La Valdichiana

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L’origine di Foiano della Chiana – Una leggenda per il prestigio dei Medici

Quando Niccolò Mannozzi pubblica nel 1613 l’opera Apologia, ovvero difesa dell’aria di Foiano dedicandola al Serenissimo Don Cosimo II Medici Granduca di Toscana questi ne rimane estremamente entusiasta, concedendo al…

Quando Niccolò Mannozzi pubblica nel 1613 l’opera Apologia, ovvero difesa dell’aria di Foiano dedicandola al Serenissimo Don Cosimo II Medici Granduca di Toscana questi ne rimane estremamente entusiasta, concedendo al lavoro dello scrittore foianese grande risalto all’interno del suo regno. Ma ciò che mosse davvero l’acuto interesse del grande Cosimo II fu soprattutto un’altra operetta del medesimo [Mannozzi] nel fine, che narra e da chi e quando fu edificata detta sua patria di Foiano.

Ma come mai l’opera di uno storico “minore” sull’origine di un piccolo paesino destò tanta approvazione da parte di uno dei più grandi uomini della storia della Toscana?

Nella storia antica moltissime città vantavano un’origine leggendaria, ne è l’esempio più classico Roma. Le leggende, oltre ad avere valenza di testimonianza storica ufficiosa, conferivano enorme prestigio a dinastie che si riconoscevano discendenti dei protagonisti di quei racconti. E fu esattamente quello a cui mirava la famiglia Medici.

Le ricerche della Dottoressa Elena Giannarelli hanno evidenziato come in un periodo in cui si dibatteva su quali fossero le lingue più antiche, il mondo classico, di origine greca ed ereditato da Roma, non aveva rivali. Firenze, considerata figlia dell’Urbe e fondata dai Romani, era chiamata la nuova Atene e questo imponeva, sul piano politico, una subordinazione con quanto veniva deciso sulle sponde del Tevere. A Firenze serviva un modo per staccarsi da Roma e rivendicare la propria indipendenza. E quale modo migliore se non quello di documentare la discendenza diretta dei Medici con Noè? Colui che ripopolò la Terra dopo la più tremenda punizione di Dio.

Nel 1497 il domenicano viterbese Giovanni Nanni, detto anche Annio da Viterbo, scrisse un’opera intitolata “Antiquitatum variarum volumina XVII” (Diciassette volumi di antichità varie), elaborando così una singolare tradizione: Noè uscito dall’Arca dopo il diluvio universale venne in Italia dove fondò 12 città nell’odierna regione Toscana, tra le quali Arezzo e Cortona. Da qui i suoi discendenti avrebbero dato vita alla civiltà etrusca.

Le testimonianze presentate da Annio provenivano tutte da autori e da opere da lui stesso inventate. Oggi sappiamo che il grande ricercatore, figura di primo piano della corte papale, nonché consulente e teologo di Alessandro VI Bolgia, fu il più celebre falsario di tutti i tempi.

A volte anche le leggende hanno bisogno di “un aiutino”.

Il mito ricomparve nel clima di festa delle nozze fra Cosimo I dei Medici e Eleonora di Toledo nel 1539. In questa occasione una grande processione con rappresentate le personificazioni delle cittadine toscane, si snodò per le strade di Firenze. I paesi sottoposti all’autorità medicea giurarono fedeltà a Cosimo e alla sua politica. Con orgoglio esse vantarono la loro antichissima origine Biblica: dopo il ritiro delle acque, una volta sbarcato dall’Arca, Noè raggiunse il Tevere fino ad arrivare in Tuscia, dove il Patriarca fondò parte del suo regno, che circa 4000 anni più tardi sarebbe stato governato proprio da Cosimo I de’ Medici.

Così le città toscane in quel lontano 1539 riconoscevano a Cosimo I, discendente degli etruschi figli di Noè, il diritto a unificarle sotto il suo potere. Fu un’operazione non soltanto politica, ma anche culturale: il vero sapere era quello dell’oriente, dei semiti, della Bibbia, fondato sulla parola divina e non sull’empirismo e sul sentito dire di Greci e Latini. Cosimo I dette massimo risalto a questa vicenda per il prestigio che avrebbe reso alla Toscana e alla dinastia Medici, mettendosi nella posizione di vantare discendenti che avrebbero popolato l’Europa. Firenze otteneva in questo modo la sua indipendenza da Roma.

Quando il Mazzoni pubblicò il suo libro sull’origine di Foiano della Chiana nel 1613, le ricerche che aveva avviato lo portarono alla lettura delle opere di quegli stessi autori, che dal domenicano falsario Annio da Viterbo vennero inventati e usati come testi di riferimento per il suo Antiquitatum. Ecco, a questo punto, il racconto della nascita di Foiano.

«Dopo a quel grande e universal Diluvio, che inondò tutta la Terra e gran parte dell’Aria […] essendo uscito fuori dall’Arca il Gran Padre della salvata gente del Mondo, Noè, nelli alti monti dell’Armenia, divise ai propri figli il Mondo tutto. […] Se ne venne in Italia […] avanti la venuta di Christo, nostro Redentore, nell’anno 2203. Et questo Noè fu detto ancora Iano, ovvero Giano. […] Questo Iano adunque arrivato in Italia e entrato sù per il fiume Albula, qual poi […] fu detto Tevere […] e mentre contra acqua navigava scoperse un altro fiume […] qual’hoggi Paglia detto viene e entrato in questo, non navigò troppo su per il fiume, che trovò un altro fiume che in Paglia entrava. […] Bellanda nome gli pose.

E vedendo e l’una e l’altra riva di così piacevol fiume […] smaltata di verdeggianti herbette e di vari fiori quali gareggiando insieme e di colore e di suave odore e di lieta vista, li parea che allegramente l’invitassero a riposarsi quivi. […] Et invitato dal garrir de pargoletti augelli, quali salutando con dolce canoro volando da ramo in ramo di diversi alberi fu di grandissimo contento e gioia ripieno. […] Scoperse un Colle tanto ameno, tanto vago e tanto lieto che subito di sé degno lo fece. […] Fece pensier di lasciar qui memoria eterna del suo felice e glorioso nome.

Colle smaltato di mille fiori bianchi, vermigli e gialli e che riempivano il luogo di suave odore e gli occhi di gioconda vita, se lo elesse per suo giardino e nobile diporto e volle che chiamato fosse Foiano, quasi Flos Iani, Fior di Giardino. […] Forum Iani: cioè piazza e mercato di Iano. Quasi volendo dire che per l’abbondanza vi concorresse grandissima moltitudine di gente e che per questo vi fosse continuamente la fiera.

Saper dovete che fece fare molti Tempi e notabili luoghi […] nominandoli dal suo nome e dalli effetti che egli faceva: come Monte Giano, Marciano […] Lucignano, Chianciano e altri simili, dove Iano faceva una cosa e dove un’altra».

È dunque questa l’origine leggendaria del paese di Foiano in Valdichiana. Ma, chiaramente, nulla di tutto quanto scritto è vero. Si tratta, come più volte ripetuto, di un mito, per di più nato da fonti inventate. Nonostante ciò il nipote e successore del primo Granduca di Toscana, Cosimo II, al quale era dedicata l’Apologia, sulle orme del nonno volle dare massimo risalto a questa leggenda tanto funzionale per la politica e il prestigio mediceo nel difficile scacchiere europeo.

