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La street art di ExitEnter: raccontare l’umanità con un piccolo omino stilizzato

ExitEnter è un anonimo street artist di Firenze. Oggi sembra quasi impossibile pensare che ci sia qualcuno che non abbia ancora visto una sua opera in giro per i muri…

ExitEnter è un anonimo street artist di Firenze. Oggi sembra quasi impossibile pensare che ci sia qualcuno che non abbia ancora visto una sua opera in giro per i muri della città. I suoi disegni stanno diventando parte di Firenze e mi auguro che con il tempo arrivino a essere identificati con la stessa idea che si ha di questa città, che oggi è rappresentata dal David di Michelangelo, da Pontevecchio, da Santa Maria del Fiore e da tutti quei capolavori del Rinascimento. Le opere di ExitEnter sono sicuramente parte della vita quotidiana di chi vive Firenze, perché se passeggi in compagnia, se cammini da solo, se vai al lavoro o se torni a casa, ti troverai inevitabilmente di fronte a uno dei suoi inconfondibili disegni e magari a riflettere sul loro significato.

Sono linee semplici, dolci, sottili. Sono linee che parlano, che comunicano un messaggio. Provate a immaginare un fumetto. Ecco, ogni vignetta è un muro o un cassonetto o un box della corrente elettrica. C’è il protagonista, ci sono le parole, ci sono le storie da seguire. La street art di ExitEnter è questo: un racconto per le strade delle città.

Non solo Firenze. Le opere di questo street artist si trovano anche a Napoli, Lisbona, Livorno, Arezzo e Siena (ma non solo). E noi de La Valdichiana, curiosi come nutrie in cerca di cibo, l’abbiamo conosciuto e intervistato.

Chi è il protagonista dei tuoi disegni?

“È “l’Omino”. Ha sempre fatto parte dei miei disegni, ma è rimasto come nascosto in un mega caos di altre situazioni. Era più un dettaglio all’interno di altri quadri, poi, piano piano, ho iniziato a focalizzarmi su di lui. Ha iniziato a prendere forma adattandosi ai vicoli di Firenze, in cui dovevo dipingere veloce, con dimensioni ridotte, esclusivamente di notte, perciò “l’Omino” deve la sua immediatezza a questa città. È stato un personaggio fortunato, partorito dal caso, senza uno studio o un progetto di base. Lo disegnai per la prima volta in pubblico in un rave e piacque un sacco. Cominciai a disegnarlo in altre occasioni, ricevendo apprezzamenti da amici che già dipingevano per strada. Lentamente ho iniziato a dialogare sempre più con questo personaggio, fino a che è diventato il centro della mia produzione come street artist.”

C’è gente che se lo sta tatuando…

“Sì. Io credo che il fatto che sia stilizzato ne faciliti l’immedesimazione, quindi chiunque si può riconoscere nelle sue storie. Alcune volte mi scrivono sconosciuti raccontandomi le loro vicende personali, che legano all’Omino. Riesce a entrare bene in contatto un po’ con tutti.”

Cosa fa l’Omino?

“È un personaggio molto confuso. Porta messaggi di quello che c’è di buono e quello che c’è di negativo. A volte cerco io di mediare questi messaggi e farlo parlare di cose che stanno succedendo in determinati periodi. Di base descrive sogni, paure, storie passate e storie future. Credo che alla fine racconti un po’ di umanità in generale. Dopo tutto è anche lui un piccolo umano.”

Come mai dipingi in posti che richiedono uno sforzo per essere scoperti?

“Cerco di rispettare la città e il fatto che sia di chiunque la viva. Non voglio essere invasivo. Se scelgo di dipingere sui muri, allora ne trovo uno che secondo me ha bisogno del mio intervento per essere qualcosa di più. Fondamentalmente non sono spazi in vista, perché vengono abbandonati o lasciati all’incuria. A volte studio spot strategici, perché voglio che il messaggio arrivi in un certo modo. Secondo me ci sono dei vicoli bellissimi, che non vengono apprezzati, perciò cerco di valorizzarli. Ho notato che tante persone si sono trovate a girare nelle strade della loro città alla ricerca dell’Omino per scoprire luoghi che non avevano mai visto prima.”

L’Omino non è solo “entrate e uscite”, ma anche amore, resistenza, lotta, antirazzismo, accoglienza. Parole che rimandano a una cultura di sinistra. Ti ci riconosci?

“Io mi occupo di raccontare storie poetiche più che politiche. Nei disegni arrivo certamente a toccare temi che parlano delle conseguenze di certe scelte politiche, ma io mi considero apolitico.”

Hai dipinto anche sui muri di Arezzo e Siena. Che impressioni ti hanno fatto?

“Siena è stata una delle primissime città in cui ho portato l’Omino in “trasferta”. È magica, nonostante non l’abbia conosciuta veramente. Ho vissuto solo l’atmosfera della notte, in cui non c’era nessuno in giro e sembrava di stare in un dipinto. Ci sono scenari talmente pazzeschi, che non riuscivo a trovare muri sui quali disegnare: sono così belli e carichi di storia che mi sono limitato a dipingere su cabine del gas, pezzi di legno o muri completamente abbandonati. Ad Arezzo mi sono trovato nella stessa situazione. Città piccoline e super belle in cui sembra di tornare indietro di 500 anni. Mi dava la sensazione di stare in un film. È il bello delle città italiane e soprattutto toscane.”

Io vivo certi contesti artistici in maniera forzata. A Firenze, per esempio, ho la sensazione di stare in una città vetrina, in cui, nonostante ogni centimetro sia una meraviglia unica, sembra non esserci un’anima: tutto è finto e fatto per i turisti. È un po’ quello che sta succedendo ad Arezzo e a Siena, credo che sia una tendenza generale in Italia. Le città si chiudono e guardano solo al loro passato perché questo porta soldi?

“Anche io, come te, vengo dalla campagna, anzi dal mare per la precisione. L’arte è vissuta esclusivamente a livello speculativo ormai. Se si parla di Firenze ci sono delle manifestazioni interessanti, come la Biennale, ma quello che interessa maggiormente è fare soldi senza creare contesti culturali nuovi: c’è sempre la stessa roba. Allora, siccome tutto è trainato dai soldi, dovrebbero almeno creare delle nuove macchine da soldi, ma che creino anche nuova cultura. È inutile prendersi in giro. Ancora sopravvive il lato poetico dell’arte, ma quello che più conta oggi è il lato economico di ogni singola cosa. Fino a che non riusciremo a far girare soldi anche in altri circuiti artistici, come la cultura dal basso o la stessa street art, la situazione non cambierà e questi contesti verranno strumentalizzati solo in occasioni di tornaconto. È un discorso molto grande, difficile esaurire questo argomento in qualche battuta.”

C’è un modo per far dialogare la street art con l’arte classica?

“Guarda per esempio Blub, che disegna i personaggi storici e dei quadri famosi immersi sott’acqua con la maschera da sub. Quello è già un piccolo esempio. Si può fare in tanti modi. Se ti studi gli spot che ci sono in città, se studi la storia di Firenze e ti guardi le architetture e le situazioni si potrebbe benissimo integrare l’arte classica con molti aspetti della street art. Inoltre, un fenomeno molto interessante è quello della globalizzazione, dello scambio di idee, dell’integrazione che ci potrebbe aiutare a sviluppare questo dialogo. Non siamo fermi al Rinascimento: il mondo e le persone cambiano.”

Noi persone normali cosa possiamo fare per la street art?

“A essere paraculo ti direi comprare i quadri degli artisti [ride]. È importante che la gente si interessi, si incuriosisca, entri in contatto con questo piccolo mondo. Anche leggere un’intervista fatta a uno street artist potrebbe essere un inizio. Il bello di questa forma d’arte, essendo per strada, è che dovrebbe portare la gente per strada e questa mi sembra già una cosa bellissima. Si potrebbero creare situazioni nuove, amicizie nuove, si potrebbe imparare a conoscere meglio la propria città. A dire il vero non mi pongo tanto la domanda “come le persone possono aiutare la street art”, ma mi chiedo “come la street art può aiutare le persone”.

E la risposta ce l’hai?

“No [ride]. Alla fine per me il bello di fare “strada” è che conduci un continuo esperimento. Si tratta di posizionare un’opera artistica in mezzo al caos e osservarne i risultati. È sorprendente quello che ne esce fuori.”

