La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: pietraporciana

Muovilarte: il parkour come riscoperta del movimento

Immaginatevi di essere nella piazza di un piccolo paese. Da un lato avete una struttura di tubi su cui un gruppo di ragazzi sta facendo acrobazie, dall’altro lato un concerto…

Immaginatevi di essere nella piazza di un piccolo paese. Da un lato avete una struttura di tubi su cui un gruppo di ragazzi sta facendo acrobazie, dall’altro lato un concerto in allestimento con casse e strumenti, di fronte a voi una crew di break dance che si esibisce, poco più in là una banda che ha appena finito di suonare e sparse per la piazza le squadre di un torneo di “palla invelenita”. E aggiungeteci il pubblico. Tutto nella stessa piazza, tutto nello stesso momento.

Se me l’avessero raccontato mi sarei aspettato di sentir parlare subito dopo di Lorelei e Rory Gilmore (Una mamma per amica). E invece quel folle e divertentissimo delirio non si è svolto a Starshollow, ma nella piazza di Sarteano. Questo per farvi capire di che tipo di paese stiamo parlando e come è possibile che sia successo quello che è successo il giorno dopo.

Domenica 23 giugno, infatti, nella stessa piazza, si sono raccolte una quarantina di persone dagli 8 ai 53 anni, di provenienze varie, tutte con lo stesso obiettivo: esibirsi sulla struttura di tubi di cui dicevo poco fa. Quaranta persone, di età differentissime, tutte nello stesso spazio, tutte con lo stesso obiettivo. Già questo ha un gusto leggermente folle.

Queste persone venivano da tre settimane di laboratori del progetto MUOVIL’ARTE.2 (che abbiamo raccontato qui, qui e qui) e la performance che avrebbero mostrato ruotava intorno a una domanda: quali cose nuove possono fare i nostri corpi? O meglio, quali cose possono tornare a fare i nostri corpi? Non sono cose nuove, sono cose che ci siamo dimenticati. Nel Regno Unito, ci raccontavano gli insegnanti che proprio da lì vengono, un terzo dei bambini passa all’aperto meno tempo dei detenuti delle carceri di massima sicurezza; i giovani si stanno dimenticando come ci si muove e i segni del problema ci sono anche in Italia.

Però MUOVIL’ARTE.2 ha dimostrato che con i giusti stimoli possiamo tornare a fare moltissimo: la performance finale proprio questo ha raccontato, una “riscoperta del movimento” che ha messo in gioco persone di ogni età e provenienza, con giochi, esercizi e coreografie. Proprio sul solco di questo racconto, gli insegnanti di The Urban Playground Team hanno regalato alla piazza una loro esibizione. Descrivere i movimenti che hanno eseguito non renderebbe la potenza evocativa di quello che è successo. Però sicuramente hanno mostrato quante cose incredibili i nostri corpi sanno fare.

Tutti i partecipanti del progetto, al termine dell’esibizione, o piangevano o erano a bocca aperta. C’era una domanda, sui loro volti: “Perché per tutti questi anni abbiamo negato la bellezza che i nostri corpi possono creare?” E al tempo stesso c’era la speranza di poter tornare a viverli, quei corpi. Quindi nello stesso spazio si sono alternati e incrociati bambini, ragazzi, adulti e artisti internazionali tutti uniti in un unico corpo che si muoveva armonico. Come se non bastasse, nella magia e nella follia di quello che stava succedendo, il pubblico numeroso applaudiva, tifava e incitava chi si esibiva.

Il (performance) parkour è spesso percepito e additato come pericoloso. In realtà la sua utilità è proprio quella di aumentare la propria sicurezza. Il pubblico di quella piazza non ha avuto bisogno di tante parole per capirlo: con i battiti delle mani, i sospiri, le esclamazioni di sorpresa gli spettatori dagli occhi spalancati hanno accolto con calore, senza paure, hanno ricambiato l’energia diventando a loro volta parte dell’unico organismo che ha preso vita e movimento quel pomeriggio.