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Psych pop e synth eterei: i Dumbo Gets Mad al GB20

La prossima serata in programma sabato 17 Febbraio al GB20 di Montepulciano vedrà come protagonista una formazione caratterizzata da eterei synth che rimandano al psych pop più accattivante e ipnotico…

La prossima serata in programma sabato 17 Febbraio al GB20 di Montepulciano vedrà come protagonista una formazione caratterizzata da eterei synth che rimandano al psych pop più accattivante e ipnotico che il genere, specialmente in Italia, abbia mai saputo offrire agli ascoltatori: da Reggio Emilia – anche se negli ultimi anni la base è diventata Los Angeles – arrivano i Dumbo Gets Mad.

I Dumbo Gets Mad sono un duo composto da Luca Bergomi (voce e chitarra) e da Carlotta Menozzi (voce e tastiere) per quanto riguarda la parte che si riferisce puramente al lavoro in studio. Lavoro in studio che ha portato alla produzione di tre album in sette anni di carriera, tutti pubblicati dalla Bad Panda Records: “Elephants At The Door” nel 2011, “Quantum Leap” nel 2013, e “Thank You Neil” nel 2015. Dal lato delle esibizioni dal vivo, invece, il duo è affiancato da Alessandro Corradi al basso e Lorenzo Rotteglia alla batteria.

In sede live, la formazione guadagna corpo ed energia nelle sonorità, che virano più verso lo psych rock, anziché il pop. La voce eterea e cristallina di Carlotta è paragonabile a quella delle artiste synth pop più eclettiche del Nord Europa, ma non manca di versatilità e di interpretazione: la vocalist è cresciuta ed è maturata, stilisticamente parlando, in particolar modo negli ultimi due dischi “Quantum Leap”, forse l’album più riuscito dei Dumbo Gets Mad, con un’attitudine sicuramente più americana e votata al lo-fi, e “Thank You Neil”.

Non resta quindi che darvi appuntamento al GB20 di Montepulciano questo sabato, per una serata all’insegna del psych rock energico, ma che non dimentica anche le sue influenze pop e anche decisamente vintage. Qui l’evento su Facebook.

Discografia:

Elephants at the Door (Bad Panda Records, 2011)
Quantum Leap (Bad Panda Records, 2013)
Thank You Neil (Bad Panda Records, 2015)

Riferimenti:

Dumbo Gets Mad – Facebook
Youtube

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Il brigante Gnicche, tra storia e leggende popolari

Gran parte dei territori rurali del nostro Paese ha almeno un brigante di riferimento, la cui figura storica assume caratteristiche che sfociano nel mito e nella leggenda: personaggi che diventano…

Gran parte dei territori rurali del nostro Paese ha almeno un brigante di riferimento, la cui figura storica assume caratteristiche che sfociano nel mito e nella leggenda: personaggi che diventano protagonisti di racconti e storie popolari, tra fantasia e realtà. È questo il caso di Gnicche, rinomato ad Arezzo e nella Valdichiana, vissuto nel XIX secolo, la cui fama ha attraversato le nostre campagne in epoca più recente rispetto a quella di un altro famoso brigante, Ghino di Tacco (vissuto nel XIII secolo).

Federigo Bobini, detto Gnicche, si inserisce pienamente nella storia del brigantaggio in Italia del XIX secolo, che ha restituito numerosi casi di banditismo avvolto da un’aura di romanticismo: soprattutto nelle aree rurali, dopo l’unità d’Italia, i briganti che vivevano fuori dalla legge potevano acquisire aspetti positivi di resistenza all’unificazione, che in alcune occasioni è stata vissuta dalle comunità locali come una forma di invasione e colonizzazione, o comunque come una cesura storica che ha provocato fortissimi mutamenti politici e sociali.

Come accaduto per tanti altri briganti italiani, la fama negativa di Gnicche (brigante fuorilegge, assassino e violento) si è accompagnata agli aspetti positivi della figura del bandito (la cui rappresentazione più famosa è probabilmente Robin Hood, che ruba ai ricchi per dare ai poveri) e si è diffusa per più di un secolo nelle campagne aretine. Ma, come spesso accade, alla storia ufficiale si accompagnano numerosi miti, dicerie e leggende popolari.

La storia del brigante Gnicche

Nato ad Arezzo nel 1845, Federigo Bobini proveniva da una famiglia umile, e già all’età di 19 anni si fece notare dai carabinieri per aver organizzato una piccola banda dedita al crimine; dopo aver derubato il padre ed essere stato condannato per furto, continuò a rapinare le abitazioni nelle campagne aretine, che gli valsero un’altra condanna nel 1865. Uscito di prigione, abbandonò definitivamente i lavoretti che svolgeva in giovinezza, per dedicarsi unicamente alla vita da fuorilegge.

Gnicche passò gli anni successivi tra furti e rapine, dedicandosi prevalentemente al gioco d’azzardo per estorcere soldi alle famiglie più ricche. Nonostante fosse ricercato, continuava con i suoi crimini lungo le campagne aretine, senza rinunciare alla passione per il ballo e a tornare saltuariamente a dormire presso la sua abitazione aretina. Durante una di quelle notti, nel 1868, venne catturato e condannato per furto e violenza pubblica; uscito di galera dopo sei mesi, venne nuovamente condannato in contumacia a otto anni.

Da quel momento Gnicche visse totalmente da fuorilegge, ricercato dalle forze dell’ordine. Nel novembre del 1869 commise il primo omicidio, quando colpì a morte il carabiniere Luigi Gnudi che aveva circondato assieme ai colleghi la casa della sua fidanzata Francesca Borghesi, presso cui si stava nascondendo. Fuggito ai carabinieri, pochi giorni dopo assalì violentemente due persone nelle campagne tra Cortona e Bettolle, a scopo di rapina. Nell’agosto del 1870, inoltre, sparò a un passante dopo una diatriba presso Ponte alla Chiassa, ferendolo gravemente.

Gnicche venne catturato dai carabinieri nell’ottobre del 1870, scovandolo presso un nascondiglio nelle campagne aretine. Durante il processo annunciò di voler collaborare con la giustizia, ma approfittò nel tempo guadagnato per evadere dal carcere di Palazzo Pretorio assieme a cinque ergastolani e un secondino corrotto, dandosi alla macchia con l’intero gruppo.

Durante l’ultimo anno di vita, Gnicche e la sua banda divennero ancora più violenti: venne ucciso un altro uomo a Sargiano e una donna a Creti. La sera del 14 marzo 1871, infine, il brigante venne scoperto dai carabinieri nei pressi di Tegoleto. Venne catturato, ammanettato e portato verso la caserma; tentando una disperata via di fuga, Gnicche venne poi colpito da una pallottola di fucile sparata dai carabinieri, e ferito all’altezza dei reni. La ferita fu letale, tanto che il brigante raggiunse la caserma che era già morto.

Miti e leggende popolari

I miti, le dicerie e le voci che circolavano attorno alla figura di Gnicche si erano diffuse nelle campagne aretine già durante la sua breve vita. Dopo la morte non fecero che aumentare, tanto che per alcuni divenne un eroe difensore dei deboli e che rubava soltanto ai ricchi. Era inoltre circondato dalla fama di gentiluomo, con numerose amanti ad Arezzo e dintorni; amava danzare con le donne e si presentava camuffato durante i balli, anche durante la latitanza, sempre vestito in maniera elegante.