A Firenze ci sono molti street artist e mi pare che si stia formando una specie di collettivo. Sbaglio?

“Un collettivo non esiste, ma spesso ci incontriamo per dipingere o semplicemente parlare. Firenze è una piccola città e nel giro ci conosciamo. Ma non si può sapere cosa riserva il futuro…”

In Italia a che punto siamo con la street art? Si possono fare confronti con altri paesi?

“Sì avoglia. Ci sono paesi in cui è già diventata un fenomeno commerciale, in cui è accolta come un’opportunità economica, con tutte le complicazioni che ne derivano. Ci sono città sicuramente molto più avanti per quanto riguarda la tutela e la promozione di questa forma d’arte. In Italia si sta iniziando a capire (come sempre in ritardo e molto lentamente), che si può usare la street art per creare contesti culturali. Purtroppo, bisogna aprire la parentesi dei soldi, perché tante amministrazioni e situazioni sfruttano a proprio vantaggio qualcosa che attira l’attenzione dei giovani, qualcosa di nuovo e fresco. A questa gente, soprattutto quando sta sotto elezioni, non gliene importa molto di creare contesti culturali, che durino, che siano a beneficio della gente: interessa solo fare un bella figura e pensa esclusivamente ai voti e ai soldi, dimenticandosi presto del murale. Servirebbero festival che partano dal basso, integrati con le comunità. Non critico quelli in cui “si fanno i muri” solo per fare bella figura, ma il rischio è quello di arrivare a comunicare sempre meno.”

Ce l’hai un sogno?

“Essere felice. Stare bene ed essere felice più a lungo possibile. Me lo sto già vivendo il sogno, quindi è un po’ un sogno in progress.”

Cari lettori, provate a esplorare le strade delle città toscane in cerca di un ExitEnter e inviateci una foto! Buona caccia!

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Fridays For Future – Il 15 marzo 2019 di Siena e Firenze: anche la Toscana si è unita alla battaglia per il futuro del mondo

Foto di copertina di Francesca Cersosimo/Fridays For Future Siena Sono passati cinque giorni da venerdì 15 marzo, ma ho come l’impressione che pochi si rendano conto di quello che è…

Foto di copertina di Francesca Cersosimo/Fridays For Future Siena

Sono passati cinque giorni da venerdì 15 marzo, ma ho come l’impressione che pochi si rendano conto di quello che è successo (e che sta succedendo). È successa una cosa che non si era mai vista nella storia del mondo: una manifestazione senza leader, autoorganizzata e autocoordinata a livello locale, riesce a raggiungere e unire tutto il mondo nello stesso momento. Un movimento – Fridays For Future – nato e portato avanti dagli studenti, la categoria che più di tutte è fragile: senza diritti, senza soldi, senza libertà di scelta, senza ascolto. Eppure, il 15 marzo hanno dimostrato di sapere di non essere senza potere.
Quando dico che la manifestazione è stata globale, intendo proprio questo: globale.

Mappa delle manifestazioni registrate al sito Fridays For Futre

Da Longyearbyen all’Antartide, dal Rio Grande al Novosibirsk russo, dall’Alaska alla Nuova Zelanda, gli studenti, i loro insegnanti, i loro genitori e tutto coloro che si sono voluti unire alla loro protesta sono scesi nelle piazze delle nostre città, dei nostri paesi e dei nostri villaggi per chiedere una cosa ai governi di tutto il mondo: garantire all’umanità un futuro, impegnandosi a mettere in atto misure drastiche per contenere il cambiamento climatico che già oggi miete vittime su vittime, che muoiono nel silenzio dei notiziari.

Secondo la WHO (World Health Organization), si stima che nei prossimi decenni saranno intorno alle 250.000 all’anno (nei prospetti più ottimisti) le morti aggiuntive da imputare al cambiamento climatico.

Già oggi si calcola che siano state milioni le vittime di fenomeni associati al cambiamento climatico (400.000-600.000 morti ogni anno), tra le cause principali: stenti, malattia, shock termico. Per fare un esempio che molti di noi hanno toccato con mano, ripensiamo all’ondata di calore che colpì l’Europa nel 2003 causando 70.000 vittime, di cui più di 14.000 solo in Francia. Il cambiamento climatico non è solo riscaldamento globale: nubifragi, uragani, escursioni termiche estreme sono solo alcune delle sue declinazioni. Il cambiamento climatico è una minaccia per tutti noi, per tutto il pianeta, nessuno escluso.

Questo è quello contro cui sta protestando il movimento Fridays For Future, nato dallo sciopero della quindicenne svedese Greta Thunberg e ripreso in tutto il mondo da presidi locali e auto organizzati. L’Italia si è unita tardi alle proteste, ma in breve tempo ha dimostrato di esserci, di essere cosciente dell’urgenza e della grandezza della manifestazione.

Il Climate Strike di Siena

Su La Valdichiana oggi vi voglio raccontare il 15 marzo 2019 di Siena e Firenze, e inizierò con un’intervista al comitato senese di Fridays For Future.

Foto di Francesca Cersosimo/Fridays For Future Siena

Quando e come è nato il comitato senese? Come vi relazionate con gli altri, nazionali e internazionali?

Il comitato senese è nato un po’ all’improvviso intorno al 12 febbraio. Una delle attuali organizzatrici, Elisa Furlan, studentessa di medicina al secondo anno, ha preso contatti con FFF Italia e Mondiale creando un primo scheletro che si uniformasse alle altre città italiane, europee e via dicendo. Il secondo step è stata la ricerca di appoggio da SDSN (Sustainable Developement Solutions Network) Youth Siena. Il referente, Massimo Gigliotti, entusiasta dell’idea è poi diventato uno dei tre organizzatori principali. La terza organizzatrice, sempre presente all’interno di SDSN, è Giulia Goffetti; sia lei che Massimo sono dottorandi di in scienze ambientali.

Perché è stato e sarà importante continuare ad aderire a questo sciopero globale?

Non solo è stato importante aderire a questo sciopero globale, ma è stato ed è tutt’ora fondamentale continuare perché, come dice il detto ”l’unione fa la forza”, così Fridays For Future è riuscito a far scendere in piazza migliaia e migliaia di ragazzi in tutto il mondo. Il motivo è semplice: c’è in gioco il destino dell’essere umano e della Terra stessa. Le decisioni prese dalla classe dirigente fino a ora ci hanno portati verso il punto di non ritorno, come ricorda anche Di Caprio nel celebre documentario di National Geographic. Ora dobbiamo fermarci e invertire la rotta. Se la classe dirigente si ostina a girarsi dall’altra parte faremo in modo che trovino noi a ricordarglielo. Ogni città sta proponendo e stimolando localmente dei cambiamenti; siamo certi che grazie a questa diffusione di informazioni alle elezioni europee saranno votati coloro che più si proporranno pronti a delle vere politiche ambientali che possano realmente portare a una presa di posizione dall’alto.

Foto di Michele Bettollini

Quali sono le cose importanti che sono state dette (e fatte) durante l’evento di Siena?

Durante l’evento principale del 15 marzo a Siena non c’è stata solo una manifestazione di studenti, docenti, bambini e cittadini, ma è stata una giornata di forte divulgazione. Infatti, tra un intermezzo di musica e un intermezzo teatrale, c’è stata una vera e propria lezione in piazza a cui hanno assistito circa 2.000 ragazzi, ascoltando docenti di spessore dell’Università di Siena ed esponenti delle diverse associazioni aderenti all’iniziativa, come WWF o ISDE (associazione medici per l’ambiente).
I giovanissimi della scuola elementare Peruzzi hanno letto ad alta voce il loro tema fatto in classe sul cambiamento climatico, come un vero e proprio proclama dell’evento, e hanno intonato il ”GiroTondo di Siena” ( giro giro tondo, salva il mondo, salva la Terra, niente più gas serra). Infine, per concludere l’evento ci sono state proposte concrete rivolte alla pubblica amministrazione, come per esempio riguardo alla limitazione della plastica monouso o all’incentivazione della raccolta differenziata.

Le critiche ai partecipanti sono state innumerevoli, sia da destra che da sinistra, dalle tesi di complotto alle accuse di essere un branco di fannulloni che vogliono saltare scuola. Pensate che l’iniziativa trascenda le barriere e le divisioni politiche? Perché?

