La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Categoria: Sport

‘Bisogna lottare per conviverci’ – Alessandro Cresti, la bici e la sclerosi multipla

Gli avevo proposto lo Scuro, che a Sinalunga è uno dei luoghi più rappresentativi della pausa caffè con annessa chiacchierata, ma ha preferito un aperitivo all’Art Cafè del suo amico…

Gli avevo proposto lo Scuro, che a Sinalunga è uno dei luoghi più rappresentativi della pausa caffè con annessa chiacchierata, ma ha preferito un aperitivo all’Art Cafè del suo amico Nicolò Magi, che a quell’ora è sicuramente un posto più tranquillo e meno caotico per un’intervista. Già da questo piccolo dettaglio avevo capito di avere a che a fare con un ragazzo, ormai uomo, riservato, pacato, che si trova a suo agio negli ambienti a lui familiari, non troppo grandi e che profumano di casa. L’ho trovato impegnato in una briscola con Nicolò, Federico ed Eleni, la sua ragazza, una partita di quelle che non rimarranno di certo negli annali dei giochi da bar toscani: tempo di perdere senza possibilità di replica, pur giocando magistralmente l’ultima mano, che si è alzato, mi ha salutato e mi ha offerto una birra ordinando un piccolo calice di bianco.

“Alessandro, ma che fai?”. Da dietro Eleni aveva gettato l’occhio incredulo su di lui, e io pensavo fosse un rimprovero dovuto alla ferrea dieta degli atleti, che raramente possono permettersi sgarri alcolici.

“Con tutto questo sport nemmeno un bicchiere di bianco puoi permetterti, ho sentito che la tua fidanzata t’ha cazziato…”. La verità, invece, era diversa. “No no, lo sport non c’entra nulla, è che prendo una pasticca e non potrei bere alcolici, se non in piccole quantità. Ma un bianco prima di mangiare non fa niente, farebbe male se bevessi a ridosso del pasto, quando devo prendere anche la pasticca”.

Avviandoci verso i tavolini più lontani dal bancone, avevo capito che quella con Alessandro Cresti sarebbe stata un’intervista diversa. Aveva parlato di quella pasticca con una serenità disarmante, che di certo non ti aspetteresti da una persona malata di sclerosi multipla.

“Una malattia neurodegenerativa demielinizzante, cioè con lesioni a carico del sistema nervoso centrale”, così viene definita dal sito dell’AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla: un male lento ed inesorabile, che può essere combattuto, per ora, soltanto con tanta forza di volontà ed estrema dedizione.

Ci siamo seduti, davanti a qualche patatina e una manciata di noccioline, e abbiamo iniziato a parlare. Ho messo il registratore tra noi due, e Alessandro ha iniziato a raccontarmi la sua storia di vita.

Una gara contro un avversario tosto ma non imbattibile come la sclerosi, fatta di un inizio in pianura, una salita ripidissima ed, infine, una discesa tortuosa ed avvincente.

KM 0-25, tratto pianeggiante con accenno di pendenza verso il km 25

“Presi quella bici vecchia, messa lì, e iniziai…”

Scoprire di essere malati di sclerosi multipla alla soglia dei 25 anni ti cambia la vita, che tu lo voglia o meno, ma da come Alessandro ne parla questo non sembra trasparire.  C’è una coppia dietro di noi che sta facendo l’aperitivo, ma ogni volta che Alessandro deve pronunciare il nome della malattia non abbassa la voce, non è intimorito.

Cercavo informazioni su Google, come farebbero tutti, ed erano spaventose. Ebbi il sintomo più forte quando mi svegliai e avevo un braccio e una gamba completamente paralizzati: dal 14 novembre al 24 novembre 2014 sono stato alleScotte, ho dovuto fare tantissimi esami ma nessuno ti dice subito cosa hai. La malattia non la nominano nemmeno all’inizio, infatti ho avuto la diagnosi definitiva l’agosto successivo. La prima reazione? Ti chiedi perché proprio a te sia successa una cosa simile, ma poi pensi che non augureresti mai a nessuno la tua stessa sorte, e la tieni per quello che è: con la sclerosi ci vivi, perché ogni giorno hai delle pseudoricadute, ma devi imparare a conviverci, e bisogna lottare per farlo”.

Ed ecco che, proprio quando la vita presenta ad Alessandro il primo vero accenno di salita, arrivala bicicletta in soccorso. Una bicicletta che teneva in garage e rispolverava di rado, per qualche sgambata. “Presi quella bici vecchia, messa lì, e iniziai. I medici mi consigliarono un’attività leggera per non stare fermo, come andare in biciletta, e da quel momento la bici è diventata la mia seconda terapia, non in senso figurato ma reale: fare attività fisica mi fa stare bene, mi tiene lamente occupata attenuando le pseudoricadute giornaliere. Ho iniziato ad andare in bici per stare meglio”.

Il contraccolpo psicologico che dà una malattia del genere è pesante, e Alessandro ammette che la prima cosa a cui pensi è il tuo futuro in carrozzina, incapace di muoverti.

La bici, in questo senso, può essere vista come il movimento che si ribella alla prospettiva di immobilità: se non è lottare questo, non so davvero cosa lo sia.

KM 25-28: breve salita scoscesa, con pendenza vicina alle quote del Mortirolo

“Ne metto dietro parecchi in salita…”

All’improvviso, dunque, la vita pianeggiante che tutti i 25enni sognano di avere, per Alessandro si è trasformata in un’erta salita. Bisogna essere portati persuperare le salite, di gran lunga i tratti più complicati per un ciclista; ma Alessandro non è un ciclista qualsiasi, è un ciclista coraggioso e forte, che non può certo spaventarsi di fronte ad una sfida come questa. “Mi sono accorto, improvvisamente, che la vita di cui ci preoccupiamo, la fretta che abbiamo ogni giorno, le cose per cui ci incazziamo, alla fine non sono altro che piccolezze in confronto ai veri problemi. E non parlo nemmeno del mio, perché frequentando cliniche e ospedali ho visto in faccia il dramma di bambini che non potranno mai vivere la propria giovinezza serenamente, di famiglie distrutte. Ci vorrebbe che tutti, per un giorno, potessero avere una malattia come la mia: ti cambia la prospettiva da cui guardi le cose, e inizi a vivere diversamente”.

La salita, Alessandro, l’ha presa di petto, in tutti i sensi. Ne ha fatto la sua specialità, nella vita come nella bicicletta. “Ne metto dietro parecchi insalita, è la mia forza nelle gare anche se purtroppo spesso le corse non nehanno molte”. Quello che all’inizio era un modo per svagarsi e dimagrire, dopo le cure di cortisone, è diventato un vero e proprio sport agonistico, a cuiAlessandro ha dedicato anima e corpo. Sono arrivati i primi risultati, le prime gare vinte, e alla fine Obiettivo 3, il progetto creato e portato avanti da Alex Zanardi, che permetterà a tre atleti affetti da disabilità di prendere parte alla nazionale italiana che parteciperà alle Paralimpiadi di Tokyo nel2020.

“Ho mandato la mia candidatura online dopo aver completato la procedura che mi riconosce comeparaciclista. La risposta è arrivata dopo un po’, è stato un fulmine a ciel sereno: mi avevano preso! L’esperienza vissuta con il team di Zanardi è stataincredibile, e conoscere un personaggio come lui mi ha caricato ancora di più. Appena lo abbiamo incontrato, sembrava già di conoscerlo: è una personaumilissima, alla mano, e poi è enorme! Per uno come me non può che esserel’esempio da seguire, dopotutto lui da avere tutto è passato, in un momento, anon avere più nulla. Mi ha colpito in particolare una delle tante cose che ci ha detto: “Dopo l’incidente non ho pensato più a quello che non avevo, ma a sviluppare ciò che mi era rimasto”. Alex non ci mette solo il nome per questoprogetto, ma anche e soprattutto impegno, passione ed amore, qualità che spessomancano ai personaggi famosi. Poi, ovviamente, c’è bisogno delle risorse economiche per portare avanti un progetto di questa caratura, e allora viene in aiuto della Fondazione Vodafone, che finanzia il tutto e permette agli atletidi avere a disposizione la strumentazione necessaria, gratuitamente. Biciclette, completini, gps e tante altre cose, strumenti che sarebbero inaccessibili per qualsiasi persona proveniente da una famiglia normale”.

Iniziare a correre in bici, oltre che a stare bene, è servito ad Alessandro anche per fare“outing”, dopo aver nascosto il suo male per quasi 2 anni.

“Non ne ho parlato con nessuno per molto tempo, non volevo sentirmi compiangere dalle persone. Ma dopo una gara in cui arrivai secondo, lo speaker mi disse quasi minaccioso: “Dopo si parla eh”. E da quel momento, parlare della mia malattia non è statopiù un tabù”.

Continuo a sorprendermi della normalità con cui Alessandro mi parla di quella che, percome la vedevo io, era una condanna ad una vita eternamente sofferente.

“L’aiuto delle persone a me care è stato fondamentale: i miei non mi hanno mai fatto vedere neanche unaccenno di dolore, normale per un genitore, ed anche Eleni mi è stata sempre vicino. All’inizio la tentazione è di chiudersi in sé stessi, di non volere aiuto da nessuno perché si ha paura di essere un peso, ma dopo capisci chefarsi dare una mano rende felici anche le persone che ti vogliono bene”.

KM 28-FINALE: discesa velocissima, ricca di curve

“Nella discesa devo migliorare, per me è la parte più difficile di una gara…”

È passata quasi un’ora, e pian piano mi adeguo al suo ritmo dialettico. Se pedala come parla – penso, Alessandro a Tokyo ci arriva davvero.

