Come ben sappiamo, oggi l’industria musicale sta passando tempi tutt’altro che felici. Ebbene, bisogna ridare lustro alle uscite musicali – a dire il vero, ci sarebbe anche da dire che esce fin troppa musica rispetto a quella che qualcuno può riuscire effettivamente ad ascoltare, forse perché basta saper usare un po’ il computer e i programmi appositi, per fare musica decente e si è perso il lume per quanto riguarda la qualità e la cura di un prodotto, tale per cui molti artisti sfornano compulsivamente un album di media ogni due anni – e quindi, dato che oramai la musica, e ci sarebbe anche da aggiungere il costo scandaloso di un CD nel nostro Paese, si scarica, non si compra più, e aiutano relativamente piattaforme come Spotify o Deezer, o anche piattaforme d’acquisto come iTunes o Amazon. I benefici che daranno, saranno calcolabili su un lungo periodo, non di certo entro breve. E quindi, come si fa a rilanciare un panorama musicale italiano? Ottima domanda, dato che è in una situazione agghiacciante quanto a qualità complessiva, tra uomini che cantano canzoni strappalacrime, o si reputano molto rock, quando di rock non hanno proprio niente e il rock, per gente dotata di buonsenso e buongusto musicale, dovrebbero essere artisti come MusePearl Jam, Franz Ferdinand, The Killers, Queens Of The Stone Age, i primi artisti decenti che vengono fuori scrivendo “rock bandsu Google, insomma… Gente di altra caratura – e non ce ne vogliano – rispetto ai Negramaro e ai Modà, di cui non sai se la nuova canzone sia effettivamente nuova o una canzone vecchia che assomiglia a una nuova, o forse una nuova che assomiglia a una vecchia. Oppure, ci propinano donne che cantano sgraziate e sguaiate come delle scaricatrici di porto – Alessandra Amoruso, Emma e la nuova, sgradevolissima voce di Bianca Atzei – con quella sensazione che abbiano la gola infestata da noduli e poca, insufficiente, tecnica vocale per cantare in quel modo, tutt’altro che gradevole e ascoltabile.

Eppure, nell’immediato, esistono i talent show, ovvero la musica portata in televisione, i meccanismi per diventare un prediletto delle case discografiche sono a portata di tutti! Selezioni piene di gente che di musica ne ha studiata, ma anche gente che non ha la minima idea di che cosa significhi affrontare un talent show, una carriera da musicista, fare un disco e sottostare alle dure leggi delle case discografiche. Giurie – perlomeno qua – discutibili, che cercano, forse su commissione, l’ennesima marionetta da utilizzare, per quanto? Per la durata del programma e nell’immediato periodo successivo all’uscita del proprio disco. Perché molto spesso, questi artisti usciti costruiti dalla televisione vengono lasciati a loro stessi, con la promessa di promuovere bene un disco, di dare notorietà, ma alla fine, sembra quasi che ai produttori e alle case discografiche, interessi tirare fuori un personaggio buono per qualche stagione, qualche sagra, evento di assoluto secondo piano, come la musica che spingono a produrre. Qualche canzone buona per saturare le radio, che, se ci avete fatto caso, in certi periodi hanno tutti la stessa programmazione e mi viene in mente che, quest’estate, nell’ordine la programmazione era fatta così: Max Pezzali, Icona Pop, Emma, Modà, Alessandra Amoruso (ogni tanto), poi Bianca Atzei, Daft Punk… E nel pomeriggio, via ancora così, con la medesima sequenza.

A onor del vero, non tutti gli artisti citati vengono dai talent show, ma nemmeno tutti quelli che provengono da uno show simile, sono dei pessimi esempi di musica: si pensi a Nathalie, che ritengo che sia un valido esempio di artista che si è fatta una gavetta precedente, che poi è andata incontro alle meccaniche del talent show, ben conscia di quello a cui andava incontro, e ha pubblicato due dischi niente male, da quando ha vinto X-Factor e conduce la propria carriera con semplicità e musica molto più raffinata di certe canzoni-pattume propinate in radio. No, Chiara Galiazzo l’hanno propinata al pubblico come una nuova Florence and The Machine italiana, per la voce, che francamente è sempre il solito misto sgraziato e sgradevole… Alla Giusy Ferreri, un’altra sgradevolissima voce uscita da un talent show, frutto dell’incompetenza di un'”esperta” come Simona Ventura, che probabilmente ha dimostrato di saperne di musica come una persona normale sa di ingegneria nucleare, eliminando voci come quella di Roberto Tiranti durante le selezioni – decisamente, per chi non lo sa, una delle voci più belle e preparate qua in Italia. A proposito, nessuno sa più niente di Giusy?

Eppure, comunque, continuo a pensare che i talent show debbano tirare fuori dei talenti veri e duraturi, non delle marionette da riciclare stagionalmente. Già, non dimentichiamoci che, se perlomeno negli altri anni questo tipo di show rivelava qualche proposta valida, quest’anno, per esempio, il livello di X-Factor è abissale, in senso negativo. E non dimentichiamoci che, esordire dicendo: “Voglio trovare la Bjőrk italiana” (Morgan dixit), non è affatto un buon inizio, perché preannuncia solo di voler cercare qualcuna con la voce inconsapevolmente sgraziata e inascoltabile (e ancora, si finirà ad avere una voce alla Giusy Ferreri) che metterà qualche suono di synth o campanelloso in più nella propria musica, passando per eclettica o particolare. Ma sarà lontana anni luce dal genietto islandese e dalla sua musica veramente ricercata. Ecco, vorrei anche che si smettesse, perlomeno negli show italiani, di trovare qualcuno che imiti qualcuno. Non si potrebbe dire: “Quest’anno, vorrei che il vincitore fosse veramente indimenticabile e che faccia un minimo di musica personale e di qualità?“.

Nel pessimismo cosmico che avvolge i miei pensieri circa la situazione musicale italiana, mi viene da pensare, che questo pensiero sia puramente utopia. Ma ogni tanto, è bello sognare.

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