La Valdichiana

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Il turismo del benessere e la crescita economica

Quando si parla di turismo del benessere si intende la pratica di viaggiare verso Paesi o regioni straniere alla ricerca di tranquillità fisiologica e mentale, da ottenere grazie alle terapie…

Quando si parla di turismo del benessere si intende la pratica di viaggiare verso Paesi o regioni straniere alla ricerca di tranquillità fisiologica e mentale, da ottenere grazie alle terapie e alle risorse locali. Questo tipo di turismo è caratterizzato dalla ricerca di un’alimentazione sana, di strutture quali spa, terme, centri fitness e opportunità di sviluppo creativo e spirituale. L’obiettivo del viaggio diventa quindi il raggiungimento e mantenimento di uno stato di benessere psicofisico.

Dati globali e nazionali, previsioni e prospettive future (2015-17)

Il WHO (World Health Organization) definisce il benessere come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, che va oltre la cura delle malattie o delle infermità. L’organizzazione ne promuove il mantenimento proattivo attraverso l’adozione di comportamenti utili a migliorare la propria salute. Nell’era contemporanea, la globalizzazione ha favorito non solo lo scambio di merci e servizi, ma anche di culture. Di conseguenza, l’aspettativa è che la richiesta globale per il turismo del benessere continui ad aumentare nei prossimi anni. Marketing e promozione hanno giocato un ruolo cruciale nel diffondere l’idea che pace mentale e benessere fisico si possano ottenere attraverso una serie di esperienze come trattamenti erboristici o termali, percorsi in spa e attività rigeneranti in località esotiche. Questo fattore, unito all’incrementata capacità di spesa dei viaggiatori rispetto ai decenni passati, ha spinto sempre più la domanda turistica verso la nicchia del benessere.


Il settore del turismo del benessere è in forte crescita. La maggior incidenza di disagi psicologici legati allo stress nella vita quotidiana e professionale, o la maggiore percezione degli stessi, sta facendo aumentare la domanda per terapie di tipo olistico (caratterizzate da un approccio multidisciplinare che enfatizza lo studio di problemi caratterizzati da interazioni complesse tra le loro parti). Un altro fattore determinante per la crescita del turismo del benessere è la crescente propensione dei viaggiatori a immergersi nella cultura di un Paese straniero. L’interesse mostrato dal settore ricettivo ha portato a un notevole aumento dell’attenzione nei confronti di questa nicchia. Grandi catene alberghiere si sono dotate di centri benessere a disposizione dei loro ospiti, offrendo massaggi, trattamenti in spa, sessioni di meditazione e così via.

L’espansione del settore turistico si sta rivelando trainante per la nicchia del benessere. I viaggiatori desiderano sempre più sperimentare la cultura del benessere della loro destinazione, specie se antica e radicata nella tradizione locale. Anche quei viaggiatori per cui il benessere non è una priorità tendono sempre più a usufruire di tali servizi messi a loro disposizione. Il turismo del benessere sta acquisendo popolarità anche tra la generazione dei ‘baby boomers’ (nati tra il 1945 e il 1964), che vanno sempre più alla ricerca di trattamenti anti età e pacchetti spa.

Mantenere o migliorare il proprio stato di benessere è l’obiettivo primario dei wellness traveller. Il GWI (Global Wellness Institute) stima che il turismo del benessere rappresenti un mercato dal valore globale di 564 miliardi di euro (2017), e che stia crescendo al doppio della velocità rispetto al resto del mercato turistico. Con un volume stimato di 639,4 miliardi di dollari nel 2017, il turismo del benessere è un settore in rapida espansione ed è cresciuto del 6,5% annuo dal 2015 al 2017 (più del doppio del tasso di crescita del turismo in generale). Nel 2017 i viaggiatori hanno intrapreso 830 milioni di viaggi per il benessere, 139 milioni in più che nel 2015. La crescita è stata spinta da una classe media globale in espansione, un crescente desiderio di adottare stili di vita salutari, un crescente interesse nel turismo esperienziale e una maggiore convenienza di viaggi e trasporti.

Tra le regioni, l’Europa rimane la destinazione prescelta del maggior numero di viaggi per il benessere, mentre il Nord America primeggia nelle spese. L’Asia è l’area che ha visto la crescita più rapida, con una domanda stimolata da economie forti e una classe media in espansione.

Il volume della spesa per i viaggi di benessere in Europa è pari a 185 miliardi di Euro. Il target di riferimento del mercato del turismo del benessere include due tipi di viaggiatori:

    • quelli primari, che intraprendono il viaggio con l’obiettivo di migliorare la propria condizione psicofisica e scelgono le loro destinazione in base all’offerta di questi servizi;
    • quelli secondari, che auspicano a tenersi in forma o a intraprendere attività benefiche durante viaggi il cui obiettivo primario non è il benessere personale.

I viaggiatori del benessere secondari rappresentano la maggiore fetta di pubblico dei viaggi del benessere e della relativa crescita settoriale: a loro sono da imputare l’89% dei viaggi e l’86% della spesa (2017).

Il turismo del benessere secondario sta crescendo con un tasso annuale maggiore (10%) rispetto al mercato primario (8%) (2015-17). A livello globale, i viaggi domestici rappresentano l’82% del totale dei viaggi di turismo del benessere e il 65% della relativa spesa. I viaggi internazionali invece rappresentano una fetta di spesa proporzionalmente più grande, perché il livello medio di spesa per un viaggio internazionale è assai superiore. Il turismo del benessere internazionale è cresciuto più rapidamente (12% annuo) rispetto al turismo domestico (9% annuo) nel periodo 2015-2017.

I viaggiatori del benessere spendono di più per ogni viaggio rispetto al turista medio. Questo è vero sia per i viaggi domestici che per quelli internazionali: nel 2017, il turista del benessere internazionale ha speso di media 1.528 dollari per viaggio, il 53% in più del turista tipico. Le cifre aumentano per il turismo domestico: 609 dollari per viaggio, ovvero il 178% in più del turista tipico. Le proiezioni del GWI mostrano che il turismo del benessere continuerà a crescere con un tasso del 7,5% fino al 2022, decisamente più in fretta rispetto al 6,4% del turismo generico globale.

L’aspettativa è che la spesa totale per il benessere turistico superi i 919 miliardi di dollari nel 2022, ritagliandosi il 18% del mercato globale. Contemporaneamente, i viaggi dovrebbero aumentare dell’8,1% annuale a 1,2 miliardi di viaggi nel 2022. Più della metà delle spese previste fino al 2022 saranno collocate in Asia e nel Pacifico, America Latina e Caraibi, Medio Oriente e Nord Africa e Africa subsahariana, spinte dalla crescita massiccia del turismo domestico e intraregionale.

Il benessere, l’ospitalità e i viaggi di lavoro stanno convergendo. Da quando il turismo del benessere è entrato nelle tendenze del consumismo mainstream, qualche anno fa, l’industria si è evoluta rapidamente. Aziende e governi stanno investendo nello sviluppo di nuove strategie, prodotti, esperienze e destinazioni. Il benessere, l’ospitalità e il viaggio stanno convergendo in modi diversi e senza precedenti, sperimentando nuove partnership e modelli di business per aiutare i viaggiatori a integrare il benessere in ogni aspetto del loro soggiorno. I 639,4 miliardi di dollari spesi ogni anno dai viaggiatori del benessere sono distribuiti in diversi segmenti dell’industria turistica: cibo, alloggio, attività, escursioni, shopping e altri servizi. Ciascun segmento può includere attività relative al benessere (come la visita a una sorgente termale, concedersi un massaggio, fare una lezione di meditazione o di fitness), mentre altre spese sono più generiche (trasporti, ristorazione e alloggio normale, acquisto souvenir). Più i consumatori incorporano il benessere nel loro stile di vita, più crescono le opportunità per le aziende di integrarlo nella propria offerta, intercettando le spese dei viaggiatori del benessere.

Gli hotel pensati per trasmettere un’idea di benessere sono di tendenza. Più il turismo del benessere diventa popolare, più gli hotel sono incentivati a incorporare questa propensione al relax nel design della struttura, nonché in servizi e altre attività. Ad esempio, letti e illuminazione che aiutano a migliorare la qualità del sonno, finestre e scuri capaci di bloccare del tutto luce e suoni, strumenti da fitness collocati in camera e video guide per la ginnastica; snack e menù salutari, spa e palestre in struttura.