Proprio attorno a questa sua abitudine sono nati alcuni curiosi aneddoti: una volta, per riuscire a intrufolarsi di nascosto presso i giardini del Prato ad Arezzo e passare la serata a ballare, trovò una donna in un vicolo e le ordinò di consegnargli i vestiti. La signora obbedì e si diede alla fuga, mentre Gnicche passò la serata a danzare vestito da donna.

La sua importanza è celebrata anche dal punto di vista architettonico: lungo la strada per San Fabiano si può trovare la Torre di Gnicche, che secondo la tradizione era uno dei nascondigli del brigante. Le sue gesta venivano diffuse nelle feste paesane o nei mercati, le sue storie erano protagoniste dei canti improvvisati in ottava rima durante le veglie, e la sua figura ribelle ha affascinato molte persone.

L’utilizzo della violenza, nei racconti che hanno Gnicche come protagonista, è sempre accompagnato da aspetti di galanteria o di rispettabilità: ad esempio, secondo la leggenda, prima di morire il brigante trovò il tempo per complimentarsi con il carabiniere che gli aveva sparato per l’ottima mira. Oppure, secondo un’altra storia, donò il fidato coltello al proprietario della villa cortonese presso cui si era recato a giocare d’azzardo, per dimostrare di essere un gentiluomo e di non aver paura di lui.

Le leggende attorno alla figura di Gnicche sono state protagoniste di numerose poesie o canzoni popolari, diffuse principalmente lungo le campagne aretine. Esiste anche un fumetto scritto da Francesco Guccini e disegnato da Francesco Rubino, che ne riporta le gesta, assieme a numerose pubblicazioni locali. La parola è poi passata nella parlata locale, tanto che tuttora nel dialetto non è raro sentir apostrofare un bambino particolarmente vivace come: “Sei peggio di Gnicche!”

 

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La Valdichiana nel 2018 e i propositi per il nuovo anno

Nel 2017 avevamo concluso i buoni propositi per il nuovo anno con la promessa di agire “come compagni affidabili al servizio dei lettori, che sono sempre stati il nostro fine…

Nel 2017 avevamo concluso i buoni propositi per il nuovo anno con la promessa di agire “come compagni affidabili al servizio dei lettori, che sono sempre stati il nostro fine e non il mezzo”. Un approccio che ci siamo sforzati di perseguire nei momenti di maggior successo e in quelli di maggior difficoltà, e che ci ha guidato in ogni nostra scelta editoriale. Un impegno che vogliamo continuare a mantenere anche nel 2018, all’insegna dei valori che consideriamo fondanti del buon giornalismo.

Il nuovo anno ha già portato delle importanti novità per “La Valdichiana”: il rinnovamento del sito web, come potrete notare. La vesta grafica del magazine era rimasta la stessa per circa tre anni, quindi abbiamo rinnovato l’impatto visivo e l’architettura delle categorie in cui sono racchiusi gli articoli. Un rinnovamento che non è soltanto estetico, ma che vuole migliorare l’esperienza di lettura: le pagine sono più veloci e più facili da leggere da smartphone e tablet, mentre l’impianto complessivo è stato pensato per mettere al centro le storie, gli articoli e i racconti del territorio.

Abbiamo anche deciso di rinunciare alle pubblicità di Adsense, per facilitare ulteriormente la lettura e per dimostrare in maniera inequivocabile che non vogliamo piegarci alle strategie di clickbait, che preferiamo la qualità alla quantità, e che non c’è bisogno di riempire il sito di annunci per mantenerlo gratuito e sostenibile. Nel contempo, infatti, abbiamo inaugurato un vero e proprio negozio online, con ebook che possano risultare interessanti per varie tipologie di lettori, e che presto sarà arricchito da nuovi prodotti.

Il nuovo anno è anche il momento perfetto per progettare il futuro e stilare la lista dei buoni propositi. Ecco la nostra:

  • Sperimentare: siamo soddisfatti di ciò che abbiamo fatto, ma non vogliamo fermarci. Ciò che ha funzionato finora non funzionerà necessariamente anche in futuro: per questo vogliamo continuare a reinventarci, a sviluppare nuovi progetti, a tentare strade alternative. Lo stesso valga per voi: non accontentatevi!
  • Migliorare: può sembrare banale o scontato, ma vogliamo continuare a migliorarci. Ci anima una tensione alla crescita, alla curiosità, al perfezionamento. Non soltanto per noi stessi, ma anche per voi: per offrire servizi migliori, informazioni più complete, esperienze più soddisfacenti, contenuti più complessi.
  • Dare spazio all’arte: abbiamo sempre avuto un occhio di riguardo per la cultura, che proprio lo scorso mese ci ha portati al lancio del supplemento “Valdichiana Teatro”. Vogliamo aumentare quest’impegno, e supportare i vostri progetti artistici con tutte le nostre forze, perché l’arte riempie la nostra vita di significato.
  • Rivoluzionare: senza pretese, vogliamo contribuire a cambiare ciò che non va. Ognuno di noi nel suo piccolo può fare qualcosa di grande: dobbiamo avere l’ambizione di poter cambiare la situazione attuale e la convinzione di poter migliorare ogni aspetto della nostra vita o della nostra società.
  • Essere positivi: vogliamo mantenere un approccio positivo al mondo che ci circonda, al nostro lavoro e al modello di giornalismo a cui aspiriamo. Non per trascurare ciò che non va, bensì per cercare soluzioni, elaborare progetti, guardare le cose da un’altra prospettiva. E non arrendersi mai.

Buon 2018 a tutti, quindi! Se avete consigli, richieste o critiche, o più semplicemente volete parlare con noi, non esitate a contattarci. Vi aspettiamo su queste pagine, salutandovi con le parole di Neil Gaiman:

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Raccolta differenziata: RAEE (Rifiuti Elettrici ed Elettronici)

I dispositivi tecnologici sono sempre più una parte integrante della nostra quotidianità: alle lampadine e agli elettrodomestici si sono andati ad aggiungere smartphone, tablet, batterie portatili e tantissimi altri oggetti…

I dispositivi tecnologici sono sempre più una parte integrante della nostra quotidianità: alle lampadine e agli elettrodomestici si sono andati ad aggiungere smartphone, tablet, batterie portatili e tantissimi altri oggetti tecnologici che semplificano la nostra vita.

Ma, prima o poi, anche loro finiscono in discarica. Perché si rompono o perché diventano obsoleti (spesso per via di un’obsolescenza programmata), ma siamo costretti a buttarli. Questi oggetti rientrano nella categoria cosiddetta RAEE, Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. Si tratta di un rifiuto speciale, che va assolutamente portato nei centri di raccolta e disposto nella maniera corretta, in quanto altamente inquinante.

Da una parte, i RAEE sono un’importante risorsa, perché contengono importanti materie prime come il ferro, il rame, l’alluminio e la plastica, e in piccola parte oro, palladio, cobalto o grafite. Ricavare queste materie prime dai RAEE consente di risparmiare energia e implica meno sprechi rispetto all’estrazione delle stesse dalle miniere.
La raccolta differenziata dei RAEE permette quindi di effettuarne il riciclo, cioè di farli tornare a essere materie prime: è una grande opportunità, che – soprattutto in un Paese povero di risorse naturali come l’Italia – non può più essere ignorata o sottovalutata.

