La Valdichiana

La Valdichiana

Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: Trequanda

Festa dell’Olio Novo di Trequanda, festa dell’oro verde della Valdichiana

L’olio extravergine di oliva è uno degli alimenti più usati nella dieta mediterranea, innumerevoli sono gli studi clinici e epidemiologici che evidenziano le qualità nutrizionali di questo alimento considerato il…

L’olio extravergine di oliva è uno degli alimenti più usati nella dieta mediterranea, innumerevoli sono gli studi clinici e epidemiologici che evidenziano le qualità nutrizionali di questo alimento considerato il migliore e il più adatto all’alimentazione umana, tra tutti i grassi alimentari di largo consumo. L’olio extravergine è rimasto negli anni un prodotto genuino e naturale, una spremuta di olive che trasferisce all’olio tutte le sostanze preziose contenute nella materia prima.

Da 33 anni a questa parte il Comune di Trequanda celebra questo prezioso nettare con la ‘Festa dell’Olio Novo di Podere’, la manifestazione che promuove e valorizza, oltre all’olio extravergine di oliva, anche i prodotti tipici del territorio. L’oro verde della Valdichiana è stato dunque il grande protagonista di dieci giorni di eventi, tra incontri, dibattiti e degustazioni, che si sono susseguiti nel territorio comunale di Trequanda. Nel weekend dell’11-12-13 ottobre, Castelmuzio è stato il primo palcoscenico dove il nuovo olio EVO ha fatto il suo debutto tra tanti curiosi e appassionati che non hanno voluto mancare agli eventi organizzati dall’Associazione Castelmuzio Borgo Salotto. I riflettori poi si sono poi spostati a Trequanda nel fine settimana del 19-20 ottobre, in cui, oltre a celebrare l’olio novo, si sono svolte le consuete premiazioni, dopo lo scambio di doni con i rappresentanti istituzionali dei Comuni gemellati di Poggio San Marcello e di Marone.

Intervista a Luca Bianchini

Lo scrittore Luca Bianchini ci racconta il suo legame con il nostro territorio e i suoi prossimi progetti letterari durante la Festa dell'Olio Novo di Trequanda!

Pubblicato da La Valdichiana su Domenica 20 ottobre 2019

Allo scrittore Luca Bianchini è stato consegnato il “Ramoscello”, dedicato a personalità legate a Trequanda che si sono contraddistinte per il loro amore nei confronti del territorio. Proprio il famoso scrittore e autore radiofonico, i cui romanzi sono apprezzati da migliaia di lettori, ha dichiarato di tornare spesso nella casa dei nonni nel centro storico di Trequanda per terminare i propri manoscritti. Successivamente è stato consegnato il premio “Oliva d’Oro 2019” dedicato a un produttore locale che si sia distinto per la qualità del proprio olio, per la cura degli oliveti e per la tutela del paesaggio. Quest’anno il riconoscimento è stato assegnato all’azienda agricola Carraia, rappresentata dal giovane produttore Andrea Mangiavacchi che ha preso in gestione l’attività di famiglia. Andrea, nel raccontare la sua attività, ha dimostrato di mettere impegno e tanta passione nel suo lavoro, passione tramandata dal nonno Franco Bardi.

Nei dieci giorni di eventi è stata data particolare attenzione ai corsi per assaggiatori organizzati dall’Associazione Italiana Conoscere l’Olio d’Oliva (Aicoo), all’accoglienza degli ospiti del Treno Natura interessati ad approfondire la conoscenza del nostro territorio e dei suoi prodotti tipici di eccellenza. Alla riuscita della festa hanno partecipato le associazioni locali, dalla ProLoco Trequanda a Castelmuzio Borgo Salotto, passando per i tanti volontari del posto, che hanno permesso la realizzazione di spettacoli di intrattenimento serali e momenti giocosi per i più piccoli.

Nessun commento su Festa dell’Olio Novo di Trequanda, festa dell’oro verde della Valdichiana

Nei Panni dell’Altro – Intervista a Olga Rossi

Con la postura austera, ma pacata, dell’attrice di accademia, Olga Rossi non ha mai abbandonato le sue radici toscane, nonostante il curriculum artistico le abbia permesso di falcare da Nord…

Con la postura austera, ma pacata, dell’attrice di accademia, Olga Rossi non ha mai abbandonato le sue radici toscane, nonostante il curriculum artistico le abbia permesso di falcare da Nord a Sud lo stivale, tra tournée teatrali e set cinematografici. Tanto che, tra i lavori per il cinema con Gabriele Salvatores o Rocco Papaleo, e quelli per il teatro con Alessandro Gassman o Ottavia Piccolo – giusto per citarne alcuni – Olga Rossi trova occasioni per portare avanti progetti di propedeutica teatrale, e laboratori di recitazione, nel nostro territorio. Dopo il Diploma al Teatro Stabile di Torino, ha seguito corsi di perfezionamento con Luca Ronconi e Massimo Navone, per poi seguire seminari e workshop con Marcel Marceau, Julie Anne Stanzak e Nicolaj Karpov: non si può di certo negare che abbia avuto la possibilità di osservare da vicino il lavoro dei più grandi teatranti del nostro tempo.

Residente a Trequanda, già lo scorso anno ha curato un laboratorio teatrale dedicato alla Costituzione italiana e quest’anno, coinvolta dalla direzione del Teatro Ciro Pinsuti di Sinalunga, si occuperà dei corsi di recitazione rivolti ai bambini delle scuole elementari e di quelli per adulti. Oltre a Olga Rossi, a coordinare i partecipanti dei laboratori di recitazione presso il teatro sinalunghese ci sarà anche Maria Claudia Massari, ormai volto noto del pubblico del Ciro Pinsuti, che porterà avanti i corsi per ragazzi delle scuole medie e per le scuole superiori.

Abbiamo rivolto qualche domanda a Olga nella settimana in cui sono stati presentati i corsi attraverso lezioni-prova gratuite.

Quale percorso professionale/artistico ti ha portato a curare la propedeutica teatrale? Cosa ti interessa del lavoro di insegnante di teatro?

Il tempo. In mezzo alle  lunghe tournèe scavalcamontagne che durano mesi, così, per gioco, ho iniziato con i ragazzi del circolo Arci di Trequanda un percorso che mi ha convinta sempre di più della funzione sociale del teatro. Fosse per me aprirei un teatro e una biblioteca, con gli orari di un centro commerciale, in ogni paese. Per quanto riguarda l’insegnamento, non credo che il teatro si possa insegnare, ma se ti interessa puoi imparare a farlo.

Che tipo di lavoro attende i ragazzi che si iscriveranno ai corsi 2019/20 del Ciro Pinsuti?

Ai ragazzi, che poi sono più bambini – dato che con me saranno i piccoli delle elementari – leggerò le Favole al Telefono di Rodari: ogni giorno sarà una storia a guidare la nostra immaginazione. C’era una volta il signor Bianchi di Varese… le leggevo da piccola e l’idea di quel babbo che ogni sera, dal niente, inventava una storia per sua figlia, me la sono portata dietro per anni, poi ho capito perché. Ascoltare storie ci fa sentire meno soli.

Qual è la principale novità di questa stagione, sempre per quanto riguarda i laboratori, rispetto a quelle precedenti?

Non so bene rispondere in questi termini. Il lavoro appassionato di Maria Claudia, che da vent’anni ha cresciuto i ragazzi di Sinalunga e, agli albori, ha cresciuto anche me. Quello che Calamandrei dice a proposito della legge credo possa essere piuttosto universale, le regole del teatro sono vive perché dentro a queste formule circola il pensiero del nostro tempo; bisogna lasciarvi entrare l’aria che respiriamo, mettervi dentro i nostri propositi e le nostre speranze. Il teatro è giovane e antico come la primavera, si rinnova sempre e le persone, se ne hanno voglia, possono fare altrettanto.

A quale tipo di persone sono rivolti i tuoi corsi?

Non esistono requisiti specifici, credo che piuttosto sia necessaria la voglia di provare a mettersi nei panni di qualcun altro, lasciare andare un pezzo delle proprie convinzioni per provare a capire cosa pensa qualcuno che non sia ‘io’; è un esercizio necessario in questi tempi.