Alla fine, è venuta fuori la chiacchierata che mi aspettavo, senza domande preconfezionate e pause stabilite: posso dire con certezza, quindi, che non ho intervistato Alessandro, ma ci ho passato un pomeriggio insieme. Non c’è modo migliore di imparare che farlospontaneamente, e non ho mai pensato al fatto che fossi lì per lavoro durantel’ora e mezzo insieme.

Tornando ad Alessandro, per lui la malattia non deve più essere in nessun modo una fonte di egoismo o un pretesto per lamentarsi dell’ingiustizia della vita. Tutt’altro: dev’essere la spinta a condividere la propria esperienza, perché ha capito quanto importanti siano state per lui le parole di chi già da tempo sapeva di esseremalato. “Parlare con qualcuno che ha più esperienza è fondamentale, soprattutto perché ti accorgi che alla fine ce la puoi fare. Leggere il libro di Zanardi mi ha dato un’enorme iniezione di fiducia, perché spiega dettagliatamente come si può continuare a vivere autonomamente anche nella disabilità”.

“Condivisione” è dunque la parola chiave, perché per le persone come Alessandro è fondamentale sapere di non essere soli.

Ed ecco, infatti, la discesa finale a cui la vita lo ha messo davanti.

“Il mio Obiettivo 3 è anche aiutare tutti coloro che come me sono stati messi di fronte ad una malattia come la sclerosi multipla. Mi concedo a giornali, televisioni e siti non per promuovere me, ma perché voglio mandare il messaggio a chi mi legge: “ci sono passato, so cosa vogliono dire i primi mesi, non c’è motivo di avere paura”. L’importante è che mi legga chi ha bisogno, poi del pensiero della gente non mi interesso”.

Oltre le Paralimpiadi, quello che Alessandro sogna è rendere una vera professione questosuo istinto altruista di conforto e aiuto verso gli altri.

“Voglio muovermi sul sociale, già avrei avuto la possibilità una volta ma non ebbi tempo. C’era una gara a Sinalunga e, lo stesso giorno, sempre a Sinalunga si vendevano le meledella ricerca per AISM. Lo seppi tardi, ma sarebbe stato bellissimo poter unirele due cose. Sento che aiutare, e aiutarsi, è la cosa giusta da fare”. Vincere le gare è una soddisfazione non da poco, ma nemmeno paragonabile in confronto alla gioia che si ha quando si riesce ad aiutare un’altra persona. “Voglio essere un esempio per coloro che non sono stati fortunati, e che si sentonopersi. Ho vissuto quel periodo di sofferenza iniziale ma poi mi sono convinto che dovevo iniziare di nuovo da qualcosa: per me la salvezza è stata labicicletta”.

“La cosa più bella è sentirsi dire che, dopo avermi letto, le persone hanno cambiato il modo divedere le cose”.

Si è conclusa con questa frase la chiacchierata, o almeno quella che ho registrato, perché a un certo punto ho staccato il registratore, un po’ perché si era fatto tardi, ma soprattutto perché avevo l’impressione che non ci fosse più bisogno di salvare le sue parole su un dispositivo. Ero entrato ormai nella sua ottica, nell’estrema normalità della situazione che si era pian piano creata.

Infatti, la cosa èavanti ancora per una ventina di minuti, in cui Alessandro mi ha parlato di tutti i suoi progetti, alla soglia dei 29 anni: raccolte fondi per l’AISM, una linea di abbigliamento sportivo tutta sua, il coaching e tanto altro.

Non vorrei chepassasse il messaggio sbagliato, però: Alessandro pedala ogni giorno, e si sta allenando come non mai per provare a cavalcare il sogno di Tokyo 2020. Dopotutto, è un gran bel ciclista, e a partecipare non ci sta, come tutti quanti. È supportato dal preparatore atletico di Zanardi, esperto biomeccanico, e sta seguendo il suo allenamento per arrivare al massimo della forma nel periodo delle gare. A Marzo parteciperà col suo team, il Donkey Bike Club Sinalunga, alla Coppa Toscana di mountain bike, anche se ovviamente Alessandro punterà a farbene su strada proprio per Obiettivo 3.

Mi ha colpito, dulcis in fundo, proprio un episodio relativo ad una gara all’isola d’Elba, che mi ha raccontato “a microfonispenti”.

Discesa, tratto perlui difficoltoso, un altro ciclista gli sta a ruota borbottando per via della sua presunta lentezza. Alessandro lascia correre, già pregusta l’arrivo della salita per sorprenderlo, e lo fa passare. Arriva così la salita, ed è lì che Alessandro rincontra l’irriverente avversario. Lo affianca, affonda un paio di pedalate e superandolo si gira, prendendosi la sua rivincita.

“Sarò anche balordo in discesa, ma te impara ad andare in salita!”. Era una frase del genere.

Perché mi ha colpito? Perché è la dimostrazione di come per lui la bici sia sì una seconda terapia, ma che da questo sia diventata una passione per cui sacrificarsi, una costante motivazione a migliorarsi, l’umanissimo tentativo di primeggiare. Comelo sarebbe per tutti quanti, alla fine.

Salutandoci, per scherzo, gli ho chiesto se mi portava a Tokyo. L’unica sua preoccupazione? “E che mangio quando so’ a Tokyo? Io mi porto i miei yogurt, le mie barrette, va’a capì laggiù nemmeno bolle l’acqua!”.

E io che, ancora oggi, mi chiedo se quello con cui avevo passato un pomeriggio era davvero un malato di sclerosi multipla. Quel male lento ed inesorabile, che ti condanna all’immobilità, ma che da quel momento mi fa molta meno paura.

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Una sigaretta per ogni squadra: Maurizio Sarri, dalla panchina del Tegoleto a quella del Chelsea

L’Italia è un paese amato e rispettato nel mondo soprattutto per quanto riguarda l’arte culinaria: l’export di generi alimentari è uno dei nostri punti di forza e motivi d’orgoglio, basti…

L’Italia è un paese amato e rispettato nel mondo soprattutto per quanto riguarda l’arte culinaria: l’export di generi alimentari è uno dei nostri punti di forza e motivi d’orgoglio, basti pensare a quanto appeal hanno squisitezze come pizza, olio e vino nei paesi gastronomicamente più poveri.

Da qualche mese l’Italia, e più precisamente la Toscana, ha occupato la sala del trono della regina Elisabetta offrendo al banchetto domenicale non gustose portate ma una buona dose di sapienza calcistica. Da qualche mese, infatti, siamo diventati esportatori di football nella terra in cui il football è nato e tutto questo grazie ad un signorone toscano con l’innato vizio del fumo, delle tute da passeggio, che contrappone quotidianamente ai bei vestiti, e alle ipocrite buone maniere che il mondo del calcio in televisione imporrebbe.

Ovviamente, stiamo parlando di Maurizio Sarri e del suo ormai celebre Sarriball, nomignolo coniato dai tifosi del Chelsea per etichettare il gioco spettacolare del loro allenatore. Sarri è nato a Napoli, ma è cresciuto tra i territori del Valdarno e le mura della banca di Firenze, dove ha lavorato prima di dedicarsi interamente al calcio.

Accolto, tra i dubbi, alla corte del proprietario dei blues Roman Abramovič dopo un’insolita staffetta con un altro italiano, Antonio Conte, è riuscito a farsi adorare in pochissimo tempo, non solo per la sua schiettezza e per la sua inaspettata padronanza della lingua inglese, ma anche e soprattutto per il calcio intenso, poetico e bello che riesce a far esprimere alla propria squadra.

Ma a tutto questo, Sarri, ci aveva già abituato in Italia, quando il grande pubblico aveva potuto conoscerlo ed ammirarlo sulle panchine di Empoli prima e Napoli poi. Tuttavia, come tutti i personaggi storici che si rispettino, c’è un passato da raccontare, un passato che ha segnato in maniera indelebile la sua carriera, facendolo diventare l’uomo e il professionista che è ora. Una commistione di sangue campano e toscano, che lo ha reso tra gli allenatori più iconici e amati della contemporaneità, anche oltremanica.

Con questo  articolo voglio ripercorrere, dunque, le tappe principali che hanno indirizzato Sarri verso la conquista della Serie A e, successivamente, della Premier League. Racconterò Sarri abbinando ad ogni squadra un pacchetto di sigarette che porta gli stessi colori sociali della maglia. La sigaretta è un segno distintivo per Sarri da diventarne metonimia: crea, il fumo, quell’aura di provincialità e, perché no, di toscanità, che contraddistinguono l’inizio, dal basso, di una carriera scintillante. Tutto questo, tuttavia, senza mai elevarsi sul piedistallo dell’intoccabilità che media e celebrità costruiscono sotto i piedi dei personaggi famosi.

Vi sembra l’identikit di un allenatore milionario di una delle squadre più ricche del pianeta?

MARLBORO ROSSE – Il Tegoleto e il posto per la macchina

A Tegoleto, frazione di Civitella in Valdichiana, provincia di Arezzo, Sarri arriva dopo quasi 10 anni di esperienza in panchina: prima aveva allenato Stia, Faellese, Cavriglia, Antella e Valdema, ottenendo buoni risultati tra Seconda Categoria, Promozione ed Eccellenza.

Tegoleto rappresenta, per Sarri, la svolta della carriera: sarà la prima vera stagione in cui potrà dedicarsi totalmente al lavoro di allenatore, dopo aver riposto per sempre nel polveroso armadio di casa la giacca elegante da impiegato di banca.

