La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: formazione

Storia di un amore travagliato tra il mondo della scuola e quello del lavoro

Con questo titolo potremmo sintetizzare il rapporto tra mondo della formazione e del lavoro in Italia: due realtà che molto spesso faticano a dialogare, ma delle quali è necessario un…

Con questo titolo potremmo sintetizzare il rapporto tra mondo della formazione e del lavoro in Italia: due realtà che molto spesso faticano a dialogare, ma delle quali è necessario un punto d’incontro.

Si tratta infatti di un tema di grande importanza, considerando come l’economia del futuro si baserà interamente sulla conoscenza. In uno scenario come questo, una forza lavoro qualificata e con le competenze in linea con il mercato del lavoro, rappresentano un fattore altamente competitivo per le aziende. Non a caso il concetto di Industria 4.0, che può benissimo essere esteso a molti altri comparti, non può prescindere dall’apporto di una formazione continua.

In questa prospettiva, il legislatore ha recentemente avviato tutta una serie di riforme per cercare migliorie o correggere quegli strumenti che legano assieme mondo della formazione e mondo del lavoro. Nel Jobs Act si è operata una riscrittura del contratto di apprendistato ridefinendone i termini, così come è stata rivista l’istituzione dell’alternanza scuola-lavoro.

L’alternanza è stata resa obbligatoria e estesa a tutti gli studenti delle scuole secondarie di II secondo, con delle differenze: negli istituti tecnici e professionali, la durata complessiva, nel secondo biennio e nell’ultimo anno del percorso di studi, è di almeno 400 ore, mentre nei licei le ore previste nel triennio sono almeno 200.

La riforma ha suscitato non poche polemiche che hanno evidenziato determinate criticità: due sono stati gli aspetti più controversi, da una parte, il possibile rischio che le aziende sfruttino i ragazzi che vanno a fare l’alternanza, mentre dall’altra, che il tempo passato in azienda non sia formativo e non congruo con il percorso di studi svolto, problema particolarmente sentito per gli studenti dei licei.

Il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli ha riunito, lo scorso 16 dicembre, gli stati generali dell’alternanza scuola-lavoro, nei quali è stata presentata una nuova piattaforma che consente una gestione più snella da parte delle scuole denominata ‘La carta dei diritti e dei doveri per gli studenti’ e una nuova funzione attraverso la quale è possibile segnalare le criticità e tutta una serie di nuovi elementi.

Per approfondire il tema abbiamo intervistato Maria Luisa Ghidoli, segretaria confederale della Cgil Siena e Marina Cocchi, docente presso l’Istituto d’Istruzione Superiore Valdichiana di Chiusi che si occupa dei percorsi di alternanza.

Ghidoli, qual è il giudizio della Cgil in merito all’alternanza scuola-lavoro?

Per la deriva che sta prendendo assolutamente negativo. L’alternanza scuola-lavoro nasce come  un percorso didattico, che dovrebbe avvicinare il mondo della formazione a quello del lavoro, ma invece sta trasformando la scuola in una sorta di ufficio di collocamento che offre manodopera gratuita alla imprese. Da una parte, i ragazzi svolgono un percorso professionale che, in moltissimi casi, non è congruente con il ciclo di studi, dall’altra, molto spesso, vanno a sostituire dei lavoratori, e questo è un fatto molto grave che merita attenzione. C’è inoltre la necessità di adottare un codice etico da seguire nel momento in cui si vanno a scegliere quelle aziende con le quali avviare l’alternanza scuola-lavoro. Tutte quelle realtà colluse con la mafia, che inquinano il territorio o che sfruttano i lavoratori dovrebbero essere automaticamente escluse. In questo senso la creazione di un albo sarebbe certamente una cosa positiva. Ci sono ancora molti aspetti da migliorare e correggere.

Da poco si sono svolti gli stati generali dell’alternanza scuola-lavoro durante i quali il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli ha cercato di fare dei correttivi. Crede che siano sufficienti?

Questi stati generali hanno evidenziato come, anche il Ministero, si sia accorto delle criticità che ancora sono presenti. È stato inserito, all’interno della piattaforma dell’alternanza, un bottone rosso digitale, attraverso il quale gli studenti possono segnalare tutte quelle situazioni che impediscono il corretto svolgimento dei percorsi. Così come è stata istituita una task force di 100 docenti e 10 esperti del Ministero, distaccati presso gli uffici scolastici regionali, per la risoluzione delle criticità. Ma riteniamo che si tratti di misure e strumenti non ancora sufficienti. Non è stato minimamente toccato il monte ore che gli studenti devono svolgere all’interno dell’azienda e che, a nostro avviso, è ancora troppo elevato. Infine non si è minimamente accennato a come poter aiutare quelle famiglie che da sole non riescono a sostenere i costi delle trasferte dei propri figli quando vanno in azienda.

In che modo il sindacato potrebbe essere coinvolto?

Il sindacato può essere un soggetto indispensabile affinché l’incontro tra mondo della formazione e del lavoro avvenga nel miglior modo possibile. La scuola deve rimanere il luogo nel quale si forma la persona umana e non un ufficio di collocamento. Sul mancato coinvolgimento delle associazioni di rappresentanza, consideri che siamo in un momento nel quale il sindacato non è molto ben visto, ma questo non è un qualcosa di recente. Le sigle sindacali potrebbero rappresentare una sorta di cuscinetto tra scuola e azienda, e offrire così la propria competenza e esperienza per ovviare ai problemi che possono emergere. Ci potrebbe dunque essere un’azione di vigilanza e porre così le basi per una buona alternanza scuola-lavoro, anche attraverso accordi territoriali. Il sindacato potrebbe inoltre aiutare la scuola e lo studente a denunciare quelle situazioni non a norma. Con  il “bottone rosso” sostanzialmente si lascia lo studente da solo nel segnalare le problematicità che vengono a galla. È vero che ha la possibilità di confrontarsi con il proprio tutor, ma, sostanzialmente, la responsabilità ricade tutta su di lui. È chiaro che una ragazza o un ragazzo, a quell’età, non hanno ancora la maturità e le competenza per poter denunciare situazioni non consone all’alternanza scuola lavoro.

