La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: aglione

Cosce di pollo con crema di aglione della Valdichiana

Nel precedente articolo, ci eravamo lasciati con Marisa Bacconi impegnata nella creazione di un accompagnamento adatto ad arricchire i piatti da servire alla figlia minore senza farle correre rischi e…

Nel precedente articolo, ci eravamo lasciati con Marisa Bacconi impegnata nella creazione di un accompagnamento adatto ad arricchire i piatti da servire alla figlia minore senza farle correre rischi e siamo così giunti alla scoperta della crema di aglione della Valdichiana, una salsa adatta per condire sia secondi che primi piatti, ma esamineremo quest’opzione nel prossimo articolo. Stavolta ci concentreremo su un secondo piatto, una gustosa – e ben più economica – alternativa all’arrosto per il quale è stato pensato questo gustoso condimento.

L’arrosto con la crema di aglione era stato un vero e proprio successo, Adelina e tutto il resto della famiglia l’avevano letteralmente adorato, e a Marisa era dispiaciuto molto dover dire loro che, purtroppo, avrebbero dovuto aspettare un altro Natale per mangiarlo. In una famiglia povera come era sempre stata la loro, non era affatto facile procurarsi dell’arrosto al di fuori delle festività e, in generale, la carne rossa era troppo costosa per poter essere servita nei giorni normali; non c’era niente di male nella carne bianca, a tutta la famiglia Bacconi piaceva moltissimo il pollame, ma dopo tanti anni Marisa aveva esaurito le idee per cucinarla in maniera sempre diversa e presto, probabilmente, tutti si sarebbero stancati di poter mangiare solo pollo, piccione, faraona e, ben più raramente, tacchino.

Per di più, da quando avevano scoperto l’allergia di Adelina all’aglio, le varianti per cucinare la carne erano notevolmente diminuite ed il sapore era diventato via via meno intenso e gradevole ed ormai erano sempre meno i piatti che Marisa poteva cucinare e che soddisfacessero tutta la famiglia; la cosa che sembrava mancare maggiormente a tutti, ed anche a lei, erano però le cosce di pollo arrosto che lei era solita cucinare ogni fine-settimana: accuratamente impanate con un battuto di erbe aromatiche, sale e aglio e poi lasciate cuocere lentamente su una brace che sembrava quasi spenta. Da quando era stata costretta ad eliminare l’aglio dagli ingredienti che usava per cucinare, le cosce non avevano più avuto lo stesso sapore e, dopo un paio di tentativi fallimentari durante i quali quasi tutta la carne era rimasta attaccata alle ossa perché non gradevole come al solito, si era vista costretta a eliminare anche quel piatto dall’ampio menù che seguiva ormai da tanti anni. Riusciva a vedere la malinconia negli occhi dei suoi famigliari quando, fin troppo spesso, si vedeva costretta a cucinare semplice petto di pollo al latte e salvia e le sarebbe davvero piaciuto poter tornare a cucinare le cosce per vedere l’entusiasmo rimpiazzare la malinconia; aveva cercato anche delle varianti a quella preparazione, proprio come aveva fatto per gli spaghetti al pomodoro e con l’arrosto di Natale e, anche per le cosce, non era arrivata ad una soluzione soddisfacente prima di scoprire – o meglio, riscoprire – l’esistenza dell’aglione.

Il percorso non era stato semplice, il battuto di aglione non si era dimostrato efficace quanto quello di aglio, così lei era stata costretta a pensare ad un altro modo per condire le cosce; non era riuscita a giungere ad una conclusione prima di Natale, quando scoprì il modo migliore, fino a quel momento, per usare l’aglione all’interno di un piatto di carne. Se la crema di aglione che aveva fatto stava bene con l’arrosto, si era detta, era altamente probabile che stesse bene anche con le cosce di pollo che amava tanto preparare: da un certo punto di vista, aveva ragione; l’aglione ridotto in crema insaporiva bene anche la carne di pollo, il problema principale era che quest’ultima era un po’ insipida e diventava fin troppo dolciastra una volta condita con la salsa. Quello comunque era un ostacolo piuttosto facile da superare, infatti a Marisa fu sufficiente fare un trito di semi (per l’occasione usò quelli di papavero, di zucca e di girasole visto che in campagna erano decisamente i più facili da reperire) e pangrattato e pensare ad un contorno saporito e piuttosto amaro per contrastare l’eccessiva dolcezza della carne; anche quell’ingrediente fu trovato piuttosto in fretta e, da quell’anno in poi, anche le cosce di pollo in panatura di semi, peperoni arrostiti e crema di aglione della Valdichiana entrarono di diritto a far parte dei piatti preferiti di tutta la famiglia Bacconi.

Così, grazie a questo capitolo, abbiamo scoperto un altro impiego di questa deliziosa crema all’aglione e chissà quanti altri potrebbero dimostrarsi validi facendo qualche esperimento! Per ora, comunque, possiamo ancora affidarci alle sapienti mani di Marisa per scoprire altri impieghi non solo di questa crema nello specifico, ma anche del suo ingrediente principale.


La ricetta: ingredienti per 4 persone

4 cosce di pollo
4 peperoni
250 gr di aglione della Valdichiana
2 lt di latte
Mezzo litro di crema di latte
sale, pepe, olio evo qb, timo

Per la paanatura:

100 gr di semi misti
200 gr di pane Panko (o pangrattato)
200 gr di farina
6 tuorli

Pera la crema di aglione della Valdichiana:

Sbucciare l’aglione, bollirlo per circa 2/3 minuti nel latte e ripetere questo passaggio 4 volte; mettere l’aglione nel mixer con la crema di latte e un pizzico di sale e frullare fino ad ottenere un composto omogeneo.

Preparazione:

Pulire le cosce liberando l’osso (senza toglierlo) e avvolgerle singolarmente nella carta velina dando una forma tonda; cuocerle per circa 20 min. in acqua bollente e, una volta fredde, impanarle passandole nella farina, nel tuorlo e poi nel pane Panko misto a semi per poi lasciarle riposare in frigo almeno mezz’ora.

Preparare i peperoni sbucciandoli con una pelapatate e tagliarli a listarelle, disporli poi in una teglia da forno con sale, pepe, olio evo e timo e cuocerli per circa 30 min. a 190°.

Friggere le cosce di pollo in olio evo fino a doratura e servirle accompagnate dai peperoni.

