La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Autore: Marta Parri

Nessuno, atto 3: arredamento e scenografia

Continua la preparazione di “Nessuno”, questa volta lavorando non in maniera immanente, ma trascendente. Non parlerò di come cresce il mio bambino, o se ho la pancia a punta o…

Continua la preparazione di “Nessuno”, questa volta lavorando non in maniera immanente, ma trascendente. Non parlerò di come cresce il mio bambino, o se ho la pancia a punta o i fianchi larghi, ma di come mi sto preparando per accoglierlo, per farlo sentire mio e per caratterizzarlo. In questo periodo i lavori stanno procedendo sull’arredamento della cameretta: non sarà rosa o blu, perché non voglio sapere il sesso, mi preoccupo solo che ci sia un letto e tutto ciò che possa rendere l’ambiente un posto sicuro.

In termini di spettacolo, l’arredamento è composto da tanti fattori, infatti in questo mese ho comprato e montato la “culla”, ovvero, per intenderci, sono iniziate le prove con gli attori, concentrandosi sui lavori di biomeccanica, training autogeno e linguaggio del corpo. In più, come ogni camera che si rispetti, ho comprato tutte quelle cose che apparentemente sembrano inutili, ma che poi trovano la loro funzionalità nell’essere ciò che sono. La ditta di arredamento (coloro che mi aiutano a montare le mensole e l’armadio) è composta dagli scenografi Federica, Nico, Daniele, Selene e Gaia (due dei quali conosciuti alla Casa della Cultura di Torrita di Siena): personaggi fuori dalle righe, da ogni schema, che non possono essere guidati o diretti, che sono indefiniti e indefinibili.

Gli scenografi daranno un’ambientazione al bambino che sta per nascere, un posto nel quale avrà il diritto di essere se stesso, o di sentirsi ciò che vuole. La cameretta sarà la stessa, ma le case saranno due: i palchi in cui verrà messo in scena lo spettacolo saranno quelli del Teatro dei Concordi e del Teatro Poliziano.

Quando il bambino nascerà, dovrà pure indossare qualcosa: per poter far questo, insieme a Pauline (che definirei la zia di questo bambino) siamo andate alla sartoria del Teatro Poliziano. Tra vestiti troppo stravaganti, tulle, corpetti e cappotti anni ’20, abbiamo messo da parte ciò che ci interessava di più, per vestire gli attori dello spettacolo.

Adesso vi saluto che devo ancora capire come funziona lo scaldalatte. Del resto, per ora, gioco solo a travestirmi da “mamma regista”, non lo sono realmente.

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Nessuno, atto 2: sviluppo e immaginazione

Sono ormai arrivata al secondo mese di “gravidanza”, un mese particolare per una aspirante regista, così come per una mamma. In questo momento tutto deve conciliare, ogni margine deve essere…

Sono ormai arrivata al secondo mese di “gravidanza”, un mese particolare per una aspirante regista, così come per una mamma. In questo momento tutto deve conciliare, ogni margine deve essere definito e oltre a quello non si può andare. Il mio bambino delle forme comincia ad averle, sono sicura che da questa ecografia riuscirete a vederlo e non vi sembrerà semplicemente un feto, ma uno spettacolo, qualcosa che nasce.

In questo mese la nostra compagnia si è arricchita dell’ultimo personaggio, si sono strette collaborazioni con gli scenografi Nico e Federica, si è creata la collettività sperata, e anche la storia è stata quasi ultimata. In pratica è come se questo bambino cominciasse già a sviluppare le mani che saranno fondamentali nella sua vita, per toccare le cose; in fondo è come se le mani conoscessero la verità prima di noi. Per non parlare di come respira: non potrei dire che respira a pieni polmoni, ma sta già cominciando a capire come sia quella sensazione. Gli organi principali quali lo stomaco, l’intestino, il pancreas hanno cominciato a dare già i primi segni di riconoscimento, ci vorrà del tempo prima che possano cooperare tutti assieme per la vita di quell’essere che ha bisogno di loro per esistere.

