avere un’opinione, la libertà non è uno spazio libero, la libertà è partecipazione’.

Capitano Ultimo non si arrende alla decisione della revoca della scorta del Tar del Lazio e continua la sua battaglia. Ma è proprio il giorno seguente all’incontro con gli studenti dei Licei che arriva la decisione del Consiglio di Stato di ripristinare la scorta al Colonnello Segio De Caprio. Il Consiglio di Stato ha riconosciuto che “deve essere garantito” un livello di protezione all’uomo che arrestò Totò Riina, tutto questo almeno fino alla discussione collegiale fissata per il 20 febbraio 2020.

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Il turismo del benessere e la crescita economica

Quando si parla di turismo del benessere si intende la pratica di viaggiare verso Paesi o regioni straniere alla ricerca di tranquillità fisiologica e mentale, da ottenere grazie alle terapie…

Quando si parla di turismo del benessere si intende la pratica di viaggiare verso Paesi o regioni straniere alla ricerca di tranquillità fisiologica e mentale, da ottenere grazie alle terapie e alle risorse locali. Questo tipo di turismo è caratterizzato dalla ricerca di un’alimentazione sana, di strutture quali spa, terme, centri fitness e opportunità di sviluppo creativo e spirituale. L’obiettivo del viaggio diventa quindi il raggiungimento e mantenimento di uno stato di benessere psicofisico.

Dati globali e nazionali, previsioni e prospettive future (2015-17)

Il WHO (World Health Organization) definisce il benessere come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, che va oltre la cura delle malattie o delle infermità. L’organizzazione ne promuove il mantenimento proattivo attraverso l’adozione di comportamenti utili a migliorare la propria salute. Nell’era contemporanea, la globalizzazione ha favorito non solo lo scambio di merci e servizi, ma anche di culture. Di conseguenza, l’aspettativa è che la richiesta globale per il turismo del benessere continui ad aumentare nei prossimi anni. Marketing e promozione hanno giocato un ruolo cruciale nel diffondere l’idea che pace mentale e benessere fisico si possano ottenere attraverso una serie di esperienze come trattamenti erboristici o termali, percorsi in spa e attività rigeneranti in località esotiche. Questo fattore, unito all’incrementata capacità di spesa dei viaggiatori rispetto ai decenni passati, ha spinto sempre più la domanda turistica verso la nicchia del benessere.


Il settore del turismo del benessere è in forte crescita. La maggior incidenza di disagi psicologici legati allo stress nella vita quotidiana e professionale, o la maggiore percezione degli stessi, sta facendo aumentare la domanda per terapie di tipo olistico (caratterizzate da un approccio multidisciplinare che enfatizza lo studio di problemi caratterizzati da interazioni complesse tra le loro parti). Un altro fattore determinante per la crescita del turismo del benessere è la crescente propensione dei viaggiatori a immergersi nella cultura di un Paese straniero. L’interesse mostrato dal settore ricettivo ha portato a un notevole aumento dell’attenzione nei confronti di questa nicchia. Grandi catene alberghiere si sono dotate di centri benessere a disposizione dei loro ospiti, offrendo massaggi, trattamenti in spa, sessioni di meditazione e così via.

L’espansione del settore turistico si sta rivelando trainante per la nicchia del benessere. I viaggiatori desiderano sempre più sperimentare la cultura del benessere della loro destinazione, specie se antica e radicata nella tradizione locale. Anche quei viaggiatori per cui il benessere non è una priorità tendono sempre più a usufruire di tali servizi messi a loro disposizione. Il turismo del benessere sta acquisendo popolarità anche tra la generazione dei ‘baby boomers’ (nati tra il 1945 e il 1964), che vanno sempre più alla ricerca di trattamenti anti età e pacchetti spa.