La crescita del settore sta stimolando l’innovazione: alcune aziende del settore offrono servizi aggiuntivi a coloro che intendono trattenersi per soggiorni di lunga durata. Ad esempio, una combinazione di coworking, convivenza e viaggio, in modo che il cliente possa esperire nuove culture e Paesi pur continuando a lavorare e a intrattenere rapporti con gruppi di persone con cui condivide idee e stili di vita.  L’avvento del turismo del benessere sta stimolando la comparsa di novità nel mercato, dando forma a nuove concezioni di turismo esperienziale.

Il marketing territoriale diventa più autentico e locale. Le sorgenti termali sono il settore che ha visto la maggiore crescita di marketing e sviluppo, soprattutto nei Paesi dalle tradizioni termali ben radicate. L’evoluzione del turismo del benessere rende possibile portare benefici su larga scala alle popolazioni ed economie locali: pertanto, il turismo del benessere è sempre più parte integrante della pianificazione turistica locale e dello sviluppo sociale. Il Tirolo austriaco ha fatto leva sul settore per sviluppare una rete regionale di strutture e aziende che offrono servizi di benessere personale, includendo più di 100 realtà che vanno dalla telemedicina all’enogastronomia, alla nutrizione, alla fornitura di equipaggiamenti e tecnologie per le spa, al benessere sul lavoro e così via.  Altre realtà americane hanno messo a punto veri e propri distretti urbani dove l’ospitalità interseca la sanità, con attenzione al design, all’inclusione di strumenti e servizi focalizzati su uno stile di vita sano e rilassante a disposizione non solo dei turisti, ma anche dei residenti e dei lavoratori in loco.

Il benessere del viaggiatore, infatti, è sempre più connesso a quello della popolazione locale. Con l’aumento di consumatori che adottano il benessere come stile di vita, essi pianificano i loro viaggi sempre più spesso secondo questo criterio, ponendo maggiore attenzione al benessere degli abitanti dei luoghi che visitano, dei dipendenti delle strutture dove soggiornano e delle persone con cui interagiscono. Il benessere di un luogo è il DNA della sua autenticità. Sempre più destinazioni e regioni stanno andando in questa direzione, garantendo il benessere dei residenti per poter proporre i propri valori come brand. In ottica olistica, star bene e fare bene sono strettamente connessi. Non possiamo stare veramente bene se le nostre comunità e i nostri ecosistemi non stanno bene. Le ricerche nei campi della felicità, compassione e altruismo suggeriscono che siamo più proni a ottenere un senso di pace e benessere più profondo e durevole se ci focalizziamo sugli altri, aiutando, donando e formando relazioni più solide. Il rapporto del Global Wellness Tourism Economy prevede che i futuri viaggiatori del benessere vedranno sempre più un parallelo tra la trasformazione personale e le relazioni sviluppate durante il viaggio, il loro impatto sulla gente del posto e i luoghi che toccano.

La qualità dei trasporti diventa sempre più importante per il mantenimento del benessere psicofisico. Viaggiare può essere logorante per la nostra salute fisica e mentale. Ressa, ritardi, controlli, bagagli e molti altri fattori causano stress, uniti a jet lag, carenza di sonno, alterazione della routine, cibo di scarsa qualità e tempo atmosferico avverso: spesso si torna dalle vacanze più stanchi di quando si è partiti. Nonostante ciò, viaggiare è comunemente considerato un’attività benefica per la salute. Fin dai tempi antichi, le persone si sono spostate per ricercare benessere e guarigione. Oggi, il viaggio è visto come evasione, avventura e rigenerazione. Una recente indagine sui millennials fatta da Expedia ha rivelato che per quattro intervistati su dieci la principale motivazione dei viaggi è la ricerca di relax. Dal momento che il viaggio aereo può essere deleterio e stressante, aeroporti e linee aeree stanno promuovendo programmi di benessere e salute per i loro clienti. Si stanno infatti sviluppando collaborazioni tra aeroporti, compagnie aeree e aziende del benessere: spa di fascia alta, centri fitness e lezioni di benessere all’interno dei terminal e delle lounge room; meditazione in volo, opzioni alimentari più sane fino alluci che aiutino la regolarità del ritmo circadiano dei passeggeri e riducano l’impatto del jet lag.

Il benessere si intreccia con la tradizione e la natura delle località in cui facciamo turismo. In Europa, il turismo del benessere si lega sempre più alle tradizioni e filosofie locali, come saune, banya, hygge e lagom scandinavi e baltici. Grecia, Germania, Ungheria, Portogallo, Francia e Bulgaria hanno dato via a un progetto di partnership internazionale chiamato “Roman Thermal Spas of Europe”, il cui obiettivo è promuovere il turismo termale di spa e resort di origini romane. In relazione a ciò, sta aumentando anche la domanda di attività parallele che abbiano a che fare con la natura, come camminare fino a una località panoramica per meditare, fare yoga o tai chi all’aperto.

Le nuove attività che potrebbero essere integrate nelle offerte alberghiere, tenendo conto del turismo del benessere, sono le seguenti:

    • ESERCIZIO: offrire ai clienti attività di fitness, ginnastica, yoga, meditazione. Assicurarsi che le stanze siano sempre ben areate e salubri, gli strumenti ben mantenuti.
    • ATTIVITÀ ALL’APERTO: offrire tragitti escursionistici, itinerari per jogging e bicicletta, magari legate ai luoghi d’interesse artistico-culturale, storico o naturalistico del territorio.
    • SPA E RIPOSO: offrire servizi che aiutino l’ospite a trovare relax e salute, a vivere emozioni positive. Si può tenere da parte una stanza dotata di una bella vista da usare come sala massaggi e offrire servizi di estetista. Gli ospiti cercano relax e silenzio, camere che trasmettano tranquillità. Un’atmosfera di pace e pulizia aiuta gli ospiti a sentirsi al sicuro dallo stress delle loro vite quotidiane.
    • CIBO E BEVANDE: la destinazione ideale di chi ricerca il benessere offre pasti salutari, ricchi di verdura stagionale e nutrienti. Si possono offrire opzioni per celiaci e vegani. Altra buona pratica è tenere lo staff ben informato sulle varie diete che vengono proposte e su come viene preparato il cibo.

I comparti dell’economia del benessere, a livello globale

Il settore del benessere o del wellness, a livello globale, è cresciuto da 3,2 trilioni di Euro nel 2015 a 3,6 trilioni di Euro registrati nel 2017, secondo la ricerca 2018 Global Wellness Economy Monitor rilasciata dal GWI. I nuovi dati evidenziano che il benessere sia uno dei settori che sta crescendo più velocemente a livello internazionale. Dal 2015 al 2017, l’economia del wellness è cresciuta del 6,4% all’anno, quasi il doppio rispetto alla crescita economica globale (+3,6%). I consumi totali in questo settore a livello globale superano la metà della spesa totale in salute e rappresentano il 5,3% dell’economia mondiale. Ecco nello specifico i dati relativi ai principali comparti.

Turismo del benessere

Mondo: Il mercato mondiale del turismo del benessere che vale 552 miliardi di Euro è cresciuto del 6,5% nel triennio 2015-2017, un dato più che doppio rispetto alla crescita del mercato del turismo in generale nello stesso periodo che si è attestata al +3,2%. Nel 2017 sono stati effettuati 830 milioni di viaggi wellness, 139 milioni in più rispetto al 2015 – oggi il turismo wellness rappresenta il 17% dell’intero mercato del turismo.

Europa: Si classifica al primo posto al mondo per numero di viaggi effettuati ogni anno: 292 milioni di viaggi nel 2017, in crescita rispetto ai 250 milioni del 2015 con un tasso medio di crescita del 8,1% all’anno. In termini di fatturato l’Europa si classifica al secondo posto con 182 miliardi di Euro totalizzati nel 2017, superata solo dal Nord America con 209 miliardi di Euro.

Italia: Si classifica al decimo posto come mercato per il turismo del benessere con un fatturato totale di 11,6 miliardi di Euro, in crescita rispetto agli 11 miliardi del 2015. L’Italia si classifica inoltre al 12° posto per crescita del numero di viaggi che nel 2017 si sono attestati a 13,1 milioni. Il comparto impiega circa 150mila persone.

Settore spa

Mondo: Il mercato mondiale delle spa è cresciuto dagli 85,2 miliardi di Euro del 2015 ai 102,7 miliardi nel 2017, un ritmo di crescita molto più alto di quello registrato nel triennio 2013-2015. Il numero di spa è cresciuto dalle 121.595 del 2015 ad oltre 149.000 nel 2017.