(per la ricetta ringraziamo il ristorante “Le Logge del Vignola” di Montepulciano  e l’Associazione per la tutela e la valorizzazione dell’Aglione della Valdichiana)

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La crema di aglione della Valdichiana

Il nostro viaggio alla scoperta dell’aglione della Valdichiana continua, e anche stavolta ci occuperemo della nascita di un prodotto che è un ottimo accompagnamento per diversi piatti: la crema di…

Il nostro viaggio alla scoperta dell’aglione della Valdichiana continua, e anche stavolta ci occuperemo della nascita di un prodotto che è un ottimo accompagnamento per diversi piatti: la crema di aglione. Nel precedente articolo abbiamo conosciuto la famiglia Bacconi e, in particolare, la piccola Adelina, la figlia minore allergica all’aglio a cui si deve, probabilmente – o almeno, così ci racconta questa fiaba popolare -, la nascita dei famosi Pici all’aglione (ricordiamo infatti che questo bulbo nello specifico non provoca reazioni allergiche); la storia di questa famiglia non si ferma a questo primo piatto, si dice infatti che gran parte delle ricette che hanno come protagonista l’aglione siano nate proprio all’interno delle mura di casa Bacconi, ed è proprio da qui che riprendere il nostro racconto.

Il Natale si stava avvicinando e, come ogni anno, Marisa si stava dando da fare per preparare tutti i piatti più buoni e sontuosi a cui riuscisse a pensare; l’ultimo arrivo nel menù di Natale erano i pici all’aglione, che aveva perfezionato col tempo e che ormai tutti in famiglia chiedevano come piatto principale. Era davvero un piacere per lei poter vedere la figlia minore spazzolare tutto il piatto senza disdegnare una bella scarpetta, era felice di aver trovato il modo di farle mangiare qualcosa che le piaceva così tanto senza farle correre alcun rischio; si era impegnata quotidianamente per capire cos’altro avrebbe potuto servirle, aveva sperimentato diversi sughi e condimenti ma, fino a quel giorno, non aveva trovato niente che la soddisfacesse appieno. Forse doveva provare un approccio diverso, forse lavorare quel prodotto che conosceva tanto poco non era facile come aveva pensato: dopo tanti anni passati ad usare solamente l’aglio, si affidava a ricette e metodi prestabiliti e, a quanto pareva, non funzionavano sempre se usati su un prodotto simile, ma anche tanto diverso com’era l’aglione.

Aveva ricontrollato tutti i libri di ricette delle sue ave, li aveva esaminati in lungo e in largo ma, a parte il piccolo appunto che aveva trovato (“aglione, non impedisce il respiro”), non sembrava esserci altro che potesse aiutarla: nessuna ricetta specifica, nessuna indicazione, a quanto pareva avrebbe dovuto fare affidamento solo sulle sue capacità e in fondo, se ci era riuscita una volta, poteva riuscirci ancora. Purtroppo, quando la Vigilia di Natale era ormai alle porte, Marisa non aveva ancora trovato un altro modo soddisfacente di usare l’aglione: stava cominciando a perdere le speranze, ma il pensiero di Adelina che guardava l’arrosto fumante condito con un delizioso olio all’aglio senza poterlo neanche assaggiare, le faceva piangere il cuore; così, trasformandosi in qualcosa di molto simile a un alchimista, mise sul fuoco sei pentole diverse e riprese a sperimentare, cercando di non ripercorrere i passi fatti fino a quel momento. Il problema principale era che il gusto piccante e anche un po’ dolciastro dell’aglione non insaporiva l’olio in maniera corretta, come invece faceva il cugino aglio, e ogni volta che ci provava il condimento aveva un sapore strano e non completamente gradevole; aveva provato a metterlo in infusione senza pestarlo, a farlo bollire in un po’ d’acqua prima di cuocere tutto insieme, aveva usato pestati di diversa natura (sale, pepe, prezzemolo, salvia e quant’altro), ma quel gusto particolare non sembrava aver intenzione di sparire. Forse, come aveva già pensato, era il principio a essere sbagliato, forse la chiave era non usare l’olio com’era abituata a fare ma cercare di creare qualcosa di diverso; era ormai notte fonda quando, dopo essersi addormentata con la testa appoggiata sul tavolo della cucina, ebbe come un’illuminazione: quando era bambina a lei non piaceva l’aglio, sapeva che faceva bene ma non riusciva a tollerarne il sapore, eppure sua madre aveva sempre trovato il modo di ingannarla e farglielo mangiare comunque. Ma certo! Era proprio quella la chiave: usare lo stesso trucchetto che sua madre usava con lei; si alzò dalla sedia con entusiasmo crescente, prese il grosso giubbotto del marito e si diresse verso la stalla per mungere un paio delle mucche e poter avere così l’ingrediente che le mancava. Una volta raccolto un po’ di latte tornò in cucina e riprese con gli esperimenti; dapprima neanche quell’idea sembrò funzionare, ma lei era sicura che fosse proprio quello l’unico metodo giusto per creare un condimento perfetto per la figlia, così non si diede per vinta.

Il sole era già alto da un pezzo, la tavola era apparecchiata di tutto punto e la famiglia Bacconi vi si era riunita tutt’intorno quando Marisa uscì dalla cucina con un sorriso raggiante e un grosso arrosto fra le mani; lo posizionò al centro del tavolo e poi sparì di nuovo dietro la tenda, ricomparendo qualche istante dopo con una piccola ciotola stretta fra le mani: tutta quella fatica aveva dato i suoi frutti in fondo, la crema di aglione vedeva finalmente la luce e anche Adelina avrebbe potuto mangiare il delizioso arrosto della mamma.

Ci sono davvero tanti modi diversi di usare l’aglione della Valdichiana; se impiegato nel modo giusto il suo gusto particolare si abbina perfettamente ad ogni pietanza, e questa crema nello specifico si sposa molto bene con primi e secondi piatti. Per scoprirlo non ci resta che continuare il nostro viaggio immaginario insieme a questa famiglia e chissà, magari Marisa ci darà la giusta ispirazione per servire ai nostri amici un piatto che non avrebbero mai immaginato di mangiare.

La crema di aglione della Valdichiana: la ricetta

Ingredienti

250 grammi di aglione
2 litri di latte
Mezzo litro di crema di latte
Sale q.b.

Sbucciare l’aglio, bollirlo per circa 2/3 minuti nel latte e ripetere questo passaggio per quattro volte. Metterlo nel mixer con la crema di latte e un pizzico di sale e frullare fino ad ottenere un composto omogeneo.

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I pici all’aglione della Valdichiana

C’è una storia gastronomica che affonda le sue radici in tempi antichissimi, la storia di un prodotto prezioso ma purtroppo sconosciuto ai più, anche se sicuramente ne avrete già sentito…

C’è una storia gastronomica che affonda le sue radici in tempi antichissimi, la storia di un prodotto prezioso ma purtroppo sconosciuto ai più, anche se sicuramente ne avrete già sentito parlare. Chi di voi, sfogliando il menù di un’osteria toscana, non si è mai trovato davanti i famigerati ‘pici all’aglione‘? E quanti avranno scelto di evitarli per non rischiare di dover rimanere in silenzio per tutto il resto della serata a causa dell’odore poco gradevole, per così dire, emanato dal presunto ingrediente principale di questo piatto?
Potrei scommettere che in molti abbiate fatto questa scelta. Ma se ora vi dicessi che non c’è bisogno di preoccuparsi, che l’aglio non è affatto – o almeno non dovrebbe essere – un ingrediente di questa ricetta e che potreste godervi una generosa porzione di pici all’aglione senza preoccuparvi dell’olfatto dei vostri commensali, rimarreste stupiti? Forse sì, o almeno me lo auguro, perché è proprio da qui che parte la nostra storia.

