La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: giornalismo

La Valdichiana: è tempo di cambiamenti

Raccontare un territorio significa viverlo, conoscerlo, entrare in contatto con le sue vere radici culturali: partecipare, in qualche modo, alla costruzione della sua identità. E un territorio come quello della…

Raccontare un territorio significa viverlo, conoscerlo, entrare in contatto con le sue vere radici culturali: partecipare, in qualche modo, alla costruzione della sua identità. E un territorio come quello della Valdichiana non è un territorio da cartolina, bensì un rapporto continuo tra uomo e natura, tra passato e futuro, in cui l’uomo ha contributo a modificare il pesaggio, adattandolo al cambiamento.

Quando abbiamo fondato “La Valdichiana”, meno di due anni fa, lo abbiamo fatto per dare voce a questo territorio. Volevamo creare una testata giornalistica che rivendicasse la Valdichiana come territorio e come identità centrale, che non fosse semplicemente un inserto di un altro giornale o un luogo di confine in altri contesti. Pur senza ospitare un capoluogo di provincia, pur nel suo provincialismo e nella sua rete diffusa di comuni, idee, somiglianze e diversità, eravamo convinti che la Valdichiana avesse una dignità da raccontare. E non volevamo che questo giornale diventasse simile a una cartolina del paesaggio, un luogo in mostra da visitare e non da vivere, schiavo del suo passato. Proprio come gli uomini che hanno modificato il paesaggio della Valdichiana, ci siamo resi conto che il nostro e il vostro giornale aveva necessità di cambiare.

Nel corso di questi 18 mesi circa, abbiamo lavorato per darvi informazione di qualità, abbiamo acquisito autorevolezza e rispetto grazie alla nostra professionalità, affrontando con umiltà e dedizione il lavoro quotidiano. Abbiamo investito su canali di diffusione come i social network senza averne paura, abbiamo cercato di migliorarci in continuazione senza adagiarci sugli allori. Perchè credevamo che il territorio avesse bisogno di un giornale come questo, e noi dovevamo continuamente dimostrare di essere all’altezza di un compito del genere. Abbiamo fatto del nostro meglio: a volte non è bastato, ma ci siamo impegnati per migliorarci, adattarci, cambiare.

10866068_708426619272269_1362214249792088555_oSiete stati in tantissimi a seguirci: sul sito, sui social, attraverso le mail e i commenti. Abbiamo sentito una vicinanza e un’apertura che non si è limitata al mondo virtuale: ci siamo incontrati agli eventi, nei convegni, alle conferenza stampa e in tanti altri momenti di ritrovo. Abbiamo pubblicato tantissimi articoli, dando spazio alle notizie ma anche alle rubriche, alle opinioni, ai contributi di blogger e lettori. Abbiamo parlato tanto, ma soprattutto abbiamo ascoltato. Perchè in quest’era dell’informazione una testata giornalistica non può limitarsi a parlare in maniera unidirezionale con l’autorevolezza della pubblicazione regolarmente registrata: deve partecipare a una conversazione, ampliare la partecipazione, usare la sua professionalità per operare un filtro in maniera positiva e garantire la pluralità e la democrazia dell’informazione.

Da quando abbiamo cominciato quest’avventura, quindi, abbiamo fatto tanto. Anche troppo, forse. Ma il risultato è chiaro: “La Valdichiana” non basta più. Abbiamo raggiunto il nostro scopo, abbiamo capito che il territorio ha una sua dignità da raccontare, e il nostro giornale, così come il nostro lavoro, deve cambiare e adattarsi per affrontare le sfide future. Ci assumiamo un rischio: avremmo potuto accontentarci dei successi conseguiti e rimanere seduti orgogliosamente in cima al nostro piccolo feudo, ma vogliamo fare sempre di più e sempre meglio. Vogliamo contribuare a far crescere questo territorio e crescere assieme ad esso. Vogliamo dimostrare continuamente di essere all’altezza.

Siamo lieti di annunciare la nostra partecipazione a “QuiNews”: un network indipendente di testate locali con sede a Firenze, con un’agenzia videogiornalistica che vuole diventare il punto di riferimento online per la Toscana. Abbiamo sposato il progetto e daremo vita a“QuiNewsValdichiana”, la testata giornalistica che si occuperà delle notizie dal territorio. Ospiteremo tutti gli aggiornamenti costanti dal territorio, con notizie di cronaca, attualità, cultura, politica, eventi, economia e tanto altro, in collegamento a un network di carattere regionale.

“La Valdichiana” si trasformerà invece in un magazine di approfondimento locale, con rubriche, inchieste e interviste, con tutta la professionalità a cui vi abbiamo abituati. La Valdichiana, quindi, non lascia: raddoppia. Da una parte il quotidiano, dall’altra il magazine. Ma sempre la stessa redazione, sempre lo stesso approccio, sempre la stessa volontà di essere all’altezza del territorio di cui facciamo parte.