Nell’ultimo rapporto dell’Ocse “Getting Skills Right” si evidenzia come, in Italia, il titolo di studio non sempre riesca a comunicare le effettive competenze del giovane, e che quindi le imprese si trovino in difficoltà al momento della selezione.  Crede che l’alternanza scuola-lavoro possa ovviare in parte a questa problematica?

Credo che possa essere fatto, nella misura, in cui la scuola continui a preservare il suo compito volto all’orientamento del ragazzo, per capire le proprie preferenze per quella che potrebbe essere una futura ed eventuale occupazione. Certo il modo in cui l’alternanza scuola-lavoro è stata recepita da una normativa europea e inserita nella riforma della Buona scuola, non farà che aumentare le problematiche sopra elencate. L’istituto andrebbe totalmente rimodulato e ripensato. Vediamo se i correttivi introdotti dal ministro Fedeli riusciranno a ovviare alle problematicità sin qui emerse, ma siamo molto dubbiosi sul fatto che possano essere forieri di un cambiamento radicale.

Cocchi, qual è il ruolo della scuola all’interno dell’istituto dell’alternanza?

Il percorso dell’alternanza scuola-lavoro inizia il terzo anno. Quello che la scuola cerca di fare nel biennio è di preparare gli studenti con un minimo di conoscenze per affrontare nel migliore dei modi l’esperienza che andranno a svolgere in azienda. Questa formazione preliminare fornisce gli strumenti necessari sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. Inoltre cerchiamo di orientare gli studenti, lavorando sulle loro competenze e aspirazioni, su un possibile percorso professionale. Bisogna sottolineare come questa fase preparatoria sia ancora parcellizzata e priva di una sua uniformità al livello nazionale. Da una parte perché il tessuto produttivo è estremamente variegato, e quindi ogni scuola si confronta con le realtà presenti nel proprio territorio. C’è poi da considerare come i licei da pochissimo hanno avviato l’alternanza. Siamo dunque ancora in una fase di rodaggio.  Stanno tuttavia nascendo delle associazioni, anche ad hoc, che presentano progetti di alternanza scuola-lavoro, soprattutto nei licei, dove magari è più difficile far incrociare il percorso di studi con un’esperienza nel mondo del lavoro che sia congruente e formativa.

In che modo la scuola vigila sul corretto svolgimento dei percorsi di alternanza?

La vigilanza viene svolta da un tutor interno, che solitamente è il coordinatore di classe, il quale, durante i 15 giorni che lo studente passa in azienda, ogni tanto si reca nell’impresa per vedere se effettivamente lo studente stia svolgendo il percorso prestabilito. C’è un tutor anche aziendale, che rimane sempre in contatto con quello scolastico per segnalare qualunque tipo di problema. L’azione di vigilanza si svolge poi anche attraverso la valutazione di ciò che effettivamente lo studente ha appreso, delle competenze che ha acquisito, questo sia alla fine dell’esperienza in azienda sia durante l’esame di maturità. Riguardo alle polemiche sullo sfruttamento dei ragazzi e al fatto che andavano a svolgere mansioni non in linea con il percorso di studi, quello che posso dire è che nella nostra realtà le aziende si sono sempre dimostrate disponibili e attente alla formazione dei ragazzi.

Crede che l’alternanza scuola-lavoro sia un buono strumento per collegare i due ambiti, e quali ritiene che debbano essere gli aspetti da migliorare?

Io credo di sì. Il tempo che il ragazzo passa in azienda non è poco, 400 ore permettono di fargli comprendere almeno le dinamiche che accadano all’interno di un posto di lavoro. Se dunque l’alternanza viene svolta nel modo consono può rappresentare un’ottima esperienza e uno strumento di collegamento tra mondo della formazione e del lavoro. Permango, ovviamente, degli aspetti da migliorare. Dobbiamo rammentarci che il primo ciclo di alternanza scuola-lavoro si concluderà solo nel 2019. Siamo dunque in una fase di rodaggio. Sugli aspetti da migliorare, il Ministero potrebbe forse attivarsi per far comprendere meglio ad alcune aziende l’importanza di questo strumento. Molto spesso sentiamo i datori di lavoro lamentarsi del fatto che devono spendere molto, sia in risorse che in tempo, per formare il novizio. Con l’alternanza le imprese hanno la possibilità di plasmare, per tre anni, un ragazzo, e avere quindi per il futuro una manodopera già formata. Dall’altra parte la scuola dovrebbe essere più connessa con il mondo del lavoro e questo evitando di formare il ragazzo su tecnologie molto spesso obsolete che non sono più usate nei luoghi di lavoro. In questo aspetto il Ministero potrebbe investire più risorse, che potrebbero aiutare le scuole a potare avanti l’alternanza nel miglior modo possibile.

Il sindacato non è stato sin qui coinvolto. È un soggetto del quale si è sentita l’assenza e quale potrebbe essere il suo apporto nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro?

Fino a questo momento la sua assenza non si è fatta ancora sentire, anche perché è passato poco tempo, e i primi problemi stanno affiorando in questo momento. Sicuramente più avanti potrebbe giocare un ruolo importante, anche come trait d’union tra la scuola e le imprese, e dare seguito a quell’opera di sensibilizzazione nelle seconde prima accennata.

Il rapporto dell’Ocse, Getting Skills Right evidenzia come la “cattiva fama” degli istituti tecnici-professionali in Italia allontani i ragazzi da questa scelta. L’alternanza scuola-lavoro potrebbe, in parte, ovviare a questa situazione?

