Parte uno

Parte due 


Dolores Seriacopi

 

“La crudeltà del destino
rapì
nel fiore degli anni
all’affetto
dei genitori che l’adoravano
Dolores Seriacopi
nata il 22 gennaio 1904
morta il 22 giugno 1921”

 

 

 

 

 

Dolores era una ragazza di 17 anni, la cui vita fu segnata da grandi sofferenze, da delusioni e da troppo dolore. Dai familiari veniva ricordata come buona e bellissima, esperta ricamatrice al tombolo.

Di lei si innamorò un carabinierino, i cui sentimenti vennero presto ricambiati. Gli amanti cominciarono a vedersi di nascosto, perché all’epoca una ragazza di buona famiglia non poteva fidanzarsi con un carabiniere. Le testimonianze dicono che molte che lo avevano fatto venivano poi emarginate, perché nessuno voleva una donna “disonorata” e poi abbandonata a causa dei frequenti trasferimenti dei soldati da una caserma all’altra.

La famiglia di Dolores si oppose all’amore tra i due e così la bella ragazza smise di cantare e divenne sempre più triste. Il 17 aprile del 1921 un gruppo di antifascisti si ribellò alle camicie nere. Questa rivolta è passata alla storia come “I Fatti di Renzino“. I carabinieri intervenirono e in paese cominciò a circolare la voce che il suo adorato fosse rimasto ucciso. Straziata dalla disperazione, Dolores cercò di togliersi la vita ingerendo pasticche di cloruro di mercurio. Tuttavia, la notizia della morte dell’innamorato si rivelò infondata. Il carabinierino era vivo, ma per Dolores non ci fu nulla da fare. La bella ragazza morì dopo due mesi di atroci sofferenze.

La storia di Dolores e del carabiniere è raccontata anche nel libro “Incontrando Igino” di Emanuele Upini, che abbiamo intervistato proprio per parlare del suo romanzo.

 

Hovak – Caduto Jugoslavo

 

In questa piccola tomba a forno riposa un volontario jugoslavo che ha combattuto in Italia contro i nazifascisti. Non si sa se fosse arruolato tra le file dell’esercito regolare o se si fosse unito ai partigiani della zona.

Al termine della guerra i parenti cercarono di riportare il corpo in Jugoslavia, ma senza riuscirci. Non sappiamo nient’altro su quest’uomo, che sacrificò la sua vita per il bene dell’Europa.

 

I partigiani caduti

 

“Perché spinti da un sacro sdegno di ribellione
contro i nemici della patria
durante la lotta partigiana
per la liberazione nazionale
vennero fucilati in Foiano
la mattina del giorno 8/6/1944
dal plotone di esecuzione
delle belve nazi-fasciste
i familiari e i compagni posero”

 

 

 

 

Come in troppi paesi italiani anche Foiano conta vittime della scellerata politica e della disgustosa condotta morale del fascismo, che portò l’orrore e la sofferenza della morte in ogni luogo della penisola.

La mattina dell’8 giugno 1944 vennero fucilati al “Piazzone” i partigiani appena ventenni Carlo Grazi, Libero Sarri e Gabriele Antonini. Facevano tutti parte della banda del diciottenne Licio Nencetti, la “Volante Teppa”, che qualche mese prima aveva fatto ritorno in Valdichiana dai monti del Casentino, in seguito alla fucilazione del giovane Comandante.

I tre vennero catturati in un rastrellamento conseguente a un scontro armato tra partigiani e nazi-fascisti proprio nei pressi del cimitero. Davanti al plotone di esecuzione, Grazi, Sarri e Antonini, rifiutarono di essere bendati per dimostrare il loro coraggio e l’amore negli ideali per i quali combattevano a chi di coraggio e amore non ne aveva mai conosciuto il significato.

 

Galliano Gervasi

 

Galliano Gervasi è stato uno dei più meritevoli personaggi dell’intera storia di Foiano della Chiana. Era un artigiano falegname, fondatore della sezione comunista locale, i cui membri ottennero la direzione del paese con il passaggio al PCI dello stesso sindaco e della maggioranza dei rappresentanti del consiglio comunale, pur mantenendo una sincera collaborazione con il Partito Socialista. Fu questo di Foiano, uno dei primissimi casi in cui il Partito Comunista d’Italia ottenne la maggioranza in una giunta.

Il Gervasi fu tra gli antifascisti che a Renzino si ribellarono alle camicie nere venute a sopprimere la giunta comunale, picchiando e minacciando socialisti e comunisti e violentando le donne. In seguito ai “Fatti” il giovane falegname venne arrestato insieme ad altri ragazzi e mandato al confino. Qui, a contatto con molti altri prigionieri politici, approfondì e completò la sua formazione politica.

Il silenzio imposto con ergastoli e decenni di carcere fu improvvisamente interrotto nel 1933, quando Galliano Gervasi uscì dal carcere. Di fatti fu presto in grado di recuperare lo spirito ribelle della popolazione foianese. Il filo rosso che legava la ribellione del 1921 di Renzino tornò nelle sue mani e da qui mosse la tessitura della trama che, legando il primo antifascismo all’insofferenza delle nuove generazioni verso il regime, consentì di preparare nuove energie antifasciste: quelle che animarono la straordinaria partecipazione di giovani e giovanissimi alla lotta di Liberazione dopo l’8 settembre 1943. Dopo aver creato l’organizzazione clandestina comunista foianese, il Gervasi preparò il giovanissimo Licio Nencetti alla rivoluzione partigiana. Insieme a lui dette vita alla “Volante Teppa” operante all’interno della Linea Gotica in Casentino.