E gli organi di questo “bambino” per me sono i personaggi: Mila, carismatica, matura, cresciuta troppo in fretta e determinata. Hana, capace di mostrare una fittizia vivacità, apparentemente spensierata, empatica e un po’ ingenua. Peter, un giovane soldato ambizioso, figlio di una vita un po’ crudele nei suoi confronti, con un guscio troppo duro nel quale a volte non riesce più a entrare e dal quale è ancora più difficile uscire. Tomi, insicuro, sensibile, riflessivo, emotivo e troppo fragile per avere accanto a sé un amico come Peter, ma più coraggioso di quanto possa sembrare. Interpretati rispettivamente da Benedetta Margheriti, Emma Bali, Giovanni Pomi e Riccardo Laiali, attori di provenienze diverse, compagnie diverse e strade diverse, ed è questa diversità ciò che farà sicuramente trovare fra loro un nucleo che possa esprimere al meglio il messaggio di questa storia.

Ma la parte più bella sta iniziando, quella in cui ogni mamma inizia a immaginarsi il suo piccolo: come sarà, di che colore avrà gli occhi, saranno grandi, piccoli, a mandorla o rotondi? E cosa sarà bravo a fare? Giocare a calcio, a tennis, diventerà una ballerina, sarà alta, bassa? Insomma ogni mamma in questa fase inizia a crearsi delle aspettative che poi – stando a quanto dicono tutte – vengono sempre disattese, naturalmente in meglio. Perché finché non ci sei, finché non sarà quel giorno, non ci si può minimamente immaginare la sensazione che si ha quando si vede per la prima volta quello che è stato dentro di noi per così tanto tempo.

Questo spettacolo me lo immagino altalenante, un climax di emozioni pervaderà il mio corpo prima di quello degli attori e del pubblico. So che avrò la pelle d’oca lungo la schiena, so che in qualche parte mi commuoverò, ma non posso sapere altro, perché anche io, come voi, quello spettacolo lo vedrò la sera stessa. E allora nei mesi successivi potrò dire com’è stato, ammesso che la troppa emozione non offuschi i ricordi.

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Nessuno, atto 1: il concepimento

“Il concepimento” è un titolo strano, effettivamente molto strano. No, se ve lo state chiedendo, non sto per diventare madre, o almeno non sto per avere un bambino. In realtà…

“Il concepimento” è un titolo strano, effettivamente molto strano. No, se ve lo state chiedendo, non sto per diventare madre, o almeno non sto per avere un bambino. In realtà amo le metafore. La maggior parte delle volte, nel corso della vita, ci spieghiamo tramite questa figura retorica, per renderle più divertenti e meno statiche, noiose, o scontate. Il concepimento è l’inizio di una vita, creare qualcuno o qualcosa. Il verbo concepire ha una polivalenza nella lingua italiana, si può difatti concepire un’idea, un concetto oppure un essere vivente. Quando si concepisce si crea qualcosa, si mette a frutto ciò che prima era soltanto in potenza d’essere o  di diventare. Di cosa potrei parlare allora, che cosa potrei concepire?

Teatro. Questa è la mia parola preferita nella lingua italiana. La scorsa stagione del Teatro dei Corcordi si è conclusa con il successo de “Il magico mondo di Oz 2017” andato in scena il 15 Giugno al termine di un anno di lavoro con le trenta bambine del laboratorio “Teatro Danza” dell’associazione “Il Fierale” di Acquaviva. Poche settimane fa è iniziata la preparazione ad un’altra grande avventura, un altro viaggio alla scoperta di  tante nuove persone (ma anche di tante nuove parti di me). Dopo tutti gli errori commessi, tutte le nuove nozioni acquisite, i punti su cui fare forza, si riparte con un nuovo spettacolo, ovvero un bambino da mettere al mondo. Che aspetto avrà questo bambino? Rispetto agli altri sembrerà nato da un’altra madre o almeno me lo auguro, forse sto esagerando, diciamo da una madre migliore di quella del passato, più consapevole di ciò a cui va incontro.

