La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

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“La bambina si chiamerà Italia!” – Quando Garibaldi passò da Foiano

Indagando sul passato di Foiano della Chiana, la cosa che più colpisce uno storico avventuroso è la tempra del suo popolo: geloso custode di antichissime e nobili tradizioni libertarie, strenuamente…

Indagando sul passato di Foiano della Chiana, la cosa che più colpisce uno storico avventuroso è la tempra del suo popolo: geloso custode di antichissime e nobili tradizioni libertarie, strenuamente difese in ogni epoca. Questi ideali di libertà e rivolta hanno lasciato ricordi legati anche a grandi personaggi della storia.

A confermare questa indole ribelle delle genti foianesi si possono rievocare a dimostrazione molti eventi di indiscutibile rilevanza storica, sia a livello locale, che a quello più ampio del contesto italiano ed europeo. Procedendo a ritroso negli anni e nei secoli ecco che si ricorda il ruolo attivo di molti giovani nella Resistenza antifascista; il coraggio di coloro che, tra i primi in Italia, si opposero alla violenza fascista con i famosi Fatti di Renzino; la nascente consapevolezza del movimento operaio e mezzadrile di inizio Novecento che, trasformata in coscienza di classe, combatté per il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita, ottenendo grandi successi come la modifica del patto colonico e il diritto di sciopero all’interno della fabbrica di tabacchi; la tradizione giacobina di Foiano, con la sua impermeabilità al movimento del Viva Maria e la profonda fede nella Rivoluzione francese scandita dal motto libertà, fraternità, uguaglianza; e, infine, l’interesse del famosissimo Machiavelli, che ebbe a scrivere il suo “Del modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati” scritto nel lontano 1503, dopo che i nostri antenati si opposero al dominio fiorentino.

Ma la storia di Foiano si lega anche con quella di un altro famosissimo personaggio storico, conosciuto come l’Eroe dei due mondi, ammirato e stimato in ogni continente: Giuseppe Garibaldi (1807 – 1882). La sua figura è da sempre associata alla spedizione dei Mille e all’Unità d’Italia del 1861, avvenimenti che si collocano in un contesto spazio-temporale molto più ampio della sola missione delle Giubbe rosse. La genesi di questo processo va ricercata nella Rivoluzione francese (1789 – 1799) e nei conseguenti avvenimenti sociopolitici che interessarono il Vecchio Continente.

I movimenti e le ribellioni nazionali che scossero l’intera Europa per tutto l’Ottocento, cominciarono a germinare negli anni successivi alla caduta di Napoleone, come contropartita alla bigotta e repressiva restaurazione dei principi. Verso la metà del XIX secolo una serie di conflitti sociali, economici, istituzionali e politici generatisi durante la restaurazione e usciti allo scoperto durante gli anni Trenta, portarono alla ribalta idee di libertà politica e civile, maturate negli ambienti intellettuali illuminati, espressioni anche della volontà popolare. Queste ideali si mescolarono a quelle di unità nazionale: esigenza che stava infuocando sempre più gli animi dei popoli che si volevano riconoscere liberi e fraterni sotto una comune tradizione e cultura. Erano gli anni dei Moti del 1848.

Fu un anno decisivo anche per l’Italia, dove scoppiarono rivolte sulla scia di quelle europee. Poco dopo quasi tutti i piccoli Stati (tranne il regno Lombardo-veneto e i ducati di Parma e Modena) avevano ottenuto un regime costituzionale. Negli stessi mesi i patrioti italiani intensificarono la loro lotta contro l’Austria usurpatrice e invasore, dando il via alla prima guerra di indipendenza italiana.

A Roma un moto insurrezionale mise in fuga il papa e dette vita alla Repubblica Romana (febbraio 1849), il cui governo provvisorio venne affidato ad un triumvirato formato da Mazzini, Armellini e Saffi; anche in Toscana venne cacciato il Granduca e creato un governo provvisorio. Questa situazione generale, però, si infranse pochi mesi dopo, quando la restaurazione ristabilì l’ordine con gli eserciti regi. A Roma il papa aveva chiesto alle potenze cattoliche di essere aiutato a ripristinare il potere temporale. Alla richiesta risposero la Spagna, l’Austria, il Regno delle Due Sicilie e la Francia repubblicana, il cui presidente, Luigi Napoleone, cercava l’appoggio dei cattolici per legittimare il suo potere. Dunque, nonostante la strenua difesa da parte di un gruppo di volontari capeggiati da Giuseppe Garibaldi, nel luglio 1849 la Repubblica Romana si arrese e i francesi. Solo Venezia, ora ultimo baluardo di speranza per i riformatori italiani, sembrava resistere all’assedio di Napoleone.

Così, il richiamo della libertà e della giustizia spinse Le lion de la liberté (come veniva chiamato Garibaldi in Francia) a intraprendere il pericolosissimo cammino da Roma, dove era appena stato sopraffatto dall’enorme forza francese, verso la Serenissima. Fu proprio per spostare le sue truppe lungo questo itinerario che Garibaldi attraversò la Valdichiana.

Dopo aver radunato i suoi fedeli in Piazza San Pietro, il Generale della Repubblica romana si incamminò al grido “Chi ama l’Italia mi segua!”. Numerose furono poi le tappe in Toscana: dopo l’ingresso a Palazzone risalì la Chiana passando per Cetona, Chianciano, Montepulciano, Foiano, Castiglion Fiorentino e Arezzo.

La sosta a Foiano il 21 luglio 1849, motivata anche dal maltempo oltre che dalla necessità di decidere la strada in base ai rapporti delle pattuglie di cavalleria, lasciò un lieto ricordo alla popolazione. Fatti accampare gli uomini, prese alloggio presso la casa di Pietro Pagliuccola, guardiano addetto ai regi possessi, a ridosso della Porta Cortonese. Nella notte la moglie del padrone di casa diede alla luce una bambina e, nell’entusiasmo generato dalla nascita, venne chiesto al Generale quale nome le si dovesse dare. Garibaldi la chiamò Italia!

La mattina seguente il Comune di Foiano sussidiò di denaro la spedizione garibaldina per il sostentamento dei suoi combattenti volontari, e fra applausi e incitamenti il Generale si allontanò dal piccolo paesino. Dopo quasi tre settimane di marce forzate, la colonna si era ridotta a circa 2000 uomini, causa le molte diserzioni, in fondo del tutto normali in un esercito composto da volontari, così lontani dalla base di partenza, in territorio ostile e braccati da ben 5 eserciti (tra i quali quello austriaco e quello francese).

A San Marino, sfuggito con abilità alla manovra a tenaglia degli austriaci volta a chiudergli la strada verso l’Adriatico, il 31 luglio sciolse la legione e, rifiutata la resa, “con un pugno di compagni” giunse a Cesenatico, dove, con un colpo di mano, s’imbarcò per Venezia. Ma gli eventi giocarono un bruttissimo colpo al Generale barbuto. Intercettati da una squadra navale austriaca, vide prima morire sua moglie e poi fu costretto a consegnarsi alle forze imperiali.

Ma i destini di Foiano e Garibaldi s’incrociarono ancora un’ultima volta. Dopo anni di esilio e dopo aver riunito l’Italia, l’Eroe dei due mondi progettò la conquista di Roma per annetterla al Regno. Durante gli spostamenti logistici dell’esercito in direzione della Città eterna, il Generale attraversò di nuovo la Toscana. Non appena i foianesi seppero del campo militare montato a Rapolano, inviarono una delegazione di cittadini per invitarlo in paese e notificargli la sua nomina a Presidente onorario della locale Società Operaia. Grato dell’affetto che il paese di Foiano gli riservava rispose con una lettera prima di tornare a far visita alla piccola Foiano.

«Poggio di S. Cecilia, 14 agosto 1867

Miei cari amici

accetto con gratitudine l’onorevole titolo di vostro presidente onorario. Circa a vedere la cara città di Foiano, che sì gentilmente mi hai dette ospitalità or sono 18 anni, i latori di questa vi recheranno la mia risposta.

