La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: montepulciano stazione

Il Bosco di Ogigia: la permacultura come modello ambientale

Il Bosco di Ogigia è un progetto dedicato all’informazione e alla diffusione della permacultura e delle pratiche agricole sostenibili, intese non soltanto come tecniche da impiegare in agricoltura, ma anche…

Il Bosco di Ogigia è un progetto dedicato all’informazione e alla diffusione della permacultura e delle pratiche agricole sostenibili, intese non soltanto come tecniche da impiegare in agricoltura, ma anche come modello di vita e di rispetto dell’ambiente che ci circonda. Il racconto delle pratiche di sostenibilità che permea il progetto viene affrontato attraverso un ecosistema digitale composto dal blog, il canale YouTube e i profili su Facebook e Instagram. Il Bosco di Ogigia possiede anche un luogo fisico a Montepulciano Stazione: un appezzamento di terra nei pressi dell’abitato dove sta crescendo un bosco commestibile, un orto per l’autroproduzione e tante altre utili attività legate all’etica della permacultura.

Con il termine “permacultura” si intende “un sistema di progettazione per realizzare e gestire una società sostenibile, allo stesso tempo un sistema di riferimento etico-filosofico ed un approccio pratico alla vita quotidiana: in essenza, la permacultura è ecologia applicata”. La permacultura può essere utilizzata per progettare una grande azienda agricola, ma è perfetta anche per gestire meglio la propria economia domestica e avviare una produzione alimentare nel balcone di casa. Si tratta quindi di un modello che porta a rivalutare il proprio sistema di vita per creare una cultura sostenibile al benessere dell’uomo e dell’ambiente che lo circonda.

Il progetto del Bosco di Ogigia è stato ideato da una coppia di giornalisti romani, Francesca Della Giovampaola e Filippo Bellantoni, che affondano le loro radici proprio in Valdichiana: Francesca è infatti originaria di Montepulciano e proprio qui ha scelto di mettere in pratica le conoscenze di permacultura per creare un orto sinergico. Li ho intervistati durante lo svolgimento di un corso dedicato al riconoscimento delle erbe spontanee commestibili, chiedendo maggiori informazioni sul loro progetto.

Com’è nato il progetto del Bosco di Ogigia?

Francesca: “Sono originaria di Montepulciano Stazione anche se vivo da parecchi anni a Roma. Ho acquistato questo campo che sta vicino a casa dei miei genitori, forse perché vivendo in città sentivo il bisogno di mettere i piedi nella terra. È una cosa che senti dentro a un certo punto, la voglia di recuperare il più possibile un contatto con la natura, che magari hai da bambino ma che poi per studio o lavoro la nostra generazione non ha avuto tantissime occasioni di portare avanti. Da lì è nata la volontà anche di approfondire la disciplina chiamata permacultura, che può dare risposte concrete. Si tratta di un approccio mentale più che di una tecnica agricola. Come giornalista sento di dover parlare della crisi ambientale che stiamo vivendo, contribuire a cambiare anche l’atteggiamento delle persone.”

Oltre alla passione per la permacultura, hai fatto ricerche o studi in materia?

Francesca: “Sì, continuo tuttora a studiare, mi sembra di aver appena iniziato. Sto partecipando a corsi, faccio parte di gruppi di progettazione e di confronto. La permacultura è una disciplina con tecniche e regole, è necessario mettere in relazione conoscenze agronomiche, botaniche, entomologiche. Cerca di fare sintesi tra le conoscenze ambientali che avevano i nostri nonni e bisnonni e che con il tempo abbiamo perduto.”

Qual è invece il ruolo di Filippo nel progetto?

Filippo: “Sono un giornalista e videomaker, mi occupo principalmente di produzione video, ma lavoriamo assieme anche sui contenuti. Gli strumenti sono fondamentali per raccontare le buone pratiche di sostenibilità ambientale: grazie ai social riusciamo raggiungere un grande pubblico attraverso un canale multimediale. Il nostro stile è divertente e veloce, adatto anche ai giovani, veicolato principalmente attraverso i video. Il nostro obiettivo è quello di raccontare le tematiche ambientali partendo dalle etiche della permacultura che sono tre: cura della terra, cura della persona, condivisione delle risorse. Vale per tutto, sia per i rapporti con le persone, sia per i modi con cui si fa agricoltura o si realizza un video.”

In che modo il vostro progetto aiuta a migliorare il rapporto con l’ambiente?

Francesca: “Quando lavori in permacultura devi pensare alle risorse disponibili e cercare di non sprecarle. Anche i nostri vicini di casa stanno capendo, ad esempio quando fanno le potature mi lasciano gli stralci, io accumulo materia organica che per me è molto importante, perché per riportare vita nel suolo serve materia organica. Per i vicini diventa quindi un’occasione per liberarsi comodamente delle potature, per me è un’occasione per arricchire il terreno. La prossima volta impareranno anche loro che sono delle risorse utili e magari le utilizzeranno a loro volta attraverso una compostiera. Sbagliamo a bruciare la materia organica o a considerarla un rifiuto, quando invece è molto importante.”