Le critiche ci sono e ci saranno sempre per qualsiasi movimento o iniziativa, non è questo a farci paura. Il rischio di strumentalizzazione è alto così come è alto il pericolo che si faccia di tutta l’erba un fascio. Noi crediamo fortemente in questa iniziativa e siamo convinti che sia il primo vero movimento in grado di trascendere le divisioni politiche. FFF è un punto di convergenza per ogni singolo e per ogni gruppo; FFF nasce per salvare la Terra perché questa è la casa di ognuno di noi. L’adesione al movimento prescinde da tutto il resto.
Ci teniamo anche a far presente che, a Siena, gli eventi settimanali in preparazione all’evento del 15 si sono svolti tutti fuori dall’orario scolastico e che l’evento del 15 Marzo è stato una giornata di forte divulgazione promossa dagli enti universitari e sostenuta dal Magnifico Rettore dell’Università di Siena, poiché crediamo che il primo passo per il cambiamento sia l’informazione.

L’impegno del comitato non si ferma qui: so che avete già altre iniziative in programma, ce ne volete parlare?

Il 15 Marzo è stato un momento che ci ha permesso di dire: Siena c’è. Ora siamo pronti a spingere sull’amministrazione comunale e per azioni concrete in collaborazione con WWF, Legambiente, ISDE e molte altre associazioni. Questo venerdì 22 Marzo ci incontreremo per ripulire Piazza del Campo dai mozziconi di sigarette, che ricordo impiegano dai 5 ai 12 anni per essere degradati. Per il 30 marzo stiamo programmando un evento in collaborazione con WWF Siena per l’Earth Hour,  mentre domenica 31 lavoreremo in collaborazione con Legambiente per ripulire dai rifiuti il bosco di Lecceto. Siamo pieni di energie e sfrutteremo al meglio l’attenzione e la sensibilizzazione che siamo riusciti a ottenere riempiendo Piazza del Campo!
Per finire vorremo aggiungere un particolare: dopo il 15 marzo stiamo ricevendo decine di richieste di adesione al movimento da Siena e dintorni, stiamo crescendo esponenzialmente!

Foto di Michele Bettollini

Fridays For Future è una battaglia, una mossa strategica per il conseguimento di un obiettivo, che è quello di assicurare un futuro alle prossime generazioni, all’umanità e al nostro pianeta.
Sono convinta che la rassegnazione alla sconfitta sia una cosa che si acquisisce con la vecchiaia e la stanchezza; per questo so che, qualsiasi cosa dovesse succedere, qualsiasi atto di violenza dovesse essere perpetrato nei suoi confronti, questo movimento non si fermerà.

Sono le persone scese in piazza il 15 marzo i veri guerrieri (quasi un milione e mezzo secondo alcune fonti), non i politici, non i leoni da tastiera che dai divani delle loro case giudicano, criticano e liquidano il comportamento di questi studenti come ‘solo una scusa per saltare la scuola‘. Se l’umanità riuscirà a tenere fede all’Accordo di Parigi del 2015, se qualcosa di buono verrà fatto per le generazioni future, per i nostri figli e i nostri nipoti, non sarà certo merito di coloro che oggi dicono “tanto è tutto inutile” o “il cambiamento climatico non esiste“. Ci saranno sempre quelli che, spaventati dagli eventi che non sono in grado di capire, cercheranno il complotto, la strumentalizzazione, cercheranno un capro espiatorio e un colpevole. Eppure, quello che sta succedendo continuerà a succedere comunque, anche se non lo capiranno mai.

Foto di Francesca Cersosimo/Fridays For Future Siena

 


Gli studenti dei Licei Poliziani parlano di Fridays For Future su Radio Poliziana:

Ascolta “#FridaysForFuture e lo sciopero dei giovani contro il cambiamento climatico” su Spreaker.

 


Il Climate Strike di Firenze

Foto e testo di Francesco Bellacci

A Firenze Piazza Santa Croce è piena. È piena zeppa di giovani e giovanissimi, con le facce colorate come gli indiani d’America. Sulle migliaia di cartelloni che svettano sopra le teste si leggono slogan, moniti, frasi piene di paura e speranza, parole d’amore per una grande madre minacciata e ridotta in fin di vita. Il colpo d’occhio della manifestazione Climate Strike, lo sciopero mondiale per salvare il pianeta, è magnifico. L’atmosfera che si respira fantastica.

Il 15 marzo, Piazza Santa Croce era piena di ragazzi e ragazze. Sembravano un’affluente di quell’enorme fiume straripato grazie a una gocciolina con le treccine bionde, l’impermeabile giallo e il viso rotondo. Una minuscola molecola d’acqua che ha permesso di spezzare gli argini di contenimento di una struttura arcaica, inutile e dannosa. Questa lacrima (di gioia, ovviamente) si è messa a capo di un movimento di protesta colmo di attese, di rabbia, di fiducia, di rivalsa, che coinvolge giovani studenti di tutto il mondo. Si chiama Greta Thunberg, ha sedici anni e vive a Stoccolma. Negli ultimi mesi abbiamo imparato a conoscerla dalla TV e dai giornali per il suo enorme coraggio e la sua infinita forza di volontà, che sta mettendo nella lotta contro chi ammala il pianeta.

Il primo scienziato a studiare l’incidenza del CO2 sul clima fu lo svedese Svante August Arrhenius all’inizio del XX secolo e Premio Nobel per la chimica. Alcune ricerche pubblicate sui giornali europei indicherebbero che proprio il pioniere della teoria dell’effetto serra sarebbe l’antenato della piccola Greta. Una coincidenza strabiliante. La stessa ragazza ha raccontato il suo precoce interesse verso le problematiche ambientali, nato all’età di 8 anni. Dall’agosto del 2018 Greta ha iniziato uno sciopero che si ripete ogni venerdì: invece di andare a scuola, si reca davanti alla porta del parlamento svedese con qualche libro nello zainetto e in spalla un cartello con su scritto “Skolstrejk för klimatet”, sciopero per il cima. Questa azione di protesta è diventata famosa col nome di Fridays for Future. Da allora è riuscita a ottenere l’attenzione dei media locali e adesso è diventata il punto di riferimento per milioni di giovanissimi attivisti in tutto il mondo. Oggi, studenti di ogni lingua, paese e cultura rispondono all’appello di Greta. Un atto dimostrativo contro l’egoismo di governi e multinazionali sordi ai moniti sulla critica situazione ambientale della Terra.

Fatico a raggiungere le scale della chiesa. Da lontano riesco a intravedere gli striscioni più grandi disposti l’uno accanto all’altro, sul gradino più alto, sotto la facciata della chiesa; alcuni ragazzi coi megafoni puntati al cielo stanno in piedi sopra le panchine, ma sono resi muti dalle migliaia di voci che si sovrappongono attorno a me. Partono slogan e cori da zone diverse; si sviluppano tutt’intorno; poi muoiono, ma subito ne nascono altri e il ciclo si ripete. Lentamente mi avvicino. Fa caldo: siamo tutti appiccicati ed è una bellissima giornata di sole, di quelle che ti ricordano che la primavera è ormai vicina. La mattina seguente i giornali parleranno di un’affluenza di oltre 10.000 persone, ma dal centro di questo mare sembrano essere dieci volte tante.

È incredibile come una piccola donna sia riuscita a smuovere il mondo intero. C’era davvero un disperato bisogno di lei, ma è anche altrettanto incredibile che si sia arrivati a questo punto. A toccare un livello critico di sfruttamento delle risorse, a sfiorare il tipping point che condurrà la Terra alla morte. Il macabro individualismo e l’egoismo cieco dei governanti e delle grandi aziende stanno rischiando di compromettere la vita e il futuro delle nuove generazioni solo per rincorrere l’arricchimento sfrenato. A volte provo a mettermi nei panni di chi avrebbe la possibilità di cambiare veramente le cose con una legge, con un accordo ecologico o con un nuovo piano aziendale improntato sulla riduzione delle emissioni. Faccio una fatica immensa a immaginarmi quanta avidità ci vuole per anteporre le logiche capitalistiche al futuro di tutti gli esseri viventi.

