Fabrizio Mori è stato un importante etnografo e archeologo, noto per i suoi studi sull’arte rupestre del Sahara libico. Nacque nel 1925 a Cascina in provincia di Pisa, ma la sua esistenza è stata profondamente legata alla Valdichiana fino alla sua morte nel 2010.

Come molti etnografi che hanno viaggiato in posti esotici per studiare culture e popoli lontani, Fabrizio Mori ha condotto una vita all’insegna dell’avventura e della scoperta. Si distinse fina dalla giovane età quando, non ancora diciottenne, dopo l’8 settembre del ’43 abbandonò l’Accademia Navale per arruolarsi come volontario nel Raggruppamento Motorizzato Italiano, il primo nucleo dell’Esercito regolare riorganizzato per la liberazione del Paese dai nazi-fascisti. Tre mesi dopo partecipò alla battaglia di Montelungo dove, fra le numerose perdite, morirono cinque dei suoi compagni di Liceo e d’Accademia. Per il suo impegno nella Guerra di liberazione venne decorato al valore militare e promosso ufficiale per meriti di guerra.

L’interesse per l’area sahariana si formò in lui già durante gli anni universitari. Nel 1954, infatti, si laureò in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Firenze, con una tesi sulle popolazioni del Sahara. L’anno seguente riuscì a organizzare una prima missione archeologica nel Fezzan libico, dove dette avvio a una serie di ricerche nel massiccio montuoso del Tadrart Acacus, fino ad allora inesplorato.

Fabrizio Mori inaugurò un tipo di ricerca multidisciplinare i cui esiti consentirono di raccogliere dati fondamentali sulla cronologia del popolamento del Sahara centrale, su vari aspetti delle culture preistoriche e protostoriche e in particolare sull’arte rupestre. I grandi risultati delle sue ricerche gli consentirono di iniziare nel 1969 la carriera presso l’Università La Sapienza di Roma, dove gli verrà poi conferita la cattedra di Etnologia preistorica dell’Africa.

I siti archeologici di Tadrart Acacus da lui studiati diventarono famosi per la grande collezione di arte rupestre preistorica, tanto da essere inseriti nel 1985 nel Patrimonio dell’umanità UNESCO. Le pitture, datate dal 12.000 a.C. al 100 d.C., hanno permesso di comprendere i cambiamenti culturali e naturali nell’area della Libia e più in generale del Sahara.

Parallelamente all’impegno accademico e scientifico si dedicò anche a quello civile. Nel 1977 fondò a Trequanda un centro per iniziative culturali fra i giovani che porta il nome del figlio Lorenzo Mori, prematuramente scomparso. Il Centro accoglie tutt’oggi minori con difficoltà di varia natura, legate soprattutto all’ambiente familiare d’origine.

Da segnalare anche l’esperienza dell’associazione “Noutopia”, fondata da Fabrizio Mori a Trequanda nel 2003, che si proponeva l’eliminazione totale delle armi e di ogni forma di violenza.

L’etnografo è venuto a mancare nell’estate del 2010 a Trequanda, a 85 anni. Tra le sue pubblicazioni di maggior rilievo si segnalano “Tadrart Acacus. Arte rupestre e culture del Sahara preistorico” e “Le grandi civiltà del Sahara antico”, entrambe edite da Einaudi. In questo documentario pubblicato dall’Università degli Studi di Firenze si raccontano inoltre gli anni delle grandi spedizioni archeologiche italiane nel Sahara, la vita della popolazione tuareg e i graffiti rupestri preistorici.

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Francesco Bellacci
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