Com’è cominciato il Bosco di Ogigia e quali sono stati i vostri primi passi?

Filippo: “Io sono arrivato al Bosco di Ogigia grazie a Francesca, lo scorso anno ho partecipato a un corso di 72 ore sulla permacultura, mi sono appassionato al tema, ho sentito l’esigenza di mettere a disposizione le mie professionalità per cercare di fare qualcosa di utile. Stiamo costruendo una comunità, circa 70mila persone coinvolte, un pubblico importante, dà molta soddisfazione dal punto di vista giornalistico. Abbiamo cominciato con Facebook e con un blog su WordPress, poi abbiamo iniziato a fare video e il riscontro è stato ottimo. Adesso stiamo puntando molto su YouTube, il canale stra crescendo molto, è stato un impegno graduale per creare contenuti di qualità. Lavoriamo molto sull’interazione con le persone, è fondamentale creare un rapporto di scambio con il pubblico. Non è più il giornalismo di una volta che ti dice la verità dall’alto e non partecipa alla conversazione: adesso il rapporto è quasi personale, fatto di messaggi e domande, il giornalista è diventato un punto di riferimento per la comunità.”

Parliamo meglio del vostro rapporto con il pubblico, come vi ponete nei loro confronti?

Francesca: “Non è soltanto un rapporto online, ad esempio a Roma frequentiamo un gruppo di Permacultura Urbana. Ci sono tante persone che ci sostengono fisicamente, non solo sui nostri canali social. Il primo pubblico è stato quello interessato alla permacultura, poi ci sono comunità di persone che amano coltivare il proprio orto, e poi cerchiamo anche di conquistare quel pubblico che non penserebbe mai a questi temi, ma vogliamo lanciare il messaggio che è importante la conoscenza della terra e una piccola autoproduzione di cibo. Per permettere a questi messaggi di diffondersi ulteriormente, abbiamo recentemente stretto una collaborazione con Cane Secco: abbiamo raccontato la costruzione dell’orto da Slim Dogs, la sua casa di produzione, attraverso una collaborazione video. È stata principalmente una collaborazione umana, nello spirito della permacultura, per raggiungere un pubblico più giovane a cui è importante diffondere certi messaggi.”

Com’è il vostro rapporto con il territorio della Valdichiana?

Francesca: “Il Bosco di Ogigia si trova proprio qui, anche se è un progetto di respiro nazionale. Vorrei riuscire a coinvolgere di più le persone, spero che con il passaparola aumenti la sensibilità verso l’etica della permacultura e della sostenibilità ambientale. Questa è sempre stata casa mia, anche se viviamo a Roma. Torno spesso per lavorare sull’orto e fare video, o per organizzare corsi su tematiche collegate come quello dedicato al riconoscimento delle erbe spontanee commestibili.”

Tra i prossimi progetti del Bosco di Ogigia, uno dei più interessanti è sicuramente quello legato al batterio Xylella in Puglia: il documentario è in lavorazione, potete approfondire e sostenere il loro lavoro a questo link.

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L’accoglienza dei migranti: come bambini in un asilo

Il tema dell’accoglienza dei migranti dovrebbe più correttamente riferirsi ai “richiedenti asilo”. Stiamo infatti parlando di persone che lasciano il paese d’origine e sono temporaneamente accolte in Italia o in…

Il tema dell’accoglienza dei migranti dovrebbe più correttamente riferirsi ai “richiedenti asilo”. Stiamo infatti parlando di persone che lasciano il paese d’origine e sono temporaneamente accolte in Italia o in Europa perché hanno fatto richiesta di un diritto internazionalmente riconosciuto e presente anche nella nostra Costituzione. Fintanto che il sistema giudiziario non valuta la correttezza delle loro richieste, essi sono definiti da uno status ambiguo che li lascia in un limbo che è quasi fuori dall’ordinamento sociale e giuridico; può durare per molti mesi, addirittura anni.

D’altronde, la stessa parola “asilo” rileva un’ambiguità di fondo in questo contesto, se consideriamo la sua etimologia. Dal greco Asylum, era riferito ai templi o ai luoghi sacri in cui i criminali erano temporaneamente protetti dal diritto di cattura: luoghi sicuri e fuori dalla legge, poiché si situavano sopra di essa. Da luogo sicuro per i colpevoli, nell’età classica, a luogo sicuro destinato ai bambini nell’età contemporanea: oggi l’asilo è il luogo in cui poter lasciare gli infanti mentre i genitori sono al lavoro, per accudirli e farli crescere, in quanto non sono ancora autosufficienti per vivere nella società e non hanno ancora pienamente acquisito lo status di persona.

Che siano riferiti all’accezione di criminali o bambini alla ricerca di un luogo sicuro, quindi, coloro che ricorrono al diritto d’asilo nell’ambito delle migrazioni internazionali hanno già, per definizione, uno status inferiore a quello della persona libera.

Per approfondire questi temi ho analizzato un caso di studio sul territorio in cui vivo: il centro di accoglienza di Montepulciano Stazione. Ho svolto interviste e ricerche, raccolto storie di vita e documentazioni nel corso dei primi mesi del 2017; da questa inchiesta è nato un lavoro molto più complesso e articolato, di cui vi propongo alcuni punti salienti.

