La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: cultura

Ottavia Piccolo e Occident Express: i migranti “sono persone che cercano di vivere, semplicemente”

Venerdì 20 Dicembre inizia la stagione 2019-2020 al Teatro Poliziano. Arrivano, con Occident Express, Ottavia Piccolo e l’Orchestra Multietnica di Arezzo e con loro arriva Haifa. Haifa viene da Mosul…

Venerdì 20 Dicembre inizia la stagione 2019-2020 al Teatro Poliziano. Arrivano, con Occident Express, Ottavia Piccolo e l’Orchestra Multietnica di Arezzo e con loro arriva Haifa.
Haifa viene da Mosul e, dopo aver rischiato la morte a causa dell’ISIS, prende la nipotina di quattro anni e si mette in viaggio. Lottando per la vita percorre 5.000 chilometri e arriva infine in Svezia, ma nel frattempo affronta un viaggio, lungo la cosiddetta “rotta dei Balcani”, in cui affronterà la morte più volte e incontrerà la cattiveria e la bontà umana.
La storia di Haifa è una storia vera, raccolta e trasposta in scena. Ci ricorda che dentro il “fenomeno” della migrazione di cui tanto si parla ci sono persone, non numeri. L’Orchestra Multietnica di Arezzo ce la fa vivere con suoni e atmosfere, Ottavia Piccolo ce la racconta.
Con lei abbiamo parlato di questo lavoro (non spettacolo, perché “non vogliamo spettacolizzare una tragedia così epocale”).

Le è stato chiesto più volte perché abbia deciso di interpretare Haifa. Ha detto che interpretare questo personaggio è stato il suo modo di non voltare la testa dall’altra parte di fronte ai viaggi di queste persone. La motivazione per continuare a interpretarla è la stessa o è un’altra?

La motivazione è la stessa perché purtroppo continuiamo a pensare che queste persone siano soltanto un problema e ci dimentichiamo che sono persone che cercano di vivere, semplicemente, e che sono, come da sempre è successo, esseri umani che si spostano da dove c’è la guerra a dove non c’è, da dove c’è la fame a dove si spera di trovare qualcosa da mangiare. Mi piacerebbe molto che diventasse fuori moda parlare di argomenti di questo genere. Invece se si pensa a tutto quello che viene detto di queste persone, mi sembra veramente necessario continuare a raccontare.
Abbiamo fatto ormai circa 90 repliche di questo nostro viaggio e abbiamo visto che la gente è toccata dall’argomento e non credo che tutti quelli che vengono a vedere il nostro lavoro la pensino come me. Ma nello stesso tempo quando si racconta la storia di persone l’atteggiamento cambia, perché uno se ci pensa dice “Forse poteva capitare anche a me: che ne so che succede nel mondo, se un domani non sarò costretto a lasciare la mia casa”. Nessuno di noi ci pensa, però quante volte è successo?! Mi viene in mente la ex Jugoslavia: persone che vivevano le une accanto alle altre, di etnie diverse, di religioni diverse e nessuno aveva mai pensato che improvvisamente il proprio vicino di casa potesse diventare il proprio aguzzino.
Chi viene a vederci e a sentirci forse esce con un’immagine un po’ diversa da quella che viene veicolata comunemente dai mezzi di informazione.

Un viaggio ci trasforma sempre. Un viaggio come quello di Haifa, però, è una trasformazione continua ed estrema, che la porta ad avere occhi diversi con cui guardare il mondo. Cosa è cambiato nel suo sguardo da quando ha iniziato a lavorare a questo racconto?

Ho scoperto che sono molto più simile ad Haifa. Mi sono abituata a pensare davvero di raccontare una storia che potrebbe essere la mia. Gli incontri che questa donna fa per caso – incontra il bene e il male, la cattiveria ma anche la generosità degli esseri umani – mi hanno cambiato nel senso che mi danno una certa speranza che il mondo sia meno peggio di quello che ci raccontiamo.

Haifa, come le dice la sorella, è nata per stare ferma, ma finisce suo malgrado a viaggiare. C’è una cosa che lei non era nata per fare e invece si è ritrovata a fare?

Guardi, non lo so. Sono nata per recitare nel senso che ho cominciato a fare teatro che avevo 11 anni e sono ancora qui che giro per l’Italia e la cosa mi piace ancora, per cui da questo punto di vista sono diversa da Haifa. Volevo avere una famiglia e ce l’ho. Sinceramente ho avuto una vita molto fortunata per cui ho sempre fatto quello che mi piaceva e penso di continuare a farlo fino a che mi regge il fisico. No, per adesso no, non c’è una cosa che non volevo fare… ecco, meglio così.