Ci immaginiamo, dunque, un Sarri super meticoloso arrivare un paio d’ore prima dell’allenamento al campo sportivo, avviare il suo pacchetto rigorosamente morbido di Marlboro Rosse e iniziare a ingurgitarne una dopo l’altra, tra fogli impiastricciati pieni di schemi e cenere accidentalmente cadutagli sulla tuta.

“La sigaretta per eccellenza” diventa “la sigaretta per salvarsi in un campionato di Eccellenza”. Sarri, infatti, arriva undicesimo ottenendo la salvezza con qualche giornata di anticipo, anche grazie a qualche accorgimento cabalistico: celebre quella volta – racconta Roberto Bacci, Ds del Tegoleto – in cui uno sconosciuto parcheggiò la macchina nel posto dove Sarri la metteva ogni domenica”

Si incazzò tantissimo, continuava a dì che se ‘un se cavava quella macchina di lì ‘un si sarebbe nemmeno potuto giocà. Io aspettai lì, ogni persona che veniva gli chiedevo se era sua la macchina, alla fine arrivò il proprietario e gentilmente ce la spostò. A quel punto Maurizio la rimise al su’ posto”.

Ovviamente, la partita terminò con una vittoria per i biancorossi di Sarri. Scaramanzia? O, semplicemente, espressione fenotipica del gene napoletano che vive in lui?

Rosa del Tegoleto ‘99/’00

PHILIP MORRIS GIALLE – La Sansovino e il sinistro stradale sistematico

La grande stagione col Tegoleto convince la Sansovino a puntare su Sarri, per portare gli arancioblù in Serie D dopo anni di stabile presenza nel campionato di Eccellenza. A volere a tutti i costi Maurizio sulla panchina della Sanso è Nario Cardini, al tempo Ds, che amava la quadratura tattica delle squadre allenate dal tecnico. “Ogni volta che si giocava contro una squadra di Sarri c’era da soffrì sempre, e a me mi garbavano le squadre toste in quel modo”.

L’esperienza di Sarri alla Sansovino è memorabile, come il sapore di una Philip Morris accompagnata a una birra scura o, forse ancora meglio, a un vino rosso bello corposo tipico toscano. Sì, sicuramente l’immagine di Sarri con una Philip Morris in una mano e un bicchiere di vino nell’altra, alla sagra della porchetta di Monte San Savino, è più convincente.

Il primo anno vince l’Eccellenza portando la squadra in Serie D, ma dopo un sesto posto il tecnico compie il miracolo nella stagione 2002/2003: arrivano, insieme, il secondo posto nel campionato e la vittoria della Coppa Italia, che gli valgono la promozione in Serie C2.

La caricatura di Sarri, anche lei col vizio del tabagismo

Soprannominato “Mister 33” da un giornalista per la varietà infinita di schemi su palla inattiva, anche con la Sansovino si rende protagonista di qualche scongiuro particolare:

Lo stesso Nario Cardini ricorda le tre spighe di grano – “gli dissi che un uomo aveva detto che se si prendevano tre spighe di grano si vinceva, lui fermò la macchina e ne colse tre da un campo. Si vinse, e da quel giorno diventò una cosa fissa” – ma anche un’altra strana abitudine.

“C’era un giocatore, Marco Fara, che portò da Tegoleto. Una domenica per fare retromarcia gli batté la macchina, dopo si vinse, e così ogni domenica il mister a Fara gli faceva mettere la macchina al solito posto, partiva in retromarcia e gliela batteva piano piano, come fece involontariamente la prima volta. Fara non era molto contento, ma insomma per Maurizio si faceva tutto”.

GAULOISES ROSSE – L’Arezzo e la prima staffetta con Antonio Conte

Sarri, a questo punto della carriera, è un allenatore così stimato nel circondario toscano che l’indimenticato presidente Arduino Casprini, noto imprenditore valdarnese e proprietario della Sangiovannese, decide di ingaggiarlo per il campionato di C2 subito dopo il miracolo compiuto dallo stesso mister con la Sansovino.

La scelta si rivela azzeccata, e Sarri conduce la Sangiovannese alla promozione in C1 alla prima esperienza sulla panchina dei biancoazzurri.  Il salto di categoria è doveroso, e così due anni più tardi in Serie B salva un’altra squadra di biancoazzurri, il Pescara, prima di approdare inaspettatamente all’Arezzo.

La scelta, infatti, è di quelle coraggiose, come il pacchetto di Gauloises rosse amaranto che Sarri sicuramente esibiva a ogni uscita con la tuta degli aretini. Se fumi Gauloises aspiri a metterti alla pari di artisti eclettici e immortali: il cubista Picasso, l’esistenzialista Sartre o il sognatore John Lennon, per citarne alcuni, fumavano Gauloises, come segno distintivo di superiorità intellettuale.

E così Sarri, sigaretta in bocca, prende le redini di un Arezzo a -1 in classifica, sfilando il timone per la prima volta nella sua carriera dalle mani di Antonio Conte. Ci mette cinque giornate a vincere la prima partita, contro il Pescara sua ex squadra, ma è a ridosso di Natale che scrive la storia dell’Arezzo: in una fredda serata all’Olimpico di Torino, contro la Juventus, i suoi ragazzi ribaltano due reti di svantaggio e pareggiano contro i bianconeri di Buffon, Del Piero, Trezeguet e compagnia. Non gli ultimi arrivati, insomma.

In un’intervista sgranata su Youtube, per “Amaranto Story”, Sarri racconta tutta la partita, dalla sensazione di impotenza provata passando accanto a quei mostri sacri vestiti di bianconero, fino alla lucida follia che ha permesso ai suoi di portare a casa un 2-2 sulla carta imponderabile.

Sarà stato il sale sparso prima di ogni match sul terreno del “Città di Arezzo”? O la fissa per le calzature total black da far indossare ai propri giocatori? Anche se lasciare la moglie nel pullman, perché portava sfiga, durante una trasferta a Bari, come accorgimento scaramantico li batte un po’ tutti.

Sguardo affamato

CAMEL BLUE – L’Empoli

Arriviamo così all’ultimo capitolo della sua carriera toscana e non poteva che concludersi in Serie A. Lo sceglie l’Empoli, che Sarri conduce verso la massima categoria dopo due anni di B: prima perde il playoff col Livorno, ma la stagione successiva arriva secondo e conquista la A per direttissima.

Il resto è un trionfo.

Sarri, con una squadra data praticamente per spacciata ad inizio campionato, si salva con quattro giornate di anticipo. Il suo Empoli verrà ricordato come una tra le squadre più all’avanguardia del calcio italiano moderno, un 4-3-1-2 pieno di tecnica e fantasia: i gol di Maccarone, gli assist dei trequartisti Saponara e Verdi, una difesa ferrea composta da Hysaj-Tonelli-Rugani-Mario Rui, che adesso giocano tra Napoli, Juventus e Sampdoria. Un gioco spumeggiante, il vero inizio del Sarriball, in grado di mettere in difficoltà squadre come Napoli, Inter e Milan.

Premesse molto hard, esito finale light, come il pacchetto di Camel Blue fumato puntualmente tra primo e secondo tempo, lontano dalle telecamere. Come il mozzicone di sigaretta finita continuamente masticato durante la partita, diventato ormai il simbolo che identifica Sarri nell’immaginario popolare.

Sarri festeggia la salvezza con quattro giornate d’anticipo

L’iconicità del personaggio Maurizio Sarri è dunque dovuta alla sua strenua lotta contro la mercificazione delle passioni calcistiche, che porta avanti da sempre pur trovandosi ad allenare una squadra famosa in tutto il mondo e dai profitti miliardari come il Chelsea.

Alla fine, allora, ci piace comunque immaginarlo nello stesso modo in cui l’abbiamo conosciuto in Toscana.

A salutare sempre l’ultramiliardario proprietario Roman Abramovič stringendogli la mano con la sinistra, perché fece così la prima volta e la domenica successiva ha trovato la prima vittoria contro l’Huddersfield; o urtando every Sunday contro la Ferrari di Eden Hazard, candidato al Pallone d’Oro, perché il sabato precedente l’aveva fatto e il belga aveva messo a segno una tripletta col Cardiff.

Da dare indicazioni al centrocampista dello Stia a catechizzare Hazard. Sempre in tuta, però


Riferimenti.

Usd Tegoleto

Sansovino Calcio

Arezzo Calcio

Empoli F.C

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Calcio a 5 femminile, le ragazze tremende dell’Asd La Chianina

Lo sport è eccitazione ed energia, titoli e medaglie conquistate, ma anche sconfitte e delusioni. La gioia di salire sul gradino più alto di un podio, la soddisfazione di sentirsi…

Lo sport è eccitazione ed energia, titoli e medaglie conquistate, ma anche sconfitte e delusioni. La gioia di salire sul gradino più alto di un podio, la soddisfazione di sentirsi ripagati di tutti gli sforzi e i sacrifici fatti: è questo ciò per cui uno sportivo combatte, questo ciò che lo spinge ad amare ciò che fa.

Purtroppo però la vita di un atleta non è solo gloria e successi, a volte bisogna avere la forza per affrontare e superare le sconfitte: deludono, fanno versare lacrime di rabbia, ma sono un momento importante, indispensabile per prendere coscienza dei propri errori. Dal dolore di una sconfitta nasce la voglia di vincere, nasce la forza che può portare a sacrifici ancora più grandi, nasce, prima di tutto, il desiderio di superare se stessi, prima ancora degli avversari.