Per una settimana rimarremo offline, in modo da poter aggiornare il layout e i contenuti dei nostri prodotti editoriali. Vi aspettiamo quindi giovedì 22 gennaio, con il nostro quotidiano di informazione QuiNewsValdichiana.it e il nostro magazine di approfondimento LaValdichiana.it. Due prodotti, entrambi gratuiti, entrambi curati da noi.

Siamo convinti che vorrete rinnovarci il vostro affetto. Tutta la redazione vi ringrazia immensamente per la strada che abbiamo percorso assieme negli ultimi mesi: adesso imbocchiamo un nuovo sentiero, e sarà un altro viaggio meraviglioso da intraprendere tutti assieme.

“Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone” (J.Steinbeck)

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Charlie Hebdo: vittime della libertà di stampa

“Ancora nessun attentato in Francia” È questa la vignetta, raffigurante un terrorista islamico con la barba e il mitra sulle spalle, uscita appena qualche giorno fa su Charlie Hebdo. Una vignetta…

Foto La Repubblica.it

Foto La Repubblica.it

“Ancora nessun attentato in Francia”
È questa la vignetta, raffigurante un terrorista islamico con la barba e il mitra sulle spalle, uscita appena qualche giorno fa su Charlie Hebdo. Una vignetta che, stando ai fatti odierni, ha il sapore di una premonizione, la stessa premonizione che la mattina del 7 gennaio 2015, alle 11:30, si è trasformata in realtà.

Un commando di due uomini con giubbotto antiproiettile e armi da guerra ha attaccato la sede del giornale Charlie Hebdo durante la riunione settimanale di redazione. Dodici i morti, tra i quali il direttore Stephan Charbonnier, detto Charb, tre noti vignettisti e due poliziotti, oltre a numerosi feriti. Stando ai fatti riportati dalle varie agenzie, durante l’attentato il commando avrebbe gridato frasi inneggianti alla vendetta di Allah e alla punizione del Charlie Hebdo.

Il giornale satirico francese aveva già subito un attentato nel 2011, quando la sede venne distrutta a seguito del lancio di diverse bombe Molotov, appena prima dell’uscita del numero dedicato alla vittoria del partito fondamentalista islamico alle elezioni tunisine.

Ma perchè gli islamisti ce l’hanno tanto con Charlie Hebdo?
Charlie Hebdo è un periodico settimanale satirico francese di tradizione libertaria e repubblicana, dallo spirito aspro e irriverente. I suoi bersagli principali sono spesso idee e personaggi del centro-destra, ma non disdegna neanche i partiti di sinistra, siano o meno al governo. Ha un orientamento libertario, di sinistra e fortemente anti-religioso e ha come obiettivo quello di difendere le libertà individuali.

Charlie Hebdo non è solo la testata giornalistica, ma anche il simbolo di un’istituzione del giornalismo irriverente e anticonformista. Le sue vignette graffianti fanno spesso male perché politicamente scorrette, e anche gli articoli incentrati su politica, cultura, estrema destra, cattolicesimo, islam e giudaismo risultano scomodi.

Ecco, queste sono le sue colpe: aver disegnato vignette che non incontrano l’approvazione dei fondamentalisti fanatici, aver espresso opinioni diverse, avere affrontato temi religiosi o politici con molta ironia. E per questo due attentatori hanno massacrato persone inermi, armate di carta e matita, solo perché stavano manifestando il proprio pensiero in libertà.

Da direttrice de La Valdichiana, mi sconcerta pensare quanto sia crudele che persone quali erano quei redazionisti, giornalisti e fumettisti siano rimasti vittime delle loro stesse parole, dei loro pensieri e di quello che dovrebbe essere il diritto di libertà di stampa. Giornalismo significa anche confrontarsi su opinioni diverse, e queste divergenze non dovrebbero portare a stragi, siano esse di matrice religiosa, politica o di altro tipo.

Forse le persone che hanno commesso questa strage vorrebbero che non esistesse questa libertà di espressione, e che tutti fossimo costretti a vivere nell’oscurantismo in una società immobile, dove le professioni di giornalista, scrittore, redazionista e fumettista siano considerate alla stregua di una minaccia, per la loro intrinseca caratteristica di stimolare una società a mantenersi pensante e razionale, in grado di sviluppare idee, pensieri e opinioni propri.

Tutta la redazione si sente vicina alla vittime del massacro, nostri colleghi, e si sente in dovere di ribadire che nessuna minaccia potrà mai ridurre al silenzio l’informazione.