Il nuovo debutto, previsto per il mese di Giugno 2018, parlerà di guerra. Avrà come sfondo la guerra dei Balcani, Prijedor e Sarajevo, ma in realtà parlerà di tutte le guerre, poiché tutte si accomunano, hanno le stesse cause e le stesse conseguenze. Un climax ascendente di emozioni sempre più complesse verrà messo in scena, ma soprattutto una conseguenza straziante della guerra: la spersonalizzazione. Perdere l’identità ed essere costretti all’uguaglianza, aiuta la distruzione di massa, la cancellazione delle proprie peculiarità, delle caratteristiche che ci rendono diversi gli uni dagli altri, che ci contraddistinguono nella società.

Per documentare la nascita del nuovo spettacolo (documentare aiuta a veder crescere le cose) mi sono armata di una piccola telecamera e durante le prime settimane di lavoro ho già incontrato i responsabili dell’Istituto di musica di Montepulciano per comporre la musica e le colonne sonore, oltre a due giovani ragazze che interpreteranno i ruoli delle attrici protagoniste (Emma Bali e Benedetta Margheriti). È bello amare le cose, perché in questo modo si fanno amare anche agli altri; posti di fronte a questo progetto nessuno poteva dire di no. Il gruppo sta prendendo vita, ma ancora non siamo del tutto al completo, e presto crescerà.

Sto scrivendo la storia, concentrandomi sui desideri e le speranze di ragazzi che hanno vissuto la guerra. Sto scrivendo le emozioni, ciò che sui libri di storia a volte non trova spazio. Questi sono argomenti e spunti di riflessione a cui noi nella nostra quotidianità non badiamo; il teatro, del resto, serve anche a far pensare.

Perché ho deciso di raccontare attraverso questi articoli la nascita dello spettacolo? Immaginatevi che sia un’ecografia che posso rivedere tra un anno, e magari piangere come le mamme ricordando i primi momenti. Concepire qualcosa non è una passeggiata, ma quanto è bello provare tutte queste emozioni!

La prossima volta che leggerete queste pagine, questo bambino avrà un mese in più e magari assomiglierà a quello che potrebbe diventare. Come si chiamerà? Nessuno.

Riparto da qui.

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Bravìo 2017: i fioretti delle contrade

Quest’anno, all’edizione 2017 del Bravìo delle Botti, siamo andati in giro per le contrade di Montepulciano per chiedere ai contradaioli grandi e piccoli quali fioretti sarebbero stati disposti a compiere…

Quest’anno, all’edizione 2017 del Bravìo delle Botti, siamo andati in giro per le contrade di Montepulciano per chiedere ai contradaioli grandi e piccoli quali fioretti sarebbero stati disposti a compiere in caso di vittoria della propria contrada. Così ognuno di loro si è rivolto a un santo particolare, e alla fine la contrada vincente è stata proprio quella di Voltaia; come promesso, la sera della vittoria i contradaioli hanno portato il rettore in carretta in giro per il paese. Dopotutto, un fioretto è un fioretto!

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Un’estate di crescita per il gruppo di danza “Ecole de Ballet”

“Ecole de Ballet” è la scuola di danza di Sinalunga, guidata da Maria Stella Poggioni, che coinvolge bambini e ragazzi nel conseguimento di una maggiore scoperta di una disciplina artistica…

“Ecole de Ballet” è la scuola di danza di Sinalunga, guidata da Maria Stella Poggioni, che coinvolge bambini e ragazzi nel conseguimento di una maggiore scoperta di una disciplina artistica come la danza.

Abbiamo incontrato le componenti del gruppo durante la prima serata della 78° edizione del Bruscello Poliziano, dove loro stesse rappresentano una novità. Ne abbiamo approfittato per intervistarle sulle attività che le hanno viste protagoniste durante l’estate a Montepulciano e dintorni.

Ecco la video intervista, con riprese e montaggio a cura di Guido Domenichelli:

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Apprendista Cantierista: diario di bordo

Questo è un diario che parla del Cantiere dal punto di vista di Marta. All’interno del Cantiere Internazionale d’Arte la mia funzione non era stabile, ogni giorno avevo compiti diversi…

Questo è un diario che parla del Cantiere dal punto di vista di Marta. All’interno del Cantiere Internazionale d’Arte la mia funzione non era stabile, ogni giorno avevo compiti diversi in qualità di apprendista. Ho deciso di scrivere un diario per vivere appieno le esperienze che stavo facendo e le emozioni che stavo provando.
Scrivere aiuta a far comprendere meglio quello che stiamo vivendo, agli altri come a se stessi.
Questo è il mio racconto, di ciò che ho vissuto durante il nostro Cantiere.

