La Valdichiana

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Tag: Burundi

Dufatanemunda: il futuro passa per la Moringa

“Dufatanemunda” è una parola della lingua burundese che significa “l’unione fa la forza” ed è anche il nome del progetto di cooperativa sociale che unisce un piccolo villaggio del paese…

Dufatanemunda” è una parola della lingua burundese che significa “l’unione fa la forza” ed è anche il nome del progetto di cooperativa sociale che unisce un piccolo villaggio del paese africano del Burundi alla piccola frazione di Montepulciano Stazione in Valdichiana: un progetto di solidarietà, di sviluppo locale e di incontro tra mondi diversi che vi raccontiamo già da molti anni. La storia della cooperativa Dufatanemunda è stata infatti una delle prime cause che la nostra testata ha seguito, contribuendo a raccogliere fondi e raccontando gli effetti di tali iniziative ne villaggio di Vugizo, in Burundi. Due anni fa l’associazione locale legata alla cooperativa Dufatanemunda Onlus ha organizzato un pranzo di raccolta fondi, e da quel momento sono proseguite le attività in Burundi. Ho incontrato Athanase Tuyikeze, ideatore del progetto, per conoscere gli ultimi sviluppi del progetto e quali benefici abbiano portato i fondi raccolti in Valdichiana alla vita degli abitanti di Vugizo.

“In questi ultimi due anni l’associazione ha continuato a raccogliere fondi, anche senza organizzare eventi. – racconta Athanase – Le persone che conoscono il progetto hanno continuato a donare, secondo le proprie possibilità, permettendoci di sostenere le attività della cooperativa. Sono appena tornato da un viaggio in Burundi in cui abbiamo apportato molte novità, a cui hanno partecipato altre persone della Valdichiana che hanno portato le loro conoscenze tecniche e agronomiche alla cooperativa di Vugizo, che sta proseguendo con buoni risultati.”

Il gruppo in partenza per il Burundi

Il gruppo in partenza per il Burundi

Nel frattempo, infatti, Dufatanemunda ha continuato a sostenere i membri della cooperativa attraverso attività di microcredito e sostegno alle attività agricole; sono state inoltre incrementate le attività di mutuo soccorso ed è stata costruita una stalla per accogliere i maiali, gestiti da un responsabile comune e da un guardiano. La cooperativa sta inoltre bonificando un terreno paludoso per ampliare le coltivazioni di mais, grazie al miglioramento della rete irrigua realizzata con i primi interventi. Ciò che è importante sottolineare, secondo Athanase, è che la cooperativa debba compartecipare a ogni sforzo economico attraverso le proprie risorse, senza fare unicamente affidamento alle donazioni provenienti dalla Valdichiana. Dal momento delle prime raccolte fondi, infatti, la cooperativa si è sviluppata ed è diventata capace di camminare con le proprie gambe: le risorse raccolte tramite la onlus possono migliorare le tecnologie e incrementare le attività, ma non sono propedeutiche alla sopravvivenza della cooperativa, e questo è uno dei principali obiettivi raggiunti.

La principale novità riguardante la cooperativa, comunque, riguarda la coltivazione della moringa, un arbusto tropicale dalle ottime capacità nutritive e dai numerosi utilizzi. L’albero della moringa oleifera è infatti al centro di progetti di coltivazione sostenibile: le foglie, i semi, le radici, il tronco e la resina possono essere utilizzate per realizzare farine, integratori alimentari e altri materiali utili per l’economia locale.

L’albero della moringa è al centro di un progetto creato da un altro agronomo burundese, Valence Ndayisenga, che ha vinto il premio “Dr. Startupper 2016” con una squadra dell’Università Cattolica di Piacenza. Dufatanemunda ha iniziato a collaborare con tale progetto, chiamato NAFASCO, che interessa la provincia settentrionale del Burundi, il Kirundo (mentre Vugizo si trova nella provincia meridionale). Valence e Athanase sono andati in Burundi insieme, visitando entrambe le zone e mettendo in rete le rispettive cooperative per la sperimentazione e la lavorazione degli alberi di moringa.

“Il nostro obiettivo è sconfiggere la malnutrizione – spiega Valence – che affligge il 58% della popolazione del Burundi attraverso l’uso consapevole di una delle risorse naturali che il nostro pianeta ci offre, l’albero della moringa, e a un coinvolgimento diretto delle famiglie locali. Si tratta poi di un modello replicabile che potrebbe essere riproposto anche in altri Paesi dell’Africa che lottano quotidianamente con problemi simili a quelli del Burundi”

Una donna burundese raccoglie le foglie di moringa

Proprio in virtù di tale progetto e della collaborazione avvenuta con NAFASCO, Dufatanemunda ha investito parte delle ultime risorse raccolte per acquistare più di 3mila semi di moringa. La coltivazione di questa varietà di arbusto, che ben si adatta al clima tropicale, potrebbe creare un notevole miglioramento all’alimentazione e alle condizioni di vita degli abitanti.

“Conoscevo la moringa, ma non immaginavo che a Piacenza ci fosse un altro agronomo burundese impegnato in un progetto simile al nostro. – racconta Athanase – Ci siamo incontrati e abbiamo pensato di collaborare, unendo le forze tra Vugizo e il Kirundo, con l’obiettivo di aiutare i contadini del Burundi. Nel nostro ultimo viaggio abbiamo insegnato alle persone a utilizzare la moringa ai fini alimentari e a coltivarla in maniera efficace. Stiamo realizzando un vivaio, in modo che ogni membro della cooperativa abbia un suo albero di moringa: una parte da utilizzare, una parte da commercializzare.”

Gli obiettivi futuri di Dufatanemunda prevedono la raccolta di ulteriori fondi per la costruzione di un mulino per realizzare la farina di moringa. A questo scopo la onlus è già al lavoro sulla realizzazione di un nuovo evento, anche attraverso dei convegni per approfondire la conoscenza e lo studio di questa varietà tropicale. La prospettiva della cooperativa è sempre stata quella di scambiare le rispettive conoscenze, condividere le tecnologie e unire le forze per migliorare le condizioni di vita delle persone. Un sostegno concreto al villaggio di Vugizo e al Burundi in generale che, attraverso il contributo di tutti, ha sviluppato progetti sempre più sostenibili.

“In questi anni ho visto Vugizo cambiare, è la realizzazione di un sogno – spiega Athanase – è un piccolo villaggio in cui le giovani donne, attraverso la cooperativa Dufatanemunda, stanno garantendo un futuro agli abitanti. Siamo consapevoli che ci sia ancora tanto da fare ma i risultati raggiunti finora sono molto positivi. Abbiamo un dipendente della cooperativa che lavora tutti i giorni, abbiamo raggiunto 22 membri complessivi che ottengono aiuto economico e progetti di microcredito, famiglie che hanno visto un accrescimento delle loro condizioni, sviluppo di orti e di nuovi terreni agricoli, con l’opportunità di far arrivare l’acqua gratuitamente a tutti. In Burundi stanno nascendo nuove cooperative, grazie all’impegno governativo, ma Dufatanemunda è tra le più organizzate ed è capace di trasmettere e condividere le proprie conoscenze. Se riusciremo a svilupparci ulteriormente potremo aiutare anche le altre e realizzare una rete comune.”

