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Birranthology, il concept festival di Scrofiano all’insegna della Stravaganza

La stravaganza può essere definita come un comportamento bizzarro e fuori dal normale, che esce dai limiti e dalla consuetudine. Proprio questo è il concetto alla base del “Birranthology Festival”…

La stravaganza può essere definita come un comportamento bizzarro e fuori dal normale, che esce dai limiti e dalla consuetudine. Proprio questo è il concetto alla base del “Birranthology Festival” di Scrofiano, che proprio da qualche anno ha aggiunto “High Extravaganza” all’inizio del suo nome. Un piccolo festival musicale in una piccola frazione del Comune di Sinalunga che ha fatto della stravaganza il suo tratto distintivo: perché è evidente fin dal primo momento che questo festival è diverso dai limiti e dalla normalità tracciati dagli altri festival del nostro territorio.

A breve avrà inizio la tredicesima edizione di “High Extravaganza Birranthology Festival”, all’interno del parco comunale di Scrofiano, rigorsamente a ingresso libero.  Da venerdì 23 a domenica 25 agosto si terrà un viaggio musicale attraverso le atmosfere coinvolgenti del Rock’n’Roll, quelle travolgenti dello Psychobilly e quelle elettroniche sognanti della Synthwave. Tre serate diverse, ma collegate da un unico filo conduttore di quello che a tutti gli effetti può essere definito come un “concept festival”: le serate dai titoli Rockin’, Stompin’ e Dreamin’ sono infatti caratterizzate da band affermate a livello internazionale nelle loro nicchie musicali e da spettacoli correlati che contribuiscono a creare le rispettive atmosfere. Dall’arte delle performer burlesque alle selezioni musicali aftershow, dall’attenzione per le birre artigianali e per gli effetti luminosi, i dettagli del festival sono curati in modo da restituire il mood più adatto a serate stravaganti, in cui la performance live è parte integrante dell’esperienza.

Per comprendere meglio il concept di questo stravagante festival, abbiamo intervistato due membri del comitato organizzatore di Scrofiano, Giacomo Spinelli e Luca Farini.

Prima di addentarci alla scoperta del Birranhtology festival, comunque, abbiamo bisogno di introdurre le tre parole chiave che fanno parte della sua filosofia: oltre alla già citata “Extravaganza”, la ribellione (che è poi l’elemento fondante di tutta la tradizione musicale rock e punk) e il retrofuturismo (inteso come corrente artistica che trae ispirazione dal modo in cui il futuro è stato immaginato in passato).

“Dietro un festival come questo non c’è solo l’idea di divertirsi e di stare insieme, ma un filo logico coerente da venerdì a domenica sera. Riprendiamo l’idea dei concept album di una volta, con al loro interno una serie di canzoni che avevano coerenza interna: il Birranthology è un concept festival unico diviso in tre serate, basate su tre sottoculture, tre generi musicali differenti. Non ci interessa solo la musica, ma tutta l’ambientazione che sta dietro agli artisti che si esibiscono facendo uscir fuori la sottocultura di riferimento. Ad esempio, per la serata dreamin’, non c’è solo attenzione alla musica synthwave e darkwave, ma anche all’atmosfera cyberpunk e al retrofuturismo.”

La ricerca degli organizzatori si concentra quindi sulle band più caratteristiche delle nicchie musicali a cui vengono dedicate le rispettive serate (rock’n’roll, psychobilly, synthwave), ma che siano in grado di offrire delle performance live esaltanti e stravaganti, accompagnate anche da una parte visual, luci e costumi adatti alla sottocultura di riferimento. Una scelta dettata dalla necessità di creare un’atmosfera particolare per tutto il festival e di non limitarsi alla scelta dei gruppi da far esibire sul palco:

“Non ci limitiamo a selezionare le band più adatte alla ricerca musicale, ma anche a creare un’atmosfera adatta alle loro esibizioni. C’è quindi una grande cura dei loro costumi e del loro modo di approcciarsi al pubblico. Utilizziamo tipologie diverse di luci e di tonalità di colori per ogni serata, anche attraverso l’utilizzo di luci a neon, per arricchire l’esperienza visiva. Non si tratta quindi soltanto di creare con attenzione un cartellone di artisti, ma di diffondere la sottocultura di riferimento. A questo scopo stiamo lavorando a una fanzine del festival, che elabora durante l’anno i contributi delle culture psychobilly, synthwave e rock’n’roll presenti durante le serate del Birranthology.”