Io sono per la vita il vostro

Giuseppe Garibaldi»

La targa commemorativa a Foiano della Chiana: “L’illustre generale Giuseppe Garibaldi reduce da Roma col nemico alle spalle nel dì 21 luglio 1849 qui soggiornò; al popolo foianese che vivamente l’acclamava rivolse parole di conforto; all’Italia predisse un migliore avvenire”


Bibliografia

Luigi Armandi, Nel nome di Garibaldi. Storia del risorgimento nell’aretino, Regione Toscana, Letizia editore, 2007

Francesco Asso, Itinerari garibaldini in Toscana e dintorni 1848-1867, Regione Toscana, 2011

Wikipedia, “Marcia di Garibaldi dopo la caduta di Romahttps://it.wikipedia.org/wiki/Marcia_di_Garibaldi_dopo_la_caduta_di_Roma

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La storia dei trattori arancioni, protagonisti dell’agricoltura in Valdichiana

In concomitanza con la festa dei lavoratori del 1° Maggio, a Foiano della Chiana si è svolto il primo raduno dei trattori d’epoca OM/FIAT, conosciuti da tutti come l’esercito dei…

In concomitanza con la festa dei lavoratori del 1° Maggio, a Foiano della Chiana si è svolto il primo raduno dei trattori d’epoca OM/FIAT, conosciuti da tutti come l’esercito dei trattori arancioni. Durante l’evento organizzato dal Club Amici della Zucca, i mezzi simbolo dell’agricoltura del dopoguerra italiano hanno sfilato per le vie del borgo foianese raccontando la loro storia.  Tra i protagonisti della sfilata i modelli di punta come il Fiat 211, il 411 e l’OM 513, fino ai modelli più recenti come quelli dell’edizione “Nastro d’oro” di cui facevano parte il 450, il 550 e il 650 e “Le gomme alte” o l’OM 850, il Fiat 1000 e il 1300.

La storia dei trattori arancioni inizia nel 1958, periodo in cui comincia a vacillare il sistema mezzadrile del nostro territorio lasciando il posto alla coltivazione diretta dei terreni. All’inizio il trattore, una macchina di piccole dimensioni, affiancava il lavoro delle vacche e dei buoi e solo dopo il 1964, con l’inizio della chiusura delle stalle, le potenze di queste macchine sono cresciute e sono diventate più adatte a svolgere lavori più impegnativi.  Il trattore di media potenza veniva affiancato da una macchina di piccole dimensioni che si sostitutiva al lavoro a trazione animale per i trasporti di cereali, fieno, legna, mais e girasole.

Durante l’evento foianese, ho incontrato Pietro Rampi, coltivatore della Valdichiana ma anche esperto conoscitore di questi mezzi, che mi ha raccontato come è avvenuto il passaggio dalla mezzadria alla coltivazione diretta dei terreni.

I trattori arancioni hanno fatto la storia della nostra Valdichiana. Questi mezzi sono stati comprati dai nostri agricoltori alla fine degli anni ’50 e all’inizio anni ’60. Prima il terreno veniva lavorato dai contadini delle famiglie mezzadrili e da piccoli coltivatori diretti: le vacche e i buoi castrati venivano usati per lavorare la terra, ma questo non bastava più, c’era bisogno di aumentare la produzione per stare dietro al boom economico del dopoguerra italiano. A questo punto, quindi, vennero introdotte delle macchine particolari, piccolissime come la 211, e successivamente la 250, la cui trazione corrispondeva a quella di un paio di buoi” – mi spiega Pietro.

Gli inizi degli anni ’60 sono anni in cui la nostra agricoltura e tutto il territorio si trova in pieno fermento, cadono gli antichi sistemi economici per lasciare il posto a nuovi assetti. Oltre quindici anni di grandi cambiamenti nei quali l’agricoltura cambia faccia e le macchine sempre più performanti nella tecnologia seguono questa evoluzione.

“Dal 1957-58 fino al 1965-66 la lavorazione dei terreni era ancora mista: per metà venivano lavorati con il trattore e per l’altra metà ancora con le vacche o con i buoi. Questi sono gli anni in cui la Fiat si stava evolvendo, le macchine cingolate venivano usate nelle grandi aziende, che finito il lavoro, andavano ad aiutare i contadini mezzadri. In questo frangente si va a inserire una storia particolare, quella di Edro Gabellieri, agricoltore maremmano che vide nella Valdichiana un territorio interessante per la coltivazione della barbabietola da zucchero. Edro, a metà degli anni 60, comprò 1500 ettari di terreno nella campagna di Montepulciano, e per coltivare questo tipo di pianta aveva bisogno di macchine che facessero vari tipi di lavori e che rimpiazzasse del tutto il lavoro degli animali, e quindi comprò circa 40 trattori tra modelli 615 e 715. Sul cofano di questi trattori venne posto un numero per renderli riconoscibili e per celebrare questo grande investimento che per l’economia del territorio rappresentava una boccata di ossigeno”

L’ agricoltura della Valdichiana è stata meccanizzata velocemente e ad alto livello. La coltura della barbabietola da zucchero ha rappresentato un traino per l’economia locale. Insieme alla barbabietola, un’altra coltura che, attraverso la meccanizzazione, ha determinato lo sviluppo economico della Valdichiana è stato il tabacco. Nel 1964 la massima potenza su trattori gommati era di 80 cv, ma gli anni di svolta sono stati il 1966-67: in questo periodo infatti nasce la serie ‘nastro d’oro’ un successo di tecnologia, prestazioni, consumi e affidabilità che, oltre a consacrare la Fiat livello europeo, ha migliorato di gran lunga l’attività agricola dei nostri contadini. Un ulteriore cambiamento è arrivato poi nel 1968, quando arrivano nascono i modelli: 250, 450, 550, mentre con marchio OM arrivarono 650 e 850. Successivamente arrivarono anche 1000 e 1300: con questi modelli la Fiat si rivolgeva al mercato europeo e dopo quasi dieci anni diventò leader in Europa con i modelli della SERIE 80. In concomitanza a ciò, le vacche chianine e i buoi non venivano più impiegati nelle aziende come animali da tiro, bensì venivano usati per la riproduzione e la commercializzazione della carne.

“Negli anni della serie ‘nastro d’oro’, le aziende cominciavano ad avere bisogno di più di una macchina, in quanto una più pesante, sia di cilindrata e che di potenza, serviva per lavorare il terreno mentre una più leggera per fare altri tipi di colture. Alla fine degli anni 90 e con la serie 50 arrivano le potenze più grosse. Il dopoguerra italiano è stato un periodo difficile per tutti. C’era un Paese da ricostruire, un sistema economico da riprogettare, ma la voglia di fare non mancava affatto, come la fantasia dei nostri contadini. Non tutti potevano permettersi di acquistare uno dei trattori descritti fino ad ora e quindi c’è stato chi si arrangiava mettendo insieme varie parti di mezzi agricoli diversi”mi racconta Pietro che mi saluta con un aneddoto molto bello della vita di campagna del dopoguerra chianino: “Quando ero piccolo mi hanno raccontato di un agricoltore che ha montato le ruote di una mietitrebbia su di un trattore, ha attaccato il rimorchio ed è andato a lavorare il campo. Queste ruote però si sono pienate d’acqua e quando il contadino in questione è arrivato a metà campo, il trattore si è impennato e la lavorazione del campo non è stata davvero proficua”.

Il raduno dei trattori arancioni di Foiano della Chiana, oltre a celebrare uno dei mezzi simbolo dell’agricoltura, è stato un bel momento per conoscere e tramandare racconti e aneddoti storici del nostro territorio negli anni del dopoguerra.

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#MetticiLaFoto – L’esposizione fotografica a cielo aperto nelle vie di Foiano

Venerdì 27 luglio alle ore 19.00 in Piazza della Collegiata a Foiano della Chiana verrà inaugurata la terza edizione del progetto #MetticiLaFoto, organizzato dall’Associazione Fotoclub Furio Del Furia. Una grande…

Venerdì 27 luglio alle ore 19.00 in Piazza della Collegiata a Foiano della Chiana verrà inaugurata la terza edizione del progetto #MetticiLaFoto, organizzato dall’Associazione Fotoclub Furio Del Furia. Una grande esposizione collettiva aperta a chiunque, con installazioni fotografiche (dimensioni 70×50) che hanno come location i passaggi del centro storico di Foiano della Chiana: quelle viuzze in cui la gente troppo spesso non si sofferma, mancando di godere dell’intimità e dell’unicità del borgo chianino. Il progetto vede coinvolti oltre 200 partecipanti tra professionisti e amatori.