Una piastra abbandonata presso dei cassonetti in Valdichiana

Quello che rende i RAEE un rifiuto speciale è il loro potenziale inquinante. I gas e le polveri fluorescenti, i condensatori, il mercurio contenuti in molti apparecchi elettrici o elettronici, se dispersi nell’ambiente, sono altamente tossici e dannosi per l’ambiente e di conseguenza per la salute dell’uomo.

Le conseguenze dell’esposizione ai RAEE sulla salute umana sono più gravi nei bambini, perché le sostanze chimiche in essi contenute vanno a interferire con lo sviluppo degli organi e del sistema nervoso. Alcune condizioni derivate dall’esposizione prolungata ai RAEE includono problemi psichiatrici, complicazioni della gravidanza (aborto, nascita prematura, sottosviluppo fisico del neonato), disfunzioni della tiroide, del sistema riproduttivo, della crescita, danni a livello del DNA, disfunzioni polmonari e del funzionamento stesso delle cellule.

Sostanze pericolose sono ad esempio il piombo, il cadmio, cromo, il ritardante di fiamma bromurato (PCB). Il rischio di intossicazione nasce dall’inalazione di fumi tossici (dovuti per esempio alla combustione di componenti elettriche) e dall’accumulo di queste sostanze chimiche nel suolo, nell’acqua e quindi nel cibo.

I RAEE si distinguono in queste categorie:

R1 – tutto quello che ha a che fare con il raffreddamento o il clima: frigoriferi, condizionatori, congelatori
R2 – ferro bianco: forni, lavastoviglie, lavatrici, cappe
R3 – televisori e monitor
R4 – piccoli elettrodomestici (phon, ferri da stiro), piccoli dispositivi elettronici, informatica, corpi lampada
R5 – lampadine e sorgenti luminose

I RAEE R1 (frigoriferi), R3 (televisori) e R5 (lampadine) sono considerati dalla normativa vigente rifiuti pericolosi, perché sono quelli a maggior impatto ambientale. Una gestione di questi rifiuti pericolosi non conforme a quanto previsto dalla normativa è considerato un reato penale.

La quantità di RAEE che ogni cittadino italiano butta via ogni anno è di quasi 13kg a testa, per un totale di circa 800.000 tonnellate all’anno. Non è un dato positivo, se pensiamo che l’Unione Europea ha fissato come obiettivo quello di raggiungere i 10kg per abitante entro il 2019.

Quest’anno, la quantità di RAEE raccolti e riciclati è aumentata del 14%, ma ancora in 40 province italiane non si riescono a superare i 4kg per abitante (che era l’obiettivo prefissato per il 2015). Le uniche province italiane che superano i target degli anni 2015 e 2016 ( di 7,5 kg pro capite) sono Olbia-Tempio, Como, Aosta e Sassari.

Guardando nelle specifico alla nostra regione, la Toscana ha percentuali medie di raccolta differenziata di RAEE sopra alla media nazionale: nel 2015 si è attestata a 5,67 kg abitante. A livello provinciale, sopra ai 6 kg abitante, troviamo:
– Lucca (6,37)
– Firenze (6,32)
– Pisa (6,27)
– Siena (6,18)
– Grosseto (6,1)

È evidente che come cittadini c’è molto di più che possiamo fare per cercare di gestire al meglio i nostri rifiuti elettronici. È importante che le amministrazioni implementino sul territorio le politiche nazionali ed europee per il raggiungimento degli obiettivi prefissati, che investano in infrastrutture dedicate e adeguate, e che rendano più accessibile la raccolta per i cittadini. I singoli privati, però, hanno la responsabilità ad esempio di non abbandonare queste apparecchiature nei pressi dei cassonetti (o gettarle nei campi, come purtroppo spesso succede). Non solo, è anche loro dovere quello di opporsi all’inciviltà dei loro concittadini pretendendo comportamenti a norma di legge a tutela della propria salute, di quella dei propri cari e del decoro urbano.

Cittadinanzattiva mette a disposizione una guida per conoscere i RAEE e imparare a smaltirli correttamente: SCARICALA QUI

Nelle province di Arezzo e Siena esiste il programma RAEE@scuola, il progetto nazionale fortemente voluto dall’amministrazione comunale e supportato da SEI Toscanana promosso dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) insieme al Centro di Coordinamento RAEE (CdC RAEE), con il supporto operativo di Ancitel Energia & Ambiente e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente. Il suo scopo è quello di educare i bambini alla gestione dei rifiuti tecnologici.

Testimonial del progetto è il comico Baz, con cui è stato realizzato questo video esplicativo:


Fonti:
WHO
The Lancet
Cittadinanzattiva
Sei Toscana
ARPAT

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Valdichiana Teatro: il nuovo magazine dedicato al teatro locale

Da tre anni, con il magazine La Valdichiana, seguo le stagioni teatrali del territorio. Il discorso giornalistico e divulgativo che ho sempre cercato di perseguire non si è mai limitato…

Da tre anni, con il magazine La Valdichiana, seguo le stagioni teatrali del territorio. Il discorso giornalistico e divulgativo che ho sempre cercato di perseguire non si è mai limitato a consegnare una ‘cronaca dello spettacolo’, la mera rielaborazione dei comunicati stampa delle compagnie. Tutt’altro. Da sempre, come la linea editoriale del giornale per cui ho scritto, i perni direttivi su cui ho impostato gli articolo sono stati quelli della critica e della narrazione. Ho avuto quindi la possibilità e la volontà di approfondire il teatro locale nella sua integrità, visto dall’occhio esterno del cronista e dell’aspirante critico, cercando di non ostentare giammai un’autorità ex cathedra.

Quello che ho capito in questi anni è che il reticolo umano, generato dalle istituzioni teatrali del nostro territorio, è una ricchezza sottaciuta, quasi nascosta. Le associazioni e le fondazioni che operano negli ambiti della cultura e del teatro sono, nella maggior parte dei casi, realtà meravigliose basate sulla produzione e condivisione di arte, finissime commistioni tra la professionalità e l’amatorialità. Sorgenti educative fondamentali, al pari delle istituzioni scolastiche, per l’edificazione umana delle collettività.

I teatri hanno spesso compagnie stabili che producono perle ineguagliabili. I fermenti e le proliferazioni di piacere, gli effluvi estetici che in questi anni ho avuto modo di esperire, insieme ai colleghi de La Valdichiana, hanno l’enorme difetto di decedere subito, deglutiti, nel giro di qualche settimana, nella celerità di un tempo edace, un tessuto che non lascia spazio alla storia. Un reticolo ad altissimo ritmo produttivo, che si disperde per isolamento.

Questo magazine è nato per valorizzare questa ricchezza. È gratuito. È rivolto a tutti, dagli insegnanti di liceo ai viticoltori e cantinieri, dai casalinghi alle bancarie, dalle dottoresse ai pensionati. Serve per fortificare la comunità che intorno al teatro si muove. L’obiettivo da perseguire, con questo periodico, vuole che il reticolo locale prenda coscienza della sua dimensione, dell’importanza che ricopre nelle realtà in cui opera.

Questo è un servizio che viene fatto, prima d’ogni altra cosa, all’arte. Che non esistono parole e cose già grandi di per loro, ma siamo noi a rendere grandi le parole e le cose, farle durare e dare loro spazio.