Dal momento che però Sarteano, come dicevamo, è un paese un po’ folle, la celebrazione di MUOVIL’ARTE.2 è andata avanti anche la sera, sempre cercando di scoprire e riscoprire cose che magari ci sembrano scontate. Alle 22, infatti, la facciata del Teatro degli Arrischianti ha preso nuova vita. “Cosa può fare di nuovo la facciata di un edificio?” potreste chiedervi. Chiedetelo a un artista di videomapping e vi risponderà con quello che è stato proiettato quella sera. Finestre che si moltiplicano, si aprono e si chiudono solo con la luce, muri che si frammentano, sono attraversati da curve, sagome e ombre. E l’interno del teatro che si materializza sul suo esterno, in un gioco di spazi sorprendente e magico.

Al termine di tutto, quando la piazza è tornata al suo normale assetto, c’era ancora nell’aria un’energia frizzante e, oserei dire, incredula. C’erano le facce sorridenti dei bambini, desiderosi di muoversi ancora, c’erano gli occhi lucidi dei più grandi che si abbracciavano tra loro e con gli insegnanti. C’erano, nella sospensione, promesse di un futuro fatto ancora di movimento e di nuove possibilità. Vista la luce che c’era negli sguardi di tutti (e le azioni che già sono state intraprese) si può dire con certezza che non siano di quelle promesse che si fanno ma non si mantengono. Li vedrete ancora in giro.

Come dicevano gli insegnanti proprio quel pomeriggio, se vedete qualcuno che fa performance parkour in giro per il paese, sentitevi liberi di parlarci: incoraggiatelo, se avete dubbi sulla sua sicurezza chiedetegli spiegazioni, instaurate un discorso. Sembrerà inverosimile, ma Sarteano è un posto particolare e non è escluso che durante un allenamento o una performance arrivi una Lorelei Gilmore a fare tante domande, e magari anche troppe.

Se vedete qualcuno che fa parkour in giro per un paese che non è Sarteano, sentitevi comunque liberi di fare la Lorelei della situazione. Il performance parkour è arrivato in un paese pazzo come Sarteano, ma già ha toccato Monticchiello e Sinalunga proprio con MUOVIL’ARTE.2. Adesso può spostarsi ovunque: è nuove possibilità, non potrebbe fare altrimenti. E un po’ di folle Starshollow in ogni paese non farebbe male!

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“Il Tuo Corpo è Perfetto, Comunque Esso Sia”: Il Parkour come stile di vita

Al di là di tutte le implicazioni evocative che potrebbero scaturire dall’attraversamento di un ostacolo, il superamento di un limite, l’oltrepassamento di un muro, il parkour è una pratica estremamente…

Al di là di tutte le implicazioni evocative che potrebbero scaturire dall’attraversamento di un ostacolo, il superamento di un limite, l’oltrepassamento di un muro, il parkour è una pratica estremamente legata all’aspetto performativo.  Spostarsi da un punto A ad un punto B nel modo più efficiente, veloce e sicuro possibile, sfruttando l’ambiente circostante, diventa una pratica totale e adattabile a qualsiasi configurazione paesaggistica.

Quello del performance parkour è stato uno dei workshop di maggior successo, all’interno del progetto di Muovil’Arte ( di cui abbiamo parlato qui e qui). La scelta, da parte degli organizzatori della nuova Accademia degli Arrischianti di Sarteano – legati storicamente all’esercizio delle performance teatrali – della pratica del parkour nasce dalla ricerca di una possibile attività in grado di valorizzare, far conoscere i luoghi identitari dei piccoli centri e sviluppare allo stesso tempo la sensibilità al bello attraverso l’interazione con il patrimonio architettonico. Il Performance Parkour, disciplina metropolitana mossa dalla filosofia della libertà di movimento, permette di entrare in relazione con i luoghi conosciuti, ma anche con quelli spesso ignorati, da una diversa prospettiva, grazie ad un approccio fisico-artistico. Il laboratorio è stato condotto dagli insegnanti Alister O’Loughlin e Miranda Henderson, di The Urban Playground Teamed è stato una lunga occasione epifanica per tutti coloro che hanno avuto modo di confrontarsi con la pratica.

Parlando con i partecipanti al workshop tenutosi presso la riserva naturale di Pietraporciana, quello che è emerso è un messaggio chiaro ed efficace: il tuo corpo è perfetto, comunque esso sia. Ecco alcuni commenti che trascriviamo di seguito.

