La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Categoria: Salute e Benessere

I benefici di una dieta stagionale con i prodotti tipici della Valdichiana

In che stagione si può raccogliere il porro? Quali sono i mesi in cui è possibile mangiare il finocchio? Tutti, verrebbe da rispondere, vedendo la disponibilità di queste verdure sugli…

In che stagione si può raccogliere il porro? Quali sono i mesi in cui è possibile mangiare il finocchio? Tutti, verrebbe da rispondere, vedendo la disponibilità di queste verdure sugli scaffali dei supermercati. In realtà, in natura sarebbe molto difficile trovarle in estate, essendo il loro tempo di raccolta l’autunno.
Non siamo più abituati a prestare attenzione ai cicli agricoli, non è più importante conoscere le stagioni per avere la certezza di mangiare. Viviamo in un tempo di abbondanza costante che ci permette di non preoccuparcene, di non sapere. È un sistema globale così comodo che pochi sarebbero disposti a rinunciarvi. Come dire di no alle spremute di arancia ad agosto o alle fragole con lo zucchero a Natale? Eppure, questa disponibilità infinita di cibo ha un prezzo. Oltre al distaccamento dell’uomo dalla natura e dai suoi ritmi, la tassa che paghiamo per questa abbondanza è nutrizionale, economica ed ecologica.

È anche vero che viviamo in un’era di globalizzazione, e da qualche parte nel mondo è sempre la stagione giusta per raccogliere qualcosa. Per questo abbiamo le arance e i pompelmi dal Sudafrica o i kiwi dal Cile. Ma abbiamo veramente bisogno di mangiare i melograni a luglio (i melograni a luglio!!) o bere spremute tutte le mattine? Comprare cibo importato costa di più in cambio di una qualità inferiore. Forse non diamo più importanza ai sapori, forse siamo troppo abituati a mangiare frutta e verdura insipide. I pomodori di gennaio, pallidi e tristi, non avranno mai lo stesso sapore di quelli cresciuti e maturati bene sotto il sole estivo. Per questo esistono le conserve: per mantenere i sapori e usare i prodotti dell’estate anche in inverno.

C’è anche la questione della località. Perché comprare l’aglio spagnolo quando in Valdichiana abbonda e può essere coltivato anche in vaso (e i boccioli sono pure edibili)? Per risparmiare 80 centesimi? Quando un prodotto importato costa meno di un prodotto locale dovremmo fermarci a riflettere un attimo su cosa stiamo pagando, quindi. Quale potrà essere la qualità di quell’aglio che costa poco, nel cui prezzo è inclusa una lunghissima filiera di trasporto?
Abbiamo la fortuna di vivere in un territorio ricchissimo, in un Paese ricchissimo e vario dal punto di vista alimentare: tutelare il nostro territorio, il nostro suolo, le sue specie tipiche e coloro che si impegnano per mantenerli sempre in salute è una cosa importante.

Tra le varie correnti alimentari contemporanee, sta riprendendo piede la più antica dieta stagionale, ovvero quella che l’umanità era obbligata a seguire prima dell’avvento dei supermercati e dell’agricoltura industriale.

Quali sono i vantaggi che si ottengono scegliendo di seguire una dieta stagionale?


Molti studi indicano che i microbi all’interno del nostro intestino non rimangono gli stessi tutto l’anno, ma sembrano variare proprio a seconda delle stagioni in modo da essere più efficienti ad elaborare certi tipi di sostanze.
Spesso, i cibi stagionali sono più ricchi di quelle sostanze che ci sono utili per affrontare il freddo dell’inverno o il caldo torrido dell’estate.
I prodotti che richiedono lunghi tempi di trasporto e immagazzinamento dovranno essere trattati per durare di più, e quindi saranno più facilmente soggetti a contaminazioni chimiche derivate dai trattamenti di conservazione.


Perché il sapore dei prodotti stagionali è sempre più ricco, più intenso. Può essere sorprendente la differenza di gusto tra un prodotto raccolto e venduto fuori stagione e lo stesso frutto mangiato nella sua stagione, coltivato nel modo più naturale e maturato bene. La conservazione prolungata in ambienti refrigerati danneggia il sapore, quindi più fresco sarà il nostro cibo più sarà buono e nutriente! Tanti prodotti vengono raccolti acerbi e fatti maturare forzatamente prima di essere messi in vendita sugli scaffali dei supermercati (succede principalmente con i prodotti esotici e importati), e anche questo impedisce che i vegetali acquistino sapore.


I prodotti stagionali e locali sono più ricchi di sostanze nutrienti perché hanno avuto il tempo di raggiungere la maturazione a terra e non hanno subito processi di conservazione industriale. Più tempo passa tra la raccolta di un prodotto vegetale e il suo consumo, più grave sarà la perdita in antiossidanti e nutrienti. Per esempio, gli spinaci e i fagiolini perdono anche due terzi del loro contenuto di vitamina C entro una settimana dal raccolto. Aggiungiamoci i lunghi tempi di trasporto e il tempo passato sugli scaffali dei negozi, e possiamo solo immaginare quanto di nutriente possa rimanere in una verdura. Lo stesso concetto vale per l’alimentazione del bestiame, e di conseguenza anche il valore nutrizionale del latte varia a seconda dell’alimentazione degli animali, che in estate mangeranno più cibo fresco e nutriente.


I prodotti stagionali sono meno costosi perché la loro produzione è meno dispendiosa: essendo spontanea richiede meno trattamenti chimici e non ci sono costi di importazione. Inoltre, richiedono meno imballaggi (che ci vengono sempre fatti pagare), tempi di trasporto più brevi e hanno meno costi logistici.


I prodotti stagionali hanno meno bisogno di pesticidi e di interventi umani per crescere bene. I prodotti stagionali sono solitamente locali o richiedono viaggi più brevi, riducendo l’inquinamento causato dal trasporto del cibo.


Mangiare cibo locale e stagionale ci può aiutare a conoscere i produttori locali, a supportare l’economia del nostro territorio e a conoscerlo più a fondo, creando una comunità più unita.


Mangiando stagionale, si è spinti a comprare in maniera più oculata e a cucinare di più. Può essere un investimento a livello di tempo, ma sicuramente un beneficio per la salute: mangiando meno cibo industriale e studiando diversi modi per cucinare una determinata verdura, la nostra dieta sarà più sana e variegata. Conoscendo a fondo una verdura se ne scoprono infiniti usi, tutti i modi per conservarla e per assaporarla abbinata a diverse pietanze.

Un aspetto da non sottovalutare è la conoscenza delle stagioni e della natura che deriva dal seguire una dieta stagionale. Essere in armonia con il proprio ecosistema ci fa essere più sani e sereni, e ci rende anche più coscienti della sua salute, della sua fragilità e della sua importanza per la nostra sopravvivenza.

Per cibo stagionale si intendono quei prodotti che crescono e maturano naturalmente nella regione in cui viviamo. Al giorno d’oggi sarebbe un sacrificio forse eccessivo rinunciare alle arance di Sicilia per qualcuno che vive in Toscana, quindi il concetto di ‘locale’ si può, in certi casi, estendere a tutto il Paese, sebbene i veri prodotti a chilometro zero siano quelli venduti all’interno della zona di produzione.

La Valdichiana è un territorio dalla forte vocazione agricola, fertile e adatto alla coltivazione di molte varietà vegetali e all’allevamento, e vanta anche numerose specie locali che vengono coltivate solo sul suo territorio, alcune delle quali sono:

Aglione della Valdichiana

Mela rugginosa della Valdichiana

Cocomero nero della Valdichiana

Susina Coscia di Monaca

Pesca cotogna toscana

Fagiolina del Trasimeno

Non dimentichiamoci poi dell’olio, del vino, dei formaggi e della carne, e di tutti gli altri prodotti regionali che è possibile consultare nell’elenco fornito dalla Regione Toscana. Un capitolo a parte meriterebbero poi le erbe selvatiche, come la cicoria, la portulaca, l’ortica, la piantaggine o il tarassaco, tutte abbondanti nei nostri giardini dalla primavera all’autunno e perfettamente commestibili!

Per chi volesse provare a seguire un’alimentazione in armonia con le stagioni, esistono diversi siti che riportano l’elenco della frutta e della verdura tipici della nostra penisola disponibili mese per mese, come ad esempio Verdure di StagioneGreenMe.


Fonti:

https://www.theguardian.com/lifeandstyle/wordofmouth/2014/aug/12/seasonal-eating-vegetables-uk-does-it-matter
https://www.medimagazine.it/perche-e-meglio-scegliere-alimenti-di-stagione/
http://www.viversano.net/tag/mangiare-di-stagione/
http://www.regione.toscana.it/piramide-alimentare-toscana/i-livelli-della-piramide/1.-frutta-e-verdura
http://www.iltempo.it/cronache/2015/12/16/news/frutta-stagionale-un-gusto-unico-996349/

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La comunità sporca: c’è spazzatura ovunque

“La nazione che distrugge il proprio suolo distrugge sé stessa.” FRANKLIN D. ROOSEVELT L’estate è un momento dell’anno in cui, volenti o nolenti, passiamo molto più tempo fuori casa e a contatto con il…

“La nazione che distrugge il proprio suolo distrugge sé stessa.”
FRANKLIN D. ROOSEVELT

L’estate è un momento dell’anno in cui, volenti o nolenti, passiamo molto più tempo fuori casa e a contatto con il mondo esterno. Possiamo parlare di più con le persone, ascoltare le cose che dicono, vedere. Le persone escono, si guardano attorno e vedono innanzitutto i problemi. I rumori molesti, i parcheggi selvaggi, l’erba troppo alta. All’improvviso, tutta l’incapacità delle persone di rispettare gli spazi sia privati che pubblici sale su un piedistallo e causa attriti tra vicini di casa.