E questo lo sanno benissimo Marta Rencinai, Jessica Sodano, Laura Betti, Sofia Faltoni, Alice Tiezzi, Cecilia Biagi, Martina Francini, Lisa Graziani, Roberta Millacci, Dany Marinova e Giulia Ugolini: undici ragazze, ognuna con i propri interessi e i propri sogni, accomunate dalla passione per lo sport, in particolar modo per il calcio e per il calcio a 5, che quest’anno andranno a comporre la rosa della squadra di calcetto femminile dell’ASD La Chianina di Montepulciano Stazione.

Le undici ragazze, negli anni passati, facevano parte di altre squadre di calcio a 5 femminili locali, Sinalunge Le Crete, con il tempo però alcuni elementi importanti di queste squadre sono venuti meno e quindi le due compagini, non arrivando al numero dei componenti per presentarsi ai campionati, hanno deciso di unirsi fino ad arrivare, quest’anno a disputare il campionato con i colori rosso-bianco dell’ASD Chianina.

La Chianina, già ’40 anni fa, disponeva di una squadra di calcio, partecipava a competizioni locali e diffondeva la cultura sportiva nel territorio. Con il passare degli anni si sono succeduti altri importanti settori quali il tennis, il nuoto e il ciclismo, fino alle aggiunte più recenti quali appunto il podismo, il basket e il calcio a 5 femminile. Dalla società sportiva di fine anni ’70, si è poi creata l’Associazione Sportiva Dilettantistica di fine anni ’90, l’attuale forma societaria che vede La Chianina ancora tra i principali attori sportivi del nostro territorio. Attualmente all’associazione è stata affidata la gestione del centro sportivo che ha contribuito a costruire e sviluppare tutte le attività sportive e ricreative.

Forti dal secondo posto dell’anno scorso conquistato nel girone di Siena Campionato Uisp contro una squadra ben più avvezza a macinare successi e vittorie, le ragazze tremende dell’Asd La Chianina, sotto la guida dell’allenatore Massimiliano Armonici e Niki Ciolfi per i portieri, sono pronte a scendere di nuovo in campo, il prossimo 4 novembre, nello stesso campionato, più determinate che mai per migliorare il risultato dell’anno scorso e conquistare il primo posto. Per questo, quest’anno nella squadra hanno fatto il loro ingresso quattro nuove ragazze che, insieme alle altre, oltre a conquistare i piani alti della classifica andranno a comporre un gruppo affiatato e determinato.

‘1,2,3…fotting’ è il loro motto prima di entrare in campo, una frase di intesa che descrive la determinazione e la voglia di vincere di questo gruppo di ragazze molto unito dentro e fuori al campo. Per queste ragazze sentirsi parte di una squadra è adrenalinico e combattere per uno stesso obiettivo per il quale, spesso, non servono parole di incoraggiamento o motti, ma basta uno sguardo per provare le stesse emozioni e le stesse paure, è uno stile di vita che porta ad avere fiducia reciproca.

La ASD La Chianina  può vantare una lunga storia fatta di partecipazione e impegno, incarnati quest’

anno anche dalla nuova squadra di calcio a 5 femminile delle ragazze tremende.

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Tutto, a Petroio, è cominciato circa 50 anni fa – Storia del Gs Petroio

Forse, però, è più corretto dire che è passato quasi mezzo secolo di storia dalla nascita del G.S. Petroio. Questa indicazione temporale ci restituisce un passato ancora più remoto, in…

Forse, però, è più corretto dire che è passato quasi mezzo secolo di storia dalla nascita del G.S. Petroio. Questa indicazione temporale ci restituisce un passato ancora più remoto, in bianco e nero, in cui gli ultimi strascichi delle Guerre Mondiali lasciavano spazio al primo album dei Beatles e ai sogni di Martin Luther King, a Giovanni XXIII e a Woodstock, ai primi personal computer e, in sostanza, ad una “età dell’oro” che avrebbe cambiato per sempre la fisionomia dei territori e la mentalità delle persone.

È in questo contesto, nell’ampliamento delle città che minacciano di fagocitare le piccole realtà locali, nel periodo in cui nella Toscana chianina la mezzadria va pian piano scomparendo, che sorge il Gruppo Sportivo Petroio: il primo tentativo, riuscito, di conservare gelosamente la propria identità paesana, la propria storia di vita, contro l’inesorabile scorrere del tempo.

Il G.S. Petroio al ritorno in Terza Categoria

In questo processo, un ruolo fondamentale lo ha giocato la vocazione artigianale di Petroio, da sempre patria della terracotta: mentre i contadini di Montisi, Montefollonico e Castelmuzio dovevano obbedire ai tempi della terra, star dietro alle semine e alla raccolta, gestire le ore di luce e le ore d’ombra, per i lavoratori di Petroio la giornata era scandita dalla sveglia delle 6:00 e dalla campana delle 17:00, che metteva fine alle fatiche lavorative. Questo, per gli abitanti di Petroio, significava poter dedicare il resto della giornata ad altro, e questo “altro” ha preso presto il nome di “calcio”: “la cosa più importante delle cose meno importanti”, diceva Sacchi, che proprio in quegli anni da sport-per-pochi ha assunto progressivamente una dimensione popolare, diffondendosi capillarmente lungo tutto il territorio italiano.

Si può dire che il G.S. Petroio nasce nel 1971 quando, in via della Pianata, sorge lo stadio alle porte del paese, in uno spazio angusto tra il cimitero e la collina piena di alberi. Frutto del lavoro di tantissimi volontari, provenienti anche dai paesi circostanti, lo stadio viene intitolato ad una delle icone del calcio degli anni 60’-70’, Armando Picchi, uno dei liberi più bravi che la storia italiana ricordi.

La sede del campo sportivo “Armando Picchi” tinta di blucerchiato, i colori del G.S.

La storia vera però, quella sul campo, inizia nel 1974, quando Don Silvano, all’epoca sacerdote, decide di iscrivere la squadra ad un piccolo campionato gestito dal CSI, Centro Sportivo Italiano: undici giocatori che, a dirla tutta, il pallone lo avevano visto di sfuggita in qualche televisione, si ritrovano a lottare per la vittoria, e alla fine terminano il torneo in seconda posizione. È la prima volta del G.S., che indossa maglie color viola fortemente volute da Silvano, fervente sostenitore della Fiorentina.

Ma qualche anno più tardi, quasi per combinazione, arriverà a Petroio uno scatolone ben sigillato, corredato da una lettera d’amore e d’amicizia verso il paese. Il mittente è di Genova, il contenuto non è altro che la maglia più bella del mondo, quella che contraddistinguerà da quel momento in poi il Petroio. Il blu del mare, cerchiato da due strisce bianche, una rossa e una nera: è la divisa da gara della Sampdoria, un dono venuto da lontano, “come se a Petroio fosse arrivato un razzo per andare sulla luna”.

E con la maglia blucerchiata il grande G.S. del 1979 arriva secondo in Terza Categoria: era la squadra del capitano Bianchini, di Casini e di Fulvio Benvenuti, a cui è stato intitolato il “Memorial” che tutt’ora viene disputato agli inizi di ogni estate a Petroio.

Il “Grande G.S.”, secondo nel campionato di Terza Categoria con le prime maglie della Sampdoria

Il G.S. ha dovuto passare anche momenti decisamente bui. Nel ’92, infatti, è stata dichiarata fine attività, ma due anni più tardi ecco tornare i blucerchiati a calcare i campi della zona: il Petroio si iscrive al campionato amatoriale e raggiunge anche l’Eccellenza di categoria. Gli “invincibili” del 2002 riportano la squadra ai fasti di fine anni ‘70, e dopo 25 anni di assenza dalla Terza Categoria, nel 2016, il G.S. si riscrive ufficialmente al campionato.

Gli “invincibili” del 2002

Il resto è storia recente, con la cavalcata della stagione 2017/2018 terminata al Passalacqua di Rapolano, nella finale play-off pareggiata contro il Cetona che ha promosso i biancoverdi in virtù di una differenza reti migliore di un gol rispetto a quella blucerchiata.

A un gol dalla storia, che tuttavia, ogni sabato, all’Armando Picchi, sembra fermarsi. Il Petroio è diventata, col passare degli anni, la squadra di tutti, e quando il G.S. gioca in casa il pubblico è sempre numeroso. E ci sono i posti fissi, anche se non esiste una tribuna: c’è chi la guarda dall’alto, sul greppo, e c’è chi invece si siede davanti alla rete.

Tutti ad ammirare quegli undici giocatori che indossano la maglia più bella del mondo, arrivata in dono 30 anni fa, che rimanda la memoria ad un passato sfocato ma, per Petroio, ogni sabato più limpido e presente che mai.

L’abbraccio tra tifosi e giocatori

Photo credit: Filippo Lorenzetti

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UC Sinalunghese, la determinazione di credere in un sogno chiamato Serie D

10 giugno 2018: una data che sarà destinata a rimanere nella storia di Sinalunga e scritta in maniera indelebile nei cuori della Uc Sinalunghese. In questo giorno infatti, sul campo…

10 giugno 2018: una data che sarà destinata a rimanere nella storia di Sinalunga e scritta in maniera indelebile nei cuori della Uc Sinalunghese. In questo giorno infatti, sul campo della USD Classe di Ravenna la squadra di calcio di Sinalunga si è qualificata per una storica promozione nella Serie D nazionale. La promozione, per i ragazzi di Roberto Fani, è arrivata al termine di una stagione ricca di successi e soddisfazioni; dalla prossima stagione aumenteranno le sfide e il livello di competizione, ma adesso è il momento di festeggiare il meritato successo per tutta la squadra e gli appassionati tifosi.