Mantenere o migliorare il proprio stato di benessere è l’obiettivo primario dei wellness traveller. Il GWI (Global Wellness Institute) stima che il turismo del benessere rappresenti un mercato dal valore globale di 564 miliardi di euro (2017), e che stia crescendo al doppio della velocità rispetto al resto del mercato turistico. Con un volume stimato di 639,4 miliardi di dollari nel 2017, il turismo del benessere è un settore in rapida espansione ed è cresciuto del 6,5% annuo dal 2015 al 2017 (più del doppio del tasso di crescita del turismo in generale). Nel 2017 i viaggiatori hanno intrapreso 830 milioni di viaggi per il benessere, 139 milioni in più che nel 2015. La crescita è stata spinta da una classe media globale in espansione, un crescente desiderio di adottare stili di vita salutari, un crescente interesse nel turismo esperienziale e una maggiore convenienza di viaggi e trasporti.

Tra le regioni, l’Europa rimane la destinazione prescelta del maggior numero di viaggi per il benessere, mentre il Nord America primeggia nelle spese. L’Asia è l’area che ha visto la crescita più rapida, con una domanda stimolata da economie forti e una classe media in espansione.

Il volume della spesa per i viaggi di benessere in Europa è pari a 185 miliardi di Euro. Il target di riferimento del mercato del turismo del benessere include due tipi di viaggiatori:

    • quelli primari, che intraprendono il viaggio con l’obiettivo di migliorare la propria condizione psicofisica e scelgono le loro destinazione in base all’offerta di questi servizi;
    • quelli secondari, che auspicano a tenersi in forma o a intraprendere attività benefiche durante viaggi il cui obiettivo primario non è il benessere personale.

I viaggiatori del benessere secondari rappresentano la maggiore fetta di pubblico dei viaggi del benessere e della relativa crescita settoriale: a loro sono da imputare l’89% dei viaggi e l’86% della spesa (2017).

Il turismo del benessere secondario sta crescendo con un tasso annuale maggiore (10%) rispetto al mercato primario (8%) (2015-17). A livello globale, i viaggi domestici rappresentano l’82% del totale dei viaggi di turismo del benessere e il 65% della relativa spesa. I viaggi internazionali invece rappresentano una fetta di spesa proporzionalmente più grande, perché il livello medio di spesa per un viaggio internazionale è assai superiore. Il turismo del benessere internazionale è cresciuto più rapidamente (12% annuo) rispetto al turismo domestico (9% annuo) nel periodo 2015-2017.

I viaggiatori del benessere spendono di più per ogni viaggio rispetto al turista medio. Questo è vero sia per i viaggi domestici che per quelli internazionali: nel 2017, il turista del benessere internazionale ha speso di media 1.528 dollari per viaggio, il 53% in più del turista tipico. Le cifre aumentano per il turismo domestico: 609 dollari per viaggio, ovvero il 178% in più del turista tipico. Le proiezioni del GWI mostrano che il turismo del benessere continuerà a crescere con un tasso del 7,5% fino al 2022, decisamente più in fretta rispetto al 6,4% del turismo generico globale.

L’aspettativa è che la spesa totale per il benessere turistico superi i 919 miliardi di dollari nel 2022, ritagliandosi il 18% del mercato globale. Contemporaneamente, i viaggi dovrebbero aumentare dell’8,1% annuale a 1,2 miliardi di viaggi nel 2022. Più della metà delle spese previste fino al 2022 saranno collocate in Asia e nel Pacifico, America Latina e Caraibi, Medio Oriente e Nord Africa e Africa subsahariana, spinte dalla crescita massiccia del turismo domestico e intraregionale.

Il benessere, l’ospitalità e i viaggi di lavoro stanno convergendo. Da quando il turismo del benessere è entrato nelle tendenze del consumismo mainstream, qualche anno fa, l’industria si è evoluta rapidamente. Aziende e governi stanno investendo nello sviluppo di nuove strategie, prodotti, esperienze e destinazioni. Il benessere, l’ospitalità e il viaggio stanno convergendo in modi diversi e senza precedenti, sperimentando nuove partnership e modelli di business per aiutare i viaggiatori a integrare il benessere in ogni aspetto del loro soggiorno. I 639,4 miliardi di dollari spesi ogni anno dai viaggiatori del benessere sono distribuiti in diversi segmenti dell’industria turistica: cibo, alloggio, attività, escursioni, shopping e altri servizi. Ciascun segmento può includere attività relative al benessere (come la visita a una sorgente termale, concedersi un massaggio, fare una lezione di meditazione o di fitness), mentre altre spese sono più generiche (trasporti, ristorazione e alloggio normale, acquisto souvenir). Più i consumatori incorporano il benessere nel loro stile di vita, più crescono le opportunità per le aziende di integrarlo nella propria offerta, intercettando le spese dei viaggiatori del benessere.