Al termine del conflitto venne nominato dal Comitato di Liberazione Nazionale sindaco della città di Foiano, ed ebbe l’enorme onore di essere eletto all’Assemblea Costituente nelle file del Partito Comunista. Venne in seguito eletto al Senato della Repubblica nella I e nella II Legislatura. Concluso il secondo mandato, rientrò a Foiano dove venne rieletto sindaco. Nel 1946 fu tra i fondatori della “Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa”, di cui ricoprì la carica di Presidente dal 1953 al 1959.

D’ora in avanti, cari foianesi, quando leggerete la Costituzione italiana (e auspico che ognuno di noi lo faccia almeno una volta all’anno), pensate che un vostro concittadino ha contribuito in prima persona alla sua scrittura.

 

Ezio Raspanti

 

“Voglio dedicare questi miei ricordi di anni tristi
e tribolati ai giovani di oggi e a quelli di domani
alle donne e agli uomini che la libertà
e la democrazia (ottenuta per merito nostro),
benché difettosa, se la sono trovata addosso
e non si sono mai chiesti a chi va il merito”

 

 

 

 

 

Ezio Raspanti è stato partigiano combattente all’età di 16 anni. Anzi, come diceva il suo comandante Licio Nencetti (più grande di un anno) a capo della banda “Volante Teppa”, poi torturato e fucilato dai fascisti, “siamo Ribelli […] non eravamo di parte, ma combattevamo per tutti”.

Dopo la Guerra di liberazione Ezio ha dedicato la sua vita alla ricerca storica sul territorio aretino. Il lavoro più importante, conservato insieme agli altri al Centro di documentazione e Archivio storico della Sezione ANPI di Foiano, l’ha condotto nella registrazione e conservazione delle memorie dei protagonisti del tragico biennio ’43-’45. Per il suo impegno nella lotta contro il nazi-fascismo gli è stata conferita la Medaglia d’argento al valor militare. Inoltre, come riconoscimento all’instancabile lavoro di ricerca e documentazione svolto negli anni, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’ha insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica: il più alto tra tutti gli ordini.

Ezio Raspanti ha contribuito alla scrittura di numerosi libri basati sulle sue ricerche e sulle sue memorie, nati dalla collaborazione con professori universitari e ricercatori. Questi documenti vengono utilizzati nelle aule scolastiche e accademiche per la formazione delle nuove generazioni. L’ex partigiano ha inoltre prodotto centinaia di dipinti a china dove rappresentava scena quotidiane degli anni che lo videro protagonista come ribelle: un caso unico, che è arrivato ad appassionare addirittura professori universitari europei.

 

Un pensiero su Foiano

Foiano è un paesino meraviglioso.

È ricco di storia, di cultura e di grandi personaggi che, con amore e dedizione, hanno contribuito a tessere la trama del suo destino. Foiano è un borgo unico. Lo è per lo spirito della sua gente. Lo è per ciò che ha vissuto durante i secoli passati. Foiano ha bisogno di mantenere viva la sua identità. Per farlo non deve dimenticare e combattere come un guerriero “con un piede nel passato / e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.

Un ringraziamento particolare lo devo al custode del cimitero Stefano Valdambrini. È stato grazie a lui che ho potuto scoprire le bellezze e le storie del cimitero di Foiano. Stefano conosce perfettamente la collocazione delle tombe, cosa che ha facilitato moltissimo il mio lavoro e, inoltre, conserva la memoria e le storie dei personaggi di cui vi ho parlato. Anche questo ha alleggerito non di poco la fase di ricerca delle fonti, perché mi ha consentito di avere a disposizione già in prima analisi molti riferimenti per la consultazione in archivio e in biblioteca.

Infine, l‘uso delle fonti primarie e secondarie è stato di fondamentale importanza per dare valore scientifico e veridicità a tutti i racconti che avete letto.

Continuate a seguirci: la quarta e ultima parte dedicata alla scoperta del cimitero di Foiano sta per arrivare…

 


Fonti

AA VV, Antifascisti raccontano come nacque il fascismo ad Arezzo, Litostampa Sant’Agnese, Arezzo, 1974

Camera dei deputati – Portale storico – Galliano Gervasi, https://storia.camera.it/deputato/galliano-gervasi-18991115

Enzo Gradassi, Galliano Gervasi. Da Renzino al Parlamento, Editrice Grafica l’Etruria, Cortona, 1990

Ezio Raspanti e Giovanni Verni, Foiano e dintorni, EE VV, Firenze, 1991

Ezio Raspanti, a cura di Enzo Gradassi, Ribelli per un ideale, Edizioni Argonautiche, Foiano della Chiana, 2010

Francesco Bellacci, Formazione di un antifascista. Il caso di Ezio Raspanti, tesi di laurea in Lettere moderne, Università degli studi di Firenze, a. a. 2015-2016

Giorgio Sacchetti, L’imboscata, Foiano della Chiana 1921, un episodio di guerra sociale, Arti Tipografiche Toscane, Cortona, 2000

Palmerini Francesco, Un paese toscano Foiano della Chiana, Giardini, Agnano Pisano, 1964

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