I sistemi di accoglienza in Italia

L’eccellenza del sistema di accoglienza nel nostro Paese è rappresentata dalla rete SPRAR, ovvero il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Esso è costituito dalla rete degli enti locali, supportati dalle associazioni del terzo settore, che garantiscono interventi di accoglienza integrata. Lo SPRAR è un sistema che consente non soltanto la distribuzione di vitto e alloggio, ma anche i servizi di assistenza e orientamento, l’inserimento sociale ed economico, la mediazione culturale. Si tratta di un sistema che ha ricevuto numerosi attestati di merito e che è specificamente destinato ai richiedenti asilo e ai rifugiati.

Non tutti gli enti locali, tuttavia, hanno aderito alla rete SPRAR: ad oggi si contano soltanto circa 1200 comuni su un totale di circa 8000 comuni italiani. Alla fine del 2016 la situazione è quella ben descritta dall’approfondimento de “La Stampa”, con Comuni in sofferenza e altri neppure toccati dalla situazione.

Inoltre, l’ambigua condizione che continuano a vivere i migranti (sospesi tra richiedenti asilo, titolari di un qualche tipo di protezione internazionale, profughi o clandestini) ha impedito di fare chiarezza tra i centri di accoglienza primaria (per l’identificazione dei richiedenti asilo e la gestione delle prime fasi di arrivo) e quelli di accoglienza secondaria (per l’inserimento sociale e culturale di coloro che ne hanno diritto), finendo per mischiare le carte in tavola e smistando i migranti, sulla base della contingenza e dell’emergenza, tra le varie tipologie di strutture.

Non tutti gli enti locali hanno aderito alla rete SPRAR, ma gli sbarchi non si sono fermati. Per quanto non si possa parlare di “invasione” o di “emergenza sbarchi”, il numero degli arrivi è comunque superiore ai posti messi a disposizione da questa rete (nel 2016 circa 360mila sbarchi a fronte dei circa 26mila posti disponibili – attraverso le fonti di Open Migration). Lo Stato italiano ha quindi dovuto ricorrere ad altre tipologie di centri accoglienza quali il  Cpsa, il Cara, il Cie, e soprattutto i Cas, a partire dal 2014; misure alternative che permettessero comunque di distribuire la presenza dei migranti nei territori, anche in quelli periferici, diminuendo la loro incidenza nelle grandi città e nelle periferie.

Sono soprattutto i centri Cas a costituire la parte più ambigua del sistema: essi non hanno bisogno del rapporto diretto con l’ente locale e al loro interno vengono smistati anche i richiedenti asilo che avrebbero diritto ai servizi più avanzati di inserimento. È bene chiarire che la criticità dei Cas non è soltanto relativa al mancato esercizio di un diritto, ma anche alla loro peggiore gestione, al loro costo più alto e alla loro efficienza più bassa. Nei Cas la rendicontazione dei costi è più difficile da ottenere e la trasparenza non è sempre garantita.

La riuscita dei Cas dipende dalla singola capacità degli operatori dei centri, e questo denota una mancanza di strutturazione del servizio: la buona accoglienza, con questo sistema, diventa l’eccezione e non la norma. A questo proposito, la campagna “InCAStrati” mira a mettere in luce le storture e l’ambiguità del sistema di accoglienza in cui stiamo vivendo: ci troviamo infatti di fronte a una cipolla a più strati, un sistema di accoglienza che dal 2014 ad oggi non è cambiato, e in cui la situazione non fa che peggiorare.

I migranti di Montepulciano Stazione

In questo contesto si inserisce il centro di accoglienza di Montepulciano Stazione, che ha cominciato le sue attività a Dicembre 2016. Si tratta di un Cas gestito da un imprenditore di Chianciano Terme, Massimo Fiorini, all’interno di una struttura alberghiera, con il supporto di un’associazione del terzo settore di riferimento, ovvero la Croce Rossa locale.

Il centro gestisce 26 migranti provenienti da Ghana, Nigeria, Somalia, Costa d’Avorio, Mali, Bangladesh e Pakistan, suddivisi in 24 adulti e 2 bambini. Per loro stessa ammissione, l’esperienza si sta rivelando buona: durante le mie interviste ho raccolto commenti positivi e nessuna lamentela.

La struttura di accoglienza funziona sulla base di precisi orari: la colazione alle ore 7:30 di mattina, il pranzo alle ore 12:00, la cena alle ore 18:00. Tale orario costituisce anche la chiusura serale del centro: se qualcuno degli ospiti dovesse rientrare nella struttura dopo l’orario stabilito, i gestori sono tenuti a comunicarlo alla Prefettura per eventuali provvedimenti disciplinari.

Il regolamento del centro di accoglienza cita anche i casi di allontanamento: l’uscita dei migranti è consentita limitatamente alle ore diurne. Chi vuole allontanarsi per più tempo, per motivi personali o per attività connesse alle domande di asilo, deve effettuare una richiesta preventiva alla prefettura per ottenere un permesso temporaneo.