Europa: Rappresenta il primo mercato al mondo in termini di fatturato con un valore di 28,8 miliardi di euro, cresciuto del 10,1% rispetto al 2015. Circa una spa sul tre a livello mondiale si trova in Europa e circa 1 euro su 3 speso in servizi spa viene speso in Europa. Il settore impiega oltre 800mila persone.

Italia: Sesto mercato al mondo nel settore con un fatturato di 2,8 miliardi di Euro nel 2017, in crescita del 32% rispetto ai 2,1 miliardi del 2015. In Italia si contano quasi 4000 spa, in forte crescita rispetto alle circa 3000 del 2015, che impiegano 83 mila persone.

Settore Termale

Mondo: Il settore delle terme, in termini di fatturato, è cresciuto a livello globale dai 44 miliari di Euro del 2015 ai 48,6 miliardi registrati nel 2017, mentre il termini di strutture è cresciuto da 27.507 centri termali a 34.057. Il settore è fortemente concentrato in Europa e nell’area dell’Asia e del Pacifico, che assieme totalizzano il 95% del fatturato mondiale del comparto.

Europa: L’Europa, in cui le terme sono state per secoli al centro della cultura del benessere, rappresenta il secondo mercato mondiale del settore con quasi 6000 strutture che producono un fatturato totale di 18,7 miliardi di Euro, in crescita annua del 4,9% rispetto ai 17 miliardi del 2015. Il settore europeo impiega in totale oltre 438mila persone.

Italia: L’Italia si posiziona al quinto posto mondiale nel mercato delle terme superata solo da Cina, Giappone, Germania e Russia. Il mercato italiano vale 1,5 miliardi di Euro all’anno e conta 768 strutture termali.

Corporate Wellness

Mondo: Il settore vale 41 miliari di euro a livello mondiale, ma il dato è ancora estremamente basso rispetto al massiccio impatto economico che il settore potrebbe avere in termini di maggiore produttività. Si stima infatti che la perdita di produttività legata a malattie e demotivazione sul lavoro si pari al 10-15% dell’economia mondiale. Oggi solo il 9,8% dei lavoratori a livello mondiale sono interessati, in qualche forma, da programmi di benessere aziendale.

Europa: L’Europa è il secondo mercato al mondo nel settore, con un fatturato totale di 14,7 miliardi di Euro, superato solo dal Nord America con un fatturato di 17,6 miliardi di dollari. Si classifica però al primo posto in termini di tassi di crescita del settore. Oggi, circa il 25% dei lavoratori europei (101 milioni) hanno accesso a qualche servizio o programma per il benessere sul posto di lavoro.

Italia: L’Italia si posiziona al settimo posto a livello mondiale per fatturato nel settore corporate wellness che vale in totale 1,4 miliardi di Euro all’anno.


Fonti:
TMR Research
GWI – Global Wellness Tourism Economy Report
International Journal of Hospitality Management

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Turismo, una voce importante per l’economia della Valdichiana – Intervista a Doriano Bui

Il turismo rappresenta una delle voci più importanti per l’economia della Valdichiana. Un comparto capace, non solo di generare occupazione, ma anche innovazione. Un terreno nel quale tecnologia e tradizione…

Il turismo rappresenta una delle voci più importanti per l’economia della Valdichiana. Un comparto capace, non solo di generare occupazione, ma anche innovazione. Un terreno nel quale tecnologia e tradizione riescono a trovare una felice punto d’incontro. Abbiamo intervistato Doriano Bui, presidente della Strada del Vino Nobile e dei Sapori della Valdichiana Senese, per capire quali saranno le prospettive future del turismo nel nostro territorio.

Quale sono i numeri del turismo nel territorio della Valdichiana?

In termini di domanda, il 2017 ha chiuso con un totale di 510 mila arrivi turistici e oltre 1,3 milioni di pernottamenti; la durata media del soggiorno è stata di 2,6 notti (analoga quella rilevata in provincia). La Valdichiana si conferma un territorio importante nell’economia complessiva della provincia, con circa il 27% delle presenze totali.

In termini di fatturato e occupazione, qual è il peso del turismo nel nostro territorio?

Secondo il Rapporto del 2017 dell’Osservatorio sul mercato del lavoro del turismo in Italia, il settore Commercio e turismo ha occupato oltre 4,5 milioni di lavoratori, più dell’intera industria manifatturiera. Quasi il 70% dei dipendenti ha meno di quarant’anni e il 44% meno di 30. In Valdichiana è difficile indicare il dato esatto ma considerando che il settore agricolo e quello turistico sono quelli più sviluppati e che spesso in questo territorio sono strettamente collegati, ritengo che il numero di occupati sia davvero importante.

Qual è il tipo di turista che visita la Valdichiana e cosa richiede maggiormente?

La presenza di turisti italiani e stranieri si equivalgono: rispettivamente 50,7% e 49.3%. Le strutture alberghiere rimangono le sistemazioni predilette, sia dagli italiani che degli stranieri (62,3%). Questi, tuttavia, in virtù di una permanenza più lunga, tendono a trascorrere la maggior parte dei pernottamenti (55.9% del totale) nelle strutture extralberghiere. Riguardo alle motivazioni del viaggio l’enogastronomia, il benessere termale, i borghi d’arte, il paesaggio e il turismo attivo (passeggiate in bici, a cavallo, a piedi).

Quali sono i principali paesi di provenienza?

Prima di tutto Usa (13.4%), seguita da Germania (12.7%), Paesi bassi (9.3%) e Inghilterra (8 %).  Mentre la principale area di provenienza della domanda italiana è costituita dal Centro Italia.

L’innovazione tecnologica sta cambiando il mondo del turismo?

In una fase storica come quella attuale il turismo è sicuramente un settore in forte e continua crescita, ed è strategico acquisire competenze manageriali che permettano di essere aggiornati e di disporre di strumenti adeguati per essere più competitivi. L’innovazione, nell’era del turismo 4.0, significa migliorare l’esperienza dell’ospite, modificare le abitudini del turista, agevolarlo durante il soggiorno, contribuendo a creare un’esperienza unica, e sicuramente “più confortevole”. Diversi sono i dispositivi e le app che vengono sempre più utilizzati, grazie anche al finanziamento ricevuto dalla Regione Toscana con il Bando innovazione servizi qualificati per il turismo per l’annualità 2017.  Un esempio è l’attivazione di una chatbot, ossia un vero e proprio robot in grado di rispondere H24 a tutte le richieste di informazione da parte del cliente.

Quali sono oggi le competenze maggiormente richieste dalle imprese?

Sicuramente quelle legate al web e ai social network, la conoscenza delle lingue (meglio se due), in particolare quelle dei nuovi paesi emergenti, come i BRIC (Brasile, Russia, India, Cina). Sono sempre ricercate le figure tradizionali, perno dell’accoglienza e dell’hotellerie, soprattutto in strutture di lusso e business. Una figura emergente è il revenue/pricing (consulente nella gestione del prezzo), che ha il compito di modificare le tariffe attraverso la gestione delle leve di prezzo e di inventario, o i servizi di booking online.

Tutto questo comporta dei cambiamenti anche nelle tipologie contrattuali che ricadono nell’orbita del turismo?

Certamente. Oltre al lavoro dipendente, si aprono opportunità anche per nuove iniziative imprenditoriali: dai servizi di booking, che offrono strumenti al consumatore o all’operatore, alle app che sfruttano la georeferenziazione per offrire contenuti / servizi a valore aggiunto, fino agli startup, specializzate in social marketing e storytelling dei luoghi.

 Qual è il ruolo della formazione?

Per avere territori turisticamente avanzati è necessario investire nella formazione e dare poco spazio all’improvvisazione. Per questo motivo riteniamo importante investire nella formazione in modo trasversale: nella pubblica Amministrazione e nel mondo d’impresa. Solo alcune considerazioni: quanto la preparazione dei dipendenti delle PA o la lentezza dell’apparato burocratico incidono sulla mancanza di euro-progettualità? I programmi ministeriali sul turismo sono adeguati alle esigenze dell’era del turismo 4.0? Allo stesso modo le aziende italiane, sono consapevoli della necessità di una formazione costante, in linea con i cambiamenti che avvengono in un mercato globale?

Ritiene che ci siano degli strumenti che andrebbero migliorati per dare maggiore spinta al turismo?