L’allium ampeloprasum var. holmense, volgarmente noto come aglione, è una varietà di aglio che si coltiva nel territorio della Valdichiana sin dal XVI secolo.
Pur essendo conosciuto e coltivato da molto tempo, è stato davvero riscoperto solo in tempi recenti, pur rimanendo un prodotto di nicchia a causa del suo costo elevato (si arriva a 15-18 euro al chilo) e della sua diffusione limitata quasi esclusivamente all’interno dei confini della Toscana (chi volesse reperirlo o scoprire chi lo produce può rivolgersi all’Associazione per la Tutela e la Valorizzazione dell’Aglione della Valdichiana).
La scarsa fama di questo prodotto può derivare anche da una mancanza di informazione: chi non ne ha mai sentito parlare potrebbe pensare che non differisca poi molto dall’aglio e che quindi non valga la pena prestargli troppa attenzione. Ma l’aglione e l’aglio sono in realtà molto diversi, non solo per la forma (l’aglione è molto più grosso, come si può facilmente intuire dal nome).

Qual è la prima, sostanziale differenza tra questi due ortaggi?
Proviamo a immaginare quanto possa essere complicato, per qualcuno allergico all’aglio, andare a mangiare in un ristorante: nella cucina italiana è un ingrediente molto usato, per esempio nel sugo di funghi, nel pesto, nella famosa ribollita toscana e in moltissimi altri piatti. I soggetti allergici sono quindi costretti a prestare sempre molta attenzione a quello che ordinano. E qui sta proprio la chiave del malinteso: l’aglione, a differenza dell’aglio, non provoca alcun tipo di allergia, proprio come ci racconta la tradizione, e può essere quindi consumato anche da chi è allergico all’aglio.

Adelina aveva cinque anni la prima (e fortunatamente ultima) volta che, dopo aver mangiato una sola forchettata dei pici al pomodoro e aglio della mamma, smise quasi del tutto di respirare, destando il più completo terrore attorno alla tavola alla quale sedeva assieme a tutta la sua famiglia. Non ricordava molto di quel pranzo, sapeva solo che a un certo punto si era sentita soffocare come quando, solo qualche mese prima, era finita per sbaglio nel doppiofondo dell’armadio dei suoi genitori e si era sentita sollevare da terra, senza avere idea di chi fossero le braccia che la cingevano.
Si era svegliata un paio d’ore più tardi, madida di sudore e con un forte dolore al centro del petto, sentendo il padre spiegare al resto della famiglia che probabilmente non tollerava qualcosa che aveva mangiato e che tutti si sarebbero dovuti impegnare per capire che cosa fosse. Anche se Gilberto Bacconi aveva deciso di tornare a prendersi cura del podere una volta finita la guerra, non aveva mai dimenticato tutto quello che aveva imparato come medico dell’esercito. Quegli insegnamenti gli avevano permesso di salvare la vita alla figlia più piccola, ma non era comunque sicuro che sarebbe stato in grado di riuscirci una seconda volta. Non sapeva molto di allergie, che non erano state la preoccupazione principale durante una guerra cruenta quanto la Prima Guerra Mondiale, ma aveva visto morire sua madre dopo un attacco troppo simile a quello di Adelina. Così si disse che avrebbero dovuto fare molta attenzione affinché un episodio simile non si ripetesse.
Non fu una scoperta immediata, fu come giocare una brutta partita di Roulette Russa con la bambina, ma alla fine fu chiaro che era l’aglio a nuocere alla piccola Adelina. Non fu semplice privarsi di quell’ingrediente così tradizionale: quasi ogni cosa cucinata dalle sapienti mani di Marisa ne aveva contenuta, fino a quel momento, una dose più o meno consistente, ma era imperativo riuscire a farne a meno.

Nei cinque anni successivi, la donna ebbe molto tempo per sperimentare e diventare brava a sopperire a quella che, per una famiglia di contadini toscani, era decisamente una grossa mancanza. Di tanto in tanto, specialmente in occasioni di compleanni o feste importanti, qualcuno si azzardava a chiedere un piatto dei pici al pomodoro e aglio che non vedevano la luce in casa Bacconi da tanto tempo, ma Marisa decise di cucinarli di nuovo solo quando a chiederglieli fu proprio Adelina, il giorno del suo decimo compleanno. Lei ovviamente si rifiutò, ma quando la figlia proseguì dicendo che era il suo unico desiderio per quel compleanno, Marisa acconsentì col cuore attanagliato dalla paura. Avevano cercato di spiegare alla bambina che non era per scelta  che l’avevano privata di quello che, dopo una sola forchettata, era diventato il suo piatto preferito, che le avrebbe fatto molto male mangiarlo, ma lei sembrava così entusiasta al solo pensiero, che Marisa proprio non riuscì a negarle quell’unico regalo.
Le soluzioni erano molteplici: avrebbe potuto fare un semplice sugo di pomodoro senza usare l’aglio, ma era sicura che Adelina se ne sarebbe accorta e non aveva alcuna intenzione di deluderla. Così cominciò a pensare a come riuscire a rendere felice la bambina senza, ovviamente, farle rischiare la vita. Sfogliò tutti i libri di cucina presenti in casa (per la maggior parte scritti dalle sue ave) finché non si imbatté in un appunto piuttosto curioso, vergato a mano probabilmente con una penna d’oca. Era scritto proprio accanto alla ricetta dei famosi pici al pomodoro che ormai conosceva a memoria da più di vent’anni; tuttavia, non ricordava assolutamente quel particolare.
La parola aglio era stata cancellata con una sottile linea nera e accanto era stato appuntato “aglione, non impedisce il respiro”. Era quello il problema che aveva avuto Adelina: le era proprio mancato il respiro. Quell’appunto significava forse che quell’aglione, sicuramente in qualche modo simile all’aglio ma di cui lei non aveva mai sentito parlare, potesse essere mangiato anche da sua figlia minore? Continuò a studiare l’argomento, si consultò col dottore del paese, col proprietario della drogheria, col fruttivendolo e alla fine capì che la sua deduzione era esatta, che quell’antico appunto era esatto. Grazie a quella scoperta poteva realizzare l’unico desiderio di compleanno della figlia: non più dei semplici pici al pomodoro e aglio, ma degli innovativi e autentici pici all’aglione.

Questa forse è solo una storia, forse Adelina non è mai esistita (chissà), ma ciò che è senza dubbio vero è che l’aglione è l’ingrediente ideale per coloro che, impossibilitati a mangiare aglio, non vogliono privarsi di quel sapore piccante e un po’ dolce che è la sua caratteristica più apprezzata.