Gli hotel pensati per trasmettere un’idea di benessere sono di tendenza. Più il turismo del benessere diventa popolare, più gli hotel sono incentivati a incorporare questa propensione al relax nel design della struttura, nonché in servizi e altre attività. Ad esempio, letti e illuminazione che aiutano a migliorare la qualità del sonno, finestre e scuri capaci di bloccare del tutto luce e suoni, strumenti da fitness collocati in camera e video guide per la ginnastica; snack e menù salutari, spa e palestre in struttura.

La crescita del settore sta stimolando l’innovazione: alcune aziende del settore offrono servizi aggiuntivi a coloro che intendono trattenersi per soggiorni di lunga durata. Ad esempio, una combinazione di coworking, convivenza e viaggio, in modo che il cliente possa esperire nuove culture e Paesi pur continuando a lavorare e a intrattenere rapporti con gruppi di persone con cui condivide idee e stili di vita.  L’avvento del turismo del benessere sta stimolando la comparsa di novità nel mercato, dando forma a nuove concezioni di turismo esperienziale.

Il marketing territoriale diventa più autentico e locale. Le sorgenti termali sono il settore che ha visto la maggiore crescita di marketing e sviluppo, soprattutto nei Paesi dalle tradizioni termali ben radicate. L’evoluzione del turismo del benessere rende possibile portare benefici su larga scala alle popolazioni ed economie locali: pertanto, il turismo del benessere è sempre più parte integrante della pianificazione turistica locale e dello sviluppo sociale. Il Tirolo austriaco ha fatto leva sul settore per sviluppare una rete regionale di strutture e aziende che offrono servizi di benessere personale, includendo più di 100 realtà che vanno dalla telemedicina all’enogastronomia, alla nutrizione, alla fornitura di equipaggiamenti e tecnologie per le spa, al benessere sul lavoro e così via.  Altre realtà americane hanno messo a punto veri e propri distretti urbani dove l’ospitalità interseca la sanità, con attenzione al design, all’inclusione di strumenti e servizi focalizzati su uno stile di vita sano e rilassante a disposizione non solo dei turisti, ma anche dei residenti e dei lavoratori in loco.

Il benessere del viaggiatore, infatti, è sempre più connesso a quello della popolazione locale. Con l’aumento di consumatori che adottano il benessere come stile di vita, essi pianificano i loro viaggi sempre più spesso secondo questo criterio, ponendo maggiore attenzione al benessere degli abitanti dei luoghi che visitano, dei dipendenti delle strutture dove soggiornano e delle persone con cui interagiscono. Il benessere di un luogo è il DNA della sua autenticità. Sempre più destinazioni e regioni stanno andando in questa direzione, garantendo il benessere dei residenti per poter proporre i propri valori come brand. In ottica olistica, star bene e fare bene sono strettamente connessi. Non possiamo stare veramente bene se le nostre comunità e i nostri ecosistemi non stanno bene. Le ricerche nei campi della felicità, compassione e altruismo suggeriscono che siamo più proni a ottenere un senso di pace e benessere più profondo e durevole se ci focalizziamo sugli altri, aiutando, donando e formando relazioni più solide. Il rapporto del Global Wellness Tourism Economy prevede che i futuri viaggiatori del benessere vedranno sempre più un parallelo tra la trasformazione personale e le relazioni sviluppate durante il viaggio, il loro impatto sulla gente del posto e i luoghi che toccano.