Eppure, sembra che la gente sia turbata terribilmente dall’erba alta e dai serpentelli inoffensivi e assolutamente non velenosi (biacchi, orbettini) che occasionalmente possono comparire nei giardini, ma nessuno sembra battere ciglio di fronte alla quantità spaventosa di spazzatura che insozza le banchine delle strade, le aiuole e i campi. Mi è bastato fare un giro di 5 minuti per il mio quartiere, nella periferia di Montepulciano, per trovare ombrelli piegati e buttati nei fossi, palloni scoppiati e fatti a pezzi dai tagliaerba comunali (che erano accorsi per risolvere il grave problema degli orbettini nei giardini, che – per la cronaca – non sono neanche serpenti ma lucertole), cartelli stradali divelti e buttati tra le frasche, bottiglie di plastica, pancali marci, lattine di fanta, bricchi di estathé, polistirolo sparso letteralmente ovunque, diffusori di profumo per automobili, pezzi di tubi, tappeti di gomma semisepolti, pezzi di giocattoli, detersivi, accendini… tutto questo in meno di un chilometro. Allora mi sono decisa: mi sono infilata un paio di guanti di lattice (come già avevo fatto l’anno scorso), ho preso un sacco e mi sono messa a raccogliere tutto quello che era abbastanza grande per essere visto e raccolto. C’era talmente tanta spazzatura che avevo il sacco stracolmo ancora prima di finire il giro intorno a casa mia. I rifiuti più grossi, il tappetino di gomma e un grosso blocco di polistirolo, non mi entravano nel sacco e li ho appoggiati sul bordo della strada per andarli a prendere più tardi. Però, vista la stanchezza ho deciso di lasciarli lì per andarli a buttare via il giorno dopo. La mattina seguente vedo nel piazzale gli operai comunali che erano tornati a raccogliere l’erba tagliata, e ho pensato che forse avrebbero raccolto loro questi rifiuti. Quando sono scesa, effettivamente, il polistirolo era sparito ma il tappetino di gomma era stato rilanciato nel campo da cui l’avevo tolto, un paio di metri in là.

Ah, la civiltà. Che meraviglia vivere in una comunità che ha così a cuore la cura del territorio, che dimostra così tanta considerazione per la qualità dell’ambiente in cui crescono i loro figli.
D’altronde che sarà mai, un po’ di plastica nel campo? Prima o poi si sbriciolerà e potremo dimenticarcene tutti, no? Le cose smettono di esistere se non le vediamo, giusto? Certo. Per questo possiamo continuare a lanciare la spazzatura dal finestrino della macchina come se il mondo fosse un enorme, coloratissimo bidone della spazzatura.  È comunque il bidone della spazzatura di qualcun altro, non certo un mio problema, no? Bevo il mio estathé, butto il brick nell’aiuola e corro a casa felice a guardarmi Italia’s Got Talent. Domani, magari, qualcun altro lo raccoglierà.
O forse no. Forse rimarrà lì e il sole e la pioggia lo renderanno pian piano sempre più fragile, il colore dell’etichetta si scioglierà, la plastica si romperà e pian piano verrà sepolto. Magari qualche pezzo finirà a strozzare qualche uccello, qualcuno verrà portato nella fogna dalla pioggia e finirà, alla lunga, nel mare.
Ma chissenefrega, usare i cestini della spazzatura richiede uno sforzo troppo grande, meglio ritrovare il mio brick di estathé al mare a Follonica e nuotarci assieme che fare un passo e usare i cestini. Solo gli sfigati usano i cestini della spazzatura, dai. Le persone intelligenti, quelle che hanno frequentato la scuola della vita, buttano la spazzatura per strada e ne sono anche orgogliose, perché comunque non hanno tempo di preoccuparsi di queste stupidaggini, loro devono andare a tagliare l’erba che gli vengono i serpenti in giardino. Mi diverte come l’erba alta sia percepita come degrado ma la spazzatura no.

La spazzatura non è un problema, è solo il problema del secolo. Siamo sommersi dalla spazzatura: le nostre acque sono contaminate, il suolo è contaminato, l’aria è contaminata.
Ammiro l’ingenua serenità in cui vivono quelle persone che spargono plastica e sostanze tossiche nell’ambiente e che poi tornano a casa a preoccuparsi del futuro dei loro figli, che sperano diventino dottori, magari. Già, perché c’è bisogno di dottori per curare le malattie respiratorie e il cancro che causa la spazzatura che tutta la comunità ha sparpagliato nell’ambiente per decenni, bruciando plastica e versando sostanze chimiche nei campi, perché tanto erano i campi degli altri.
Peccato che le falde acquifere siano le stesse per tutti, e che in quei campi ci si coltivino cose che magari vengono mangiate dagli animali che mangiamo. Magari in quei campi di proprietà sconosciuta qualche anziano ha deciso di farci il suo orto senza chiedere il permesso a nessuno, senza sapere che magari il suolo è impregnato da misteriose sostanze tossiche che vengono assorbite dai pomodori che regala ai suoi nipoti.

Quali sono le conseguenze dell’inquinamento del suolo? Non sembra che siano in molti ad aver chiaro che tutte le schifezze sparpagliate nei campi abbiano effettivamente delle conseguenze sulla salute delle persone (poi tanti pensano: “vabbé non succederà di sicuro a me”. Certo ma, anche se fosse, potrebbe succedere ai vostri parenti, se degli altri proprio non ve ne frega niente).
Innanzitutto, bisogna dire che l’inquinamento del suolo è meno conosciuto e causa poca preoccupazione perché, a differenza dell’inquinamento atmosferico o dell’acqua, ha effetti meno immediati sulla salute dell’uomo, che ne subisce gli effetti secondari.
I rifiuti che inquinano il suolo si possono distinguere in solidi, liquidi e gassosi. Quelli solidi sono la carta, il vetro, la plastica, le pile scariche, i medicinali scaduti; quelli liquidi sono gli insetticidi, i fertilizzanti, i concimi chimici, il mercurio, i medicinali liquidi scaduti, i liquidi di pile usate. I rifiuti liquidi risultano molto dannosi per l’ambiente perché riescono a raggiungere le falde acquifere sotterranee e possono danneggiare il loro equilibrio, che è molto delicato. I rifiuti gassosi sono quelli come il CFC delle bombolette spray. L’eccesso di azoto e tracce di metalli come arsenico, cadmio, piombo e mercurio possono danneggiare il metabolismo delle piante e la produttività dei raccolti. Queste sostanze chimiche, quando entrano nella catena alimentare, mettono a rischio la sicurezza del cibo, le risorse acquifere, il sostentamento rurale e la salute umana. L’inquinamento del suolo può causare danni allo sviluppo cerebrale dei bambini (piombo), danni ai reni e al fegato (mercurio), danni al sistema nervoso, mal di testa, nausea e problemi alla pelle. Nei casi più gravi può causare il cancro e la leucemia, quando nel suolo sono presenti sostanze molto tossiche (pensiamo al Triangolo della Morte di Acerra-Nola-Marigliano).

Anche quando si tratta di semplici bottiglie e cartacce, la pulizia dell’ambiente pubblico è una questione anche di dignità. Chi inquina l’ambiente in cui vivono altri lede la proprietà pubblica, e pubblica significa DI TUTTI. Non di nessuno, di tutti.

La sporcizia genera degrado; il degrado porta degrado e abbassa la qualità della vita di chi ci vive, è sintomo di ignoranza e incentiva altri comportamenti che danneggiano la comunità, come sostiene la Teoria delle finestre Rotte.
Per questo, la raccolta dei rifiuti sparsi per strada è il dovere civico di ogni cittadino.
So che a tutti piace dirsi che è compito del Comune, che ‘sì ma io pago le tasse’, che ‘non ce l’ho mica buttata io’, ma la realtà è che no, non è vero. La spazzatura la devi raccogliere, se la vedi, se non lo fai è come se l’avessi buttata tu. Raccogliere la spazzatura è una responsabilità del cittadino. Non vogliamo essere persone che si lamentano e basta e non fanno mai niente per risolvere i loro problemi, vero? Io mi lamento, certo, ma sono anche andata a raccogliere la spazzatura dei miei concittadini (basta usare dei guanti) e sto scrivendo questo articolo nella speranza che qualcuno capisca, senza etichettarmi come (concedetemi il francesismo) ‘cacacazzi ambientalista’. E anche se fosse, sono stata educata ad esserlo, per fortuna.

Torniamo un attimo alla questione del decoro. Abitiamo in un territorio meraviglioso, un posto in cui mezzo mondo sogna di vivere, che attira migliaia di visitatori ogni anno che rimangono senza fiato di fronte ai nostri paesaggi, che ci invidiano per quello che abbiamo. Immaginate queste persone, come si sentono, quando imboccano una stradina laterale fuori dal centro storico e vedono che la riva della strada è ricoperta di spazzatura brodosa incastrata tra i fiori e i cespugli. Che schifo. Questo non è sintomo “di una città viva”, è sintomo di una comunità incivile che dà per scontato tutto quello che ha la fortuna di avere e che non è interessata a tutelare il proprio futuro.
Dicendo questo non voglio condannare l’intera umanità, perché sia qui che in tanti altri posti ci sono tantissime persone che si interessano al problema e cercano di sensibilizzare quella parte di cittadinanza meno consapevole; le amministrazioni si prodigano spesso in iniziative lodevoli, ma credo che ci sia bisogno di fare qualcosa di più, e questo qualcosa di più deve venire dal basso. Dovremmo smetterla di vergognarci del fatto che ci preoccupiamo. Quante volte sono stata zitta quando gli amici lanciavano la loro spazzatura dal finestrino perché temevo di essere etichettata come ‘cacacazzi ambientalista’? Ma, sinceramente, anche se fosse? Chi se ne frega? Che problema mi crea essere una cacacazzi ambientalista? Nessuno, anzi. È vergognoso anche solo il fatto che esista ancora il termine ambientalista, perché esserlo dovrebbe essere una cosa scontata, oggi.
Sono nata e cresciuta a un passo dalla Svizzera, che è risultata essere il Paese più pulito del mondo. Aveva ragione mia mamma quando, passando la frontiera, osservava: “Guarda loro come tengono pulito! Appena entri in Italia… spazzatura ovunque!”. Buttare spazzatura per strada non ci rende persone libere dai rifiuti, ci rende persone sporche.