 

 

I pici all’aglione della Valdichiana: la ricetta

Ingredienti per 4 persone – Pici fatti in casa
400 g di farina 0
200 g di farina di grano duro
300 g di acqua

Mescolate bene le due farine, meglio se le setacciate. Disponetele a fontana sulla spianatoia, versate l’acqua nel cratere e incorporate la farina poco a poco.
Impastate per 10 minuti, dopo di che prendete la pasta e cominciate a fare delle strisce. Rollatele con le mani fino a ottenere dei lunghi spaghettoni . Per evitare che si attacchino, disponeteli su un piano cosparso di semolino in attesa della cottura. Il picio deve cuocere circa 15 minuti.

Ingredienti per il sugo
500gr di pomodori
50gr di aglione
olio extravergine di oliva
mezzo bicchiere di vino
sale
pepe e peperoncino a gusto

Per prima cosa, si sminuzza l’aglione. C’è chi preferisce tagliarlo a pezzi e chi preferisce schiacciarlo: in alternativa si possono frullare gli spicchi e qualche cucchiaio d’olio con un frullatore a immersione, e versare la pasta così ottenuta in un tegame dove si sarà fatto scaldare un po’ d’olio. Quando l’aglione comincia a dorarsi, stando attenti a non farlo attaccare al fondo, si aggiunge il mezzo bicchiere di vino (per esempio un Valdichiana Toscana DOC bianco) e lo si lascia ritirare ottenendo infine una crema. A questo punto si può spegnere la fiamma mentre si prepara il pomodoro, in modo che l’aglione non bruci.
Per quanto riguarda i pomodori si può usare la passata già pronta oppure i pelati (che andranno frullati una volta rimossi i piccioli). Il risultato finale dovrà essere una salsa, quindi se si sceglie di usare i pomodori freschi tagliati a cubetti bisognerà lasciarli cuocere fino a che non saranno completamente sfatti.
Quando la crema di aglione è pronta, a fiamma accesa si unisce il pomodoro e si amalgama il tutto. Se si è scelto di usare passata o pelati il tempo di cottura sarà di circa 30 minuti (o comunque fino a quando il pomodoro non si sarà addensato), per i pomodori freschi invece i tempi saranno più lunghi.

Quando la salsa è pronta, condite i pici, servite e abbuffatevi!
L’aglione è un ortaggio che ancora viene prodotto in quantità limitate ed è più facile reperirlo tra luglio e novembre. Un’ottima idea per gustarsi la salsa all’aglione tutto l’anno è prepararla in grandi quantità e farne delle conserve.

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Agrietour 2018: l’agriturismo, un settore in salute

Il successo di un settore che vale oltre 1,4 miliardi di euro, quello dell’agriturismo, è rispecchiato da quello della fiera di riferimento, AgrieTour, che ha chiuso i battenti ad Arezzo…

Il successo di un settore che vale oltre 1,4 miliardi di euro, quello dell’agriturismo, è rispecchiato da quello della fiera di riferimento, AgrieTour, che ha chiuso i battenti ad Arezzo Fiere e Congressi con l’edizione numero diciassette, quella che ha segnato un cambio di passo.

Un nuovo format infatti ha interessato l’intero evento fieristico che ha chiuso al pubblico per aprire, in due giorni concentrati, le porte ai tecnici e agli operatori del settore. Il risultato sta nelle parole dei partecipanti, operatori da un lato (oltre 70 da tutti i principali mercati internazionali) e aziende agrituristiche che in due giorni hanno organizzato oltre 500 incontri b2b nei quali domanda e offerta si sono incontrati e confrontati confermando che la vacanza in campagna, soprattutto all’estero, è la preferita dai turisti.

Fiore all’occhiello di AgrieTour, il workshop B2B, che ha visto un modello a partire da una selezionata e cospicua presenza di buyer provenienti da tutto il mondo interessati a scoprire l’offerta nazionale. Oltre 70 in rappresentanza dei principali mercati con novità come la Colombia per esempio. Il modello seguito è stato quello del “matching day” con presentazioni dedicate ai buyer a cura dei territori presenti in fiera e del tradizionale B2B per le aziende che per la prima volta hanno potuto pianificare gli appuntamenti prima grazie alla nuova applicazione creata dalla fiera con la quale è stato possibile non solo gestire i contatti, ma anche comunicare in forma diretta e partecipare agli eventi potendo iscriversi e aggiornali di volta in volta.

Sono stati oltre 50 gli appuntamenti organizzati in due giorni. A partire dai tradizionali convegni (oltre 10) che hanno approfondito diversi aspetti dell’attualità del settore. Sono proseguiti i master, 10 argomenti presi in esame, di approfondimento e formazione per gli imprenditori del settore, ma anche per chi ha in mente di aprire un agriturismo. Dalle tecniche di customer satisfaction a come promuovere l’agriturismo attraverso lo storytelling adeguato e ancora formazione sulla legislazione del settore o su come incrementare del 20 per cento la propria attività. Altra novità di questa diciassettesima edizione sono stati i seminari in pillole, oltre venti in due giorni, che in 45 minuti hanno preso in esame diversi argomenti approfonditi da case history e professionisti del settore. Dall’accoglienza in cantina e in azienda, alla bioarchitettura (settore ben rappresentato in fiera), passando per analisi economica e le prospettive per le fattorie didattiche.


Ad Agrietour 2018 va in scena l’ospitalità italiana (16/11/2018)

Dopo il concorso culinario che ha visto trionfare l’azienda agricola Cortivo Pancotto di  Caneva (Pn) con il Goulash di vitello con polenta rustica e frant, l’edizione 2018 di AgrieTour, il Salone Nazionale dell’agriturismo e dell’agricoltura multifunzionale ad Arezzo Fiere e Congressi, è proseguita con il convegno dedicato all’Aglione della Valdichiana a cura dell’associazione dedicata alla sua tutela e valorizzazione.

Durante il congeno, il presidente Ivano Capacci, insieme alla preside dell’Istituto Statale d’Istruzione Superiore ‘Angelo Vegni’- Capezzine Cortona Silvia Delaimo, a Gianfranco Santiccioli, Graziano Tremori, Virginia Lucherini, Stefano Biagiotti e Claudio del Re, hanno ripercorso l’operato, dalla sua nascita ad oggi, dell’associazione nata per tutelare e promuovere una delle colture più pregiate della Valdichiana.

L’appuntamento è stato anche l’occasione per conoscere in maniera approfondita le proprietà nutrizionali del bulbo chianino, nonchè le sinergie che sono in atto tra produttori, commercianti e consulenti nell’ottica di un modello di sviluppo unitario che vada in sinergia con il territorio di origine. L’aglione è stato anche il protagonista di un cooking show a cura degli studenti dell’istituto alberghiero ‘Angelo Vegni’, i quali hanno cucinato, sotto la guida dei loro docenti, un gustoso piatto di pici all’aglione, rigorosamente fatti a mano e secondo tradizione. La giornata è poi proseguita con altri appuntamenti dedicati all’agriturismo e all’agrobiodiversità in Toscana: multifunzionalità tra cultura e territorio.

