La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: spettacolo

Nessuno, atto 1: il concepimento

“Il concepimento” è un titolo strano, effettivamente molto strano. No, se ve lo state chiedendo, non sto per diventare madre, o almeno non sto per avere un bambino. In realtà…

“Il concepimento” è un titolo strano, effettivamente molto strano. No, se ve lo state chiedendo, non sto per diventare madre, o almeno non sto per avere un bambino. In realtà amo le metafore. La maggior parte delle volte, nel corso della vita, ci spieghiamo tramite questa figura retorica, per renderle più divertenti e meno statiche, noiose, o scontate. Il concepimento è l’inizio di una vita, creare qualcuno o qualcosa. Il verbo concepire ha una polivalenza nella lingua italiana, si può difatti concepire un’idea, un concetto oppure un essere vivente. Quando si concepisce si crea qualcosa, si mette a frutto ciò che prima era soltanto in potenza d’essere o  di diventare. Di cosa potrei parlare allora, che cosa potrei concepire?

Teatro. Questa è la mia parola preferita nella lingua italiana. La scorsa stagione del Teatro dei Corcordi si è conclusa con il successo de “Il magico mondo di Oz 2017” andato in scena il 15 Giugno al termine di un anno di lavoro con le trenta bambine del laboratorio “Teatro Danza” dell’associazione “Il Fierale” di Acquaviva. Poche settimane fa è iniziata la preparazione ad un’altra grande avventura, un altro viaggio alla scoperta di  tante nuove persone (ma anche di tante nuove parti di me). Dopo tutti gli errori commessi, tutte le nuove nozioni acquisite, i punti su cui fare forza, si riparte con un nuovo spettacolo, ovvero un bambino da mettere al mondo. Che aspetto avrà questo bambino? Rispetto agli altri sembrerà nato da un’altra madre o almeno me lo auguro, forse sto esagerando, diciamo da una madre migliore di quella del passato, più consapevole di ciò a cui va incontro.

Il nuovo debutto, previsto per il mese di Giugno 2018, parlerà di guerra. Avrà come sfondo la guerra dei Balcani, Prijedor e Sarajevo, ma in realtà parlerà di tutte le guerre, poiché tutte si accomunano, hanno le stesse cause e le stesse conseguenze. Un climax ascendente di emozioni sempre più complesse verrà messo in scena, ma soprattutto una conseguenza straziante della guerra: la spersonalizzazione. Perdere l’identità ed essere costretti all’uguaglianza, aiuta la distruzione di massa, la cancellazione delle proprie peculiarità, delle caratteristiche che ci rendono diversi gli uni dagli altri, che ci contraddistinguono nella società.

Per documentare la nascita del nuovo spettacolo (documentare aiuta a veder crescere le cose) mi sono armata di una piccola telecamera e durante le prime settimane di lavoro ho già incontrato i responsabili dell’Istituto di musica di Montepulciano per comporre la musica e le colonne sonore, oltre a due giovani ragazze che interpreteranno i ruoli delle attrici protagoniste (Emma Bali e Benedetta Margheriti). È bello amare le cose, perché in questo modo si fanno amare anche agli altri; posti di fronte a questo progetto nessuno poteva dire di no. Il gruppo sta prendendo vita, ma ancora non siamo del tutto al completo, e presto crescerà.

Sto scrivendo la storia, concentrandomi sui desideri e le speranze di ragazzi che hanno vissuto la guerra. Sto scrivendo le emozioni, ciò che sui libri di storia a volte non trova spazio. Questi sono argomenti e spunti di riflessione a cui noi nella nostra quotidianità non badiamo; il teatro, del resto, serve anche a far pensare.

Perché ho deciso di raccontare attraverso questi articoli la nascita dello spettacolo? Immaginatevi che sia un’ecografia che posso rivedere tra un anno, e magari piangere come le mamme ricordando i primi momenti. Concepire qualcosa non è una passeggiata, ma quanto è bello provare tutte queste emozioni!

La prossima volta che leggerete queste pagine, questo bambino avrà un mese in più e magari assomiglierà a quello che potrebbe diventare. Come si chiamerà? Nessuno.

Riparto da qui.

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Il guazzabuglio del linguaggio secondo Mamet, Oleanna al Festival Orizzonti di Chiusi

Quando Luca Barbareschi, con Lucrezia Lante della Rovere, porta in scena per il pubblico italiano Oleanna, al Festival dei due mondi di Spoleto, nel 1993, sul tema dello stupro e…

Quando Luca Barbareschi, con Lucrezia Lante della Rovere, porta in scena per il pubblico italiano Oleanna, al Festival dei due mondi di Spoleto, nel 1993, sul tema dello stupro e della violenza di genere non c’è l’attenzione mediatica con cui malauguratamente ci troviamo a confrontarci oggi. Il vero fulcro riflessivo attorno al quale lo spettacolo vibrava, infatti, era il guazzabuglio del linguaggio, di barthesiana memoria, il piegamento dei significati dei gesti e delle parole a fini giuridici. Era il retaggio del Nietzsche che filosofava con il martello, battendo i contenitori del pensiero, al fine di constatare la loro effettiva sussistenza o la loro infondatezza, il loro ritualismo convenzionale. L’obiettivo di Mamet non era quello di riflettere quindi direttamente sul tema dello stupro, della violenza di genere o dell’abuso di ufficio, la sua volontà era bensì il crepuscolo degli idoli, una forzatura oppositiva alle convenzioni del linguaggio. Oleanna è un testo di teatro borghese postmoderno che svela il peggio degli esseri umani, trasporta i protagonisti in una catabasi senza ritorno, fatta di cinismo e sopraffazione.

Specularmente, qualche anno più tardi, Philip Roth in un romanzo di straordinaria acutezza analitica e finissima scrittura, noto in Italia con il titolo La Macchia Umana – del quale Robert Benton ha prodotto una versione cinematografica non proprio riuscita, con Anthony Hopkins e Nicole Kidman – ripercorre la stessa dinamica e la stessa andatura narrativa del testo di Mamet, con la variante del termine d’accusa nei confronti del professore, che nel caso del romanzo compete il razzismo. Il peso delle parole, nell’America distorta e neoimperialistica degli anni ’90, assumeva un valore riflessivo che forse solo oggi, noi italiani, possiamo cogliere appieno, considerando centrali i temi di violenza di genere e razzismo, al centro dei topic trend webradiotelevisivi. Il testo di Mamet assume oggi, in Italia, connotazioni ciniche e violente ancora più pesanti. Le contraddizioni cui ci pone di fronte questo lavoro deve aver convinto Roberto Carloncelli, direttore artistico di questo Festival Orizzonti #umano – troppo umano – e che alimenta il grande tema dell’incomunicabilità, mai troppo abusato nella nostra koinè culturale da Antonioni in poi, ad utilizzarlo per la produzione originale di prosa, all’interno della rassegna chiusina.

