“Quando parlo di lavoro, io mi ricordo in particolar modo gli anni ’50 e l’amore che c’era verso questo tipo di responsabilità. L’Italia, dopo la seconda guerra mondiale, era un Paese che usciva molto male dal conflitto, ma sempre con un forte attaccamento al lavoro”.

Inizia così l’intervento di Santo Versace, noto imprenditore del settore moda, che a Luci sul Lavoro, svoltosi a Montepulciano dal 10 al 12 luglio, è intervenuto durante il dibattito “Una Garanzia per i Giovani”. Un intervento in cui mette in luce le innumerevoli difficoltà dell’essere imprenditori oggi in Italia, dove a suo avviso lo Stato impedisce alle imprese di crescere e svilupparsi, e dove fare impresa significa intraprendere un’azione da eroi.

Versace afferma che l’Italia si può dividere tra produttori, imprenditori e profittatori; i produttori sono quelli che si confrontano con il mondo, gli imprenditori sono quelli che lavorano con il pubblico e i profittatori sono un milione e 100mila persone che vivono di politica e tribuna politica con redditi altissimi e che fanno i loro interessi. Versace aggiunge che se tutte le aziende seguissero questo modello di gestione sarebbero già fallite o fallirebbero nel breve periodo. L’appello di Versace è quello di non avere paura, di cercare di fare qualcosa contro questo sistema che sta opprimendo il mercato e conseguentemente il mondo del lavoro creando disoccupazione e crisi dei consumi. A questo punto l’imprenditore chiama in causa i giovani dicendo che tutto dipende da loro (noi!) per cercare di riportare in nostro Paese ad essere uno dei più quotati leader mondiali.

A margine del dibatto noi de La Valdichiana abbiamo intervistato Santo Versace per capire meglio il suo punto di vista sul lavoro, sullo sviluppo e sul settore moda.

Buonasera Signor Versace. Quali sono le sue proposte per il rilancio dell’innovazione e del lavoro giovanile in Italia?

“In primis le aziende devono creare posti di lavoro, ma per far funzionare le aziende bisogna che funzioni il mercato interno, bisogna rilanciare i consumi interni, bisogna che la gente abbia più soldi da spendere, e dal momento che rilanci i consumi interni, il mercato riparte, creando così più posti di lavoro. Alla fine è questo da cui bisogna ripartire, certo è necessario che domanda e offerta si incontrino, perché ci sono circa 200.000 posti di lavoro vuoti che potrebbero essere impegnati anche in altre figure professionali”.

Quindi, questo basterebbe per far ripartire l’Italia?

Dal bilancio dello Stato ci si può rendere conto che l’Italia, nel suo complesso, è un Paese ricchissimo, a cui non manca niente e che può fare tutto. All’interno del bilancio però la spesa pubblica supera gli 800miliardi, siamo oltre i 100 miliardi di malversazione, furti e corruzione, quindi se si capisce questo, cioè che abbiamo tutte le risorse per far funzionare tutto quello che si vuole, si concepisce anche che abbiamo anche tutte le risorse per creare occupazione. Vanno bene tutti i programmi per giovani e cose del genere, ma il nodo centrale qual è? Quanti soldi manovra il governo e le istituzioni? Ottocento e passa miliardi, questi soldi sono spesi bene? No! Di questi, molti sono sperperati. Ci deve essere gente che deve servire il cittadino, ma non lo serve perché pensa solo a rubare, ed è per questo che ci troviamo nella situazione in cui ci troviamo”.

versaceSecondo Lei, come l’Europa vede l’Italia?

L’Italia è un Paese che ha tutto, però non è facile lavorare in Italia. La burocrazia, il sistema Paese e la giustizia che non funziona, ci sono tante cose negative, ma c’è gente che ama l’Italia e che vorrebbe investirci. Per quanto riguarda l’Europa, essa ci fa presente che noi abbiamo un debito pubblico insostenibile e quindi i problemi sono interni e dobbiamo risolverli noi. Se noi non siamo in grado di risolvere i nostri problemi non saremo mai il primo paese in Europa”.

Parliamo del settore moda in Italia: un giovane che decide di intraprendere questa strada, dovrebbe buttarsi più in corsi di manodopera o in corsi di alta formazione professionale?

Sono importanti tutti e due. Certamente più sali la piramide lavorativa e meno posti di lavori ci sono, i creativi sono molti meno rispetto alle persone che cuciono a macchina e fanno i modelli, quindi per ogni creativo ci saranno altri centinaia di posti di lavoro”.

Secondo Lei, l’attuale Governo snobba un po’ il settore moda?

“No, assolutamente, fortunatamente abbiamo un Primo Ministro che ama la moda. Le altre amministrazioni non avevano abbastanza cultura per capire i problemi di questo settore, fiore all’occhiello della nostra nazione”.

Ringraziamo Santo Versace per la sua disponibilità e puntualità nel rispondere alle nostre domande.

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Valentina Chiancianesi

Sinalunga 1984. Laureata in Scienze della Comunicazione presso l'Università di Siena e specializzata in Comunicazione d'impresa, Maketing e Media presso l'Università per Stranieri di Perugia. Inizia a scrivere quasi per caso presso lo storico giornale senese, La Voce del Campo, passando per MyWord.it della Baldini&Castoldi Editori srl Milano, per poi arrivare a La Valdichiana dove dirige la parte editoriale. Vera amante della moda dona il tocco fashion a tutta la redazione.

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