Valdichiana Teatro è il nuovo supplemento del magazine “La Valdichiana” completamente dedicato al mondo teatrale. Una pubblicazione trimestrale, gratuita e digitale, ottimizzata per l’esperienza mobile, con interviste e aggiornamenti dalle stagioni teatrali della Valdichiana e contenuti esclusivi non apparsi sul magazine. Il progetto editoriale è di Tommaso Ghezzi, il progetto grafico di Alessia Zuccarello.

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Vocabolario chianino: da Zaccherone a Zizzola

Alla scoperta del dialetto chianino! Quello che troverete in questa pagina non vuole essere un dizionario definitivo, frutto di una ricerca filologica in tutto il territorio della Valdichiana, ma una…

Alla scoperta del dialetto chianino! Quello che troverete in questa pagina non vuole essere un dizionario definitivo, frutto di una ricerca filologica in tutto il territorio della Valdichiana, ma una raccolta in costante aggiornamento, a uso e consumo delle generazioni più giovani e dei visitatori di queste zone, per comprendere e tramandare le espressioni e le parole dialettali di uso più comune. In questa rubrica troverete quindi un utile strumento a supporto dei percorsi di salvaguardia del patrimonio linguistico locale.

Z.

Zaccherone (sostantivo): persona sciatta, sporca. Esempio: “Che zaccherone che sei, vai a pulitti!”

Zazzicare (verbo): armeggiare, trafficare. Esempio: “Stai sempre a zazzica’ nell’orto, che c’avrai da fa’?”

Zeppare (verbo): riempire a forza, spingere. Esempio: “Un la zeppa’ troppa la borsa, sennò ti si rompe!”

Zeppito (aggettivo): zeppo, riempito. Esempio: “I panini li fai troppo zeppiti, un te li mangio più!”

Zittare (verbo): zittire, mettere a tacere. Esempio: “Ovvia, ti sei zittato!”

Zizzola (sostantivo): freddo pungente. Esempio: “Senti che zizzola, gnamo a casa!”

Il dialetto chianino mostra numerose parlate differenti al suo interno, con inflessioni diverse a seconda delle zone. Molte differenze esistono tra le caratteristiche linguistiche della Valdichiana senese, la Valdichiana aretina e la Valdichiana romana. In questo contesto ci siamo concentrati principalmente sui comuni e sulle aree adiacenti al Canale Maestro della Chiana, inteso come elemento fondante della storia e dell’identità della Valdichiana, dal punto di vista culturale e linguistico prima che istituzionale. La prevalenza delle parole e dei modi di dire che troverete in questa rubrica sono inoltre indirizzati al versante senese, da dove provengono la maggioranza delle nostre fonti e dei membri della nostra redazione.

Vuoi suggerire delle modifiche o integrare il vocabolario con altre parole e modi di dire? Scrivici a redazione@lavaldichiana.it

Vuoi consultare lo speciale in costante aggiornamento con tutto il vocabolario? Dialetto Chianino


Fonti:

  • Di qua dal fosso. Piccolo dizionario di chianino, Ass. cult. Ottagono,Edizioni Effigi 2010
  • La parlata di Montepulciano e dintorni, Carlo Lapucci, Editori del Grifo 1988
  • A Chianciano si parla(va) così, Alberto Fabbri, Le Balze 2000
  • Lessico chianino. Espressioni vernacolari, Ecomuseo Valdichiana
  • Note sul dialetto aretino, Silvio Pieri, Pisa 1886
  • Vocabolario Aretino
  • Interviste e memoria storica della redazione del magazine “La Valdichiana”
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Vocabolario chianino: da Vedrai a Violo

Alla scoperta del dialetto chianino! Quello che troverete in questa pagina non vuole essere un dizionario definitivo, frutto di una ricerca filologica in tutto il territorio della Valdichiana, ma una…

Alla scoperta del dialetto chianino! Quello che troverete in questa pagina non vuole essere un dizionario definitivo, frutto di una ricerca filologica in tutto il territorio della Valdichiana, ma una raccolta in costante aggiornamento, a uso e consumo delle generazioni più giovani e dei visitatori di queste zone, per comprendere e tramandare le espressioni e le parole dialettali di uso più comune. In questa rubrica troverete quindi un utile strumento a supporto dei percorsi di salvaguardia del patrimonio linguistico locale.

V.

Vedrai! (esclamazione): per forza, chiaramente, certamente. Esempio: “Vedrai! Co’ sto vento tocca mettesi il giubbotto!”

Veglia (sostantivo): incontro serale che si svolgeva nei poderi contadini, radunando i parenti e i vicini. Esempio: “Stasera vieni a veglia? Si gioca a briscola!”

Vetrinario (sostantivo): veterinario. Esempio: “Il mì cane sta male, l’ho porto dal vetrinario.”

Vieto (aggettivo): rancido, inacidito, dal sapore guastato. Esempio: “Un la mangià quell’insalata ché è vieta!”

Violo (sostantivo): viottolo, viuzza di campagna. Esempio: “Ci siamo incontri nel violo, si va a scuola insieme”

Il dialetto chianino mostra numerose parlate differenti al suo interno, con inflessioni diverse a seconda delle zone. Molte differenze esistono tra le caratteristiche linguistiche della Valdichiana senese, la Valdichiana aretina e la Valdichiana romana. In questo contesto ci siamo concentrati principalmente sui comuni e sulle aree adiacenti al Canale Maestro della Chiana, inteso come elemento fondante della storia e dell’identità della Valdichiana, dal punto di vista culturale e linguistico prima che istituzionale. La prevalenza delle parole e dei modi di dire che troverete in questa rubrica sono inoltre indirizzati al versante senese, da dove provengono la maggioranza delle nostre fonti e dei membri della nostra redazione.

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Fonti:

  • Di qua dal fosso. Piccolo dizionario di chianino, Ass. cult. Ottagono,Edizioni Effigi 2010
  • La parlata di Montepulciano e dintorni, Carlo Lapucci, Editori del Grifo 1988
  • A Chianciano si parla(va) così, Alberto Fabbri, Le Balze 2000
  • Lessico chianino. Espressioni vernacolari, Ecomuseo Valdichiana
  • Note sul dialetto aretino, Silvio Pieri, Pisa 1886
  • Vocabolario Aretino
  • Interviste e memoria storica della redazione del magazine “La Valdichiana”
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Vocabolario chianino: da Ugna a Usciata

Alla scoperta del dialetto chianino! Quello che troverete in questa pagina non vuole essere un dizionario definitivo, frutto di una ricerca filologica in tutto il territorio della Valdichiana, ma una…

Alla scoperta del dialetto chianino! Quello che troverete in questa pagina non vuole essere un dizionario definitivo, frutto di una ricerca filologica in tutto il territorio della Valdichiana, ma una raccolta in costante aggiornamento, a uso e consumo delle generazioni più giovani e dei visitatori di queste zone, per comprendere e tramandare le espressioni e le parole dialettali di uso più comune. In questa rubrica troverete quindi un utile strumento a supporto dei percorsi di salvaguardia del patrimonio linguistico locale.

U.

Ugna (sostantivo): unghia. Esempio: “Tagliati l’ugni, un lo vedi quanto so’ lunghi?”

Ugnata (sostantivo): graffio, unghiata. Esempio: “Quel gatto è ‘nguastito, m’ha dato un’ugnata!”