La struttura dello spettacolo è relativamente semplice: ci vengono mostrate tre fasi di una vicenda ad ambientazione statica – la stanza di ricevimento di un professore di scienze umane e sociali – nella quale si percorre un burrascoso rapporto verticale tra un insegnante e una studentessa: lui in attesa di entrare in università come insegnante di ruolo, in procinto di fissare uno status borghese, sia pubblico che privato – con tanto di acquisto della casa più grande con la moglie e i figli – e lei, inizialmente ingenua e serafica, che sembra fingere l’innocenza e l’insicurezza della più timida verditudine, negli imbarazzi iniziali di una giaculatoria confidenziale con un uomo al di là della cattedra. L’iniziale apertura del professore, le basi di amichevole interazione tra i due protagonisti però si frattura. Gli atteggiamenti del professore vengono contorti da una manovra della studentessa, finalizzata ad accusare il docente, di fronte ad un coorte giuridica e soprattutto di fronte alla commissione universitaria, di empietà, abuso d’ufficio, violenza sessuale, basandosi sul solo utilizzo delle parole, ravvisando, rivelando e piegando i termini e le perifrasi espresse dall’insegnante a vantaggio della formula accusatoria. Il rapporto che inizialmente sembra edificarsi in un reciproco rispetto e confidenza, contenuta nel «diaframma di stenosi professionale docente-studente» di un ufficio dell’università, si perde in una feroce diffrazione di antagonismo.

La scena è costruita su una bassa varietà cromatica. Davanti al fondale, ci si presentano tre fasci di enormi veneziane irregolari, a lastre ora più piccole ora più grandi, modellate in legno chiaro, lo stesso utilizzato per la scrivania, le seggiole e il divano rigido. Questa è la scenografia operata da Fabrizio Nenci, nella quale l’essenzialità dei colori utilizzati, a contrasto desaturato, illuminato a luce bianca e gialla, aperta e riempitiva (a parte brevi intermezzi in cui toni più scure e proiezioni d’ombra, danno adito a lagune di inquietudine nello spettatore, funzionale allo sviluppo drammaturgico), favoriscono la caratterizzazione data dai costumi, elemento fondamentale dello spettacolo. La parte interpretata da Benedetta Margheriti, quella cioè della studentessa, è in realtà un complesso di tre parti diverse, per la quale il lavoro sui costumi è stato sostanziale puntualissimo. Nella prima scena vediamo un Gianni Poliziani in completo nero, compiaciuto nel suo progressismo e nel suo parlare forbito – un tipo umano estremamente riconoscibile nelle università e negli istituti di istruzione superiore italiane – e una studentessa in Converse e veste floreale, con un occhiale a montatura tonda da Lolita wannabe e la frangetta composta. Già dalla seconda tranche di spettacolo, il rapporto esplode: i fiori della veste lasciano spazio ad un total black, una stringata in pelle nera, a cui succede poi – nella terza parte – un pantalone lungo da saffismo indeterminato e indefesso cinismo, a cui contralta la figura di un professore sempre più spogliato, sempre più depredato dei suoi contorni, distrutto dalle accuse della sua allieva.

Il testo prevede un flusso a due voci di scambi irrelati, le parole che vengono lanciate nel mucchio si sbilanciano negli aulicismi concettosi (termine invalso, paradigma socioidentitario, prevaricazione a disturbo ritualizzato) ai quali vengono posti in contrasto riflessioni sulla comprensibilità, sull’ansia di fallire, sulla comunicabilità tra settori sociali differenti. Sulle parole, quindi, si gioca un’altissima percentuale dello spettacolo. In questo i due attori hanno sostenuto una responsabilità enorme, puntata sull’esperienza della parola e della sua recezione, teatro di prosa elevato alla seconda, quindi, in cui il detto si contrae nelle forme intestine più congetturali dell’ermeneutica verbale. Anche dai fatti, non solo dalle parole, sviscerano ipotetiche interpretazioni, ogni sguardo, ogni lettura, ha una sua temperatura testuale. È quel guazzabuglio del linguaggio che esaltava i decostruzionisti francesi. Gianni Poliziani con la sua esperienza di fonesi scenica, di gestione ritmica del testo, e Benedetta Margheriti che ha trovato qui un’adulta gestione diaframmatica dei toni, hanno saputo riconoscere i propri varchi ritmici e inserirsi in essi, assecondare il moto ondulatorio dell’andamento drammaturgico.

In conclusione, è importante riflettere su un punto: visto che riportare il Festival Orizzonti ad essere più #umano è uno degli obiettivi principe della nuova compagine amministrativa della Fondazione, ecco cosa si dovrebbe fare: riformulare le produzioni originali (valevoli) in visione di una continuità,  e non di un singolare fuoco d’artificio, buono per riempire – magari – una platea, riempire una data, uno scalino di stagione, e poi disperdere le energie linfatiche dei gruppi teatrali che nascono dal maglio delle istituzioni culturali del nostro territorio. Il pubblico è abituato a produzioni con ambizione professionale cui viene concesso lo stesso spazio di una dichiarata compagnia amatoriale, e non c’è riscontro critico, non c’è effettivo riconoscimento dei migliori prodotti che escono dalla fucina dei teatri locali (e lo sanno bene lo stesso Gianni Poliziani e Mascia Massarelli, che ha curato l’aiuto regia dello spettacolo, entrambe figure centrali del teatro della macroarea valdichianense). Ecco: questo Oleanna dovrebbe poter essere riportato in scena, in altri luoghi, trovare confronti e piani linfatici diversi per arricchirsi. Farebbe bene ad Orizzonti, farebbe bene ai due attori (alla Margheriti in primis, vista la giovane età e il potenziale espresso nella sua straordinaria performance) e farebbe bene anche al pubblico che aumenterà le possibilità di assistere ad uno spettacolo tanto disturbante, quanto illuminante.

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Il Magico Mondo di Oz e il terremoto in centro Italia

“Il Magico Mondo di Oz 2017” andrà in scena giovedì 15 Giugno al Teatro dei Concordi: un libero adattamento de “Il Meraviglioso Mago di Oz”, il romanzo per ragazzi di…

“Il Magico Mondo di Oz 2017” andrà in scena giovedì 15 Giugno al Teatro dei Concordi: un libero adattamento de “Il Meraviglioso Mago di Oz”, il romanzo per ragazzi di Frank Baum, interamente curato dal laboratorio di 32 bambine del paese di Acquaviva.

In base al tema dello spettacolo, che è quello dell’aiuto nei confronti degli altri, abbiamo coinvolto le persone vicine a noi che possono aver bisogno di aiuto. In questo caso abbiamo pensato di invitare allo spettacolo i bambini della casa famiglia di Montepulciano; loro, così come le bambine del nostro laboratorio, si meritano di essere coinvolti e sentirsi parte della comunità.