Annamaria: è stata una sfida sia a livello fisico che mentale. Il workshop è tutto in inglese e mentalmente è una challenge. Dal punto di vista fisico, è una pratica che dà molta fiducia. Sono riuscita a fare cose che non ero sicura di poter fare. La cosa interessante è che si ha la percezione di poter migliorare sempre.

Francesco: Questa è stata la mia prima esperienza di performance parkour. Prima ho solo supportato altri laboratori in contemporanea, lo avevo visto insegnare, avevo tradotto, magari mi ero prestato per dimostrare i movimenti, ma non avevo mai partecipato direttamente. Avevo paura di non essere in grado di farlo. È stato sicuramente molto formativo: oltre alla base delle tecniche insegnate ho visto tutta la metodologia che impiegano e che hanno dietro il semplice insegnamento del parkour, e cioè le tecniche di comunicazione non verbale, la psicologia, di adattamento rispetto all’audience che hanno. Non ho subito la barriera linguistica più di tanto e credi di aver supportato chi fosse più in difficoltà con la lingua.

Simona: io sono una danzatrice ed ho scoperto come il mio corpo abbia molte più possibilità di quante credevo ne avesse. Nonostante – grazie alla danza – io abbia un rapporto già approfondito con le potenzialità espressive del mio corpo, ho scoperto come ciò che può essere considerato un limite, piano piano, grazie alla disponibilità, alla pratica,e all’aiuto degli altri, possa essere  superato; come ogni limite possa essere piano piano spostato più in là, grazie al supporto degli altri e del gruppo. Quello che a me interessa è soprattutto la pratica sportiva e muscolare che si coniuga a un aspetto espressivo. Una delle cose che più mi ha interessato è stato il rapporto con la struttura che spesso ci siamo trovati a utilizzare: la cage. È una gabbia che non è una prigione, è una gabbia che diventa un’amica. Una gabbia che diventa una casa, un rifugio che ti permette l’espressione.

 Ludovico: io ho fatto parkour già lo scorso anno. Quello che ho detto all’insegnante, al termine del corso, è stato che fino ad allora io sapevo sì di avere di avere un corpo, ma non sapevo più cosa significasse essere felice di avere un corpo. La performance mi ha fatto riscoprire il piacere di averlo addosso, questo corpo.

Giulia: Non è stata la mia prima esperienza. Ho frequentato i corsi dello scorso anno e già sapevo che negli anni scorso avrei trovato dei benefici sia mentali che fisici. Ti apre molto la testa perché devi essere pronto a gestire sempre gli imprevisti. Il corpo non reagisce sempre come vorresti all’ostacolo, sia perché quell’ostacolo non era proprio previsto. Fa riscoprire tutte le possibilità nascoste del tuo corpo. Anche a teatro gli esercizi di contact si scoprono possibilità di movimento così anche qui si scoprono parti corporee che non siamo abituati a utilizzare.  Mi sono resa conto di quanto le persone migliorino e prendano confidenza con il proprio corpo, giorno dopo giorno. Con la pratica si prende coscienza di sé e degli altri.

Ludovico: molta della sicurezza che ho preso di me è stata frutto di un percorso che è nato dai laboratori di parkour che ho fatto l’estate scorsa. Questa disciplina mi ha cambiato la vita. Sì, so che può sembrare una cosa molto cheesy da dire. Il corpo è tuo ed è necessario starci bene dentro. Intorno a te c’è un mondo. Il modo attraverso il quale il corpo interferisce con il circostante si fa espressione. Esistono indicazioni che non sono regole ma spunti, obiettivi, motivazioni; istruttori che non sono dei tecnici della pratica ma ricercatori.

 

 

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Storia, Arte e Natura a Pietraporciana

Raggiungere la Riserva Naturale di Pietraporciana non è semplice, se non si è abituati alle strade bianche e non si ha dimestichezza con i territori tra Chianciano e Sarteano; eppure,…

Raggiungere la Riserva Naturale di Pietraporciana non è semplice, se non si è abituati alle strade bianche e non si ha dimestichezza con i territori tra Chianciano e Sarteano; eppure, quello che ci aspetta al termine del percorso, è una scoperta che vale la pena del viaggio. Un luogo di pace e serenità, che racchiude una storia importante per la Valdichiana e la Valdorcia.