La nuova versione del Birranthology Festival prevede dunque tre serate dedicate ai rispettivi sottogeneri, di cui la serata di apertura Dreamin’ dedicata alla synthwave è forse la più caratteristica: si tratta infatti di un genere di musica elettronica influenzato dalle colonne sonore del cinema e dei videogiochi degli anni ottanta. Queste particolari serate vanno a distanziarsi dalla storia del festival, che era partito agli inizi degli anni 2000 con una scelta musicale generalista per poi prendere una svolta più incentrata sul rock’n’roll.

“Abbiamo iniziato con un cartellone generalista, poi dal 2004 ci siamo concentrati unicamente sul rock’n’roll. Ci siamo fermati per un anno, per preparare la svolta cominciata due anni fa, utilizzando l’extravaganza come faro guida per le nuove edizioni. È stata una scelta che ci permette di valorizzare questo luogo, particolarmente favorevole per l’acustica, sembra quasi un anfiteatro naturale. Il parco di Scrofiano è piccolo, non è un luogo di passaggio: è adatto a un pubblico selezionato che decide di venire appositamente e non per caso, che parcheggia in fondo al paese e segue un percorso tortuoso fino in cima. La svolta degli ultimi anni ci permette di concentrarci sulle nicchie musicali e su un pubblico selezionato, offrendo esperienze uniche per il nostro territorio.”

L’evoluzione nel corso degli anni del festival è stata quindi improntata alla ricerca della qualità musicale, a cui si accompagna la ricerca della qualità nelle birre proposte al pubblico: all’interno del festival è presente una vasta selezione di birre artigianali a prezzi popolari, più di quaranta tipologie di birre (alcune fisse, altre a rotazione in base alle caratteristiche della serata). Vengono inoltre organizzati momenti di formazione ed eventi di degustazione per imparare a conoscere la cultura della birra e approfondire le caratteristiche dei diversi prodotti.

Come risulterà evidente a tutti coloro che hanno partecipato almeno a una serata delle ultime edizioni del festival, il Birranthology ha un approccio molto diverso dagli altri festival musicali del territorio. Non utilizza il meccanismo della sagra per finanziare l’offerta musicale (che, non essendo generalista, è anche meno costosa) e non è un festival di comunità, in cui tutti i membri delle diverse generazioni della frazione sono coinvolti nell’organizzazione (tra gli stand gastronomici, i volontari e i tecnici di palco): piuttosto è portato avanti da un nucleo fondante di appassionati, che è riuscito a radunare altri appassionati dai territori circostanti.

“Il nostro rapporto con la comunità di Scrofiano è molto buono. Forse non tutti hanno ancora compreso le particolarità di questo festival rispetto agli altri, ma hanno imparato ad apprezzare il valore di questo evento che attira tanti appassionati per l’intero weekend. D’altronde il nucleo originario della nostra organizzazione risiede proprio a Scrofiano, ma nel corso degli anni siamo riusciti ad aggregare altre persone che si aggiungono allo staff, compresi alcuni appassionati che frequentavano il festival. A volte ci hanno consigliato di spostarci in luoghi più accessibili rispetto a questo, che non è nient’altro che un piccolo parco strappato al bosco, ma è proprio questa la nostra anima.”

Più volte gli organizzatori hanno ripetuto che il Birranthology non sarebbe stato possibile da nessun’altra parte se non al parco comunale di Scrofiano, e che non sarebbe trasportabile in nessun altro contesto. Tuttavia, dal momento che il concept alla base del festival è così forte e che la comunità di appassionati sta reagendo così bene, è possibile che le serate diventino dei “format” da esportare in altri contesti, soprattutto nella fase invernale.

“Abbiamo puntato tutto sulla qualità del festival e non sulla quantità di pubblico. Anche l’ingresso di giovani leve nel nostro staff va in questa direzione, ovvero ragazzi appassionati che possano portare avanti anche in futuro il Birranthology seguendo le nostre parole chiave. Ciò che vogliamo trasmettere è l’anima profonda di un festival inclusivo, che si stupisce della diversità. Non vogliamo omologarci, ma nemmeno fossilizzarci in una differenziazione estrema che ci fa odiare ciò che è diverso. La nostra è una scelta di inclusione, di uscita dalla normalità. Di stravaganza, appunto.

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Si può essere campioni anche nel lanciare la ruzzola: Bruno e Simone Massini

Capelli canuti, radi sulla parte centrale della testa, e un bianchissimo baffo folto sotto il naso. Parlare con Bruno Massini, seduti su quelle sedie di legno con i pomelli intagliati…

Capelli canuti, radi sulla parte centrale della testa, e un bianchissimo baffo folto sotto il naso.

Parlare con Bruno Massini, seduti su quelle sedie di legno con i pomelli intagliati che solo i nonni hanno, è parlare con una generazione lontana, che nonostante la tecnologia e l’automazione ancora vive e si alimenta di tradizione e manualità.