Nessun commento su Nei Panni dell’Altro – Intervista a Olga Rossi

L’Amore è Punk – Intervista a Gian Maria Accusani

La sera di Ferragosto del 2019, i Sick Tamburo di Gian Maria Accusani hanno suonato a Trequanda, come headliner della prima serata di 3 Gotti Al Campino. Lo abbiamo intervistato…

La sera di Ferragosto del 2019, i Sick Tamburo di Gian Maria Accusani hanno suonato a Trequanda, come headliner della prima serata di 3 Gotti Al Campino. Lo abbiamo intervistato non appena è sceso dal palco dopo un partecipatissimo concerto, nel quale i brani del nuovo disco Paura e l’Amore si sono mescolate a perle del passato, tra cui anche canzoni dei Prozac+.

Dal movimento The Great Complotto alla formazione dei Sick Tamburo, Gian Maria Accusani racconta ai nostri microfoni la sua visione della scena Alternative Rock italiana.

Nessun commento su L’Amore è Punk – Intervista a Gian Maria Accusani

Tre Gotti al Campino 2019 – XI edizione

Tutto è pronto a Trequanda per la nuova edizione di “Tre Gotti al Campino”, il festival musicale che lo scorso anno ha festeggiato la decima edizione ed è pronto ad…

Tutto è pronto a Trequanda per la nuova edizione di “Tre Gotti al Campino”, il festival musicale che lo scorso anno ha festeggiato la decima edizione ed è pronto ad affrontare il futuro con rinnovato slancio, grazie agli sforzi di tanti giovani volontari che ogni anno riescono a migliorare l’offerta musicale e gastronomica. Nata alla fine degli anni ’90, la festa è organizzata dai circoli ARCI e ACLI di Trequanda presso il Parco delle Mura “Ornella Pancirolli”, che si estende su un’area di circa 10mila metri quadrati e comprende anche un campo di calcetto e una piattaforma in cemento con tribuna ad anfiteatro.

L’edizione 2019 di “Tre Gotti al Campino” si terrà dal 15 al 18 agosto con una serie di concerti a ingresso gratuito, accompagnati da stand gastronomici pensati per valorizzare i prodotti a km zero. Nell’area ristorante e pizzeria, nell’area bar e cocktail, saranno infatti presenti le eccellenze tipiche locali, birrerie artigianali, salumi di cinta senese, olio di qualità e carne chianina; sono inoltre previsti spazi di degustazione di vini locali.

L’impegno ecologista anima ormai la festa musicale di Trequanda, in linea con quanto sta accadendo tra i principali festival del nostro territorio: sia nell’area cucina che nel mercatino di artigianato le parole d’ordine sono: riusare, riciclare, ridurre e rivalutare.

Giovedì 15 agosto

Apocalisse Ora!
Gli Apocalisse Ora sono un neonato duo dance-punk caratterizzato da riff potenti e ritmiche incalzanti. L’alternanza lento/veloce è alla base dello stile della band, la semplicità di basso/batteria il leitmotiv. Raccontano, in italiano, di scene quotidiane e introspettive, apparentemente innocue ma incredibilmente travolgenti.

Endrigo
Poco sex, abbastanza drugs, rock’n’roll a palla di cannone. Gli Endrigo nascono a Brescia nel 2012 e hanno all’attivo due album, “Ossa rotte, Occhi rossi” e “Giovani Leoni”. Questi due album portano la band ad avere svariati singoli in uscita, con migliaia di visualizzazioni su Youtube e oltre 100mila ascolti su Spotify e di conseguenza a esibirsi in tutta Italia tra festival e club.

Sick Tamburo
I Sick Tamburo, nati dall’esperienza Prozac +, sono uno dei gruppi alternative rock più interessanti del panorama italiano: testi concisi, ritmi incalzanti e un’affascinante attitudine punk. A due anni dal precedente lavoro “Un giorno nuovo”, i Sick Tamburo intessono 9 nuovi brani, racchiusi sotto il titolo emblematico di “Paura e l’Amore” che, nell’unione simbolica di due sentimenti opposti, ne sviscera l’intrinseca connessione.

Venerdì 16 agosto

Minatore Interiore
“A 15 anni mi sveglio sul mondo e mi do fuoco da solo, per ritrovarmi poi a suonare nei Minatori Dell’Interiorità, una sorta di gruppo post psichiatrico. Da questa esperienza nasce Minatore Interiore. Mi sono ritrovato punk, militante sociale, monaco Hindù. Ho fatto delle canzoni, ho scritto cose, perciò alla soglia dei 30 lascio le mie ultime volontà nel mio Testamento Sonoro 30 Anni Vergine: un libro, un cd, un atto d’amore!”

Impatto Zero
Gli Impatto Zero sono una band alternative/noise rock nata a Siena nel 2009 e caratterizzata da influenze post-hc/post-rock/grunge.
Ad ottobre 2015, presso il “Macchione Studio”, gli Impatto Zero registrano i brani che comporranno il loro primo EP d’esordio uscito il 5 marzo 2016. Sono stati selezionati e si sono esibiti anche al MEI 2016 a Faenza.

Gomma
I Gomma suonano un post-punk cupo ed emotivo, ricco di suggestioni nineties. Nascono in provincia di Caserta a inizio 2016 e in pochi mesi registrano il loro primo disco “Toska”, catturando immediatamente l’attenzione di pubblico e critica, che vuole offrire un punto di vista genuino e istintivo sul mal d’essere contemporaneo elargendo storie da periferia dell’anima. “Sacrosanto” è uscito lo scorso gennaio, definito dalla band come “una riflessione spirituale su chi siamo e cosa abbiamo fatto per noi e per gli altri.”

Sabato 17 agosto

Gianmatteo Nasca
Gianmatteo Jamie Nasca nasce nel 1993 a Poggibonsi. Inizia la sua attività musicale come chitarrista di alcune band e formazioni acustiche ma presto nasce la necessità di raccontare il mondo che lo circonda non solo attraverso le sei corde ma anche tramite la voce, portandolo quindi alla scrittura dei suoi primi testi. Provenendo dal mondo Pop-Rock, si manifesta la voglia di provare nuove possibilità sonore decidendo di intraprendere la carriera solista, proponendo quindi una nuova figura di cantatore moderno raccontando storie e avventure autobiografiche.

Odio
La band racconta storie in modo sincero e senza filtri: musica originale, rigorosamente in italiano, cantautorato indie, con qualche nota di jazz e blues. Chitarra acustica e voce si fondono per creare armonie rilassate con un tocco di malinconia, da ascoltare con le orecchie e con il cuore. Le chitarre elettriche invece suonano melodie eleganti, talvolta esasperandole fino ad arrivare a graffiare. L’Odio cerca, attraverso una musica vera, di parlare all’intimo dell’ascoltatore e di raccontare storie sincere in mezzo al chiasso scintillante del quotidiano.

Giovanni Truppi
Nato a Napoli nel 1981, ha pubblicato quattro dischi: “C’è un me dentro di me” (2009), “Il mondo è come te lo metti in testa” (2013), “GIOVANNI TRUPPI” (2015) e “Solopiano” (2017). Ha ricevuto il Premio Nuovo Imaie per la migliore interpretazione al Premio Tenco 2015. Lo scorso 11 Giugno ha vinto il Premio PIMI 2019 come miglior artista indipendente, per la sua capacità di rinnovare la canzone d’autore «grazie a un linguaggio che recupera il passato, Giovanni Truppi riesce a essere originale e unico nel panorama musicale italiano di oggi, senza scendere a compromessi di forma e contenuto, risultando profondo e pop al tempo stesso».

Domenica 18 agosto

JM 
All’anagrafe umbra Matteo Fioriti, è un giovane songwriter che ha scelto la musica come mezzo di espressione e di comprensione dei propri desideri, delle proprie paure e del proprio cammino. Nel 2015 registra il suo primo EP “Born on Five” e a Marzo 2019, è uscito “UNO”, il suo primo album. Per chi non si accontenta del monocromatico mondo trap fatto di THC, alcolici e painkiller vari, JM è una sorta di mosca bianca.

Il Gigante
Il Gigante propone un’alchimia di sonorità stoner rock, blues (con testi cantati in lingua italiana) unita ad un approccio viscerale caratteristico della classica line up composta da voci, chitarre, basso e batteria. Nel 2018 la band entra in studio e nel loro primo LP i ragazzi umbri mantengono il loro trend primordiale: Il Gigante picchia duro, ma trova comunque i suoi momenti di riflessione ed introspezione. A Gennaio 2019 esce “La Rivolta del Perdente”, primo album della band, dando il via a La Rivolta Tour.