Un territorio intero, che a distanza di giorni, sembra ancora incredulo dello storico risultato. Invece è tutto vero, a dimostrazione che quando si crede fortemente nei sogni questi si realizzano. Sogno di un’impresa storica di una società che proprio lo scorso anno ha compiuto 60 anni, in cui hanno creduto e scommesso generazioni di bambini, ragazzi e uomini che del 1957 ad oggi hanno indossato e indossano la maglia rossoblù.

La storia della Sinalughese parte proprio dal 1957 grazie a Gino Zanelli, suo fondatore e primo presidente fino al 1972. L’associazione è nata con l’intento di promuovere il calcio, i valori dello sport e l’importanza del lavoro di squadra, qualità che hanno contribuito a raggiungere la tanto agognata Serie D.

Dal 1957 ad oggi, molte le persone che hanno contribuito alla crescita della società, da Edgardo Parri a Salvadore Maudente, a Ezio Giannini che con l’allenatore Tognoni portò la squadra in promozione; Cosimo De Simone, Corrado Benocci, Carlo Caroni, l’indimenticato bomber Marco Bernacchia, Giomarelli, Spataro e poi ancora Leti, Lorenzini e Corbelli, fino ad arrivare agli ultimi dieci anni e all’arrivo del mister Roberto Fani, che grazie alla sua ambizione e determinazione  convinse dirigenti e società ad affidargli la squadra. Fani rimarrà alla Sinalughese per tre anni per poi approdare alla Sansovino, passati sei anni la storia si riapre: Fani torna a guidare la prima squadra rossoblù conquistando prima il campionato di promozione nella stagione 2008-2009,  poi quello di eccellenza, fino ad arrivare, storia recente, alla Serie D.

direttore generale Bruno Mugnai

“Da dieci anni siamo in eccellenza e abbiamo sempre ottenuto ottimi risultati. La nostra è una squadra costruita e programmata nel tempo con l’intento di affidare ruoli giusti ai giusti elementi. Proprio per questo motivo ci sono ragazzi che giocano con noi da quasi dieci anni, come Vasseur, Calveri e Fanetti. Nel tempo poi abbiamo sempre cercato di inserire giocatori nei ruoli che a nostro avviso esaltavano di più le loro capacità” – così il direttore generale Bruno Mugnai  e il responsabile Claudio Polvani mi raccontano come hanno costruito la squadra che rimarrà negli annali della società scritta a caratteri cubitali.

Arrivare nei primi posti, sia in classifica che in coppa, erano gli obiettivi da raggiungere per la squadra di Fani, che ha potuto contare su un’ottima squadra nonostante i limiti numerici e una rosa ristretta rispetto ad altre concorrenti. Ma l’ambizione e la determinazione a vincere ha permesso a Fani di gestire al meglio i propri giocatori ottenendo i risultati e conquistato un risultato tanto inatteso quanto sperato.

“Quello che ha funzionato più di tutto in questo gruppo è stata la compattezza e la coesione tra i ragazzi. Negli spogliatoi c’era e c’è rispetto reciproco, sia tra i ragazzi che sono insieme da più anni che tra i nuovi arrivati. Ed è questo alla base della nostra grande vittoria. I ragazzi hanno sempre creduto che questo gruppo poteva arrivare molto in alto, noi come società siamo stati loro molto vicini e tutto è venuto di conseguenza. Non ti nego che questi play-off ci hanno ‘galvanizzato’ e ci hanno dato la spinta per arrivare vittoriosi fino in fondo” – mi confidano Mugnai e Polvani, con gli occhi di chi sa che nella propria squadra non giocano semplici giocatori, ma ragazzi che incarnano i veri valori del calcio.

capitano Dario Calveri

Uno di questi ragazzi è proprio il capitano della squadra, Dario Calveri, che ancora incredulo, come i suoi compagni, mi racconta che le parole ‘Serie D’ suonano molto strane; ma è la realtà, essere riusciti a concretizzare il sogno di una società e di molte generazioni di giocatori che hanno militato nella compagine senese.

“Sono 9 anni che gioco a Sinalunga e insieme ai miei compagni abbiamo sempre pensato che l’eccellenza fosse la nostra dimensione, ma quando abbiamo cominciato a capire che con le nostre capacità e la nostra determinazione potevano riuscire a farci salire in Serie D, abbiamo dato il tutto per tutto e siamo riusciti a realizzare un sogno. Abbiamo capito tardi che potevamo arrivare in Serie D, ma l’importante è che questo traguardo sia stato raggiunto. Il nostro gruppo è formato da persone che si vogliono veramente bene, con valori che vanno aldilà della sport, questo ci ha permesso di vivere le situazioni in maniera migliore. Nel nostro gruppo prima viene il sentimento e non il valore economico, ed è stato questo a spingerci a lottare verso un’unica direzione” – mi spiega Dario.

La bella promozione della Sinalughese, arrivata proprio al fischio di inizio dei Mondiali Russia 2018 in cui per la prima volta, dopo 60 anni, la nostra nazionale non ci sarà, riaccende la voglia di credere nei valori dello sport e del calcio, di tornare a tifare la propria squadra del cuore e dare la possibilità a tanti bambini di poter tornare a sognare di diventare, un giorno, come il proprio ‘calciatore supereroe’ senza distinzione di categoria o serie.

“Il fatto di essere così seguiti dai bambini ci fa un piacere enorme perché a questi livelli è una cosa rara. Per noi è un onore vedere tutti questi bambini che ci seguono, soprattutto perché hanno capito che oltre alla Serie A e alla Champions League lo sport è bello a tutti i livelli. Per me, tutto questo ha valore doppio perché anche io, quando ero piccolo, andavo a vedere il Sinalunga giocare e mi rivedo in tutti quei bambini che nei giorni passati sono venuti a chiederci un autografo o una foto. Come ha detto il bomber Bernacchia: ‘20 anni fa si parlava dei vari Caroni, Bernacchia e C., oggi si parla di Fani, Lucatti, Marini, Vasseur e C., ma domani si parlerà di loro e questo sarà solo motivo di orgoglio’” – continua a spiegarmi il capitano.

Quella della Sinalunghese è una promozione che ha unito un intero paese, con un gruppo ultras formidabile che ha sostenuto e supportato la squadra fin dall’inizio di questo incredibile viaggio. A vincere su tutti, però, in questo straordinario cammino sono le emozioni, le sensazioni e i valori che solo lo sport, vissuto come una ragione di vita e con tanti sacrifici, può dare. Il capitano Calveri parlando alla squadra dice:

“Noi abbiamo sacrificato l’Io per dare tutto al Noi, abbiamo fatto delle rinunce personali e abbiamo stretto i denti per affrontare una stagione lunga e di livello. Per ottenere un obiettivo del genere abbiamo fatto delle rinunce e visto il risultato raggiunto penso che sia stato ripagato tutto alla grande. Come ci ha detto in vicepresidente Nocentini: ‘in 60 anni siete stati il punto più alto che abbia mai avuto questa società, siete l’orgoglio più grande’. E detto da persone come loro, da dirigenti che si sporcano le mani tutti i giorni per il bene della società è qualcosa che ripaga di tutto. Ai miei compagni, al mio staff e a tutto il paese di Sinalunga dico che sono orgoglioso di essere il loro capitano”.

A lui fa eco uno dei componenti dello staff tecnico Marco Bulletti, preparatore atletico che insieme a Luca Guerrini, Federico Daviddi e Massimo Tosi, compongo una ‘squadra parallela’ di estrema importanza ed efficienza per il gruppo:

“Sono due anni che faccio parte dello staff tecnico della Sinalughese, siamo un gruppo bellissimo che io considero la mia famiglia sportiva. Insieme a loro, oltre alle vittorie e questo splendido risultato, abbiamo condiviso anche le sconfitte, ma sempre con la convinzione che i valori del nostro gruppo e la nostra determinazione ci avrebbero portato a risultati altissimi e così è stato. In tutto questo ci tengo a ringraziare Roberto Fani, molto più di un allenatore, l’artefice di questo successo, una persona stupenda dal lato sia umano che sportivo. Due anni fa, quando sono arrivato a Sinalunga, non credevo che avrei trovato un gruppo così bello”.

Alla famiglia rossoblù piace pensare che la cavalcata trionfale verso la Serie D sia stata accompagnata da tre angeli custodi che li guardano dall’alto e che portano il nome di Marino Cencini, Giuliano Giuliotti e Mario Parri. Tre tifosi indimenticabili: Marino sempre presente e uomo di una bontà infinita, Giuliano, sinalunghese doc che ha seguito la squadra del suo paese e tutto il calcio dilettantistico da sempre con tanta passione e infine Mario, un personaggio simbolo nel calcio di provincia che oltre alla sua passione immensa per i colori rossoblú e viola aveva un grande carisma e una simpatia unica. Sicuramente anche loro saranno orgogliosi e anche un po’ increduli di questo risultato.

E adesso? Adesso è ancora tempo di festeggiare, anche se la mente della società è già al lavoro per preparare la squadra che intraprenderà il viaggio della Serie D. Un viaggio nuovo per tutti, sia per la società, che per la squadra e per i tifosi, ma che sicuramente vivranno con tutti loro stessi e si godranno ogni singolo momento di questa straordinaria esperienza.

Prime indiscrezioni della stagione 2018-2019: staff tecnico riconfermato e un grande in bocca a lupo a Francesco Brunetti che non farà parte del viaggio in Serie D, ma vivrà il suo sogno americano. Francesco infatti andrà in America per quattro anni per studiare e giocare a calcio; del gruppo rossoblù porterà con sé la possibilità di realizzare un sogno condiviso fortemente da una squadra e i consigli che lo hanno fatto crescere!