Se volete contribuire alle attività della cooperativa e ai progetti di sviluppo sostenibile in Burundi, è sempre possibile effettuare una donazione all’associazione locale: Dufatanemunda Onlus, codice iban: IT28 J033 5901 6001 0000 0147 362

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Dufatanemunda: pranzo di buon augurio per il raccolto

Da molto tempo seguiamo ormai le vicende della cooperativa Dufatanemunda: una cooperativa sociale che riunisce un gruppo di persone a Vugizo, nel Burundi, e che sta offrendo opportunità di sviluppo…

Da molto tempo seguiamo ormai le vicende della cooperativa Dufatanemunda: una cooperativa sociale che riunisce un gruppo di persone a Vugizo, nel Burundi, e che sta offrendo opportunità di sviluppo sostenibile nel territorio africano grazie al sostegno di tanti volontari e donatori provenienti dalla Valdichiana. Nel corso degli ultimi due anni sono stati infatti numerosi i legami tra la Valdichiana e il Burundi: due convegni al Lago di Montepulciano e una continua attività di sensibilizzazione portata avanti da Athanase Tuyikeze, fino alla nascita di una vera e propria onlus che porta lo stesso nome della cooperativa (Nel nostro speciale potete trovare tutti gli approfondimenti).

Per sancire questo legame, sempre più forte, la scorsa domenica 13 Marzo l’associazione Dufatanemunda si è riunita per un pranzo di buon augurio per il raccolto. Oltre cento persone, interessate alla storia di Vugizo e della cooperativa, si sono riunite per un pranzo in un’atmosfera serena e conviviale presso la sala Auser di Abbadia di Montepulciano.

“Siamo molto felici della grande partecipazione a quest’evento. – ha detto Athanase, presidente dell’associazione – Oltre alle tante persone che fin dall’inizio ci accompagnano in questo progetto, abbiamo notato nuove persone che si sono interessate alle attività della cooperativa e che portano sempre nuovi stimoli e nuove opportunità di crescita.”

Grazie ai fondi raccolti dall’associazione durante il pranzo sociale, sarà possibile continuare i lavori a Vugizo, nel sud del Burundi, potenziando le attività agricole della cooperativa e finanziando le opportunità di microcredito, che stanno già dando dei buoni frutti. L’obiettivo a medio termine è sempre quello di costruire una stalla, che sarebbe utile anche per l’approvvigionamento del concime per la fertilità degli orti sociali.

“Vogliamo ringraziare calorosamente tutte le persone che hanno partecipato a questa bella giornata e hanno pranzato assieme a noi. – ha continuato Athanase, al termine del pranzo – Un grazie speciale all’Auser di Abbadia di Montepulciano, che ci ha donato l’utilizzo della sala come contributo alla nostra associazione; e uno speciale ringraziamento ai ragazzi del Nautilus Xenolid Team, che hanno curato tutta la fase di catering e di servizio ai tavoli. Grazie di cuore anche a Raimondo e Bastiana, che hanno creduto in questo progetto fin dall’inizio e sono stati fondamentali per la buona riuscita di questo pranzo.”

Le attività dell’associazione, a sostegno della cooperativa Dufatanemunda e dello sviluppo sostenibile in Burundi, non si fermano qui: per il terzo anno di fila, infatti, è in fase di organizzazione il convegno al Lago di Montepulciano, che si terrà alla fine del mese di Giugno. L’evento sarà anche l’occasione per aggiornare tutti gli associati sullo stato di avanzamento dei progetti in corso a Vugizo, oltre ad approfondire importanti tematiche ambientali e agronomiche.

Mentre in Italia l’associazione Dufatanemunda si mobilita con grande partecipazione, in Burundi si è festeggiato il capodanno agricolo. I membri della cooperativa si sono mostrati molto felici del raccolto dei loro orti sociali, e le attività agricole proseguono alacremente. Segno evidente che il pranzo dell’associazione è stato veramente di buon augurio, e che le donazioni raccolte in Valdichiana stanno facendo una reale differenza in Burundi!

Se volete contribuire alle attività della cooperativa, è sempre possibile effettuare una donazione all’associazione locale: Dufatanemunda Onlus, codice iban: IT28 J033 5901 6001 0000 0147 362

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Dufatanemunda: proseguono le attività in Burundi

La cooperativa Dufatanemunda prosegue le attività di sviluppo economico e sociale in Burundi, grazie ai fondi raccolti in Valdichiana durante gli eventi degli ultimi anni. Abbiamo cominciato a raccontarvi la…

La cooperativa Dufatanemunda prosegue le attività di sviluppo economico e sociale in Burundi, grazie ai fondi raccolti in Valdichiana durante gli eventi degli ultimi anni. Abbiamo cominciato a raccontarvi la storia di Vugizo, un piccolo villaggio nel sud del Burundi, e di Athanase, originario del villaggio ma da molti anni residente a Montepulciano. Nel giugno 2015 si è tenuto il primo evento di raccolta fondi presso il centro visite “La Casetta” del Lago di Montepulciano, con il supporto degli Amici del Lago di Montepulciano e del circolo Legambiente Valdichiana. Abbiamo seguito attraverso i racconti di Athanase e le foto inviate dal Burundi le attività della cooperativa, verificando direttamente l’utilizzo delle risorse arrivate dalla Valdichiana.

Anche nel giugno 2016 si è tenuto un nuovo evento di raccolta fondi al Lago di Montepulciano, sempre preceduto da un convegno sul tema dell’agricoltura sostenibile e della biodiversità. Nel corso del secondo evento sono stati chiesti ai partecipanti i fondi per acquistare una stalla e avviare l’attività di allevamento, oltre al sostegno alle attività sociali promosse dalla cooperativa. Per l’occasione è stata anche fondata un’associazione in Valdichiana, chiamata ugualmente Dufatanemunda, che potesse essere il soggetto messo direttamente in relazione con la cooperativa del Burundi e fornire informazioni e aggiornamenti alle persone che hanno partecipato alla raccolta fondi.

Durante l’evento dello scorso giugno è stato possibile raccogliere circa 1200 euro da destinare ai progetti di sviluppo sociale ed economico a Vugizo; la cifra al momento, come ci racconta Athanase, non è sufficiente all’acquisto della stalla e del terreno per l’allevamento, ma è comunque stato possibile cominciare a risparmiare per il raggiungimento di tale obiettivo.

Campo di patate della cooperativa

Un’altra importante novità introdotta dalla cooperativa quest’anno è stata quella del microcredito: uno strumento di sviluppo economico particolarmente utile nei paesi in via di sviluppo, in cui centinaia di famiglie non hanno accesso al credito. Grazie ai fondi raccolti e alla capacità della cooperativa di sostenersi in maniera autonoma, è stato possibile attivare il microcredito per incentivare il lavoro delle famiglie di Vugizo. Il funzionamento è semplice: ogni membro della cooperativa, in base alle proprie possibilità, può chiedere un piccolo credito di circa 60 euro (che per l’economia del Burundi possono fare la differenza) e utilizzarli per potenziare le proprie attività di produzione e commercializzazione di prodotti agricoli realizzati assieme alla cooperativa. Dal momento che nessuna banca darebbe soldi a queste persone, il microcredito della cooperativa riesce a dare una spinta di sviluppo economico a queste famiglie, che mettono come garanzia le firme di tutti i familiari e gli eventuali terreni o animali in possesso. Le persone sono quindi responsabilizzate a lavorare per sviluppare le loro attività e per restituire il credito, donando ulteriore forza propulsiva alla cooperativa.