Questo della cattiva fama degli istituti professionali è un problema vero e sono convinta che lo strumento dell’alternanza possa essere, in parte, un rimedio. Non c’è nulla di negativo nel fatto che una ragazzo non sia portato per il classico. Con lo strumento dell’alternanza si dovrebbe, prima di tutto, esaltare le capacità dello studente, renderlo più consapevole di quello che potrebbe essere il proprio percorso futuro. È sbagliato far passare l’idea che la scelta di frequentare un istituto tecnico-professionale sia un ripiego.

In uno dei ultimi rapporti Getting Skills Right l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha evidenziato una situazione certamente non rosea per quanto riguarda il rapporto tra formazione e lavoro in Italia. L’organizzazione di Parigi ha sottolineato come, nel nostro Paese, “sono ancora troppi i giovani che si formano su tecnologie ormai obsolete e che, per questo motivo, alla conclusione del ciclo di studi professionalizzante non possiedono le competenze adeguate per renderli candidati appetibili nel mercato del lavoro”. Le imprese non riescono a trovare, sul mercato, le competenze richieste. Per quanto riguarda i laureati, la maggior parte di questi rimane intrappolato in un mercato del lavoro che li colloca in posti di lavoro di scarsa qualità e per i quali, di solito, sono sovra-qualificati.

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La delusione più grande: quanto ti illudono di avere un lavoro

In fondo, una giovane di 25 anni cerca ancora di sperare nell’Italia e nel suo disastrato mondo del lavoro. A 25 anni, si rincorrono ancora stage sottopagati (quando non pagati…

In fondo, una giovane di 25 anni cerca ancora di sperare nell’Italia e nel suo disastrato mondo del lavoro. A 25 anni, si rincorrono ancora stage sottopagati (quando non pagati affatto con la pretesa di essere curriculari o formativi) e pretese di lavoro assurde per una persona che si è appena affacciata nel mondo del lavoro, per poi sentirsi dire che a 29 anni si è già troppo vecchi e non possono più prenderti.

Mi sembra giusto che una persona, che ha passato i suoi ultimi 5 anni a formarsi all’università, dia qualche chance al proprio Paese, malgrado tutto quello che si dice, tutto quello che si dovrebbe fare e cambiare, ma che nessuno sembra avere la forza di fare.

Ti dicono che la laurea non serve più a nulla, eppure studi con impegno, tenendo ben in mente i sacrifici che i tuoi genitori fanno per pagarti gli studi, l’affitto e le relative spese se sei fuori sede. Per non gravare troppo sul loro bilancio, cerchi dei lavoretti occasionali, o dei lavori part-time, per non dire dei lavori veri e propri, andando incontro a tutte le difficoltà del caso, a un’università italiana ben lontana dal saper gestire e saper accettare questa piccola realtà sospesa tra due mondi. Ti dicono che l’università non sa preparare al mondo del lavoro, e anche per questo motivo cerchi di inserirti il prima possibile. Tuttavia, anche i datori di lavoro non sanno accettare degli studenti che vorrebbero anche lavorare, nascondendosi dietro il “non me lo posso permettere”, o arrivano a offrire loro – mossi da pietà – posizioni da sfruttamento. Tre, sei mesi a “fare fotocopie” e a “portare caffè”, sempre sottopagati o anche gratis – e qua, prego tutti i ragazzi e le ragazze di non accettare niente gratis, si finisce in un circolo vizioso senza fine e il primo stipendio vagamente decente lo si vede a 30 anni. Forse.

Detto questo – la cosa più brutta è quando ti illudono di aver trovato un lavoro, che addirittura è molto vicino, se non perfettamente coincidente con le tue aspirazioni. Il colloquio ti mette già nero su bianco tutto, trattamento economico, orario di lavoro, e ti chiedono di fare un lavoro di prova, prima dell’incontro finale che avrebbe sancito l’inizio ufficiale della tua attività. E allora, cosa fai? Ti lanci a capofitto nel progetto, passi giorni scervellandoti nella speranza che le tue idee vengano apprezzate. La comunicazione con i “superiori” è insolitamente veloce e rapida, e contenta di tutto ciò, consegni il lavoro, sperando in un riscontro rapido. Ma tutto tace. Né un va bene, né un non va bene, nessun commento circa pregi o difetti del tuo lavoro. Nulla. Zero. Solo una settimana dopo arriva un’email abbastanza asciutta e secca, senza saluti, ma con una domanda, a cui rispondi. Intanto sono passate tre settimane dalla consegna e nessuno si fa più vivo. Passano i giorni e non sai che fare. Provi a scrivere di nuovo, ma non ricevi nessuna reazione.

Intanto ti chiamano per altri lavori e non sai che cosa rispondere, perché sei lasciata “in sospeso”. Passa pure la data in cui avresti dovuto iniziare a lavorare da loro. Sei, in gergo, “rimasta a piedi”. Ed è anche altamente probabile, se non sicuro, che questi si sono intascati il tuo lavoro di prova, di cui non hai visto un solo commento, una valutazione, tantomeno un rimborso, un riconoscimento economico. Un “scusaci il disturbo, tieni qualcosa, perché comunque hai lavorato 10 giorni, nel bene e nel male”. E stai pure certa che si prenderanno qualche idea che hai avuto, si  prenderanno il merito di qualcosa che non è loro, ma che poteva essere anche loro.

Forse la cosa più brutta che mi potesse succedere è questa. Essere illusa e poi essere silenziosamente espropriata di un lavoro. Di qualche idea che potevo continuare a sviluppare io. Questo è quello che mi è successo con una start-up di Parma, che si vanta di “rispondere sempre” ai candidati, che si vanta di voler dare possibilità a tutti, di inserirli per farli crescere all’interno della propria attività – e sembra che chi entri non voglia quasi più uscirne. A me hanno fatto vedere l’entrata della loro magnifica fucina e lì sono rimasta, ad aspettare qualcosa che non è mai arrivato.