Al centro della Riserva Naturale si trova l’ex podere di Pietraporciana, che è oggi un rifugio escursionistico e un centro visite, che utilizziamo come base per le nostre esplorazioni. Un lungo e approfondito viaggio tra storia, arte e natura, alla scoperta di un autentico patrimonio de nostro territorio, inserito nel circuito degli “Ecomusei della Valdichiana”.

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La Storia a Pietraporciana

Il casolare che sorge al centro della Riserva Naturale di Pietraporciana era il centro di un podere di proprietà dei marchesi Origo, e faceva parte della più vasta tenuta de “La Foce” che si estende tra Chianciano, Sarteano e Montepulciano. Si tratta di un luogo molto importante nella storia locale, in virtù del ruolo fondamentale che ha rivestito durante la Liberazione al termine della Seconda Guerra Mondiale.

Il podere di Pietraporciana fu infatti uno dei centri della lotta partigiana: i marchesi Origo lo lasciarono a disposizione dei combattenti partigiani dopo l’armistizio del 1943, assieme ad altre basi logistiche. Per circa un anno il podere fu centro di comando delle operazioni nella zona, in virtù della sua posizione strategica e della possibilità di osservare Chianciano dall’alto del poggio. Proprio a Pietraporciana, il 27 giugno 1944, avvenne una delle battaglie cruciali per la liberazione di Chianciano Terme dall’occupazione nazifascista.

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In virtù di questo importante evento storico, Pietraporciana è rimasta centrale nella memoria della comunità locale, tanto da spingere la marchesa Iris Origo a donare definitivamente la proprietà del podere al Comune di Chianciano, nell’anno 1985 (anche se la riserva si trova nel Comune di Sarteano). Da quel periodo sono cominciati i lavori di ristrutturazione e valorizzazione, che hanno portato nel 1996 all’inserimento nel sistema delle Riserve Naturali Senesi.

Pietraporciana è rimasta un luogo identitario per la guerra di Liberazione: ogni anno, in occasione della festa nazionale del 25 aprile, ospita infatti un evento organizzato da ANPI e Legambiente per tramandare la testimonianza storica dell’accaduto. Per l’occasione vengono coinvolti i ragazzi delle scuole, viene inaugurata una targa con delle riflessioni sulla Liberazione, i reduci partigiani raccontano storie ed effettuano letture a tema.

La storia a Pietraporciana, tuttavia, non si limita ai tragici eventi della Seconda Guerra Mondiale: inerpicandosi attraverso la faggeta, fino al poggio sopra il casolare, si può incrociare la “Grotta di Bruco”. Si tratta di una piccola caverna ai margini della radura, che secondo la leggenda ospitò Bruco, un templare di ritorno dalle Crociate che decise di vivere come eremita.

Le tante grotte presenti a Pietraporciana testimoniano una chiara presenza umana, probabilmente anteriore anche alla civiltà degli Etruschi, per via delle lavorazioni sulle pareti delle caverne che non sembrano effetto dell’erosione naturale; sono numerosi i ritrovamenti archeologici, dall’età del bronzo fino all’epoca romana. D’altronde, la visuale privilegiata su tutti i territori circostanti che si gode dalla sommità della collina doveva rivestire un elemento strategico fin dall’antichità. I resti di conchiglie e di fossili, inoltre, dimostrano la natura alluvionale dei terreni e il loro forte legame con l’epoca dell’ultima glaciazione.

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La Natura a Pietraporciana

Proprio la glaciazione terminata 10mila anni fa è alla base della straordinaria particolarità in ambito naturalistico di Pietraporciana. Il motivo per cui è stata istituita la Riserva Naturale, infatti, è la faggeta di 341 ettari sul crinale, censita dalla società Botanica Italiana come “biotipo di particolare interesse”. La faggeta di Pietraporciana è considerata eterotipica, ovvero si è formata e conservata al di sotto dei consueti limiti di altitudine (circa 800 msl). Siamo quindi di fronte a un esempio molto importante di “faggeta relitta”, un residuo degli estesi boschi di faggio che durante le glaciazioni vivevano a quote inferiori alle attuali, conservatasi tale grazie al crinale roccioso di tipo calcareo che l’ha protetta dai venti caldi e dagli agenti atmosferici.

