Riceviamo e pubblichiamo l’analisi di Giorgio Visintini sull’attuale fase economica dell’Italia e della Valdichiana, con la speranza che le sue riflessioni siano uno stimolo per una discussione e un confronto costruttivo tra le diverse opinioni.

La via italiana alla ripresa economica

Dopo gli anni della crisi, 2009-2011, che ha colpito tutta l’Europa, dal 2012 la maggior parte dei Paesi europei ha imboccato la via di una ripresa sia pure lenta. Mentre l’Italia restava ferma e, solo quest’anno, pare avviarsi a  una debole ripresa (siamo il Paese dello 0, lo dice il Censis). Ciò nonostante le riforme rivolte a promuovere lo sviluppo dell’occupazione e dell’economia.

Sindacati, Confindustria, la stampa di informazione, le opposizioni di destra e di sinistra e finanche alcuni gruppi interni alla maggioranza, insomma quasi tutti i cosiddetti ‘opinion makers’, danno paradossalmente la colpa dello 0, al governo Renzi. Dopo vent’anni di governi incapaci di affrontare i problemi del Paese, questo è il primo governo che ha dato una scossa all’Italia.

Perché allora la ripresa economica e le prospettive di sviluppo del Paese restano ancora deboli? Nessun economista ha ancora approfondito questo tema provando a dare una risposta credibile. Si parla del debito pubblico accumulato in 40 anni, di burocrazia, di eccessivo peso delle tasse, ecc. Ma nessuna indicazione concreta.

Cerchiamo di farlo con qualche riflessione sulla via da intraprendere.

Il patrimonio delle famiglie italiane è stimato complessivamente in 6,000 miliardi di euro (più di 4 volte il prodotto interno lordo e 2,5 volte il debito pubblico dell’Italia). Circa 10% delle famiglie italiane detengono 40% di questa ricchezza, mentre il 25% delle famiglie stentano ad arrivare alla fine del mese e quindi ne posseggono una quota marginale. Ciò significa che 65% delle famiglie, ossia 15 milioni di famiglie, detengono circa  il 50% della ricchezza, 3.000 miliardi di euro, pari a un’ammontare medio di 200.000 euro per famiglia. L’Italia è il Paese europeo con il più alto tasso di risparmio privato, depositato nelle banche in contanti o in titoli conservativi ( BOT o obbligazioni). Del resto l’Italia , pur con un debito pubblico molto alto, è il solo Paese in cui le famiglie detengono oltre 60% dei titoli a garanzia del debito pubblico.

La via di una ripresa decisa va ricercata dunque nel far muovere una parte di questa enorme ricchezza a sostegno di attività produttive, in investimenti per creare nuove attività. Non è sostenibile che una famiglia di cinquantenni con un figlio, magari laureato e disoccupato, ma con un risparmio di 100.000 o 200.000 euro, non spinga il figlio a intraprendere una nuova attività, da solo o in società con altri giovani, investendo una piccola quota dei loro risparmi.

È passato il tempo in cui aspettare che si liberi un posto fisso, meglio se pubblico e nel comune di residenza, e, nel frattempo, restare a carico della famiglia.

Se 2 milioni di famiglie seguissero l’esempio sopra citato, investendo 40 miliardi di euro, in nuove attività o ampliamento di attività esistenti, l’economia del Paese, nel giro di due anni riceverebbe una forte spinta, creando due milioni di posti di lavoro.

E la Valdichiana senese?

Nei 9 comuni risiedono circa 11.000 famiglie, per un totale di 29.000 abitanti. Il livello dei redditi e dei consumi pro-capite nei nostri comuni è di livello medio-alto rispetto alla media dei comuni italiani (sulla base della scala a 6 punti delle statistiche comunali su redditi e consumi). Anche la condizione patrimoniale è superiore alla media, considerando il numero delle abitazioni di proprietà (più di una per famiglia) e il livello dei depositi bancari e postali. Dunque la quota delle famiglie povere è certamente inferiore al 20% e probabilmente è inferiore anche la quota delle famiglie molto ricche (5% a livello nazionale). Pertanto circa 9.000 famiglie rientrano in quella fascia di patrimonio medio intorno ai 200.000 euro. Se 2.000 di queste famiglie investissero 20.000 euro in nuove attività, si otterrebbe un investimento di 40 milioni di euro e la creazione di almeno 2.000 posti di lavoro, con una drastica riduzione, se non un azzeramento del livello di disoccupazione giovanile.

Il ruolo delle istituzioni

Le istituzioni, a tutti i livelli, dal governo alle regioni, fino ai comuni dovrebbero istituire delle sedi dove offrire consulenza ai candidati imprenditori, riguardo a:

  • Le attività più promettenti in termini di mercato potenziale, dall’agricoltura di nicchia al turismo, dai servizi ai privati, alle aziende, agli enti pubblici, sempre più propensi all’outsourcing.
  • La struttura d’impresa da adottare, le procedure da seguire
  • La logistica, favorendo la costituzione di imprese/professionisti/artigiani consorziati con una sede e una segreteria in comune

In alcuni Paesi europei (Francia, Germania) si sono costituiti gruppi di consulenti in pensione e di imprenditori che hanno ceduto la guida della loro impresa, che svolgono attività di volontariato per affiancare le start-up di giovani che hanno bisogno di qualche assistenza, almeno nel primo periodo.

Queste forme di impresa saranno sempre più diffuse nei prossimi decenni. A questo fenomeno un governo giovane e innovatore, come l’attuale, deve prestare attenzione. Di queste nuove forme di lavoro in cui il lavoratore si fa imprenditore dovrebbero occuparsi i sindacati, che dispongono di sedi e risorse importanti.

In Italia le condizioni sono ottimali, per la nostra creatività e la disponibilità di risorse finanziarie, ora immobilizzate. Paradossalmente, invece, siamo in grave ritardo rispetto ad altri Paesi. Restiamo il Paese dello 0, sempre in attesa che arrivi un governo con la bacchetta magica, pronti a dar credito ai populisti che man mano si presentano sulla scena.

Io mi auguro che il governo Renzi, ricco di giovani talenti, apra un tavolo con le regioni ed i rappresentanti dei comuni, per intraprendere questa via italiana allo sviluppo economico e culturale del Paese.

(Articolo a cura di Giorgio Visintini, Sarteano: g.visintini@yahoo.it)

Print Friendly, PDF & Email