Nell’anno del cibo italiano, dunque, nella nuova edizione di AgrieTour, la cucina di campagna ha fatto da padrona in quanto veicolo del turismo italiano e nazionale. Nel 2017, infatti,  le aziende agrituristiche autorizzate alla ristorazione (o agriristori) sono 11.407 (+0,7% rispetto al 2016), pari al 48,7% degli agriturismi italiani; esse dispongono di 441.771 posti a sedere (-0,5% sull’anno precedente). Al pari delle altre tipologie agrituristiche, anche la ristorazione è nel complesso più presente nelle regioni centro-meridionali, dove è localizzato il 56,3% delle aziende ristoratrici.

Gli agriristori aumentano maggiormente nel Centro (+4,6%) e di poco nel Nord (+0,2%), mentre diminuiscono nel Mezzogiorno (-1,9%).7 Un agriristoro può offrire contemporaneamente servizi di alloggio, degustazione e altre attività. Il 13,5% delle aziende è autorizzato unicamente alla ristorazione, il 72,1% offre anche servizio di alloggio, il 30,4% abbina la ristorazione con la degustazione e il 58,2% completa l’offerta con l’esercizio di altre attività (equitazione, escursionismo, sport, corsi, ecc.). La degustazione consiste in un assaggio di prodotti alimentari che non assume le caratteristiche proprie di un pasto. Si tratta, generalmente, di un arricchimento dell’offerta aziendale, che si inserisce nel circuito di ristorazione-alloggio mediante il consumo in loco di prodotti alimentari di origine aziendale.

Nel 2017 le aziende autorizzate alla degustazione sono 4.849 e rappresentano il 20,7% degli agriturismi in complesso. Rispetto all’anno precedente si registra un aumento del 4,2% a livello nazionale, sintesi di una crescita del 10,3% nel Mezzogiorno, del 4,1% nel Centro e dello 0,6% nel Nord. A livello regionale, gli aumenti più consistenti si rilevano nel Lazio e in Sardegna (rispettivamente +56 e +55 unità), mentre la contrazione maggiore si registra in Veneto (-42 unità). Fra le aziende che offrono degustazione, 115 unità (2,4%) sono autorizzate alla sola degustazione, 3.467 (77,1%) associano anche l’ospitalità, 3.738 (71,5%) combinano la degustazione con la ristorazione e 3.295 (68%) completano l’offerta con l’esercizio di altre attività.


Ad Agrietour 2018 va in scena l’ospitalità italiana

Ad Arezzo torna l’evento più importante dedicato al mondo dell’agriturismo e dell’agricoltura multifunzionale. AgrieTour, il Salone nazionale dell’agriturismo organizzato da Arezzo Fiere, si è aperto con il taglio del nastro alla presenza del governatore della Toscana Enrico Rossi e dell’assessore regionale alle infrastrutture Vincenzo Ceccarelli; durante le iniziative, i corsi e i laboratori organizzati all’interno della manifestazione si sono riuniti i maggiori esperti del settore per confrontarsi sulla crescita del turismo e delle eccellenze dell’ospitalità italiana.

Il turismo gastronomico è sempre più al centro dell’attenzione a livello mondiale, come dimostrano i dati diffusi durante la quarta edizione della conferenza mondiale del turismo organizzata a Bangkok dal Word Trade Organization, dove è emersa l’importanza e l’impatto che ha il cibo nella scelta delle destinazioni delle vacanze.  I dati Istat, aggiornati al dicembre 2017, parlano infatti di una crescita del 3% delle strutture agrituristiche in tutta Italia e la Toscana, con oltre 4500 unità, è la prima regione per offerta del settore. Nella nostra regione è Siena e la sua provincia a mostrare la maggiore offerta di strutture.  Non solo la Toscana è la prima regione per numero di presenze (3,9 milioni), di cui oltre due terzi usufruite da ospiti stranieri, ma sempre Siena e provincia si distinguono con 0,3 milioni di arrivi e 1,1 milioni di presenze.

AgrieTour è anche l’occasione di partecipare a workshop B2B, ad approfondimenti, convegni, seminari ed eventi promozionali come il Campionato italiano di Cucina Contadina presso la sala cooking show, uno dei momenti più attesi da tutti gli appassionati e amanti della gastronomia. Ai fornelli si sono sfidate le regioni Lazio, Emilia Romagna, Friulia Venezia Giulia, Veneto, Sicilia e Campania dando vita ad un viaggio culinario che si è snodato tra tradizione e innovazione.

Ombrichelli piccanti della capanna, Sagne e fascior, Riso di valle, Goulash di vitello con polenta, Pollo in tecia con fagioli in umido, Polpette all’uovo e Pastiera di farro hanno accarezzato i delicati palati dei giurati regalando la possibilità di degustare, in abbinamento ai vini di varie denominazioni, prodotti tipici delle varie zone di origine, alla scoperta della loro storia e delle loro tipicità.

Ad aggiudicarsi il primo premio è stato il Goulash di vitello con polenta rustica e frant dell’azienda agricola Cortivo Pancotto di Caneva di Pordenone. Un piatto che ha unito la carne di vitello grigio alla polenta rustica fatta con semi di mais antichi e il frant, un tipico formaggio di malga lavorato in frantumazione e unito alla panna e speziato con pepe. Il piatto ha messo d’accordo tutti i giurati per il suo sapore deciso, che unito alla delicatezza della polenta, è risultato equilibrato e armonioso.

Dal primo giorno di Agrietour è emerso che l’agriturismo e la sua multifunzionalità sono presidi e tutela del paesaggio agrario con oltre 310mila ettari con destinazione produttiva e ambientale e hanno un forte valenza sociale con la creazione di nuova occupazione con 8.159 aziende (36%) a conduzione femminile, con un incremento al Sud del 6,4% rispetto al 2015.

Gli agriturismi esprimono, poi, il loro valore nel mantenimento dell’agricoltura di piccole dimensioni dal momento che il 50% delle aziende agrituristiche opera su superfici fino a 5 ettari, in particolare mantengono attività umane nelle aree rurali (spesso svantaggiate) visto che sono 2.624 (63%) i Comuni classificati come aree interne che ospitano almeno un agriturismo e che sono 7.188 (32%) le aziende che si trovano in aree montane. Da non trascurare, inoltre, che un agriturismo su due si trova in Comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti. In termini di sostenibilità, infine, il 25% delle aziende agrituristiche (e delle fattorie didattiche) pratica agricoltura biologica (le aziende agricole biologiche sono il 3,6% del totale, una su ventotto).