In cambio dell’erogazione dei servizi del centro, i migranti ospitati a Montepulciano Stazione si impegnano a firmare quotidianamente il registro delle presenze, frequentare i corsi di lingua italiana, partecipare alle pulizie degli spazi privati e comuni. Alcuni vorrebbero lavorare, ma finché non hanno una richiesta provvisoria di permesso di soggiorno, non posso essere iscritti all’ufficio di collocamento. Tre di loro hanno fatto richiesta per frequentare il corso e diventare volontari della Croce Rossa di Montepulciano Stazione.

I richiedenti asilo imparano la lingua italiana

Non-persone, bambini e migranti

Il caso di Montepulciano Stazione mi permette di affrontare alcuni aspetti complessivi del sistema di gestione. Il fulcro della questione è già nella definizione linguistica: la parola asilo rappresenta pienamente tutta l’ambiguità di fondo del contesto in cui vivono i migranti nei centri di accoglienza. L’asilo è il luogo sicuro in cui i criminali si rifugiano, il luogo sacro situato sopra la legge; ma è anche il luogo sicuro in cui i genitori lasciano i figli mentre vanno al lavoro.

Gli infanti nell’asilo non sono ancora sufficientemente maturi: non sono ancora diventate persone. In maniera simile, i criminali posti fuori dalla legge, nel sacro territorio dell’asilo, non possono essere catturati e quindi neppure difesi: sono temporaneamente fuori dalla legalità, dal sistema dei diritti e dei doveri che accomuna tutte le persone che hanno acquisito lo status di cittadino.

Anche un criminale, che ha un’accezione negativa, è diventato perlomeno una persona, rispetto a chi rimane fuori da questo sistema. Finché rimane dentro all’asilo, è una non-persona, che non può neppure accedere al sistema giudiziario. Al pari dell’infante, però, l’asilo è una condizione temporanea: prima o poi il bambino crescerà, e potrà diventare una persona a tutti gli effetti.

Anche i richiedenti asilo si trovano in una situazione temporanea di non-persone. Sono in attesa di valutazione da parte di una commissione competente, e fintanto che questa condizione perdura, sono accolti nel loro asilo, un luogo sicuro e separato dalla cittadinanza. Dentro all’asilo non si è ancora persone: in cambio della sicurezza, si perdono autonomia o libertà ( o non si acquistano mai, finché non se ne esce). D’altronde, lo stesso sistema di accoglienza della rete Sprar ha come obiettivo la “(ri)conquista dell’autonomia” da parte dei richiedenti asilo e quindi dello status di persona libera: segno evidente che i migranti che si trovano al loro interno non hanno ancora un’autonomia e si trovano in una posizione ambigua e indefinita.

In uno Stato come quello italiano, in una civiltà come quella occidentale, in cui lo status di persona è riconosciuto a ogni individuo, i richiedenti asilo sembrano provocare un paradosso. Non sono delle persone, ma devono ancora diventarlo, come se fossero degli eterni bambini.

Questo tema era già stato al centro del mio precedente lavoro sui migranti di Torrita di Siena. Alla fine di tale ricerca avevo teorizzato la figura del migrante come quella del figlio adottivo, che attraverso il sistema di gestione dell’accoglienza riceve vitto, alloggio, vestiti e paghetta mensile. In cambio di questi servizi, forniti dal loro genitore adottivo rappresentato dal centro di accoglienza, sacrifica la sua dignità di persona e il pieno godimento dei diritti individuali.

La situazione nel centro di accoglienza di Montepulciano Stazione è simile: anzi, il regolamento predisposto dalla Croce Rossa in accordo con la Prefettura di Siena permette di fare un ulteriore passo avanti nella riflessione. Il regolamento chiede il rispetto di una serie di impegni e di divieti, oltre a dare delle indicazioni generali sui servizi offerti e sul modello di comportamento; in caso di ripetute infrazioni o grave violazione dello stesso, è previsto l’allontanamento della struttura o addirittura la revoca del diritto all’accoglienza.

La tabella dei divieti imposti agli ospiti è molto interessante, perché mischia norme di carattere legale a considerazioni di carattere morale; mischia indicazioni di “buona educazione” a condizioni d’uso della struttura alberghiera. Vi sono comprese norme già sancite dal diritto pubblico, e che non avrebbero bisogno di essere specificate, perché sono già vietate per legge (usare violenza contro altre persone, usare droghe, danneggiare la proprietà privata); vi sono limitazioni più strette rispetto a quelle che le persone, facenti parte della comunità dei cittadini, devono rispettare (usare alcolici, ospitare amici e parenti). E poi, accanto a quelle che potremmo considerare come delle norme di salvaguardia della struttura alberghiera ospitante, ci sono le indicazioni di buona educazione (rovistare nei cassonetti della spazzatura) che sembrano essere indirizzate più alla percezione esterna che la cittadinanza potrebbe avere degli ospiti, che a una reale necessità di gestione del centro.

Queste non sono norme necessarie alla corretta gestione di un centro d’accoglienza per richiedenti asilo: sono le norme di un collegio. Gli ospiti all’interno della struttura sono considerati al pari di eterni bambini, rinchiusi in un collegio con regolamenti più stringenti rispetto a quelli a cui ha diritto la società di persone. E a cui loro non hanno ancora diritto, in quanto non-persone.