Fonti:

Protezione Civile: http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/inquinamento_suolo.wp

Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Inquinamento_del_suolo

https://www.environmentalpollutioncenters.org/soil/

FAO: http://www.fao.org/news/story/it/item/897263/icode/

Approfondimenti:

http://www.pollutionissues.com/Re-Sy/Soil-Pollution.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Bisfenolo_A

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Valdichiana Salute: il vaccino contro il morbillo, un po’ di storia

Il vaccino contro il morbillo: la madre di tutte le bufale ‘Hai cambiato le mutande? Perché se poi stai male e ti dobbiamo portare all’ospedale…’. Penso di non essere stato…

Il vaccino contro il morbillo: la madre di tutte le bufale

‘Hai cambiato le mutande? Perché se poi stai male e ti dobbiamo portare all’ospedale…’. Penso di non essere stato l’unico a essere perseguitato da questo monito da piccolo. Questo tipo di atteggiamento tradisce, per quanto utilizzato a scopo didattico-igienico, il sentimento di rispetto e considerazione che vigeva nella popolazione qualche anno fa. Oggi, invece, gran parte della società è scettica e mette in discussione gli avvisi e le conquiste che la scienza ha prodotto a favore di qualche “cyber-sciamano” in cerca di popolarità in rete e che probabilmente guadagna tanto quanto le così vituperate case farmaceutiche.

Perché ogni volta che il vostro computer o cellulare richiede un aggiornamento non nascono comitati di protesta che sostiene che l’antivirus faccia male o ne rallenta il computer?  Lungi da me paragonare la vita di un figlio alla manutenzione di un oggetto, ma il forte confronto spiega molto bene cosa intendo.

Cosa è cambiato da allora? Perché abbiamo totalmente perso la fiducia nei medici e nel mondo della sanità in generale?  In gran parte la risposta spetta ai socio-antropologi, e sicuramente coinvolge anche la rivoluzione culturale del ‘68  in cui sono stati contestati e abbattuti  gran parte dei modelli fino ad allora granitici: in paese le autorità erano il prete, il maestro, il dottore ed il maresciallo… qui le mie competenze finiscono e non posso aggiungere altro. Concludendo così, sarebbe molto comodo e come dire che se la gente non crede più ai dottori, è colpa della gente. Ma, a dirla tutta, i dottori qualcosa l’hanno combinata e in particolare quello che ha alzato il polverone più grosso è stato uno: Dr. Andrew Wakefield, gastroenterologo inglese (1).

Prima di addentrarci nella importantissima vicenda che ha condizionato l’intero mondo anglosassone e poi è giunta da noi, parliamo di come si muove la ricerca moderna. Ogni studioso che abbia un’intuizione o un sospetto su qualcosa, crea uno studio e poi si rivolge alle riviste specializzate per pubblicarlo. Gli studi sono di due tipi: prospettici e retrospettivi, i primi si prendono due gruppi di persone e si sottopongono a due differenti cure, si aspetta due mesi e si vede chi è guarito e chi no; quelli retrospettivi, molto più comuni e facili da eseguire per mille motivi, funzionano all’inverso, ci si guarda indietro dividendo i pazienti in base a chi è guarito e chi no, e si cerca di capire quali sono state le differenze che hanno portato alcuni alla guarigione e altri no. Ora, per assurdo, facciamo finta che io sia un medico in piena buona fede in cerca di gloria e clamore scientifico: creo uno studio retrospettivo sui malati di tumore che sono morti nel mio ospedale negli ultimi dieci anni e alla fine me ne esco dicendo che tutti quelli che sono morti di tumore bevevano acqua, almeno una volta al giorno. Capite bene, che da qui a dire che l’acqua fa male, il passo può essere molto breve.  Per fortuna ora gli studi scientifici non sono così semplicistici e banali, ma almeno avete un idea di come funziona.

Tornando alla storia il nostro carissimo Dr. Wakefield, dopo aver lavorato come consulente medico di famiglie con figli presunti danneggiati dai vaccini ed aver guadagnato $670,000 (2), nel 1998 pubblica sulla autorevole rivista inglese “The Lancet” uno studio (3) in cui descrive una nuova forma di autismo legata alla vaccinazione Morbillo Parotite e Rosolia MMR e segue nel 2000 un altro articolo in cui  sospetta che non ci siano state sufficienti prove sul vaccino MMR. (4).

Essendo articoli del 1998 e del 2000 su riviste specializzate, dal momento che internet non era ancora così popolato dai social media come oggi, c’è voluto lo zampino della televisione perché questi articoli facessero il grave danno; così, dopo una conferenza stampa televisiva, è scoppiata una vera e propria crisi di salute pubblica in Inghilterra e negli Stati Uniti. Se in America, nonostante i dibattiti e le disquisizioni di opinionisti in TV, non hanno provocato gran danno sulla salute pubblica, in Inghilterra invece, da un tasso di vaccinazioni del 91% nel 1998 si è passati all’80% nel 2003, e da allora non sono più stati raggiunti i livelli di immunizzazione di gregge (5).

Il panico e l’isteria si sono ben presto diffusi su tutto il Regno Unito e nuovi focolai di morbillo sono ricomparsi con maggior frequenza e violenza; nel 2002 in Irlanda 100 bambini sono stati ospedalizzati con gravi complicanze respiratorie e cerebrali del morbillo e di questi 3 sono deceduti per encefalite morbillo, un altro caso di decesso da morbillo si è registrato anche nell’epidemia del 2006 in Inghilterra sempre per complicanze del morbillo (6).

Ovviamente visto il polverone alimentatosi, altri autori si sono cimentati nell’arduo compito di trovare un collegamento tra vaccino per il morbillo ed autismo:

  • 7 studi prospettici Americani; 2 studi ecologici Americani; gli istituti di Gran Bretagna, Danimarca e Giappone   ***
  • 2 studi finnici °°°

Nessuno di questi autori è riuscito a trovare un collegamento scientificamente valido tra vaccino MMR e autismo. E la cosa sorprendente è che sono riusciti a farsi pubblicare, perché anche le riviste scientifiche hanno da guadagnare e se proponi uno studio che non dimostra nulla, tendenzialmente viene rifiutato a scapito di qualche altro articolo che dimostra invece una correlazione su qualcosa.

Nel 2004 nella comunità scientifica mondiale non c’era più alcun dubbio:  ‘nessun nesso tra vaccini ed autismo’. Tuttavia il danno ormai era fatto, erano gli anni di internet, le notizie hanno iniziato a circolare veloci senza filtri e senza censori.

Uno studio del 2010 denuncia che il 10% dei genitori nega almeno un vaccino ai propri figli per credenze (7), avete bene in mente cosa è successo alle nostre latitudini e cosa sta succedendo in questi giorni.  E cosa è successo al nostro paladino eroe Dr. Wakefield? È venuto fuori che non era così immacolato e in buona fede, ma che era bensì in combutta con una casa farmaceutica rivale a quella del vaccino appena uscita per promuoverne una nuova versione, quindi voleva soltanto screditarlo per favorire la casa farmaceutica per la quale stava segretamente lavorando e così facendo è finito con lo screditare la credibilità di tutto il sistema. Inoltre il nostro ‘eroe’ è stato trovato insieme ad altri due co-investigatori colpevole di cattiva condotta etica e medica. Alla fine delle indagini il General Medical Council ha raccomandato la revoca della licenza medica al Dr. Wakefield. (8) (9)

Nel 2010 la rivista “The Lancet” ha cancellato formalmente l’articolo del 1998 (10).  La comunità scientifica ha reagito prontamente ed energicamente a un grave inciampo, ma l’opinione pubblica è ormai distratta e non più attenta alle rettifiche e revisioni. Sono convinto che molti degli scettici e dubbiosi italiani non conoscano minimamente questa storia.

“La scienza non è democratica e non ammette opinioni, solo fatti certi”.

Bibliografia:

(1) Dennis K Flaherty. The Vaccine-Autism Connection: A Public Health Crisis Caused by Unethical Medical Practices and Fraudulent Science, Ann Phannacother 2011;45:1302-4.Published Online, 13 Sspt 2011. theannals.com. DOl 1O.13451aph.1 0318

(2) Deer B. How the case against the MMR vaccine was fixed. BMJ 2011; 342:c5347.

(3) Wakefield AJ, Murch SH, Anthony A, et al. Ileal-lymphoid-nodular hy- perplasia,non-specific colitis,andpervasivedevelopmental disorderin children. Lancet1998;351:637-41.

(4) Wakefield AI, Montgomery SM. Measles, mumps, rubella vaccine: through a glass,darkly. Adverse DrugReact Toxicol Rev2000;19:265-83.

(5) Fine PE. Herd immunity: history, theory, practice. Epidemiol Rev 1993; 15:265-302.

(6)OffitPA.Autism’sfalseprophets:badscience,riskymedicine,andthe searchforacure.NewYork,NY: ColumbiaUniversityPress,2008:24.

(7) FreedGL,ClarkSJ,ButchartAT, SingerDC,DavisMM.Parental vac- cine safetyconcerns in 2009. Pediatrics 2010;125:654-9.

(8) General Medical Council. Fitness to practise panel hearing 28 January 2010. http:// www.casewatch.orglforeignlwakefieldlgmc_findings.pdf (accessed 2011 May 11).

(9) General MedicalCouncil. Determination on serious professional miscon- duct (SPM) and sanction. http:// www.gmc-uk.orglWakefield_SPM_ and_SANCTION.pdC)2595267.pdf (accessed 2011 May 12).

(10) Retraetion-neal-lymphoid-nodularhyperplasia,non-specificcolitis,and pervasive developmental disorder in children. Lancet2010;375:445.

***( DeStefanoF,ThompsonWW.MMRvaccineand autism:an updateof the scientific evidence. ExpertRev Vaccines 2004;3: 19-22. ; DeWildeS, Carey 1M,Richards N, Hilton SR, Cook DG. Do children who become autistic consult more often after MMR vaccination?Br J Gen Pract2001;51:226-7. ; FarringtonCP,MillerE,TaylorB.MMRandautism:furtherevidence against a causalassociation. Vaccine 200I; 19:3632-5.; Madsen KM, HviidA, Vestergaard M, et al. A population-based studyof measles, mumps, and rubella vaccination and autism. N Engl J Med 2002;347:1477-82.; MakelaA,NuortiJP,PeltolaH.Neurologicaldisordersaftermeasles- mumps-rubella vaccination. Pediatrics 2002;110:957-63.; Takahashi H, Suzumura S, Shirakizawa F, et al. An epidemiological study on Japanese autism concerning routine childhood immunization history. Jpn J InfectDis 2003;56:114-7.; TaylorB,MillerE,FarringtonCP,etal.Autismandmeasles,mumps, and rubella vaccine: no epidemiological evidence for a causal associa- tion.Lancet 1999;353:2026-9.; DalesL,HammerSJ,SmithNJ.TImetrends inautismandinMMRim- munization coverage in California. JAMA 2001 ;285: 1183-5.; Kaye JA, del Mar Melero-Montes M, Jick H. Mumps, measles, and rubellavaccineand the incidence of autismrecordedby generalpracti- tioners: atimetrendanalysis.BMJ2001;322:460-3.)

