La meningite, questa sconosciuta.

Nelle ultime settimane, in concomitanza della recrudescenza di nuovi casi di meningite, nei social media, in particolare su FB, sono apparsi come lumache dopo la pioggia innumerevoli epidemiologi di fama oscura fino ad allora latenti. È per questo che ho sentito il sincero bisogno di dire anche io la mia. Fatta questa premessa, va ricordato che quando si parla di scienza si parla essenzialmente in maniera noiosa, citando fonti, autori, lavori internazionali; altrimenti equivale ad una chiacchiera da bar post partita della nazionale ai mondiali quando si scoprono tutti allenatori.

Cos’è la meningite? Meningite è letteralmente una infiammazione delle meningi e tale può essere data da molteplici cause, di fatto si distinguono meningiti chimiche, fisiche, infettive e tra queste ultime quelle virali e quelle batteriche. Quando ai Tg sentiamo parlare di meningite, nel 99% dei casi si parla di meningiti batteriche. Questo è proprio il punto su cui si sono cimentati i nostri epidemiologi dell’ultim’ora andando ad additare l’uomo nero come vettore di questi batteri maledetti.

Veniamo ai fatti. La meningite batterica è solitamente causata da 3 famiglie di batteri: lo pneumococco, l’hemofilus influenzae e la famiglia del Nisseria Meningitis. Quest’ultima famiglia di batteri, detta comunemente Meningococco, è costituita da diversi sottogruppi, fino ad ora identificati 13 sottogruppi di cui quelli noti per causare la malattia sono A, B, C, W135, X, e Y.

Ci occuperemo proprio del meningococco perché in Toscana, rispetto al resto d’Italia dove l’andamento del numero di casi di meningite è pressoché stabile o presenta piccole oscillazioni nel triennio 2011-2014 , dai dati del 2015 e i dati preliminari 2016 si evince un aumento di casi di meningococco di tipo C negli adulti.

Il meningococco vive normalmente nella cavità oro-faringea di molte persone, i cosiddetti portatori sani (2-30% della popolazione); questo non implica e non aumenta il rischio di contrarre l’infezione, difatti lo screening con tampone faringeo è stato a più riprese abbandonato come mezzo diagnostico/profilattico; e giusto per curiosità questo batterio non si ritrova in nessun altro animale, solo nell’uomo. La maggior parte dei contagi avviene da portatori sani, soltanto nello 0,5% dei casi avviene da persone malate.

Fatta luce sull’argomento ritorniamo ai nostri epidemiologi dell’ultim’ora che hanno da subito additato i migranti come causa di questo aumento di incidenza. Prima però abbiamo bisogno a questo punto dell’ultima informazione: quali sottofamiglie, sierogruppi/ceppi hanno causato queste meningiti:

  • meningococco B: 65, 51, 48 , 48 , 36 e 28% dei ceppi tipizzati nel 2011, 2012, 2013, 2014, 2015 e 2016
  • meningococco C: 17, 30, 31, 31, 44 e 52% dei ceppi tipizzati nel 2011, 2012, 2013, 2014, 2015 e 2016.

Detto questo, basta ricordare agli esimi colleghi epidemiologi dell’ultim’ora, che in Africa, ed in particolare nella meningitis belt sono endemici i sierogruppi A,W135 ed X. Inoltre un recente studio ha dimostrato come nelle bocche dei migranti siano presenti, come quando stanno a casa loro, i sierogruppi X ed Y . Quindi fintanto che non avremmo un crescere esponenziale di questi sierogruppi possiamo stare tranquilli che la causa di questo aumento non sono le popolazioni migranti. Per scoprire il vero motivo ci stanno lavorando i veri epidemiologi, quelli con la schiena curva e gli occhiali a fondo di bottiglia che prima di dire qualcosa ci pensano bene e si documentano, generalmente per qualche triennio, analizzando i dati di centinaia di migliaia di persone.

Rimane il fatto che la meningite è una malattia rara che tuttavia quando colpisce, colpisce forte, ed è per questo che dovremmo vaccinarci per proteggere noi stessi e la comunità.

La scienza non è democratica e non ammette opinioni, solo fatti certi.

Fonti

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Giacomo Tiezzi
Giacomo Tiezzi

Chianino DOC, laureato presso l'Università degli Studi di Pisa in Medicina e Chirurgia, Specializzando in Neurochirurgia presso il Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena sotto l'Università degli Studi di Firenze, attualmente presta servizio a Tokyo come Senior Resident

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