L’esposizione continuerà fino a tutto settembre, mese in cui verrà presentato un week-end di eventi fotografici in collaborazione con il Centro di Psicologia e Neuropsicologia Clinica-Aps (CPNC) che presenterà Si scrive Selfie si legge “ME”. Il fenomeno del selfie come strumento di costruzione sociale dell’identità, patrocinato dal Comune di Foiano.

La prima edizione dell’evento ha visto letteralmente avvolta una parte delle mura castellane di Foiano con una stampa gigante lunga 200 metri e contenente oltre 500 fotografie scattate dai partecipanti.

#Metticilafoto 2017

Lo scorso anno sono state allestite varie mostre permanenti nei luoghi più suggestivi del paese: l’effetto è stato incredibile. Tramite una campagna di crowdfunding, e con il sostegno del Comune, la mostra collettiva ha potuto prendere vita ed è stata poi arricchita da esposizioni fotografiche di livello internazionale che hanno caratterizzato tutto il mese di novembre.

Scopo del progetto è quello di dare risalto alle vie del paese quotidianamente percorse dai foianesi, ma che poco vengono apprezzate per la loro reale bellezza. Infatti, tra gli obiettivi che si prefigge il Fotoclub c’è quello di coinvolgere gli abitanti, mantenendo viva la loro partecipazione alla vita culturale del paese.

Le istallazioni fotografiche saranno allestite nel passaggio della Collegiata, nella porta della Collegiata, in Via XX Settembre e in Via Curtatone.

L’esposizione dei selfie è tutt’ora aperta e lo sarà fino a settembre. Chiunque volesse partecipare gratuitamente può inviare i propri scatti a foianofotografia@gmail.com che provvederà a stampare le foto. È possibile anche corredare l’immagine con una riflessione su cosa rappresenti l’autoritratto/selfie; le testimonianze verranno raccolte e approfondite negli incontri di settembre insieme al CPNC.

Fondata a Foiano della Chiana nel 1977 in omaggio al noto farmacista foianese vissuto nei primi decenni del ventesimo secolo, l’Associazione Fotografica Furio Del Furia ha lo scopo di diffondere e promuovere la fotografia in tutte le sue forme e si impegna nella conservazione e nella promozione del patrimonio fotografico lasciato da Del Furia. La mancanza di fondi istituzionali per eventi culturali di questo tipo ha messo in moto i soci del “Club”, che hanno creato un progetto unico e innovativo, finanziato dagli stessi partecipanti tramite crowdfunding e patrocinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Foiano.

#Metticilafoto 2017

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I fatti di Renzino – Le radici della Resistenza foianese: 17 aprile 1921

La repressione delle popolazioni nel corso di tutta la Storia ha puntualmente acceso focolai di rivolta, ed esempi che avvalorano questa naturale connessione fra oppressione e ribellione non mancano di…

La repressione delle popolazioni nel corso di tutta la Storia ha puntualmente acceso focolai di rivolta, ed esempi che avvalorano questa naturale connessione fra oppressione e ribellione non mancano di certo.

Dall’antichità fino ai giorni nostri, persone e popoli interi sono insorti contro politiche e concezioni della società volte alla segregazione e alla sopraffazione dei più deboli. Uno degli eventi più significati e peculiari della Storia italiana, che si iscrive all’interno di questo binomio oppressi-oppressori, fu il movimento della Resistenza nel biennio ’43 – ’45: la grande sollevazione popolare contro la dittatura e le violenze dei regimi fascista e nazista, che per più di 20 anni sconvolsero l’Italia.

La storia che vi voglio raccontare parla di ribellione armata e fallimenti, di coraggio e dolore. I fatti che leggerete in questo secondo numero della rubrica dedicata agli avvenimenti storici nel territorio chianino ebbero luogo in un piccolissimo paesino di contadini, ai piedi del colle dominato da Foiano. Il nome di questo minuscolo agglomerato di case disposte lungo la via che porta ad Arezzo, segnò il punto d’avvio dell’azione antifascista foianese e allo stesso tempo il suo brusco arresto. Questo paese si chiamava, e si chiama tutt’oggi, Renzino.

Nella storiografia è fondamentale indagare la genesi e i processi evolutivi che portano allo sviluppo degli avvenimenti storici. Come il corso di un fiume non è fatto soltanto dalla foce e dal corpo principale, così gli avvenimenti storici non si possono né studiare né, tantomeno, comprendere senza che si risalga anche alla loro sorgente. Quelli che sono passati alla storia come I fatti di Renzino rappresentano metaforicamente la sorgente della Resistenza foianese, l’atto da cui, venti anni più tardi, i giovani di queste zone decisero di lottare per la libertà e la democrazia, sacrificando le proprie vite.

L’opposizione a ciò che sentiamo sbagliato o ingiusto, se ci pensiamo bene, scatta non appena questa situazione di oppressione si manifesta nelle sue primissime forme. Spontaneamente si creano contrasti, proteste più o meno accese e ribellioni. Le radici dell’opposizione al regime mussoliniano vanno cercate nell’ampio quadro dell’antifascismo e non nel fenomeno della Resistenza, che fu invece peculiare del biennio conclusivo della Seconda guerra mondiale. Il movimento resistenziale fu l’ultima fase di questo processo iniziato appena le squadre fasciste si mossero per reprimere con la violenza le forze politiche di sinistra.

Disegno di Ezio Raspanti sui fatti di Renzino – “Proprietà della famiglia Raspanti”

Le umiliazioni, le intimidazioni e i pestaggi contro la gente contadina e operaia di Foiano fecero sfociare tutta la sofferenza e la voglia di riscatto in un gesto di ribellione armata, che può benissimo rappresentare simbolicamente la nascita dell’antifascismo in Valdichiana. Il 17 aprile del 1921 un gruppo formato da anarchici, comunisti e socialisti assaltò e mise in fuga un convoglio fascista. Questa è la storia dei Fatti di Renzino. Questo è il simbolo del popolo di Foiano: un popolo resistente.

L’ambiente sociale in Valdichiana si rivelò, fin dai primi mesi successivi alla fine della Grande Guerra, decisamente fertile per quelle nuove ideologie che, sull’eco assordante della Rivoluzione d’Ottobre, stavano investendo il continente europeo. La maggioranza schiacciante di braccianti e contadini fra la popolazione, permise al Partito Socialista di Turati di mettere solide radici in tutta la vallata chianina. In particolare, nel paese di Foiano arrivò presto ad ottenere la maggioranza assoluta nella giunta comunale.

Dopo la scissione di Livorno, dalla quale nacque il Partito Comunista d’Italia, Sindaco e giunta comunale aderirono alla nuova organizzazione politica, pur mantenendo una sincera collaborazione con il Partito Socialista. Fu questo di Foiano della Chiana, uno dei primissimi casi in cui il PCd’I ottenne la maggioranza in una giunta. Fondatore della sezione comunista del paese fu Galliano Gervasi, giovane falegname, definito poi nelle carte di polizia della prefettura di Arezzo come “Convinto ed accanito capeggiatore degli elementi più estremisti del suo paese”. Lo stesso che nel 1947, come deputato, parteciperà alla scrittura della Costituzione italiana.

Ma nello stesso periodo, un altro partito stava nascendo, spinto dall’appoggio della classe dirigente e dai proprietari italiani: il Partito Nazionale Fascista. In breve tempo questo manipolo di violenti venne sguinzagliato contro le leghe e i sindacati di tutta la penisola, portando con sé distruzione e morte.

Divenuti “padroni” di Arezzo i fascisti mal sopportavano la zona più rossa della provincia: la Valdichiana e in particolare Foiano, con sindaco e assessori comunisti. La mattina del 12 aprile del 1921, dopo che il sindaco e la giunta di Foiano della Chiana rifiutarono le minacciose e illegali richieste di dimissione da parte del marchese Perrone Compagni di Firenze, 150 fascisti, scortati dal regio esercito, invasero le strade di Foiano.