°°°(Patja A, Davidkin I, KurkiT, KallioMI, Valle M, PeltolaH. Seriousad-verseeventsaftermeasles-mumps-rubella vaccination duringa fourteen- year prospective follow-up. PediatrInfectDis J 2000;19:1127-34.;  PeltolaH, Patja A, LeinikkiP,Valle M, DavidkinI, PaunioM. Noevi- dencefor measles, mumps,and rubellavaccine-associated inflammatory bowel disease or autism in a 14-year prospective study. Lancet 1998; 351:1327-8.)

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Metodo Hobart: quando la danza è un codice di comunicazione emozionale

L’intelligenza del corpo è molto più potente di quella razionale. C’è un ordigno in costante crescita e maturazione, nella nostra fisicità, che la ragione – psichica – non percepisce, non…

L’intelligenza del corpo è molto più potente di quella razionale. C’è un ordigno in costante crescita e maturazione, nella nostra fisicità, che la ragione – psichica – non percepisce, non riesce neanche a contemplare. È l’intelligenza poliritmica del nostro corpo, quella che fa battere il cuore, che ricostituisce i fluidi, che dispone i nessi impliciti tra le funzioni involontarie dell’organismo. Il cardine della nostra sopravvivenza non sta nel nostro cervello, ma in tutto il resto. La gestione delle nostre emozioni, la persistenza dei ricordi, il fulgore creativo, sono atti disciplinati dalla complessità organica del corpo, verso la quale l’elaborazione psichica cerebrale non è che un effetto marginale. L’approfondimento del sé corporale è la base per un qualsiasi percorso di benessere e di appercezione.

Un tale criterio di coscienza di sé, del proprio potenziale corporeo, è forse uno dei dati imprescindibili che la consapevolezza una danzatrice o un danzatore deve raggiungere. Un fondamento percettivo da cui si ergono tutte le possibili diffrazioni gestuali di una performance.

Gillian Hobart ha tenuto ben salda questa consapevolezza, tanto da edificare un metodo personale di educazione corporea per mezzo della danza, attuato nei contesti più lontani dal ballo puro.

È nata a Londra, città nella quale ha iniziato un percorso di formazione che l’ha portata a studiare con Letty Littlewood, con Vera Volkova, George Goncharov, Olga Preobrajenska ed Egorova. Negli anni Sessanta si è trasferita in America, dove ha incontrato una delle sue più importanti maestre e collaboratrici, Mary Antony, assistente di Hanya Holm. Negli anni ’70 Gillian Hobart arriva in Italia, a Roma, e insegna all’Accademia Nazionale di Danza. Dal 1978 inizia a lavorare in autonomia, con una sua scuola, sperimentando nuovi metodi – su tutti il sistema anti-accademico di Rudolf Laban – ed entrando in contatto con il ballerino classico Amedeo Amodio (con cui lavorerà nel contesto del Festival dei due Mondi di Spoleto e con cui instaurerà un sodalizio artistico lungo decenni), con Sylvano Bussotti e il movimento Fluxus. Portando avanti gli insegnamenti di Mary Anthony e Carl Rogers, Gillian Hobart ha cominciato a costituire una consapevolezza artistica che vede la danza sempre più come veicolo di empatia, come codice linguistico ed emozionale, e meno come “balletto” a schema fisso.

Le sue riflessioni sono contenute in un libro intitolato Body and Mind in Modern Dance, tradotto in italiano come Danzare con l’Anima.

È negli anni ’90 che insieme a Claudio Gasparotto inizia un percorso di confronto tra la danza e i diversamente abili. Trasferitasi da Roma a Bracciano inizia a collaborare con un’associazione locale che promuoveva attività ricreative ed educative per disabili. In questo contesto, la sua interpretazione del movimento come linguaggio, trova una possibilità di confronto diretto. Inizia a lavorare e danzare con i diversamente abili, trova punti di contatto, segue modulazioni di ricerca corporea e di valorizzazione delle spinte emotive rappresentate dal movimento.

«Il fraseggio di Gillian è una folgorazione. Il suo rapporto con il singolo movimento è come quello di un poeta per le rime» dice Gasparotto che insieme a Gillian ha codificato una teorizzazione di quello che veniva definendosi sempre più come metodo. «Il metodo è nato nel contesto della disabilità ma è emerso quanto questo abbia una portata educativa che va oltre la danza pura. Si è formato un team di educatori con diverse professionalità. Il metodo ha iniziato ad essere utilizzato tanto con gli anziani quanto con i bambini, con i giovani aggressivi e con tanti altri tipi di umanità».

Il metodo è nato nel contesto della disabilità ma è emerso quanto questo abbia una portata educativa oltre la danza pura. Con il tempo si è formato un team di educatori con diverse professionalità, che lavorano per il perfezionamento e l’adattamento del metodo, che nel frattempo ha iniziato ad essere utilizzato anche con gli anziani, con i bambini, con i giovani aggressivi. Un sistema di correlativi tra esseri umani, sempre più conformato come percorso educativo assoluto e sempre più distante dal modulo particolare della danza-terapia.

«Non dobbiamo parlare di terapia» afferma Claudio Gasparotto «ciò che caratterizza il metodo è il contatto, la relazione, il rispetto». È quindi un percorso educativo atto a favorire l’apertura delle persone, in produzione e recezione di un messaggio, di un codice. «Gillian non fornisce risposte ma attraverso il suo esemplare metodo pone le domande fondamentali per trasformare il caos in ordine, per formulare un’idea attraverso l’espressività corporea, il movimento danzato»

Il motto di Gillian Hobart è: Se la parola è divina, il corpo è miracolo. La forma di relazione tra le persone, sciolta dal raziocinio, da schemi fissi di percezione sociale, è il fondamento per un’accettazione di sé in quanto esseri umani, del proprio corpo in quanto sistema di comunicazione, apparato di produzione emozionale.

Il 22 aprile 2017, Gillian Hobart sarà a Bettolle, alle 16:00 presso la sala polifunzionale in Via Grassi. L’evento è organizzato da AUSER con la collaborazione di Alter.nativa. Saranno presenti i componenti del Team Movimento Centrale Danza & Teatro: Annachiara Cipriani, Milena Giorgetti, Manuela Graziani, Isabella Piva, Monica Tomasetti, nonché Claudio Gasparotto, responsabile artistico del gruppo. All’incontro sarà presente anche Dorin Mihai che da due anni segue le attività del metodo e documenta fotograficamente e videograficamente le performance e lo sviluppo dei percorsi instaurati da questo particolare approccio.

Credits Foto © Dorin Mihai

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Valdichiana Salute: la vaccinazione obbligatoria

Fa freddo, anche in Giappone è tempo di coperte, tè caldi e film romantici sulla neve: Balto. Chi non ha visto la storia dell’eroico amico a quattro zampe che guida…

Fa freddo, anche in Giappone è tempo di coperte, tè caldi e film romantici sulla neve: Balto. Chi non ha visto la storia dell’eroico amico a quattro zampe che guida la carovana alla volta della cittadina di Nome in Alaska?

Film o cartone, tutti ricordiamo quanto Balto sia stato un intrepido condottiero in grado di salvare una cittadina intera, e qui i ricordi finiscono…. Nessuno ricorda cosa diavolo doveva portare, sarà stata mica l’anfora perduta? No altrimenti si sarebbe bevuto un Montenegro alla fine, era bensì una partita di Siero anti-difterite. Nella cittadina di Nome, capoluogo della corsa all’oro in Alaska nei primi del novecento stava imperversando una grave epidemia e c’era il concreto rischio che prima che le strade fossero di nuovo percorribili sarebbero stati tutti infettati e conseguentemente morti.

Oggi del romanticismo e dei gesti eroici di quei tempi non c’è rimasta neanche l’ombra. Sarà per questo che ai giorni nostri ci sono tanti illustri scettici della scienza, forse perché intenzionati a rivivere quei memorabili tempi dove si moriva di malattie orribili (vi sfido a cercare su google DIFTERITE e cliccare Immagini) e nulla o poco si poteva per combattere quelle che all’epoca erano ancora malattie diffusissime e contegnosissime. Allora sì che avremmo scene melodrammatiche strappalacrime con giovani vedove costrette a lutto per sette anni e bambini orfani che si vedranno crescere da soli e diventare i prossimi premi Nobel dopo carriere vessate da invidie borghesi.

Certo,  Balto è un bel film, ma io preferisco la monotona e piatta vita che la scienza tenta a tutti i costi di regalarci e vaccinarmi per vivere in mezzo a gente vaccinata. Vaccino. La storia del primo vaccino ci riporta alla scoperta del legame tra i microrganismi e le malattie infettive; il primo vaccino venne dall’intuizione di un medico,  Edward Jenner (1) che aveva osservato come le lavoratrici del latte che avevano contratto i Vaiolo Vaccino non si ammalavano mai del Vaiolo Umano che era ben peggiore, per cui Jenner dedusse che per diventare immuni dal vaiolo umano bastava ammalarsi prima di quello bovino e così tentò la sorte di un bambino di 8 anni inoculandogli del pus vaccino ed il bambino non si ammalò mai di vaiolo (2). Pur non conoscendo finemente i meccanismi biologici e cellulari, questo è stato il primo vaccino che ha così coniato il nome alla nuova sostanza, in grado di renderci capaci di sconfiggere una malattia, o meglio un agente patogeno esterno, prima ancora che si manifesti.

Per farla breve, rifacendosi alla semplificazione banale, ma scientificamente corretta di Esplorando il Corpo umano, immaginiamo il Sistema immunitario come l’insieme dei corpi di sicurezza di uno stato: pompieri, polizia, carabinieri, finanzieri tutti, il vaccino non è altro che una informativa alla polizia di frontiera. Quando un organismo viene vaccinato corrisponde a consegnargli l’identikit di un ricercato, cosicché qualora e casomai il delinquente si affacciasse alla dogana del nostro aeroporto o porto che sia, tutti sarebbero in grado di riconoscerlo e bloccarlo ancor prima che abbia messo piede nel paese. Questo è quello che fa un vaccino.