Un (avverbio): non. Esempio: “Un lo so mica che devo fa’ oggi!”

Uncico (sostantivo): artiglio, uncino. Esempio: “Un lo vedi quel gatto che uncichi che c’ha?”

Unguanno (avverbio):  quest’anno, durante l’annata. Esempio: “Dove si va in vacanza unguanno?”

Untare (verbo): ungere, nel senso figurato di percuotere, picchiare. Esempio: “So’ andato a gioca’ con quelli più grandi ma m’hanno untato per bene!”

Usciata (sostantivo): percossa, sconfitta pesante. Esempio: “Che usciata che s’è chiappo a calcetto!”

Il dialetto chianino mostra numerose parlate differenti al suo interno, con inflessioni diverse a seconda delle zone. Molte differenze esistono tra le caratteristiche linguistiche della Valdichiana senese, la Valdichiana aretina e la Valdichiana romana. In questo contesto ci siamo concentrati principalmente sui comuni e sulle aree adiacenti al Canale Maestro della Chiana, inteso come elemento fondante della storia e dell’identità della Valdichiana, dal punto di vista culturale e linguistico prima che istituzionale. La prevalenza delle parole e dei modi di dire che troverete in questa rubrica sono inoltre indirizzati al versante senese, da dove provengono la maggioranza delle nostre fonti e dei membri della nostra redazione.

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Fonti:

  • Di qua dal fosso. Piccolo dizionario di chianino, Ass. cult. Ottagono,Edizioni Effigi 2010
  • La parlata di Montepulciano e dintorni, Carlo Lapucci, Editori del Grifo 1988
  • A Chianciano si parla(va) così, Alberto Fabbri, Le Balze 2000
  • Lessico chianino. Espressioni vernacolari, Ecomuseo Valdichiana
  • Note sul dialetto aretino, Silvio Pieri, Pisa 1886
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Raccolta differenziata: l’Olio Esausto

Alla bontà delle fritture è difficile resistere, così come amiamo condire le nostre insalate con del buon olio d’oliva (magari della Valdichiana). L’olio è un ottimo alimento, specialmente se di…

Alla bontà delle fritture è difficile resistere, così come amiamo condire le nostre insalate con del buon olio d’oliva (magari della Valdichiana). L’olio è un ottimo alimento, specialmente se di alta qualità, ma molto spesso dopo averlo usato per cucinare i nostri manicaretti non ci preoccupiamo troppo di dove va a finire. Moltissime persone, ancora oggi, lo gettano nel lavandino: niente di più sbagliato! Come andremo a vedere, versare l’olio esausto o i grassi animali liquidi nel sistema fognario può creare una serie di problemi molto gravi, che impattano sia l’economia dei nostri paesi che l’ambiente.

L’olio esausto è un agente molto inquinante: è capace, disperso nel suolo, di impedire l’assunzione delle sostanze nutritive da parte della flora e, rientrando nella catena alimentare come mangime per gli animali, ha conseguenze anche sulla nostra salute. Se versato nell’acqua, invece, ricopre tutto quello su cui si posa, dalle piante agli animali, creando una pellicola sulla superficie di corsi d’acqua, laghi o mari che può privare i pesci dell’ossigeno e causare la morte per soffocamento (abbassando drasticamente i livelli di ossigeno presenti nell’acqua) di tutte le forme di vita presenti in quell’area. Pensiamo che un litro d’olio rende non potabile circa un milione di litri d’acqua!

Sono circa 280.000 le tonnellate di oli esausti da cucina prodotte in Italia che finiscono nei nostri lavandini, e oltre il 50% di esse proviene da utenze domestiche. Liberarsene in modo inappropriato è dannoso per l’economia della comunità: i grassi si solidificano negli scarichi dei lavandini e nelle fognature andando a intasarle, causando reflussi, ingorghi e allagamenti. Questo aumenta i costi di depurazione del sistema fognario a carico delle amministrazioni locali e quindi dei cittadini, che saranno costretti a pagare tasse più salate. Senza contare che ci sono animali e parassiti che si cibano di questi grumi di olio solidificato, ponendo le basi per potenziali infestazioni e problemi per la salute pubblica.

Per questo, è estremamente importante che disponiamo dell’olio usato nella maniera corretta.
Dopo che l’olio in cui abbiamo fritto i nostri fiori di zucca si è ben raffreddato, dobbiamo versarlo in un contenitore di plastica spessa e chiuderlo ermeticamente, per prevenire perdite e cattivi odori. Quando il contenitore è pieno basta portarlo in discarica, in modo che possa essere versato negli appositi contenitori e mandato al riciclo. Sì, perché l’olio esausto può essere raffinato e trasformato in biocarburante, creando opportunità economiche per il Paese e riducendo le emissioni di CO2 nell’atmosfera.

In Valdichiana, la raccolta dell’olio esausto è gestita da Sei Toscana, che oltre ai normali servizi annessi alla discarica ha da qualche anno avviato un progetto chiamato Olly. Si tratta di box automatizzati di colore giallo che vengono collocati in punti strategici dei paesi, per aiutare i cittadini a liberarsi di questo rifiuto scomodo in maniera corretta e civile, senza doversi preoccupare degli orari delle discariche. Solitamente, per servirsene è necessario richiedere una tessera nei punti adibiti del proprio comune.

In Valdichiana e Valdorcia i bidoni gialli Olly sono presenti a Chianciano Terme, Torrita di Siena, Sarteano, Pienza e Castiglione d’Orcia.

A Cortona è possibile conferire l’olio alimentare esausto, oltre che ai centri di raccolta, anche negli appositi punti di raccolta che si trovano presso: la Casina dell’acqua e in piazza Pertini, a fianco del supermercato Coop a Camucia; a Montecchio, di fronte alla farmacia e presso il centro commerciale di Fratta.

A Castiglion Fiorentino, i punti di raccolta dell’olio esausto sono stati posizionati: in loc. Cozzano presso il supermercato Eurospin; in via Martiri di Nassirya, nel parcheggio del supermercato Conad; presso il supermercato Hurrà sulla Strada Regionale 71 e presso la Casina dell’acqua in via del Fergiolo.

A Foiano della Chiana è a disposizione dei cittadini il punto di raccolta posizionato in via Foro Boario, accanto al palazzetto dello sport.

In tutti gli altri comuni, l’olio esausto va raccolto in contenitori adeguati e portato nelle isole ecologiche o discariche, che sono un luogo attrezzato per lo smaltimento corretto e per il recupero di molti materiali; l’accesso è gratuito e il personale di servizio è sempre a disposizione per ogni tipo di informazione e di aiuto per il corretto conferimento dei materiali. Gli orari di apertura delle varie discariche sono disponibili sul sito di Sei Toscana.

Ad oggi, la Toscana detiene il primato di regione più virtuosa nella gestione dell’olio esausto: un bel risultato, che però va mantenuto e migliorato per diventare un modello per le altre regioni!