Quella del microcredito non è l’unica attività: Dufatanemunda ha infatti continuato a fornire muto soccorso a tutte le famiglie che ne fanno parte. Quando qualcuno si ammala e non può pagarsi le cure in ospedale, la cooperativa attinge al fondo speciale programmato per queste emergenze e permette di pagarsi le cure. A questo proposito Athanase racconta:

“Il mutuo soccorso è molto importante, ad esempio la scorsa settimana un ragazzino si è ammalato e doveva andare in ospedale. Grazie ai soldi raccolti e messi da parte dalla cooperativa è stato possibile pagare le cure. Questo è molto importante per persone che altrimenti non avrebbero accesso ai servizi sanitari.”

Per quanto riguarda l’attività agricola, dopo due anni di attività la cooperativa ha ormai imparato a rendersi indipendente, o comunque ad attivare processi virtuosi di rotazione delle culture. Nei terreni acquistati con le prime raccolte fondi vengono infatti piantate melanzane, pomodori e cipolle; i prodotti vengono utilizzati per l’autoconsumo e venduti al mercato, e con i soldi guadagnati vengono acquistati i semi per le nuove colture. Athanase rimane a disposizione dall’Italia anche per via della sua conoscenza in materia agronomica, dando consigli su come affrontare le eventuali malattie del raccolto, ma i membri della cooperativa stanno apprendendo sempre nuove nozioni grazie all’esperienza fatta.

L’arrivo dell’acqua è stato molto importante, perché ha permesso di coltivare determinati tipi di prodotti e di superare la tipica siccità estiva; la scorsa estate è stata infatti particolarmente difficile dal punto di vista della siccità, e molte persone nelle province del Burundi rischiano di morire di fame in tali situazioni. La cooperativa ha invece potuto attingere all’acqua grazie ai lavori effettuati lo scorso anno e le famiglie di Vugizo sono riuscite ad andare avanti coltivando per l’autoconsumo e la commercializzazione.

La fontanella dell’acqua negli orti

Cos’è successo invece in Valdichiana? L’associazione Dufatanemunda, nata lo scorso giugno come punto di riferimento per tutti coloro che hanno partecipato ai progetti di raccolta fondi, continua ad avere rapporti costanti con la cooperativa a Vugizo. Ha superato gli scogli burocratici per le pratiche amministrative e ha ottenuto l’autorizzazione a operare come onlus nel nostro territorio; è stata quindi inserita nel registro regionale delle onlus per attività di beneficenza e può inviare fondi in Burundi a tassi agevolati.

Le attività proseguono alacremente, quindi: dal mutuo soccorso al microcredito, la cooperativa permette alle famiglie di Vugizo uno sviluppo economico che non sarebbe altrimenti possibile, vista la situazione politica che sta vivendo il Paese. Le attività agricole proseguono con grande risultato, e i fondi raccolti vengono risparmiati per poter finanziare l’acquisto della stalla e degli animali da allevamento. Se volete contribuire a questo scopo, è possibile effettuare una donazione all’associazione locale: Dufatanemunda Onlus, codice Iban: IT28 J033 5901 6001 0000 0147 362

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Sempre più forte l’unione tra Valdichiana e Burundi

Dufatanemunda, in burundese, significa “L’unione fa la forza”: è questo il nome della cooperativa a Vugizo, nel sud del Burundi, che si occupa di sviluppare progetti di agricoltura sostenibile e…

Dufatanemunda, in burundese, significa “L’unione fa la forza”: è questo il nome della cooperativa a Vugizo, nel sud del Burundi, che si occupa di sviluppare progetti di agricoltura sostenibile e sviluppo sociale. La cooperativa è stata fondata da Athanase, un ragazzo originario del villaggio, ma che da molti anni vive in Valdichiana.

La nostra redazione ha cominciato a seguire la storia della cooperativa già dallo scorso anno, quando gli approfondimenti editoriali terminarono con un grande evento al Lago di Montepulciano, in cui sono stati raccolti i fondi per consentire alla cooperativa burundese di acquistare concime per i campi e far arrivare l’acqua agli orti. Il successo dell’iniziativa dello scorso anno ha permesso di completare il progetto degli orti sociali in modo da favorire l’autosussistenza dei membri della cooperativa nel villaggio di Vugizo: gli orti già da molti mesi stanno producendo melanzane, cavoli, patate e altre verdure che vengono utilizzate per l’autoconsumo e per la vendita al mercato.

L’arrivo dell’acqua negli orti della cooperativa è stato un evento storico per il villaggio: se consideriamo che, in media, ogni burundese ha a disposizione cinque litri d’acqua al giorno, i venti litri al minuto portati dalle tubature rappresentano un grande miglioramento nelle condizioni di vita e nelle potenzialità agricole. Inoltre, la cooperativa ha permesso ad altri terreni adiacenti di utilizzare l’acqua, grazie a degli appositi rubinetti lasciati a disposizione di altre attività agricole.


Dufatanemunda: gli orti sociali e la sede della cooperativa a Vugizo

Quello della cooperativa Dufatanemunda è il progetto di un orto pilota: la loro filosofia è quella di utilizzare soltanto semi autoctoni e di produrre alimenti sani e biologici. Altre persone nei dintorni di Vugizo, incuriosite dalla riuscita del progetto, stanno apprendendo le loro tecniche agricole, replicando gli orti in altri appezzamenti di terreno; gli stessi membri della cooperativa apprendono le tecniche di coltivazione nell’orto comune e dedicano altri piccoli appezzamenti di terreno nei pressi delle rispettive abitazioni per coltivare verdure e ortaggi per autoconsumo.

La cooperativa, inoltre, svolge un importante ruolo di coesione sociale: il mutuo soccorso permette di aiutare i membri in difficoltà economica, di acquistare libri scolastici per i bambini e per diffondere la filosofia della biodiversità e della sostenibilità agroalimentare negli altri abitanti. Un progetto importante, quindi, che ha già avuto un effetto positivo nella vita delle persone di Vugizo e che continua ad avere ottime prospettive di sviluppo sostenibile.

È proprio in virtù di questi effetti positivi, e del grande coinvolgimento delle persone in Valdichiana durante lo scorso anno, che anche nel 2016 si è tenuto un evento di raccolta fondi presso il centro visite “La casetta” del Lago di Montepulciano, con il supporto degli Amici del Lago di Montepulciano e del circolo Legambiente Valdichiana. La raccolta fondi è stata preceduta da un convegno sui temi dell’agricoltura sostenibile e della biodiversità, con gli interventi di Angelo Barili, Vladimiro Pelliciardi e Athanase Tuyikeze.

I fondi raccolti in questo secondo evento saranno interamente devoluti alla cooperativa Dufatanemunda, che li utilizzerà per costruire una stalla e acquistare capre e pecore, in modo da rendersi autonomi anche nella produzione di concime e nell’allevamento di animali domestici. Anche in questo caso la stalla sarà un progetto pilota, da cui gli altri membri della cooperativa e gli altri abitanti potranno prendere spunto per replicare e diffondere le tecniche di allevamento. Prosegue quindi il forte legame tra la Valdichiana e il Burundi, grazie al coinvolgimento e la solidarietà disinteressata di tante persone che stanno sostenendo un progetto sociale che sta migliorando la vita delle persone nel villaggio di Vugizo.


Dalla Valdichiana al Burundi – Lago di Montepulciano – 19 Giugno 2016

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Dufatanemunda: aggiornamenti dal Burundi

Vi ricordate della cooperativa Dufatanemunda? Vi abbiamo raccontato la storia della cooperativa sociale di Vugizo, un comune della provincia meridionale del Burundi, e dei suoi legami con la Valdichiana senese….

