Per eccellenza la dimensione delle favole è quella che non smette mai di affascinare. Per il potere che ha di suggerire immaginari fantastici e suscitare la meraviglia di storie incredibili, catalizza l’attenzione non soltanto dei bambini, ma diviene a ogni età la porta d’accesso a un mondo ideale, governato dalla regola che i buoni valori trovino sempre il modo di trionfare sulle forze negative che si frappongono tra i personaggi e il lieto fine. Le favole hanno da sempre rappresentato l’elemento fondamentale di ogni cultura, un espediente per raccontare eventi primordiali, oppure per giustificare avvenimenti indipendenti dalla volontà umana, o ancora per affidare alle generazioni future i valori su cui si è costituita la loro civiltà. Nella storia della letteratura, innumerevoli personaggi di fantasia sono diventati modelli da seguire o rifuggire, le morali contenute nelle pagine delle favole insegnamenti per la vita. Non c’è nessuno a cui non sia mai stata raccontata una favola e, di questo, il merito indiscutibile è anche degli autori, capaci di delineare personaggi semplici, ma perfetti in tutta la loro varietà di pregi e difetti umani, rimasti nel cuore oltreché nei ricordi, fin dalla prima lettura.

Quanto importante sia stato il loro ruolo è il tema centrale di Favolah, il musical portato in scena dalla Compagnia Evoluzione Theatre Company su un testo di Eleonora Benedetti e Erica Picchi, con la regia di Martin Loberto, le coreografie di Erica Picchi e la direzione musicale di Emanuele Derosas. Una pièce che sabato 1 febbraio arriva al Teatro degli Oscuri dopo aver conquistato un ampio consenso di pubblico e critica, ed essersi aggiudicato, nel 2019, il PRemio Italiano del Musical Originale e ben 5 Broadway World Italy nelle categorie miglior testo, miglior spettacolo con partitura originale, miglior partitura musicale, migliore attrice protagonista e miglior attore non protagonista. Uno spettacolo completamente inedito nel testo e nelle musiche che prende vita da una domanda: cosa sarebbe successo se nel passato le favole non fossero state scritte? E così la scena si apre su Charles Perrault, uno degli scrittori di fiabe più celebre di tutti i tempi, vissuto in Francia nel XVII secolo.

Caduto in miseria e disilluso che possano esistere “lieti fini”, egli ha deciso di smettere di scrivere racconti. Ci vorrà l’aiuto delle due fate Polaris e Altair per convincere Perrault a credere di nuovo nella sua missione e finire di mettere in ordine le sue fiabe. Sul palco si alterneranno i personaggi delle sue storie più note, ma in una versione inaspettata, per uno spettacolo che, come spiega il regista:

«È uno show per tutti, divertente per i bambini e capace di ricordare ai grandi di essere stati anch’essi bambini. In uno scenario incantato, le favole svelano quanto la loro espressività sia efficace e resistente alla prova del tempo. Sebbene le epoche siano cambiate e le favole presentino situazioni semplici rispetto alla complessità del presente, le loro morali restano principi validi e applicabili in qualsiasi società civile moderna».

In Favolah Perrault ha smarrito le coordinate per far ritrovare ai suoi personaggi la loro strada e alle fiabe il lieto fine. Rifiutarsi di ultimare i racconti avrebbe significato non consegnare una raccolta di mondi immaginari, senza la quale il mondo sarebbe stato un posto più grigio. L’arrivo sulla scena delle due fate viaggiatrici nel tempo è l’intervento necessario a scongiurare un futuro senza favole e la perdita della fantasia nei bambini, che senza gli scritti di Perrault oggi non potrebbero conoscere i racconti racchiusi ne Histoires ou contes du temps passé, avec des moralitez, la raccolta pubblicata nel 1697, e divenuta celebre con il titolo Contes de ma mère l’Oye, in cui sono contenuti i classici della narrativa La bella addormentata nel bosco, Cappuccetto rosso, Il gatto con gli stivali, Cenerentola, Pollicino, Pelle d’asino.


L’Evoluzione Theatre Company, nata nel 2012 e attualmente formata da otto artisti, affronta in Favolah l’origine di questi racconti, giunti ad essere conosciuti dal pubblico attraverso adattamenti cinematografici che li hanno in parte modificati, ma ancora oggi universalmente riconosciuti come riserva infinita di magia. Lo spettacolo è in scena al Teatro degli Oscuri di Torrita di Siena sabato 1 febbraio alle 19 e alle 21. Per info e prenotazioni: Valdichiana Teatro

Print Friendly, PDF & Email