Vennero devastate la sezione socialista, la Camera del lavoro, la sede della Cooperativa badilanti e terrazzieri e i locali del Comune. Sfortunati passanti vennero bastonati e percossi, i genitori del sindaco e quelli di Gervasi minacciati. Durante tutta l’incursione le forze dell’ordine mantennero un atteggiamento accondiscendente nei confronti degli squadristi. Così, fra venerdì 15 e sabato 16 aprile, dopo le violenze e le distruzioni di pochi giorni prima, per tutelare l’incolumità dei cittadini si dimisero sindaco e giunta.

La domenica, alle cinque del mattino, partirono dal Capoluogo alla volta di Foiano due camion di fascisti con 22 camicie nere armate. I fucili, che avevano come equipaggiamento, furono messi a disposizione e concessi in prestito dai depositi del Regio esercito di Firenze, Arezzo, Perugia e Siena. Venne nuovamente messo a soqquadro il municipio, fecero irruzione nelle abitazioni minacciando di morte e malmenando i socialisti e i comunisti che vennero sorpresi nei loro letti. Stessa sorte toccò, ancora una volta, agli anziani genitori del Gervasi.

Nel pomeriggio, ad uno dei due camion fascisti di ritorno verso Arezzo, nella località di Renzino, venne tesa un’imboscata da un gruppo di ribelli, tra i quali parteciparono Bernardo Melacci, carismatico capo anarchico, e Galliano Gervasi. Colte alla sprovvista furono uccise tre camicie nere e molte altre vennero ferite.

Una reazione tutt’altro che istintiva. Tutt’altro che dettata da una situazione episodica, perché le violenze delle squadracce fasciste si protraevano da mesi in Valdichiana, addirittura anni nelle regioni del nord Italia. La violenza repressiva indirizzata dai proprietari e dai padroni contro quella povera gente che lottava per migliorare le proprie condizioni di vita, veniva applicata da uomini senza scrupoli, personaggi violenti ed esaltati. Sputavano a chi non si piegava alle loro malefatte, alle loro parole d’ordine. Riempivano di botte fino alla morte gli sventurati attivisti dei partiti di sinistra. Malmenavano i vecchi, stupravano donne e ragazze senza porsi il minimo scrupolo.

Quando i “ribelli di Renzino” decisero di armare i propri fucili da caccia e appostarsi nascosti lungo la strada, la loro indignazione contro questi soprusi non poteva più essere frenata. Tutte le violenze subite fecero sfociare la loro rabbia in un gesto disperato che riecheggiò per giorni sulle pagine di molti giornali italiani.

La reazione nera non si fece attendere. La sera stessa del 17 aprile Renzino pareva tutto un incendio: moltissime case e fattorie vennero bruciate e i contadini uccisi. Donne e madri vennero uccise sulla porta di casa, davanti ai figli e alle figlie. Molti padri vennero trascinati lungo i fossi e freddati con un colpo alla testa, colpevoli soltanto di far parte di quella classe avvilita e straziata dalla Storia. La stessa che in un gesto estremo di ribellione raccolse la rabbia di generazioni antiche, che si riconoscevano fraterne nello stesso misero destino.

Arrivarono squadre di fascisti da tutta la Toscana e perfino da Roma. Il giorno successivo nella piazza centrale di Foiano venne istituito un “tribunale fascista” e un numero mai precisato di abitanti della zona venne giustiziato con un colpo di fucile alla testa. Nelle settimane successive processi farsa e confini vennero imposti agli organizzatori dei Fatti di Renzino.

Questa ribellione spontanea nei confronti del regime venne sedata tramite massacri e arresti. Fu così che lo spirito ribelle foianese subì un bruttissimo colpo di arresto durante i 10 e più anni in cui le menti organizzatrici dei fatti vennero mandate al confino. Dopo la caduta del regime fascista però, tutti i prigionieri politici rinchiusi nelle carceri poterono tornare ai loro paesi d’origine. Ogni rivoluzione necessita di una guida e la rivoluzione antifascista aveva bisogno proprio di questi uomini: preparati politicamente nel sostenere la popolazione indifesa, carichi di esperienza per operare e organizzare la lotta contro il regime nella clandestinità.


Bibliografia:

  • Giorgio Sacchetti, L’imboscata, Foiano della Chiana 1921, un episodio di guerra sociale, Arti Tipografiche Toscane, Cortona, 2000.
  • AA VV, Antifascisti raccontano come nacque il fascismo ad Arezzo, Litostampa Sant’Agnese, Arezzo, 1974
  • Ezio Raspanti e Giovanni Verni, Foiano e dintorni, EE VV, Firenze, 1991.
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L’origine di Foiano della Chiana – Una leggenda per il prestigio dei Medici

Quando Niccolò Mannozzi pubblica nel 1613 l’opera Apologia, ovvero difesa dell’aria di Foiano dedicandola al Serenissimo Don Cosimo II Medici Granduca di Toscana questi ne rimane estremamente entusiasta, concedendo al…

Quando Niccolò Mannozzi pubblica nel 1613 l’opera Apologia, ovvero difesa dell’aria di Foiano dedicandola al Serenissimo Don Cosimo II Medici Granduca di Toscana questi ne rimane estremamente entusiasta, concedendo al lavoro dello scrittore foianese grande risalto all’interno del suo regno. Ma ciò che mosse davvero l’acuto interesse del grande Cosimo II fu soprattutto un’altra operetta del medesimo [Mannozzi] nel fine, che narra e da chi e quando fu edificata detta sua patria di Foiano.

Ma come mai l’opera di uno storico “minore” sull’origine di un piccolo paesino destò tanta approvazione da parte di uno dei più grandi uomini della storia della Toscana?

Nella storia antica moltissime città vantavano un’origine leggendaria, ne è l’esempio più classico Roma. Le leggende, oltre ad avere valenza di testimonianza storica ufficiosa, conferivano enorme prestigio a dinastie che si riconoscevano discendenti dei protagonisti di quei racconti. E fu esattamente quello a cui mirava la famiglia Medici.

Le ricerche della Dottoressa Elena Giannarelli hanno evidenziato come in un periodo in cui si dibatteva su quali fossero le lingue più antiche, il mondo classico, di origine greca ed ereditato da Roma, non aveva rivali. Firenze, considerata figlia dell’Urbe e fondata dai Romani, era chiamata la nuova Atene e questo imponeva, sul piano politico, una subordinazione con quanto veniva deciso sulle sponde del Tevere. A Firenze serviva un modo per staccarsi da Roma e rivendicare la propria indipendenza. E quale modo migliore se non quello di documentare la discendenza diretta dei Medici con Noè? Colui che ripopolò la Terra dopo la più tremenda punizione di Dio.

Nel 1497 il domenicano viterbese Giovanni Nanni, detto anche Annio da Viterbo, scrisse un’opera intitolata “Antiquitatum variarum volumina XVII” (Diciassette volumi di antichità varie), elaborando così una singolare tradizione: Noè uscito dall’Arca dopo il diluvio universale venne in Italia dove fondò 12 città nell’odierna regione Toscana, tra le quali Arezzo e Cortona. Da qui i suoi discendenti avrebbero dato vita alla civiltà etrusca.

Le testimonianze presentate da Annio provenivano tutte da autori e da opere da lui stesso inventate. Oggi sappiamo che il grande ricercatore, figura di primo piano della corte papale, nonché consulente e teologo di Alessandro VI Bolgia, fu il più celebre falsario di tutti i tempi.

A volte anche le leggende hanno bisogno di “un aiutino”.

Il mito ricomparve nel clima di festa delle nozze fra Cosimo I dei Medici e Eleonora di Toledo nel 1539. In questa occasione una grande processione con rappresentate le personificazioni delle cittadine toscane, si snodò per le strade di Firenze. I paesi sottoposti all’autorità medicea giurarono fedeltà a Cosimo e alla sua politica. Con orgoglio esse vantarono la loro antichissima origine Biblica: dopo il ritiro delle acque, una volta sbarcato dall’Arca, Noè raggiunse il Tevere fino ad arrivare in Tuscia, dove il Patriarca fondò parte del suo regno, che circa 4000 anni più tardi sarebbe stato governato proprio da Cosimo I de’ Medici.