Oggi, però, è un giorno bellissimo e si riesce a pensare solo a un futuro migliore, sicuro, felice. Inizio a girare su me stesso. Scatto alcune foto. Mi guardo intorno sorridendo, come fanno tutti del resto, e vedo: ragazze e ragazzi cantare, ridere e stringersi in abbracci; maestre delle scuole con i loro piccoli alunni, ognuno con un cartello colorato urlante rabbia innocente. Sopra di me una ragazza con i capelli ricci e il giubbotto legato in vita avvicina la bocca al megafono e tutt’intorno voci fresche la seguono in coro. Lì nel mezzo si avverte tanta complicità, vera fratellanza. Lì nel mezzo mi sento leggero, spensierato e allo stesso tempo tremendamente consapevole di quello che sta succedendo al nostro presente. Quand’è stata l’ultima volta che milioni e milioni di studenti hanno manifestato per il loro futuro in modo così appassionato e pacifico? A stare lì nel mezzo sembra che sia davvero esplosa una bellissima rivoluzione, dopo che la miccia ha bruciato svelta, appicciata dalla piccola Greta qualche mese fa. Lì nel mezzo c’è qualcosa di antico, ma profondamente rinnovato negli interpreti e nei suoi leader.

Si leggono e si sentono ovunque attacchi al movimento, tentativi per screditarlo, accuse di incoerenza rivolte ai giovani. Sono gli sforzi di chi si aggrappa ancora a un sistema che infinite volte ha dimostrato il suo fallimento in ogni direzione. Sono gli sforzi di quella classe dirigente senza ideali, piegata al dio denaro e lontana dalla razza umana. Sono gli sforzi vergognosi del capitalismo.

Verso le 10:00 il corteo si muove. Lento. D’altronde, in un giorno così non c’è fretta di finire e rimanere soli. In un giorno così si sta bene tutti insieme. Una sosta viene fatta sotto Palazzo Vecchio e una tipina con i capelli viola si mette davanti alla testa del serpentone e fa uscire dal megafono parole di rabbia contro Nardella e il PD, accusati di complicità con chi ammala la Terra per aver dato il consenso alla costruzione del nuovo aeroporto. La marcia riparte. I canti riprendono. Gli applausi rimbalzano fra i palazzi del centro. E oggi è una giornata bellissima.

Non è vero che siamo tutti un po’ colpevoli per la situazione drammatica in cui verte il pianeta. Sono le patetiche accuse di chi cerca di ferire questa bellissima rivoluzione. I colpevoli sono coloro che non credono nel cambiamento. I veri colpevoli sono quelli che seguono ancora le logiche capitalistiche.

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I matti fuori dal cancello – Intervista a Carlo Pellegrini

Lungo il fascio dei binari che fluiscono sull’Affrico, poco prima (o poco dopo, a seconda da come li si percorre) di essere inghiottiti dalla stazione di Firenze Campo di Marte,…

Lungo il fascio dei binari che fluiscono sull’Affrico, poco prima (o poco dopo, a seconda da come li si percorre) di essere inghiottiti dalla stazione di Firenze Campo di Marte, sorge il plesso colonico di San Salvi, ex ospedale psichiatrico Chiarugi, nel quale spicca la casa colonica La Tinaia. Questa è divenuta col tempo uno degli spazi creativi, rivolti a degenti ospedalieri, più interessanti e rivoluzionari dal punto di vista terapeutico. L’ambiente si pone come vero e proprio atelier e mette al centro il linguaggio estetico e l’espressività – che pertenga al disegno, alla pittura, o alla lavorazione della creta – come vie possibili per la comunicazione con gli altri, le interazioni, l’uscita dall’emarginazione e l’isolamento dal mondo.

Carlo Pellegrini, fotografo poliziano, ha passato un lungo periodo di tempo nella struttura, iniziando a raccogliere dati fotografici e lavorarli, studiando le rese grafiche ed espressive più aderenti a quell’esperienza. L’intervento tecnico è stato quello della doppia esposizione e cioè della sovrapposizione di due immagini con due diverse quantità di luce filtrate dall’obiettivo. I soggetti sono sia gli utenti della struttura (gli artisti) sia le opere di loro produzione, per brevità – e banalità – collocabili nel macroinsieme di espressività Art Brut. Ma al contrario di quella che era la linea programmatica denotata da Jean Dubuffet come codice critico del concetto di arte grezza, e cioè un’elaborazione completamente sciolta dal sistema mimetico dei maestri e della tradizione pittorica e delle scale valoriali intellettuali, qui sembra che una ricchezza estetica, di ampia tradizione e profonda consapevolezza, sia presente in tutte le opere mostrate dall’occhio di Carlo Pellegrini. Il risultato è stato “due” un volume fotografico edito dalla galleria-editrice senese Seipersei, e curato da Stefano Vigni.

Nel libro, oltre alle immagini, ci sono tre contributi testuali: uno dello stesso Carlo Pellegrini, uno di Alice Angioletti, psicologa, e uno di Stefano Vigni, editore del volume. Tutti i contributi convergono in una riflessione sul tema della schizofrenia, psicopatia o simili. Le riflessioni, così come le foto, cercano di smarcare la definizione di ‘devianza’, o di ‘degenza mentale’, dalla dilatazione e dal rovesciamento dei punti di vista, la confusione delle sovrapposizioni, non solo fotografiche, al fine – forse – di far cedere qualsiasi convinzione preconcetta ed accettare le immagini, così come le opere e i soggetti ritratti, per quello che sono, per quello che fanno e per le scelte che compiono.

Ho intervistato Carlo Pellegrini in occasione dell’inaugurazione della mostra temporanea, in cui alcune delle foto inserite nel volume sono esposte, presso la galleria Seipersei, a Siena.

Quali sono le motivazione che ti hanno spinto alla Tinaia e all’analisi di un tema così complesso? 

Le motivazioni sono due: “due”, è non a caso anche il numero di moventi che mi hanno spinto ad intraprendere questo lavoro. Il primo motivo è storico: il 2018 è il quarantesimo anniversario della legge Basaglia, o legge 180 o più precisamente legge Orsini, che regolava i trattamenti sanitari di assistenza psichiatrica, superando quelle che erano le pratiche manicomiali. Questa è secondo me un’occasione per ritornare a riflettere su certi conformismi sociali legati alla percezione del “matto”. L’etichetta di “matto” mi ha sempre dato fastidio. Io ho preferito dare loro un’altra etichetta: li ho intesi come “artisti”. A La Tinaia si praticano arti pittoriche di rilievo. Ho voluto far uscire fuori questo lato. Il secondo motivo è più personale, una riflessione: parte dal presupposto che ognuno di noi porti una maschera, che si nasconde dietro certi comportamenti e se vogliamo è un appello a toglierci la maschera e mostrare al mondo chi siamo veramente.

Come sei entrato in contatto con La Tinaia? Come ti sei preparato per affrontare quel contesto? 

Ho conosciuto la Tinaia tramite una persona di Montepulciano che me ne ha parlato, dopo che già avevo in mente di portare avanti un progetto che avesse questa tematica. Ho quindi scritto ai responsabili della struttura chiedendo di poter affrontare un progetto fotografico. Purtroppo o per fortuna in quel posto sono già passati altri fotografi, quindi erano tutti un po’ abituati alla presenza di macchine e di obiettivi. In passato Gardin, Giacomelli avevano già fatto cose del genere. Parliamo degli anni ottanta. Erano tutti lavori in bianco e nero, avevano un obiettivo di denuncia, diverso da quello che vorrei far emergere io con due. Erano quelli gli anni in cui venivano sollevate le questioni polemiche nei confronti dei trattamenti che per decenni avevano subito i degenti. Quindi ho dapprima parlato con gli utenti della struttura, mi sono fatto conoscere dagli artisti, mi sono fatto spiegare i loro lavori. Quando sono diventato invisibile, ho iniziato a fare delle fotografia. Ho iniziato nel giugno 2016 e ho finito poco tempo fa. Due è la sintesi di quasi un anno di fotografie, di vita condivisa con loro.

Con queste premesse quello che ci si aspetta è un reportage, un percorso documentario, un resoconto fotografico. Invece qui c’è tutt’altro. L’espediente artistico espressivo sormonta quello di resoconto dei luoghi. Come hai lavorato in questo senso?