Bruno ha 74 anni e una gran parlantina. Dopo avermi salutato mi fa entrare in casa e mi fa conoscere la moglie, Renata, e il nipotino. Noto subito il tavolo già apparecchiato con i suoi cimeli da mostrarmi, e un enorme mobile che sormonta la televisione fino a farla sparire, sotto il peso di una ventina di coppe scintillanti.

“Parecchie l’ho buttate o l’ho messe via sennò un c’entravano”.

Bruno è un vincente e mi ha invitato a casa sua per parlare dello sport che lo ha reso celebre. L’organo che si occupa di regolamentare la sua attività è la FIGeST, Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali, e immagino che molti di voi leggano questa sigla per la prima volta, come me.

Bruno è il Campione Italiano 2019 di lancio della ruzzola a coppie.

Ma che cos’è la ruzzola?

Ruzzola è sia il nome di un gioco popolare nato in un passato indefinito, sia lo strumento con cui si gioca a questo gioco, come il pallone per il calcio, la pallina per il tennis o le dita delle mani per la morra (sì, anche la morra è uno sport a tutti gli effetti, che ci crediate o meno).

La ruzzola è uno spesso disco di legno, intagliato e modellato, attorno a cui si avvolge uno spago legato a un dito della mano: facendo scorrere lo spago attorno alla ruzzola, le si imprime una maggiore rotazione che le permette di percorrere una distanza più ampia rispetto ad un semplice lancio di mano.

L’obiettivo, come avrete intuito, è lanciare la ruzzola più lontano degli altri, e in sostanza di terminare il percorso prestabilito con meno lanci degli avversari.

I limitati cenni storici e le fonti scarse lo dipingono come un gioco “umile”, praticato cioè nel passato dagli strati di popolazione meno abbienti, in origine addirittura con le forme di cacio vere e proprie – permane tutt’ora la specialità del lancio della forma di formaggio, di cui la ruzzola è l’immediata discendente.

Ai tempi non c’erano telefonini, il gaming non era forse nemmeno nel mondo dei sogni e allora “si faceva con quello che s’aveva”, spiega Bruno.

“Ho iniziato ad appassionarmi alla ruzzola grazie al mi’ babbo. Al tempo si giocava a ruzzola solo nel periodo di Quaresima, le strade erano bianche e pulite e stavamo a Scrofiano. La domenica ero sempre dietro a lui a vederlo giocare, era un buon giocatore: si giocavano le 5 lire, quel poco che c’era. Verso i 10 anni così s’è iniziato anche noi ragazzi a giocare, dopo scuola s’andava pe’ i campi e si portavano dietro le nostre ruzzole”.

Mentre Bruno parla si respira il grande spirito di competitività che lo ha mosso sin da giovanissimo, quando ha iniziato a gareggiare seriamente contro le altre realtà del luogo.

“Già a 12-13 anni andavo con i più grandi a giocare. Ci si organizzava tra di noi, non c’erano ancora UISP e FIGeSt, si gareggiava contro Montepulciano, Argiano, tra paesi e paesi. La prima vera sede fu fatta alla Stazione di Montepulciano, eravamo un’ottantina di iscritti, e si incominciò a spostarsi più lontano per queste gare, a Perugia, Città di Castello…”.

Bruno ha iniziato a giocare in coppia col fratello, Ivo, e da subito ha iniziato a imporsi con ottimi risultati in tutto il territorio toscano. La sana rivalità coi fratelli Ferroni, altra coppia molto brava a detta di Bruno, lo ha spinto a migliorarsi sempre di più, fino a partecipare anche a vari campionati italiani – da Cosenza a Milano s’è girato tutta Italia!

Dopo due protesi alle ginocchia, che lo hanno fermato negli anni migliori della sua carriera, Bruno nel 2007 ha ricominciato a giocare, per poi laurearsi campione UISP nel 2008 e, successivamente, nel 2012.

Prima di parlare però dello straordinario risultato di quest’anno, è doveroso introdurre il compagno di squadra che insieme a Bruno ha vinto il Campionato Italiano 2019 di ruzzola a coppie, disputatosi a Camerino, provincia di Macerata.

Il suo braccio destro è stato nientemeno che il figlio, Simone. Nonostante appartenga alla generazione immediatamente successiva a quella del padre, Simone è l’esempio di come le tradizioni possano sopravvivere soprattutto grazie al rapporto tra genitori e figli.

“Non è molto che Simone gioca, saranno sì e no dodici anni. Quando vedeva che la domenica riportavo sempre qualcosa a casa, premi e coppette a non finire, cominciò a provare anche lui. Iniziò a provare le ruzzole attorno alla mia cantina, provava tutti i giorni, e mi accorsi subito che aveva una caratteristica non da poco: essendo alto, aveva un grande slancio col suo braccio, e gli venivano fuori dei tiri davvero belli. Iniziò a venire a giocare con noi più vecchi, e la differenza si vedeva subito: con nove lanci parecchie volte arrivava più lontano di noi che se ne facevano dieci!”.