Rollover – Aftershow
Aftershow DJ set by Rollover Staff: selezione musicale dai ritmi incessanti che spazia dal rock all’elettronica, ideale per i salti di gioia sul dancefloor a conclusione del festival.

Nessun commento su Tre Gotti al Campino 2019 – XI edizione

Festa dell’olio novo di Trequanda 2018

Un’intera settimana di festa per celebrare uno dei prodotti maggiormente caratteristici di Trequanda e della Valdichiana: l’olio extravergine d’oliva, la cui tradizione è portata avanti da una serie di produttori…

Un’intera settimana di festa per celebrare uno dei prodotti maggiormente caratteristici di Trequanda e della Valdichiana: l’olio extravergine d’oliva, la cui tradizione è portata avanti da una serie di produttori appassionati che animano la comunità locale. “L’olio novo di podere” è stato il protagonista della festa che ha visto una serie di iniziative susseguirsi dapprima a Castelmuzio (nel weekend del 13 e 14 ottobre) e successivamente nel centro storico di Trequanda (weekend del 20 e 21 ottobre), per celebrare degnamente il raccolto 2018 e la commercializzazione di un prodotto che caratterizza il piccolo comune toscano.

Tanti curiosi e appassionati hanno partecipato agli eventi organizzati durante le giornate di festa, dalla visita all’oliviera per la prima frangitura alla spiegazione di tutte le fasi produttive dell’olio, abbinati ad appuntamenti culinari con alimenti a km zero. Particolare attenzione è stata data ai corsi per assaggiatori organizzati dall’Associazione Italiana Conoscere l’Olio d’Oliva (Aicoo) a Castelmuzio e a Trequanda, così come alle passeggiate tra gli olivi e le visite guidate dei borghi storici. Alla riuscita della festa hanno partecipato le associazioni locali, dalla Pro Loco Trequanda a Castelmuzio Borgo Salotto, passando per i tanti volontari del posto, che hanno permesso la realizzazione di spettacoli di intrattenimento serali e momenti giocosi per i più piccoli.

La giornata conclusiva della “Festa dell’olio novo” si è svolta nel centro di Trequanda nella giornata di domenica 21 ottobre, con l’apertura degli stand per la degustazione e l’esposizione dell’olio e dei prodotti tipici, con la partecipazione diretta delle aziende e delle associazioni locali. I paesi gemellati di Marone (Brescia) e Poggio San Marcello (Ancona), con i rispettivi sindaci, hanno partecipato allo scambio di doni con il sindaco Machetti di Trequanda, in qualità di partecipanti all’Associazione Nazionale Città dell’Olio.

Durante il pomeriggio è stato inoltre assegnato, come da tradizione, il premio “Oliva d’oro”, assegnato al produttore che durante l’anno si è particolarmente contraddistinto nella cura dell’olio. Il premio di quest’anno è stato assegnato al Alessandra Arenostro dell’azienda “Il Sole”, che ha dato un’ulteriore spinta all’attività aziendale con la passione e gli investimenti della giovane generazione. Dal prossimo anno il premio cambierà, con un regolamento rinnovato che terrà conto delle caratteristiche tecniche del prodotto, della cura dell’oliveto e del rispetto dell’ambiente.

Uno speciale premio “Oliva d’oro”, un ramoscello d’olivo di metallo prezioso, è stato inoltre assegnato dall’amministrazione comunale all’attrice Olga Rossi, in qualità di artista che si è particolarmente distinta nella promozione di Trequanda in campo culturale. L’attrice, da anni residente nel centro storico di Trequanda, è diplomata al Teatro Stabile di Torino e può vantare la partecipazioni a importanti produzioni come “Tu mi nascondi qualcosa” e “I delitti del BarLume”. Olga Rossi ha ringraziato i concittadini per il premio ricevuto e ha annunciato la partenza di un progetto teatrale con gli abitanti, dedicato alla Costituzione Italiana.

La festa dell’olio novo è proseguita con canti popolari e balli folcloristici, concerti nella Chiesa dei santi Pietro e Andrea e stand gastronomici per gustare i prodotti tipici locali. Una settimana di festa, quindi, per un’annata olivicola da incorniciare: grazie alle favorevoli condizioni climatiche i produttori di Trequanda e dintorni possono vantare infatti una raccolta di qualità straordinaria.

Nessun commento su Festa dell’olio novo di Trequanda 2018

Tutto, a Petroio, è cominciato circa 50 anni fa – Storia del Gs Petroio

Forse, però, è più corretto dire che è passato quasi mezzo secolo di storia dalla nascita del G.S. Petroio. Questa indicazione temporale ci restituisce un passato ancora più remoto, in…

Forse, però, è più corretto dire che è passato quasi mezzo secolo di storia dalla nascita del G.S. Petroio. Questa indicazione temporale ci restituisce un passato ancora più remoto, in bianco e nero, in cui gli ultimi strascichi delle Guerre Mondiali lasciavano spazio al primo album dei Beatles e ai sogni di Martin Luther King, a Giovanni XXIII e a Woodstock, ai primi personal computer e, in sostanza, ad una “età dell’oro” che avrebbe cambiato per sempre la fisionomia dei territori e la mentalità delle persone.

È in questo contesto, nell’ampliamento delle città che minacciano di fagocitare le piccole realtà locali, nel periodo in cui nella Toscana chianina la mezzadria va pian piano scomparendo, che sorge il Gruppo Sportivo Petroio: il primo tentativo, riuscito, di conservare gelosamente la propria identità paesana, la propria storia di vita, contro l’inesorabile scorrere del tempo.

Il G.S. Petroio al ritorno in Terza Categoria

In questo processo, un ruolo fondamentale lo ha giocato la vocazione artigianale di Petroio, da sempre patria della terracotta: mentre i contadini di Montisi, Montefollonico e Castelmuzio dovevano obbedire ai tempi della terra, star dietro alle semine e alla raccolta, gestire le ore di luce e le ore d’ombra, per i lavoratori di Petroio la giornata era scandita dalla sveglia delle 6:00 e dalla campana delle 17:00, che metteva fine alle fatiche lavorative. Questo, per gli abitanti di Petroio, significava poter dedicare il resto della giornata ad altro, e questo “altro” ha preso presto il nome di “calcio”: “la cosa più importante delle cose meno importanti”, diceva Sacchi, che proprio in quegli anni da sport-per-pochi ha assunto progressivamente una dimensione popolare, diffondendosi capillarmente lungo tutto il territorio italiano.

Si può dire che il G.S. Petroio nasce nel 1971 quando, in via della Pianata, sorge lo stadio alle porte del paese, in uno spazio angusto tra il cimitero e la collina piena di alberi. Frutto del lavoro di tantissimi volontari, provenienti anche dai paesi circostanti, lo stadio viene intitolato ad una delle icone del calcio degli anni 60’-70’, Armando Picchi, uno dei liberi più bravi che la storia italiana ricordi.

La sede del campo sportivo “Armando Picchi” tinta di blucerchiato, i colori del G.S.

La storia vera però, quella sul campo, inizia nel 1974, quando Don Silvano, all’epoca sacerdote, decide di iscrivere la squadra ad un piccolo campionato gestito dal CSI, Centro Sportivo Italiano: undici giocatori che, a dirla tutta, il pallone lo avevano visto di sfuggita in qualche televisione, si ritrovano a lottare per la vittoria, e alla fine terminano il torneo in seconda posizione. È la prima volta del G.S., che indossa maglie color viola fortemente volute da Silvano, fervente sostenitore della Fiorentina.

Ma qualche anno più tardi, quasi per combinazione, arriverà a Petroio uno scatolone ben sigillato, corredato da una lettera d’amore e d’amicizia verso il paese. Il mittente è di Genova, il contenuto non è altro che la maglia più bella del mondo, quella che contraddistinguerà da quel momento in poi il Petroio. Il blu del mare, cerchiato da due strisce bianche, una rossa e una nera: è la divisa da gara della Sampdoria, un dono venuto da lontano, “come se a Petroio fosse arrivato un razzo per andare sulla luna”.

