La diffusione di internet ha ormai raggiunto una dimensione globale, ed è sempre più veicolata dagli smartphone: grazie ai dati presentati dal rapporto annuale di “We are Social” sul digitale, possiamo comprendere che più della metà della popolazione mondiale nel 2017 utilizzi gli smartphone, responsabili di più della metà del traffico internet. Anche in Italia i dati sono impressionanti: oltre 39 milioni di persone connesse a internet, di cui 31 milioni possono essere definiti come utenti attivi sui social media.

La diffusione delle tecnologie digitali e l’impatto originato dai social media non può essere trascurato dagli editori e da coloro che operano nel giornalismo; anche se la crescita di questi strumenti è stata rapida, l’editoria italiana non è riuscita a tenere il passo della rivoluzione digitale, faticando sempre più a trovare spazio. La crisi ha colpito soprattutto i quotidiani e le testate dedicate alle notizie, sempre più immerse nel vortice dei social media, della fruizione immediata e della difficoltà di monetizzazione.

Eppure, le innovazioni digitali non possono essere trascurate: secondo l’ultimo rapporto britannico Ofcom, per la percentuale di persone che hanno accesso a internet, la televisione è stata sorpassata da internet quale principale mezzo di accesso alle notizie. La differenza diventa ancora più marcata quando parliamo di informazione locale: tra gli italiani che hanno accesso a internet, la stessa internet è la prima fonte di notizie locali (31%) sopra la televisione (23%). Per quanto riguarda internet, ovviamente, sono i social media a farla da padrone, principalmente Facebook, con la sua capacità di penetrazione attraverso gli smartphone in gran parte della popolazione.

Le riflessioni da fare sarebbero numerose: per una testata locale come “La Valdichiana”, che opera a livello locale e che fin dalla sua nascita si è contraddistinta per lo spiccato utilizzo delle tecnologie digitali, è fondamentale comprendere il ruolo sociale che è chiamata a svolgere in un territorio all’interno di un mondo sempre più interconnesso. Da una parte c’è la costante attenzione alle innovazioni del settore e ai processi formativi per rimanere aggiornati, dall’altra la necessità di informare correttamente i lettori che utilizzano sempre più internet e i social media come fonte prioritaria di notizie.

Anche se gli strumenti stanno cambiando, anche se l’orizzonte è difficile da vedere nell’epoca dei social media, l’etica alla base del lavoro giornalistico non è cambiata. Se la stampa è sempre stata considerata come il “Quarto Potere”, la sua importanza non è necessariamente diminuita: il suo potere rimane, ed è di fondamentale importanza nella nostra società, assieme alla responsabilità che ne consegue. “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”, era la lezione di vita di Spider-Man. E non è un caso che Peter Parker, l’alter-ego del supereroe coi poteri di ragno, lavorasse proprio come giornalista di un quotidiano locale.

La crescente importanza dei social media come fonte di informazione dona agli editori digitali un grande potere, poiché sempre più lettori, anche nei territori più periferici, utilizza questi strumenti per accedere alle notizie locali. Ma è un potere che porta con sé una grande responsabilità, per garantire la correttezza dell’informazione e il rispetto della deontologia della professione giornalistica. Non ci addentreremo in questa sede nel dibattito sulle bufale e sulle “Fake news”: per chi svolge attività giornalistica, per chi opera nel rispetto della legge e dell’etica con testate editoriali regolarmente registrate, l’utilizzo dei mezzi digitali non dovrebbe cambiare il modo di lavorare, semplicemente perché fin dagli albori era chiamato a verificare le notizie prima di pubblicarle.

Quello che voglio affrontare, in realtà, è il modo di stare sui social media: perché tutti gli utenti hanno la possibilità di pubblicare post su Facebook o su Twitter, ma giornalisti ed editori sono chiamati a utilizzare questi strumenti in maniera più consapevole, a prescindere dagli standard minimi e dalle condizioni d’uso dettate dai colossi statunitensi che li controllano. Una testata non può permettersi di pubblicare una notizia falsa, neppure nel suo account Facebook; il suo ruolo pubblico, che qualifica il suo potere, porta con sé una responsabilità che deve essere rispettata anche sui social media.

È importante sottolineare che i social media sono mezzi di relazione e che facilitano la conversazione. Se una testata editoriale li utilizza unicamente come mezzi di distribuzione, pubblicando una serie infinita di link per ricevere visite distratte al proprio sito web, compie a mio avviso un errore e vanifica il suo ruolo. I social media offrono opportunità di relazione, per comunicare in maniera interattiva e non unidirezionale, per parlare assieme ai lettori; a prescindere dalle condizioni d’utilizzo del mezzo, una testata editoriale è responsabile eticamente anche dei commenti e delle conversazioni che riceve sui propri account sui social media.

La nostra redazione si è sempre impegnata a valorizzare il confronto e la conversazione sui social media, a rispondere ai commenti dei lettori e a favorire il confronto civile. Non sempre ci siamo riusciti, soprattutto su Facebook, che avrebbe bisogno di un’attenzione costante da parte di uno staff interamente dedicato. Tuttavia, non cerchiamo scuse: preferisco pubblicare una notizia in meno, se questo serve a curare maggiormente la relazione con i lettori e rispondere alle loro richieste. Preferisco moderare i commenti volgari e cercare di aiutare gli utenti a trovare le informazioni che cercano, piuttosto che utilizzare gli account del nostro magazine come una discarica di link.

Questo è uno dei motivi per cui abbiamo ufficializzato una Social Media Policy, che spiega pubblicamente il nostro modo di utilizzare i social media e le regole da seguire. Si tratta di un regolamento aggiuntivo ai termini d’utilizzo propri dei rispetti social (Facebook, Twitter, Instagram: tutti hanno la loro licenza d’uso, che un utente approva al momento dell’iscrizione) e che spiega il nostro modo di intervenire sui commenti attraverso la moderazione delle volgarità e il rispetto della Netiquette. Una politica di intervento che abbiamo sempre utilizzato, fin dalla nascita della testata, ma che abbiamo deciso di ufficializzare soltanto pochi mesi fa, per rendere evidente a tutti gli utenti il nostro lavoro. Questo strumento chiarisce quindi il nostro potere editoriale di intervenire sulla conversazione online: ma, allo stesso tempo, ci obbliga al rispetto di quella responsabilità pubblica dovuta al nostro ruolo.

Il nostro impegno non è soltanto quello di informare correttamente i nostri lettori, ma anche di dialogare con loro, aiutarli a trovare le informazioni corrette, favorire lo scambio e il confronto pubblico negli strumenti digitali collegati alla nostra testata. I commenti saranno monitorati e moderati, ai messaggi privati verrà sempre data una risposta, nel rispetto reciproco e nella massima trasparenza. Può sembrare banale, ma non lo è affatto, se si considera il panorama locale, nazionale e internazionale.

Dagli errori non ci si difende: dagli errori si impara, chiedendo scusa. Perché il rapporto onesto e autentico con i lettori è l’unica forma di autorità che è rimasta a chi svolge questa professione in maniera seria: ed è una precisa responsabilità che compete ai tanti Peter Parker, anche quando svestono i panni di Spider-Man.

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