Vi presentiamo in esclusiva il romanzo breve “Inchiostro sulla pelle”, ideato e scritto da un’autrice che vuole rimanere anonima e che si firma con “Piuma Bianca”. Qual’è il motivo di questa riservatezza? Chi si cela dietro questo pseudonimo? A voi le speculazioni!

In occasione del primo capitolo di questo romanzo a puntate, l’autrice ci introduce la sua opera:

piuma bianca

“Non so bene definire il mio modo di scrivere, non saprei collocarmi in un genere letterario. Tutto ciò che so è che i protagonisti sono un uomo e una donna. Non so chi siano, ma vivono la loro vita in modo diverso dagli altri e a me non resta che scriverla. Ho in testa immagini di loro, di cosa fanno, di cosa percepiscono, di come si pongono in generale riguardo la vita, le circostanze. Non sono convinta che siano fidanzati ma tra loro c’è qualcosa di speciale che forse non ha nemmeno un’etichetta..”

Ecco a voi il primo capitolo di “Inchiostro sulla pelle”, che ci accompagnerà per tutta l’estate. Buona lettura!

Il giorno.(1)
Bastò un secondo.
Forse meno.
Il tempo di scendere le scale per incontrarsi a metà.
In quell’attimo fugace capirono tutto, con uno sguardo già si conoscevano.
Erano due pezzi di puzzle che improvvisamente si erano trovati, combaciare era un battito di ciglia.
D’impatto i pensieri erano confusi, certi sguardi non si scambiano con facilità, sentivano nell’aria un’energia, una sottile armonia che inconsciamente li univa.
Si guardavano e sorridevano come quando ti stupisci di fronte al primo sole dopo un intero inverno e non puoi far altro che lasciarti sorprendere da quel raggio di sole che leggero ti attraversa.
Sapevano che tra loro c’era qualcosa di indefinibile, era un legame strano, ma era solo loro.
Si sentiva il respiro della casa, il movimento lento di due anime che piano si studiano.
Lui la fissava in ogni suo gesto, come se volesse conoscere la sua essenza per somatizzarla e farla sua.
A lei piaceva avere i suoi occhi su di sé.
Erano intrappolati in un vortice caotico che piacevolmente li sconvolgeva.
Erano loro due.
Questo bastava.

16:04(2)
Un giorno di sole.
La stanza racchiudeva un silenzio pieno.
Casa era deserta e l’unico rumore che sentiva era quello della matita sul foglio che scandiva parole ritmate da un respiro leggero, un respiro vero, uno di quei respiri che ti fanno pensare che vada tutto bene.
Un raggio di sole tentava di liberarsi dalla tenda mentre un piede si muoveva a scatti.
Lei si sentiva bene.
Sentiva che intorno a sé era tutto come doveva essere e pensò che a volte, per conoscere qualcuno, non c’è bisogno di tempo, a volte è sufficiente uno sguardo sincero.

15-04-13(3)
Era invasa da un sottile piacere.
Come quando poggi il piede sulla sabbia per la prima volta dopo un lungo e gelido inverno.
Come lo stupore che si legge negli occhi di chi guarda qualcosa di bello.
C’era il sole.
I capelli al vento piano le scoprivano il profilo e un sorriso le rigava il volto.
Il mare si muoveva leggero ai suoi piedi e pensava che sarebbe stato bello imparare a respirare, imparare ad avere la pazienza delle onde.
Tutto intorno a lei era fermo, calmo.
Si sentiva persa, ma era una bella sensazione, fuori controllo lasciava che i suoi occhi si incrociassero con quelli delle altre persone e si lasciava andare in pensieri blu cobalto.

Notte inoltrata.(4)
Avrebbe portato con sè la disarmante complicità del primo bacio
i suoi occhi nel lago, le smorfie spontanee,
avvicinandosi.
Giocava con i capelli e sorrideva ripensando alle speranza spezzata di togliergli le calze, di vederlo dormire con i pugni sulle guance.
Avrebbe portato con sé una maglietta mai lavata per non lavare via anche la sua traccia, le cadute nel buio tra il silenzio della casa,
La sconfitta.
I suoi occhi puntavano altrove, lontano, dove si fatica a vedere con lo sguardo, dove l’insicurezza e l’ingenuità le senti riaffiorare tra un respiro e l’altro.
Ricordava i suoi occhi bagnati, il profumo del legno e delle lenzuola.
Avrebbe portato con sé l’intimità delle loro carezze e quel fare l’amore per fermare il tempo.

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