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Fili della Resistenza: il progetto di Resolute RGL, cooperativa femminile palestinese

Fili della Resistenza: il progetto di Resolute RGL, cooperativa femminile palestinese

Palazzo della Corgna a Città della Pieve, nel pomeriggio di sabato 13 giugno, ha ospitato l’evento “Fili della Resistenza”, un incontro straordinario dedicato all’impegno, alla cultura e alla resilienza. Basel Adra, regista del film premiato con l’Oscar “No Other Land”, e sua madre Kifah Adra, direttrice della cooperativa di donne ricamatrici a Masafer Yatta nel West Bank, hanno presentato il loro innovativo progetto Resolute RGL.

All’evento era presente Basel, mentre la madre Kifah e la cugina Sanaa sono dovute rientrare in patria (ed erano quindi presenti in collegamento da remoto), per la scadenza dei permessi di soggiorno, che nonostante l’impegno istituzionale del Comune e delle associazioni organizzatrici, non sono stati rinnovati. Era invece presente Joseph Levin, business partner israeliano della cooperativa, che ha spiegato le varie fasi della filiera produttiva. La moderazione è stata affidata a Livia Giuggioli, attivista italiana e residente a Città della Pieve, impegnata nella promozione della sostenibilità e dei diritti umani nel settore della moda.

Resolute RGL sneakers

Resolute RGL: tradizione antica e diritti umani

“Il coraggio parlato, cucito e indossato” è lo slogan di Resolute RGL, il brand di scarpe creato da Kifah Adra insieme alla comunità di donne ricamatrici a Masafer Yatta, la zona del West Bank dove il regista premio Oscar aveva girato il suo film “No Other Land”. Il progetto presentato dagli attivisti palestinesi è quello di un brand di calzature che intende valorizzare il Tatreez, l’antica arte tradizionale del ricamo a punto croce della Palestina, riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Le donne che fanno parte della cooperativa di Resolute RGL, attraverso la salvaguardia della propria opera artigianale, preservano la propria identità e cultura, in una situazione tuttora molto difficile, con l’occupazione dei coloni sostenuta dal governo israeliano.

La cooperativa femminile è nata nel 2005 e ha contribuito a dare una concreta opportunità di insegnamento e di occupazione a Masafer Yatta, dal momento che non c’erano scuole. Le donne della cooperativa creano strisce di tessuto, utilizzando la tecnica di ricamo tradizionale, che poi vengono spedite in Portogallo, dove vengono create le scarpe del brand Resolute. Le donne della comunità sono le azioniste di maggioranza dell’azienda, per mantenere stabile l’obiettivo etico del progetto e dare opportunità concreta di lavoro e sviluppo a tutti i villaggi locali.

“Una delle caratteristiche più terribili dell’occupazione è quella di far sentire che le persone siano senza valore, che non possono fare nulla. – spiegano le creatrici del brand – Questo progetto di moda, invece, cerca di far sentire a queste donne che sono capaci di fare. Kifah vendeva portafogli a tre euro l’uno, quindi pensava di non avere valore, che la propria creazione artigianale non avesse importanza. Invece era frutto di tradizione, impegno e lavoro: questa operazione economica cerca di far sentire le protagoniste degne di valore, attraverso un lavoro dignitoso.”

La cooperativa era partita con sei donne, mentre ora sono più di duecentocinquanta, e sperano di coinvolgere fino a mille donne. Tuttora fare questo lavoro è molto pericoloso: secondo quanto raccontato dai relatori, lo scorso settembre Sanaa è stata picchiata dai coloni insieme ad altre donne. Inoltre, quando lei e Kifah sono andate a Stoccolma per la settimana della moda, i coloni sono entrati in casa loro e hanno distrutto tutto.

“Abbiamo capito che è più sicuro far lavorare le donne a piccoli ricami, così possono stare a casa loro ed essere protette. Se invece si radunano in gruppi numerosi, rischiano di subire qualche attacco. Tutti i confini sono monitorati, quindi le spedizioni vengono fatte attraverso corriere DHL in Portogallo, dove prosegue la filiera di produzione. Se l’intera scarpa fosse prodotta nel West Bank, sarebbe molto complicato gestire l’export, e il governo di Israele avrebbe il potere di controllare tutto e bloccare le spedizioni. In questa maniera, diamo il potere alle donne della cooperativa palestinese di gestire il loro lavoro e portare avanti il ricamo tradizionale della loro terra.”