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Festa di San Vittorino ad Acquaviva – edizione 2017

Branded Content a cura di Valdichiana Media e ASD Il Fierale – Notizie e aggiornamenti dall’edizione 2017 della Festa di San Vittorino di Acquaviva La Festa di San Vittorino saluta…

Branded Content a cura di Valdichiana Media e ASD Il Fierale – Notizie e aggiornamenti dall’edizione 2017 della Festa di San Vittorino di Acquaviva


La Festa di San Vittorino saluta alla prossima edizione (05/08/17)

Dopo un inizio incerto, la Festa di San Vittorino si è chiusa con un grande successo: grande partecipazione alla serata di chiusura con i tradizionali fuochi d’artificio presso i giardini dell’ex-Fierale di Acquaviva di Montepulciano. La festa, organizzata dall’associazione “Il Fierale”, ha proposto per cinque sere intrattenimento musicale con la band più famose di “Canale Italia” e stand gastronomici con prodotti tipici, tra cui l’ocio arrosto dal collo ripieno.

“Nonostante alcune serate difficili a causa maltempo, la chiusura è stata molto buona. – ha dichiarato il presidente Vito Goracci – Abbiamo avuto grande partecipazione, con uno splendido spettacolo pirotecnico che ha affascinato Acquaviva e che ha salutato tutti i partecipanti alla prossima edizione della festa.”

La festa ha visto la partecipazione di orchestre e musicisti di grande richiamo tra cui Titti Bianchi, Omar Codazzi, Vanessa e Angeloni e Marianna Lantieri, fino alla chiusura di domenica 3 settembre con “Massimo e Cristiana Band”. In due serate gli organizzatori hanno dovuto limitare gli accessi con un ingresso a pagamento, che risultava comunque libero a tutti coloro che avevano usufruito degli stand gastronomici per la cena.

“Si tratta di una misura che si è resa necessaria per far fronte al grande impegno economico necessario per portare ad Acquaviva alcune tra le band più famose a livello nazionale in questo settore. – ha spiegato il presidente Goracci – Il grosso impegno dovuto sia al noleggio degli stand per tutta la durata della festa, sia al cachet richiesto da tali orchestre, non ci consente di pareggiare i costi con gli incassi della semplice offerta libera all’ingresso. Questa soluzione, invece, ci consente di portare ad Acquaviva orchestre sempre più importanti.”


La Fiera di San Vittorino promuove i prodotti tipici locali (31/08/17)

La nuova edizione della Festa di San Vittorino, presso i giardini dell’ex-fierale di Acquaviva di Montepulciano, è cominciata sotto i migliori auspici. L’appuntamento ormai tradizionale per tutti gli abitanti e per i tanti visitatori giunti dai paesi limitrofi propone una serie di iniziative musicali con artisti di grande richiamo direttamente da Canale Italia tra cui Omar Codazzi, Vanessa Angeloni e Marianna Lantieri. Non mancano poi gli efficienti stand gastronomici per le cene alla festa, con prodotti di eccellenza del territorio.

Proprio ai prodotti tipici del territorio è dedicata la Fiera di San Vittorino, che si svolgerà sabato 2 settembre, come da tradizione, lungo la via principale di Acquaviva di Montepulciano. Alla fiera, dedicata principalmente all’Aglione della Valdichiana, sarà possibile trovare tante specialità agroalimentari locali, oltre a numerosi banchi di un vivace mercato di ispirazione contadina.

La Fiera di San Vittorino sarà anticipata da un convegno al Teatro dei Concordi, sempre sabato 2 settembre, a partire dalle ore 10:00. Un dibattito sulla tutela e sulla valorizzazione dei prodotti tipici locali per lo sviluppo del territorio, organizzato dall’associazione “Il Fierale” e dalla società “Qualità e Sviluppo Rurale” con il patrocinio del Comune di Montepulciano. Il convegno, dal titolo “Un territorio, un paniere: Valdichiana” vedrà la partecipazione di importanti relatori: Andrea Rossi, Sindaco del Comune di Montepulciano, Paolo Tiezzi Maestri, Assessore alla cultura del Comune di Torrita di Siena, Ivano Capacci, Presidente dell’Associazione per la tutela e la promozione dell’Aglione della Valdichiana, Stefano Biagiotti, QSR – Università degli Studi di Roma ” UNITELMA-SAPIENZA”, Fabrio Fabbri, dirigente della Regione Toscana, Gian Piero Joime, Università degli Studi di Roma “SAPIENZA”, Umberto Di Matteo, Università degli Studi di Roma “GUGLIELMO MARCONI”  e infine Franco Boschi del centro culturale “Gens Valia”.


Nuova edizione per la Festa di San Vittorino (29/08/17)

Nuova edizione per la Festa di San Vittorino, che si svolge presso i giardini dell’ex-fierale di Acquaviva di Montepulciano. La festa, organizzata dall’associazione “Il Fierale”, è un appuntamento tradizionale e anche per quest’anno propone una serie di eventi musicali, attività sportive e offerte gastronomiche per tutti i gusti. Da mercoledì 30 Agosto a domenica 3 Settembre gli stand gastronomici saranno infatti aperti nell’affascinante cornice dei giardini, a partire dalle ore 20, e domenica 3 Settembre saranno attivi anche durante il pranzo. Il piatto tipico è l’ocio arrosto dal collo ripieno, particolarmente apprezzato dai visitatori.

Punto di forza della manifestazione è l’offerta musicale: tutte le sere, infatti, si può ballare nei giardini dell’ex-fierale con orchestre e musicisti di grande richiamo. Si comincia mercoledì 30 Agosto con l’orchestra spettacolo “Titti Bianchi”, poi giovedì 31 Agosto con la grande orchestra spettacolo “Omar Codazzi” e venerdì 1 Settembre con l’orchestra spettacolo “Vanessa Angeloni”. Si prosegue sabato 2 Settembre con l’orchestra spettacolo “Marianna Lantieri”, direttamente da Canale Italia, per arrivare alla chiusura di domenica 3 Settembre con la “Massimo e Cristiana Band”. La serata sarà poi conclusa dal tradizionale spettacolo pirotecnico.

La Festa di San Vittorino non è soltanto cibo e buona musica, ma anche sport e divertimento: mercoledì 30 Agosto si terrà la quarta Gara Podistica tra i Colli del Vino Nobile, una gara competitiva di 9,2km che partirà alle ore 18. Tutte le sere, poi, mercatini nel Fierale e giochi gonfiabili per bambini.

Sabato 2 Settembre sarà la volta della tradizionale “Fiera di San Vittorino”, con i banchetti allestiti lungo la strada principale di Acquaviva e dedicati all’Aglione della Valdichiana, un prodotto tipico del nostro territorio. Sempre nella giornata di sabato, alle ore 10, presso il Teatro dei Concordi di Acquaviva di Montepulciano si terrà un convegno sui prodotti tipici locali, a cura di Qualità e Sviluppo Rurale, dal titolo “Un territorio, un paniere: la Valdichiana”.

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L’Aglione fa bene alla salute e rafforza la Valdichiana

Alla Tenuta della Fratta di Sinalunga si è svolto l’incontro organizzato dell’Associazione per la Tutela e Valorizzazione dell’Aglione in Valdichiana per approfondire e di divulgare le qualità genetiche e nutrizionali…

Alla Tenuta della Fratta di Sinalunga si è svolto l’incontro organizzato dell’Associazione per la Tutela e Valorizzazione dell’Aglione in Valdichiana per approfondire e di divulgare le qualità genetiche e nutrizionali di questa eccellenza agro-alimentare della Valdichiana. 

