La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: foiano della chiana

Speciale elezioni: i risultati di comunali ed europee per la Valdichiana

Lo scrutinio dei seggi avvenuto nel pomeriggio di lunedì 27 maggio ha restituito il risultato delle elezioni amministrative che si sono svolte in tanti comuni della Valdichiana senese e aretina….

Lo scrutinio dei seggi avvenuto nel pomeriggio di lunedì 27 maggio ha restituito il risultato delle elezioni amministrative che si sono svolte in tanti comuni della Valdichiana senese e aretina. In concomitanza con il rinnovo del parlamento europeo, infatti, anche undici municipi sono stati coinvolti nel voto per l’avvicendamento delle amministrazioni in carico dal 2014.

Per comune, di seguito vengono esposti i dati delle elezioni amministrative, riferiti ad ogni lista e candidato e quelli delle europee, in termini di percentuali di consenso.

Castiglion Fiorentino

Voti
5373 Mario Agnelli – Libera Castiglioni
1084 Rossano Gallorini – Città al centro
709 Luca Casagni – Castiglioni nel cuore
331 Giuseppe Mazzoli – Partito Comunista dei Lavoratori
Elettori 10.641
Votanti 7.748 (72,81%)
Schede nulle 134
Schede bianche 117
La lista Libera Castiglioni ha ottenuto il 71,67% dei voti, consentendo a Mario Agnelli di divenire sindaco anche per i prossimi cinque anni; Città al centro, lista civica presentata da Rossano Gallorini, ha ottenuto il 14,46% dei voti; Castiglioni nel cuore, capeggiata da Luca Casagni e sostenuta dal Centrosinistra il 9,46%; la lista del Partito Comunista dei Lavoratori, con Giuseppe Mazzoli, ha incassato il 4,42%.

Elezioni europee

Lega: 41,68%; PD: 22,47%; Movimento 5 Stelle: 10,99%; Forza Italia: 9,67%; Fratelli d’Italia: 6,39%; +Europa: 1,85%; Europa Verde: 1,65%; Partito Comunista: 1,39%; La Sinistra: 1,10%; Casapound: 1,05%; Partito animalista: 0,73%; Popolo della famiglia: 0,41%; Forza Nuova: 0,23%; Popolari per l’Italia: 0,20%; Partito Pirata: 0,18%.

 

Cetona

Elezioni comunali

Voti
807 Roberto Cottini – Centrosinistra Progetto Comune
668 Antonello Niccolucci – Cetona Piazze un sogno necessario
Elettori 2.138
Votanti 1.539 (71,98%)
Schede nulle 40
Schede bianche 24
Roberto Cottini, a capo della lista Centrosinistra Progetto Comune si è imposto con il 54,71% dei voti sulla lista di Antonello Niccolucci, Cetona Piazze un sogno necessario (45,29%).

Elezioni europee

PD: 39,17%; Lega: 33,09%; Movimento 5 Stelle: 8,25%; Fratelli d’Italia: 4,67%; Forza Italia: 4,19%; Partito Comunista: 3,52%; La Sinistra: 2,10%; +Europa: 1,89%; Europa Verde: 1,49%; Partito animalista: 0,47%; Casapound: 0,41%; Popolo della famiglia: 0,34%; Partito Pirata: 0,27%; Popolari per l’Italia: 0,07%; Forza Nuova: 0,07%.

 

Chianciano Terme

Elezioni comunali

Voti
2174 Andrea Marchetti – Punto e a capo
1230 Paolo Piccinelli – Insieme per Chianciano
166 Nicola Bettollini – Partito Comunista
Elettori 5.497
Votanti 3.763 (68,46%)
Schede nulle 104
Schede bianche 88
Riconfermato per il secondo mandato Andrea Marchetti, esponente della lista Punto e a capo, che con il 60,90% ha conquistato la maggioranza dei voti rispetto alle liste Insieme per Chianciano Terme di Paolo Piccinelli (34,45%) e a quella del Partito Comunista di Nicola Bettollini (4,65%).

Elezioni europee

PD: 33,31%; Lega: 28,64%; Movimento 5 Stelle: 14,36%; Fratelli d’Italia: 6,33%; Forza Italia: 5,94%; Europa Verde: 2,75%; Partito Comunista: 2,42%; +Europa: 2,42%; La Sinistra: 1,69%; Partito animalista: 1,08%; Partito Pirata: 0,42%; Casapound: 0,39%; Forza Nuova: 0,11%; Popolo della famiglia: 0,39%; Popolari per l’Italia: 0,11%.

 

Cortona

Elezioni comunali

Voti (1° turno)
5741 Andrea Bernardini – Cortona per Bernardini, Uniti per Cortona, Cortona Civica
5348 Luciano Meoni –  Fratelli d’Italia, Alleanza per Cortona, Futuro per Cortona, Forza Italia e Lega
918 Luca Donzelli Movimento 5 Stelle
375 Mauro Turenci Cortona Patria Nostra
Elettori 18.055
Votanti 12.884 (71,36%)
Schede nulle 319
Schede bianche 183
L’appuntamento per conoscere la prossima amministrazione è rimandato al 9 giugno, quando si svolgerà il secondo turno delle votazioni. I candidati ammessi al ballottaggio sono Andrea Bernardini che, sostenuto dalle liste di Centro Sinistra, ha totalizzato il 46,37% e Luciano Meoni, appoggiato dalle liste di Centro Destra, con cui ha raggiunto il 43,19%. Luca Donzelli del Movimento 5 Stelle ha conquistato il 7,41% e, infine, la lista di Mauro Turenci Cortona Patria Nostra il 3,03%.

Voti (2° turno – ballottaggio)
6024 Luciano Meoni – 51,70 %
5627 Andrea Bernardini – 48,30%
Elettori 18.055
Votanti 11.854 (65,65%)
Schede nulle 134
Schede bianche 68
Prima storica vittoria del centrodestra con il ballottaggio di domenica 9 giugno, con Luciano Meoni che ribalta lo svantaggio del primo turno e diventa Sindaco del Comune di Cortona.

Elezioni europee

Lega: 37,84%; PD: 31,02%; Movimento 5 Stelle: 9,57%; Forza Italia: 7,16%; Fratelli d’Italia: 6,52%; +Europa: 1,92%; Partito Comunista: 1,47%; La Sinistra: 1,36%; Europa Verde: 1,30%; Partito animalista: 0,62%; Casapound: 0,51%; Popolo della famiglia: 0,26%; Popolari d’Italia: 0,19%; Partito Pirata: 0,18%; Forza Nuova: 0,09%.

 

Foiano della Chiana

Elezioni comunali

Voti
2591 Francesco Sonnati – Foiano Insieme
1260 Gianluca Mencucci – Foiano Ora
735 Serena Ricci – Movimento 5 Stelle
Elettori 7.293
Votanti 4.797 (65,78%)
Schede nulle 97
Schede bianche 114
Sarà alla guida del comune anche per i prossimi cinque anni Francesco Sonnati, che a capo della lista civica sostenuta dal Centro Sinistra, Foiano Insieme ha superato con il 56,70% dei voti la lista Foiano Ora di Gianluca Mencucci, al 27,47% e quella del Movimento 5 Stelle, presentata da Serena Ricci (16,03%).

Elezioni europee

Lega: 35,73%; PD: 30,02%; Movimento 5 Stelle: 13,51%; Forza Italia: 7,30%; Fratelli d’Italia: 5,29%; +Europa: 1,75%; Europa Verde: 1,57%; Partito Comunista: 1,49%; La Sinistra: 1,18%; Partito animalista: 0,66%; Casapound: 0,44%; Forza Nuova: 0,33%; Partito Pirata: 0,28%; Popolo della famiglia: 0,28%; Popolari per l’Italia: 0,15%.


Lucignano

Elezioni comunali

Voti
1396 Roberta Casini – Patto per Lucignano
479 Marcello Cartocci – Insieme per Lucignano
Elettori 3.036
Votanti 2.119 (69,80%)
Schede nulle 136
Schede bianche 108
Proseguirà con il secondo mandato Roberta Casini, giunta al voto con la lista Patto per Lucignano che ha incassato il 74,45%, contro il 25,55% raggiunto dalla lista Insieme per Lucignano di Marcello Cartocci.

Elezioni europee

Lega: 39,68%; PD: 28,64%; Movimento 5 Stelle: 11,29%; Forza Italia: 6,38%; Fratelli d’Italia: 5,36%; Europa Verde: 2,2%; +Europa: 1,77%; La Sinistra: 1,57%; Partito Comunista: 1,21%; Partito animalista: 0,56%; Casapound: 0,40%; Popolo della famiglia: 0,40%; Partito Pirata: 0,30%; Forza Nuova: 0,30%; Popolari per l’Italia: 0,10%.

 

Marciano della Chiana

Elezioni Comunali

Voti
983 Maria De Palma – Insieme per il bene comune
933 Massimo Salvadori – Si cambia!
Elettori 2.743
Votanti 2.011 (73,31%)
Schede nulle 58
Schede bianche 37
Il duello tra le liste civiche Si cambia! Di Massimo Salvadori e Insieme per il bene comune, di Maria De Palma, se l’è aggiudicato quest’ultima, riportando il 51,30% dei voti totali e divenendo prima per un ulteriore mandato.

Elezioni europee

Lega: 40,97%; PD: 24,97%; Movimento 5 Stelle: 12,82%; Forza Italia: 7,89%; Fratelli d’Italia: 6,18%; +Europa: 1,56%; Partito Comunista: 1,51%; Europa Verde: 1,19%; La Sinistra: 1,14%; Casapound: 0,47%; Partito Pirata: 0,36%; Partito animalista: 0,36%; Forza Italia: 0,26%; Popolo della famiglia: 0,26%; Popolari per l’Italia: 0,05%.


Montepulciano

Elezioni comunali

Voti
4.093 Michele Angiolini – Centrosinistra per Montepulciano
1.970 Gianfranco Maccarone – Centrodestra per Montepulciano
855 Mauro Bianchi – Movimento 5 Stelle
366 Alberto Biagi –  Partito Comunista
Elettori 11.179
Votanti 7.574 (67,75%)
Schede nulle 124
Schede bianche 165
Michele Angiolini, a guida della lista di Centrosinistra per Montepulciano è il nuovo sindaco, avendo ottenuto il 56,19% dei voti, contro il 27,05% di Gianfranco Maccarone, esponente della coalizione di Centrodestra; l’11,74% di Mauro Bianchi del Movimento 5 Stelle; il 5,02% di Alberto Biagi con il Partito Comunista.

Elezioni europee

PD: 34,89%; Lega: 29,46%; Movimento 5 Stelle: 13,66%; Forza Italia: 5,58%; Fratelli d’Italia: 4,73%; Partito Comunista: 2,81%; +Europa: 2,71%; La Sinistra: 2,25%; Europa Verde: 2,09%; Partito animalista: 0,60%; Casapound: 0,36%; Popolo della famiglia: 0,31%; Partito Pirata: 0,27%; Popolari per l’Italia: 0,22%; Forza Nuova 0,05%.

 

San Casciano dei Bagni

Elezioni comunali

Voti
787 Agnese Carletti – Scelgo San Casciano
156 Carlo Trioli – Acqua e Terra
Elettori 1.302
Votanti 1.014 (77,88%)
Schede nulle 39
Schede bianche 32
Agnese Carletti, con la lista Scelgo San Casciano per il Centrosinistra, è stata confermata a guida dell’amministrazione, vincendo con l’83,46% dei voti su Carlo Trioli e la sua lista sostenuta da Lega e Fratelli d’Italia Acqua e Terra.