Anche il tema del terremoto in centro Italia è stato inserito in relazione alla tematica dell’aiuto che è alla base dello spettacolo. Come già accaduto negli anni passati, non ci limitiamo a parlare di noi, ma anche del mondo che ci circonda, poiché è il Paese gigante in cui viviamo. Abbiamo parlato di qualcosa che riguarda delle zone particolarmente vicine alle nostre, ovvero il terremoto che ha colpito Norcia, Amatrice e dintorni, e delle persone che in questo momento hanno bisogno del nostro aiuto. Sono sicura che l’arte arriverà anche da loro, che quella sera sentiranno che stiamo facendo qualcosa non soltanto per noi e che ci sono persone che ancora pensano alla loro situazione.

In questo video abbiamo raccolto i pensieri e i commenti delle bambine del laboratorio sul tema del terremoto in centro Italia e sulla relazione tra il tema dell’aiuto e lo spettacolo su cui abbiamo lavorato nel corso degli ultimi mesi.

Marta Parri e Guido Domenichelli hanno curato il video backstage de “Il magico mondo di Oz”. 

Marta è nata il 18 Marzo 2000 all’ospedale vecchio di Montepulciano, dove ora si trova un negozio di animali (nulla avviene per caso). Frequenta il Liceo Linguistico ma la sua più grande passione è lo spettacolo. Danza da 12 anni e si è fermata solo per 2, provando tutti gli sport esclusi il pattinaggio e la ginnastica artistica. Si dedica all’organizzazione di spettacoli da tre anni, e se vi dice che a causa di queste attività finisce in pronto soccorso almeno un paio di volte all’anno, potete crederle. Non sa ancora cosa farà della sua vita, ma, comunque vada, vorrà continuare a sentire sotto il naso l’inconfondibile profumo del teatro.

Guido è nato a Montepulciano il 16 Luglio 1998 e gioca a calcio da quando era piccolo, rincorrendo quella palla come se ci fossero attaccati i suoi più grandi sogni. Frequenta il Liceo Linguistico, ma già progettato di dedicarsi a Fotografia, Regia e Montaggio. Porta sempre con sé la sua macchina fotografica e ama fare le foto a qualsiasi cosa. La cosa che lo appassiona di più? I tramonti, come se tra quelle nuvole rosa fossero riflessi i destini del proprio futuro. Non sa nemmeno lui chi sia realmente, ma in fin dei conti sa cosa vuole fare, quello è l’importante.

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Il Magico Mondo di Oz raccontato al Teatro dei Concordi

“Il Magico Mondo di Oz 2017” andrà in scena giovedì 15 Giugno al Teatro dei Concordi, alle ore 21:15. Dopo un anno di lavoro, il nostro laboratorio metterà in scena…

“Il Magico Mondo di Oz 2017” andrà in scena giovedì 15 Giugno al Teatro dei Concordi, alle ore 21:15. Dopo un anno di lavoro, il nostro laboratorio metterà in scena i temi analizzati di una favola apparentemente semplice, ma in realtà molto complessa. Una bambina bionda ci ha insegnato a guardare il mondo in maniera diversa.

Il laboratorio è formato da 32 bambine del paese di Acquaviva dai 4 ai 10 anni. Una trentina di ragazzine, che ho l’onore e l’onere di supervisionare, che passano i loro pomeriggi dentro un piccolo teatro dividendosi compiti in base alle loro capacità. Tra loro c’è chi monta coreografie, chi si occupa della scenografia, chi scrive copioni, chi recita, chi si occupa della parte tecnologica… insomma, ognuno è importante al fine della buona riuscita, e la parola d’ordine è “creatività”.

Lo spettacolo “Il Magico Mondo di Oz 2017” è liberamente tratto da “Il Meraviglioso Mago di Oz”, famoso romanzo per ragazzi di Frank Baum. Nel video che segue potrete vedere cos’è successo nel dietro le quinte della preparazione dello spettacolo, con interviste e foto creative realizzate dalle bambine del laboratorio.

Marta Parri e Guido Domenichelli hanno curato il video backstage de “Il magico mondo di Oz”. 

Marta è nata il 18 Marzo 2000 all’ospedale vecchio di Montepulciano, dove ora si trova un negozio di animali (nulla avviene per caso). Frequenta il Liceo Linguistico ma la sua più grande passione è lo spettacolo. Danza da 12 anni e si è fermata solo per 2, provando tutti gli sport esclusi il pattinaggio e la ginnastica artistica. Si dedica all’organizzazione di spettacoli da tre anni, e se vi dice che a causa di queste attività finisce in pronto soccorso almeno un paio di volte all’anno, potete crederle. Non sa ancora cosa farà della sua vita, ma, comunque vada, vorrà continuare a sentire sotto il naso l’inconfondibile profumo del teatro.

Guido è nato a Montepulciano il 16 Luglio 1998 e gioca a calcio da quando era piccolo, rincorrendo quella palla come se ci fossero attaccati i suoi più grandi sogni. Frequenta il Liceo Linguistico, ma già progetta di dedicarsi a Fotografia, Regia e Montaggio. Porta sempre con sé la sua macchina fotografica e ama fare le foto a qualsiasi cosa. La cosa che lo appassiona di più? I tramonti, come se tra quelle nuvole rosa fossero riflessi i destini del proprio futuro. Non sa nemmeno lui chi sia realmente, ma in fin dei conti sa cosa vuole fare, quello è l’importante.

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Le proiezioni di Paravidino. Una recensione a “I Vicini”

Lo spettacolo ‘I Vicini’ di Fausto Paravidino è andato in scena al Teatro Mascagni di Chiusi il 3 marzo 2015 Ottenebrato e vitale, l’appartamento de-saturato de “I Vicini” di Fausto…

Lo spettacolo 'I Vicini' di Fausto Paravidino è andato in scena al Teatro Mascagni di Chiusi il 3 marzo 2015

Ottenebrato e vitale, l’appartamento de-saturato de “I Vicini” di Fausto Paravidino. Una casa scevra  di corruzioni interne, illuminata dalle proiezioni fotoniche delle esterne immaginate: quadrature un po’ Ultimo Tango a Parigi, senza depravazione; un po’ Io e Annie, con pochissimo individualismo narrativo. Un’abitazione pura, di una coppia pura. I voli pindarici woodyalleniani del caratterismo instaurato dall’interpretazione del protagonista, e del reticolo dialogico che allestisce, alimentano quell’iniziale fiducia, quel movimento di avvicinamento del pubblico verso l’intimità domestica di una coppia (Fausto Paravidino e Iris Fusetti), apparentemente incorrotta, turbata solamente da brevi sogni, neanche lontanamente classificabili come incubi. Sembra che nessuna luce venga dall’alto, ma che tutto si proietti (in più accezioni) dalle quinte.