Vi ricordate della cooperativa Dufatanemunda? Vi abbiamo raccontato la storia della cooperativa sociale di Vugizo, un comune della provincia meridionale del Burundi, e dei suoi legami con la Valdichiana senese. Lo scorso giugno abbiamo ripercorso la storia della cooperativa (il cui nome significa “l’unione fa la forza”) e del suo fondatore Athanase Tukiyeze, seguendo un progetto di sviluppo sostenibile per portare orti sociali e microcredito di mutuo soccorso in Burundi. Il racconto si è concluso con il grande evento di domenica 28 giugno al Lago di Montepulciano, in cui si è svolta una raccolta fondi per sostenere il progetto, come vi abbiamo ampiamente documentato nel nostro speciale: Dalla Valdichiana al Burundi: l’unione fa la forza!

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La fase di pulizia dei terreni per realizzare gli orti

Nel corso di questi quattro mesi, la situazione si è evoluta: la cooperativa ha continuato a lavorare e sta mettendo a frutto i fondi raccolti durante gli eventi estivi in Valdichiana. Abbiamo incontrato Athanase, che oltre a raccontare la sua storia in altri contesti come il Tetro Povero di Monticchiello, è in contatto costante con gli altri membri della cooperativa a Vugizo.

“Stiamo usando i fondi raccolti grazie al sostegno dei tanti amici in Valdichiana, sulla base del progetto di sviluppo sostenibile che abbiamo illustrato al Lago di Montepulciano. Il primo scoglio da superare è stato quello delle procedure burocratiche.”

Il Burundi è infatti un paese che rischia una nuova guerra civile, e anche se in un villaggio della periferia meridionale come Vugizo il pericolo è inferiore rispetto alle grandi città, la lentezza della macchina amministrativa si fa sentire. La cooperativa aveva necessità di portare l’acqua negli orti sociali acquistati grazie alla cassa comune, ma le procedure burocratiche hanno rallentato i lavori per la necessità di ottenere i permessi e le autorizzazioni.

“Abbiamo superato anche queste difficoltà, adesso la cooperativa si è allacciata all’acquedotto e ha costruito tutte le tubature necessarie. In questo modo potremo portare l’acqua ai serbatoi dei nostri orti sociali e prepararci per la prossima stagione.”

Prosegue quindi l’impegno nella realizzazione degli orti sociali, dopo l’acquisto dei maiali e lo scambio di conoscenze per le buone pratiche di sviluppo sostenibile. Adesso che gli appezzamenti di terra della cooperativa Dufatanemunda sono stati dotati dell’acqua necessaria alle colture, il passo successivo sarà quello di dotarli di pannelli solari per l’approvvigionamento elettrico.

“La cooperativa è attiva anche nel settore sociale: grazie ai fondi della cassa comune abbiamo potuto comprare anche del materiale didattico per permettere ai bambini più poveri di frequentare la scuola. Un impegno che abbiamo sempre tenuto presente, grazie a iniziative di mutuo soccorso a sostegno della comunità locale.”

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I lavori per portare l’acqua agli orti

La storia di Athanase e della cooperativa Dufatanemunda ha provocato profonde emozioni anche nella nostra comunità locale. Oltre alla grande partecipazione all’iniziativa dello scorso giugno, sono state molte le persone che hanno manifestato vicinanza al villaggio di Vugizo e che hanno dato ad Athanase la loro disponibilità a collaborare. Un esempio: una onlus per la prevenzione delle morti improvvise si è offerta di donare un defibrillatore semiautomatico alla comunità di Vugizo, che potrebbe essere particolarmente utile per migliorare le pratiche di soccorso medico del villaggio.

La cooperativa Dufatanemunda continuerà nei prossimi mesi a lavorare agli orti sociali, mettendo a frutto i fondi raccolti in Valdichiana. Athanase tornerà periodicamente nel suo villaggio per aiutare gli altri membri della cooperativa e supportare i progetti di sviluppo sostenibile del territorio: dal canto nostro, continueremo a raccontare la loro storia e a tenervi informati!

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Monticchiello e Burundi: legami tra paesi che mancano

Dopo la Valdichiana, la storia di Athanase e della cooperativa Dufatanemunda è sbarcata anche in Valdorcia: il progetto di sviluppo di orti sociali in Burundi, che vi avevamo già raccontato…

Dopo la Valdichiana, la storia di Athanase e della cooperativa Dufatanemunda è sbarcata anche in Valdorcia: il progetto di sviluppo di orti sociali in Burundi, che vi avevamo già raccontato durante l’evento al Lago di Montepulciano, ha infatti avuto il suo spazio anche a Monticchiello, uno dei borghi più affascinanti della Toscana.

Il contesto è quello del Teatro Povero, un’esperienza teatrale che da 49 anni anima le estati di Monticchiello e che vede la partecipazione dell’intero paese. Un’autodramma che porta in piazza questioni cruciali per la comunità, nato dalle esperienze della civiltà contadina e mezzadrile, che non vuole disperdere questo grande patrimonio culturale e umano nelle frenetiche trasformazioni dell’era postmoderna.

Il teatro di quest’anno è andato in scena dal 25 luglio al 15 agosto, con un titolo esemplare: “Il paese che manca”. Una riflessione sulla partenza, sull’andarsene altrove in cerca di riscatto. Un filo conduttore che lega il dramma dei profughi a quello dei piccoli borghi di provincia, svuotati dall’inurbamento e dall’industrializzazione, con il rischio dello sgretolamento del tessuto sociale. Una storia dai risolvi amari, che si conclude con la festa di compleanno dell’ultimo ventenne rimasto nel paese.

T Povero Monticchiello 2015 ph Fabio Rossi

“Il paese che manca” significa anche la perdita di servizi importanti per la comunità

Un tema, tra verità e finzione, che si lega fortemente anche all’esperienza di Athanase e dei giovani che vivono in piccoli paesi di campagna, tra sogni e speranze, incubi e paure. Athanase ci ha raccontato la sua esperienza come attore all’interno del Teatro Povero, e di come questa storia può aiutare il progetto della cooperativa Dufatanemunda:

“Dopo il convegno al Lago di Montepulciano sono stato coinvolto al Teatro Povero di Monticchiello – ci spiega – Grazie a Nicola, che ha raccontato la mia storia agli organizzatori, e loro si sono interessati, comprendendo il legame tra le rispettive vicende. Mi hanno chiesto di inserire una parte nella messa in scena, e ho partecipato volentieri.”

Nell’autodramma, Athanase interpreta sé stesso e racconta la sua storia: nella trama del “Paese che Manca”, infatti, è cruciale la volontà dei giovani che vogliono partire da Monticchiello, andare all’estero e non tornare più. I giovani che non sentono più legame con il proprio paese, sono insoddisfatti, cercano nuovi stimoli per studiare, per lavorare, per vivere una vita migliore in città o all’estero. Athanase si oppone a questa visione: lui si è trasferito in Italia nel 2000, e ama questo paese, ma sente ancora con forza il legame con il suo villaggio d’origine in Burundi.

“Che sia la guerra o il lavoro il motivo della partenza, c’è sempre la voglia di tornare. Casa tua è casa tua, sempre. Il sogno è quello di riuscire a tornare, in qualche modo, oppure di fare qualcosa di importante per il tuo paese d’origine.”

Una partenza che non è una fuga, quindi, ma una speranza di una vita migliore che non si limiti alle vicende personali, che possa trovare risvolti positivi a tutta la comunità. Athanase racconta la sua vita in Burundi, l’esperienza della guerra civile e gli studi di agronomia in Italia, fino alla cooperativa Dufatanemunda e il progetto di sviluppo di orti sociali. Si addolora per il rancore dei giovani che sembrano disprezzare il passato e il loro piccolo paese, e si batte per mantenere un legame con le proprie origini, perché la partenza può anche significare un rafforzamento dei legami con la comunità di origine, non necessariamente un distaccamento traumatico.