La qualità dei trasporti diventa sempre più importante per il mantenimento del benessere psicofisico. Viaggiare può essere logorante per la nostra salute fisica e mentale. Ressa, ritardi, controlli, bagagli e molti altri fattori causano stress, uniti a jet lag, carenza di sonno, alterazione della routine, cibo di scarsa qualità e tempo atmosferico avverso: spesso si torna dalle vacanze più stanchi di quando si è partiti. Nonostante ciò, viaggiare è comunemente considerato un’attività benefica per la salute. Fin dai tempi antichi, le persone si sono spostate per ricercare benessere e guarigione. Oggi, il viaggio è visto come evasione, avventura e rigenerazione. Una recente indagine sui millennials fatta da Expedia ha rivelato che per quattro intervistati su dieci la principale motivazione dei viaggi è la ricerca di relax. Dal momento che il viaggio aereo può essere deleterio e stressante, aeroporti e linee aeree stanno promuovendo programmi di benessere e salute per i loro clienti. Si stanno infatti sviluppando collaborazioni tra aeroporti, compagnie aeree e aziende del benessere: spa di fascia alta, centri fitness e lezioni di benessere all’interno dei terminal e delle lounge room; meditazione in volo, opzioni alimentari più sane fino alluci che aiutino la regolarità del ritmo circadiano dei passeggeri e riducano l’impatto del jet lag.

Il benessere si intreccia con la tradizione e la natura delle località in cui facciamo turismo. In Europa, il turismo del benessere si lega sempre più alle tradizioni e filosofie locali, come saune, banya, hygge e lagom scandinavi e baltici. Grecia, Germania, Ungheria, Portogallo, Francia e Bulgaria hanno dato via a un progetto di partnership internazionale chiamato “Roman Thermal Spas of Europe”, il cui obiettivo è promuovere il turismo termale di spa e resort di origini romane. In relazione a ciò, sta aumentando anche la domanda di attività parallele che abbiano a che fare con la natura, come camminare fino a una località panoramica per meditare, fare yoga o tai chi all’aperto.

Le nuove attività che potrebbero essere integrate nelle offerte alberghiere, tenendo conto del turismo del benessere, sono le seguenti:

    • ESERCIZIO: offrire ai clienti attività di fitness, ginnastica, yoga, meditazione. Assicurarsi che le stanze siano sempre ben areate e salubri, gli strumenti ben mantenuti.
    • ATTIVITÀ ALL’APERTO: offrire tragitti escursionistici, itinerari per jogging e bicicletta, magari legate ai luoghi d’interesse artistico-culturale, storico o naturalistico del territorio.
    • SPA E RIPOSO: offrire servizi che aiutino l’ospite a trovare relax e salute, a vivere emozioni positive. Si può tenere da parte una stanza dotata di una bella vista da usare come sala massaggi e offrire servizi di estetista. Gli ospiti cercano relax e silenzio, camere che trasmettano tranquillità. Un’atmosfera di pace e pulizia aiuta gli ospiti a sentirsi al sicuro dallo stress delle loro vite quotidiane.
    • CIBO E BEVANDE: la destinazione ideale di chi ricerca il benessere offre pasti salutari, ricchi di verdura stagionale e nutrienti. Si possono offrire opzioni per celiaci e vegani. Altra buona pratica è tenere lo staff ben informato sulle varie diete che vengono proposte e su come viene preparato il cibo.

I comparti dell’economia del benessere, a livello globale

Il settore del benessere o del wellness, a livello globale, è cresciuto da 3,2 trilioni di Euro nel 2015 a 3,6 trilioni di Euro registrati nel 2017, secondo la ricerca 2018 Global Wellness Economy Monitor rilasciata dal GWI. I nuovi dati evidenziano che il benessere sia uno dei settori che sta crescendo più velocemente a livello internazionale. Dal 2015 al 2017, l’economia del wellness è cresciuta del 6,4% all’anno, quasi il doppio rispetto alla crescita economica globale (+3,6%). I consumi totali in questo settore a livello globale superano la metà della spesa totale in salute e rappresentano il 5,3% dell’economia mondiale. Ecco nello specifico i dati relativi ai principali comparti.

Turismo del benessere

Mondo: Il mercato mondiale del turismo del benessere che vale 552 miliardi di Euro è cresciuto del 6,5% nel triennio 2015-2017, un dato più che doppio rispetto alla crescita del mercato del turismo in generale nello stesso periodo che si è attestata al +3,2%. Nel 2017 sono stati effettuati 830 milioni di viaggi wellness, 139 milioni in più rispetto al 2015 – oggi il turismo wellness rappresenta il 17% dell’intero mercato del turismo.