Haifa parte perché vede il futuro negli occhi della nipote. Pensa che l’Occidente guardi negli occhi dei suoi bambini? Cosa ci vede?

Credo che se non ci sbrighiamo a guardare negli occhi dei nostri figli e dei nostri nipoti il mondo andrà a rotoli. Ci stanno dicendo che gli abbiamo lasciato un mondo schifoso che sta sull’orlo del baratro e non facciamo niente per tornare indietro. Non guardiamo in faccia la realtà, secondo me, e quindi i nostri figli e i nostri nipoti ci potrebbero veramente, come dire, accusare di averli traditi. Ma soprattutto non guardiamo al di là del nostro naso e non vediamo che disastri abbiamo fatto in tutto il mondo. Non soltanto dal punto di vista dell’ecologia, ma anche quello che abbiamo combinato nei paesi dove siamo andati, in cui abbiamo distrutto le economie, non abbiamo fatto nulla e adesso ci lamentiamo perché le persone di quei paesi cercano una vita migliore da noi. Da questo punto di vista io sono abbastanza ottimista se guardo in faccia le giovani generazioni: spero di non sbagliarmi.

Il lavoro si chiude con un monito: “Non sprecate l’aria.” In un intervista di qualche tempo fa non si diceva ottimista per come l’Occidente avrebbe affrontato le storie di queste persone in viaggio. In una più recente diceva però che nessuno spettatore è mai venuto a dirle che ciò che raccontate non è vero e che “gli esseri umani presi uno per uno sono meglio di quello che ci vogliono raccontare.”

Vado un poco random: il giorno che mi sveglio e leggo sul giornale che hanno trovato 39 cadaveri dentro un container mi dico “non c’è salvezza”. Il giorno dopo succede che un gruppo di ragazzi mi racconta che sta facendo un lavoro di integrazione con gente di tutto il mondo che è venuta nel nostro paese e allora mi dico “Visto? C’è speranza.”
Ho visto tante cose brutte ma mi aggrappo a quelle meno brutte, ecco. Per cui il nostro “non sprecate l’aria”, l’urlo finale che mandiamo vuol dire proprio non sprechiamo l’aria, quella che ci serve per vivere, non rendiamola più velenosa di quanto già non sia, e nello stesso tempo stiamo attenti anche a quelli che ci sono vicini e che camminano con noi. Insomma, c’è un minimo di speranza anche nella disperazione.

Considerando che sono passati due anni dalla prima volta che avete portato in scena questo racconto, pensa che qualcosa sia cambiato? L’Occidente ha bisogno di un altro monito o “non sprecate l’aria” è ancora ciò che dobbiamo sentirci dire?

Credo che le altre grida siano tutte conseguenti a questa, voglio dire le altre grida che possiamo fare per cercare di smuovere chi ci governa o anche di smuovere noi stessi.
Perché ci raccontiamo che la colpa è sempre di qualcun altro, di chi ci sta sopra, di chi ci sta accanto, ma poi in realtà nessuno di noi fa abbastanza per salvare e per salvarci.
Siamo sommersi da oggetti che ci hanno fatto credere che siano necessari quando ci sono persone che non hanno l’acqua e quindi non possono vivere. Noi ci riteniamo poveri se non riusciamo ad ottenere l’ultimo oggetto della corsa consumistica. Non lo so: un giorno sono ottimista, il giorno dopo sono disperata. Per fortuna tutte le sere che raccontiamo questa storia, io insieme a tutti i miei compagni musicisti in scena, mi conforto e dico “Noi ce l’abbiamo messo del nostro per aiutare gli altri a pensare a quello che ci succede intorno.” Speriamo che funzioni. Intanto noi continuiamo.

Haifa dopo tutti i suoi viaggi arriva anche a Montepulciano sabato 14 Dicembre alle 21:15. Partiamo con lei e usciamo dal Teatro Poliziano con occhi diversi.

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Valdichiana Teatro – Stagione 2019/2020

Stagioni teatrali, spettacoli, corsi di recitazione: in Valdichiana la cultura teatrale è sempre più diffusa e vivace! Il nostro magazine segue da tempo le attività legate al teatro nel territorio,…

Stagioni teatrali, spettacoli, corsi di recitazione: in Valdichiana la cultura teatrale è sempre più diffusa e vivace! Il nostro magazine segue da tempo le attività legate al teatro nel territorio, tra i cartelloni invernali e i festival estivi: Valdichiana Teatro è il tentativo di mettere in relazione tutte le persone che in questo territorio apprezzano e vivono il mondo teatrale. Non soltanto informazioni e calendari degli spettacoli, ma anche un gruppo di discussione, interviste e approfondimenti, un magazine digitale completamente gratuito e tante altre iniziative che andranno ad arricchire tutti gli appassionati locali e non solo.