Immagine di Copertina © Alessia Zuccarello (OwletStudio)

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Media Etruria: il futuro della politica e del giornalismo

Di cosa parliamo, quando parliamo di futuro? Il futuro è il tempo che verrà, l’immagina della vita come sarà. Il futuro non è il regno della verità: va immaginato, previsto, progettato,…

Di cosa parliamo, quando parliamo di futuro? Il futuro è il tempo che verrà, l’immagina della vita come sarà. Il futuro non è il regno della verità: va immaginato, previsto, progettato, sperato, temuto. E la politica deve fare la sua parte nella progettazione del futuro, per dare un senso al percorso da intraprendere a livello sociale, culturale e amministrativo per raggiungere determinati obiettivi. La politica non si limita a gestire il presente, ma può e deve immaginare il futuro.

In questo senso, la proposta della stazione per l’alta velocità Media Etruria è una proposta che guarda al futuro. Vengono immaginati i vantaggi che un territorio così vasto (il sud della Toscana, l’Umbria, l’alto Lazio) potrebbe avere grazie al collegamento dell’alta velocità nella tratta Firenze-Roma, vengono presentati progetti, alleanze, condivisioni, piani di sviluppo. Il sindaco di Chiusi, Stefano Scaramelli, si è fatto promotore della candidatura della sua città per ospitare la stazione di Media Etruria, durante un’iniziativa pubblica che si è svolta al Teatro Mascagni lo scorso 21 novembre: una proposta importante per la Valdichiana e per la Provincia di Siena, e un forte cavallo di battaglia per la candidatura del sindaco renziano per la Regione Toscana oppure per il Parlamento. Poco importa, sul piano politico, verificare la fattibilità, la concretezza e l’opportunità della costruzione della stazione Media Etruria a Chiusi: in campagna elettorale conta la capacità di far sognare, di essere protagonisti, di vivere in maniera positiva il futuro e di restituire speranza al territorio. Conta far parlare di sé e dei propri progetti, nel bene o nel male, catalizzare l’opinione pubblica e rendersi credibili e autorevoli agli occhi del pubblico. Tutto questo è possibile grazie alla proposta di un’idea di futuro, di progetti che guardino al domani.

stampaMa questo è il futuro, come ho detto prima: il regno del sogno e della speranza. Il presente, invece, è il regno della realtà: una proposta come quella della stazione Media Etruria a Chiusi merita di essere presa sul serio, nel bene e nel male, e merita di essere sottoposta a critica razionale, per studiarne l’efficacia, la fattibilità e l’opportunità. A chi spetta questo compito? Non ai cittadini, che hanno i loro consueti lavori da svolgere e non possono avere il tempo di cercare le fonti, filtrarle, controllarle e diventare competenti in tutti gli argomenti. Ed è un compito che non spetta neppure ai politici, che possono limitarsi a tirare l’acqua al loro mulino per farsi eleggere in qualche poltrona. È un compito che spetta al giornalismo.

La stazione Media Etruria è un tema che tocca concretamente la Valdichiana e tutta la Provincia di Siena. È passato un mese dall’evento del Teatro Mascagni, e ancora nessun giornale si è preso la briga di approfondire la questione. Di fare un’analisi seria, ragionata, ponderata, studiando la fattibilità della proposta e i suoi effetti, di interrogarsi assieme a tutti gli altri soggetti che potrebbero essere coinvolti nella vicenda. È una mancanza di tutto il mondo dell’informazione locale, che riguarda sia i giornali che le radio e le televisioni di questa provincia. Una grave mancanza che colpisce in particolar modo le testate storiche, quelle che escono in edicola e si fanno trovare in bella mostra in tutto i bar, e che dimostrano ancora una volta la loro inadeguatezza a questa fase storica: il Corriere di Siena e La Nazione di Siena. Tra le testate online ho letto solo gli approfondimenti di Valentina Chiancianesi e Marco Lorenzoni (che da una parte è sempre molto critico nei confronti del primo cittadino di Chiusi, ma dall’altra è stato subito tacciato di essere un gufo invidioso, senza ottenere risposte nel merito, con atteggiamenti tipici del peggiore berlusconismo).

watchdog-not-lapdog-300x237Se ci sono stati approfondimenti seri sulla questione dal mondo giornalistico, in provincia di Siena, vi prego di farmeli conoscere, perchè non ne ho trovati. Gli approfondimenti in cui vengono intervistati i vari politici o i vari individui che a vario titolo concorrono a qualche campagna elettorale non servono a niente, non valgono nulla: è tutta propaganda. Non è informazione, è servitù verso il potere. Sulla stazione Media Etruria abbiamo letto tanta propaganda, tanti comunicati stampa. La politica ha fatto la sua parte, immaginando un’idea di futuro e mettendola sul piatto per una legittima lotta al potere tra i vari contendenti. Ma adesso è il giornalismo che deve fare la sua parte, se in questa provincia ha ancora senso parlare di giornalisti. Se avete ancora un briciolo di orgoglio, un barlume di dignità, un’idea di futuro… datevi una mossa!