E con la maglia blucerchiata il grande G.S. del 1979 arriva secondo in Terza Categoria: era la squadra del capitano Bianchini, di Casini e di Fulvio Benvenuti, a cui è stato intitolato il “Memorial” che tutt’ora viene disputato agli inizi di ogni estate a Petroio.

Il “Grande G.S.”, secondo nel campionato di Terza Categoria con le prime maglie della Sampdoria

Il G.S. ha dovuto passare anche momenti decisamente bui. Nel ’92, infatti, è stata dichiarata fine attività, ma due anni più tardi ecco tornare i blucerchiati a calcare i campi della zona: il Petroio si iscrive al campionato amatoriale e raggiunge anche l’Eccellenza di categoria. Gli “invincibili” del 2002 riportano la squadra ai fasti di fine anni ‘70, e dopo 25 anni di assenza dalla Terza Categoria, nel 2016, il G.S. si riscrive ufficialmente al campionato.

Gli “invincibili” del 2002

Il resto è storia recente, con la cavalcata della stagione 2017/2018 terminata al Passalacqua di Rapolano, nella finale play-off pareggiata contro il Cetona che ha promosso i biancoverdi in virtù di una differenza reti migliore di un gol rispetto a quella blucerchiata.

A un gol dalla storia, che tuttavia, ogni sabato, all’Armando Picchi, sembra fermarsi. Il Petroio è diventata, col passare degli anni, la squadra di tutti, e quando il G.S. gioca in casa il pubblico è sempre numeroso. E ci sono i posti fissi, anche se non esiste una tribuna: c’è chi la guarda dall’alto, sul greppo, e c’è chi invece si siede davanti alla rete.

Tutti ad ammirare quegli undici giocatori che indossano la maglia più bella del mondo, arrivata in dono 30 anni fa, che rimanda la memoria ad un passato sfocato ma, per Petroio, ogni sabato più limpido e presente che mai.

L’abbraccio tra tifosi e giocatori

Photo credit: Filippo Lorenzetti

Nessun commento su Tutto, a Petroio, è cominciato circa 50 anni fa – Storia del Gs Petroio

‘Tre Gotti al Campino’ – Dieci anni di rock nel caratteristico borgo di Trequanda

Arrivata al decimo anno, “Tre Gotti al Campino”, la festa della birra di Trequanda, è pronta per un’edizione con il botto. Nata tra gli anni ’90 e i primi del…

Arrivata al decimo anno, “Tre Gotti al Campino”, la festa della birra di Trequanda, è pronta per un’edizione con il botto. Nata tra gli anni ’90 e i primi del 2000, la festa ebbe una battuta di arresto, ma grazie alla buona volontà e alle idee di gruppo di ragazzi trequandini, nel 2009 rinasce con più grinta e con le idee ben chiare: coniugare musica di alto livello, buona cucina e tanto divertimento.

‘Tre Gotti al Campino’ edizione numero 10 è organizzata dai circoli ARCI e ACLI di Trequanda, in collaborazione con il Comune e si svolge da giovedì 16 a domenica 19 agosto 2018 presso il Parco delle mura Ornella Pancirolli di Trequanda.

Per conoscere un po’ di più il festival che scuote Trequanda e le calde notti della Valdichiana, abbiamo contattato gli organizzatori che ci hanno spiegato come è cambiata negli anni la festa e qual è la line up di questa decima edizione.

“La festa è stata ideata da un gruppo di amici in una sera d’estate. Inizialmente il nome per intero era “Tre Gotti al Campino due di Birra e uno di Vino”,  poi è stato abbreviato per essere condivisa da tutti i ragazzi del paese. Per quanto riguarda lo staff, invece, è composto principalmente da, come ci chiamano tutti, “i ragazzi di Trequanda“. Gli ultimi anni sono serviti per integrare nel collettivo pure le generazioni più piccole per far si che la festa duri molti anni ancora”

Un’organizzazione, quella di ‘Tre Gotti al Campino’, che coinvolge tutta la comunità di Trequanda perché oltre ai ragazzi che si occupano della parte musicale e artistica, ci sono le donne che si occupano della cucina mentre gli uomini che pensano alla parte gastronomica, per lo più genitori degli organizzatori e non, che da oltre 10 anni a questa parte sono parte integrante della festa.

“La manifestazione è crescita insieme a noi ragazzi. Io avevo 16 anni quando c’è stata la prima edizione – mi spiega Francesco Bronzi, uno degli organizzatori – e adesso ne ho 26. È stato un crescendo sia per quanto riguarda i gruppi musicali, sia per quanto riguarda la promozione dei prodotti locali”.

Poi Francesco, insieme agli organizzatori, mi spiega cosa hanno in serbo per il pubblico della Valdichiana in questa grandissima decima edizione di ‘Tre Gotti al Campino’:

“Questa sarà un’edizione speciale, che tutti aspettavamo. Se qualcuno anni fa ci avesse detto che avremmo fatto quello che abbiamo fatto forse non ci avremmo creduto. La decima edizione è qualcosa che sicuramente resterà nella storia di questo bellissimo borgo, ci saranno alcune sorprese che al momento non è possibile annunciare, ma sappiamo che i fedelissimi di questo incredibile festival e non, non rimarranno delusi”

Sicuramente sappiamo che la prima serata, quella del 16 agosto, sarà animata dai Red Light Skyscraper, Universal Sex Arena e della Fuzz Orchestra. Venerdì 17 Agosto sarà la volta della band che deve i suoi natali proprio a Trequanda e che con al loro musica stanno girando l’Italia e sta mettendo a segno collaborazione importanti, ovvero gli Impatto Zero. Insieme a loro i Botanici e Braces Bros. Only Vinyl Dj Set (Yuri Braces & Ivan Braces Viti). Sabato 18 Agosto salirà sul placo di Trequanda Simone Rocchi, i Vins-t e Bobo Rondelli. E infine domenica 19 agosto grande finale con The Big Blue House e gli Etruschi From Lakota.

Anche quest’anno gli artisti sono stati scelti osservando le proposte del mondo musicale attuale e guardando all’Alt Rock nostrano. Oltre a selezionare gli artisti di livello nazionale, gli organizzatori danno spazio anche a band e giovani artistic che conoscono personalmente. Insomma un festival che non ha niente a cui invidiare ai fratelli più grandi che dominano il panorama musicale della Valdichiana con tanti giovani all’opera uniti dalla passione per la musica con l’intento di unire e rendere coesa la comunità di Trequanda.

Appuntamento quindi dal 16 al 19 agosto 2018 nel caratteristico borgo della Valdichiana per tanto divertimento, buona birra, ottimo cibo e ovviamente del giusto accompagnamento musicale, contornato da un incredibile area, quella del Parco delle mura Ornella Pacirolli, che offre una vista veramente stupenda del paese e del panorama che ci circonda

1 commento su ‘Tre Gotti al Campino’ – Dieci anni di rock nel caratteristico borgo di Trequanda

“Tre Gotti al Campino”, il festival che scuote Trequanda

Immersa nel cuore verde della provincia di Siena c’è, splendida, Trequanda e al centro di Trequanda c’è uno dei parchi con la vista più bella che si possa ottenere. In…

Immersa nel cuore verde della provincia di Siena c’è, splendida, Trequanda e al centro di Trequanda c’è uno dei parchi con la vista più bella che si possa ottenere. In questo parco, da nove anni, i giovani gravitanti attorno ad un circolo ARCI presente nel piccolo borgo mettono in piedi un festival estremamente rock’n’roll. Estremamente puntuale nelle scelte stilistiche che offrono al pubblico agostino, invitano artisti sempre rigorosamente underground, orientanti nelle forme post-grunge del panorama rock italiano. È il quartier generale degli Impatto Zero, che noi abbiamo già incontrato (Impatto Zero) e che canalizza un flusso creativo locale in una delle ambientazioni più belle e particolari cui si possa ambire per un festival.  Il Parco della Mura Ornella Pancirolli si estende su una vasta area verde prossima al borgo di Trequanda e comprende, un campo di calcetto, una piattaforma in cemento, con tribuna ad anfiteatro.

Durante gli allestimenti del festival ho incontrato Domenico Perugini, direttore artistico del festival, e Fabrizio Nardi, presidente del circolo ARCI di Trequanda.