Il turismo è un settore ad alta potenzialità occupazionale, dove devono operare imprese efficienti, dirette da quadri manageriali stabili e preparati e risorse umane motivate e valorizzate. Per questo sarebbe opportuno migliorare e rafforzare le infrastrutture, e implementare nuove tecnologie per migliorare la qualità dei servizi. Le imprese dovrebbero ricevere maggiore assistenza e un accesso al credito più facile. C’è poi tutto il discorso della formazione, che andrebbe potenziata, anche con appositi percorsi di studio.

Visto il peso del turismo, non solo nel territorio chianino, ma per l’intera economia nazionale, considera opportuno l’istituzione di un ministero ad hoc?

Il turismo, come si dice in gergo, è un’economia “labour intensive”, cioè che crea molti posti di lavoro. Per capirci: se investiamo 1 miliardo di euro nella siderurgia, arriveremo a creare, all’incirca, 300 posti di lavoro. Con la stessa cifra, nel turismo, potremmo arrivare a 12mila. Per questo ritengo che l’istituzione di una cabina di regia ad hoc potrebbe essere la scelta opportuna per un paese come l’Italia, che ha il maggior numero di beni e di attrattori culturali e paesaggistici al mondo. Istituire un ministero del Turismo significherebbe poter coordinare tutte le altre istituzioni locali e regionali, che oggi vanno ognuna per la sua strada, creando una confusione enorme. Ritengo che sia importante portare avanti una sinergia tra il turismo e l’agroalimentare, due settori fortemente interconnessi tra loro.

Quali sono le prospettive di sviluppo del turismo nella Valdichiana?

Rispecchiamo, in linea di massima, le prospettive di sviluppo a livello nazionale. Un’attenzione sempre maggiore al turismo ambientale, sostenibile e responsabile, che si basa su una maggiore tolleranza dei flussi a lungo termine e una maggiore interazione più stretta tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori. La sostenibilità diventa così una grande opportunità creativa per rigenerare e qualificare l’offerta turistica. Altro trend in continua crescita è dato dal turismo esperienziale, che risponde a bisogni emozionali, legato a una narrazione del territorio in base a interessi specifici dei destinatari (architettura, fotografia, musica, enogastronomia, ecc.). È anche una risposta volta contrastare le politiche di prezzo dei grandi gruppi, basandosi sulla tematizzazione e personalizzazione dei percorsi turistici, per offrire al cliente un’esperienza unica.

 Verso quale direzione andranno tali prospettive?

Assisteremo a una maggiore integrazione tra le imprese e a un riposizionamento dei prodotti, all’interno si del mercato nazionale che internazionale. È da tenere presente che attualmente, nel sistema di promozione territoriale, il modello Strada del Vino Nobile di Montepulciano e dei sapori della Valdichiana Senese è un sistema misto pubblico-privato, del quale fanno parte circa 200 soci, 10 Comuni e l’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese. Insieme a questi soggetti abbiamo predisposto un Piano Turistico Triennale, che incrementi il numero degli arrivi e ne prolunghi la permanenza, facendo crescere anche la spesa turistica pro capite. Un’altra opportunità ci è data dalla legge di bilancio dello Stato 2017, che prevede la possibilità di costituire i “distretti del cibo”. Una volta iscritti ai registri regionali e nazionali, è possibile rafforzare la promozione dell’agroalimentare e di tutto il territorio. IL progetto che stiamo elaborando per la Valdichiana lo porteremo, come proposta al Coordinamento Nazionale delle Strade del Vino e dei Sapori d’Italia del quale siamo stati chiamati a gestire la segreteria Tecnica.

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Il mercato e l’innovazione del Vino Nobile – Intervista a Piero Di Betto, presidente del Consorzio Vino Nobile di Montepulciano

Il Nobile di Montepulciano, eccellenza della viticoltura made in Italy, costituisce non solo un patrimonio enogastronomico per il territorio della Valdichiana, ma una ricchezza anche in termini economici. Si tratta…

Il Nobile di Montepulciano, eccellenza della viticoltura made in Italy, costituisce non solo un patrimonio enogastronomico per il territorio della Valdichiana, ma una ricchezza anche in termini economici. Si tratta infatti di una delle prime dieci Doc nate in Italia: siamo infatti nel 1966 quando il Nobile ottiene questo prezioso riconoscimento, tre anni dopo la promulgazione della legge che ha riconosciuto la Denominazione d’Origine. Nel 1980 il Nobile diviene il primo vino a fregiarsi della Docg.

Un settore, quello dell’agroalimentare, capace di generare fatturato, innovazione e porsi come punta di diamante nei mercati internazionali. Nel decimo rapporto di Intesa San Paolo “Rapporto sull’economia e finanza dei distretti industriali” si sottolinea come sia proprio il wine&food a costituire uno dei comparti più dinamici della nostra economica, che più di altri ha saputo affrontare la lunga crisi economica. Nel report infatti si sottolinea come la forza dell’agroalimentare non sia legata solamente alla dimensione economica, ma anche alla sua capacità di raccontare la storia di un territorio, e di saper interpretare e trasmettere al meglio i valori del made in Italy.

Caratteristiche che contraddistinguono anche il territorio nel quale viene prodotto il Nobile. Qui la viticoltura occupa una posizione economicamente strategica, sia in termini di numeri che di innovazione. Per analizzarne l’impatto e l’indotto generato, all’indomani della chiusura della 53esima edizione del Vinitaly, abbiamo intervistato Piero di Betto, presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano.

Di Betto, quali sono i numeri del Nobile di Montepulciano?

Quando parliamo del Nobile dobbiamo pensare a un patrimonio complessivo di 500 milioni di euro. Di questa cifra, 200 milioni è il valore patrimoniale delle aziende produttrici e 150 milioni quello dei vigneti, con una produzione media annua stimata in 65 milioni. Numeri importanti considerando che il 16% del territorio comunale è vitato, adibito alla produzione di Nobile di Montepulciano Docg e di Rosso di Montepulciano Doc.

Cifre significative anche per quanto riguarda l’occupazione.

 Assolutamente si. Basti considerare che il 70% dell’economia del territorio è indotto diretto del vino. E questo non ci deve far pensare unicamente alle classiche realtà che possono ruotare attorno al settore vitivinicolo. Da una parte, infatti, c’è stato un grande sviluppo dell’enoturismo. Molte delle nostre cantine hanno un agriturismo o offrono ospitalità, e comunque la maggior parte è attrezzata ad accogliere i tanti turisti che arrivano ogni anno a Montepulciano. L’enoturismo conta più di 300 mila visite all’anno in cantina, un dato che dimostra come la diversificazione dell’offerta messa in campo. Ma dobbiamo considerare anche altri tipi di attività, come tipografie o studi di architettura.  Il mondo del vino abbraccia dunque settori tra loro diversi e penetra in profondità il tessuto socio-economico del territorio. Per quanto riguarda il numero di addetti, nelle 76 aziende imbottigliatrici socie, la popolazione lavorativa raggiunge le 2mila unità, che, all’incirca, si dividono equamente tra lavoratori fissi e stagionali.

Ci sono delle caratteristiche specifiche che contraddistinguono gli addetti del mondo del vino?

Due sono gli aspetti principali che si possono riscontrare. Il primo è che il 60% della forza lavoro ha un’età compresa tra i 20 e i 40 anni, e questo è vero per tutte le mansioni. Circa la metà delle nostre aziende sono guidate da under 40. L’altro aspetto è la forte presenza delle donne, e questo sia all’interno del Consorzio sia nelle stesse imprese. Nel primo, sono 3 le donne presenti sui 12 membri del CdA, e le quota rosa sono il 65% degli addetti. Percentuali altrettanto alte si riscontrano nelle aziende. Nel 36% di queste le donne occupano posizioni apicali, e la loro presenza è molto diffusa nell’area commerciale e marketing.

Una presenza così ampia e diffusa di forza lavoro giovane può avere dei risvolti nell’organizzazione all’interno delle aziende?