Poi giungono i nuovi vicini (Sara Putignano e Davide Lorino). La paura dell’Altro, che invade uno spazio invisibile, non appartenuto, ma comunque avvertito come violato. Ecco che l’ambiente inizia ad oscillare tra la rassicurazione e l’inquietudine, una diegesi affidata al buio (buio che torna più volte e scinde i tronconi narrativi, assumendosi la responsabilità del racconto). Ecco che le paratie della scenografia diventano più espressionistiche, pur nel loro oggettivo ordinamento riconoscibile, divengono la prospettiva lineare dell’irrazionalità. Le scanalature della messa in scena definiscono argutamente doppi-passi retorici; commedia che diventa tragedia che diventa farsa che torna tragedia, e così via. Il ritmo delle battute rallenta, le parole prendono più respiro.

Leggi l'intervista a Fausto Paravidino

Le due coppie si confrontano sulle loro auto certificazioni, sui rispettivi ruoli. Le due coppie si definiscono tramite le loro paure, e sulla necessità di annullarsi per moltiplicazione di negazioni.

Protagonisti della problem playI Vicini”, sono i fantasmi (Monica Samassa). I grandi assenti del passato, i veri agenti della storia, che trasportano tutto il rancore, tutta la sofferenza e tutta l’ossessione esistenziale, nel presente, nell’impossibilità di una reale incisione. Insieme ai fantasmi, viaggiano sullo stesso binario, i problemi di coppia, le difficoltà della convivenza.  “I Vicini” racconta quelle parentesi esistenziali in cui sembra non succedere niente e in realtà accade tutto. Racconta il memento dei fantasmi che benedicono la bellezza di essere mortali, finiti, prossimi a morte certa. Quei fantasmi che ci ricordano d’essere vivi. La vita è quella vibrazione terribile che ci prende quando siamo impauriti, la stessa che ci mancherà terribilmente, quando saremo vecchi e non riusciremo più neanche a raccontare.

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Eugenio Allegri e Leo Muscato al Teatro Mascagni con il loro Edipus

Caposaldo della poetica non allineata, al Teatro Mascagni di Chiusi arriva Edipus. L’appuntamento con il teatro d’autore è venerdì 5 dicembre (ore 21.15) quando sul palco del Mascagni salirà uno…

Caposaldo della poetica non allineata, al Teatro Mascagni di Chiusi arriva Edipus.

L’appuntamento con il teatro d’autore è venerdì 5 dicembre (ore 21.15) quando sul palco del Mascagni salirà uno sperimentatore linguistico, un “comico dell’arte”, interprete tra i più raffinati della nostra scena: Eugenio Allegri, diretto dal grande Leo Muscato.

Lo spettacolo, una residenza artistica della Fondazione Orizzonti d’Arte di Chiusi, sarà preceduto da “A tu per tu”, l’aperitivo con l’autore di scena nel foyer del Mascagni, a partire dalle ore 18:00. Un momento di approfondimento per entrare nel dietro le quinte di Edipus, la rivisitazione del più noto testo classico “Edipo re” di Sofocle, firmata da Giovanni Testori.
La storia racconta la vita di un capocomico, lo “Scarrozzante”, che in un teatrino di provincia tenta di mettere in scena una rappresentazione su Edipo. Abbandonato dal primo attore e dalla prima attrice, che hanno preferito strade più comode, lo Scarrozzante si trova dunque a ricoprire tutti i ruoli, finendo per confondere il piano del racconto con quello della sua disastrata vicenda autobiografica. Il testo su cui ruota l’interpretazione di Allegri offre molti spunti per un’elaborazione del tutto nuova dal punto di vista della storia, della forma e del linguaggio, tanto che Testori inventa “l’italicano”, una deformazione linguistica, misto di lombardo, di francesismi e latinismi, che recupera in questo spettacolo la sua piena teatralità.

Anche per questo spettacolo, prima e dopo la rappresentazione, sarà possibile cenare in teatro dalle 19.30 con un menù degustazione di prodotti tipici preparato dai ristoranti La Zaira, Il Grillo è Buon Cantore, Il Punto e, guest star enoica della serata, la cantina Colli Santa Mustiola.

Il prossimo appuntamento a teatro sarà a Natale, domenica 21 dicembre, ore 17:00, con la danza della scuola “Etoile” diretta da Monica Pelosi, che si esibirà in una serata di auguri.

Il 2015 aprirà i battenti con la storia del teatro che calcherà il palco del Mascagni: Giorgio Albertazzi, che a Chiusi porterà in scena “Il Mercante di Venezia”, uno spettacolo con un cast di oltre 18 attori per un grande classico che non deluderà le aspettative, in programma sabato 10 gennaio.

L’appuntamento con la danza, domenica 1 febbraio 2015, sarà con Tocnadanza Venezia e il suo “Made in Italy – I soliti Ignoti. Omaggio a Monicelli”. Uno sguardo sull’Italia e su noi italiani, sui nostri difetti e sui nostri pregi, con affettuosa autoironia, perché così come diceva di noi Winston Churchill:

“gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre”

Spazio al sorriso e alle risate con “Le Beatrici” di Stefano Benni, uno spettacolo tutto al femminile, dove nel circo della fantasia il travestimento è d’obbligo e i cliché femminili vengono smontati, sul palco sabato 21 febbraio 2015.

Il 3 marzo arriva a Chiusi, con la nuova produzione del Teatro Stabile di Bolzano “I Vicini”, Fausto Paravidino definito dalla critica “l’unico scrittore vero di teatro degli ultimi anni”.

Gran finale di stagione domenica 15 marzo con il mattatore Paolo Rossi e il suo “L’importante è non cadere dal palco”, dal cabaret al mistero buffo 2.0, attraverso Molière, Cecchelin, Jannacci, Gaber, fino ad arrivare a Shakespeare, un excursus sul teatro di Paolo Rossi, irriverente, rivoluzionario, pirotecnico.

Per gli abbonamenti, altre informazioni e prenotazioni rivolgersi ai numero 0578/226273- 0578/20473 oppure 3459345475 e inviare una email abiglietteriafondazione@gmail.com

 Comunicato stampa di Fondazione Orizzonti d’Arte del 3 dicembre 2014.
Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione.