Diario #1

Ore 21:05 – È tarda sera, l’atmosfera è tra le più suggestive. Una luce illumina il nostro spettacolare Duomo, un’altra luce molto più soffusa illumina Palazzo Ricci. Chiunque passi ha il naso rivolto verso l’alto. Prima che tutto inizi, il suono di un tamburo accompagna l’entrata degli spettatori. Un venticello estivo scompiglia le chiome del pubblico e i musicisti accordano gli ultimi strumenti. Il fiato si accorcia, le pupille si dilatano.

Il prossimo spettacolo sta per cominciare, e io, guardandomi intorno, non capisco bene dove mi trovo. Sono in mezzo alle amiche e alle colleghe con cui condivido lo stage al Cantiere; mi piace considerarci come una ciurma di apprendisti. Mentre eravamo persi nelle chiacchiere, un applauso ci ha stupiti. I musicisti stanno entrando, chi con in mano una tromba, chi con in mano un violino, ognuno prendendo posizione. Tra il pubblico cala il silenzio, ed è un silenzio assordante. Poi un clarinetto dà inizio a quella meravigliosa magia che è la musica.

Diario #2

Ore 15:47 – Inizia il mio secondo giorno da apprendista al Cantiere Internazionale d’Arte. Anche oggi l’atmosfera non appare per niente rilassata. In Piazza Grande sta provando un gruppo di danza, e anche io e le mie colleghe siamo abbastanza impegnate con il lavoro. Chi non frequenta il mondo dello spettacolo forse non può capire, ma tutti i minimi pezzi di questo puzzle devono combaciare perfettamente.

Forse si potrebbe pensare che il Cantiere sia dedicato esclusivamente a un pubblico straniero, ma ho scoperto che non è così. Sono proprio i poliziani a occupare le prime file della platea agli spettacoli, e tra i poliziani si possono trovare compositori, registi, musicisti… I poliziani più interessanti sono quelli che lavorano dietro le quinte degli spettacoli del Cantiere, e oggi vorrei parlare di loro. Partirei da Magdalena, la ragazza della biglietteria: semplice, accogliente e sempre con il sorriso; per poi passare a Lavinia: elegante, fine e rassicurante.

Se devo essere sincera, mi sono sempre chiesta il motivo per cui si chiamasse Cantiere. Forse adesso l’ho capito, ma non so se sia solo il mio pensiero. È un po’ come se a Montepulciano si costruisse l’arte: in ogni angolo del nostro paesino suona un violino, un pianoforte, con melodie uniche.

Credo che per lavorare in questo settore e coordinare un grande evento si debba essere una buona squadra, come una grande famiglia. Un ciurma in cui regna la complicità, in cui si ride, si scherza e ci si prende sul serio quanto basta. Ecco una ricetta per la buona riuscita di tutto questo (capito, Marta? Ricordatelo per il futuro!). Mi auguro di incontrare tante famiglie e capire a quale appartenere, chissà che a questo Cantiere non trovi la colonna sonora della mia vita!

Ore 21:00 – Il teatro inizia a riempirsi, e io non potevo che essere presente. Anche se ho già finito il mio turno, amo troppo il teatro per mancare a un evento come questo. In mezzo al pubblico che assiste a “ Le sette ultime parole di Cristo ”, scrivo quel che mi passa per la testa, e quello che l’arte mi trasmette.

Violini e violoncelli incoronano un volto scuro di pelle, un volto meraviglioso. La musica accompagna tutti i problemi di questo mondo, e il volto malinconico nello schermo guarda il pubblico, il responsabile di questo misero mondo. La madre di Cristo è stata sostituita da una donna moderna con indosso degli occhiali, sul led di fianco a lui un uomo con un tablet in mano rappresenta il mondo odierno. Si parla di tutto, di grandi temi come la speranza, e dell’importanza di recuperare il tempo nell’epoca di internet.