Simone forte, perfetto per le situazioni di rettilineo e salita, Bruno invece più tecnico, con movimenti di spalla e avambraccio affinati alla perfezione grazie alla grandissima esperienza maturata in oltre sessant’anni di lanci della ruzzola: la coppia perfetta per staccare gli avversari nel “dritto” e mantenere il distacco in “curva”.

Ecco che è nata, proprio quest’anno, la coppia padre-figlio Massini, che ha subito ottenuto una grandissima vittoria.

“Il mi’ figliolo mi disse: “Te hai vinto du’ volte, io ho vinto nel 2016 a Teramo, perché non si prova insieme?”. Il resto è storia, come si suol dire in questi casi. Dopo un paio di manche di qualificazione, che hanno permesso a Bruno e Simone di aggiudicarsi il pass per la finale di Camerino, sono arrivati i giorni della finale. Il sabato sera, grazie ai due turni vinti, sono rimasti tra i migliori cinque, e il giorno dopo nella finalissima hanno sbaragliato la concorrenza.

Al minuto 16:46 dell’intervista che trovate qui, Bruno e Simone si rimbalzano apprezzamenti e ringraziamenti, estremamente sinceri. “Giocare col mi’ babbo è un grande orgoglio” dice Simone, e Bruno risponde per le rime: “…giocare con un figliolo è una soddisfazione unica, poi so che se ci chiappa tira forte e quindi ci gioco volentieri. In qualche tiro l’ho aiutato, ma quando c’era lo “sfogo” c’era bisogno di Simone!”.

A Camerino, grazie alla vittoria, è arrivata anche la promozione diretta in Serie B, la categoria immediatamente superiore alla C.

Mentre mi ha portato a far vedere le coppe e il medagliere, abbiamo finito per parlare delle problematiche che gravitano attorno a uno sport così di nicchia come la ruzzola.

Il problema fondamentale di questi sport, ovviamente, è che col tempo rischiano di essere dimenticati. “Manca il ricambio…”, dice Bruno con un pizzico di amaro in bocca. Mi parla di una coppia di fratelli nemmeno maggiorenni di Poppi, che si ritrova qualche volta ad affrontare, ma nulla più. “Ormai non si fa più capo a questi sport minori, tutti vogliono essere calciatori, tennisti eccetera, o addirittura i ragazzi preferiscono stare in casa che fare sport”.

In questo senso la FIGeST, dal 1962, funziona da riserva naturale per animali in via di estinzione. “Essere riconosciuti dal CONI e dall’Europa – vedi affiliazione con l’ETSGAè stato un grande traguardo, ci fa sentire importanti e considerati”.

Ma le istituzioni non bastano, e ce l’hanno insegnato proprio Bruno e Simone con questa storia di sport.

Servono amore per la tradizione e passione che si tramanda di generazione in generazione, anche contro le convenzioni sociali dei nostri tempi che ci vogliono tutti calciatori, studenti universitari, malati di smartphone e di videogames.

Si può essere campioni anche nel lanciare la ruzzola, e sarebbe un peccato dimenticarselo.

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Una storia Rock’n’Roll: torna il Birranthology Festival, dal 24 al 26 agosto 2018

Dal 24 al 26 Agosto 2018, al Parco dell’Uccelliera di Scrofiano, il High Extravaganza Birranthology Festival celebra la storia del rock’n’roll. Non solo un semplice festival con esibizioni live, ma…

Dal 24 al 26 Agosto 2018, al Parco dell’Uccelliera di Scrofiano, il High Extravaganza Birranthology Festival celebra la storia del rock’n’roll. Non solo un semplice festival con esibizioni live, ma un vero e proprio viaggio nella cultura rockabilly, con l’estetica e la stravaganza delle sue radici negli anni ’50 fino alle più recenti espressioni di psychobilly, horror-punk e dello stile che ormai caratterizza il festival da più di dieci anni. Tutto accompagnato da una raffinatissima selezione di birre artigianali, all’insegna del motto craft not crafty, (artigianale, non finto-artigianale) che premia le piccole brewery indipendenti. Marchi di birrifici locali, che dimostrano un’attenzione particolare nei confronti del territorio, affiancati ad importanti brand internazionali, sempre appartenenti al circuito delle birre artigianali.  «Il lavoro del birraio è molto simile a quello del cuoco» affermano gli organizzatori «Entrambi lavorano con il fuoco e con le pentole, di varie dimensioni quelle del cuoco, enormi quelle del birraio. Il birraio però ha dei vincoli che il cuoco non ha. Quest’ultimo infatti può scegliere liberamente con quali materie prime comporre i propri piatti, mentre il birraio deve necessariamente utilizzare alcuni ingredienti: l’acqua, il malto d’orzo, il luppolo, il lievito». Le birre artigianali saranno servite rigorosamente in lattina, in pieno stile rockabilly. Non solo per fattori estetici ma anche di qualità. «Bere birra in lattina è un gesto purtroppo percepito come rozzo» continuano gli organizzatori «In realtà l’inscatolamento in lattina della birra rappresenta il metodo più efficace di conservazione del prodotto. Proporremo le birre locali alla spina, poiché la vicinanza fisica ai luoghi di produzione ci permette di avere massima espressione della loro qualità, e le birre straniere in lattina, per avere l’esperienza migliore di fruizione del prodotto».