Elezioni europee

PD: 39,53%; Lega: 31,27%; Movimento 5 Stelle: 9,08%; Forza Italia: 6,19%; Fratelli d’Italia: 4,33%; Partito Comunista: 3,72%; La Sinistra: 2,17%; +Europa: 1,24%; Europa Verde: 1,03%; Partito animalista: 0,93%; Casapound: 0,21%; Popolari per l’Italia: 0,21%; Partito Pirata: 0,10%.

 

Sinalunga

Elezioni comunali

Voti
3244 Edo Zacchei – Centrosinistra per Sinalunga
2050 Marcella Biribò – Sinalunga si rinnova
775 Angelina Rappuoli – Angelina per Sinalunga
Elettori 10.053
Votanti 6.634 (65,99%)
Schede nulle 312
Schede bianche 253
Con il 53,45% dei voti, Edo Zacchei della lista Centrosinistra per Sinalunga, è stato eletto sindaco anteponendosi a Marcella Biribò, che con la lista Sinalunga si rinnova ha ottenuto il 33,78%, e ad Angelina Rappuoli, a capo di Angelina per Sinalunga (12,77%).

Elezioni europee

PD: 33,55%; Lega: 33,39%; Movimento 5 Stelle: 11,87%; Forza Italia: 15,71%; Fratelli d’Italia: 5,38%; +Europa: 2,37%; Partito Comunista: 2,15%; Europa Verde: 2,13%; La Sinistra: 1,33%; Partito animalista: 0,58%; Popolo della famiglia: 0,47%; Casapound: 0,46%; Popolari per l’Italia: 0,24%; Partito Pirata: 0,22%; Forza Nuova: 0,14%.

 

Torrita di Siena

Elezioni comunali

Voti
2288 Giacomo Grazi – Centrosinistra per Torrita di Siena
1323 Michela Contemori – Torrita bene comune
453 Lorenzo Vestri – Vestri sindaco
Elettori 5.832
Votanti 4.251 (72,89%)
Schede nulle 104
Schede bianche 75
Si è riaffermato per il secondo mandato Giacomo Grazi, esponente della coalizione di Centrosinistra, che con il 56,30% dei voti si è imposto sul 32,55% ottenuto da Michela Contemori della lista civica Torrita Bene Comune e sull’11,15% di Lorenzo Vestri per la Lega.

Elezioni europee

PD: 40,38%; Lega: 27,70%; Movimento 5 Stelle: 12,80%; Forza Italia: 4,99%; Fratelli d’Italia: 3,83%; +Europa: 3,43%; La Sinistra: 1,85%; Partito Comunista: 1,73%; Europa Verde: 1,36%; Partito animalista: 0,69%; Casapound: 0,37%; Popolo della famiglia: 0,32%; Forza Nuova: 0,25%; Partito Pirata: 0,22%; Popolari per l’Italia: 0,07%.

[Fonte dati: Ministero dell’Interno]

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“La bambina si chiamerà Italia!” – Quando Garibaldi passò da Foiano

Indagando sul passato di Foiano della Chiana, la cosa che più colpisce uno storico avventuroso è la tempra del suo popolo: geloso custode di antichissime e nobili tradizioni libertarie, strenuamente…

Indagando sul passato di Foiano della Chiana, la cosa che più colpisce uno storico avventuroso è la tempra del suo popolo: geloso custode di antichissime e nobili tradizioni libertarie, strenuamente difese in ogni epoca. Questi ideali di libertà e rivolta hanno lasciato ricordi legati anche a grandi personaggi della storia.

A confermare questa indole ribelle delle genti foianesi si possono rievocare a dimostrazione molti eventi di indiscutibile rilevanza storica, sia a livello locale, che a quello più ampio del contesto italiano ed europeo. Procedendo a ritroso negli anni e nei secoli ecco che si ricorda il ruolo attivo di molti giovani nella Resistenza antifascista; il coraggio di coloro che, tra i primi in Italia, si opposero alla violenza fascista con i famosi Fatti di Renzino; la nascente consapevolezza del movimento operaio e mezzadrile di inizio Novecento che, trasformata in coscienza di classe, combatté per il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita, ottenendo grandi successi come la modifica del patto colonico e il diritto di sciopero all’interno della fabbrica di tabacchi; la tradizione giacobina di Foiano, con la sua impermeabilità al movimento del Viva Maria e la profonda fede nella Rivoluzione francese scandita dal motto libertà, fraternità, uguaglianza; e, infine, l’interesse del famosissimo Machiavelli, che ebbe a scrivere il suo “Del modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati” scritto nel lontano 1503, dopo che i nostri antenati si opposero al dominio fiorentino.

Ma la storia di Foiano si lega anche con quella di un altro famosissimo personaggio storico, conosciuto come l’Eroe dei due mondi, ammirato e stimato in ogni continente: Giuseppe Garibaldi (1807 – 1882). La sua figura è da sempre associata alla spedizione dei Mille e all’Unità d’Italia del 1861, avvenimenti che si collocano in un contesto spazio-temporale molto più ampio della sola missione delle Giubbe rosse. La genesi di questo processo va ricercata nella Rivoluzione francese (1789 – 1799) e nei conseguenti avvenimenti sociopolitici che interessarono il Vecchio Continente.

I movimenti e le ribellioni nazionali che scossero l’intera Europa per tutto l’Ottocento, cominciarono a germinare negli anni successivi alla caduta di Napoleone, come contropartita alla bigotta e repressiva restaurazione dei principi. Verso la metà del XIX secolo una serie di conflitti sociali, economici, istituzionali e politici generatisi durante la restaurazione e usciti allo scoperto durante gli anni Trenta, portarono alla ribalta idee di libertà politica e civile, maturate negli ambienti intellettuali illuminati, espressioni anche della volontà popolare. Queste ideali si mescolarono a quelle di unità nazionale: esigenza che stava infuocando sempre più gli animi dei popoli che si volevano riconoscere liberi e fraterni sotto una comune tradizione e cultura. Erano gli anni dei Moti del 1848.

Fu un anno decisivo anche per l’Italia, dove scoppiarono rivolte sulla scia di quelle europee. Poco dopo quasi tutti i piccoli Stati (tranne il regno Lombardo-veneto e i ducati di Parma e Modena) avevano ottenuto un regime costituzionale. Negli stessi mesi i patrioti italiani intensificarono la loro lotta contro l’Austria usurpatrice e invasore, dando il via alla prima guerra di indipendenza italiana.

A Roma un moto insurrezionale mise in fuga il papa e dette vita alla Repubblica Romana (febbraio 1849), il cui governo provvisorio venne affidato ad un triumvirato formato da Mazzini, Armellini e Saffi; anche in Toscana venne cacciato il Granduca e creato un governo provvisorio. Questa situazione generale, però, si infranse pochi mesi dopo, quando la restaurazione ristabilì l’ordine con gli eserciti regi. A Roma il papa aveva chiesto alle potenze cattoliche di essere aiutato a ripristinare il potere temporale. Alla richiesta risposero la Spagna, l’Austria, il Regno delle Due Sicilie e la Francia repubblicana, il cui presidente, Luigi Napoleone, cercava l’appoggio dei cattolici per legittimare il suo potere. Dunque, nonostante la strenua difesa da parte di un gruppo di volontari capeggiati da Giuseppe Garibaldi, nel luglio 1849 la Repubblica Romana si arrese e i francesi. Solo Venezia, ora ultimo baluardo di speranza per i riformatori italiani, sembrava resistere all’assedio di Napoleone.

Così, il richiamo della libertà e della giustizia spinse Le lion de la liberté (come veniva chiamato Garibaldi in Francia) a intraprendere il pericolosissimo cammino da Roma, dove era appena stato sopraffatto dall’enorme forza francese, verso la Serenissima. Fu proprio per spostare le sue truppe lungo questo itinerario che Garibaldi attraversò la Valdichiana.

Dopo aver radunato i suoi fedeli in Piazza San Pietro, il Generale della Repubblica romana si incamminò al grido “Chi ama l’Italia mi segua!”. Numerose furono poi le tappe in Toscana: dopo l’ingresso a Palazzone risalì la Chiana passando per Cetona, Chianciano, Montepulciano, Foiano, Castiglion Fiorentino e Arezzo.

La sosta a Foiano il 21 luglio 1849, motivata anche dal maltempo oltre che dalla necessità di decidere la strada in base ai rapporti delle pattuglie di cavalleria, lasciò un lieto ricordo alla popolazione. Fatti accampare gli uomini, prese alloggio presso la casa di Pietro Pagliuccola, guardiano addetto ai regi possessi, a ridosso della Porta Cortonese. Nella notte la moglie del padrone di casa diede alla luce una bambina e, nell’entusiasmo generato dalla nascita, venne chiesto al Generale quale nome le si dovesse dare. Garibaldi la chiamò Italia!

La mattina seguente il Comune di Foiano sussidiò di denaro la spedizione garibaldina per il sostentamento dei suoi combattenti volontari, e fra applausi e incitamenti il Generale si allontanò dal piccolo paesino. Dopo quasi tre settimane di marce forzate, la colonna si era ridotta a circa 2000 uomini, causa le molte diserzioni, in fondo del tutto normali in un esercito composto da volontari, così lontani dalla base di partenza, in territorio ostile e braccati da ben 5 eserciti (tra i quali quello austriaco e quello francese).

A San Marino, sfuggito con abilità alla manovra a tenaglia degli austriaci volta a chiudergli la strada verso l’Adriatico, il 31 luglio sciolse la legione e, rifiutata la resa, “con un pugno di compagni” giunse a Cesenatico, dove, con un colpo di mano, s’imbarcò per Venezia. Ma gli eventi giocarono un bruttissimo colpo al Generale barbuto. Intercettati da una squadra navale austriaca, vide prima morire sua moglie e poi fu costretto a consegnarsi alle forze imperiali.

Ma i destini di Foiano e Garibaldi s’incrociarono ancora un’ultima volta. Dopo anni di esilio e dopo aver riunito l’Italia, l’Eroe dei due mondi progettò la conquista di Roma per annetterla al Regno. Durante gli spostamenti logistici dell’esercito in direzione della Città eterna, il Generale attraversò di nuovo la Toscana. Non appena i foianesi seppero del campo militare montato a Rapolano, inviarono una delegazione di cittadini per invitarlo in paese e notificargli la sua nomina a Presidente onorario della locale Società Operaia. Grato dell’affetto che il paese di Foiano gli riservava rispose con una lettera prima di tornare a far visita alla piccola Foiano.

«Poggio di S. Cecilia, 14 agosto 1867

Miei cari amici

accetto con gratitudine l’onorevole titolo di vostro presidente onorario. Circa a vedere la cara città di Foiano, che sì gentilmente mi hai dette ospitalità or sono 18 anni, i latori di questa vi recheranno la mia risposta.