La situazione a Masafer Yatta dopo “No Other Land”

La cooperativa femminile alla base del brand di Resolute RGL vive nelle terre in cui è stato girato “No Other Land”, il documentario premio Oscar di Basel Adra. In qualità di giornalista e attivista, il giovane palestinese ha documentato negli ultimi anni la difficile situazione che gli abitanti di Masafer Yatta sono costretti ad affrontare: dopo i tragici eventi del 7 ottobre, le incursioni dei coloni israeliani sono diventate sempre più frequenti, e i loro attacchi alle abitazioni e alle coltivazioni causano la drammatica riduzione dei villaggi palestinesi. La difficoltà, per gli abitanti del posto, non è soltanto quella della sopravvivenza umanitaria, ma anche della preservazione della cultura locale.

“Nel nostro villaggio si vive in condizioni molto difficili, e queste condizioni spingono a voler fare qualcosa di meglio per la comunità, per cercare di fermare questa situazione e aumentare la consapevolezza internazionale. – spiega Basel – Non abbiamo la possibilità di studiare o di fare tante cose che stanno alla base di ogni comunità, per via dell’occupazione, molti di noi non hanno neppure case, ma vivono in delle grotte.”

A precisa domanda sui progetti futuri, Basel ha risposto che continuerà a fare ciò che fa, attraverso il giornalismo e l’attivismo, per continuare a lottare. Inoltre un impegno concreto è quello di contrastare i coloni che occupano le loro terre, le coltivano e vendono i loro prodotti all’estero. L’obiettivo di Basel e degli altri attivisti palestinesi è quello di fare giustizia e di resistere all’occupazione, contrastando le aziende europee che fanno investimenti nei territori occupati e che sostengono le attività commerciali dei coloni israeliani. 

Parlando della situazione del suo villaggio, dopo due anni dall’uscita del film, Basel sottolinea che sia “Molto drammatica. Quasi ogni giorno i coloni occupanti prendono nuove terre nel West Bank, distruggono le coltivazioni dei palestinesi, fanno spazio per i loro insediamenti o per le basi militari. Oltre alle uccisioni e agli arresti di tanto in tanto, ciò che fa più male è la consapevolezza che siano coloni armati dallo Stato di Israele e che siano impuniti nelle loro scorrerie e aggressioni.”

Le parole dei protagonisti di Resolute RGL

Tra i partecipanti all’evento, particolare risalto hanno avuto le parole di Joseph Levin, il business partner israeliano di Basel e Kifah. “Ho conosciuto Basel otto anni fa mentre lavoravo come attivista a Masafer Yatta e portavo le persone che provenivano da tutte le parti del mondo a incontrare le comunità e le persone che vivono sotto occupazione, così da poter ascoltare le storie direttamente da loro, senza filtri. Basel ed io abbiamo cominciato a fantasticare sulla creazione di un brand che potesse raccontare la storia, e nonostante la guerra, la pandemia, le violenze assurde di ogni tipo, negli anni siamo riusciti a rendere questo sogno una realtà. Il vero eroe di questa storia è Kifah, che dirige la cooperativa di donne che ricamano, la sua abilità di tenere insieme questa comunità di changemakers è incredibile”.

Quali sono le azioni concrete che si possono fare da qui per sostenere la resistenza? “Tutti gli acquisti su Resolute vanno direttamente alla cooperativa. Oltre a sostenere economicamente queste attività, per noi è fondamentale parlarne e spargere la voce. Inoltre la cosa cruciale è organizzarsi, impedire il supporto e gli investimenti agli occupanti e alle imprese coloniali in Cisgiordania. Il boicottaggio è fondamentale, dobbiamo renderci conto del potere economico che abbiamo.”

L’impegno di Kifah e delle altre donne dei villaggi in Cisgiordania è chiaro: “Vogliamo fare economia etica, in modo che possiamo rimanere a vivere nelle nostre terre. Non vogliamo elemosina, non vogliamo essere vittime. Siamo resistenti. Stiamo rimanendo nella terra in cui viviamo, e in questo modo diamo potere economico alle nostre comunità locali, rovesciando la mentalità del colonialismo.”

L’appuntamento di Città della Pieve è stato reso possibile grazie al sostegno di una vasta rete di realtà locali e nazionali, tra cui il Comune di Città della Pieve, l’Associazione Arci Note, l’Associazione Donne La Rosa, il Comitato Orvietano per la Palestina, Emergency ONG, il Gruppo Possiamo Sinistra per Chiusi, Quintosapore e Pieve Suites. 

A seguito dell’evento a Palazzo della Corgna, nel pomeriggio di domenica 14 giugno si è svolta a Castiglione del Lago, presso il Nuovo Cinema Caporali, la proiezione del film documentario “No Other Land”, alla presenza del regista Basel Adra, come ulteriore forma di vicinanza tra le terre del Trasimeno e la Palestina.

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