Innanzi tutto avevo l’idea di avere qualcosa tra le mani che non fosse soltanto una mostra. Nella mia visione questo è un libro di appunti. Grandezza A5, ad anelli, come un blocco di schizzi di un pittore. È emersa l’idea di valorizzare l’oggetto. Lo avrei voluto ancora più sporco e spreciso. È abbastanza materico, le pagine sono spesse, anche se le foto non stanno dentro un riquadro e sbordano, c’è una precisione che avrei comunque forzato ancora di più. Le foto poi non hanno ricevuto post-produzione. L’effetto di doppia esposizione è stato dato al momento degli scatti, quindi ho cercato di mantenere una base di reportage e consegnare gli scatti nel modo in cui sono stati lavorati nel momento stesso del loro accadimento. Spero di essere arrivato all’osservatore. o meglio, pero che sia arrivata l’idea di fondo, quella più riflessiva delle due che ti ho detto prima: dovremmo tutti cercare di essere meno quadrati, di mettere meno etichette, ascoltare e mettere in dubbio ogni certezza, togliersi le maschere e esporsi alle visioni degli altri per quello che siamo. Il concetto di “matto” in passato ha coinvolto alcolizzati, omosessuali, addirittura al manicomio di Volterra c’era un soggetto rinchiuso perché parlava sardo. Cos’è ciò che chiamiamo pazzia se non un livello superiore di critica e di sensibilità?

La follia, di base, è una condizione vissuta da qualsiasi eccesso o deficienza di razionalità che viviamo tutti i giorni. Una socientà, per dirsi civile – diceva Franco Basaglia – dovrebbe accettarle entrambe, tutte e due, come elementi umani.

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Il Vin Santo tra storia, leggenda e tradizione

Il Vin Santo è uno dei più antichi simboli dell’ospitalità toscana. Offrire un assaggio di quest’ “oro liquido”, significava riconoscere nell’altra persona un carissimo amico o una figura di notevole…

Il Vin Santo è uno dei più antichi simboli dell’ospitalità toscana. Offrire un assaggio di quest’ “oro liquido”, significava riconoscere nell’altra persona un carissimo amico o una figura di notevole prestigio, alla quale era obbligo riservare il miglior trattamento possibile.

Un prodotto prezioso dunque e raffinato, le cui origini affondano nella notte dei tempi. Le tecniche di produzione si tramandano di padre in figlio come un’eredità da custodire gelosamente.

Diverse sono le versioni sulla storia del Vin Santo e sull’etimologia del suo nome.  Secondo una vulgata senese, nell’Anno del Signore 1348, momento funesto per l’intera Europa flagellata dalla Peste Nera, si dice che un frate francescano usasse il vino impiegato solitamente durante l’omelia, per curare gli appestati. Da qui si diffuse la convinzione che avesse miracolose proprietà terapeutiche, e con essa l’appellativo di “santo”. Circa un secolo dopo, durante il concilio di Firenze del 1439, il metropolita Giovanni Bessarione mentre stava bevendo il vin pretto pare che avesse esclamato: “Questo è il vino di Xantos”. Il fine umanista si stava probabilmente riferendo ad un vino passito di Santorini. I suoi commensali confusero il termine Xantos con “santos”, pensando che Bessarione avesse scoperto caratteristiche salvifiche del prodotto.

Una variante di questo aneddoto, molto più prosaica, racconta che Bessarione avesse semplicemente usato la parola “xantos” per riferirsi al colore giallo del vino (ξάνθος in greco vuol dire appunto giallo). Quasi sicuramente l’origine etimologica più verosimile del Vin Santo, deriva dall’uso che se ne faceva durante le funzioni religiose.

Dal punto di vista enologico, il Vin Santo è un vino passito, ottenuto dalla vinificazione di uve passite, ossia uve che hanno subito un lungo processo di disidratazione. Questo comporta una separazione dell’acqua dagli acini, e di conseguenza una concentrazione zuccherina molto alta. L’appassimento delle uve, che in Toscana si fa principalmente negli appassitoi, rappresenta un passaggio lungo e costoso, soprattutto per la produzione di tipo industriale.

Le uve più usate per fare il Vin Santo sono il Trebbiano toscano, la Malvasia del Chianti, il Canaiolo Bianco e il San Colombano. L’abbinamento più famoso e con i cantucci ma anche con un qualsiasi altro dessert, quando il Vin Santo presenta delle note dolci, ma può benissimo essere accompagnato con formaggi erborati o con i crostini neri al fegato quando tende al secco.

In Valdichiana questo prezioso nettare è onorato i primi giorni di dicembre a Montefollonico, borgo bandiera arancione Touring Club del comune di Torrita di Siena, dove ogni anno si tiene “Lo gradiresti un goccio di Vin Santo?”, evento che premia il miglio Vin Santo artigianale. Il piccolo borgo tra la Valdichiana e la Val d’Orcia celebra il Vin Santo con una serie di eventi, degustazioni, spettacoli e dibattiti tematici e Montefollonica diventa per l’occasione una simbolica capitale di ancestrali usi e costumi toscani.

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I Licei Poliziani all’Accademia della Crusca

Si è svolto mercoledì 26 Novembre, nella sede dell’Accademia della Crusca a Firenze, un incontro sul tema “La riflessione sulla lingua nello Zibaldone” di Leopardi. Al seminario, che si è…

Si è svolto mercoledì 26 Novembre, nella sede dell’Accademia della Crusca a Firenze, un incontro sul tema “La riflessione sulla lingua nello Zibaldone” di Leopardi.

Al seminario, che si è svolto nella splendida cornice della villa medicea di Castello, hanno partecipato gli alunni delle classi terze A B D del Liceo Scientifico di Montepulciano, accompagnati dal Dirigente Scolastico prof. Marco Mosconi e dai rispettivi docenti di italiano, prof. Cirillo, prof. Giannetti, prof. Morgantini, nell’ambito del progetto “La comunicazione linguistica nella riflessione leopardiana”.

Efficaci e interessanti  per i giovani allievi gli interventi della prof.ssa Benucci e della prof.ssa Iannizzotto che hanno presentato alcune opere del poeta recanatese, sottolineando il suo notevole contributo alla lingua italiana, come rilevato dall’edizione ottocentesca del prestigioso vocabolario edito dall’Accademia.

Ad animare gli interventi specialistici è intervenuto l’attore Amerigo Fontani che ha letto la celebre lirica L’Infinito e altri passi della prosa leopardiana. A coronamento della significativa lezione c’è stata la visita guidata nella Sala delle Pale dove gli studenti hanno apprezzato le iniziative artistiche e letterarie della tradizione dell’Accademia. A questo incontro farà poi seguito un’attività di laboratorio, prevista per il 17 Dicembre nella sede dei Licei Poliziani.

Questa esperienza, senza dubbio formativa per gli studenti, dimostra che è essenziale per il nostro Istituto ricercare in modo creativo nuove alleanze, orientando le strategie didattiche verso la condivisione; una scelta che interagisce nel territorio, nei circuiti della comunicazione scientifica e nel sistema delle istituzioni della memoria e della cultura.

Comunicato dei Licei Poliziani del 29 novembre 2014.
Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione.

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“La strada perduta”, romanzo fantasy di Alessio Banini, giovane scrittore poliziano

Dopo la pubblicazione sul saggio di antropologia economica sulla mezzadria in Valdichiana Senese, Alessio Banini, giovane scrittore di Montepulciano, torna alla sua passione per il fantasy con il suo nuovo…

Dopo la pubblicazione sul saggio di antropologia economica sulla mezzadria in Valdichiana Senese, Alessio Banini, giovane scrittore di Montepulciano, torna alla sua passione per il fantasy con il suo nuovo romanzo, “La strada perduta”, edito da Plesio Editore, una combinazione tra la tradizione fantastica di stampo occidentale, le atmosfere crude e realistiche e i temi sociali e culturali che gli stanno a cuore.

Alessio è scrittore di narrativa e saggistica, nel 2010 esce il suo primo romanzo “La Razza Maledetta” (Zerounoundici Edizioni), nel 2011 “Sangue Ribelle” (Plesio Editore) e nel 2013 “Dopo la mezzadria” (Edizioni Effigi). Oltre alla passione per i romanzi fantastici, Alessio si occupa di contenuti per il web, di progetti narrrativi ed editoriali in Valdichiana senese. Laureato in antropologia culturale, in continua ricerca sul campo per trovare nuovi spunti per le sue opere.

“La strada perduta” racconta il viaggio dell’angelo caduto Uziel, eroe ambiguo e cinico, che perde la sua guida spirituale e sceglie di sterminare il male. Inizia così una lotta contro la follia, attraverso le campagne e gli angoli più sperduti dell’Impero, ma la missione si rivelerà presto una lotta contro la corruzione della sua stessa esistenza.