E se dovessero mai farsi vivi tra qualche mese e dirmi che mi vogliono a lavorare da loro? Rifiuterei, perché chissà cos’altro potrebbero avere in serbo per me. Perché prima avevano solamente bisogno di qualcuno che gli sbrigasse un lavoro nel quale, evidentemente, le loro idee erano in letargo, anziché essere sempre sveglie, come sostengono nel loro motto. E perché non provare a cavarsela pure gratis? D’altronde in Italia, chi frega se la cava sempre, alla faccia degli onesti.

Dopo questo, credete ancora che io abbia fiducia nel mondo del lavoro del mio Paese? Credete che mi possa presentare sempre affabile e servizievole, se l’ultima fregatura è stata anche quella più vicina ai miei sogni? Credete che sia troppo presentarsi e chiedere che anche un lavoro di prova venga retribuito e che abbia un suo contratto occasionale?

Credete che sia troppo? Se lo pensaste davvero, non avreste minimamente a cuore il vostro futuro, che siamo noi giovani. E pensate, esattamente come quella start-up di Parma, al vostro tornaconto e allo sfruttare idee degli altri, senza dare loro il minimo riconoscimento, perché tanto siamo giovani senza esperienza e volete continuare a tenerci senza esperienza, perché fa comodo. Per poi dirci che siamo troppo vecchi e non abbiamo imparato niente. Se questo è il modo per affossare la mia (poca) fiducia verso l’Italia, ce la state facendo. Ma se una cosa mi viene bene, è difendermi e passare al contrattacco. E da qui in avanti, sarà tutta difesa verso il mio lavoro. Perché voglio lavorare anch’io. E voglio vedere il mio lavoro riconosciuto con nome e cognome e retribuito. Non rubato.

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Chiusi: inaugurata la sede del progetto di formazione T.R.I.O.

Un progetto mirato ad aumentare le conoscenze personali di un individuo in varie materie con lo scopo di facilitare l’accesso al mondo del lavoro oppure mantenere competitiva la propria figura…

Un progetto mirato ad aumentare le conoscenze personali di un individuo in varie materie con lo scopo di facilitare l’accesso al mondo del lavoro oppure mantenere competitiva la propria figura nel mercato. In sintesi potrebbe essere descritto così l’acronimo T.R.I.O (Tecnologia Ricerca Innovazione Orientamento) progetto di Web Learning della Regione Toscana adesso attivo anche a Chiusi.

L’inaugurazione del servizio è avvenuta in una recente conferenza stampa tenuta nei locali della Casa della Cultura (spazio che ospiterà fisicamente il progetto) alla quale erano presenti: il sindaco di Chiusi Stefano Scaramelli, l’assessore al welfare della Provincia di Siena Simonetta Pellegrini, gli assessori del Comune di Chiusi Chiara Lanari e Andrea Micheletti rispettivamente al sistema Chiusipromozione e alla qualità della vita e i responsabili del progetto.

T.R.I.O, grazie a corsi on line gratuiti, metterà a diposizione di tutte le persone strumenti, prodotti e servizi formativi di facile accesso; per entrare a far parte di T.R.I.O.,infatti, sarà necessario esclusivamente collegarsi in rete, dal proprio personal computer, al sito www.progettotrio.it oppure recarsi in uno dei Poli o Web Learning Point di teleformazione della Provincia di Siena o delle altre Province toscane nelle quali adesso figura anche la Città di Chiusi.

“Siamo soddisfatti – dichiara il sindaco di Chiusi Stefano Scaramelli –che la Provincia abbia scelto la nostra Città per localizzare un servizio formativo così importante. Questo progetto ha una doppia valenza per noi perché da un lato offre la possibilità alle persone di ottenere un più facile accesso al mondo della formazione e dall’altro arricchisce ancor più la nostra Casa della Cultura, struttura importante del nostro Comune nella quale abbiamo creduto ed investito e che oggi vive 365 giorni all’anno grazie alla biblioteca dei grandi e dei piccoli, all’informagiovani, a GiovaniSi, all’archivio storico, all’Università Popolare e adesso anche grazie al progetto T.R.I.O. Questa struttura dunque può rappresentare il giusto punto di riferimento sotto vari punti di vista ed è dunque giusto riempirla di funzioni pubbliche per dare una possibilità e gli strumenti necessari ai nostri giovani e ai disoccupati in modo tale da offrire un sostegno concreto per uscire dalle proprie difficoltà ed investire su se stessi.”

“Come amministrazione non possiamo che essere soddisfatti – dichiara Andrea Micheletti assessore alla qualità della vita – perché è un servizio in più che la nostra Città riesce ad offrire ai propri cittadini. T.R.I.O. è per noi particolarmente importante perché offre una mano concreta specialmente a quelle persone che attualmente si trovano in difficoltà occupazionale, attraverso un percoso che li può portare ad una crescita informatica e dunque professionale.”

“Sono molto contenta di essere a Chiusi – dichiara Simonetta Pellegrini assessore alla formazione Provincia di Siena – perché inaugurare T.R.I.O. in una struttura come la Casa della Cultura significa veramente offrire a tutti strumenti concreti per uscire da un periodo complesso soprattutto in ambito lavorativo. Ritengo che la formazione a distanza sia uno strumento utilissimo ancor più perché con T.R.I.O è supportata dalla professionalità dei tutor che ringrazio. Sono certa che anche grazie a questo polo di Chiusi sapremo fare un passo avanti per uscire dalla crisi.”