Photo credits: pagina facebook UC Sinalunghese

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Da uno dei tanti a gOLD BOY – Storia di ordinaria integrazione

Tutti, da piccoli, abbiamo sognato e pensato a cosa avremmo fatto da grandi, a quale sarebbe stata la nostra professione, a come sarebbero state la nostra casa e la nostra…

Tutti, da piccoli, abbiamo sognato e pensato a cosa avremmo fatto da grandi, a quale sarebbe stata la nostra professione, a come sarebbero state la nostra casa e la nostra vita. Molti di questi sogni magari si sono avverati, altri richiederanno un po’ più di impegno per far sì che si avverino, mentre altri li abbiamo abbandonati, pensando che non si sarebbero mai avverati.

Nonostante questo, però, è severamente vietato smettere di sognare, perché sognare è bello, stimola la fantasia che fa muovere le idee e le idee, se messe in atto, permettono di migliorare il mondo.

Quel mondo migliore molte persone sperano di trovarlo sotto casa, altre invece lo cercano altrove. Chi lo cerca altrove molto spesso è perché fugge da una realtà che invece di aiutare a realizzare i sogni li nega, come nega la possibilità di avere un futuro e la dignità di vivere il presente.

Molte persone sono disposte a tutto pur di raggiungere quel mondo che è ancora in grado, in qualche modo, di darti dignità, futuro e che ti permette di sognare. Terre e Paesi lontani che per essere raggiunti comportano viaggi lunghissimi che potrebbero durare settimane, a volte mesi. Bisogna attraversare continenti sconosciuti e mari pericolosi, a bordo di mezzi fatiscenti su cui si sale solo a fronte di lauti pagamenti. Molto spesso, questi viaggi non portano alla dignità, non portano ad un futuro, non portano alla realizzazione dei sogni, portano solo alla morte.

Forse anche Moustapha, un ragazzo ivoriano di ventun anni, è partito dalla sua casa in Costa d’Avorio con in tasca i sogni e la speranza di trovare un mondo migliore al di là del Mediterraneo, un mondo che fosse in grado di accoglierlo e che sapesse ridargli quella dignità e quel futuro che il suo Paese non sembrava in grado di dargli. Infatti, attualmente la Costa d’Avorio è scossa da una situazione politica molto grave, che sta riscuotendo un grave tributo di sangue dalla popolazione civile.

Moustapha è un rifugiato politico in affido ad un’associazione locale in un comune della Valdichiana. Queste sono le generalità burocratiche di Moustapha, ma c’è di più: questo ragazzo ivoriano, arrivato da qualche mese in Italia, ha già una bella storia da raccontare, e la comunità che lo ha accolto una bella lezione di vita da esporre.

Una sera, Moustapha è stato notato dietro la rete del campo da calcio di Renzino, una nota zona di Foiano della Chiana, dai giocatori della squadra gOLD BOYs durante il loro allenamento settimanale. Uno di loro si è avvicinato a quel ragazzo di colore con gli occhi pieni di ammirazione e la voglia di dare due calci al pallone, e gli ha chiesto se volesse giocare insieme a loro. Il gOLD BOY non sapeva se quel ragazzo fosse capace di giocare a calcio o meno, ma il giocatore non ci ha messo molto a capire che in quello sguardo c’era una passione per lo sport paragonabile a quella di un bambino che sogna di diventare un grande calciatore, per poter giocare nei più grandi club calcistici del mondo.

img-20161011-wa0000E così i gOLD BOYs lo hanno accolto nella squadra. Il passo dalla semplice partita in allenamento alla visita medica sportiva e al cartellino è stato breve: oggi Moustapha è entrato a far parte a tutti gli effetti dei gOLD BOYs. Fin dai primi allenamenti, questo ragazzo con gli occhi pieni di speranza si è rivelato subito un buon giocatore, anche se un po’ taciturno.

Purtroppo, Moustapha non conosce la lingua italiana e per parlare con gli altri ragazzi della squadra si fa aiutare da un suo amico che gli fa da interprete. L’accoglienza da parte della squadra è stata fin da subito ammirevole: tutti si sono adoperati per far sentire Moustapha parte integrante del gruppo. I gOLD BOYs hanno donato a Moustapha le scarpette, la felpa e la tuta, la maglia e i pantaloncini. Così, dopo tre settimane di allenamenti e amichevoli, sabato 1 ottobre Moustapha ha esordito nel campionato di seconda divisione Uisp di Arezzo davanti al pubblico di Renzino e ai suoi amici.

La partita è stata esaltante, la prova superlativa, lo strabiliante lavoro di squadra e di integrazione hanno portato la gOLD BOYs a una favolosa vittoria sotto tutti i punti di vista, non solo sportivo e calcistico.

La vittoria simbolica è quella di un ragazzo venuto da lontano che ha trovato nella comunità che lo accolto la dignità perduta. Moustapha ha ricevuto dai ragazzi della gOLD BOYs una solidarietà che può metterlo in condizione di costruire il suo futuro con passione e impegno, ingredienti indispensabili per realizzare i propri sogni. Si sa, il fare squadra paga sempre: è questo il potere dell’aggregazione e dell’associazionismo.

Certo, la gOLD BOys non è un club sportivo internazionale, ma a Moustapha non importa: quel bambino, ormai grande, che ha lasciato la sua Terra dilaniata dalla sete di potere, può ricominciare a sognare di diventare un grande campione.

Questa storia ha entusiasmato tutti, dai giocatori alla dirigenza e all’intera cittadinanza. I giocatori della gOLD BOYs hanno voluto condividere con noi, con un pizzico di emozione e di orgoglio, questo bell’esempio di integrazione per farlo diventare un inno all’accoglienza. Perché accogliere è un po’ mettersi in gioco: accogliere non vuol dire soltanto dare ospitalità, ma anche imparare a convivere in maniera reciproca con chi è diverso da noi per nazionalità, per usi e costumi e per il modo di relazionarsi con il mondo. Una cosa che sicuramente accomuna tutte le persone è la speranza per il futuro, e anche i sogni sono più ai simili ai nostri di quanto crediate.

 

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Calcetto della Rivalsa – Aggiornamenti dal Salotto delle Contrade

Giampaolo Consiglio, nel ruolo di commentatore tecnico, per La Valdichiana sta seguendo il torneo di calcetto delle contrade di Bettolle cominciato lo scorso 30 maggio e ancora in corso, evento…

rivalsaGiampaolo Consiglio, nel ruolo di commentatore tecnico, per La Valdichiana sta seguendo il torneo di calcetto delle contrade di Bettolle cominciato lo scorso 30 maggio e ancora in corso, evento che fa parte del programma del 21° Palio della Rivalsa. Il torneo delle contrade, che vede impegnati atleti delle cinque contrade di Bettolle: Casato, Caselle, Ceppa, Montemaggiore e Poggio, terminerà il prossimo 14 giugno e La Valdichiana racconterà, oltre a tenervi aggiornati costantemente, la finale in diretta streaming sulle pagine social. Voci, volti e racconti dei protagonisti del calcetto e del 21° Palio della Rivalsa di Bettolle.

Alla vigilia dei play out, nella serata del 6 giugno, si sono sfidate Montemaggiore-Ceppa, nella prima partita, Poggio-Caselle nella seconda, ecco il commento del nostro tecnico Giampaolo Consiglio.

Prima partita Montemaggiore-Ceppa terminata con il punteggio di 2 a 1 per i biancocelesti. Incontro privo di emozioni ma che vede prevalere i ceppaioli grazie a due azioni individuali. Montemaggiore in vantaggio con Nicola Bizzi abile a sfruttare una palla vagante in aria avversaria, ma Nannotti pareggia i conti con una grande azione individuale degna di nota. Sempre Nannotti pochi minuti più tardi a portare in cascina i due punti per la propria contrada, con un gran tiro infila la difesa rossoverde.

Partita ricca di emozioni, invece, la seconda che ha visto sfidarsi Poggio-Caselle. Ritmo elevato fin dal primo minuto con i rossoneri che passano in vantaggio con Fedeli a causa di una disattenzione avversaria. Raddoppia poco dopo Felici, grande protagonista della serata. Per le Caselle accorcia Vanji con un bel tiro a giro da fuori aria. Sale in cattedra ancora Felici che dimostra magistralmente di essere tecnicamente superiore in questo gioco: 4 goal uno dopo l’altro che non lasciano scampo agli avversari per riaprire il match. Dopo aver sbagliato un rigore, sarà Bambini per le Caselle a siglare il goal del definitivo 2 a 5. Poggio conquista la prima importante vittoria del torneo.

Il calcetto della Rivalsa sta entrando nel vivo, gli animi si cominciano a scaldare in vista dei play out, continuate a seguire gli aggiornamenti e i commenti del tecnico Consiglio direttamente da bordo campo per La Valdichiana.

 

 

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Fantacalcisticamente: il gran finale!

Eccoci arrivati all’ultima giornata di campionato e all’ultima puntata di Fantacalcisticamente: una lunga stagione all’insegna della birra, dello sport e soprattutto dei fallimenti a fantacalcio. Un minuto di silenzio per tutti…

fantacalcisticamente saragiolino

Eccoci arrivati all’ultima giornata di campionato e all’ultima puntata di Fantacalcisticamente: una lunga stagione all’insegna della birra, dello sport e soprattutto dei fallimenti a fantacalcio. Un minuto di silenzio per tutti quelli che hanno preferito Dzeko a Higuain in attacco e che si troveranno in fondo alla classifica. Per tutti gli altri, rimangono le consolazioni di quest’ultima giornata di serie A, in cui i giochi sono ormai fatti, con la Juventus campione d’Italia e il Frosinone che torna in serie B assieme al Verona.

fantacalcisticamente juve

Il sobrio festeggiamento degli juventini

Proprio la formazione in testa alla classifica avrà l’onore di ospitare la Sampdoria nella prima gara di questo finale di stagione. Sabato alle 17 è infatti la volta di Juventus – Sampdoria, gara che sportivamente non ha nulla da dire. Bianconeri già in ferie da due settimane e purgati come previsto da Toni, blucerchiati già orfani di un Montella diretto verso la nazionale (scommettiamo?). Probabile una vittoria della Juventus per onorare la festa scudetto, con gol del solito Dybala.