Diario #3

Ore 15:20 – Una sala verde ben illuminata, un pianoforte e un violoncello, file e file di sedie. Sono seduta nell’ultima fila, da sola con il musicista. Lui non sembra dire nulla, o quasi. A parte la tipica frase: c’è dell’acqua? Mi accoglie con una sviolinata. In termini di musica, chiaramente.
Tutto nella sala di Palazzo Ricci è così armonico e naturale. Ci siamo soltanto io e il musicista in mezzo a questa sala.

Li ho osservati in questi giorni, i musicisti. Personaggi bizzarri, un po’ narcisi, decisi e sicuri di sé. Credo che in parte il loro carattere sia giustificato dalla capacità di produrre qualcosa di così meraviglioso, qualcosa che per la maggior parte dipende da loro. La musica non è naturale, anche se si genera dal tutto: è un meccanismo complesso, inspiegabile.

Il musicista inizia a suonare. Le mani magre e rovinate dalla corda incantano. Quanto più la musica aumenta, quanto più io scrivo veloce, velocissimo, troppo veloce. Mi rivolge uno sguardo severo. Ma tanto da questa stanza la musica arriva ovunque, no?


Il diario di Marta continua nell’ebook gratuito “Apprendista Cantierista” disponibile per tutti i nostri lettori affezionati!

Potete scaricarlo all’interno della piattaforma Patreon, nella sezione dedicata al magazine: la pubblicazione è gratuita ed è ottimizzata per l’esperienza da smarpthone e tablet.

Se avete difficoltà a scaricarlo o avete bisogno di formati alternativi al Pdf, contattateci alla mail: redazione@lavaldichiana.it


(Photo credits © Irene Trancossi)

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Il Magico Mondo di Oz e il terremoto in centro Italia

“Il Magico Mondo di Oz 2017” andrà in scena giovedì 15 Giugno al Teatro dei Concordi: un libero adattamento de “Il Meraviglioso Mago di Oz”, il romanzo per ragazzi di…

“Il Magico Mondo di Oz 2017” andrà in scena giovedì 15 Giugno al Teatro dei Concordi: un libero adattamento de “Il Meraviglioso Mago di Oz”, il romanzo per ragazzi di Frank Baum, interamente curato dal laboratorio di 32 bambine del paese di Acquaviva.

In base al tema dello spettacolo, che è quello dell’aiuto nei confronti degli altri, abbiamo coinvolto le persone vicine a noi che possono aver bisogno di aiuto. In questo caso abbiamo pensato di invitare allo spettacolo i bambini della casa famiglia di Montepulciano; loro, così come le bambine del nostro laboratorio, si meritano di essere coinvolti e sentirsi parte della comunità.

Anche il tema del terremoto in centro Italia è stato inserito in relazione alla tematica dell’aiuto che è alla base dello spettacolo. Come già accaduto negli anni passati, non ci limitiamo a parlare di noi, ma anche del mondo che ci circonda, poiché è il Paese gigante in cui viviamo. Abbiamo parlato di qualcosa che riguarda delle zone particolarmente vicine alle nostre, ovvero il terremoto che ha colpito Norcia, Amatrice e dintorni, e delle persone che in questo momento hanno bisogno del nostro aiuto. Sono sicura che l’arte arriverà anche da loro, che quella sera sentiranno che stiamo facendo qualcosa non soltanto per noi e che ci sono persone che ancora pensano alla loro situazione.

In questo video abbiamo raccolto i pensieri e i commenti delle bambine del laboratorio sul tema del terremoto in centro Italia e sulla relazione tra il tema dell’aiuto e lo spettacolo su cui abbiamo lavorato nel corso degli ultimi mesi.

Marta Parri e Guido Domenichelli hanno curato il video backstage de “Il magico mondo di Oz”. 