“Ritengo che l’opportunità che T.R.I.O. può offrire ai nostri territori sia estremamente importante –dichiara Simonetta Cannoni responsabile progetto T.R.I.O. – il capitale umano è un elemento chiave per le aziende e quindi la formazione diventa fondamentale per la competizione nel mondo del lavoro e per lo sviluppo di un territorio e di un paese. In Italia, sotto questo punto di vista, spesso purtroppo non è stato fatto abbastanza, specialmente in territori periferici come il nostro; proprio per questo T.R.I.O è un’ottima possibilità perché consente veramente a tutti di accedere alla grandissime potenzialità di una formazione qualificata.”

www.progettotrio.it/trio/

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Al Cefoart un corso di formazione per l’attività di panificazione

Al Cefoart di Siena aperte le iscrizioni al corso di formazione obbligatoria per “Responsabile tecnico di attività di panificazione” Al via due nuovi corsi di formazione al Cefoart di Siena,…

Al Cefoart di Siena aperte le iscrizioni al corso di formazione obbligatoria per “Responsabile tecnico di attività di panificazione”

Al via due nuovi corsi di formazione al Cefoart di Siena, l’ente bilaterale di Cna, Confartigianato e sindacati Cgil, Cisl e Uil senesi. Il primo, di 300 ore, è rivolto ai panificatori che, all’interno dell’unità produttiva, rivestono il ruolo di responsabile tecnico dell’attività di panificazione e che non sono in possesso dei requisiti previsti dalla legge regionale 18 del 2011 (articolo 3); il secondo, di 86 ore, rivolto ai responsabili tecnici di attività produttive di panificazione che al 13 maggio 2011 (data di entrata in vigore della legge regionale sopracitata) abbiano svolto, nei 5 anni precedenti, attività di panificazione per un periodo inferiore ai 3 anni, ma superiore a 12 mesi.

“Con queste iniziative formative – spiega Antonio Parlapiano, direttore di Cefoart – vogliamo offrire ai partecipanti la possibilità di adempiere agli obblighi di legge previsti per l’esercizio della funzione di responsabile tecnico dell’attività di panificazione”.

I corsi organizzati dal Cefoart di Siena verranno attivati nel mese di maggio (corso da 300 ore) e nel mese di giugno (corso da 86 ore).
Per informazioni (programma, costi e sconti) è possibile contattare il numero 0577.530142 o visitare il sito www.cefoart.it. Le domande vanno consegnate entro il 18 aprile prossimo a Cefoart (via delle Arti 4, Siena, zona Due Ponti) a mano o per raccomandata a/r (non farà fede il timbro postale).
La Provincia di Siena, in attuazione del piano di intervento della formazione professionale per il 2014, ha concesso il riconoscimento ad ambedue i corsi organizzati da Cefoart.

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Chiusi: dall’ente Santo Stefano borse di studio agli studenti dell’ Einaudi/Marconi

A Chiusi l’ente Santo Stefano, di vecchissima fondazione e considerato da sempre a benefico e a servizio dell’istruzione, mette a disposizione 1500 euro per i ragazzi dell’istituto superiore della città….

A Chiusi l’ente Santo Stefano, di vecchissima fondazione e considerato da sempre a benefico e a servizio dell’istruzione, mette a disposizione 1500 euro per i ragazzi dell’istituto superiore della città. Ragionieri e Geometri parteciperanno, infatti, ad un bando con borsa di studio che premierà, con 800 euro, il più meritevole tra i progetti che saprà esprimere al meglio la riqualificazione della nuova area sportiva in loc. Pania sia in termini sportivi (la vocazione dell’area come emerso da vari incontri resterà infatti sportiva) sia in termini economici finanziari.

In pratica l’obiettivo sarà quello di far lavorare insieme due professionalità, quella dei geometri e quella dei ragionieri che nel mondo del lavoro spesso si troveranno a confronto e che, infatti in questa occasione si confronteranno come fossero imprese partecipanti al bando pubblico che il Comune emetterà per gestire l’intera area. Sempre grazie all’ente Santo Stefano, costituito nel consiglio di gestione dal presidente Maddalena Montemurro (dirigente scolastica istituto superiore valdichiana) dal sindaco di Chiusi, dal preside dell’Istituto comprensivo Graziano da Chiusi e da un rappresentante dei genitori, altre borse di studio per un importo di 700 euro sono previste anche per i ragazzi che frequentano gli indirizzi tecnici professionali e saranno assegnati in base al proprio curriculum di studi ai più meritevoli.

“Quando sono stato a visitare la scuola – dichiara il sindaco di Chiusi Stefano Scaramelli – ho trovato una realtà dinamica e competitiva e negli occhi dei ragazzi ho visto la voglia di mettersi in gioco e dimostrare tutto il proprio valore. Sono, quindi, molto soddisfatto dell’iniziativa presa dall’Ente Santo Stefano e della capacità di trovare risorse dimostrata perché le borse di studio rappresenteranno, per i ragazzi, una bella occasione per calarsi concretamente nelle dinamiche lavorative ed anche un incentivo concreto per proseguire i propri studi. In Italia, il mondo della scuola è accusato di essere lontano dal mondo del lavoro ebbene famiglie e ragazzi devono invece capire che scegliendo Chiusi per il proprio percorso di studi scelgono una scuola che, con un occhio sempre puntato al futuro e basandosi sull’unica linea di giudizio del merito, prepara veramente al meglio gli uomini e donne del domani.”

“Sono soddisfatta – dichiara Maddalena Montemurro dirigente scolastico istituto comprensivo valdichiana – per questo bando. Sarà il campo di prova ideale per dimostrare quanto di buono c’è nei ragazzi che studiano nella nostra scuola. Sono certa che il progetto che ne uscirà sarà in grado di dare imput positivi agli adulti; troppo spesso e con troppa facilità i giovani vengono tacciati di superficialità, scarsa professionalità e pigrizia, io non sono d’accordo e sono invece una inguaribile ottimista anche perché confortata dalle potenzialità e capacità che quotidianamente vedo nella mia scuola.”

