Di cosa parliamo, quando parliamo di futuro? Il futuro è il tempo che verrà, l’immagina della vita come sarà. Il futuro non è il regno della verità: va immaginato, previsto, progettato, sperato, temuto. E la politica deve fare la sua parte nella progettazione del futuro, per dare un senso al percorso da intraprendere a livello sociale, culturale e amministrativo per raggiungere determinati obiettivi. La politica non si limita a gestire il presente, ma può e deve immaginare il futuro.

In questo senso, la proposta della stazione per l’alta velocità Media Etruria è una proposta che guarda al futuro. Vengono immaginati i vantaggi che un territorio così vasto (il sud della Toscana, l’Umbria, l’alto Lazio) potrebbe avere grazie al collegamento dell’alta velocità nella tratta Firenze-Roma, vengono presentati progetti, alleanze, condivisioni, piani di sviluppo. Il sindaco di Chiusi, Stefano Scaramelli, si è fatto promotore della candidatura della sua città per ospitare la stazione di Media Etruria, durante un’iniziativa pubblica che si è svolta al Teatro Mascagni lo scorso 21 novembre: una proposta importante per la Valdichiana e per la Provincia di Siena, e un forte cavallo di battaglia per la candidatura del sindaco renziano per la Regione Toscana oppure per il Parlamento. Poco importa, sul piano politico, verificare la fattibilità, la concretezza e l’opportunità della costruzione della stazione Media Etruria a Chiusi: in campagna elettorale conta la capacità di far sognare, di essere protagonisti, di vivere in maniera positiva il futuro e di restituire speranza al territorio. Conta far parlare di sé e dei propri progetti, nel bene o nel male, catalizzare l’opinione pubblica e rendersi credibili e autorevoli agli occhi del pubblico. Tutto questo è possibile grazie alla proposta di un’idea di futuro, di progetti che guardino al domani.

stampaMa questo è il futuro, come ho detto prima: il regno del sogno e della speranza. Il presente, invece, è il regno della realtà: una proposta come quella della stazione Media Etruria a Chiusi merita di essere presa sul serio, nel bene e nel male, e merita di essere sottoposta a critica razionale, per studiarne l’efficacia, la fattibilità e l’opportunità. A chi spetta questo compito? Non ai cittadini, che hanno i loro consueti lavori da svolgere e non possono avere il tempo di cercare le fonti, filtrarle, controllarle e diventare competenti in tutti gli argomenti. Ed è un compito che non spetta neppure ai politici, che possono limitarsi a tirare l’acqua al loro mulino per farsi eleggere in qualche poltrona. È un compito che spetta al giornalismo.

La stazione Media Etruria è un tema che tocca concretamente la Valdichiana e tutta la Provincia di Siena. È passato un mese dall’evento del Teatro Mascagni, e ancora nessun giornale si è preso la briga di approfondire la questione. Di fare un’analisi seria, ragionata, ponderata, studiando la fattibilità della proposta e i suoi effetti, di interrogarsi assieme a tutti gli altri soggetti che potrebbero essere coinvolti nella vicenda. È una mancanza di tutto il mondo dell’informazione locale, che riguarda sia i giornali che le radio e le televisioni di questa provincia. Una grave mancanza che colpisce in particolar modo le testate storiche, quelle che escono in edicola e si fanno trovare in bella mostra in tutto i bar, e che dimostrano ancora una volta la loro inadeguatezza a questa fase storica: il Corriere di Siena e La Nazione di Siena. Tra le testate online ho letto solo gli approfondimenti di Valentina Chiancianesi e Marco Lorenzoni (che da una parte è sempre molto critico nei confronti del primo cittadino di Chiusi, ma dall’altra è stato subito tacciato di essere un gufo invidioso, senza ottenere risposte nel merito, con atteggiamenti tipici del peggiore berlusconismo).

watchdog-not-lapdog-300x237Se ci sono stati approfondimenti seri sulla questione dal mondo giornalistico, in provincia di Siena, vi prego di farmeli conoscere, perchè non ne ho trovati. Gli approfondimenti in cui vengono intervistati i vari politici o i vari individui che a vario titolo concorrono a qualche campagna elettorale non servono a niente, non valgono nulla: è tutta propaganda. Non è informazione, è servitù verso il potere. Sulla stazione Media Etruria abbiamo letto tanta propaganda, tanti comunicati stampa. La politica ha fatto la sua parte, immaginando un’idea di futuro e mettendola sul piatto per una legittima lotta al potere tra i vari contendenti. Ma adesso è il giornalismo che deve fare la sua parte, se in questa provincia ha ancora senso parlare di giornalisti. Se avete ancora un briciolo di orgoglio, un barlume di dignità, un’idea di futuro… datevi una mossa!

“La cosa peggiore per i giornalisti ‘usati’ per fare propaganda è quando i lettori se ne accorgono e il giornalista, apparentemente, no.” (Thomas Baekdal)

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