Sabato sera è di scena lo spettacolo con tre partite che decideranno l’Europa che conta: Milan – Roma è un big match che aspettiamo con interesse, tra un bicchiere di spuma e un’aranciata amara. Classica partita con praterie lasciate dai difensori, calci sugli stinchi e reti sfondate: prevedibilissimo un 2-2 finale con gol di rapina di Bacca.

Come potremmo perderci Napoli – Frosinone? Ad esempio, trovando qualcosa di meglio da fare nel sabato sera. Ma tanto che siam qua, non possiamo che raccontarvi la scontatissima vittoria casalinga degli azzurri contro una squadra già retrocessa. L’unico dubbio è sapere quanti gol farà Higuain.

Chiude questo scoppiettante sabato sera la sfida Sassuolo – Inter. La grande sorpresa che guarda all’Europa, la grande delusa che aspetta l’Europa. Il calcio spettacolo lo rimandiamo alla prossima stagione, ma un gol di Sansone darà i tre punti alla squadra allenata dal talentuoso Di Francesco.

Per tutti gli amanti della noia e della sofferenza, la domenica pomeriggio offre una tripletta di partite da perdere: sei squadre già in vacanza che ci faranno divertire soltanto se saremo già alla terza birra media. Chievo – Bologna, Empoli – Torino, Genoa – Atalanta: tre vittorie casalinghe facilissime da prevedere con gol di Meggiorini, Maccarone e Pavoletti.

La domenica sera si apre con Lazio – Fiorentina, in cui la squadra viola consoliderà un rispettabile quinto posto in campionato. Kalinic e Ilicic daranno gli ultimi tre punti della stagione alla squadra di Paolo Sousa, facendosi perdonare le ultime brutte uscite.

Arriviamo alle sfide più tese, che dovranno sancire l’ultima retrocessione in serie B. Palermo – Verona sarà una gara infuocata, ma senza storia. Il buon Gilardino regalerà una salvezza ormai insperata ai palermitani, e il buon Zamparini gli dedicherà una statua in piazza. Sorte inversa durante Udinese – Carpi, in cui gli sforzi di Mbakogu e compagni risulteranno inutili nei confronti del gol vittoria di Thereau.

Si chiude così la stagione di Fantacalcisticamente, in attesa dei risultati del vincitore del torneo. Ultima possibilità per partecipare e per vincere i premi del Birrificio Saragiolino: fantallenatori della Valdichiana, tocca a voi!

Squadra della settimana
Bizzarri
Tonelli Burdisso Astori
Maresca Magnanelli Lodi Kucka 
Meggiorini Maccarone Gilardino

Questa rubrica è realizzata in collaborazione con il Birrificio Saragiolino

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Fantacalcisticamente: verso l’Europa!

Penultimo appuntamento con Fantacalcisticamente e penultima opportunità per vincere la birra del Birrificio Saragiolino! Ormai siamo agli sgoccioli del campionato e le sfide si fanno serrate per accedere all’Europa che…

fantacalcisticamente saragiolino

Penultimo appuntamento con Fantacalcisticamente e penultima opportunità per vincere la birra del Birrificio Saragiolino! Ormai siamo agli sgoccioli del campionato e le sfide si fanno serrate per accedere all’Europa che conta e per non retrocedere nella serie cadetta: ecco le nostre previsioni per tutti i fantallenatori della Valdichiana!

Si comincia sabato alle 18 con uno scoppiettante Inter – Empoli, reso però ormai inutile dalla situazione di classifica dei due club. Miranda se si riprenderà dall’hangover del venerdì sera reggerà ogni colpo di Maccarone, quindi diamo la vittoria ai nerazzurri con un gol da subentrato del mai troppo compianto Eder.

Sabato sera è la volta di Bologna – Milan, anche questa una sfida che ha ormai poco da dire per la classifica ma fondamentale per i destini dei rispettivi allenatori. Donadoni guarda infatti alla nazionale o a una panchina che conta, mentre Brocchi guarda perlomeno ad arrivare a Giugno. Chi vincerà? Nel dubbio, pareggio. Gol di Floccari, pareggio di Bacca, e tutti contenti.

La domenica a pranzo giocano Roma – Chievo e le cose iniziano a farsi interessanti. Per la squadra capitolina l’imperativo è vincere per sperare di agguantare il secondo posto, mentre i veneti, già salvi da settimane, stanno approfittando delle ultime giornate di campionato per fare pub crawling lungo lo stivale. Inutile dire che una situazione del genere porterà a una facile vittoria della Roma, stavolta senza Totti: ci pensa la doppietta di Salah.

Tante partite la domenica pomeriggio, in onore dei vecchi tempi: la prima è la classica sfida di provincia Atalanta – Udinese. Le due squadre più divertenti da guardare se siete all’aperitivo con gli amici, le due squadre più deprimenti per il fantacalcio, perché potrebbe succedere di tutto. Noi puntiamo sul colpaccio esterno dell’Udinese con una zampata finale di Zapata.

Una fantastica Carpi – Lazio alle 15 di pomeriggio farebbe venir voglia a tutti di fare un gita al Trasimeno, ma fortunatamente c’è in gioco la retrocessione in serie B, quindi le cose si faranno interessanti. Il Carpi non può fallire e con il ritorno di Lollo farà vedere tutti i suoi colpi migliori: vittoria per 2-1 con gol vittoria proprio di Lollo.

Il vero big match del giorno è probabilmente Fiorentina – Palermo, con i toscani che devono mettere al sicuro in posto in Europa e i rosanero a caccia di una miracolosa salvezza. Nonostante la voglia di giocare di Zarate sia pari alla capacità di Zamparini di trattenere un allenatore per l’intera stagione, la vittoria andrà ai viola: gol decisivo su rigore di Kalinic.

Altro big match tra Frosinone – Sassuolo. Anche qui la sfida è tra chi cerca di salvarsi e chi lotta per l’Europa, ma il Frosinone ha il vantaggio di giocare per l’ultima volta davanti al pubblico di casa. Partita impossibile da perdere, nonostante il bel gioco imposto dalla compagine di Di Francesco: il gol di Dionisi è obbligatorio.

Si chiude il pomeriggio con il derby della lanterna: Sampdoria – Genoa. Entrambe le squadre sono già con la testa alle vacanze, dal momento che nessuno di loro potrebbe sperare di raggiungere gli Europei; ma questo non significa che anche le gambe siano già in ferie, infatti si prospetta un ricco pomeriggio di falli da espulsione. Tanta ignoranza in campo per uno squallido zero a zero.

Sfida fondamentale la domenica sera tra Torino – Napoli. Granata pronti a festeggiare col pubblico di casa una bella stagione, azzurri alla ricerca degli ultimi punti per difendere il secondo posto e notoriamente in difficoltà a giocare in trasferta. Sfida tiratissima ma vinta dal Napoli: al gol iniziale di Martinez risponderanno Insigne e il solito Higuain.

Chiudiamo la giornata con il più classico dei testacoda: VeronaJuventus. Primi contro ultimi, scudettati contro retrocessi. Sulla carta non c’è storia, ma i bianconeri, più che la stagione, cominciano ad accusare le serate passate a festeggiare e a fumare i sigari; e poi c’è un certo Luca Toni che lascia il calcio dopo una grande carriera. Squadra di Allegri con tante assenze, squadra di Del Neri col dente avvelenato: vittoria del Verona a sorpresa proprio con gol di Toni.

Squadra della settimana
Karnezis
Maksimovic Goldaniga Masina
Maresca Magnanelli Lollo Allan 
Lasagna Ciofani Floccari

Questa rubrica è realizzata in collaborazione con il Birrificio Saragiolino

saragiolino

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Fantacalcisticamente: le ultime sfide

Ultime sfide per il campionato di serie A, ultime opportunità per diventare il migliore fantallenatore della Valdichiana! La corsa per il titolo è già finita, con la Juventus che conquista…

fantacalcisticamente saragiolino

Ultime sfide per il campionato di serie A, ultime opportunità per diventare il migliore fantallenatore della Valdichiana! La corsa per il titolo è già finita, con la Juventus che conquista il suo quinto scudetto consecutivo nonostante una partenza degna del peggiore Brescia di Dario Hubner; rimane però la lotta per l’Europa e una tesissima zona retrocessione!

Si comincia sabato alle 18 con Udinese – Torino che potrebbe già riservare qualche sorpresa. Bianconeri a caccia degli ultimi punti salvezza, granata a caccia degli ultimi posti per l’aperitivo e per il privè del sabato sera. Nonostante la solidità della difesa del Torino, 1 fisso per l’Udinese con doppietta di Thereau.

Sabato sera è la volta di Chievo – Fiorentina. Nonostante l’apparente tranquillità di classifica le due compagini se le daranno di santa ragione, non fosse altro perché giocare a quell’ora significa perdersi l’appassionante ritorno di Albano e Romina Power su Ra1, roba che farebbe salire la carogna a qualsiasi cultore del bel canto e della televisione di qualità. Prevediamo un pareggio rocambolesco con gol di Birsa e Tello.