Io sono per la vita il vostro

Giuseppe Garibaldi»

La targa commemorativa a Foiano della Chiana: “L’illustre generale Giuseppe Garibaldi reduce da Roma col nemico alle spalle nel dì 21 luglio 1849 qui soggiornò; al popolo foianese che vivamente l’acclamava rivolse parole di conforto; all’Italia predisse un migliore avvenire”


Bibliografia

Luigi Armandi, Nel nome di Garibaldi. Storia del risorgimento nell’aretino, Regione Toscana, Letizia editore, 2007

Francesco Asso, Itinerari garibaldini in Toscana e dintorni 1848-1867, Regione Toscana, 2011

Wikipedia, “Marcia di Garibaldi dopo la caduta di Romahttps://it.wikipedia.org/wiki/Marcia_di_Garibaldi_dopo_la_caduta_di_Roma

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La storia dei trattori arancioni, protagonisti dell’agricoltura in Valdichiana

In concomitanza con la festa dei lavoratori del 1° Maggio, a Foiano della Chiana si è svolto il primo raduno dei trattori d’epoca OM/FIAT, conosciuti da tutti come l’esercito dei…

In concomitanza con la festa dei lavoratori del 1° Maggio, a Foiano della Chiana si è svolto il primo raduno dei trattori d’epoca OM/FIAT, conosciuti da tutti come l’esercito dei trattori arancioni. Durante l’evento organizzato dal Club Amici della Zucca, i mezzi simbolo dell’agricoltura del dopoguerra italiano hanno sfilato per le vie del borgo foianese raccontando la loro storia.  Tra i protagonisti della sfilata i modelli di punta come il Fiat 211, il 411 e l’OM 513, fino ai modelli più recenti come quelli dell’edizione “Nastro d’oro” di cui facevano parte il 450, il 550 e il 650 e “Le gomme alte” o l’OM 850, il Fiat 1000 e il 1300.

La storia dei trattori arancioni inizia nel 1958, periodo in cui comincia a vacillare il sistema mezzadrile del nostro territorio lasciando il posto alla coltivazione diretta dei terreni. All’inizio il trattore, una macchina di piccole dimensioni, affiancava il lavoro delle vacche e dei buoi e solo dopo il 1964, con l’inizio della chiusura delle stalle, le potenze di queste macchine sono cresciute e sono diventate più adatte a svolgere lavori più impegnativi.  Il trattore di media potenza veniva affiancato da una macchina di piccole dimensioni che si sostitutiva al lavoro a trazione animale per i trasporti di cereali, fieno, legna, mais e girasole.

Durante l’evento foianese, ho incontrato Pietro Rampi, coltivatore della Valdichiana ma anche esperto conoscitore di questi mezzi, che mi ha raccontato come è avvenuto il passaggio dalla mezzadria alla coltivazione diretta dei terreni.

I trattori arancioni hanno fatto la storia della nostra Valdichiana. Questi mezzi sono stati comprati dai nostri agricoltori alla fine degli anni ’50 e all’inizio anni ’60. Prima il terreno veniva lavorato dai contadini delle famiglie mezzadrili e da piccoli coltivatori diretti: le vacche e i buoi castrati venivano usati per lavorare la terra, ma questo non bastava più, c’era bisogno di aumentare la produzione per stare dietro al boom economico del dopoguerra italiano. A questo punto, quindi, vennero introdotte delle macchine particolari, piccolissime come la 211, e successivamente la 250, la cui trazione corrispondeva a quella di un paio di buoi” – mi spiega Pietro.

Gli inizi degli anni ’60 sono anni in cui la nostra agricoltura e tutto il territorio si trova in pieno fermento, cadono gli antichi sistemi economici per lasciare il posto a nuovi assetti. Oltre quindici anni di grandi cambiamenti nei quali l’agricoltura cambia faccia e le macchine sempre più performanti nella tecnologia seguono questa evoluzione.

“Dal 1957-58 fino al 1965-66 la lavorazione dei terreni era ancora mista: per metà venivano lavorati con il trattore e per l’altra metà ancora con le vacche o con i buoi. Questi sono gli anni in cui la Fiat si stava evolvendo, le macchine cingolate venivano usate nelle grandi aziende, che finito il lavoro, andavano ad aiutare i contadini mezzadri. In questo frangente si va a inserire una storia particolare, quella di Edro Gabellieri, agricoltore maremmano che vide nella Valdichiana un territorio interessante per la coltivazione della barbabietola da zucchero. Edro, a metà degli anni 60, comprò 1500 ettari di terreno nella campagna di Montepulciano, e per coltivare questo tipo di pianta aveva bisogno di macchine che facessero vari tipi di lavori e che rimpiazzasse del tutto il lavoro degli animali, e quindi comprò circa 40 trattori tra modelli 615 e 715. Sul cofano di questi trattori venne posto un numero per renderli riconoscibili e per celebrare questo grande investimento che per l’economia del territorio rappresentava una boccata di ossigeno”

L’ agricoltura della Valdichiana è stata meccanizzata velocemente e ad alto livello. La coltura della barbabietola da zucchero ha rappresentato un traino per l’economia locale. Insieme alla barbabietola, un’altra coltura che, attraverso la meccanizzazione, ha determinato lo sviluppo economico della Valdichiana è stato il tabacco. Nel 1964 la massima potenza su trattori gommati era di 80 cv, ma gli anni di svolta sono stati il 1966-67: in questo periodo infatti nasce la serie ‘nastro d’oro’ un successo di tecnologia, prestazioni, consumi e affidabilità che, oltre a consacrare la Fiat livello europeo, ha migliorato di gran lunga l’attività agricola dei nostri contadini. Un ulteriore cambiamento è arrivato poi nel 1968, quando arrivano nascono i modelli: 250, 450, 550, mentre con marchio OM arrivarono 650 e 850. Successivamente arrivarono anche 1000 e 1300: con questi modelli la Fiat si rivolgeva al mercato europeo e dopo quasi dieci anni diventò leader in Europa con i modelli della SERIE 80. In concomitanza a ciò, le vacche chianine e i buoi non venivano più impiegati nelle aziende come animali da tiro, bensì venivano usati per la riproduzione e la commercializzazione della carne.

“Negli anni della serie ‘nastro d’oro’, le aziende cominciavano ad avere bisogno di più di una macchina, in quanto una più pesante, sia di cilindrata e che di potenza, serviva per lavorare il terreno mentre una più leggera per fare altri tipi di colture. Alla fine degli anni 90 e con la serie 50 arrivano le potenze più grosse. Il dopoguerra italiano è stato un periodo difficile per tutti. C’era un Paese da ricostruire, un sistema economico da riprogettare, ma la voglia di fare non mancava affatto, come la fantasia dei nostri contadini. Non tutti potevano permettersi di acquistare uno dei trattori descritti fino ad ora e quindi c’è stato chi si arrangiava mettendo insieme varie parti di mezzi agricoli diversi”mi racconta Pietro che mi saluta con un aneddoto molto bello della vita di campagna del dopoguerra chianino: “Quando ero piccolo mi hanno raccontato di un agricoltore che ha montato le ruote di una mietitrebbia su di un trattore, ha attaccato il rimorchio ed è andato a lavorare il campo. Queste ruote però si sono pienate d’acqua e quando il contadino in questione è arrivato a metà campo, il trattore si è impennato e la lavorazione del campo non è stata davvero proficua”.

Il raduno dei trattori arancioni di Foiano della Chiana, oltre a celebrare uno dei mezzi simbolo dell’agricoltura, è stato un bel momento per conoscere e tramandare racconti e aneddoti storici del nostro territorio negli anni del dopoguerra.

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Elezioni amministrative 2019 in Valdichiana: verso il voto

Amministrative 2019 – Quando e Dove si vota Nella tornata elettorale di domenica 26 maggio si deciderà l’assetto politico e istituzionale che 11 comuni della Valdichiana senese e aretina avranno…

Amministrative 2019 – Quando e Dove si vota

Nella tornata elettorale di domenica 26 maggio si deciderà l’assetto politico e istituzionale che 11 comuni della Valdichiana senese e aretina avranno per i prossimi cinque anni. Le elezioni amministrative interesseranno Castiglion Fiorentino, Cetona, Chianciano Terme, Cortona, Foiano della Chiana, Lucignano, Marciano della Chiana, Montepulciano, San Casciano dei Bagni, Sinalunga e Torrita di Siena. Si svolgeranno contestualmente alle Elezioni Europee, per cui negli stessi seggi sarà possibile votare entrambe le schede.

Amministrative 2019 – Come si vota

Ci si potrà recare alle urne dalle 7 alle 23, muniti di documento d’identità in corso di validità e tessera elettorale. Nel caso in cui quest’ultima risultasse smarrita, o senza più spazio per il timbro, è necessario richiederne una nuova presso all’ufficio elettorale del comune di residenza.

Ciascun elettore ha diritto di votare per un candidato alla carica di sindaco, apponendo un segno sul simbolo della relativa lista, ed esprimere fino a due voti di preferenza per i candidati alla carica di consigliere, purché di sesso diverso, scrivendone nome e cognome nelle righe predisposte. Laddove vengano indicate due preferenze maschili o due preferenze femminili, il secondo nome non sarà tenuto in considerazione.

Per quanto riguarda i comuni sotto ai 15mila abitanti, viene eletto sindaco il candidato che ottiene il maggior numero di voti; nei comuni sopra ai 15mila abitanti, è proclamato sindaco chi ottiene la maggioranza assoluta (50% + 1) dei voti. Qualora nessuno raggiunga tale quota, si procederà ad un secondo turno elettorale, previsto per il 9 giugno, in cui concorreranno i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti.

Amministrative 2019 – I Comuni al voto

Se per i comuni di Castiglion Fiorentino, Chianciano, Foiano della Chiana, Lucignano, San Casciano dei Bagni, Torrita di Siena c’è in ballo la riconferma dei sindaci che hanno appena concluso il loro primo mandato, a Cetona, Cortona, Marciano della Chiana, Montepulciano e Sinalunga si attende un rinnovamento a guida dell’amministrazione.

Castiglion Fiorentino

Alla conferma di Mario Agnelli della propria disponibilità ad amministrare per altri cinque anni, con la lista civica Libera Castiglioni , si affianca la candidatura a sindaco di Rossano Gallorini, anch’egli a capo di una lista civica, Città al centro, e Giuseppe Mazzoli, per il Partito Comunista dei Lavoratori. Il Centrosinistra schiera Luca Casagni, che con il 71,3% dei voti si è imposto nelle primarie del dicembre 2018, con la lista Castiglioni nel cuore.

Cetona

Si profila un duello tra le due liste civiche Progetto Comune, proposta da Roberto Cottini per il Centrosinistra, e Cetona Piazze un sogno necessario, presentata da Antonello Niccolucci.

Chianciano Terme

La città termale è chiamata al voto per decidere se accordare la fiducia nuovamente ad Andrea Marchetti, della lista civica Puntoeacapo per Chianciano Terme, o a Paolo Piccinelli, della lista di Centrosinistra Insieme per Chianciano Terme, o a Nicola Bettollini, segretario della sezione Valdichiana Senese del Partito Comunista.

Cortona

Unico comune sopra i 15mila abitanti tra quelli qui elencati, Cortona vedrà sfidarsi quattro candidati: Andrea Bernardini, già assessore durante il mandato di Francesca Basanieri e consigliere in quello precedente con Andrea Vignini, è il candidato del Partito Democratico, sostenuto dalle liste Cortona per Bernardini, Uniti per Cortona, Cortona Civica; Luca Donzelli per il Movimento 5 Stelle; Luciano Meoni, appoggiato dalle liste Fratelli d’Italia – Alleanza per Cortona, Futuro per Cortona, Forza Italia e Lega; Marco Turenci, a capo della lista Cortona Patria Nostra. In caso di ballottaggio, vige la possibilità per i candidati coinvolti di dichiarare il collegamento con ulteriori liste rispetto a quelle con cui si sono presentati al primo turno.