Quindi i vaccini, non sono altro che pezzettini di Virus o di Batteri o gli stessi attenuati (cioè resi innocui) che servono a insegnare al nostro sistema immunitario come riconoscere e sconfiggere il batterio o virus prima che questo si insedi e produca danni.

Il calendario vaccinale(3) in Italia prevede come obbligatorio:

Difterite, costituito dalla tossina difterica resa innocua mediante procedimenti chimici: la malattia è endemica nei paesi in via di sviluppo. Penultimo caso in Italia nel 1995 e ultimo nel 2016 (4).
Tetano, costituito dalla tossina tetanica resa innocua mediante procedimenti chimici: nei non vaccinati la mortalità si aggira al 40% e la malattia è ormai presente soltanto nella popolazione anziana, non vaccinata.
Polio, dal 2002, cioè da quando la malattia è stata considerata eradicata, è in uso l’IPV inattive polio virus, cioè il virus della polio viene ucciso ma lasciandone integro l’aspetto esterno in modo tale da essere comunque riconosciuto dal nostro organismo: grazie alla vaccinazione l’OMS considera eradicata la malattia in molti paesi del mondo.
Epatite B, il vaccino è costituito da una proteina di superficie del virus realizzata mediante la tecnica del Dna ricombinante in laboratorio, cioè come se si facesse una replica del naso di una persona ricercata e solo tramite il particolare naso di quel malvivente la nostra polizia di frontiera fosse in grado di riconoscerlo. Nei non vaccinati può portare alla cronicizzazione, con conseguente cirrosi epatica. Dal 1991, quando è divenuto obbligatorio nella popolazione destinataria del provvedimento (i nati dal 1991 in poi), i casi di nuove infezioni si sono ridotti dell’80%

Mentre tra quelli soltanto raccomandati ci sono i vaccini per il morbillo, pertosse, meningite, parotite, rosolia, varicella e infezione da papillomavirus. Al di là degli effetti nel momento dell’infezione, molte infezioni possono rimanere a lavorare in silenzio dentro di noi per anni e manifestarsi in modi che ancora oggi stiamo scoprendo. Sembra ci sia una correlazione anche con alcune malattie psichiatriche, in particolare certe forme di schizofrenia, malattia bipolare e alcuni tipi di infezioni viralinonché la probabilità di sviluppare un tumore cerebrale in età adulta (5)(6). Utile anche ricordare l’importante correlazione tra l’infezione da papillomavirus umano e lo sviluppo del cancro della cervice uterina: il virus che si insedia sulla cervice porta stress del tessuto che è costretto così a replicarsi, prima o poi capita un errore e nasce la prima cellula tumorale, quindi vaccinarsi è un importante aiuto anche nella prevenzione del cancro (7).

Tirando le somme di questa breve introduzione al mondo dei vaccini, ricordiamo che un vaccino non è altro che una sostanza in grado di conferire una immunità attiva contro lo specifico germe, batterio o virus, costituito da parti di germe o parti di esso ricostruite in laboratorio, oppure il germe stesso reso innocuo in laboratorio; la maggior parte dei vaccini a oggi in uso stimola una risposa umorale, cioè la formazione di anticorpi.

In conclusione, vaccinarsi non significa sterilizzarsi e condurre una vita asettica; l’aumento dei casi di allergie, intolleranze, persino celiachia, viene spesso considerato dagli “sciamani del web” come la diretta conseguenza di un mondo ipervaccinato, tuttavia la realtà dei fatti non può essere più lontana da questa tesi (8). Un’infanzia sana e felice è ovvio che debba prevedere ginocchia “sbucciate” e mani graffiate, ma rischiare la vita per un taglietto in un dito, specie se piccolo e innocuo senza neanche una goccia di sangue, sembra proprio sciocco; troppo spesso i genitori, resi scettici dalla quantità di malainformazione presente specialmente sul web, si preoccupano più di fantomatici effetti collaterali che non delle reali conseguenze di tali malattie.

L’ignoranza in materia, se è comprensibile nei genitori, deve essere colmata da un buon medico e pediatra e non può essere pretesto per sostituirsi alla verità scientifica; tuttavia l’immunologia, essendo una branca di nicchia, viene spesso poco studiata dalla popolazione generale dei medici. Si registrano sempre più spesso casi di medici che non sono in grado di colmare i dubbi e le legittime perplessità dei genitori, al punto che anche negli Stati Uniti sono stati condotti studi sulla preparazione dei medici sui vaccini (9).

La scienza non è democratica e non ammette opinioni, solo fatti certi.

(1) Da Immunologia cellulare e molecolare, p. 359

(2) Da Immunologia cellulare e molecolare, p. 1

(3) Calendario vaccinazioni infanzia

(4) Un caso di difterite in Italia

(5) Brain Tumor Res Treat. 2015 Oct;3(2):65-7. doi: 10.14791/btrt.2015.3.2.65. Epub 2015 Oct 30. Measles may be a Risk Factor for Malignant Brain Tumors.

(6) Neurosci Res. 2016 Nov 14. pii: S0168-0102(16)30246-2. doi: 10.1016/j.neures.2016.11.002. Infection and inflammation in schizophrenia and bipolar disorder.

(7) Patient Educ Couns. 2016 Sep;99(9):1452-60. doi: 10.1016/j.pec.2016.06.027. Epub 2016 Jun 25. Characterizing safety-net providers’ HPV vaccine recommendations to undecided parents: A pilot study.

(8) g Sanita Pubbl. 2016 Jul-Ago;72(4):385-396.[Vaccines: history and stories between reality and imagination].

(9) Vaccine. 2014 May 30;32(26):3175-8. doi: 10.1016/j.vaccine.2014.04.001. Epub 2014 Apr 13. Formal training in vaccine safety to address parental concerns not routinely conducted in U.S. pediatric residency programs.

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Valdichiana Salute: meningite, epidemie e vaccini

La meningite, questa sconosciuta. Nelle ultime settimane, in concomitanza della recrudescenza di nuovi casi di meningite, nei social media, in particolare su FB, sono apparsi come lumache dopo la pioggia…

La meningite, questa sconosciuta.

Nelle ultime settimane, in concomitanza della recrudescenza di nuovi casi di meningite, nei social media, in particolare su FB, sono apparsi come lumache dopo la pioggia innumerevoli epidemiologi di fama oscura fino ad allora latenti. È per questo che ho sentito il sincero bisogno di dire anche io la mia. Fatta questa premessa, va ricordato che quando si parla di scienza si parla essenzialmente in maniera noiosa, citando fonti, autori, lavori internazionali; altrimenti equivale ad una chiacchiera da bar post partita della nazionale ai mondiali quando si scoprono tutti allenatori.

Cos’è la meningite? Meningite è letteralmente una infiammazione delle meningi e tale può essere data da molteplici cause, di fatto si distinguono meningiti chimiche, fisiche, infettive e tra queste ultime quelle virali e quelle batteriche. Quando ai Tg sentiamo parlare di meningite, nel 99% dei casi si parla di meningiti batteriche. Questo è proprio il punto su cui si sono cimentati i nostri epidemiologi dell’ultim’ora andando ad additare l’uomo nero come vettore di questi batteri maledetti.

Veniamo ai fatti. La meningite batterica è solitamente causata da 3 famiglie di batteri: lo pneumococco, l’hemofilus influenzae e la famiglia del Nisseria Meningitis. Quest’ultima famiglia di batteri, detta comunemente Meningococco, è costituita da diversi sottogruppi, fino ad ora identificati 13 sottogruppi di cui quelli noti per causare la malattia sono A, B, C, W135, X, e Y.

Ci occuperemo proprio del meningococco perché in Toscana, rispetto al resto d’Italia dove l’andamento del numero di casi di meningite è pressoché stabile o presenta piccole oscillazioni nel triennio 2011-2014 , dai dati del 2015 e i dati preliminari 2016 si evince un aumento di casi di meningococco di tipo C negli adulti.

Il meningococco vive normalmente nella cavità oro-faringea di molte persone, i cosiddetti portatori sani (2-30% della popolazione); questo non implica e non aumenta il rischio di contrarre l’infezione, difatti lo screening con tampone faringeo è stato a più riprese abbandonato come mezzo diagnostico/profilattico; e giusto per curiosità questo batterio non si ritrova in nessun altro animale, solo nell’uomo. La maggior parte dei contagi avviene da portatori sani, soltanto nello 0,5% dei casi avviene da persone malate.

Fatta luce sull’argomento ritorniamo ai nostri epidemiologi dell’ultim’ora che hanno da subito additato i migranti come causa di questo aumento di incidenza. Prima però abbiamo bisogno a questo punto dell’ultima informazione: quali sottofamiglie, sierogruppi/ceppi hanno causato queste meningiti:

  • meningococco B: 65, 51, 48 , 48 , 36 e 28% dei ceppi tipizzati nel 2011, 2012, 2013, 2014, 2015 e 2016
  • meningococco C: 17, 30, 31, 31, 44 e 52% dei ceppi tipizzati nel 2011, 2012, 2013, 2014, 2015 e 2016.

Detto questo, basta ricordare agli esimi colleghi epidemiologi dell’ultim’ora, che in Africa, ed in particolare nella meningitis belt sono endemici i sierogruppi A,W135 ed X. Inoltre un recente studio ha dimostrato come nelle bocche dei migranti siano presenti, come quando stanno a casa loro, i sierogruppi X ed Y . Quindi fintanto che non avremmo un crescere esponenziale di questi sierogruppi possiamo stare tranquilli che la causa di questo aumento non sono le popolazioni migranti. Per scoprire il vero motivo ci stanno lavorando i veri epidemiologi, quelli con la schiena curva e gli occhiali a fondo di bottiglia che prima di dire qualcosa ci pensano bene e si documentano, generalmente per qualche triennio, analizzando i dati di centinaia di migliaia di persone.

Rimane il fatto che la meningite è una malattia rara che tuttavia quando colpisce, colpisce forte, ed è per questo che dovremmo vaccinarci per proteggere noi stessi e la comunità.