Questo sta dando vita a una generazione di viticoltori che potremmo definire 2.0, che non supera i 40 anni. Il vino di qualità è sempre più apprezzato da un pubblico giovane e dunque non deve stupirci che le nuove generazioni entrino sempre di più nella filiera produttiva. Questo lo si può constatare in tutte le mansioni. Le aziende del Nobile hanno una percentuale significativa di giovani, pari all’81%, nel marketing, ma si sta registrando una crescita anche in altre posizioni, come quelle di cantiniere, enotecnico ed enologo, senza dimenticare che c’è una domanda sempre più forte di una professionalità che possa permettere all’azienda di confrontarsi con i mercati internazionali, visto che l’export costituisce la prima voce di fatturato per i nostri produttori. Dunque una manodopera giovane, più che modificare l’impianto organizzativo dell’azienda, può essere foriera di nuove competenze, capaci di innovare e leggere in modo diverso le mansioni già presenti nel mondo vitivinicolo.

Riguardo al tema dell’export, le aziende del Nobile sono molto proiettate sui mercati internazionali. Com’è il loro posizionamento?

L’export costituisce il canale principale di vendita per i nostri produttori. Basti pensare che il 78% degli scambi avviene nei mercati internazionali. La Germania costituisce il mercato di riferimento con il 44,5%, seguita dagli Stati Uniti con il 21,5%. Questo denota una forte capacità dei nostri produttori di posizionarsi sui mercati internazionali, che contraddistingue tutto il comparto vitivinicolo made in Italy. Al tempo stesso il Nobile ha avuto il pregio di attrarre un numero considerevole di investitori stranieri, presenti con una percentuale pari al 15%.

Siete preoccupati della svolta protezionistica dell’amministrazione Trump, anche se interessa altri settori, e temete delle ripercussioni negative una volta concluso il processo di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea?

Partendo da questo ultimo punto, il mercato inglese non costituisce una delle nostre rotte di riferimento, anche perchè si tratta di un mercato nel quale non è facile penetrare, e dove non è semplice riuscire a ottenere un buon posizionamento. Per quanto riguarda il versante statunitense, la svolta dell’amministrazione Trump getta un’ombra di incertezza sul libero scambio. Il settore vitivinicolo è, per ora, al riparo dai dazi, ma certamente ci troviamo in un contesto del quale è molto difficile definirne gli sviluppi futuri.

Altro fattore centrale è l’innovazione. Quanto è importante nel mondo del vino di oggi?

Sicuramente è un valore dal quale non si può più prescindere. Nel vino l’innovazione vuol dire coniugare i valori della tradizione con le nuove professionalità. In questo modo le aziende possono andare incontro ai costanti cambiamenti e prevenire o limitare gli effetti di un’annata meno positiva delle altre. L’innovazione è anche uno sguardo al futuro. In questo senso le aziende del Nobile hanno avviato un percorso che ha al centro la sostenibilità ambientale. Gli investimenti ammontano a circa 8 milioni di euro, e l’obiettivo è quello di arrivare, entro il 2020, a un riduzione totale delle emissioni.

Considerata la grande importanza che il Nobile riveste, non crede che ci possano essere dei rischi connessi al fatto che l’economia del territorio si poggia, in modo significativo, sulla sua produzione?

 Nella tradizione contadina la monocoltura non è mai una scelta di per sé vincente, perchè ci sono sempre delle criticità insite. Lo stesso discorso può valere anche in campo economico.  Le aziende non sono statiche, anzi. Gli investimenti sono molti, nell’innovazione, nella sostenibilità, e tutto questo comporta dei costi. Ovviamente l’attività del Consorzio non è quella di entrare nella governance dell’azienda, ma fornire supporto e coordinare tutti gli sforzi degli attori che operano nel territorio, confidando nell’ottima gestione, da parte dei nostri produttori, del patrimonio vinicolo che abbiamo.

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Prospettiva Valdichiana: l’età degli edifici e il rischio sismico

Rischio sismico: la data di costruzione degli edifici in Valdichiana Gli ultimi eventi sismici che hanno colpito in particolar modo l’Italia centrale, con le violente scosse del 24 agosto e,…

Rischio sismico: la data di costruzione degli edifici in Valdichiana

Gli ultimi eventi sismici che hanno colpito in particolar modo l’Italia centrale, con le violente scosse del 24 agosto e, ancor di più, dello scorso 30 ottobre, hanno inevitabilmente accresciuto la preoccupazione dei cittadini, visto e considerato che gran parte del territorio della nostra penisola, escluse rare eccezioni, è classificato come ad elevato e medio rischio sismico.

Ma qual è la situazione degli edifici nel territorio della Valdichiana? C’è da dire innanzitutto che a livello di normativa, l’anno di svolta è stato il 1974, con la legge n.64 che richiede la presenza di motivazioni tecnico-scientifiche affinché una zona venga effettivamente definita come sismica e vengono previste le prime linee guida per la costruzione di edifici. Successivamente, purtroppo, la situazione ha continuato a non essere totalmente completa con alcune zone rimaste senza classificazione e, per arrivare a una situazione più chiara, è stato necessario attendere il 2002, quando un altro evento sismico sconvolge il Molise con la previsione di quattro zone in base ai livelli di pericolosità. È verosimile ipotizzare, pertanto, che gli anni ’80 siano una sorta di spartiacque per la costruzione degli edifici: fino a tale data si è costruito in assenza di indicazioni precise, ma anche le costruzioni successive, almeno fino al 2009, sono state progettate in base a criteri antisismici abbastanza inadeguati.

In questa uscita di Prospettiva Valdichiana cercheremo di capire meglio quale è l’età degli edifici del nostro territorio, analizzando i dati di italia.indettaglio.it, che raccoglie le principali informazioni dei comuni italiani, concentrandoci, come di consueto, sul territorio della Valdichiana Senese. In Valdichiana Senese sono presenti complessivamente 7.784 edifici, dei quali 7.666 utilizzati. Di questi ultimi, 6.887 sono adibiti a edilizia residenziale, 779 sono invece destinati a uso produttivo, commerciale o altro (cfr. Tabella 1).

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Osservando tali dati dal punto di vista percentuale, possiamo vedere come il 36,2% degli edifici residenziali siano stati costruiti prima del 1919 e solamente l’1,1% dopo il 2005 (cfr. Tabella 2). Considerando lo spartiacque del 1980, vediamo come l’87,4% degli edifici residenziali sia stato costruito prima del 1980, e solamente il 12,6% successivamente. La percentuale di edifici costruiti prima del 1980 sale poi vertiginosamente in comuni come Chiusi (96,4%), Chianciano Terme (92,4%) e Montepulciano (91,5%).

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Per quanto concerne i materiali di costruzione, dei 6.887 edifici adibiti a edilizia residenziale, 4.631 edifici sono stati costruiti in muratura portante (67,2%), 1.355 in cemento armato (19,7%) e 901 utilizzando altri materiali, quali acciaio, legno o altro (13,1%) (cfr. Tabella 3).

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Anche in questo caso, alcuni comuni si discostano dal valore medio del territorio, come ad esempio Trequanda, dove il 93,7% degli edifici residenziali sono stati costruiti in muratura portante, o Sarteano, dove solamente il 41,5% degli edifici residenziali è stato costruito in muratura portante.

Come ripetuto più volte, la Valdichiana è classificata come una zona a rischio moderato, ma è evidente che il rischio sismico elevato che caratterizza territori relativamente vicini, come l’Umbria o anche la stessa zona amiatina e, soprattutto, il fatto che l’Italia è lo stato europeo senza dubbio più soggetto a scosse di terremoto, dovrebbe far riflettere in particolar modo sulla prevenzione e sugli interventi di adeguamento delle nostre costruzioni che, in molti casi, sono state costruite in anni in cui le normative erano tutt’altro che adeguate.

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Prospettiva Valdichiana: tempo di vendemmia

Tempo di vendemmia: vino, vino biologico e vino biodinamico. Diamo i numeri Dopo la pausa estiva torna la rubrica Prospettiva Valdichiana e lo fa proprio nel bel mezzo della vendemmia….

Tempo di vendemmia: vino, vino biologico e vino biodinamico. Diamo i numeri

Dopo la pausa estiva torna la rubrica Prospettiva Valdichiana e lo fa proprio nel bel mezzo della vendemmia. È proprio in questi giorni, infatti, che le numerose aziende agricole del territorio sono intente a raccogliere l’uva dalla vigna per portarla in cantina ed iniziare il processo di vinificazione, che trasformerà il mosto in vino. Il rituale della vendemmia è da sempre un momento di grande fascino, e porta con sé un valore storico e antropologico. È un vero e proprio “evento” annuale di lavoro e condivisione sociale nel territorio.