Così le città toscane in quel lontano 1539 riconoscevano a Cosimo I, discendente degli etruschi figli di Noè, il diritto a unificarle sotto il suo potere. Fu un’operazione non soltanto politica, ma anche culturale: il vero sapere era quello dell’oriente, dei semiti, della Bibbia, fondato sulla parola divina e non sull’empirismo e sul sentito dire di Greci e Latini. Cosimo I dette massimo risalto a questa vicenda per il prestigio che avrebbe reso alla Toscana e alla dinastia Medici, mettendosi nella posizione di vantare discendenti che avrebbero popolato l’Europa. Firenze otteneva in questo modo la sua indipendenza da Roma.

Quando il Mazzoni pubblicò il suo libro sull’origine di Foiano della Chiana nel 1613, le ricerche che aveva avviato lo portarono alla lettura delle opere di quegli stessi autori, che dal domenicano falsario Annio da Viterbo vennero inventati e usati come testi di riferimento per il suo Antiquitatum. Ecco, a questo punto, il racconto della nascita di Foiano.

«Dopo a quel grande e universal Diluvio, che inondò tutta la Terra e gran parte dell’Aria […] essendo uscito fuori dall’Arca il Gran Padre della salvata gente del Mondo, Noè, nelli alti monti dell’Armenia, divise ai propri figli il Mondo tutto. […] Se ne venne in Italia […] avanti la venuta di Christo, nostro Redentore, nell’anno 2203. Et questo Noè fu detto ancora Iano, ovvero Giano. […] Questo Iano adunque arrivato in Italia e entrato sù per il fiume Albula, qual poi […] fu detto Tevere […] e mentre contra acqua navigava scoperse un altro fiume […] qual’hoggi Paglia detto viene e entrato in questo, non navigò troppo su per il fiume, che trovò un altro fiume che in Paglia entrava. […] Bellanda nome gli pose.

E vedendo e l’una e l’altra riva di così piacevol fiume […] smaltata di verdeggianti herbette e di vari fiori quali gareggiando insieme e di colore e di suave odore e di lieta vista, li parea che allegramente l’invitassero a riposarsi quivi. […] Et invitato dal garrir de pargoletti augelli, quali salutando con dolce canoro volando da ramo in ramo di diversi alberi fu di grandissimo contento e gioia ripieno. […] Scoperse un Colle tanto ameno, tanto vago e tanto lieto che subito di sé degno lo fece. […] Fece pensier di lasciar qui memoria eterna del suo felice e glorioso nome.

Colle smaltato di mille fiori bianchi, vermigli e gialli e che riempivano il luogo di suave odore e gli occhi di gioconda vita, se lo elesse per suo giardino e nobile diporto e volle che chiamato fosse Foiano, quasi Flos Iani, Fior di Giardino. […] Forum Iani: cioè piazza e mercato di Iano. Quasi volendo dire che per l’abbondanza vi concorresse grandissima moltitudine di gente e che per questo vi fosse continuamente la fiera.

Saper dovete che fece fare molti Tempi e notabili luoghi […] nominandoli dal suo nome e dalli effetti che egli faceva: come Monte Giano, Marciano […] Lucignano, Chianciano e altri simili, dove Iano faceva una cosa e dove un’altra».

È dunque questa l’origine leggendaria del paese di Foiano in Valdichiana. Ma, chiaramente, nulla di tutto quanto scritto è vero. Si tratta, come più volte ripetuto, di un mito, per di più nato da fonti inventate. Nonostante ciò il nipote e successore del primo Granduca di Toscana, Cosimo II, al quale era dedicata l’Apologia, sulle orme del nonno volle dare massimo risalto a questa leggenda tanto funzionale per la politica e il prestigio mediceo nel difficile scacchiere europeo.

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Si chiude l’edizione 2016 di Foiano Fotografia

Lo scorso weekend si è chiusa la 17° edizione di Foiano Fotografia, il festival interamente dedicato alla fotografia che ha animato la cittadina di Foiano della Chiana con un mese…

Lo scorso weekend si è chiusa la 17° edizione di Foiano Fotografia, il festival interamente dedicato alla fotografia che ha animato la cittadina di Foiano della Chiana con un mese di eventi, mostre, workshop, laboratori e iniziative collaterali. Il progetto era cominciato già dallo scorso aprile, con la raccolta fondi e la campagna di crowdfounding che ha portato all’apposizione dello striscione lungo le mura castellane: una mostra collettiva con oltre 500 fotografie, esposta durante l’estate e l’autunno, che ha anticipato la nuova edizione del festival.

L’ultima tappa del lungo percorso di Foiano Fotografia è stata il workshop con Edoardo Agresti e Annalisa Natali Murri, dedicato alla fotografia di viaggio e di matrimonio. Due giorni di studio e approfondimento sulla fotografia di reportage, sulle metodologie di storytelling, ripercorrendo lo stile e gli approcci di molti fotografi e delle loro filosofie di lavoro.

“Credo che quest’anno a Foiano sia stato un anno speciale, una delle edizioni più interessanti. – ha dichiarato Edoardo Agresti –  L’esperienza del workshop è stata positiva, i partecipanti sono rimasti contenti. Il problema principale, per una certa categoria di fotografi, credo che sia legato al fattore culturale. Alcuni pensano che si possa fare fotografia senza avere un background culturale, senza studiare, senza guardare o partecipare a mostre, workshop, leggere libri fotografici… credo che questo sia un problema forte e importante. Il nostro workshop verteva proprio su questo aspetto, abbiamo cercato di di stimolare le persone ad approfondire la cultura fotografica, in maniera tale che si abbia una consapevolezza maggiore sia nel momento in cui leggi delle fotografie, sia nel momento in cui scatti o editi delle fotografie. L’importante, dietro uno scatto, è che ci sia una storia da raccontare.”

Nel workshop del 26 e 27 novembre a Foiano sono state affrontate tematiche relative alla cultura fotografica, cercando di comprendere meglio ciò che sta dietro a uno scatto, a uno stile o a un modo di approcciarsi con il soggetto. Molti fotoamatori hanno avuto l’opportunità di entrare in contatto con la visione di fotografi professionisti, e di chiedersi quale sia la strada giusta per intraprendere la professione fotografica, tra studio ed esperienza.

“Secondo me è difficile dare una risposta, ogni caso è diverso. – ha risposto Annalisa Natali Murri – Però è importante conoscere la cultura della fotografia, bisogna sapere cosa c’è stato fino a questo momento per riuscire a dare il proprio contributo. I geni esistono anche in fotografia, quelli che nascono con il dono, ma serve lo studio e la consapevolezza di cosa vuol dire fare fotografia, non ci si può improvvisare.”

“Essere fotografo significa raccontare e parlare con le immagini. – ha concluso Edoardo Agresti – Non è fotografo necessariamente chi vive di fotografia, ma la fotografia è un linguaggio; essere fotografo significa raccontare un mondo con le immagini, essere in grado di raccontare emozioni, situazioni. Quando arrivi a fare questo, puoi definirti fotografo, però devi avere la consapevolezza di stare raccontando qualcosa in una maniera interessante e comprensibile.”

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Si chiude così un festival di indubbio valore, che ha proposto numerose mostre gratuite con fotografi internazionali di grande spessore. Grande soddisfazione da parte degli organizzatori, il Fotoclub Furio del Furia, che stanno tracciando il bilancio degli eventi del mese di novembre per gettare le basi per la prossima edizione.

“Siamo andati oltre le aspettative – ha dichiarato Marcello Fatucchi – partendo da zero, senza la certezza di mettere in piedi il festival, stiamo chiudendo il bilancio in pareggio, quindi è andata bene. Questo weekend si è tenuto un workshop molto interessante, che ha richiamato gente da tutta Italia. C’è stato chi è venuto appositamente da Bolzano, vuol dire che il fotografo è bravo, Foiano è un festival conosciuto, se proponiamo qualcosa la gente conosce la serietà con cui lavoriamo e la qualità del festival viene apprezzata anche da molti fotografi che vengono da fuori.”