Passiamo alla domenica, alle ore 12:30 tocca a Juventus – Carpi. I bianconeri hanno appena vinto lo scudetto, e dopo una settimana ancora postano selfie con sigari e spumanti sui social network; il Carpi è in piena corsa per la salvezza ma senza Lollo gira a vuoto come un turista a Siena senza Google Maps. Il risultato più probabile è un pareggio: considerata la voglia di giocare, probabilmente Hernanes sarà il più veloce in campo, e Lasagna potrebbe festeggiare a dovere l’ora di pranzo.

Ben quattro partite in quello che era il classico appuntamento della domenica pomeriggio: Empoli – Bologna non è però il miglior modo per festeggiare il calcio italiano. Due squadre che non hanno più niente da dire al campionato, ma che a volte hanno fatto vedere del bel calcio durante questa stagione, soprattutto se si guardavano da lontano e con la vista annebbiata. Gol di Maccarone e tutti contenti.

Il big match è sicuramente Milan – Frosinone, le grandi deluse delle ultime giornate. Partita tesissima, chi perde è fuori dalla lotta personale per l’Europa o per la salvezza. Nonostante i brocchi in campo e in panchina, la spunterà il Milan con un gran gol di Balotelli, e il Frosinone preparerà le valigie per tornare in Serie B.

Palermo – Sampdoria diventa una partita fondamentale per la salvezza dei rosanero, con il presidente Zamparini che dopo aver cambiato 20 allenatori in una stagione ha cominciato a inveire contro arbitri, giocatori, stampa, concorrenti dell’Isola dei Famosi. Per sua e nostra fortuna questa sarà la partita del riscatto, con la doppietta del rinato Gilardino a dare i tre punti della speranza.

Sassuolo – Verona è la partita che non ti aspetti: la squadra di Del Neri è già retrocessa, ma onorerà a dovere il campionato. Si prevede grande battaglia tra una delle squadre più belle e uno dei catenacci più noiosi: uno sforzo che non potrà che risolversi con la vittoria del Sassuolo per 2 a 1, con gol di Toni, Berardi e Sansone.

Finalmente arriviamo alla domenica sera, il momento migliore per godersi sotto gli influssi della birra un’ottima Lazio – Inter. I giochi sembrano ormai fatti per entrambi, ma la sfida tra queste due squadre non è mai scontata. Partita tiratissima, potrebbe risolverla un gran tiro di Brozovic.

Eccoci arrivare al lunedì per le sfide più interessanti in ottica europea: alle 19 tocca a Genoa – Roma. La squadra di Spalletti è galvanizzata dalla vittoria all’ultimo minuto sulla diretta rivale della scorsa settimana, ma finché non riuscirà a risolvere il problema di Totti sarà sempre un’incognita. Probabile un pareggio, con gol di Dzeko e Pavoletti.

Gran finale con Napoli – Atalanta. Bergamaschi in gran forma, napoletani demoralizzati dalle sconfitte con le dirette rivali: ma al San Paolo non c’è storia, vince facile il Napoli e mette le mani sul secondo posto grazie alla doppietta del solito Higuain.

Squadra della settimana
Karnezis
Maksimovic Goldaniga Masina
Maresca Magnanelli Keita Allan 
Lasagna Ciofani Maccarone

Questa rubrica è realizzata in collaborazione con il Birrificio Saragiolino

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La grande impresa della Polisportiva Bettolle. Le voci dello spogliatoio

Ciro Tommassini capitano della compagine bettollina e il suo compagno di squadra Giampaolo Consiglio sono i due protagonisti della grande impresa che la Polisportiva Bettolle ha compiuto nella stagione 2015/2016, vincendo…

Ciro Tommassini capitano della compagine bettollina e il suo compagno di squadra Giampaolo Consiglio sono i due protagonisti della grande impresa che la Polisportiva Bettolle ha compiuto nella stagione 2015/2016, vincendo nel girone N di Seconda Categoria Toscana con quattro giornate di anticipo.

Come in passato abbiamo dedicato interviste monografiche a personalità dello sport, anche in questo caso Tommaso Ghezzi e Giovanni Marchi ci raccontano la storia del Bettolle 2015/2016 lasciando il campo (nel vero senso della parola) alle personalità stesse, che si raccontano in una chiacchierata di fine stagione tra due compagni di squadra.

Ciro Tommassini, classe 1983, dopo una lunga peregrinazione tra club di categorie diverse (è stato tra le altre cose una delle colonne del centrocampo della Pianese dal 2008 al 2012, portando anche la fascia da capitano) approda nella storica squadra della sua città natale.

Giampaolo Consiglio, 1995, ha affiancato Ciro Tommassini nella gestione del centrocampo della Polisportiva Bettolle, nell’impresa che ha visto la squadra avanzare in maniera inarrestabile, sulla vetta della classifica, distaccando di più lunghezze la seconda “Fratta S. Caterina”, la quale, insieme alle squadre di Montagnano, Olmoponte e Terontola, disputerà del gare di Playoff per accedere al campionato di Prima Categoria 2016/2017.

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Fantacalcisticamente: la volata finale

Eccoci qua, amici di Fantacalcisticamente. Ennesimo turno spezzatino diviso in tre giorni ed ennesima polemica. Settimana scorsa, come avevo previsto, ho perso per colpa di quel numero 9 con la maglia…

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Eccoci qua, amici di Fantacalcisticamente. Ennesimo turno spezzatino diviso in tre giorni ed ennesima polemica. Settimana scorsa, come avevo previsto, ho perso per colpa di quel numero 9 con la maglia azzurra. Questa settimana perderò a causa del numero 9 viola, il kondor Kalinic. Anche perché lo affronto con Toni…

Stasera, venerdì, abbiamo Juventus – Sassuolo. La partita che nel girone di andata cambiò tutto quanto in casa Juve. Ospiti a secco di Missiroli (il mio pilastro del centrocampo), Cannavaro (sempre nella mia rosa) e probabilmente di Berardi. Sarebbe un bel gesto nei miei confronti se Allegri facesse giocare Morata titolare e mi permettesse di usare un bel 3-4-3 spavaldo, ma Alvaro è talmente scarso… Alex Sandro primo marcatore.

Sabato alle 18 spettacolo ad Empoli, dove una ritrovata Sampdoria cerca i tre punti salvezza. Roberto Soriano è in forma smagliante e ha ritrovato confidenza con il gol, quindi è da mettere assolutamente. In casa Empoli Zielinski è il giocatore in più.

Sabato sera, tra un Gin Lemon e un altro non dimentichiamoci di guardare Inter – Bologna. Donadoni settimana scorsa mi ha ascoltato e ha messo Mounier, ma l’ha tolto dopo 45 minuti, lasciandomi con un miserabile 5… Talmente deludente che lo ripropongo titolare. Forse se gioca 15′ ce la fa ad arrivare al 6! Sarà una gara che andrà vinta a centrocampo, quindi EpicBrozo inamovibile.

Smaltito tutto il Lemon bevuto, all’ora di pranzo c’è Chievo – Milan. Sto pensando seriamente di schierare Pellissier titolare. Non so perché, chiamiamolo colpo di genio (?). Sarà che in coppia con Meggiorini giocherebbe bene anche Balotelli. Vi farò sapere… Sponda Milan il solito Bonaventura sarà uomo bonus, dato che sarà spostato più avanti rispetto al solito.

Ore 15 tutti sul divano, c’è Carpi – Frosinone. Se il Carpi perde va in Serie B, ma se vince sarà una lotta fino all’ultima giornata. Lollo è il mio pupillo e Mancosu senza la concorrenza di Mbakogu sarà più efficace. Negli ospiti si punta tutto su Pavlovic e Ciofani! Ci sarà da divertirsi.

Fiorentina – Verona sarà la partita che segnerà la fine della mia corsa al titolo. Tello e Kalinic contro è come avere CR7 e Messi nella stessa squadra. Solo un Toni ispiratissimo può mettere a tecere quei due colossi. Segnerà anche Tino Costa da quanto è poco in forma il Verona.

Ci spostiamo a Udine per un Udinese – Roma molto interessante. Squadra di casa in crisi di tutto, dal gioco ai seggiolini colorati psichedelici che danno crisi epilettiche a noi poveri uomini del sabato sera. Se non portano punti a casa Colantuono se ne va (giustamente e troppo tardi), mentre se dovesse arrivare la vittoria si complicherebbe la marcia della Roma, neo delusa della Champions League. Di Natale primo marcatore, la favola deve continuare.

Genoa – Torino è la gara dell’ex Cerci. Accompagnato dal veterano Pandev e da BelliCapelli Laxalt farà sicuramente gol. Nel Toro potrebbe essere la svolta per Glik, ancora a secco di gol.

Domenica sera addirittura due partite: Lazio – Atalanta e Palermo – Napoli. Nella prima c’è aria di turnover, visti gli impegni di Europa League. Attenzione però che nella Dea dovrebbe tornare a disposizione Papu Gomez. Non come titolare, ma quei venti minuti in cui mette a ferro e fuoco Braafheid e Mauricio ci possono portare un 6,5 tattico. Comunque sia la pennellata di Biglia sotto al sette è già poesia.

A Palermo invece niente di nuovo, solito cambio di allenatore settimanale e Novellino alla guida. 2 fisso facile come rubare caramelle a un bambino, ritorno al gol di Allan e Palermo in Serie B dritto come un razzo. Copione già scritto.

Squadra della settimana
Skorupski
Gonzalez Gagliolo Letizia
Lollo Mounier Vives Mauri
Pinilla Meggiorini Ciofani

Questa rubrica è realizzata in collaborazione con il Birrificio Saragiolino

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