La vostra ambientazione è diversa rispetto a quella di altri festival che si fanno da queste parti. Cosa ha signficato per voi tirare su un festival di rock undeground qui?

Domenico Perugini: Abbiamo iniziato nove anni fa, un po’ per la solita apatia di provincia, un po’ per il paese piccolo che ci sembrava limitante. Non c’era altro, oltre la festa de l’Unità. Decidemmo quindi di offrire qualcosa che fosse più interessante per noi. Eravamo giovanissimi e mettemmo in piedi un festival di due giorni senza un soldo. L’anno di svolta è stato il 2014, in cui hanno suonato da noi i Management del Dolore Post Operatorio. Abbiamo iniziato ad invitare artisti che avessero un pubblico nazionale. Da lì abbiamo fatto sempre meglio, e siamo arrivati ad ospitare importanti nomi del panorama indipendente italiano: Diaframma, Giorgio Canali, Gazebo Penguins, Gli Scontati. Tutto questo senza grandi sponsor, contando solo sui soldi che abbiamo raccolto ad ogni edizione per quella successiva.

 

Fabrizio Nardi: le associazioni del luogo devono portare vantaggi al territorio cui appartengono. L’arci non solo con il Tre Gotti al Campino ma anche con la festa dell’olio, fa da collettore sociale, riunisce i giovani e migliora il posto in cui viviamo. Trequanda ci fornisce uno spazio bellissimo in cui organizzare una festa e noi cerchiamo di ricambiare anche nei confronti del paese attraverso aiuti alle altre attività culturali svolte nel nostro paese durante l’anno. Il nostro circolo conta cinquanta tesserati, una minima parte è formata da over-sessanta, la stragrande maggioranza invece è composta da ragazzi introno ai vent’anni, ed è una cosa molto particolare, rispetto alla media dei tesserati ARCI del resto d’Italia. Quando andiamo alle riunioni provinciali infatti siamo sempre i più piccoli. Qui c’è un presidente di 23 anni, un vice di 25, e su dodici consiglieri, dieci hanno meno di trent’anni.

Parliamo dell’evento di quest’anno: quali sono le novità?

Domenico Perugini: la novità più grande è che quest’anno ci siamo ancora di più allargati e abbiamo aggiunto un ulteriore giorno. Da quest’anno c’è anche il giovedì. C’è un ulteriore dispendio di energie. Tutto il festival si è ingrandito. Dal punto market, agli incontri presentazioni di libri che verranno fatti tutte le sere prima dell’inizio dei live, fino allo spazio tattoo. La proposta è ancora più varia. La formula è quella collaudata degli altri anni con rilevanti ampliamenti.

Sugli artisti? Come vi siete orientati?

Domenico Perugini: Abbiamo come sempre cercato di osservare le proposte del mondo musicale attuale e guardare all’Alt Rock nostrano. Oltre a selezionare gli artisti che ovviamente ci piacciono, preferiamo sempre chiamare quelle persone che conosciamo personalmente. Nella nostra breve esperienza come band (gli Impatto Zero, Domenico ne è il bassista. ndr) siamo entrati in contatto con un reticolo sociale che cerchiamo di sfruttare, quando ci troviamo a dover definire la line up di Tre Gotti al Campino.  Sia per la serata di apertura, per la quale si esibiranno tre band locali che si stanno affermando in un’area più vasta e stanno ricevendo critiche positive – i Canale 52 di Cortona, i Dudes di Chiusi  e i Belindà di Farnetella –  sia per i nomi più importanti di questa edizione: i Voina che quest’anno abbiamo fatto benissimo, aperti dagli A Pezzi, e gli One Dimensional Man, che sono una di quelle band che ci ha cresciuto e che non ci sembra vero aver portato qua. Domenica suoneranno gli Sbanebio, che sono amici se non altro perché già hanno suonato in al Tre Gotti al Campino, e i Carbonara Blues, che vengono da Rapolano Terme e quindi giocano in casa. Viviamo questo festival come un ritrovo tra musicisti che conosciamo e a cui ci fa piacer mostrare casa nostra. In più diamo la possibilità a tutti di sentire qualcosa di diverso. Cerchiamo di essere ancora marcatamente underground e non cedere alla dimensione “pop” dell’indie italiano.

Gli Impatto Zero suoneranno Sabato prima degli One Dimensional Man. Come la vivete?

Domenico Perugini: Noi come impatto zero partecipiamo ancora una volta al “nostro” festival. Abbiamo preso poche date perché stiamo scrivendo e lavorando al nostro album e abbiamo delle scadenze impellenti, però questo è il nostro festival, qui siamo nati e qui continuiamo ad essere…

È un po’ il vostro quartier generale… e invece, l’aspetto gastronomico?

Fabrizio Nardi: Come ogni festa che si rispetti a TGAC non può mancare lo stand gastronomico e presenta una selezione di piatti che è molto legata alla tradizione,  non possono mancare i pici e la tagliatella al ragù di chianina. Ogni sera poi c’è anche una pizzeria. Oltre alle birre artigianali poi, facciamo una selezione dei vini del comune di Trequanda, che sostengono il festival. C’è buona musica, buon cibo, buon vino e ottime birre. La scenografia è tra le più belle cui si potrebbe auspicare. Mancare sarebbe un peccato.

Nessun commento su “Tre Gotti al Campino”, il festival che scuote Trequanda

Brandano da Petroio, il pazzo di Cristo

Passeggiando per il piccolo borgo di Petroio, nel comune di Trequanda, sarà capitato a tutti di trovarsi di fronte alla statua in terracotta dedicata a Bartolomeo Garosi, detto Brandano: una…

Passeggiando per il piccolo borgo di Petroio, nel comune di Trequanda, sarà capitato a tutti di trovarsi di fronte alla statua in terracotta dedicata a Bartolomeo Garosi, detto Brandano: una piccola effige raffigurante un eccentrico personaggio nato all’interno di queste antiche mura, e che ha rivestito una particolare importanze nelle vicende religiose del medioevo.

La vita di Brandano: la conversione e le predicazioni

PetroioTrequandaTorreDelCasseroBrandanoStatue1

Le vite dei personaggi illustri, diventati oggetto di beatitudine o di venerazione popolare, sono spesso caratterizzate da una giovinezza libertina e da un drammatico cambiamento che spinge ad abbracciare la fede. È proprio questo il caso di Bartolomeo Garosi (o Carosi, secondo altre fonti), nato a Petroio nel 1486: gli anni della giovinezza li passò in maniera spregiudicata, tra giochi d’azzardo e bestemmie. La conversione alla religione cristiana avvenne nel giorno in cui, mentre zappava il suo campo, venne colpito sulla fronte e in un occhio da una scheggia di pietra. Brandano lo interpretò come un segno divino e cominciò a predicare la parola di Cristo in Valdichiana: prima nel paese natale di Petroio, poi nel borgo di Montefollonico, dove si trasferì con la famiglia.

Abbandonata anche la famiglia, Brandano proseguì la sua opera di predicazione solitaria a Siena, vivendo soltanto di elemosina. Nei suoi sermoni attaccava i potenti, invitava alla penitenza e diffondeva profezie di sciagura. Era solito girovagare con un abito bianco addosso, scalzo e senza cappuccio, e predicava con un crocifisso in una mano e un teschio nell’altra, per ricordare che la morte arrivava per tutti e che era necessario impegnarsi nelle opere buone durante la vita. Era lui stesso a farsi chiamare Brandano, relativo al “gran brando che mi ha dato Dio per riprendere i ladroni e i peccatori di tutte le specie”.

I suoi modi provocavano venerazione da parte di chi lo ascoltava, ma anche derisione e rabbia: nelle campagne e nelle strade senesi poteva essere sbeffeggiato o preso a bastonate, ma non demordeva. Le sue invettive colpivano principalmente i potenti, che spesso non lasciavano correre le offese senza reagire: godeva però di una particolare protezione a Siena, dove i signori locali gli consentivano di operare nell’assistenza agli ammalati dell’ospedale e nella protezione ai mendicanti di strada.