All’incontro hanno preso parte agronomi e docenti con un conseguente momento di condivisione dell’attività dell’associazione con le amministrazioni locali e le associazioni di categoria dei produttori, che fin da subito sono stati favorevoli al progetto.

Il convegno è inziato con gli interventi della dottoressa e agronoma Luciana Becherini e del professore di scienze dell’alimentazione Pier Luigi Rossi, dove, oltre alle esaurienti relazioni tecniche si sono susseguiti gli interventi dei rappresentanti delle amministrazioni comunali della Valdichiana presenti (Sinalunga, Civitella in Valdichiana, Montepulciano, Cortona, Foiano, Torrita di Siena e Lucignano) dai quali è emerso che, dall’esempio dell’aglione, si possa cogliere la possibilità di una più forte e coesa progettazione d’area vasta, Valdichiana, che non abbia più i tradizionali confini provinciali.

All’incontro è intervenuto anche il dottore Claudio Del Re, direttore dell’Ente Terre Regionali Toscane, sull’importanza di procedere all’inserimento dell’aglione della Valdichiana nei repertori regionali, dei coltivatori custodi e della banca regionale del germoplasma che svolgono la loro attività nell’ambito della rete di conservazione e sicurezza, e le informazioni sul contrassegno regionale per la valorizzazione dei prodotti delle razze e varietà locali toscane a rischio di estinzione tutelate.

Anche la categoria dei produttori , intervenute a conclusione dei lavori, ha manifestato molto interesse all’associazione dell’aglione ma soprattutto al modello e al percorso, nella speranza che il risultato, sia quello atteso, di dare un’ulteriore opportunità agli agricoltori e al territorio.

Ancora molto c’è da fare perché si possa dire che la sfida è vinta, ma l’esperienza dell’aglione è partita con il piede giusto e un ottimo entusiamo dei produttori e degli amministratori, per questo l’associzione è convinta grandi progetti, di area Valdichiana, possano essere messi in campo nell’agricolo, di mobilità sostenibile, di smart city, di turismo, di biodiversità e di valorizzazione territoriale.

Quindi lo scopo dell’associazione, è dunque quello, essere tutti insieme e correre per uno stesso obiettivo renderà anche più facile intercettare risorse pubbliche e private da ridistribuire nel territorio.

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Dall’Aglione alla Susina: i prodotti della tradizione in Valdichiana

Un territorio dal grande passato agricolo come la Valdichiana non poteva che essere caratterizzato dalla presenza di numerose eccellenze enogastronomiche: basta pensare al Vino Nobile, alla carne Chianina, al pecorino…

Un territorio dal grande passato agricolo come la Valdichiana non poteva che essere caratterizzato dalla presenza di numerose eccellenze enogastronomiche: basta pensare al Vino Nobile, alla carne Chianina, al pecorino o all’olio. Oltre ai prodotti locali diventati famosi a livello internazionale e capaci di sviluppare l’economia agricola del territorio, ci sono anche delle varietà meno conosciute fuori dalla Valdichiana, ma non per questo meno interessanti: parliamo di aglione, di susina “coscia di monaca” e di cocomero nero.

L’aglione della Valdichiana è una particolare varietà di aglio più grande del comune, con il “capo grosso”, usato nella tradizione locale per preparare piatti più aromatici e digeribili. La sua area di produzione si trova a cavallo del Canale Maestro della Chiana, praticamente è un prodotto agricolo coltivato nella zona della bonifica, ma giunge fino all’area del Trasimeno ed è conosciuto fin dall’epoca etrusca. Rispetto all’aglio comune, l’aglione non possiede il caratteristico odore sgradevole, è più delicato e non lascia il tipico cattivo odore nell’alito. Con la fine della mezzadria, la tradizione della sua coltivazione è andata scomparendo: oggi si può trovare negli orti dei contadini e in qualche coltivazione sparsa nelle campagne, più difficilmente in commercio o nei supermercati.

Durante il convegno che si è tenuto al Teatro dei Concordi di Acquaviva nel corso della “Fiera di San Vittorino 2016” è stata presentata una monografia di carattere agronomico sull’aglione, a cura dei professori Graziano Tremori e Gianfranco Santiccioli. Un lavoro che dimostra la necessità da parte delle istituzioni, del mondo della ricerca e degli agricoltori di aumentare la conoscenza del prodotto, delle sue caratteristiche alimentari e della sua capacità di sviluppare l’agricoltura di bassa quota.

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Il convegno sull’aglione della Valdichiana

Le iniziative a favore dell’aglione si sono succedute negli ultimi mesi; particolare risalto va riconosciuto all’operato della società Qualità e Sviluppo Rurale, partecipata dall’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese, che ha attivato iniziative in sintonia con le associazioni di categoria per il riconoscimento di prodotto della tradizione agricola. Il prossimo passo sarà quello dell’ottenimento del marchio DOP, della stesura di un disciplinare e delle azioni di promozione e sviluppo in sinergia con i ristoratori locali, per creare una vera e propria filiera corta attorno all’aglione.

Per quanto riguarda le potenzialità alimentari, infatti, l’aglione è particolarmente indicato per la cucina tradizionale toscana. È considerato il sostituto ideale dell’aglio in molte ricette, e caratterizza i “Pici all’aglione” che sono un piatto tipico della civiltà contadina della bassa provincia di Siena: un primo piatto genuino, semplice ed economico, a base di pici, pomodoro e aglione. In generale, comunque, l’aglione può essere usato in cucina per la sua maggiore digeribilità rispetto all’aglio comune, per la delicatezza del suo sapore e per il vantaggio di non lasciare in bocca un cattivo odore.

Un’altra varietà tipica del nostro territorio è la susina detta “scosciamonaca”; un prodotto spesso sottovalutato, diffuso non soltanto nel nostro territorio ma in generale nel centro Italia. Si tratta di una varietà di susina di forma allungata, con la buccia violacea e la polpa giallastra, molto profumata e saporita. Viene raccolta a metà agosto, più tardi rispetto alle normali susine. La sua polpa è poco aderente al nocciolo, si stacca facilmente, quindi è ottima per il consumo immediato come frutta di stagione. I contadini locali hanno tramandato l’usanza della marmellata di susine, perché è particolarmente adatta all’essiccazione.

La susina scosciamonaca

La susina scosciamonaca

Un ultimo accenno lo merita un altro prodotto tipico, ovvero il Cocomero Nero. Si tratta di una varietà di anguria che veniva coltivata nella Valdichiana aretina e dintorni, che si raccoglieva a tarda estate e veniva conservata in luoghi freschi; poteva raggiungere i venti chili ed era considerato un cocomero gigante, con la corteccia più scura rispetto alle angurie che siamo abituati a vedere. La sua polpa è rossa, con bassa concentrazione di zucchero e un gusto dolce. Veniva consumato con il pane, e le sue fette grandi e cariche d’acqua avevano fatto nascere il detto: “Con il cocomero della Valdichiana si mangia, si beve e ci si lava il muso!”