Foiano della Chiana

A Foiano Francesco Sonnati si candida per il secondo mandato, presentando la lista civica sostenuta dal Centrosinistra Foiano Insieme, in concorrenza a Gianluca Mencucci per il Centrodestra, precedentemente consigliere e adesso a capo della lista Foiano Ora, e a Serena Ricci, esponente del Movimento 5 Stelle.

Lucignano

A Lucignano si fronteggeranno da una parte Marcello Cartocci, con alle spalle una lunga carriera politica che lo ha visto consigliere comunale prima dal 1970 al 1975 e, sempre all’opposizione, per liste civiche e Forza Italia dal 2004 al 2019, attualmente candidato a guida della lista civica Insieme per Lucignano; dall’altra l’attuale Sindaco Roberta Casini, per il Centrosinistra.

Marciano della Chiana

Sfida tra liste civiche: Insieme per il bene comune di Maria De Palma e Si cambia!, capeggiata da Massimo Salvadori.

Montepulciano

È una sfida a quattro quella a cui ci si appresta nella cittadina poliziana: l’ex-assessore Michele Angiolini si candida a sindaco con la lista di Centrosinistra per Montepulciano, all’interno della quale non manca qualche altro nome presente anche nel mandato appena portato a termine da Andrea Rossi; Alberto Biagi si propone come esponente del Partito Comunista; Mauro Bianchi, proveniente da cinque anni tra i banchi dell’opposizione, avanza la propria candidatura a sindaco come rappresentante del Movimento 5 Stelle; Gianfranco Maccarone schiera invece la lista di Centrodestra per Montepulciano.

San Casciano dei Bagni

Agnese Carletti, vicesindaco durante il mandato presieduto da Paolo Morelli, si candida per il Centrosinistra con la lista Scelgo San Casciano contro Carlo Trioli, sostenuto da Lega e Fratelli d’Italia, esponente della lista Acqua e Terra.

Sinalunga

I sinalunghesi troveranno sulla scheda elettorale il simbolo della lista civica presieduta da Angelina Rappuoli, Angelina per Sinalunga, quello della lista Sinalunga si rinnova, sostenuta dal Centrodestra e rappresentata da Marcella Biribò, quello di Edo Zacchei, che cercherà di raccogliere il testimone di Riccardo Agnoletti a guida dell’amministrazione, con Centrosinistra per Sinalunga.

Torrita di Siena

Giacomo Grazi, candidato del Centrosinistra, si propone per il secondo mandato presentando una lista di nomi tutti nuovi rispetto al precedente gruppo di maggioranza, con la quale affronterà Lorenzo Vestri, esponente della compagine di Centrodestra, e Michela Contemori, a capo della lista civica Torrita Bene Comune.

 

 

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Pensiero, Libertà, Azione – intervista al filosofo Luca Pantaleone

Se c’è un posto dove le idee possono emergere, essere coltivate e fiorire in tutta la loro forza rivoluzionaria, questo è senza dubbio l’Associazione Pensiero, Libertà, Azione. Nata ad agosto…

Se c’è un posto dove le idee possono emergere, essere coltivate e fiorire in tutta la loro forza rivoluzionaria, questo è senza dubbio l’Associazione Pensiero, Libertà, Azione. Nata ad agosto 2018, ad oggi conta circa quaranta soci. Il suo fine è quello di accogliere chiunque voglia contribuire a ripensare la società sulla base della cultura, imprescindibile per il confronto e la crescita, come ci ha raccontato il filosofo Luca Pantaleone che, insieme al suo amico Salvatore Tallarico, ne è il fondatore.

L’associazione si chiama Pensiero, Libertà, Azione. È una dichiarazione di intenti?

«In questo nome è riassunto l’obiettivo che l’associazione vuole perseguire: partire dalle idee, dalle competenze e dalle esperienze di tutti, per condividere e promuovere la cultura, elemento in grado di far sorgere nell’individuo il dubbio, provocare la riflessione. È questo poi che apre le porte al pensiero libero, al quale però è necessario che segua una fase di azione, per un miglioramento della società».

Sia tu che Salvatore avete compiuto studi scientifici prima di fondare l’associazione, che ha invece un’ispirazione filosofica. Quale sintesi trovano tra loro questi due diversi aspetti del sapere?

«Una volta liberato dai pregiudizi, il pensiero può essere applicato a ogni ambito della conoscenza, per esempio quello sanitario. A conferma di ciò, porteremo l’attenzione su varie questioni di attualità, tra cui il dibattito pro vax/no vax, cercando proprio di trovare una chiave di lettura valida per approcciarsi a questa tematica».

Quale ruolo spetta alla filosofia nel XXI secolo?

«Si può dire che il compito della filosofia sia sempre quello di fornire un metodo di pensiero, un modo di procedere nella conoscenza, che allontani i pregiudizi dalla formulazione delle idee. È importante per gli individui comprendere sé stessi ancor prima di formulare concetti. Del resto non siamo dei tuttologi e il confronto è il primo passo per sviluppare un pensiero critico, che per esempio sappia non dare per scontate le piccole cose».

Crede che oggi la conoscenza abbia perso autorevolezza?

«È un dato di fatto che la conoscenza non venga più adeguatamente valorizzata, per dare invece maggior risalto al sistema delle apparenze. Si è persa l’idea autentica di cultura, tanto da essere portati oggi a considerarla appannaggio di pochi, quando in realtà è patrimonio di tutti. Dovremmo tornare ad apprezzarla in tutte le sue sfaccettature, poiché potenzialmente ognuna di queste ha i suoi appassionati».

Ma quali possono essere state le cause di questo processo di svalutazione?

«Senza dubbio c’è stato uno snaturamento dei percorsi formativi, in quanto è sempre più difficile che nelle aule, dei licei come delle università, si insegni come prima cosa a ragionare. In generale, in Italia la cultura ha perso valore nel momento in cui si è smesso di produrne, determinando così una forte tendenza alla stabilità piuttosto che all’innovazione. Ciò è accaduto spesso e volentieri in nome del profitto, ma non sta tutto lì quando si parla di cultura, arte, filosofia, musica».

E a proposito di musica, il primo evento di Pensiero, Libertà e Azione sarà proprio incentrato su questo tema. Cosa prevede?

«La nostra Associazione ha organizzato per sabato 16 febbraio, al Museo nazionale d’arte medievale e moderna di Arezzo, la sua prima iniziativa. Si tratta di un incontro dal titolo “Musica, Filosofia, Società“, nel corso del quale si approfondirà il valore della musica nella società contemporanea. Interverranno Ferdinando Abbri e Simone Zacchini, docenti all’Università di Siena, i quali argomenteranno su quanto la musica sia importante nella formazione dell’individuo, in che modo riesca ad emozionare, ad influenzare la quotidianità e come in passato abbia condizionato il corso storico degli eventi».

Ci sono altre iniziative in programma per i prossimi mesi?

«Nel primo semestre del 2019 continueranno gli eventi culturali, tra cui ci sarà un incontro con Diego Fusaro, che porterà il suo punto di vista su democrazia e capitalismo. Inoltre si possono già anticipare altri approfondimenti, uno di guida all’ascolto dei brani del compositore austriaco Gustav Mahler tenuto da Adele Boghetich, uno sulla valorizzazione economica del patrimonio culturale italiano, a cura della Professoressa dell’Università Bocconi Paola Dubini. Ulteriori novità saranno pubblicate di volta in volta anche sul sito dell’associazione».

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Luca Vanni, un “fuori corso” che ce l’ha fatta

La pressione sociale nei confronti degli studenti universitari è elevatissima, perché spendono tempo e denaro per qualcosa che non necessariamente (anzi, quasi mai) li realizzerà nel futuro. Per i “fuori…

La pressione sociale nei confronti degli studenti universitari è elevatissima, perché spendono tempo e denaro per qualcosa che non necessariamente (anzi, quasi mai) li realizzerà nel futuro. Per i “fuori corso”, bighelloni patentati o semplicemente duri come il coccio, la faccenda si fa ancora più complicata: il conseguimento della laurea si protrae nel tempo, e contemporaneamente si allontana sempre di più la possibilità di trovare un lavoro che sia frutto del lunghissimo percorso di studi.

A fare da cornice alla durissima vita del laureando “fuori corso” ci sono i “vai a lavorare!” di mamma e babbo, le prese in giro degli amici, ma anche le preoccupazioni della nonna, che ti vede deperito per lo stress da esami e ti chiama continuamente per chiederti se hai mangiato.

Come sopravvivere a questo inferno?

Credo di averlo imparato dalla storia di Luca Vanni.

La partecipazione ai più importanti Slam mondiali vale come una laurea, conseguita però in tardissima età, se si considera la carriera di uno sportivo. Luca Vanni, per molto tempo, è stato un “fuori corso” del tennis, combattuto tra la passione per il tennis e la paura di pesare troppo sulle casse dei genitori, tra il suo sogno e il mobilificio di famiglia.

Calma, dedizione e pazienza, anche quando le classifiche parlavano chiaro e lui, già grandicello, era 4.3 – “il livello più infimo del tennis”: sono virtù che gli ho letto sul volto, appena è sceso dalla macchina per fare quest’intervista. In un insolito giorno innevato, col rischio di non potersi incontrare e di rinviare a chissà quando l’appuntamento, Luca si è fermato a Sinalunga per farsi tempestare di domande.

In 5 set.

1° set: Luca Vanni vs Ginocchio

Il match è iniziato sul tavolino più appartato dello Scuro, la casa del caffè sinalunghese, e Luca si è accaparrato subito l’unica sedia alta, mentre a me e Valentina sono toccati gli sgabellini. Come primo servizio, direi subito un ace meritato: non l’ha fatto per comodità, ma perché è impossibile mettersi a sedere su quelle seggioline per uno che è soprannominato il “Gigante del tennis”. Centonovantotto centimetri, roba che mentre gli parlavo sembravo un bambino che recita la poesia davanti a Babbo Natale.

Abbiamo iniziato con le note dolenti non perché sono un infame, ma perché di solito ci si presenta chiedendosi “come va?”, e Luca è stato estremamente sincero a rispondermi diversamente dal solito “tutto bene!”. L’infortunio che tanto lo sta tormentando ormai da troppo tempo è una calcificazione al ginocchio destro, già operato.

“È un periodo così così sotto questo punto di vista, questo ginocchio mi fa tribolare parecchio”.

Che bella la calata aretina, il registratore non lo mette in soggezione.

“Ultimamente gioco fisso con il Voltaren, l’antidolorifico quello della pubblicità, e tra qualche mese mi prenderò del tempo per recuperare. D’altronde, non si tratta di una partita a settimana: se continuo a prendere le pasticche, ci sta che invece che al ginocchio mi operano al fegato!”. Di operazione, infatti, Luca non ne vuole sapere. “Anche i dottori la sconsigliano, mi sono già operato tre volte. Più che altro, essendo una calcificazione, ci sta che anche dopo un’operazione torni, se si tratta poi di un problema posturale. Adesso mi sto curando con delle onde d’urto – che dolore! – spero che facciano il loro dovere”.

Ginocchio fasciato completamente durante gli ultimi Australian Open

2° set: Luca Vanni vs Tempo

Speriamo davvero che tutto si risolva, anche perché l’età avanza e Luca ha già giocato fin troppo col tempo: primo torneo ATP e primo main draw di uno Slam nel 2015, alla soglia dei 30 anni. Ma la calma, la tranquillità, la pazienza di cui parlavo, si palesano proprio quando gli servo sul piattino del suo caffè macchiato il tema degli anni che passano.

