«E ora conviene parlare del [labirinto] italico, che fece per sé Porsenna, re dell’Etruria, per sepolcro, e allo stesso tempo affinché fosse superata la vanità dei re stranieri anche dagli Italici. […] Fu sepolto sotto la città di Chiusi, nel qual luogo lasciò un monumento quadrato in pietra squadrata, ciascun lato largo 300 piedi e alto 50. In questa base quadrata c’è all’interno un labirinto inestricabile, dove se qualcuno vi entrasse senza un gomitolo di lino, non potrebbe trovare l’uscita.» (Plinio il Vecchio, Naturalis Historia)

Labirinti, tesori e galline

Dove si trova il famigerato tesoro di Porsenna? Poche leggende, nel territorio della Valdichiana e dintorni, rivaleggiano per antichità e fascino con quella del lucumone etrusco di Chiusi. Sono stati molti i tentativi, da parte degli archeologi o dei più disparati cacciatori di tesori, di rintracciarlo: addirittura Enea Silvio Piccolomini, Papa Pio II, organizzò una spedizione in tal senso, senza successo. I contorni del mausoleo etrusco, tuttavia, sfumano nella leggenda.

Due storici romani, Plinio e Varrone, raccontano di un mastodontico mausoleo in cui era stato sepolto il condottiero etrusco, sotto il quale si snodava un labirinto talmente intricato da far impallidire quello del Minotauro di Creta. Il mausoleo era stato fatto costruire dal Re Porsenna per ospitare le sue spoglie, che ancora oggi riposerebbero al centro del labirinto, adagiate su un cocchio d’oro trainato da dodici cavalli e vegliato da una chioccia con cinquemila pulcini, anch’essi in oro.

Quello che oggi si può visitare sotto il Museo Archeologico Nazionale di Chiusi non è, ovviamente, il labirinto delle leggende. Si tratta di una serie di cunicoli, scoperti negli anni ’20, che si snodano nei sotterranei della città di Chiusi; creati dagli Etruschi nel V secolo a.C., fungevano da sistema di drenaggio e approvvigionamento idrico. Sopra la cisterna, nel XII secolo, venne eretta una torre a difesa, divenuta poi il campanile della cattedrale. L’importanza storica e artistica dei cunicoli è notevole: ma al loro interno non sono state rinvenute tracce del tesoro di Porsenna. Quella che probabilmente era un’esagerazione degli storici romani, rimasta per secoli nelle leggende e nei racconti popolari, nasconde però un elemento culturale di notevole interesse: la gallina dai pulcini d’oro.

Porsenna: storia e leggenda

moneta porsennaPrima di comprendere pienamente il significato del tesoro della leggenda, è necessario soffermarsi sul protagonista di questa storia. Il condottiero Porsenna, lucumone della città di Chiusi, è stata una delle figure più importanti nella storia antica del nostro Paese: non soltanto Chiusi era una delle più potenti delle dodici città Etrusche, ma il Re Porsenna fu in grado di tenere in scacco Roma per molto tempo. La sua figura, ritenuta leggendaria al pari del mausoleo in cui ancora oggi riposerebbe, è in realtà storicamente riconosciuta.

Porsenna (il cui nome etrusco era Lars Porsina) è passato alla storia per via del suo intervento militare a favore dell’ultimo Re di Roma, Tarquinio il Superbo, anch’esso di origini etrusche. Le sue abilità militari furono tali da permettergli di conquistare Roma e di farla ricadere per qualche tempo sotto l’influenza di Chiusi, un’impresa che riuscì successivamente soltanto a Brenno e Alarico.

In qualità di lucumone, ovvero Re delle città etrusche, Porsenna compare in alcune antiche leggende romane come quelle di Muzio Scevola, Clelia e Orazio Coclite, che raccontano gesta eroiche e di resistenza durante il periodo dell’assedio etrusco. Quel che è certo, leggende a parte, è che l’influenza di Porsenna abbia giocato un ruolo fondamentale a Roma nel V secolo a.C. e che abbia dettato condizioni di pace assai dure. Probabilmente risale a questo periodo la leggenda delle straordinarie ricchezze del lucumone etrusco, frutto delle imposte romane e della fine del regno di Tarquinio il Superbo.