“Quest’anno è stata una bellissima edizione – ha aggiunto Marco Sallese – la prima settimana è stata carica di eventi, l’affluenza è stata alta. Ci auguriamo possa passare più gente, soprattutto del luogo. Il messaggio che ci è stato restituito dai commenti dei visitatori e dei fotografi è quello di un festival di qualità, e questo ci riempie di orgoglio. Diventa uno stimolo per il prossimo anno, ci siamo già messi al lavoro per capire cosa fare nel 2017; ancora la questione è lontana e difficile, perché i problemi di quest’anno forse si ripresenteranno. Magari cambieremo alcuni aspetti, cercheremo di innovare, ma ci sarà una nuova edizione nel 2017.”

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Foiano Fotografia: le interviste

L’edizione 2016 di Foiano Fotografia propone una rassegna di mostre di carattere internazionale, allestite nelle location lungo il centro storico di Foiano della Chiana. Le mostre sono liberamente visitabili tutti i…

L’edizione 2016 di Foiano Fotografia propone una rassegna di mostre di carattere internazionale, allestite nelle location lungo il centro storico di Foiano della Chiana. Le mostre sono liberamente visitabili tutti i weekend dal 4 al 27 novembre, con i seguenti orari: venerdì dalle 15:00 alle 18:00, sabato e domenica dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18:00.

Foiano Fotografia: le mostre

  • Peter Bauza – Copacabana Palace (Sala Carbonaia)
  • Simone Sapienza – Charlie surfs on Lotus Flowers (Galleria Furio del Furia)
  • Federico Clavarino – Italia o Italia (Palazzo Caiani)
  • Luca Locatelli – MegaMecca (Palazzo Caiani)
  • Karl mancini – Ghosts from the past (Chiesa-museo della Fraternita di Santa Maria)
  • Melissa Carnemolla – 13 IV 1941 (Palazzo Caiani)
  • Sara Camilli – Sei piani di storie (Galleria Furio del Furia)
  • Michele Sibiloni – Fuck It (Galleria Furio del Furia)

Ecco le interviste realizzate da Valentina Chiancianesi e Tommaso Ghezzi agli autori e ai curatori delle mostre fotografiche, che approfondiscono gli aspetti culturali e sociali trattati nelle opere esposte. Buona visione!

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Foiano Fotografia: uno sguardo diverso sul mondo

Lo sguardo fotografico ci permette di entrare in contatto con parti del mondo diverse e lontane dai nostri occhi. Il valore delle mostre di Foiano Fotografia è proprio quello di…

Lo sguardo fotografico ci permette di entrare in contatto con parti del mondo diverse e lontane dai nostri occhi. Il valore delle mostre di Foiano Fotografia è proprio quello di lasciare spaziare lo sguardo sul resto del mondo, dal centro della Valdichiana, e stabilire una connessione con altre storie e altre culture.

L’edizione 2016 di Foiano Fotografia presenta una rassegna di dieci mostre fotografiche allestite in splendide location: dagli spazi espositivi sotterranei della Galleria Furio del Furia a Palazzo Caiani, dalla Chiesa-Museo della Fraternita di Santa Maria all’affascinante sala Carbonaia, la chiesa sconsacrata adibita a deposito di carbone dalle tipiche mura annerite. Le opere fotografiche esposte ci permettono di compiere un viaggio intorno al mondo, soffermando lo sguardo su aspetti che solitamente vengono tralasciati, stimolando riflessioni e coinvolgimenti emotivi.

Lo sguardo sul mondo comincia dal Brasile, con la mostra di Peter Bauza intitolata “Copacabana Palace”. Una serie di scatti che ci trasportano all’interno di un quartiere di Rio de Janeiro pensato per la nascente classe media, ma occupato da più di dieci anni da senzatetto. Un mondo rimasto in bilico, tra sopravvivenza e rovina, tra povertà e speranza per il futuro, e che mostra pienamente l’altra faccia della medaglia del Brasile degli ultimi anni. L’altra faccia delle Olimpiadi e dei grandi eventi sportivi, la parte di mondo che deve essere nascosta agli occhi del mondo e che rivela il fallimento delle politiche anti-povertà messe in atto dai governi brasiliani.

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“Ghosts from the past” di Karl Mancini

Dal Brasile ci spostiamo alla Cambogia, grazie alle opere di Karl Mancini con “Ghosts from the past”. Anche in questo caso lo sguardo del fotografo ci permette di tratteggiare una realtà diversa da quella che traspare dalle grandi narrazioni internazionali. Non è la Cambogia del grande sviluppo e dei grandi investimenti turistici, è la Cambogia che vive ancora nel terrore delle mine antiuomo disseminate nel territorio dagli Khmer Rossi. Ancora oggi il Paese vive gli effetti della guerra civile, soprattutto i bambini e i contadini che rimangono vittime degli ordigni rimasti a testimonianza di quel periodo storico, e le loro mutilazioni sono il simbolo di una ferita sociale e culturale ancora aperta.

La mostra “Mega Mecca” di Luca Locatelli non indugia sui ritratti, ma ci propone delle foto di grande impatto da uno dei luoghi più affascinanti del pianeta. Non capita spesso che un fotografo occidentale sia accolto nel cuore della religione islamica, e non capita spesso che un pubblico occidentale possa affrontare l’argomento senza preconcetti. Le immagini che dipingono la Mecca come una megalopoli del turismo religioso sono lo specchio di un consumismo di massa che ormai ha attanagliato tutte le grandi religioni: resort di lusso, souvenir, ristoranti, musei con lunghe code all’entrata, e ovviamente un enorme giro d’affari.

Il viaggio prosegue con “Charlie surfs on lotus flowers”, la mostra di Simone Sapienza. Questa volta le fotografie ci portano nel cuore del Vietnam, quarant’anni dopo la guerra con gli USA: un Paese dall’economia in crescita e dalla giovane classe dirigente, pronto a diventare la prossima Tigre Asiatica. Nonostante il governo sia saldamente nelle mani del Partito Comunista, gran parte della popolazione è a favore di un’economia capitalista e del libero mercato: forse gli USA la guerra l’hanno vinta davvero, se non sul piano militare, almeno su quello economico e culturale.

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“Mega Mecca” di Luca Locatelli

Torniamo in Italia, per la precisione a Marina di Ragusa, un piccolo paese sulla costa siciliana. Il lavoro di Melissa Carnemolla, “13 IV 1941”, è una ricerca sul giorno di Pasqua del 1941, quando un aereo militare tedesco precipitò sulla cittadina; lo schianto provocò la morte dei cinque militari a bordo e di altrettante persone che abitavano nelle case, tra cui due bambini. Il lavoro di Melissa ha recuperato le testimonianze di quel tragico avvenimento, attraverso le lettere spedite dai cittadini al governo italiano e le fotografie dei resti dell’epoca. E viene da chiedersi quale sia il senso della tragedia in tempo di guerra: dieci morti sembrerebbero un’inezia, una storia da nulla, se paragonata a quello che stava accadendo nel 1941 nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Se l’incidente fosse accaduto in tempo di pace, sarebbe un punto fermo nella storia locale: ma in tempo di guerra, le tragedie minori vengono facilmente dimenticate, e il lavoro di Melissa ci impone di ricordare e di restituire la dignità storica della tragedia attraverso il nostro sguardo.

Il viaggio tracciato da Foiano Fotografia prosegue con altre mostre: il racconto fotografico del Quarticciolo di Roma di Sara Camilli con “Sei piani di storie”, la prostituzione in Uganda di Michele Sibiloni con “Fuck It” e le immagini simboliche del Belpaese di Federico Clavarino con “Italia o Italia”; a queste si aggiungono le due mostre selezionate durante il crowdfunding, “Sull’incontro tra terra e acqua” di Laura Bertonazzi e “PanoramicaMente” di Francesco Cicciotti.

Le mostre rimarranno esposte a Foiano della Chiana fino al 27 Novembre: un’occasione unica per osservare i lavori di importanti fotografi e permettere al nostro sguardo di compiere un viaggio intorno al mondo. Un viaggio che racconta la realtà, anche quando è cruda e dolorosa, perché testimonia gli sforzi compiuti dall’umanità. Le immagini catturate dalle foto rendono il mondo più vicino a noi, ci impongono di non dimenticare tutto quello che sta accadendo. Ci impediscono, in poche parole, di distogliere lo sguardo.