“La cosa peggiore per i giornalisti ‘usati’ per fare propaganda è quando i lettori se ne accorgono e il giornalista, apparentemente, no.” (Thomas Baekdal)

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Quello che ho imparato da Tiziano Terzani

Sarà stato il 2005, 2006 quando ho letto il primo libro di Tiziano Terzani, Un Altro Giro Di Giostra. Ricordo che se n’era andato nel 2004 e che di colpo…

Sarà stato il 2005, 2006 quando ho letto il primo libro di Tiziano Terzani, Un Altro Giro Di Giostra. Ricordo che se n’era andato nel 2004 e che di colpo tutta la stampa italiana si era accorta di lui, parlandone con un certo clamore. Come sempre, in Italia, da vivo non ti calcolano minimamente, da morto tutti ti conoscono, ti adorano e ti compiangono. Però lui in vita, da giornalista, era stato considerato come tale da Der Spiegel, un quotidiano tedesco, che gli aveva dato in mano le chiavi di un sogno, del suo sogno: essere corrispondente in Asia, e più precisamente, il primo contratto che ricevette fu quello di corrispondente nel Sud-Est asiatico. 

Il mio percorso nel conoscere i libri di Terzani è andato a ritroso. Sono partita dagli ultimi libri, dedicati tutti alla ricerca del Sé e di una cura, la cura, non tanto la cura del cancro (di cui ha sofferto negli ultimi anni di vita), quanto una cura che esorcizzasse la paura della morte, che estinguesse il terrore di non essere più “sotto i riflettori”, terrore nato dalla mania di protagonismo della vita occidentale. Un Altro Giro di Giostra e La Fine è Il Mio Inizio mi hanno regalato momenti di riflessione, perché in fondo quasi dieci anni fa ero solo una ragazzina che non conosceva così tanto l’universo di pensieri e culture che animavano l’Asia, pensavo che quanto datomi dalla civiltà occidentale fosse sufficiente; quei libri mi hanno regalato lacrime, perché per la prima volta mi avevano fatto pensare alla morte – a quell’avvenimento che aspetta e sorprende, talvolta, ogni essere vivente. Per la prima volta mi hanno fatto pensare: “E quando succederà a me, cosa farò? Cosa dirò? Chi ci sarà con me? Mi spaventerò?”. Poi ho smesso di pensare ossessivamente ed egoisticamente alla mia dipartita, ma ho allargato la prospettiva e ho guardato in maniera più universale al Tutto, al mondo che mi circondava. Guardavo alla natura – e proprio in quegli anni ero andata in Sudafrica, in mezzo alla savana, e lì avevo assistito al grande ciclo della vita e della morte nel regno animale – e vedevo come la natura accettasse quest’alternanza, come l’inizio e la fine continuassero a danzare tra loro, armonicamente e senza grandi traumi. Con naturalezza. Era l’uomo occidentale che aveva fatto della morte uno spauracchio e che aveva spinto i suoi simili a vivere la vita rincorrendo un’illusione di eternità e di perenne protagonismo, che lo ha portato a un rapporto distruttivo in primis con i suoi simili – da allora ritengo che in Occidente si sia sempre più malati, non tanto nel corpo, quanto nella psiche e nell’anima, e che si debba fare qualcosa per guarire – ma soprattutto con la natura stessa, che nel pensiero comune va dominata, in quanto l’uomo è un essere superiore che deve dominare tutto ciò che, in apparenza, non ha un intelletto pari al nostro. È stato proprio da Tiziano Terzani e quei due libri che il mio modo di vedere certi avvenimenti è cambiato completamente. E continua la sua trasformazione e la sua crescita, perché quei libri sono stati in grado di scatenare in me una scintilla meravigliosa, la scintilla che non dovrebbe avere nome, età, limite. E quella scintilla si chiama curiosità

Ma è stato anche un altro libro di Terzani a scuotere quelle fondamenta del mio bagaglio culturale, o meglio, quelle che pensavo fossero le fondamenta sicure del mio sapere. Ed è stato Un Indovino Mi Disse. L’avevo letto in un momento in cui avevo paura di esternare certi miei limiti alle persone che pensavo comprensive verso i miei confronti, verso di Me. Invece, vedevo come la fragilità e l’umiltà di ammettere un proprio limite venissero rifiutati, per viaggiare sullo stesso binario di convinzioni e di abitudini definite non solo incrollabili, ma anche “giuste”. Giuste rispetto a chi? A che cosa? Perché avere il desiderio di non viaggiare in aereo deve essere stupido e devi essere costretto a metterti sull’aereo per arrivare in Asia? Esistono ancora altri modi di muoversi, altri modi di viaggiare che ti fanno vedere il mondo con altre prospettive e altri occhi. Perché muovendo un passo dopo l’altro, anziché viaggiando a velocità irraggiungibili da noi umani, sopra le nuvole, possiamo goderci ogni centimetro di terra attorno a noi. Possiamo vedere tutto, essere sorpresi e meravigliati dall’imprevedibile. 