Ma veniamo ai numeri, cercando di vedere quanto si coltiva, quanto si produce e come si produce, tenendo sempre un occhio di riguardo al territorio della Valdichiana. I dati su cui si basa la nostra analisi provengono dall’Istat, in particolare dai dati del 6° Censimento generale dell’Agricoltura, da SINAB, ARTEA e da alcuni siti specializzati come inumeridelvino.it, demeter.it e uiv.it.

Secondo i dati ARTEA, nel corso del 2014, in Toscana vi sono 23.288 aziende che coltivano vite, per un totale di superficie vitata di 57.942,44 ha. Il maggior numero di aziende è in provincia di Arezzo (4.942 aziende, il 21,2% del totale regionale), seguita dalla provincia di Siena (4.107 aziende, il 17,6% del totale regionale). Ma è proprio la provincia di Siena ad avere la maggior superficie vitata della regione, addirittura il 32,4%, equivalente a 18.774,67 ha.

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Sempre secondo i dati ARTEA, riferiti alla vendemmia 2014, sono stati prodotti quasi 1 milione e 800mila hl di vino D.O.P. nella regione Toscana, suddivisi in quasi 312mila hl di vino D.O.C. e quasi 1 milione e mezzo hl di vino D.O.C.G.. Circa metà della produzione (48,7%) riguarda il Chianti e le varie sottozone, mentre il vino D.O.C.G. per eccellenza della Valdichiana senese, il Vino Nobile di Montepulciano, rappresenta il 3,8% della produzione regionale; tra i D.O.C., invece, il rosso di Montepulciano rappresenta l’1,7% della produzione regionale.

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Sempre di più, inoltre, si sente parlare di vini biologici e vini biodinamici, sia da parte dei consumatori, sempre più attenti verso l’acquisto di prodotti a basso impatto ambientale, sia da parte dei produttori e viticoltori, orientati alla costante ricerca di diversità ed autenticità del loro lavoro, attraverso l’agricoltura biologica, biodinamica o naturale.

I dati ISTAT del 6° Censimento generale dell’Agricoltura ci dicono che la superficie biologica di vite è, in Italia, di 43.999 ha, con la Toscana che ha una superficie di vite biologica di 4.699 ha, il 10,7% del totale nazionale. All’interno del territorio toscano, è proprio la provincia di Siena a vantare la maggior superficie di vite biologica, con 1.412 ha (il 30,1% del totale regionale).

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Più in dettaglio, all’interno della provincia di Siena, tra i vari SEL è l’Alta Val d’Elsa a detenere la maggior superficie biologica di coltivazione della vite con 443,2 ha (il 31,4% del totale provinciale), seguita dal Chianti con il 28,8% (406,9 ha) e dalla Valdichiana Senese con il 16,1% (226,8 ha).

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Nell’Alta Val d’Elsa solo il comune di San Gimignano registra una superficie biologica di vite di 336,8 ha; a livello provinciale vi è poi il comune di Castellina in Chianti con 172,4 ha e il comune di Montalcino con 161,6 ha. Nella Valdichiana Senese è Montepulciano ad avere il primato con 78,9 ha, seguito da Sinalunga con 52,2 ha e da Trequanda con 19,4 ha.

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Vi è poi la viticoltura biodinamica, un particolare metodo di coltivazione il cui marchio commerciale è detenuto dalla Demeter International, un’associazione di adepti della metodologia che, attraverso l’adozione di un disciplinare, si propone di mantenere i medesimi standard tra i coltivatori sia nella fase di produzione sia nella fase di trasformazione dei prodotti agricoli. Il principio base della biodinamica è la ricerca della biodiversità, un equilibrio tra l’uomo, le piante e il cosmo, cercando di sfruttare al meglio le forze naturali nei terreni e l’influenza dei pianeti quando si agisce sulla terra in modo da rendere la pianta più resistente ed autosufficiente. In Toscana le aziende produttrici di vino certificate Demeter sono 19, di cui 4 in provincia di Siena.

Vini toscani e denominazioni: fonte Federdoc

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A cosa servono i Coworking in Valdichiana?

Coworking: dalla lingua inglese, letteralmente, lavorare insieme. Una parola che sembra diventata importante anche in Valdichiana, negli ultimi tempi. Una parola inglese, legata al mondo dell’innovazione tecnologica, delle start-up, delle…

Coworking: dalla lingua inglese, letteralmente, lavorare insieme. Una parola che sembra diventata importante anche in Valdichiana, negli ultimi tempi. Una parola inglese, legata al mondo dell’innovazione tecnologica, delle start-up, delle smart communities, e come tutte le parole di questo tipo può nascondere incertezze, diffidenze e timori. Tanto fumo e poco arrosto, insomma. Eppure, non sembrerebbe questo il caso dei coworking, la cui importanza sta diventando cruciale nell’attuale mercato del lavoro. Anche nel nostro territorio, che è pur sempre un territorio rurale e distante dai grandi centri urbani, stanno arrivando i coworking: ce n’è uno a Montepulciano, un altro in costruzione a Chiusi. Ma cosa sono questi coworking, e a cosa servono?

Il coworking è un vero e proprio stile di lavoro, diverso dal semplice ufficio condiviso. Si tratta di uno spazio in cui possono lavorare assieme persone che non sono veri e propri colleghi, ma ciascuno è impegnato nella rispettiva attività professionale o nella propria impresa in via di sviluppo. Attraverso gli spazi di lavoro condivisi, le persone che operano nei coworking possono trovare sinergie tra le rispettive attività, scambiarsi idee e strategie. La cosa più importante è condividere la filosofia di fondo di questa modalità: un coworking non è un soltanto un modo per risparmiare sull’affitto dell’immobile e sui servizi, ma è prima di tutto una rete sociale, un ambiente in cui si favorisce la collaborazione con un tono informale e amichevole.

Un’altra caratteristica fondamentale del coworking è la sua versatilità. Accanto alle imprese e ai professionisti alla ricerca di un ufficio fisso, ci sono molte persone che hanno bisogno di spostarsi in continuazione e che viaggiano per affari, come dei “nomadi”, e che necessitano di uffici diversi in città diverse, per periodi di tempo più o meno lunghi. Per non parlare del mondo dei freelance e del telelavoro, di tutte quelle persone che preferiscono vivere in compagnia piuttosto che lavorare da casa.

Gli spazi di coworking di Wisionaria a Montepulciano

Gli spazi di coworking di Wisionaria a Montepulciano

Chi usufruisce di un coworking non ha a disposizione soltanto una scrivania o un ufficio a basso costo: ha anche la possibilità di entrare a far parte di una comunità che gravita attorno a quello spazio: la rete sociale dei professionisti e delle imprese che, lavorando fianco a fianco, offre ulteriori possibilità di sinergie, di collaborazione e di sviluppo. Di norma gli spazi di coworking mettono a disposizione dei servizi utili come la connessione internet ad alta velocità, le sale riunioni o il domicilio postale; a questi servizi si affiancano la possibilità di usufruire di corsi di formazione, bacheche con offerte di impiego, sostegno alle attività delle imprese e ai finanziamenti.

Come detto in precedenza, il coworking si è sviluppato principalmente negli ambienti urbani: nelle nostre vicinanze possiamo citare gli spazi di Coopupsiena, di Multiverso e di SpazioUnoDue a Siena, gli spazi di We52100 e di Hab25 ad Arezzo. Ma il coworking non è possibile soltanto nelle città, dove c’è più richiesta da parte delle imprese e dei liberi professionisti: in territori rurali come quelli della Valdichiana esiste anche la possibilità di poter sfruttare le caratteristiche del posto, le bellezze paesaggistiche e i prodotti enogastronomici per investire su modalità di lavoro più dolci e meno frenetiche. Si tratta quindi di coworking che suscitano l’interesse dei lavoratori nomadi, alla ricerca di pause dallo stress cittadino, o di turisti che intendono allungare le loro vacanze grazie all’opportunità di lavorare in ambienti rilassanti.

A Montepulciano è nato nel 2015 lo spazio di coworking di Wisionaria, all’ultimo piano di Palazzo del Capitano, che si affaccia proprio su Piazza Grande. Gestito dall’associazione che porta lo stesso nome, ha dato una nuova forma e un nuovo scopo a una serie di stanze pubbliche rimaste inutilizzate. Adesso ospita più di dieci postazioni per liberi professionisti, una sala riunioni, una sala formazione e alcune start-up, oltre a offrire servizi e opportunità alle associazioni interessate ai temi dello sviluppo sostenibile. Nel primo weekend di ottobre lo spazio ha anche ospitato la conferenza nazionale “Espresso Coworking”, in cui i gestori degli spazi condivisi di tante realtà italiane si sono incontrati per discutere dei progetti futuri e della direzione in cui si sta muovendo il mercato del lavoro.