“L’età? Solo una scusa, una chiacchiera da bar. Uno se la sente dentro, fuori non esiste”. Coi lineamenti da ventenne e il sorriso da ragazzo, Luca mette subito in chiaro che la sua carriera è ancora lunga. “Finché uno si sente bene non c’è carta d’identità che tenga. Quando mi chiedono se sono a fine carriera me la rido, per fortuna qualcuno mi ha capito. Un mio amico, ad esempio, vorrebbe che andassi da lui per raccontare ai ragazzi che allena la mia storia: un comune mortale che ce l’ha fatta, uno che da quarta categoria, il livello più infimo del tennis, è arrivato in alto. Aggiungo, grazie a spinte mie interne, senza aiuti dall’esterno”. Mette in mezzo anche la prospettiva “ganza” di scrivere un libro. “Sarebbe bello potermi raccontare non solo per le cose belle, ma anche per quelle negative che in un modo o nell’altro sono comunque fondamentali per crescere. Ma è presto, ancora ho voglia di aggiungere qualche capitolo “reale” alla mia carriera”.

E mentre penso che “cavolo, in un modo o nell’altro l’età inciderà nel tennis!”, Luca chiude con il suo rovescio a due mani il discorso.

“L’età incide solo per quanto riguarda il lavoro che fai. Ad un certo punto, il gioco deve valere la candela, parlo proprio a livello economico, in prospettiva futura”. Pendo dalle sue labbra che sputano sincerità e piccole imprecisioni grammaticali, sintomo che si trova a suo agio.

“Il tennis, infatti, è uno sport meritocratico: non è detto che uno a fine torneo si porti sempre il premio a casa, anzi…”.

3° set: Luca Vanni vs Australian Open

Anzi, proprio come dice lui, “la settimana del tennista termina quasi sempre con una sconfitta”.

E sta proprio in questo, secondo me, la crudeltà del tennis: l’emozione e la felicità di aver raggiunto un traguardo importantissimo spesso ti si strozzano in gola, perché un paio di giorni dopo magari esci sconfitto nel match successivo.

La sua recente esperienza agli Australian Open ne è l’amara conferma, e Luca non ha paura di dirlo, con simpatia e pochi peli sulla lingua. “Non ho mai vinto una partita in un tabellone principale. Quindi, alla fine, nonostante tutti i convenevoli del caso, dopo ave’ perso con Busta, me giravano i cojoni! Sono arrivato ad un punto in cui vorrei concretizzare il risultato…”.

Non deve essere facile, appunto, avere rimorsi dopo essere arrivati a giocarsela contro i migliori. Per questo gli ho chiesto quanto fosse importante la solidità mentale in uno sport diabolico come il tennis, che ti fa volare per poi schiantarti a terra nel giro di un secondo. “La testa conta infinitamente di più rispetto alla classe o alla tenuta fisica, e paradossalmente è la cosa che si vede di meno durante una partita. Il tennista può essere influenzato da una miriade di fattori: fusi orari, viaggi, qualità del cibo, clima, dolori, che però in campo non sono visibili. Che ne sa la gente alla TV che la sera prima hai litigato con la fidanzata? La mente deve essere brava a estraniarsi da tutti i problemi, perché alla fine i campi degli Slam sono grandi quanto quelli di Sinalunga”.

Proprio la testa ha fatto la differenza, secondo Luca, nella sconfitta contro il numero 23 al mondo Pablo Carreño Busta. Testa che poi, inevitabilmente, influenza anche tutte le altre qualità di un tennista. “Non dico che potevo fare di più, ma che mentalmente sono stato regressivo e non progressivo, pur essendo avanti di due set. In sostanza, dovevo essere più consapevole del momento, ed invece è lui che si è esaltato punto dopo punto: ha iniziato ad osare, a sbagliare anche di più, ma a giocarsi punti più importanti con determinazione e fiducia nei suoi mezzi. Ha preso campo, e alla lunga è venuta fuori anche la sua migliore condizione fisica, che ha fatto la differenza”.

Gli alzo una palla ghiottissima: “Perdere di pochissimo contro un 23 del mondo è brutto perché hai perso o bello perché era un giocatore forte?”.

Lui mi risponde con uno smash alla Sampras, suo idolo fin da piccolo. “Perdere contro Busta mi ha dato solo la consapevolezza che ancora non sono sazio”.

4° set: Luca Vanni vs Passato

So da dove viene tutta questa determinazione nel voler giocare ancora tanto, e rientrare magari nei primi cento al mondo. Viene proprio da quell’11 maggio 2015, quando il sito ufficiale dell’ATP, alla voce “top 100’s”, recitava “Luca Vanni” proprio alla centesima posizione. Quel 2015 è sicuramente l’anno di Luca Vanni, se non altro a livello di risultati raggiunti: main draw di Roland Garros e Wimbledon, Challenger vinto a Portoroz (Slovenia), vittoria contro Tomic nel tabellone principale del Master 1000 di Madrid, secondo posto all’ATP di San Paolo. E, ciliegina sulla torta, entrare nel circolo ristretto dei migliori cento giocatori nel mondo.

“La spinta per quel 2015 me l’ha data però il 2014, l’anno post-infortunio: avevo voglia di rimettermi in gioco seriamente, così da 850 sono passato a 150 al mondo grazie ad un’annata faticosissima, in cui ho giocato praticamente una partita ogni tre giorni”.

Luca non tradisce emozioni e non dà mai l’idea di volersi pavoneggiare.

“Poi, appunto, il 2015, in cui ho raggiunto i traguardi più importanti della mia carriera. Non ho un ricordo in particolare: l’emozione più bella è forse l’aver calpestato da giocatore i campi del Foro Italico, quelli che sognavo fin da piccolo, quando con il TC Sinalunga andai a Roma per vedere Sampras e Edberg. Sicuramente, ricorderò per sempre la finale persa con Cuevas a San Paolo, anche con un pizzico di rammarico per l’atteggiamento con cui entrai in campo. Si torna al discorso di prima sulla mentalità: all’inizio pensai di più a non fare brutta figura contro un 20 al mondo, pian piano incominciai a prendere coraggio ed infatti la partita è finita 7-6 al tie break del terzo set, dopo tre ore di partita. L’ho sognato anche stanotte”.

“Chi, Cuevas?”. Pensavo ad un’umanissima sete di vendetta. “No, macché. Sogno tutt’ora di calpestare un’altra volta un palcoscenico del genere. C’è la vita davanti, sono tranquillo”. Un dritto incrociato imprendibile, sulla linea, senza bisogno dell’hawk-eye.

5° set: Luca vs Francesca

Dalle interviste precedenti era venuto fuori un Luca legatissimo a Foiano, al posto in cui è nato e cresciuto, cosa insolita per professionisti itineranti come i tennisti. “Dopo due tre settimane inizio a soffrire la lontananza dall’Italia, devo tornare”. Ma non solo per il territorio, ovviamente.

Per i genitori, per la nonna, per Francesca.

Cerca di smorzare l’argomento, ma la pallina finisce sulla rete.

Qui ciò che prova si percepisce chiaramente. “Col tempo, come è giusto che sia, le priorità sono sempre maggiori: non che non sia importante rientrare nei primi 100 al mondo, ma nel senso che a 33 anni non conta solo il tennis. C’è la famiglia, la prospettiva magari di crearsene una propria. C’è Francesca, che mi rispetta ed ha imparato a convivere con me nonostante la lontananza e tutto quanto”.

Dopo aver chiuso il cerchio con Francesca, è arrivato il momento di lasciarci.

C’è stato il tempo, off record, di parlare anche di sponsor, social media, televisione, della sua ultima intervista a Sky.

Un atleta di questa caratura, un tennista che ha giocato sul verde naturale di Wimbledon, sul blu veloce degli Australian Open, che è stato numero 100 ATP, me lo immaginavo più frenetico, sempre di corsa. Invece, tutto il contrario.

Calma, dedizione e pazienza glie le leggevo sul volto. Aggiungo un pregio che manca a tantissimi professionisti: il rispetto. “Pieno rispetto per qualsiasi persona che mi trovo davanti, per chi è e ciò che fa”.

“La mia storia non è finita!”. 

Ci credo, ad occhi chiusi. Non sarà mai troppo tardi, per uno come Luca Vanni. Un “fuori corso” che ce l’ha fatta, e che – spero – tornerà presto a guardare tutti dall’alto.

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Art Adoption, l’arte contemporanea arriva a Foiano della Chiana

L’arte contemporanea arriva a Foiano della Chiana, e lo fa in grande stile, grazie all’accordo siglato tra l’assessoraro alla Cultura e Art Adoption Cortona. Nata con l’obiettivo di divulgare la…

L’arte contemporanea arriva a Foiano della Chiana, e lo fa in grande stile, grazie all’accordo siglato tra l’assessoraro alla Cultura e Art Adoption Cortona. Nata con l’obiettivo di divulgare la conoscenza dell’arte contemporanea, questa associazione culturale che ha all’attivo collaborazioni di tutto rispetto, come quella con la Biennale di Venezia, dal 22 giugno fino a settembre 2019 farà di Foiano un luogo di interesse per connaisseurs e collezionisti con la rassegna “Open art: Carbonaia contemporanea”.

A raccontare tutti i dettagli dell’evento è il direttore artistico di Art Adoption, Massimo Magurano.

Foiano incontra per la prima volta l’arte contemporanea. Quali risvolti avrà questa iniziativa?

«La rassegna fa parte del progetto dell’assessorato alla Cultura del Comune di Foiano di dare risalto a luoghi fino ad adesso poco valorizzati con delle iniziative importanti dal punto di vista culturale. Il campo dell’arte contemporanea non è quello a cui più facilmente il pubblico si avvicina, ma di certo Open art: Carbonaia contemporanea sarà un importante evento di richiamo sia per gli appassionati, sia per chi abbia voglia di avvicinarsi a questo mondo, finalmente a pochi passi».

Tutti gli appuntamenti della rassegna saranno ospitati nella Sala Carbonaia. Come è allestire un evento di questo tipo in un luogo così unico nel suo genere?

«Dal primo momento in cui vi sono entrati, gli artisti sono rimasti subito affascinati dalla Sala Carbonaia. La sua architettura barocca di chiesa seicentesca, insieme al caratteristico colore nero assunto dalle pareti nel periodo in cui fu adibita a magazzino per il rimessaggio del carbone, la rendono veramente un luogo unico al mondo. Allo stesso tempo però, qualcuno l’ha addirittura definita “un luogo cattivo”, per la difficoltà ad unirla all’arte contemporanea senza che nessun elemento prevalga sull’altro. Abbiamo voluto che facesse da accompagnamento alle opere che vi verranno esposte e questo richiederà un’attenta progettazione e giorni di lavoro, come è stato per la mostra di Mario Consiglio».

Ad inaugurare la rassegna infatti è proprio la mostra di Mario Consiglio. Cosa c’è da aspettarsi da questa esposizione?

«”Bene dire, male fare” è il titolo della prima delle cinque mostre in cui è articolata Open art: Carbonaia contemporanea. I visitatori possono calarsi in un’atmosfera dai tratti caravaggeschi,  ricreati dalla sistemazione delle opere autoilluminanti sullo sfondo cupo della Sala. Una suggestione ancora più amplificata durante le aperture in notturna».

Fino a settembre 2019 si susseguiranno altre quattro mostre. Chi saranno gli artisti che esporranno le loro opere?

