Passeggiando per il centro di Foiano, paese al confine tra la Valdichiana aretina e quella senese, dirigendoci in via Ricasoli al civico 29, se alziamo lo sguardo alla nostra sinistra è possibile vedere l’insegna, in un bello stile retrò, del Teatro Garibaldi di Foiano della Chiana. Questo teatro, che oggi giorno è sempre meno utilizzato, ha vissuto anni d’oro, essendo un punto di ritrovo e aggregazione per i giovani foianesi e non solo.

Partendo dagli albori, il Teatro Garibaldi vide la luce alla fine del XVIII secolo. La sua costruzione fu voluta dall’Accademia dei Filarmonici al fine di impreziosire quello che all’epoca era il borgo di Foiano della Chiana. Inizialmente nominato “Teatro dell’Accademia dei Filarmonici” cambia nome nel corso dell’800 in “Teatro Garibaldi”, in onore dell’eroe dei due mondi (che passò proprio nella cittadina).

La costruzione del teatro fu affidata a Leonardo Massimigliano De Vegni, architetto famoso per opere come la Porta a Sole di Chianciano terme o Palazzo Albergotti di Arezzo. L’opera riuscì ad essere completata prima della morte del suo padrino, infatti l’architetto De Vegni si spense nel 1801, riuscendo a godere del Teatro Garibaldi, ormai ultimato già dal 1784. L’edificio ha una pianta a ferro di cavallo con tre ordini di palchetti. Inizialmente costruito in legno, internamente è stato, nel corso degli anni, ristrutturato e modificato per renderlo più accessibile al pubblico e per poter dare maggiore sicurezza alla struttura.

Nel corso del ‘800 e del ‘900 il teatro fece da palcoscenico per rappresentazioni e iniziative, fungendo da divertissement e struttura di accoglienza per la popolazione che viveva la propria vita tra guerre, battaglie e carestie. È negli anni ’70 del secolo scorso che vediamo una trasformazione importante della struttura e della sua funzione: quello che era stato luogo di rappresentazioni classiche, grazie al comune di Foiano e ai foianesi, trascinato dal vento di cambiamento di quel periodo, diventò una discoteca. Il Teatro Garibaldi cambiò così i propri connotati e iniziò ad attirare un pubblico diverso, un pubblico più giovane, creando così un distacco tra quello che accadeva all’interno e all’esterno di esso. I ragazzi potevano trovare un’isola di serenità e divertimento grazie alle canzoni di Rino Gaetano e Umberto Tozzi che risuonavano al suo interno, mentre fuori preoccupava sempre di più il paese la situazione politica e sociale degli anni di piombo.

Passato questo suo “momento d’oro”, il teatro ha continuato ad essere presente nelle tradizioni e negli appuntamenti annuali dei cittadini di Foiano, ma con un lento e inesorabile declino. Negli anni ’90 fino ai primi anni 2000, genitori e bambini vi si riunivano per partecipare alla festa del martedì di carnevale. A chi conosce Foiano non sfuggirà l’importanza della festa per questo paese. Proprio il Teatro Garibaldi è stato attore principale del giorno più importante del periodo Carnevalesco: i bambini che uscivano da scuola si riunivano il pomeriggio, cambiati e truccati di tutto punto, come la festività richiede, presso il teatro. Tra musica, balli di gruppo e divertimenti riuscivano a rianimare il Garibaldi che lentamente si stava spegnendo.

Successivamente poco è stato organizzato all’interno del piccolo teatro foianese, fino a far sì che restasse solamente una porta chiusa per tutti gli abitanti di Foiano che, passandoci davanti, gli tirano un’occhiata pensando a cosa abbia rappresentato. Una speranza però resta viva: il Comune di Foiano della Chiana ha già avviato dei lavori di ristrutturazione e rinnovamento, per poter rendere il teatro nuovamente fruibile al pubblico. Ci auguriamo vivamente che questo accada e che possa tornare a rappresentare qualcosa di importante nelle vite e nello svago dei cittadini foianesi e non solo.

Articolo a cura di Riccardo Micheli.
Fonti: “Restauro e riqualificazione funzionale del Teatro Giuseppe Garibaldi a Foiano della Chiana – Secondo stralcio, 19 febbraio 2021. Architetto Paolo Giliarini”

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