La condizione di eterni bambini è il risultato dell’infantilizzazione che costringe i richiedenti asilo in un limbo che tra rinvii burocratici e appelli giudiziari può durare anni; in questa condizione temporanea essi sono costretti a vivere nel collegio dei centri di accoglienza, in attesa che venga loro riconosciuto lo status di persona, nel luogo sicuro e fuori dalla legge costituito dal loro asilo.

Ma le persone continueranno a migrare e a cercare di migliorare la propria condizione; prima o poi i bambini diventeranno adulti, e non potremo chiuderle in luoghi sicuri per tutta la vita.

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Dalla Valdichiana al Burundi: l’unione fa la forza

Vugizo, un comune della provincia meridionale del Burundi, e Montepulciano Stazione, una piccola frazione della Valdichiana senese. Cosa accomuna questi due luoghi così distanti tra di loro (5560 chilometri in…

Vugizo, un comune della provincia meridionale del Burundi, e Montepulciano Stazione, una piccola frazione della Valdichiana senese. Cosa accomuna questi due luoghi così distanti tra di loro (5560 chilometri in linea d’aria), in due Paesi così diversi, in due continenti così diversi? La storia di Athanase Tuyikeze e della cooperativa “Dufatanemunda”, che significa “l’unione fa la forza”. Una storia che la nostra redazione andrà a raccontarvi in dettaglio durante il mese di giugno, partecipando attivamente al progetto di sviluppo sostenibile e prendendo a cuore la causa di Athanase in Valdichiana, fino al grande evento di domenica 28 giugno al Lago di Montepulciano.

Athanase, Vugizo e Montepulciano

Athanase

Athanase al mercato di Vugizo

Athanase è un giovane agronomo che vive a Montepulciano Stazione e lavora nell’azienda agricola Poliziano, una delle più famose cantine produttrici di Vino Nobile della zona. Ha 30 anni ed è nato e cresciuto a Vugizo, prima di lasciare il Burundi nel 2000 per continuare gli studi di agricoltura. Firenze, Siena, Perugia: Athanase si laurea in scienze agrarie e consegue un master in agricoltura sostenibile. Ed è molto attivo nella vita sociale del suo comune: dal volontariato per la Croce Rossa, alle attività sportive e ricreative per la Chianina Running, che lo vedono sempre impegnato in progetti di sostenibilità ambientale e rispetto della biodiversità. Athanase non dimentica però il suo paese d’origine, infatti torna spesso a Vugizo, per incontrare amici e parenti.

Dufatanemunda, l’unione fa la forza

È proprio durante uno di questi viaggi che Athanase ebbe l’idea di costituire una cooperativa, per sviluppare nel suo paese d’origine i concetti appresi durante gli studi agrari e per fornire una reale possibilità di sviluppo sostenibile anche nel comune in cui era nato e cresciuto. Aiuta un gruppo di donne a formare una cooperativa di mutuo soccorso, affinché possano condividere dei fondi di microcredito per acquistare animali da allevare, semi da piantare e altri mezzi per aumentare la produttività agricola. Il suo scopo è quello di superare la necessità di ricorrere agli aiuti umanitari e alla beneficenza fine a sè stessa, puntando invece sui concetti di sviluppo sostenibile, di aumento delle conoscenze imprenditoriali e di aiuto comune. Attraverso il mutuo soccorso e il fondo comune a cui tutti i membri della cooperativa possono accedere, c’è una concreta opportunità di sviluppo per il villaggio, migliorando le tecniche agricole e la produttività del terreno. Da qui il nome della cooperativa “Dufatanemunda”, ovvero “l’unione fa la forza“.

Di orto in orto, la raccolta fondi

L’esperienza della cooperativa è cominciata nel 2012: un investimento iniziale ha permesso l’acquisto di quindici maiali, allevati nei rispettivi cortili. Athanase ha donato un fondo iniziale di 250 euro per l’acquisto degli animali, e ognuno dei quindici membri della cooperativa versa mensilmente una piccola quota, che serve anche come fondo di solidarietà per aiutare i bambini più in difficoltà a studiare, e per poter fornire una sorta di assicurazione contro gli incidenti che possono colpire i terreni o gli animali. Successivamente la cooperativa si è impegnata per l’acquisto di un terreno in cui avviare un progetto di orto comune, sempre secondo le indicazioni agrarie di Athanase. La prossima tappa sarà quella di dotare l’orto di un pozzo e di un pannello solare, aumentando così l’indipendenza e la produttività agricola della cooperativa. Athanase ha deciso di aiutarli ancora una volta, avviando una raccolta fondi, e la nostra redazione si è impegnata a sostenere questo progetto: nei prossimi giorni vi racconteremo tutto nel dettaglio!

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Dufatanemunda: l’unione fa la forza

Racconteremo approfonditamente la storia di Athanase, della cooperativa e della raccolta fondi nel corso di questo mese: seguiteci in questo percorso affascinante fatto di impegno e passione, fino a ritrovarci tutti assieme al Lago di Montepulciano il prossimo 28 Giugno!