Marta è nata il 18 Marzo 2000 all’ospedale vecchio di Montepulciano, dove ora si trova un negozio di animali (nulla avviene per caso). Frequenta il Liceo Linguistico ma la sua più grande passione è lo spettacolo. Danza da 12 anni e si è fermata solo per 2, provando tutti gli sport esclusi il pattinaggio e la ginnastica artistica. Si dedica all’organizzazione di spettacoli da tre anni, e se vi dice che a causa di queste attività finisce in pronto soccorso almeno un paio di volte all’anno, potete crederle. Non sa ancora cosa farà della sua vita, ma, comunque vada, vorrà continuare a sentire sotto il naso l’inconfondibile profumo del teatro.

Guido è nato a Montepulciano il 16 Luglio 1998 e gioca a calcio da quando era piccolo, rincorrendo quella palla come se ci fossero attaccati i suoi più grandi sogni. Frequenta il Liceo Linguistico, ma già progettato di dedicarsi a Fotografia, Regia e Montaggio. Porta sempre con sé la sua macchina fotografica e ama fare le foto a qualsiasi cosa. La cosa che lo appassiona di più? I tramonti, come se tra quelle nuvole rosa fossero riflessi i destini del proprio futuro. Non sa nemmeno lui chi sia realmente, ma in fin dei conti sa cosa vuole fare, quello è l’importante.

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Il Magico Mondo di Oz raccontato al Teatro dei Concordi

“Il Magico Mondo di Oz 2017” andrà in scena giovedì 15 Giugno al Teatro dei Concordi, alle ore 21:15. Dopo un anno di lavoro, il nostro laboratorio metterà in scena…

“Il Magico Mondo di Oz 2017” andrà in scena giovedì 15 Giugno al Teatro dei Concordi, alle ore 21:15. Dopo un anno di lavoro, il nostro laboratorio metterà in scena i temi analizzati di una favola apparentemente semplice, ma in realtà molto complessa. Una bambina bionda ci ha insegnato a guardare il mondo in maniera diversa.

Il laboratorio è formato da 32 bambine del paese di Acquaviva dai 4 ai 10 anni. Una trentina di ragazzine, che ho l’onore e l’onere di supervisionare, che passano i loro pomeriggi dentro un piccolo teatro dividendosi compiti in base alle loro capacità. Tra loro c’è chi monta coreografie, chi si occupa della scenografia, chi scrive copioni, chi recita, chi si occupa della parte tecnologica… insomma, ognuno è importante al fine della buona riuscita, e la parola d’ordine è “creatività”.

Lo spettacolo “Il Magico Mondo di Oz 2017” è liberamente tratto da “Il Meraviglioso Mago di Oz”, famoso romanzo per ragazzi di Frank Baum. Nel video che segue potrete vedere cos’è successo nel dietro le quinte della preparazione dello spettacolo, con interviste e foto creative realizzate dalle bambine del laboratorio.

Marta Parri e Guido Domenichelli hanno curato il video backstage de “Il magico mondo di Oz”. 

Marta è nata il 18 Marzo 2000 all’ospedale vecchio di Montepulciano, dove ora si trova un negozio di animali (nulla avviene per caso). Frequenta il Liceo Linguistico ma la sua più grande passione è lo spettacolo. Danza da 12 anni e si è fermata solo per 2, provando tutti gli sport esclusi il pattinaggio e la ginnastica artistica. Si dedica all’organizzazione di spettacoli da tre anni, e se vi dice che a causa di queste attività finisce in pronto soccorso almeno un paio di volte all’anno, potete crederle. Non sa ancora cosa farà della sua vita, ma, comunque vada, vorrà continuare a sentire sotto il naso l’inconfondibile profumo del teatro.

Guido è nato a Montepulciano il 16 Luglio 1998 e gioca a calcio da quando era piccolo, rincorrendo quella palla come se ci fossero attaccati i suoi più grandi sogni. Frequenta il Liceo Linguistico, ma già progetta di dedicarsi a Fotografia, Regia e Montaggio. Porta sempre con sé la sua macchina fotografica e ama fare le foto a qualsiasi cosa. La cosa che lo appassiona di più? I tramonti, come se tra quelle nuvole rosa fossero riflessi i destini del proprio futuro. Non sa nemmeno lui chi sia realmente, ma in fin dei conti sa cosa vuole fare, quello è l’importante.

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