La faggeta è al centro delle escursioni naturalistiche: si può attraversare seguendo il percorso che inizia nei pressi del podere e attraversarla fino a giungere al poggio del colle, da cui lo sguardo può spaziare su un panorama vastissimo, fino al Monte Amiata e al Lago Trasimeno. Accanto alla faggeta è presente un Arboreto Didattico, in cui possono essere identificate varie specie vegetali, e un orto sinergico utilizzato per progetti scolastici sulla buona alimentazione.

Particolarmente importante dal punto di vista botanico, è la presenza di due specie piuttosto rare per i boschi italiani che fioriscono tra giugno e agosto: il Giglio Rosso e il Giglio Martagone. Quest’ultimo è un esemplare rarissimo in provincia di Siena, perché è tipico dell’habitat montano. Per quanto riguarda la fauna, invece, l’elemento più caratteristico è costituito dalla Rosalia Aplina, un raro coleottero di colore blu, che nidifica soltanto in alcuni tipi di legno morto. A questo particolare insetto si affiancano tante specie di uccelli come il picchio rosso, il picchio verde e il picchio torcicollo, lo sparviere, il biancone e il falco pecchiaiolo, la poiana e il barbagianni. Per i mammiferi invece si possono trovare scoiattoli, istrici, volpi, faine, martore, tassi, caprioli, daini e cinghiali. Infine, nella fonte accanto al podere c’è una sorgente naturale dove ogni anno i tritoni si radunano per la riproduzione.

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L’Arte a Pietraporciana

Come se l’importanza storica e quella naturalistica non fossero sufficienti, la cooperativa Alma Gea, che cura la gestione di Pietraporciana, ha cominciato già da qualche anno a sviluppare un altro filone, ovvero quello artistico. Nella loro visione, questo posto potrebbe diventare un parco artistico, rendendo sempre più indissolubile il legame tra la natura e la cultura.

Ne è la prova l’iniziativa “Simbiosi” del 2015, una sorta di mostra collettiva che ha coinvolto artisti locali e internazionali, con opere e artefatti lasciati in libera esposizione. Nel corso di questa mostra è stato sviluppato il concetto di arte sostenibile: tutte le opere sono state realizzate con materiale decadente (legno, argilla, paglia e così via) in modo da subire l’effetto dell’erosione naturale con il passare del tempo. Ancora oggi, visitando Pietraporciana, è possibile imbattersi nei resti di queste opere: alcune si sono conservate, altre sono diventate dei rifugi per gli animali, altre ancora hanno trovato una nuova funzione nella circolarità della natura.

Ogni anno la cooperativa Alma Gea cerca di sviluppare questo concetto di parco artistico e di arte eco-sostenibile, in modo da dare una spinta propulsiva anche al settore turistico. Nei giorni in cui abbiamo visitato Pietraporciana abbiamo conosciuto una giovane artista che stava usufruendo del progetto di residenza artistica: in cambio di ospitalità, ha realizzato delle sculture di argilla per la Riserva Naturale, dando ulteriore linfa al legame tra arte e natura.

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Il centro visite di Pietraporciana

Dopo questo viaggio tra storia, natura e arte, torniamo al punto di partenza del nostro viaggio, ovvero il centro visite. Il casolare al centro della Riserva Naturale è infatti il punto di riferimento per i visitatori e gli escursionisti: la struttura è in grado di accogliere fino a 24 persone come ostello, bed&breakfast, mezza pensione o pensione completa. Inoltre è dotato di un piccolo anfiteatro in cui è possibile svolgere eventi artistici, didattici e culturali.

Il centro visite è gestito dal circolo Legambiente Valdichiana e dalla cooperativa Alma Gea, di cui fanno parte Ivan, Giancarlo e Andrea. È proprio Ivan a raccontarci, in maniera autentica e appassionata, il grande lavoro che stanno svolgendo:

“Il nostro sogno è quello di far diventare Pietraporciana un luogo di scambio di culture. Non soltanto un luogo in cui rilassarsi e stare in pace con la natura, ma anche ritrovare la ricchezza della cultura e dell’arte, dello stare bene con sé stessi.”

La cooperativa ha iniziato le sue attività in un’altra Riserva Naturale Senese: il Pigelleto, sul Monte Amiata. Dal 2013 è attiva a Pietraporciana e offre servizi di informazione turistica, supporto ai visitatori e all’organizzazione di eventi. Inoltre è responsabile del punto ristoro, in cui non utilizza i piatti tipici toscani ma delle ricette più ricercate, che si rifanno alla tradizione napoletana o di altre regioni, utilizzando il pesce e delle tecniche particolari di cottura.