La scienza non è democratica e non ammette opinioni, solo fatti certi.

Fonti

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Smart Food: scienza e nutrizione per i cuochi del futuro

L’alimentazione non riguarda soltanto il gusto, ma anche la salute e il benessere: il tema portante del concorso nazionale Smart Food, che ha visto la sua conclusione nel grande evento…

L’alimentazione non riguarda soltanto il gusto, ma anche la salute e il benessere: il tema portante del concorso nazionale Smart Food, che ha visto la sua conclusione nel grande evento all’Istituto alberghiero P.Artusi di Chianciano Terme, si è proprio concentrato sul rapporto tra scienza e nutrizione, per formare in maniera efficace i cuochi del futuro.

Quello che si è svolto venerdì 6 maggio a Chianciano Terme è stato l’atto finale di una sfida a colpi di ricette tra cinque istituti alberghieri provenienti da tutta Italia. Il concorso “Chef Smartfood” è infatti un’iniziativa di educazione nutrizionale promossa dall’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) e finanziata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) nell’ambito del Bando per la Diffusione della Cultura Scientifica. In ognuna delle scuole partecipanti al progetto sono state tenute delle lezioni teoriche e pratiche sulla dieta mediterranea, e su come coniugare le eccellenze enogastronomiche della cultura e dell’accoglienza turistica italiana alle attuali conoscenze scientifiche in materia di prevenzione, nutrizione e salute.

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Le cinque scuole finaliste del progetto hanno presentato una ricetta ciascuna, sulla base delle conoscenze ricevute dai rispettivi insegnanti durante il corso: ogni ricetta si è incentrata su specifiche caratteristiche nutrizionali e valore gastronomico, sintetizzata dal concetto di Smart Food, che può essere considerata come l’evoluzione della classica piramide alimentare.

La conclusione del concorso rappresenta un vero e proprio progetto di ricerca in Scienza della Nutrizione e Comunicazione. Come hanno spiegato i responsabili del progetto Lucilla TittaPier Guseppe Pellicci e la dott.ssa Roberta Mannucci, gli obiettivi da raggiungere erano i seguenti:

  • Individuare nei vari cibi quei composti bioattivi che hanno effetti benefici sulle vie metaboliche legate alla longevità;
  • Valutare gli effetti di alimenti ricchi di tali composti nella prevenzione e nella cura di malattie legate all’invecchiamento, del cancro e delle malattie cardiovascolari;
  • Promuovere e diffondere la salute mediante l’implementazione di strategie che utilizzano “Smart Food” per la prevenzione di patologie correlate all’alimentazione.

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Le cinque pietanze finaliste del concorso sono state valutate in base a sei criteri: estetica, creatività e innovazione, rispetto della stagionalità, degustazione ed equilibrio tra i nutrienti, descrizione della ricetta da parte degli studenti. La giuria incaricata della scelta della ricetta vincitrice era composta da istituzioni, rappresentanti del mondo scientifico e gastronomico tra cui Angelo Riccaboni (Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Siena), Pier Giuseppe Pelicci (Direttore della Ricerca IEO), Lucilla Titta, (Coordinatrice Smart Food IEO), Sergio Crispino (Direttore Dipartimento Oncologia Toscana Sud-Est), lo chef stellato Salvatore Quarto, Alessandro Massimo Nucara (Direttore Generale Federalberghi) e Daniele Barbetti (Presidente dell’Associazione Albergatori di Chianciano Terme).

Queste le cinque ricette finaliste e le rispettive scuole che le hanno ideate:

  • “Sarde in beccafico con insalata di quinoa” dell’Istituto Amerigo Vespucci di Milano
  • “Ravioli di grano saraceno con fave e ceci” dell’Istituto Caterina de’Medici di Desenzano del Garda
  • “Tortino di patate viola su letto di asparagi con crumble di mandorle tostate e quenelle di ricotta e cialde integrali” dell’Istituto Pellegrino Artusi di Chianciano Terme
  • “Spaghetti integrali con sgombro e torpedino su crema di asparagi e granella di pistacchi” dell’Istituto Angelo Celletti di Formia
  • “Pesce spada alla mediterranea” dell’Istituto Alfio Moncada di Lentini

La giornata conclusiva del progetto Smart Food non è stata soltanto l’occasione di confronto tra le cinque ricette finaliste, ma anche un importante momento di confronto sulle tematiche della salute e della nutrizione. Una tavola rotonda dal titolo “Di viaggi e di cibi: le infinite vie del cibo. Cultura, tradizioni, salute e benessere, incontro di popoli” si è svolta nel pomeriggio di venerdì 6 maggio presso l’Istituto alberghiero di Chianciano Terme. Un interessante dibattito a cui hanno partecipato la prof.ssa Letizia Cosci, studiosa di tradizioni popolari, il prof. Fabio Pellegrini e il prof. Maurizio Tuliani, storico del medioevo, che ha approfondito i principi della cultura dietetica araba in Europa. Il prof. Roberto Pagani dell’Università degli Studi di Siena ha spiegato la rivoluzione che ha rappresentato il peperoncino nell’ambito delle spezie, mentre l’enologo Paolo Vagaggini ha chiuso i lavori con una trattazione sul viaggio del vino.

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Al termine della lunga e proficua giornata di lavori, l’Istituto alberghiero ha invitato tutti gli ospiti a una “Cena Smart” con alimenti e ricette basate sui principi della dieta Smart Food e sulla prevenzione delle malattie croniche. Nel corso della cena i venti studenti dei cinque istituti alberghieri italiani hanno presentato nuovamente le loro pietanze e i risultati dei rispettivi lavori, mentre i rappresentanti dell’Istituto Europeo di Oncologia hanno spiegato i processi di selezione dei cibi protettivi per la salute e della ricerca in ambito nutrizionale.

A conclusione della cena è stata annunciata la ricetta vincitrice: si tratta del “Pesce spada alla mediterranea” dell’Istituto Alfio Moncada di Lentini, a cui vanno i complimenti di tutti. Complimenti che si estendono a tutte le scuole che hanno contribuito al progetto e ai promotori dell’iniziativa Smart Food, per una gastronomia sempre più attenta a salute e benessere.

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Antibiotici e piaghe moderne: intervista a Martin Blaser

Ci sono molte teorie secondo le quali le così dette piaghe moderne come allergie alimentari, obesità, tumori, asma, malattia celiaca e disturbi intestinali come la malattia di Crohn sono in…

Ci sono molte teorie secondo le quali le così dette piaghe moderne come allergie alimentari, obesità, tumori, asma, malattia celiaca e disturbi intestinali come la malattia di Crohn sono in elevato aumento negli ultimi anni.

Il dott. Martin Blaser specula che tutto questo potrebbe essere connesso ad un abuso di antibiotici che hanno causato una riduzione dei batteri commensali (batteri buoni), che normalmente vivono nell’intestino. Blaser è un esperto del microbiota umano, l’insieme dei batteri, virus, funghi e degli altri microbi che vivono in e sul nostro corpo. Infatti, il 90% di tutte le cellule nel corpo umano, sono microrganismi.

Blaser , direttore del NYU’s Human Microbiome Program e presidente del corso di laurea in medicina, con il suo ultimo libro dal titolo “Missing Microbes: How the Overuse of Antibiotics Is Fueling Our Modern Plagues” (Microbi perduti: Come l’abuso di Antibiotici sta alimentando le nostre piaghe moderne), espone la sua teoria.

Di seguito la traduzione dell’intervista “Modern Medicine May Not Be Doing Your Microbiome Any Favors” rilasciata da Martin Blaser nel aprile 2014 per www.npr.org

Quale pensa sia la causa dell’aumento delle piaghe moderne?

Fin dalla II Guerra Mondiale, abbiamo visto aumentare un gran numero di malattie: asma, allergie, allergie da cibo, allergia da grano, diabete minorile, obesità. Tutte malattie che sono incrementate drammaticamente negli ultimi 50 o 70 anni. Una delle domande è: perché stanno aumentando? Le ragioni sono diverse ma una, forse, è la causa primaria. La mia teoria è legata al cambiamento del microbiota. Nel corso della vita, a livello del microbiota, ci creiamo una situazione stabile, ma a causa della vita moderna, incluse le moderne pratiche mediche, stiamo disgregando questo equilibrio. Questo è molto evidente nei primi stadi della vita: gli interventi in questo momento delicato possono incidere sullo sviluppo dei bambini.

Sul collegamento potenziale tra antibiotici e obesità?

Abbiamo fatto esperimenti su topolini da laboratorio dove è stato evidenziato che, se sottoposti a un’alimentazione ricca in grassi, questi aumentano di peso e diventano obesi. Ed è stato visto che se questi topolini vengono sottoposti ad una terapia antibiotica in un periodo precoce della vita, diventano anche grassi. È chiaro che gli effetti degli antibiotici amplificano gli effetti della dieta ricca di grassi.

C’è un ciclo di sviluppo normale del microbiota che va dalla nascita e ai primi anni di vita, specialmente i primi tre, che sembra essere il più importante. Questa è la base dell’evoluzione. A causa di alcune pratiche moderne, però, lo stiamo distruggendo.

La domanda è: quali sono le conseguenze? Dopo una serie di studi epidemiologici, condotti su degli individui, è emerso che queste pratiche moderne stanno aumentando il rischio di obesità.

Come influenza il microbiota il modo in cui nasce un bambino?

Quando il bambino è nell’utero è ovviamente sterile. Il momento importante è quello della nascita, che rappresenta il suo primo contatto con il mondo esterno. I primi batteri ai quali è esposto sono quelli che si trovano nel canale uterino della madre. Quindi i bambini entrano in contatto con microrganismi che colonizzano il canale durante il parto.

Quello è il loro primo contatto con il mondo dei batteri. I batteri più comuni sono i lactobacillus: nei giorni successivi al parto, il microbiota cambia la sua composizione con l’obiettivo di massimizzare i lactobaccilli, cioè i batteri chiederanno il lattosio – il componente principale del latte – alimento unico e completo per i primi sei mesi di vita del bambino. Quindi, se la nascita non avviene in maniera naturale tutto questo equilibrio va a perdersi.

Uno studio compara il microbiota di bambini nati con parto cesareo e altri nati con parto naturale.