L’istituto superiore Einaudi/Marconi di Chiusi rappresenta dunque una vera e propria palestra per i ragazzi di oggi chiamati ad essere i professionisti del domani. Per la scuola chiusina, dopo essere stata scelta per lo sviluppo di go kart da corsa da una azienda del nord Italia che presto aprirà le porte anche ad alcuni ragazzi con un tirocinio formativo, la notizia delle borse di studio rappresenta sicuramente un’altra scommessa vinta, anche perché a beneficiarne non saranno solo i ragazzi che miglioreranno, vincitori oppure no, la propria preparazione, ma tutta la città che avrà ragazzi pronti a confrontarsi con le difficile sfide del mondo del lavoro.

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A Sarteano, giornata dedicata alle aziende e alla ricerca di lavoro

Orientamento, tecniche per la ricerca attiva, incontro domanda-offerta, tirocini, formazione: sono questi alcuni dei temi che saranno trattati giovedì 13 febbraio a Sarteano, presso la sala mostre, in due incontri…

Orientamento, tecniche per la ricerca attiva, incontro domanda-offerta, tirocini, formazione: sono questi alcuni dei temi che saranno trattati giovedì 13 febbraio a Sarteano, presso la sala mostre, in due incontri pubblici sul tema del lavoro e dell’occupazione. Un approccio concreto, che vedrà protagonisti oltre all’amministrazione comunale e alla Provincia di Siena, il Centro per l’Impiego Zona Valdichiana che presenterà le proprie offerte di servizi sia per le aziende che per i disoccupati.

In un momento di crisi senza precedente va fatto ogni sforzo per dare una mano a chi è in difficoltà, per rientrare nel mercato del lavoro – afferma Francesco Landi, sindaco di Sarteano -, per questo abbiamo coinvolto i professionisti che ci illustrano i servizi già attivi, e le opportunità per aziende o inoccupati. Saranno illustrati gli strumenti di aiuto che ci sono, suggeriti percorsi di formazione e ricordate tutte le possibilità presenti in Valdichiana, per dare un contributo concreto a chi è in cerca di una nuova occupazione. La mattina è rivolto a chi cerca lavoro, il pomeriggio alle aziende, o agli studi professionali, in cerca di personale qualificato”.

Alle 10.30 l’incontro pubblico sarà su “I servizi pubblici a sostegno dei disoccupati”, direttamente dedicato a chi cerca lavoro. Oltre alla presenza del sindaco Francesco Landi, e dell’assessore Daniela Nardi, interverranno gli esperti del Centro Impiego per illustrare le opportunità e rispondere alla domande dei partecipanti. Verrà fatta una panoramica dei servizi territoriali di supporto all’inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro. Si parlerà dello Sportello Giovani attivo nei Centri per l’Impiego, le opportunità formative e di lavoro; ed infine delle richieste delle aziende, le tipologie di contratto e gli incentivi all’assunzione.

Alle 15.00 sono invitate le aziende, gli studi professionali, le associazioni datoriali, per parlare de “I servizi pubblici a sostegno delle aziende per il lavoro”. Interverrà Simonetta Pellegrini, Assessore Provinciale a formazione professionale e lavoro. Gli interventi degli esperti del Centro per l’Impiego tratteranno la panoramica dei servizi territoriali di supporto alle imprese in funzione dell’occupazione; i nuovi servizi dello Sportello grandi imprese e alte professionalità. Oltre che i servizi di preselezione, marketing e consulenza alle imprese, e gli incentivi per le aziende all’occupazione.

Il Comune di Sarteano – commenta Daniela Nardi, assessore alla formazione professionale – intende rafforzare, già da questa prima occasione, la propria collaborazione con il Centro per l’Impiego Zona Valdichiana per consentire ai nostri concittadini di conoscere meglio le opportunità che si possono aprire in questo momento difficile”.

Alla giornata di incontri parteciperanno: Marcella Giglioni, Responsabile del Centro Impiego Valdichiana; Monica Becattelli, Coordinatrice dei Centri Impiego della Provincia di Siena; e Daniele Terenzi, Consulente Servizio Preselezione e marketing del Centro Impiego.

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Sarteano, tirocini formativi per due giovani laureate

Due esperienze formative retribuite per giovani neo-laureate prenderanno il via nelle prossime settimane a Sarteano. Un progetto di tirocini formativi promosso dal Comune di Sarteano alla biblioteca comunale, e un…

Due esperienze formative retribuite per giovani neo-laureate prenderanno il via nelle prossime settimane a Sarteano. Un progetto di tirocini formativi promosso dal Comune di Sarteano alla biblioteca comunale, e un servizio civile finanziato dalla Regione Toscana, al museo civico archeologico. È stata una giovane neo-laureata di Sarteano, Chiara Carli di 29 anni, con una laurea specialistica in studi culturali e linguistici all’Università di Siena, ad essersi aggiudicata il bando promosso dal comune di Sarteano per l’attivazione di un tirocinio retribuito della durata di sei mesi presso la biblioteca comunale. La giovane dottoressa si occuperà di catalogazione e promozione della lettura della biblioteca realizzata di recente negli ex lavatoi di Parco Mazzini.

“Abbiamo attivato un’esperienza di formazione all’interno delle nostre strutture comunali che ci auguriamo arricchisca sia i diretti interessati, che l’ente stesso – afferma il sindaco di Sarteano, Francesco Landi – anche se per sei mesi, è possibile avvicinarsi al mondo del lavoro, in modo regolare e retribuito, e mettere a disposizione del comune il proprio entusiasmo e la propria competenza. Si tratta di un primo esperimento che vogliamo replicare in futuro per i nostri giovani neo-laureati”.