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Le Stagioni Teatrali in Valdichiana 2019/2020









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Federico Zeri, il coraggioso protettore della cultura

A distanza di venti anni dalla scomparsa, Montepulciano ha ricordato lo storico d’arte Federico Zeri con  una tre giorni di eventi a lui dedicata. Dal 5 al 7 ottobre, il…

A distanza di venti anni dalla scomparsa, Montepulciano ha ricordato lo storico d’arte Federico Zeri con  una tre giorni di eventi a lui dedicata. Dal 5 al 7 ottobre, il nome di Zeri è tornato a risuonare in una cittadina che non lo ha mai dimenticato, da quando nel 1994 proprio grazie allo storico le fu restituita la Sacra famiglia, un’opera del Sodoma rinvenuta tra i pezzi di una collezione privata a Parigi. D’altronde, anche per Zeri Montepulciano fu una città preziosa, tanto da definirla “colta, bella e piena di opere raffinatissime”. Il rapporto tra questa e lo storico d’arte si rivela dunque un legame che non perde occasione per rinnovarsi, al di là del trascorrere del tempo.

“Nel segno di Zeri”, questo è il titolo dell’iniziativa, un ciclo di conversazioni a cui si può dire che sia stato pure lo stesso Zeri a partecipare, emergendo in maniera sempre incisiva dall’eredità culturale che ha lasciato, attraverso testi e video. Ed è proprio la proiezione di un documentario girato nel 1993 a San Quirico d’Orcia, in cui si vede Zeri raccontare Palazzo Chigi Zondadari e i gravi danneggiamenti ad esso provocati dall’esplosione di un ordigno durante la seconda guerra mondiale, ad inaugurare il programma della prima giornata.

Dopo la presentazione da parte dell’assessore alla cultura del Comune di Montepulciano Franco Rossi, e un’introduzione del direttore del museo civico Pinacoteca Crociani Roberto Longi, una cattedra sul palco del teatro Poliziano viene lasciata a Tomaso Montanari, docente di storia dell’arte Moderna all’Università per stranieri di Siena, il quale si sofferma sul tema dell’indignazione di Federico Zeri per il patrimonio culturale italiano con una relazione il cui titolo, “Meno male che c’è stato Napoleone”, risulta programmatico.

Perchè certe opere meglio vederle all’estero, che saperle abbandonate all’incuria provocata dall’ignoranza di una classe dirigente che non ne apprezza il valore. Da qui la missione di Zeri, portata avanti per tutta una vita, di divulgare, fare da intermediario tra l’opera e il suo spettatore.

«Così come sarebbe difficile comprendere un passaggio della Divina Commedia senza l’ausilio delle note a margine – ricorda Montanari – allo stesso modo non si può capire a fondo un affresco di Giotto se non con l’intermediazione di un esperto».

È una sfida culturale oggi più che mai attuale e che restituisce di Zeri un’immagine legata non solo alla sua statura di grande storico d’arte, ma anche a quella di strenuo protettore della cultura. Una personalità così elevata da meritare l’attenzione di cui “Nel segno di Zeri”, promosso dal Comune di Montepulciano, dalla Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte e dalla Fondazione Musei Senesi, con la collaborazione di Rai Teche, della Fondazione Federico Zeri, e con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, degnamente lo omaggia.

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#MetticiLaFoto – L’esposizione fotografica a cielo aperto nelle vie di Foiano

Venerdì 27 luglio alle ore 19.00 in Piazza della Collegiata a Foiano della Chiana verrà inaugurata la terza edizione del progetto #MetticiLaFoto, organizzato dall’Associazione Fotoclub Furio Del Furia. Una grande…

Venerdì 27 luglio alle ore 19.00 in Piazza della Collegiata a Foiano della Chiana verrà inaugurata la terza edizione del progetto #MetticiLaFoto, organizzato dall’Associazione Fotoclub Furio Del Furia. Una grande esposizione collettiva aperta a chiunque, con installazioni fotografiche (dimensioni 70×50) che hanno come location i passaggi del centro storico di Foiano della Chiana: quelle viuzze in cui la gente troppo spesso non si sofferma, mancando di godere dell’intimità e dell’unicità del borgo chianino. Il progetto vede coinvolti oltre 200 partecipanti tra professionisti e amatori.

L’esposizione continuerà fino a tutto settembre, mese in cui verrà presentato un week-end di eventi fotografici in collaborazione con il Centro di Psicologia e Neuropsicologia Clinica-Aps (CPNC) che presenterà Si scrive Selfie si legge “ME”. Il fenomeno del selfie come strumento di costruzione sociale dell’identità, patrocinato dal Comune di Foiano.