Ivan e Giancarlo sono infatti originari di Napoli, e il loro lavoro a Pietraporciana è indice di una riscoperta interiore. Ex bancari, si sono stancati della vita in città e di un lavoro che non dava loro soddisfazioni: hanno ricominciato in Toscana, con una vita che dal punto di vista emotivo restituisce delle sensazioni più forti, capace di rigenerare l’animo con la serenità e l’armonia della natura, scambiandosi esperienze con gli altri ospiti di Pietraporciana.

“Se ci fosse una rete più efficace tra tutte le Riserve Naturali potremmo lavorare su un’offerta più grande dal punto di vista turistico – commenta Ivan – ma non è sempre facile. A volte è difficile far dialogare efficacemente tutti gli attori sociali, sono diversi i gradi di competenza amministrativa a Pietraporciana.”

Eppure, nel loro piccolo, i membri della cooperativa si sforzano di rendere la Riserva Naturale ancora più accogliente. Il centro visite è a disposizione di sportivi, gruppi, associazioni, aziende o artisti. Per la prossima estate sono in programma numerosi eventi: dai campi estivi ai workshop, dal nordic walking alle serate astronomiche, dalle cene ecologiche ai corsi di musica, danza e teatro.

Tutto questo in un clima di serenità e armonia che fonde in maniera efficace storia, natura e arte. Perché la Riserva Naturale di Pietraporciana non è il luogo per fuggire dalla realtà, ma per riscoprirla.


IMG_2746Per informazioni:

La Riserva Naturale di Pietraporciana è raggiungibile da Sarteano prendendo la strada per Castiglioncello del Trinoro: dopo circa 3km abbandonare la SP126 e proseguire sulla strada sterrata verso l’area attrezzata “Le Crocette”, dopo circa 1km si trova il podere. Da Chianciano, invece, proseguire dai giardini de “La Foce” su strada sterrata per circa 3,5km seguendo i cartelli di legno.

Il centro visite è aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18. Per prenotazioni si può contattare la mail pietraporciana@gmail.com oppure visitare il sito web www.pietraporciana.it

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Sarteano: i ragazzi delle scuole medie a lezione dai partigiani

  La classi terze della scuola secondaria di primo grado di Sarteano, lunedì hanno assistito  a una lezione particolare, tenuta da due figure storiche della lotta partigiana, Dino Faleri e…

 

La classi terze della scuola secondaria di primo grado di Sarteano, lunedì hanno assistito  a una lezione particolare, tenuta da due figure storiche della lotta partigiana, Dino Faleri e Aristeo Biancolini, in uno luogo dei luoghi simbolo della Resistenza in Val di Chiana: Pietraporciana.

Centottanta anni in due, protagonisti di vicende parallele ma distinte subito dopo la firma dell’armistizio nel 1943, hanno raccontato la loro esperienza di giovani partigiani durante la guerra di Liberazione e il loro impegno nel tenere viva la memoria di quei giorni.

Dino Faleri inquadrato nella Brigata Simar a Fontevetriana (frazione di Sarteano) e Aristeo Biancolini impiegato nella formazione Spartaco Lavagnini sul Monte Amiata, hanno tenuto alta l’attenzione degli studenti per circa due ore. Coordinati dal prezioso lavoro di Giampiero Giglioni, membro del coordinamento Anpi della Val di Chiana, gli alunni hanno potuto rendersi conto dalla diretta testimonianza dei due storici partigiani della durezza della guerra e delle privazioni subite dalla popolazione anche in questa zona della provincia.

Assistere alla straordinaria motivazione di Dino e Aristeo – dice Mirco Del Buono, consigliere comunale di Sarteano – nel raccontare le loro vicende affinché certi avvenimenti non si ripetano mai più è stata la lezione più importante. Spero che gli studenti abbiano compreso la straordinaria fortuna di poter ascoltare in prima persona i lucidi racconti di due persone eccezionali, che con il loro impegno hanno contribuito a far germogliare il seme della democrazia nelle nuove generazioni”.

