La bruttura della nuova commedia italiana: una recensione a “è andata così – La vita 2.0” al Teatro Poliziano

“Signori io mi scuso con tutti voi, ma questa fiction è veramente tremenda”, diceva René Ferretti, regista de “Gli occhi del cuore” nella meravigliosa serie “Boris”, ormai diventata cult. René Ferretti era il simbolo della lucidità immessa nel mondo del cinema, del teatro e della televisione italiana, ridotto a mero tecnicismo specialistico, costretto ad abbassare irriguardosamente il livello dei suoi prodotti per compiacere ad una classe di utenza media profondamente ignorante, irriflessiva e bigotta. René Ferretti era interpretato da Francesco Pannofino, oggi protagonista dello spettacolo “È andata così”, in scena al Teatro Poliziano lo scorso 27 marzo, nella cui locandina si annoverano altri nomi provenienti dall’“universo Boris”; Eugenia Costantini e – soprattutto – Giacomo Ciarrapico, autore del testo. Gli altri due componenti del cast, anch’essi noti al grande pubblico, sono Emanuela Rossi, la cui voce, come quella di Pannofino, è uno statuto del doppiaggio italiano, e Alessandro Marverti, celebre essenzialmente per la parte di Gigio, fratello del Freddo in “Romanzo Criminale – la serie”.

Il plot vira sul realismo caricaturale degli status contemporanei, con improbabili accenti moraleggianti (e per questo peggiorativi del complesso); una famiglia di classe media composta da quattro elementi subisce il terremoto della crisi finanziaria. Il padre perde il lavoro e la madre, ex attrice, è ormai aliena dal mondo del teatro e fuori da qualsiasi possibilità di ingaggio e di reali benefici economici al nucleo familiare. Il gap generazionale, i rapporti cardinali tra genitori e figli, si rovescia, fornendo così lo spunto per affacciare la linea guida della piece su una riflessione contemporanea sulla riorganizzazione e riqualificazione delle generazioni; la demoralizzazione dei genitori e la propulsione dei figli. Il secondogenito scrive canzoni pop stupidissime attraverso le quali riesce a conquistare una grande fetta di pubblico, incassare soldi permettendo così alla famiglia di ripartire.

La comicità è quasi cabarettistica, basata sulla caratterizzazione instupidita dei personaggi canonici della nuova commedia, il padre urlatore volgare, la madre vittima di isteria, la figlia primogenita che accenna saggezza e risoluzione, in mezzo al buio della ragione che la circonda, e il secondogenito imbranato e un po’ scemo che alla fine scioglie il nodo della vicenda. Volti noti, testo di una risibilità abbastanza condivisibile, la regia di Claudio Boccaccini, quindi polso esperto di gestione scenica, e la funzione sembra compiuta; A + B = C. “La comicità è matematica”. Già. Come il profitto.

Guai a chi continua impropriamente ad usare la locuzione di “commedia brillante” per spettacoli come questo. Un’orribile boutade poco riuscita, che incamera la bassezza del tempo presente e cerca di elevarla attraverso caccole di pietas moraleggiante. “È andata così” è una deprimente svalutazione e banalizzazione dell’avanspettacolo, attraverso una gestione scenica che è bruttura e totale mancanza di ritmo, calore e tono.

Lo spettacolo rappresenta (all’interno del percorso proposto dalla Fondazione Cantiere d’Arte di Montepulciano) uno scadimento verso la più bassa lega del nazional-popolare. Ma non è una colpa, visto che grazie agli incassi di questo tipo di spettacoli vengono ripagate intere stagioni. Quello che fa paura è infatti un pubblico che riempie totalmente il Poliziano solo grazie alla locandina con volti conosciuti, che si sbellica ed applaude ad ogni “stocazzo”, “vaffanculo” e “anvedi sto stronzo”, un pubblico infantilizzato e demarcato da decenni di cultura dello scarto culturale, della celebrazione della spazzatura e da una cultura classista che confonde la “leggerezza” con la volgarità. Ecco le mani che si spellano per uno scimmiottamento della commedia, una televisione importata su un palco scenico, che riflette l’odierna sensibilità della classe media, incastrata nei credo prosaici del “me ne frego” e del “tu fatti i fatti tuoi”, la cultura dell’individualismo edonista e dello status del consumo.

Ciò che dispiace di più è vedere come i – pur bravi – Pannofino, Costantini e Ciarrapico, che da denunciare la perdizione, il barbaro imbruttimento del mondo dello spettacolo italiano, sono stati fagocitati da esso, secondo un’imperitura legge di mercato, stolida e inaudita.
Peccato.

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Tommaso Ghezzi

Nato a Sinalunga nel 1989. Dopo la maturità classica si è laureato in filologia e critica delle letterature all’Università di Siena. Oggi docente di italiano e storia, è stato speaker radiofonico presso l'emittente Radio Incontri InBlu. Da sempre suona e scrive canzoni, organizza eventi di matrice culturale, ha collaborato come attore in varie realtà teatrali tra Montepulciano, Sarteano e Chiusi.

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