Polvere di Cipria – Ottava Parte

Eccoci giunti alla seconda parte di questa breve riflessione sulle donne dei dittatori. Ed ecco che quindi, le donne che verranno citate in questa puntata, sono l’esatto opposto di Elena Ceausescu. Sia chiaro, però, che queste donne, non erano esattamente delle sante, totalmente vittime e succubi del proprio potente marito e compagno: alcune di loro, come la protagonista di oggi, si compiacevano di questo ruolo nell’ombra, avanzando a modo loro qualche capriccio e creando non pochi problemi.

Eva Braun (1912 – 1945)

La bavarese Eva Braun è stata una delle tante donne del Führer, ma senz’altro, è stata quella che gli è stata accanto fino all’ultimo. Hitler era attorniato da donne affascinanti (ed estremamente attratte dal suo carisma), intelligenti e colte, l’esatto opposto di Eva: le donne intelligenti si sarebbero intromesse negli affari politici del dittatore, che non accettava intromissioni – ragion per cui rifuggiva il matrimonio. Quello di cui aveva bisogno, era di una ‘donna stupida e primitiva’. La Braun faceva al caso suo, in quanto era una ragazza sempliciotta, pigra e indolente, che aveva completato, senza infamia e senza lode, i propri studi liceali e aveva iniziato a lavorare nello studio fotografico di Heinrich Hoffman, quello che sarebbe diventato il fotografo ufficiale di Hitler. Ed è lì che il Führer ed Eva Braun si sono incontrati per la prima volta: è il 1929 e la Braun ha solo 17 anni, contro i 40 dell’uomo. La relazione, a partire dal 1932, è per qualche anno clandestina e la giovane donna ne soffre molto – anche se c’è da dire che la protagonista in questione era frequentemente soggetta ad attacchi di depressione, ansia e affini – anche perché era molto gelosa delle “rivali” che ronzavano attorno all’amante. Queste rivali, combinate alla sua instabilità emotiva e psicologica, che l’hanno portata ad annientarsi caratterialmente e a fare qualsiasi cosa, pur di non rimanere sola e di non troncare la relazione con Hitler, la portano svariate volte a tentare il suicidio. Non solo, vede di cattivo occhio anche la politica, la sua ritualità e soffre del fatto che le campagne elettorali lo portino via da lei per lungo tempo. Difatti, non ha mai avuto un grande interesse nella politica, tant’è che non si iscrisse mai al partito nazionalsocialista. Anche questo disprezzo verso la politica, comunque, più di una volta, la porta a tentare il suicidio. Più volte verrà salvata dalla sorella, ma la soluzione per cercare di limitare queste crisi, è farla diventare segretaria privata del Führer e trasferirla in un’abitazione, decisamente bella rispetto alle sue possibilità, vicina a quella dell’amante. Oltre al fatto che da lì in poi, Eva ha trascorso la maggior parte del suo tempo nel sud della Germania, verso il confine con l’Austria, nella serie di residenze e chalet per il Führer e alti vertici del Reich.

Una passione che Eva sviluppa, forse anche per ammazzare il tempo, intanto che Hitler è lontano da lei, è quella per i film e la regia. Registra molti filmini delle sue vacanze, del suo tempo trascorso nel sud della Baviera, e, malgrado siano proibiti, ha un amore per i film americani, che ha potuto vedere regolarmente, anche durante la guerra. D’altronde, anche il Führer era appassionato di cinematografia, ben conscio che fosse la migliore delle armi per la propaganda, ed era un avido fan dei film di Marlene Dietrich, che, come detto in una delle puntate precedenti di questa rubrica, aveva sempre cercato di farla diventare la massima esponente e rappresentante del Reich a livello d’immagine.

Eva nel frattempo, ammazzava il tempo, anche curando molto il proprio aspetto fisico: capelli tinti e curatissimi, vestiti di ottima qualità, gioielli e pellicce, esercizi fisici e attenzione perenne per il cibo – tanto che Hitler, in sua compagnia, la esortava a mangiare qualcosa, perché le avrebbe giovato. Eva era solita leggere romanzetti frivoli, imperturbabile di fronte alla degenerazione che avrebbe portato alla Seconda Guerra Mondiale, e nei suoi diari continuava a scrivere regolarmente, lamentandosi del poco tempo che Adolf aveva per lei. Fumava e si truccava, nel suo piccolo mondo, lontano dal Reich, che voleva costruire un mondo perfetto, dove le donne ariane non fumavano e non avevano bisogno di trucco per mostrare la loro bellezza purissima. Ancora una volta, comunque, per evitare che la Braun potesse essere vittima di qualche crisi o tentativo di suicidio, Hitler inizia a farla partecipare a qualche evento pubblico, a qualche cena con gli alti vertici del partito.

La Braun poteva abbandonare Hitler, durante la caduta dei Reich al termine della Seconda Guerra Mondiale, ma non lo ha fatto, ciecamente consapevole che ‘quello era il percorso che aveva scelto, e lo avrebbe percorso fino alla fine’. E per questa lealtà, Hitler acconsentì a sposarla, poco prima del suicidio. Questo rito, celebrato in forma civile, ha avuto come testimoni solo Goebbels e Bormann. Dopo un modesto pranzo, Eva Braun e Adolf Hitler, si ritirano nelle loro stanze private, andando incontro alla loro fine, scelta con consapevolezza, piuttosto che finire in mano all’Armata Rossa.

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Alessandra Leoni

Sempre divisa tra Milano (testa) e Parma (cuore). Classe 1989 e tanta voglia di scrivere. Laureata in Linguaggi dei Media presso l'Università del Sacro Cuore di Milano e specializzanda (!?) in Giornalismo e Cultura Editoriale presso l'Università di Parma. Avida lettrice di libri, sviluppa una certa dipendenza alla musica di ogni genere. È necessario prenderla a piccole dosi.

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