L’appuntamento, organizzato dal Comune di Sarteano, dalla locale sezione Anpi e dal coordinamento Anpi della Val di Chiana, rientra all’interno delle celebrazioni per settant’anni della Liberazione della Val di Chiana e della Provincia di Siena. L’importante momento formativo verrà ripetuto sempre a Pietraporciana, trasformato nel tempo in centro ricettivo dotato di aula didattica, in forme diverse con altre scuole dei paesi limitrofi a Sarteano.

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Castiglioncello: due ex-bambini, faccia a faccia con la storia

Settant’anni dopo la strage di Castiglioncello, torna al borgo e ritrova un vecchio amico Dino e Vilmano si erano conosciuti, loro malgrado, settanta anni fa. La storia li aveva messi,…

Settant’anni dopo la strage di Castiglioncello, torna al borgo e ritrova un vecchio amico

Dino e Vilmano si erano conosciuti, loro malgrado, settanta anni fa. La storia li aveva messi, allora bambinetti, spalle al muro lungo la facciata di una chiesa di un piccolo borgo toscano. Davanti ai lori occhi, le divise e i fucili puntati dei soldati dell’esercito tedesco. L’ordine partito dagli ufficiali nazisti era stato chiaro: rappresaglia. Le azioni dei partigiani nascosti nei boschi di Pietraporciana, doveva essere vendicata con le vite dei civili. Anche se innocenti, anche se inermi. Uomini, donne e bambini messi al muro, tremanti.

E quel giorno il destino di quei due bambini cambiò per sempre. Il padre del piccolo Dino, Quirino Salvadori, venne ucciso, assieme ad un altro civile, Amerigo Bai. Il padre di Vilmano, Giuseppe Cecchini, si mise in mezzo e con quel poco di tedesco imparato al fronte, cercò di salvare gli altri civili dalla furia nazista. Ci riuscì, e il resto degli abitanti fu risparmiato dalla strage.

Qualche giorno fa, quei due bambini si sono rivisti faccia a faccia, nel luogo dove si consumò quella giornata maledetta, a Castiglioncello del Trinoro, una piccola frazione del comune di Sarteano. Adesso Dino e Vilmano hanno pochi capelli e molte rughe. Con gli occhi lucidi, si sono abbracciati ed hanno ripercorso per ore quella giornata tremenda, passeggiando sulle vie lastricate dell’antico borgo medievale. Vilmano Cecchini non era tornato più a Castiglioncello. Dino non ha mai smesso di abitare per queste stradine abbarbicate sul crinale della Valdorcia, anche quando i residenti si contavano sulle dita di una mano e viverci era difficile.

Adesso Castiglioncello del Trinoro è un piccolo gioiello rimesso a nuovo da un importante investimento ricettivo. È stato riqualificato il patrimonio artistico e storico, rifatti alcuni servizi essenziali. Insomma, ci si vive meglio di qualche anno fa. Da una frazioncina destinata allo spopolamento, è diventata luogo di lavoro per tanti ragazzi che animano il wine bar, l’albergo o il ristorante di tendenza. Qui si rifugiano artisti di fama internazionale, o protagonisti del jet-set economico finanziario mondiale, in cerca di una pausa dalla vita metropolitana.

castiglioncello ex bambini

Al centro del borgo, non curante del tempo che passa, sopravvive la piccola chiesa romanica di Sant’Andrea. Muovendo lo sguardo lungo la sua facciata, prima di finire ammaliati dalla bellezza del panorama della Valdorcia, ci si imbatte in una piccola lapide di marmo.
L’avevano messa lì gli abitanti del borgo all’indomani della guerra, nel 1945: “Scolpiti nell’anima porterà i nomi di Bai Amerigo e Salvadori Quirino, vittime innocenti di quel giorno. Riconoscente affetto serberà all’interprete Cecchini Giuseppe che con coraggio e fermezza si adoperò per limitare l’ingiusto e barbaro eccidio”.

Dopo quasi settanta anni, i due figli di quei due nomi della storia tremenda si sono rivisti e parlati. Non sappiamo bene cosa si sono detti. Ma sappiamo che con loro hanno portato i loro figli e nipoti. Per ricordare tutti insieme quella storia, e tramandarsi una cicatrice che parla di morte e sopravvivenza. Una cicatrice lunga tutta una vita e che durerà per un’altra generazione almeno.

