L’ambiente e la biodiversità sono diventati valori tutelati dalla Costituzione italiana: è giunto il momento di porre l’obbligo alla Pubblica Amministrazione di contabilizzare attraverso un bilancio ambientale.


Ospitiamo l’intervento del prof. Stefano Biagiotti, docente a contratto di Economia e Politiche dell’Ambiente presso l’Università Telematica Pegaso, sul tema dell’inserimento della tutela ambientale nella Costituzione Italiana.


Con la Legge Costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1 l’articolo 9 della Costituzione è stato modificato -introducendo la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi – ed anche  l’articolo 41 che prevede il danno alla salute e all’ambiente e che «La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.».

Nel dossier congiunto del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati del 7 febbraio 2022, si legge che la finalità della modifica è in primo luogo quella di dare articolazione al principio della tutela ambientale, ulteriore rispetto alla menzione della “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali” previsto dall’articolo 117 della Costituzione. Proseguendo si apprende che per i legislatori «[…] l’ambiente si configura non come mero bene o materia competenziale bensì come valore primario e sistemico

Dal 9 marzo di quest’anno il nuovo testo della fonte primaria è in vigore.

La tutela dell’ambiente nelle Costituzioni degli altri Stati membri dell’UE non trova un’applicazione univoca. I Paesi che hanno una Costituzione definita nell’immediato secondo dopoguerra, in linea di massima, non hanno specifiche disposizioni, diversamente da quelle più recenti come la Costituzione spagnola del 1978, infine altri Stati hanno inserito l’ambiente durante le revisioni (Paesi Bassi nel 1983, Germania nel 1994 e Francia 2005). L’UE invece dispone la tutela dell’ambiente sia nella Carta dei diritti fondamentali sia nel Trattato sul funzionamento.

Proseguendo poi nella lettura degli atti parlamentari italiani, si legge dell’impegno dei Paesi europei a perseguire il programma di azione in cui si articola l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, con i suoi 17 SDGs, e come sia radicato nel progetto europeo (Documento di riflessione verso un’Europa sostenibile entro il 2030) lo sviluppo sostenibile.

È evidente che se il Legislatore nazionale ha ritenuto di inserire il valore dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi nella Costituzione, fonte normativa primaria e più importante per il nostro paese, è necessario che prosegua nell’azione per evitare che questa modifica non sia altro che una mera pronuncia di principio.

Una delle azioni, per dare attuazione all’enunciato astratto della Costituzione, è sicuramente prevedere l’obbligatorietà, per la Pubblica Amministrazione prima e per le imprese dopo, di procedere all’implementazione di una contabilità ambientale -fisica e monetaria – da comunicare mediante la redazione di un bilancio ambientale. Serve quindi una norma che preveda contenuti, sistemi di rendicontazione, competenze e agevolazioni/aiuti per gli Enti e le imprese più virtuose.

Negli ultimi anni del secolo scorso (1998) alcuni Senatori e Deputati, lungimiranti e attenti all’ambiente, avevano presentato i primi disegni di legge che andavano nella direzione di rendere obbligatoria la contabilità ambientale nella Pubblica Amministrazione, nel 2001 sono stati riproposti altri progetti di legge fino ad arrivare a quelli più attuali: il disegno di legge al Senato della Repubblica n. 1162 del 28 ottobre 2008 e la proposta di legge alla Camera dei Deputati n. 2025 del 18 dicembre 2008. I disegni e le proposte di legge non hanno però concluso il loro iter, e oggi la contabilità ambientale è solo un processo volontario attuato da pochi virtuosi.

In questi ultimi anni ci sono stati dei tentativi di inserimento dell’obbligo di contabilità ambientale nella Pubblica Amministrazione, ma senza alcun esito.

Oggi è diventato indispensabile porre l’obbligo della contabilità ambientale e la redazione dei relativi bilanci, sia per la Pubblica Amministrazione quanto per le imprese, se è vero che  l’interesse generale è quello della tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi.

Gli studi hanno messo a punto i sistemi di contabilità ambientale-monetaria e tutti ne sappiamo l’utilità; è il momento di dare attuazione a una vera politica per affrontare la transizione ecologica con una rendicontazione analitica e puntuale partendo dalla Pubblica Amministrazione e approdando alle imprese, prevedendo incentivi e agevolazioni e fornendo loro gli strumenti.

Si renderà necessaria un’opera di sensibilizzazione, tra i dipendenti della Pubblica Amministrazione, per un approccio positivo sviluppando dei programmi di alta formazione migliorando il know how.

È il tempo di andare oltre il PIL, considerato un indicatore anacronistico, e di inserire la variabile ambientale nel calcolo della ricchezza di un Paese, perché i danni all’ambiente sono la causa del riscaldamento globale, dei cambiamenti climatici, della perdita di biodiversità, della desertificazione e di tutto ciò che ne consegue.

(intervento a cura del prof. Stefano Biagiotti, docente a contratto di Economia e Politiche dell’Ambiente presso l’Università Telematica Pegaso)

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