La corte pontificia, il ritorno a Siena e la morte

Dopo aver viaggiato come eremita per l’Italia, la Francia e la Spagna, Brandano si trasferì a Roma. Alla corte pontificia non abbandonò le sue caratteristiche eccentriche, anzi, si scagliò con forza contro la corruzione dell’epoca: senza alcun rispetto per le autorità ecclesiastiche, insultava i cardinali, distribuiva ossa di morto, ammonimenti e sciagure. Papa Clemente VII arrivò a imprigionarlo più volte, e la leggenda dice che lo fece addirittura incatenare e gettare nel Tevere. Brandano ne sarebbe riemerso miracolosamente vivo, e questo episodio non fece che aumentare la sua venerazione da parte di alcuni e la rabbia da parte di coloro che lo avversavano.

Tornato a Siena, le mutate condizioni politiche gli consentirono di diventare una vera e propria icona della predicazione religiosa contro il potere. Le sue profezie di sciagura e le sue ramanzine fecero infuriare gli spagnoli, che nel 1548 governavano Siena; dapprima venne mandato in esilio per undici giorni, poi, dopo che ebbe preso a sassate un soldato spagnolo per protesta contro la costruzione della Fortezza, venne cacciato definitivamente a Piombino. Brandano tornò a Siena nel 1552, quando la città si liberò dal controllo degli spagnoli, e contribuì a difendere la Repubblica dall’attacco dei Medici, aiutando i poveri, i malati e gli affamati.

Brandano morì nel 1554, all’età di 68 anni, poco prima della caduta della Repubblica senese. La venerazione da parte del popolo era così diffusa da far dimenticare i modi eccentrici; gli atteggiamenti violenti con cui inveiva contro le autorità politiche e religiose avevano rafforzato la sua fama, sia a Roma che a Siena. Gli strati sociali più poveri apprezzavano queste sue caratteristiche, e durante una predica dai toni particolarmente violenti a Radicofani era stato chiamato “Il Pazzo di Cristo”. Dopo la morte il suo corpo venne esposto per tre giorni nella chiesa di San Martino; dei suoi resti si sono però perse le tracce. Nel 1612 l’Arcivescovo di Siena promulgò un editto in cui invitava la popolazione a venerarlo come Beato: la Chiesa non ha però portato avanti il processo di beatificazione.

Le profezie e le storie popolari

brandano-1

Il ritratto di Brandano custodito nel Museo dell’Arciconfraternita di Misericordia di Siena

Eremita e predicatore, Brandano è diventato famoso nei ceti popolari principalmente per le sue profezie. La sua attitudine a scagliarsi contro i soprusi dei governanti e la corruzione delle autorità ecclesiastiche, come già detto, gli permisero di guadagnarsi una vasta popolarità nelle campagne senesi.

Le sue profezie di sventura gli valsero non soltanto la venerazione, ma anche la sopravvivenza di detti popolari tramandati dal XVI secolo in poi. Sono molte le storie popolari e le espressioni che vengono attribuite al “beato” o al “poro” Brandano, tra cui si fatica a distinguere la sua attività da predicatore da ciò che il folclore locale ha attribuito alla sua figura in fase successiva.

Le sue profezie in rima erano facili da ricordare, simili ai proverbi popolari: “Siena Siena, metti la Signora nel cervello, se no andrai in bordello”; “Guai a te, Siena, quando i tuoi lupi porteranno il campano e i monti scenderanno al piano”; “Siena, Siena, incomincia ad arrivare la piena” erano tutti riferimenti profetici dell’invasione spagnola a opera dei Medici.

Anche a Roma si fece notare per le sue profezie: “Roma, Roma, da qui a poco sarai doma” anticipava il sacco di Roma, mentre “Lume, lume, il papa non vede più lume” e “Non più Medici, siamo tutti sani” anticipava la morte di Papa Clemente VII (Giulio de’ Medici). La più specifica profezia di sciagura rivolta alla corte papale è una delle più famose: “Bastardo sodomita, per i tuoi peccati Roma sarà distrutta. Confessati e convertiti, perché tra 14 giorni l’ira di Dio si abbatterà su di te e sulla città”.

Oltre ai Medici, i bersagli preferiti delle invettive di Brandano erano gli spagnoli, soprattutto nel suo periodo senese. “Don Diego tu questa tela l’ hai ordita male, ti mancherà il ripieno, perché Iddio te la taglierà e non la finirai” diceva sulla costruzione della Fortezza. Il suo patriottismo verso la Repubblica senese risulta evidente anche nelle invettive lanciate contro Giulio III: “Io vi avviso Santo Padre, anzi Pastore, che voi non pigliate impresa contro la città vecchia di Siena, che è città dell’alta Reina che l’ha guardata e guarderà, e chi contra ci verrà malcontento se ne partirà”.

Accanto alle predicazioni di Brandano e alle sue reprimende nei confronti delle autorità esistono una serie di motti, detti popolari e profezie che si sono tramandate nelle campagne, mischiandosi alla religiosità popolare e alla controversa figura del beato di Petroio. Ancora oggi, in Valdichiana è dintorni, è possibile imbattersi in anziani contadini che recitano a memoria le profezie attribuite a Brandano: “Quando le macchie saranno giardini sarà un vivere d’ assassini” oppure “Quando le carrozze cammineranno senza cavalli, sarà un mondo di travagli”.

Per approfondire:

Treccani: Bartolomeo da Petroio

Ecomuseo Valdichiana: Brandano

Gianini Belotti, E., Trequanda & Dintorni, Editrice Donchisciotte

Nello Cortigiani, Brandano, Edizione Cantagalli

Nessun commento su Brandano da Petroio, il pazzo di Cristo

Il Museo della Terracotta di Petroio, storia di un’arte sospesa nel tempo

La terracotta, conosciuta anche con il termine più popolare di “coccio”, è una tipologia di ceramica che costituisce l’elemento base della storia e dell’identità di Petroio, la piccola frazione del comune…

La terracotta, conosciuta anche con il termine più popolare di “coccio”, è una tipologia di ceramica che costituisce l’elemento base della storia e dell’identità di Petroio, la piccola frazione del comune di Trequanda immersa nei boschi e nelle pacifiche campagne ai margini della Valdichiana. È proprio a questo importante elemento dell’artigianato locale che è dedicato il Museo della Terracota di Petroio: un museo che esplora le origini di un’arte sospesa nel tempo e che è stata il fulcro di tante attività artigianali per tanti secoli.

Il piccolo borgo di Petroio è diventato famoso nei secoli passati proprio per la produzione di articoli in terracotta, tanto che l’attività lavorativa dei vasai e degli artigiani collegati alla filiera del coccio sono tuttora i custodi della tradizione locale. La terracotta, dopo le varie fasi di estrazione, lavorazione e cottura, assume una tipica colorazione rossastra e grazie alla sua duttilità è diventata il più diffuso materiale da costruzione, con una moltitudine di usi comuni, per la fabbricazione di stoviglie, vasi, utensili e oggetti di vario genere.

museo terracotta petroio 1

Nel Museo della Terracotta di Petroio sono raccolti gli attrezzi del lavoro del concaio, vengono illustrate le tecniche antiche e quelle moderne, sono ricostruire la cava, il forno e la bottega artigiana. Una delle volontarie del museo, Vittoria, ci ha raccontato in maniera approfondita le caratteristiche del museo e i suoi legami con il territorio.

Il Museo della Terracotta di Petroio è stato inaugurato nel 2001, ed è ospitato nel Palazzo Pretorio del borgo di Petroio, come parte del Sistema Museale Senese. Il palazzo risale al XIII secolo e, in occasione della sua trasformazione in Museo, il restauro ha recuperato l’intera facciata. È disposto su tre piani, più il piano interrato dove, lungo i muri, sono disposte diverse teche disponibili per le esposizioni temporanee. Proprio in quest’ala del museo è presente l’esibizione “La piccola Toscana” di Rodolfo Morviducci il Maestro Concaio novantaduenne di Petroio che realizza modellini dei borghi toscani con la terracotta locale.

museo terracotta petroio 2

Il Museo ospita anche delle stanze adibite a laboratorio didattico, dove sia gli studenti che i visitatori in genere possono dilettarsi nella pratica della manipolazione dell’argilla: grazie al piccolo forno messo a disposizione, i prodotti realizzati vengono poi cotti e consegnati ai rispettivi autori da conservare come ricordo.