Brevemente:gli autori dello studio compararono il microbiota di bambini nati con diverse tipologie di parto. I bambini che nascevano con parto naturale avevano un microbiota che rispettava le caratteristiche dell’utero della madre sia nel loro tratto GI, sulla loro pelle e sulla loro bocca. Invece, i bambini nati da parto cesareo avevano un microbiota tipico della pelle ma non necessariamente la pelle della mamma. Quindi è chiaro che il microbiota dipende molto dal tipo di nascita.

Il microbiota come può determinare, in un individuo, lo sviluppo delle immunità e delle allergie?

Partendo dal presupposto che il microbiota è parte del nostro processo di sviluppo, se noi lo disgreghiamo in maniera preventiva possono esserci delle conseguenze.

Il nostro sistema immunitario è piuttosto complesso. Ci sono diversi tipi di cellule immunitarie. Ci sono cellule che riconoscono sostanze estranee; ci sono quelle che stimolano in positivo e altre in negativo il nostro sistema immunitario. C’è quella che noi chiamiamo immunità innata, che è quella che abbiamo alla nascita, e c’è quella adattabile, cioè quella che si sviluppa in seguito a diverse esposizioni al mondo esterno.

Sono proprio le influenze nelle prime fasi della vita a determinare lo sviluppo del sistema immunitario e quindi il possibile sviluppo di allergie.

Riguardo ai probiotici…

Ci sono molti probiotici diversi. Se andiamo in un negozio di generi alimentari, in negozi bio o in farmacia, ci sono mensole e mensole piene di probiotici, con nomi diversi e composizioni diverse. Di questi prodotti di possono dire tre cose:

1) Di solito non sono veri probiotici;
2) sembrano essere generalmente sicuri;
3) sono quasi sempre non testati.

Io credo davvero nei probiotici, penso che questo sarà parte del futuro della medicina nel momento in cui capiremo bene le caratteristiche del microbiota così che noi, osservando un bambino, saremo in grado di capire di quale microrganismo ha bisogno e quindi di fornirglielo.

Fonte

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Il cibo, la genetica e il Karma

“Il tuo corpo non appartiene a te, ma appartiene ai tuoi antenati e al mondo circostante, per cui bisogna ringraziarlo con un’alimentazione consapevole, poiché siamo ciò che mangiamo” (Buddha) Mercoledì…

“Il tuo corpo non appartiene a te, ma appartiene ai tuoi antenati e al mondo circostante, per cui bisogna ringraziarlo con un’alimentazione consapevole, poiché siamo ciò che mangiamo” (Buddha)

Mercoledì 4 febbraio, nell’Aula Magna dell’Istituto Nazionale dei tumori di Milano, si è tenuta la conferenza “Il cibo, la genetica e il Karma”, del Medico Epidemiologo Dott. Franco Berrino, che da oltre tren’anni indaga la correlazione tra alimentazione, stile di vita e prevenzione dei tumori. Per anni si è creduto che il nostro destino fosse scritto nei geni che abbiamo ereditato dai nostri genitori, quindi nel nostro DNA, che può essere danneggiato da cause ambientali, come radiazioni, virus, sostanze mutagene o altro, ma che non è in nostro potere modificare.

Nel secondo millennio questa idea è stata modificata: “Gli studi biomedici hanno dimostrato l’esistenza di una rete immensamente complessa di vie di segnale metaboliche, ancestralmente conservate, che se opportunamente modulate possono prevenire o rallentare l’accumulo di danni alle cellule, aumentare la durata della vita libera da malattie o facilitare le guarigioni” – spiega il dottor Berrino.

Il DNA, infatti, contiene un milione di interruttori che possono accendere e spegnere i nostri geni e modificarne l’azione. Come possiamo agire su questi interruttori? Attraverso il Karma cioè attraverso l’‘Azione’, come sottolineato da Pietro Archinati: “Tutto ciò che accade all’uomo ha in lui la causa più profonda” (Il Ternario Ed.2002).

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La soluzione per agire sul nostro DNA : la rivoluzione epigenetica. Esiste la Grande Via, formata a sua volta da tre percorsi, suggerisce il professore: la Via del Cibo (alimentazione macrobiotica e mediterranea), la Via del Movimento (e del Cambiamento, modificare le nostre abitudini) e la Via Spirituale (quella della Meditazione). La via del cibo, vuol dire rispettare la terra, rispettare il cibo, rispettare i micorbi (preferire il consumo di prodotti freschi ), consumare i prodotti secondo la stagionalità. Cucinare con amore, riconoscere l’esistenza di un’energia dei cibi, ricordandoci che il cibo è in grado di influenzare l’espressione genica. Molti studdi hanno conferma to che alcune sostanze contenute nei cibi, come genisteina della soia, la curcumina, i composti solforati del cavolo e dell’aglio, il resveratrolo dell’uova rossa e delle arachidi, sono in grado di influenzare l’acetilazione e la metilazione del DNA. Queste sostanze, presenti naturalmente negli alimenti, devono essere assunti quotidianamente, attraverso un’alimentazione composta da cibi naturali e freschi. Non assumiamoli sotto forma di integratori, potremmo solo fare dei danni. (“Epigenetic modifications by dietary phytochemicals: implications for personalized nutrition” Shankar S1, Kumar D, Srivastava RK. 2013)

Importante è anche la restrizione calorica, aiuta a mantenere bassi i livelli di insulina e glicemia e agisce anche sul DNA riducendo così il rischio di patologie croniche e soprattutto dei tumori.

Sostanze molto utili sono:

  • La cannella blocca i recettori per IGF-1(importante fattore di crescita tumorale) ed è utile metterla nei dolci in quanto diminuisce notevolmente l’innalzamento della glicemia;
  • L’acido ellagico contenuto all’interno dei mirtilli e dei lamponi, blocca i recettori del fattore di crescita epidermico;
  • La quercitina che sta nelle cipolle e nelle mele, la genisteina che sta nelle soia attiva un’antioncogene e quindi rafforza questa sua funzione antitumorale;
  • La luteolina, che si trova nel tarassaco, blocca fattori di crescita tumorali;
  • La Delfinidina, nel melograno, l’apigenina, nel sedano, la curcumina, le antocianine dei mirtille e delle bacche spengono un gene oncogenico.

I consigli che possono essere dati per ridurre il rischio di tumore, visto che ancora gli studi sul DNA sono poco diffusi sono:

  • Ridurre l’infiammazione, limitando il consumo di prodotti di origine animale, ESCLUSO il pesce;
  • Tenere bassa la glicemia e l’insulina, evitando il consumo di prodotti contenenti zuccheri e farine raffinate . Lo zucchero è in grado di attivare un’oncogene, il quale a sua volta attiva un particolare mRNA che blocca le cellule che stimolano la proliferazione cellulare e quindi la possibile progressione del tumore;
  • Tenere bassi i fattori di crescita che stimolano la crescita, limitando il consumo di latte e derivati.

La via del movimento e del cambiamento: “La salute è la capacità di adattarsi al cambiamento”, vuol dire fare esercizio fisico tutti i giorni, per almeno mezz’ora al giorno, riducendo così la vita sedentaria, in quanto anche questo è in grado di influenzare la metilazione del DNA.

La via spirituale: le patiche spirituali influenzano il benessere mentale e fisico. Utile può essere svolgere dello Yoga ed è stato visto che attraverso la semplice meditazione, si è in grado di ridurre lo stato infiammatorio, migliorare lo stato di salute e lo stato di benessere psico- fisico.

Quindi consiglio finale è quello di coltivare la nostra spiritualità, di tornare in cucina, mangiare una grande varietà di cibi e pratichiamo del movimento, cambiamo le nostre abitudini.

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Nuove etichette: ecco cosa cambia

Il 13 dicembre 2014 è entrato definitivamente in vigore il nuovo regolamento sull’etichettatura dei prodotti alimentari della Commissione europea mandando definitivamente in panchina la legge precedente. Sono stati molti i…

Il 13 dicembre 2014 è entrato definitivamente in vigore il nuovo regolamento sull’etichettatura dei prodotti alimentari della Commissione europea mandando definitivamente in panchina la legge precedente.

Sono stati molti i motivi che hanno spinto all’introduzione delle nuove norme, ma tutte rivolte ad un unico obiettivo quello di armonizzare tutte le norme nazionali ,creando un’etichetta chiara, semplice e leggibile, per salvaguardare la salute dei consumatori grazie ad una maggiore trasparenza delle informazioni.

TUTELA e INFORMAZIONE sono i due capi saldi, basandosi su questi, quindi diventava obbligatorio indicare in etichetta:

image001Composizione e caratteristiche: che devono migliorare la trasparenza delle informazioni;
Allergeni in evidenza. Le sostanze allergizzanti o che procurano intolleranze (cereali contenenti glutine, crostacei, uova, arachidi, soia, latte, frutta a guscio,sedano, senape, semi di sesamo, anidride solforosa, lupini e molluschi) devono essere evidenziate nelle lista degli ingredienti distinguendole mediante carattere, sfondo o stile differente. Anche i ristoranti e le attività di somministrazione di alimenti e bevande dovranno comunicare gli allergeni tramite appositi supporti (menù, cartello, lavagna o registro), ben visibili alla clientela.
Origine e provenienza di prodotti e materie prime: si deve fare chiarezza sull’effettiva provenienza dei prodotti, soprattutto quando l’omissione può indurre in inganno il consumatore (tutela dei prodotti Made in Italy).
Comunque l’obbligo di indicarne l’origine e provenienza in etichetta è estesa alle carni ovine, caprine, suine e avicole, il latte e quello usato quale ingrediente dei prodotti lattiero-caseari , gli alimenti non trasformati e gli alimenti a base di un unico ingrediente.
Dichiarazione nutrizionale. L’etichettatura nutrizionale diventa obbligatorio per tutti i prodotti con l’obiettivo di contrastare obesità, sovrappeso e in generale malattie riconducibili a diete squilibrate e stili di vita poco salutari.
Sono 7 gli elementi che devono essere riportati obbligatoriamente in etichetta, riferiti a 100 g o 100 ml di prodotto, che potrà essere affiancata dai dati riferiti ad una singola porzione: contenuto energetico, grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, proteine, zuccheri e sale. Si possono utilizzare anche altre forme di espressione e/o presentati usando forme o simboli grafici, come il “semaforo” utilizzato in Gran Bretagna per indicare un levato o basso contenuto di grassi o zuccheri.