Fonti:

COOU
L’Olio Esausto – COOU
http://www.plef.org/quanto-inquina-lolio-per-alimenti-impariamo-a-smaltirlo-correttamente/
Sei Toscana
ec.europa.eu
Hazardous Waste Experts

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Vocabolario chianino: da Tarpone a Turbolo

Alla scoperta del dialetto chianino! Quello che troverete in questa pagina non vuole essere un dizionario definitivo, frutto di una ricerca filologica in tutto il territorio della Valdichiana, ma una…

Alla scoperta del dialetto chianino! Quello che troverete in questa pagina non vuole essere un dizionario definitivo, frutto di una ricerca filologica in tutto il territorio della Valdichiana, ma una raccolta in costante aggiornamento, a uso e consumo delle generazioni più giovani e dei visitatori di queste zone, per comprendere e tramandare le espressioni e le parole dialettali di uso più comune. In questa rubrica troverete quindi un utile strumento a supporto dei percorsi di salvaguardia del patrimonio linguistico locale.

T.

Tarpone (sostantivo): talpa di grandi dimensioni, nutria. Esempio: “Mica avrai schiacciato quel tarpone?”

Tocco (sostantivo): le ore tredici, scandite dal rintocco singolo della campana. Esempio: “Gnamo a mangià che è il tocco!”

Torbo (aggettivo): torbido, sporco. Esempio: “Un la beve quell’acqua torba!”

Tornare (verbo): trasferirsi, prendere casa da qualche parte, andare ad abitare in una nuova casa. Esempio: “I figlioli del Guerri so’ torni in Chiane”

Tornocasa (avverbio): nei dintorni dell’abitazione, nelle vicinanze. Esempio: “Ho messo la siepe tornocasa”

Torso (aggettivo): torsolo, stupido. Esempio: “Quanto sei torso!”

Trafeo (sostantivo): oggetto inutile o ingombrante. Esempio: “Buttali nel cestino quei trafei!”

Trainoni (avverbio): in disordine, in giro confusamente. Esempio: “Lasci sempre i giocattoli a trainoni!”

Tramelino (sostantivo): rosmarino. Esempio: “Vammi nell’orto a piglià il tramelino”

Trampolo (sostantivo): oggetto o persona ingombrante e fastidiosa. Esempio: “Sei proprio un trampolo, vieni via di costì!”

Transito (aggettivo): molto vecchio, passato. Esempio: “Quel vino è transito, un lo beve!”

Trappola (sostantivo): oggetto inutile, di scarso valore. Esempio: “Spendi tutti i soldi in quelle trappole!”

Traspiggere (verbo): armeggiare, fare rumore. Esempio: “Vieni a dormì invece di traspigge tutta la notte!”

Traventare (verbo): scaraventare, lanciare con poca cura, gettare con forza qualcosa contro qualcuno. Anche nella versione “Attraventare” Esempio: “Se li traventi così, vedrai che li spacchi!”

Tremoto (sostantivo): terremoto. Esempio: “L’hai sentito il tremoto stanotte?”

Tribbia (sostantivo): mietitrebbiatrice. Esempio: “La guidi te la tribbia?”

Tribbiare (verbo): trebbiare il campo con la mietitrebbiatrice. Esempio: “Oggi venite a tribbià?”

Triciolino (sostantivo): pezzettino, frammento. Esempio: “Me lo dai un triciolino di pane?”

Trippe trappe (loc. avv.): fra una cosa e l’altra. Anche nella versione “Trippete e trappete”. Esempio: “Trippete e trappete, s’è belle fatta sera.”

Tritello (sostantivo): confusione, mucchio di cose rotte. Esempio: “Ha preso uno con la macchina e ha fatto un tritello”

Tritìo (sostantivo): ammasso di cose tritate, mucchio confuso. Esempio: “Un c’andà in mezzo a quella calca, che è tutto un tritìo”

Tronata (sostantivo): brutta botta, colpo, schianto. Esempio: “Ha preso ‘na tronata per terra, ancora un si è riavuto”

Tronare (verbo): gettare per terra, schiantare, buttare. Esempio: “Se li troni per terra, vedrai si spaccano!”

Troncico (aggettivo): arrangiato, malmesso, in pessime condizioni. Esempio: “Quel rastrello è troncico, buttalo via”

Truzzicare (verbo): curiosare, trafficare, armeggiare, frugare. Esempio: “Un truzzicà nella mì roba!”

Tufone (sostantivo): botta, percossa, ceffone. Esempio: “M’ha dato un tufone, un lo rifaccio più!”

Turbolo (aggettivo): nuvoloso, se riferito al tempo. Torbido, se riferito a un liquido. Esempio: “Oggi è turbolo, meglio andà a casa!”

Il dialetto chianino mostra numerose parlate differenti al suo interno, con inflessioni diverse a seconda delle zone. Molte differenze esistono tra le caratteristiche linguistiche della Valdichiana senese, la Valdichiana aretina e la Valdichiana romana. In questo contesto ci siamo concentrati principalmente sui comuni e sulle aree adiacenti al Canale Maestro della Chiana, inteso come elemento fondante della storia e dell’identità della Valdichiana, dal punto di vista culturale e linguistico prima che istituzionale. La prevalenza delle parole e dei modi di dire che troverete in questa rubrica sono inoltre indirizzati al versante senese, da dove provengono la maggioranza delle nostre fonti e dei membri della nostra redazione.

Vuoi suggerire delle modifiche o integrare il vocabolario con altre parole e modi di dire? Scrivici a redazione@lavaldichiana.it

Vuoi consultare lo speciale in costante aggiornamento con tutto il vocabolario? Dialetto Chianino


Fonti:

  • Di qua dal fosso. Piccolo dizionario di chianino, Ass. cult. Ottagono,Edizioni Effigi 2010
  • La parlata di Montepulciano e dintorni, Carlo Lapucci, Editori del Grifo 1988
  • A Chianciano si parla(va) così, Alberto Fabbri, Le Balze 2000
  • Lessico chianino. Espressioni vernacolari, Ecomuseo Valdichiana
  • Note sul dialetto aretino, Silvio Pieri, Pisa 1886
  • Vocabolario Aretino
  • Interviste e memoria storica della redazione del magazine “La Valdichiana”
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I benefici di una dieta stagionale con i prodotti tipici della Valdichiana

In che stagione si può raccogliere il porro? Quali sono i mesi in cui è possibile mangiare il finocchio? Tutti, verrebbe da rispondere, vedendo la disponibilità di queste verdure sugli…

In che stagione si può raccogliere il porro? Quali sono i mesi in cui è possibile mangiare il finocchio? Tutti, verrebbe da rispondere, vedendo la disponibilità di queste verdure sugli scaffali dei supermercati. In realtà, in natura sarebbe molto difficile trovarle in estate, essendo il loro tempo di raccolta l’autunno.
Non siamo più abituati a prestare attenzione ai cicli agricoli, non è più importante conoscere le stagioni per avere la certezza di mangiare. Viviamo in un tempo di abbondanza costante che ci permette di non preoccuparcene, di non sapere. È un sistema globale così comodo che pochi sarebbero disposti a rinunciarvi. Come dire di no alle spremute di arancia ad agosto o alle fragole con lo zucchero a Natale? Eppure, questa disponibilità infinita di cibo ha un prezzo. Oltre al distaccamento dell’uomo dalla natura e dai suoi ritmi, la tassa che paghiamo per questa abbondanza è nutrizionale, economica ed ecologica.