E perché pensare che quell’area più misteriosa della nostra esistenza, fatta di indovini, maghi (non fattucchieri di quelli che troviamo in televisione) filosofie e religioni diverse sia inutile ai fini della nostra esistenza o superflua, o semplicemente qualcosa di stupido, quando abbiamo la scienza e la tecnologia a darci sicurezza e le risposte che cerchiamo? Ma soprattutto chi mi dice che il modo in cui ho vissuto fino adesso è il modo “migliore” rispetto al resto dei miei simili?

Credo che sia questo l’insegnamento più grande che mi ha dato Tiziano Terzani a livello più personale e intimo, di non dare niente di questo mondo per scontato, di non classificare un pensiero, una cultura come “peggiore o migliore rispetto a…”. Ma soprattutto, mi ha insegnato a guardare dentro di me e a percepirmi come parte di qualcosa di molto più grande, il che ha anche placato certe paranoie che hanno cercato di inculcarmi negli anni. Ho imparato a farmi guidare dalle emozioni, ma anche a mettere certi avvenimenti in “scala”, a non drammatizzarli più del dovuto, rispetto ai problemi veri e realmente drammatici. Ho imparato a limare la violenza dentro di me, a reagire di fronte alle difficoltà con grinta ed entusiasmo. Ora di fronte a molte difficoltà mi sento molto più in pace con me stessa e più sicura nell’affrontarle con la giusta disposizione d’animo. È da qualche anno che ho un rifiuto netto, ho un’irritazione verso i modi violenti di chi si indigna per un nonnulla, nei modi arroganti di chi ti deve far sentire sempre meno importante di lui, di chi si deve far importante ed è nevrotico nella sua mania di controllo di qualsiasi aspetto della sua vita. E non c’è niente di peggio che la calma per farli arrabbiare ancora di più. Ma si arrabbiano loro, mica io.

Come era solito dire, la pace è dentro di noi, se la vogliamo. La nostra ricerca deve partire da dentro di noi. Io ho iniziato questo percorso di ricerca interiore per diventare una persona e una giornalista migliore. Perché se riesco a mettere delle fondamenta buone dentro di me, anche verso gli altri, verso il mio lavoro e le mie passioni potrò essere una persona migliore.

Come giornalista, l’ho sempre reputato uno dei miei modelli e non l’ho mai negato. A volte mi guardo attorno – c’è chi pensa che diventerò una grande giornalista professionista come Quello e Quell’Altro giornalista in televisione. E magari Quello e Quell’Altro mi è capitato di incontrarli e vederli all’opera. E li ho visti anche scendere a compromessi, li ho visti ossequiosi verso individui non di mio gradimento, o mettere in pratica prassi da cui mi ero sempre difesa. E questo mi ha sempre reso piuttosto disillusa, oltre che indignata. Per questo, credo che questa frase di Terzani sia la mia guida e penso che lo sarà sempre in questo percorso:

Ho fatto questo mio mestiere proprio come una missione religiosa, se vuoi, non cedendo a trappole facili. La più facile, te ne volevo parlare da tempo, è il Potere. Perché il potere corrompe, il potere ti fagocita, il potere ti tira dentro di sé! Capisci? Se ti metti accanto a un candidato alla presidenza in una campagna elettorale, se vai a cena con lui e parli con lui diventi un suo scagnozzo, no? Un suo operatore. Non mi è mai piaciuto. Il mio istinto è sempre stato di starne lontano. Proprio starne lontano, mentre oggi vedo tanti giovani che godono, che fioriscono all’idea di essere vicini al Potere, di dare del “tu” al Potere, di andarci a letto col Potere, di andarci a cena col Potere, per trarne lustro, gloria, informazioni magari. Io questo non lo ho mai fatto. Lo puoi chiamare anche una forma di moralità. Ho sempre avuto questo senso di orgoglio che io al potere gli stavo di faccia, lo guardavo, e lo mandavo a fanculo. Aprivo la porta, ci mettevo il piede, entravo dentro, ma quando ero nella sua stanza, invece di compiacerlo controllavo che cosa non andava, facevo le domande. Questo è il giornalismo.