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Ferite a morte: lo spettacolo teatrale della Dandini a Cortona

Evento speciale, fuori dalla tradizionale stagione di prosa, al teatro Signorelli di Cortona Venerdì 24 ottobre ore 21,15. Ferite a Morte con Lella Costa, Orsetta De Rossi, Giorgia Cardaci, Rita Pelusio …

Evento speciale, fuori dalla tradizionale stagione di prosa, al teatro Signorelli di Cortona Venerdì 24 ottobre ore 21,15. Ferite a Morte con Lella Costa, Orsetta De Rossi, Giorgia Cardaci, Rita Pelusio 

Ferite a Morte nasce come un progetto teatrale sul femminicidio scritto e diretto da Serena Dandini, una antologia di monologhi sulla falsariga della famosa Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master costruita con la collaborazione di Maura Misiti, ricercatrice del CNR.

I testi attingono alla cronaca e alle indagini giornalistiche per dare voce alle donne che hanno perso la vita per mano di un marito, un compagno, un amante o un “ex”.

L’evento teatrale, in cui numerose donne illustri e note al grande pubblico danno voce a un immaginario racconto postumo delle vittime, vuole essere un’occasione di riflessione, un tentativo di coinvolgere l’opinione pubblica, i media e le istituzioni.

Tutti i monologhi di Ferite a Morte  parlano dei delitti annunciati, degli omicidi di donne da parte degli uomini che avrebbero dovuto amarle e proteggerle.

Non a caso i colpevoli sono spesso mariti, fidanzati o ex, una strage familiare che, con un’impressionante cadenza, continua tristemente a riempire le pagine della nostra cronaca quotidiana.

Dietro le persiane chiuse delle case italiane si nasconde una sofferenza silenziosa e l’omicidio è solo la punta di un iceberg di un percorso di soprusi e dolore che risponde al nome di violenza domestica. Per questo non bisogna smettere di parlarne e cercare, anche attraverso il teatro, di sensibilizzare il più possibile l’opinione pubblica.

Oggi Ferite a Morte è anche un blog che raccoglie e diffonde notizie sul tema della violenza alle donne, informazioni sui centri di accoglienza, segnalazioni di progetti messi in atto dai sostenitori per avviare buone pratiche in materia, storie, appuntamenti, iniziative nate sulla scia dei testi di Serena Dandini.

Al blog sono associati una pagina Facebook e un profilo Twitter, utili da un lato a rendere virale la diffusione dei contenuti, dall’altro a concentrare in quel luogo virtuale una comunità di uomini e donne uniti dalla necessità e dall’urgenza di questa battaglia di civiltà.

Affiancheranno Lella Costa (artista tra le più lucide, appassionate, socialmente consapevoli e impegnate delle nostre scene) tre attrici attive in campo televisivo, cinematografico e teatrale: Orsetta De Rossi, dopo il debutto nella Tv delle ragazze, ha preso parte a Tutti pazzi per amore e I Cesaroni e, al cinema, a La seconda volta di Mimmo Calopresti, Matrimoni di Cristina Comencini e L’amore è eterno finché dura di Carlo Verdone; Giorgia Cardaci che ha lavorato nelle produzioni televisive Camera Café, Raccontami, Il capo dei capi e Il commissario Manara e preso parte ai film Ferdinando e Carolina di Lina Wertmüller, Il trasformista di Luca Barbareschi e Io, loro e Lara di Carlo Verdone. Prossimamente reciterà in Stai lontana da me di Alessio Maria Federici; e Rita Pelusio che ha studiato mimo e clownerie e ha preso parte alle produzioni televisive Markette e Colorado Café, mentre in teatro ha lavorato con Natalino Balasso.

Info teatro Signorelli 0575 601882

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Voce, Fuoco e Sangue Barbarico al Castello di Sarteano

Il teatro equestre che è andato in scena al Castello di Sarteano, nella serata dell’8 agosto, è stato un racconto mitico, in cui il rapporto tra uomo e cavallo ripercorre la…

Il teatro equestre che è andato in scena al Castello di Sarteano, nella serata dell’8 agosto, è stato un racconto mitico, in cui il rapporto tra uomo e cavallo ripercorre la storia della civiltà. La “Partitura per voce, cavalli, incudine con mantice e bordone” della Corte Transumante di Nasseta è stato uno spettacolo unico e irripetibile, con l’affascinante voce di Giovanni Lindo Ferretti e gli splendidi cavalli maremmani a tenere gli spettatori con il fiato sospeso per oltre un’ora. Un teatro barbarico e montano, che già dalla conferenza stampa di presentazione aveva già lasciato intuire la sua eccezionalità.

Lo spettacolo al Castello di Sarteano è stata la prova generale della versione che verrà portata a settembre a Firenze, lungo le rive dell’Arno. Uno spettacolo che proviene dall’appennino e che, anche se ha messo in scena sette cavalli maremmani al posto dei venti utilizzati dalla Corte Transumante di Nasseta, ha mantenuto la stessa epicità e lo stesso valore narrativo.

IMG_2677Proprio il racconto è al centro di evento straordinario come quello che Giovanni Lindo Ferretti, Marcello Ugoletti, Cinzia Pellegri e tutti gli altri artisti hanno donato a Sarteano. Più di trecento spettatori, una piazza gremita in ogni angolo. E più di trecento storie, perchè a ogni spettatore corrisponde una storia. Ognuno ha assistito allo spettacolo, ha vissuto la storia, ha creato il suo racconto. Ma uno spettacolo del genere ha bisogno di più. Se, tra tutti i racconti che lo spettacolo è stato capace di creare, proprio io ho la pretesa di volerne parlare attraverso queste parole scritte, significa che è necessario raccogliere la sfida. Una cronaca o una recensione sarebbero fuori luogo: l’unica risposta a uno spettacolo del genere è la riflessione. Non la pretesa di comprendere, ma il dovere di raccontare a mia volta.

Voce. La voce di Giovanni Lindo Ferretti è magica, nel vero senso della parola. Incredibile la sua capacità di catturare il pubblico e trascinarlo verso un racconto orale, scandito dal ritmo delle sue parole. Sono bastate un paio di frasi per far piombare il silenzio al Castello di Sarteano e trascinarlo all’interno del racconto. La parola è il fondamento stesso della magia: è la parola che evoca il mondo e lo crea, attraverso il canto/racconto. La parola magica che è in grado di dirigere le azioni dell’interlocutore: l’incantesimo, appunto, che provoca lo stato di estasi, l’incanto. Per non parlare della voce di Dio che crea il mondo: in principio era il Verbo, ed è il Verbo a dare vita al creato attraverso il suo racconto evocatore. Quando diciamo che la voce di Giovanni Lindo Ferretti è magica, quindi, non stiamo scherzando. Ha il potere magico di creare questo particolare teatro, di incantare il pubblico e di evocare il racconto.