1472091_10202502359588341_1930964619_n“Si tratta di un’ambientazione in cui sono confluite le mie riflessioni e la mia formazione proveniente dagli studi di antropologia, in cui ho cercato di mischiare l’intrattenimento del fantasy, le atmosfere gotiche e i temi sociali e culturali che mi stavano a cuore” – è il commento dell’autore.

In questo suo ultimo romanzo, Banini è riuscito a coniugare intrattenimento e riflessione, grazie a un personaggio carismatico come Uziel, che ha permesso di dare un taglio più avvincente alla narrazione, facilitando l’identificazione tra il lettore e il protagonista.

Il romanzo è autoconclusivo, come tutti quelli che fanno parte di Daemon Inside, il ciclo di romanzi fantasy di Banini, ma l’autore non esclude nulla sulla sorte di Uziel e su possibili seguiti. I romanzi della collana possono essere letti in ordine sparso, e a volte condividono gli stessi personaggi e gli stessi luoghi; spesso ricorrono gli stessi temi, ma all’interno di vicende differenti. Ulteriori approfondimenti sull’ambientazione, assieme a racconti e altre storie, possono essere trovati nel blog dell’autore: www.alessiobanini.it

Il romanzo verrà presentato a Vinci (FI), caratteristico borgo toscano in provincia di Firenze, il 26 luglio 2014 nell’ambito della decima edizione della ”Festa dell’Unicorno”, la manifestazione medievale fantasy più famosa d’Italia. Successivamente verrà presentato anche a Montepulciano, città natale dell’autore.

Appuntamento quindi alla Festa dell’Unicorno per conoscere Alessio Banini e Uziel, l’angelo caduto dal paradiso celeste perché ossessionato dai demoni, protagonista de “La Strada perduta”. Ulteriori informazioni sul sito web della casa editrice: www.plesioeditore.it

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AmniosyA: intervista a Marco Carratelli

Scommettere sulle proprie passioni, realizzare progetti ambiziosi e promuovere la creatività: questa è la storia di Amniosya, un gruppo di cinque architetti che hanno unito le loro professionalità al servizio…

Scommettere sulle proprie passioni, realizzare progetti ambiziosi e promuovere la creatività: questa è la storia di Amniosya, un gruppo di cinque architetti che hanno unito le loro professionalità al servizio del fashion design e delle nuove tecnologie. Abbiamo intervistato Marco Carratelli, uno dei fondatori di Amniosya, che ha vissuto molti anni tra la Valdichiana e la Valdorcia.

Prima di cominciare, puoi parlarci brevemente di te?
Il mio nome è Marco Carratelli, sono un giovane Architetto di Firenze nato a Siena, vissuto fino all’età di 18 anni a Pienza, e parte della mia formazione è legata al Liceo Scientifico di Montepulciano. I miei studi hanno avuto prosieguo a Firenze, laureandomi in Architettura con il Prof. Marino Moretti, con il quale ho intrapreso un percorso in grado di aprire i miei orizzonti creativi. La mia voglia di ricercare nuovi frontiere nel campo dell’ architettura, in particolare nel campo dell’ architettura digitale, mi ha spinto a partecipare a due workshop di specializzazione in Italia e ad un master internazionale a Vienna.
Oggi faccio parte di un gruppo di ricerca e sperimentazione, AmniosyA, che da 2 anni si occupa di ricercare e sviluppare nuovi approcci al mondo del design, del fashion design e dell’ architettura, il tutto legato all’ utilizzo di nuove tecnologie, come stampa 3D, macchine a controllo numerico e sistemi interattivi.

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Che cos’è AmniosyA e com’è nata?
AmniosyA nasce a Firenze nel 2011 dalla collaborazione di diversi Architetti. I suoi attuali membri Marco Carratelli, Lucia Lunghi, Elvira Perfetto, Leonardo Pilati dopo un individuale percorso di ricerca svolto durante gli studi presso la Facoltà di Architettura di Firenze decidono insieme al Professore Marino Moretti di fondare un gruppo di ricerca basato su una condivisa passione per il design e dall’esigenza di dar ascolto alla propria creatività. I quattro designer provenienti da diverse città Italiane quali Pienza, Perugia, Benevento e Firenze hanno deciso di unire le proprie energie scegliendo come sede base del loro studio Firenze, dalla quale seguono con grande attenzione ricerche di respiro internazionale.

Di cosa vi occupate?
Lo studio attualmente lavora nel campo dell’architettura e del design attraverso una ricerca focalizzata su nuove espressioni digitali, in grado di generare attraverso un pensiero non convenzionale e legato alle “nuove” tecnologie morfologie alternative.
Il nostro metodo di lavoro si organizza intorno a continui scambi tra i componenti al fine di moltiplicare i punti di vista ed affrontare i percorsi progettuali confrontandosi con molteplici interpretazioni. Le suggestioni che caratterizzano ogni singolo progetto sono ogni volta diverse e nascono da contaminazioni legate a volte all’arte, altre a studi scientifici o biologici mantenendo costante l’attenzione alle nuove tecnologie ed all’innovazione in ogni sua forma.

Quali sono le idee su cui fondate la vostra attività?
La filosofia si basa sull’esplorazione di nuove possibilità spaziali, e sulla generazione di suggestive esperienze tridimensionali, in grado di coinvolgere nuove configurazioni strutturali, suggestive possibilità tecnologiche e ricerca di materiali innovativi.

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Avete già maturato delle esperienze da condividere?
Abbiamo partecipato a vari concorsi nazionali ed internazionali conseguendo nel tempo varie premiazioni e menzioni d’onore. Lo studio inoltre ha partecipato alla Biennale del di Design ad Amsterdam, al 3D printing Fashion show a Tokyo ed in Malesia, in particolare a Varsavia al Przemiany Festiwal 2013, a Firenze all’evento Past Shock organizzato dalla rivista City Vision e alla mostra organizzata da Source sul design autoprodotto, alla Limonaia di Villa Strozzi.
Attualmete abbiamo vinto il premio di migliori designer dell’ anno per quanto riguarda la stampa 3d ed esporremo presso la fiera VicenzaOro nel mese di Gennaio. Le altre attività sono incentrate nell’organizzazione e partecipazione a workshop, istallazioni, lectures e seminari. Attualmente i cinque membri dello studio sono costantemente impegnati in ambito Accademico, essendo cultori della materia presso la Facoltà di Architettura di Firenze.

Avete dei progetti anche in Valdichiana o delle idee per il nostro territorio?
Attualmente seguiamo progetti prevalentemente all’ estero o a Firenze, ma ci piacerebbe molto portare le nostre idee nell’ intero territorio toscano, a cui siamo molto legati, e in particolare nel territorio dove io sono cresciuto.

Sito web: Amniosya

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Chianciano Terme, il Sindaco Gabriella Ferranti presenta il Masterplan

Il sindaco di Chianciano Terme Gabriella Ferranti è intervenuta, questa mattina a Firenze presso la sede del Consiglio regionale della Toscana, alla tavola rotonda “La governance dell’intervento pubblico sul territorio”, in…

Il sindaco di Chianciano Terme Gabriella Ferranti è intervenuta, questa mattina a Firenze presso la sede del Consiglio regionale della Toscana, alla tavola rotonda “La governance dell’intervento pubblico sul territorio”, in occasione della presentazione del “Rapporto Territorio 2012” a cura dell’Irpet (Istituto regionale programmazione economica della Toscana).

Ferranti ha illustrato il progetto pilota del Piano strutturale di Chianciano Terme: il Masterplan – strumento di programmazione che indica gli indirizzi strategici del Piano Strutturale ed ha il compito di coordinare e dirigere le azioni attivabili attraverso atti di programmazione urbanistica, quali il Regolamento Urbanistico o specifici strumenti operativi -.

 «È importante aver potuto illustrare il Masterplan, anticipatorio del Piano Strutturale – ha affermato Ferranti – ciò ha permesso di mettere in evidenza il complesso ruolo dell’Amministrazione Comunale di Chianciano Terme nella gestione delle strategie finalizzate allo sviluppo economico della nostra città. In particolare – ha proseguito Ferranti – l’idea di città individuata per Chianciano Terme per essere realizzata necessità dell’attivazione di strumenti di carattere urbanistico, finanziario e socio economico all’interno di un programma organico, coordinato dall’Amministrazione Comunale, che metta in relazione le richieste dei privati con le esigenze economiche della città».