Nel frattempo la Fondazione Musei Senesi si è vista riconoscere il progetto di servizio civile regionale “Museum angels”, ovvero angeli del museo, che porterà Martina Pinzarelli, originaria di Castiglion del Lago, ma da qualche mese residente a Sarteano, a prestare il servizio civile regionale per la durata di dodici mesi al museo archeologico di Sarteano. Martina, 29 anni, laureata in studi filosofici all’Università di Siena si è poi specializzata con un master in curatrice d’arte ed eventi culturali.

“Ci fa molto piacere ospitare nel nostro bellissimo museo una giovane professionista – continua il sindaco Landi – grazie al progetto della Fondazione musei senesi e alle risorse della Regione Toscana attiviamo un servizio civile retribuito proprio nel mondo dell’arte. Siamo sicuri che si tratterà di un’occasione dove sia la struttura rodata del museo, che la giovane laureata, potranno crescere professionalmente scambiandosi conoscenze ed entusiasmo”.

Dopo un breve periodo di formazione che avrà luogo a Siena presso la sede della Fondazione Musei Senesi, i “Museum angels” svolgeranno attività di ideazione, progettazione e realizzazione di eventi volti a coinvolgere un pubblico giovane anche avvalendosi di strumenti web (social networking, blogging), proporranno servizi educativi innovativi, promuoveranno la conoscenza dei musei e ne valorizzeranno le collezioni.

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Montepulciano, stagisti del progetto GiovaniSi, al giro di boa

Giunto esattamente a metà del suo percorso, il progetto GiovaniSi, di inserimento di neo-laureati negli uffici del Comune di Montepulciano, ha doppiato la simbolica “boa” con un incontro tra gli…

Giunto esattamente a metà del suo percorso, il progetto GiovaniSi, di inserimento di neo-laureati negli uffici del Comune di Montepulciano, ha doppiato la simbolica “boa” con un incontro tra gli otto tirocinanti, il Sindaco di Montepulciano Andrea Rossi ed il Direttore Generale dell’Ente, Domenico Smilari.

In un clima cordiale ed informale, il Sindaco ed il Dirigente hanno voluto fare il punto con i giovani, raccogliendo impressioni e pareri sui primi tre mesi di attività ed esprimendo l’opinione dell’Amministrazione Comunale sull’andamento del progetto.

“Siamo molto soddisfatti di come stia procedendo questa iniziativa” ha detto il sindaco Andrea Rossi, anche a nome di Smilari. “L’inserimento dei neo-laureati è stato rapido e senza scosse; grazie anche all’impegno dei responsabili dei vari servizi, i giovani hanno trovato immediata collocazione nel ciclo lavorativo e hanno progressivamente acquisito una dose di relativa autonomia che è anzitutto fonte di soddisfazione e che li motiva quotidianamente a dare il massimo. Non ho nascosto ai nostri otto giovani talenti il nostro compiacimento – ha sottolineato Rossi – anche perché un inserimento così massiccio di giovani alla prima esperienza lavorativa rappresentava una sorta di scommessa: ebbene oggi possiamo dire che, anche grazie alle loro capacità ed al loro impegno, la scommessa è stata vinta”.

Come si ricorderà, Montepulciano è stato l’unico Comune della provincia di Siena, insieme al Capoluogo, ad aderire al progetto GiovaniSi della Regione Toscana che incentiva la realizzazione di tirocini formativi retribuiti di sei mesi per giovani di età compresa tra i 18 ed i 30 anni. Il progetto ha richiesto un’attività amministrativa complessa, realizzata dagli uffici comunali con il Centro per l’Impiego di Montepulciano tanto che oggi altri Enti chiedono a Montepulciano una sorta di road map per assolvere ai vari adempimenti burocratici.

“Con GiovaniSI – ha puntualizzato il Sindaco – abbiamo offerto ad un gruppo di neo-laureati un’opportunità di formazione che possa essere subito dopo spesa per trovare una collocazione stabile nel mondo del lavoro. Ma abbiamo anche portato all’interno dell’Ente energie fresche ed entusiasmo che da un lato richiedono impegno e applicazione nella gestione quotidiana ma dall’altra si trasformano in produttività ed efficienza”.

Soddisfazione diffusa e non semplicemente “di maniera” tra gli otto giovani che, pur non nascondendosi le incognite per il futuro, dimostrano attraverso le proprie considerazioni di essere concentrati sull’impegno attuale. Ampio il raggio delle loro competenze (si va dalla Filosofia e Storia dell’Arte all’Ingegneria, dall’Architettura alla Scienza delle Comunicazioni) e anche dell’impiego visto che gli inserimenti sono distribuiti tra tutte le aree dell’Ente.

“Questa è una bella esperienza – afferma Carlo, che si occupa di Tributi – che spero possa fruttarmi per un futuro migliore”. Matteo – che opera nell’area dell’Ambiente – si dice colpito dalla dinamicità del lavoro e dal senso di responsabilità del personale: “Non è quello che si è soliti pensare guardando dall’esterno!”. Sara e Matteo sono inseriti nella grande area dei Servizi alla Persona e mentre la prima loda l’esperienza “che permette di prepararci gli strumenti per affrontare il futuro”, il secondo afferma che solo lavorando dall’interno “è possibile rendersi conto del contesto in cui viviamo a livello di Pubblica Amministrazione”. Giulia, che si occupa di Urbanistica, riscontra nell’impegno quotidiano una coerenza con gli studi condotti e trova “utile mettere in atto quello che si appreso sui libri, all’Università”. Le fa eco Letizia, che svolge il tirocinio nella Segreteria Generale, soddisfatta per aver ampliato le proprie conoscenze ma piuttosto preoccupata per le prospettive future. La sua collega Ludovica aveva già svolto tirocini nel settore privato e non nasconde di essere stata colpita “dal lavoro che impegna la macchina amministrativa”. La neo-laureata temeva di essere relegata in un ruolo marginale e invece racconta che “dopo una prima fase di studio, il lavoro non è mai mancato e le esperienze formative di tutti noi sono seguite con grande attenzione”.Lucida, infine, la riflessione di Ilaria, inserita nel servizio di Polizia Municipale: “Negli uffici pubblici sarebbero necessarie nuove assunzioni, l’utenza è tanta, ci sarebbe bisogno di giovani preparati che potrebbero dare il cambio a chi già opera da tempo per far fronte così alle esigenze dei cittadini”.
“Proprio dalle dichiarazioni dei ragazzi – conclude il Sindaco Rossi – comprendiamo che è stato dato un deciso colpo di spugna al cliché dello stagista relegato in un angolo polveroso o fare solo inutili fotocopie: l’impegno della struttura e dei diretti interessati sta rendendo utile questa esperienza e sta formando validissime risorse per il mercato del lavoro: siamo i primi ad auguraci di poterci assicurare un domani individualità così brillanti”.