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Fotoclub Del Furia, sulle orme di Furio

L’Associazione Fotografica “Furio Del Furia”, più comunemente nota come il “Fotoclub Del Furia”, è una storica associazione di fotoamatori di Foiano della Chiana, fondata nel 1977. Nel corso di quarant’anni…

L’Associazione Fotografica “Furio Del Furia”, più comunemente nota come il “Fotoclub Del Furia”, è una storica associazione di fotoamatori di Foiano della Chiana, fondata nel 1977. Nel corso di quarant’anni di attività, oltre a valorizzare il patrimonio fotografico di Furio Del Furia, ha svolto iniziative per la promozione della cultura fotografica rivolte al grande pubblico. Dal 2000, inoltre, il Fotoclub Del Furia organizza il festival Foiano Fotografia, che giunge quest’anno alla sua diciassettesima edizione e che è stato anticipato da un crowdfunding per la realizzazione di una mostra collettiva.

La nostra redazione ha incontrato tre membri del Fotoclub Del Furia, che ci hanno rilasciato quest’intervista sulla storia e sulle attività della loro associazione: Marcello Fatucchi, Valerio Paterni e Marco Sallese.

Quali sono le attività della vostra associazione? Che cosa fate per promuovere la cultura fotografica?

MF: “Il Fotoclub Del Furia ha quarant’anni di vita. Nel corso degli anni abbiamo organizzato mostre ed eventi, workshop e rassegne, partendo dai libri di Furio Del Furia e dalla valorizzazione delle sue opere. Abbiamo curato cataloghi dedicati al Carnevale di Foiano, allestito mostre personali di grandi autori, tante attività. E poi, sedici anni fa, abbiamo creato Foiano Fotografia, un festival che ci porta via tante energie, ma che restituisce tante soddisfazioni: negli anni a Foiano sono passati centinaia di fotografi di altissimo livello. Anzi, possiamo dire che tutti i grandi della fotografia italiana sono passati da Foiano.”

Potete farci alcuni nomi?

VP: “Non sarebbe corretto citarne soltanto alcuni. È necessario però fare un omaggio a Mario Dondero, che è stato a Foiano nel 2011; si tratta di un personaggio importantissimo della fotografia italiana, che purtroppo è venuto a mancare pochi mesi fa, quindi è doveroso rendergli omaggio.”

Quali sono le novità della prossima edizione di Foiano Fotografia?

MF: “Innanzitutto la raccolta fondi. Quest’anno abbiamo inventato una grande stampa di 180 metri che rappresenterà una mostra collettiva a soggetto libero. Abbiamo intitolato la campagna “Mettici la foto”, quindi accogliamo tutte le proposte: dai selfie alle foto d’autore, dal professionista all’amatore. Quest’idea è un nuovo modo per finanziare il festival e per restituire un maggiore valore a tutti i fotoamatori del territorio. Abbiamo mandato inviti ai circoli fotografici della zona per collaborare a quest’evento, può diventare una vetrina molto importante che rimarrà sulle mura castellane per oltre quattro mesi.”

Un’opportunità importante per i fotoamatori, quindi. Qual’è il vostro rapporto con i fotografi professionisti?

VP: “I fotoclub nascono per i fotoamatori. Poi tra i fotoamatori c’è chi esce e prova a far diventare la passione una professione. Negli anni, che io mi ricordi, sono tutti partiti dai fotoclub; poi ci sono professionisti che non hanno frequentato, che hanno fatto tutto da soli, però a partire dagli anni ’70 e ’80 sono tutti partiti dai fotoclub. Il fotoclub è la culla, la fucina della creazione del fotografo. Adesso non esistono più i fotoclub di una volta, soprattutto dopo l’avvento della fotografia digitale le cose sono cambiate. Non si parla più di fotografia, di storia della fotografia, dei grandi fotografi… oggi è cambiato tutto, alcuni club storici resistono ma la maggior parte sono spariti.”

Che cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione?

VP: “Ormai è impossibile. Se tu scatti settecento selfie al giorno, come posso farti capire che a monte c’è una storia della fotografia, parlare della nascita delle grandi agenzie fotografiche? Non ti serve, puoi fare le foto lo stesso e rivederle subito, non c’è più la passione del passato, oggi è tutta immediatezza. Magari dopo un corso di fotografia ti senti già fotografo, però non conosci i grandi fotografi del passato.”

Un futuro difficile, quindi, per la cultura fotografica?

MS: “No, anzi. Secondo me, quello che facciamo può essere utile anche per la cultura fotografica. Un festival come il Foiano Fotografia, aperto al pubblico, crea eventi per la divulgazione della cultura fotografica. Possiamo organizzare eventi aperti alla popolazione, anche un fotoamatore normale può vedersi esposto; vogliamo creare una stagione culturale dedicata alla fotografia, con laboratori, esposizioni per le vie del paese dell’archivio fotografico di Furio Del Furia, e tante altre idee. Il festival sarà un contenitore di tanti momenti che durerà per molti mesi.”

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Furio Del Furia

Torniamo al Fotoclub Del Furia: com’è nato?

MF: “All’inizio eravamo un gruppo di amici, eravamo appassionati di fotografia. Abbiamo provato a creare un fotoclub, secondo l’esempio di altri club già nati in Italia. Abbiamo iniziato a organizzare mostre a livello regionale, poi nazionale… abbiamo scoperto e valorizzato Furio Del Furia, di cui quest’anno ricorrono 140 anni dalla nascita. Abbiamo collaborato con il Comune di Foiano, che possiede il suo archivio fotografico, per valorizzare il patrimonio culturale che ci ha lasciato.”

Chi era Furio Del Furia, e perché è così importante per Foiano?

MF: “Furio Del Furia era un farmacista di Foiano, nato 140 anni fa. Ha eredito dallo zio beppe la passione per la fotografia, quindi stiamo parlando della metà del XIX secolo, siamo agli albori della fotografia. Era un farmacista, e dopo il suo lavoro quotidiano prendeva la macchina e il cavalletto e andava a fare le foto. Lui era un grande specialista del ritratto, tanto è vero che molti suoi ritratti sono pubblicati da riviste dell’epoca come il Corriere Fotografico. Stiamo parlando di un fotoamatore evoluto, quindi, alle cui opere abbiamo dedicato due bellissimi libri. Le sue opere sono un patrimonio culturale importantissimo non solo nella storia della fotografia ma anche per la storia di Foiano e del territorio.”

Quindi possiamo dire che il fotoclub riunisce gli eredi di Furio Del Furia?

MF: “Sì, in un certo senso, siamo i suoi eredi.”

 

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Foiano Fotografia, parte la raccolta fondi

Foiano Fotografia Un festival giunto alla sua 17° edizione, in cui sono stati presenti tutti i grandi nomi della fotografia italiana: Foiano Fotografia è una rassegna fotografica internazionale a ingresso…

Foiano Fotografia

Un festival giunto alla sua 17° edizione, in cui sono stati presenti tutti i grandi nomi della fotografia italiana: Foiano Fotografia è una rassegna fotografica internazionale a ingresso gratuito che anima la cittadina della Valdichiana e invita a scoprire la bellezza e la creatività della fotografia, attraverso una serie di incontri, workshop, esposizioni e letture.

Ogni anno Foiano Fotografia ha promosso la cultura fotografica attraverso un tema diverso per ogni edizione; ha anche acquisito risonanza a livello internazionale grazie a patrocini prestigiosi quali l’Ambiasciata degli Stati Uniti d’America e quella di Finlandia, il Ministero della Difesa, lo Stato Maggiore dell’Areonautica Militare, la Regione Toscana, la Provincia di Arezzo e il Centro Interdipartimentale di Studi sui Beni Librari e Archivistici di Arezzo

La direzione artistica del festival è stata affidata a Roberto Mutti dal 2000 al 2007 che ha contribuito a raccogliere nomi illustri della fotografia, a volte premiati con il world press photo, come: Ivo Saglietti, Francesco Cito, Joel Meyerowitz, Maurizio Galimberti. Dal 2008 la direzione è passata a Chiara Oggioni Tiepolo, che ha proposto più dinamicità, reportage, fotogiornalismo, proponendo tra gli altri autori: Pietro Masturzo, Pier Paolo Cito, Marco di Lauro, Franco Pagetti, Michela Battaglia, Anastasia Taylo-Lind, Annalisa Natali Nurri e Mario Dondero.