Artigianalità, ribellione, quindi, extravaganza e retrofuturismo s’incontrano nella valorizzazione delle sottoculture musicali rock ed elettroniche delle scelte musicali; ovvero quelle zone grigie della musica tanto particolari quanto interessanti. Un viaggio musicale di tre giorni, attraverso le atmosfere coinvolgenti del Rock’n’Roll che si configura in tre serate tematiche molto diverse con titoli che lasciano intuire l’atmosfera che si respirerà ad ogni show:

Venerdì 24 agosto “Birranthology Rockin’ Playlist” https://spoti.fi/2t7Jkfk
(Rock’n’Roll-Rhytm’n’Blues- Garage Rock)

 

Sabato 25 agosto “Birranthology Stompin’ Playlist” https://spoti.fi/2ylDThX
(Psychobilly- Neo-rockabilly- Horror Punk)

 

Domenica 26 agosto “Birranthology Dreamin’ Playlist” https://spoti.fi/2lgZaQp
(Retrowave, Outrun, Darksynth)

Alla musica e alla birra, si aggiungono anche le esibizioni delle artiste di Burlesque, anch’esse selezionate a seconda della prossimità formale con le linee della serata, per poter vivere appieno la molteplicità delle espressioni emerse dalla cultura del recupero dal passato, il vintage, il retrofuturismo, le grafiche old-school. Una festa ad ingresso libero, che permette a chiunque di conoscere una storia troppo bella per essere ignorata. 

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Birranthology – La Scrofiano Psychobilly che non ti aspetti

Sono veramente pochi i festival che impongono un’estetica di base, un concept netto e inconvertibile. Il Birranthology, che arriva ormai a un decennio di vita al parco dell’Uccelliera di Scrofiano,…

Sono veramente pochi i festival che impongono un’estetica di base, un concept netto e inconvertibile. Il Birranthology, che arriva ormai a un decennio di vita al parco dell’Uccelliera di Scrofiano, risponde a questo tipo di impostazione. Le band sono rigorosamente riconoscibili secondo un preciso marchio critico, le forme e i simboli cui le immagini sono assecondate dall’organizzazione rispondono ad una cifra stilistica centrata. Tutta la focalizzazione sta nell’ambito dello Psychobilly, nelle estetiche degli anni ’50. Ne parlo con Luca Farini, uno dei ‘teorici’ del gruppo dell’APD Scrofiano, associazione che, oltre a portare avanti attività sportive durante tutto l’anno, si dedica anche ad attività culturali parallele. Ci beviamo l’ennesima BrewDog nei pressi della braceria di Lucifero, la cui cappa della brace porta l’incisione, addotta tramite frullino, del nome “Lucio”, abbreviativo appunto di ‘Lucifero’, che significa ‘portatore di luce’, e quindi di conoscenza e bellezza. “il più figo di tutti gli angeli, cazzo! Anche perché era il più riottoso!” mi dicono le figure che tra il fumo della brace emergono, come ombre della Commedia dantesca.11251205_1646701602216733_7321705809329526851_n

Luca Farini: Allora, la storia è questa: sono dieci anni che portiamo avanti il festival Birranthology, ma sono solo cinque anni che la manifestazione ha assunto questa forma. Il Gasp (a.k.a. Paolo Gasparri ndr) è colui il quale ha portato, nelle orecchie del gruppo organizzatore, gli ascolti del genere psychobilly. Noi tutti abbiamo sposato questa idea, affascinati dalle estetiche e dalle forme degli ambiti che questo mondo musicale ci poneva di fronte. Essendo lui, il Gasp, il sommo conoscitore musicale, si è posto come guida di scelte artistiche, di generi musicali per la selezione delle band, ecc…