La prima edizione dell’evento ha visto letteralmente avvolta una parte delle mura castellane di Foiano con una stampa gigante lunga 200 metri e contenente oltre 500 fotografie scattate dai partecipanti.

#Metticilafoto 2017

Lo scorso anno sono state allestite varie mostre permanenti nei luoghi più suggestivi del paese: l’effetto è stato incredibile. Tramite una campagna di crowdfunding, e con il sostegno del Comune, la mostra collettiva ha potuto prendere vita ed è stata poi arricchita da esposizioni fotografiche di livello internazionale che hanno caratterizzato tutto il mese di novembre.

Scopo del progetto è quello di dare risalto alle vie del paese quotidianamente percorse dai foianesi, ma che poco vengono apprezzate per la loro reale bellezza. Infatti, tra gli obiettivi che si prefigge il Fotoclub c’è quello di coinvolgere gli abitanti, mantenendo viva la loro partecipazione alla vita culturale del paese.

Le istallazioni fotografiche saranno allestite nel passaggio della Collegiata, nella porta della Collegiata, in Via XX Settembre e in Via Curtatone.

L’esposizione dei selfie è tutt’ora aperta e lo sarà fino a settembre. Chiunque volesse partecipare gratuitamente può inviare i propri scatti a foianofotografia@gmail.com che provvederà a stampare le foto. È possibile anche corredare l’immagine con una riflessione su cosa rappresenti l’autoritratto/selfie; le testimonianze verranno raccolte e approfondite negli incontri di settembre insieme al CPNC.

Fondata a Foiano della Chiana nel 1977 in omaggio al noto farmacista foianese vissuto nei primi decenni del ventesimo secolo, l’Associazione Fotografica Furio Del Furia ha lo scopo di diffondere e promuovere la fotografia in tutte le sue forme e si impegna nella conservazione e nella promozione del patrimonio fotografico lasciato da Del Furia. La mancanza di fondi istituzionali per eventi culturali di questo tipo ha messo in moto i soci del “Club”, che hanno creato un progetto unico e innovativo, finanziato dagli stessi partecipanti tramite crowdfunding e patrocinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Foiano.

#Metticilafoto 2017

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I volti e le fiabe: intervista a Carlotta Bertelli e Gianluca Guaitoli

É stata inaugurata lo scorso 1° aprile, e rimarrà aperta fino al 1° luglio, al castello di Sarteano la mostra “C’era un volto e forse c’è ancora”, l’esposizione di fotografie…

É stata inaugurata lo scorso 1° aprile, e rimarrà aperta fino al 1° luglio, al castello di Sarteano la mostra “C’era un volto e forse c’è ancora”, l’esposizione di fotografie artistiche realizzate da Carlotta Bertelli e Gianluca Guaitoli.

Fotografa lei, hair stylist con esperienza internazionale nel campo della moda lui, l’anno scorso hanno scelto di venire a vivere con Francesca, la loro bambina a cui tra l’altro è dedicata la mostra, nel piccolo borgo di Fonte Vetriana.

Cosa vi ha portato a Fonte Vetriana?

Carlotta: «Eravamo alla ricerca di un luogo tranquillo, una specie di eremo, dove ad essere più pulita fossero la qualità dell’aria e i rapporti con le persone. Qui adesso abbiamo il nostro studio e abbiamo trovato il luogo perfetto per esporre “C’era un volto e forse c’è ancora”».

Come è iniziato il progetto della mostra?

Carlotta: «É accaduto per caso, era il 2014 e Gianluca stava lavorando a un servizio di moda. Rimanemmo colpiti da come alcuni scatti riuscivano a raccontare una modella nei tratti distintivi della sua personalità, oltre che ovviamente a ritrarla nei suoi lineamenti. Poi durante un’esposizione a Parigi, abbiamo fatto vedere le foto a un gallerista che ci ha suggerito di approfondire questo spunto».

Oggetto degli scatti sono i volti. A cosa si deve questa scelta?

Gianluca: «La scelta è stata dettata dalla volontà di porre l’attenzione sulla persona, in una realtà ormai velocissima dove si fa sempre più fatica a soffermarsi sui volti che ci circondano. Abbiamo voluto in posa di fronte all’obiettivo chi potesse esprimere un’estetica non necessariamente racchiusa nei canoni tipici della bellezza, ma in grado di raccontare una propria verità».

Chi sono i soggetti delle fotografie?

Carlotta: «Sono persone del posto, di cui alcune hanno accettato il nostro invito a farsi fotografare, mentre altre si sono proprio offerte».