È anche vero che viviamo in un’era di globalizzazione, e da qualche parte nel mondo è sempre la stagione giusta per raccogliere qualcosa. Per questo abbiamo le arance e i pompelmi dal Sudafrica o i kiwi dal Cile. Ma abbiamo veramente bisogno di mangiare i melograni a luglio (i melograni a luglio!!) o bere spremute tutte le mattine? Comprare cibo importato costa di più in cambio di una qualità inferiore. Forse non diamo più importanza ai sapori, forse siamo troppo abituati a mangiare frutta e verdura insipide. I pomodori di gennaio, pallidi e tristi, non avranno mai lo stesso sapore di quelli cresciuti e maturati bene sotto il sole estivo. Per questo esistono le conserve: per mantenere i sapori e usare i prodotti dell’estate anche in inverno.

C’è anche la questione della località. Perché comprare l’aglio spagnolo quando in Valdichiana abbonda e può essere coltivato anche in vaso (e i boccioli sono pure edibili)? Per risparmiare 80 centesimi? Quando un prodotto importato costa meno di un prodotto locale dovremmo fermarci a riflettere un attimo su cosa stiamo pagando, quindi. Quale potrà essere la qualità di quell’aglio che costa poco, nel cui prezzo è inclusa una lunghissima filiera di trasporto?
Abbiamo la fortuna di vivere in un territorio ricchissimo, in un Paese ricchissimo e vario dal punto di vista alimentare: tutelare il nostro territorio, il nostro suolo, le sue specie tipiche e coloro che si impegnano per mantenerli sempre in salute è una cosa importante.

Tra le varie correnti alimentari contemporanee, sta riprendendo piede la più antica dieta stagionale, ovvero quella che l’umanità era obbligata a seguire prima dell’avvento dei supermercati e dell’agricoltura industriale.

Quali sono i vantaggi che si ottengono scegliendo di seguire una dieta stagionale?


Molti studi indicano che i microbi all’interno del nostro intestino non rimangono gli stessi tutto l’anno, ma sembrano variare proprio a seconda delle stagioni in modo da essere più efficienti ad elaborare certi tipi di sostanze.
Spesso, i cibi stagionali sono più ricchi di quelle sostanze che ci sono utili per affrontare il freddo dell’inverno o il caldo torrido dell’estate.
I prodotti che richiedono lunghi tempi di trasporto e immagazzinamento dovranno essere trattati per durare di più, e quindi saranno più facilmente soggetti a contaminazioni chimiche derivate dai trattamenti di conservazione.


Perché il sapore dei prodotti stagionali è sempre più ricco, più intenso. Può essere sorprendente la differenza di gusto tra un prodotto raccolto e venduto fuori stagione e lo stesso frutto mangiato nella sua stagione, coltivato nel modo più naturale e maturato bene. La conservazione prolungata in ambienti refrigerati danneggia il sapore, quindi più fresco sarà il nostro cibo più sarà buono e nutriente! Tanti prodotti vengono raccolti acerbi e fatti maturare forzatamente prima di essere messi in vendita sugli scaffali dei supermercati (succede principalmente con i prodotti esotici e importati), e anche questo impedisce che i vegetali acquistino sapore.


I prodotti stagionali e locali sono più ricchi di sostanze nutrienti perché hanno avuto il tempo di raggiungere la maturazione a terra e non hanno subito processi di conservazione industriale. Più tempo passa tra la raccolta di un prodotto vegetale e il suo consumo, più grave sarà la perdita in antiossidanti e nutrienti. Per esempio, gli spinaci e i fagiolini perdono anche due terzi del loro contenuto di vitamina C entro una settimana dal raccolto. Aggiungiamoci i lunghi tempi di trasporto e il tempo passato sugli scaffali dei negozi, e possiamo solo immaginare quanto di nutriente possa rimanere in una verdura. Lo stesso concetto vale per l’alimentazione del bestiame, e di conseguenza anche il valore nutrizionale del latte varia a seconda dell’alimentazione degli animali, che in estate mangeranno più cibo fresco e nutriente.


I prodotti stagionali sono meno costosi perché la loro produzione è meno dispendiosa: essendo spontanea richiede meno trattamenti chimici e non ci sono costi di importazione. Inoltre, richiedono meno imballaggi (che ci vengono sempre fatti pagare), tempi di trasporto più brevi e hanno meno costi logistici.


I prodotti stagionali hanno meno bisogno di pesticidi e di interventi umani per crescere bene. I prodotti stagionali sono solitamente locali o richiedono viaggi più brevi, riducendo l’inquinamento causato dal trasporto del cibo.


Mangiare cibo locale e stagionale ci può aiutare a conoscere i produttori locali, a supportare l’economia del nostro territorio e a conoscerlo più a fondo, creando una comunità più unita.


Mangiando stagionale, si è spinti a comprare in maniera più oculata e a cucinare di più. Può essere un investimento a livello di tempo, ma sicuramente un beneficio per la salute: mangiando meno cibo industriale e studiando diversi modi per cucinare una determinata verdura, la nostra dieta sarà più sana e variegata. Conoscendo a fondo una verdura se ne scoprono infiniti usi, tutti i modi per conservarla e per assaporarla abbinata a diverse pietanze.

Un aspetto da non sottovalutare è la conoscenza delle stagioni e della natura che deriva dal seguire una dieta stagionale. Essere in armonia con il proprio ecosistema ci fa essere più sani e sereni, e ci rende anche più coscienti della sua salute, della sua fragilità e della sua importanza per la nostra sopravvivenza.

Per cibo stagionale si intendono quei prodotti che crescono e maturano naturalmente nella regione in cui viviamo. Al giorno d’oggi sarebbe un sacrificio forse eccessivo rinunciare alle arance di Sicilia per qualcuno che vive in Toscana, quindi il concetto di ‘locale’ si può, in certi casi, estendere a tutto il Paese, sebbene i veri prodotti a chilometro zero siano quelli venduti all’interno della zona di produzione.

La Valdichiana è un territorio dalla forte vocazione agricola, fertile e adatto alla coltivazione di molte varietà vegetali e all’allevamento, e vanta anche numerose specie locali che vengono coltivate solo sul suo territorio, alcune delle quali sono:

Aglione della Valdichiana

Mela rugginosa della Valdichiana

Cocomero nero della Valdichiana

Susina Coscia di Monaca

Pesca cotogna toscana

Fagiolina del Trasimeno

Non dimentichiamoci poi dell’olio, del vino, dei formaggi e della carne, e di tutti gli altri prodotti regionali che è possibile consultare nell’elenco fornito dalla Regione Toscana. Un capitolo a parte meriterebbero poi le erbe selvatiche, come la cicoria, la portulaca, l’ortica, la piantaggine o il tarassaco, tutte abbondanti nei nostri giardini dalla primavera all’autunno e perfettamente commestibili!

Per chi volesse provare a seguire un’alimentazione in armonia con le stagioni, esistono diversi siti che riportano l’elenco della frutta e della verdura tipici della nostra penisola disponibili mese per mese, come ad esempio Verdure di StagioneGreenMe.


Fonti:

https://www.theguardian.com/lifeandstyle/wordofmouth/2014/aug/12/seasonal-eating-vegetables-uk-does-it-matter
https://www.medimagazine.it/perche-e-meglio-scegliere-alimenti-di-stagione/
http://www.viversano.net/tag/mangiare-di-stagione/
http://www.regione.toscana.it/piramide-alimentare-toscana/i-livelli-della-piramide/1.-frutta-e-verdura
http://www.iltempo.it/cronache/2015/12/16/news/frutta-stagionale-un-gusto-unico-996349/

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