Europa: Si classifica al primo posto al mondo per numero di viaggi effettuati ogni anno: 292 milioni di viaggi nel 2017, in crescita rispetto ai 250 milioni del 2015 con un tasso medio di crescita del 8,1% all’anno. In termini di fatturato l’Europa si classifica al secondo posto con 182 miliardi di Euro totalizzati nel 2017, superata solo dal Nord America con 209 miliardi di Euro.

Italia: Si classifica al decimo posto come mercato per il turismo del benessere con un fatturato totale di 11,6 miliardi di Euro, in crescita rispetto agli 11 miliardi del 2015. L’Italia si classifica inoltre al 12° posto per crescita del numero di viaggi che nel 2017 si sono attestati a 13,1 milioni. Il comparto impiega circa 150mila persone.

Settore spa

Mondo: Il mercato mondiale delle spa è cresciuto dagli 85,2 miliardi di Euro del 2015 ai 102,7 miliardi nel 2017, un ritmo di crescita molto più alto di quello registrato nel triennio 2013-2015. Il numero di spa è cresciuto dalle 121.595 del 2015 ad oltre 149.000 nel 2017.

Europa: Rappresenta il primo mercato al mondo in termini di fatturato con un valore di 28,8 miliardi di euro, cresciuto del 10,1% rispetto al 2015. Circa una spa sul tre a livello mondiale si trova in Europa e circa 1 euro su 3 speso in servizi spa viene speso in Europa. Il settore impiega oltre 800mila persone.

Italia: Sesto mercato al mondo nel settore con un fatturato di 2,8 miliardi di Euro nel 2017, in crescita del 32% rispetto ai 2,1 miliardi del 2015. In Italia si contano quasi 4000 spa, in forte crescita rispetto alle circa 3000 del 2015, che impiegano 83 mila persone.

Settore Termale

Mondo: Il settore delle terme, in termini di fatturato, è cresciuto a livello globale dai 44 miliari di Euro del 2015 ai 48,6 miliardi registrati nel 2017, mentre il termini di strutture è cresciuto da 27.507 centri termali a 34.057. Il settore è fortemente concentrato in Europa e nell’area dell’Asia e del Pacifico, che assieme totalizzano il 95% del fatturato mondiale del comparto.

Europa: L’Europa, in cui le terme sono state per secoli al centro della cultura del benessere, rappresenta il secondo mercato mondiale del settore con quasi 6000 strutture che producono un fatturato totale di 18,7 miliardi di Euro, in crescita annua del 4,9% rispetto ai 17 miliardi del 2015. Il settore europeo impiega in totale oltre 438mila persone.

Italia: L’Italia si posiziona al quinto posto mondiale nel mercato delle terme superata solo da Cina, Giappone, Germania e Russia. Il mercato italiano vale 1,5 miliardi di Euro all’anno e conta 768 strutture termali.

Corporate Wellness

Mondo: Il settore vale 41 miliari di euro a livello mondiale, ma il dato è ancora estremamente basso rispetto al massiccio impatto economico che il settore potrebbe avere in termini di maggiore produttività. Si stima infatti che la perdita di produttività legata a malattie e demotivazione sul lavoro si pari al 10-15% dell’economia mondiale. Oggi solo il 9,8% dei lavoratori a livello mondiale sono interessati, in qualche forma, da programmi di benessere aziendale.

Europa: L’Europa è il secondo mercato al mondo nel settore, con un fatturato totale di 14,7 miliardi di Euro, superato solo dal Nord America con un fatturato di 17,6 miliardi di dollari. Si classifica però al primo posto in termini di tassi di crescita del settore. Oggi, circa il 25% dei lavoratori europei (101 milioni) hanno accesso a qualche servizio o programma per il benessere sul posto di lavoro.

Italia: L’Italia si posiziona al settimo posto a livello mondiale per fatturato nel settore corporate wellness che vale in totale 1,4 miliardi di Euro all’anno.


Fonti:
TMR Research
GWI – Global Wellness Tourism Economy Report
International Journal of Hospitality Management

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