Che ci sia un legame tra le vostre fotografie e il mondo fiabesco lo si intuisce già dal titolo della mostra “C’era un volto e forse c’è ancora”, ma di preciso in cosa consiste questo rapporto?

Carlotta: «Le fiabe rappresentano luoghi dell’immaginazione con più di un significato, le trame sono fatte di esperienze, incontri, sfide e paure che non riguardano soltanto i personaggi dei racconti, ma la vita vera di ognuno. Per questo vogliamo far riflettere sul fatto che le fiabe si riscrivono ogni giorno, si ritrovano nella vita quotidiana e nei volti delle persone che si incontrano per strada».

Quale ruolo possono avere le fiabe nella nostra società?

Carlotta: «Oggi regna ovunque un clima di indifferenza, quando non proprio di sfiducia, dell’uno verso l’altro, alimentato da paure spesso motivate dalla non conoscenza. L’osservazione di un volto è il primo passo verso la scoperta di una persona e della sua storia, anche se di fronte a queste fotografie lo spettatore può costruirsi il proprio percorso di lettura, inventarsi ogni volta un finale. Non ci sono nè titoli nè didascalie ad indicare a quale fiaba la foto si riferisce, anzi nella maggior parte dei casi si è voluto eliminare il più possibile i particolari che avrebbero potuto distogliere l’attenzione dai soggetti».

State già pensando ad un nuovo progetto?

Gianluca: «Sicuramente proseguiremo con i ritratti, per approfondire e rendere più vasto questo lavoro. Poi vorremmo esporre la mostra in un contesto urbano. Forse in città, piuttosto che qui, incombono la solitudine e l’isolamento dell’individuo e dunque le nostre foto potrebbero essere un’occasione per soffermarsi a osservare, e conoscere, cosa le persone che ci stanno attorno hanno da raccontare».

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Shoegaze e psichedelia: i New Candys al GB20

La prossima serata in programma sabato 31 Marzo al GB20 di Montepulciano vedrà come protagonisti i veneziani New Candys. La formazione è nata nel 2008 e vede la partecipazione di…

La prossima serata in programma sabato 31 Marzo al GB20 di Montepulciano vedrà come protagonisti i veneziani New Candys. La formazione è nata nel 2008 e vede la partecipazione di Fernando Nuti (voce, chitarra, sitar), Diego Menegaldo (chitarra, cori), Andrea Volpato (basso, chitarra, cori) e Dario Lucchesi (batteria, percussioni).

Le sonorità di questa band attingono dal rock e dalla psichedelia, mescolando pura energia rock ‘n’ roll, schietta e diretta, con elementi di psichedelia e shoegaze, quei generi in cui tutto si fa molto più ampio, sporco e distorto. Il tutto, cercando di combinare modernità e passato, per non essere una proposta puramente derivativa, ma anche con una personalità e uno sguardo proiettato verso il futuro e nuovi orizzonti da esplorare. Come quasi da prassi per ogni band, tra l’altro, il terzo album dei New Candys, “Bleeding Magenta” è un ottimo punto di partenza per conoscerli, ma anche un ottimo compendio tra il loro passato e il loro futuro musicale.

I New Candys hanno ricevuto un buon riscontro da parte della critica praticamente a partire dal proprio EP autoprodotto, seguito poi dal primo album “Stars Reach The Abyss” (Foolica) nel 2012. La discografia, poi, si è arricchita di altri due full-length, “As Medicine” (Picture In My Ear) nel 2015 e il già citato “Bleeding Magenta” (Fuzz Club), pubblicato nel 2017. Inoltre, non è mancato il successo anche in sede live, con tour nel Regno Unito all’inizio, per poi giungere al quarto tour europeo in carriera. Quest’anno, inoltre, l’obiettivo della band è di girare e di suonare anche negli Stati Uniti e in Messico, dopo il primo tour australiano con i The Baudelaires.

Non resta quindi che darvi appuntamento al GB20 di Montepulciano questo sabato, per una serata all’insegna del rock vestito di energia e distorsioni shoegaze. Qui l’evento su Facebook.

Discografia:

Stars Reach The Abyss (Foolica, 2012)
As Medicine (Picture In My Ear, 2015)
Bleeding Magenta (Fuzz Club, 2017)

Riferimenti:

New Candys – Sito Web Ufficiale
New Candys – Pagina Facebook

 

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Psych pop e synth eterei: i Dumbo Gets Mad al GB20

La prossima serata in programma sabato 17 Febbraio al GB20 di Montepulciano vedrà come protagonista una formazione caratterizzata da eterei synth che rimandano al psych pop più accattivante e ipnotico…

La prossima serata in programma sabato 17 Febbraio al GB20 di Montepulciano vedrà come protagonista una formazione caratterizzata da eterei synth che rimandano al psych pop più accattivante e ipnotico che il genere, specialmente in Italia, abbia mai saputo offrire agli ascoltatori: da Reggio Emilia – anche se negli ultimi anni la base è diventata Los Angeles – arrivano i Dumbo Gets Mad.