«Si tratta di artisti noti a livello internazionale. Dopo le installazioni di Mario Consiglio, a settembre la Sala ospiterà le sculture in terra cruda di Roberta Busato. A febbraio sarà il momento delle opere di Massimiliano Lucchetti, esponente dell’arte informale già celebrato nei musei d’oltreoceano, mentre a giugno quello di Vezio Moriconi, più volte protagonista della Biennale di Venezia. A chiudere la rassegna, a settembre, Mirko Pagliacci, ultimo artista ancora in vita della scuola di Piazza del Popolo e legato alla stagione romana della Pop Art. Tutte le esposizioni saranno ad accesso libero».

Art Adoption è una realtà in continuo movimento. Quali sono le linee che guidano questa attività?

«Art Adoption viaggia prevalentemente in due direzioni: da una parte è alla costante ricerca di nuovi talenti, artisti che sappiano esprimersi con un linguaggio interessante; dall’altra, ha l’obiettivo di realizzare esposizioni di opere importanti con il coinvolgimento del territorio e delle comunità. Gli allestimenti sono pensati come degli abiti per le opere, in maniera tale che i luoghi non si limitino ad ospitarle, ma ne diventino parte integrante, valorizzandosi a vicenda. Con questo principio sono stati fatti interventi permanenti in un ristorante dove è stato esposto un dipinto di Cattelan».

Attualmente, a cura di Art Adoption, è possibile visitare nei giardini del parterre a Cortona la mostra di sculture Digital Globe. Di cosa si tratta?

«Digital Globe è un omaggio al linguaggio digitale. “Io sono qui”, di Alessandro Bernardini, è la riproduzione dell’icona della geolocalizzazione su Google Maps e al termine della mostra andrà ad essere posizionata davanti ai Google Store negli Stati Uniti. Il Pixel 3D antropomorfo di Beppe Borella, invece, pone l’attenzione sulle unità di misura dell’immagine. Il parco sculture celebra i linguaggi della contemporaneità».

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I fatti di Renzino – Le radici della Resistenza foianese: 17 aprile 1921

La repressione delle popolazioni nel corso di tutta la Storia ha puntualmente acceso focolai di rivolta, ed esempi che avvalorano questa naturale connessione fra oppressione e ribellione non mancano di…

La repressione delle popolazioni nel corso di tutta la Storia ha puntualmente acceso focolai di rivolta, ed esempi che avvalorano questa naturale connessione fra oppressione e ribellione non mancano di certo.

Dall’antichità fino ai giorni nostri, persone e popoli interi sono insorti contro politiche e concezioni della società volte alla segregazione e alla sopraffazione dei più deboli. Uno degli eventi più significati e peculiari della Storia italiana, che si iscrive all’interno di questo binomio oppressi-oppressori, fu il movimento della Resistenza nel biennio ’43 – ’45: la grande sollevazione popolare contro la dittatura e le violenze dei regimi fascista e nazista, che per più di 20 anni sconvolsero l’Italia.

La storia che vi voglio raccontare parla di ribellione armata e fallimenti, di coraggio e dolore. I fatti che leggerete in questo secondo numero della rubrica dedicata agli avvenimenti storici nel territorio chianino ebbero luogo in un piccolissimo paesino di contadini, ai piedi del colle dominato da Foiano. Il nome di questo minuscolo agglomerato di case disposte lungo la via che porta ad Arezzo, segnò il punto d’avvio dell’azione antifascista foianese e allo stesso tempo il suo brusco arresto. Questo paese si chiamava, e si chiama tutt’oggi, Renzino.

Nella storiografia è fondamentale indagare la genesi e i processi evolutivi che portano allo sviluppo degli avvenimenti storici. Come il corso di un fiume non è fatto soltanto dalla foce e dal corpo principale, così gli avvenimenti storici non si possono né studiare né, tantomeno, comprendere senza che si risalga anche alla loro sorgente. Quelli che sono passati alla storia come I fatti di Renzino rappresentano metaforicamente la sorgente della Resistenza foianese, l’atto da cui, venti anni più tardi, i giovani di queste zone decisero di lottare per la libertà e la democrazia, sacrificando le proprie vite.

L’opposizione a ciò che sentiamo sbagliato o ingiusto, se ci pensiamo bene, scatta non appena questa situazione di oppressione si manifesta nelle sue primissime forme. Spontaneamente si creano contrasti, proteste più o meno accese e ribellioni. Le radici dell’opposizione al regime mussoliniano vanno cercate nell’ampio quadro dell’antifascismo e non nel fenomeno della Resistenza, che fu invece peculiare del biennio conclusivo della Seconda guerra mondiale. Il movimento resistenziale fu l’ultima fase di questo processo iniziato appena le squadre fasciste si mossero per reprimere con la violenza le forze politiche di sinistra.

Disegno di Ezio Raspanti sui fatti di Renzino – “Proprietà della famiglia Raspanti”

Le umiliazioni, le intimidazioni e i pestaggi contro la gente contadina e operaia di Foiano fecero sfociare tutta la sofferenza e la voglia di riscatto in un gesto di ribellione armata, che può benissimo rappresentare simbolicamente la nascita dell’antifascismo in Valdichiana. Il 17 aprile del 1921 un gruppo formato da anarchici, comunisti e socialisti assaltò e mise in fuga un convoglio fascista. Questa è la storia dei Fatti di Renzino. Questo è il simbolo del popolo di Foiano: un popolo resistente.

L’ambiente sociale in Valdichiana si rivelò, fin dai primi mesi successivi alla fine della Grande Guerra, decisamente fertile per quelle nuove ideologie che, sull’eco assordante della Rivoluzione d’Ottobre, stavano investendo il continente europeo. La maggioranza schiacciante di braccianti e contadini fra la popolazione, permise al Partito Socialista di Turati di mettere solide radici in tutta la vallata chianina. In particolare, nel paese di Foiano arrivò presto ad ottenere la maggioranza assoluta nella giunta comunale.

Dopo la scissione di Livorno, dalla quale nacque il Partito Comunista d’Italia, Sindaco e giunta comunale aderirono alla nuova organizzazione politica, pur mantenendo una sincera collaborazione con il Partito Socialista. Fu questo di Foiano della Chiana, uno dei primissimi casi in cui il PCd’I ottenne la maggioranza in una giunta. Fondatore della sezione comunista del paese fu Galliano Gervasi, giovane falegname, definito poi nelle carte di polizia della prefettura di Arezzo come “Convinto ed accanito capeggiatore degli elementi più estremisti del suo paese”. Lo stesso che nel 1947, come deputato, parteciperà alla scrittura della Costituzione italiana.

Ma nello stesso periodo, un altro partito stava nascendo, spinto dall’appoggio della classe dirigente e dai proprietari italiani: il Partito Nazionale Fascista. In breve tempo questo manipolo di violenti venne sguinzagliato contro le leghe e i sindacati di tutta la penisola, portando con sé distruzione e morte.

Divenuti “padroni” di Arezzo i fascisti mal sopportavano la zona più rossa della provincia: la Valdichiana e in particolare Foiano, con sindaco e assessori comunisti. La mattina del 12 aprile del 1921, dopo che il sindaco e la giunta di Foiano della Chiana rifiutarono le minacciose e illegali richieste di dimissione da parte del marchese Perrone Compagni di Firenze, 150 fascisti, scortati dal regio esercito, invasero le strade di Foiano.

Vennero devastate la sezione socialista, la Camera del lavoro, la sede della Cooperativa badilanti e terrazzieri e i locali del Comune. Sfortunati passanti vennero bastonati e percossi, i genitori del sindaco e quelli di Gervasi minacciati. Durante tutta l’incursione le forze dell’ordine mantennero un atteggiamento accondiscendente nei confronti degli squadristi. Così, fra venerdì 15 e sabato 16 aprile, dopo le violenze e le distruzioni di pochi giorni prima, per tutelare l’incolumità dei cittadini si dimisero sindaco e giunta.

La domenica, alle cinque del mattino, partirono dal Capoluogo alla volta di Foiano due camion di fascisti con 22 camicie nere armate. I fucili, che avevano come equipaggiamento, furono messi a disposizione e concessi in prestito dai depositi del Regio esercito di Firenze, Arezzo, Perugia e Siena. Venne nuovamente messo a soqquadro il municipio, fecero irruzione nelle abitazioni minacciando di morte e malmenando i socialisti e i comunisti che vennero sorpresi nei loro letti. Stessa sorte toccò, ancora una volta, agli anziani genitori del Gervasi.

Nel pomeriggio, ad uno dei due camion fascisti di ritorno verso Arezzo, nella località di Renzino, venne tesa un’imboscata da un gruppo di ribelli, tra i quali parteciparono Bernardo Melacci, carismatico capo anarchico, e Galliano Gervasi. Colte alla sprovvista furono uccise tre camicie nere e molte altre vennero ferite.

Una reazione tutt’altro che istintiva. Tutt’altro che dettata da una situazione episodica, perché le violenze delle squadracce fasciste si protraevano da mesi in Valdichiana, addirittura anni nelle regioni del nord Italia. La violenza repressiva indirizzata dai proprietari e dai padroni contro quella povera gente che lottava per migliorare le proprie condizioni di vita, veniva applicata da uomini senza scrupoli, personaggi violenti ed esaltati. Sputavano a chi non si piegava alle loro malefatte, alle loro parole d’ordine. Riempivano di botte fino alla morte gli sventurati attivisti dei partiti di sinistra. Malmenavano i vecchi, stupravano donne e ragazze senza porsi il minimo scrupolo.

Quando i “ribelli di Renzino” decisero di armare i propri fucili da caccia e appostarsi nascosti lungo la strada, la loro indignazione contro questi soprusi non poteva più essere frenata. Tutte le violenze subite fecero sfociare la loro rabbia in un gesto disperato che riecheggiò per giorni sulle pagine di molti giornali italiani.

La reazione nera non si fece attendere. La sera stessa del 17 aprile Renzino pareva tutto un incendio: moltissime case e fattorie vennero bruciate e i contadini uccisi. Donne e madri vennero uccise sulla porta di casa, davanti ai figli e alle figlie. Molti padri vennero trascinati lungo i fossi e freddati con un colpo alla testa, colpevoli soltanto di far parte di quella classe avvilita e straziata dalla Storia. La stessa che in un gesto estremo di ribellione raccolse la rabbia di generazioni antiche, che si riconoscevano fraterne nello stesso misero destino.

Arrivarono squadre di fascisti da tutta la Toscana e perfino da Roma. Il giorno successivo nella piazza centrale di Foiano venne istituito un “tribunale fascista” e un numero mai precisato di abitanti della zona venne giustiziato con un colpo di fucile alla testa. Nelle settimane successive processi farsa e confini vennero imposti agli organizzatori dei Fatti di Renzino.

Questa ribellione spontanea nei confronti del regime venne sedata tramite massacri e arresti. Fu così che lo spirito ribelle foianese subì un bruttissimo colpo di arresto durante i 10 e più anni in cui le menti organizzatrici dei fatti vennero mandate al confino. Dopo la caduta del regime fascista però, tutti i prigionieri politici rinchiusi nelle carceri poterono tornare ai loro paesi d’origine. Ogni rivoluzione necessita di una guida e la rivoluzione antifascista aveva bisogno proprio di questi uomini: preparati politicamente nel sostenere la popolazione indifesa, carichi di esperienza per operare e organizzare la lotta contro il regime nella clandestinità.