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A Montepulciano Stazione tornano i Giochi Rionali

Tornei di biliardino, sfide a calcetto, gare di briscola, tiro alla fune e tante altre competizioni divertenti: questo e molto altro in un evento molto atteso a Montepulciano Stazione, dal…

Tornei di biliardino, sfide a calcetto, gare di briscola, tiro alla fune e tante altre competizioni divertenti: questo e molto altro in un evento molto atteso a Montepulciano Stazione, dal 14 al 27 luglio, quando si rinnoverà l’appuntamento con i Giochi Rionali, un importante momento di aggregazione e di divertimento per tutta la comunità.

L’edizione 2014 dei Giochi Rionali è organizzata dal Comitato dei Rioni, in collaborazione con la A.S.D. La Chianina e con il patrocinio del Comune di Montepulciano. Si tratta di un appuntamento ormai tradizionale, con una formula consolidata che ogni anno si arricchisce di nuove sfide caratteristiche. I Giochi Rionali sono infatti strutturati come sfide tra i quattro rioni della frazione (Aventino, Stazione, Corbaia e Fontago) e coinvolgono sia i bambini che gli adulti in una competizione lunga due settimane in cui si alternano giochi popolari, sport e competizioni classiche. Al termine delle sfide tra le varie categorie di età di ogni rione, viene stipulata la classifica finale, e il rione vincitore si aggiudica un drappo dipinto per l’occasione.

I Giochi Rionali 2014 prevedono un calendario ricco di iniziative, dal 14 al 27 luglio: dal torneo di calcetto (sia per la categoria maschile che quella femminile) al ballo della scopa, dallo strappa bandierina alla corsa con l’uovo, dalla palla avvelenata alla corsa con i sacchi, dalla gara di pici al tiro alla fune. Grande attesa anche per i giochi in piscina, che si terranno dal 16 al 18 luglio presso le piscine comunali di Montepulciano Stazione. La competizione si concluderà sabato 26 luglio con la cena dei rioni e la premiazione dei vincitori, con a seguire Iron Path DJ. Domenica 27 luglio, per concludere, si svolgerà la tradizionale Corrida, un diverte spettacolo che intende coinvolgere tutti gli abitanti del paese.

Per ulteriori informazioni sui Giochi Rionali, potete cliccare qui per accedere alla pagina Facebook ufficiale dell’evento. La tradizione dei Giochi Rionali prosegue a Montepulciano Stazione dal 1989, anche se con alcuni anni di interruzione. Questo l’albo d’oro dei rioni vincitori:

Iron Path giochi rionali

Anno Rione vincitore
1989 Corbaia
1990 Stazione
1991 Aventino
1992 Stazione
1993 Fontago
1995 Fontago
1996 Corbaia
1997 Aventino
2005 Fontago
2006 Corbaia
2007 Aventino
2008 Aventino
2009 Aventino
2012 Fontago
2013 Aventino

 

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Un anno di sport termina con la fiaccolata podistica a Montepulciano

Sabato 28 dicembre 2013, da Piazza Grande a Montepulciano Stazione: fiaccolata podistica della Chianina Running per festeggiare un anno di sport Sabato 28 dicembre La Chianina Running, settore dell’A.S.D “La…

Sabato 28 dicembre 2013, da Piazza Grande a Montepulciano Stazione: fiaccolata podistica della Chianina Running per festeggiare un anno di sport

Sabato 28 dicembre La Chianina Running, settore dell’A.S.D “La Chianina” di Montepulciano Stazione, festeggerà la conclusione della stagione sportiva 2013 con una fiaccolata podistica. La manifestazione si svolgerà su un percorso di circa 12 Km, lungo l’itinerario che collega Montepulciano a Montepulciano Stazione. Non sarà una gara competitiva ma un momento di aggregazione con un unico comune denominatore: la passione per lo sport.

La partenza è prevista per le ore 16.30 da Piazza Grande, dove verrà accesa la simbolica fiaccola, alla presenza delle autorità cittadine. Il gruppo dei podisti viaggerà compatto, ad andatura costante, e farà dapprima tappa presso la Chiesa di Montepulciano Stazione, dove riceverà la benedizione del parroco Don Angelo; in seconda battuta raggiungerà l’arrivo al vicino bar del centro sportivo “I Tigli”, dove saranno offerti vin brulè e ciaccia.

La partecipazione è aperta a tutti. Sarà sufficiente munirsi di un giubbotto catarifrangente, la cui mancanza comporterà l’esclusione dalla manifestazione, di una lampada, per una maggiore visibilità, e soprattutto di polmoni e gambe allenate, perché nessuno dovrà rimanere indietro. Non sono previsti costi di iscrizione, ma solo un contributo di 2 Euro a persona che sarà devoluto alla Croce Rossa Italiana.

