Il Bruscello al tempo del coronavirus? Si farà. Nonostante le limitazioni, non si poteva saltare un appuntamento di questo evento storico, che ha ormai ottantuno anni. Per questo, ad agosto il Bruscello porterà in scena la sua storia. Abbiamo intervistato il direttore artistico Franco Romani e ci siamo fatti raccontare il passato e il presente.

Perché avete scelto di andare comunque in scena, invece che saltare quest’anno e rimandare direttamente al 2021?

“È una volontà che avevamo già noi del Bruscello. Poi abbiamo parlato con i rappresentanti del Comune di Montepulciano, del Cantiere Internazionale d’Arte, del Bravio delle Botti e del Live Rock Festival.
Volevamo che gli eventi principali di Montepulciano, che poi diventano anche del territorio, non mancassero. Quindi abbiamo deciso di inventarci qualcosa.”

Possiamo avere qualche anticipazione su quello che vedremo?

“Per ora diciamo che abbiamo trovato delle formule che daranno vita a uno spettacolo piacevole nonostante le restrizioni. Per i dettagli c’è tempo.”

Avete già iniziato le prove?

“Fare le prove del coro di persona non è possibile, ancora. Andremo in piazza, a un certo punto, ma intanto il Maestro Alessio Tiezzi sta inviando le musiche a tutti e stanno studiando attraverso il telefono.”

È un adattamento ai tempi e alle necessità.

“Il Bruscello cambia e si evolve sempre. Dal 1939, l’anno del primo Bruscello cittadino, sono cambiate tante cose. In quel primo Bruscello, la Pia de’ Tolomei, per esempio c’era una sola romanza, poi erano tutti recitativi. Oggi invece ci sono più romanze, non solo a una voce ma anche a due, tre, quattro o cinque voci.
Adesso le scene vengono cantate senza interruzione, ma un tempo era diverso. Prima di ogni parte cantata, l’orchestra o lo strumento di accompagnamento suonavano la melodia, in modo da ricordarla al cantante che poi la eseguiva. Quindi c’erano continue ripetizioni e il risultato era più noioso, ma oggi non si fa più. Anche perché chi canta, ora, conosce la musica, può leggerla, quindi il lavoro è facilitato.
Allora c’erano massimo dieci persone, non c’erano donne, cantavano tutti la stessa aria, i personaggi erano sempre quelli. Ora invece ogni personaggio ha la sua aria.”

“Insomma, il Bruscello ormai è una cosa diversa, è uno spettacolo totale, con buona musica e buone voci. I testi non vengono più scritti dal curato di campagna, dal fattore o dal farmacista: le capacità di scrittura si sono ampliate e quindi possiamo fare testi che hanno una loro importanza letteraria. Le storie del Bruscello si rifanno sempre a personaggi conosciuti, ma a seconda di come questi personaggi vengono raccontati cambia tutto.”

Però non avete abbandonato la storia e la tradizione.

“No, certo. Un tempo c’era il Vecchio del Bruscello che raccontava la trama per sommi capi. Adesso abbiamo lo Storico e il Cantastorie che fanno la stessa cosa, presentano gli atti e le scene e lo fanno cantando con arie molto tradizionali. Sono una forma di legame con il passato, quando le persone dovevano sapere quello che sarebbe stato mostrato.
Tra l’altro sono undici anni che facciamo, per le strade, un Bruscello molto più simile a quello che veniva fatto nelle campagne e nelle aie. Ha argomenti vivaci, dura solo mezz’ora ma lo facciamo in più punti di Montepulciano.
È una cosa molto divertente ed è un modo per far conoscere la tradizione alle persone. E anche per far vedere le differenze col Bruscello attuale.
Speriamo di andare per le strade anche quest’anno, a settembre.”

Prima del ’39 il Bruscello era nelle campagne, poi è entrato dentro le mura cittadine: è stata una trasformazione importante che ha cambiato la vostra storia. Anche quest’anno, per necessità, lo spettacolo subirà un cambiamento di un certo peso. Potrebbe essere l’inizio di una nuova fase?

“No, lo escludo. Quello che faremo è un evento speciale, è il Bruscello al tempo del coronavirus. Sarà piacevole, ma speriamo di poter tornare a farlo come dovrebbe essere. Certo, continueremo a evolverci: non possiamo dimenticarci che cambia il pubblico e cambiano i bruscellanti.”

La scelta di andare in scena anche quest’anno, infatti, non riguarda solo il pubblico, ma anche chi il Bruscello lo fa. È un momento di vita sociale importante.

“Sono ottantuno anni che facciamo questa cosa e non ci siamo voluti fermare anche per continuare a stare insieme. Nel Bruscello normale, a oggi, siamo circa centoquaranta persone, tra coro, solisti, organizzatori e orchestra. Quest’anno saremo un po’ meno, date le restrizioni. Ma qualche anno fa ho fatto un calcolo e ho realizzato che al Bruscello hanno partecipato, nel corso della sua storia, quasi tremila poliziani. È uno spettacolo importante per la nostra comunità.”

Il Bruscello al tempo del coronavirus, quindi, sarà uno spettacolo diverso, ma ci sarà e animerà ancora una volta la vita di Montepulciano. Questo appuntamento storico ci svelerà nelle prossime settimane le novità e i cambiamenti che sta vivendo in tempo di pandemia. Intanto, segnatevi le date: 14, 15 e 16 Agosto. Come sempre, in Piazza Grande.

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Ludovico Cosner
Ludovico Cosner

Grande appassionato di serie tv, il suo testo sacro è Sense8. Racconta storie di fragilità in mondi fantastici o fantascientifici, scrive e dirige per il teatro. La forma di ciò che crea è colorata, gaia e pop; poi a volte diventa minimalista. Anche se ogni tanto assume dosi di trash, poppissimo è il suo stile di vita.

3 thoughts on ““Il Bruscello al tempo del coronavirus” – Intervista a Franco Romani

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