I Dumbo Gets Mad sono un duo composto da Luca Bergomi (voce e chitarra) e da Carlotta Menozzi (voce e tastiere) per quanto riguarda la parte che si riferisce puramente al lavoro in studio. Lavoro in studio che ha portato alla produzione di tre album in sette anni di carriera, tutti pubblicati dalla Bad Panda Records: “Elephants At The Door” nel 2011, “Quantum Leap” nel 2013, e “Thank You Neil” nel 2015. Dal lato delle esibizioni dal vivo, invece, il duo è affiancato da Alessandro Corradi al basso e Lorenzo Rotteglia alla batteria.

In sede live, la formazione guadagna corpo ed energia nelle sonorità, che virano più verso lo psych rock, anziché il pop. La voce eterea e cristallina di Carlotta è paragonabile a quella delle artiste synth pop più eclettiche del Nord Europa, ma non manca di versatilità e di interpretazione: la vocalist è cresciuta ed è maturata, stilisticamente parlando, in particolar modo negli ultimi due dischi “Quantum Leap”, forse l’album più riuscito dei Dumbo Gets Mad, con un’attitudine sicuramente più americana e votata al lo-fi, e “Thank You Neil”.

Non resta quindi che darvi appuntamento al GB20 di Montepulciano questo sabato, per una serata all’insegna del psych rock energico, ma che non dimentica anche le sue influenze pop e anche decisamente vintage. Qui l’evento su Facebook.

Discografia:

Elephants at the Door (Bad Panda Records, 2011)
Quantum Leap (Bad Panda Records, 2013)
Thank You Neil (Bad Panda Records, 2015)

Riferimenti:

Dumbo Gets Mad – Facebook
Youtube

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Il post punk dei Sonic Jesus inaugura il 2018 del GB20

Il 2018 del GB20 Club di Montepulciano parte a ritmo di musica post punk. Saranno infatti i Sonic Jesus, una delle band di riferimento per quanto riguarda la new psych…

Il 2018 del GB20 Club di Montepulciano parte a ritmo di musica post punk. Saranno infatti i Sonic Jesus, una delle band di riferimento per quanto riguarda la new psych a livello internazionale, ad animare la serata di sabato 27 Gennaio.

In realtà, la sola definizione “post punk” non basta a classificare la musica dei Sonic Jesus, sempre alla ricerca di nuove mescolanze e nuove contaminazioni. Nel corso della loro carriera, avviatasi nel 2012 con l’omonimo EP, hanno sì fatto della psichedelia il loro punto di riferimento, ma hanno cercato di superarla, cercando di integrarla con influenze ora più post-punk, ora più dark e new wave, passando anche per il kraut rock tedesco. Si arriva così a “Grace”, l’ultima fatica della formazione, datata 2017 e sempre sotto l’etichetta Fuzz Club Records, che li ha seguiti sin dall’esordio.

Questo full-length, sulla scia del grande successo di cui aveva goduto il precedente “Neither Virtue Nor Anger”, cerca sempre di navigare nel vasto mare fatto di suoni oscuri e visionari che i Sonic Jesus hanno sapientemente creato nel corso della loro carriera; ma il nuovo intento, e la vera spinta innovatrice è stata quella di integrarci melodie più trascinanti e anche più pop (da non intendersi come un aspetto negativo, anzi!), tipiche di gruppi di grido come White Lies, Editors e Interpol. “Grace” è una sintesi sonora tra passato e futuro della band laziale di Doganella di Ninfa: una sintesi sonora fatta da una spinta sempre innovatrice e mai banale. E non a caso, quest’album è stato nominato uno dei migliori album dell’anno passato dalla leggendaria ‘zine Drowned in Sound, e anche da Gigwise.

© Emanuele Manco

Dal 2012, inoltre, la band ha maturato numerose esperienze in sede live, di un certo rilievo e di tutto rispetto: ricordiamo il Cosmosis Festival di Manchester, l’Eindhoven Psych Lab e il Reverence Festival tra le tante esperienze maturate, ma anche l’apertura dei concerti europei dei Singapore Sling.

L’appuntamento rimane quindi al GB20 di Montepulciano questo sabato (qui l’evento Facebook): per questa data e le prossime due, nel locale poliziano vi sarà un’esposizione del fotografo Carlo Pellegrini, sul suo progetto #vitaintreno.