Bibliografia:

  • Giorgio Sacchetti, L’imboscata, Foiano della Chiana 1921, un episodio di guerra sociale, Arti Tipografiche Toscane, Cortona, 2000.
  • AA VV, Antifascisti raccontano come nacque il fascismo ad Arezzo, Litostampa Sant’Agnese, Arezzo, 1974
  • Ezio Raspanti e Giovanni Verni, Foiano e dintorni, EE VV, Firenze, 1991.
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L’origine di Foiano della Chiana – Una leggenda per il prestigio dei Medici

Quando Niccolò Mannozzi pubblica nel 1613 l’opera Apologia, ovvero difesa dell’aria di Foiano dedicandola al Serenissimo Don Cosimo II Medici Granduca di Toscana questi ne rimane estremamente entusiasta, concedendo al…

Quando Niccolò Mannozzi pubblica nel 1613 l’opera Apologia, ovvero difesa dell’aria di Foiano dedicandola al Serenissimo Don Cosimo II Medici Granduca di Toscana questi ne rimane estremamente entusiasta, concedendo al lavoro dello scrittore foianese grande risalto all’interno del suo regno. Ma ciò che mosse davvero l’acuto interesse del grande Cosimo II fu soprattutto un’altra operetta del medesimo [Mannozzi] nel fine, che narra e da chi e quando fu edificata detta sua patria di Foiano.

Ma come mai l’opera di uno storico “minore” sull’origine di un piccolo paesino destò tanta approvazione da parte di uno dei più grandi uomini della storia della Toscana?

Nella storia antica moltissime città vantavano un’origine leggendaria, ne è l’esempio più classico Roma. Le leggende, oltre ad avere valenza di testimonianza storica ufficiosa, conferivano enorme prestigio a dinastie che si riconoscevano discendenti dei protagonisti di quei racconti. E fu esattamente quello a cui mirava la famiglia Medici.

Le ricerche della Dottoressa Elena Giannarelli hanno evidenziato come in un periodo in cui si dibatteva su quali fossero le lingue più antiche, il mondo classico, di origine greca ed ereditato da Roma, non aveva rivali. Firenze, considerata figlia dell’Urbe e fondata dai Romani, era chiamata la nuova Atene e questo imponeva, sul piano politico, una subordinazione con quanto veniva deciso sulle sponde del Tevere. A Firenze serviva un modo per staccarsi da Roma e rivendicare la propria indipendenza. E quale modo migliore se non quello di documentare la discendenza diretta dei Medici con Noè? Colui che ripopolò la Terra dopo la più tremenda punizione di Dio.

Nel 1497 il domenicano viterbese Giovanni Nanni, detto anche Annio da Viterbo, scrisse un’opera intitolata “Antiquitatum variarum volumina XVII” (Diciassette volumi di antichità varie), elaborando così una singolare tradizione: Noè uscito dall’Arca dopo il diluvio universale venne in Italia dove fondò 12 città nell’odierna regione Toscana, tra le quali Arezzo e Cortona. Da qui i suoi discendenti avrebbero dato vita alla civiltà etrusca.

Le testimonianze presentate da Annio provenivano tutte da autori e da opere da lui stesso inventate. Oggi sappiamo che il grande ricercatore, figura di primo piano della corte papale, nonché consulente e teologo di Alessandro VI Bolgia, fu il più celebre falsario di tutti i tempi.

A volte anche le leggende hanno bisogno di “un aiutino”.

Il mito ricomparve nel clima di festa delle nozze fra Cosimo I dei Medici e Eleonora di Toledo nel 1539. In questa occasione una grande processione con rappresentate le personificazioni delle cittadine toscane, si snodò per le strade di Firenze. I paesi sottoposti all’autorità medicea giurarono fedeltà a Cosimo e alla sua politica. Con orgoglio esse vantarono la loro antichissima origine Biblica: dopo il ritiro delle acque, una volta sbarcato dall’Arca, Noè raggiunse il Tevere fino ad arrivare in Tuscia, dove il Patriarca fondò parte del suo regno, che circa 4000 anni più tardi sarebbe stato governato proprio da Cosimo I de’ Medici.

Così le città toscane in quel lontano 1539 riconoscevano a Cosimo I, discendente degli etruschi figli di Noè, il diritto a unificarle sotto il suo potere. Fu un’operazione non soltanto politica, ma anche culturale: il vero sapere era quello dell’oriente, dei semiti, della Bibbia, fondato sulla parola divina e non sull’empirismo e sul sentito dire di Greci e Latini. Cosimo I dette massimo risalto a questa vicenda per il prestigio che avrebbe reso alla Toscana e alla dinastia Medici, mettendosi nella posizione di vantare discendenti che avrebbero popolato l’Europa. Firenze otteneva in questo modo la sua indipendenza da Roma.

Quando il Mazzoni pubblicò il suo libro sull’origine di Foiano della Chiana nel 1613, le ricerche che aveva avviato lo portarono alla lettura delle opere di quegli stessi autori, che dal domenicano falsario Annio da Viterbo vennero inventati e usati come testi di riferimento per il suo Antiquitatum. Ecco, a questo punto, il racconto della nascita di Foiano.

«Dopo a quel grande e universal Diluvio, che inondò tutta la Terra e gran parte dell’Aria […] essendo uscito fuori dall’Arca il Gran Padre della salvata gente del Mondo, Noè, nelli alti monti dell’Armenia, divise ai propri figli il Mondo tutto. […] Se ne venne in Italia […] avanti la venuta di Christo, nostro Redentore, nell’anno 2203. Et questo Noè fu detto ancora Iano, ovvero Giano. […] Questo Iano adunque arrivato in Italia e entrato sù per il fiume Albula, qual poi […] fu detto Tevere […] e mentre contra acqua navigava scoperse un altro fiume […] qual’hoggi Paglia detto viene e entrato in questo, non navigò troppo su per il fiume, che trovò un altro fiume che in Paglia entrava. […] Bellanda nome gli pose.

E vedendo e l’una e l’altra riva di così piacevol fiume […] smaltata di verdeggianti herbette e di vari fiori quali gareggiando insieme e di colore e di suave odore e di lieta vista, li parea che allegramente l’invitassero a riposarsi quivi. […] Et invitato dal garrir de pargoletti augelli, quali salutando con dolce canoro volando da ramo in ramo di diversi alberi fu di grandissimo contento e gioia ripieno. […] Scoperse un Colle tanto ameno, tanto vago e tanto lieto che subito di sé degno lo fece. […] Fece pensier di lasciar qui memoria eterna del suo felice e glorioso nome.

Colle smaltato di mille fiori bianchi, vermigli e gialli e che riempivano il luogo di suave odore e gli occhi di gioconda vita, se lo elesse per suo giardino e nobile diporto e volle che chiamato fosse Foiano, quasi Flos Iani, Fior di Giardino. […] Forum Iani: cioè piazza e mercato di Iano. Quasi volendo dire che per l’abbondanza vi concorresse grandissima moltitudine di gente e che per questo vi fosse continuamente la fiera.

Saper dovete che fece fare molti Tempi e notabili luoghi […] nominandoli dal suo nome e dalli effetti che egli faceva: come Monte Giano, Marciano […] Lucignano, Chianciano e altri simili, dove Iano faceva una cosa e dove un’altra».

È dunque questa l’origine leggendaria del paese di Foiano in Valdichiana. Ma, chiaramente, nulla di tutto quanto scritto è vero. Si tratta, come più volte ripetuto, di un mito, per di più nato da fonti inventate. Nonostante ciò il nipote e successore del primo Granduca di Toscana, Cosimo II, al quale era dedicata l’Apologia, sulle orme del nonno volle dare massimo risalto a questa leggenda tanto funzionale per la politica e il prestigio mediceo nel difficile scacchiere europeo.

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Carnevale di Foiano 2018 – Intervista a Francesco Capecchi, presidente del Cantiere Bombolo

Servizio a cura di Tomas Nomade Ancora poco più di una settimana e la 479esima edizione del Carnevale di Foiano avrà il suo vincitore e finalmente sapremo chi tra i…

Servizio a cura di Tomas Nomade


Ancora poco più di una settimana e la 479esima edizione del Carnevale di Foiano avrà il suo vincitore e finalmente sapremo chi tra i cantieri Azzurri, Bombolo, Nottambuli e Rustici si aggiudicherà il primo premio. Quest’anno il cantiere degli Azzurri ha portato in piazza “Fuori dall’incubo”, un carro che racconta come i social network abbiano cambiato radicalmente il nostro modo di vivere. Una comodità sì, recita il carro, ma attenzione a non isolarsi e divenire “burattini” di questo fenomeno perdendo in personalità. Il cantiere di Bombolo realizza “Leoni e pecore” ripercorrendo la storia dell’ultimo viaggio dell’esercito del “Leone Nero” che si ritrovò con l’esercito di leoni trasformati in pecore. I Nottambuli presentano “Vinti dalla Fortuna”, volendo puntare i riflettori sul gioco vissuto oggi come una necessità e non come un divertimento fine a se stesso, un male sociale che non sta trovando soluzioni. Il cantiere dei Rustici arriva con “Non sarà l’ultimo ballo, questo apoca-twist”. I Cavalieri dell’Apocalisse sono in viaggio verso la terra, convinti che sia la fine del mondo che visto dall’alto sembra allo sfacelo.

Non sono tante le informazioni che conosciamo a proposito dell’origine e delle vicende storiche vissute nell’arco dei decenni dai quattro cantieri appartenenti all’epoca più moderna di un Carnevale tanto celebre quanto antico come quello di Foiano della Chiana. Dopo aver già parlato dei cantieri Rustici, Nottambuli e Azzurri, la nostra redazione ha incontrato il presidente del Cantiere Bombolo Francesco Capecchi:

Quali sono le informazioni che sappiamo sulle vicende di fondazione del cantiere? E perchè si decise di assegnargli proprio questo nome, questi colori e questo simbolo?

Bombolo è stato fondato nel 1934 e porta questo nome perchè il primo carro che è stato fatto era un Bombolo, ovvero un uomo grande e c’è anche una canzone che dice: <<Era alto così, era grosso così, lo chiamavan Bombolo>>. I colori sono stati dati dal corpetto che aveva che era bianco e rosso e da lì è nata la storia di Bombolo, il quale porta sempre con orgoglio e si vanta del fatto di essere la tribù di Foiano, cioè il cantiere con più tesserati. Inoltre ha 13 vittorie, purtroppo poche, non tante, però ha avuto anche molte gioie e ora sta viaggiando in una situazione stabile, alla ricerca della vittoria che manca da otto anni: speriamo prima o poi di riuscire ad arrivare a questa vittoria”.

In che modo, all’epoca, il cantiere riusciva a gestire il lavoro di realizzazione di un carro allegorico? Le modalità sono cambiate in tempi più moderni?

“In passato i carri venivano fatti in dei garage, successivamente gli ultimi carri sono stati fatti nei vecchi cantieri e sono stati portati nei nuovi cantieri, dove siamo venuti nel gennaio del 1990, una settimana prima dell’uscita”.

In passato, quali tematiche e quali personaggi venivano rappresentati con più frequenza da questo cantiere nelle proprie opere d’arte fatte di cartapesta? Tutto ciò, che tipo di evoluzione ha subito nel corso dei decenni?

I temi dei carri sono più o meno sempre quelli, simili tra i quattro cantieri, cioè ci concentriamo tutti su un certo aspetto da rappresentare”.

Quando è stato il momento di maggiori difficoltà nel competere ad alti livelli che il cantiere ha vissuto nell’arco della sua storia? Quando invece ha raggiunto il momento migliore ed ha ottenuto i suoi più grandi successi?

