La redazione de LaValdichiana.it al completo ha partecipato all’VIII edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Una redazione in grande spolvero, pronta a confrontarsi con realtà giornalistiche diverse, professionisti del settore e testate internazionali, un ottimo corso di aggiornamento per giornalisti già affermati e un’ottima palestra per aspiranti tali.

Che il giornalismo in Italia stia cambiando ormai è cosa nota, e non ci vuole di certo un festival per rendersene conto. Il festival di Perugia si definisce internazionale proprio perché riesce a mettere a confronto realtà giornalistiche italiane con quelle del resto del mondo e a volte, ahimè, il confronto non regge più di tanto.

Mentre in Italia siamo legati ancora alla concezione per cui “chi da’ prima la notizia, è più bravo”, negli altri Paesi il problema è “saper dare la notizia” e saperla far correre, usare cioè i giusti canali, che siano social, siti web o carta stampata, l’importante è saper veicolare all’esterno l’informazione. Le notizie, ormai, viaggiano sui social: Twitter ha soppiantato di gran lunga lagenzia Ansa e le sue breaking news, basta saper scegliere “l’uccellino” giusto da seguire e il gioco è fatto, notizie fresche e di giornata. Questo succede perché ormai la comunicazione è bidirezionale, c’è un filo diretto tra chi la produce e chi la riceve, chiunque in rete può fare comunicazione, esprimere un gradimento e condividere sui social media.

In questo modo un giornalista o un editore, giorno per giorno, deve guadagnarsi la fiducia e le aspettative del proprio pubblico. Secondo Mario Tedeschini Lalli, giornalista italiano, questa può essere considerata una rivoluziona al pari della pressa da stampa di Gutemberg. Ed ha proprio ragione! Come spesso accade in Italia, questa rivoluzione è arrivata dopo che tutto il mondo ne sta sperimentato gli effetti.

A cambiare non è la professione del giornalista, il quale non modificherà le sue attività fondamentali (ovvero, selezionare, produrre, curare, correlare e ordinare: questi resteranno tutti i tratti distintivi della professione), a cambiare è l’architettura dell’informazione, la disciplina che da più di dieci anni progetta la comunicazione digitale in funzione dei contesti nei quali essa accadrà: siti web, applicazioni, reti interne, fino all’informazione che andrà ad interagire sempre di più con le persone in tutti gli ambienti fisici.

Ed è qui che oltre alla tecnologia entra in gioco la creatività del contenuto. Ormai da troppi anni il giornalismo in Italia ripete sempre le stesse cose; il giornalista moderno, oltre allo scrivere articoli (sempre più aiutato dagli uffici stampa), deve saper creare, esplorare e capire che la scrittura per il web è diversa da quella della carta stampa. Il segreto è fornire contenuti originali e creativi. La scrittura deve saper catturare l’attenzione di chi legge e andare subito al punto. Il pubblico si stanca a leggere articoli lunghi e prolissi, la maggior parte dei lettori sul web non ha tempo da perdere, vogliono immediatezza, per poter far sentire la propria voce.

La nuova frontiera del giornalismo, però, ci è stata spiegata a Perugia da professionisti stranieri, per lo più americani e tedeschi. I panel dei grandi nomi italiani sono stati soltanto delle pure e semplici vetrine di presentazione, messaggi promozionali e aspetti fin troppo teorici, al contrario di ciò che dovrebbe essere il giornalismo!  Scrivere non è un atto astratto e puramente teorico, la scrittura si può avvicinare all’aspetto grafico e tecnologico. Che gli italiani non abbiano ancora capito la direzione in cui sta andando il nostro giornalismo? Che i nostri giornalisti, i quali dovrebbero essere di esempio per le nuove generazione, non abbiano le idee chiare sulla modernità di un mondo crossmediale? La risposta è data dallo slogan dell’VIII edizione del Festival del Giornalismo di Perugia, e forse non è mai stato così attuale e azzeccato: “Stay Fast, Stay Fit”. Ovvero, la velocità ci sta travolgendo, mantenersi in allenamento ci farà vincere la sfida. E i giornalisti italisti italiani per vincere le sfide che ci lanciano i media internazionali devono fare tanto, tanto sano allenamento.

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