Oltre al sindaco Ferranti, alla tavola rotonda, presieduta da Raimondo Innocenti (Università degli Studi di Firenze) sono intervenuti: Simone Gheri (Responsabile Urbanistica di Anci Toscana), Marco Gamannossi (Assessore Pianificazione e Programmazione territoriale della Provincia di Firenze), Stefano Stanghellini (Università IUAV di Venezia). L’Assessore Urbanistica, pianificazione del territorio e paesaggio della Regione Toscana Anna Marson ha concluso i lavori con le sue osservazioni.

Per i “Lineamenti del Masterplan” del Comune di Chianciano Terme, vedi:http://www.comune.chianciano-terme.siena.it/on-line/Home/PianoStrutturale/articolo1512057.html

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Terre di Siena al Btc di Firenze e al post-Btc di Chianciano Terme

Le Terre di Siena e le sue strutture ricettive e congressuali saranno fra i protagonisti della BTC 2013, fiera internazionale dedicata ad eventi, meeting, congressi e convention in programma a…

Le Terre di Siena e le sue strutture ricettive e congressuali saranno fra i protagonisti della BTC 2013, fiera internazionale dedicata ad eventi, meeting, congressi e convention in programma a Firenze martedì 12 e mercoledì 13 novembre.

Nello spazio Terre di Siena Meeting, il territorio senese e le sue offerte nel settore ricettivo e congressuale saranno presentate ai buyer internazionali che operano nel M.I.C.E. – Meeting incentives conferences exhibitions – dal Convention Bureau Chianciano Terme e dal Tour Operator delle Terre di Siena.

Da mercoledì 13 a venerdì 15 novembre, inoltre, è prevista una fase successiva, il cosiddetto “post BTC”, che sarà ospitata a Chianciano Terme e in Valdichiana, località scelte grazie alla collaborazione fra Toscana Promozione, Provincia di Siena, Comune e TTG Italia, promotore della BTC. I buyer internazionali saranno accolti nella cittadina termale e avranno la possibilità di conoscere meglio il territorio senese e la sua offerta di strutture e servizi, oltre alle eccellenze e alle potenzialità per il segmento del business travel.

“La provincia di Siena – afferma l’assessore al turismo, Anna Maria Betti – è impegnata da tempo nella valorizzazione e nella promozione del prodotto Terre di Siena Meeting e, in particolare, delle due destinazioni congressuali per eccellenza della provincia, che sono Siena e Chianciano Terme. La presenza alla BTC è molto importante, visto che si tratta di una manifestazione internazionale dove organizzatori di eventi, meeting, congressi, convention e viaggi incentive incontrano tutte le tipologie di fornitori della filiera, oltre a essere un’opportunità di networking e di aggiornamento per gli operatori e i professionisti che operano nel settore. Inoltre – aggiunge Betti – siamo molto lieti di ospitare a Chianciano la seconda fase della BTC, dopo la due giorni di Firenze. Il turismo congressuale è importante per questa località ed ha grandi potenzialità di sviluppo: l’integrazione con altri segmenti, in primis l’offerta termale, consente, infatti, una forte qualificazione dell’offerta complessiva di Chianciano, oltre ad una preziosa destagionalizzazione dei flussi. La presenza di buyer internazionali sarà una grande opportunità sia per la promozione del territorio che per gli operatori locali”.

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Continua il rischio alluvioni in Toscana, servono 100 milioni all’anno

Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha scelto il 4 novembre, data dell’anniversario dell’alluvione del 1966, per fare il punto delle attività regionali per la prevenzione del rischio idraulico…

Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha scelto il 4 novembre, data dell’anniversario dell’alluvione del 1966, per fare il punto delle attività regionali per la prevenzione del rischio idraulico e per annunciare una misura di protezione civile contro il rischio alluvioni:

“Bisogna procedere con il passo del montanaro, regolare e costante, lavorare e investire un po’ tutti gli anni, almeno un centinaio di milioni di euro come la Regione sta facendo dal 2011 ad oggi. Così potremo davvero dare una svolta alla situazione. L’acquisto di un sistema di argini gonfiabili consentirà una protezione di Firenze e di altre località toscane nei momenti di emergenza.”

“La nostra svolta in materia di prevenzione primaria comincia da due leggi, la legge n.2, con la quale, a partire dal 28 dicembre del 2011, abbiamo vietato le edificazioni nelle zone ad alto rischio idraulico, circa 1000 chilometri quadrati di Toscana, il 7% del territorio pianeggiante regionale; e la legge n.35, del 1° agosto 2011, con cui abbiamo sbloccato in meno di tre anni 160 milioni di euro che, destinati a finanziare opere strategiche, non erano ancora stati spesi. A queste risorse abbiamo poi aggiunto 150 milioni per opere di messa in sicurezza che si sono rese necessarie in seguito alle alluvioni che in questi anni hanno colpito la Toscana e altri 40 milioni dal bilancio regionale. Abbiamo dunque tenuto un ritmo di investimenti di oltre 100 milioni l’anno. Se lo manterremo modificheremo in maniera significativa la sicurezza nel nostro territorio”.

“E siamo intenzionati a farlo – ha proseguito – anche nel 2014. Infatti prevediamo di sbloccare altri 57 milioni, sempre utilizzando la legge 35 che ci consente di intervenire sugli enti che non riescono a spendere con azioni di monitoraggio, di stimolo e impulso, accordi dove è possibile, diffide e commissariamenti dove è necessario, come abbiamo fatto nel caso delle casse di espansione di Figline e dei Renai. A questi aggiungeremo altri 50 milioni dal bilancio regionale. Se su questi ultimi il governo togliesse il vincolo del patto di stabilità ne potremmo spendere 100. E con ciò tutto avremo ‘ripulito’ tutto il pregresso e investito ancora. Al governo non chiediamo altro che questo”.

“Stiamo facendo marciare i lavori per le casse di espansione e nel 2014 concluderemo la progettazione per l’adeguamento della diga di Levane, per aumentare l’invaso di 10 milioni di metri cubi. Lancio però un appello al sottosegretario Erasmo D’Angelis – ha aggiunto Rossi – Si impegni perché una volta ricevuta la progettazione l’Ufficio grandi rischi del ministero delle infrastrutture non impieghi il tempo consueto a dare la propria approvazione, che mi dicono può anche arrivare a 5-7 anni”.

In relazione all’Arno secondo il presidente Rossi con la realizzazione delle casse di espansione di Figline nel 2016 si otterrà una forte riduzione del rischio, mentre con l’intervento su Levane entro il 2020 il sistema sarebbe in grado di reggere l’impatto di una piena simile o anche superiore a quella del ’66. Il presidente Rossi si è anche soffermato sul nuovo sistema di argini gonfiabili e paratie di cui la Regione si sta dotando. Un sistema di contenimento in emergenza, ha detto, che potrà essere usato per l’Arno a Firenze ma anche in altre località della Toscana, secondo un piano che gli uffici stanno mettendo a punto.

“La pubblica amministrazione toscana – ha concluso il presidente – può reggere un ritmo di oltre cento milioni di investimenti l’anno. Lo sta dimostrando. Ma per ottenere i risultati voluti ognuno deve fare la propria parte”.

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Mondiali di Ciclismo 2013

Si terranno dal 22 al 29 settembre 2013 i Campionati Mondiali UCI  di Ciclismo su Strada Toscana 2013, che rappresentano l’evento sportivo più atteso dell’anno in Italia con oltre 1.500.000…

Si terranno dal 22 al 29 settembre 2013 i Campionati Mondiali UCI  di Ciclismo su Strada Toscana 2013, che rappresentano l’evento sportivo più atteso dell’anno in Italia con oltre 1.500.000 spettatori attesi da tutto il mondo. L’Amministrazione Comunale, in collaborazione con il Comitato Organizzatore dei Mondiali, ha tenuto oggi, nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, una conferenza stampa indetta al fine di fornire ai residenti, e non, tutte le informazioni riguardanti l’organizzazione degli spazi cittadini nel corso della settimana settembrina.

Il vicesindaco Stefania Saccardi è intervenuta sull’evento: “Un lavoro di squadra che ha visto fortemente impegnata da tempo l’Amministrazione Comunale nelle sue varie articolazioni”.