Discografia:

Sonic Jesus (Fuzz Club Records, 2012)
Split Single N°5 (split con i Black Angels, Fuzz Club Records, 2014)
Neither Virtue Nor Anger (Fuzz Club Records, 2015)
Grace (Fuzz Club Records, 2017)

Riferimenti:

 

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Valdichiana Teatro: il nuovo magazine dedicato al teatro locale

Da tre anni, con il magazine La Valdichiana, seguo le stagioni teatrali del territorio. Il discorso giornalistico e divulgativo che ho sempre cercato di perseguire non si è mai limitato…

Da tre anni, con il magazine La Valdichiana, seguo le stagioni teatrali del territorio. Il discorso giornalistico e divulgativo che ho sempre cercato di perseguire non si è mai limitato a consegnare una ‘cronaca dello spettacolo’, la mera rielaborazione dei comunicati stampa delle compagnie. Tutt’altro. Da sempre, come la linea editoriale del giornale per cui ho scritto, i perni direttivi su cui ho impostato gli articolo sono stati quelli della critica e della narrazione. Ho avuto quindi la possibilità e la volontà di approfondire il teatro locale nella sua integrità, visto dall’occhio esterno del cronista e dell’aspirante critico, cercando di non ostentare giammai un’autorità ex cathedra.

Quello che ho capito in questi anni è che il reticolo umano, generato dalle istituzioni teatrali del nostro territorio, è una ricchezza sottaciuta, quasi nascosta. Le associazioni e le fondazioni che operano negli ambiti della cultura e del teatro sono, nella maggior parte dei casi, realtà meravigliose basate sulla produzione e condivisione di arte, finissime commistioni tra la professionalità e l’amatorialità. Sorgenti educative fondamentali, al pari delle istituzioni scolastiche, per l’edificazione umana delle collettività.

I teatri hanno spesso compagnie stabili che producono perle ineguagliabili. I fermenti e le proliferazioni di piacere, gli effluvi estetici che in questi anni ho avuto modo di esperire, insieme ai colleghi de La Valdichiana, hanno l’enorme difetto di decedere subito, deglutiti, nel giro di qualche settimana, nella celerità di un tempo edace, un tessuto che non lascia spazio alla storia. Un reticolo ad altissimo ritmo produttivo, che si disperde per isolamento.

Questo magazine è nato per valorizzare questa ricchezza. È gratuito. È rivolto a tutti, dagli insegnanti di liceo ai viticoltori e cantinieri, dai casalinghi alle bancarie, dalle dottoresse ai pensionati. Serve per fortificare la comunità che intorno al teatro si muove. L’obiettivo da perseguire, con questo periodico, vuole che il reticolo locale prenda coscienza della sua dimensione, dell’importanza che ricopre nelle realtà in cui opera.

Questo è un servizio che viene fatto, prima d’ogni altra cosa, all’arte. Che non esistono parole e cose già grandi di per loro, ma siamo noi a rendere grandi le parole e le cose, farle durare e dare loro spazio.

Valdichiana Teatro è il nuovo supplemento del magazine “La Valdichiana” completamente dedicato al mondo teatrale. Una pubblicazione trimestrale, gratuita e digitale, ottimizzata per l’esperienza mobile, con interviste e aggiornamenti dalle stagioni teatrali della Valdichiana e contenuti esclusivi non apparsi sul magazine. Il progetto editoriale è di Tommaso Ghezzi, il progetto grafico di Alessia Zuccarello.

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Apprendista Cantierista: diario di bordo

Questo è un diario che parla del Cantiere dal punto di vista di Marta. All’interno del Cantiere Internazionale d’Arte la mia funzione non era stabile, ogni giorno avevo compiti diversi…

Questo è un diario che parla del Cantiere dal punto di vista di Marta. All’interno del Cantiere Internazionale d’Arte la mia funzione non era stabile, ogni giorno avevo compiti diversi in qualità di apprendista. Ho deciso di scrivere un diario per vivere appieno le esperienze che stavo facendo e le emozioni che stavo provando.
Scrivere aiuta a far comprendere meglio quello che stiamo vivendo, agli altri come a se stessi.
Questo è il mio racconto, di ciò che ho vissuto durante il nostro Cantiere.

Diario #1

Ore 21:05 – È tarda sera, l’atmosfera è tra le più suggestive. Una luce illumina il nostro spettacolare Duomo, un’altra luce molto più soffusa illumina Palazzo Ricci. Chiunque passi ha il naso rivolto verso l’alto. Prima che tutto inizi, il suono di un tamburo accompagna l’entrata degli spettatori. Un venticello estivo scompiglia le chiome del pubblico e i musicisti accordano gli ultimi strumenti. Il fiato si accorcia, le pupille si dilatano.

