Jonathan è un bambino che vive a Roma. Suo nonno però è di Chianciano Terme e così a Jonathan capita di passare del tempo nel paese, che gli regala momenti felici. Mentre Jonathan cresce, quei momenti diventano solo ricordi. Nello scorrere di una vita tra musica e giornalismo, un giorno come tutti gli altri Jonathan è a passeggio con i suoi due cani in un parco di Roma. I suoi due compagni fedeli fanno la conoscenza di una cagnolina con la quale iniziano a giocare; l’intesa tra gli animali è tanto forte che Jonathan e la padrona della cagnolina non possono fare a meno di scambiare due parole di circostanza. Come si chiama, da dove viene e via dicendo.

Così Jonathan scopre che la donna con cui sta parlando è Teresa Guerra, viene da Chianciano Terme ed è la proprietaria delle Terme Sant’Elena. Sorpreso, Jonathan racconta delle sue origini chiancianesi e così Teresa lo invita a visitare le Terme. Jonathan accetta e quando entra nel parco si innamora subito delle sue architetture liberty e della natura in cui è immerso. Perché non ci facciamo un festival? chiede a se stesso e a Teresa. Così nasce Acqua&Vino Music Festival, in un incipit casuale che sembra l’inizio di un film.

E questo non è l’unico intervento del “caso”, perché questa terza edizione del Festival si è aperta con la presentazione di un libro che proprio per caso è nato. “Chi si firma è perduto”, libro di Jonathan Giustini (direttore artistico del Festival), nasce dall’incontro casuale di Jonathan (uso i nomi perché raccontare con i cognomi non rende lo stesso effetto) con Ennio De Concini, grandissimo sceneggiatore italiano.

Dopo l’incontro casuale, Jonathan chiede a Ennio di raccontare la sua vita. Ennio si rifiuta, Jonathan insiste, Ennio lo caccia di casa. Jonathan allora, andandosene, chiede “Ha letto Memorie dal sottosuolo di Dostoevskij?”. Ennio raggiunge Jonathan, quest’ultimo teme che lo sceneggiatore voglia mettergli le mani al collo e invece quello lo prende per un braccio e lo tira dentro casa. “Dobbiamo lavorare” dice. “Sono un uomo cattivo” è l’incipit del libro di Dostoevskij.

I tratti da film della storia non finiscono qui, perché il libro viene scritto venticinque anni fa e viene rifiutato da un grande editore. Jonathan, ferito, decide allora di lasciarlo in un cassetto. Fino all’anno scorso, quando un uomo va da Jonathan a chiedergli di leggere quel manoscritto dimenticato. L’uomo non vuole dire chi gli abbia detto dell’esistenza di questo testo. Jonathan, però, decide di fidarsi e di consegnarglielo. Dopo poco l’uomo si mette in contatto di nuovo: vuole pubblicare il libro.

Prende vita così, inanellando scene da film, questo libro che di cinema parla. Perché riservare tanto spazio al racconto di questo libro che è solo il primo appuntamento di un festival lungo tre giorni? Perché le scene e le atmosfere da film sono un filo rosso che unisce tutto quello che questo Festival e questo posto hanno da raccontare.

Il Festival nasce infatti per caso, come le grandi avventure cinematografiche, e si svolge in un posto che è intriso di storia del cinema e della musica. Basti pensare che negli anni ’60 si sono esibiti alle Terme Sant’Elena il Quartetto Cetra, Domenico Modugno ed Ella Fitzgerald. Che Giulietta Masini e Federico Fellini le avevano scelte come luogo per tornare in contatto con la natura, staccando dai ritmi della città.

Tutta questa storia non è difficile immaginarsela, passeggiando nel parco e nelle sale delle Terme Sant’Elena: si percepisce e si respira. Si viene trasportati altrove. In questo spazio prende vita il Festival, che ci fa entrare in un altro mondo. Due anni fa, per la prima edizione, è stata ricostruita la storia, in un’edizione tutta Jazz, riportando sul palco “Banda Sonora”, il primo ensemble nel mondo a mescolare musicisti jazz e banda di paese; l’anno scorso, per la seconda edizione all’insegna del teatro canzone, in anteprima nazionale ha preso vita un Pinocchio interpretato da Pupo. Quest’anno, infine, il parco è stato animato da un connubio che è più facile immaginare in un film che nella realtà: musica e cibo, in contemporanea, sullo stesso palco.

La prima serata, venerdì 28 giugno, ha visto sul palco la Banda della Ricetta, un quartetto femminile che suona e canta di cibo e nel frattempo cucina. Il giorno successivo Mimmo Locasciulli ha portato il suo cantautorato che si è intrecciato al vino di cui è produttore. L’ultimo giorno, domenica 30, si è esibito Don Pasta – dj elogiato dal New York Times – che ha mescolato assaggi musicali ad altri culinari. Tutti hanno dato vita a scene che, se non ci fossero stati testimoni, sarebbero potute sembrare rubate a un set.

Come se non bastasse, il cinema ha letteralmente attraversato i tre giorni del Festival grazie alla mostra di Jordi Siena, che con i suoi collage e acrilici ha riprodotto scene e frammenti di film. Le opere decoravano le pareti della Grotta dei Pipistrelli (scavata in una parete del parco), in un percorso straniante che attraversava le epoche del cinema e le sue pellicole cult, culminando in una piccolissima sala al cui centro si alzava un totem alieno e familiare al tempo stesso in cui una vecchia televisione a tubo catodico era chiusa dentro una semisfera di plastica. Sullo schermo, i cortometraggi dell’artista, viaggi onirici e lontani dalle regole della narrazione tradizionale. Uscendo dalla Grotta, l’impressione era quella di venire via da un mondo parallelo. Uscendo dal Parco, la sensazione era la stessa. Mondi dentro mondi, suggestioni e storie, profumi e sapori.

Quando guardiamo un film, spesso ci ritroviamo a pensare che quello che vediamo sullo schermo non potrebbe mai succedere nella realtà. A volte pensiamo che i film, con quei loro universi vicini eppure lontani, dovrebbero assomigliare di più alla vita “vera”; altre volte avremmo voglia di poter sperimentare un po’ di quella magia che prende vita sullo schermo. In alcune, rare occasioni questa possibilità la abbiamo. Acqua&Vino Music Festival è una di queste: un racconto a tratti surreale ma sempre affascinante in uno spazio che stilla storia e storie. Per qualche sera, un altro mondo. O meglio, un’altra storia.

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