Nell’agosto del 1890 un uragano si abbatté sull’Italia, lasciando dietro di sé morte e distruzione. In Valdichiana questa tempesta fu particolarmente violenta. Attraverso le cronache dei quotidiani e la testimonianza del Professor Ezio Marchi, che assisté al passaggio del ciclone, siamo in grado di ripercorrere quei giorni tremendi.

«Ci telegrafano da Siena» scrive da Milano il Corriere della Sera il mattino del 25 agosto 1890 «Questa notte, mentre imperversava un furioso temporale, tra Montepulciano e Torrita, il treno 178 veniva investito dalla violenza della bufera; sei vetture venivano spinte fuori delle rotaie. Alcuni del personale viaggiante rimasero leggermente contusi».

La sera del 24 agosto il telegrafo della sede milanese del Corriere non smette di ricevere segnali. Sono giornalisti di cronaca che da tutta Italia inviano i loro resoconti del passaggio di una fortissima perturbazione. I messaggi arrivano da Messina, da Genova, dalle regioni del centro, da Como. Addirittura, sulle pagine del quotidiano si leggono cronache da Budapest.

Nella stessa edizione del 25 agosto il Corriere titola: “I danni d’un ciclone nell’Umbria. Rovina di fabbricati”. A Città di Castello un «ciclone interruppe le comunicazioni, atterrò un’infinità di piante annose e smantellò i tetti di alcune case. Rovinarono quattro chiese e diverse persone rimasero ferite. A Pistrino atterrò una casa seppellendo cinque persone e Citerna fu pressoché smantellato».

Ma oltre ai danni materiali la tempesta si prese anche molte vite, come quelle di due giovani sposi tragicamente finiti nella cronaca nera dell’Indipendente di Trieste: «Ci viene riferito che ieri, andando a diporto con un piccolo cutter [piccola barca a vela], il signor Enrico Cesare e la sua giovine sposa vennero colti dall’uragano nelle acque di Salvatore e furono ingoiati dalle onde».

Una preziosa testimonianza ci arriva direttamente da uno scritto del professore e ricercatore zootecnico Ezio Marchi di Bettolle, che intitola proprio “Il ciclone del 25 agosto“:

«L’uragano che nel 25 agosto attraversò l’Italia, era stato annunciato qualche giorno avanti. Le giornate precedenti di poco, quella del disastro, erano afose, terribilmente calde, e la respirazione rimaneva oppressa sì della notevole temperatura che dalla bassa pressione barometrica. La mattina del 25 era fosca; venti impetuosi in conflitto e colla velocità di 40km all’ora provenivano da Sud, Sud-Est e Sud-Ovest. All’istituto Vegni, dove la pressione segnava ordinariamente i 745 millimetri di mercurio, discese fin dal mattino notevolmente, per poi abbassarsi fino a 726, nell’imperversare del turbine. Verso le 2 e 30 del pomeriggio densissime nubi, un cielo oscurissimo, si notava dalla parte di Bettolle e di Torrita. Il vento continuava impetuoso. Provavo un’agitazione interna, come di chi aspetta tra la lusinga e lo spazio, una sentenza agognata. Non dovevo essere il solo però. Ancora altri, sembrava esser divenuti asmatici».

uragano valdichiana

In quei giorni i quotidiani italiani sono pieni di cronache delle distruzioni causate dalla tempesta di passaggio sulla penisola. Sull’Araldo di Como si legge «Ieri un furiosissimo uragano si è scatenato sul lago, sulla valle d’Intelvi».

Al confine con la Valdichiana l’Unione liberale di Perugia così tratteggia il terribile disastro che colpì Citerna: «Il ciclone ha danneggiato sensibilmente una zona di terreno dalla Val di Chiana fino a Rimini, può dirsi che ha completamente devastato tutto le abitazioni, gli uffici e le chiese e le campagne di Citerna. Non vi è penna capace di descrivere gli spaventevoli momenti o le scene strazianti di quell’ore. Su una popolazione di circa 400 abitanti, cinque morti e più di sessanta feriti! E la popolazione è quasi tutta senza ricovero, perché dove fece men danno, il ciclone strappò il tetto delle case. E non vi è acqua: perché i condotti che avrebbero potuto raccogliere quella caduta, sono distrutti. E non vi è pane: perché la farina od il frumento che erano in paese sono adesso sotto le macerie: e il pane per lunghi anni sarà scarso per gli infelici di Citerna, i cui campi non si sa quando potranno tornare a produrre. E fu improvvisato una specie di ospedale e vi si deposero i cadaveri delle cinque vittime; vi si raccolsero i feriti».

I resoconti arrivano anche dal Monte Amiata. Il Fieramosca, Giornale del popolo il 27 agosto scrive di danni e morti: «Terribile il ciclone che imperversò fra noi; danni e disgrazie inaudite. Tutti i castagneti distrutti. I tetti delle case di Santafiora, Abadia e Sansalvadore furono scoperchiati dall’impeto del vento. Si contano due morti e parecchi feriti».

«I danni sono immensi» Si legge ancora nelle memorie dei Ezio Marchi «i paesi più colpiti in Valdichiana sono Bettolle, Torrita, Castiglioni e Cortona. L’azione distruggitrice maggiore si presentò sulla linea che congiunge i due paesi di Bettolle e Citerna, in Val Tiberina. […] Il ciclone è rapido e violento: ciò che incontra, abbatte e distrugge. [Dalla cima del Monte Amiata] lo sguardo che mai si appaga nel contemplare il maestoso panorama che si stende davanti agli occhi dell’osservatore […] la bella faggeta, i vetusti castagni, che formano come un’oasi in mezzo alle aride e sassose diramazioni montane, rimane triste allo sfacelo prodotto dall’inarrestabile ciclone. […] Una donna in sella al suo cavallo diretta all’Abbadia di San Quirico d’Orcia furono investiti e lanciati distanti qualche cento di metri, l’uno in un burrone e la poveretta contro un macigno, dove si fracassò orribilmente il cranio. […] Nella Valdichiana, sul percorso del ciclone, non esistono più le piante di alto fusto […] gli alberi da frutta sono ridotti ai minimi termini».

Questo avvenimento così tragico e distruttivo, che segnò la vita di molti contadini e allevatori chianini, oggi pare sia stato incredibilmente rimosso dalla memoria collettiva. Quello del magazine La Valdichiana è un impegno rivolto a dare risalto e valore agli eventi storici del nostro territorio, coinvolgendo istituzioni e studiosi e dedicandoci in prima persona alla ricerca di documenti e testimonianze.

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Francesco Bellacci
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"Scrivo, imparo, viaggio, osservo, ascolto, imparo"

1 thought on “Quell’uragano violentissimo che devastò la Valdichiana nel 1890

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