Questa varietà agricola si era persa nel corso degli anni, ma grazie all’operato di alcuni agricoltori locali il suo seme è stato salvato e alcune sporadiche coltivazioni cominciano a ricomparire nei comuni della Valdichiana, dopo essere stato tramandato negli orti di famiglia e destinato all’autoconsumo. L’ennesima dimostrazione che il nostro territorio, assieme ai prodotti tipici più famosi, è interessato da molte varietà di prodotti agricoli degne d’interesse e che potrebbero diventare un motore di sviluppo.

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Il cocomero nero della Valdichiana

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L’aglione della Valdichiana: storia e curiosità

Non appena sentiamo parlare di aglione pensiamo subito al condimento, che abbinato con i pici, è una vera gioia per il palato. Ma questa rarità del gusto si può ottenere…

Non appena sentiamo parlare di aglione pensiamo subito al condimento, che abbinato con i pici, è una vera gioia per il palato. Ma questa rarità del gusto si può ottenere sola grazie a materie prime altrettanto eccezionali, come la pianta dell’aglione, tesoro custodito gelosamente nelle terre della Valdichiana, coltivato ormai da pochi produttori, soprattutto nell’area circostante al comune di Montepulciano, e protagonista indiscusso della fiera di San Vittorino ad Acquaviva

Subito il nome ci fa capire che quello che stringiamo tra le mani non è un aglio come tutti gli altri. Questo gigante buono, dall’incarnato color avorio, è composto al suo interno da sei bulbi ben distinti, e può raggiungere gli 800 grammi di peso. Rispetto ai suoi fratelli ha un sapore estremamente delicato e dolce, che lo rendono ai più molto più digeribile e meno sgradevole al gusto.

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Pici all’aglione

Conosciuto fin dall’antichità da Etruschi e Romani, l’aglione era usato soprattutto per le sue proprietà terapeutiche, le medesime dell’aglio. Dioscoride, medico e botanico greco che esercitò a Roma la sua professione al tempo di Nerone, nella sua opera in cinque volumi, De materia medica, ne esalta gli effetti benefici per le arterie. Plinio il Vecchio nella sua Historia Naturalis individua ben ventitré modi per usarlo contro disturbi di varia natura. Nel XVI secolo, in pieno rinascimento, il medico senese Pietro Mattioli ne esalta la poliedricità per guarire numerose patologie.

Ma la lunga biografia dell’aglione si tinge anche di un episodio molto più avventuroso. L’aglione della Chiana è presente anche sul Giglio. Nel 1544 il pirata Khayr al-Din detto il Barbarossa, saccheggiò l’isola del Giglio, uccise chiunque si opponeva e deportò, come schiavi, oltre 700 gigliesi. In seguito la famiglia dei Medici ripopolò l’isola con popolazioni provenienti da famiglie della Valdichiana, che sicuramente portarono al proprio seguito anche i bulbi dell’aglione.

Oggi l’aglione è una realtà di nicchia, che rischia di scomparire del tutto. Per questo Sloow Food Toscana e la Condotta Slow Food Montepulciano-Chiusi nel promuovere la Comunità del Cibo, lo hanno inserito come primo alimento da tutelare.

Come una dolce fortezza, l’aglione protegge all’interno dei suoi bulbi la storia e la tradizione del territorio, un prodotto capace anche di unire gli innamorati. Sentite liberi di gustarlo, senza il timore di non poter baciare dopo la vostra dolce metà. L’estrema delicatezza rende l’aglione il kissingarlic per eccellenza, l’aglio del bacio, che non farà allontanare il vostro amore, ma che forse non terrà lontano neanche il Conte Vlad.

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Alla scoperta dell’Aglione alla Fiera di San Vittorino

L’aglione è uno degli elementi più caratteristici del nostro territorio: dai famosi pici ai tanti condimenti tipici della cucina locale. Proprio l’aglione, assieme ai libri, alle foto d’epoca e agli…

L’aglione è uno degli elementi più caratteristici del nostro territorio: dai famosi pici ai tanti condimenti tipici della cucina locale. Proprio l’aglione, assieme ai libri, alle foto d’epoca e agli altri podotti tipici, sarà il protagonista della “Filiera Corta” che si svolgerà alla Fiera di San Vittorino di Acquaviva di Montepulciano.

L’A.S.D. “Il Fierale” in occasione della Festa patronale di San Vittorino di Acquaviva e della Sagra dell’Ocio dal collo ripieno che si svolge dal 2 al 7 Settembre presso i Giardini dell’Ex-Fierale, torna ad organizzare sul tracciato stradale urbano dell’ antica Via Cassia Adrianea presso l’antica “statio AD NOVAS” la tradizionale Fiera di San Vittorino.

Sabato 6 Settembre, dalle ore 10 alle ore 22, uno storico appuntamento in Valdichiana in cui si troveranno moltissimi prodotti di ogni genere a Filiera Corta, le produzioni delle giovani eccellenze che guardano con rispetto alle tematiche ambientali, l’immancabile fiera merceologica e uno spazio dedicato alla creatività locale presso la ex-Coop con esposizioni di cartoline d’epoca del ‘900 e di opere in piombo dell’artista Ugo Forte.

Tra gli oggetti a Filiera corta, presso lo stand del Centro Culturale Gens Valia, da segnalare l’iniziativa “Dall’autore al lettore”, la filiera corta del libro, dove si potranno trovare gli ultimi libri scritti sulla storia locale del nostro territorio presentati dagli autori e di rari libri d’epoca da collezione di autori famosi quali Vittorio Fossombroni, Odoardo Corsini, Alessandro Manetti ed in modo particolare, per i visitatori che acquisteranno i libri, sarà regalato loro uno spicchio gigante di Aglione della Valdichiana per ogni copia acquistata.

aglione in mano di SergioQuest’anno i Consiglieri del Gens Valia, dopo aver ricevuto moltissime richieste, ripropongono il gustosissimo Aglione Chianino “Raccolta 2014” proveniente dai semi regalati con il progetto 2011. L’Aglione, per il suo gustosissimo sapore (ma è anche un vero farmaco “verde” che regola la pressione e ripulisce le arterie, ha un’azione antibatterica e antivirale, contiene delle sostanze antiossidanti ed è antitumore) è famoso per il sugo a condimento dei tradizionali pici Chianini; recentemente è entrato a far parte dei prodotti pregiati nell’Arca del Gusto di Slow Food. Un ritorno quindi auspicato ad una produzione di prodotti agroalimentari naturali ed una futura opportunità per le giovani generazioni che vorranno intraprendere questa nuova esperienza in un territorio che si appresta ad essere classificato “distretto biologico”.

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