La cosa figa di questo genere, lo psychobilly, è che raccoglie il meglio del punk e del rockabilly anni ‘50. Come per il punk e l’hardcore, ogni micro-genere ha la sua sottocultura, con i determinati ascoltatori e le determinate idiosincrasie: c’è questo astio gentile tra generi diversi di intendere il suono e gli stili di vita. Ti faccio un esempio: I Green Moon Sparks, band psychobilly, hanno questo pezzo che si intitola “Rockabilly stole my bike”, in cui si evince una certa avversità rispetto ai cugini rockabillies, che mantengono questo stile più classico. Lo psychobilly, invece, prende tutta la cultura punk e la fonde con la tradizione più ancestrale del r’n’r degli anni 50, creando un miscuglio moderno e sicuramente più accattivante. In passato ci siamo dedicati anche al Country, ma successivamente abbiamo deciso di dedicarci più profondamente al genere psychobilly e alle sue sfaccettature.

Comunque è Paolo Gasparri, ripeto, che ha buttato là l’idea del festival-endorser, profondamente in osmosi con la cultura psychobilly, e tutti lo abbiamo seguito con entusiasmo. Nella situazione attuale io e Paolo Gasparri pensiamo soprattutto alla grafica. Ci confrontiamo, ma di fatto cerchiamo di emulare tutta l’estetica che richiami l’ambito psychobilly, ovviamente. Tutto si rifà al vintage, in fondo. Purtroppo, il rockabilly, e la sua proiezione moderna, essendo una sottocultura degli anni 50, troppo spesso oggi viene associato a delle “carnevalate”. Cioè il sillogismo: Rockabilly=revival 50, pinup e vestiti stupidi, sembra scontato. Il fatto è che oggi c’è realmente qualcosa in più. Se ci fermassimo a quel tipo di festival, di revival, di esibizione del vintage, diventerebbe una buffonata, a nostro parere. Siamo un festival in cui la gente si veste normale, assolutamente, ma giochiamo con i teschi e le motociclette, ricordiamo attraverso i loghi e le locandine, l’Ace Cafè di Londra degli anni 60, i club motociclistici, tutto quel mondo là, per intendersi.

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Siamo grafici e non disegnatori e illustratori. Facciamo collage e ci lavoriamo sopra. Prendiamo cose che vediamo in giro e che ci piacciono, senza però scopiazzare, mettendoci sempre del nostro. Ci sono cose troppo personalizzate in certi ambiti. Ci piace giocare con elementi che stanno ai margini del filone: uno dei nostri riferimenti è Josè Guadalupe Posada, un tipografo, illustratore e incisore messicano, del primo novecento. Il nostro logo è proprio preso da uno dei suoi disegni; è il suo campesinhos a pugno chiuso. Prendiamo molto dalla cultura messicana fondendola con la grafica degli anni ’50. Da lì nascono i nostri manifesti. Giacomozzi invece (a.k.a. Giacomo Spinelli) si occupa dell’organizzazione totale, è lui il cardine generale dell’associazione; dal parlare con il service, con i volontari, organizzare di fatto i concerti e gli spettacoli di burlesque, che è un altro elemento importante del nostro concept.

A stretto contatto con l’ambiente rockabilly, ci siamo ritrovati numerosissime artiste di burlesque. Le abbiamo sempre inserite, con effetti stupefacenti. Spesso le artiste che chiamavamo conoscevano già la band con cui avrebbero dovuto condividere la scaletta ed hanno deciso, sul momento, di non usate la base ma il gruppo musicale live. Questo fa sì che la nostra scelta ricada in artisti che si omogeneizzino in un’opera d’arte totale continuativa, sul palco.

È comunque Giacomo Spinelli che d’inverno tira giù liste enormi di gruppi che andiamo a vedere live e selezioniamo. Cerchiamo sempre di pescare tra Italia e internazionalismo, ma soprattutto ricadiamo sull’estero, sempre basandoci su questi generi musicali.

Da noi certe culture non sono poi così conosciute. Tempo fa abbandonammo l’idea del surf-rock’n’roll perché le band proponevano pezzi strumentali, che poco si addicevano ad un pubblico generalista come quello che viene al nostro festival. Cerchiamo di veicolare certe esperienze artistiche, dal punto di vista culturale. Inoltre, cosa molto importante, dal punto di vista culinario, ma soprattutto birraio (ci chiamiamo Birranthology non a caso) la cultura delle birre artigianali, che nel nostro territorio inizia ad avere uno spazio molto rilevante, sta molto a cuore all’organizzazione, che cerca di espandere il più possibile la qualità di ciò che si beve. Quest’anno abbiamo 26 tipi di birre completamente diverse.