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Terza edizione del Cortona Mix Festival dal 26 luglio al 3 agosto

Dopo il successo delle due edizioni precedenti, si rinnova dal 26 luglio al 3 agosto l’appuntamento con il Cortona Mix Festival, promosso da Comune di Cortona, Gruppo Feltrinelli e Regione Toscana in collaborazione con Orchestra della Toscana, Accademia degli Arditi e Officine della…

Dopo il successo delle due edizioni precedenti, si rinnova dal 26 luglio al 3 agosto l’appuntamento con il Cortona Mix Festival, promosso da Comune di CortonaGruppo Feltrinelli e Regione Toscana in collaborazione con Orchestra della ToscanaAccademia degli Arditi e Officine della Cultura.

Anche quest’anno il festival offre al pubblico un ricchissimo e variegato programma di incontri, spettacoli e laboratori, che abbraccia tante diverse discipline artistiche incoraggiandone il dialogo, l’intreccio e la rielaborazione. Nei nove giorni fitti di appuntamenti, si potrà spaziare dall’ascolto in piazza della Nona Sinfonia di Beethoven a un incontro con il presidente dell’Autorità nazionale antimafia Raffaele Cantone, da un tu per tu con Daniel Pennac – insieme allo spettacolo teatrale tratto da un suo romanzo – a un dialogo su fumetti, musica e cinema con Gipi, dall’incontro con Freda Kelly, la segretaria dei Beatles, a un’effervescente serata rock’n’roll con Max Weinberg e Roy Bittan della E Street Band, dalla presentazione del vincitore del Premio StregaFrancesco Piccolo, al tributo al grande pittore cortonese Luca Signorelli con Tom Henry.

Numerosi i protagonisti del panorama culturale italiano e internazionale con i quali il pubblico potrà dialogare, fra best seller, nuovi modi di fare letteratura e di guardare alla nostra società: Giuseppe CatozzellaGiovanni FlorisBjörn Larsson, Loredana Lipperini, Maurizio MaggianiFrédéric MartelMichele SerraSalvatore Veca, il collettivo di scrittori Wu MingGiovanna Zucconi. E ancora: il corso di scrittura con Alessandro Mari, il laboratorio per ragazzi Look Around Lab, le sessioni mattutine dell’arte marziale BodyDaiShido, le proiezioni notturne su grandi figure come Picasso, Vivian Maier e Salinger, e una suggestiva cena con vista sulla Val Di Chiana.

Solo un piccolo assaggio dell’intenso programma che animerà le consuete location cittadine: sedi abituali come Piazza Signorelli, il Teatro Signorelli, il Centro Sant’Agostino e new entry come il Museo Diocesano e la Chiesa di Sant’Antonio.

“Siamo molto orgogliosi del nostro Mix Festival”, dice Francesca Basanieri, Sindaco di Cortona. “In soli tre anni si è imposto come uno dei festival di maggior spessore e successo in tutta Italia. In questa terza edizione è ancora più forte l’intreccio tra i big della cultura e dello spettacolo. Penso agli ospiti internazionali del calibro di Daniel Pennac e del maestro del giallo nordico quale Björn Larsson, o agli italiani Michele Serra e Francesco Piccolo, ma anche ai grandi eventi musicali quali il progetto sui Genesis di Steve Hackett ed alla esclusiva europea del gruppo di Max Weinberg che ospiterà un altro membro della storica E-Street Band di Bruce Springsteen, il pianista Roy Bittan. Siamo veramente soddisfatti di tutto il programma da quello letterario a quello musicale, alla danza ed ai progetti mattutini per i ragazzi. Ancora una voltaCortona ha saputo superarsi e per nove giorni sarà davvero un bel mix, che potrà soddisfare sia gli abitanti che i tanti turisti italiani e stranieri”.

Tutti gli ospiti in programma:

Accademia Daishido, Mauro Astolfi, Clara Bauer, Vincent Berger, Bénédicte Billiet, Roy Bittan, Brocante, Matteo Caccia, Raffaele Cantone, Giuseppe CatozzellaChef Rubio, Coro del Maggio Musicale Fiorentino, Luca Crovi, Raffaella De Santis, Habib DembéléEleviole?, Giovanni Floris, Liletta Fornasari, FumiProFumi, Rolando GiambelliGipi, Steve HackettTom Henry, Jorge Herralde, Paolo Jannacci, Freda Kelly, Björn Larsson, Loredana Lipperini, Maurizio Maggiani, Alessandro Mari, Frédéric MartelModena City Ramblers, Danilo NigrelliNobraino, Orchestra della Toscana, Fulvio Paloscia, Dietrich Paredes, Lorenzo Pavolini, Tommaso Pellizzari, Daniel Pennac, Stefano Petrocchi, Francesco Piccolo, Paola Ponti, Alexander Romanovsky, Rosa Diletta Rossi, Daniele Rustioni, Michele Serra, Ximo Solano, Spellbound Contemporary Ballet, Giuseppe Sterparelli, Alessandra Tedesco, Luca Valtorta, Salvatore Veca, Peppe Voltarelli, Max Weinberg, Wu MingZizu, Giovanna Zucconi.