“Come esperienza umana, mi sono trovato benissimo. Il paese di Monticchiello è talmente piccolo che c’è un forte senso di comunità, le persone del posto raccontano il loro passato e il loro modo di vivere. È facile trovare persone di 80 anni che hanno la civiltà contadina e che hanno voglia di raccontarti la loro esperienza.”

Forse è un paragone forzato, ma Athanase trova un legame tra Monticchiello e Vugizo, il suo villaggio di origine. Non si tratta di città come Firenze o Arezzo, ma paesi legati alla storia contadina, comunità fatte da persone aperte che si conoscono, che hanno voglia di raccontare le loro esperienze e di condividere le rispettive storie. E che, in qualche modo, ti accolgono come uno di loro.

T Povero Monticchiello 2015 2 ph Elisa Sirianni

Athanase racconta la sua storia a Monticchiello

Il Teatro Povero di Monticchiello è andato in scena per oltre venti giorni, tutte le sere. Se aggiungiamo anche le prove, si tratta di più di un mese di lavoro e di impegno, per Athanase, che nel frattempo doveva continuare il suo lavoro e sistemare la nuova casa in cui andrà a vivere con la fidanzata. Un sacrificio che l’ha portato a dormire solo quattro ore a notte, ma che ha compiuto con passione e volontà, per ringraziare la comunità di Monticchiello della possibilità di condividere la sua esperienza e raccontare la storia di Dufatanemunda.

“A loro interessava la mia storia, e anche il pubblico l’ha apprezzata. Perchè è una storia vera, una storia di chi parte ma vuole tornare, di chi vuole fare qualcosa per il suo paese d’origine. È stata una bellissima esperienza e ringrazio tutti quanti”

Nel frattempo, in Burundi, la cooperativa Dufatanemunda sta portando avanti le pratiche burocratiche e i permessi per l’arrivo dell’acqua negli orti sociali, nonostante il rischio di una nuova guerra civile, facendo seguito alla raccolta fondi del Lago di Montepulciano. Dalla Valdichiana alla Valdorcia, la possibilità di far conoscere la storia di Athanase e il progetto di sviluppo in Burundi si lega fortemente con i piccoli borghi e le realtà contadine, con la voglia di fuggire via ma di costruire un legame con la comunità di origine. Ed è importante far sentire la vicinanza, creare sensibilizzazione e sostegno, facendo crescere la consapevolezza delle rispettive situazioni. Imparando a osservare le somiglianze, più che le differenze, per ritrovare finalmente quel paese che manca.

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Il valore di una comunità unita e aperta

Penso di parlare a nome di tutta la redazione quando dico che siamo un gruppo di persone che amano mantenere le promesse e che cercano sempre di dare il proprio…

Penso di parlare a nome di tutta la redazione quando dico che siamo un gruppo di persone che amano mantenere le promesse e che cercano sempre di dare il proprio meglio mentre lo fanno.

Da un punto di vista personale, mi sembra il minimo volerci mettere tutto l’impegno possibile quando di mezzo c’è una causa di grandissimo valore sociale, che può avvicinare due territori apparentemente lontani anni luce l’uno dall’altro, e che può fare concretamente del bene a tante persone non solo nel breve ma anche nel lungo termine.

Il progetto per realizzare l’evento di domenica 28 giugno è nato un pomeriggio di maggio a Montepulciano Stazione, quando Athanase e Alessio si sono incontrati e hanno cominciato a parlare della cooperativa Dufatanemunda e del progetto di orto sociale di Athanase. In redazione abbiamo due antropologi e quattro o cinque scrittori, era inevitabile che l’interesse per una cosa simile fosse alle stelle, senza poi contare che abbiamo tutti un debole per la narrativa e per le storie.

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Abbiamo quindi chiesto ad Athanase di darci tutto il materiale a sua disposizione. Ci siamo incontrati più volte perché le cose da dire erano veramente tante, ma alla fine avevamo tra le mani foto, video, registrazioni audio e pagine piene di appunti. Abbiamo diviso il lavoro a seconda delle rispettive competenze, e per tutto il mese di giugno abbiamo prodotto e pubblicato quelli che definirei quasi dei micro-capitoli della storia di Athanase, della cooperativa Dufatanemunda e del Burundi.
In questo modo, abbiamo potuto creare un percorso giornalistico attraverso il mese di giugno, che culminasse con l’evento del 28 giugno. Volevamo che i nostri lettori arrivassero informati alla serata principale, che avessero avuto la possibilità e il tempo di conoscere Athanase e il suo progetto, che avessero avuto modo di prendersi a cuore la causa tanto quanto ce l’eravamo presa a cuore noi.

Il 28, al Centro visite La Casetta della Riserva Naturale del Lago di Montepulciano c’erano più di 120 persone. La grande partecipazione è stata davvero la ricompensa più grande per gli sforzi di tutti coloro che hanno dedicato le loro risorse e il loro tempo a questo proposito benefico: moltissimi erano venuti da Montepulciano e dai comuni limitrofi, ma c’era chi veniva da Perugia, da Firenze e dalle terre di Siena.11667379_799769556804641_1709753707977735220_n
La serata, organizzata dall’associazione Amici del Lago di Montepulciano e da La Valdichiana, è stata un successo sia grazie ai partecipanti, sia grazie a tutte le aziende e associazioni che hanno donato i loro prodotti e le loro risorse per fare in modo che tutti i soldi raccolti durante la serata potessero andare a Dufatanemunda, senza dover essere usati per ripagare la serata.

Mi ha fatto un grande piacere vedere quanta gente tenesse al progetto di Athanase, quanti capissero l’importanza della cosa e quanto fossero disposti a dare nonostante i tempi non siano dei migliori. Credo sia importante, in un periodo come questo in cui l’economia rende la vita meno agevole di quanto lo fosse in passato, tenere in grande considerazione il valore del dono. Il benessere degli altri genera il nostro benessere: questo concetto è il fulcro di una società sana. Non importa quanto questi siano lontani, ma l’unico modo per creare un futuro di prosperità per tutti è quello di condividere le risorse e le conoscenze, perché siamo tutti cittadini dello stesso, singolo pianeta, tutti confinati su questa biglia blu che fluttua nel vuoto nello spazio. La condivisione è il futuro inevitabile dell’umanità, se vogliamo sopravvivere.

Il nostro pianeta, la Terra, fotografata dalla sonda spaziale Voyager 1 nel 1990, quando si trovava a 6 milioni di chilometri di distanza.

Il nostro pianeta, la Terra, fotografato dalla sonda spaziale Voyager 1 nel 1990, quando si trovava a più di 6 milioni di chilometri di distanza da noi.

L’impulso di fare qualcosa, almeno per me, viene istintivo al sentire storie di bambini che non hanno accesso ai beni primari e a un’istruzione che possa dar loro la possibilità di scegliere il proprio futuro, di madri che muoiono a causa dell’inadeguatezza degli ospedali, di risorse sprecate e di territori sfruttati senza criterio.

L’Africa non è lontana, c’è solo un pezzetto di mare a dividerci dalle sue nazioni più a nord (nazioni con le quali tra l’altro abbiamo condiviso cultura ed economia in un passato neanche troppo remoto): credo sia ora che si impari a conoscerne la geografia, i popoli, i problemi, perché l’innovazione non è mai – in tutta la storia dell’uomo – venuta dalla chiusura delle frontiere, anzi.