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Amica Donna: corso di formazione sulla violenza contro le donne

L’Associazione Amica Donna: “Il cambiamento partendo da noi” L’Associazione Amica Donna, in collaborazione con Associazione Aurore Onlus, coordinamento dei 3 Cav di Siena e provincia, organizza “Il cambiamento partendo da…

L’Associazione Amica Donna: “Il cambiamento partendo da noi”

L’Associazione Amica Donna, in collaborazione con Associazione Aurore Onlus, coordinamento dei 3 Cav di Siena e provincia, organizza “Il cambiamento partendo da noi”, un corso di formazione sulla violenza contro le donne per volontarie di accoglienza di donne maltrattate. Il corso si svolgerà tra novembre e gennaio 2014 a Montepulciano e Siena. Il progetto, intende realizzare un percorso di formazione di base per nuove volontarie sulla conoscenza dei Centri Antiviolenza le loro attività, sui temi della violenza di genere per l’accoglienza, l’ascolto e l’accompagnamento di donne che subiscono violenza e maltrattamenti. L’obiettivo del corso è dunque quello di fornire un’adeguata formazione sulle tematiche inerenti la violenza di genere, ovvero dotare le future operatrici di conoscenze teoriche e strumenti operativi.

L’auspicio dell’associazione Amica Donna è quello di incrementare il numero di volontarie formate in questo settore e che vogliano svolgere tale attività all’interno dell’associazione Il corso prevede lezioni teoriche-pratiche in aula e momenti di stage-tirocinio all’interno dell’associazione. Il corso è destinato a nuove volontarie dell’associazione e aspiranti operatrici.

La partecipazione è prevista sino ad un massimo di 20 iscritte. In base alle esigenze formative ed organizzative del corso, i responsabili selezioneranno le domande. Coloro che sono interessati a partecipare al corso dovranno comunicarlo tramite mail a info@associazioneamicadonna.it o telefonando al 3473609744 dalle ore 12,30 alle ore 15.30, entro il 31 ottobre 2013.

Per maggiori informazioni, potete consultare il sito web dedicato: Associazione Amica Donna

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Corsi di formazione di Cefoart per diventare estetista

Diventare estetista? In provincia di Siena si può grazie a Cefoart, il centro di formazione per l’artigianato che in questi giorni sta raccogliendo le domande di partecipazione ai prossimi corsi…

Diventare estetista? In provincia di Siena si può grazie a Cefoart, il centro di formazione per l’artigianato che in questi giorni sta raccogliendo le domande di partecipazione ai prossimi corsi di qualifica professionale per “estetista-addetto” (2100 ore su due annualità per 20 allievi) e per il “percorso formativo di specializzazione per estetista per la gestione di attività autonoma di estetica” (900 ore per 13 alunni).

Dal 2005 ad oggi – spiega Antonio Parlapiano, direttore di Cefoartabbiamo formato 133 estetiste. Dalle indagini sull’efficacia della formazione in termini di occupabilità risulta che più della metà di loro stia lavorando. Sono certamente dati incoraggianti per chi vuole investire sul proprio futuro. Il settore del benessere e cura della persona garantisce oggi una possibilità di impiego per i giovani in cerca di prima occupazione, in controtendenza quindi con i bassi livelli di occupabilità – conclude Parlapiano – riscontrabili nel mercato del lavoro”.

Il primo corso, quello da 2100 ore (comprese le ore di stage), si svolgerà da novembre 2013 a giugno 2015 e prevede unità formative per competenze di base (inglese, italiano, storia, informatica etc), per competenze trasversali (come marketing, igiene ed epidemiologia, educazione alimentare etc) e per competenze tecnico-professionali (trucco, manicure e pedicure estetico, depilazione, epilazione, massaggio estetico etc). Al termine del percorso formativo a frequenza obbligatoria sarà rilasciato un attestato di qualifica professionale, previo superamento della verifica finale. Per iscriversi occorre avere almeno 16 anni ed essere disoccupati, occupati o inoccupati. C’è tempo fino al 30 settembre per consegnare la domanda di ammissione a Cefoart (via delle Arti, 4, Siena) a mano o per raccomandata A/R (non farà fede il timbro postale). Per conoscere dettagliatamente tutti i requisiti d’accesso e il costo del corso basta leggere il bando integrale disponibile sul sito internet www.cefoart.it. Per chi invece è già in possesso di una qualifica professionale regionale di secondo livello di estetista-addetto, c’è la possibilità di partecipare al percorso formativo per gestire autonomamente un’attività. Il corso si terrà dal prossimo ottobre a giugno 2014 e prevede 427 ore di stage su 900 ore complessive. In questo caso la domanda di ammissione va consegnata (stesse modalità sopra descritte) a Cefoart entro il 23 settembre.

Per tutte le informazioni, compresi i costi, è possibile collegarsi al sito www.cefoart.it o telefonare allo 0577.530142. La Provincia di Siena ha concesso il riconoscimento, ai sensi dell’art.17, comma b) della LR.32/2002, di ambedue i corsi realizzati da Cefoart.

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