Il Museo sottolinea l’intreccio tra passato e presente, tra l’artigianato di una volta e la modernità di oggi. Al suo interno custodisce reperti antichi (la maggior parte dei quali era destinato ad uso domestico), una vasta documentazione riguardante gli strumenti e i metodi di lavorazione tradizionale e moderna, più alcuni esemplari di nuovi prodotti che sono stati inseriti sul mercato.

Il museo ha indubbiamente un forte legame con Petroio e con i petroniani: infatti, si hanno notizie delle fabbriche di terrecotte nel paese sin dal XVI secolo. In questo piccolo borgo, il mestiere del concaio o vasaio era molto diffuso; la materia prima, l’argilla, era ed è tutt’ora molto abbondante nel territorio. Le cave davano lavoro alla maggior parte delle famiglie residenti a Petroio, e questo potrebbe essere uno dei tanti motivi per cui il museo e i suoi manufatti sono sentiti come parte della propria famiglia e della propria casa, per la gente del paese.

museo terracotta petroio 3

“È motivo di orgoglio poter mostrare ai visitatori del Museo come il materiale povero dell’argilla, con la maestria dei concai, si possa trasformare in un prodotto così particolare e resistente nel tempo. – racconta Vittoria – Dimostrazione di tale orgoglio è il fatto che tutt’oggi il museo viene aperto dai volontari del paese, che a turno rendono visitabile questo immenso museo, e dai volontari del sevizio civile. L’ingresso al Museo è aperto a tutti, ad offerta libera.”

Il Museo è sempre inserito nelle varie manifestazioni che vengono organizzate dall’amministrazione comunale e dalle associazioni locali, una tra queste è la “Corrida del contadino e mostra mercato della terracotta”, che si svolge nel mese di giugno, in cui trova connubio la festa folcloristica del paese con la mostra degli elaborati di terracotta, a cui partecipano la maggior parte dei produttori di terrecotte della zona, che espongono le loro opere. Quest’anno la festa si terrà dal 10 al 12 giugno 2016 e potrà essere un’ottima occasione per visitare anche le tante meraviglie esposte nel museo e fare un tuffo nella storia locale.

“Il nostro obiettivo principale per il futuro – continua Vittoria – è quello di incrementare il sistema di rete tra i due Musei di proprietà comunale (Museo della Terracotta di Petroio e Collezione Archeologica Giancarlo Pallavicini di Trequanda) con il bellissimo e ricco Museo di arte Sacra di Castelmuzio, offrendo al turista una sorta di itinerario turistico che racchiuda tutti e tre questi splendidi musei, che, contornati dal magnifico paesaggio del Comune di Trequanda, possa rappresentare un’offerta apprezzabile per molti.”

La necessità di costituire un circuito di rete dei musei è garantita dalla Fondazione dei Musei Senesi che da anni sta lavorando in tali termini; l’obiettivo è attualmente incrementato dall’adesione del comune di Trequanda all’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese che gestirà i musei del territorio in forma associata.

Attualmente il Museo della Terracotta è aperto il sabato dalle 15.00 alle 19.00 e la domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00 e gli altri giorni su prenotazione. Indirizzo: via Valgelata 10, 53020 Trequanda; telefono 0577/665188; e-mail museo.terracotta@virgilio.it

museo terracotta petroio 4

Nessun commento su Il Museo della Terracotta di Petroio, storia di un’arte sospesa nel tempo

Bioindegradabili – Un confronto con gli “Impatto Zero”

Da dove nascono le “scene” che rivelano i loro dispositivi più efficaci nella risoluzione della noia, la coloritura del buio e dell’illuminazione dal tedio atavico della piattezza esistenziale? Dalla provincia….

Da dove nascono le “scene” che rivelano i loro dispositivi più efficaci nella risoluzione della noia, la coloritura del buio e dell’illuminazione dal tedio atavico della piattezza esistenziale? Dalla provincia. Sempre. Sia essa mentale o fisica. Dalle linee longitudinali della periferia, siano esse mentali o fisiche. Il nulla che sviscera dai pomeriggi adolescenziali sulle panchine delle piazzette, con spazi ricreativi da creare con gli strumenti di fortuna, senza aiuti, senza privilegi, senza contesti fertili. Non è una novità. Abbiamo avuto uno dei momenti più fertili del nostro sottobosco musicale negli anni ’80, in toscana, quando il punk e la new wave rappresentavano un canale espressivo perfettamente aderente alle sensazioni di estromissione dalla storia, dal flusso dominante.

8Il fenomeno del riscatto all’assuefazione della noia
lo vediamo in tantissimi espedienti culturali come il futurismo, nella cui orbita Filippo Tommaso Marinetti scolpiva le violente affermazioni di riscatto, dall’accidia italiana: «Avevamo lungamente calpestata su opulenti tappeti orientali la nostra atavica accidia, discutendo davanti ai confini estremi della logica ed annerendo molta carta di frenetiche scritture. Un immenso orgoglio gonfiava i nostri petti, poiché ci sentivamo soli in quell’ora, ad esser desti e ritti, come fari superbi o come sentinelle avanzate, di fronte all’esercito delle stelle nemiche, occhieggianti dai loro celesti accampamenti». Oppure James Joyce, che ambientò a Dublino le sue narrazioni moderniste, eleggendola a “centro della paralisi” nel turbinio della modernità, la città periferica per eccellenza, estromessa dal fulgore della storia. Ma nella storia più recente e in ambito musicale, non possiamo non considerare la Seattle o la Washington degli anni ’80, nel riflusso trionfale dell’intrattenimento statunitense che collocava a New York e Los Angeles i suoi centri culturali, elargivano al mondo i virgulti più potenti della storia del rock di fine millennio: se sulla sponda ovest, bagnati dal pacifico, tra l’emarginazione e l’eroina, si plasmavano Nirvana, Screaming Trees e Alice in Chains, dalla parte atlantica l’accento espressivo della noia mortificante forgiava Minor Threat, Fugazi, Bad Brains e Teen Idles.

3È proprio a questa scena statunitense che quattro ragazzi di Trequanda (Trequanda, neanche Cincinnati, neanche Jackson, Trequanda) hanno appreso gli strumenti estetici e musicali per reagire al presente: una saletta di qualche metro quadro, chitarra, basso, batteria, ampli valvolari per dare più ruvidità al messaggio da comunicare. Di fatto, quello che ha funzionato di più è stata la loro voglia di svuotare gli ascessi di tensione piatta, nella provincia toscana, in mezzo alla stessa campagna che ha fatto partorire “Countryside” alla crew hip hop Toscana Sud (con altri linguaggi, ma con la stessa forza). Hanno scelto un nome che pur riferendosi ad una produzione ecosostenibile, porta con sé la potenza dello scontro: “Impatto Zero”. Come a sottolineare una compensazione del vuoto nel verde della nostra toscana, senza alterarne lo stato biologico, ma solo quello mentale.

Martin Cantero, Domenico Perugini, Thomas Tarquini e Iacopo Panfi, dalla tenera età hanno fatto di tutto per portare su ogni palco la loro musica. Dalle sagre alle goliardie di paese, dalle festicciole ai ristoranti, dai bar ai club, piano piano fino ai festival più in vista del territorio. Una scalata che dura da cinque anni e che li ha visti crescere sopra le tavole degli stage, molte volte suonando nelle strettoie tra i piatti della batteria e gli amplificatori, dividendo i monitor-spia in due o più persone.

Raggiunto un primo grado di maturità, gli Impatto Zero hanno deciso di incidere un EP. Martin, la voce della band, lo descrive così:

“Sono tutti gli sballi accumulati negli ultimi anni, che abbiamo aggiustato per l’occasione. Ci sono pezzi che sono stati stravolti, altri che si sono evoluti. Ci sono voluti anni. Ogni volta in cui abbiamo definito un pezzo e lo abbiamo considerato concluso, abbiamo incontrato qualcuno che costruttivamente ci ha fatto capire quanto fossero ingenue certe scelte che consideravamo definitive. Ci siamo sentiti dire molte volte “questo brano non è abbastanza maturo”. Questa cosa è stata la nostra fortuna: aver avuto sempre qualcuno che in modo molto onesto e per aiutarci a crescere, è stato diretto e costruttivo. Certo non è facile prendere gli schiaffi in faccia, specie da ragazzino, ma metabolizzare le critiche ti rendi conto di quanto sia necessario migliorare. I pezzi che sentirete nell’EP sono il risultato di questo processo.”