Lavori in corso per gli spazi di coworking a Chiusi

Lavori in corso per gli spazi di coworking a Chiusi

A Chiusi sta nascendo un nuovo spazio di coworking, grazie al bando regionale di Start Up House che ha messo a disposizione delle risorse per ristrutturare l’ex “Casa del leggere e dello scrivere”. Entro pochi mesi l’edificio nel centro storico di Chiusi potrà ospitare cinque spazi per nuove attività imprenditoriali, circa 250 metri quadrati in cui gli interessati potranno lavorare fianco a fianco e sviluppare la propria attività, anche grazie a un piano di tutoraggio che vedrà azioni di supporto per il reperimento di fondi attraverso bandi regionali ed europei.

È presto per dire se il modello di lavoro nei coworking avrà successo, soprattutto nei territori lontani dai centri urbani. Siamo però di fronte a una realtà molto attiva, che sta attirando molti contributi pubblici (anche il bando GiovaniSì della Toscana, ad esempio, offre opportunità di voucher per chi decide di inserire la propria attività all’interno dei coworking della rete regionale) e che offre una seria alternativa a chi non vuole lavorare nei bar o negli studi della propria abitazione, ma mette la formazione di reti sociali e lo scambio di idee al centro della propria crescita professionale.

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Prospettiva Valdichiana: analisi del turismo estivo

Prospettiva Valdichiana e dati turistici: come è andata la scorsa estate? Essendo ormai alle porte le vacanze estive, in questa uscita di Prospettiva Valdichiana ci occupiamo di turismo. Nel recente…

Prospettiva Valdichiana e dati turistici: come è andata la scorsa estate?

Essendo ormai alle porte le vacanze estive, in questa uscita di Prospettiva Valdichiana ci occupiamo di turismo. Nel recente Forum sul Turismo in Valdichiana, tenutosi lo scorso 20 aprile 2016 all’Istituto Pellegrino Artusi di Chianciano Terme, ed organizzato dall’Associazione Albergatori di Chianciano Terme insieme a reteSviluppo e a Valdichiana media, proprio l’Istituto di ricerca fiorentino ha analizzato i dati turistici del 2015 in Valdichiana diffusi qualche settimana fa dalla Provincia di Siena.

In quell’occasione si faceva riferimento alle differenze di arrivi e presenze tra il 2014 ed il 2015, con un focus particolare relativo ai mesi di dicembre dei due anni, per capire come gli eventi organizzati nel relativo periodo avevano influito sui numeri turistici. Da questo punto di vista i dati erano buoni, con la Valdichiana che tra il 2014 ed il 2015 aveva accresciuto i propri arrivi dell’8,1% e le proprie presenze del 10%, contro dei dati provinciali che esprimevano crescite più contenute: + 6,3% gli arrivi e +4,7% le presenze. Ancora meglio per ciò che riguardava il mese di dicembre, con la Valdichiana che registrava un incremento degli arrivi tra il dicembre 2014 ed il dicembre 2015 del 35% (contro il 18,1% provinciale) ed un incremento delle presenze del 30,4% (contro l’11,5% provinciale). Dati che mettevano pertanto in evidenza un certo recupero tra il 2014 ed il 2015 e dei numeri molto positivi per quanto riguardava il mese di dicembre, a testimonianza di un turismo sempre più legato alla destagionalizzazione.

Ma l’estate, invece, come è andata? In questo senso, abbiamo analizzato i dati provinciali aggregando i quattro mesi estivi (giugno, luglio, agosto e settembre). Anche da questo punto di vista i dati relativi alla Valdichiana nel suo complesso sono positivi: gli arrivi, tra l’estate 2014 e l’estate 2015, crescono del 9,7%, contro un dato provinciale che registra un + 6,1% e il resto della provincia di Siena che si ferma a un + 4,8%. Risultato simile per quanto concerne le presenze: in Valdichiana crescono del 9,8%, mentre in provincia di Siena nel suo complesso del 5,1%; il resto del territorio provinciale registra invece un + 3,3%.

A livello comunale, le crescite più importanti si registrano  nei comuni di Pienza (+37% gli arrivi e +39,5% le presenze) e Chianciano Terme (+13,1% sia per gli arrivi che per le presenze), mentre altri comuni mostrano delle dinamiche diverse tra arrivi e presenze: Montepulciano, ad esempio, incrementa gli arrivi del 6,8%, ma diminuisce le presenze dell’1%; Torrita di Siena, invece, mantiene pressoché costanti gli arrivi (+0,2%), ma incrementa le presenze (+15,2%).

Tuttavia, prendendo come riferimento tempi meno recenti, osserviamo dati diversi. Se confrontiamo i numeri del 2015 con quelli del 2002, la Valdichiana vede un aumento degli arrivi dell’11,8%, ma un decremento delle presenze del 26,8%, a differenza del dato provinciale complessivo che registra per gli arrivi un + 38,3% e per le presenze un + 11,6%; nel resto della provincia, addirittura, abbiamo un +52% degli arrivi ed un +41,3% per le presenze. È evidente che tale situazione è scaturita dal trend del comune di Chianciano Terme che, tra l’estate del 2002 e l’estate del 2015, perde il 14,8% degli arrivi e il 49,2% delle presenze che, in numeri assoluti, influiscono molto pesantemente su tutto il territorio della Valdichiana.

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Prospettiva Valdichiana è una rubrica creata in collaborazione con Rete Sviluppo

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Prospettiva Valdichiana: le quotazioni immobiliari

Prospettiva Valdichiana e quotazioni immobiliari: quanto valgono le nostre case? Nell’uscita odierna di Prospettiva Valdichiana ci occupiamo delle quotazioni immobiliari delle abitazioni civili. La crisi economica degli ultimi anni ha…

Prospettiva Valdichiana e quotazioni immobiliari: quanto valgono le nostre case?

Nell’uscita odierna di Prospettiva Valdichiana ci occupiamo delle quotazioni immobiliari delle abitazioni civili. La crisi economica degli ultimi anni ha generato, secondo il Censis, un calo del fatturato immobiliare del settore residenziale del 39,7%, passando da 112 miliardi di euro a 68 miliardi di euro. Tuttavia, nonostante i prezzi, che secondo le stime potrebbero continuare a scendere nell’arco del 2016, sembrerebbe esserci una timida ripresa del fatturato complice una diminuzione costante dei tassi di interesse e un allentamento della morsa al credito.

I dati, analizzati ed elaborati dall’Istituto di Ricerca fiorentino reteSviluppo, provengono dall’Agenzia delle Entrate, e si riferiscono al primo semestre del 2015. Le quotazioni immobiliari OMI, pubblicate con cadenza semestrale individuano, per ogni ambito territoriale omogeneo (zona OMI) e per ciascuna tipologia immobiliare, un intervallo di valori di mercato, minimo e massimo, per unità di superficie riferiti ad unità immobiliari in condizioni ordinarie, ubicate nella medesima zona omogenea. Restano esclusi quindi gli immobili di particolare pregio o degrado o che comunque presentano caratteristiche non ordinarie per la zona di appartenenza. Il tema, di particolare interesse, avrà come oggetto le quotazioni delle abitazioni civili, ma non mancheranno nel corso dei prossimi appuntamenti di Prospettiva Valdichiana approfondimenti sugli immobili ad uso commerciale e confronti con gli anni precedenti.

Iniziamo col dire che il valore medio di vendita della Provincia di Siena è di 1.340 Euro al metro quadrato per abitazioni civili con stato conservativo “normale”. Se suddividiamo il territorio provinciale in SEL (Sistemi Economici Locali), possiamo osservare che il territorio con il valore medio di mercato più elevato è l’Area Urbana senese con un prezzo al metro quadrato di 2.250 Euro. Segue l’area del Chianti con 1.961 Euro al metro quadrato e l’Alta Valdelsa con 1.417 Euro; troviamo poi il SEL Crete Senesi Val d’Arbia, con 1.276 euro al metro quadrato, la Val di Merse con 1.274 Euro ed, infine, la Valdichiana Senese con 1.100 Euro e l’Amiata Val d’Orcia con 1.059 Euro.