Ogni anno il festival si avvale della collaborazione e del sostegno del Comune di Foiano della Chiana, oltre a tanti sponsor e associazioni locali; soltanto nel 2015 il festival non ha avuto luogo, pertanto, per l’edizione 2016, gli organizzatori hanno pensato a una speciale raccolta fondi per finanziare il rilancio del progetto.

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La Raccolta Fondi

Attraverso una campagna di crowdfunding sulla piattaforma online Eppela, il finanziamento della 17° edizione di Foiano Fotografia sarà aperto al contributo di tutti: fotografi, fotoamatori, comuni cittadini. L’idea, originale e creativa, è quella di promuovere l’edizione di Novembre 2016 di Foiano Fotografia attraverso la realizzazione di una stampa lunga 180 metri da esporre fin dal mese di Luglio lungo le mura castellane di Foiano della Chiana. Durante i 40 giorni della campagna di crowdfunding, attiva dal 4 Aprile, ognuno potrà prenotare uno o più spazi dello striscione per esporre le proprie opere fotografiche, ottenendo quindi uno spazio espositivo con il sostegno alla manifestazione.

Attraverso questo originale procedimento, verrà quindi realizzata una mostra collettiva di opere fotografiche lungo le mura castellane di Foiano della Chiana, come lancio della nuova edizione del festival; i fondi raccolti serviranno alla realizzazione della stampa e a sostenere le spese organizzative degli eventi del festival, dagli incontri ai workshop, dalle letture ai portfolio. Un progetto ambizioso che intende coinvolgere tutti i fotoamatori della Valdichiana e dintorni, che può garantire la realizzazione dell’edizione 2016 del festival con una nuova prospettiva, mantenendo l’ingresso gratuito a tutte le mostre.

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Il Fotoclub Del Furia

La raccolta fondi del festival, che utilizza come slogan “Mettici la foto!” è stata promossa dagli storici organizzatori di Foiano Fotografia, il Fotoclub del Furia. I fotoamatori del club, che ha raggiunto quarant’anni di attività, devono il loro nome a Furio Del Furia, nato 140 anni fa a Foiano della Chiana. Furio Del Furia, farmacista di professione ma conosciuto ai più come “il fotografo di Foiano”, grazie alle sue opere ha contribuito a immortalare l’identità e la cultura di un intero paese.

Il fotoclub continua a mantenere vivo lo spirito di Furio Del Furia, e l’edizione 2016 del Foiano Fotografia ne rappresenta l’eredità ideale, attraverso un progetto ambizioso e innovativo per la promozione della cultura fotografica nel nostro territorio.

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Carnevale: a Foiano della Chiana il più antico d’Italia

Al via a Foiano della Chiana, dal 9 febbraio 2014, la 475 esima edizione del più antico carnevale d’Italia I quattro cantieri sedi dei carri allegorici, sono accesi fino a…

Al via a Foiano della Chiana, dal 9 febbraio 2014, la 475 esima edizione del più antico carnevale d’Italia

I quattro cantieri sedi dei carri allegorici, sono accesi fino a notte fonda per lavorare alla creazione dei giganti di cartapesta che saranno presentati per l’edizione 2014 del Carnevale di Foiano della Chiana, il piccolo borgo toscano in provincia di Arezzo che ospita il carnevale più antico d’Italia giunto quest’anno alla sua 475esima edizione. Cinque domeniche di festa, dal 9 al 23 febbraio e dal 2 al 9 marzo, durante le quali le vie del paese saranno teatro dei festeggiamenti in onore di Re Giocondo, il patrono della manifestazione, e in attesa del verdetto finale per decretare il vincitore tra i quattro cantieri in gara con vere e proprie opere di cartapesta.

Quattro i carri allegorici in gara rispettivamente realizzati dai quattro “cantieri” come si chiamano a Foiano della Chiana, che dalla prima domenica daranno vita a veri e propri spettacoli che avranno come palcoscenico le piccole vie del centro storico di Foiano. Azzurri, Bombolo, Nottambuli e Rustici: questi i nomi delle quattro fazioni che da secoli ormai si sfidano ogni anno a colpi di coriandoli e cartapesta realizzando imponenti opere artistiche apprezzate in tutto il mondo. Attesa, da parte del pubblico, per scoprire quali saranno i colori e i soggetti rappresentati in forma allegorica da veri e propri maestri della cartapesta e della meccanica.

Tra le novità di questa edizione l’orario che, salvo la prima domenica che vedrà il suo inizio alle 15 in occasione della presenza della giuria, per le altre domeniche in programma le sfilate dei carri allegorici prenderanno il via a partire dalle 12. Il Carnevale di Foiano non è solo una gara tra i cantieri, ma anche divertimento e vera e propria celebrazione di questa importante festa popolare. Molte infatti come ogni anno le attività collaterali in programma. Tra le principali attività in programma le iniziative per i più piccoli con il Carnevale dei Bambini che vedrà un percorso divertimento fatto di gonfiabili, trenini, piccoli carri di cartapesta, animazione. La Galleria Furio del Furia (sede espositiva) e la affascinante Sala della Carbonaia ospiteranno nelle cinque domeniche alcune mostre d’arte varia. Inoltre per questa edizione la possibilità di degustare il cibo di strada proveniente da tutta Italia con il Villaggio Street Food, l’area promossa dall’omonima associazione che porterà le migliori delizie da degustare mentre sfileranno i giganti di cartapesta.

Il Carnevale di Foiano della Chiana, il più antico d’Italia giunto con il 2014 alla 475esima edizione, è considerato tra le più importanti manifestazioni del genere in Italia, sia per le spettacolari coreografie sia per la sua tradizione storiografica. Quattro mastodontici carri allegorici realizzati da veri maestri della cartapesta e da tecnici della meccanica. A dominare il popolo carnevalesco è la figura di Re Giocondo che apre le sfilate ogni domenica seguito dai carri maggiori, dalle mascherate e dalle bande e durante l’ultima domenica di festa, dopo aver fatto pubblico testamento, viene dato alle fiamme nella spettacolare cerimonia della rificolonata.

Durante il periodo carnevalesco alcuni ristoranti del territorio proporranno dei menu tematici a prezzi speciali, mentre le strutture agrituristiche e alberghiere proporranno dei pacchetti per i fine settimana del carnevale. Il programma completo della manifestazione e altre informazioni sul sito www.carnevaledifoiano.it

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Muore a 14 anni durante una partita di calcio

Un 14enne di Foiano della Chiana è morto durante una partita di calcio giovanile ad Abbadia San Salvatore. Il giovanissimo atleta è stato colpito da un malore nella gara tra…

Un 14enne di Foiano della Chiana è morto durante una partita di calcio giovanile ad Abbadia San Salvatore. Il giovanissimo atleta è stato colpito da un malore nella gara tra la squadra di Foiano, nella quale militava, e l’Amiata di Abbadia.

Matteo Roghi, questo il nome del 14enne, si è accasciato a terra durante il secondo tempo della partita. Secondo quanto si apprende e riporta l’Ansa, il ragazzo aveva giocato tutto il primo tempo senza avere avuto alcun malessere. E’ stato soccorso dal medico della società ma per il giovanissimo atleta non c’è stato niente da fare. Appena diffusasi la notizia della morte del ragazzo, la prima squadra della società, impegnata in una partita ad Albinia, ha abbandonato l’impegno sportivo.

Il campo di calcio è a poche decine di metri dalla sede della Misericordia e dallo stesso ospedale del centro amiatino. I sanitari hanno impiegato quindi pochissimi minuti a giungere sul posto e a soccorrere il ragazzo, colpito da arresto cardiocircolatorio, e a portarlo subito portato nel vicino ospedale, purtroppo inutilmente.

I sanitari dell’auto medica giunti sul posto in pochi minuti, insieme all’ambulanza della Misericordia, dal vicinissimo ospedale del centro amiatino, hanno usato il defibrillatore ma non è servito: la chiamata di soccorso è arrivata al 118 alle 11:35 e alle 11:40 i sanitari erano già sul posto. A prestare i primi soccorsi al ragazzo anche due infermiere che assistevano alla partita tra il pubblico.

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