Si è svolta nella giornata di lunedì 1 marzo a Firenze e Arezzo, in contemporanea con altre nove città toscane, la mobilitazione “Salviamo le imprese” organizzata dalle associazioni di categoria Confcommercio e Confesercenti per rivendicare una diversa gestione dell’emergenza pandemica, in grado di conciliare diritto alla salute e diritto al lavoro. 

Il mondo del terziario è sceso in piazza per chiedere di riaprire e trovare un punto di equilibrio tra la sicurezza (di tutti) e la ripartenza e la tutela di un settore economico fermo oramai praticamente da un anno. A Firenze attraverso un nastro tricolore, steso da via Verdi a piazza del Duomo dove ha sede la presidenza della Regione, fino alla prefettura in via Cavour, le associazioni di categoria hanno consegnato un documento unitario contenente dieci richieste degli imprenditori del terziario, con la preghiera che il massimo esponente locale dello Stato se ne faccia portavoce presso il governo nazionale.

 “Una  rappresentazione plastica di quante famiglie siano costrette a vivere nelle restrizioni e nelle difficoltà e che hanno invece voglia di ripartire e di lavorare” ha commentato l’assessore all’economia della Toscana, Leonardo Marras, che ha incontrato i commercianti in piazza del Duomo.   

“La proposta più risolutiva rimane quella di una vaccinazione di massa – ha spiegato l’assessore – perché, senza vaccini, trovare un punto di equilibrio tra la libertà di iniziativa e dunque la socialità ritrovata e la sicurezza e il distanziamento per ridurre i contagi è difficilissimo. Sui ristori come Regione abbiamo cercato di dare un piccolo segnale, sicuramente non risolutivo, ma ci siamo mossi e proveremo a fare altrettanto di nuovo, a beneficio di tutto il settore turistico che maggiormente ha sofferto e soffrirà ancora la crisi innescata dalla pandemia” ha ricordato Marras. 

“Ma se dobbiamo cercare un punto di equilibrio tra sostegno all’economia e salute dei cittadini è evidente – ha concluso l’assessore – che è la copertura che arriva dai vaccini l’unica risposta. Occorre accelerare il più possibile, pretendere e produrne anche autonomamente, se necessario. Dobbiamo  arrivare a gradi di vaccinazione molto più intensi di quelli registrati oggi. La Toscana ha messo in campo tutto quello che può servire, i servizi sanitari sono pronti e per noi sarebbe facile vaccinare tanta più gente se ci fossero più vaccini a disposizione”. 

La manifestazione ha visto coinvolta anche la provincia di Arezzo dove “una catena umana” composta da 450 imprenditori, professionisti e dipendenti delle imprese del terziario di tutta la provincia si è snodata per un chilometro.

A prendere la parola sono stati i presidenti di Confcommercio Anna Lapini e di Confesercenti Mario Landini “Se il Governo continua, dopo un anno, a non garantire il diritto al lavoro in nome della salute, avrà sulle spalle la responsabilità civile, morale e sociale della distruzione economica del nostro Paese”, hanno sentenziato i presidenti, i quali hanno coordinato la manifestazione aretina insieme alla vicedirettrice di Confcommercio Catiuscia Fei e al direttore di Confesercenti Mario Checcaglini. 

Nel documento unitario presentato da tutte le città coinvolte ci sono dieci richieste che possono essere riassunte in due principali, come hanno ricordato Lapini e Landini: poter tornare tutti al lavoro, pur con le regole e limitazioni imposte dalla necessità di arginare la pandemia, e – laddove questo non fosse possibile – avere ristori dignitosi e sufficienti per tirare avanti continuando a garantire l’occupazione.

“L’emergenza pandemica non è più solo sanitaria, ma è diventata anche economica, in maniera sempre più drammatica con il passare dei mesi – si legge nella premessa del documento unitario di Confcommercio e Confesercenti – abbiamo accettato con grande senso di responsabilità tutte le misure di sicurezza che venivano imposte alle nostre attività dal Governo, investendo tempo e denaro. Il piano vaccinale va avanti ancora troppo lentamente e le nostre imprese continuano ad arrancare attingendo ai risparmi personali dei titolari, ai fidi bancari e ai pochi ristori arrivati dal Governo e dalla Regione Toscana”.

Da qui la fortissima preoccupazione per il futuro delle imprese ma anche per quello dell’occupazione, soprattutto alla luce dell’eventuale sblocco al divieto dei licenziamenti.

“Non comprendiamo perché, di tutti i settori economici esistenti, solo il nostro sia stato colpito così duramente dalle restrizioni e dalle chiusure. […] Lo Stato – prosegue il documento – non può scaricare sulle nostre spalle tutto il peso di una situazione drammatica, come se la diffusione del contagio dipendesse dalla nostra attività. Le nostre attività si svolgono in luoghi controllati e controllabili ma se è necessario il vaccino, chiediamo di essere vaccinati. Se si devono rivedere i protocolli, siamo pronti a rivederli. Ma questo deve servire a ridarci la dignità del lavoro” 

  • Il documento si conclude infine con dieci richieste:
  • 1. ristori immediati misurati sulla perdita di fatturato;
  • 2. riapertura immediata in sicurezza di tutte le attività chiuse;
  • 3. moratoria fiscale per gli anni 2020-2021;
  • 4. proroga della cassa integrazione e della moratoria dei mutui e finanziamenti fino al 31 dicembre 2021;
  • 5. rimodulazione delle locazioni commerciali e blocco degli sfratti;
  • 6. taglio del cuneo fiscale che grava sulle imprese;
  • 7. creazione di un piano “ripartenza” per il terziario;
  • 8. vaccinazione immediata di imprenditori e addetti del terziario;
  • 9. pagamento immediato di tutti i bonus ristori e indennizzi sospesi;
  • 10. passaporto sanitario europeo per spostamenti Ue.
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Chiara Cacace

Diplomata alle Scienze Umane senza neanche essersene resa conto, ha necessitato di un anno sabbatico durante il quale ha scoperto che non può fare nulla per placare la sua volontà di scegliere sempre la via meno praticabile. Per questo aspira a fare parte del mondo dei giornalisti poiché scrivere è l’unica cosa giusta che pensa di sapere fare, ma neanche lei ci giurerebbe, quindi non illudetevi.

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