Sono esenti dall’obbligo di etichettatura nutrizionale i prodotti ortofrutticoli freschi e i mono ingredienti non trasformati o solo stagionati, le farine, le acque, le spezie, gli aromi, erbe, dolcificanti, gomme da masticare e gli integratori alimentari.

Scompare la scritta “oli vegetali”. Non è più possibile ingannare il consumatore celando, dietro la dicitura oli vegetali, l’utilizzo di olio tropicali a basso costo (olio di cocco o di cotone, olio di palma, dannosi per la salute cardiovascolare). Va quindi indicato il nome dell’olio utilizzato in etichetta ed anche l’utilizzo di grassi idrogenati.
Leggibilità delle informazioni essenziali: si deve garantire l’effettiva leggibilità delle notizie riportate. La dimensione minima dei caratteri tipografici delle etichette deve essere di almeno 1,2 mm (0,9 mm per le confezioni più piccole). Le informazioni devono essere indelebili, non dissimulabili e deformanti.
Vendita via web. I consumatori dovranno disporre di tutte le informazioni obbligatori per legge prima della conclusione dell’acquisto, ad eccezione della data di scadenza o simile, che dovranno essere fornite al momento della consegna dell’alimento.
Data di congelamento. Diventa obbligatorio indicare insieme alla data di scadenza o il termine minimo di conservazione anche la data di congelamento per le carni e le preparazioni a base di carne e per i prodotti ittici non trasformati.

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Dieta vuol dire alimentazione corretta, sana ed equilibrata

Eccoci al quarto ed ultimo degli incontri organizzati dal gruppo SMARTFOOD all’Istituto Oncologico Europeo di Milano (IEO) dedicato alla prevenzione del tumore al seno e alla salute delle donne. In…

Eccoci al quarto ed ultimo degli incontri organizzati dal gruppo SMARTFOOD all’Istituto Oncologico Europeo di Milano (IEO) dedicato alla prevenzione del tumore al seno e alla salute delle donne. In questo mio nuovo articolo affronteremo il tema del dimagrimento e del nuovo libro dal titolo “L’Età della Donna”.

image001La “DIETA” è un argomento che interessa molto le donne e in questa sessione del ciclo di incontri sono stati indicati alcuni consigli per valutare l’aspetto salutare delle diete dimagranti. Il termine dieta, dal greco dìaita = regime, stile, tenore di vita, è sinonimo di alimentazione corretta, sana ed equilibrata. Alimentarsi correttamente vuol dire adottare una dieta che sia in grado di soddisfare i bisogni fisiologici dell’organismo (sia di energia sia di nutrienti) dal punto di vista qualitativo e quantitativo.

Molti studi confermano l’ipotesi che mantenere il proprio peso nella norma durante tutta la vita rappresenta un aspetto importante soprattutto nelle prevenzione dei tumori. Primo di tutti il tumore al seno, dove sovrappeso e obesità sono considerati come 1 dei 4 fattori rischio di insorgenza del tumore e di rischio di recidiva, ma oltre a questo il rischio è aumentato anche per il tumore all’ovaio, all’endometrio e al colon-retto (che colpisce sia le donne che gli uomini). La perdita di peso deve avvenire in maniera graduale e dobbiamo partire dal presupposto che non esiste un “peso ideale” ma un intervallo di peso all’interno del quale dobbiamo rientrare per trovarci in buono stato di salute.

Gli obiettivi, infatti, di una cura dimagrante sono:
– Evitare comportamenti privativi;
– Perdere peso nei giusti tempi;
– Modificazione delle abitudini alimentari in maniera graduale;
– Mantenimento di un buono stato di salute associando alla dieta lo svolgimento di attività fisica regolare;
– Mantenere il peso perso.

Perciò è indispensabile evitare le diete “FAI-DA-TE”, diffidando quindi da quelle che:

1. Promettono perdite di peso in maniera repentina, quando questo avviene ciò che si perde non è massa grassa (il tessuto adiposo ha bisogno di tempo per essere consumato) ma acqua e massa magra;
2. Escludono interi gruppi alimentari, sono diete non sostenibili nel tempo e soprattutto l’esclusione di macro e micro nutrienti porta all’eliminazione di molti composti protettivi con danni arreversibili per la salute;
3. Non sono personalizzate, ogni dieta deve essere elaborata sulla base delle caratteristiche e dello stile di vita del soggetto che la andrà ad intrapendere;
4. Utilizzano sostitutivi dei pasti;
5. Indicano l’acquisto di prodotti di marchio;
6. Sono associate a pubblicità ingannevoli;
7. Non educano ad una corretta alimentazione, per questo molto spesso dopo aver terminato la dieta le persone riacquistano tutto il peso perduto.

Per questo vi lascio con alcuni consigli che possono essere da aiuto per poter perdere peso e mantenerne la perdita:
• Svolgi regolarmente attività fisica;
• Inizia il pasto con verdura fresca o con zuppe di verdura;
• Consuma alimenti ricchi di acqua e fibra con frutta e verdura ad ogni portata;
• A cena fuori:
– Condividi le porzioni o ordina porzioni ridotte;
– Prediligere piatti semplici;
– Chiedere informazioni circa gli ingredienti e sulle porzioni;
• Al supermercato:
– Indispensabile redigere una lista della spesa con piano settimanale;
– Riempiere il carrello della spesa con 2/3 di alimenti vegetali;
– Eliminare dalla quotidianità alimenti ad alta densità energetica;
• Condimenti:
– Utilizzare olio extra vergine d’oliva come unico grasso da condimento;
– Mandare con aceto, limone per insaporire le preparazioni;
– Sostituire burro o panna con yogurt greco e ricotta fresca.

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Il ruolo dell’attività fisica come prevenzione oncologica

Eccoci al terzo del ciclo di incontri per la salute delle donne organizzato dal gruppo SMARTFOOD, in collaborazione con l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano. Nel terzo di questo…

Eccoci al terzo del ciclo di incontri per la salute delle donne organizzato dal gruppo SMARTFOOD, in collaborazione con l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano.

Nel terzo di questo ciclo di incontri il tema non era l’alimentazione ma l’importanza svolta dall’ATTIVITA’ FISICA, come già sottolineato nel primo dei 10 consigli SMARTFOOD dedicati alla salute delle donne, soprattutto per la prevenzione oncologica e durante il trattamento.

Come sottolineato dal dottor Luiz Felipe Nevola Teixera, fisioterapista dell’IEO, l’attività fisica è il 4 fattore in grado ridurre il rischio di mortalità per patologia oncologica. La relazione tra riduzione del rischio di contrarre la patologia oncologica e/o a riduzione della mortalità a questa legata, come riportano da molte evidenze scientifiche, risulta importante per il tumore:

– al colon, riduzione del rischio del 50 % se si svolge almeno 6-9 h di attività fisica a settimana
– al seno, in grado di ridurre il rischio del 30%;
– alla prostata, lo svolgimento di 3 h di attività fisica a settimana riduce il rischio di decessi del 60%;
– all’endometrio, le donne che svolgono una regolare attività fisica hanno una riduzione del 20% del rischio rispetto a donne sedentarie;

scarsamente rilevante per
– il tumore al polmone
– all’ovaio

mentre quasi nullo, sicuramente per la presenza di pochi studi scientifici disponibili, per:
– il tumore al retto,
– allo stomaco,
– ai reni,
– ai testicoli,
– alla vescica,
– al pancreas
– i tumori ematologici.

image003Il ruolo preventivo svolto dall’attività fisica è quindi sicuramente legato agli effetti benefici che ha nei confronti dell’organismo, infatti questa è in grado di:
• modulare i livelli di Insulina e di fattori di crescita tumorale;
• ridurre i livelli di ormoni sessuali;
• ridurre le cellule responsabili dei processi infiammatori;
• modulare l’attività del sistema immunitario.

Proprio per queste sue funzione l’attività fisica rappresenta una vera e propria terapia in pazienti già ammalati. In questi casi la scelta del tipo di attività, soprattutto in pazienti oncologici, è estremamente difficile in quanto legata al tipo di trattamento terapeutico ai cui questo è sottoposto, quindi è indispensabile creare un programma di intervento personalizzato, tenendo conto degli effetti collaterali legati proprio al tipo di trattamento come:
– fatica,in questo caso è indispensabile anche un aiuto anche dal punto di vista psicologico;
– cambiamenti di peso;
– osteoporosi;
– cardiotossicità, presenza di possibili alterazioni cardiovascolari;
– riduzione della mobilità articolare;
– presenza di disturbi d’ansia, depressione e disturbi cognitivi che portano a una riduzione della fiducia nelle proprie capacità.

Per questo IEO ha messo a punto un nuovo progetto, come presentato dal dottor Oreste Davide Gentili, lo studio LIVE, che si pone l’obiettivo di determinare gli effetti di un breve programma (8 settimane) di incremento moderato dell’attività fisica sul benessere delle donne che non pratichino regolarmente esercizio. Il programma di ricerca nasce con lo scopo di migliorare la qualità di vita e ridurre gli effetti collaterali delle terapie in donne che hanno avuto un tumore, che molto spesso possono manifestare stanchezza, dolori, gonfiore, vampate ed altri disturbi che influiscono sul benessere psico-fisico. Lo studio randomizzato è rivolto a 206 pazienti, che saranno divise in due gruppi in base al livello di attività fisica.

Al primo gruppo sarà chiesto di continuare la propria “vita” mentre il secondo gruppo sarà sottoposto ad un incremento moderato dell’attività fisica, che sarà valutato con un braccialetto contapassi in grado di misurare il numero di passi, la distanza percorsa e le calorie, nonché di valutare la qualità del sonno. Oltre al parametro dell’attività fisica, verrà inoltre valutato l’impatto su eventuali sintomi e disturbi collegati alle terapie mediche (come le terapie ormonali), l’effetto sul sonno, sul peso corporeo, sul metabolismo dell’insulina (importante per la nascita, la crescita e la disseminazione dei tumori) e della leptina (ormone che regola l’appetito) e sulla funzione immunitaria.

Per richiedere di partecipare allo studio o per avere ulteriori informazioni: live@ieo.it – www.studioliveIEO

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