Cavalli. I protagonisti di un passato forse dimenticato. Nel teatro della Corte Transumante di Nasseta i cavalli danzano, galoppano, giocano, accompagnano gli addestratori. Addestrare dei cavalli così difficile da addestrare è forse la sfida più bella e affascinante. Ma lo è ancora di più, se si pensa al ruolo fondamentale che i cavalli hanno giocato nella storia dell’umanità. Il compagno animale per eccellenza di tutta la nostra storia, dall’epoca dei cacciatori all’età classica, dal medioevo all’età moderna. Fino a diventare il simbolo della potenza delle automobili e gli oggetti del desiderio delle contrade in tanti pali folcloristici in giro per i borghi, senza più riferimenti ai valori culturali del passato. Forse questo teatro restituisce ai cavalli il rispetto che meritano, perché senza di loro non ci sarebbe stata la civiltà umana.

IMG_2688Fuoco. La fucina del fabbro non è soltanto un intermezzo o un accessorio scenico. Il fuoco è protagonista al pari della voce e dei cavalli, perchè è l’elemento principe della civilizzazione. Non distrugge, crea. Il fabbro usa il fuoco per plasmare i metalli, quindi per plasmare il mondo. E il martello che batte sull’incudine diventa la sua voce, che seguendo il proprio ritmo crea la musica. Il fabbro, quindi, non si limita a forgiare gli zoccoli dei cavalli: alimenta il fuoco creatore e detta il ritmo della nostra musica, la musica del racconto della civilizzazione.

Sangue. Purosangue o mezzosangue? I cavalli maremmani utilizzati dalla Corte Transumante di Nasseta forse sono stati scartati dagli allevatori, forse sono considerati troppo oscuri e ribelli per essere addomesticati. Non è importante. Abbiamo creduto che la nobiltà fosse nel sangue, e invece era il sangue stesso ad essere nobile. Il sangue barbarico dei cavalli è il sangue barbarico di chi li cavalca, li addestra, li accompagna. Il sangue barbarico è il sangue dei barbari che ciclicamente distruggono la civiltà. I barbari che calano su Roma, i mongoli che invadono Pechino. Ma ancora una volta il fuoco che brucia nel sangue barbarico non è fuoco distruttore, bensì creatore. Perchè il barbaro non distrugge la civiltà, bensì l’Impero: arriva a dissolvere l’impero romano e la dinastia cinese, arriva a demolire l’autorità chiusa in sé stessa, infilata in un vicolo cieco. Il sangue barbarico è il sangue punk, che distrugge l’autorità e crea un nuovo racconto civilizzatore.

IMG_2694Mito. Lo spettacolo equestre della Corte Transumante di Nasseta è un racconto epico, che cerca di costruire un canto mitico della storia della nostra civiltà. E tocca corde dentro di noi che credevamo sopite. C’è qualcosa nel mito che rimane in noi. Non è soltanto la voce magica di Giovanni Lindo Ferretti, il battere ritmico sull’incudine, il sangue ribelle contro l’autorità costituita. Non è soltanto il fascino per un animale come il cavallo che ha accompagno la storia e l’evoluzione dell’umanità. C’è qualcosa di più: il mito. Ancora oggi i bambini continuano ad aver paura del buio e dei temporali, dei ragni e dei serpenti, nonostante l’energia elettrica e la tecnologia digitale. Non hanno la stessa paura delle armi da fuoco o delle automobili, che sono sicuramente più pericolose dei vecchi nemici dell’umanità. Sono elementi ancestrali che fanno parte di noi, che non si perdono nel giro di due secoli, ma ci accompagnano sempre.

Il racconto è il mezzo attraverso cui il fuoco del mito si alimenta e continua a bruciare. Il più grande merito dello spettacolo, a mio avviso, è la sua capacità di dare voce a questo racconto mitico. Se volete vivere anche voi questo racconto, e magari creare il vostro, non potete che seguire la Corte Transumante di Nasseta e assistere ai prossimi spettacoli. Quello del Castello di Sarteano era unico e irripetibile, ed è giusto che sia così.

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I numeri della 15° ed. della Festa della Musica di Chianciano Terme

Quasi 10 mila persone nei primi 4 giorni di programmazione. 15 concerti con ospiti di caratura nazionale e internazionale, 140 volontari impiegati nell’organizzazione, 100.000 utenti raggiunti su facebook, l’attenzione della…

Quasi 10 mila persone nei primi 4 giorni di programmazione. 15 concerti con ospiti di caratura nazionale e internazionale, 140 volontari impiegati nell’organizzazione, 100.000 utenti raggiunti su facebook, l’attenzione della stampa web e cartacea, 1000 euro raccolti tramite il crowdfunding, oltre 1000 pasti serviti dal ristorante a km zero dell’associazione, la presenza sul oltre 40 siti specializzati su musica e tempo libero, il sostegno di numerosi piccoli sponsor privati locali e il coinvolgimento di tutta la comunità locale in un’età compresa tra i 16 e i 70 anni. Questi i numeri della Festa della Musica 2014.

“Una quindicesima edizione piena di emozioni” – afferma Carlo Beligni, Presidente dell’associazione Culturale Collettivo Fabrica, alla quale spetta il merito di aver organizzato la manifestazione, “la preoccupazione per il meteo: non tanto sul fronte concerti, ma per tutti gli stand. L’Area ristoro immersa nella pineta del Parco Fucoli, i viali con il Market del Festival e l’Area Pizzeria nella suggestiva zona della mescita dell’acqua termale. La paura che tutto fosse compromesso sia sotto il profilo logistico sia sotto il profilo della sostenibilità economica del Festival. Il Festival ha invece strizzato l’occhio al cielo e tutto lo staff adesso può sorridere onorando questo regalo con un’organizzazione impeccabile.”

“Dopo un allestimento durato settimane il Parco era davvero un gioiello. Persino il tempo ha voluto bene alla Festa della Musica e ieri notte vedere gli Asian Dub Foundation uscire dai camerini pregando il cielo poco prima del concerto ha rafforzato le nostre buone vibrazioni. Indimenticabile il concerto stellato delle Luci della Centrale Elettrica così come quello dei i talentuosi Mellow Mood e la “sorpresa” Sycamore Age. La serata dedicata agli artisti locali ha reso omaggio all’Istituto Musicale Bonaventura Somma di Chianciano Terme portando sul Palco il giorno successivo lo stile e la personalità di The Bad Mexican, a cui a nostro avviso, manca soltanto una degna promozione. Ieri una notte magica, il Groove di Appaloosa [nel loro rider nessuna richiesta particolare, ma soltanto quella di tenere il volume alto sul palco. Richiesta accolta visto l’orario].”