Al fianco del vicesindaco erano presenti gli assessori Sara Biagiotti (attività produttive), Filippo Bonaccorsi (mobilità e infrastrutture) e Cristina Giachi (pubblica istruzione) e l’Onorevole Dario Nardella, già vicepresidente del Comitato Istituzionale, ad illustrare il “pacchetto” di azioni (alcune da definire nei dettagli) che saranno attuate in vista dell’evento iridato.  Al tavolo relatori anche Leonardo Sorelli, coordinatore COL della città di Firenze.

L’onorevole Nardella ha commentato: “Il Ministro Del Rio ha dimostrato molta attenzione verso questo evento e ci aspettiamo ora davvero gesti concreti verso i quali sono davvero fiducioso”.

I Mondiali saranno una grande festa. Noi crediamo quindi che valga la pena affrontare qualche piccolo disagio in città per ospitare questa manifestazione che porterà a Firenze numerosi vantaggi anche economici. Oggi parte ufficialmente il piano di informazione più capillare possibile per tutti i cittadini. Firenze sarà sotto i riflettori del mondo per questo appuntamento che rappresenta una grandissima opportunità ma inevitabilmente comporterà qualche disagio, che il lavoro congiunto di Amministrazione Comunale, Prefettura, Questura, Asl, società partecipate, Protezione civile, associazionismo, cercherà di ridurre al minimo”.

Ha commentato anche  l’assessore ai trasporti del Comune di Firenze Filippo Bonaccorsi: “La città si sta preparando molto bene. Il Comune è partito con anticipo quindi siamo pronti ad ospitare questo grande evento. Per quanto riguarda i lavori sulle strade e la loro tempistica siamo stati svizzeri e non italiani. Abbiamo concluso in anticipo gli interventi e asfaltato quasi il doppio del previsto. Dal punto di vista del trasporto e della viabilità non saranno giorni ordinari ma straordinari. Abbiamo, quindi, messo in campo tutte le nostre energie affinché la città e le abitudini dei cittadini non vengano stravolti. Sfatiamo il mito che in quei giorni dobbiamo restare tutti a casa anzi, dobbiamo essere tutti qui in città a goderci la festa, a piedi o in bicicletta ancora meglio. Il trasporto pubblico urbano ed extraurbano sarà rimodulato per mantenere la continuità del servizio anche durante lo svolgimento delle gare”.

La viabilità è sempre garantita alle ambulanze e mezzi di soccorso, ai quali sarà consentito l’attraversamento dei percorsi anche nel corso delle gare. Importante ai fini della manifestazione è stato anche l’intervento dell’assessore Cristina Giachi: “Gli asili nido e le scuole di ogni ordine e grado nel territorio del Comune di Firenze saranno aperte da lunedì 23 settembre a giovedì 26 settembre. Lunedì 23, martedì 24 e mercoledì 25 settembre gli asili nido e le scuole dell’infanzia comunali applicheranno il prolungamento dell’orario fino alle 17.30. Negli stessi giorni, l’uscita dalle scuole medie sarà anticipata alle 12.30”.

Conclude Saccardi: “Come nel caso della scuola i servizi sociali saranno garantiti e talvolta rafforzati. Così come per gli ospedali e i servizi sanitari col potenziamento delle strutture decentrate. Il piano complessivo della sanità è in fase di definizione da parte della Regione Toscana e a breve sarà noto”.

L’assessore Biagiotti: “Stiamo definendo in questi giorni alcuni dettagli relativamente a una serie di problematiche. I nostri uffici comunque rimarranno aperti per tutto il mese di agosto. Inoltre stiamo raccogliendo un gran numero di adesioni per eventi collaterali promossi da categorie, Centri Commerciali Naturali e associazioni che denotano il grande interesse attorno a questo appuntamento”.

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Siena-Milan 1-2, una partita che passerà alla storia

Ieri, è accaduto qualcosa di straordinario: per più di novanta minuti i cuori dei tifosi viola e dei tifosi bianconeri si sono uniti come mai lo sono stati. L’antagonismo tra…

Ieri, è accaduto qualcosa di straordinario: per più di novanta minuti i cuori dei tifosi viola e dei tifosi bianconeri si sono uniti come mai lo sono stati. L’antagonismo tra le tifoserie delle due squadre toscane è sempre stato profondo, proviene molto probabilmente dalla antica rivalità tra le due città che sfociò nel 1260, nella ormai celebre battaglia di Montaperti. Eppure ieri tutto questo è sembrato passare in secondo piano, è sembrato che i destini delle due squadre fossero legati a filo doppio.

La posta era alta: il terzo posto in campionato che permette di accedere alla fase preliminare della Champions League. All’Artemio Franchi di Siena, tutto sembrava già essere scritto: la Robur era già retrocessa matematicamente in serie B, il Milan, terzo in campionato con due punti di distacco dalla squadra di Montella, era pronto a schierare i suoi migliori giocatori per non lasciare nulla al caso. Proprio una vittoria, o un pareggio, del Siena sulla squadra meneghina avrebbe permesso alla Fiorentina, qualora avesse vinto, di sorpassare il Milan e raggiungere il gradino più basso del podio. Allo stadio Adriatico, i Viola in trasferta contro il Pescara, erano con i piedi sul terreno di gioco marchigiano, ma con la testa e sopratutto con il cuore, a Siena, desiderosi di dimostrare di essere degni della miglior piazza d’Europa.

Purtroppo non è andata così. La Robur ha fatto sognare in una partita che è stata al cardiopalma, dimostrandosi aggressiva e tenace, sembrava non fosse retrocessa e che da quella partita dipendesse il proprio futuro. Dopo un paio di occasioni per il Milan sulle quali il portiere bianconero Pegolo non si è fatto trovare impreparato, eccola lì, l’occasione che tutti cercavano, al 26′ un cross di Rosina trova la testa di Terzi che insacca portando la Robur ad un clamoroso 1-0. Questo vantaggio sarà difeso dalla squadra di casa con tutte le forze per più di un’ora, con un Milan che attacca, ma che non riesce ad andare a segno. All’84‘, accade quello che tutti scongiuravano: su un cross di De Sciglio, Balotelli marcato da Felipe, crolla in area, l’arbitro Bergonzi fischia generosamente. È rigore. Questa rimarrà la decisione più discussa di tutta la partita e forse anche del prossimo campionato. Balotelli non sbaglia e segna il suo 10° gol dagli undici metri, 1-1. La Fiorentina che aveva già fatto il suo dovere, portandosi sul 5-1, trema. Dopo soli tre minuti, all’87’ Mexes in area stoppa di petto un pallone crossatogli da Montolivo, tira, Pegolo para una prima volta, ma il rimpallo favorisce il giocatore francese che segna, portando il Milan in vantaggio 1-2. Dopo quattro minuti di recupero l’arbitro Bergonzi, forse il vero protagonista del match, fischia la fine dell’incontro, chiudendo l’ultima partita del Siena in serie A per il 2013. A Pescara alla squadra di Montella non rimane che ingoiare il rospo ed accontentarsi dei preliminari di Europa League. Tutti i tifosi della Fiorentina applaudono per la prima volta la squadra di Siena. La Robur con questa partita ha dimostrato di non meritare la serie B. Questo non è stato un canto del cigno, ma forse un’arrivederci alla seria A per la stagione 2014/2015. Questa partita rimarrà alla storia per aver unito i tifosi bianconeri e i tifosi viola, difficilmente accadrà di nuovo.

SIENA (5-3-1-1)
Pegolo 7 – Vitiello 6.5, Terzi 7, Terlizzi 6, Felipe 6.5, Rubin 6 (45’ st Bogdani sv) – Bolzoni 6.5 Calello 6, Della Rocca 6.5 – Rosina 6 (16’ st Agra 6) – Emeghara 6 (31’ st Paci sv).

MILAN (4-2-1-3)
Abbiati 6 – Abate 6.5 (33’ st Constant), Zapata 6, Mexès 6.5, De Sciglio 5.5 – Montolivo 5.5, Ambrosini 5.5 – Nocerino 5 (15’ st El Shaarawy 6) – Niang 5 (1’ st Pazzini 6), Balotelli 6, Robinho 5.5.
ARBITRO: Bergonzi 6.
RETI: 25’ pt Terzi, 39’ st Balotelli (rigore), 42’ st Mexès.
NOTE: Espulsi Ambrosini al 24’ st e Terlizzi al 25’ st per doppia ammonizione, Iachini per proteste. Ammoniti Terlizzi, Ambrosini, Agra, Vitiello, Felipe.

m.b.

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