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Andare veloce per restare in forma! La ricetta benessere del giornalismo italiano

La redazione de LaValdichiana.it al completo ha partecipato all’VIII edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Una redazione in grande spolvero, pronta a confrontarsi con realtà giornalistiche diverse, professionisti del…

La redazione de LaValdichiana.it al completo ha partecipato all’VIII edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Una redazione in grande spolvero, pronta a confrontarsi con realtà giornalistiche diverse, professionisti del settore e testate internazionali, un ottimo corso di aggiornamento per giornalisti già affermati e un’ottima palestra per aspiranti tali.

Che il giornalismo in Italia stia cambiando ormai è cosa nota, e non ci vuole di certo un festival per rendersene conto. Il festival di Perugia si definisce internazionale proprio perché riesce a mettere a confronto realtà giornalistiche italiane con quelle del resto del mondo e a volte, ahimè, il confronto non regge più di tanto.

Mentre in Italia siamo legati ancora alla concezione per cui “chi da’ prima la notizia, è più bravo”, negli altri Paesi il problema è “saper dare la notizia” e saperla far correre, usare cioè i giusti canali, che siano social, siti web o carta stampata, l’importante è saper veicolare all’esterno l’informazione. Le notizie, ormai, viaggiano sui social: Twitter ha soppiantato di gran lunga lagenzia Ansa e le sue breaking news, basta saper scegliere “l’uccellino” giusto da seguire e il gioco è fatto, notizie fresche e di giornata. Questo succede perché ormai la comunicazione è bidirezionale, c’è un filo diretto tra chi la produce e chi la riceve, chiunque in rete può fare comunicazione, esprimere un gradimento e condividere sui social media.

In questo modo un giornalista o un editore, giorno per giorno, deve guadagnarsi la fiducia e le aspettative del proprio pubblico. Secondo Mario Tedeschini Lalli, giornalista italiano, questa può essere considerata una rivoluziona al pari della pressa da stampa di Gutemberg. Ed ha proprio ragione! Come spesso accade in Italia, questa rivoluzione è arrivata dopo che tutto il mondo ne sta sperimentato gli effetti.

A cambiare non è la professione del giornalista, il quale non modificherà le sue attività fondamentali (ovvero, selezionare, produrre, curare, correlare e ordinare: questi resteranno tutti i tratti distintivi della professione), a cambiare è l’architettura dell’informazione, la disciplina che da più di dieci anni progetta la comunicazione digitale in funzione dei contesti nei quali essa accadrà: siti web, applicazioni, reti interne, fino all’informazione che andrà ad interagire sempre di più con le persone in tutti gli ambienti fisici.

Ed è qui che oltre alla tecnologia entra in gioco la creatività del contenuto. Ormai da troppi anni il giornalismo in Italia ripete sempre le stesse cose; il giornalista moderno, oltre allo scrivere articoli (sempre più aiutato dagli uffici stampa), deve saper creare, esplorare e capire che la scrittura per il web è diversa da quella della carta stampa. Il segreto è fornire contenuti originali e creativi. La scrittura deve saper catturare l’attenzione di chi legge e andare subito al punto. Il pubblico si stanca a leggere articoli lunghi e prolissi, la maggior parte dei lettori sul web non ha tempo da perdere, vogliono immediatezza, per poter far sentire la propria voce.

La nuova frontiera del giornalismo, però, ci è stata spiegata a Perugia da professionisti stranieri, per lo più americani e tedeschi. I panel dei grandi nomi italiani sono stati soltanto delle pure e semplici vetrine di presentazione, messaggi promozionali e aspetti fin troppo teorici, al contrario di ciò che dovrebbe essere il giornalismo!  Scrivere non è un atto astratto e puramente teorico, la scrittura si può avvicinare all’aspetto grafico e tecnologico. Che gli italiani non abbiano ancora capito la direzione in cui sta andando il nostro giornalismo? Che i nostri giornalisti, i quali dovrebbero essere di esempio per le nuove generazione, non abbiano le idee chiare sulla modernità di un mondo crossmediale? La risposta è data dallo slogan dell’VIII edizione del Festival del Giornalismo di Perugia, e forse non è mai stato così attuale e azzeccato: “Stay Fast, Stay Fit”. Ovvero, la velocità ci sta travolgendo, mantenersi in allenamento ci farà vincere la sfida. E i giornalisti italisti italiani per vincere le sfide che ci lanciano i media internazionali devono fare tanto, tanto sano allenamento.