Festa della Musica 2014 - Alcuni volontari - Foto di Emiliano Migliorucci“La classe di M+A ha poi lasciato spazio alla carica degli Asian Dub Foundation: schegge impazzite, un continuo salire pezzo dopo pezzo, suonando la carica per 90 minuti con un gran finale che manda il pubblico in visibilio. Lo stupore e i complimenti di ogni singolo artista, di ogni tour manager inorgoglisce lo Staff backstage. Alla Festa della Musica l’accoglienza ad artisti e tecnici è la prima cosa, il nostro marchio di fabbrica. Così come la produzione e l’allestimento tecnico audio e luci, degno dei migliori Festival italiani e stranieri [come hanno dichiarato giovedì serà sul palco i Mellow Mood]. Il tutto arricchito e documentato da un press office e da una squadra di fotografi e videomakers di assoluto livello per un risultato che unisce professionalità e passione e che offre un servizio sempre attuale e soprattutto istantaneo. Più di 100 artisti, 40 artigiani, un allestimento e una location unici e poi stand multimediali con il virtual tour del festival e laboratori musicali per bambini.”

“Il ringraziamento quindi va a tutto lo Staff. 140 volontari, un gruppo importante di giovanissimi, da Chianciano e dai paesi vicini [altro segnale importantissimo], che hanno senza dubbio risvegliato i cuori dei “veterani” lavorando al Festival con una scioltezza sconcertante. Il gruppo dell’allestimento che rende concreta l’idea non ha paragoni. Alla Festa della Musica la gran parte degli stand è marchiata Collettivo Fabrica, come ad esempio la Birreria (Uno stand in legno di 14 mt x 4 è interamente progettata e realizzata dalle squadre di montaggio). La cornice di un Parco unico fa il resto. Incontenibile l’entusiasmo dello Staff dell’area Ristoro con il servizio Buffet curato in ogni dettaglio e il menù degustazione a base di Birra, non quella commerciale, ma quel piccolo miracolo tutto locale di un Birrificio della Valdorcia. Il servizio Pizzeria a cura di un staff nato tutto a fine anni ’90 completa l’offerta che Collettivo Fabrica propone al proprio pubblico.”

“Un ringraziamento forte a chi ci sostiene e, su tutti, ogni singolo commerciante, ogni albergatore, ogni piccola azienda che crede in questo progetto culturale e a chi dedica il proprio tempo, i propri mezzi e si spende per la Festa della Musica. Al Comune di Chianciano Terme e alla Società di Gestione di Terme Spa per la collaborazione. E’ il Festival dei 140 volontari: la vitalità giovanile tutta al servizio della propria Città, per diffondere musica, partecipazione, sorrisi e condivisione.”

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Lo spettacolo equestre di Lindo Ferretti al Castello di Sarteano

Segnatevi questa data: 8 agosto 2014. Lo spettacolo equestre di Giovanni Lindo Ferretti dal titolo “Partitura per voce, cavalli, incudine con mantice e bordone”, nella splendida cornice del castello di…

castellosarteanoSegnatevi questa data: 8 agosto 2014. Lo spettacolo equestre di Giovanni Lindo Ferretti dal titolo “Partitura per voce, cavalli, incudine con mantice e bordone”, nella splendida cornice del castello di Sarteano, rischia di diventare l’evento più affascinante dell’estate in Valdichiana.

Affascinante per via della sua unicità, della sua particolarità e della sua irripetibilità. Il teatro equestre della “Corte Transumante di Nasseta” è infatti una forma artistica che gioca sull’esperienza dei suoi spettatori, con un teatro che viene definito barbarico e montano. Non viene utilizzato nessun artificio scenico, ma soltanto cavalli maremmani, meno spettacolari ma più legati alla tradizione della gente di montagna, che ha praticato per secoli la transumanza delle greggi dall’Alpe alla Maremma. Un teatro che viene messo in scena all’alba o al tramonto, utilizzando la luce naturale e l’illuminazione del fuoco, che crea un’affascinante combinazione con i paesaggi, gli animali e gli abitanti.

marcellougolettiLa conferenza stampa di presentazione dello spettacolo equestre ha subito messo in mostra l’eccezionalità di quest’evento. All’interno di una camera del Castello di Sarteano, seduti su balle di fieno, una manciata di redattori dell’informazione locale (La Valdichiana e TeleIdea) sono stati conquistati dalle parole di Giovanni Lindo Ferretti, artista che si è conquistato un posto nella storia della musica italiana. Inutile rievocare la sua storia, le sue creazioni e le sue opere: per quello, i più disinformati potranno spendere qualche minuto su wikipedia o su youtube. Ma la presenza dell’artista è solo un valore aggiunto a un teatro equestre che si mostra fin da subito come unico ed irripetibile: ogni volta che viene messo in scena, è un’esperienza nuova. Giovanni Lindo Ferretti è capace di estasiare con il suo racconto appassionato, non a caso nello spettacolo è definito come “Il Signore della Parola”:

“Le nostre famiglie sono sopravvissute per secoli praticando la transumanza – ha spiegato Lindo Ferretti – e il teatro equestre è la celebrazione delle nostre radici, della nostra identità e della nostra cultura. Racconta la storia dei nostri monti, della nostra comunità: è una storia epica. Abbiamo portato spettacoli equestri per i piccoli borghi dell’Appennino e sembravamo il pifferaio magico. Eravamo in grado di trascinare dietro di noi tutti coloro che vedevano i cavalli passare. Riuscivamo a tenere incantanti i bimbi e i ragazzini. Il nostro è stato un tentativo, ma il riscontro del pubblico ci ha dato la forza di proseguire: se qualcosa ai giorni nostri, che non sia una macchinetta, è in grado di incantare una banda di ragazzini, bisogna perseverare.”

ferrettisarteanoAlla conferenza era presente anche il Signore dei Cavalli, Marcello Ugoletti, che insieme alla moglie Cinzia Pellegri, Signora della Corte, nello spettacolo ha il compito di addestrare e guidare i maremmani. Una passione, quella per i cavalli, che non è soltanto nostalgia per il passato, ma il rispetto per un elemento che appartiene alla nostra identità e alla nostra tradizione, perché la storia dell’umanità è impensabile senza la storia del cavallo:

“Oggi la dimensione sportiva è l’unico contesto in cui i cavalli sono accettati nella società. Ma il nostro teatro non è riducibile alla pratica dei centri ippici, si inserisce nella tradizione equestre. Questo progetto ha una vera e propria dimensione letteraria e artistica, vuole trasmettere un sistema sapienzale e culturale che il rapporto uomo-cavallo ha accumulato nel corso del tempo.”