Il prossimo spettacolo sta per cominciare, e io, guardandomi intorno, non capisco bene dove mi trovo. Sono in mezzo alle amiche e alle colleghe con cui condivido lo stage al Cantiere; mi piace considerarci come una ciurma di apprendisti. Mentre eravamo persi nelle chiacchiere, un applauso ci ha stupiti. I musicisti stanno entrando, chi con in mano una tromba, chi con in mano un violino, ognuno prendendo posizione. Tra il pubblico cala il silenzio, ed è un silenzio assordante. Poi un clarinetto dà inizio a quella meravigliosa magia che è la musica.

Diario #2

Ore 15:47 – Inizia il mio secondo giorno da apprendista al Cantiere Internazionale d’Arte. Anche oggi l’atmosfera non appare per niente rilassata. In Piazza Grande sta provando un gruppo di danza, e anche io e le mie colleghe siamo abbastanza impegnate con il lavoro. Chi non frequenta il mondo dello spettacolo forse non può capire, ma tutti i minimi pezzi di questo puzzle devono combaciare perfettamente.

Forse si potrebbe pensare che il Cantiere sia dedicato esclusivamente a un pubblico straniero, ma ho scoperto che non è così. Sono proprio i poliziani a occupare le prime file della platea agli spettacoli, e tra i poliziani si possono trovare compositori, registi, musicisti… I poliziani più interessanti sono quelli che lavorano dietro le quinte degli spettacoli del Cantiere, e oggi vorrei parlare di loro. Partirei da Magdalena, la ragazza della biglietteria: semplice, accogliente e sempre con il sorriso; per poi passare a Lavinia: elegante, fine e rassicurante.

Se devo essere sincera, mi sono sempre chiesta il motivo per cui si chiamasse Cantiere. Forse adesso l’ho capito, ma non so se sia solo il mio pensiero. È un po’ come se a Montepulciano si costruisse l’arte: in ogni angolo del nostro paesino suona un violino, un pianoforte, con melodie uniche.

Credo che per lavorare in questo settore e coordinare un grande evento si debba essere una buona squadra, come una grande famiglia. Un ciurma in cui regna la complicità, in cui si ride, si scherza e ci si prende sul serio quanto basta. Ecco una ricetta per la buona riuscita di tutto questo (capito, Marta? Ricordatelo per il futuro!). Mi auguro di incontrare tante famiglie e capire a quale appartenere, chissà che a questo Cantiere non trovi la colonna sonora della mia vita!

Ore 21:00 – Il teatro inizia a riempirsi, e io non potevo che essere presente. Anche se ho già finito il mio turno, amo troppo il teatro per mancare a un evento come questo. In mezzo al pubblico che assiste a “ Le sette ultime parole di Cristo ”, scrivo quel che mi passa per la testa, e quello che l’arte mi trasmette.

Violini e violoncelli incoronano un volto scuro di pelle, un volto meraviglioso. La musica accompagna tutti i problemi di questo mondo, e il volto malinconico nello schermo guarda il pubblico, il responsabile di questo misero mondo. La madre di Cristo è stata sostituita da una donna moderna con indosso degli occhiali, sul led di fianco a lui un uomo con un tablet in mano rappresenta il mondo odierno. Si parla di tutto, di grandi temi come la speranza, e dell’importanza di recuperare il tempo nell’epoca di internet.

Diario #3

Ore 15:20 – Una sala verde ben illuminata, un pianoforte e un violoncello, file e file di sedie. Sono seduta nell’ultima fila, da sola con il musicista. Lui non sembra dire nulla, o quasi. A parte la tipica frase: c’è dell’acqua? Mi accoglie con una sviolinata. In termini di musica, chiaramente.
Tutto nella sala di Palazzo Ricci è così armonico e naturale. Ci siamo soltanto io e il musicista in mezzo a questa sala.

Li ho osservati in questi giorni, i musicisti. Personaggi bizzarri, un po’ narcisi, decisi e sicuri di sé. Credo che in parte il loro carattere sia giustificato dalla capacità di produrre qualcosa di così meraviglioso, qualcosa che per la maggior parte dipende da loro. La musica non è naturale, anche se si genera dal tutto: è un meccanismo complesso, inspiegabile.

Il musicista inizia a suonare. Le mani magre e rovinate dalla corda incantano. Quanto più la musica aumenta, quanto più io scrivo veloce, velocissimo, troppo veloce. Mi rivolge uno sguardo severo. Ma tanto da questa stanza la musica arriva ovunque, no?


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(Photo credits © Irene Trancossi)

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