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The Newsroom – Cosa c’è dietro le notizie?

Domenica  15 Settembre è andata in onda su HBO, l’ultima puntata della seconda stagione, di The Newsroom. Questa fortunata serie è frutto della mente di Aaron Sorkin, scrittore e produttore di…

Domenica  15 Settembre è andata in onda su HBO, l’ultima puntata della seconda stagione, di The Newsroom. Questa fortunata serie è frutto della mente di Aaron Sorkin, scrittore e produttore di altre serie Tv di successo, come West Wing, e di recenti pellicole come The Social NetworkMoneyball. The Newsroom focalizza la sua narrazione sulle vicende che ruotano attorno ad una redazione giornalistica di un canale all-news, Atlantic Cable News. La serie oltre a mostrarci l’impegno e il duro lavoro della redazione, ci offre uno spaccato sull’attualità e sui recenti avvenimenti. La RAI ha acquisito i diritti per trasmettere la serie su Rai 3 a partire da questa stagione autunnale appena cominciata.

Le notizie. Le notizie di attualità non rimangono sullo sfondo, ma condizionano le vicende della redazione. La serie attraverso un escamotage narrativo, ci offre una sorta di riflessione di quegli avvenimenti che non si possono più definire attuali, ma nemmeno si possono archiviare come storia recente. The Newsroom sembra portarci in cabina di regia e mostrarci, come se rivedessimo edizioni di telegiornali di qualche anno fa,  l’evoluzione delle notizie che recentemente hanno colpito l’opinione pubblica e soprattutto come queste vengono affrontate dalla redazione di ACN. Il primo episodio della serie, ad esempio, racconta le vicende legate al disastro ambientale dello sversamento di petrolio nel Golfo del Messico del 2010, passeremo poi, al disastro di Fukushima, alle elezioni in Egitto, alla cattura di Bin Laden, alle primarie del partito repubblicano. La serie in un certo modo ci rinfresca la memoria sulle notizie di estrema importanza che a distanza di qualche tempo non risultano più interessanti.

I personaggi. Il protagonista è Will McAvoy (interpretato magistralmente da Jeff Daniels), anchorman di News Night, l’approfondimento in seconda serata del canale. Giornalista stimato, dichiaratamente repubblicano moderato, Will si metterà nei guai più volte per il suo atteggiamento fortemente critico, soprattutto nei confronti del Tea Party, e per i suoi modi di fare non propriamente concilianti.

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La vita di Will viene sconvolta con l’arrivo in redazione di MacKenzie (Emily Mortimer), produttrice esecutiva del programma, nonché ex-fidanzata di Will. La loro storia non finita bene e mai chiarita, li metterà più volte in difficoltà e condizionerà i loro rapporti lavorativi. Altra vicenda amorosa sarà quella tra Don Keefer (Thomas Sadoski), produttore esecutivo di Right Now l’altro programma serale di ACN, Maggie Jordan (Alison Pill) giovane produttrice associata, e Jim Harper (John Gallagher Jr) produttore senior del programma di Will. La serie dimostra di avere un cast di prima scelta, si apprezzano infatti anche: Dev Patel, protagonista di The Millionaire nel ruolo di Neal, responsabile del blog di Will e delle notizie dal web, Sam Waterson, già visto in Law and Order, nel ruolo di Charlie, responsabile di rete della divisione news e Olivia Munn che interpreta Sloan attraente ed imbranata analista economica della redazione. Al di là del semplice cameo, Jane Fonda veste i panni di Leona Lansing, amministratore delegato della Atlantis Word Media, rete che detiene ACN.

La consiglieresti? Credo che  The Newsroom sia interessante sotto due aspetti. In primo luogo, riporta a galla fatti e notizie ormai sopite, sotto la seppur giusta, inesorabile condanna all’estrema attualità. In secondo luogo, la serie mostra quello che dovrebbe essere il vero giornalismo. È adatta a chi non capisce che il giornalismo deve essere di parte, perché deve dare una propria interpretazione dei fatti, ma proprio per questo aspetto, in una società giusta, il giornalismo deve essere quanto più vario e competitivo, soprattutto quello destinato ad un pubblico più vasto, cioè quello televisivo. Vedere come lavora un team di una redazione, formata da professionisti, ci fa capire che il giornalista non è un mestiere di secondo livello, destinato a tutti: fare il giornalista vuol dire saper leggere la società e darne una propria interpretazione.

Voto. 9/10

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