Il terribile nemico da combattere, qui, è l’ignoranza: il disinteresse, l’accidia, l’egoismo distruttivo di coloro che non sono disposti a donare pochi minuti del proprio tempo per conoscere una storia.

Tornando alla serata, non nego l’amarezza di non aver visto comparire volti che avevano promesso e ripromesso di venire all’evento, perché le promesse infrante suonano sempre come bugie atte a offendere il duro lavoro che tutti i volontari hanno svolto, ma credo che sia fondamentale, invece, dare risalto a coloro che c’erano (ed erano tantissimi), che hanno fatto di tutto per esserci e che hanno dimostrato di tenerci, di essere membri di una comunità attenta. Queste sono le cose che mi ridanno speranza per il futuro, il sapere che ci sono persone che sanno donare e che capiscono l’importanza del mutuo soccorso. In queste persone trovo quei valori rarissimi che sono la civiltà, l’altruismo, l’empatia e il rispetto.

Il bilancio della serata è stato assolutamente positivo, tanto che già stanno prendendo forma nuove iniziative sempre a sostegno della cooperativa Dufatanemunda, che cercheremo di portare in giro per la Valdichiana. Noi della redazione vorremmo che queste cause sfondassero le barriere dei singoli comuni e venissero adottate da tutto il territorio, che esattamente come le nazioni non deve soccombere a futili divisioni campaniliste.

Abbiamo visto che unendosi i risultati si fanno concreti: l’anno scorso abbiamo combattuto per far sì che il Torrione della fattoria granducale di Abbadia di Montepulciano rientrasse tra i Luoghi del Cuore tutelati dal FAI. Ci siamo arrivati vicinissimi, e da poco abbiamo saputo che sarà proprio l’ente a portare questo importantissimo simbolo di una comunità all’EXPO. Il Torrione arriverà a Milano, in Europa e nel mondo, e questo grazie a tutti coloro che hanno firmato la petizione.

La Valdichiana continuerà a lavorare per il territorio che ha scelto di raccontare, che comprende Valdichiana senese, aretina e Valdorcia. Continuerà a sostenere cause meritevoli e a porsi come megafono per coloro che hanno bisogno di farsi sentire, perché crediamo che una comunità unita e consapevole sia una comunità sicura, ricca e longeva. Per portare la Valdichiana nel mondo e il mondo in Valdichiana.

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Qual è la situazione politica in Burundi?

Dopo la presentazione del Burundi da un punto di vista antropologico, vi proponiamo anche uno sguardo sul Burundi oggi, da un punto di vista sociale e politico, in previsione dell’evento…

Dopo la presentazione del Burundi da un punto di vista antropologico, vi proponiamo anche uno sguardo sul Burundi oggi, da un punto di vista sociale e politico, in previsione dell’evento che si terrà domenica 28 giugno presso il centro visite “La Casetta” al Lago di Montepulciano.

EuCHdNQRLa situazione politica e sociale del Burundi negli ultimi tre mesi è tutt’altro che facile, ed è andata solamente aggravandosi: dallo scorso Aprile, infatti, il paese africano sta vivendo tensioni continue, da quando il presidente Pierre Nkurunziza ha annunciato di candidarsi per un terzo mandato, considerato incostituzionale, perché non rispetta gli accordi di Arusha stipulati tra Hutu e Tutsi nel 2000, fatti con il proposito di porre fine alla sanguinosa guerra civile durata sette anni e con gravissime conseguenze in termini di perdite umane – più di 300.000.

Questi accordi erano stati peraltro firmati da Nkurunziza stesso, quando era a capo di un gruppo di ribelli a maggioranza Hutu, e da Pierre Buyoya, che era il presidente del Burundi e facente parte dei Tutsi.

L’elezione di Nkurunziza, però, non ha portato all’equilibrio e alla pace tra le due etnie che ci si aspettava, perché quest’ultimo ha più volte mostrato, nel corso degli anni, un’insofferenza verso la componente di Tutsi nelle istituzioni governative, cercando più volte di eliminarle. Inoltre, i suoi sostenitori, soprattutto quelli più giovani, hanno più volte mostrato una preoccupante deriva squadrista, organizzandosi in gruppi armati, riportando la memoria agli orrori e ai massacri del passato.

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Secondo la Costituzione del Burundi e i già citati accordi di Arusha, ogni presidente può essere eletto per massimo due mandati, ciascuno della durata di cinque anni, mentre Nkurunziza ha deciso di andare contro la Costituzione, candidandosi per un terzo mandato.

Il limite di mandati per un presidente non è una caratteristica solamente del governo burundese, anzi, caratterizza anche le costituzioni di altri paesi africani, in modo tale che non si degeneri verso una presidenza-dittatura di durata decennale, come successo più volte in Africa. E non è la prima volta che un presidente, giunto al termine di due mandati, tenti di modificare la Costituzione a suo personale vantaggio, come sta succedendo per esempio in Rwanda, dove il dibattito sull’eliminare questa norma è in corso, o come potenzialmente potrebbe succedere nel Congo nel 2016.

Chi difende l’attuale presidente burundese, leader del partito Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia, sostiene che il primo mandato – quello dal 2005 – non sarebbe da considerarsi un mandato regolare, ma un mandato straordinario che aveva lo scopo di guidare il paese verso la democrazia al termine del conflitto. Per cui, stando alla loro difesa, Nkurunziza si starebbe solamente e regolarmente candidando per la seconda volta.

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Nella storia del piccolo paese africano ci sono stati molti problemi di carattere etnico, come detto poco sopra, ma in questo caso, come si può notare, la questione è unicamente e solamente politica, dato che le proteste successive a questa decisione sono arrivate sia dagli Hutu che dai Tutsi, indistintamente.

Da mesi si protesta per fermare Nkurunziza, per ora e purtroppo senza molti risultati, e non sono mancate vittime, tra cui il leader dell’opposizione Zedi Feruzi, e un colpo di stato fallito. Inoltre, almeno 100.000 burundesi sono fuggiti dal paese, cercando rifugio nella vicina Tanzania.

L’emergenza, oltre che essere politica, sta diventando anche una grave emergenza umanitaria, e la comunità internazionale ha iniziato a muoversi – o a prendere coscienza della gravità della situazione – in maniera piuttosto tardiva, chiedendo a Nkurunziza di ritirare la sua candidatura: il governo, però, ha rispedito ai mittenti l’invito a ritirare la candidatura, affermando che il governo “non negozierà e non discuterà le questioni che tendono a minare le sue istituzioni”. La Francia, dal Maggio scorso, ha interrotto qualsiasi collaborazione con il Burundi, e altri paesi hanno sospeso i finanziamenti alle elezioni politiche del paese. Di conseguenza, il governo burundese ha iniziato a chiedere il finanziamento per le elezioni direttamente ai cittadini.

Le elezioni si terranno il prossimo 29 giugno, in un clima di crescenti proteste e tensioni.

A Bujumbura gli scontri tra manifestanti e forze armate continuano, con nuove vittime, e la paura e il terrore stanno schiacciando la popolazione. Non solo, anche il settore dell’informazione è vittima di violenze: dopo il fallito colpo di stato, numerose radio locali e indipendenti, come Radio Bonesha, Radio Radio Publique Africaine o Radio Isanganiro, sono state vittime di atti vandalici e non hanno più ripreso le trasmissioni da allora.