11049619_1673370399549853_7851542312074277889_nIl mercatino per noi è una parte integrante dello spettacolo. Noi non chiediamo niente ai banchi del mercatino. Non mettiamo in vendita la piazzola, non vogliamo niente in cambio dello spazio che concediamo nel parco dell’uccelliera. I banchini fanno tutto da soli ma devono essere assolutamente in tono con lo spettacolo e con il festival. Ci sono tatuatori, illustratori, o comunque artigiani che hanno a che fare con questa particolare cultura. È il continuo della scenografia del parco.

Il merchandising lo abbiamo concepito e creato tutto da soli. La grafica delle t-shirt, delle spille, delle fasce e degli adesivi ovviamente cambia ogni anno. Quest’anno alcune ragazze hanno preparato tabacchiere e portafogli in tela, con incollate le etichette delle birre artigianali che abbiamo al festival, sigillate poi in resina, tagliate e ricucite. Pienamente in tema DIY. Pienamente in tema Punk Psychobilly. Al banco del merchandising abbiamo, tra gli altri, Elena Bonaccini che espone dei flash per tatuaggi, immagini, disegni da lei stessa creati.

I volontari arrivano a quasi sessanta. Verso novembre ci facciamo venire la voglia di costruire qualcosa insieme, in inverno cerchiamo di organizzarci. Nel consiglio siamo undici membri. Arrivati al festival inglobiamo quanta più gente possibile, amici, ragazzi e ragazze del paese. Quest’anno abbiamo un prezioso aiuto da parte de La Frontiera di Bettolle, un cui congruo numero di militanti è venuta a darci una mano. Tutti ovviamente in forma gratuita. Arriviamo ad una massa critica di 60 persone che riesce a stare dietro al cibo e all’intrattenimento. Cerchiamo di coinvolgerci e coinvolgere, in piena filosofia punk rock.

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Renzini sul Rave di Pasqua: “Le menzogne di Casaggì Valdichiana”

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Fabrizio Renzini in merito al controverso Rave Party che si è svolto nei giorni di Pasqua nei pressi di Sinalunga, in risposta al comunicato di…

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Fabrizio Renzini in merito al controverso Rave Party che si è svolto nei giorni di Pasqua nei pressi di Sinalunga, in risposta al comunicato di Casaggì Valdichiana del 25 aprile

Mi chiamo Fabrizio Renzini e sono Segretario del Circolo PD di Lucignano, tesserato ANPI e socio di alcune associazioni locali.
Mosso dalla curiosità e dalla necessità di comprensione dei fenomeni moderni, ho visitato il Rave Party organizzato in località Scrofiano nel fine settimana di Pasqua. Dopo la fine dell’evento, Martedì 22 Aprile, sono tornato sul luogo della festa per controllare l’operato degli organizzatori documentando fotograficamente l’area. Il luogo era stato già in parte ripulito e la situazione era sicuramente migliore di quanto mi aspettassi dal sopralluogo della sera precedente.

Il giorno della Liberazione ho notato sul profilo di Casaggi Valdichiana un comunicato sulla “bonifica” dell’area del Rave Party dove i militanti di questa associazione si sono, sostanzialmente, appropriati del lavoro di pulizia effettuato dagli organizzatori della festa.

Da sedicenti fascisti, i militanti di Casaggi hanno tentato di inquinare la verità dei fatti nello stesso identico modo in cui tentano di inquinare la verità della Liberazione inneggiando ai caduti di Salò, mescolando ad arte bugie e verità per risultare loro salvatori della Patria, quando così non è.

Avrebbero potuto scrivere la verità nel loro comunicato, ovvero che la zona era già stata parzialmente ripulita e che loro hanno contribuito a ripulire un’area verde, invece hanno scelto di strumentalizzare e distorcere la verità per meri fini propagandistici ed elettorali.

Dato che alcuni dei militanti presenti nelle foto sono candidati in alcune liste locali per le prossime elezioni comunali, ho sentito come mio preciso dovere morale avvertire il popolo di quanto queste persone siano consapevolmente capaci di distorcere la verità, qualità inaccettabile per chi come me fa politica per passione ed in maniera etica.

Allego alla presente i file delle foto scattate dal mio cellulare in data Martedì 22 Aprile 2014. I lettori non potranno vedere l’origine del file ma i cronisti che riceveranno questo articolo si.

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La nota di Casaggì Valdichiana sul rave party pasquale di Sinalunga

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Casaggì Valdichiana a proposito del controverso Rave Party che si è svolto nei giorni di Pasqua nei pressi di Sinalunga. Questa mattina i…

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Casaggì Valdichiana a proposito del controverso Rave Party che si è svolto nei giorni di Pasqua nei pressi di Sinalunga.