Come detto, la Valdichiana Senese ha un valore al metro quadrato delle proprie abitazioni civili che è circa la metà di quello riscontrato nell’area urbana del capoluogo: la differenza può starci, ma il problema principale deriva dal fatto che mostra quotazioni inferiori a quasi tutti gli altri territori provinciali, insieme all’Amiata Val d’Orcia, proprio i due territori più periferici della provincia. All’interno del nostro territorio, il comune che esprime il valore medio di mercato più alto è Cetona, con 1.556 Euro al metro quadrato, seguito da Sarteano con 1.408 Euro e Pienza con 1.267 Euro. Più staccati troviamo Torrita di Siena con 1.087 Euro, Trequanda con 996 Euro, poi Sinalunga (972 Euro), Montepulciano (947 Euro), Chianciano Terme (946 Euro), Chiusi (938 Euro) e San Casciano dei Bagni (880 Euro). All’interno di ogni comune va poi segnalato come le quotazioni si distinguano tra zona e zona (cfr. Tabella). A livello provinciale, il comune con il valore medio di mercato più alto è Radda in Chianti con 2.283 Euro al metro quadrato, mentre il comune con il valore medio di mercato più basso è San Giovanni d’Asso con 710 Euro al metro quadrato.

Consulta il documento completo: Quotazioni Immobiliari PROV SIENA

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Prospettiva Valdichiana: la raccolta differenziata

La raccolta differenziata in Valdichiana Questa settimana Prospettiva Valdichiana si occupa di raccolta differenziata. In attesa che vengano resi noti i dati riguardanti l’anno appena trascorso, cerchiamo di analizzare i…

La raccolta differenziata in Valdichiana

Questa settimana Prospettiva Valdichiana si occupa di raccolta differenziata. In attesa che vengano resi noti i dati riguardanti l’anno appena trascorso, cerchiamo di analizzare i trend degli ultimi due anni disponibili, quelli del 2013 e del 2014. I numeri, provenienti dall’ARRR (Agenzia Regionale Recupero Risorse), sono stati analizzati ed elaborati dall’Istituto di Ricerca fiorentino reteSviluppo.

Partiamo innanzitutto col dire che a livello regionale la percentuale di raccolta differenziata effettiva cresce, seppur di poco, tra il 2013 ed il 2014: si passa dal 42,36% al 44,49%. Tuttavia, crescono anche i rifiuti pro-capite, che passano dai 597,5 kg del 2013 ai 603,1 kg del 2014. Purtroppo, i dati mostrano come sia ancora lontano l’obiettivo del 65% che già dal 2012 doveva essere raggiunto, così come sarà di difficile realizzazione l’obiettivo del 70% da raggiungere nel 2020.

La provincia di Siena registra, nel 2013, la stessa percentuale di raccolta differenziata effettiva della media regionale (42,36%); ma il trend positivo rispetto al 2014 è più contenuto, con una crescita che si mantiene sullo 0,05% (42,41%). La crescita che risulta essere più consistente riguarda invece i rifiuti pro-capite, che passano dai 604,9 kg del 2013 ai 618,1 kg del 2014. Anche in questo caso siamo lontani dagli obiettivi prefissati e, addirittura, nel corso del 2014, la provincia senese mostra una percentuale di raccolta differenziata effettiva più bassa rispetto a quella media regionale.

Ma vediamo cosa succede nel nostro territorio. In Valdichiana Senese la percentuale di raccolta differenziata effettiva passa dal 45,96% del 2013 al 47,09% del 2014. Il dato è leggermente migliore sia rispetto alla media provinciale, sia rispetto alla media regionale. Anche in questo caso, cresce però anche la quantità di rifiuti pro-capite, che passano dai 583,8 kg del 2013 ai 606 kg del 2014. Tra i comuni che meglio si sono comportati sotto questo aspetto nel corso del 2014 va segnalato il dato di Chiusi, che raggiunge una percentuale di raccolta differenziata effettiva del 66,37% piazzandosi al primo posto tra i comuni della provincia di Siena.  Segue, abbastanza staccato, il comune di Chianciano Terme con una percentuale di raccolta differenziata effettiva del 47,29%, poi Montepulciano con il 46,56% e Sinalunga con il 44,55%; fanalino di coda il comune di Trequanda, con il 30,88% che, inoltre, contrae il proprio dato rispetto al 2013, quando la percentuale di raccolta differenziata effettiva era del 33,81%.

I dati della Valdichiana paiono essere nel complesso leggermente migliori rispetto a quelli provinciali e regionali, ma va detto che, se escludiamo il buon risultato del comune di Chiusi, siamo ancora molto indietro, con tutti i comuni del territorio che mostrano percentuali di raccolta differenziata inferiori al 50%. A livello regionale, infatti, provincie come quella di Firenze e di Lucca hanno percentuali superiori al 50% (rispettivamente il 52,92% ed il 52,41), ma anche la provincia di Pisa e quella di Prato fanno meglio di quella senese (rispettivamente il 48,13% ed il 47,38%).

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Prospettiva Valdichiana: infortuni sul lavoro

Infortuni sul lavoro in Valdichiana: qualche dato Purtroppo il tema degli infortuni sul lavoro è sempre d’attualità; in questa nuova uscita di Prospettiva Valdichiana proveremo a diffondere qualche dato sull’argomento…

Infortuni sul lavoro in Valdichiana: qualche dato

Purtroppo il tema degli infortuni sul lavoro è sempre d’attualità; in questa nuova uscita di Prospettiva Valdichiana proveremo a diffondere qualche dato sull’argomento nel nostro territorio. I dati, provenienti dalla Banca Dati Statistica dell’INAIL, sono stati analizzati ed elaborati, come di consuetudine, dall’Istituto di Ricerca fiorentino reteSviluppo.

A livello nazionale viene riscontrata una generale tendenza al calo degli infortuni sul lavoro, soprattutto per quelli mortali, che risultano essere quasi dimezzati negli ultimi 10 anni. Più in dettaglio, dal 2010 al 2014 passano da 1.503 a 1.139, con una diminuzione percentuale del 24,2%. La tendenza è simile per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro totali denunciati, che passano dai circa 871mila del 2010 ai circa 663mila del 2014, con un decremento del 23,9%.

E in Valdichiana Senese? Nel nostro territorio sono stati denunciati, nel corso del 2014, 859 infortuni sul lavoro, di cui 2 mortali; nel 2010 erano stati 1.099, di cui uno mortale. Anche in Valdichiana, quindi, si riscontra una netta diminuzione degli infortuni sul lavoro (-21,8%), confermata anche dal dato provinciale, dove si passa dai 5.705 infortuni sul lavoro del 2010 ai 4.171 infortuni denunciati del 2014 (-26,9%). Discorso analogo per quanto concerne la Regione Toscana, dove erano stati riscontrati 67.047 infortuni nel 2010, scesi a 52.652 nel 2014 (-21,5%).

Degli infortuni sul lavoro denunciati nel corso del 2014, in Italia sono stati riconosciuti il 67%, mentre gli infortuni indennizzati sono stati il 55,2%. A livello toscano, invece, gli infortuni sul lavoro riconosciuti sono stati il 68,8% di quelli denunciati, mentre gli infortuni indennizzati sono stati il 59%. Tali percentuali crescono se consideriamo invece la provincia di Siena e lo fanno ancora di più prendendo in esame la Valdichiana Senese: i dati provinciali, infatti, vedono una percentuale di infortuni sul lavoro riconosciuti del 72,2%, mentre quelli indennizzati sono il 61,2%; nel nostro territorio, invece, gli infortuni sul lavoro denunciati che sono stati riconosciuti salgono addirittura al 79%, con quelli indennizzati che raggiungono il 68,8%.

Quelli appena osservati sono senza dubbio dati molto incoraggianti che dimostrano come la sicurezza stia diventando un valore aggiunto alle condizioni dei lavoratori e un fattore determinante per ridurre i costi. Sensibilizzare e informare risultano quindi azioni efficaci per tradurre dei valori importanti in risultati positivi, sia in termini di vite salvate e sia in termini di qualità del lavoro.

Purtroppo va segnalato come i dati provvisori del 2015 paiono descrivere un’inversione di tendenza dopo anni di costanti diminuzioni, sia in termini di infortuni sul lavoro totali che di infortuni mortali. Sembrano essere in aumento, infatti, le morti sul lavoro in Italia rispetto al 2014. Non resta quindi che aspettare i dati ufficiali per fare le dovute valutazioni.

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Prospettiva Valdichiana è una rubrica creata in collaborazione con Rete Sviluppo

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