Anche l’incolumità dei giornalisti è in grave pericolo, visto che le minacce di morte, sms e telefonate minatorie sono all’ordine del giorno. Secondo l’Agenzia Fides, gli unici a fare propaganda politica sono solo i partiti vicini al governo, mentre l’opposizione sceglie il silenzio, per non alimentare ulteriormente il clima di tensioni e scontri. L’unica speranza è che da qui al 29 giugno la situazione non peggiori ulteriormente, aggravando la condizione della popolazione, unica vera e grande vittima di questa vicenda politica e voluta per gli interessi personali di una sola persona.

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Burundi: il contesto antropologico

In redazione si è pensato di costruire un contesto che potesse fornire una cornice adeguata alla storia di Athanase Tuyikeze e al Burundi in generale. Trattandosi quest’ultimo di un paese dalle tradizioni…

In redazione si è pensato di costruire un contesto che potesse fornire una cornice adeguata alla storia di Athanase Tuyikeze e al Burundi in generale. Trattandosi quest’ultimo di un paese dalle tradizioni culturali ricche e affascinanti, non potevo che essere felice del compito affidatomi e buttarmi a capofitto nel leggere articoli, sfogliare libri e guardare filmati sul tema. In questa sede mi occuperò di darvi un assaggio del contesto antropologico burundiano, ossia dei gruppi sociali che ospita, delle religioni che accoglie e dei modi di comunicare propri dei suoi abitanti.

Innanzitutto, un po’ di informazioni di base. Situato quasi al centro dell’Africa, leggermente orientato a est, il Burundi è abbracciato dal Rwanda, dalla Tanzania e dalla Repubblica Democratica del Congo. Il governo è una Repubblica facente parte dell’African Union (AU), African Economic Community (AEC) and Common Market for Eastern and Southern African (COMESA).

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Entrando nello specifico del tema di questo articolo, iniziamo parlando della popolazione.

Poco più di 6 milioni di abitanti vivono in Burundi secondo le stime recenti. Tre gruppi sociali coabitano nel territorio (Hutu, Tutsi e Twa), con l’aggiunta di circa tremila europei e duemila asiatici che vivono per la maggior parte nella capitale, Bujumbura.

Mentre si dibatte sulla questione delle origini dei due gruppi sociali principali, Hutu e Tutsi – per mancanza di spazio non approfondirò questo aspetto – attualmente sono l’autodeterminazione e i documenti ufficiali (p.es. documento di identità) ad attestare con certezza l’appartenenza all’uno o all’altro gruppo: essi infatti condividono molti aspetti culturali, dalla lingua alla religione. Per quanto riguarda le relazioni sociali tra i due, invece, al posto della condivisione vengono reiterati atteggiamenti discriminatori reciproci; dagli strascichi dei passati conflitti avvenuti sul territorio, un costante mutamento di equilibro rende precari i rapporti, la cui storia e il cui conflitto saranno analizzati in articoli successivi.

In Burundi, in ogni caso, è fortemente marcata la differenza tra strati sociali della popolazione. Attraverso il modo di parlare, la postura e i movimenti del corpo di una persona si denota la sua appartenenza sociale.

#1 HUTU

La società Hutu rappresenta la fetta maggiore della popolazione del Burundi, con una percentuale dell’85 per cento, statistica rimasta costante negli ultimi anni. La maggior parte degli appartenenti a questo gruppo si occupa della terra e delle fattorie, trattandosi il bestiame considerato simbolicamente ed economicamente l’elemento principale dell’economia burundiana.

#2 TUTSI

Rispetto alla società Hutu, quella Tutsi rappresenta una minoranza, benché sia allo stesso tempo il gruppo che ha detenuto il potere in Burundi per molto tempo. Con una percentuale del 14 per cento della popolazione, ha annoverato tra i suoi membri la maggioranza dei re (mwami), durante il periodo storico della monarchia.

#3 TWA

Una minoranza della popolazioni presente sul territorio burundiano è rappresentata dai Twa, con una percentuale dell’1 per cento. Di origine pigmea, tradizionalmente sono associati alla caccia, ma sono legati anche alle attività della ceramica, della musica e dell’intrattenimento. Si tratta del gruppo sociale presente in Burundi che vive nelle condizioni più povere.

Un secondo aspetto del quale voglio parlarvi riguarda la religione e le concezioni tradizionali.

Le percentuali secondo le fonti più recenti sono così suddivise: 60% cristiani, 15% protestanti, 5% Islamici e 20% per coloro che possiedono concezioni indigene tradizionali. Non è raro, tuttavia, che queste ultime si mescolino e creino delle concezioni sincretiche con le altre religioni.

Oggi, quindi, sia i Tutsi che gli Hutu sono in predominanza cristiani, lasciando spazio a tutta una serie di concezioni tradizionali relative in particolar modo al culto degli antenati, largamente diffuso in molte parti dell’Africa. Sopra di essi si stanzia il Dio Imaana, entità suprema che garantisce ricchezza e fertilità. Gli spiriti degli antenati assumono il ruolo di messaggeri tra Imaana e il mondo umano; vengono chiamati abazima, capaci di recare cattiva sorte a chi non li rispetta, ragion per cui delle offerte vengono fatte per evitare tale prospettiva.

Prima dell’abolizione della monarchia nel 1966, il potere di Imaana era considerato condiviso dal re: egli esercitava la sua forza attraverso l’utilizzo di fuochi sacri, di rituali e dei tamburi reali.  Proprio questi ultimi erano considerati come i più potenti strumenti di potere. L’utilizzo delle percussioni (karyenda) è una parte fondamentale delle tradizioni del Burundi, utilizzate soprattutto per accompagnare le danze rituali.

Due eroi delle tradizioni Hutu e Tutsi hanno colpito particolarmente la mia attenzione.

#1 Gli Hutu raccontano la storia di Samadari, considerato un eroe locale, poiché considerato come colui che rompe le regole che tutti gli altri sono costretti a seguire. Ha la capacità di prendersi gioco dei ricchi e dei potenti, insultando allo stesso tempo i ricchi proprietari di bestiame. Samadari rappresenta quindi un esempio di rovesciamento dell’ordine costituito capace, attraverso la sfera del mito, di mantenere in equilibrio la società.

#2 I Tutsi raccontano invece la storia di Sebgugugu, al quale Dio regalò dei miracoli in modo che con la sua famiglia potesse avere cibo a volontà. Poiché l’eroe esigeva sempre maggiori risorse, alla fine perse tutto a causa della sua ingordigia.

Infine, ecco alcune informazioni riguardo alle lingue parlate in Burundi.

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Il Burundi fa parte dell’area dell’Africa appartenente alle lingue bantu; il sottogruppo di riferimento è quello delle lingue rwanda-rundi. Hutu, Tutsi e Twa parlano come prima lingua il Kirundi, lingua ufficiale del paese insieme al francese. In alcune parti viene parlato anche lo Swahili, mentre l’inglese viene insegnato in alcune scuole del paese.

Come in altre popolazioni africane, i proverbi assumono una grande importanza, regolando e scandendo i ritmi quotidiani della vita burundiana. Un esempio: «Umwanzi agucira akobo Imana igucira akanzu» [Mentre il tuo nemico sta scavando la fossa, Dio sta aprendo la via d’uscita].