Questa mattina i militanti di CASAGGì Valdichiana hanno iniziato l’opera di pulizia dei campi e del casale tra Scrofiano e Farnetella, nel comune di Sinalunga,dove durante Pasqua e Pasquetta alcuni ragazzi avevano dato vita al “famoso” rave party che tanto ha fatto discutere. Secondo una nota degli appartenenti alla Comunità giovanile di destra identitaria si legge: “Abbiamo dedicato questa giornata a ripulire anzi ad iniziare l’opera di bonifica, dato l’enorme quantità di rifiuti (lattine, bottiglie, cartacce, sedie, tavolini rotti, ecc..) presenti nei paraggi del casale, teatro di un rave totalmente abusivo.

Arrivati sul posto siamo rimasti impressionati dalla quantità di rifiuti e parlando con alcuni agricoltori del posto abbiamo potuto vedere l’amarezza di chi coltiva quelle terre nel constatare la situazione dei campi circostanti. In circa 5 ore di lavoro siamo riusciti a raccogliere gran parte dei rifiuti ed a portare via circa 20 sacchi di immondizia. C’è ancora molto da fare, ma sperando che il tempo sia clemente nei prossimi giorni siamo determinati a portare via il resto dei rifiuti.

Non capiamo come sia possibile permettere eventi di questo genere, completamente abusivi, senza sicurezza, senza controlli, senza servizi igienici e nella più totale illegalità. Non siamo contro il divertimento, ma siamo per il divertimento consapevole e soprattutto per il rispetto del territorio e dell’ambiente. Con questa azione abbiamo dimostrato che ci sono giovani che sono legati al proprio territorio e preferiscono rinunciare alla gita fuori porta per dedicarsi ad un’azione concreta per tutelarlo.”

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A Scrofiano il Rock’n Roll è Extravaganza

Venerdì 30 agosto prenderà il via la nona edizione del The High Rock’n’Roll Extravaganza “Birranthology Festival” in località Scrofiano, Sinalunga. Il festival si svolgerà nell’incantevole parco dell’Uccelliera, posto alla sommità…

Venerdì 30 agosto prenderà il via la nona edizione del The High Rock’n’Roll Extravaganza “Birranthology Festival” in località Scrofiano, Sinalunga. Il festival si svolgerà nell’incantevole parco dell’Uccelliera, posto alla sommità di un caratteristico borgo medievale delle Terre di Siena nella soleggiata Toscana.

La manifestazione, da venerdì 30 agosto a domenica 1 settembre, gravita attorno alla musica rock’n’roll, cercando di far conoscere al grande pubblico le cosiddette zone grigie del sopracitato genere che risultano essere tanto particolari, quanto interessanti. Da qui deriva anche il concetto di Extravaganza, un termine che deriva dall’italiano Stravaganza e caratterizza tutto ciò che è fatto con libertà di stile e struttura.
Prendiamo il rock’n’roll, applichiamogli il concetto di Extravaganza ed ecco che sul palco di Scrofiano si alternano band nazionali ed internazionali, che suonano psychobilly, rockabilly e hillbilly, associamo inoltre, la ricerca di birre di qualità e un’atmosfera magica creata da un’acustica dei live perfetta.

Risultato: tre sere di Rock’n’Roll Extravaganza. Si inizia venerdì 30 agosto con ONE MAN BUZZ – PAUL MAD GANG – ATI EDGE AND THE SHADOWBIRDS (HU), SOPHIE D’ISHTAR, colei che guardandoti ti addolcisce l’animo con i suoi occhi ipnotici e con la sua performer burlesque, RADIOACTIVE 13 e SENOR CAVALERA from B-side vinyl quartet pre-show e aftershow. Sabato 31 agosto è la volta THE NUCLEARS, gioco perfetto di rock’n roll, il rock’n roll del CBGB, un rock club situato nel Lower East Side di Manhattan nato all’indirizzo 315 di Bowery street a New York. Insieme a loro sul palco di sabato anche THE RETARDED RATS (DE) e i THE FROGS (CH). Infine domenica 1 settembre è la volta dei THE SHAKERS e dei THE MONOKINGS, quest’ultimi con l’obiettivo di reinterpretare quel puro, rurale e rauco suono che sta alle origini della Rockabilly, un suono difficile da definire e spesso stereotipato.

Un programma ricco di musica e non solo, tutte le sere, infatti, nel viale d’ingresso sarà presente un mercatino vintage ed oggettistica di produzione artigianale, inoltre sarà funzionante, tutte le sere dalle 20:00, una cucina per gustare ottimo cibo accompagnato da birre di qualità.

Inizio concerti ore 21:45 – 30/31 agosto e 1 Settrockembre – Parco dell’Uccelliera, Scrofiano – Sinalunga (SI)

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