Nell’ultimo periodo della sua vita, dopo essere tornato a Chiusi e aver liberato Roma dal giogo etrusco, Porsenna torna ad avvolgersi nella leggenda: si racconta che, sentendosi avvicinare alla morte, fece costruire un labirinto da un esercito di manovali. Poi, grazie ai migliori orafi del territorio, fece trasformare le enormi quantità di oro raccolte durante le sue gesta da condottiero per fondere la carrozza, la chioccia e i cinquemila pulcini che avrebbero dovuto accompagnarlo nell’aldilà. Si dice che i pulcini fossero talmente belli che sembravano poter prendere vita da un momento all’altro, e che simboleggiassero i soldati e le famiglie nobiliari che avevano sempre sostenuto il loro Re. Il corteo funebre dorato, partito da Chiusi e scomparso nelle campagne, è il fulcro di tante leggende popolari che si sono succedute per secoli.

La gallina dai pulcini d’oro

Il tesoro di Porsenna, caratterizzato dalla particolare simbologia della gallina dorata, è una leggenda che presenta caratteristiche in comune con altri territori. A Prato Rosello, in provincia di Prato, si racconta di un tesoro di una gallina con cinquemila pulcini d’oro, sotterrato in una necropoli etrusca; probabilmente il riferimento è sempre quello di Porsenna, ma non si tratta di un caso isolato.

Spostiamoci nella provincia pugliese della Manduria: la “òccula e li puricini ti oru” è una leggenda che racconta di una chioccia dorata con i pulcini, forse di origine greca o alessandrina, sottratta alla città di Taranto e nascosta in un luogo sconosciuto. Le somiglianze con il tesoro di Porsenna sono evidenti, e ne troviamo in tanti altri luoghi: Artimino e Malmantile in Toscana, Randazzo e Novara in Sicilia, Cirò e Longobucco in Calabria, dove la “Chiocchia della Gnazzitta” è ancora nascosta sotto un macigno. Degna d’interesse è una leggenda del Conero, nelle Marche: si dice che nei sotterranei di Camerano si nasconda una grande stanza con un altare al centro, in cui si troverebbe una chioccia d’oro con dodici pulcini dorati. L’intruso potrà tornare indietro soltanto scrivendo con il sangue il vero nome del Demonio sulla roccia. In questo caso tornano molti elementi che abbiamo già incontrato a Chiusi: il labirinto sotterraneo da cui non si può fuggire e il tesoro contraddistinto dai pulcini d’oro.

C7P Chioccia di Teodolinda

Un elemento così diffuso in tutta la penisola non poteva che essere studiato con attenzione dagli storici: spesso le leggende vengono fatte risalire a un’opera d’arte conservata nel Museo Serpero, presso il Duomo di Monza. La chioccia con sette pulcini dorati, chiamata anche “Pitta teodolindea”, è stata rinvenuta nel sarcofago di Teodolinda, regina longobarda del VI secolo. L’opera, di raffinata fattura, è impreziosita da rubini negli occhi della gallina e da zaffiri negli occhi dei pulcini.

Seppellire una gallina assieme al defunto era un’usanza longobarda, e una regina come Teodolinda meritava nel suo sarcofago un tesoro del genere. La chioccia è attribuita a Teodolinda, anche se non è detto che fosse stata seppellita assieme a lei; quello che è interessante sottolineare, tuttavia, è che una possibile interpretazione dell’opera sia la rappresentazione metaforica della costellazione delle Pleiadi, detta anche “Gallinella”.

Se l’origine della leggenda è longobarda, si potrebbe spiegare la sua diffusione in tutta Italia, ma questo costringerebbe a datarne le origini al VI secolo d.C, e non in epoca etrusca; in effetti, gli storici romani parlano genericamente dei tesori di Porsenna e non fanno riferimento ai pulcini. Le tradizioni popolari di Chiusi e della Toscana potrebbero essersi originate in epoca longobarda, fondendosi alla figura di Porsenna e al suo misterioso labirinto pieno di tesori.

Una cosa è certa: la leggenda del tesoro di Porsenna e la gallina con i cinquemila pulcini d’oro continua ad affascinare le generazioni moderne, a così tanti secoli di distanza. Si dice che in certe sere di tempesta, o durante le notti di plenilunio, si possano sentire in lontananza i pigolii dei pulcini tornati magicamente in vita, e che condurrebbero al tesoro sotterraneo. Forse i pulcini d’oro sono ancora nascosti da qualche parte, nelle campagne di quella che fu l’antica Etruria, in attesa di essere riportati alla luce: o forse è soltanto un’altra storia, che la leggendaria figura di Porsenna si porta appresso da due millenni e mezzo.

 


Fonti bibliografiche

Naturalis historia, Plinio il Vecchio

Chiusi: il labirinto di Porsenna, leggenda e realtà, Franco Fabrizi, Calosci, 1987

L’altra Toscana. Guida ai luoghi d’arte e natura poco conosciuti, Erio Rosetti e Luca Valenti, Le Lettere, 2003

www.summagallicana.it

www.manduriaoggi.it

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