Da oltre cinque anni vi raccontiamo la storia di Dufatanemunda, la cooperativa sociale che unisce un piccolo villaggio del paese africano del Burundi alla Valdichiana: un progetto di sviluppo locale sostenibile che ha contribuito a migliorare la vita di molte persone. La storia della cooperativa Dufatanemunda è stata una delle prime cause di cui la nostra testata si è presa a cuore, contribuendo a raccogliere fondi e raccontando gli effetti di tali iniziative di solidarietà.

L’associazione locale sta continuando a raccogliere fondi per sostenere la cooperativa in Burundi, che tra le attività ha anche implementato la coltivazione della moringa. Ho quindi nuovamente incontrato Athanase Tuyikeze, ideatore del progetto, per conoscere i nuovi sviluppi e quali benefici abbiano portato i fondi raccolti in Valdichiana nel corso degli ultimi anni alla vita degli abitanti di Vugizo, in Burundi.

Proseguono i lavori agricoli a Vugizo

Come sta la cooperativa Dufatanemunda? Ha subito gli effetti della pandemia?

“La cooperativa sta molto bene, siamo arrivati a 22 membri e abbiamo terreni di proprietà, una stalla e altri due ettari e mezzo di terreni in affitto, dove stiamo coltivando delle piante di fagioli. Oggi vedo la consapevolezza del progetto, dopo sei anni è evidente a tutti: all’inizio poteva sembrare faticoso, non si vedevano subito gli effetti positivi, ma adesso sì. Le persone sanno quello che stanno facendo e cominciano a vedere il futuro, i frutti del lavoro. Si parla di 22 famiglie già coinvolte in questo progetto di sviluppo sostenibile, considerando in Burundi una media tra otto e dieci figli, ci sono tante persone che beneficiano della cooperativa. Adesso anche altri vorrebbero entrare, ma finché non ci sono sufficienti mezzi o risorse dobbiamo mantenere un equilibrio. La cooperativa Dufatanemunda rimane quella, ma se c’è un altro gruppo che può nascere, allora si possono condividere conoscenze e collaborare, fare rete tra più gruppi senza ingrandirsi troppo e senza perdere lo spirito iniziale.”

Quindi possiamo dire che è anche un modo per mantenere sostenibile il progetto? Ingrandirsi potrebbe essere positivo per le economie di scala, ma allo stesso tempo rischioso.

“Esatto, la cooperativa originaria rimane, ma ci sono altri gruppi che possono imparare e mettersi in rete. Ogni gruppo può essere autonomo e insegnare agli altri, sia dal punto di vista agronomico che economico, donando sementi alle altre persone.”

Com’è stato il tuo ultimo viaggio in Burundi? Ci sono state problematiche legate al Covid?

“Il viaggio è stato molto difficile, volevo andarci a inizio anno perché potevo lasciare più facilmente il mio lavoro, ma ho dovuto rimandare per capire come procedevano i contagi. Finalmente sono riuscito a partire il 26 febbraio, ho fatto sette giorni di quarantena in Burundi e dopo il tampone ho cominciato a uscire. Massime precauzioni, ma tanta preoccupazione. Per fortuna è andato tutto bene. Ho visitato un’altra cooperativa a Kirundo con cui stiamo collaborando. Ho lavorato lì per cinque giorni, portando conoscenze di agricoltura e aiutando a impostare gli impianti di irrigazione. Dopo sono andato a Vugizo e ho visto quello che stanno facendo, abbiamo pianificato le prossime attività con i nuovi terreni, acquistando machete e zappe per aiutare il lavoro agricolo. La cooperativa ha avuto difficoltà con l’allevamento dei maiali, che è fonte di carne e di letame, fondamentale per il concime, soprattutto nelle zone tropicali: quindi stiamo cercando di acquistare delle pecore.”

Tra le nuove collaborazioni c’è quella con l’Università del Burundi. Ce ne puoi parlare?

“Da un po’ di tempo collaboro con un ragazzo che si chiama Clode, abita a Makamba, che dal 2014 sta selezionando a livello scientifico i semi di mais, fagioli e patate. Collabora con l’Institute of Agronomic Sciences (ISABU) dell’Università del Burundi, anche se non è un agronomo è riuscito a raggiungere dei livelli ottimi, uno dei produttori di sementi più grandi della provincia di Makamba. Clode riesce a utilizzare in maniera intelligenza i principi dell’agricoltura sinergica, puntando sulla consociazione di colture e non su monocolture. Stiamo collaborando per portare a Vugizo il suo modello, anche se ogni zona ha le sue caratteristiche e va studiata in maniera particolare, scambiando sementi e tecniche.”

Come sei stato accolto dalle istituzioni locali durante l’ultimo viaggio?

“Ho parlato con il Comune di Vugizo, ho presentato quello che abbiamo fatto in questi anni con la cooperativa. Abbiamo ottenuto un riconoscimento nazionale, grandi apprezzamenti. Le istituzioni locali sono molto contente, vorrebbero sviluppare ulteriormente i progetti della cooperativa. Ho notato che c’è grande voglia di sviluppo, di alfabetizzazione. C’è grande voglia di scambi culturali, di scambiare conoscenze e studi. Il Sindaco mi informa di quello che succede a Vugizo, ha creato un gruppo Whatsapp con gli “emigrati” in modo da rimanere in contatto e cerca di mettere la politica al servizio della comunità, per la crescita sociale.”

In Valdichiana invece come procedono le attività? State programmando altri eventi?

“L’associazione Dufatanemunda continua a raccogliere fondi e a sostenere le attività della cooperativa in Burundi, ci sono tante persone di buon cuore che continuano ad aiutare. C’è anche un’altra associazione chiamata “Rinasco” che ci sta sostenendo con tanta passione, e c’è la possibilità di creare degli scambi culturali più forti con il territorio locale, magari perfino un gemellaggio internazionale. Anche se abbiamo interrotto gli eventi pubblici durante la pandemia, le attività stanno continuando. I semi che abbiamo seminato nel 2016 continuano a crescere e stanno dando i loro frutti.”

Se volete contribuire alle attività della cooperativa e ai progetti di sviluppo sostenibile in Burundi, vi ricordiamo che è sempre possibile effettuare una donazione all’associazione locale.
Dufatanemunda Onlus, codice iban: IT28 J033 5901 6001 0000 0147 362

Le piante di fagioli di Dufatanemunda

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Alessio Banini

Scrittore di narrativa e saggistica, ha conseguito una laurea magistrale in Antropologia Culturale ed Etnologia all’Università degli Studi di Siena. Nato nel 1983 in provincia di Siena, per La Valdichiana si occupa di folclore e storie della tradizione popolare. La sua grande aspirazione di aiutare le persone a pareggiare i tavoli con i suoi libri è stata spazzata via dall'avvento dell'editoria digitale

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