Grande emozione nelle parole di Michele Rossi, autore di una biografia di Giovanni Lindo Ferretti, e del sindaco di Sarteano, Francesco Landi, orgoglioso di essere riuscito a portare uno spettacolo così particolare e affascinante nella splendida cornice del Castello di Sarteano:

“Artisti di grande passione e cultura – osserva il Sindaco Landi – hanno scelto lo scenario del nostro castello senese, struttura di fine Quattrocento, semplicemente per la sua bellezza. Si tratta di una grande occasione culturale e, insieme, di un grande riconoscimento. Questa è un’opera prima che reca il marchio Sarteano Living. Ne siamo lusingati e orgogliosi”

Ferretti_titoloNon ci resta quindi che attendere il prossimo 8 agosto per assistere a questo spettacolo. Il teatro equestre, barbarico e montano, è opera della “Corte Transumante di Nasseta”, libera compagnia fondata nel 2010 da Giovanni Lindo Ferretti, Marcello Ugoletti e Cinzia Pellegri, con l’intenzione di domare e addestrare razze maremmane e d’Appennino e praticare uno spettacolo contemporaneo anomalo, per collocazione geografia, stilistica e culturale. La corte vuole quindi salvaguardare il patrimonio che fa parte della nostra tradizione, e il teatro equestre viene definito come il restauro di un’opera d’arte.

Al Castello di Sarteano, nella serata dell’8 agosto, andrà in scena un teatro fatto di parola, suono e senso, che diventa canto epico, in cui il rapporto tra uomo e cavallo ripercorre la storia della civiltà. Presto partirà la prevendita dei biglietti all’ufficio turistico di Sarteano, corso Garibaldi 9. Tutte le informazioni saranno reperibili su www.sarteanoliving.com, al numero telefonico 0578269204 e, ovviamente, anche su www.lavaldichiana.it!

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“Alice: fuga dal paese delle meraviglie” in scena al Castello di Sarteano

Dal 12 al 19 Luglio, presso il Castello di Sarteano, sarà in scena lo spettacolo “Alice: Fuga dal Paese delle Meraviglie”. Per prenotare i biglietti, è possibile scrivere al seguente…

Dal 12 al 19 Luglio, presso il Castello di Sarteano, sarà in scena lo spettacolo “Alice: Fuga dal Paese delle Meraviglie”.

Per prenotare i biglietti, è possibile scrivere al seguente indirizzo: info@arrischianti.it. Il costo del biglietto è di 10,00 € e lo spettacolo ha come orario di inizio le 22.oo. In caso di maltempo, lo spettacolo si terrà in teatro.

Note di Regia

“Affrontare Alice è entrare proprio in un Paese delle Meraviglie, con personaggi, motti di spirito, incontri e filastrocche che solo all’apparenza sono per bambini

Alice è una giovane donna che si trova di fronte a delle situazioni inaspettate, cercando sempre di esserne all’altezza, e di ricavare da esse degli insegnamenti; tutti gli strani personaggi infatti la mettono in discussione, le chiedono “Chi sei?” per poi chiedere che significato ha il suo nome, la fanno parlare senza ascoltarla, la coinvolgono in mille peripezie costringendola a cambiare statura, voce, aspetto.

Il paese in cui viaggia Alice non è quindi meraviglioso se non nel suo significato più proprio: desta stupore, lascia a bocca aperta, sconvolge, confonde, sbigottisce: è un paese da cui è difficile andare via, perché sorprende e ammalia, ma che non lascia crescere, diventare grandi, adulti.

La nostra Alice è quindi alla stazione, per prendere il treno che la porterà all’estero. Ha finito l’università, e questo meraviglioso Paese che è l’Italia non le permette di crescere: è troppo grande per studiare, troppo piccola e inesperta per lavorare, troppo qualificata per questo, poco qualificata per quello… Alice aspettando il treno si addormenta, e sogna, e fa mille e mille incontri, anche quelli, meravigliosi. Al risveglio, sarà poi lei a decidere se e come uscire da questo Paese, dove le persone che ha (forse) sognato e le cose che le hanno dette sono reali come la panchina della stazione sulla quale è seduta”.

alice copertina

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“Una notte in Tunisia”: Alessandro Haber arriva al Teatro Poliziano

Al Teatro Poliziano di Montepulciano va in scena “Una Notte in Tunisia”: uno spettacolo magistralmente interpretato da Alessandro Haber La stagione del Teatro Poliziano si arricchisce di un grande protagonista:…

Al Teatro Poliziano di Montepulciano va in scena “Una Notte in Tunisia”: uno spettacolo magistralmente interpretato da Alessandro Haber

La stagione del Teatro Poliziano si arricchisce di un grande protagonista: venerdì 7 marzo, ore 21.15, arriva a Montepulciano Alessandro Haber con “Una notte in Tunisia”. Lo spettacolo vede Haber cimentarsi in un’interpretazione definita impeccabile e superba dalla critica nazionale. Il testo di Vitaliano Trevisan tratteggia il potere e la sua caduta, attraverso una vicenda ispirata alla realtà italiana: un racconto tanto esistenziale, quanto politico. La regia di Andrée Ruth Shammah mette a fuoco uno dei personaggi politici più controversi del nostro tempo.

Al termine di un breve passaggio iniziale introduttivo, Alessandro Haber entra in scena a rapire l’attenzione del pubblico fino alla fine dello spettacolo: l’attore, che ha lavorato con artisti quali Pupi Avati, Pier Paolo Pasolini e Mario Monicelli, garantisce anche in questo caso spessore e credibilità al personaggio. Il testo alza lo sguardo dalla cronaca e della storia, dalla trama degli ultimi giorni di vita del signor X (così definito nel testo) e diventa metafora di un potere al collasso. Alessandro Haber è immerso in un corpo a corpo con la parola scritta, da verificare ossessivamente con se stesso e con chi si trova intorno. Primo, fra tutti, il fedele e indispensabile Cecchin, portiere d’albergo, che dà ritmo allo spettacolo e muove con leggerezza la scena e le azioni degli altri personaggi: il fratello preda di contraddizioni e la moglie che cerca inutilmente di convincerlo a partire.

Sotto la tenda che ripara dal vento, da una veranda a strapiombo sul mare nella sua casa tunisina, il protagonista riceve il fratello e la moglie per un’ultima cena. Durante il dialogo smonterà un rocambolesco tentativo di rimpatrio architettato per lui dalla famiglia e consegnerà ai suoi pochi commensali, i suoi ultimi uditori, il suo solo pubblico rimasto, i fogli del suo testamento politico. Un testamento che Haber recita come Bettino Craxi soleva declamare alla Camera dei Deputati, un testo fatto di rivendicazioni rancorose ma anche di disilluse istantanee sull’Italia che ha lasciato.

«Ho visto nel signor X un personaggio shakespeariano, tragico per eccellenza: un uomo di grandissimo potere nel momento in cui ogni potere gli viene meno; un uomo in decadenza e in malattia» commenta lo stesso Trevisan. La forza dello spettacolo sta dunque nell’interpretazione del protagonista: la fisicità, la voracità, il talento e l’energia compressa sempre pronta ad esplodere, calzano perfettamente il personaggio del signor X.

 

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