Info sul sito www.lachianinarunning.it o al n. 349 0094012 (Fulvio Caldesi)

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Il Giardino dei Frutti Dimenticati e il senso di una comunità

Il Giardino dei Frutti Dimenticati di Montepulciano Stazione e il senso di una comunità Per far parte di una comunità non è sufficiente condividere la vicinanza o l’appartenenza comune: non…

Il Giardino dei Frutti Dimenticati di Montepulciano Stazione e il senso di una comunità

Per far parte di una comunità non è sufficiente condividere la vicinanza o l’appartenenza comune: non basta far parte dello stesso quartiere, della stessa strada, della stessa città. Per formare una comunità servono elementi più decisivi rispetto all’abitare assieme: serve una storia comune, un ideale o un progetto da condividere, una tradizione da portare avanti. In poche parole, serve un elemento che possa creare un’identità comune.

Il piccolo ma grande caso del Giardino dei Frutti Dimenticati di Montepulciano Stazione ne è la dimostrazione. La frazione del comune di Montepulciano, sempre più densamente abitata e sempre più bisognosa di verde pubblico per far giocare i bambini o per passare dei momenti di relax, si è riscoperta comunità con il passare dei mesi. Il progetto del giardino è stato seguito dall’Amministrazione Comunale, dal Comitato di Partecipazione, dalla dirigenza scolastica, dal circolo di Legambiente e dalle associazioni delle frazioni, con l’obiettivo di creare una nuova area verde al posto di un’area dismessa in Via Goito, fino a quel momento utilizzata soltanto come parcheggio di automezzi e area destinata alla raccolta dei rifiuti.

Il progetto del giardino si è fin da subito scontrato con le difficoltà finanziarie del Comune di Montepulciano e la generale crisi economica del Paese. Pur di non arrendersi ai tagli generalizzati, tuttavia, tutti gli enti e le associazioni coinvolte si sono impegnate per dare il loro contributo al progetto, coinvolgendo la cittadinanza e gli abitanti del quartiere, i bambini delle scuole elementari e medie della frazione e tutti coloro che potevano essere interessati a una nuova area verde a Montepulciano Stazione. Il progetto è stato proposto dal circolo di Legambiente nell’ambito del programma “+Verde -Co2”, è stato appoggiato dal Comitato di Partecipazione ed è stato realizzato in tempi brevi grazie al supporto dell’Amministrazione Comunale, che ha fornito mezzi e personale alla piantumazione degli alberi e alla cura delle piante.

Con il passare dei mesi il giardino è diventato più verde, gli alberi sono cresciuti, i residenti hanno cominciato ad attraversarlo e a fermarsi sulle panchine. Le associazioni del territorio (La Bocciofila, la Croce Rossa, Legambiente) hanno dato il loro contributo con l’acquisto di staccionate e nuovi alberi, oppure con piccoli interventi di muratura e di manutenzione per aiutare la cura dello spazio verde. Nel corso dell’estate il Comitato di Partecipazione e i cittadini interessati sono stati coinvolti nell’annaffiatura delle piante, impegnandosi personalmente per la gestione dello spazio pubblico. Perché una comunità si dimostra tale anche quando sa riconoscere, valorizzare e proteggere gli spazi pubblici, anche più di quelli privati.

Le scuole della frazione sono state pienamente coinvolte nella realizzazione del progetto, attraverso la Festa dell’Albero e le iniziative di “Puliamo il Mondo”. Anche quest’anno, durante la giornata del 20 novembre 2013, gli alunni delle classi IV e V elementari di Montepulciano Stazione hanno piantato siepi di piracanta, rosmarino e corbezzolo lungo la staccionata, dando il loro contributo alla crescita del Giardino dei Frutti Dimenticati. Grazie alla disponibilità del maestro in pensione Raffaello Biagiotti e della dirigenza scolastica, i bambini hanno capito l’importanza degli spazi verdi nel nostro ecosistema e il ciclo di sviluppo che porta dal seme alla pianta matura. Alla giornata di festa ha partecipato l’intera comunità di Montepulciano Stazione, a dimostrazione della riuscita del progetto e della crescente importanza sociale di quest’area verde.

Giardino dei Frutti Dimenticati

I ringraziamenti per la giornata di festa sono tanti: le maestre delle scuole elementari, Gaetano Rispoli presidente di Legambiente, Sesto Segantini segretario de La Bocciofila, Giuliano Mozzini per la realizzazione del madonnino dell’acqua, le associazioni che hanno finanziato il progetto, la preziosa collaborazione di Anna Meconcelli e di Barbara Anatrini, il Ristorante da Renato e il Forno di Gianluca e Laura che hanno gentilmente offerto la colazione ai bambini. E ovviamente i ringraziamenti sono d’obbligo nei confronti del Comitato di Partecipazione di Montepulciano Stazione (in cui oltre al sottoscritto sono presenti Simona Bali, Stefania Trabalzini, Matteo Della Ciana, Cristian Pepi, Alberto Pasquini e il presidente Franco Frati) e dell’Amministrazione Comunale, specialmente nelle figure degli assessori Alice Raspanti e Alessandro Angiolini.

Nei giorni scorsi il Giardino dei Frutti Dimenticati si è arricchito di un altro elemento che dimostra la sua capacità di coinvolgere la comunità e di saperle donare un’identità. Alcuni bambini residenti nelle vicinanze, aiutati dai genitori, hanno addobbato un albero di Natale in un angolo del giardino. Mentre lo montavano, i passanti si fermavano vicino alla staccionata, ricordando i tempi passati e osservando gli alberi da frutto.