2Per incidere l’EP, si sono fatti notare dal fulcro dell’attuale scena indipendente italiana, Andrea Marmorini, della Woodworm, una label che vanta il premio come miglior etichetta indipendente italiana al PIMI del 2014, e Jacopo Gigliotti, bassista dei Fast Animals & Slow Kids. La Anubi Produzioni, che in un podere sul lago di Montepulciano, il Macchione, ha allestito uno studio di registrazione. Avere a che fare con due personalità così rilevanti dell’attuale panorama rock italiano, non è un semplice vanto passivo per gli Impatto Zero. Hanno con sobria umiltà, saputo sfruttare le possibilità di miglioramento, di edificazione e di formazione dall’esperienza con una produzione così importante.

“Con i ragazzi di Anubi non è stata una semplice “produzione”, ma una vera e propria collaborazione. È nata perché noi volevamo registrare un disco ed eravamo affezionatissimi alla band dei FASK e ad Andrea che aveva prodotto i loro ultimi due dischi. Mandammo una mail senza troppe pretese. Noi piccole band vediamo anche le band della scena indie come un riferimento lontanissimo. Li vedevamo distantissimi anche solo per poter essere contattati. Ci siamo resi conto che dall’altra parte non c’erano dei divi, ma persone squisite e disponibili. Hanno accettato di aiutarci a fare questo EP. E lavorare con loro è stato “una pasqua”, un’esperienza bellissima. Ci hanno dato la serenità di lavorare bene, per registrare il disco, si è creato un clima in quella settimana che ci ha fatto sentire in vacanza. In più loro ci hanno fornito la loro esperienza su un vassoio, si è creata un’atmosfera che ha cambiato proprio il modo di intendere la registrazione.”

Adesso al primo step di maturità ne devono seguire molti altri; loro sono i primi ad esserne consapevoli:

impatto zero ep 3“Noi abbiamo già pronti altri pezzi e quello che vorremmo è inserirci in contesti in cui sia possibile eseguire questi pezzi in concomitanza con altre band, su palchi importanti. Sia perché in questo modo la nostra scaletta sarebbe funzionale, sia perché quello che veramente ti fa crescere è condividere i palchi, contatto con altri “compari di passione”. Che gli altri siano più o meno bravi non ha importanza, è lo scambio di opinioni a farti crescere. Ad esempio abbiamo avuto il piacere di conoscere i Please Diana, che registravano al Macchione una settimana prima di noi. Ci sono venuti a trovare e la loro cantante ha partecipato al nostro EP con un po’ di cori. Tutto è crescita perché sono tutte opinioni diverse che senti e che puoi mettere nel tuo bagaglio musicale.”

Nessun commento su Bioindegradabili – Un confronto con gli “Impatto Zero”

Fusione dei comuni: decideranno i cittadini – Intervista a Roberto Machetti, Sindaco di Trequanda

Sabato 18 ottobre, La Valdichiana ha partecipato ad un convengo sull’olivicoltura e cambiamenti climatici a Castelmuzio, organizzato in occasione della Festa dell’Olio di Trequanda e Castelmuzio. Al termine dell’incontro, ha…

Sabato 18 ottobre, La Valdichiana ha partecipato ad un convengo sull’olivicoltura e cambiamenti climatici a Castelmuzio, organizzato in occasione della Festa dell’Olio di Trequanda e Castelmuzio. Al termine dell’incontro, ha avuto l’occasione di parlare con il Sindaco di Trequanda, Roberto Machetti.

Visto che siamo in periodo di raccolta delle olive e vista la forte specializzazione della produzione olearia di questa zona, Lei pensa che quello dell’olivicoltura, potrebbe essere un settore promettente per i giovani?

Assolutamente sì. Quest’anno l’annata non è promettente, ma bisogna saper andare avanti anche dalle disgrazie che la natura ci propone. Dobbiamo iniziare a seguire i ritmi naturali, e perché questo non deve partire dai giovani? I giovani oggi come oggi sono i primi ad avere delle buone iniziative, è giusto che le sfruttino. I giovani avrebbero senz’altro dei buonissimi risultati e anche dei ritorni.

Passando invece alla politica, cosa pensa della fusione dei comuni Trequanda – Sinalunga – Torrita, proposta dai 5 Stelle.

Trequanda-SI_Castello-Cacciaconti1Riconosco il vantaggio della fusione nel poter dare la possibilità ai cittadini di un comune piccolo come può essere Trequanda, di abbassare le tasse. È però necessario capire anche quello che pensano i cittadini.
La maggior parte dei nostri cittadini al momento non conosce cosa significhi realmente attuare la fusione. Preferiscono pagare più tasse ma mantenere il proprio comune. È quindi necessario educarli sull’argomento. Personalmente, sono molto vicino alla posizione che ha espresso il sindaco di Torrita, affermando che la fusione sia il futuro ma non il presente. Vi faccio una metafora: abbiamo la possibilità di far sposare nostro figlio con una ricca ereditiera. Obiettivamente, è un’unione molto vantaggiosa. Però, il matrimonio di interesse prima o poi finisce. È quindi importante fondersi per avere 250mila euro all’anno per 5 anni, però è anche importante che la famiglia cresca, vada avanti e non si sciolga.
È fondamentale mostrare come si possano associare i servizi, lavorando insieme, facendo vedere che in questo modo ci sono dei vantaggi per tutti. Inoltre, non può sicuramente essere l’amministrazione comunale o un partito politico a dire “facciamo la fusione dei comuni”, chi decide sono i cittadini attraverso un referendum.

Sappiamo che Lei fin dall’inizio del suo mandato aveva dato forte importanza al territorio, alle tradizioni, ai giovani e agli anziani. Se dovesse fare un bilancio della sua amministrazione durante questi anni, si potrebbe definire soddisfatto?

Devo essere onesto: sì. Quando siamo entrati in questa avventura sapevamo benissimo che non avremmo potuto fare molto. Noi avevamo semplicemente promesso di mantenere i servizi, tra l’altro neanche dicendo a più bassi costi, perché sapevamo che sarebbe stato impossibile. Quindi abbiamo mantenuto i servizi e ne abbiamo dati altri. Ad esempio la casa dell’acqua, che riduce i rifiuti della plastica e dà la possibilità al cittadino di risparmiare. Il mio grande cruccio che però non dipende solo da me, è la telefonia. Qui a Trequanda sembra di essere nel film di Pieraccioni. È una cosa bruttissima, essere nel 2014 e non avere copertura telefonica. Sto lottando tanto, ma purtroppo i gestori della telefonia sono insensibili al problema in questo momento. Il problema della telefonia l’abbiamo risolto sul capoluogo a Trequanda, mettendo l’antenna in mezzo al bosco, sempre nel rispetto della natura.

 

Vediamo che porta orgogliosamente il braccialetto di Siena 2019. Cosa pensa di questa sconfitta?

In alcune situazioni si dice “vince chi ha fame”. E alla fine dei conti, Matera aveva molta più fame di Siena, e chi ha fame produce progetti più importanti per sfamarsi. Siena ha un territorio eccezionale da spendere, Matera intorno a sé ha poco, anche se i sassi sono meravigliosi. Matera con questa vittoria tenterà di diminuire il gap che aveva con Siena.

Non pensa che Trequanda vada un po’ più valorizzata a livello turistico?

Questo era ed è tutt’ora uno dei miei impegni: far conoscere il nostro territorio. Io e tutti gli assessori, cerchiamo di valorizzare molto il territorio. La difficoltà purtroppo è oggettiva. Non è facile far emergere questo piccolo comune che si trova circondato da territori splendidi e più conosciuti come Montepulciano, Montalcino e Siena. Quindi è difficile far emergere l’aspetto turistico. Noi ci proviamo. Abbiamo anche fatto il progetto Paesaggi del Benessere con l’Unione della Valdichiana, abbiamo fatto tanto sia dal punto grafico che pubblicitario, però oggi con il problema del turismo veloce è difficile.

Materiale a cura di Maria Stella Bianco e Valentina Chiancianesi

Nessun commento su Fusione dei comuni: decideranno i cittadini – Intervista a Roberto Machetti, Sindaco di Trequanda

Type on the field below and hit Enter/Return to search