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“L’unione fa la forza” – Intervista ad Athanase Tuyikeze

Continua il viaggio de La Valdichiana in Burundi e questa volta vi facciamo conoscere il protagonista della causa che ci siamo presi a cuore: vi racconteremo chi è Athanase Tuyikeze,…

Continua il viaggio de La Valdichiana in Burundi e questa volta vi facciamo conoscere il protagonista della causa che ci siamo presi a cuore: vi racconteremo chi è Athanase Tuyikeze, come è nata la cooperativa “Dufatanemunda”, quali sono i suoi progetti e come pensa di aiutare il suo popolo.

Incontro Athanase a Montepulciano Stazione, paese in cui abita, in un pomeriggio di inzio Maggio. Penso che dopo otto ore di lavoro abbia poca voglia di raccontarmi la sua storia; invece, il ragazzo è un fiume in piena di parole, di aneddoti e di curiosità, con una luce negli occhi che parla da sola, fiero e lungimirante del progetto che sta portando avanti in Burundi.

Ma andiamo per ordine: Athanase Tuyikeze è originario di Vugizo, nella provincia di Makamba a sud del Burundi, paese che ha dovuto lasciare nel 2000 a causa della guerra. Oggi, Athanase è un giovane di trent’anni, laureato in agronomia e lavora nell’azienda agricola Poliziano, una delle più famose cantine produttrici di Vino Nobile della zona.

Ciao, Athanase. Dunque, raccontami subito perché hai scelto l’Italia come Paese in cui vivere.

“Ho deciso di venire in Italia perché nel mio paese c’era la guerra. Mio fratello Venuste Niyongabe era già in Italia per meriti sportivi. Lui era una studente in Burundi, poi ha iniziato a correre e ad allenarsi; è stato notato da un manager italiano di Siena che gli ha proposto di venire in Italia per continuare con questo sport. Dopo che ha vinto le Olimpiadi di Atlanta, nel 1996, mi sono sentito spronato a raggiungerlo qua in Italia”.

Hai raggiunto tuo fratello perché anche tu volevi diventare un atleta famoso?

“A dire la verità sì, speravo di seguire le sue orme, ma lui non ha voluto. Voleva che io studiassi, che mi creassi un futuro diverso e quindi, quando sono arrivato, mi sono subito iscritto a scuola. In Burundi facevo la seconda superiore, ma siccome il sistema scolastico italiano è diverso da quello del Burundi ho dovuto rifare la scuola media e poi mi sono iscritto alla scuola superiore”.

Come hai deciso il corso di studi da seguire?

“Dovevo scegliere se fare il meccanico o se iscrivermi ad agraria, ma la cosa che conoscevo di più e che mi affascinava era l’agricoltura, perché sono nato in campagna e tutta la mia storia familiare è da sempre stata legata all’agricoltura. Con il senno di poi devo dire che questa è stata una scelta ottima. Finite le superiori a Siena mi sono iscritto all’Università di Firenze, dove ho seguito corsi sull’agricoltura tropicale e sulla sicurezza alimentare. Adesso lavoro come operaio agricolo all’azienda Poliziano a Montepulciano Stazione, dove vivo”.

Ogni due anni, Athanase torna in Burundi per aiutare il popolo del suo villaggio natale. Qualche anno fa è nata la cooperativa Dufatanemunda, “l’unione fa la forza”, che ha lo scopo di sviluppare nel suo paese d’origine i concetti appresi durante gli studi agrari e di fornire una reale possibilità di sviluppo sostenibile. Athanase aiuta un gruppo di donne nella cooperativa di mutuo soccorso, affinché possano condividere dei fondi di microcredito per acquistare animali da allevare, semi da piantare e altri mezzi per aumentare la produttività agricola.

Com’è nata l’idea di questa cooperativa?

“Un giorno, mentre ero in vacanza in Burundi, ho conosciuto delle donne che avevano organizzato un sistema di mutuo soccorso per aiutare i bambini del villaggio, i “poveri tra i poveri”. In Burundi alcuni bambini sono nati durante la guerra da rapporti tra militari e donne del paese, praticamente dei figli nati fuori dal matrimonio spesso per violenza ma anche consensualmente. Per molte persone il militare era come un Dio, ma finita la guerra questi sono tornati a casa lasciando i figli soli. Per tutti, quelli erano considerati dei reietti perchè erano senza padre, concepiti e rifiutati. Le madri, invece, erano considerate prostitute dalle famiglie; i figli crescevano stigmatizzati dalla società, continuamente presi in giro.
Questo gruppo di donne, quindi, si è organizzato per fare una cassa comune e aiutare questi bambini, per comprare loro quaderni, penne, vestiti e per pagare le tasse scolastiche. Questa iniziativa mi ha colpito molto, perché avevano capito che nella società c’erano dei problemi che andavano risolti. Così è partito il mio progetto”.

Con un approccio un po’ più agricolo?

“Sì, agricolo e di sviluppo sostenibile. Ho costruito un rapporto con loro e ho aumentato il numero di persone coinvolte. Un gruppo vero, non un’associazione, ma una cooperativa: perché non deve dare aiuto fine a sè stesso ma deve creare lavoro e non aspettare aiuto dall’altro. È importante aiutarci a vicenda diffondendo la cultura d’impresa, le tecniche e le conoscenze  devono essere messe in rete. Adesso, nella cooperativa chiamata “l’unione fa la forza” sono comprese 11 donne e 4 uomini”.

E adesso a che punto è la cooperativa?

“A Febbraio 2015 abbiamo cercato e comprato un terreno, circa 3.500 metri quadrati per 800 euro. Li ho anticipati io, poi me li ridaranno attraverso la cassa comune. Loro, nel frattempo, hanno pulito il terreno dalle piante. Quello che vorrei realizzare è un progetto di orto pilota per insegnare alla gente a piantare frutta e ortaggi e per diffondere tecniche e conoscenze. Ognuno potrebbe avere un pezzettino di terra, imparare a fare la rotazione delle colture e la concimazione a letame. Un orto pilota che migliori la vita e la società”.

E per il futuro cos’hai in mente?

“Da Aprile di quest’anno abbiamo cominciato a lavorare al nuovo progetto, ad un pozzo con pannello solare. Il Burundi è un territorio molto soggetto a cambiamenti climatici e a rischio siccità e quindi serve un pozzo per avere una riserva d’acqua per i periodi di secca. Loro sanno che l’acqua c’è, ma bisogna investirci e per fare ciò servono circa 2.000 euro. Per questo ho pensato di attivare una raccolta fondi in Valdichiana, con un evento al Lago di Montepulciano, con l’obiettivo: “Da una terra di orti come la Valdichiana, a una terra che ha bisogno di orti come il Burundi”. Una volta realizzato il pozzo e quindi gli orti, i prodotti potrebbero essere usati per autosussistenza o venduti al mercato di Vugizo, per fare cassa comune e dare inizio ad un altro progetto”.

Tu riesci a seguire il loro operato abitando in Valdichiana?

“Non tanto bene. Uno di loro per fortuna ha whatsapp sul cellulare e quindi riesce a mandarmi le foto e gli aggiornamenti. Purtroppo, gli altri della cooperativa sono analfabeti, perché in Burundi il tasso di analfabetismo è molto alto e quindi non posso pretendere di comunicare con altri mezzi”.

Da piccolo cosa sognavi di fare da grande?

“Da piccolo il mio sogno era quello di andare nella capitale del Burundi, perché Vugizo è in periferia, con l’auto sono tre ore di viaggio. Non molte, ma considerando che molte persone non hanno la macchina, andarci a piedi era impossibile. Crescendo, nella capitale ci sono arrivato e adesso voglio mettere in condizione di arrivare alla capitale anche la gente del mio villaggio,  per cambiare la realtà e dare una mano a più persone possibile”.

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