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Un fine settimana a tutta natura

Quello che si sta avvinando sarà un fine settimana alla scoperta e alla conoscenza della natura, all’insegna dello svago e del divertimento. Domenica 8 settembre, infatti, la riserva naturale di…

Quello che si sta avvinando sarà un fine settimana alla scoperta e alla conoscenza della natura, all’insegna dello svago e del divertimento. Domenica 8 settembre, infatti, la riserva naturale di Pietraprociana, nel Comune di Sarteano, e la riserva naturale del Lago di Montepulciano ospiteranno chiunque abbia voglia di conoscere, apprezzare e godere di panorami incontaminati.

Domenica 8 settembre, al mattino, tutti alla scoperta della riserva naturale di Pietraprociana, grazie al Nordic Walking. Il ritrovo è al centro visite (ore 9). A seguire una introduzione sintetica sul Nordic Walking quindi (ore 10) l’inizio dell’escursione vera e propria. Il rientro è previsto alle 13, con la possibilità di pranzare al centro visite. L’escursione (17 euro, minimo 5 persone) viene proposta dalle associazioni Guide ambientali (Agat) e Nordic walking italia (Anwi). Tra gli organizzatori la cooperativa Abies Alba, che gestisce il punto di accoglienza e ristoro della splendida riserva naturale. Pietraporciana offre specie animali e vegetali rare, grotte e punti panoramici da non perdere.

Nel pomeriggio, sempre domenica 8 settembre, l’Associazione Amici del Lago di Montepulciano organizza l’evento “Vivere e condividere la Riserva: passeggiate, pedalate, giochi e merende”, iniziativa pensata per i bambini, i ragazzi e le famiglie.
Il programma prevede la collaborazione con altre realtà associative del territorio. Dalle 15.00 gli Scout del Gruppo Montepulciano mostreranno agli ospiti le proprie attività, mentre dalle 16.00 il personale della Misericordia effettuerà alcune simulazioni di soccorso dando dimostrazioni dell’utilizzo delle apparecchiature in dotazione alle squadre.
Alle 17.00 gli specialisti della Cerro Bike accompagneranno gli amanti della bici in una passeggiata in mountain bike lungo le rive del Chiaro. Dalle 15.00 alle 18.00 sarà, anche, possibile effettuare l’escursione nello specchio d’acqua a bordo del battello alimentato a pannelli solari.
Non mancheranno gli aspetti eno-gastronomici con il Nutella-party per i bambini ed i panini con la porchetta per gli adulti, accompagnati dalla degustazione dei vini di qualità di Montepulciano.

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Copia della Costituzione ai neo maggiorenni di Sarteano

Nei giorni scorsi vi avevamo parlato dell’iniziativa del Comune di Chiusi in occasione del 2 giugno, per la consegna di copie della Costituzione italiana ai diciottenni. Ebbene, un’analoga manifestazione si…

Nei giorni scorsi vi avevamo parlato dell’iniziativa del Comune di Chiusi in occasione del 2 giugno, per la consegna di copie della Costituzione italiana ai diciottenni. Ebbene, un’analoga manifestazione si svolgerà nel Comune di Sarteano, sempre in occasione della Festa delle Repubblica.

Gli amministratori comunali consegneranno ai neo maggiorenni di Sarteano una copia della Costituzione della Repubblica italiana. L’evento si terrà al Teatro degli Arrischianti alle ore 21:00, a cui seguirà un concerto in onore del 2 giugno. La filarmonica sarteanese si esibirà sul palco con l’inno di Mameli e altre musiche legate alla storia della Repubblica italiana.

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Per la giornata del 2 giugno è previsto un altro evento organizzato dal Comune di Sarteano: in mattinata si terrà infatti una passeggiata con visita guidata alla Faggetta di Pietraporcina, in collaborazione con la cooperativa Abies Alba. La passeggiata è inserita nel ciclo di appuntamenti “Voler bene all’Italia”, per valorizzare uno dei luoghi più suggestivi del territorio, con una vegetazione sfuggita all’ultima glaciazione. L’escursione partirà alle ore 10:30 dal centro visite e durerà circa due ore. Per informazioni e prenotazione potete scrivere a: pietraporciana@abiesalba.com

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