Per noi il miglior momento sono stati i primi anni ’90, poi siamo stati un po’ discontinui, non siamo un cantiere che vince spesso. Tuttavia gli anni peggiori sono stati gli anni in cui abbiamo perso fisicamente delle persone a cui tenevamo dentro al cantiere: quelli sono stati veramente anni brutti, dove perdi amici, giovani, purtroppo siamo stati un cantiere un po’ sfortunato riguardo a questa cosa. Poi, a livello di Carnevale il bello e il brutto non c’è, puoi vincere o puoi perdere però alla fine è sempre Carnevale, cioè quando non ci sono le disgrazie bisogna sempre arrivare a fine Carnevale. Comunque gli anni più belli sono stati gli anni ’90 – certamente ogni vittoria ha la sua bellezza – però, da parte del nostro cantiere, il 1990 è stato l’anno più bello per quelli che al momento erano nel cantiere, perchè erano tanti anni che non vincevamo ed era una vittoria che tutti aspettavano: per noi è stata la vittoria più bella in assoluto”.

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Carnevale di Foiano 2018 – Intervista a Massimo Ciccarelli, presidente del Cantiere Azzurri

Sevizio a cura di Tomas Nomade La 479esima edizione del Carnevale più antico d’Italia entra nel vivo: mascherete, sfilate, cene nei cantieri e tanto divertimento fanno da contorno alla gara…

Sevizio a cura di Tomas Nomade


La 479esima edizione del Carnevale più antico d’Italia entra nel vivo: mascherete, sfilate, cene nei cantieri e tanto divertimento fanno da contorno alla gara tra i carri realizzati dai quattro cantieri di Foiano della Chiana.  Il cantiere degli Azzurri ha portato in piazza “Fuori dall’incubo”, un carro che racconta come i social network abbiano cambiato radicalmente il nostro modo di vivere. Una comodità sì, recita il carro, ma attenzione a non isolarsi e divenire “burattini” di questo fenomeno perdendo in personalità. Il cantiere di Bombolo realizza “Leoni e pecore” ripercorrendo la storia dell’ultimo viaggio dell’esercito del “Leone Nero” che si ritrovò con l’esercito di leoni trasformati in pecore. I Nottambuli presentano “Vinti dalla Fortuna”, volendo puntare i riflettori sul gioco vissuto oggi come una necessità e non come un divertimento fine a se stesso, un male sociale che non sta trovando soluzioni. Il cantiere dei Rustici arriva con “Non sarà l’ultimo ballo, questo apoca-twist”. I Cavalieri dell’Apocalisse sono in viaggio verso la terra, convinti che sia la fine del mondo che visto dall’alto sembra allo sfacelo.

Non sono tante le informazioni che conosciamo a proposito dell’origine e delle vicende storiche vissute nell’arco dei decenni dai quattro cantieri appartenenti all’epoca più moderna del Carnevale di Foiano della Chiana. I protagonisti della goliardica competizione sono ovviamente i carri allegorici costruiti appunto dai cantieri dei quali abbiamo intervistato gli attuali presidenti, proprio per ottenere ulteriori informazioni su questo e su tanti altri temi. Dopo avervi fatto conoscere la storia dei cantieri Rustici e Nottambuli, la nostra redazione ha incontrato il presidente del Cantiere Azzurri Massimo Ciccarelli.

Quali sono le informazioni che sappiamo sulle vicende di fondazione del cantiere? E perchè si decise di assegnargli proprio questo nome, questi colori e questo simbolo?

“Il Cantiere Azzurri è stato fondato nel 1933 e il suo nome deriva proprio dal colore della bandiera che era azzurra, anche perchè a quei tempi non esistevano molte tinte ed è rimasto così da allora. Il primo carro che fu costruito è stato ‘Lo Scarpino’. La nostra storia conta 13 Coppe e parecchi secondi posti, una storia bella attiva e piena di tutto, sia di gioie che di dolori”.

In che modo, all’epoca, il cantiere riusciva a gestire il lavoro di realizzazione di un carro allegorico? Le modalità sono cambiate in tempi più moderni?

“Da allora le tecniche sono cambiate enormemente: una volta si parlava di telai in legno, filo di ferro, non esisteva il cartongesso o la creta, materiali che sono stati introdotti dagli anni ’80, prima era tutto molto più artigianale. Per quanto riguarda l’organizzazione, ognuno lavoravava nel proprio ramo di competenza, c’erano più falegnami perchè a quei tempi anche il ferro non si recuperava facilmente. I primi carri non venivano fatti nemmeno nei cantieri ma nelle capanne o nei garage della gente, poi ci furono i vecchi cantieri e successivamente, dal 1990 il Comune ci ha dotato di questi capannoni e da allora siamo sempre rimasti qui”.

In passato, quali tematiche e quali personaggi venivano rappresentati con più frequenza da questo cantiere nelle proprie opere d’arte fatte di cartapesta? Tutto ciò, che tipo di evoluzione ha subito nel corso dei decenni?

“Il mio cantiere, come poi tutti e quattro più o meno nella loro storia, ha sempre trattato delle tematiche che vanno dal sociale all’amore o alla polemica, sono stati affrontati un po’ tutti i temi anche riguardo la natura e il bene e il male. I carri danno modo di spaziare in qualsiasi genere, magari ci sono dei periodi in cui un po’ tutti ci indirizziamo su qualcosa in particolare ma spesso andiamo ad ondate: siamo poco differenziati da quel punto di vista”.

Quando è stato il momento di maggiori difficoltà nel competere ad alti livelli che il cantiere ha vissuto nell’arco della sua storia? Quando invece ha raggiunto il momento migliore ed ha ottenuto i suoi più grandi successi?

“Il livello economico non è mai stato alto poiché queste sono associazioni che in definitiva vivono su sé stesse, basate esclusivamente sul volontariato e utilizzando solo materiale recuperato; nonostante ci sia un grande impegno del Comitato bisogna comunque recepire dei fondi anche all’esterno, tramite sponsorizzazioni, donazioni, tesseramenti e amicizie, cercando di arrangiarsi il più possibile. Il momento più brutto di questo cantiere è stato nel 1996 quando bruciò: quello fu un dramma per molti di noi e da allora qualcuno non è mai più rientrato in cantiere. Da allora ha subito una rifondazione e c’è stata una crescita costante arrivata fino ai giorni nostri che, negli ultimi anni, ci ha portato ad essere abbastanza competitivi: abbiamo vinto per due volte consecutive e attualmente siamo arrivati secondi per tre anni e stiamo provando ad arrivare primi. Tutto sommato il momento non è male in questi anni, l’ambiente è sereno e il gruppo è solido e stabile. Sicuramente abbiamo avuto momenti peggiori”.

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Ballare, esprimersi e volare: la Danza Aerea

Non sa cosa si perde chi non ha ancora visto uno spettacolo di danza aerea: sensualità, leggerezza, attrazione fisica, adrenalina, è quello che ci si accorge di provare quando si…

Non sa cosa si perde chi non ha ancora visto uno spettacolo di danza aerea: sensualità, leggerezza, attrazione fisica, adrenalina, è quello che ci si accorge di provare quando si assiste a un’esibizione così complessa e coinvolgente.

La danza aerea è una disciplina artistica nella quale ci si esibisce come in assenza di gravità, con l’utilizzo di attrezzi di scena quali cerchi, tessuti, imbraghi e trapezi. Questa danza trae origine dalle tecniche acrobatiche circensi che si sono mescolate con altre danze, dalla classica, alla moderna, fino a quella contemporanea, facendo esaltare armonia e perfetto sincronismo.

Diletta e Simone, di AltraForma Events, sono due ballerini che studiano in una scuola di danza Foiano della Chiana e si esibiscono in spettacoli di danza aerea. Nella performance alla Flog di Firenze ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con loro e il risultato è stato un viaggio di emozioni e sensazioni, un sentirsi liberi in un habitat innaturale per l’uomo.

Cos’è la danza aerea?

Per noi è sentirsi realizzati. È essere se stessi a 2, 3, 4, metri dal suolo. Arriviamo a sentirci in competizione con la natura nel momento in cui iniziamo a combattere contro la gravità: una forza che non dipende affatto da noi e che anzi cerca di metterci i bastoni fra le ruote.

Durante la vostra esibizione avete introdotto una novità nella vostra esibizione?

Sì, il body-painting. Durante il secondo pezzo a terra ci siamo cosparsi il corpo di colori fluo dando allo spettacolo un effetto davvero fantastico. Inoltre i laser stroboscopici che ci accompagnavano nei movimenti accendevano ancora di più questi colori. Ci piace sperimentare cose nuove.

Come nascono ballerini e ballerine di questa disciplina?

Nasce tutto “a terra”, nel senso che il percorso verso la danza aerea è formato da tappe, la prima delle quali è avere una solidissima base di classica, moderna e contemporanea, che appunto si ballano a terra. Si acquisiscono così tecnica e consapevolezza del corpo. Poi succede, curiosando tra le esibizioni di ballerini che sono su internet, di scoprire un video in cui una “pazza” balli su un cerchio o su un tessuto appeso a 4 metri da terra. E non puoi non rimanere affascinato. Più spesso è l’insegnate che propone ai suoi allievi questo nuovo percorso.

Come vi preparate?

Innanzitutto guardiamo sempre dentro di noi, i nostri sentimenti e le nostre sensazioni che dovranno “prendere vita” nella danza. I movimenti che vedete siamo noi con le nostre paure, il nostro amore, la nostra rabbia, la nostra forza. È il primo passo per creare la coreografia: il lavoro di introspezione. La scelta della musica è uno scambio intimo tra note, parole e l’atleta. È la melodia che conquista il ballerino e amplifica le sue sensazioni. La parte atletica, i movimenti e le posizioni sono scelte in base alla preparazione tecnica e all’esperienza che si acquisisce negli anni.

Qual è il vostro obiettivo?

Uno degli obiettivi più importanti, e sicuramente il più difficile, è proprio quello di raccontare con i movimenti del corpo ciò che sentiamo dentro: rabbia o amore, forza o ansia, paura o felicità. Non è banale, perché spesso chi assiste a uno spettacolo di danza si ferma alla superficie di un pianeta fatto di strati: rimane colpito dai movimenti e dalla bravura del ballerino, ma difficilmente riesce a cogliere il significato nel suo complesso. Chiaramente sappiamo che si tratta di un compito difficilissimo per lo spettatore, ma se riusciamo a stimolare la curiosità anche di una sola persona, abbiamo vinto.

Guardandovi ballare sembra di trovarsi a teatro: l’atmosfera, l’espressività, il pubblico assorto. Ci sono influenze che vengono anche da qui?

Chiaro. A partire dalla preparazione di tutto il contesto scenografico, passando dal messaggio che si vuole comunicare, fino all’esibizione sul palco. La gestualità teatrale è importantissima per esprimere i sentimenti quando sei sospeso in aria: una musica forte e movimenti convulsi possono significare rabbia o guerra e lo stesso vale se vogliamo comunicare solitudine o amore.

Nella danza aerea ci sono esibizioni in singolo e in coppia (a volte in gruppo). Che differenze ci sono?

La fiducia prima di tutto. È la cosa che più spesso ti ritorna nella mente quando esegui prese a 4 metri di altezza, perché c’è solo il tuo partner tra te e una rovinosa caduta a terra. Poi bisogna conoscersi a fondo se si balla in coppia ed è praticamente impossibile improvvisare. Secondo noi i passi a due mostrano le vere qualità dei ballerini. Il singolo ha caratteristiche diverse ovviamente. Dipende tutto da te: sei solo con te stesso. È come scrivere un romanzo autobiografico.

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