Dal Decameron di Boccaccio, fino al diario di viaggio di Wolfgang von Goethe, passando per gli scritti di Machiavelli. La Valdichiana occupa pagine importanti tra le opere che hanno segnato la letteratura italiana ed europea.

Vi abbiamo già parlato della novella del Boccaccio che ha come protagonista il celeberrimo brigante gentiluomo Ghino di Tacco: un nobile chianino esiliato da Siena e ricercato dallo Stato del Vaticano.

E abbiamo anche approfondito di come l’autore del Principe si dedicò alla ribellione contro il dominio di Firenze da parte degli abitanti della Valdichiana e sulla risposta politica che avrebbero dovuto adottare i fiorentini.

Adesso, invece, parliamo di un altro autore che lega la Valdichiana alla sua opera. Si tratta di uno dei più famosi scrittori della storia: Dante Alighieri.

Divina Commedia, Inferno, canto XXIX

Quando noi fummo sor l’ultima chiostra
di Malebolge, sì che i suoi conversi
potean parere a la veduta nostra,                                            42

lamenti saettaron me diversi,
che di pietà ferrati avean li strali;
ond’io li orecchi con le man copersi.                                       45

Qual dolor fora, se de li spedali,
di Valdichiana tra ’l luglio e ’l settembre
e di Maremma e di Sardigna i mali                                  48

fossero in una fossa tutti ’nsembre,
tal era quivi, e tal puzzo n’usciva
qual suol venir de le marcite membre.                            51

[Se dagli ospedali della Valdichiana, di Maremma e di Sardegna tra luglio e settembre si radunassero tutti i malati in un sol luogo, si vedrebbe una sofferenza simile a quella che c’era nella Bolgia e il puzzo che ne usciva era simile a quello delle membra in putrefazione].

Dante cita la Valdichiana nell’inferno per evocare un paragone che faciliti l’immedesimazione del lettore nella decima bolgia dell’ottavo cerchio, dove sono puniti i falsari tormentati dalla lebbra e dalla rabbia. Il fiorentino ci parla dell’odore degli ospedali nella Chiana (insieme a quelli della Maremma e della Sardegna) tra maggio e settembre, mesi caldi in cui queste strutture erano affollate da appestati di malaria. Una cosa normale, pare, dal momento che nel XIII secolo queste zone erano paludose.

Tuttavia, è opportuno segnalare come recenti e documentati studi tendano a ridimensionare, se non addirittura a mettere in dubbio, il topos letterario della diffusione endemica di malattie come la malaria nella Valdichiana medievale. A Foiano, per esempio, le più recenti ricerche mettono in luce come il territorio di questo comune si distinguesse per un assetto idrogeologico e paesaggistico decisamente lontano dallo stereotipo di zona palustre insalubre ed economicamente stagnante, descrivendo invece una realtà caratterizzata da un discreto controllo delle acque e da un’agricoltura piuttosto florida. Tra Sette e Ottocento, poi, i granduchi lorenesi portarono a compimento una grandiosa opera di bonifica che trasformò radicalmente il paesaggio e le condizioni di vita della Valdichiana, donandole l’aspetto che possiamo ammirare oggi. [Vedi “Lo statuto di Foiano del 1387. Storia statutaria e istituzionale di un comune nella Valdichiana del XIV secolo” di Alarico Barbagli].

Divina Commedia, Paradiso, canto XIII

poi ch’è tanto di là da nostra usanza,
quanto di là dal mover de la Chiana
si move il ciel che tutti li altri avanza.                             24

[infatti quello spettacolo trascende a tal punto le cose del mondo, quanto lo scorrere lento della Chiana è superato dal Primo Mobile, il Cielo più veloce di tutti].

Nel IV cerchio del Sole Dante ci descrive il movimento rotatorio di due corone di spiriti sapienti, invitando il lettore a immaginare le ventiquattro stelle più splendenti della volta celeste come se formassero due corone concentriche, in movimento opposto l’una all’altra. Ma questa similitudine, ci dice il Sommo poeta, non basta per riuscire a immaginare con precisione le due corone di beati che danzano e cantano intorno a Dante e a Beatrice, ansiosi di risolvere i suoi dubbi. “Un simile spettacolo è tanto distante dalla realtà terrena quanto lo è il movimento della Chiana: lentissimo rispetto a quello – velocissimo – del Primo Mobile” che, secondo l’astronomia medioevale e rinascimentale, è la prima e più esterna delle sfere cosmiche ruotanti attorno alla Terra.

Per concludere questo breve viaggio nella nostra bellissima vallata, su sentieri tracciati dalla penna di Dante, riportiamo le parole con le quali Wolfgang von Goethe, scrittore, poeta e drammaturgo tedesco, descriveva la Valdichiana in un suo viaggio in Italia nel 1786:

«Non è possibile vedere campi più belli; non vi ha una gola di terreno la quale non sia lavorata alla perfezione, preparata alla seminazione. Il formento vi cresce rigoglioso, e sembra rinvenire in questi terreni tutte le condizioni che si richieggono a farlo prosperare. Nel secondo anno seminano fave per i cavalli, imperocché qui non cresce avena. Seminano pure lupini, i quali ora sono già verdi, e portano i loro frutti nel mese di marzo. Il lino pure è già seminato; nella terra tutto l’inverno, ed il freddo, il gelo lo rendono più tenace».

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Francesco Bellacci
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"Scrivo, imparo, viaggio, osservo, ascolto, imparo"

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