Superando le difficoltà iniziali e la fatica di dover innaffiare le piante durante il periodo estivo, il Giardino dei Frutti Dimenticati è diventato un modello per tutta la frazione. Passando nelle strade di fronte al giardino si vedono persone che siedono, giocano o si rilassano dentro all’area verde, magari ignorando tutta la storia del giardino ma comunque apprezzando la sua crescita e la sua utilità. E quando stacchi una susina dagli alberi e la mordi, senti il sapore di un frutto che non è soltanto tuo, ma che è completamente nostro. Un frutto che non è proprietà privata, ma è proprietà della comunità, e che da quella comunità è curato e protetto, dal seme alla maturazione. Ed è questo, forse, il suo valore più grande.

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Puliamo il Mondo: un weekend all’insegna dell’educazione ambientale

Lo scorso weekend si è tenuta a Montepulciano, Chiusi e Sarteano, una giornata di educazione ambientale per bambini dal titolo “Puliamo il Mondo”.

Puliamo il Mondo: educazione ambientale a Montepulciano, Chiusi, Sarteano e Sinalunga

L’ultimo weekend di settembre si sono svolte numerose iniziative in Valdichiana per favorire l’educazione ambientale dei bambini, in collaborazione con i circoli locali di Legambiente e gli istituti scolastici. “Puliamo il Mondo” è un’importante iniziativa che si tiene dal 1994 e che permette a grandi e piccini di apprendere nozioni sulla tutela dell’ambiente, sulla raccolta differenziata dei rifiuti e sul rispetto degli spazi pubblici. Grazie a numerose attività di volontariato, durante le giornate della manifestazione vengono ripuliti parchi, giardini, orti o altri ambienti pubblici: i bambini mettono in pratica ciò che apprendono e contribuiscono a migliorare la vivibilità e la qualità ambientale del proprio territorio.

Nel comune di Montepulciano, “Puliamo il Mondo” ha interessato i bambini della scuola elementare di Montepulciano Stazione, in collaborazione con il circolo di Legambiente e il circolo sociale ricreativo “La Bocciofila” (del circuito Ancescao). La mattina di venerdì 27 settembre un’intera scolaresca si è occupata di ripulire il giardino pubblico di via Goito, più un appezzamento di terreno che verrà suddiviso in orti. Seguendo le indicazioni di Gaetano Rispoli, presidente del circolo di Legambiente, i bambini hanno effettuato la raccolta differenziata e hanno contributo alla valorizzazione del proprio ambiente.

L’assessore all’ambiente Alessandro Angiolini ha così commentato l’importanza dell’evento e la partecipazione dell’amministrazione comunale di Montepulciano:

“Ringraziamo Legambiente per l’opportunità offerta ai bambini e per il sostegno all’educazione ambientale. I bambini hanno contribuito alla pulizia di un’area che verrà suddivisa in undici orti e affidata in gestione ad alcuni anziani del territorio, a dimostrazione dell’importanza sociale e civica di iniziative di questo tipo. Lunedì prossimo, inoltre, i volontari parteciperanno alla pulizia delle strade e dei banchi della tradizionale Fiera al Ponte.”

Al termine delle operazioni di ripulitura, i bambini hanno ricevuto dei diplomi attestanti il loro impegno ambientale. L’assessore all’istruzione Alice Raspanti ha poi ringraziato tutti i partecipanti:

“Ancora una volta ‘Puliamo il Mondo’ dimostra la vicinanza della dirigenza scolastica a iniziative di carattere civico e ambientale. Questa giornata è stata un momento di crescita dell’intera comunità. I bambini hanno contribuito a ripulire immondizia e rifiuti da un terreno, per far sì che il campo possa produrre frutti buoni che finiranno sulle tavole degli abitanti di Montepulciano Stazione.”

puliamo il mondo

Montepulciano non è stato l’unico comune della Valdichiana ad aderire a “Puliamo il Mondo”. Gli studenti delle scuole primarie di Chiusi hanno infatti contributo a ripulire i giardini comunali di Chiusi Scalo, durante la mattinata di venerdì 27 settembre, in collaborazione con l’istituto scolastico locale e l’Auser di Chiusi Stazione. Sabato 28 settembre è stata invece la volta di Sarteano, con circa 120 bambini impegnati nella giornata di educazione ambientale; oltre alla raccolta dei rifiuti con guanti, cappello e sacchetti, i bambini hanno appreso il modo più corretto per gestire dal punto di vista igienico gli animali domestici.

A chiudere il cerchio delle iniziative di “Puliamo il Mondo” in tutta la Valdichiana, il comune di Sinalunga: grazie al supporto del circolo Legambiente “La Foenna”, l’associazione Astrolabio e l’amministrazione comunale, la giornata di domenica 29 settembre è stata dedicata a grandi e piccini. Dopo una passeggiata ecologica, tutti i partecipanti si sono impegnati per la pulitura del Sentiero della Foenna.

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