Settant’anni dopo la strage di Castiglioncello, torna al borgo e ritrova un vecchio amico

Dino e Vilmano si erano conosciuti, loro malgrado, settanta anni fa. La storia li aveva messi, allora bambinetti, spalle al muro lungo la facciata di una chiesa di un piccolo borgo toscano. Davanti ai lori occhi, le divise e i fucili puntati dei soldati dell’esercito tedesco. L’ordine partito dagli ufficiali nazisti era stato chiaro: rappresaglia. Le azioni dei partigiani nascosti nei boschi di Pietraporciana, doveva essere vendicata con le vite dei civili. Anche se innocenti, anche se inermi. Uomini, donne e bambini messi al muro, tremanti.

E quel giorno il destino di quei due bambini cambiò per sempre. Il padre del piccolo Dino, Quirino Salvadori, venne ucciso, assieme ad un altro civile, Amerigo Bai. Il padre di Vilmano, Giuseppe Cecchini, si mise in mezzo e con quel poco di tedesco imparato al fronte, cercò di salvare gli altri civili dalla furia nazista. Ci riuscì, e il resto degli abitanti fu risparmiato dalla strage.

Qualche giorno fa, quei due bambini si sono rivisti faccia a faccia, nel luogo dove si consumò quella giornata maledetta, a Castiglioncello del Trinoro, una piccola frazione del comune di Sarteano. Adesso Dino e Vilmano hanno pochi capelli e molte rughe. Con gli occhi lucidi, si sono abbracciati ed hanno ripercorso per ore quella giornata tremenda, passeggiando sulle vie lastricate dell’antico borgo medievale. Vilmano Cecchini non era tornato più a Castiglioncello. Dino non ha mai smesso di abitare per queste stradine abbarbicate sul crinale della Valdorcia, anche quando i residenti si contavano sulle dita di una mano e viverci era difficile.

Adesso Castiglioncello del Trinoro è un piccolo gioiello rimesso a nuovo da un importante investimento ricettivo. È stato riqualificato il patrimonio artistico e storico, rifatti alcuni servizi essenziali. Insomma, ci si vive meglio di qualche anno fa. Da una frazioncina destinata allo spopolamento, è diventata luogo di lavoro per tanti ragazzi che animano il wine bar, l’albergo o il ristorante di tendenza. Qui si rifugiano artisti di fama internazionale, o protagonisti del jet-set economico finanziario mondiale, in cerca di una pausa dalla vita metropolitana.

castiglioncello ex bambini

Al centro del borgo, non curante del tempo che passa, sopravvive la piccola chiesa romanica di Sant’Andrea. Muovendo lo sguardo lungo la sua facciata, prima di finire ammaliati dalla bellezza del panorama della Valdorcia, ci si imbatte in una piccola lapide di marmo.
L’avevano messa lì gli abitanti del borgo all’indomani della guerra, nel 1945: “Scolpiti nell’anima porterà i nomi di Bai Amerigo e Salvadori Quirino, vittime innocenti di quel giorno. Riconoscente affetto serberà all’interprete Cecchini Giuseppe che con coraggio e fermezza si adoperò per limitare l’ingiusto e barbaro eccidio”.

Dopo quasi settanta anni, i due figli di quei due nomi della storia tremenda si sono rivisti e parlati. Non sappiamo bene cosa si sono detti. Ma sappiamo che con loro hanno portato i loro figli e nipoti. Per ricordare tutti insieme quella storia, e tramandarsi una cicatrice che parla di morte e sopravvivenza. Una cicatrice lunga tutta una vita e che durerà per un’altra generazione almeno.

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Mattia Nocchi
Mattia Nocchi

Mattia Nocchi, classe '79. Laureato in Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista, ho iniziato a fare radio, prima ancora di ascoltarla. Mi è capitato di collaborare con Rtl 102.5, dirigere "Facoltà di Frequenza", la radio dell'Università di Siena, prima di andarmene a Milano a lavorare a Radio 24 - Il Sole 24 Ore. Tornato in Toscana, faccio il pendolare tra Sarteano e Firenze, destreggiandomi in incarichi (precarissimi) presso la pubblica amministrazione. Batterista dilettante, appassionato di politica: non mi sono mai astenuto, mai perso tempo.

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